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Pregate incessantemente (Luca 21,34-36)

34 Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita e che quel giorno non vi venga addosso all’improvviso come un laccio; 35 perché verrà sopra tutti quelli che abitano su tutta la terra.

36 Vegliate dunque, pregando in ogni momento, affinché siate in grado di scampare a tutte queste cose che stanno per venire, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

(Luca 21)

bibbiaaperta

Prima di addormentarti, dopo esserti lavato, di notte, al canto del gallo…

Prega prima che il tuo corpo riposi sul giaciglio. Poi, verso mezzanotte, alzati, lavati le mani con acqua e prega. Se è presente tua moglie, pregate tutti e due insieme. Ma se lei non è ancora credente, ritirati in un’altra stanza per pregare, poi torna a letto.

Non essere pigro nella preghiera.

Occorre pregare in quest’ora perché gli anziani che ci hanno trasmesso questa tradizione ci hanno insegnato che in quest’ora tutta la creazione si riposa un momento per lodare il Signore. Le stelle, gli alberi e le acque si fermano un istante, e l’intera schiera degli angeli che lo serve dà lode a Dio in quest’ora con le anime dei giusti. Perciò i credenti devono essere solleciti nel pregare in quest’ora.

Come testimonianza a favore di ciò, il Signore disse: « A mezzanotte si levò un grido! Ecco lo sposo, andategli incontro! » (Mt 25,6). E prosegue dicendo: « Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora » (Mt 25,13).

Al canto del gallo, allo spuntar del giorno, quando ti alzi, prega ancora.

(Ippolito di Roma (?-ca 235), sacerdote e martire – La Tradizione apostolica, 41; SC 11, 129)

Maranatha!

Maranathà (Luca 21,20-28)

20 «Quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, allora sappiate che la sua devastazione è vicina. 21 Allora quelli che sono in Giudea, fuggano sui monti; e quelli che sono in città, se ne allontanino; e quelli che sono nella campagna non entrino nella città.

22 Perché quelli sono giorni di vendetta, affinché si adempia tutto quello che è stato scritto.

23 Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! Perché vi sarà grande calamità nel paese e ira su questo popolo. 24 Cadranno sotto il taglio della spada, e saranno condotti prigionieri fra tutti i popoli; e Gerusalemme sarà calpestata dai popoli, finché i tempi delle nazioni siano compiuti.
25 Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle; sulla terra, angoscia delle nazioni, spaventate dal rimbombo del mare e delle onde; 26 gli uomini verranno meno per la paurosa attesa di quello che starà per accadere al mondo; poiché le potenze dei cieli saranno scrollate.

27 Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nuvole con potenza e gloria grande. 28 Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina».

(Luca 21)

bibbiaaperta

Un commentario patristico suggerisce questa lettura di Origene da fare oggi, dopo aver pregato su questo Evangelo.
Attenzione, si tratta di Origene di Alessandria, considerato uno tra i principali scrittori e teologi cristiani dei primi tre secoli. Di famiglia greca, fu direttore della «scuola catechetica» di Alessandria (Didaskaleion).
Interpretò la transizione dalla filosofia pagana al cristianesimo e fu l’ideatore del primo grande sistema di filosofia cristiana. Non va confuso con il suo omonimo, anch’esso alessandrino, Origene, filosofo neoplatonico.

Il brano proposto per la meditazione sul Vangelo è molto denso ma, secondo me, molto adatto a prepararsi all’inizio del tempo liturgico che viene, anzi è già venuto, e che verrà. Il tempo di Avvento. Tempo in cui si invoca il Signore con la breve formula che ho messo come titolo di questo post. Espressione che significa contemporaneamente “Vieni, Signore!” e “Il Signore è venuto!”.

Maranathà!

Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo
Discorsi su Giosuè, 11, 3-4; SC 71, 287

«Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre» (Gv 12,35)

Non appena il Salvatore è venuto, era già la fine del mondo. Questo, lo dice egli stesso, situando la sua venuta alla fine dei tempi: « Convertitevi, perché il Regno dei cieli è vicino » (Mt 4,17). Egli però ha trattenuto e ritardato il Giorno del compimento; gli ha impedito di sorgere.

Infatti Dio Padre, vedendo che la salvezza non può venire se non per mezzo di Gesù, gli disse: « Chiedi a me, ti darò in possesso le genti e in dominio i confini della terra » (Sal 2,8). Per cui, finché non sarà compiuta questa promessa del Padre, finché le Chiese non saranno accresciute nelle diverse nazioni e non vi saranno entrate « tutte le genti » perché finalmente « tutto Israele sia salvato » (Rm 11,25), il Giorno è prolungato, il tramonto del giorno è differito. Il « Sole di giustizia » (Ml 3,20) non tramonta mai, ma continua a versare la luce della verità nel cuore di quanti credono.

Ma quando la misura dei credenti sarà piena e sarà venuto il tempo degenere e corrotto dell’ultima generazione in cui « per il dilagare dell’iniquità, l’amore di molti si raffredderà » (Mt 24,12), allora, « i giorni saranno abbreviati » (Mt 24,22).

Sì, lo stesso Signore sa prolungare la durata dei giorni quando è il tempo della salvezza, e sa abbreviare la durata del momento della tribolazione e della perdizione. Quanto a noi, mentre abbiamo il giorno e si prolunga per noi il tempo della luce, « comportiamoci onestamente, come in pieno giorno » (Rm 13,13) e facciamo le opere della luce.

Wachet! Betet!

Per il Lezionario Riformato questa è la Ventiseiesima domenica dopo la Trinità. Ultima domenica prima del tempo di Avvento. Il tema delle letture, per l’ultima domenica dell’anno liturgico (Cristo Re) come per la prima del tempo di Avvento sono gli ultimi giorni prima del giudizio finale.

bach

Il fratello cristiano luterano, Giorgio Ruffa, mi ha regalato l’ascolto di questa che è una delle mie Cantate preferite di Johann Sebastian Bach (BWV 70). Wachet! Betet! Betet! Wachet!, ovvero Vegliate!, Pregate!, Pregate!, Vegliate!

Non c’è compito più urgente ed importate di questo.

Ascoltandola molti di voi riconosceranno un famosissimo corale (dal minuto 15’37”), che ha avuto diverse traduzioni in italiano: Freu dich sehr, o meine Seele (Esulta grandemente, o anima mia).

Di seguito il commento del fratello Giorgio, che ringrazio ancora una volta.

Salve, per la ventiseiesima domenica dopo la Trinità ed ultima, del ciclo liturgico 2016, prima dell’avvento, è prevista l’energica cantata BWV 70: «Wachet! betet! betet! wachet!». Il contenuto è apocalittico escatologico ed il contesto biblico è: Mt 25:31-46 (Giudizio contro le nazioni, cfr. Gv 5:22-23, 26-29; Ap 20:11-15; 2Te 1:6-10; Ga 6:7-10); 2Pt 3:3-13 (Sappiate questo, prima di tutto: che negli ultimi giorni verranno schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo i propri desideri peccaminosi e diranno: «Dov’è la promessa della sua venuta? Perché dal giorno in cui i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione»).

Corale citato: «Meinen Jesum lass ich nicht». La propongo nella magniloquente interpretazione di Karl Richter.

1. Coro [S, C, T, B]
Wachet! betet! betet! wachet!
Seid bereit
Allezeit,
Bis der Herr der Herrlichkeit
Dieser Welt ein Ende machet.

Vegliate! Pregate! Pregate! Vegliate!
Siate pronti
in ogni momento,
fino a quando il Signore della gloria
metterà fine a questo mondo.

2.Recitativo [Basso]
Temete, peccatori ostinati!
Arriva un giorno
da cui nessuno può scampare:
si affretta per voi il severo giudizio,
o razza di peccatori,
per l’eterna tribolazione.
Ma per voi, prescelti figli di Dio,
è l’inizio della vera gioia.
Mentre tutto crolla e si distrugge,
il Salvatore vi convoca alla sua presenza;
perciò non abbiate paura!

3.Aria [Contralto]
Quando verrà il giorno in cui partiremo
dall’Egitto di questo mondo?
Ah! Fuggiamo da Sodoma,
prima che il fuoco ci sommerga!
Svegliatevi, anime, dal vostro compiacimento
e credete, è l’ultima ora!

4.Recitativo [Tenore]
Anche se aspiriamo al cielo
il nostro corpo tiene prigioniero lo spirito;
con i suoi inganni il mondo
tende trappole e insidie ai giusti.
Lo spirito è pronto ma la carne è debole
e ci estorce un pietoso lamento!

5.Aria [Soprano]
Lasciate che le lingue degli schernitori ci
disprezzino, comunque dovrà avvenire
che noi vedremo Gesù
sulle nubi, nelle altezze celesti.
La terra e il cielo passeranno,
ma la parola di Cristo resterà per sempre.
Lasciate che le lingue degli schernitori ci
disprezzino, comunque dovrà avvenire!

6.Recitativo [Tenore]
In mezzo a tale generazione deviata
Dio si preoccuperà dei suoi servi,
in modo che questa stirpe malvagia
non li affligga ancora,
e li custodirà nelle sue mani
riservando un posto per loro nell’Eden celeste.

7.Corale [S, C, T, B]
Gioisci, mia anima,
dimentica dolore e tristezza
poiché ora Cristo, tuo Signore,
ti raccoglie da questa valle di lacrime!
Potrai contemplare per l’eternità
la sua gioia e il suo splendore,
per rallegrarti con gli angeli
ed esultare per l’eternità.
Seconda parte

8.Aria [Tenore]
Alzate la testa
ed abbiate fiducia, giusti,
le vostre anime fioriranno!
Crescerete come fiori nell’Eden
per servire Dio in eterno.
9.Recitativo [Basso]
Ah, questo grande giorno,
la fine del mondo
e lo squillo della tromba,
l’inaudito colpo finale,
le parole proclamate dal Giudice,
le porte spalancate dell’inferno
risveglieranno nella mia anima
più dubbi, paura e terrore
in quanto figlio
del peccato?
Eppure dalla mia anima si eleva
un raggio di felicità, una luce di consolazione.
Il Salvatore non può celare il suo cuore
che trabocca di grazia,
il suo braccio misericordioso non mi abbandona.
Allora concludo il mio viaggio con gioia.

10.Aria [Basso]
Giorno benedetto di rinascita,
conducimi nelle tue dimore!
Risuona, batti, ultimo colpo,
crollino il cielo e la terra!
Gesù mi condurrà alla pace,
al luogo in cui abbonda la gioia.

11.Corale [S, C, T, B]
Non è alla terra, non è al cielo
che la mia anima aspira.
Io desidero Gesù e la sua luce,
egli mi ha riconciliato con Dio,
mi ha liberato dal giudizio,
non abbandonerò il mio Gesù.

Nicht nach Welt, nach Himmel nicht
Meine Seele wünscht und sehnet,
Jesum wünsch ich und sein Lieht,
Der mich hat mit Gott versöhnet,
Der mich freiet vom Gericht,
Meinen Jesum lass ich nicht.

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

La prossima settimana è quella che conclude il cosiddetto anno liturgico.
Oggi infatti, domenica 20 novembre 2016, si ricorda Cristo Gesù Re dell’Universo.

Nell’ultima settimana dell’anno liturgico per quanto riguarda il Vangelo si legge continuativamente il capitolo 21 dell’Evangelo secondo Luca.

Domenica prossima, 27 novembre 2016, inizia la prima delle quattro settimane di Avvento.

Il ciclo domenicale del prossimo anno per chi segue i lezionari è il ciclo A (ovvero si legge prevalentemente il Vangelo secondo Matteo) e per i giorni feriali il ciclo I (ossia dispari poichè il prossimo anno, 2017, è dispari). 

Anche per questa settimana ripubblico quii suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella per la settimana.

bibbiaaperta

L’Eterno parlò a Mosè, dicendo: «Manda degli uomini ad esplorare il paese di Canaan che io do ai figli d’Israele. Ne manderete uno per ogni tribù dei loro padri; siano tutti dei loro principi».
Numeri 13:1-2

L’episodio delle dodici spie ci mostra quanto siano potenti le parole a condizionare un popolo. Infatti, dieci spie, seppur conquistate dalla bellezza di Canaan, trasferirono un messaggio scoraggiante, che contagiò il popolo: “il paese è pieno di giganti che ci farebbero a polpette. Sembriamo delle cavallette di fronte a loro… non siamo abbastanza forti  … non possiamo andare”. Le loro parole erano contrarie all’ordine divino di andare e possedere il paese. Giosuè e Caleb invece obiettarono, facendo leva sulla fede: “Il Signore ha detto che ci ha dato il paese …  possiamo vincere … Andiamo”. Il resoconto negativo però fu accolto dal popolo che passò la notte a compiangersi, desiderando finanche la morte. Si diedero per sconfitti prima di combattere. Non solo, arrivarono a proporre la lapidazione degli unici due che avevano creduto al comando divino e non si erano lasciati frenare dagli apparenti ostacoli. A quel punto, Dio ne ebbe abbastanza: “Poi l’Eterno disse a Mosè: «Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? E Fino a quando rifiuteranno di credere dopo tutti i miracoli che ho operato in mezzo a loro?»” (14:11). Ancora oggi molti scelgono l’arresa senza neanche provarci, dimostrando così di dubitare della fedeltà di Dio e di non credere più alla Sua Parola. Per me possiamo vincere e conquistare Canaan.

Thanksgiving Day
Il giorno del Ringraziamento è una festa celebrata negli Stati Uniti ogni quarto giovedì di novembre e in Canada ogni secondo lunedì di ottobre. Dunque il 26 novembre di quest’anno negli Usa si festeggia il giorno del Ringraziamento, che viene comunemente fatto risalire al 1621, quando nella città di Plymouth, nel Massachusetts, i padri pellegrini si riunirono per ringraziare il Signore del buon raccolto. Nel 1863, nel bel mezzo della guerra di secessione, Abramo Lincoln proclamò la celebrazione del giorno del Ringraziamento, che da quel momento diventò una festa annuale e perse gradualmente il suo contenuto cristiano. Oggi rappresenta una delle feste più importanti per i nordamericani. Dalle nostre parti la celebrazione è conosciuta grazie ai film e telefilm in cui viene rappresentata spesso come l’occasione di riunirsi attorno al famoso tacchino per ringraziare Dio per ciò che si ha. Anche oggi ringrazio Dio per tutto ciò che ho e per quello che non ho.

Lettura della Bibbia
21 novembre  Daniele 6-7; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1
22 novembre  Daniele 8-9; 2 Tessalonicesi 2-3
23 novembre  Daniele 10-11; 1 Timoteo 1-2
24 novembre  Daniele 12; Osea 1; 1 Timoteo 3-4
25 novembre  Osea 2-3; 1 Timoteo 5-6
26 novembre  Osea 4-5; 2 Timoteo 1-2
27 novembre  Osea 6-7; 2 Timoteo 3-4

Corde per pregare – la mia!

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Concludo questa serie di post su questo tipo di strumenti per la preghiera mostrandovi la mia.

Com’è

Una corda per la preghiera classica, che viene dall’Africa Orientale, dai cristiani copti, che oltre ad aiutarmi nel mio rivolgere al Signore, mi aiuta a ricordarmi dei cristiani assai meno fortunati di me nel poter professare liberamente la loro fede.

Mi ricorda delle chiese del silenzio, dei martiri per la fede e di tante altre cose.

 

Alla mia corda di preghiera, dall’altro lato, ho attaccato una croce dettadi San Benedetto” che è lì principalmente perchè è il ricordo di un fratello carissimo di Montemonaco che me l’ha donata, ma anche perchè mi richiama allo spirito dell’Ora et Labora di cui l’intero Occidente è debitore all’uomo di Norcia. Perchè con il nostro pregare ed il nostro incessante lavorare per l’edificazione del regno, noi rendiamo gloria a Dio.

Dal ruvido al lavorato, dalla corda grezza al metallo dorato, dal peccato alla salvezza, secondo la Sua volontà.

Soli Deo Gloria…

Nihil operi Dei anteponatur.

Mi ricorda che la mia preghiera deve essere semplice, mai ampollosa, nutrita incessantemente dalla Parola di Dio, principalmente dai Salmi e dai Vangeli, e che deve sempre essere rivolta al Cristo.

Sola Scriptura, Solus Christus…

Nihil Christo anteponatur.

Mi ricorda che sono salvato per grazia, per il solo dono della fede, e che devo continuamente fare eucaristia, rendere grazie per tutto questo.

Sola Gratia, Sola Fide…

Come prego

Dieci nodi, una croce fatta anch’essa da nodi, un cappio iniziale.

Il cappio iniziale agli occhi della mia fede è il peccato originale, che si ripercuote nei peccati quotidiani, che combatto grazie al dono della fede e della grazia con una preghiera continua che mi avvicina, nodo dopo nodo, evento dopo evento, alla Croce, per cui ad ogni giro, ad ogni mandata, ad ogni posta, sono chiamato a scegliere, a rendere grazie.

Invoco lo Spirito. mi dichiaro figlio nel Figlio all’inizio,  supplico il Padre nella preghiera e giunto ai piedi della Croce lo ringrazio per essa.

Allora la Croce mi riappare davanti, da grezza che era, ora è bella, dorata, mi appare la sua potenza.

Ma subito riprendo, riparto, perchè è duro stare sotto la Croce, è difficile vederla a lungo per quello che veramente è, strumento unico ed universale di salvezza. Perciò di nuovo devo invocare lo Spirito, nutrire la mia fede, pregare senza interruzione.

Il testo per la preghiera litanica che utilizzo di preferenza è la preghiera del pubblicano, la preghiera di Gesù (“Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”). Ma anche i versetti del salmo Miserere (Salmo 50 o 51) o la professione di fede di Maria di Nazareth (Luca 1,38:  «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua Parola»). A volte da soli, altre volte alternati.

 

La Regola

Da monaco nello spirito, pure se in città, mi sforzo di attenermi a quanto lascò scritto Benedetto da Norcia.

 XX – De reverentia orationis

  1. Si, cum hominibus potentibus volumus aliqua suggerere, non praesumimus nisi cum humilitate et reverentia,
  2. quanto magis Domino Deo universorum cum omni humilitate et puritatis devotione supplicandum est.
  3. Et non in multiloquio, sed in puritate cordis et compunctione lacrimarum nos exaudiri sciamus.
  4. Et ideo brevis debet esse et pura oratio, nisi forte ex affectu inspirationis divinae gratiae protendatur.
  5. In conventu tamen omnino brevietur orati

XX – La riverenza nella preghiera

 

  1. Se quando dobbiamo chiedere un favore a qualche personaggio, osiamo farlo solo con soggezione e rispetto,
  2. quanto più dobbiamo rivolgere la nostra supplica a Dio, Signore di tutte le cose, con profonda umiltà e sincera devozione.
  3. Bisogna inoltre sapere che non saremo esauditi per le nostre parole, ma per la purezza del cuore e la compunzione che strappa le lacrime.
  4. Perciò la preghiera dev’essere breve e pura, a meno che non venga prolungata dall’ardore e dall’ispirazione della grazia divina.
  5. Ma quella che si fa in comune sia brevissima e quando il superiore dà il segno, si alzino tutti insieme.

 

(4- fine)

Link utili a chi vuole approfondire

La corda da preghiera – Esicasmo e Lectio Divina

Regola di San Benedetto in latino e in italiano (testo a fronte)

Sulla Croce di San Benedetto

Suggerimenti per la preghiera e la lettura giornaliera della Bibbia

Come ogni settimana ricevo e condivido dal fratello pastore Elpidio Pezzella.

Non giudice e arbitro

Or qualcuno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli gli disse: «O uomo, chi mi ha costituito giudice e arbitro su di voi?».

Luca 12:13-14

Siamo unici, perché capaci di coinvolgere Dio nelle nostre faccende materiali quando non capaci di venirne a capo da soli. Così, nel mezzo di un discorso di incoraggiamento ai discepoli, affinché non avessero da temere quando si sarebbero trovati ad affrontare situazioni difficili per la predicazione, “qualcuno” attira l’attenzione del Maestro e pone un quesito totalmente estraneo all’argomentazione. Le questioni private tormentano molti e gran parte delle aule dei tribunali è impegnata per dirimere soprattutto quelle in tema di eredità. Il nostro “qualcuno” non ha interesse per le cose del Regno di Dio, ma pretende che Gesù risolva il suo problema. Siamo sempre pronti a ritenere il nostro problema prioritario al cospetto di chiunque. La risposta di Gesù però non lascia dubbi: Egli non è posto o mandato per risolvere quanto di nostra competenza. Anziché rincorrere sempre gli interessi personale, sarebbe opportuno farci tesori che né il tempo, né l’avidità umana possono corrodere (Matteo 6:19). Seguire Cristo impone di guardare le cose di lassù.

 

Umiltà

L’etimologia della parola umiltà è da ricondursi al latino humus = terra, pertanto humilis = umile è colui il quale proviene dalla terra, sta in basso. L’umile, cioè colui che non giudica, non critica, non si vanta, non disprezza, non si esalta, non cerca la propria gloria è un soggetto in via d’estinzione, ormai fuori moda. Siamo trascinati da una società dell’avere e dell’apparire, che non sa guardare al cuore. Stiamo costruendo un mondo con scarse virtù morali. Oggi saper mentire, mettersi in vista e farsi rispettare con la forza è d’obbligo, altrimenti si è dei falliti. Fuggiamo dagli insegnamenti e dai precetti biblici, perché li riteniamo scomodi, non utili ai nostri comodi e alle nostre meschine esigenze. Interessante ricordare che anche la parola uomo deriva dalla radice sanscrita bhu- che successivamente divenne hu- (da cui anche humus). Uomo significa quindi “creatura generata dalla terra, creatura umile”. Donaci, Signore, di invertire la rotta perché la felicità non è salire più in alto – sopra gli altri – ma servire chi ha bisogno, come hai fatto tu, comprendendo che per essere grandi bisogna prima di tutto essere e diventare piccoli. Teniamone conto anche per le prossime ricorrenze (16 Giornata Internazionale della Tolleranza, 19 Giornata internazionale dell’uomo, 20 Giornata Universale del Bambino).

 

Lettura della Bibbia

14 novembre  Ezechiele 40-41; Efesi 5-6

15 novembre  Ezechiele 42-43; Filippesi 1-2

16 novembre  Ezechiele 44-45; Filippesi 3-4

17 novembre  Ezechiele 46-47; Colossesi 1-2

18 novembre  Ezechiele 48; Daniele 1; Colossesi 3-4

19 novembre  Daniele 2-3; 1 Tessalonicesi 1-2

20 novembre  Daniele 4-5; 1 Tessalonicesi 3-4

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Corde per pregare – seconda parte

In Occidente, nel periodo successivo a quello in cui in Oriente era utilizzata la corda di nodi per pregare, divenne una forma di preghiera diffusa quella dei Paternoster. Questa richiedeva la recita di un certo numero di  “Padre nostro“, secondo il numero di grani di una collana.

Una curiosità: ancora oggi si chiamano “paternoster” in meccanica un particolare tipo di ascensori o montacarichi, sempre più raramente utilizzati, che hanno come principio fondamentale di essere basati su un anello in movimento continuo a velocità costante al quale sono vincolati a intervalli regolari dei contenitori (appunto cabine per persone oppure oggetti). Venivano spesso usati nelle miniere.

La variante occidentale, medievale, della corda per pregare, la più famosa, legata alle crescenti forme di devozione mariana, è la cosiddetta corona del rosario. Il nome deriva dall’usanza di coronare, ovvero di cingere con fiori, principalmente rose, le immagini di Maria, soprattutto quelle di tipo statuario.

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Anche qui, per semplificare, mi rifaccio in buona parte a quanto scrive a riguardo Wikipedia.

Il rosario (dal latino rosārium, “rosaio”; a partire dal XIII secolo acquisì il significato religioso indicante le preghiere che formano come una “corona”, nell’accezione latina di corōna ovvero ghirlanda, di rose alla Madonna) è una preghiera devozionale e contemplativa a carattere litanico tipica del rito latino della Chiesa cattolica.

Le sue origini sono tardomedievali: fu diffuso grazie alle Confraternite del Santo Rosario, fondate da Pietro da Verona, santo appartenuto all’Ordine dei frati predicatori, tanto che se ne attribuì la nascita a un’apparizione della Madonna, con la consegna del rosario al fondatore dell’Ordine San Domenico.

La parola “rosario” deriva da un’usanza medioevale che consisteva nel mettere una corona di rose sulle statue della Vergine; queste rose erano simbolo delle preghiere “belle” e “profumate” rivolte a Maria. Così nacque l’idea di utilizzare una collana di grani (la corona) per guidare la meditazione.

Nel XIII secolo, i monaci dell’Ordine cistercense elaborarono, a partire da questa collana, una nuova preghiera che chiamarono rosario, dato che la comparavano a una corona di rose mistiche offerte alla Vergine.

Questa devozione fu resa popolare da San Domenico, il quale, secondo la tradizione, ricevette nel 1214 il primo rosario dalla Vergine Maria, nella prima di una serie di apparizioni, come un mezzo per la conversione dei non credenti e dei peccatori.

La preghiera dell’Ave Maria, nata nel VII secolo (ma già contenuta nei Vangeli per la prima parte), si affermò in tutto il mondo cristiano intorno all’anno Mille.

La preghiera di una corona consiste in cinque serie (chiamate anche “poste”), per complessive cinquanta Ave Maria divise a gruppi di dieci (decine) relative alla meditazione dei cinque “misteri” (eventi, momenti o episodi significativi; gaudiosi, dolorosi e gioiosi) della vita di Cristo e di Maria.

La versione integrale della meditazione prevede la contemplazione di tutti i quindici misteri e quindi la recita, tra l’altro, di centocinquanta Ave Maria, con l’antichissima e voluta analogia con i centocinquanta salmi del Salterio.

Dal 2002, con l’aggiunta facoltativa dei cinque “misteri luminosi”, si contano venti “poste” per complessive duecento Avemarie.

Nelle altre confessioni cristiane?

I riformati (valdesi, presbiteriani, battisti, calvinisti) non recitano la preghiera del rosario, giacchè il culto va reso solo e soltanto a Dio, Padre, Figlio e Spirito e non è ammesso il culto a Maria come nella confessione cattolica, anche se si tratta di un culto definito teologicamente come di livello inferiore (vedi i concetti di latrìa, iperdulìa e dulìa).

Maria viene ammirata anche nel mondo riformato come prima tra i credenti e presa ad esempio, ma per il suo Fiat, la sua obbedienza piena e totale a Dio («Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto») che la rese capace di divenire la madre terrena del Figlio.

La preghiera dell’Ave Maria in particolare non viene accettata perchè alla prima parte, che riporta la cosiddetta salutatio angelica, ovvero il saluto dell’Arcangelo a Maria (“Ti saluto [Ave/Rallegrati Maria], o piena di grazia, il Signore è con te”) che ha quindi un chiaro fondamento biblico (ricordiamoci sempre, Sola Scriptura!), si aggiunge una preghiera rivolta direttamente a Maria che non è lecita e non ha fondamento biblico alcuno (“Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, ora e nell’ora della nostra morte”).

A detta di Wikipedia, una stretta minoranza dei luterani lo accetta, ma usando la coroncina dei cattolici in modo diverso e comunque senza croce.

Nel cosiddetto rosario luterano, inizialmente si recitano il Credo, il Padre nostro e il Gloria al Padre come nel rosario cattolico, ma le tre Ave Marie iniziali sono sostituite dalla preghiera di Gesù; in seguito, in ogni decina il Padre nostro e il Gloria vengono recitati normalmente, mentre l’Ave Maria è recitata una sola volta senza la seconda parte (che contiene la richiesta di pregare per i peccatori); le altre Ave Marie della decina sono sostituite una volta dalla prima parte del Magnificat e otto volte dalla preghiera di Gesù.

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Rosario Luterano, ma con croce!

Gli anglicani usano invece un rosario di pura preghiera detto rosario anglicano, che viene usato anche dai metodisti, ma che comunque è solamente orale e proibisce l’uso delle coroncine tipiche.

Eppure le coroncine sono arrivate anche lì, a partire dagli States, in particolare dal Texas.

Il Rosario anglicano, meglio conosciuto come le Perle da preghiera anglicane o come Coroncina anglicana, è una coroncina di perle usata dagli anglicani, dagli anglo-cattolici, ma anche da anglicani convertiti al cattolicesimo. Questa devozione nacque alla fine del XIX secolo nella diocesi anglicana del Texas.

Questo tipo di coroncina non gode di benedizione o di culto, come presso i cattolici, è solamente un simbolo materiale di pura rimembranza del rito, che peraltro è solo orale senza uso della coroncina stessa.

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Il rosario anglicano è costituito da 33 perle divise in quattro gruppi di sette, con perle aggiuntive chiamate Cruciforms che separano i gruppi.

Il numero trentatré simboleggia gli anni della vita di Cristo sulla Terra, mentre il numero sette simboleggiano i giorni della creazione, le stagioni dell’anno della Chiesa e la completezza della Fede.

I raggruppamenti sono chiamati settimane, al contrario del Rosario cattolico, che è formato da cinque gruppi di dieci grani chiamati decine.

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Un rosario anglicano, realizzato in lana, con la tecnica dei nodi propria dei chotki

Le perle sono disposte in forma circolare chiuse da una croce, spesso una Croce celtica o una Crocifisso di San Damiano. La recita inizia con il Segno della Croce, seguito dalla preghiera iniziale e dalla recita delle formule sui Cruciforms (il Santo Trisaghion orientale) e sulle settimane (la Preghiera di Gesù); si conclude con il Padre nostro e la Preghiera della Croce.

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Rosario Anglicano, molto semplice.

(2- continua)

Corde per pregare – prima parte

Poco tempo fa ho letto una discussione sui social, mi pare su Facebook, a proposito di luterani o anglicani, non mi ricordo, che pregavano con quello che veniva definito nel post come “una specie di rosario” (forse erano Perle da preghiera anglicane, chissà).

Non mi sono soffermato più di tanto sulla cosa, ma mi è venuta l’idea di scrivere questo post sulle diverse, come scrivo nel titolo, corde utilizzate per pregare. Corde, nodi, grani…

Cosa c’è dietro a tutto? Ci sono due comandi di Gesù. Uno, ripetuto continuamente in tutte le Scritture, quello della preghiera incessante, continua, che non deve mai cessare. L’altro, quello del non sprecare parole per pregare, perchè Il Padre sa già e perchè spesso nemmeno sappiamo cosa chiedere, ed è miglior cosa lasciarsi dettare la preghiera da quello Spirito che sa già cosa vogliamo domandare sa quello di cui abbiamo bisogno.

Perciò dai primi secoli di Cristianesimo si sono diffuse modalità di preghiera ripetuta e continua e strumenti finalizzati ad aiutare la concentrazione su di questa, viste le continue distrazioni cui l’uomo è soggetto (nel III secolo dopo Cristo!, figuriamoci ora che siamo circondati da Bip, Drin e TocToc che risuonano di continuo tutto all’intorno).

Lo strumento più antico, utilizzato principalmente dai cristiani di oriente è senza dubbio la corda da preghiera.

corda

Riporto, modificando qualcosa per brevità, quanto dice a proposito Wikipedia.

La corda da preghiera usata nella Chiesa ortodossa  è fatta di nodi di lana, oppure di cuoio (elementi che favoriscono una preghiera silenziosa). Ve ne sono di diverse lunghezze: le più antiche corde da preghiera, sviluppate dai primi monaci cristiani nell’Egitto del IV secolo, avevano 100 o 300 nodi. Oggi si trovano comunemente corde da preghiera a 33 nodi (che si tengono al polso), oppure a 50 o a 100 nodi. Il modello russo con 103 nodi (basato sull’antica “scala da preghiera” in cuoio, tuttora in uso tra gli ortodossi russi del Rito Antico) ha dei grani di separazione che suddividono i nodi in quattro gruppi di 17, 33, 40 e 12: tutti questi numeri ricordano figure bibliche (Evangelisti, Apostoli e Profeti) e momenti della vita di Cristo. Termina spesso con una Croce ed un “pennellino tergilacrime”.

A ogni nuovo monaco o monaca, nella cerimonia della tonsura, viene consegnata una corda da preghiera: questa ricorda il compito principale della vita monastica, quello di “pregare senza interruzione” (1 Ts 5,17: l’invito che l’Apostolo Paolo fa non solo ai monaci, ma a tutti i cristiani in generale)

Secondo le regole risalenti a San Pacomio il Grande (IV Secolo), ogni monaco è tenuto a compiere un certo numero di prosternazioni accompagnate dalla Preghiera di Gesù (“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore”), e la corda da preghiera, per la sua stessa natura, è il modo più semplice per tenere il conto del numero di preghiere.

La Preghiera di Gesù può sostituire la lettura del Salterio (100 preghiere al posto di ogni Stasi del Salterio, e 300 per ogni Catisma): perciò, l’intero Libro dei Salmi corrisponde a 6000 preghiere. In caso di particolari necessità, la regola monastica permette di sostituire con la Preghiera di Gesù anche le altre parti dell’Ufficio quotidiano.

Una pratica spesso seguita dai monaci (e descritta nei famosi “Racconti di un pellegrino russo”) è la recita della Preghiera di Gesù fino a 12.000 volte al giorno, fino al momento in cui la preghiera diviene attiva per conto proprio, e il monaco vive giorno e notte in uno stato di preghiera continuo.

L’uso della corda da preghiera è un enorme aiuto spirituale, che consente ai cristiani di mantenere l’attenzione nella pratica della preghiera, finché, come ci ha promesso il Signore (Gv 7,37), fiumi di acqua viva sgorgheranno entro di noi.

La corda da preghiera, accompagnata dalla regola di un numero fisso di preghiere da recitare, è particolarmente importante per quanti desiderano pregare da soli, per evitare un serio pericolo di auto-inganno: spesso, dopo un breve periodo di preghiera, una sensazione illusoria di benessere fa fermare la pratica della preghiera di molti principianti, convinti di avere raggiunto i frutti della pace spirituale, mentre in realtà il loro cammino è appena iniziato.

Non si deve avere paura (come alcuni credono, erroneamente) che la pratica della Preghiera di Gesù sia solo un fatto meccanico.

Qualsiasi preghiera, con o senza corda, può diventare meccanica se chi prega non si sforza di mantenere attenzione e riverenza.

 

Le parole della preghiera

La formula più usata assieme alla corda da preghiera è la Preghiera di Gesù:

Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di me peccatore

Questa formula può anche essere estesa a più persone (“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di noi”), o rivolta a qualcuno per cui preghiamo (“Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi misericordia di …”). In questi casi, però, NON usiamo la parola “peccatore” (o “peccatrice”), perché come cristiani ci è comandato di considerare solo i nostri peccati personali, e non quelli degli altri!

La corda da preghiera a 33 nodi che si porta come un braccialetto al polso, è conosciuta come Chokti o Chokty (Komboskini in greco).

chotki

Si tratta di un lungo cordoncino, realizzato in lana, cotone o satin, intrecciato ordinatamente ed armonicamente. Esso è, allo stesso tempo, il frutto di momenti di preghiera e uno strumento per la vita spirituale.

Il chotki si compone di una serie di nodi – il cui numero è variabile – di non semplice esecuzione: è una vera e propria arte, che viene trasmessa da un Maestro spirituale ad un allievo.

Il suo principale utilizzo è legato alla Preghiera Esicastica, o Preghiera del Cuore: una modalità monastica di relazionarsi con il Divino.

L’esicasmo (dal greco ἡσυχασμός hesychasmos, da ἡσυχία hesychia, calma, pace, tranquillità, assenza di preoccupazione) è una dottrina e pratica ascetica diffusa tra i monaci dell’Oriente cristiano fin dai tempi dei Padri del deserto (IV secolo).

Scopo dell’esicasmo è la ricerca della pace interiore, in unione con Dio e in armonia con il creato.

lorazione-esicastica

Attenzione però!

L’Esicasmo cristiano è ricerca della comunione con Cristo, per avere in noi la pace che Cristo dà (che non è quella del mondo!) in armonia con le creature e con il Creato, attraverso il ristabilimento di una comunione piena con il Padre e con le leggi naturali della Creazione.

Non va assolutamente confuso con forme similari e sincretistiche di preghiere di tipo panteistico orientaleggianti o sciamaniche che oggi vanno purtroppo tanto di moda e che sono una sorta di training autogeno o di esercizi per la respirazione.

Alcune forme e modalità sono in comune ma il significato ultimo è del tutto diverso.

( 1 – continua)

Pervertito e Convertito, Perverso o Converso

1. PERVERSIONE – PERVERTITO

Nel capitolo 6 della Prima Lettera ai Corinti, nei versetti da 9b ad 11 è riportata quella che la Nuova Riveduta, nel titoletto definisce “Esortazione a fuggire la dissolutezza“.

Scrive così Paolo:

Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.

Tutti i comportamenti qui riportati e non solo possono definirsi perversioni.

Cosa è una perversione? Che significa pervertire? Secondo l’etimologia della parola, vertere significa rovesciare, volgere, rivolgere; la particella per è usata in modo negativo, come in per-ire o in per-dere.

Un comportamento da pervertito è un comportamento che prende il verso normale, naturale delle cose e lo stravolge in senso negativo, ne rovescia il senso.

L’omosessualità, è una perversione in senso pieno.

L’ordine naturale delle cose infatti, l’ordine della Creazione spinge l’uomo verso la donna e la donna verso l’uomo. Quella è la naturalità, il comportamento benedetto dal Signore. Poi certo, il peccato entra anche là, può entrare anche là. Le unioni naturali, secondo la Creazione, le unioni eterosessuali non sono sempre esemplari. Ma il verso è comunque quello giusto. Uomo verso la donna, Donna verso l’uomo. Ish verso Ishà, Ishà verso Ish.

16 Alla donna disse: «Io moltiplicherò grandemente le tue pene e i dolori della tua gravidanza; con dolore partorirai figli; i tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te». 17 Ad Adamo disse: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato del frutto dall’albero circa il quale io ti avevo ordinato di non mangiarne, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con affanno, tutti i giorni della tua vita. 18 Esso ti produrrà spine e rovi, e tu mangerai l’erba dei campi; 19 mangerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tu ritorni nella terra da cui fosti tratto; perché sei polvere e in polvere ritornerai».

(Genesi 3)

Perchè l’omosessualità alla fine è una perversione? Perchè è una unione non feconda. Non nasce bambino o bambina da una coppia di uomini o da una coppia di donne. Non è possibile in natura. Perchè l’umanità a immagine di Dio è maschio e femmina, non solo uno nè sola l’altra.

Qual’è il primo peccato dell’uomo/umanità nella Genesi? E’ il credersi come Dio, il credere la creatura pari al Creatore. Per questo peccato vengono puniti Adamo ed Eva, vengono cacciati dall’Eden, che era il luogo dove erano insieme con Dio. E vengono mandati nel mondo a scoprire la difficoltà dell’essere Uno nella molteplicità, nella dualità dei sessi.

Possono farlo nel modo giusto, scoprendo reciprocamente la bellezza dell’essere diversi nell’armonia degli intenti, ed allora la loro unione può giungere (può, non sempre la natura fa che ciò sia possibile, a ricordarci che l’uomo non è Dio, che noi non siamo perfetti) alla fecondità, alla generazione di una nuova vita, che è il compito più alto di un essere umano. Che però, si badi, non ci fa Dio. Noi non possiamo creare alcunchè dal nulla. Abbiamo uno bisogno dell’altra, il seme ha bisogno dell’ovulo e viceversa. Il maschio ha bisogno della femmina. Perchè nell’umanità per avvicinarsi a Dio occorre rispettare la complementarietà l’uno dell’altra.

Perchè, ogni tanto molti si chiedono e mi chiedono nelle domande e nei commenti ai post su questo tema, gli omosessuali ci tengono così tanto non solo ad unirsi in qualche modo riconosciuto dalla società o dalle chiese compiacenti (e, aggiungo io, apostate dalla vera fede, che altro non può essere se non biblica, obbediente alla Parola, al Verbo), ma anche ad avere figli nei modi più disparati e comunque non naturali (dalla fecondazione in vitro, all’utero in affitto, ecc…)?

Perchè si illudono che un consenso sociale, più o meno diffuso, li liberi dalla consapevolezza che hanno dentro di loro, chi più, chi meno, del proprio peccato, del proprio essere pervertiti. Pervertiti non significa “cattivi”, “ingiusti” in essenza, ma significa peccatori (come me) che però hanno preso una strada che stravolge in negativo la Creazione e l’ordine della stessa voluto da Dio.

Perciò una corretta dottrina ecclesiale sull’omosessualità è quella che accoglie sempre il peccatore, ma senza tacerne l’errore, o facendo finta che questo non ci sia o non conti. Il peccato va denunciato e condannato nellasua ingiustizia. Ma l’uomo o la donna peccatori, omosessuali od eterosessuali che siano, vanno sempre e comunque chiamati a passare dalla perversione alla conversione.

E qui passiamo alla seconda parte del post.

2. CONVERSIONE – CONVERTITO

All’inizio del suo ministero, Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, provato e tentato nel deserto, vincitore del demonio, a riprova che la salvezza per l’uomo e la donna è sempre possibile se si fa come Lui, passando anche per la sofferenza e la Croce, inizia la sua predicazione, secondo Marco, al capitolo 1 del suo Vangelo, con queste parole:

14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

Entra subito in ballo il concetto di conversione (altre traduzioni bibliche diverse da quella riportata usano ravvedimento, “ravvedetevi“).

Qui mi torna utile convertitevi perchè, guardando all’etimologia, vediamo che di nuovo c’è il verbo vertere, ossia rovesciare, volgere, rivolgere, però stavolta unito alla particella  con, la latina cum che indica un’aggiunta di forza all’atto compiuto (per l’appunto, ecco subito l’esempio venire da solo: compiutocompletato, ovvero giunto a pienezza).

Un altro esempio, quando la fondazione di una chiesa, la cosiddetta plantatio Ecclesiae è compiuta, nasce una con-gregazione. La fase precedente è quella della a(d)-gregazione, uno ad uno si aggiungono al gruppo finchè questo è compiuto (con-gregato) riunito assieme sotto l’Unico Signore. E tutto ciò si fa con l’annuncio della Parola di Dio, con l’annuncio del Verbo, non solo con le parole umane, ma mostrando anche nei fatti questo volersi ricongiungere a Cristo.

Perciò, dicevo prima, attenti a pensare che solo in quell’elenco di peccati riportati da Paolo ci sia la possibilità di una per-versione. Una coppia eterosessuale, che non si conformi al Cristo, che per esempio rifiuti la fecondità, ovvero la generosità dello spendersi con e per l’altro, che rifiuti la fedeltà, ovvero tradisca il progetto di amore suggellato di fronte a Dio, di essere una cosa sola in Cristo Gesù, come il Padre, il Figlio e lo Spirito sono una cosa sola, una coppia del genere è ugualmente per-vertita, nè più nè meno che una coppia omosessuale. Perchè è una coppia che, in modo differente, ugualmente rifiuta di tornare ad essere immagine di Dio.

Stessa notazione qui va fatta, come sopra, passando al campo pastorale, dalla pastorale dell’omosessualità a quella della coppia, del matrimonio; la coppia va sempre accolta, va accolta la loro scelta di rinunciare al peccato e decidere di con-vertirsi, ovvero cambiare senso alla propria esistenza, come singoli e come coppia, rafforzandosi, aggiungendo al verso della propria vita, l’essere con/cum Dio.

3. CONCLUSIONE PRIMA

La perversione o la conversione sono contenute negli stessi comportamenti umani. Nella sessualità, che abbiamo esaminato qui, come in tutti gli altri campi della vita. Siamo chiamati da Dio e la chiamata ci fa VERTERE, mutare, rivoltare, volgere la nostra vita in altro modo.

I nostri comportamenti concreti poi, in virtù della fede, della grazia di Dio, del dono della Sua Parola, dell’esempio del Suo Cristo, del nostro ricercare o meno solo la Sua gloria ci collocano da un lato o dall’altro della barricata. Ci fanno PER-VERSI, mutati in peggio, o CON-VERSI, mutati dall’aggiunta di forza che ci viene da Dio.

4. CONCLUSIONE SECONDA

Non può essere altro che la preghiera, il Salmo 51 (50).

Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà;
nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti.
2 Lavami da tutte le mie iniquità
e purificami dal mio peccato;
3 poiché riconosco le mie colpe,
il mio peccato è sempre davanti a me.
4 Ho peccato contro te, contro te solo,
ho fatto ciò ch’è male agli occhi tuoi.
Perciò sei giusto quando parli,
e irreprensibile quando giudichi.
5 Ecco, io sono stato generato nell’iniquità,
mia madre mi ha concepito nel peccato.
6 Ma tu desideri che la verità risieda nell’intimo:
insegnami dunque la sapienza nel segreto del cuore.
7 Purificami con issopo, e sarò puro;
lavami, e sarò più bianco della neve.
8 Fammi di nuovo udire canti di gioia e letizia,
ed esulteranno quelle ossa che hai spezzate.
9 Distogli lo sguardo dai miei peccati,
e cancella tutte le mie colpe.
10 O Dio, crea in me un cuore puro
e rinnova dentro di me uno spirito ben saldo.
11 Non respingermi dalla tua presenza
e non togliermi il tuo santo Spirito.
12 Rendimi la gioia della tua salvezza
e uno spirito volenteroso mi sostenga.
13 Insegnerò le tue vie ai colpevoli,
e i peccatori si convertiranno a te.
14 Liberami dal sangue versato, o Dio, Dio della mia salvezza,
e la mia lingua celebrerà la tua giustizia.
15 Signore, apri tu le mie labbra,
e la mia bocca proclamerà la tua lode.
16 Tu infatti non desideri sacrifici,
altrimenti li offrirei,
né gradisci olocausto.
17 Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto;
tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato.
18 Fa’ del bene a Sion, nella tua grazia;
edifica le mura di Gerusalemme.
19 Allora gradirai sacrifici di giustizia,
olocausti e vittime arse per intero;
allora si offriranno tori sul tuo altare.

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Lo sguardo fisso

ORA MEDIA NONA
LETTURA BREVE    

Ebrei 12, 1b-2
Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio (Sal 109, 1).

V. Io spero nel Signore,
R. l’anima mia spera nella sua parola.

ORAZIONE
Ascolta, o Dio, le nostre preghiere, e donaci di imitare la passione del tuo Figlio per portare con serena fortezza la nostra croce quotidiana. Per Cristo nostro Signore.
R. Amen

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