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Scendere dal monte – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Scendere dal monte

Come questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bene che stiamo qui; facciamo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.  Luca 9:33

Pietro, Giovanni è Giacomo vissero sul monte Tabor un’esperienza unica nel suo genere. Furono spettatori di una manifestazione della divinità di Gesù tale da indurre il più audace dei tre a fare una proposta, ritenuta “indecente” dallo stesso evangelista.

Eppure quante volte desideriamo che la presenza del Cristo ci trasporti e ci lasci con Lui su un alto monte, lontano dal quotidiano e da tutto quello che lo correda.

Desideriamo così una chiesa tranquilla, ospitale e rispettosa, al cui interno tutti trovano la loro dimensione comunitaria nella gioia e nella serenità, lontani dalle critiche e dal giudizio; dove fare il pastore è piacevole e pieno di soddisfazioni; non ci sono problemi da dirimere, questioni da affrontare e cause da perorare; dove l’armonia regna al punto che qualche volta ci si annoia; dove l’unica preoccupazione è recuperare i perduti, condurre anime a Cristo e pregare per chi soffre.

In una simile realtà però non serve un ministro e il Maestro ci ha mandato come pecora in mezzo ai lupi e a chi voleva restare sul Monte ha detto di scendere. Sarà dura, ma ce la possiamo fare.

 

Tutti erano in torto

Un’antica parabola  espressa in versi dal poeta americano John Godfrey Saxe narra di sei uomini dell’Indostan, molto portati all’apprendimento, che andarono a vedere un elefante (sebbene fossero tutti ciechi), affinché ognuno tramite l’osservazione potesse soddisfare il suo pensiero.

Ognuno dei sei uomini tocca una parte diversa dell’elefante e poi descrive agli altri ciò che ha scoperto. Uno trovò la zampa dell’elefante e la descrisse essere tonda e ruvida come un albero. Un altro prese la zanna e disse che l’elefante era come una lancia. Il terzo afferrò la coda insistendo nel dire che l’elefante è come una fune. Il quarto trovò la proboscide e affermò che l’elefante è come un grosso serpente.

Ognuno descriveva qualcosa di vero; e poiché la verità di ciascuno derivava da un’esperienza personale, ognuno continuava ad affermare che sapeva quello che sapeva. La poesia si conclude con queste parole:

E così questi uomini dell’Indostan

Disputarono forte e a lungo,

Ognuno rimanendo della sua idea

Non disposti a venirsi incontro

Sebbene ognuno avesse in parte ragione,

Tutti erano in torto!

Scendere dal monte - Devotional
Scendere dal monte – Devotional

Lettura della Bibbia

07 agosto        Proverbi 4-5; 1 Pietro 1-2

08 agosto        Proverbi 6-7; 1 Pietro 3-4

09 agosto        Proverbi 8-9; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

10 agosto        Proverbi 10-11; 2 Pietro 2-3

11 agosto        Proverbi 12-13; 1 Giovanni 1-2

12 agosto        Proverbi 14-15; 1 Giovanni 3-4

13 agosto        Proverbi 16-17; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce – la preghiera

Preghiamo Dio nostro Padre nel nome del Cristo, che sul santo monte rivelò ai discepoli la sua divinità. Diciamo con fede:
Nella tua luce, Signore, vediamo la luce.

O Padre, che sul Tabor hai indicato nel Cristo tuo Figlio il nostro maestro e redentore,
 fa’ che ascoltiamo con fede la sua parola.

O Dio, che sazi i tuoi eletti dell’abbondanza della tua casa e li disseti al torrente delle tue delizie,
 donaci di trovare nel Cristo la fonte dell’acqua zampillante per la vita eterna.

Nel volto di Cristo hai fatto risplendere la luce della tua gloria,
 suscita in noi lo spirito di contemplazione,

Nel tuo Figlio fatto uomo hai rivelato il tuo disegno universale di salvezza,
 illumina tutti gli uomini con la luce del vangelo.

Nel tuo immenso amore hai voluto che ci chiamiamo e siamo realmente tuoi figli,
 quando Cristo apparirà, fa’ che siamo trasfigurati a immagine della sua gloria.

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce
Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce

Nella Tua luce, Signore, vediamo la Luce – la Parola

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l’hanno accolta.
(Giovanni 1:4-5)

Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
(Giovanni 1:9-10)

«Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
(Giovanni 8:12)

«Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce».
Gesù disse queste cose, poi se ne andò e si nascose da loro.
(Giovanni 12:35-36)

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 
Ed egli rispose:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.
La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 

Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.

Chi ha orecchi, intenda!». 

(Matteo 13:36-43)

Pregando sul Vangelo del giorno

La liturgia della Parola di questi giorni insiste sul tema della zizzania e della sua sorte dopo la mietitura. Gettata nella fornace ardente e completamente ridotta in cenere.

Insiste sul dire che chi ha orecchi è chiamato ad intendere che altrettanto accadrà a chi fomenta scandali ed opera l’iniquità. Essi subiranno la stessa sorte, saranno gettati nella fornace ardente e ridotti in cenere.

Non è una novità questo nella Scrittura. Antico Testamento e Salmi sono pieni di simili ammonimenti. Ed abbiamo letto proprio ieri della sorte dell’idolo, del vitello d’oro, che si era costruito Israele, ridotto in polvere anche esso. Polvere che il popolo di Israele viene costretto a bere, per rendersi conto del nulla a cui pensava di affidare la sua vita.

Tutto è nulla rispetto alla Parola di Dio! Chi pensa diversamente si illude soltanto.

La promessa ai giusti

Ma occorre non fissarsi troppo con la zizzania, con i frutti del Maligno, e concentrarsi invece sul proprio cercare di essere ritrovati tra i giusti, secondo la Sua Volontà.

…i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro…

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento;
coloro che avranno indotto molti alla giustizia
risplenderanno come le stelle per sempre. 

(Daniele 12:3)

Fissiamoci piuttosto che con il timore del fuoco, con quello del Dio vivente, e sforziamoci di obbedire alla Parola di Dio in ogni Suo detto o mandamento.

Non concentriamo troppo la nostra attenzione sulla punizione degli israeliti che hanno deviato dal retto cammino, ma centriamo piuttosto la nostra attenzione sulla figura dell’obbedienza e dell’umiliazione di Mosè.

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse:
«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
(Esodo 34:8-9)

Non lo leggiamo oggi, ma l’Eterno, Benedetto Egli sia, risponde a Mosè con una promessa.

Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te.
(Esodo 34:10)

Questa promessa si è compiuta per noi, in Cristo Gesù, nel quale tutte le promesse di Dio si sono mutate in Si, in un Amen.

Abbandoniamoci alla fede allora, gettiamoci tra le braccia di Dio, lasciamo fiduciosi che i suoi mietitori ci raccolgano. E, se Egli vorrà, saremo frumento macinato per fare del buon pane…

Amen. Alleluia!

Chiesa di San Benedetto a Montemonaco
Chiesa di San Benedetto a Montemonaco

Chiamati al servizio in favore dei santi

Preghiera dell’Ufficio Notturno per don Angelo De Donatis e don Gabriele Faraghini.

Chiamati al servizio in favore dei santi

Fratelli, riguardo a questo servizio in favore dei santi, è superfluo che ve ne scriva. Conosco infatti bene la vostra buona volontà, e ne faccio vanto con i Macèdoni dicendo che l’Acaia è pronta fin dallo scorso anno e già molti sono stati stimolati dal vostro zelo. I fratelli poi li ho mandati perché il nostro vanto per voi su questo punto non abbia a dimostrarsi vano, ma siate realmente pronti, come vi dicevo, perché non avvenga che, venendo con me alcuni Macèdoni, vi trovino impreparati e noi dobbiamo arrossire, per non dire anche voi, di questa nostra fiducia.

Ho quindi ritenuto necessario invitare i fratelli a recarsi da voi prima di me, per organizzare la vostra offerta già promessa, perché essa sia pronta come una vera offerta e non come una spilorceria.

Chiamati a seminare com larghezza

Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene, come sta scritto:

ha largheggiato, ha dato ai poveri;
la sua giustizia dura in eterno (Sal 111, 9).

Colui che somministra il seme al seminatore e il pane per il nutrimento, somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia.

Sarete ricchi per ogni generosità

Così sarete ricchi per ogni generosità, la quale poi farà salire a Dio l’inno di ringraziamento per mezzo nostro. Perché l’adempimento di questo servizio sacro non provvede soltanto alle necessità dei santi, ma ha anche maggior valore per i molti ringraziamenti a Dio.

A causa della bella prova di questo servizio essi ringrazieranno Dio per la vostra obbedienza e accettazione del vangelo di Cristo, e per la generosità della vostra comunione con loro e con tutti; e pregando per voi manifesteranno il loro affetto a causa della straordinaria grazia di Dio effusa sopra di voi.

Grazie a Dio per questo suo ineffabile dono!

(Seconda lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti, 9:1-15)

Chiamati al servizio - 16 maggio 1992
Chiamati al servizio – 16 maggio 1992

Chi crede non tace – Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Chi crede non tace

«Voi chi dite che io sia». Luca 9:18

A Cesarea di Filippo, Gesù ha uno dei suoi colloqui con il gruppo dei discepoli.

Dopo aver chiesto in merito alle voci che circolavano sulla sua persona, chiede loro di esprimere quanto pensavano e/o credevano. L’azione del “dire” si rivela fondamentale: è punto centrale tra il “pensare” e il “credere”.

Siamo di fronte al non ancora pronunciato “Mi sarete testimoni”. Chi ha creduto non può restare in silenzio, innanzitutto di fronte al Maestro.

La nostra sequela di Lui non può lasciarsi condizionare dalle opinioni altrui sul Suo conto.

Siamo sollecitati a dire la nostra e a far sentire la nostra voce. La tempestività di Pietro nella risposta “Il Cristo di Dio” va oltre le affermazioni ascoltate.

Per afferrare chi sia il Maestro è necessario essere con Lui, così come per conoscere una persona occorre frequentarla. Il sentito dire non è sufficiente.

Nel momento in cui si è maturato la consapevolezza di chi Egli è per noi, il pensiero e i sentimenti devono trovare espressione orale, proprio come tra la testa e il cuore c’è la bocca.

Chi ha conosciuto, chi ha sperimentato non potrà restare in silenzio.

 

Le parole

Le parole non sono altro che la continuazione dei nostri pensieri che, a loro volta, suscitano altre riflessioni, associazioni di idee ed emozioni, in base alla percezione che se ne ha. Con le parole si può consolare o far soffrire, si può illudere o disilludere, si può incoraggiare o anche prendere a schiaffi. Comprendere di possedere una tale potenzialità e forza comporta il rischio di inorgoglirsi.

Scrive l’apostolo: «Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna» (Giacomo 3:6). Egli parla di iniquità per intendere che in essa si può rinchiudere tutta la cattiveria immaginabile. Basti riflettere che Gesù è stato condannato a morte perché accusato ingiustamente di aver bestemmiato il nome di Dio. Egli è finito sulla croce perché una folla ha pronunciato un nome, Barabba. È stato crocifisso perché un uomo se ne “lavò le mani”. Su quella croce utilizzò un’espressione che ha aperto i cieli per noi “Tutto è compiuto”.

 

Triste ricorrenza

Il 6 agosto del 1945 una bomba atomica statunitense piombava su Hiroshima: oltre duecentomila vittime e danni che durano fino a oggi. Mai più guerre e genocidi, distruzione e odio. Dio ci aiuti a costruire! Purtroppo c’è una “bomba atomica” che spande veleni nell’aria e nel sottosuolo nella cosiddetta Terra dei fuochi, l’odierna Hiroshima o Nagasaki. Un’altra potrebbe essere considerata quella del “terrorismo” che sta mietendo vittime ogni giorno a tutte le latitudini, privando molti della serenità di uscire di casa e recarsi in luoghi pubblici e affollati. Mentre ci chiediamo se c’è modo di fermare queste carneficine, la nostra anima si volge in preghiera a Colui che tutto può.

Chi crede non tace - Devotional
Chi crede non tace – Devotional

Lettura della Bibbia

31 luglio         Salmi 140-141; Ebrei 5-6

01 agosto        Salmi 142-143; Ebrei 7-8

02 agosto        Salmi 144-145; Ebrei 9-10

03 agosto        Salmi 146-147; Ebrei 11-12

04 agosto        Salmi 148-149; Ebrei 13; Giacomo 1

05 agosto        Salmi 150; Proverbi 1; Giacomo 2-3

06 agosto        Proverbi 2-3; Giacomo 4-5

Devotional – Gli alberi di Israele (di Elpidio Pezzella)

Allora tutti gli alberi dissero al pruno: “Vieni tu a regnare su di noi”. Il pruno rispose agli alberi: “Se è proprio in buona fede che volete ungermi re per regnare su di voi, venite a rifugiarvi sotto la mia ombra; se no, esca un fuoco dal pruno, e divori i cedri del Libano!”
Giudici 9:14-15

Devotional – Gli alberi di Israele


Nell’apologo di Ioatam il rovo è emblema di Abimelec, colui che si è levato per regnare sul popolo. Gedeone aveva avuto 70 figli, ma nessuno di questi alla sua morte era stato pronto a prendere le redini del popolo e condurlo come giudice. Fu allora Abimelec, figlio di una concubina sichemita,  lesto ad approfittare dello stallo e a chiedere aiuto ai suoi compaesani per ordire una congiura contro i legittimi eredi.

Nei panni dell’ulivo, del fico e della vite ci sono personaggi che non possiamo identificare, ma che ci parlano di coloro che, per ragioni varie, si trovano al bivio del comando, inteso come governo. Tutti però fuggono la responsabilità comunitaria e preferiscono continuare a vivere nel proprio egoismo, vestendolo di un servizio a favore di qualcuno.

La conseguenza è che un rovo (o un pruno) si eleverà e si imporrà recando sicuramente danni nell’immediato e nel futuro. Il regno di Abimelec non durerà a lungo, perché dopo appena tre anni passerà in disgrazia, non essendo gradito da chi lo aveva sostenuto. Il continuo della storia dice Abimelec distruggerà Sichem e dopo troverà la morte per mano di una donna.


Tenebre e alba


Il rabbino chiese un giorno ai suoi allievi: “Come possiamo determinare l’ora dell’alba, quando la notte finisce e il giorno inizia?”. Uno degli studenti suggerì: “Forse quando da lontano si riesce a distinguere fra un cane e una pecora?”. “No”, rispose il rabbino. “È forse quando si riesce a distinguere fra un fico e una vite?”, chiese un secondo studente. “No”, disse il rabbino. “Allora, per favore, ci dica la risposta”, chiesero gli studenti. “Va bene”, disse il maestro di saggezza. “È quando potete guardare il volto di un essere umano avendo in voi abbastanza luce per riconoscere che è vostro fratello e vostra sorella. Fino a quel momento è notte, e c’è ancora buio intorno a noi”. …
(tratto dal mio libro “Il vignaiolo e il fico“)
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Il 25 luglio 1983 spirava Roberto Bracco, il pastore  della Chiesa di Roma via Anacapri, uno tra i più validi ministri dell’evangelo in Italia.

Devotional - Gli alberi di Israele
Devotional – Gli alberi di Israele


 

Lettura della Bibbia


24 luglio         Salmi 126-127; 1Timoteo 5-6
25 luglio         Salmi 128-129; 2 Timoteo 1-2
26 luglio         Salmi 130-131; 2 Timoteo 3-4
27 luglio         Salmi 132-133; Tito 1-2
28 luglio         Salmi 134-135; Tito 3; Filemone 1
29 luglio         Salmi 136-137; Ebrei 1-2
30 luglio         Salmi 138-139; Ebrei 3-4

La Maddalena, “Ardeva del desiderio di Cristo” (Gregorio Magno)

La Maddalena

(Om. 25, 1-2. 4-5; PL 76, 1189-1193)
Ardeva del desiderio di Cristo

 

Maria Maddalena, venuta al sepolcro, e non trovandovi il corpo del Signore, pensò che fosse stato portato via e riferì la cosa ai discepoli. Essi vennero a vedere, e si persuasero che le cose stavano proprio come la donna aveva detto. Di loro si afferma subito: «I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a casa»; poi si soggiunge: «Maria invece stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva» (Gv 20, 10-11).

In questo fatto dobbiamo considerare quanta forza d’amore aveva invaso l’anima di questa donna, che non si staccava dal sepolcro del Signore, anche dopo che i discepoli se ne erano allontanati.

Cercava colui che non aveva trovato, piangeva in questa ricerca e, accesa di vivo amore per lui, ardeva di desiderio, pensando che fosse stato trafugato.

Accadde perciò che poté vederlo essa sola che era rimasta per cercarlo; perché la forza dell’opera buona sta nella perseveranza, come afferma la voce stessa della Verità: «Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 10, 22).

Cercò dunque una prima volta, ma non trovò, perseverò nel cercare, e le fu dato di trovare. Avvenne così che i desideri col protrarsi crescessero, e crescendo raggiungessero l’oggetto delle ricerche. I santi desideri crescono col protrarsi. Se invece nell’attesa si affievoliscono, è segno che non erano veri desideri.

La Maddalena, "Ardeva del desiderio di Cristo"
La Maddalena, “Ardeva del desiderio di Cristo”

Ha provato questo ardente amore chiunque è riuscito a giungere alla verità.

Così Davide che dice: «L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente, quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 41, 3). E la Chiesa dice ancora nel Cantico de Cantici: Io sono ferita d’amore (cfr. Ct 4, 9). E di nuovo dice: L’anima mia è venuta meno (cfr. Ct 5, 6).

«Donna perché piangi? Chi cerchi?» (Gv 20, 15). Le viene chiesta la causa del dolore, perché il desiderio cresca, e chiamando per nome colui che cerca, s’infiammi di più nell’amore di lui.
«Gesù le disse: Maria!» (Gv 20, 16). Dopo che l’ha chiamata con l’appellativo generico del sesso senza essere riconosciuto, la chiama per nome come se volesse dire: Riconosci colui dal quale sei riconosciuta. Io ti conosco non come si conosce una persona qualunque, ma in modo del tutto speciale.

Maria dunque, chiamata per nome, riconosce il Creatore e subito grida: «Rabbunì», cioè «Maestro»: era lui che ella cercava all’esterno, ed era ancora lui che la guidava interiormente nella ricerca.

(Ufficio delle Letture del giorno 22 luglio)

ORAZIONE

O Dio, onnipotente ed eterno, il cui Figlio ha voluto affidare a Maria Maddalena il primo annunzio della gioia pasquale, fa’ che per il suo esempio e la sua intercessione proclamiamo al mondo il Signore risorto, per contemplarlo accanto a te nella gloria. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.

Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Devotional – Dio non si sbaglia
Settimana dal 17 al 23 luglio

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il Signore. «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

Isaia 55:8-9

Forse non ci piacerà, ma dobbiamo riconoscere che la maggior parte di noi si scoraggia immediatamente quando i progetti non sono soddisfatti e le preghiere paiono non trovare esaudimento. Altre volte lo scoraggiamento cala su noi quando delle nuvole oscure planano sopra di noi come nella malattia o nei periodi di problemi di difficile soluzione, soprattutto quando ciò accade senza preavviso alcuno.  Ecco allora che iniziamo a gemere e a lamentarci, identificando il colpevole nel Signore.

Se così fosse, dobbiamo imparare anche a riconoscere che Egli ha i suoi fini quando permette che determinate situazioni ci colgano. Egli è più saggio di noi, ci ama e vuole il nostro bene. Nel momento che ci volgiamo a Lui con fiducia lamenti e scoraggiamento spariscono.

Dio ci ama come ama il Suo figliolo

Giovanni scrive che “Dio ci ama come ama il Suo figliolo” (17:23).

Non permetterà nulla che non sia per il nostro bene. Non ci chiederà mai di trasportare un carico che non saremo in grado di portare.

Egli ci libera e quando non lo fa, lasciandoci nella difficoltà, ci parla e semplicemente ci dice: “La mia grazia ti basta” oppure “non temere io sono con te”.

«Il Signore infatti non respinge per sempre; ma, se affligge, ha pure compassione, secondo la sua immensa bontà» (Lamentazioni 3:31-32).

 

La storia dell’orologio

Siamo tendenzialmente predisposti ad attribuire ad altri le nostre mancanze, in cerca di un colpevole sempre esterno. Un racconto rabbinico potrebbe aiutarci a non cercare colpevoli dei nostri mali, perché potremmo fare scoperte impreviste.

Un giorno, un uomo andò a trovare un rabbino: “Rabbi, mi hanno rubato l’orologio”. Il rabbino: “È semplice. Andrai alla sinagoga il giorno in cui si leggono i Dieci Comandamenti, e al momento in cui si arriverà a ‘Tu non ruberai’, guarderai ciascuno dei presenti negli occhi. Quello che arrossirà sarà sicuramente il ladro”. Il giorno indicato l’uomo si recò alla sinagoga; poi tornò dal rabbino per dirgli del ritrovamento dell’orologio. Il rabbi si rallegrò pensando che il suo consiglio era stato utile. Ma l’uomo gli disse: “Non è andato come avevi detto. Mentre si leggeva il comandamento precedente ‘Tu non commetterai adulterio’, mi sono ricordato che avevo lasciato l’orologio a casa della signora X …”.

Devotional - Dio non si sbaglia - Settimana dal 17 al 23 luglio
Devotional – Dio non si sbaglia – Settimana dal 17 al 23 luglio

Lettura della Bibbia

17 luglio         Salmi 108-110; Colossesi 3-4

18 luglio         Salmi 111-113; 1Tessalonicesi 1-2

19 luglio         Salmi 114-116; 1Tessalonicesi 3-4

20 luglio         Salmi 117-119; 1Tessalonicesi 5; 2Tessalonicesi 1

21 luglio         Salmi 120-121; 2Tessalonicesi 2-3

22 luglio         Salmi 122-123; 1Timoteo 1-2

23 luglio         Salmi 124-125; 1Timoteo 3-4

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

E non c’è nessun giorno e poi notte e poi di nuovo giorno per noi, se non lasciamo che la sola luce che ci illumini, nel breve momento della nostra vita sulla terra, in quello del buio della notte della morte terrena, nell’eternità, se non lasciamo che la sola luce che ci illumina sia la Parola Eterna di Dio!

Giorno del Signore è questo! - Icona del profeta Isaia
Giorno del Signore è questo! – Icona del profeta Isaia

LETTURE PER LA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura Is 55,10-11
La pioggia fa germogliare la terra.
Salmo (Sal 64)
Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
II Lettura Rm 8,18-23
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Vangelo Mt 13,1-23
Il seminatore uscì a seminare.

Il legame tra le letture proposte per l’ascolto in questa domenica del Tempo Ordinario è il concetto del germoglio, del germogliare, nella vita nuova che si rivela ai figli di Dio.

Il testo di Isaia, la lettura dall’Antico Testamento è chiarissimo a riguardo. Anche questo è un testo da conoscere a memoria, da ripetere, ripetere e ripetere, da mandare a fondo prima nel cervello e poi nel cuore.

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

La Parola che esce dalla bocca di Dio ha in sè tutto quanto serve alla Vita, non solo alla vita terrena, ma alla vita vera! Ha dentro di sè la possibilità di generare e di rigenerare. Come non lo sappiamo. Possiamo credere di saperlo… con le nostre scienze, con i nostri studi… Ma qualcosa comunque ci sfugge. Facciamo tutto come dovremmo, ma poi quel seme non genera, non nasce niente da quel seme. O la pioggia non scende, ed il seme si brucia. Ed invece di morire e rinascere, muore e si consuma come gettato nel fuoco.

E bene fa l’uomo, il salmista, a pregare. A pregare Dio che benedica i suoi germogli, che gli doni la pioggia ed il calore, che entrambi gli sono necessari… Perchè se la nostra vita fosse solo inverno, o soltanto estate, che vita sarebbe? Sarebbe morte in realtà.

Gesù nella parabola del seminatore riprende quanto detto in Isaia e lo amplia, ci fa capire che in Lui, in Gesù, venuto a seminare nelle nostre vite, venuto a portarci l’Acqua Viva, a spezzare il Pane Vivo del Suo Corpo, a versare il Vino nuovo del Suo Sangue (che pane e vino dipendono sempre dalla benevolenza di Dio prima di tutto, dalla pioggia e dal sole che hanno fatto crescere e maturare il grano e l’uva), tutto si compie. Che occorre lasciare che i semi del Vangelo che Egli getta senza posa e senza risparmio nella povera terra della nostra vita, crescano, maturino e, se questa è la Sua Volontà, muoiano anche, ciascuno al suo momento, che in realtà è il Suo.

La creazione geme, dice l’Apostolo Paolo, e noi gemiamo e speriamo con essa….

Noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Giorno del Signore! - Il seminatore, di Vincent Van Gogh
Giorno del Signore! – Il seminatore, di Vincent Van Gogh

La Verita su Dio e sull’uomo. Guarda il Crocifisso!

Nei Primi Vespri della XV Domenica del Tempo Ordinario, si prega con le parole della lettera di Paolo Apostolo ai Filippesi (2:6-11; Cristo Figlio di Dio).

Un testo che chi prega con la Liturgia delle Ore impara rapidamente a memoria…

Gesù Cristo, pur essendo di natura divina, *
    non considerò un tesoro geloso 
        la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
    assumendo la condizione di servo *
    e divenendo simile agli uomini; 

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
    facendosi obbediente fino alla morte *
    e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato *
    e gli ha dato il nome
        che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
    nei cieli, sulla terra *
    e sotto terra;

e ogni lingua proclami 
        che Gesù Cristo è il Signore, *
    a gloria di Dio Padre.

Un testo che si impara a memoria, ma quanto entra nella nostra fede?

Perchè, riconosciamolo, il testo ci dice che Gesù è Vero Dio e ci interroga. Vuoi vedere come ti ama Dio, e quindi come tu devi amare Lui prima di tutto e poi il tuo fratello?

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami quell’immagine non ami Dio!

 

Poi ci dice anche che Gesù è Vero Uomo. E quindi ci interroga? Vuoi vedere qual’è la Verità di su di te? La scopri se ti riconosci in quell’uomo che muore.

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami quell’immagine non ami te stesso!

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non muori a te stesso non risorgi!

Guarda il Crocifisso!

Perchè se non ami tua moglie, tuo marito, tua figlia, tuo figlio lasciandoti crocifiggere, in verità ti dico che non ami nessuno. Tantomeno Dio. 

La Verità su Dio e sull’uomo è quel Gesù Crocifisso e poi Risorto. Che non si può amare a metà. Non c’è Resurrezione senza Morte. E non c’è Vita se la Morte non fa parte dell’orizzonte delle cose che amiamo.

Come scriveva, in modo poetico, Francesco d’Assisi, se non amiamo sorella Morte, dalla quale nessun uomo vivente può scampare, allora vuol dire che amiamo di più i nostri peccati corporali, quali che siano, ognuno conosce i suoi. E allora la morte seconda sarà assai peggiore della prima.

Guarda il Crocifisso!
Guarda il Crocifisso!