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Io sono tuo, salvami.

Io sono tuo, salvami.

La Parola

LAMED
89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli. 90 La tua fedeltà dura d’età in età; tu hai stabilito la terra ed essa sussiste. 91 Il cielo e la terra sussistono fino al giorno d’oggi, perché ogni cosa è al tuo servizio. 92 Se la tua legge non fosse stata il mio diletto, sarei già perito nella mia afflizione. 93 Non dimenticherò mai i tuoi comandamenti, perché per mezzo di essi tu mi hai dato la vita. 94 Io sono tuo; salvami, perché ho ricercato i tuoi comandamenti. 95 Gli empi mi insidiano per farmi perire, ma io riguarderò ai tuoi precetti. 96 Ho visto il limite di ogni cosa perfetta, ma il tuo comandamento non ha alcun limite.

Io sono tuo, salvami.
Io sono tuo, salvami.

Il commento

Prego molto spesso con il numero 119 del libro dei Salmi. Tra i Salmi quello che trasuda amore, devozione, passione per la Parola di Dio.

In particolare con questa strofa, etichettata con il nome della lettera ebraica Lamed. La lettera che è in mezzo all’alfabeto, la lettera che è al centro della vita. La lettera che indica che un cuore (lev) è veramente sincero solo quando obbedisce alla Parola di Dio e non (ibal) fa quanto questa vieta di fare.

La lettera LAMED rappresenta l’insegnamento e l’intenzione.
La LAMED è una lettera grandiosa che si innalza sopra le altre dalla sua posizione in mezzo all’alfabeto. Per questo essa rappresenta il Re dei Re.

Da un lato della LAMED siede la KAF, che allude al KISSE’ HAKAVOD (il trono glorioso di Dio), dall’altro lato si trova invece la MEM, che allude all’attributo MALCHUT (regno di Dio). Queste tre lettere insieme formano la parola : MELECH (Re) (Otiot Rabbi Akiva).

Il nome LAMED, deriva da LAMAD, che significa sia insegnare che imparare. L’uomo ha il dovere di insegnare la Legge e la Volontà di Dio, ma non può farlo sino a quando non ha acquisito conoscenza. Per questo la l è la più alta lettera dell’alfabeto, suggerendo che il vero talento dell’uomo sta nella sua capacità di imparare ed insegnare.

La lettera LAMED indica direzione, moto a luogo, scopo. Il Talmud dice: uno che saluta un amico non dovrebbe dirgli “LECH BESHALOM” (vai in pace)”, ma “LECH LESHALOM” (vai verso la pace). Una persona di successo va avanti in direzione dei suoi scopi e delle sue intenzioni. (Berachot 64a).

La Torah inizia con la lettera BET e finisce con la lettera LAMED. Si può leggere LEV (cuore) o lBAL (non). Dio ha detto ad Israele: “Figlio mio, se sei guidato da questi due termini – cuore, che rappresenta la sincerità, e non, che rappresenta la coscienza di ciò che si deve evitare, allora hai ubbidito a tutta la Torah” (Otiot Rabbi Akiva).

(da “Alfabeto: prima l’alfabeto” di Gabriele Levy, Comunità ebraica di Casale Monferrato, 1996)

Si dice (l’episodio è ripreso nel film “Luther“) che, quando Lutero entrò in una delle sue crisi, chiedendo al direttore spirituale di indicargli un Dio che potesse amare, questo gli rispondesse di guardare al Cristo, al Crocifisso e di ripetere prostrato di fronte a questo, in forma di preghiera litanica, l’inizio del versetto 94:

Io sono tuo, salvami. Io sono tuo, salvami.”.

Che questa sia la nostra preghiera di tutta la vita. Che la nostra vita sia un continuo affidarci a Cristo ed a Lui solo. Che la nostra vita sia una continua adorazione, in parole, opere, fatti e senza omissione, dei suoi comandamenti e dei suoi precetti.

Amen.

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco!

Salati con il fuoco! E salati con il sale…  E il sale è la Parola di Dio. Non fosse chiaro…

La Parola

Chiunque scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata intorno al collo una pietra da mulino e che fosse gettato in mare.

43 Ora, se la tua mano ti è occasione di peccato, tagliala; è meglio per te entrare monco nella vita, che avere due mani e andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 44 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

45 E se il tuo piede ti è occasione di peccato, taglialo; è meglio per te entrare zoppo nella vita, che avere due piedi ed essere gettato nella Geenna, nel fuoco inestinguibile, 46 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

47 E se l’occhio tuo ti è occasione di peccato, cavalo; è meglio per te entrare con un occhio solo nella vita, che averne due ed essere gettato nella Geenna del fuoco, 48 dove il loro verme non muore e il fuoco non si spegne.

49 Poiché ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale. 50 Il sale è buono, ma se il sale diviene insipido, con che cosa gli darete sapore?

Abbiate del sale in voi stessi e state in pace gli uni con gli altri.

(Marco 9)

Salati con il fuoco!
Salati con il fuoco!

Il commento

Ognuno deve essere salato col fuoco, e ogni sacrificio deve essere salato col sale.

La Parola di Dio è il sale della vita.
La Parola di Dio cambia il sapore della vita. Completamente.
Il sale della Parola di Dio si trasforma in un fuoco che ti divora da dentro, che ti spinge ad esaminarti, a cambiare, a convertirti di continuo.
Il sale della Parola di Dio ti fa pensare che è meglio metterti una pietra al collo, tagliarti una mano od un braccio, cavarti un occhio piuttosto che rimanere così come sei, e rischiare di perdere tutto per l’eternità.
Perchè è l’eternità quella che conta, solo l’eternità che siamo chiamati a trascorrere quando saremo di nuovo riuniti con Dio.

Certo, all’eternità ci arriviamo tramite il contingente, tramite i giorni di questa vita terrena, tramite il provvisorio di questo mondo. Ma è lì che puntiamo, all’eternità da trascorrere nella pace, nella gioia, senza lacrime, assieme al Nostro Signore. E allora sentiamo vere le parole di Gesù nel Vangelo. Che ti serve avere tutto, avere ogni cosa in questo mondo, se poi perdi la tua anima?

È lì che puntiamo… a salvarci l’anima tramite l’obbedienza piena alla Parola di Dio… o no?

Esaminiamoci. Se la Parola di Dio che ascoltiamo oggi, è sempre quella, se la ascoltiamo o peggio la annunciamo con distrazione, se la condiamo con i soliti discorsi, se cerchiamo le solite scuse per pararci dalle nostre mancanze, o nemmeno la ascoltiamo, nemmeno sentiamo in noi il desiderio di condividerla, se ripetiamo dal pulpito o dall’ambone sempre le stesse cose, se invece del fuoco la nostra anima prova solo un rassicurante tepore, se il sapore della nostra vita è quello di chi cucina senza sale, senza spezie, tutto uguale…

Beh, forse, allora, stiamo sbagliando qualcosa. Forse è meglio che iniziamo a cercare una cesoia. Forse è tempo di potare qualcosa via dalla nostra esistenza. Perchè siamo sciapi.

Gli sciapi, i tiepidi, quelli che si credono già purificati, corrono grande rischio. Potiamo via qualcosa, perchè la nostra fede ricresca, si rinvigorisca. Compriamo delle spezie, del sale, ascoltando la Parola di Dio. Perchè Egli è qui. E bussa alla nostra porta.

14 «E all’angelo della chiesa in Laodicea scrivi:

queste cose dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio.
15 Io conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! 16 Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca.
17 Poiché tu dici: “Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla”; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.
18 Ti consiglio di comperare da me dell’oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda.
19 Io riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti.

20 Ecco, io sto alla porta e busso; se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me.
21 A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch’io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono.

22 Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese».

(Apocalisse 3:14-22)

Chi ha orecchi,

ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese.

 

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

La Parola

22 Poi venne a Betsaida; e gli portarono un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli sputato sugli occhi e impostegli le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. 24 E quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi». 25 Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente. 26 E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

(Marco 8)

Guardare in alto. Primo e secondo tempo
Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Il commento

La guarigione del cielo di Betsaida, raccontata in Marco 8:22-26, mi ha personalmente sempre colpito per il suo svolgersi “in due tempi”, se così si può dire.

Nel primo tempo, Gesù gli prende le mani (e il cieco si fida, si lascia guidare, non era così facile o scontato a pensarci), lo conduce fuori dal villaggio, gli sputa sugli occhi e gli impone le mani.

La prima chiamata di Dio spesso accade in questo modo. L’uomo è reso cieco dal suo peccato e dal suo orgoglio, Dio lo invita alla fede, gli dice “fidati”, “seguimi”, “porgimi le tue mani”. Lo chiama poi ad uscire da sè, dai suoi luoghi di tutti i giorni, dalle sue credenze, dalle sue convinzioni; convinzioni che nemmeno sono sue spesso. Sono imposte dall’ambiente, suggerite dal desiderio del “quieto vivere”.

Pensateci:

Gesù non avrebbe potuto guarirlo e basta?
E non avrebbe potuto guarirlo nel suo villaggio?
Così oltretutto tutti avrebbero più facilmente visto, e magari si sarebbero convertiti?
Noi probabilmente avremmo fatto così.

Uscito che il cieco è dal villaggio, Gesù gli sputa sugli occhi.
Altro gesto simbolico. È come “peggiorare” la sua cecità! Già non ci vede, Gesù aggiunge il suo sputo. Ma significa, è come dire all’uomo: tu devi essere completamente cieco alle lusinghe ed al “credo” di questo mondo. Tu devi avere in te la mia vita! Tu devi ascoltare la mia voce, che esce dalla mia bocca, come questo sputo.
E gli impose le mani, il gesto della donazione dello Spirito, il gesto che indica la potenza di Dio che esce da Questo ed è capace di cambiare l’uomo.

Alla fine del “primo tempo”. della prima parte del processo di conversione, l’uomo inizia a vedere, vede degli uomini che camminano, vede che sono in piedi, gli sembrano alberi.
Ma ancora non vede chiaramente.
Il Signore però vede la sua disponibilità a cambiare, vede la sua disponibilità alla fede, e passa al secondo momento.

Il secondo momento è quello del completamento della sua conversione, della fede piena, della fede ritrovata, del “nascere di nuovo”.

Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Gesù gli pone di nuovo le mani sugli occhi, e lo invita a guardare in alto, a guardare il mondo, direbbe Paolo, tenendo gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della nostra fede (cfr. Ebrei 12:2).

…ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Convertiti che siamo al Cristo, rivestiti di Lui, per il dono della fede, per il dono dello Spirito, allora vediamo tutti chiaramente. Vediamo chi è per Lui, con Lui, in Lui e chi no. Cerchiamo la compagnia dei primi e rigettiamo quella dei secondi, che chiamiamo a conversione ma che, se rifiutano, lasciamo alla responsabilità delle loro scelte.

Perciò…

Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

Gesù lo rimandò a casa sua, che era la casa del Padre comune, perchè chi si converte al Figlio, diventa figlio nel Figlio, può dire Padre Nostro. Resta nella famiglia umana, resta nel mondo, ma non appartiene più ad esso. Appartiene a Dio.

Perciò Egli manda il cieco a casa sua, ma gli dice “non entrare nel villaggio”. Non entrarci perchè in realtà non è più tuo, e tu non sei più parte della città degli uomini, ma sei parte della città di Dio.

E non drlo ad alcuno, perchè tutti sanno che eri cieco, tutti ora vedono che hai recuperato la vista, tutti sanno che questo è avvenuto perchè hai aderito al dono della fede, ed hai scelto di vedere non più semplicemente con i tuoi occhi, ma con i tuoi occhi che Io ti ho fatto aprire davvero.

Chi, nonostante abbia visto quanto avvenuto, abbia visto il Cristo, abbia avuto il dono delle Scritture, conosca la Rivelazione, continua a guardare la realtà con gli occhi del suo piccolo villaggio, negli spazi ristretti del suo cuore, con quelle fessure che chiama occhi, che guardano senza vedere, costui, o costei, è il vero cieco.

Fai come me. Non continuare a parlare per ogni dove, ad annunciare a chi rifiuta con ostinazione la Rivelazione. Scuoti i tuoi sandali, scuoti i tuoi calzari, getta via la polvere, e và altrove ad annunciare il Regno di Dio. Và altrove ad insegnare a guardare la realtà ed il mondo con i miei occhi, con la vista dell’Eterno.

Il primo tempo è Adamo, sono Adamo ed Eva, rivestiti di tuniche di pelle dall’Eterno (cfr. Genesi 3:22), perchè nonostante il peccato possano camminare per il mondo, cerchino di vederlo con gli occhi dell’Eterno, ora che conoscono il bene ed il male.

Il secondo tempo è il Cristo, è l’uomo nuovo, è l’uomo rivestito non più di semplici tuniche di pelle, ma chiamato a rivestirsi di Dio stesso, della Sua Parola.

La Creazione, poi la Nuova Creazione.
Nascere. poi nascere di nuovo.

Non ci sarà un terzo tempo. Ci sarà il tempo del giudizio.
Ma quello è fuori dai nostri confini spazio temporali, è fuori dal tempo che conosciamo o crediamo di conoscere. Non ne sappiamo, e nessuno ne può sapere, nè il giorno, nè l’ora. Ma sappiamo che ci sarà.

Che il Signore ci trovi con gli occhi bene aperti, bene aperti sulla Sua Parola, rivolti verso l’alto, rivolti verso di Lui, rivolti verso il Cristo.

Non perdiamo tempo a guardare verso il basso, non ci perdiamo nelle meschinità umane, non facciamo come quel popolo dalla dura cervice che, dice il profeta, chiamato a guardare in alto, non sa sollevare lo sguardo (cfr. Osea 11:7)!

Non ci interessino le lusinghe del mondo, perchè non gli apparteniamo; non ci perdiamo nelle beghe del villaggio degli uomini vecchi, perchè siamo divenuti uomini nuovi, abbiamo ricevuto con lo Spirito il dono di una vista nuova.

Guardiamo in alto! E seguiamolo.

Amen. 

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Non sarà dato alcun segno a questa generazione

La Parola

11 Sopraggiunsero i farisei e cominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo per metterlo alla prova.

12 Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

13 Quindi lasciatili, salì di nuovo in barca e passò all’altra riva.

(Marco 8)

Non sarà dato alcun segno a questa generazione
Non sarà dato alcun segno a questa generazione

Il commento

Ma egli, gemendo nel suo spirito, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico che non sarà dato alcun segno a questa generazione».

Egli lo dice gemendo nello Spirito, soffrendo per la durezza di cuore e l’incomprensione degli uomini. Quale altro segno se non sè stesso? Quale altro segno se non la Parola dell’Eterno? Quale altro segno se non i doni dello Spirito?

Quale altro segno vorremmo se Tutto è compiuto?

Commenta il padre della Chiesa, Ilario di Poitiers, nel De Trinitate (12, 52-53):

Padre Santo, Dio onnipotente… quando alzo verso il tuo cielo la debole luce dei miei occhi, posso forse dubitare che questo sia il tuo cielo? Quando contemplo la corsa delle stelle, il loro ritorno nel ciclo dell’anno, quando vedo le Pleiadi, l’Orsa Minore e la Stella del mattino e considero come ognuna brilla al posto che le è stato assegnato, capisco, o Dio, che sei lì, in questi astri che non capisco. Quando vedo «i potenti flutti del mare» (Sal 93,4), pur non afferrando l’origine di queste acque, nemmeno che cosa metta in movimento il loro flusso e riflusso regolare, credo tuttavia che ci sia una causa – certo impenetrabile per me – di queste realtà che ignoro, e anche lì percepisco la tua presenza.

Se rivolgo il mio spirito verso la terra che, per il dinamismo di forze nascoste, decompone tutti i semi che ha accolti nel suo seno, e lentamente li fa germogliare e li moltiplica, poi dà loro di crescere, non trovo in questo nulla che io possa capire con la mia intelligenza; ma questa ignoranza mi aiuta a discernere te, poiché, anche se non conosco la natura messa al mio servizio, tuttavia ti incontro per il fatto stesso che essa c’è, per mio uso.

Se mi rivolgo verso di me, l’esperienza mi dice che non conosco me stesso e ammiro te, tanto più che io sono per me uno sconosciuto. Infatti, anche se non posso capirli, faccio l’esperienza dei movimenti del mio spirito che giudica, delle sue operazioni, della sua vita e devo questa esperienza a te che mi hai fatto partecipare a questa natura sensibile che fa la mia gioia, anche se la sua origine è oltre le possibilità della mia intelligenza.

Non conosco me stesso, ma in me trovo te, e trovandoti, ti adoro.

Smettiamola di chiedere segni al Signore. Il Signore si è incarnato, si è fatto uomo, è morto e risorto per noi, e noi sappiamo che di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, e il Suo Regno non avrà fine. Facciamo sì, fratelli e sorelle, che Egli non sia su una riva, e noi rimaniamo sull’altra.

Cerchiamo il Signore, mentre si fa trovare… Cerchiamo il Signore che è vicino… Operiamo per il Regno, che è qui, è in mezzo a noi.

E quando siamo nelle difficoltà preghiamolo come Ilario:

Signore, non conosco me stesso,
ma in me trovo te,
e trovandoti, ti adoro
.

Amen.

Guai a me se non predico l’Evangelo

Guai a me se non predico l’Evangelo

La Parola

14 Così pure il Signore ha ordinato che coloro che annunziano l’evangelo, vivano dell’evangelo.

15 Ma io non ho fatto alcun uso di queste cose né ve ne scrivo, affinché si faccia così con me, perché è meglio per me morire, piuttosto che qualcuno renda vano il mio vanto. 16 Infatti, se io predico l’evangelo, non ho nulla da gloriarmi, poiché è una necessità che mi è imposta; e guai a me se non predico l’evangelo! 17 Se perciò lo faccio volontariamente, ne ho ricompensa; ma se lo faccio contro voglia, rimane sempre un incarico che mi è stato affidato. 18 Qual è dunque il mio premio? Questo: che predicando l’evangelo, io posso offrire l’evangelo di Cristo gratuitamente, per non abusare del mio diritto nell’evangelo. 19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero. 20 Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni. 23 Or io faccio questo per l’evangelo, affinché ne sia partecipe anch’io. 24 Non sapete voi che quelli che corrono nello stadio, corrono bensì tutti, ma uno solo ne conquista il premio? Correte in modo da conquistarlo. 25 Ora, chiunque compete nelle gare si auto-controlla in ogni cosa; e quei tali fanno ciò per ricevere una corona corruttibile, ma noi dobbiamo farlo per riceverne una incorruttibile. 26 Io dunque corro, ma non in modo incerto; così combatto, ma non come battendo l’aria; 27 anzi disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato.

(1 Corinti 9)

Guai a me se non predico l'Evangelo
Guai a me se non predico l’Evangelo

Il commento

Guai a te se non predichi l’Evangelo. Mi sono svegliato a quest’ora di notte, sono passate da poco le due, con questo ritornello paolino in testa, con questo brano della Parola di Dio, proclamato domenica in tante chiese cristiane in festa.

Non so se ero nel dormiveglia, non so se dormivo… Per noi umani c’è differenza, ma per Dio no. Dio parla, ha parlato e parlerà infinite volte nei sogni, nei modo più disparati. Fosse sogno o no, io ero disperatamente sveglio nel mio sogno, e predicavo, ero stato invitato a predicare, e predicavo su questo testo di Paolo. E predicavo che solo Dio era Via, Verità e Vita, che tutti i santi e le sante di Dio, di tutte le generazioni umane, di qualsiasi confessione cristiana, avevano ben chiaro questo in mente.

Che tutte le promesse, eterne, di Dio che oggi leggiamo nell’Antico Testamento, sono valide, perchè sono eterne. Perchè tutti i comandi di Dio erano e sono santi. Che tutto, ogni Parola è in piedi e non è decaduta. Che Gesù ha detto, neppure uno iota della Parola del Padre, dei profeti, dei salmi, perirà. Perchè è eterna. Io sono venuto in mezzo ad voi ad incarnarla, non ad offrirvene un’altra.

Tutte le promesse di Dio sono state portate a compimento in Cristo Gesù. Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, è l’Amen del Padre. E’ la parola fine alla rivelazione, perchè ne è stato l’inizio. Egli è l’Alfa e l’Omega, egli era il Verbo che era con Dio, che era Dio a creare il mondo. Egli è, Egli sarà Dio, giusto giudice, che viene a giudicare i vivi ed i morti. Egli è il Re dei re, il re il cui regno non avrà fine.

Ogni volta che recitiamo il Padre Nostro, come Gesù ci ha insegnato, noi non preghiamo solo il Padre, ma riconosciamo che la Sua Eterna Parola si è compiuta nel Figlio, e lo facciamo nella riconoscenza della signoria dello Spirito, che soffia la vita e la sapienza su di noi, perchè non ci perdiamo ancora, non ci smarriamo ancora, non perdiamo di vista che c’è un solo vero Dio, una sola Verità, una sola Parola.

Consideriamo come spazzatura, come sterco, ogni sapienza, filosofia, ideologia umana. Ogni teologia anche, perchè alla fine Dio è più grande, più vero, più tutto di ogni teologia. Più tutto, si, perchè nulla di umano più comprenderlo, nessuna sintesi teologica può sperare di esaurirne il mistero.

Sprechiamo il nostro tempo a discutere di Dio e delle nostre sottigliezze umane. Invece di sforzarci di obbedire senza distinguere, senza spezzettare, con tutto il nostro essere alla Sua Parola, ai suoi comandi. Anche quelli che non capiamo. Abramo credette contro ogni speranza, e questo gli fu accreditato come giustizia. Abramo, un perfetto idiota per gli uomini. Uno che lascia tutto quanto di umana ricchezza aveva per andare dietro ad una promessa. Di discendenza grande come le stelle del cielo, lui sposato ad una vecchia sterile. Non credo che noi lo avremmo valutato diversamente da come fecero quelli del suo tempo. Da come i parenti terreni di Gesù valutavano Gesù. Pensasse piuttosto a guarire tutti, a fare del bene a tutti, a compiere miracoli, invece che prendere e ripartire, che chiedere la fede in Lui come nel Padre, che pretendere la conversione, o la guarigione fisica non serve a niente. Perchè non ci glorifica, non glorifica noi, non glorifica la sua famiglia umana, prima di tutti, invece che correre dietro a non si sa chi. La sua famiglia umana, la sua famiglia religiosa, la sua confessione cristiana, la sua famiglia piccola, miserabile, mafiosa, alla fine miscredente che Tutto è possibile a Dio.

Tu Luca, ti perdi dietro a domande come perchè ti porti appresso quella piccola stola da prete cattolico, concentrati sulla Parola, solo sulla Parola. Quel dettaglio lo capirai quando Mi sarai ricongiunto. Perchè hai fatto quella scelta è non quell’altra lo capirai allora. Perchè ti ho dato la compagnia di una moglie e di una figlia anche.

Confortati piuttosto che ogni mattina hai voglia di pregarmi, di rendermi lode con la Parola che ti ho rivelato. Confortati con la Parola dei miei salmi che tanto ami recitare. Confortati con le dichiarazioni di amore e di stima di tante persone che ti ho messo intorno. Ma confortati anche del disprezzo di alcuno, della sufficienza di tanti che pensano che le mie parole sono superflue, che le mie parole le mettono all’ultimo posto delle loro priorità.

Confortati con la Croce, perchè la Croce è il conforto supremo, l’unico che io ho donato all’uomo, all’umanità tutta. La Croce, stoltezza per alcuni, pazzia per altri, ma lì c’è tutta la mia sapienza, lì c’è tutto il mio Spirito. Lì si rende lo Spirito, e si viene giudicati. Lì tutto e compiuto e tutto si compie. La Croce del mio Figlio prediletto.

Confortati con la Parola, con la Croce, anche con la Croce del tuo peccato, di quello che conosci e vedi, di quello di cui non riesci a liberarti, perchè ad ognuno io ho messo una spina nel fianco, perchè non si insuperbisca. E tu hai la tua, Luca. E a volte ti senti un miserabile, un povero, l’ultimo degli ultimi. Perchè lo sei, Luca. Di fronte a me, ogni uomo ed ogni donna lo è.

Ma io valuterò, alla fine dei tempi, l’amore per la Croce, lo sforzo per sorreggersi solo ad essa, e non alle certezze o alle ricchezze apparenti degli uomini. Valuterò l’amore per la mia Parola, la sapienza con cui avrete cercato di operare nel mondo. La mia sapienza, non le vostre sapienze umane, che sono stoltezza ai miei occhi.

Torna a dormire Luca, perchè gli occhi ti si chiudono. Perchè domani è già arrivato. Perchè hai dei doveri da compiere verso tua figlia, tua moglie, il tuo lavoro. Ma il primo dovere che avrai quando si rischiarerà la notte, e si alzerà il sole, se io avrò deciso che questo avverrà anche per te, ancora un altro giorno, sarà di lodarmi con la mia Parola.

Io sono lì. Per te. Per tutti. Per sempre.

Amen. Alleluia!

Correzione per amore

Correzione per amore

La Parola

1 Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

3 Ora considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno. 4 Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, 5 e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: «Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce».

7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli.

9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità.

11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.

(Ebrei 12)

Correzione per amore - Ebrei 12:5-6
Correzione per amore

Un’altra parola scomoda, scomodissima, quella che oggi ci propone per l’ascolto, la lettura, la preghiera la lettera agli Ebrei. Una parola che ci rimprovera perchè non abbiamo resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, e perchè sfuggiamo, quando non disprezziamo addirittura, la correzione del Signore.

Perchè disprezziamo la correzione? Perchè siamo condizionati dal nostro orgoglio, dalle nostre stolide pretese di autosufficienza, ed alla fine dalla poca fede nel potere salvifico del Cristo, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.

Del Cristo noi preferiamo vedere solo la fine della storia. Egli posto a sedere alla destra del trono di Dio, mentre non consideriamo che dobbiamo tenere fissa, alta di fronte ai nostri occhi, anche la sua fatica dell’annuncio, il suo essere disprezzato dagli uomini, il suo essere crocifisso per compiere la Parola del Padre.

Questo è il vero problema. Per cui, in ordine, prima rigettiamo la Croce, preferiamo dipingerci un Cristo fasullo, tutto bontà e dolcezza, che non chiederà certo a noi di condividerne le sofferenze!

Poi lo releghiamo nell’ora al giorno, chi lo fa, della nostra preghiera, o della nostra meditazione biblica, se non soltanto a quella della partecipazione al culto domenicale.

Infine smettiamo di annunciare del tutto la Sua Parola, anche nella nostra comunità familiare, di lavoro, ed in tutti i luoghi del niostro quotidiano.

Eppure Egli è chiarissmo.

23 Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua.
24 Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per me, la salverà. 25 Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?
26 Chi si vergognerà di me e delle mie parole, di lui si vergognerà il Figlio dell’uomo, quando verrà nella gloria sua e del Padre e degli angeli santi.
27 In verità vi dico: vi sono alcuni qui presenti, che non morranno prima di aver visto il regno di Dio».

(Luca 9)

Guardiamo, oggi alla nostra fede. Quanto la testimoniamo? Quanto siamo coraggiosi nella nostra testimonianza? Mettiamo avanti il nostro quieto vivere, il nostro bisogno di essere accettati da questa società sempre più pagana e scristianizzata, o è chiaro a chi ci vede vivere ed agire che l’esempio del Cristo, Croce compresa, Croce ben in alto, è quello che guida la nostra vita?

Accettiamo la correzione di Dio a riguardo? Chiediamo ogni giorno perdono per la nostra infedeltà o la nostra poca fede?

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

L’indemoniato, che siamo e sono molti

L’indemoniato, che siamo e sono molti

La Parola

1 Così giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gadareni.

2 E, come Gesù scese dalla barca, subito gli venne incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva la sua dimora fra i sepolcri, e nessuno riusciva a tenerlo legato neanche con catene. 4 Infatti più volte era stato legato con ceppi e con catene; ma egli aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi; e nessuno era riuscito a domarlo. 5 Continuamente, notte e giorno, fra i sepolcri e su per i monti, andava gridando e picchiandosi con pietre.

6 Ora, quando vide Gesù da lontano, egli accorse e gli si prostrò davanti, 7 e dando un gran grido, disse: «Che c’è fra me e te, Gesù Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi!». 8 Perché egli gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!». 9 Poi Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». E quello rispose, dicendo: «Io mi chiamo Legione, perché siamo molti». 10 E lo supplicava con insistenza perché non li mandasse fuori da quella regione.

11 Or vi era là, sul pendio del monte, un grande branco di porci che pascolava. 12 Allora tutti i demoni lo pregarono, dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 E Gesù prontamente lo permise loro; allora gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci e il branco si precipitò giù per il dirupo nel mare, erano circa duemila, e affogarono nel mare. 14 Allora quelli che custodivano i porci fuggirono e diffusero la notizia in città e per le campagne; e la gente venne a vedere ciò che era accaduto.

15 Giunti che furono da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. 16 E quelli che avevano visto l’accaduto, raccontarono loro ciò che era successo all’indemoniato e il fatto dei porci.

17 Allora essi cominciarono a pregarlo che se ne andasse dal loro territorio.

18 Mentre egli saliva sulla barca, colui che era stato indemoniato lo pregava di poter rimanere con lui; 19 ma Gesù non glielo permise; gli disse invece: «Va’ a casa tua dai tuoi e racconta loro quali grandi cose il Signore ti ha fatto e come ha avuto pietà di te». 20 Egli se ne andò e cominciò a predicare per la Decapoli tutto quanto Gesù gli aveva fatto; tutti restavano meravigliati.

(Marco 5)

L'indemoniato, che siamo e sono molti - Marco 5:19
L’indemoniato, che siamo e sono molti

Il commento

La prima parte del capitolo 5 dell’Evangelo secondo Marco, ci racconta la vicenda dell’indemoniato gadareno, che poi si rivela, nel corso della narrazione, infestato in realtà da molti demoni, da una “legione” di questi.

L’indemoniato vive tra i sepolcri; sembra vivo ma è come se fosse morto. Non è capace di relazionarsi con gli altri. È depresso, si percuote con le pietre, si fa del male da solo.

Pensiamoci, la nostra realtà è piena di questi indemoniati, persone che hanno posto il loro centro fuori di loro, chi nella sua aspirazione al successo lavorativo, chi nel disperato bisogno di apparire, chi per far apparire “normale” una vita che non lo è affatto.

Persone che, scriveva un esegeta, “confondono depressione con umiltà, poco consapevoli della propria concreta situazione, preferiscono farsi travolgere dai sensi di colpa piuttosto che guardare oggettivamente i propri pregi e difetti”.

Gesù inizia a scacciare il demone da quell’uomo, e quello si rivela per ciò che è, in realtà, più demoni, tanti demoni, una legione di demoni. Al Cristo interessa salvare l’uomo, quindi consente ai demoni di invadere un branco di porci che era nei paraggi e questo finisce affogato nel mare.

Messaggi chiari, come sempre dalla Parola di Dio.

La salvezza dell’uomo è il primo interesse di Dio. I beni della creazione, di cui l’uomo in Genesi venne nominato amministratore, vengono dopo. L’anima di un uomo vale più della vita di duemila maiali.

Non tutti lo capiscono, non lo capiscono quelli che pregano Gesù di andarsene, perchè ha toccato le loro comodità, quelli che credono i loro beni, il loro quieto vivere, quelli che grufolano come maiali nei mille trogoli di questo mondo, anzichè lottare per la propria purificazione. 

L’uomo per liberarsi dai suoi demoni deve liberarsi dagli attaccamenti per le cose e le realtà di questo mondo. Deve ricentrare la sua vita in Cristo, in Dio.

E, fatto questo, non crogiolarsi sugli allori, ma andare a sua volta a predicare, ad annunciare il Vangelo della salvezza ai propri fratelli e sorelle.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù.

Amen, amen.

La Giornata della Memoria, in una preghiera

La Giornata della Memoria, in una preghiera

מודה אני לפניך מלך חי וקיים שהחזרת בי נשמתי בחמלה, רבה אמונתך.

Modeh ani lifanekha melekh hai v’kayam shehehezarta bi nishmahti b’hemla, raba emunatekha.

“Ti rendo grazie, o Re Vivente ed Eterno, per avermi restituito l’anima con compassione; abbondante è la Tua fedeltà!”

(Preghiera del risveglio)

Questa preghiera ebraica, antichissima, che ogni creatura umana è chiamata a recitare al risveglio, forse è l’unico vero ‘antidoto’ al ripetersi di eventi come la Shoah.

Il ricordo che la vita non è nostra, non è un nostro possesso, è solo un qualcosa per cui dobbiamo ringraziare un Altro da noi.

Ogni respiro, ogni anelito di vita dipende da Lui. Tutto ciò che di buono compiamo o possiamo compiere possiamo farlo solo per la sua grazia. Tutto ciò che compiamo di cattivo o di malvagio è solo sintomo del nostro da Lui allontanarci, per dare il primato ad altro, o ad altri.

Non bastano le foto, le storie, i libri, i racconti, la cultura; l’accumulare semi (questa per me è la cultura) non basta.
Ho conosciuto persone con montagne di semi accumulati.
Semi ben riposti nel punto più nascosto dei granai della loro vita. Semi sterili, semi secchi, semi inutili alla fine, perchè dimenticati, o piantati nel momento e nel luogo meno opportuni.

Per usare la lingua tedesca, non basta la kultur, occorre essere capaci di bildung, di formare, di costruire, di educare, di tirare fuori questi semi e di farli crescere nella vita delle persone, ogni giorno.

Tutte queste giornate speciali somigliano sempre più a dei compleanni in cui ti regalano un bel mazzo di fiori recisi; sgargianti, colorati, ti fanno pensare ad altro, ti profumano la vita per un giorno o due, a volte anche per una settimana.
Della vita morta colorata per l’occasione, ma che alla fine inevitabilmente si rivela per quello che è nell’odore rancido dell’acqua in cui hai posto quel mazzo, nel decomporsi dei gambi e dei petali.

Occorre essere capaci di bildung, di costruire, di formare; e per costruire occorre per prima cosa sapere su che cosa, meglio , su chi ci si fonda.

Chi si fonda, ed aiuta gli altri a fondarsi sul Re Vivente ed Eterno, ha almeno la speranza, un giorno, di imparare a poterlo fare, come meglio gli sarà possibile, quanto e come gli consentirà il suo peccato.

Chi si fonda su altro, potrà ammantarlo di bei colori, di bei profumi, di belle sensazioni, che dureranno quello che durano tutte le cose che l’uomo costruisce per se stesso.
Lo spazio di un mattino e di una sera, poi subito sfioriscono e muoiono.

Perchè l’uomo può solo commiserarsi.
Solo l’Eterno, benedetto Egli sia, è capace di vera compassione.
E solo chi fida solo nell’Eterno può sperare di non offenderlo di nuovo. E compiere gesti di bildung, di costruzione dell’uomo nuovo. consapevole che  questa ha bisogno di lui, ma da lui alla fine non dipende.

Ti rendo grazie o Eterno per avermi restituito l'anima
Ti rendo grazie o Eterno per avermi restituito l’anima

Uno accanto all’altro, il Nome di Dio

Uno accanto all’altro, il Nome di Dio

Quando ero un ragazzino il signor maestro stava insegnandomi a leggere.

Una volta mi mostrò nel libro delle preghiere due minuscole lettere, simili a due puntini quadrati. E mi disse: Vedi, Uri, queste due lettere, una accanto all’altra? E’ il monogramma del nome di Dio; e, ovunque, scorgi insieme questi due puntini, devi pronunciare il nome di Dio, anche se non è scritto per intero.

Continuammo a leggere con il maestro, finché non trovammo, alla fine di una frase, i due punti. Erano ugualmente due punti quadrati, solo non uno accanto all’altro, ma uno sotto l’altro. Pensai che si trattasse del monogramma di Dio, perciò pronunciai il suo nome.

Il maestro mi disse però: No, no, Uri. Quel segno non indica il nome di Dio. Solo là dove i puntini sono a fianco l’uno dell’altro, dove uno vede nell’altro un compagno a lui uguale, solo là c’è il nome di Dio.

Ma dove i puntini sono uno sotto e l’altro sopra il primo, là non c’è il nome di Dio.

da un Midrash

Solo là dove i puntini sono a fianco l’uno dell’altro, dove uno vede nell’altro un compagno a lui uguale, solo là c’è il nome di Dio.

Ed ora che aspetti? Riflettendo su Paolo.

Ed ora che aspetti? Riflettendo su Paolo.

La Parola

3 «In verità io sono un Giudeo, nato in Tarso di Cilicia e allevato in questa città ai piedi di Gamaliele, educato nella rigorosa osservanza della legge dei padri, pieno di zelo di Dio, come oggi lo siete voi tutti; 4 io ho perseguitato fino alla morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne, 5 come mi sono testimoni il sommo sacerdote e tutto il sinedrio degli anziani, dai quali avendo anche ricevuto lettere per i fratelli, mi recavo a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che erano là, perché fossero puniti.

6 Or avvenne che, mentre io ero in cammino e mi avvicinavo a Damasco, intorno a mezzogiorno, all’improvviso una gran luce dal cielo mi folgorò d’intorno. 7 Ed io caddi a terra e udii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. 8 Io risposi: “Chi sei, Signore?”. Egli mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perseguiti”.

9 Or quelli che erano con me videro sì la luce e furono spaventati, ma non udirono la voce di colui che mi parlava.

10 Io dissi: “Signore, che devo fare?”. Il Signore mi disse: “Alzati e va’ a Damasco, là ti sarà annunziato tutto quello che ti è ordinato di fare”.

11 Ora, siccome io non vedevo nulla per lo splendore di quella luce, fui condotto per mano da quelli che erano con me; e così entrai a Damasco. 12 Or un certo Anania, uomo pio secondo la legge, di cui tutti i Giudei che abitavano a Damasco rendevano buona testimonianza, 13 venne da me e, standomi vicino, mi disse: “Fratello Saulo, ricupera la vista”. In quell’istante io ricuperai la vista e lo guardai.

14 Poi aggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha preordinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e a udire una voce dalla sua bocca. 15 Perché tu gli devi essere testimone presso tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. 16 Ed ora che aspetti? Alzati e sii battezzato e lavato dai tuoi peccati, invocando il nome del Signore”.

(Atti 22)

Atti 22:16

Il commento

In questa giornata, 25 gennaio, che, tradizionalmente, è scelta dalle chiese che la celebrano liturgicamente come data di chiusura della “settimana di preghiera per l’unità”, molte chiese cristiane ricordano la conversione di Saulo, che da accanito persecutore dei cristiani si trasforma nel più infaticabile e rigoroso degli apostoli, nel più fedele annunciatore del Cristo Vivente.

Del Cristo Vivente, sottolineo, perchè al di là di quello che dicono tanti che trovano ‘scomode’, molto ‘scomode’ le sue parole, Paolo è tale. La Parola di Cristo annunciata da Paolo è viva, vivente, vitale!

È un personaggio controverso, ‘scomodo’ dicevo Paolo perchè ha tutto per dare fastidio a tutti. Agli ebrei ed ai discendenti del giudaismo dà fastido (perchè era ebreo, giudeo come loro, aveva studiato nelle migliori sinagoghe, aveva perseguitato il Cristo ed i suoi seguaci), dà fastidio al resto del popolo, perchè aveva una eloquenza pari a nessuno, usciva vittorioso dalle discussioni nelle piazze, nei fori, nelle agorà, sapeva scrivere come pochi, parlare con comunità di ogni origine e con ogni tipo di problematica, le sue lettere sono tuttora un modello di esposizione, di uso delle arti del parlare e dello scrivere che aveva ed ha pochi uguali.

Qualcuno chiamò Paolo, ed a ragione, il quinto evangelista, perchè i suoi scritti segnarono la fede cristiana come l’unico Vangelo quadriforme.

Il Cristo di Paolo è un Cristo puro, essenziale, distillato, di cui nessun credente può non sapere o fare a meno. Le parole di Paolo sono spesso come le parole di Gesù. Non puoi fare finta di niente, non puoi barcamenarti tra questa e quella posizione, come piaceva fare agli intellettuali romani, ateniesi ed ancora ai sapientoni, ai sedicenti “cristiani adulti”, o maturi (in realtà semplicemente infedeli o pavidi!) dei nostri giorni.

Devi prendere posizione: si, si, no, no.

Perciò Paolo è tanto inviso a chi pensa che ci si possa costruire una fede, secondo la teologia che più ci piace. Perchè Paolo è limpido, cristallino. Il peccato è peccato. Punto. La carne è carne. Punto. Lo spirito è spirito.

Perciò nelle opere, nelle lettere di Paolo, troviamo spesso elenchi di cosa è secondo la Parola di Dio e cosa non lo è. Di cosa è carità e cosa non lo è. Di quali sono i doni dello spirito e quali non lo sono.

Per tutti questi motivi, carissimi a tutta la Riforma, almeno in chi ne è stato alle origini (giacchè oggi tra i riformati troviamo molti critici, scettici, se non addirittura palesementi contrati agli insegnamenti di Paolo) personalmente amo Paolo come un testimone fedelissimo, il testimone più verace del Signore Gesù; e sempre personalmente “vomito dalla mia bocca”, e se serve dalla mia vita, chi si rivela a Paolo, e di conseguenza a Cristo, dichiaratamente ostile.

Quando sono stato consacrato al ministero, non è stato certo per caso che proprio da Paolo io abbia preso la frase che mi ha guidato nella preghiera di quel tempo forte di grazia.

7 Che cosa infatti ti rende diverso? Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto? E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?

(1 Corinti 4)

Come Paolo, mi sono sempre sforzato di annunciare solo e soltanto quando avevo ricevuto da Dio. Come Paolo ho sempre ritenuto mio preciso dovere non fare sconti a nessuno, a partire da me stesso, su quello che ascoltavo da Dio; se necessario pagando io, di persona, senza tenere rancori, senza cercare vendette o soddisfazioni personali, ma sempre cercando il modo più efficace di annunciare Lui, di annunciare il Cristo, di annunciare la purezza, non certo mia, ma della fede, in tutti i contesti in cui mi sono trovato (e mi troverò…) di volta in volta ad operare.

E tu, ora che aspetti?