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Lodi della Vigilia di Natale

Oggi saprete che il Signore viene:
col nuovo giorno vedrete la sua gloria.

1 Venite, cantiamo di gioia all’Eterno;
mandiamo grida di gioia alla rocca della nostra salvezza.
2 Veniamo alla sua presenza con lodi,
celebriamolo con canti.
(Salmi 95:1-2)

 

1 Poi un ramoscello uscirà dal tronco di Isai e un germoglio spunterà dalle sue radici. 2 Lo Spirito dell’Eterno riposerà su lui: spirito di sapienza e d’intelligenza, spirito di consiglio e di potenza, spirito di conoscenza e di timore dell’Eterno.
(Isaia 11:1-2)

 

Affrettati, non tardare, Signore Gesù,
la tua venuta dia conforto e speranza a coloro che confidano nel tuo amore misericordioso.
Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli.
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male, e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

 

(dalle Lodi Mattutine del 24 dicembre)

 

Lodiamo l’Astro che sorge – 24 dicembre

Alleluia, alleluia.

O Astro che sorgi,
splendore della luce eterna, sole di giustizia:
vieni, illumina chi giace nelle tenebre
e nell’ombra di morte.

Alleluia.

67 E Zaccaria, suo padre, fu ripieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo:

68 «Benedetto sia il Signore Dio d’Israele, perché ha visitato e compiuto la redenzione per il suo popolo; 69 e ci ha suscitato una potente salvezza nella casa di Davide suo servo, 70 come egli aveva dichiarato per bocca dei suoi santi profeti fin dai tempi antichi, perché fossimo salvati 71 dai nostri nemici e dalle mani di tutti coloro che ci odiano, 72 per usare misericordia verso i nostri padri e ricordarsi del suo santo patto, 73 il giuramento fatto ad Abrahamo, nostro padre, 74 per concederci che, liberati dalle mani dei nostri nemici, lo potessimo servire senza paura, 75 in santità e giustizia davanti a lui, tutti i giorni della nostra vita.

76 E tu, o piccolo bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo, perché tu andrai davanti alla faccia del Signore a preparare le sue vie, 77 per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza, nel perdono dei loro peccati; 78 grazie alle viscere di misericordia del nostro Dio, per cui l’aurora dall’alto ci visiterà, 79 per illuminare quelli che giacevano nelle tenebre e nell’ombra della morte, per guidare i nostri passi nella via della pace».

(Luca 1)

La liturgia della Parola del 24 dicembre, vigilia del Natale, del ricordo solenne dell’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, riprende per il versetto alleluiatico l’Antifona Maggiore della quinta feria d’Avvento. L’Oriente ormai sta per sorgere, l’Astro sta per sorgere, e svelare le nostre tenebre, il nostro peccato, l’ombra di morte che avvolge le nostre vite.

Quel bambino che nasce, le braccia stese nella mangiatoia, sarà lo stesso che stenderà le braccia sulla Croce per la nostra salvezza, e raccoglierà intorno a sè tutti coloro che avranno fede in Lui, che lo ameranno, che osserveranno la Sua Parola, che lo riconosceranno come la Verità che rende liberi dalla menzogna, come la Vita che vince la morte, come la Via che conduce alla santa montagna dove il Padre consegnò un giorno a Mosè le tavole della Legge.

Di quella Legge, dirà Gesù, non cade neppure uno iota con la Sua venuta. Perchè il Padre e il Figlio sono l’unico Dio. Così lo Spirito investe Giovanni, il Battista, il figlio del sacerdote Zaccaria, e di Elisabetta, cugina di Maria, perchè predichi al popolo in attesa dell’arrivo dell’Astro che sorge… Perchè predichi, e chiami a conversione, chiami all’osservanza vera della Legge, e poi scompaia, mentre l’Astro cammina verso il più alto dei cieli.

Ed il Battista dirà chiaramente, che l’Astro che viene è talmente grande che la sua predicazione non è che una fievole eco della Sua Parola, che Egli è destinato a crescere, mentre lui a scomparire, che Egli battezza in Spirito Santo e fuoco, mentre lui battezza con acqua e ci invita a lavarci da ogni peccato…

Lavami Signore da ogni colpa, purificaci da ogni peccato…

Dopo la prima conversione, il fuoco dell’Evangelo ci deve avvolgere, deve infiammare i nostri cuori, deve trasformarci come il metallo si trasforma in un crogiolo…

O DIO, crea in me un cuore puro e rinnova dentro di me uno spirito saldo.

Preghiamo il Signore, preghiamo l’Eterno, perchè questo Natale che stiamo per celebrare sia davvero una rinascita, un risveglio della nostra fede, il divampare in noi della fiamma dello Spirito.

O Signore, apri le mie labbra,
e la mia bocca proclamerà la tua lode.

Maranathà!

Amen.

O Emmanuel – Malachia 3 – Settima Feria di Avvento

O Emmanuel,
rex et legifer noster,
expectatio gentium et
salvator earum:
veni ad salvandum nos,
Domine Deus noster.

O Emmanuele,
nostro re e legislatore,
attesa delle genti e
loro salvatore, vieni a salvarci,
Signore Dio nostro.

L’ultima delle Antifone Maggiore del tempo di Avvento, quella del 23 del mese di dicembre, quella che completa l’acrostico “ERO CRAS” celebra l’Eterno con il titolo di “Emmanuel“, ossia “Dio con noi“.

Durante il culto si legge Luca 1,57-66; il sacerdote Zaccaria, che era stato ridotto al silenzio per la sua poca fede, riconosce la volontà dell’Eterno e le sue labbre si schiudono e ritrova la voce: Giovanni sarà il suo nome, perchè quello è il nome che Dio vuole! Ed egli, dato il nome al Figlio, benedice senzasosta il Nome dell’Eterno.

All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvatore dei popoli, vieni a salvarci, Signore nostro Dio!

In questi ultimi giorni che precedono la Natività, bisognerebbe, come Zaccaria, farsi “ascolto”, tapparsi le orecchie per non essere contaminati dai preparativi “pagani”, commerciali, del Natale e ritagliarsi del tempo per rendersi disponibili alla Parola di Dio: prima di apparire, essa ci parla perché possiamo prepararci alla sua venuta.

Colui che noi aspettiamo non è più un messaggero e nemmeno un precursore: sarà Dio stesso, il Dio dell’Alleanza. Egli sta per giungere e noi, allora, lo vedremo, lo toccheremo, lo ascolteremo e ce ne nutriremo.

Bisogna accogliere il Messia come il dono dell’amore infinito di Dio.

Il “Giorno del Signore”, annunciato da Malachia, è sempre grande e noi abbiamo bisogno di essere purificati. Giorno annunciato un tempo come da temere, deve essere invece desiderato, se noi sappiamo essere uomini e donne di desiderio.

1 «Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, entrerà nel suo tempio, l’angelo del patto in cui prendete piacere, ecco, verrà», dice l’Eterno degli eserciti.

2 «Ma chi potrà sostenere il giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli è come un fuoco d’affinatore, come la soda dei lavandai. 3 Egli siederà come chi affina e purifica l’argento; purificherà i figli di Levi e li affinerà come oro e argento, perché possano offrire all’Eterno un’oblazione con giustizia. 4 Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradevole all’Eterno, come nei tempi passati, come negli anni di prima. 5 Così mi avvicinerò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto contro gli stregoni, contro gli adulteri, contro quelli che giurano il falso, contro quelli che frodano il salario all’operaio, opprimono la vedova e l’orfano, allontanano lo straniero e non temono me», dice l’Eterno degli eserciti.

6 «Io sono l’Eterno, non muto; perciò voi, o figli di Giacobbe, non siete consumati. 7 Fin dai giorni dei vostri padri vi siete allontanati dai miei statuti e non li avete osservati. Tornate a me e io tornerò a voi», dice l’Eterno degli eserciti.

(Malachia 3)

 

Elredo di Rievaulx ( 1110-1167), monaco cistercense inglese
Discorso sull’Annunciazione
« Sarà chiamato Emmanuele »

“Emmanuele, che significa Dio con noi”. Sì, Dio è con noi! Finora, egli era “Dio al di sopra di noi”, “Dio di fronte a noi”, ma oggi egli è “Emmanuele”. Oggi è Dio con noi nella nostra natura, con noi nella sua grazia; con noi nella nostra debolezza, con noi nella sua bontà; con noi nella nostra miseria, con noi nella sua misericordia; con noi per amore, con noi per legami di parentela, con noi per tenerezza, con noi per compassione…

Dio è con noi! Non avete potuto, voi figli di Adamo, salire in cielo per essere con Dio (cfr Dt 3,12); Dio scende dal cielo per essere Emmanuele, Dio con noi. Viene da noi per essere Emmanuele, Dio con noi, e noi ci dimentichiamo di andare a Dio per essere con lui! “Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore? Perché amate cose vane e cercate la menzogna?” (Sal 4,3). Ecco, è venuta la verità; “perché amate cose vane ? ” Ecco, è venuta la parola vera e inalterabile: “perché cercate la menzogna?” Ecco il Dio con noi.

Come potrebbe più di così con me? Piccolo come me, debole come me, nudo come me, povero come me – in tutto è divenuto simile a me, prendendo ciò che è mio e donando ciò che è suo. Giacevo morto, senza voce, senza sensi; persino la luce dei miei occhi non era più con me. È sceso oggi, quest’uomo grandissimo, questo “profeta potente in opere e parole” (Lc 24,19). “Pose la faccia sulla mia faccia, la bocca sulla mia bocca, le mani sulle mie mani” (2 Re 4,34) e si è fatto Emmanuele, Dio con noi!

 

Cuore ed anima magnifichino il Signore! (1 Samuele 2:1-10; Luca 1:46-55)

«Il mio cuore esulta nell’Eterno, la mia forza è innalzata nell’Eterno; la mia bocca si dilata contro i miei nemici, perché mi rallegro della tua salvezza. 2 Non c’è alcuno santo come l’Eterno, perché non c’è alcun altro all’infuori di te, né c’è alcuna rocca come il nostro DIO.

3 Non continuate a parlare con tanto orgoglio; non escano parole arroganti dalla vostra bocca, perché l’Eterno è un Dio di conoscenza, e da lui sono pesate le azioni.

4 Gli archi dei potenti sono spezzati, mentre i deboli sono cinti di forza. 5 Quelli che erano sazi vanno a giornata per un po’ di pane, mentre quelli che erano affamati non soffrono più fame. Persino la sterile ha partorito sette volte, mentre quella che ha molti figli si è indebolita.

6 L’Eterno fa morire e fa vivere; fa scendere nello Sceol e ne fa risalire. 7 L’Eterno fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa ma anche innalza. 8 Egli solleva il misero dalla polvere e tira fuori il povero dal letame, per farli sedere con i principi e far loro ereditare un trono di gloria; poiché le colonne della terra appartengono all’Eterno, e su di esse egli ha poggiato il mondo.

9 Egli veglia sui passi dei suoi santi, ma gli empi periranno nelle tenebre, perché l’uomo non prevarrà per la forza.

10 Gli avversari dell’Eterno saranno frantumati; egli tuonerà dal cielo contro di essi. L’Eterno giudicherà i popoli fino alle estremità della terra, darà forza al suo re e innalzerà la potenza del suo unto»

(1 Samuele 2)

46 E Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore, 47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, 48 perché egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva; poiché ecco, d’ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno beata, 49 perché il Potente mi ha fatto cose grandi, e Santo è il suo nome!

50 E la sua misericordia si estende di generazione in generazione verso coloro che lo temono.

51 Egli ha operato potentemente col suo braccio; ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52 ha rovesciato i potenti dai loro troni ed ha innalzato gli umili; 53 ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote.

54 Egli ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55 come aveva dichiarato ai nostri padri, ad Abrahamo e alla sua progenie, per sempre».

(Luca 1)

Il nostro cuore e la nostra anima, come quelli di Anna e di Maria, sono chiamati a magnificare il Signore, che viene a liberare la nostra vita, a dare la Sua vita per noi!

Profetiamo, come Anna, facciamo nostra la Parola di Dio, annunciamola senza stancarci; obbediamole completamente come Maria, anche quando non capiamo del tutto cosa vuole farci fare o dove vuole portarci.

Siamo servi senza pretese del Signore che è, che era e che viene!

Maranathà!

Amen.

O Rex gentium – Aggeo 2:8 – Sesta Feria d’Avvento

O Rex Gentium,
et desideratus earum,
lapisque angularis,
qui facis utraque unum:
veni, et salva hominem,
quem de limo formasti.

O Re delle Genti,
da loro bramato,
e pietra angolare,
che riunisci tutti in uno:
vieni, e salva l’uomo,
che hai plasmato dal fango.

Per giustificare il titolo che questa antifona dà a Cristo bisogna coniugare le parole di Gesù a Pilato: “Tu lo dici: io sono re” (Gv 18,37) con quelle profetiche di Aggeo: “Veniet desideratus cunctis gentibus” (Ag 2,8, nell’antica Volgata).

Mettendo insieme le due affermazioni possiamo trovare il concetto di Cristo re di tutte le genti. In seguito, l’antifona si serve di un’altra immagine, quella di “pietra angolare”. E continuando la lettura del testo dell’antifona, troviamo una citazione della lettera agli Efesini: “Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola” (Ef 2,14).

Cristo, non solo è re delle genti, ma è anche la pietra angolare che darà unità ai popoli: “Dice il Signore Dio: ‘Ecco, io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non si turberà” (Is 28,16). Questa citazione l’adopera san Pietro per parlare di Cristo come pietra viva del tempio spirituale (cf 1Pt 2,4-6).

La supplica prende un altro indirizzo. L’orante, contemplando colui che tutti i popoli riconoscono come re, è consapevole della sua pochezza personale e ardisce pregare per se stesso, per la sua salvezza.

7 O porte, alzate i vostri capi; e voi, porte eterne, alzatevi, e il Re di gloria entrerà.

8 Chi è questo Re di gloria? È l’Eterno forte e potente, l’Eterno potente in battaglia.

9 O porte, alzate i vostri capi; alzatevi, o porte eterne, e il Re di gloria entrerà.

10 Chi è questo Re di gloria? È l’Eterno degli eserciti; egli è il Re di gloria.

(Salmi 24)

Maranathà!

Vieni Signore Gesù!

Amen.

O Oriens – Zaccaria 6:12-15 – Quinta Feria d’Avvento

O Oriens,
splendor lucis aeternae,
et sol justitiae:
veni, et illumina
sedentes in tenebris,
et umbra mortis. 

O (astro) Sorgente,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina
quelli che giacciono nelle tenebre,
e nell’ombra della morte. 

L’Antifona Maggiore del 21 dicembre ci invita a invocare Cristo col nome di “Oriente”.

E’ il nome che troviamo nel profeta Zaccaria:

Così dice l’Eterno degli eserciti: Ecco, l’uomo, il cui nome è il Germoglio, germoglierà nel suo luogo e costruirà il tempio dell’Eterno. 13 Sì, egli costruirà il tempio dell’Eterno, si ammanterà di gloria e si siederà e regnerà sul suo trono, sarà sacerdote sul suo trono, e tra i due ci sarà un consiglio di pace.

14 La corona sarà un ricordo nel tempio dell’Eterno per Helem, per Tobiah, per Jedaiah e per Hen, figlio di Sofonia. 15 Anche quelli che sono lontani verranno per aiutare a costruire il tempio dell’Eterno; allora riconoscerete che l’Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi.

Questo avverrà se obbedirete diligentemente alla voce dell’Eterno, il vostro DIO».

(Zaccaria 6)

Il nome Oriente è accompagnato da due espressioni giustapposte, che allargano e spiegano il termine Oriente.
La prima di esse dice “splendore della luce eterna”, la cui origine biblica potrebbe essere nell’Antico Testamento un testo del profeta Abacuc: “Il tuo splendore è come la luce, bagliori di folgore escono dalle sue mani” (Ab 3,4). L
a seconda espressione aggiunge: “sole di giustizia”, che procede dal profeta Malachia: “Per voi […] sorgerà il sole di giustizia” (Mal 3,20).

Ecco quindi che Cristo è invocato come la luce che fa nascere il giorno o come il luogo per cui nasce un nuovo giorno, un nuovo giorno che nasce sotto la luce di Dio ed i raggi della salvezza.

 

L’angelo si allontanò da lei (Luca 1:26-38)

26 Nel sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27 ad una vergine fidanzata a un uomo di nome Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria.

28 E l’angelo, entrato da lei, disse: «Salve, o grandemente favorita, il Signore è con te; tu sei benedetta fra le donne». 29 Ma quando lo vide, ella rimase turbata alle sue parole, e si domandava cosa potesse significare un tale saluto.

30 E l’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ed ecco, tu concepirai nel grembo e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Egli sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; 33 e regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine».

34 E Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché io non conosco uomo?». 35 E l’angelo, rispondendo, le disse: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà; pertanto il santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio di Dio. 36 Ed ecco Elisabetta, tua parente, ha anch’ella concepito un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese per lei, che era chiamata sterile, 37 poiché nulla è impossibile con Dio».

38 Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola».

E l’angelo si allontanò da lei.

(Luca 1)

L’angelo si allontanò da lei… 

Finisce con questa frase la pericope evangelica che si legge il martedì della quarta ed ultima settimana di Avvento. Il brano che racconta l’annunciazione a Maria del concepimento verginale e della nascita di Gesù, a cui segue il completo abbandono di Maria alla volontà dell’Eterno.

«Ecco la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola».

E l’angelo si allontanò da lei. Perchè in virtà del suo fiat in lei era già avvenuto il miracolo del concepimento. Il Verbo era in lei. La Parola di Dio era in lei. Dettava già ogni suo gesto, ogni suo comportamento.

L’angelo si allontanò da lei, e Maria si levò e partì… 

E Maria, ad immagine di ciò che ora aveva nel cuore, si allontanò dalla sua vita di prima, convertì per intero il suo cuore, convertì per intero la sua vita, i passi che compongono ogni vita. Si levò, e partì verso il monte, alla scoperta del dipanarsi della volontà di Dio…

39 Ora in quei giorni Maria si levò e si recò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

E’ un anticipo di quello che è il vero senso del Natale: accettare l’Incarnazione del Verbo in ciascuno di noi, per il dono dello Spirito che abbiamo ricevuto. Convertire completamente la nostra vita secondo il Verbo di Dio. Levarsi in piedi anzichè restare seduti, passivi, in atessa di chissà che cosa. Partire e mettersi in movimento, non a caso, ma lasciando che sia il Verbo di Dio, la Parola dell’Eterno a guidare ogni nostro passo.

Se non c’è questa disponibilità nel nostro cuore,
non ci sarà nessun Natale nella nostra vita.

Maranathà!

Amen.

O Clavis David – Isaia 7:10-14 – Quarta Feria d’Avvento

10 L’Eterno parlò di nuovo ad Achaz e gli disse: 11 «Chiedi per te un segno all’Eterno, il tuo DIO; chiedilo o nelle profondità o nelle altezze». 12 Ma Achaz rispose: «Io non chiederò nulla, non voglio tentare l’Eterno». 13 Allora Isaia disse: «Ascoltate ora, o casa di Davide! È forse poca cosa per voi lo stancare gli uomini, che volete stancare anche il mio DIO? 14 Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele.

(Isaia 7)

O Clavis David,
et sceptrum domus Israël,
qui aperis, et nemo claudit,
claudis, et nemo aperit:
veni, et educ vinctum
de domo carceris,
sedentem in tenebris,
et umbra mortis.

O Chiave di David,
e scettro della casa di Israele,
che apri e nessuno chiude,
chiudi e nessuno apre:
vieni e libera lo schiavo
dal carcere,
che è nelle tenebre,
e nell’ombra della morte.

Una citazione d’Isaia, che copre tutta la prima parte dell’antifona, ci introduce nel personaggio di Davide (già annunciato nell’antifona precedente, O Radix Iesse), dalla cui dinastia nascerebbe il Salvatore:

22 Metterò sulla sua spalla la chiave della casa di Davide;
così egli aprirà e nessuno potrà chiudere,
chiuderà e nessuno potrà aprire.

(Isaia 22)

Questa stessa citazione la ritroviamo nell’Apocalisse, applicata al Santo, al Verace, al Messia che ha ottenuto già la vittoria (cf. Ap 3,7).

 

Davide viene proposto qui come figura di Cristo. Davide è l’eletto di Dio che venne unto come re (cf. 1Sam 16,13), colui che consolidò e diede unità al regno d’Israele, colui che trasferì l’arca dell’alleanza a Gerusalemme (cf. 2Sam 6,1-19).

Nonostante la sua vita piena di debolezze, l’idealizzazione della sua attuazione come re ha fatto sì che non solo sia stato considerato modello per i re che lo avrebbero seguito, ma anche figura del Messia atteso. Il popolo d’Israele attendeva la venuta di un nuovo Davide.

Così lo testimoniano, ad esempio, le parole profetiche di Geremia: “Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali susciterò a Davide un germoglio giusto, che regnerà da vero re e sarà saggio ed eserciterà il diritto e la giustizia sulla terra” (Geremia 23,5). E più avanti ancora: “In quel giorno romperò il giogo togliendolo dal suo collo, spezzerò le sue catene; non serviranno più gli stranieri. Serviranno il Signore, loro Dio, e Davide, loro re, che farò sorgere in mezzo a loro” (Geremia 30,8-9).

Oltre alla figura di Davide, con cui l’antifona ci immerge nelle attese messianiche dell’antico Israele, troviamo l’immagine della chiave.
La chiave è segno di potere.
Le chiavi si consegnavano all’amministratore di una casa quando il padrone gli affidava la cura dei suoi beni. Il protocollo della consegna delle chiavi contemplava che esse fossero collocate sulle sue spalle come espressione del peso della responsabilità che assumeva. Probabilmente fa riferimento a questo gesto la profezia d’Isaia:

Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il potere” (Isaia 9,5).

Colui che ha il potere delle chiavi ha un potere definitivo, espresso nell’immagine di aprire o chiudere, azione che soltanto può fare colui che ha tale potere. Questo è il potere che si aspetta abbia il Cristo, come nuovo Davide, come servo scelto e unto perché sia il Messia che salvi il suo popolo e il Re che lo guidi.

Perciò è coerente la supplica indirizzata al nuovo Davide: che apra le porte del carcere affinché possano uscire da essa coloro che sono incatenati e oppressi nelle tenebre, ossia che possano uscire dal carcere coloro che sono condannati a morte.
Tutto ciò era già predetto da Isaia: il Signore lo chiamò “perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre” (Isaia 42,7). E il Sal 106,14: “Li fece uscire dalle tenebre e dall’ombra di morte e spezzò le loro catene”.

Oltre all’immagine e alle profezie, vediamo che il potere del nuovo Davide è realtà, che proclamiamo nel Credo. Dopo aver confessato che Gesù Cristo fu crocifisso, morì e fu sepolto, confessiamo anche che “discese agli inferi”.
Con questa espressione affermiamo che Cristo morendo ha vinto la morte dove essa era padrona; in questo modo, egli “ha infranto le porte di bronzo e ha spezzato le sbarre di ferro” (Sal 106,16) e ha fatto uscire dal carcere della morte coloro che erano rinchiusi in essa. Così la Morte era vinta e la Vita proclamava la sua vittoria.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 15: mi darai vita ed io ti loderò

20 Tu, che mi hai fatto provare molte e gravi avversità, mi darai di nuovo la vita e mi farai risalire dagli abissi della terra. 21 Tu accrescerai la mia grandezza e ritornerai a consolarmi. 22 E io ti loderò con l’arpa per la tua fedeltà o DIO mio, e canterò le tue lodi con la cetra, o Santo d’Israele.

(Salmi 71)

San Loreno in Vallegrascia - Foto dall'Archivio dei Beni Culturali
San Lorenzo in Vallegrascia – Foto dall’Archivio dei Beni Culturali

La sua fondazione risale alla seconda metà del XII secolo. L’interesse per questa Chiesa è stato notevolmente accresciuto dalla scoperta di due lastre di pietra, istoriate fatta negli anni trenta in seguito ad opere di restauro che hanno interessato la zona presbiterale. L’edificio, è stato costruito in pietra arenaria, rinsaldata con impasto di arena e calce; l’impianto originario, di più ridotte dimensioni, era a un’unica navata, con orientamento ovest-est e struttura absidale semicircolare. Sul lato orientale sta il campanile, coperto a un unico spiovente, con alto la cella campanaria avente quattro grandi aperture arcuate. Ora l’interno si presenta a navata unica, divisa in quattro campate.  Nella prima campata, a sinistra, vi è una piccola nicchia probabile sede del fonte battesimale in tempi remoti; al centro della parete destra è l’altra porta d’ingresso detta “porta del sole”.La seconda campata non ha caratteristici particolari, ma solo l’apertura di due finestre arcuate nelle opposte pareti con un’ampia strombatura verso l’esterno. La terza campata ha, a sinistra, una riquadratura rettangolare, dove si trovava la pala dell’altare ora demolito; sul lato destro è l’altare dedicato alla Madonna Immacolata, a forma di cappella con colonne, nicchia centrale e trabeazione in stile barocco. La quarta campata forma la zona presbiterale, sopraelevata di un gradino e, separata dal corpo della chiesa da una balaustra di ferro. Qui si trovano due grosse lastre di arenaria scolpite, che anticamente fungevano da plutei, opera degli scultori Atto e Guidonio le cui opere si trovano anche nella chiesa di S. Maria in Comunanza. Dal piano della chiesa si può accedere alla cripta, posta a un livello inferiore ma delle stesse dimensioni della primitiva chiesa. La cripta è, in effetti, una mini-chiesa con due navate laterali e una navata centrale, prolungata nell’area dell’abside semi-circolare e illuminata da un’unica monofora a doppio strombo situata al centro dell’abside stessa.

Chiesa di San Lorenzo in Vallegrascia – Ph. sx “I Luoghi del Silenzio.it”, Ph. dx Rosangela Censori
Chiesa di San Lorenzo in Vallegrascia – Ph. sx “I Luoghi del Silenzio.it”, Ph. dx Rosangela Censori