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La spada fiammeggiante che rotea…

Il testo

8 Poi udirono la voce dell’Eterno DIO che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno DIO fra gli alberi del giardino.

9 Allora l’Eterno DIO chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?».

10 Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino, e ho avuto paura perché ero nudo, e mi sono nascosto».

11 E DIO disse: «Chi ti ha mostrato che eri nudo? Hai forse mangiato dell’albero del quale io ti avevo comandato di non mangiare?». 12 L’uomo rispose: «La donna che tu mi hai messo accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato».

13 E l’Eterno DIO disse alla donna: «Perché hai fatto questo?». La donna rispose: «Il serpente mi ha sedotta, e io ne ho mangiato».

14 Allora l’Eterno DIO disse al serpente: «Poiché hai fatto questo, sii maledetto fra tutto il bestiame e fra tutte le fiere dei campi! Tu camminerai sul tuo ventre e mangerai polvere tutti i giorni della tua vita. 15 E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno».

16 Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue sofferenze e le tue gravidanze; con doglie partorirai figli: i tuoi desideri si volgeranno verso il tuo marito, ed egli dominerà su di te».

17 Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero circa il quale io ti avevo comandato dicendo: “Non ne mangiare”, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita. 18 Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l’erba dei campi; 19 mangerai il pane col sudore del tuo volto, finché tu ritorni alla terra perché da essa fosti tratto; poiché tu sei polvere, e in polvere ritornerai».

20 E l’uomo diede a sua moglie il nome di Eva, perché lei fu la madre di tutti i viventi.

21 Poi l’Eterno DIO fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.

22 E l’Eterno DIO disse: «Ecco, l’uomo è divenuto come uno di noi, perché conosce il bene e il male. Ed ora non bisogna permettergli di stendere la sua mano per prendere anche dell’albero della vita perché, mangiandone, viva per sempre».

23 Perciò l’Eterno DIO mandò via l’uomo dal giardino di Eden, perché lavorasse la terra da cui era stato tratto. 24 Così egli scacciò l’uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt’intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.

(Genesi 3)

Genesi 3:24 La spada fiameggiante che rotea

Il commento

Dove sei?

È la domanda che il Creatore rivolge alle sue creature, che hanno disobbedito alla Sau Parola, che hanno messo il proprio orgoglio di fronte a tutto, che hanno pensato di poter fare in qualche a modo a meno di Lui.

Le risposte, prima di Adamo, poi di Eva, sono a dir poco deprimenti. Il maschio accusa la femmina ed esplicitamente lo stesso Dio (che tu mi hai posto accanto), la femmina incolpa il serpente di averla sedotta, ossia ingannata, mentre come abbiamo visto non le aveva detto altro che la verità.

Il maschio e la femmina hanno scoperto il bene ed il male, ovvero hanno scoperto il peccato, l’inganno, il piacere fuggevole ma intenso che dà l’affermazione del proprio orgoglio e Dio ne prende atto.

Le cosiddette “punizioni” che seguono in realtà non sono altro che le inevitabili conseguenze del loro sterile gesto di ribellione.

L’uomo e la donna conoscono il bene ed il male, ma la vita rimane patrimonio assoluto del Signore.

E l’Eterno DIO disse: «Ecco, l’uomo è divenuto come uno di noi, perché conosce il bene e il male. Ed ora non bisogna permettergli di stendere la sua mano per prendere anche dell’albero della vita perché, mangiandone, viva per sempre».

Perciò, da allora, e forse mai come in questi ultimi tempi, in quelli che stiamo vivendo, l’uomo si ostina a cercare di mettere mano sulla vita… manipolazioni genetiche, aborto, sucidio assistito, utero in affitto, menzogne di ogni tipo sul genere, sulla famiglia…

È l’ultima frontiera del peccato, l’ultimo peccato possibile rimasto all’uomo, ma…

23 Perciò l’Eterno DIO mandò via l’uomo dal giardino di Eden, perché lavorasse la terra da cui era stato tratto. 24 Così egli scacciò l’uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt’intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.

I cherubini, gli angeli più vicini all’Eterno secondo la tradizione, quelli che ne hanno la conoscenza più perfetta, i “propizi”, i “benedicenti”, da allora agitano la spada fiammeggiante per respingere lo stolto tentativo dell’uomo di fare a meno del Suo Creatore.

Ma nel frattempo è avvenuta la prima venuta del Figlio, che ha mostrato all’uomo, incarnandosi, come sia possibile dire no al peccato, dire no all’orgoglio, amare oltre ogni limite, servire come servi senza pretese.

E allora capiamo… la spada fiammeggiante dei cherubini, che continuamente si agita, è il fuoco di cui Gesù diceva di essere portatore, il fuoco che Egli è venuto a gettare sulla terra, il fuoco che non vedeva l’ora che fosse acceso (cfr. Luca 12:49)… è il fuoco dello Spirito (cfr. Atti 2:3), che cerca di scottarci, di risvegliare il nostro bisogno assoluto, profondi, vitale, di Dio, di tornare in perfetta comunione con Lui e con la Sua Parola. Rotea in ogni direzione, questa spada, questo Spirito fiammeggiante, perchè l’Eterno vorrebbe ad ogni costo la nostra salvezza. Perchè Egli non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (cfr. Ezechiele 33:11).

E allora, che questo fuoco ci bruci, che questa fiamma ci divampi dentro, che questa ansia per l’Eterno e per la Sua Parola conquisti la nostra vita e ci rimetta in comunione con Lui. 

O a bruciare saremo noi, dentro e fuori, per l’eternità, quando Egli tornerà per la seconda ed ultima volta…

Dio guarisce tutte le tue infermità

Il testo

31 Poi Gesù, partito di nuovo dal territorio di Tiro e di Sidone, giunse al mare di Galilea, in mezzo al territorio della Decapoli.

32 E gli presentarono un sordo che parlava a stento, pregandolo di imporgli le mani. 33 Ed egli, condottolo in disparte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli orecchi e, dopo aver sputato, gli toccò la lingua. 34 Poi, alzati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effata», che vuol dire: «Apriti!». 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava distintamente.

36 E Gesù ordinò loro di non dirlo a nessuno; ma quanto più lo vietava loro, tanto più essi lo divulgavano. 37 E, pieni di stupore, dicevano: «Egli ha fatto bene ogni cosa: egli fa udire i sordi e parlare i muti!».

(Marco 7)

Marco 7:37 Dio guarisce tutte le tue infermità

Il commento

“Dio guarisce tutte le tue infermità” (Sal 103,3).

Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite. E se dici che esse sono grandi, sappi che più grande è il medico che le cura. Per un medico dalla potenza infinita non esiste nessun male inguaribile.

Tu devi solo permettere che egli ti curi e non devi respingere le sue mani, ché egli sa bene quel che c’è da fare. E non devi solo compiacerti quando lenisce le piaghe, ma saper sopportare anche quando le incide: sopporta il dolore della medicina, pensando alla guarigione futura.

Osservate, o miei fratelli, quali e quanti dolori sopportano gli uomini nelle loro infermità fisiche, per vivere ancora pochi giorni…

La sofferenza, da te sopportata, non conosce invece incertezza, perché non può ingannarsi colui che ti ha promesso la guarigione.
Il medico talvolta si inganna, promettendo di ottenere la guarigione da un corpo umano; e perché s’inganna? Perché non cura una cosa che è stata fatta da lui.
Dio ha fatto il tuo corpo, ha fatto la tua anima, e quindi conosce il modo di ricreare quel che ha creato e di riformare quel che ha formato. Basta soltanto che tu ti affidi alle mani di questo medico…

Rimettiti dunque alle sue mani, o anima che lo benedici e non dimentichi le sue retribuzioni: egli infatti “guarisce tutte le tue infermità”(Sal 103,2-3).

Non ti guarirà dunque colui che ti aveva fatto per non essere mai malato, solo che avessi voluto rispettare i suoi comandamenti?
Non ti guarirà colui che ha fatto gli Angeli e che intende eguagliarti agli Angeli, quando ti avrà restaurato?
Non ti guarirà, se sei fatto a sua immagine, colui che ha fatto il cielo e la terra (Gen 1,26)?

Ti guarirà certamente, ma è pur necessario che tu voglia essere guarito. Dio guarisce senz’altro qualsiasi infermo, ma non chi rifiuta la guarigione…

La tua salute è Cristo.

(Agostino, vescovo d’Ippona e dottore della Chiesa; Discorsi sui salmi, Sal 102,5-6; PL 37, 1319)

Nascosti dalla presenza di Dio, nel giardino

Il testo

(ripreso, titoletti compresi, dalla versione Nuova Diodati)

Il peccato di Adamo e la prima promessa

1 Or il serpente era il più astuto di tutte le fiere dei campi che l’Eterno DIO aveva fatto, e disse alla donna: «Ha DIO veramente detto: “Non mangiate di tutti gli alberi del giardino”?». 2 E la donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; 3 ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino DIO ha detto: “Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete”». 4 Allora il serpente disse alla donna: «Voi non morrete affatto; 5 ma DIO sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno, e sarete come DIO, conoscendo il bene e il male».

Caduta dell’uomo

6 E la donna vide che l’albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l’albero era desiderabile per rendere uno intelligente; ed ella prese del suo frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito che era con lei, ed egli ne mangiò. 7 Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; così cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi.

Giudizio dell’uomo

8 Poi udirono la voce dell’Eterno DIO che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza dell’Eterno DIO fra gli alberi del giardino.

Genesi 3:8 Nascosti dalla presenza di Dio

Il commento
Due premesse.

La prima. Una lettrice del blog mi chiede perchè uso il tag “vangelo” anche quando commento un brano dell’Antico Testamento.

Rispondo che credo che tutta la Sacra Scrittura, dall’alfa all’omega, dall’inizio alla fine, sia un vangelo, ossia un lieto annunzio della salvezza che Dio ha scelto di donare alle sue creature (e considerare questo oggi in relazione a Genesi 3:1-8 ci apre a un un nuovo modo di leggerlo).

Rispondo anche con le parole di Gesù che non è venuto per abolire la Legge, ma per darle compimento, e che neppure uno iota dell’Antico Testamento perirà, prima del giudizio finale sul mondo. Per cui leggiamo, siamo chiamati a leggere Antico e Nuovo Testamento con una unica chiave che è la figura, la persona del Cristo, chiave che apre e chiude, la sola che apre e chiude.

La seconda premessa, più semplice. Avendo domani in programma una giornata densa di appuntamenti e cose da fare, anticipo a stasera la preghiera e la meditazione sul brano per il venerdì della V settimana del tempo ordinario, Genesi 3:1-8 appunto.

Il commento vero e proprio

La meditazione di oggi, giovedì, si concludeva con una considerazione sulla nudità, sull’essere nudi.

Scrivevo:

Solo se il maschio e la femmina, l’uomo e sua moglie, sono nudi di fronte al Signore, non hanno motivo di provare vergogna. Nudi di sè stessi, nudi del proprio orgoglio, nudi delle loro presunzioni di sapere e di conoscere ogni cosa, non hanno vergogna nè di fronte a Dio, nè l’uno di fronte all’altra.

Nel racconto di oggi, all’inizio, la donna e l’uomo, il maschio e la femmina sono ancora nudi. Nuda la donna dialoga con il serpente e nuda invita l’uomo, il maschio, a mangiare. Ma questo cambia tutto.

Il primo cambiamento è il fatto che la donna, che normalmente aveva come interlocutori l’uomo, il suo compagno, e Dio, il suo Creatore, accetta come suo interlocutore il serpente. Ora, il serpente era la più astute di tutte le bestie selvatiche, o di tutte le fiere dei campi, ma era comunque parte di quella creazione che era sottomessa alla creatura umana, e che la creatura umana era stata chiamata a custodire e governare (cfr. Genesi 1:26).

Accettare il serpente come interlocutore alla pari, è un primo disordine che la creatura umana apporta alla creazione. Lo rende in un certo qual modo pari a sè, e questo contraddice l’ordine della Creazione definito dal Signore.

Il serpente, che era sì sottoposto, ma era anche astuto, inganna la donna con il suo ragionamento, ma in realtà… non lo fa!, perchè le dice la verità.

«Voi non morrete affatto; 5 ma DIO sa che nel giorno che ne mangerete, gli occhi vostri si apriranno, e sarete come DIO, conoscendo il bene e il male».

Non morirete, le dice, ed infatti essi non morirono, ma conoscerete il bene ed il male, ed infatti essi lo conobbero, ed in questo (ma solo in questo!) sarete come Dio.

La donna, Ishà coinvolge Ish, il maschio nel peccato, ed è interessante che è solo a questo punto, solo dopo che entrambi hanno mangiato, che gli occhi di entrambi, di tutti e due, si aprono, e scoprono il loro peccato, e scoprono di essere nudi.

Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi

Sia chiaro. L’essere nudo non c’entra niente con il peccato. Finchè l’uomo, la creatura umana, è ricoperto solo di Dio, della Sua Sapienza, l’essere nudi non fa nessun problema. Anzi, è segno di benedizione. Adamo ed Eva passeggiavano tutto il giorno, nudi, nel giardino, ed erano con il Signore, custodendo la Creazione.

Ma ora che la donna e l’uomo hanno scelto di dare seguito ad una loro personale sapienza, al posto di quella rivelata, ora ad entrambi si aprono gli occhi.

Dicevo ieri che maschio e femmina, insieme, non da soli, fanno sì che sia rivelata l’immagine di Dio di cui sono portatori. Che sono pari in dignità, ma differenti per compiti ed attitudini.

Ma la disobbedienza alla sapienza di Dio fa cadere questa immagine, e l’immagine che cade li fa scoprire per quello che sono senza Dio, creature nude, indifese, senza alcuna copertura o protezione.

E la Scrittura ci mostra il paradosso dei due esseri umani che si coprono e poi si nascondono (o meglio cercano di farlo) agli occhi dell’Unico Essere che può dar loro aiuto, ed aiutarli a riconoscersi.

Le conseguenze di tutto questo le vedremo assieme meglio sabato, pregando sulla seconda parte del capitolo 3 del libro della Genesi. Nella giornata del venerdì, che inizia in questo Vespro, preghiamo su questa prima parte, riconoscendoci per quello che siamo.

Riconosciamoci peccatori, orgogliosi, nudi di fronte al Signore, ed invochiamo di essere da lui perdonati, di essere rivestiti di Cristo per mezzo del dono della fede.

Per la preghiera del venerdì, vi propongo il Salmo 32. Non tentiamo di coprire la nostra iniquità, perchè nulla si può nascondere al Signore. Riconosciamo il nostro peccato e le nostre trasgressioni ed affidiamoci alla Sua misericordia. Amen.

Salmi 32:5 Non ho coperto la mia iniquità

Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto!
2 Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità, e nel cui spirito non c’è inganno.

3 Mentre tacevo, le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno.
4 Poiché giorno e notte la tua mano pesava su di me, il mio vigore era diventato simile all’arsura d’estate.

5 Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno», e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato.
6 Perciò ogni uomo pio t’invocherà nel tempo che puoi essere trovato; anche se le grandi acque dovessero straripare, esse non giungeranno fino a lui.

7 Tu sei il mio luogo di rifugio, tu mi preserverai dall’avversità, tu mi circonderai di canti di liberazione. 

8 Io ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te.
9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano.

10 Molti sono i dolori dell’empio, ma chi confida nell’Eterno sarà circondato dalla sua benignità.

11 Rallegratevi nell’Eterno ed esultate, o giusti; mandate grida di gioia, voi tutti, retti di cuore.

(Salmi 32)

Maschio e femmina. Una sola carne

Così DIO creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina.

(Genesi 1:27)

18 Poi l’Eterno DIO disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto conveniente a lui». 19 E l’Eterno DIO formò dalla terra tutti gli animali dei campi e tutti gli uccelli dei cieli e li condusse dall’uomo per vedere come li avrebbe chiamati; e in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ogni essere vivente, quello doveva essere il suo nome. 20 E l’uomo diede dei nomi a tutto il bestiame, agli uccelli del cielo e ad ogni animale dei campi; ma per l’uomo non si trovò alcun aiuto conveniente per lui. 21 Allora l’Eterno DIO fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; e prese una delle sue costole, e rinchiuse la carne al suo posto. 22 Poi l’Eterno DIO con la costola che aveva tolta all’uomo ne formò una donna e la condusse all’uomo. 23 E l’uomo disse: «Questa finalmente è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Lei sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». 24 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne. 25 E l’uomo e sua moglie erano ambedue nudi e non ne avevano vergogna.

(Genesi 2:18-25)

Genesi 1:27 Maschio e femmina

Dio crea l’uomo, lo crea ish/ishà, creatura umana di sesso maschile e creatura umana di sesso femminile. Maschio e femmina, maschio o femmina. Tertium non datur. Gli altri cosiddetti “generi” di cui oggi si parla tanto, sono semplici invenzioni umane.

Ish è fatto per Ishà, ed Ishà  è fatta per Ish. Sono complementari.

Ish ed Ishà riflettono ognuno ed ognuna parte dell’immagine di Dio da cui derivano. Somigliano a Dio per alcuni aspetti ed attitudini. Pari dignità quindi, ma compiti ed attitudini diversi e complementari.

Genesi 2:24 Marito Moglie Una sola carne

L’unione tra Ish ed Ishà, fatta secondo il piano di Dio (non “a casaccio”, “in via sperimentale”, per il solo piacere) è la forma più alta di unione tra creature umane perchè sia pure per un istante riproduce l’unità originaria dell’immagine e gode di una scintilla della Creazione che, per grazia di Dio, può diventare feconda e generare una nuova vita.

Solo l’unione tra Ish ed Ishà, tra maschio e femmina, è capace di tanto.

La ricerca di una qualsivoglia forma di unione sessuale tra Ish e Ish, tra Ishà ed Ishà, è naturalmente sterile e infeconda, equivale a disperdere il seme, perchè non è secondo la Creazione e la volontà di Dio che in questa è iscritta.

Non si può generare niente da questa unione. Nulla se non piacere fine a sè stesso.

La pretesa delle coppie dello stesso sesso, in primo luogo, ma anche delle coppie di sesso diverso, sterili per natura (si tratti di malattia o altro), di “procurarsi” un figlio,in qualsiasi modo questo si faccia (con il seme, l’ovulo, l’affitto o l’acquisto di un utero altrui) è una pretesa anche essa egoista, che mette l’io della coppia o del singolo genitore davanti all’io del figlio.

Il figlio è l’unico io che possa accampare diritti, verso i genitori, nel processo di generazione!

24 Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una sola carne. 25 E l’uomo e sua moglie erano ambedue nudi e non ne avevano vergogna.

Solo se il maschio e la femmina, l’uomo e sua moglie, sono nudi di fronte al Signore, non hanno motivo di provare vergogna. Nudi di sè stessi, nudi del proprio orgoglio, nudi delle loro presunzioni di sapere e di conoscere ogni cosa, non hanno vergogna nè di fronte a Dio, nè l’uno di fronte all’altra.

O Eterno, insegnaci ad essere nudi!
O Eterno insegnaci ad essere rivestiti solo di Te,
solo della Tua Parola, solo del Tuo Cristo!

Amen. 

Per la preghiera, il Salmo 128, le Beatitudini della famiglia.

Beato chiunque teme l’Eterno e cammina nelle sue vie.
2 Allora mangerai della fatica delle tue mani, sarai felice e godrai prosperità.
3 Tua moglie sarà come una vite fruttifera nell’intimità della tua casa, i tuoi figli come piante d’olivo intorno alla tua mensa!
4 Ecco, così sarà benedetto l’uomo che teme l’Eterno.
5 L’Eterno ti benedica da Sion, e possa tu vedere la prosperità di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita.
6 Sì, possa tu vedere i figli dei tuoi figli. Sia pace sopra Israele.

Salmi 128:1-3 Beatitudine della famgilia

Preghiera biblica della settimana (suggerimenti di Elpidio Pezzella)

Suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».
Giovanni 2:11

Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta.

Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede.

Il primo di questi segni avvenne a Cana di Galilea, durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù.

Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno.

Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora».

Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere.

Il vino ai tempi di Gesù

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in quelle terre. Sappiamo che si produceva vino probabilmente già 4000 anni.

Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato.

Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”.

Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite.

Lettura della Bibbia

06 febbraio Levitico 16-18; Atti 17-19
07 febbraio Levitico 19-21; Atti 20-22
08 febbraio Levitico 22-24; Atti 23-25
09 febbraio Levitico 25-27; Atti 26-28
10 febbraio Numeri 1-3; Romani 1-3
11 febbraio Numeri 4-6; Romani 4-6
12 febbraio Numeri 7-9; Romani 7-9

Elia Eliseo Elpidio Pezzella

Giovanni Battista, martire della Verità

14 Ora il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato celebre, e diceva: «Quel Giovanni che battezzava è risuscitato dai morti; e perciò le potenze miracolose operano in lui». 15 Altri dicevano: «È Elia»; ed altri: «È un profeta, o come uno dei profeti».

16 Ma Erode, udito questo, diceva: «Quel Giovanni, che io ho fatto decapitare, è risorto dai morti!». 17 Erode stesso infatti aveva fatto arrestare Giovanni e l’aveva tenuto legato in carcere a causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello, perché egli l’aveva presa per moglie. 18 Giovanni infatti diceva ad Erode: «Non ti è lecito di avere la moglie di tuo fratello». 19 Ed Erodiade gli portava rancore e volentieri l’avrebbe fatto uccidere, ma non poteva. 20 Erode infatti temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; e, dopo averlo udito, faceva molte cose e lo ascoltava volentieri.

21 Ora, venuto un giorno propizio, Erode per il suo compleanno offrì un banchetto ai suoi grandi, ai comandanti e ai notabili della Galilea. 22 La figlia di Erodiade stessa entrò e danzò, e piacque ad Erode e a coloro che erano a tavola con lui; allora il re disse alla fanciulla: «Domandami tutto ciò che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fino alla metà del mio regno!».

24 Ella uscì, e disse a sua madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni Battista». 25 Ed ella, ritornata subito dal re, gli fece in fretta la richiesta, dicendo: «Io desidero che tu mi dia immediatamente, su un piatto, la testa di Giovanni Battista». 26 E il re, sebbene ne fosse molto rattristato, a motivo del giuramento e per rispetto dei convitati, non volle opporle un rifiuto. 27 Così il re mandò subito una guardia, con l’ordine di portargli la testa di Giovanni. 28 E quegli andò, lo decapitò in prigione e portò la sua testa su un piatto e la diede alla fanciulla, e la fanciulla la diede a sua madre.

29 E, quando i suoi discepoli udirono ciò, vennero, presero il suo corpo e lo posero in un sepolcro.

(Marco 6)

Marco 6:14-29 Commento di Beda il venerabile

Commento di  Beda il Venerabile (ca 673-735),
monaco, dottore della Chiesa
Discorsi (libro 23); CCL 122, 354 e ss

Giovanni Battista, martire della verità

 

Senz’alcun dubbio Giovanni Battista ha subito il carcere per il nostro Redentore che egli precedeva con la sua testimonianza; per lui ha dato la sua vita.

Infatti, anche se il suo persecutore non gli ha chiesto di negare Cristo ma di tacere la verità, è tuttavia per Cristo che è morto; Cristo in persona infatti ha detto: «Sono la verità» (Gv 14,6).

Poiché Giovanni ha sparso il suo sangue per la verità, l’ha sparso per Cristo.

Giovanni aveva testimoniato con la sua nascita che Cristo sarebbe nato; predicando aveva testimoniato che Cristo avrebbe predicato, battezzando che avrebbe battezzato. Soffrendo per primo la sua passione, accennava che anche Cristo avrebbe dovuto soffrirla…

Questo grandissimo uomo giunse dunque al termine della sua vita con l’effusione del sangue, dopo una lunga e penosa prigionia. Lui che aveva annunciato la buona novella della libertà di una pace superiore, è gettato in carcere dagli empi.

È rinchiuso nell’oscurità di una cella, colui che aveva reso testimonianza alla luce…

Con il proprio sangue viene battezzato colui al quale fu dato di battezzare il Redentore del mondo, di sentire la voce del Padre celeste rivolgersi a Cristo, e di vedere scendere su di lui la grazia dello Spirito Santo.

L’ha detto appunto l’apostolo Paolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29).

E dice che soffrire per Cristo è un dono di lui ai suoi eletti poiché, come dice altrove: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8,8).

Per l’ascolto, la preghiera e la lettura biblica della settimana

Suggerimenti a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella.

 

 «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Giovanni 20:25

 

La richiesta di Tommaso 

 

Nel racconto della resurrezione del vangelo di Giovanni abbiamo alcuni personaggi che sperimentano personalmente l’incontro con il Risorto: Maria di Magdala, Tommaso detto Didimo e Simon Pietro.
Dopo essersi fatto riconoscere da una donna nel Getsemani, il Signore appare nello stesso giorno ai discepoli nascosti.
Purtroppo Tommaso è assente e quando ode il racconto dei presenti la sua reazione è determinata: “Se non vedo, se non tocco, non crederò”.
Giovanni 20:25

 

Didimo ha il coraggio di reclamare la stessa esperienza degli altri. Non vuole credere per sentito dire, non mette in dubbio il racconto degli altri, ma non vuole essere inferiore a nessuno. Si sente un escluso.
La sua richiesta non cade nel vuoto, è raccolta da Colui che è presente in mezzo a loro. Dopo otto giorni ecco nuovamente il Risorto mostrarsi loro e rivolgersi direttamente a lui.
Ora che ha visto e toccato, Tommaso è sfidato a “non essere incredulo, ma credente”. Nulla più potrà ora frenare la sua fede. Il suo primo slancio è la confessione “Signor mio e Dio mio”.
Alla Maddalena Gesù aveva parlato di “Padre vostro e Dio vostro”. Tommaso va oltre e fa suo Dio e il Cristo, che non ha esitato a rispondere alla sua preghiera. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.

Anche se poi il Maestro sentenzia “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

 

 Lettura della Bibbia

30 gennaio      Esodo 35-37; Giovanni 17-19
31 gennaio      Esodo 38-40; Giovanni 20-21; Atti 1
01 febbraio     Levitico 1-3; Atti 2-4
02 febbraio     Levitico 4-6; Atti 5-7
03 febbraio     Levitico 7-9; Atti 8-10
04 febbraio     Levitico 10-12; Atti 11-13
05 febbraio     Levitico 13-15; Atti 14-16

Beati i poveri in spirito, beato il resto di Israele, beato chi ascolta la Parola di Dio ed ad essa si conforma.

2:1 Radunatevi, radunatevi assieme, o nazione spudorata, 2 prima che il decreto abbia effetto, prima che il giorno passi come la pula, prima che venga su di voi l’ardente ira dell’Eterno, prima che venga su di voi il giorno dell’ira dell’Eterno.

3 Cercate l’Eterno voi tutti, umili della terra, che praticate la sua legge. Cercate la giustizia, cercate l’umiltà.

Forse sarete nascosti nel giorno dell’ira dell’Eterno. 4 Poiché Gaza sarà abbandonata e Ashkelon diventerà una desolazione; scacceranno Ashdod con violenza in pieno mezzogiorno ed Ekron sarà sradicata.

[…]

3:1 Guai a colei che è ribelle e contaminata, alla città d’oppressione! 2 Essa non ha ascoltato la sua voce, non ha accettato correzione, non ha confidato nell’Eterno, non si è avvicinata al suo DIO. 3 I suoi capi in mezzo a lei sono leoni ruggenti; i suoi giudici sono lupi della sera, che non lasciano alcun osso da rosicchiare per il mattino. 4 I suoi profeti sono vanagloriosi, perfidi; i suoi sacerdoti hanno profanato il luogo santo, hanno fatto violenza alla legge.

5 L’Eterno è giusto in mezzo a lei, egli non commette iniquità. Ogni mattino egli porta alla luce la sua giustizia e non viene mai meno, ma il perverso non conosce vergogna.

6 «Ho sterminato nazioni; le loro torri sono distrutte; ho reso deserte le loro strade, e nessuno più vi passa; le loro città sono distrutte, e nessuno più vi abita. 7 Io dicevo: “Certamente tu mi temerai, accetterai la correzione”, così la sua dimora non sarebbe distrutta, nonostante tutte le punizioni che le ho inflitto. Ma essi si sono affrettati a pervertire tutte le loro azioni.

8 Perciò, aspettami», dice l’Eterno, «quando mi leverò per far bottino, perché la mia determinazione è di radunare le nazioni, di riunire i regni, per riversare su di essi la mia indignazione, tutto l’ardore della mia ira; sì, tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia.

9 Poiché allora darò ai popoli un linguaggio puro, affinché tutti invochino il nome dell’Eterno, per servirlo di comune accordo. 10 Da oltre i fiumi di Etiopia i miei adoratori, la figlia dei miei dispersi, mi porteranno le loro offerte. 11 In quel giorno non avrai più vergogna di tutte le tue azioni con le quali ti sei ribellata contro di me, perché allora farò allontanare dal tuo mezzo quelli che si rallegrano nella tua grandezza, e tu cesserai di inorgoglirti sul mio monte santo».

12 «Farò rimanere in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell’Eterno. 13 Il residuo d’Israele non commetterà iniquità e non dirà più menzogne, né si troverà nella loro bocca lingua ingannatrice; poiché essi pascoleranno il loro gregge, si coricheranno e nessuno li spaventerà».

14 Manda grida di gioia, o figlia di Sion, manda grida d’allegrezza, o Israele! Rallegrati ed esulta di tutto cuore, o figlia di Gerusalemme! 15 L’Eterno ha revocato i suoi giudizi contro di te, ha cacciato via il tuo nemico. Il Re d’Israele, l’Eterno, è in mezzo a te, non avrai più da temere alcun male.

16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, o Sion, le tue mani non si indeboliscano! 17 L’Eterno, il tuo DIO, in mezzo a te è il Potente che salva. Egli esulterà di gioia per te, nel suo amore starà in silenzio, si rallegrerà per te con grida di gioia. 18 Io raccoglierò quelli che sono afflitti per le assemblee solenni, che sono tra di voi, per i quali il peso per lei era divenuto oggetto di disprezzo.

19 Ecco, in quel tempo io agirò contro quelli che ti opprimono; salverò lo zoppo e raccoglierò quelli che sono stati scacciati, e li renderò gloriosi e rinomati in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.

20 In quel tempo io vi farò ritornare, sì, in quel tempo vi raccoglierò; poiché vi renderò rinomati e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando, sotto i vostri occhi, farò ritornare quelli che sono in cattività», dice l’Eterno.

(dal Libro del profeta Sofonia)

Sofonia 3:5

Prenderlo così, come Egli era

35 Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».

36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?». 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

40 Poi disse loro: «Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?». 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

(Marco 4)

Marco 4:36

E’ Gesù, è il Cristo, è la Parola che stabilisce il da farsi, non l’uomo.

Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro:
«Passiamo all’altra riva».

Così Gesù stabilisce che è ora di andare in un altro luogo ad insegnare ed a guarire i malati. È ora di passare all’altra riva, ad un altro uditorio, ad un altro annuncio.

I discepoli si fidano della Parola, si fidano del Cristo. Lo prendono così com’è, così come egli era, così come comandava loro di fare, sulla loro barca. I discepoli, diremmo noi, “sono sulla stessa barca” della Parola.

E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

Le altre barchette di cui parla il testo erano probabilmente di altri ascoltatori della Parola, di curiosi, di persone che accompagnavano malati speranzosi di essere guariti, chissà, il testo non lo specifica. Si limita a specificare che c’erano. E sempre ci sono e ci saranno nella realtà; c’è un piccolo nucleo di credenti, vero, che accetta il Cristo così com’è, senza aggiunte e sottrazioni, e ci sono miriadi di uomini e donne in ricerca o curiosi, nel bene o nel male.

Si scatena una tempesta, e si scatena su tutti, barca e barchette, ma l’attenzione dell’evangelista si focalizza sul centro, sulla barca dove era il Signore.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Fosse un film di oggi, questo Vangelo, lo avrebbero probabilmente condannnato, per insensibilità, indifferenza… E le barchette? Le persone che ci stavano sopra? I malati? Se la tempesta si abbatteva in modo così forte sulla barca più grandi, figuriamoci su quei gusci di noce…

Ma questo non è un film o uno scritto di oggi, è un Vangelo che ha valore per l’eternità; e l’Autore di questo Vangelo sa che molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Ed è della storia di questi eletti, e della fedeltà degli eletti alla Parola di Dio che Egli ha cura.

L’Eterno non è politicamente corretto. Egli è il Giusto. Tutta altra cosa.

Torniamo alla scena principale. La tempesta si scatena, e si scatena anche sui discepoli, si scatena anche con quelli che hanno aderito alla Parola, prendendo con loro, così com’era, la persona del Cristo. Ed anche loro entrano in crisi, si fanno strada i dubbi, le incertezze.

Il Cristo non era andato via dalla barca!, era lì, era con loro, ma era a poppa, e dormiva.

Perchè Egli era a poppa? Perchè questa era la parte più protetta della nave. Egli era a poppa, così noi dobbiamo tenere Lui, tenere la Sua Parola a poppa, nel nostro cuore, nel più intimo del nostro essere, perchè Egli protegga e tranquillizzi la nostra vita e le scelte di questa.

Perchè Egli era a poppa? Perchè come dice un proverbio umano, avere il vento che soffia, che spinge da poppa, è garanzia di successo, è favore, è vantaggio per l’andamento della nostra vita.

Egli era poppa, era con loro, era in loro favore, era per loro, ma la loro fede viene comunque meno, le onde e le raffiche di vento del mondo intorno fanno crescere la paura dei discepoli, e questi si spaventano, e cercano di svegliarlo.

Essi lo destarono e gli dissero:
«Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare:
«Taci e calmati!».
E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Essi lo avevano preso, sottolineava Marco, così come Egli era; avevano accettato il suo ministero e la Sua Parola. Fatta di guarigioni, di brillanti predicazioni nelle piazze e nelle sinagoghe, ma anche di ostilità, di rifiuto, di “croci” di ogni genere.

Essi lo avevano preso come Egli era, ma ora questo sembra non bastare più alla loro fede. Quindi lo svegliano, lo destano, gli chiedono di cambiare posizione, di alzarsi in piedi, di parlare alla tempesta affinchè questa si plachi.

Notate che non si limitano a destarlo ed a chiedere al Cristo di placare la tempesta; ma, poichè non lo accettano più come Egli era, lo accusano di esser venuto meno al suo patto con loro: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».

Gesù al principio ignora la loro affermazione. Si limita a fare quanto intuiva nel cuore volevano che Egli facesse, parla alla tempesta e la placa.

La Parola di Dio ha il pieno controllo nella natura. Così, obbedire alla parola di Dio, compiere il Suo volere nella Creazione, è l’unica vera garanzia per la migliore sopravvivenza del nostro pianeta.

Al principio della Creazione, il Verbo Sapiente di Dio parlava e la natura era. Così ora Il Verbo di Dio parla e la natura reagisce di conseguenza.

Ristabilito, agli occhi degli uomini (nella realtà non era mai venuto meno), il controllo sulla creazione, ora Gesù si rivolta verso i discepoli e parla loro.

40 Poi disse loro:
«Perché siete voi così paurosi?
Come mai non avete fede?».

Sembrano due domande, ma in realtà è una sola. La seconda contiene in sè la risposta alla prima. La poca fede è la causa della paura. La paura nasce dalla lontananza che si instaura tra il cuore dell’uomo e la Parola di Dio.

Finchè questa riposa nel più profondo della poppa, finchè l’uomo è capace di abbandonarsi al suo lungo e profondo battito, la sua anima è tranquilla ed in pace. Nulla gli fa paura, nulla gli causa timore.  Ma se l’uomo lascia che i rumori, i movimenti, gli spasmi inconsulti del mondo lo mettano in questione, lo tirino fuori dal suo abbandonarsi in Dio allora la paura lo riempie, lo spinge a compiere atti contro la Parola stessa. Perchè ha perso il centro di sè stesso.

41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro:

«Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

Facciamoci la stessa domanda, quando la prossima tempesta sconvolgerà la nostra vita. Perchè non illudiamoci. La vita, la terra, la creazione, nascono da un susseguirsi di tempeste, di terremoti, di movimenti del cielo e della terra, che dall’eternità ci sono stati e ci saranno.

Ma dall’eternità c’è la possibilità di riposare il proprio cuore,a poppa, sul guanciale dell’Eterno. Riposare nella sua pace ogni nostra inquietudine ogni nostra sofferenza, ogni nostro dolore. Ma occorre essere fedeli, tenerlo con noi così, come Egli era.

O la paura ci farà alzare in piedi all’improvviso, ed incamminare per vie non buone, o affondare per sempre, su una delle tante barchette scalcagnate che ci offre questo mondo.

Disse loro ancora due volte

21 Disse loro ancora:

«Si prende forse la lampada per metterla sotto il moggio o sotto il letto? Non la si mette piuttosto sopra il candeliere? 22 Poiché non c’è nulla di nascosto che non sia manifestato, né nulla di segreto che non sia palesato. 23 Chi ha orecchi da udire, oda!».

24 Disse loro ancora:

«Fate attenzione a ciò che udite. Con la stessa misura con cui misurate, sarà misurato a voi; e a voi che udite sarà dato di più. 25 Poiché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, gli sarà tolto anche quello che ha».

(Marco 4)

Marco 4:21.24

Disse loro ancora…

Su questo versetto, ripetuto uguale due volte, prima di due brevi insegnamenti, si è appuntata oggi la mia attenzione, e si è centrata oggi la mia preghiera.

Sarà perchè stamani, come si vede nel mio post precedente, meditavo su quel midrash che dice che il Nome di Dio è onorato dove i due puntini sono uno a fianco all’altro, mentre il Nome di Dio è violentato dove i due puntini sono uno sopra all’altro, ma davvero è tutto qui.

So che l’Eterno, l’Onnipotente, il Santo, Benedetto Egli sia è infinitamente più di me, sopra di me, fuori di me, fuori da qualsiasi cosa o essere io possa controllare o anche solo sperare di farlo.

Ma so anche che l’Eterno, l’Onnipotente, il Santo, Benedetto Egli sia è sceso sulla terra e mi ha reso figlio nel Figlio, si è fatto Uomo in Cristo Gesù, rendendomi possibile di averlo a fianco.

Se soffro, se la o le persone amate che ho a fianco soffrono io so che Dio è il puntino a fianco a loro. E so soprattutto che io posso essere il puntino a fianco a loro.

Una immagine, i chiodi della croce, i punti che cercano di tenere fermo Dio, senza poterlo fare; Maria e Giovanni, fermi e sofferenti, come chiodi piantati in piedi sotto la croce, che hanno Dio bene fermo dentro di sè, e nulla possono le potenze umane. Maria e Giovanni hanno vinto, i chiodi dei potenti sono saltati e salteranno uno dopo l’altro…

Un puntino. Forse mi sembrerà di fare poco, nulla, umanamente parlando e ragionando, ma se sarò capace di essere Dio a fianco di, il mio puntino varrà l’intero universo.