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La Quaresima di Natale, nella tradizione cristiana ortodossa

La Quaresima di Natale, nella tradizione cristiana ortodossa

Oggi la Vergine partorisce il Creatore dell’universo. L’Eden offre la grotta, e la stella indica il Cristo, sole per quanti sono nelle tenebre. I magi hanno adorato con doni, illuminati dalla fede. I pastori hanno visto il prodigio,mentre gli angeli inneggiano e dicono: Gloria a Dio nel più alto dei cieli.

Attraverso gli occhi della nostra anima, guardiamo in alto al cielo e seguiamo la stella dei saggi magi in un viaggio a Betlemme.
La festa della Natività nella carne del nostro Signore Gesù Cristo, il Natale, è una delle più grandi festività del cristianesimo.

Appartiene alle feste in onore del Signore – chiamate Despotichè -, cioè che si riferiscono alla vita del Signore Gesù Cristo. Insieme con la Pasqua è la più grande festa della Chiesa ortodossa.

In questo giorno si celebra l’incarnazione del Verbo di Dio, la discesa della Seconda Persona della Trinità nel mondo. Dio si fa uomo per dar la possibilità all’uomo di diventare dio per grazia. Dio scende dal cielo sulla terra per far salire l’uomo dalla terra al cielo. Cristo è venuto tra noi per salvare la razza umana, per ripristinare i ponti, distrutti, di comunicazione con Dio, per restaurare l’uomo alla sua vera gloria, per rivelare agli uomini la volontà di Dio.

Il Creatore, vedendo perdersi l’uomo che con le sue mani aveva fatto, piegati i cieli, discende, e ne assume tutta la sostanza dalla divina Vergine pura,  prendendo veramente carne. Colui che, fatto a immagine di Dio, era perito per la trasgressione, divenendo del tutto preda della corruzione, decaduto dalle altezze della vita divina, il sapiente Artefice di nuovo lo plasma.

Cristo si è umiliato profondamente per elevarci, è nato nel tempo perché noi superassimo il tempo, ha preso la natura umana per deificarla. Per questo celebriamo, festeggiamo e gioiamo.

Nei primi secoli la Natività e il Battesimo di Cristo erano festeggiati lo stesso giorno, il 6 di gennaio, con il nome comune “Epifania”.
Dalla metà del quarto secolo si è affermato il Natale come festa separata, il 25 dicembre, e il 6 gennaio viene festeggiato il Battesimo del Signore.
Parallelamente si è formato anche un periodo di festività dodici giorni (dal 25 dicembre al 6 gennaio), dal giorno di Natale fino al giorno dell’Epifania, che comprende anche la festa della Circoncisione di Cristo e la memoria di Basilio il Grande (primo gennaio).

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PREPARAZIONE

L’importanza della celebrazione del Natale e la devozione dei cristiani, anche sotto l’influenza della Quaresima di Pasqua, ha portato alla costituzione di un periodo preparatorio in cui i fedeli si preparano spiritualmente a incamminarsi verso la grotta di Betlemme.

Questo periodo di preparazione dura 40 giorni, è chiamato Quaresima di Natale e inizia ogni anno il 15 novembre.

Gli inni di culto ci ricordano che entriamo in questo tempo santo e spiritualmente abbiamo iniziato il cammino verso la Betlemme intellettiva, cioè la Chiesa, dove Cristo è nato per rigenerare ogni uomo che crede sinceramente in Lui come suo Salvatore.

A partire dal 21 novembre (Festa della Presentazione di Maria al Tempio) si cantano le “Katavasie” di Natale, la prima Ode recita:

“Cristo nasce, rendete gloria; Cristo scende dai cieli, anda­tegli incontro; Cristo è sulla terra, elevatevi. Cantate al Signore da tutta la terra, e con letizia cele­bra­telo, o popoli,  perché si è glorificato.”

Dal 26 novembre (che è il giorno della Festa della Theotokos) si canta il Kontakion prefestivo

Oggi la Vergine viene nella grotta per partorire ineffabilmente il Verbo che è prima dei secoli.  Danza, terra tutta, che sei stata resa capace di udire questo; glorifica con gli angeli e i pastori il Dio che è prima dei secoli, che ha voluto mostrarsi come bimbo appena nato”.

DIGIUNO

Ha la durata di 40 giorni, cioè dal 15 novembre fino a Natale. Questo digiuno da alcuni è chiamato “digiuno di San Filippo”, perché comincia il giorno in cui la Chiesa ricorda il santo e apostolo Filippo.

Tutti questi giorni non si mangia la carne, i latticini e le uova ma possiamo consumare il pesce, al di fuori del Mercoledì e del Venerdì. I pesci si consumano fino al 17 dicembre (secondo il libro ufficiale dei “dittici” della Chiesa di Grecia, e riferendosi al “timone” della Chiesa). Il pesce è consumato anche durante la festa della Presentazione di Maria al Tempio (21 novembre), anche se la festa cade di Mercoledì o di Venerdì.

Attenzione: la vigilia di Natale è un giorno di digiuno stretto e ogni buon cristiano si prepara per il giorno della Natività di Cristo e soprattutto per la Divina Liturgia, che sarà celebrata solennemente. Pertanto, la notte prima è dedicata alla preparazione spirituale, all’edificazione per il grande evento del giorno successivo.

DIGIUNO DAL CIBO E DALLE PASSIONI

Dobbiamo avere in mente che per la nostra chiesa il vero digiuno non è solo l’astensione dal cibo, ma anche l’astensione dalle passioni -i vizi – e dai peccati.

Dice a questo proposito Fozio il Grande:

“Il digiuno accettato da Dio è quello che all’astensione dal cibo unisce l’avversione per il vaniloquio, l’invidia, l’odio e altri peccati. Colui che digiuna dal cibo ma è dominato dalle passioni assomiglia a colui che ha messo fondamenta splendenti nella casa che ha costruito ma lascia che con lui vivano serpenti, scorpioni e ogni velenoso rettile “.

Quindi il nostro obiettivo durante questo periodo è il digiuno spirituale, cioè evitare il peccato e seguire la volontà di Dio, l’amore, il perdono, la carità cercando di crescere in virtù. In questo modo possiamo capire meglio e realizzare la parola di Basilio

“Il vero digiuno è l’alienazione da ogni male, ogni peccato, ogni pensiero maligno, ogni desiderio sporco”.

PENTIMENTO

Al digiuno e alla preparazione per il Natale è legato anche il pentimento. L’esame onesto di noi stessi, il riconoscimento dei nostri torti e la nostra partecipazione al santo sacramento della Confessione sono necessari per una partecipazione veramente degna nella liturgia di Natale.

È sempre meglio presentasi preparati al santo sacramento in tempo utile e non all’ultimo minuto.

Questo periodo di preparazione ci dà una buona occasione per capire la miseria che si nasconde nelle profondità del nostro “essere”, ottenere comportamento umile, trasformarsi mentalmente, pentirsi sinceramente e osare il grande incontro con il Signore neonato a Betlemme.

IL CULTO

In un periodo di preparazione spirituale e di attesa, come i quaranta giorni prima di Natale, gioca un ruolo essenziale la preghiera dei credenti e la nostra partecipazione al culto della Chiesa. In questi giorni abbiamo molte giornate di celebrazione e commemorazioni di santi che ci avvicinano alla grazia di Dio, con i Vespri e la Divina Liturgia.

Inoltre, è ormai consuetudine in molte chiese la celebrazione della Santa Liturgia ogni giorno in questi giorni, come un’ulteriore opportunità per tenere senza posa il nostro spirito in comunione e unione con Dio. Veramente un’occasione unica durante l’anno che traina ogni credente in rinnovamento spirituale, impegno e santità.

Davanti a noi la strada per Betlemme. “Venite a vedere credenti dove è nato Cristo“, canta la Chiesa. Seguiamo i consigli della nostra Chiesa madre, prepariamoci adeguatamente per essere degni  di prostrarci davanti  “all’Antico dei giorni” che si è fatto bimbo per noi, a colui che risiede in un alto trono celeste messo nella mangiatoia, a colui che ha rotto le catene del peccato ora avvolto con fasce, per sua volontà.

Venite, esultiamo per il Signore,  esponendo questo mistero.Il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto;  la spada di fuoco si volge indietro  e i cherubini si ritirano  dall’albero della vita:  e anch’io godo del paradiso di delizia,  da cui ero stato scacciato per la disub­bidienza.  Poiché la perfetta immagine del Padre, l’impronta della sua eternità,  prende forma di servo, procedendo da Madre ignara di nozze, senza subire mutamento: ciò che era è rimasto:Dio vero;  e ciò che non era ha assunto,  divenendo uomo per amore degli uomini.  A lui acclamiamo:  O Dio che sei nato dalla Vergine, abbi misericordia di noi.

(link al post originale)

Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

San Giovanni Crisostomo nacque tra il 344 e il 349 ad Antiochia, in Siria. Suo padre, Secundus, era un generale dell’esercito, e sua madre, Anthusa, era una donna ammirevole per fede e pietà. Per le sue doti intellettuali ha rapidamente attraversava l’intero ciclo della letteratura cristiana e profana. Fu battezzato nel 369 da Melezio, l’arcivescovo di Antiochia, che volle conferirgli anche gli ordini minori. Nel 374-375, Giovanni si ritirò nel deserto, nei pressi di Antiochia e di seguito fu ordinato diacono nel 381 sempre da Melezio e sacerdote nel 386 da Flavio.

Giovanni Crisostomo, l'oro della Parola di Dio nella sua bocca
Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

Esortava tutti con i suoi discorsi e commentava tutta la Scrittura.

Nel 397, con la morte inaspettata di Nettario, l’arcivescovo di Costantinopoli, fu trasferito da Antiochia a Costantinopoli dal voto dei vescovi e per ordine dell’imperatore Arcadio. Nel 398 nella città imperiale fu consacrato arcivescovo, ma per la sua lotta contro l’avidità, finì per attaccare l’imperatrice Eudossia poco propensa ai costuni cristiani. Lo stesso imperatore lo fece ingiustamente esiliare nel 403 per poi richiamarlo quasi immediatamente. Fu esiliato una seconda volta nel 404 e per tre anni fu costretto a spostarsi di continuo fino a morire di stenti durante uno di questi trasferimenti, a Comana, il 14 settembre 407.

Per la sua eloquenza ha ricevuto il titolo di Crisostomo, “Bocca d’oro”.

La festa di san Giovanni Crisostomo è stata trasferita a questo giorno, 13 novembre, invece di essere celebrata nel giorno dell’anniversario della sua morte, il 14 settembre, poiché in quella data ricorre la festa dell’Esaltazione della Venerabile e vivificante Croce.

(fonte: Calendario Bizantino)

Giovanni Crisostomo, l'oro della Parola di Dio nella sua bocca
Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

APOLITIKION

Ἡ τοῦ στόματός σου καθάπερ πυρσὸς ἐκλάμψασα χάρις, τὴν οἰκουμένην ἐφώτισεν, ἀφιλαργυρίας τῷ κόσμῳ θησαυροὺς ἐναπέθετο, τὸ ὕψος ἡμῖν τῆς ταπεινοφροσύνης ὑπέδειξεν· Ἀλλὰ σοῖς λόγοις παιδεύων, Πάτερ Ἰωάννη Χρυσόστομε, πρέσβευε τῷ Λόγῳ Χριστῷ τῷ Θεῷ, σωθῆναι τὰς ψυχὰς ἡμων.

I toú stómatós sou katháper pyrsós eklámpsasa cháris, tí̱n oikouméni̱n efó̱tisen, afilargyrías tó̱ kósmo̱ thi̱sav̱roús enapétheto, tó ýpsos i̱mín tí̱s tapeinofrosýni̱s ypédeixen: Allá soís lógois paidév̱o̱n, Páter Io̱ánni̱ Chrysóstome, présvev̱e tó̱ Lógo̱ Christó̱ tó̱ Theó̱, so̱thí̱nai tás psychás i̱mo̱n.

La grazia della tua bocca, che come torcia rifulse, ha illuminato tutta la terra, ha deposto nel mondo tesori di generosità, e ci ha mostrato la sublimità dell’umiltà. Mentre dunque ammaestri con le tue parole, o Padre Giovanni Crisostomo, intercedi presso il Verbo, Cristo Dio, per la salvezza delle anime nostre.

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo perchè l’uomo a sua volta glieLa restituisca.

Ricordo che una volta quando ero formatore in Seminario dissi scherzando ad un alunno che mi interpellava sulla mia passione per quelle 150 parole messe in canto ed in poesia, che non ero ero così sicuro della mia vocazione al presbiterato…  quanto di quella a fare il lettore ed il salmista!

Così, oltre al Salterio della Liturgia delle Ore, ne ho uno monastico ed è certamente, quello dei Salmi, assieme ai Vangeli, il libro biblico che nutre principalmente la mia preghiera.

Così ho letto con il massimo interesse il post del mio fratello Giovanni Festa e del traduttore Adriano Frinchi sul modo di adoperare il Salterio di Sant’Arsenio di Cappadocia.

Cosicchè ho scelto di riproporvelo anche su questo mio blog.

SALTERIO – BENEDIZIONALE
DI SANT’ARSENIO DI CAPPADOCIA

Il Salterio come “Libro delle necessità” secondo l’uso di sant’Arsenio di Cappadocia trasmessoci dal Gheron Paisios del Monte Athos

Traduzione e adattamento dall’inglese di Adriano Frinchi

INTRODUZIONE

I salmi sono la preghiera di Cristo e della Chiesa, e dunque ogni credente può trovare in essi il modo migliore di esprimere la propria preghiera e di santificarsi. Ma è pure vero ciò che dice il nostro padre tra i santi Atanasio: “ogni salmo fu dettato e composto in tal modo dallo Spirito Santo che in esso sono raccolti tutti moti dell’animo nostro, come se fossero da noi proferiti e come se realmente fossero nostri” (1).

Sant’Atanasio fa dunque una osservazione molto importante: pregando e contemplando i salmi possiamo non solo trovare la vita e i sentimenti di Cristo, ma possiamo ritrovare noi stessi, con i nostri sentimenti e le nostre vicende. Cristo ha preso tutto di ognuno di noi e ha dato a noi tutto se stesso, e allora non ci dobbiamo allora stupire se nella contemplazione del salterio ritroviamo tutta la vita umana con le sue molteplici e varie vicende. Certamente non si stupì di questa qualità teandrica del salterio Arsenio di Cappadocia (1840-1924), monaco canonizzato dal Patriarcato Ecumenico nel 1986, che utilizzava i salmi per le benedizioni, specie quando non esisteva una benedizione prescritta per una particolare occasione.

(1) S. ATANASIO, Lett. a Marcellino, 12 (PG 27,24)

IL SALTERIO DI ARSENIO DI CAPPADOCIA

In questo lavoro si offre nella prima parte una corrispondenza tra i salmi e le diverse necessità secondo l’originale greco che può essere trovato nell’opera “il gheron Paisios” dello ieromonaco Christodulos (Agion Oros, 1994).
Nella seconda parte c’è un piccolo e povero indice dei salmi secondo le diverse necessità.
Al di là delle considerazioni teologiche questo salterio costituisce un vero e proprio “Libro delle necessità”, ma è anche un ritratto affascinante di un piccolo villaggio dell’Anatolia all’alba del XX secolo dove la cultura e la tradizione greca e la fede ortodossa prosperavano nonostante la dominazione turca. Ma la cosa più importante che emerge dal testo è la costante e non comune, specie per quei tempi, preoccupazione di alleviare ogni dolore fisico e psicologico degli uomini.

Altro dettaglio degno di nota è la scelta dei salmi da parte di sant’Arsenio. Il santo monaco utilizza un certo salmo per una ben precisa necessità, e questa scelta non è mai banale o scontata ma rivela una lettura orante dei salmi, una contemplazione di ogni singola parola.

Qualcuno potrebbe storcere il naso davanti di fronte a questo originale salterio e potrebbe classificarlo come qualcosa più vicino alla magia o alle superstizione contadine. Nulla di tutto questo. In realtà ci troviamo davanti alla fede genuina e schietta della gente di un piccolo villaggio dell’Asia minore e di un monaco pio e zelante che hanno percepito i salmi come un “canale” attraverso il quale la Grazia di Dio entra in contatto con ogni aspetto della vita umana.

Adriano Frinchi
 
10 novembre 2010, memoria di sant’Arsenio di Cappadocia

Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all'uomo
Il Salterio, Parola di Dio messa in bocca all’uomo

 

PARTE I

Salmi da usare per le benedizioni secondo l’ordine del Salterio

La numerazione dei salmi segue l’ordine della Septuaginta, mentre tra parentesi è riportata la numerazione del testo masoretico.

1 (1) Per un albero o una vite piantata, affinché porti molto frutto
2 (2) Per coloro che si riuniscono in consiglio, affinché Dio li illumini
3 (3) Per cacciare la cattiveria dalle persone, affinché non tormentino ingiustamente il loro prossimo
4 (4) Per la guarigione delle persone molto sensibili cadute in depressione a causa del comportamento di persone dal cuore duro
5 (5) Per implorare a Dio la guarigione degli occhi feriti da una persona cattiva
6 (6) Per coloro che sono sotto incantesimo , affinché Dio li liberi
7 (7) Per coloro che sono impauriti e intimiditi da cattive persone
8 (8) Per coloro che vengono colpiti da demoni o persone perverse
9 (9 e 10) Per far cessare i tormenti dei demoni durante il sonno e le loro tentazioni durante il giorno
10 (11) Per le coppie dal cuore indurito che divorziano (quando uno dei coniugi tormenta l’altro)
11 (12) Per i malati di mente incattiviti o che fanno del male ad altri
12 (13) Per coloro che soffrono di fegato
13 (14) Per un demone terribile, da recitare continuamente tre volte al giorno per tre giorni
14 (15) Per i ladri e i rapinatori, affinché desistano dai loro propositi e senza aver fatto nulla si pentano
15 (16) Per trovare una chiave perduta
16 (17)Per un’accusa grave ed ingiusta, da recitare continuamente tre volte al giorno per tre giorni
17 (18) In occasione di un terremoto o di altro disastro naturale, di pioggia devastante e fulmini
18 (19) Per le donne gravide affinché partoriscano senza difficoltà
19 (20) Per le coppie che per ragioni mediche non possono avere bambini, affinché Dio li guarisca e li preservi dal divorzio
20 (21) Per cambiare il cuore duro dei ricchi affinché diano l’elemosina ai poveri
21 (22) Per il contenimento degli incendi, affinché non causino nessun danno
22 (23) Per ammansire i bambini ribelli che arrecano dolore ai loro genitori
23 (24) Per aprire una porta quando si è persa la chiave
24 (25) Per coloro che sono tormentati dalle tentazioni che causano problemi continui e fanno perdere la pace
25 (26) Per coloro che chiedono qualcosa a Dio, affinché ottengano quello che hanno chiesto e non subiscano nessun danno
26 (27) Per la protezione dei contadini affinché l’esercito del Nemico non danneggi le persone e i loro campi
27 (28) Per la guarigione di coloro che soffrono di malattie di origine nervosa o mentale
28 (29) Per coloro che soffrono il mare e per coloro che hanno paura del mare agitato
29 (30) Per coloro che corrono pericoli in terre lontane, nei territori dei barbari e dei non credenti, affinché Dio li custodisca e illumini le genti per pacificarle e portarle alla conoscenza di Dio
30 (31) Perché Dio conceda abbastanza grano e frutta in tempo di carestia
31 (32) Per coloro che viaggiano affinché trovino la via quando si perdono
32 (33) Per coloro che sono ingiustamente imprigionati, affinché Dio riveli loro la verità e siano liberati
33 (34) Per coloro che in punto di morte sono tormentati dai demoni o quando le schiere del Nemico si avvicinano con intenzioni minacciose
34 (35) Perché Dio conceda la liberazione delle persone buone dai tranelli dei malvagi che approfittano del Popolo di Dio
35 (36) Perché scompaia completamente ogni animosità dopo discussioni e incomprensioni
36 (37) Per coloro che sono stati gravemente feriti da criminali
37 (38) Per il dolore alle mascelle causato da denti marci
38 (39) Per le persone abbandonate e depresse affinché trovino lavoro ed escano dall’afflizione
39 (40) Per far tornare la concordia tra datore di lavoro e impiegato quando si sono insultati
40 (41) Per il buon parto delle donne che partoriscono bambini prematuri
41 (42) Per i giovani che stanno male per amore e sono feriti e addolorati
42 (43) Per la liberazione di coloro che sono imprigionati da una nazione nemica
43 (44) Perché Dio riveli la verità alle coppie in lite per un malinteso, affinché ritrovino pace e amore
44 (45) Per coloro che soffrono di cuore o reni
45 (46) Per i giovani che, a causa dell’invidia del Nemico, non riescono a sposarsi e a formare una famiglia
46 (47) Perché il dipendente o il datore di lavoro trovino pace, quando il lavoratore si licenzia offeso dal principale e perché il lavoratore trovi lavoro
47 (48) In occasione di scorrerie di bande criminali o di altri gravi disastri: recitare devotamente per 40 giorni
48 (49) Per coloro che svolgono un lavoro pericoloso
49 (50) Perché gli uomini lontani da Dio si pentano e ritornino a Lui e siano salvi
50 (51) Quando a causa dei nostri peccati e per correggerci giunge la punizione di Dio (epidemie e morti fra persone e animali)
51 (52) Perché i padroni dal cuore duro si pentano e divenuti compassionevoli non tormentino i servi
52 (53) Perché Dio benedica le reti ed esse siano riempite di pesce
53 (54) Perché Dio illumini i ricchi che hanno comprato schiavi e questi vengano presto lasciati liberi
54 (55) Perché venga ripristinato il buon nome di una famiglia ingiustamente accusata
55 (56) Per le persone sensibili le cui anime sono state ferite dai loro compagni
56 (57) Per coloro che soffrono di mal di testa provocati da afflizioni
57 (58) Perché tutto vada bene a coloro che operano con retta intenzione affinché Dio impedisca ogni interferenza di demoni o uomini malvagi
58 (59) Per i muti affinché Dio gli ridia la parola
59 (60) Perché Dio riveli la verità quando un gruppo di persone è ingiustamente accusato
60 (61) Per coloro che hanno difficoltà nel loro lavoro a causa della pigrizia o della paura
61 (62) Perché Dio liberi dai problemi i più deboli, affinché non siano dominati dalla tristezza
62 (63) Perché campi ed alberi producano frutti in tempo di siccità
63 (64) Quando qualcuno viene morso da un cane o un lupo con la rabbia, specie se stava dando loro acqua benedetta da bere
64 (65) Per la prosperità dei commercianti, affinché non ingannino la gente semplice
65 (66) Perché il Maligno non porti ostacoli nelle case e non causi dolore nelle famiglie
66 (67) Perché siano benedetti i luoghi dove si allevano le galline
67 (68) Perché le donne a cui fallisce la gravidanza sopportino il dolore e recuperino la salute
68 (69) In occasione di alluvioni e fiumi che straripano sommergendo persone e case
69 (70) Per coloro che intristiti anche da piccole cose vengono portati alla disperazione, affinché Dio doni loro la forza
70 (71) Per le persone abbandonate che, considerate noiose dagli altri a causa dell’invidia del diavolo, precipitano nella disperazione, affinché possano trovare in Dio misericordia e salvezza
71 (72) Perché Dio benedica i raccolti dei contadini
72 (73) Perché i criminali si pentano
73 (74) Perché Dio protegga i contadini che lavorano nei campi quando il villaggio è circondato dal nemico
74 (75) Perché un datore di lavoro barbaro non tormenti i suoi impiegati e li consideri esseri umani
75 (76) Per una madre spaventata per il parto, affinché Dio la custodisca e le infonda coraggio
76 (77) Quando non c’è reciproca comprensione tra genitori e figli, affinché illuminati da Dio i figli ascoltino i genitori ed i genitori mostrino il loro amore ai figli
77 (78) Perché Dio illumini coloro che prestano affinché siano misericordiosi e non opprimano i loro debitori
78 (79) Perché Dio protegga i villaggi dalle scorrerie dell’esercito nemico
79 (80) Perché Dio guarisca colui che ha la faccia gonfia e dolore alla testa
80 (81) Perché Dio si prenda cura dei poveri e dei bisognosi che sono nel dolore e nella tristezza a causa della loro indigenza
81 (82) Perché le persone acquistino i prodotti dai contadini, affinché questi non divengano tristi e depressi
82 (83) Perché Dio impedisca a persone malvagie di commettere omicidi
83 (84) Perché Dio protegga quanto è custodito in casa, gli animali e i frutti del lavoro
84 (85) Perché Dio guarisca coloro che sono stati feriti e terrorizzati dai ladri
85 (86) Perché Dio salvi il mondo quando si propaga la peste e la gente muore
86 (87) Perché Dio conceda una lunga vita ai membri della famiglia che sono fondamentali e necessari per il sostentamento della famiglia
87 (88) Perché Dio custodisca quanti sono senza protezione e sono perseguitati da uomini duri di cuore
88 (89) Perché Dio conceda forza a coloro che sono gracili e si ammalano facilmente, così che possano lavorare senza stancarsi e scoraggiarsi
89 (90) Perché Dio doni la pioggia in tempo di siccità o faccia sì che i pozzi rimasti a secco riabbiano l’acqua
90 (91) Per scacciare via il diavolo quando questo appare a qualcuno e lo terrorizza
92 (93) Perché Dio doni prudenza ai suoi figli ed essi crescano spiritualmente
93 (94) Perché Dio illumini coloro che provocano tumulti, problemi alle nazioni e portano scompiglio tra il popolo, e causano disordini e divisioni.
94 (95) Perché nessun incantesimo porti le coppie a trovare ragioni per litigare
95 (96) Perché Dio guarisca i sordi ed essi tornino a sentire
96 (97) Per rompere gli incantesimi sulle persone
97 (98) Perché Dio conceda conforto a quanti sono nel dolore e questi vincano la depressione
98 (99) Perché Dio conceda benedizione e grazia a quei giovani che lasciano tutto e lo seguono
99 (100) Perché Dio benedica e realizzi i desideri che sono secondo la sua volontà
100 (101) Perché Dio conceda grazia e talenti alle persone buone e semplici
101 (102) Perché Dio benedica i governanti affinché dimostrino bontà e comprensione verso il popolo
102 (103) Perché il ciclo mestruale si manifesti quando è in ritardo
103 (104) Perché Dio benedica i possedimenti delle persone, affinché questi non siano tristi e glorifichino Dio
104 (105) Perché le persone si pentano e confessino i loro peccati
105 (106) Perché Dio illumini le persone e queste non abbandonino la via della Salvezza
106 (107) Perché Dio conceda il dono della gravidanza alle donne che non possono avere figli
107 (108) Perché Dio umili i nemici, ed essi cambino le loro cattive intenzioni
108 (109) Perché Dio guarisca gli epilettici, oppure perché Dio abbia pietà di coloro che accusano ingiustamente e poi si pentono.
109 (110) Perché i giovani abbiano rispetto degli anziani
110 (111) Perché i giudici iniqui si pentano e giudichino giustamente il popolo di Dio
111 (112) Perché Dio protegga i soldati che partono per la guerra
112 (113) Perché Dio conceda le sue benedizioni ad una vedova povera, affinché possa pagare i suoi debiti ed eviti la prigione
113 (114-115) Perché Dio guarisca i bambini con ritardi mentali
114 (116, 1-9) Perché Dio conceda benedizioni e conforto per i bambini tristi e poveri, affinché siano preservati dalla tristezza causata dal disprezzo dei figli dei ricchi
115 (116, 10-19) Perché Dio guarisca dal vizio di mentire
116 (117) Perché le famiglie conservino unità e amore e glorifichino Dio
117 (118) Perché Dio umili i barbari che assediano il villaggio e cambi le loro intenzioni malvagie
118 (119) Perché Dio annienti e umili i barbari che uccidono donne e bambini innocenti
119 (120)Perché Dio conceda pazienza e sopportazione a quanti vivono insieme a persone disordinate ed inique
120 (121) Perché Dio protegga gli schiavi dalle mani del nemico, affinché non siano mutilati prima di essere rimessi in libertà
121 (122) Perché Dio guarisca coloro che soffrono a causa del mal’occhio
122 (123) Perché Dio conceda la vista ai ciechi e curi le malattie degli occhi
123 (124) Perché Dio protegga dai morsi dei serpenti
124 (125) Perché Dio protegga i campi dei giusti dalle persone malvagie
125 (126) Perché Dio guarisca coloro che sono afflitti da mal di testa continui
126 (127) Perché Dio porti la pace in una famiglia dove ci sono liti
127 (128) Perché la cattiveria del Nemico non si avvicini alle case e ci sia sempre la pace e la benedizione di Dio nella famiglia
128 (129) Perché Dio curi coloro che soffrono di emicrania o perché Dio abbia misericordia che i duri di cuore che arrecano dolore ai più sensibili e deboli.
129 (130) Perché Dio infonda coraggio e speranza a coloro che iniziano un nuovo lavoro che non conosco, affinché non incontrino grandi difficoltà
130 (131) Perché Dio conceda agli uomini pentimento, conforto e speranza, affinché essi vengano salvati
131 (132) Perché Dio abbia misericordia del mondo, nel quale ci sono guerre continue a causa dei nostri peccati
132 (133) Perché Dio illumini le nazioni, le renda amiche e i popoli trovino la pace
133 (134) Perché Dio protegga da ogni pericolo
134 (135) Perché coloro che pregano trovino la concentrazione e la loro mente sia unita a Dio
135 (136) Perché Dio protegga gli immigrati che lasciano le loro case e li salvi dai barbari
136 (137) Perché Dio infonda fermezza ai titubanti
137 (138) Perché Dio illumini i signori di un luogo affinché trattino con comprensione la popolazione
138 (139) Perché Dio allontani i pensieri blasfemi che tormentano i più sensibili
139 (140) Perché Dio pacifichi un capo famiglia con un brutto carattere che fa soffrire tutta la famiglia
140 (141) Perché Dio pacifichi i padroni barbari di un luogo affinché non tormentino i loro sudditi
141 (142) Perché Dio plachi un ribelle che commette malvagità, affinché, anche se è un curdo3, diventi come un agnello
142 (143) Perché Dio protegga una madre durante la gravidanza, affinché non perda il bambino
143 (144) Perché Dio plachi il popolo in rivolta e sia scongiurata la guerra civile
144 (145) Perché Dio benedica il lavoro degli uomini, ed esso gli sia bene accetto
145 (146) Perché Dio sani coloro che soffrono di emorragie
146 (147, 1-11) Perché Dio sani chi è stato morso o chi è stato colpito alla mascella da persone malvage
147 (147, 12-20) Perché Dio ammansisca le fiere affinché non arrechino danno alle persone e alle loro fattorie
148 (148) Perché Dio conceda tempi buoni e gli uomini siano nell’abbondanza e glorifichino Dio
149 (149) Per rendere grazie a Dio della tenerezza e dell’amore sconfinato che ha per noi4
150 (150) Perché Dio conceda felicità ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che si trovano in luoghi lontani, e ai nostri fratelli e alle nostre sorelle che si sono addormentati e sono in un luogo ancora più lontano. Amen.

PARTE II

INDICE SECONDO I TEMI

In questo indice la numerazione dei salmi è quella della Septuaginta

AGRICOLTURA: 1, 26, 30, 50, 52, 62, 66, 71, 83, 124, 147, 148
ANIMALI, ostili: 63, 123, 147
BAMBINI: 22, 76, 109, 113, 114
MORTE E DEFUNTI: 33, 150
DISASTRI: 17, 21, 30, 50, 62, 68, 85, 89
SALUTE, fisica: 5, 12, 28, 36, 37, 44, 56, 58, 63, 79, 86, 88, 95, 102, 108, 122, 125, 128, 145, 146
SALUTE, psicologica: 4, 7, 8, 9, 11, 24, 27, 41, 55, 56, 60, 61, 69, 70, 80, 81, 84, 97, 100, 103, 128, 136, 138
SALUTE, delle donne 18, 19, 40, 67, 75, 106, 142, 145
LEGGE E GOVERNO: 14, 16, 32, 36, 47, 51, 59, 72, 82, 84, 93, 101, 108, 110, 137, 140, 141, 143
MAGIA E DEMONI: 5, 6, 8, 9, 13, 33, 57, 65, 90, 94, 96, 121
PACE E GUERRA: 26, 33, 42, 73, 78, 93, 107, 111, 117, 118, 120, 127, 131, 132, 135, 140, 141, 143
PACE , fra gli amici e nella famiglia: 10, 19, 22, 35, 41, 43, 45, 54, 65, 76, 86, 94, 109, 116, 126, 127, 139
PROPIETA’: 14, 15, 23, 47, 83, 103, 124
PROTEZIONE: 9, 13, 34, 47, 48, 57, 90, 133
PREOCCUPAZIONI SOCIALI: 20, 32, 35, 38, 51, 53, 59, 77, 80, 81, 87, 93, 101, 110, 112, 113, 114, 119, 124, 137, 140
SPIRITUALITA’: 3, 9, 24, 25, 29, 49, 50, 57, 72, 91, 98, 99, 100, 104, 105, 108, 115, 119, 130, 134, 136, 149
VIAGGI ED EMIGRAZIONE: 28, 29, 31, 92, 135, 150
LAVORO: 2, 38, 39, 46, 48, 51, 52, 57, 60, 64, 74, 81, 83, 100, 101, 103, 129, 137, 140,144

Il Signore abbia misericordia dello Ieromonaco Christodulos e del traduttore Adriano

Fine e Gloria a Dio

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee: chi sono, che si intende?

Riprendo dal Sinassario del Calendario Bizantino:

Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento le Schiere Celesti sono conosciute, citate ed annoverate tra le presenze di quel “luogo divino” che chiamiamo Cielo. L’apostolo Paolo su di essi, citandoli più volte nelle sue lettere, dice che gli Angeli sono Spiriti al servizio di Dio, inviati come servi per il bene di chi deve ricevere l’eredità della salvezza, stabiliti come protettori e guide di ogni nazione e di ogni gente. Gli Angeli stanno al fianco di coloro che sono stati loro affidati, non per proteggerli dalle aggressioni terrene, dalla povertà e dalla sofferenza, non per risparmiare loro il dolore o per offrire loro un braccio forte per l’ottenimento di un qualsiasi bene temporale, bensì per condurli a Dio ed alla salvezza sulla via che ha loro designato la Divina Volontà. In cielo, continuamente vedono il volto di Dio, cantano l’inno “tre volte Santo”, intercedono per noi, e gioiscono per un solo peccatore che si converte.

La Chiesa li onora

Ecco perché la Chiesa, onora questi ministri divini, i nostri intercessori e tutori, celebrando questa sinassi. La Chiesa ricorda in particolare i nomi dei Santi Michele e Gabriele, perché sono legati a noi dalla Sacra Scrittura. La parola “Michael” significa “Chi è come Dio?”, E la parola “Gabriele”, “Dio è potente.” Secondo la Sacra Scrittura, il numero degli angeli è infinito; Daniele ne ha visto “migliaia e migliaia servire Dio, e miriadi di miriadi stare davanti a Lui” (Daniele 7:10). Sono divisi in nove cori che sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli.

 

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

 

L’epistola: Ebrei 2,2-10

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato:
Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui
o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi?
Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi.

Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
La preghiera

Τῶν οὐρανίων στρατιῶν Ἀρχιστράτηγοι, δυσωποῦμεν ὑμᾶς ἡμεῖς οἱ ἀνάξιοι, ἵνα ταῖς ὑμῶν δεήσεσι, τειχίσητε ἡμᾶς, σκέπῃ τῶν πτερύγων, τῆς ἀΰλου ὑμῶν δόξης, φρουροῦντες ἡμᾶς προσπίπτοντας, ἐκτενῶς καὶ βοῶντας· Ἐκ τῶν κινδύνων λυτρώσασθε ἡμᾶς, ὡς Ταξιάρχαι τῶν ἄνω Δυνάμεων.

Tó̱n ouranío̱n stratió̱n Archistráti̱ghi, dyso̱poúmen ymás i̱mís i anáxii, ína tès ymó̱n deí̱sesi, teichísi̱te i̱más, sképi̱ tó̱n pterýgo̱n, tí̱s ailu ymó̱n dóxi̱s, frouroúntes i̱más prospíptontas, ektenó̱s kié voó̱ntas: Ek tó̱n kindýno̱n lytró̱sasthe i̱más, o̱s Taxiárche tó̱n áno̱ Dynámeo̱n.

Capi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custoditeci al riparo delle ali della vostra gloria immateriale, noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: liberateci dai pericoli, voi che siete principi delle supreme schiere.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

I trentatre martiri di Melitene

I trentatre martiri di Melitene

I trentatre martiri di Melitene sono onorati oggi dal calendario bizantino. Approfitto per segnalarvi il link di questo strumento utilissimo, utilissimo ovviamente per chi si sente in comunione, sia pure imperfetta, con i cristiani di quel rito e di quelle terre.

I trentatre martiri di Melitene
I trentatre martiri di Melitene

La loro storia

Questi martiri hanno confessato la loro fede cristiana durante il regno di Diocleziano e Massimiano nel 290. Di questi, san Gerone era di Tiana in Cappadocia, un agricoltore, di grande forza fisica e di nobiltà d’animo. Mentre era al lavoro nel suo campo alcuni soldati gli fecero visita cercando di impressionarlo con le loro armi. Lui, però, non desiderando la loro compagnia, con il suo aratro di legno li scacciò facendoli fuggire terrorizzati a causa della sua forza. In seguito, andò di sua spontanea volontà, e confessò Cristo davanti al governatore. La sua mano destra fu tagliata, e fu imprigionato con altri 32, che ha rafforzato nella fede. Tutti insieme furono decapitati fuori della città di Melitene in Armenia.

L’epistola

Ebrei 11,33b-12,2a

Fratelli tutti i santi per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni,  spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione.  Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia.  Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati –  di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.

Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa:  Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.  Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,  tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede.

 

La festa della Protezione della Madre di Dio

La festa della Protezione della Madre di Dio

La festa della Protezione della Madre di Dio è celebrata secondo l’uso greco il giorno 28 ottobre (nell’uso russo il 6 novembre). Me lo ricorda il fratello Giovanni Festa, della Chiesa Ortodossa di Palermo.

La festa della Protezione della Madre di Dio
La festa della Protezione della Madre di Dio

La storia della festa

La festa della santa Protezione della Madre di Dio[1] è stata istituita in seguito ad una visione che ebbe il Nostro santo Padre Andrea, il Folle per Cristo[2] , un giorno in cui si celebrava una vigilia nella chiesa di Blacherne a Costantinopoli. Alle quattro della notte il santo immerso in preghiera alzò i suoi occhi verso il cielo e vide la Santa Madre di Dio stare al di sopra dell’assemblea e ricoprire i fedeli con il suo velo (maphorion). Andrea si assicurò della realtà della visione presso il suo discepolo che era stato anche lui reputato degno di contemplare questo spettacolo. Il santo si precipitò allora nel santuario, aprì il cofano che conteneva il prezioso velo della regina del mondo, e, inginocchiato avanti alle porte sante, lo stese sopra la folla. Il velo era così grande che ricopriva tutta la numerosa assemblea, ma restava sospeso in aria, sostenuto da una forza misteriosa. La Madre di Dio si sollevò allora in cielo, circondata da un forte lampo luminoso, e scomparve, lasciando al popolo cristiano il santo velo a garanzia della sua protezione benevolente. Questa protezione, la Madre di Dio la mostrò a più riprese a riguardo della città imperiale e, per analogia, verso tutta la Santa Chiesa di Cristo, la nuova Gerusalemme. È in effetti dappertutto ed in ogni momento, che la Sovrana del mondo stende misticamente il suo velo sui cristiani, facendo salire verso il suo Figlio e Signore le sue preghiere e le sue intercessioni per la salvezza del mondo. 

Note:

1) Questa festa è particolarmente solenne nella Chiesa slava. In Grecia, dopo il 1960, è stata spostata al 28 ottobre in memoria alla protezione accordata dalla Madre di Dio alle truppe greche che resistevano all’invasione nazista sul fronte albanese nel 1940.

2) Commemorato il 28 maggio. C’erano due principali santuari consacrati alla Madre di Dio a Costantinopoli: la chiesa di Blacherne che custodiva il Mamphorion e la chiesa di Chalcoprateia dove si veneravano le vesti e la cintura della Vergine (cf. 2 luglio).

(dal sito ortodossia.it)

Il significato dell’icona

L’icona miracolosa della Madre di Dio “Gioia di tutti gli afflitti” fu glorificata nel 1688 dopo l’intercessione e la miracolosa guarigione di Eufemia, sorella del patriarca Ioachim, nella Chiesa di Bolshaja Ordinka a Mosca: nel calendario liturgico ortodosso è festeggiata il 24 ottobre (6 novembre). Il 23 luglio (5 agosto) si commemora il miracolo occorso a S. Pietroburgo nel 1888 a 200 anni dal primo miracolo quando una copia dell’icona sopravvisse ad un incendio n una cappella e fu ritrovata con 12 centesimi lasciati in offerta attaccati sopra. Il 19 novembre (2 dicembre) si commemora una terza icona miracolosa dello stesso nome. Nel corso del XVIII secolo l’icona conosce molte varianti influenzate da più elementi iconografici cattolici. La caratteristica comune è l’immagine degli afflitti che rivolgono le loro preghiere verso la Madre di Dio, loro protettrice e patrona. Gli afflitti sono consolati dagli angeli mandati dalla Madre di Dio. L’icona oggetto della festa è tipicamente russa, senza precedenti greci o bizantini, e per questo diffusa solo nel mondo slavo. L’originale, dipinto probabilmente verso la fine del 1500, risale al periodo della diffusione delle cosiddette “icone di preghiera”, con illustrazioni dell’Akathistos o di altri testi liturgici: le composizioni si distinguono per la presenza di molte piccole figure che circondano il personaggio principale, nel nostro caso la figura della Madre di Dio. In questa icona russa, infatti, domina la Madre di Dio al centro, rappresentata a figura intera: talvolta regge su un braccio il Figlio (tipo prevalentemente moscovita); più spesso è sola (tipo pietroburghese), magari con in mano uno scettro e, talvolta, un globo terrestre. Le figure della Madre e del Bambino si trovano spesso dentro una ‘mandorla’, segno di gloria. Sui loro capi di solito vi è una corona; i colori della mandorla variano da una tonalità di rosso tendente all’arancione a un rosa. Le figure che attorniano la Vergine ricordano la sua instancabile azione soccorritrice: in basso e ai lati vi sono malati, affamati, minorati, sofferenti d’ogni categoria, spesso aiutati da Angeli, quali messaggeri della sua materna benevolenza. Talvolta vi sono, rette dai personaggi, anche diverse scritte che precisano i diversi tipi di “affitti” di cui la Vergine è “gioia”. Tra la folla sventurata si vedono Angeli che invitano alla preghiera e confortano gli afflitti. Talvolta si hanno, attorno alla figura di Maria, raffigurazioni di Santi. In quasi tutte le immagini, Dio Padre si affaccia dalle nubi con i segni della sovranità cosmica: il sole e la luna. Il potere taumaturgico di questa icona si è rivelato, secondo una insistente tradizione, dapprima a Mosca in favore della sorella dello stesso Patriarca della Chiesa russa, Efimia, nel 1688. Questa, da tempo sofferente per una malattia che sembrava mortale, mentre invocava ardentemente la Vergine, udì una voce che le prometteva la guarigione se avesse pregato davanti all’icona “Gioia di tutti gli afflitti”, che si trovava nella chiesa della Trasfigurazione, sulla strada Ordinka. Il miracolo accade mentre lì si svolgeva una funzione (moleben) in onore della Madonna e la malata veniva aspersa con acqua benedetta. Era il 24 ottobre, giorno che rimase poi come “festa” di questa icona. Attorno al 1711 lo zar Pietro il Grande fece portare l’icona da Mosca alla nuova capitale, Pietroburgo, dove fu venerata nella Cappella privata della famiglia imperiale. Le più complete edizioni del libro liturgico (meneon) di Ottobre hanno una ufficiatura propria in onore della Madre di Dio onorata, appunto, nell’icona “Gioia di tutti gli afflitti”. L’Inno è l’Akathistos destinato a celebrare insieme le due icone sopramenzionate. Il testo è anonimo, ma figura nei libri liturgici slavi. Si compone, come al solito, di tredici kondak e di dodici iki (plurale di ikos). I primi, più brevi, si chiudono con l’Alleluja ripreso in coro dai fedeli; gli ikoi, invece, sono più lunghi, contengono una serie di cheretismì (salutazioni) e terminano con un ritornello comune indirizzato ad ambedue le icone: “Rallegrati, Ricerca delle anime perdute e Gioia di tutti gli afflitti”. Il testo, che si ispira a molti inni mariani della Chiesa bizantina, contiene anche numerose espressioni e invocazioni che si ritrovano tali e quali in molte preghiere occidentali, a conferma che la Vergine Maria è Madre di tutti, Regina dell’Oriente e dell’Occidente, Ausilio dei Cristiani e Promotrice di unità. Proviene dalla chiesa di S. Nicola a Tolmaci di Mosca un icona nella galleria Tretiakov a Mosca copia dell’icona miracolosa della Madre di Dio “La gioia di tutti gli afflitti” che fu glorificata nel 1688 dopo l’intercessione e la miracolosa guarigione della sorella del patriarca Ioachim. L’icona fu scritta nella chiesa della Trasfigurazione (Preobrazhenskaja) dopo la ricostruzione nel 1685. Il destino dell’icona non è chiaro. Secondo una delle versioni, l’immagine fu portata a San Pietroburgo nel 1711 e a Mosca rimase solamente una copia. L’icona di Mosca e di San Pietroburgo sono molto diverse nella loro iconografia. Nel XVIII secolo l’iconografia della Madre di Dio “Gioia di tutti gli afflitti” conosce molte varianti influenzate da più elementi iconografici cattolici. La caratteristica comune di tutte le varianti è l’immagine degli afflitti che rivolgono le loro preghiere verso la Madre di Dio, loro protettrice e patrona. Nel centro della composizione c’è sempre la Santa Vergine coronata, spesso è posta sulla luna e nella mano sinistra tiene il Bambino coronato. L’immagine è circondata dalla luce, tutti segni presi dal libro dell’Apocalisse “una donna vestita nel sole con la luna sotto i suoi piedi.” (Ap. 12:1). A volte il popolo che invoca la Madre di Dio è diviso in sei gruppi: glistaretz, gli ignudi, i malati, gli afflitti, gli affamati e i pellegrini; tutti sono consolati dagli angeli mandati dalla Madre di Dio. Questa immagine rappresenta direttamente il testo del tropario scritto sul rotolo nella parte bassa della composizione. L’icona dalla galleria Tretjakov è una delle copie più antiche di questo tipo. L’immagine raffigura la Madre di Dio al centro di un’aura a forma di mandorla, in piedi sopra una nuvola. La Madre di Dio regge il Cristo infante, benedicente, ed è circondata da schiere di persone sofferenti e di angeli. Gli afflitti reggono rotoli su cui sono scritte le suppliche da loro dirette alla Madre di Dio: “Santissima Signora, Madre di Dio, superiore agli Angeli e agli Arcangeli, più onorabile di tutte le creature, tu sei l’aiuto di chi è ferito, la speranza di chi è debole, l’intercessione di chi è povero, la consolazione di chi è triste, la nutrice di chi ha fame, colei che veste chi è nudo, la guaritrice di chi è ammalato, la salvezza dei peccatori, l’aiuto e la difesa di tutti i cristiani!”. Sotto alla nuvola, è scritta questa invocazione: “O Madre glorificata, portatrice del Verbo Santissimo, accetta ciò che ti offriamo, liberaci da ogni attacco malvagio, e libera dalle tribolazioni tutti coloro che gridano a te”. Dipinta sopra la Madre di Dio, si trova la Trinità, in un’aura luminosa. Alla destra Dio Padre, alla sinistra Dio il Figlio, e tra loro una colomba, simboleggiante lo Spirito Santo. Sopra ai sofferenti è dipinta una schiera di Santi, che possono variare a seconda del committente l’icona. Nel caso dell’icona qui raffigurata vediamo da sinistra S. Gregorio della Decapoli, S. Teodoro Vescovo, San Sergio di Radonez e San Valaam taumaturgo.

(dal sito Icona immagine di Dio)

La festa della Protezione della Madre di Dio
La festa della Protezione della Madre di Dio

L’anafora di San Giacomo fratello del Signore

L’anafora di San Giacomo fratello del Signore

Cos’è una Anafora?

Recita l’Enciclopedia Treccani:

ANAFORA (gr. ἀναϕορά, da ἀναϕέρειν “offrire sollevando in alto l’offerta”). – Nel linguaggio ecclesiastico delle chiese orientali, anafora venne a significare la parte centrale della Messa, dal Prefazio alla Comunione e al rendimento di grazie, corrispondente perciò esattamente al Canone della liturgia romana. Nelle varie liturgie orientali si trova un largo numero di anafore (se ne conoscono più di un centinaio), mentre nella liturgia occidentale oltre al Canone romano non si è conservata memoria che di un Canone gallicano, di uno mozarabico, di uno ambrosiano e forse di uno ravennate. Gli elementi caratteristici dell’anafora, cioè il Prefazio, ossia preghiera eucaristica sulle oblazioni, il racconto dell’ultima Cena, le invocazioni, il Pater noster, la fractio panis e la Comunione col finale rendimento di grazie, si trovano ugualmente in tutte le anafore e costituiscono il fondo comune e primitivo della celebrazione eucaristica. Essi risalgono senza dubbio ai primi secoli dello svolgimento liturgico. La differenza tra le varie anafore è quindi semplicemente differenza di forme e di ordine nelle preghiere, ma non di sostanza. (…)

Perchè tante Anafore?

La molteplicità delle anafore nelle liturgie orientali si spiega col fatto della molteplicità di chiese e di sette in cui venne a dividersi il cristianesimo orientale, mentre in Occidente la divisione dei riti si ridusse a sei o sette circoscrizioni ecclesiastiche, in cui, per di più, il Canone romano esercitò prima o dopo una notevole influenza. Ma d’altra parte, come osserva acutamente il Cabrol, questa differenza è più apparente che reale, poiché anche in Occidente abbiamo in fondo una larga messe di anafore. Nelle chiese orientali un’anafora formava un insieme di preghiere e di formule fisse ed immutabili da usarsi tale qual’era senza alterazioni o sostituzioni; quando perciò se ne sentiva il bisogno per commemorazioni o festività speciali si componevano nuove anafore sullo stesso tipo ma con preghiere ed invocazioni diverse nella fraseologia, da usarsi per tali occasioni. In occidente invece si vennero a distinguere nel Canone due parti: una fissa ed invariabile, l’altra variabile. E così si composero centinaia di Prefazî, e di preghiere (Communicantes, Quam oblationem, Communio e Post-communio) adatte a tutte le occasioni e festività. Soltanta col prevalere della liturgia romana in tutto l’Occidente e con la riforma del Messale condotta a termine dopo il concilio di Trento, il numero delle sostituzioni fu ridotto e si stabilirono delle regole generali su questo punto.

Chi era Giacomo?

Giacomo il Giusto è stato il capo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù. Gli è attribuita la paternità della Lettera di Giacomo del Nuovo Testamento.

Secondo Girolamo era il figlio di Maria sorella della madre di nostro Signore di cui Giovanni fa menzione nel suo libro.

L’esegesi attuale quasi unanimemente lo distingue da entrambi gli apostoli di nome Giacomo (Giacomo il Maggiore e Giacomo il Minore), rispetto ai quali è identificato attraverso vari epiteti: Giacomo il fratello del Signore da Paolo (Galati 1:19), Giacomo il Giusto da Egesippo e altri, Giacomo di Gerusalemme, Giacomo Adelphotheos e in altri modi ancora.

Le informazioni sulla sua vita sono scarse e ambigue; oltre ad una manciata di riferimenti nei vangeli (Mc 6:3-4; Mt 13:55-56), le fonti principali della sua vita sono gli Atti degli apostoli (At 12:17; 15:13; 21:18), le lettere di Paolo (Gal1:19; 2:9), le Antichità giudaiche e san Girolamo (il quale cita la definizione di Egesippo).

Ricordiamo Giacomo

Per la Chiesa ortodossa, che ha sempre distinto Giacomo il Giusto, primo vescovo di Gerusalemme, da qualsiasi altro Giacomo citato nei Vangeli, il giorno della sua festa è il 23 ottobre e il 26 dicembre.

La tradizione della Chiesa occidentale, sulla scorta della testimonianza di Eusebio di Cesarea, tende a identificare Giacomo il Giusto con l’apostolo Giacomo il Minore, che viene celebrato il 3 maggio; tuttavia, molti esegeti, anche cattolici, hanno reso questa identità sempre più problematica.

L'anafora di San Giacomo fratello del Signore
L’anafora di San Giacomo fratello del Signore

ς το Κυρίου μαθητής, νεδέξω Δίκαιε τ Εαγγέλιον,
ς Μάρτυς χεις τ παράτρεπτον, τν παρρησίαν
ς δελφόθεος, τ πρεσβεύειν ς εράρχης·
Πρέσβευε Χριστ
 τ Θε, σωθναι τς ψυχς μν.

Come discepolo del Signore tu hai accolto o giusto il Vangelo;
come martire possiedi l’immutabile saldezza, la franchezza,
come fratello di Dio, l’intercessione come pontefice.
Intercedi presso Dio per la salvezza delle anime nostre.

La presentazione e la storia dell’Anafora di Giacomo

Il testo dell’Anafora di Giacomo in lingua italiana

Il testo dell’Anafora di Giacomo in lingua inglese

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Dice il sublime Girolamo:

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà: amala ed essa ti custodirà, onorala, ed essa ti abbraccerà. [Pr 4:6.8]
Appendi questi gioielli ai tuoi orecchi e al tuo petto

Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà
Ama le sante Scritture, e la Sapienza ti amerà

Preghiera del Cristiano nella tradizione latina pre-scisma per iniziare la Lettura della Sacra Bibbia

Il fedele si inginocchia, si segna, poi bacia la Croce domestica ( se non è in luogo con croce, bacia la croce che porta al collo ) e si alza, dicendo tre volte:

Signore non abbandonarmi, O Dio vieni presto in aiuto.

Ad ogni invocazione si effettua una prostrazione dinnanzi alla Croce, o all’angolo delle icone.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, com’era in principio ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.
Padre nostro, che sei nei Cieli; sia santificato il Tuo nome; venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra, dacci oggi il nostro pane essenziale , e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non ci abbandonare nella tentazione, ma liberaci dal maligno.
Poiché tuo è il Regno e la potenza e la gloria, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen.

Rivolti poi verso la Croce, si dice:

La Santa Croce è il mio rifugio, la mia salvezza sicura, la Croce del Salvatore è con me. Dinnanzi a Te, o Croce Santissima, io mi inchino.

Si china il capo dinnanzi alla croce, e poi si esclama:

O Signore, ascolta la mia preghiera. Alle tue orecchie giunga il mio grido.

Poi segnandosi alla fronte, alle labbra e al cuore si prende la Bibbia dicendo:

– rivolti ad est: Matteo e Isaia, intercedete per me.
– rivolti a sud: Marco e Geremia, intercedete per me.
– rivolti a ovest: Luca ed Ezechiele, intercedete per me.
– rivolti a nord: Giovanni e Daniele, intercedete per me.

Poi, verso le icone:

Signore Santo, Dio onnipotente ed eterno, abbi pietà di me peccatore e permetti a me indegno di leggere con spirito di discernimento le Scritture da Te ispirate, tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

Adesso si può leggere. Alla conclusione, ci si segna dicendo:

Gloria a Te, o Cristo.

La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto

La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto con il rosario cattolico

Deìpara Vergine gioisci,
colmata di grazia Maria
il Signore è con Te,
benedetta Tu fra le donne,
e benedetto il frutto del Tuo grembo,
perchè hai partorito
il Salvatore delle nostre anime. 

  1. Natività della Santa Madre di Dio
  2. Presentazione della Santa Madre di Dio al Tempio
  3. Annunciazione alla Santa Madre di Dio
    (rosario cattolico – primo mistero gaudioso – Annunciazione)
  4. Incontro della Santa Madre di Dio con Elisabetta
    (rosario cattolico – secondo mistero gaudioso – Visitazione)
  5. Natività di Nostro Signore Gesù Cristo
    (rosario cattolico – terzo mistero gaudioso – Natività)
  6. Presentazione al Tempio del Nostro Signore e l’incontro col Giusto Simeone.
    (rosario cattolico- quarto mistero gaudioso – Presentazione)
  7. Fuga in Egitto della Sacra Famiglia
  8. Scomparsa del Bambino Gesù e dolore della Vergine
    (rosario cattolico – quinto mistero gaudioso – Gesù fra i Dottori)
  9. Miracolo di Cana di Galilea
    (rosario cattolico – primo mistero luminoso)
  10. Maria Addolorata ai piedi della Croce
    (rosario cattolico – quinto mistero doloroso – Crocifissione)
  11. Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo
    (rosario cattolico – primo mistero glorioso – Resurrezione)
  12. Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo
    (rosario cattolico – secondo mistero glorioso – Ascensione)
  13. Discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli
    (rosario cattolico – terzo mistero glorioso – Pentecoste)
  14. Dormizione della Madre di Dio
    (rosario cattolico – quarto mistero glorioso – Assunzione –Attenzione: non c’è perfetta coincidenza – vedi nota in fondo post)
  15. Santa Protezione della Madre di Dio sui cristiani
La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto

NOTA DI CONFRONTO TRA DORMIZIONE ED ASSUNZIONE

La Chiesa maturò presto l’intuizione secondo cui il corpo di Maria, prodigiosamente “consustanziale” a quello del Risorto, non era possibile che fosse rimasto prigioniero della morte. Così, al Dio fatto uomo corrisponde l’uomo deificato, e il primo essere umano presente, anima e corpo, nella gloria divina è la “Donna vestita di sole” di cui parla l’Apocalisse.

Maria si trova ormai al di là della morte e del giudizio, in quella luce che le Scritture chiamano “regno di Dio”; e tuttavia umana, infinitamente materna, ella rimane totalmente rivolta verso gli uomini, verso le loro sofferenze, verso il pellegrinaggio compiuto così spesso a tastoni dalla chiesa, e prima ancora dalla chiesa mistica che ingloba l’intera umanità e tutto quanto il cosmo. Nella grande spiritualità della chiesa antica, come pure in molte leggende popolari, Maria è colei che pronuncia sull’inferno – anche sul nostro inferno interiore – la preghiera per la salvezza universale.

I testi delle omelie orientali associano, a partire dal V secolo, la Dormizione di Maria – vale a dire una morte pacifica, in cui l’anima entra nella pace – e la sua Assunzione corporale – l’anima ricongiunta al corpo nell’unità della persona (come avverrà a ciascuno di noi), ormai elevata al cielo, letteralmente sollevata dallo slancio “risurrezionale” del Cristo –.

Parecchie leggende, ricche peraltro di significato, si sono sedimentate nelle più antiche liturgie. Mentre Maria viene avvisata della sua morte da un angelo, gli apostoli, dispersi lontano da lei, le sono miracolosamente trasportati accanto. Lei li consola, li benedice, prega per la pace del mondo, e muore. Essi la seppelliscono nel Getsemani. Dopo tre giorni, Maria appare loro mentre stanno celebrando l’eucarestia, e gli apostoli trovano la sua tomba vuota.

Celebrata originariamente in ricordo di una “stazione” (così si faceva la liturgia, di stazione in stazione) ubicata nei pressi di Betlemme e dove la Vergine si sarebbe riposata, l’Assunzione veniva festeggiata in Oriente come in Occidente nel mese di gennaio. La festa estesa all’impero bizantino intorno all’anno 600, giunse in Occidente quarant’anni più tardi, grazie a papa Teodoro I, il quale proveniva dal clero di Gerusalemme.

Nel 1950, Pio XII proclamò con tutte le solennità che si addicono ad un dogma che l’“immacolata Madre di Dio, la sempre Vergine Maria, dopo aver terminato il corso della sua vita terrena, è stata elevata in corpo e anima alla gloria celeste”. La chiesa ortodossa, che si prepara a questa festa con un digiuno di quindici giorni, non ha avvertito la necessità di un simile dogma; nessun ortodosso, infatti, contesta il mistero della dormizione-assunzione proclamato dai testi liturgici dell’ortodossia: “Ella è la Madre della vita, e colui che aveva abitato il suo seno verginale l’ha trasferita alla vita… Ogni figlio della terra trasalga nel suo spirito e celebri con gioia la venerabile assunzione della Madre di Dio”. Si aggiunga che in oriente la venerazione mariana è al tempo stesso onnipresente e assai discreta, quasi iniziatica, poiché dipendente non tanto dall’annuncio della risurrezione di Cristo, quanto dalla ricezione di tale annuncio.

La differenza tra l’oriente e l’occidente è che per il primo Maria doveva passare, in Cristo, attraverso una morte e resurrezione reali, mentre per il secondo il dogma dell’Immacolata Concezione rende dubbia la sua morte: su questo punto il dogma del 1950 non si pronuncia. Si tratta di una semplice disputa terminologica? Ciò che è in gioco sono due approcci parzialmente differenti al tema del “peccato originale” e della sua trasmissione? Oppure il problema è un altro?

In realtà, sia per l’oriente che per l’occidente, l’assunzione è un segno delle cose ultime. In Maria, “figlia del proprio Figlio”, dice Dante, ci è data un’anticipazione della glorificazione di tutto l’universo che avverrà alla fine dei tempi, quando Dio sarà “tutto in tutti”, “tutto in ogni cosa”.

Innalzata al cielo – a differenza di Cristo che si innalza da se stesso – Maria, dicono certi testi liturgici, è la nostra “Terra promessa”. La dormizione-assunzione anticipa la parusìa, e non è affatto un caso che nei grandi affreschi che impreziosiscono i muri esterni delle chiese monastiche moldave, il tronco di Iesse divenga un immenso, cosmico roveto ardente.

L’ assunzione anticipa e prepara il nostro comune destino. Nel corpo della Vergine, sepolto simbolicamente dagli apostoli (richiamo della pentecoste) nel Getsemani (richiamo della passione, unica fonte della nostra salvezza),  in quel corpo portato verso la luce originaria e terminale, tutto il creato è assunto dall’Increato, tutta la carne della terra diventa eucaristia. Come Giovanni Damasceno, allora, anche noi possiamo dire: “Rallegrati, germe divino della terra, giardino in cui fu posto l’Albero della vita!”

Da “Le feste cristiane” di Olivier Clément.

La Regola Mariana di Serafino di Sarov – Riepilogo e confronto

 

Deipara Maria e Ave Maria a confronto – Concetto di Podvig

Deipara Maria e Ave Maria a confronto

Deipara Maria – Testo tradizionale 

Deìpara Vergine gioisci,
colmata di grazia Maria
il Signore è con Te,
benedetta Tu fra le donne,
e benedetto il frutto del Tuo grembo,
perchè hai partorito
il Salvatore delle nostre anime. 

Ave Maria – Testo tradizionale

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.

La differenza salta agli occhi. Manca del tutto nella versione ortodossa quella che nella versione cattolica è la seconda parte.

Deipara Maria e Ave Maria a confronto
Deipara Maria e Ave Maria a confronto

La prima parte della preghiera cristiana

L’uso liturgico della prima parte (saluto dell’angelo, saluto di Elisabetta) è attestato in tutta la cristianità dal IV secolo.

La seconda parte della preghiera cristiana cattolica

Sempre del IV secolo è una invocazione chiamata Sub tuum praesidium, che molti considerano una sorta di anticipazione della seconda parte che la cristianità di confessione cattolica aggiunse solo successivamente, secondo le diverse tesi tra il XIV ed il XVI secolo (Ordine dei Mercedari, Battaglia di Lepanto, Pio V).

“Sub misericordiam tuam [ Sub tuum praesidium] confugimus, Dei Genetrix. / Nostras deprecationes / ne despicias in necessitate /, sed a periculis libera nos, / una sancta, una benedicta” (“Sotto la tua protezione cerchiamo / rifugio, / Santa Madre di Dio: / non disprezzare le suppliche / di noi che siamo nella prova, / ma liberaci da ogni pericolo, / o Vergine gloriosa e benedetta”).

Perchè manca la seconda parte?

Diversi sono i motivi addotti. La seconda parte è anzitutto posteriore al grande scisma. Ma anche, secondo alcuni studiosi, è scritta in veste di supplica mentre per gli ortodossi si tratta di una preghiera di venerazione, di adorazione.

Gli amici ortodossi che leggono mi correggeranno se mi sbaglio ma si tratta di quello che si chiama podvig (un mezzo per avvicinarsi a Cristo percorrendo il sentiero della salvezza) che se ho ben compreso significa che per essere cristiani bastano in fondo tre cose: credere nella Verità senza deviazioni, essere battezzati e vivere secondo la Bibbia. Il resto (preghiera secondo le ore canoniche, iconografia, devozioni personali) sono semplici modi, secondo la personalità di ciascuno, di trascorrere più tempo possibile con la famiglia celeste.