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Vivere del Vangelo (1 Corinti 9)

1 Non sono libero? Non sono apostolo? Non ho veduto Gesù, il nostro Signore? Non siete voi l’opera mia nel Signore? 2 Se per altri non sono apostolo, lo sono almeno per voi; perché il sigillo del mio apostolato siete voi, nel Signore.

3 Questa è la mia difesa di fronte a quelli che mi sottopongono a inchiesta. 4 Non abbiamo forse il diritto di mangiare e di bere? 5 Non abbiamo il diritto di condurre con noi una moglie, sorella in fede, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa? 6 O siamo soltanto io e Barnaba a non avere il diritto di non lavorare?

7 Chi mai fa il soldato a proprie spese? Chi pianta una vigna e non ne mangia il frutto? O chi pascola un gregge e non si ciba del latte del gregge? 8 Dico forse queste cose da un punto di vista umano? Non le dice anche la legge?

9 Difatti, nella legge di Mosè è scritto: «Non mettere la museruola al bue che trebbia il grano». Forse che Dio si dà pensiero dei buoi? 10 O non dice così proprio per noi? Certo, per noi fu scritto così; perché chi ara deve arare con speranza e chi trebbia il grano deve trebbiarlo con la speranza di averne la sua parte.

11 Se abbiamo seminato per voi i beni spirituali, è forse gran cosa se mietiamo i vostri beni materiali? 12 Se altri hanno questo diritto su di voi, non lo abbiamo noi molto di più? Ma non abbiamo fatto uso di questo diritto; anzi sopportiamo ogni cosa, per non creare alcun ostacolo al vangelo di Cristo.

13 Non sapete che quelli che fanno il servizio sacro mangiano ciò che è offerto nel tempio? E che coloro che attendono all’altare, hanno parte all’altare? 14 Similmente, il Signore ha ordinato che coloro che annunciano il vangelo vivano del vangelo.

(1 Corinti 9)

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In questa prima parte del capitolo 9 della lettera ai cristiani di Corinto, Paolo affronta il problema di una inchiesta a cui egli sarebbe stato sottoposto. Sappiamo che a Corinto la comunità cristiana si era divisa in gruppi; alcuni fedeli a Cefa e così via… Evidentemente alcuni credenti lo denigravano perchè egli non faceva parte degli originali dodici e non era “parente” diretto di Gesù, e Paolo si difende affermando che, alla luce di come era nata e si era costituita e si andava sviluppando la comunità, egli aveva tutti i titoli non solo per essere chiamato Apostolo, ma per essere aiutato e sostenuto dalla comunità nel suo servizio al Vangelo.

Egli si definisce così con tre categorie ben note alla Scrittura; come un soldato di Cristo, rivestito della sua armatura, come un pastore, come un vignaiolo. Dedito rispettivamente alla difesa del popolo di Dio, alla custodia del Suo gregge ed allo sviluppo dei frutti della Sua vigna.

Egli lavora indefessamente per il popolo, il gregge e la vigna, perchè questo sono di Dio, questi sono il soggetto a cui Dio ha diretto il Suo Evangelo. Ed egli non si stanca di lavorare per il Vangelo, di annunciarlo, di testimoniarlo. E non importa a Paolo di soffrire ingiustizia, quanto di compiere questa opera, e perciò sopporta ogni cosa, sopporta anche quello che definisce un ingiusto trattamento, un mancato riconoscimento da parte della comunità.

Perchè non vuole essere di alcun ostacolo al Vangelo. Perchè è il Vangelo che deve essere annunciato, non Paolo; è la chiesa di Cristo che deve essere edificata, non il ‘partito di Paolo” o il “gruppo di Paolo”. Quindi, anche se Paolo ribadisce che il suo impegno anche materiale per l’edificazione ed il sostentamento spirituale della comunità dovrebbe essere riconosciuto da questa, tuttavia il Vangelo gli preme più di sè stesso.

 

Non sono discussioni, queste, che riguardano solo Paolo ed il tempo della comunità di Corinto. Ve ne sono da sempre di simili, e sempre ve ne saranno. Perchè c’è di mezzo il denaro…

Scriveva in una predicazione tempo fa il fratello pastore Paolo Castellina:

È volontà di Dio che coloro che sono stati messi a parte dalle attività secolari comuni per prendersi tempo sufficiente per studiare, pregare, predicare l’Evangelo, insegnare la dottrina cristiana, fare cura pastorale ecc. ricevano, per questo loro servizio da parte dei credenti un compenso adeguato.

Se c’è di mezzo il denaro, si può essere certi che vi saranno discussioni, polemiche, critiche, contestazioni, accuse, gelosie …e pretese, come se il ministro di Dio dovesse svolgere la sua opera gratuitamente.

“…che Dio provveda poi per lui o qualche altro credente o missione! Il ministro di Dio deve essere sempre a mia disposizione quando ne ho bisogno. Io ho diritto ad una predicazione e ad un insegnamento di qualità, ad essere intrattenuto al culto. Lui deve condurre i miei battesimi, matrimoni e funerali, deve occuparsi dell’istruzione religiosa dei miei figli, deve farmi visita, prendersi cura di me e riverirmi. Che faccia lui al mio posto i servizi per i quali io non ho né tempo, né competenza né voglia di farli.
Io sono qui per ricevere, lui per dare.

Come dovrà vivere però? A me non interessa, che si arrangi! Che usi gli spiccioli che metto nella cassetta la domenica quando vado al culto”. Sì, vi è chi ragiona in questo modo.
Non solo, ma questi stessi sono sempre pronti a criticare il ministro di Dio per come predica, per la sua casa, la sua automobile, la sua famiglia, il modo in cui “la chiesa” amministra il (poco) denaro che ha.

Allora il ministro di Dio si chiederà: “Ma chi me lo fa fare?”. Il Signore, sì certo, e continuerà la sua opera, nonostante l’ottusa irresponsabilità di tanti.

Riflettiamo oggi, nella preghiera, sui nostri ministri, sui ministri delle nostre comunità. Ne consideriamo in modo adeguato il servizio, il lavoro apostolico, la fatica per edificare e sostenere, di continuo, la comunità di cui facciamo parte? Siamo grati al Signore per averceli donati? E come manifestiamo questa gratitudine? O piuttosto esaminiamo se non diamo per scontato il loro servizio, se ignoriamo i bisogni loro e delle loro famiglie, se non pretendiamo e basta da loro…

E, d’altra parte, preghino, si interroghino e facciano un loro esame di coscienza, riguardo al loro servizio, i ministri, chi è incaricato della guida di una comunità. La comunità vede da parte nostra un impegno quotidiano e costante per il Vangelo? Vede come il Vangelo ed il suo annuncio abbia il primato nella nostra vita?

Cerchiamo solo ciò che edificihi e rafforzi nella Verità il gruppo dei credenti che ci è affidato, o piuttosto non disperdiamo il nostro impegno e le nostre capacità di insegnamento su cose argomenti e materie, che starebbe meglio su altri pulpiti che non su quelli di un tempio o di una chiesa di Cristo?

Preghiamo, comunità e ministri. Perchè tutto ciò che facciamo, il nostro modo di comportarci, il nostro modo di considerarci reciprocamente facciam vedere in modo chiaro al mondo che entrambi siamo impegnati al servizio del Vangelo di Cristo e della Verità che questo contiene, Per il bene nostro e del mondo in cui viviamo, senza esserne davvero parte… perchè noi siamo di Cristo, e Cristo è di Dio.

Solo a Lui sia la gloria. Amen. 

Responsabilità del credente e della chiesa (1 Corinti 6:1-11 e Luca 6:12-19)

1 Quando qualcuno di voi ha una lite con un altro, ha il coraggio di chiamarlo in giudizio davanti agli ingiusti anziché davanti ai santi? 2 Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime? 3 Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita! 4 Quando dunque avete da giudicare su cose di questa vita, costituite come giudici persone che nella chiesa non sono tenute in alcuna considerazione. 5 Dico questo per farvi vergogna. È possibile che non vi sia tra di voi neppure una persona saggia, capace di pronunciare un giudizio tra un fratello e l’altro? 6 Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’infedeli. 7 Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? 8 Invece siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. 9 Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio?

Esortazione a fuggire la dissolutezza
Ef 5:3-8; Cl 3:5-10; Tt 3:3-7
Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.

(1 Corinti 6)

 

12 In quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio. 13 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli:
14 Simone, che chiamò anche Pietro, e suo fratello Andrea; Giacomo e Giovanni; Filippo e Bartolomeo; 15 Matteo e Tommaso; Giacomo, figlio d’Alfeo, e Simone, chiamato Zelota; 16 Giuda, figlio di Giacomo, e Giuda Iscariota, che divenne traditore.

Gesù istruisce i discepoli
=Mt 4:23-25
17 Sceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, dove si trovava una gran folla di suoi discepoli e un gran numero di persone di tutta la Giudea, di Gerusalemme e della costa di Tiro e di Sidone, 18 i quali erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie. 19 Quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti; e tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.

(Luca 6)

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L’Apostolo Paolo oggi ci esorta, esortando i Corinti. Prendetevi le vostre responsabilità. Esaminate il vostro comportamento, esaminate il comportamento che si tiene nelle vostre comunità, nelle vostre chiese, e prendete le decisioni conseguenti. Certo, dice, sarebbe meglio che certi problemi non vi fossero proprio tra di voi, sarebbe bene che tutti vivesti secondo gli insegnamenti del Signore, ma poichè il peccato c’è, poichè il peccato è presente, allora voi siete chiamati a prendere posizione.

Non però in modo ipocrita, dice l’Apostolo, rimanendo magari zitti e silenti in comunità, facendo magari pure finta di essere ‘buoni’, ‘comprensivi’, ‘tolleranti’ e sparlandone magari fuori, con persone che nemmeno fanno parte della comunità, per farvi belli voi (ah, come va di moda questo genere di comportamento oggi!); ma apertamente, in comunità, correggendovi con i sistemi che vi sono stati insegnati, quelli della correzione fraterna. Ammomendo una, due volte, prima solo con il fratello, poi con gli anziani, poi in assemblea, e alla fine escludendo il fratello da quella comunione da cui lui stesso si è escluso, perdurando nel suo errato comportamento. Il criterio del discernimento è sempre la Scrittura, è sempre quanto vi è scritto ed insegnato, è il rivestirsi o non rivestirsi di Cristo operato dal proprio fratello.

Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.

Fate attenzione, discernere, correggere, parlare chiaro non è giudicare. Perchè noi, voi, non possiamo escludere nessuno dalla salvezza. Solo Dio può, solo Dio vede fino in fondo il cuore del fratello. Che è comunque chiamato a pentirsi, a convertirsi, e magari ci precederà nel Regno dei cieli, se questa sarà la volontà di Dio. Ma il mondo deve avere chiaro che noi siamo discepoli di Cristo, che noi siamo discepoli del Signore, ed i criteri che si usano nella chiesa di Dio non sono quelli di questo mondo e del suo principe. La chiesa, la comunità dei credenti, dei chiamati, deve distinguersi dal mondo, deve essere nel mondo ma assolutamente non deve appartenergli.

La responsabilità della chiesa è essere sale che dà sapore alla vivanda, è essere lievito che fa fermentare. La chiesa non deve mai immergersi nel mondo, sparire e diventare insignificante in esso. Essa deve essere segno di contraddizione, luce per le nazioni, guida sul cammino, ad immagine del Suo Unico Signore, Gesù, che l’ha chiamata a questo compito. La chiesa deve diminuire si, ma solo in rapporto a Cristo, ovvero deve essere chiaro che è Cristo quello che annunciamo, e non una nostra ‘personale’ ricetta, che non avrebbe senso, perchè non avrebbe il potere di salvare nessuno. Perchè senza di Lui non possiamo far nulla.

Il Signore Gesù, ci dice l’Evangelo di Luca, al capitolo 6, ci ha scelti uno per uno, chiamandoci per nome. Con le nostre storie di peccato, con la nostra carne ed il nostro sangue. Non ci ha scelti per la nostra particolare bellezze o le nostri doti particolari. Ci ha scelto per donarci tutto di sè, affinchè, dice Luca, fossimo apostoli. Apostoli, ossia mandati, inviati, ai nostri fratelli ed al mondo, per annunciare Lui e la salvezza nel Suo Nome.

E possiamo farlo, fratelli e sorelle, possiamo farlo se siamo partecipi di Lui, se come i Dodici ogni giorno siamo con Lui, con la Sua Parola, con la preghiera nel Suo Nome, avvicinando come Lui faceva i malati per guarirli, i poveri per soccorrerli nei loro bisogni, i peccatori per mostrar loro il peccato e per chiamarli a conversione.

La chiesa, la comunità dei chiamati, deve essere prima di tutto la comunità del Cristo, la comunità che si edifica e cresce nel Suo Nome, e nel Suo Nome interpella i mille spiriti immondi che infestano questo mondo, per cacciarli nel Suo Nome. Senza gloriarsi di questo, senza diventare gonfi di noi stessi. Perchè è sempre Lui che agisce tramite la nostra fede. Come disse Gesù agli Apostoli, è cosa buona che i demoni fuggano al solo sentire il Nome di Gesù, ma non rallegratevi di questo, quanto del fatto che i vostri nomi siano stati scritti nel cieli, rallegratevi di essere tra quegli eletti, rallegratevi di essere stati scelti.

19 Quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti; e tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.

Dal Signore Gesù, conclude il versetto 19, esce una forza che guarisce e risana. Sforziamoci di toccarLo, sforziamoci di averLo sempre vicino, con la preghiera al Suo Nome, con la lettura, l’ascolto, la meditazione della e sulla sola Sua Parola (come dice il salmo 149: Abbiano in bocca le lodi di Dio [la preghiera], e una spada a due tagli [la Parola] in mano).

E saremo salvi, secondo la Sua volontà.

Amen.

Preghiamo cantando al Signore, perchè ci renda uomini e donne nuove, capaci di cantare un canto nuovo, di essere pronti al Suo giudizio.

1 Alleluia.
Cantate al SIGNORE un cantico nuovo,
cantate la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
2 Si rallegri Israele in colui che lo ha fatto,
esultino i figli di Sion nel loro re.
3 Lodino il suo nome con danze,
salmeggino a lui con il tamburello e la cetra,
4 perché il SIGNORE gradisce il suo popolo
e adorna di salvezza gli umili.
5 Esultino i fedeli nella gloria,
cantino di gioia sui loro letti.
6 Abbiano in bocca le lodi di Dio,
e una spada a due tagli in mano
7 per punire le nazioni
e infliggere castighi ai popoli;
8 per legare i loro re con catene
e i loro nobili con ceppi di ferro,
9 per eseguir su di loro il giudizio scritto.
Questo è l’onore riservato a tutti i suoi fedeli.
Alleluia.

(Salmo 149)

Parole dure, Verità e Carità (1 Corinti 5; Luca 6:6-11)

1 Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani; al punto che uno si tiene la moglie di suo padre!
2
 E voi siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio, perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi! 3 Quanto a me, assente di persona ma presente in spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha commesso un tale atto.

4 Nel nome del Signore Gesù, essendo insieme riuniti voi e lo spirito mio, con l’autorità del Signore nostro Gesù, 5 ho deciso che quel tale sia consegnato a Satana, per la rovina della carne, affinché lo spirito sia salvo nel giorno del Signore Gesù.

6 Il vostro vanto non è una buona cosa. Non sapete che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta?
7 Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata.
8 Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità.

9 Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; 10 non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl’idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; 11 ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. 12 Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? 13 Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.

(1 Corinti 5)

6 Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era lì un uomo che aveva la mano destra paralizzata.
7 Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se avrebbe fatto una guarigione di sabato, per trovare di che accusarlo.
8 Ma egli conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, e mettiti in mezzo!» Ed egli, alzatosi, stette in piedi.
9 Poi Gesù disse loro: «Io domando a voi: è lecito, di sabato, far del bene o far del male? Salvare una persona o ucciderla?»
10 E, girato lo sguardo intorno su tutti loro, disse a quell’uomo: «Stendi la mano!» Egli lo fece, e la sua mano fu guarita.
11 Ed essi furono pieni di furore e discutevano tra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

(Luca 6)

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Il lezionario di oggi propone per l’ascolto, la preghiera e la meditazione questi due brani. Parole dure, parole chiare entrambe.

Nel primo caso Paolo si rivolge con estrema chiarezza, altro che ‘politicamente corretto’, che di solito è sinonimo di ‘ipocrita’, alla comunità di Corinto, denunciandone gli eccessi. Dice chiaramente Paolo, nei versetti da 9 a 13, che chiudono il capitolo, che ho riportato sopra, che un cristiano non può mischiarsi con i peccatori. Non nel senso che non debba del tutto frequentarli. Deve farlo, deve richiamarli alla verità, alla confessione del peccato, al cambiamento, alla conversione, come Cristo ha fatto con ciascuno di noi, per prima me, dirà poi l’Apostolo, che sono il primo dei peccatori e l’ultimo tra i credenti, spazzatura allo sguardo di Dio.

Ma non deve mai, neppure lontanamente, giustificare il loro peccato, allontanarsi dai comandi di Dio. Paolo ripete, a modo suo, quanto Gesù aveva detto nel Vangelo a proposito della predicazione non accetta della Verità. Uscite di casa loro, scuotetevi i sandali, e riprendete il cammino sulla Via che io vi ho insegnato. Perchè quella Via è la sola che conduce alla Verità. Perchè la Verità ve la do io, e mai potrà darvela, neppure suggerirvela il mondo.

Non giudicate nessuno per la dannazione: 13 Quelli di fuori li giudicherà Dio.

Ma togliete di mezzo a voi, dalla vostra vicinanza, chi rifiuta il messaggio di Dio, la sua chiamata al pentimento, la sua chiamata alla conversione: in primo luogo da dentro voi stessi. Ovvero: non siate conniventi, in alcun modo, con il male.

Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.

Nel Vangelo, stessa chiarezza da parte di Gesù, sempre rivolta a chi vive dal di dentro, o almeno crede di vivere dal di dentro, la fede, attraverso l’osservanza della Legge. La Legge, ripete ancora una volta Gesù, è un pedagogo datoci da Dio a causa della nostra durezza di cuore. Ma bisogna osservarla non con il semplice rispetto formale delle sue prescrizioni, ma con l’adesione piena e completa al suo spirito, allo spirito di cui Dio l ‘ha pervasa, che è uno spirito di misericordia verso il male che blocca spesso l’uomo, che ne inaridisce la mano ed i gesti.

La domanda posta ai farisei è posta anche a noi, spesso formalisti esecutori del Suo Evangelo:

«Io domando a voi: è lecito, di sabato, far del bene o far del male? Salvare una persona o ucciderla?»

Facendo un paragone con il brano di 1 Corinti sopra riportato, è come dire: ecco in mezzo a voi è quell’uomo che vive con la moglie di suo padre, quel fornicatore, come lo chiama la Parola, ed assieme a lui la donna. Cosa occorre fare, salvarli, denunciandone il peccato, allontanandoli dalla comunità perchè si rendano conto del proprio errore, o ucciderli, lasciare che continuino ad uccidere il proprio spirito, la propria anima, perseverando nel loro disprezzo della Parola di Dio?

Facciamo attenzione, perchè questa Parola è attuale. Non è rivolta semplicemente ai Corinzi o ai Farisei del tempo di Gesù, ma è rivolta a noi oggi. A noi singoli credenti, a noi comunità, parrocchie, chiese…

E’ un esame che dobbiamo fare ogni giorno, ogni momento della nostra vita.

Che il Signore non ci trovi dalla parte sbagliata… perchè, dice il Salmo 5, che anche si prega oggi, Egli detesta chi prova ad ingannarlo, con la falsa bontà, con la misericordia pelosa priva di amore per la Verità, come con il formalismo religioso, con la verità priva di Carità vera.

Tu non sei un Dio che prenda piacere nell’empietà;
presso di te il male non trova dimora.
5 Quelli che si vantano non resisteranno davanti agli occhi tuoi;
tu detesti tutti gli operatori d’iniquità.
6 Tu farai perire i bugiardi.

(Salmi 5)

L’edificio di Dio (1 Corinti 3)

1 Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. 2 Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana?

4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo»; e un altro: «Io sono d’Apollo»; non siete forse uomini carnali? 5 Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a ciascuno di loro. 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; 7 quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!

8 Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica.
9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.

10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; 11 poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

12 Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, 13 l’opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; 15 se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.
16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.

18 Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; 19 perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio. Infatti è scritto:
«Egli prende i sapienti nella loro astuzia»;
20 e altrove:
«Il Signore conosce i pensieri dei sapienti;
sa che sono vani».

21 Nessuno dunque si vanti degli uomini, perché tutto vi appartiene. 22 Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro! 23 E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio.

(1 Corinti 3)

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Sto riflettendo parecchio in questi giorni sul compito di chi, nelle chiese cristiane, in modo diverso ed a diverso titolo è chiamato a predicare, e sul ruolo di chi ha un ministero nelle chiese.

Tutti costoro, vescovi, pastori, preti, pope, predicatori, sono, secondo le parole di Paolo in 1 Corinti 3, collaboratori di Dio, esperti architetti che pongono il fondamento della fede nei credenti, secondo la grazia che è loro data.

Tanti elementi su cui riflettere e pregare.

Primo: ogni credente, di partenza, è un bambino in Cristo. Ovvero, per dirlo alla romana, “nessuno nasce imparato”, tantomeno nella fede. Occorre qualcuno che ti annunci la fede, che ti chiami alla fede. La fede in Cristo, ovviamente, giacchè Cristo è il solo ed unico fondamento. Perchè dice Paolo che nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

Da qui un primo elemento di discernimento, per il credente che riceve una predicazione, che viene chiamato alla fede. Il predicatore se è investito dalla grazia di Dio, non può annunciare altro che Cristo. Se parla d’altro, se annuncia altro, pure se “buono” per lo spirito del mondo, se annuncia la sua opera, se annuncia le cose che fa, non è credibile! Perchè sta edificando su un altro fondamento. Quello della carità fine a se stessa, quella dell’amicizia in questo mondo o altro.

La chiamata alla fede non può essere altro che centrata sulla Parola di Dio, sulla Carità di Dio, sulla Misericordia di Dio. Perchè la chiamata alla fede deve essere centrata su Cristo e Cristo è Verbo Incarnato, è Parola Incarnata per la nostra salvezza.

Secondo: ricevuta la fede, sta al singolo credente accettare il Cristo come solo fondamento della propria vita e costruirci sopra. Con i materiali che ha, inizialmente, poi andando alla ricerca di cose sempre più nobili, resistenti e preziose. Si può iniziare a costruire con paglia e fieno, con le poche cose che si hanno all’inizio, poi passare alle pietre di valore, all’argento ed all’oro.

Cosa sono tutti questi materiali? In realtà una cosa sola. La consapevolezza della propria identità con il Cristo, che all’inizio è fragile, leggera, come la paglia ed il fieno, può bruciare facilmente, accesa dai mille lapilli, dalle fiammelle delle mille passioni di questo mondo, eccitata dalle mille luci che i falsi angeli di Dio, i demoni rivestiti di luce di questo mondo, spargono a larghe mani sui sentieri dei credenti, per sviarli dall’unico sentiero valido, dall’Unica Via.

Se il credente, correttamente istruito anche dal suo “mastro” muratore, da colui che è il suo ministro (ministro significa servo, non lo scordiamo mai!), il servo della sua anima, e per la grazia che egli stesso ha ricevuto, persevera nel costruirsi ad immagine di quanto la Parola di Dio dice, allora ogni elemento della sua vita, della sua esistenza terrena, si rinforza, diventa una pietra dura, una pietra di valore.

Gli elementi quindi che fortificano un credente che ha ricevuto da un ministro il dono della predicazione: la lettura della Parola di Dio, la meditazione su di essa, la preghiera incessante per la sua conformazione al Cristo.

Più si fa questo, più la vita del credente da pietra di valore diventerà argento ed oro, diventerà composta dal più prezioso dei metalli…

Ma, terzo, il credente dovrà sempre ricordarsi che anche l’oro sarà provato con il fuoco del giudizio di Dio al suo tempo. E di fronte al fuoco del giudizio di Dio, del suo indicibile calore, non c’è metallo che tenga.

poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; 15 se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.

Ci si potrà salvare, gli eletti saranno salvati, ma passeranno comunque attraverso il fuoco. Perciò facciamo attenzione a quale predicazione riceviamo su questa terra, prestiamo fede solo alla predicazione centrata sulla Parola di Dio e che ci invita a costruire sul Cristo la nostra vita. Cresciamo nella fede, sforziamoci di crescere nella fede, sempre, quale sia la nostra condizione di partenza. Sia paglia, fieno, pietra dura, pietra preziosa, argento, oro, sempre ad un certo punto verremo provati con il fuoco, e di noi cosa rimarrà? Ce lo dirà il giudizio di Dio, ma noi intanto fortifichiamoci rendendoci il più possibili conformi a quello che siamo chiamati ad essere, il tempio di Dio, il tempio santo, che siamo noi.

Nessuno si inganni credendo di poter fare a meno della predicazione, della Parola di Dio, della Scrittura! Nessuno si illuda di potersi salvare edificandosi su altri fondamenti, sui fondamenti proposti dal mondo, su fondamenti che sono contrari a quanto è scritto nella Parola di Dio! Nessuno si illuda degli uomini, nessuno si vanti degli uomini!

18 Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; 19perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio. Infatti è scritto:
«Egli prende i sapienti nella loro astuzia»;
20 e altrove:
«Il Signore conosce i pensieri dei sapienti;
sa che sono vani».

21Nessuno dunque si vanti degli uomini

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Tutto ci appartiene, tutto è nostro, ma se siamo consapevoli, in pensiero, parole ed opere e senza omissioni, che noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio! 

tutto è vostro! 23 E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio.

Accresca il Signore la nostra fede. Accresca la consapevolezza che noi siamo suoi. Cresca la nostra fede nella Sua Parola, il nostro abbandonarsi alla Sua Volonta che in Essa è espressa.

Amen.

Noi abbiamo la mente di Cristo (1 Corinti 2)

(1Co 1:17-25; 2Co 4:5-7)

1 E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunciarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; 2 poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso.

3 Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; 4 la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, 5 affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

(Ef 3:2-11; Gv 16:12-15; 1Gv 2:20, 27; 1Te 5:21)

6 Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; 7 ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria 8 e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

9 Ma com’è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano».

10 A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11 Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio.

12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.

14 Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente.

15 L’uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.

16 Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?»
Ora noi abbiamo la mente di Cristo.

 

Noi abbiamo la mente di Cristo, fratelli e sorelle, se ogni giorno cerchiamo la Verità non nelle vane sapienze di questo mondo, ma nella Vera Sapienza che è nella Parola di Dio.

Non ci sgomentiamo, fratelli e sorelle, se il mondo non ci apprezza o non ci accoglie con facilità; quasi sempre questo è segno della sapidità, dell’essere sale che è il nostro messaggio, che non è nostro se non in quanto portato anche dalla nostra voce. E’ il messaggio di Dio, quello che la Parola ci chiama ad annunciare.

Ed il messaggio di Dio non è il messaggio pieno di zucchero, di miele, di… grassi idrogenati! che questo mondo vorrebbe che fosse. E’ un messaggio saporito, ma dei gusti che piacciono a nostro Signore, il gusto della misericordia, il gusto del perdono dei peccati, il gusto della carità nella verità…

Tutte cose molto scomode all’inizio, perchè siamo noi che siamo chiamati ad avere misericordia verso chi non ce ne dimostra, siamo noi che siamo chiamati per primi a perdonare, come il Signore ci ha perdonati, siamo noi che siamo chiamati ad annunciare la Verità, ma rimanendo nella carità, senza arrogarci il giudizio ultimo che è solo del Signore.

spurgeonzucchero

Noi abbiamo la mente di Cristo; sgomenta il solo pensiero, ad ogni uomo sensato; ma è così. Perchè come dice l’Apostolo, a noi è stato donato lo Spirito di Dio. E questo ci rende, ci dovrebbe rendere almeno, capaci di annunciare la pazzia di Dio, la pazzia della Croce, come l’unica via ragionevole per questo mondo, per l’uomo di oggi e di ogni tempo-

Il Signore Gesù accresca la nostra fede.

Amen.

 

Pregare per… un anno ed una vita

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Un anno fa e tutta la mia vita, da qualsiasi direzione la si guardi… e sono felice così, cercando e trovando ogni risposta nel Signore e nella Sua Parola.

E prego per voi, specie per voi che non credete, specie per voi che scegliete di aderire alle false sapienze di questo mondo. Specie per voi che vi riempite di voi stessi credendo stoltamente che questo diminuisca il tasso di presenza di Dio nella vostra vita. Dio c’è comunque, ed è morto anche per voi, e che ci crediate o no non fa alcuna differenza.

Prego per voi, prego soprattutto per voi, sia che ve ne facciate una ragione, sia che non ve la facciate.

Un (amico?) valdese su Facebook mi ha chiesto come mi permetto di fare certe preghiere per il sinodo. Ho lasciato cadere. Però mi è tornato in mente, leggendo di altre polemiche, inutili, per altre preghiere “non richieste” (sic…) …
In che senso avrei voluto chiedergli, lo faccio qui? Pensi di non averne bisogno? Pensi di essere perfetto o che la tua chiesa lo sia?
Le faccio, rassegnati!, e prego per il ritorno tuo e della chiesa di cui fai parte all’obbedienza piena alla Parola di Dio, perchè mi sembra che sia, che siate, su un sentiero che non porta da nessuna parte (buona…).

Prego per voi, valdesi e non, più o meno peccatori che voi siate, e spero, spero vivamente che qualcuno faccia lo stesso per me. Giuro, non mi offendo, anzi.

Anche se, mi perdonerete, ma così dice di fare la Scrittura, fino in fondo fido solo in Lui.

Amen.

Il ramo di mandorlo e la pentola che bolle (Geremia 1,11-19)

11 Poi la parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: «Geremia, che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo un ramo di mandorlo».

12 E il SIGNORE mi disse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per mandarla ad effetto».

13 La parola del SIGNORE mi fu rivolta per la seconda volta: «Che cosa vedi?» Io risposi: «Vedo una gran pentola che bolle e ha la bocca rivolta dal settentrione in qua».

14 E il SIGNORE mi disse: «Dal settentrione verrà fuori la calamità su tutti gli abitanti del paese. 15 Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i popoli dei regni del settentrione», dice il SIGNORE; «essi verranno, e porranno ognuno il suo trono all’ingresso delle porte di Gerusalemme, contro tutte le sue mura all’intorno, e contro tutte le città di Giuda. 16 Pronuncerò i miei giudizi contro di loro, a causa di tutta la loro malvagità, perché mi hanno abbandonato e hanno offerto il loro incenso ad altri dèi, e si sono prostrati davanti all’opera delle loro mani.

17 Tu dunque, cingiti i fianchi, àlzati, e di’ loro tutto quello che io ti comanderò. Non lasciarti sgomentare da loro, affinché io non ti renda sgomento in loro presenza. 18 Ecco, oggi io ti stabilisco come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi prìncipi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese.

19 Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE.

(Geremia 1)

ramodimandorlo

Due simboli appaiono al profeta Geremia.

Il simbolo dei fiori di mandorlo, i primi a sbocciare, che sia in primavera o sul finire dell’inverno, simboleggiano la speranza, della vita che ritorna. Nel libro dell’Esodo il Signore dice a Mosè di prenderli a modello per forgiare con l’oro la menorah ovvero il candelabro a sette braccia. Ma simboleggiano anche la caducità della vita umana e, nel testo dell’Ecclesiaste o Qohelet indicano anche la caducità della vita umana. Questo perchè nella realtà sfioriscono in breve tempo, mutano di colore e cadono. Stanno quindi ad indicare la necessaria vigilanza sulla propria vita, ma insieme a ricordare che questa finirà ed è breve.

Dice infatti il Signore a Geremia che il ramo di mandorlo che ha visto indica sia il fatto che la speranza di una rinascita per l’uomo passa attraverso la Sua Parola, sia il fatto che Egli è vigilante, e non lascerà che questa cada. Come ci dirà il Signore Gesù, neppure uno iota della Parola di Dio cadrà prima che tutto sia compiuto.

Ma vista la caducità e l’incostanza dell’uomo, dovute al peccato, la creatura umana dovrà affidarsi completamente all’azione del Signore, dovrà fidare esclusivamente in Lui, come è chiamato a fare Geremia.

Il simbolo della pentola che bolle è tradizionalmente il simbolo del desiderio della carne da parte di Israele, un desiderio che bolle dentro di lui, un desiderio che lo porta a cercare di cambiare lo stato delle cose, lo stato della natura. Dal liquido al gassoso l’acqua, sospinta dall’azione incessante del fuoco.

C’è un simbolismo buono del fuoco, ma viene dal dentro l’uomo, è quello a cui allude Gesù quando dice che c’è un fuoco dentro di Lui e non vede l’ora che divampi. Ma in questo caso il fuoco non proviene dal di dentro, non proviene dal Signore, proviene dal settentrione, proviene da fuori l’uomo, ed è alimentato per la sua rovina, per pervertirne le azioni.

E’ un fuoco di giudizio da parte di Dio e questo giudizio sarà deciso dalla capacità di resistenza del Profeta, di resistenza del popolo che Dio si è scelto, unicamente per Sua Grazia, alle mille brucianti tentazioni che gli vengono dalla storia, che gli vengono dal di fuori.

Il profeta, ogni uomo, è chiamato a cingersi i fianchi, ad indossare un’armatura; questa è la Parola di Dio. Essa è il solo muro efficace per la difesa dell’uomo dalle fiamme che divampano nel mondo. Dì loro tutto ciò che io ti comanderò, solo questo, null’altro. E se il mondo resterà sgomento (Questo parlare è duro… chi potrà osservarlo… se è così allora non conviene) tu non temereindurisci la tua faccia come pietra, rivestiti di Cristo, resta saldo nella fede. Se non lo farai, se non avrai il coraggio di farlo, fidando solo nelle forze che Dio ti donerà, allora diverrai tu sgomento, ed il mondo ti porterà alla rovina.

La forza del fuoco esterno, quello che porta l’acqua ad ebollizione è grande. E tu potrai essere chiamato ad opporti contro tutto il paese, contro i re di Giuda, contro i suoi prìncipi, contro i suoi sacerdoti e contro il popolo del paese. Non c’è una categoria immune dai desideri che provengono dalla carne, dai desideri che provengono dalle forze che cercano di cambiare la natura umana, di pervertirne l’immagine di Dio che ha dentro, di farlo ‘mutare di stato’. Anche i sacerdoti, anche i pastori possono pervertire la loro natura e condurti su sentieri sbagliati, su sentieri che ti portano verso la perdizione.

Ma tu, profeta, tu credente, tu creatura umana, non temere, e fidati solo de Signore, affidati solo alla Sua Parola.

19 Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Preghiamo il Signore con il Salmo 71. Facciamolo diventare nostro, facciamo sì che risuoni nel nostro intimo, che motivi ogni nostra azione. Amen.

1 In te confido, o SIGNORE, fa’ che io non sia mai confuso.

2
 Per la tua giustizia, liberami, mettimi al sicuro!
Porgi a me il tuo orecchio, e salvami!
3 Sii per me una rocca in cui trovo scampo,
una fortezza dove io possa sempre rifugiarmi!
Tu hai dato ordine di salvarmi,
perché sei il mio baluardo e la mia fortezza.
4 Mio Dio, liberami dalla mano dell’empio,
dalla mano del perverso e del violento!
5 Poiché tu sei la mia speranza,
Signore, Dio;
sei la mia fiducia sin dalla mia infanzia.

6
 Tu sei stato il mio sostegno fin dal grembo materno,
tu m’hai tratto dal grembo di mia madre;
a te va sempre la mia lode.
7 Io sono per molti come un prodigio:
tu sei il mio rifugio sicuro.
8 Sia la mia bocca piena della tua lode,
ed esalti ogni giorno la tua gloria!

9
 Non respingermi nel tempo della vecchiaia,
non abbandonarmi quando le mie forze declinano.
10 Perché i miei nemici sparlano di me,
e quelli che spiano l’anima mia tramano insieme,
11 dicendo: «Dio l’ha abbandonato;
inseguitelo e prendetelo, perché non c’è nessuno che lo liberi».

12
 O Dio, non allontanarti da me;
mio Dio, affrèttati a soccorrermi!
13 Siano confusi, siano annientati gli avversari dell’anima mia,
siano coperti di vergogna e disonore quelli che desiderano il mio male!

14
 Ma io spererò sempre,
e a tutte le tue lodi ne aggiungerò altre.
15 La mia bocca racconterà ogni giorno la tua giustizia e le tue liberazioni,
perché sono innumerevoli.
16 Proclamerò i prodigi di Dio,
il SIGNORE,
ricercherò la tua giustizia, la tua soltanto.

17
 O Dio, tu mi hai istruito sin dalla mia infanzia,
e io, fino a oggi, ho annunciato le tue meraviglie.
18 E ora che sono giunto alla vecchiaia e alla canizie, o Dio, non abbandonarmi,
finché non abbia raccontato i prodigi del tuo braccio a questa generazione
e la tua potenza a quelli che verranno.

19
 Anche la tua giustizia, Dio, è eccelsa;
e tu hai fatto cose grandi; o Dio, chi è simile a te?
20 Tu, che ci hai fatto vedere molte e gravi difficoltà,
ci darai di nuovo la vita
e ci farai risalire dagli abissi della terra;
21 tu accrescerai la mia grandezza
e ritornerai a consolarmi.

22
 Allora ti celebrerò con il saltèrio, celebrerò la tua verità, o mio Dio!
A te salmeggerò con la cetra, o Santo d’Israele!
23 Le mie labbra esulteranno, quando salmeggerò a te,
e così l’anima mia, che tu hai riscattata.
24 Anche la mia lingua parlerà tutto il giorno della tua giustizia,
perché sono stati svergognati, sono stati umiliati quelli che desideravano il mio male.

(Salmi, 71)

Preghiera per la Chiesa, nei giorni del #sinodovaldese e per ogni giorno

21 Una voce si è fatta udire sulle alture;
sono i pianti, le suppliche dei figli d’Israele,
perché hanno pervertito la loro via,
hanno dimenticato il SIGNORE, il loro Dio.
22 «Tornate, figli traviati,
io vi guarirò dei vostri traviamenti!»
«Eccoci, noi veniamo da te,
perché tu sei il SIGNORE, il nostro Dio.
23 Certo, è vano il soccorso che si aspetta dalle alture,
dalle feste strepitose sui monti;
certo, nel SIGNORE, nel nostro Dio, sta la salvezza d’Israele.
24 La vergogna ha divorato il prodotto della fatica dei nostri padri,
sin dalla nostra giovinezza:
le loro pecore e i loro buoi, i loro figli e le loro figlie.
25 Noi abbiamo la nostra vergogna come giaciglio
e la nostra infamia come coperta,
poiché abbiamo peccato contro il SIGNORE, il nostro Dio:
noi e i nostri padri, dalla nostra infanzia sino a questo giorno;
non abbiamo dato ascolto alla voce del SIGNORE, il nostro Dio».

4:1 «Israele, se tu torni», dice il SIGNORE, «se tu torni da me,
se togli dalla mia presenza le tue abominazioni,
se non vai più vagando qua e là,
2 se giuri per il SIGNORE che vive,
con verità, con rettitudine e con giustizia,
allora le nazioni saranno benedette in lui
e in lui si glorieranno».
3 Poiché così parla il SIGNORE alla gente di Giuda e di Gerusalemme:
«Dissodatevi un campo nuovo,
e non seminate tra le spine!
4 Circoncidetevi per il SIGNORE, circoncidete i vostri cuori,
uomini di Giuda e abitanti di Gerusalemme,
affinché il mio furore non scoppi come un fuoco,
e non s’infiammi al punto che nessuno possa spegnerlo,
a causa della malvagità delle vostre azioni!»

(Geremia 3:21-4:4 – Ufficio delle Letture Giovedì XXI Tempo Ordinario)

bibbiaaperta

Perchè la Chiesa Valdese e tutte le chiese cristiane tornino ad obbedire fedelmente alla Parola di Dio e solo a quella. Perchè si rendano conto che ogni volta che seguono la via del mondo o hanno la tentazione di farlo si comportano come gli uomini rimproverati dalla voce di Dio che arriva tramite il profeta. Essi pervertono la loro via e dimenticano dove si trova la vera salvezza dell’uomo.

Dissodiamoci un campo nuovo, fratelli e sorelle, purifichiamo il nostro cuore, il nostro pensiero, il nostro agire da logiche che NULLA hanno a che fare con i comandamenti del nostro Dio , circoncidiamo i nostri cuori, tagliamo da essi, anche se ci costerà dolore, incomprensione, impopolarità qualsiasi cosa che ci distacchi da quanto ci è stato rivelato.

Cerchiamo il Signore, Egli solo, nella Sua Parola e dimentichiamoci del resto. O smettiamo di lamentarci del terremoto esistenziale che percuote le nostre anime, le nostre vite, che svuota le nostre comunità e le nostre chiese, che manda in frantumi il cuore del nostro prossimo. Siamo noi stessi a provocarlo, allontanandoci dal Padre Datore di Vita, cercando una vita che vita non è, sulle alture posticce che da soli ci costruiamo, dove sacrifichiamo il nostro e l’altrui futuro ad idoli senza senso, ad uomini che non possono salvare, facendo feste strepitose alla nostre vanità ed alle nostre miserie.

Che il Signore ci perdoni e ci salvi. Se è secondo la Sua Volontà.

Amen.

Suggerimenti per la lettura biblica settimanale (dal 22 al 28 agosto)

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella.

Ed ecco una donna, malata di un flusso di sangue da dodici anni, avvicinatasi da dietro, gli toccò il lembo della veste, perché diceva fra sé: «Se riesco a toccare almeno la sua veste, sarò guarita». Gesù si voltò, la vide, e disse: «Coraggio, figliola; la tua fede ti ha guarita». Da quell’ora la donna fu guarita.

Matteo 9:20-22

 

La condizione di questa donna era disperata oltre ogni umana comprensione. Ritenuta impura secondo la legge mosaica era estromessa dal tempio, le era impedito di entrare nella sinagoga e non c’era modo che avesse relazioni con altre persone. Tutto ciò perché quanti sarebbero venuti in contatto con lei sarebbero stati “impuri” per la Legge.

Religiosamente abbandonata a sé stessa, per dodici anni si affida alle cure mediche del tempo, dilapidando non solo le sue risorse economiche, ma venendo sottoposta a delle terapie che oggi ci farebbero sorridere.

Di fronte a un dramma personale si è pronti a tutto, anche a rinunciare alla propria dignità. Per lei però non ci fu soluzione, fin quando non incrociò Gesù. La sua fede la spinse a non badare alla Legge: chissà quanti aveva toccato prima di arrivare al Maestro, rendendoli tutti impuri per la Legge.

Il suo stesso toccare Gesù era contrario alle disposizioni del tempio, ma quando afferrò la veste accadde l’imprevedibile che lei sperava. Non contaminò il Cristo, e Questi la sanò.

Quando andiamo a Cristo non ci sarà peso, contaminazione, afflizione da limitarne l’opera. Anzi Egli riconoscerà la nostra audacia e testimonierà del nostro coraggio: “la tua fede ti ha …”.

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Ignaz Semmelweis

Alla fine del 1800, il dottor Ignazio Filippo Semmelweis scoprì che il 10 percento delle donne che andava alla sua clinica moriva di febbre puerperale, mentre il tasso di mortalità di una clinica vicina era inferiore al 4 percento. Osservò che nella sua clinica universitaria i dottori passavano direttamente dalle autopsie a far nascere dei bambini. Concluse che i corpi contaminavano le loro mani e causavano la febbre letale. Allora iniziò a consigliare ai dottori di strofinarsi le mani con una soluzione disinfettante. Alcuni suoi colleghi però credevano che fosse assurdo pensare che le mani di un dottore potessero essere impure o causare malattie. Ma Semmelweis insistette, stabilì come regola che i dottori della sua clinica si lavassero le mani prima di far nascere dei bambini. Di conseguenza, il tasso di mortalità scese subito del 90 percento. Nonostante i risultati incredibili del dottore ungherese, la mentalità di molti dottori di quel tempo non cambiò.

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Il 23 agosto ricorre la Giornata Internazionale per la memoria della Tratta degli Schiavi e per la sua Abolizione. Si levino preghiere per quanti sono vittime di traffici di vite umane e per coloro chiamati a trovare soluzioni.

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Lettura settimanale della Bibbia

22 agosto Cantico dei C. 3-4; Matteo 5-6
23 agosto Cantico dei C. 5-6; Matteo 7-8
24 agosto Cantico dei C. 7-8; Matteo 9-10
25 agosto Isaia 1-2; Matteo 11-12
26 agosto Isaia 3-4; Matteo 13-14
27 agosto Isaia 5-6; Matteo 15-16
28 agosto Isaia 7-8; Matteo 17-18

Camminando insieme verso la casa di Dio (Ezechiele 43:1-7)

1 Poi mi condusse alla porta, alla porta che guardava a oriente. 2 Ecco, la gloria del Dio d’Israele veniva dal lato orientale. La sua voce era come il rumore di grandi acque e la terra risplendeva della sua gloria.
3 La visione che io ebbi era simile a quella che io ebbi quando venni per distruggere la città; queste visioni erano simili a quella che avevo avuta presso il fiume Chebar; e io caddi sulla mia faccia.

4 La gloria del SIGNORE entrò nella casa per la via della porta che guardava a oriente. 5 Lo Spirito mi portò in alto e mi condusse nel cortile interno; ed ecco la gloria del SIGNORE riempiva la casa.

6 Io udii qualcuno che mi parlava dalla casa; un uomo era in piedi presso di me.
7 Egli mi disse: «Figlio d’uomo, questo è il luogo del mio trono, il luogo dove poserò la pianta dei miei piedi; io vi abiterò per sempre in mezzo ai figli d’Israele; la casa d’Israele e i suoi re non contamineranno più il mio santo nome con le loro prostituzioni e con i cadaveri dei loro re sui loro alti luoghi, 8 come facevano quando mettevano la loro soglia presso la mia soglia, i loro stipiti presso i miei stipiti, così che non c’era che una parete fra me e loro. Essi contaminavano così il mio santo nome con le abominazioni che commettevano; perciò io li consumai, nella mia ira. 9 Ora allontaneranno da me le loro prostituzioni e i cadaveri dei loro re, e io abiterò in mezzo a loro per sempre.

10 Tu, figlio d’uomo, mostra questa casa alla casa d’Israele e si vergognino delle loro iniquità. 11 Ne misurino il piano e, se si vergognano di tutto quello che hanno fatto, fa’ loro conoscere la forma di questa casa, la sua disposizione, le sue uscite e i suoi ingressi, tutti i suoi disegni e tutti i suoi regolamenti, tutti i suoi riti e tutte le sue leggi; mettili per iscritto sotto i loro occhi affinché osservino tutti i suoi riti e tutti i suoi regolamenti e li mettano in pratica.

12 Questa è la legge della casa. Sulla sommità del monte, tutto lo spazio che deve occupare tutto intorno sarà santissimo. Ecco, questa è la legge della casa.

(Ezechiele 43)

bibbia

14 Ma sei tu, mio compagno,
mio amico e confidente;
15 ci legava una dolce amicizia,
verso la casa di Dio camminavamo in festa.

(Salmo 55)

Mi sono rallegrato quando m’hanno detto:
«Andiamo alla casa del SIGNORE».
2 I nostri passi si sono fermati alle tue porte, o Gerusalemme

(Salmo 122)

Fare Sinodo significa camminare insieme.

Camminare insieme verso dove? Ci risponde il salmista che il cammino che il credente fa in comune con gli altri credenti è quello che porta alla casa del Signore. Il cammino che fa il credente è quello che conduce alla casa di Dio.

Ed è un cammino che si fa con gioia, da fare con gioia, perchè porta verso la casa dove abita la salvezza, un cammino che porta verso quel luogo dove non c’è buiò, nè oscurità, dove non c’è più bisogno di luce di lampada o di luce di sole, perchè basta ad illuminare il credente la gloria del Signore.

Fare Sinodo significa camminare insieme verso la casa di Dio.

Camminare insieme cercando cosa: la gloria del Signore. Il profeta Ezechiele perciò ci mette in guardia. La gloria del Signore, la ricerca della gloria del Signore, la ricerca della città, della casa di Dio, è il destino naturale del credente.

Come per l’uomo di carne la luce del sole sorge da Oriente, e lì bisogna cercarla, così per l’uomo dello Spirito la Vera Luce sorge da Oriente, è il Verbo Incarnato, è la Parola del Signore, è il Figlio di Dio, e lì e soltanto lì occorre rivolgersi.

Fare Sinodo significa camminare insieme verso la casa di Dio alla ricerca della Luce Vera che sorge da Oriente.

Arrivati sulla soglia di questa casa però il Signore ci ammonisce, attraverso le parole del profeta. La casa di Dio ha delle regole, sono i suoi comandamenti, i suoi precetti, i suoi comandi, quelli che sono scritti nella Parola, quelli che lo Spirito ha scritto nel profondo delle nostre anime. Quelli occorre seguire e non altri.

Perciò al Figlio d’uomo è dato il compito di farci vedere dall’alto la casa di Dio  e di metterci in guardia. Entra nella casa di Dio, è ammesso al Suo cospetto chi conosce le regole della casa, chi conosce le regole della casa e le ama, chi conosce le regole della casa e le rispetta.

Perchè la casa di Dio è nel luogo santissimo, sulla sommità del monte di Dio. E non può rimanere in un luogo santissimo colui che ha il cuore impuro. Non può resistere sulla sommità di un monte chi ha uno zaino carico di peccati, di iniquità, di mancanze agli occhi del Signore. Prima deve liberarsi da quella zavorra, poi potrà salire e rimanere alla Sua presenza.

Questo è il luogo del mio trono, ci ammonisce il Signore, questa è la legge della casa, questa è la legge della casa!

Fare Sinodo significa camminare insieme verso la casa di Dio ripromettendosi di conoscere e rispettare la legge della casa di Dio. 

Preghiamo per i fratelli e le sorelle della chiesa valdese e metodista, per tutti i credenti di tutte le chiese cristiane, perchè si ricordino che sono in cammino verso la casa di Dio, che questo cammino va fatto con gioia, perchè è sorta per noi una Luce da oriente che illumina il retto sentiero, ma va fatto con responsabilità e senza pesi inutili, perchè la casa di Dio ha una Legge, fatta di amore e di misericordia di Dio verso di noi, di cui dobbiamo esser degni, rispettandone i comandi. Perchè la casa di Dio è nel Suo luogo santissimo, sul Suo santo monte.

Togliamoci i calzari, laviamoci le piedi, le mani ed il capo, ed apprestiamoci alla Sua Presenza, pregando che Egli ci voglia accogliere.

Amen, Signore.