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Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

La Parola

Elia le disse: «Non temere; va’ e fa’ come hai detto; ma fanne prima una piccola focaccia per me, e portamela; poi ne farai per te e per tuo figlio. Infatti così dice il Signore, Dio d’Israele: “La farina nel vaso non si esaurirà e l’olio nel vasetto non calerà, fino al giorno che il Signore manderà la pioggia sulla terra”».

1Re 17:13-14

Il commento

Un giorno come tanti, lungo la strada che da Gerusalemme scendeva a Gerico, un uomo faceva solitario il suo viaggio, quando venne aggredito, malmenato e derubato. Lasciato alla sua sorte non sarebbe sopravvissuto se uno straniero non avesse avuto pietà di lui. Diversamente da chi l’aveva preceduto, non aveva condizionamenti religiosi, e dopo aver prestato i primi soccorsi, il samaritano conduce il ferito presso una locanda e lo affida alle cure del locandiere: “Prenditi cura di lui; e tutto ciò che spenderai di più, te lo rimborserò al mio ritorno”» (Luca 10:35). Differente la storia del profeta Elia, inviato fuori dal paese in tempo di carestia. A Sarepta incontra una vedova, in condizioni peggiori delle sue, a cui chiede da mangiare. Assistiamo così alla materializzazione della provvidenza di Dio, dove nulla c’era e attraverso chi nulla o poco aveva. A Dio basta poco.

Siamo sfidati ad avere fede e coraggio per prendere quanto è nelle nostre disponibilità e farne parte altrui, a non essere limitati o a fare mille ragionamenti nell’agire. Condivisione è la base della moltiplicazione. La donna inizialmente non aveva fiducia nelle parole del profeta, ma poi si convinse a fare come richiesto. Nel momento in cui trova la forza per condividere, perché amore è spezzare con chi non ha, la mano di Dio interviene e l’olio e la farina si moltiplicano fino a non esaurirsi. Nelle difficoltà della vita, nostra e di coloro che siamo chiamati ad amare e aiutare, la fede diventa più vera, robusta, con meno fronzoli. Quando tendiamo la mano al bisognoso scopriamo che i problemi che ci affliggevano scompaiono. Le parole del dottor Patch Adams ricordano che “quando curi una persona puoi vincere o perdere, quando ti prendi cura di una persona puoi solo vincere”. La parabola del buon samaritano ci presenta chi lungo il suo cammino non ha disprezzato colui che era sofferente, ma è sceso dalla cavalcatura e si è preso cura di lui. Dopo averlo curato, lo ha affidato al locandiere raccomandando «prenditi cura di lui».

Questa riflessione assume un significato maggiore per quanti sono impegnati nel mondo della sanità e della salute (il 7 aprile ricorre la Giornata Mondiale della Salute). Quanti come il locandiere sono stati incaricati delle cure di tanti malcapitati (bambini, adulti, anziani) in campi di missione o centri di accoglienza. Ad ognuno di essi, oltre la nostra preghiera, un personale apprezzamento e l’incoraggiamento a continuare nonostante le difficoltà. Come il viandante lasciò due denari per compensare e ripagare il locandiere, così noi potremmo sentirci chiamati a sostenere l’opera di costoro. Il samaritano lasciò due denari, il che ci ricorda che il Signore ci provvede non il minimo, ma il doppio di quanto necessitiamo per onorare il mandato “Prenditi cura di lui”. Non guardiamo a quanto in nostro possesso, ma agiamo per fede credendo che Egli ci provvederà.

Il 9 aprile nella memoria

Questa data accomuna due momenti significativi per il mondo evangelico. Era il 9 aprile del 1935 quando in Italia veniva diramata la circolare n. 600/158, la cosiddetta «Buffarini Guidi» – dal nome dell’allora sottosegretario del Ministero dell’Interno – che bandì il culto pentecostale «essendo risultato che esso si estrinseca e si concreta in pratiche religiose contrarie all’ordine sociale e nocive all’integrità fisica e psichica della razza». Quel provvedimento, considerato il più grave atto di intolleranza religiosa che sia stato compiuto in Italia dopo l’Unità, ebbe gravi ripercussioni sulla vita di centinaia di persone e causò profonde sofferenze alle comunità pentecostali presenti su tutto il territorio.

All’alba del 9 aprile 1945 Dietrich Bonhoeffer, teologo luterano tedesco e tra i protagonisti della resistenza al Nazismo, venne impiccato (a meno di 40anni) insieme ad altri congiurati nel campo di concentramento di Flossenbürg, pochi giorni prima della fine della guerra.

Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Prenditi cura di lui. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Devotional 15/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

09 aprile 1Samuele 13-14; Luca 10:1-24

10 aprile 1Samuele 15-16; Luca 10:25-42

11 aprile 1Samuele 17-18; Luca 11:1-28

12 aprile 1Samuele 19-21; Luca 11:29-54

13 aprile 1Samuele 22-24; Luca 12:1-31

14 aprile 1Samuele 25-26; Luca 12:32-59

15 aprile 1Samuele 27-29; Luca 13:1-22

Buon giorno nel Signore!

Buon giorno nel Signore!

Buon giorno nel Signore! Da un po’ di tempo ogni mia giornata sui social comincia con il riportare un brano della Parola di Dio, seguita da questo augurio.

Buon giorno nel Signore!
Buon giorno nel Signore!

Un augurio che ha questa forma tutta la settimana, che nel giorno primo ed ultimo, nella domenica, diventa Buon Giorno del Signore. Con la maiuscola e con il “del”, ad indicare che come uomo e come cristiano riconoscono all’Eterno la signoria assoluta sul mio tempo, su ciò che sono e suquello che faccio.

La differenziazione, sia chiaro, serve solo a me come uomo e a chi mi legge. Perchè nella realtà, ogni millisecondo va vissuto “nel Signore”, ed ogni millisecondo è proprietà e dono “del” Signore.

Ma noi siamo creature, viviamo nel tempo, ed abbiamo bisogno di scandirlo e di differenziarlo.

La sveglia del corpo

Oggi come quasi sempre mi sono alzato verso le cinque del mattino, e come prima cosa ho ringraziato l’Eterno per il dono del nuovo giorno.

Signore apri le mie labbra, e la mia bocca proclami la Tua lode.

Poi mi sono preso cura del tempio di Dio che è il mio corpo, l’ho lavato e nutrito e di nuovo la mia attenzione si è rivolta al Signore per la Lode del mattino. Varia a volte la forma di questa, ma che non manchi mai, Sgnore. Che la mia fede non venga mai meno, o Eterno.

La fede

La fede è un dono di Dio, forse il dono di cui con più frequenza i credenti si dimenticano, che danno per scontato. Con gravi rischi per loro e per chi è affidato alle loro attenzioni.

Mi torna in mente il Vangelo di Luca, le parole che Gesù rivolge a Pietro nel capitolo 22 (vv.ss. 31-32):

«Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli».

Il versetto del giorno

Il versetto del giorno è ripreso dai Salmi, al numero 73, versetto 26.

E mi richiama, e ci richiama ad osservare la caducità delle nostre vite, della nostra esistenza terrena.

La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno.

La carne può venir meno, la vita terrena può venir meno, anche in questo istante, mentre io scrivo e mentre tu leggi.

Può venir meno il cuore, che leggo come la fede, il dono della consapevolezza che c’è Dio, che c’è l’Eterno al centro della nostra esistenza, che Egli ne è la ragione ultima, la sola ragione, la sola Via, Verità e Vita.

La memoria del giorno e di ogni giorno

Perciò è opportuno fare memoria ogni mattina, al primo respiro, che è Dio la rocca del mio e del tuo cuore, che è Dio la sola forte rocca della mia e della tua vita, e della vita di ogni uomo e di ogni donna, anche di chi non lo conosce tramite il Figlio, perchè questo non gli è stato ancora annunciato.

Dio è la forte rocca, la sola torre da cui osservare l’universo che ci circonda, il solo mastio che ci protegge con efficacia dagli attacchi del maligno e del principe di questo mondo.

Dio è la mia, la nostra fonte di eredità, attraverso l’eredità del Figlio, perchè la grazia e la salvezza ci sono venute tramite Lui, la Sua Incarnazione, la Sua Passione, Morte e Resurrezione, e il dono dello Spirito Santo che ha pervaso le nostre anime e reso tempio del Signore i nostri corpi.

E si torna al corpo, si torna all’inizio di questo post. Perchè corpo siamo anzitutto in questo mondo. Carne e sangue siamo. E nella carne e sangue del Cristo, nel Corpo e Sangue del Signore è la nostra salvezza.

Al risveglio, perciò, e per l’intera giornata, prepariamoci a combattere, spiritualmente, per la gloria di Dio, solo per la Sua Gloria,  saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia,  e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace.

Tagliamo via il mondo e le sue menzogne
con la spada della Parola di Dio,
e preghiamo, preghiamo in ogni tempo ed in ogni modo
il nostro Unico Signore. 

Amen.

10 Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza.

11 Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo, 12 poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti.

13 Perciò prendete l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare ritti in piedi dopo aver compiuto ogni cosa.

14 State dunque saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15 e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace, 16 soprattutto prendendo lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.

17 Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, 18 pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, 19 e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell’evangelo, 20 per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare.

(Efesini 6)

Buon giorno nel Signore! A ciascuno ed a ciascuna di voi!

La giustizia e la sua qualità

La giustizia e la sua qualità

La Parola

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

21 Voi avete udito che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; e: “Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio”; 22 ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: “Raca”, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “Stolto”, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.

23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.

25 Fa’ presto un accordo amichevole con il tuo avversario, mentre sei sulla via con lui, che talora il tuo avversario non ti dia in mano del giudice e il giudice ti consegni alla guardia e tu sia messo in prigione. 26 In verità ti dico, che non uscirai di là finché tu non abbia pagato l’ultimo centesimo.

(Matteo 5)

La giustizia e la sua qualità
La giustizia e la sua qualità

Il commento

Qual’è la qualità della nostra giustizia?

La qualità della nostra giustizia, dice il Signore Gesù in questa pericope tratta dal discorso della montagna, deve superare quella, spesso formale e legalistica, degli scribi e dei farisei.

Non basta, per fare un esempio, dirsi cristiani e rendere culto a Dio, una volta la settimana, nel tempio fatto di pietra.

Occorre essere cristiani, e rendere culto a Dio ogni momento, nel tempio di Dio che è la nostra vita. Nel nostro tempio vivo, fatto di carne.

Non sappiamo infatti che il tempio di Dio siamo noi?

Da qui l’insistenza della Scrittura, della Parola di Dio, ed anche della chiesa di Dio,sulle tematiche del corpo, della persona, della sessualità.

Non è “ossessione”, come dicono alcuni, ma la consapevolezza che questa rappresenta l’identità ultima e più profonda di ogni essere umano. E che se non si è “in pace” con se stessi su questo piano, difficilmente lo si sarà negli altri.

Essere “in pace” però, è l’equivoco ed il peccato assieme dei nostri tempi, non è assecondare tutto ciò che “ci sentiamo” o “ci piace”, ma scoprire il nostro autentico e vero modo di essere maschio o femmina, come l’Eterno ci ha voluti e ci ha creati.

Voi avete udito ma io vi dico…

Un altro esempio di qualità della nostra giustizia è quello legato alla nostra capacità di perdonare.

La peccaminosità dell’animo umano ci porterebbe inevitabilmente all'”occhio per occhio“.

Il Signore Gesù ci dice che in questo caso superare la qualità della giustizia degli scribi e dei farisei, della giustizia umana, ci deve rendere capaci non solo di perdonare, ma di farlo settanta volte sette.

Perchè non è peccato agli occhi di Dio soltanto l’uccidere, il togliere la vita, in qualsiasi modo questo avvenga (di spada, per incidente, per sentenza giudiziaria… o, attualizzando, per aborto, eutanasia, suicidio assistito) ma anche semplicemente il dire “stupido”, ovvero il togliere la vita, diremmo oggi, con la penna, o anche, di nuovo attualizzando, con la reputazione sul web o altrove.

Togliere la vita nel senso di distruggere la reputazione di un altro, rendere ai suoi occhi impossibile la convivenza serena con i propri fratelli o sorelle.

Esaminiamoci perciò fratelli o sorelle. Esaminiamo i nostri rapporti con gli altri, vediamo se abbiamo qualcosa da farci perdonare dagli altri (e certamente ognuno di noi ce l’ha!) e comportiamoci di conseguenza.

Non presentiamoci all’altare di Dio, all’altare di DIO, Dio, che è la mia gioia e il mio giubilo (Salmi 43:4) con la purezza formale delle nostre coscienze, ma umilamoci di fronte a Lui, riconciliandoci prima di tutto con il nostro fratello o con la nostra sorella.

E presentiamo a Lui, finalmente, l’offerta di tutti noi stessi.
Perchè il tempio di Dio siamo noi! Amen.

Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.

La lettura quotidiana della Bibbia

La lettura quotidiana della Bibbia

“La lettura quotidiana della Bibbia” è un articolo di Michael G. Brown scritto per “La fede riformata”.

La lettura quotidiana della Bibbia
La lettura quotidiana della Bibbia

Voglio incoraggiarvi a leggere la Bibbia ogni giorno dell’anno. Se sei un nuovo credente o un discepolo esperto, una delle migliori cose che puoi fare quest’anno è leggere la Parola di Dio ogni giorno. La Parola, i Sacramenti, e la preghiera sono le basi del discepolato cristiano, i mezzi che Dio ha provveduto per la nostra santificazione e il nostro progresso spirituale. Riceviamo questi nella chiesa locale nel giorno del Signore. Quando trascuriamo questi mezzi, inevitabilmente facciamo del male spirituale a noi stessi. La lettura quotidiana della Bibbia è un importante complemento a questi mezzi. Qui ci sono alcuni motivi:

I. La lettura quotidiana della Bibbia ci permette di comunicare con Dio

Sappiamo tutti che una buona relazione richiede una buona comunicazione. Quando la comunicazione è scarsa, la relazione si allontana, e può essere in pericolo. Lo stesso è vero nel nostro rapporto con Dio. Abbiamo bisogno di comunicare col nostro Padre nei cieli, e il nostro modo di farlo è attraverso la Parola, il Sacramento, e la preghiera: Egli ci parla nella Parola e nel Sacramento, e parliamo a Lui nella preghiera.

Il modo principale in cui Dio ci parla dalla sua Parola è attraverso la lettura pubblica e la predicazione della Bibbia nel servizio divino nel giorno del Signore (Rom 10.14-17; 16.25; Efe. 4.11-14; Col 4.16; 1 Tess. 5.27; 1 Tim. 4.13; 2 Tim. 4.1-5). Per gran parte della storia della Chiesa, questo era praticamente l’unico modo in cui un cristiano avrebbe ascoltato la Parola di Dio. Ma dalla Riforma protestante, la Bibbia è rapidamente diventata più accessibile. Oggi, ci sono una serie vertiginosa di opzioni disponibili per leggere e ascoltare ogni giorno la Scrittura ispirata da Dio. Dobbiamo approfittare di questo dono.

Mentre la lettura pubblica e la predicazione della Parola nella chiesa locale sarà sempre il modo principale di Dio di parlare con noi, non è l’unico modo. La lettura della Bibbia quotidianamente come individui e nelle famiglie è anche una parte importante della comunicazione di Dio con noi, e aiuta a nutrire la nostra relazione con lui.

II. La lettura quotidiana della Bibbia fornisce cibo per le nostre anime

Dopo la sua risurrezione, Gesù comandò a Pietro: “Pasci i miei agnelli…. Pasci le mie pecore” (Giovanni 21.15b, 17b). Al di là del nutrimento che il cibo fornisce al corpo e il piacere che porta all’anima, si trova un bisogno più profondo dell’uomo che viene ricevuto solo dal Pane di Vita, che è dato liberamente a noi ogni settimana nella Parola e nel Sacramento durante l’assemblea pubblica dei santi. Ogni Giorno del Signore, attraverso il ministero della Parola, Dio prepare una tavola per noi nel deserto e ci chiama ad una festa ricca di buon cibo e bevande per l’anima (Isa 55.1-3; Ger 3.15; 23.1-4; 31.10).

Però, durante la settimana, possiamo ricevere nutrimento spirituale con la lettura e la meditazione sulla Parola di Dio. Anche se non possiamo predicare a noi stessi in modo efficace o essere sostenuti alimentandoci da noi stessi mentre trascuriamo il pasto in famiglia di Domenica, tuttavia possiamo ancora trovare nutrimento per le nostre anime durante la settimana. In realtà, questa alimentazione durante la settimana nasce dalla festa del giorno del Signore e ne è una risposta.

O, per usare un’analogia diversa, pensiamo in questo modo: gli strumenti pubblici della grazia di domenica sono come un giardino curato da un giardiniere: c’è la potatura, il diserbo, la semina, il concimazione, ecc… La lettura quotidiana della Bibbia, tuttavia, è come il sistema di irrigazione che si accende ogni giorno per pochi minuti per aiutare a mantenere verde il giardino. Leggiamo la Bibbia e meditiamo su di esso giorno e notte perché vogliamo essere “come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo” (Sal 1.3).

III. La lettura quotidiana della Bibbia aiuta a santificare la casa

Nel vecchio patto, Dio comandò al suo popolo l’educazione dei loro figli nella Parola del Dio: “Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.” (Dt 6.6-9).

Dio richiede la stessa cosa dal suo popolo nel nuovo patto: “E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.” (Ef 6.4). La lettura quotidiana della Bibbia è una parte importante di questa istruzione. Attraverso l’apertura della Bibbia ogni giorno, i bambini – così come mariti, le mogli, e chiunque altro in casa – hanno la possibilità di ascoltare i comandi e le promesse di Dio, e imparare le sue vie. Essi potranno conoscere la sua santità, così come la sua grazia. Impareranno la storia della redenzione, e come si compia in Cristo. Dobbiamo ricordare che nessun altro libro o sotto forma di media è ispirata da Dio e contiene il potere di salvare.

2Tim 3.16-17 dice “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” Considerate il beneficio spirituale che leggere la Bibbia ogni giorno avrà su di voi e la vostra famiglia.

IV. La lettura quotidiana della Bibbia ci aiuta a prepararci a ben morire

Secondo uno studio, l’americano medio spende 40 minuti al giorno controllando un feed di Facebook. Altri studi mostrano che gli americani spendono più di cinque ore al giorno a guardare la televisione. Sui nostri letti di morte, potremmo rimpiangere la quantità di ore che abbiamo sprecato a guardare la TV o sui social media. Potremmo trovarci a desiderare di recuperare quel tempo.

Una cosa di cui non vi pentirete, tuttavia, è la quantità di tempo che avrete trascorso a leggere la Bibbia. Sul nostro letto di morte, ci prepareremo a incontrare il Signore in cui abbiamo fiducia e al quale abbiamo pregato. In realtà, quella preparazione inizia ora, non dopo. Nella lettura quotidiana della Bibbia, stiamo investendo tempo per conoscere meglio il Signore, alla cui presenza dimoreremo per sempre.

Quindi, in conclusione, incoraggio tutti noi a leggere la Bibbia ogni giorno dell’anno. Provate a entrare in una routine in cui si spende qualche minuto nella devozione. Ci vogliono meno di 15 minuti al giorno per leggerla integralmente in un anno. Ma se non ce la fate a fare tutto il percorso, o avete saltato un giorno o due (o tre o quattro!), non disperate. Iniziate di nuovo e continuate, ricordando che siamo salvati per grazia in Cristo solo. Non lasciate che la paura del fallimento blocchi il vostro cammino “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza” (2 Tm 1.7)

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

La Parola

17 Ora, mentre stava per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro; e inginocchiatosi davanti a lui, gli chiese: «Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

18 E Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 19 Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre”».

20 Ed egli, rispondendo, gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza».

21 Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi».

22 Ma egli, rattristatosi per quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni.

23 Allora Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!».

24 E i discepoli sbigottirono alle sue parole. Ma Gesù, prendendo di nuovo la parola, disse loro: «Figli, quanto è difficile, per coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio. 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

26 Ed essi, ancora più stupiti, dicevano fra di loro: «E chi dunque può essere salvato?». 27 Ma Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio, perché ogni cosa è possibile a Dio».

(Marco 10)

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore
Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore
Le parole

Ricchezze e stupore sono le parole protagoniste di questo brano del Vangelo di Marco proposto per l’ascolto, la lettura e la preghiera.

Le ricchezze sono inizialmente quelle del personaggio del “giovane ricco” che Marco ci presenta mentre intreccia un dialogo con il Cristo.

Gesù ascolta la sua iniziale professione di fede, la apprezza finchè, scrive l’evangelista, lo fissa nel volto e lo ama e, poichè lo ama, gli rivolge la richiesta definitiva, lo chiama alla conversione. Gli dice di vendere, ossia dare via tutto quello che materialmente possiede; gli dice di darlo via non a chiunque ma ai poveri; non per “buonismo” come farebbero molti di noi, ma perchè i poveri sono coloro che non hanno nulla di che ricambiare. I poveri sono quelli che se gli cedi una ricchezza la mettono subito a frutto, cosicchè se tu cedi loro tutto quel che possiedi, non hai alcuna speranza di riaverlo indietro. Non quel tipo di ricchezza almeno.

Non deve cedere la ricchezza ai poveri per “guadagnare punti paradiso” ma per non avere la possibilità di ripensarci subito dopo.
Il giovane questo lo capisce, e se ne va triste.
Probabilmente pensava che la sequela di Gesù fosse un qualcosa di più facile. Che la Croce di cui parlava Gesù fosse un qualcosa di simbolico.

E invece no! Le ricchezze vanno abbandonate del tutto.
La sequela è la certezza di avere una Croce, reale, che da quel momento è tua compagna di cammino, è qualcosa che devi imparare a portare, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo.

Egli se ne va, e i discepoli, a giudicare da quanto segue, sono tentati. Forse anche loro credevano così in cuor loro. Che alla fine il Maestro sarebbe stato riconosciuto, che quella sofferenza e quella passione di cui parlava loro era qualcosa, se non di simbolico, di temporaneo. Che  nulla poteva accadergli davvero di quegli scenari che evocava.

Ma Gesù ribadisce quanto ha appena detto al giovane ricco, ed i discepoli addirittura sbigottirono, furono ancora più stupiti fino al punto che misero in dubbio l’identità stessa di Gesù come Messia, come Salvatore.

E chi dunque può essere salvato?

E qui Marco di nuovo, come nel caso del giovane ricco poco prima, osserva un particolare, che Gesù fissò lo sguardo su di loro, e diede loro il messaggio di amore di Dio per loro.
Perchè è vero quanto dicono, gli uomini da soli non hanno alcuna speranza di salvezza. Ma Dio è con loro; anche se essi ancora non l’hanno capito, essi sono con il Dio con loro, essi sono con l’Emmanuele.

Perchè quello che è impossibile agli uomini da soli, senza Dio, è possibile a Dio, al Dio che è con loro, che li ama, che vuole che essi siano salvi.

Ogni cosa è possibile, se lasciamo che lo sguardo di Dio si posi su di noi; se siamo capaci di non distogliere il nostro sguardo per contemplare questa o quella ricchezza di questo mondo.

Amen, secondo la Tua volontà. 

Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il barattolo vuoto.
Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

“Anche voi non state a cercare che cosa mangerete e che cosa berrete, e non state in ansia! Perché è la gente del mondo che ricerca tutte queste cose; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in più”.

Luca 12:29-31

Il commento

Ci lasciamo facilmente assalire dalle ansie della vita. Nonostante abbiamo ancorato la nostra esistenza alla fede, il turbinio quotidiano ci pressa tutto intorno, avvolgendoci e spesso confondendoci. La nostra natura terrena, fatta di bisogni e desideri, ci conduce sovente lontano dallo spirituale, e come Marta ci affatichiamo invano. Accade allora che perdiamo il senso delle cose, preoccupandoci di ciò che dura poco a dispetto di quel che veramente può arricchire e migliorare la vita di ognuno. Purtroppo la vocazione ci impone di “sacrificare” sull’altare divino parte di noi, per essere strumenti e servi del Regno. Ma non tutto ciò che è posto sull’altare viene poi immolato. Basta pensare ad Isacco. Una storia circolante in rete può esserci di aiuto.

Un professore si presentò in classe con alcuni oggetti. Quando gli allievi tacquero prese un grande barattolo vuoto e lo iniziò a riempire di palline da golf. Chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era. Il professore allora prese della ghiaia e la rovesciò nel barattolo, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf. Chiese di nuovo agli studenti se fosse pieno e questi concordarono che lo era. Prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno. Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e i ragazzi risposero con un unanime “Si”. Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero. “Ora”, disse il professore non appena la risata si fu placata, “voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita. Le palle da golf sono le cose importanti: la fede in Dio, la famiglia, i figli, gli amici, la salute, le vostre passioni; le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le cose che hanno importanza come il lavoro, la casa… la sabbia è tutto il resto, le piccole cose. Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf. Lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per quelle che sono importanti per voi. Prestate attenzione alle cose indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e i genitori finché ci sono… Prendetevi cura prima delle palle da golf, le cose che contano davvero. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia. Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il vino. Il professore sorrise: ”Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di bicchieri di vino con un amico”.

Forse ora starai sorridendo. Spero ne tenga conto nei giorni a venire per non confondere più le priorità.

Memorie

Il fondatore della chiesa metodista, John Wesley, si spegneva il 2 marzo 1791. Singolare un suo sogno che ho scelto per ricordarlo.

Arrivato alle porte dell’inferno, chiesi: “Ci sono qui dei cattolici romani?” “Sì, molti”, fu la risposta. “Dei presbiteriani?”- “Sì, molti”. “Dei battisti?” – “Sì, molti”. – “Dei metodisti?” – “Si, molti”. Deluso, mi diressi verso le porte del Paradiso, dove chiesi: “Ci sono qui dei metodisti?” – “No”, la risposta secca. “Degli anglicani?” – “No”. – “Dei presbiteriani?” – “No”. – “Dei cattolici romani?” – “No”. Allora domandai sorpreso: “Chi abita in questi luoghi?” – “Qui non conosciamo alcuno dei nomi che ha menzionato. Siamo tutti dei cristiani, salvati per grazia, anime lavate nel sangue di Gesù, una moltitudine composta da tutte le nazioni e da tutte le lingue”.

Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Il barattolo vuoto. Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Devotional 09/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

26 febbraio     Numeri 12-14; Marco 5:21-43

27 febbraio     Numeri 15-16; Marco 6:1-29

28 febbraio     Numeri 17-19; Marco 6:30-56

01 marzo        Numeri 20-22; Marco 7:1-13

02 marzo        Numeri 23-25; Marco 7:14-37

03 marzo        Numeri 26-28; Marco 8

04 marzo        Numeri 29-31; Marco 9:1-29

 

Io sono tuo, salvami.

Io sono tuo, salvami.

La Parola

LAMED
89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli. 90 La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai stabilito la terra ed essa sussiste. 91 Il cielo e la terra sussistono fino al giorno d’oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. 92 Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. 93 Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. 94 Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. 95 Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. 96 Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite.

Io sono tuo, salvami.
Io sono tuo, salvami.

Il commento

Prego molto spesso con il numero 119 del libro dei Salmi. Tra i Salmi quello che trasuda amore, devozione, passione per la Parola di Dio.

In particolare con questa strofa, etichettata con il nome della lettera ebraica Lamed. La lettera che è in mezzo all’alfabeto, la lettera che è al centro della vita. La lettera che indica che un cuore (lev) è veramente sincero solo quando obbedisce alla Parola di Dio e non (ibal) fa quanto questa vieta di fare.

La lettera LAMED rappresenta l’insegnamento e l’intenzione.
La LAMED è una lettera grandiosa che si innalza sopra le altre dalla sua posizione in mezzo all’alfabeto. Per questo essa rappresenta il Re dei Re.

Da un lato della LAMED siede la KAF, che allude al KISSE’ HAKAVOD (il trono glorioso di Dio), dall’altro lato si trova invece la MEM, che allude all’attributo MALCHUT (regno di Dio). Queste tre lettere insieme formano la parola : MELECH (Re) (Otiot Rabbi Akiva).

Il nome LAMED, deriva da LAMAD, che significa sia insegnare che imparare. L’uomo ha il dovere di insegnare la Legge e la Volontà di Dio, ma non può farlo sino a quando non ha acquisito conoscenza. Per questo la l è la più alta lettera dell’alfabeto, suggerendo che il vero talento dell’uomo sta nella sua capacità di imparare ed insegnare.

La lettera LAMED indica direzione, moto a luogo, scopo. Il Talmud dice: uno che saluta un amico non dovrebbe dirgli “LECH BESHALOM” (vai in pace)”, ma “LECH LESHALOM” (vai verso la pace). Una persona di successo va avanti in direzione dei suoi scopi e delle sue intenzioni. (Berachot 64a).

La Torah inizia con la lettera BET e finisce con la lettera LAMED. Si può leggere LEV (cuore) o lBAL (non). Dio ha detto ad Israele: “Figlio mio, se sei guidato da questi due termini – cuore, che rappresenta la sincerità, e non, che rappresenta la coscienza di ciò che si deve evitare, allora hai ubbidito a tutta la Torah” (Otiot Rabbi Akiva).

(da “Alfabeto: prima l’alfabeto” di Gabriele Levy, Comunità ebraica di Casale Monferrato, 1996)

Si dice (l’episodio è ripreso nel film “Luther“) che, quando Lutero entrò in una delle sue crisi, chiedendo al direttore spirituale di indicargli un Dio che potesse amare, questo gli rispondesse di guardare al Cristo, al Crocifisso e di ripetere prostrato di fronte a questo, in forma di preghiera litanica, l’inizio del versetto 94:

Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami.”.

Che questa sia la nostra preghiera di tutta la vita. Che la nostra vita sia un continuo affidarci a Cristo ed a Lui solo. Che la nostra vita sia una continua adorazione, in parole, opere, fatti e senza omissione, dei suoi comandamenti e dei suoi precetti.

Amen.

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco! E salati con il sale…  E il sale è la Parola di Dio. Non fosse chiaro…

La Parola

Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.

43 Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo; è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

49 Poiché ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale. 50 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli darete sapore?

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

(Marco 9)

Salati con il fuoco!
Salati con il fuoco!

Il commento

Ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale.

La Parola di Dio è il sale della vita.
La Parola di Dio cambia il sapore della vita. Completamente.
Il sale della Parola di Dio si trasforma in un fuoco che ti divora da dentro, che ti spinge ad esaminarti, a cambiare, a convertirti di continuo.
Il sale della Parola di Dio ti fa pensare che è meglio metterti una pietra al collo, tagliarti una mano od un braccio, cavarti un occhio piuttosto che rimanere così come sei, e rischiare di perdere tutto per l’eternità.
Perchè è l’eternità quella che conta, solo l’eternità che siamo chiamati a trascorrere quando saremo di nuovo riuniti con Dio.

Certo, all’eternità ci arriviamo tramite il contingente, tramite i giorni di questa vita terrena, tramite il provvisorio di questo mondo. Ma è lì che puntiamo, all’eternità da trascorrere nella pace, nella gioia, senza lacrime, assieme al Nostro Signore. E allora sentiamo vere le parole di Gesù nel Vangelo. Che ti serve avere tutto, avere ogni cosa in questo mondo, se poi perdi la tua anima?

È lì che puntiamo… a salvarci l’anima tramite l’obbedienza piena alla Parola di Dio… o no?

Esaminiamoci. Se la Parola di Dio che ascoltiamo oggi, è sempre quella, se la ascoltiamo o peggio la annunciamo con distrazione, se la condiamo con i soliti discorsi, se cerchiamo le solite scuse per pararci dalle nostre mancanze, o nemmeno la ascoltiamo, nemmeno sentiamo in noi il desiderio di condividerla, se ripetiamo dal pulpito o dall’ambone sempre le stesse cose, se invece del fuoco la nostra anima prova solo un rassicurante tepore, se il sapore della nostra vita è quello di chi cucina senza sale, senza spezie, tutto uguale…

Beh, forse, allora, stiamo sbagliando qualcosa. Forse è meglio che iniziamo a cercare una cesoia. Forse è tempo di potare qualcosa via dalla nostra esistenza. Perchè siamo sciapi.

Gli sciapi, i tiepidi, quelli che si credono già purificati, corrono grande rischio. Potiamo via qualcosa, perchè la nostra fede ricresca, si rinvigorisca. Compriamo delle spezie, del sale, ascoltando la Parola di Dio. Perchè Egli è qui. E bussa alla nostra porta.

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi:

queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.
15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3:14-22)

Chi ha orecchi,

ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

 

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

La Parola

22 Poi venne a Betsaida; e gli portarono un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli sputato sugli occhi e impostegli le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. 24 E quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi». 25 Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente. 26 E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

(Marco 8)

Guardare in alto. Primo e secondo tempo
Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Il commento

La guarigione del cielo di Betsaida, raccontata in Marco 8:22-26, mi ha personalmente sempre colpito per il suo svolgersi “in due tempi”, se così si può dire.

Nel primo tempo, Gesù gli prende le mani (e il cieco si fida, si lascia guidare, non era così facile o scontato a pensarci), lo conduce fuori dal villaggio, gli sputa sugli occhi e gli impone le mani.

La prima chiamata di Dio spesso accade in questo modo. L’uomo è reso cieco dal suo peccato e dal suo orgoglio, Dio lo invita alla fede, gli dice “fidati”, “seguimi”, “porgimi le tue mani”. Lo chiama poi ad uscire da sè, dai suoi luoghi di tutti i giorni, dalle sue credenze, dalle sue convinzioni; convinzioni che nemmeno sono sue spesso. Sono imposte dall’ambiente, suggerite dal desiderio del “quieto vivere”.

Pensateci:

Gesù non avrebbe potuto guarirlo e basta?
E non avrebbe potuto guarirlo nel suo villaggio?
Così oltretutto tutti avrebbero più facilmente visto, e magari si sarebbero convertiti?
Noi probabilmente avremmo fatto così.

Uscito che il cieco è dal villaggio, Gesù gli sputa sugli occhi.
Altro gesto simbolico. È come “peggiorare” la sua cecità! Già non ci vede, Gesù aggiunge il suo sputo. Ma significa, è come dire all’uomo: tu devi essere completamente cieco alle lusinghe ed al “credo” di questo mondo. Tu devi avere in te la mia vita! Tu devi ascoltare la mia voce, che esce dalla mia bocca, come questo sputo.
E gli impose le mani, il gesto della donazione dello Spirito, il gesto che indica la potenza di Dio che esce da Questo ed è capace di cambiare l’uomo.

Alla fine del “primo tempo”. della prima parte del processo di conversione, l’uomo inizia a vedere, vede degli uomini che camminano, vede che sono in piedi, gli sembrano alberi.
Ma ancora non vede chiaramente.
Il Signore però vede la sua disponibilità a cambiare, vede la sua disponibilità alla fede, e passa al secondo momento.

Il secondo momento è quello del completamento della sua conversione, della fede piena, della fede ritrovata, del “nascere di nuovo”.

Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Gesù gli pone di nuovo le mani sugli occhi, e lo invita a guardare in alto, a guardare il mondo, direbbe Paolo, tenendo gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della nostra fede (cfr. Ebrei 12:2).

…ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Convertiti che siamo al Cristo, rivestiti di Lui, per il dono della fede, per il dono dello Spirito, allora vediamo tutti chiaramente. Vediamo chi è per Lui, con Lui, in Lui e chi no. Cerchiamo la compagnia dei primi e rigettiamo quella dei secondi, che chiamiamo a conversione ma che, se rifiutano, lasciamo alla responsabilità delle loro scelte.

Perciò…

Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

Gesù lo rimandò a casa sua, che era la casa del Padre comune, perchè chi si converte al Figlio, diventa figlio nel Figlio, può dire Padre Nostro. Resta nella famiglia umana, resta nel mondo, ma non appartiene più ad esso. Appartiene a Dio.

Perciò Egli manda il cieco a casa sua, ma gli dice “non entrare nel villaggio”. Non entrarci perchè in realtà non è più tuo, e tu non sei più parte della città degli uomini, ma sei parte della città di Dio.

E non drlo ad alcuno, perchè tutti sanno che eri cieco, tutti ora vedono che hai recuperato la vista, tutti sanno che questo è avvenuto perchè hai aderito al dono della fede, ed hai scelto di vedere non più semplicemente con i tuoi occhi, ma con i tuoi occhi che Io ti ho fatto aprire davvero.

Chi, nonostante abbia visto quanto avvenuto, abbia visto il Cristo, abbia avuto il dono delle Scritture, conosca la Rivelazione, continua a guardare la realtà con gli occhi del suo piccolo villaggio, negli spazi ristretti del suo cuore, con quelle fessure che chiama occhi, che guardano senza vedere, costui, o costei, è il vero cieco.

Fai come me. Non continuare a parlare per ogni dove, ad annunciare a chi rifiuta con ostinazione la Rivelazione. Scuoti i tuoi sandali, scuoti i tuoi calzari, getta via la polvere, e và altrove ad annunciare il Regno di Dio. Và altrove ad insegnare a guardare la realtà ed il mondo con i miei occhi, con la vista dell’Eterno.

Il primo tempo è Adamo, sono Adamo ed Eva, rivestiti di tuniche di pelle dall’Eterno (cfr. Genesi 3:22), perchè nonostante il peccato possano camminare per il mondo, cerchino di vederlo con gli occhi dell’Eterno, ora che conoscono il bene ed il male.

Il secondo tempo è il Cristo, è l’uomo nuovo, è l’uomo rivestito non più di semplici tuniche di pelle, ma chiamato a rivestirsi di Dio stesso, della Sua Parola.

La Creazione, poi la Nuova Creazione.
Nascere. poi nascere di nuovo.

Non ci sarà un terzo tempo. Ci sarà il tempo del giudizio.
Ma quello è fuori dai nostri confini spazio temporali, è fuori dal tempo che conosciamo o crediamo di conoscere. Non ne sappiamo, e nessuno ne può sapere, nè il giorno, nè l’ora. Ma sappiamo che ci sarà.

Che il Signore ci trovi con gli occhi bene aperti, bene aperti sulla Sua Parola, rivolti verso l’alto, rivolti verso di Lui, rivolti verso il Cristo.

Non perdiamo tempo a guardare verso il basso, non ci perdiamo nelle meschinità umane, non facciamo come quel popolo dalla dura cervice che, dice il profeta, chiamato a guardare in alto, non sa sollevare lo sguardo (cfr. Osea 11:7)!

Non ci interessino le lusinghe del mondo, perchè non gli apparteniamo; non ci perdiamo nelle beghe del villaggio degli uomini vecchi, perchè siamo divenuti uomini nuovi, abbiamo ricevuto con lo Spirito il dono di una vista nuova.

Guardiamo in alto! E seguiamolo.

Amen. 

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

La Parola

11 Sopraggiunsero i farisei e cominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo per metterlo alla prova.

12 Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

13 Quindi lasciatili, salì di nuovo in barca e passò all’altra riva.

(Marco 8)

Non sarà dato alcun segno a questa generazione
Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Il commento

Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

Egli lo dice gemendo nello Spirito, soffrendo per la durezza di cuore e l’incomprensione degli uomini. Quale altro segno se non sè stesso? Quale altro segno se non la Parola dell’Eterno? Quale altro segno se non i doni dello Spirito?

Quale altro segno vorremmo se Tutto è compiuto?

Commenta il padre della Chiesa, Ilario di Poitiers, nel De Trinitate (12, 52-53):

Padre Santo, Dio onnipotente… quando alzo verso il tuo cielo la debole luce dei miei occhi, posso forse dubitare che questo sia il tuo cielo? Quando contemplo la corsa delle stelle, il loro ritorno nel ciclo dell’anno, quando vedo le Pleiadi, l’Orsa Minore e la Stella del mattino e considero come ognuna brilla al posto che le è stato assegnato, capisco, o Dio, che sei lì, in questi astri che non capisco. Quando vedo «i potenti flutti del mare» (Sal 93,4), pur non afferrando l’origine di queste acque, nemmeno che cosa metta in movimento il loro flusso e riflusso regolare, credo tuttavia che ci sia una causa – certo impenetrabile per me – di queste realtà che ignoro, e anche lì percepisco la tua presenza.

Se rivolgo il mio spirito verso la terra che, per il dinamismo di forze nascoste, decompone tutti i semi che ha accolti nel suo seno, e lentamente li fa germogliare e li moltiplica, poi dà loro di crescere, non trovo in questo nulla che io possa capire con la mia intelligenza; ma questa ignoranza mi aiuta a discernere te, poiché, anche se non conosco la natura messa al mio servizio, tuttavia ti incontro per il fatto stesso che essa c’è, per mio uso.

Se mi rivolgo verso di me, l’esperienza mi dice che non conosco me stesso e ammiro te, tanto più che io sono per me uno sconosciuto. Infatti, anche se non posso capirli, faccio l’esperienza dei movimenti del mio spirito che giudica, delle sue operazioni, della sua vita e devo questa esperienza a te che mi hai fatto partecipare a questa natura sensibile che fa la mia gioia, anche se la sua origine è oltre le possibilità della mia intelligenza.

Non conosco me stesso, ma in me trovo te, e trovandoti, ti adoro.

Smettiamola di chiedere segni al Signore. Il Signore si è incarnato, si è fatto uomo, è morto e risorto per noi, e noi sappiamo che di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il Suo Regno non avrà fine. Facciamo sì, fratelli e sorelle, che Egli non sia su una riva, e noi rimaniamo sull’altra.

Cerchiamo il Signore, mentre si fa trovare… Cerchiamo il Signore che è vicino… Operiamo per il Regno, che è qui, è in mezzo a noi.

E quando siamo nelle difficoltà preghiamolo come Ilario:

Signore, non conosco me stesso,
ma in me trovo te,
e trovandoti, ti adoro
.

Amen.