Archivi categoria: Preghiera del giorno

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

San Martino…  oggi ne ricordiamo l’esempio con i bambini condividendo la luce delle lanterne (la Parola di Dio guida sicura per il nostro cammino) ed il pane dolce spezzato e condiviso (come il mantello).

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

Augurando a noi stessi ed a tutti di essere attenti a dove, su quale sentiero portiamo i nostri passi, pronti ad aiutare i poveri (non solo in mezzi ma anche in spirito) che incontriamo lungo il cammino.

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)

Non preferire nulla a Cristo

Non preferire nulla a Cristo – Testo biblico di riferimento

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,25-33.

In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: 
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. 
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)
Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)

Non preferire nulla a Cristo – Meditazione

San Basilio (ca 330-379),
monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa 

Regole più ampie; domanda 8 

Non preferire nulla a Cristo

Il nostro Signore Gesù Cristo ha detto a tutti, a più riprese e donando varie prove: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23); e ancora: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Sembra esigere la più totale rinuncia… “Dov’è il tuo tesoro, dice altrove, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).

Se dunque mettiamo da parte dei beni terreni o qualche provvista peritura, il nostro spirito vi rimane sprofondato come nel fango. È allora inevitabile che la nostra anima sia incapace di contemplare Dio e diventa insensibile ai desideri degli splendori del cielo e dei beni a noi promessi. Non possiamo ottenere questi beni se non li chiediamo senza sosta, con un ardente desiderio che, del resto, ci renderà leggero lo sforzo per raggiungerli.

Rinunciare a se stessi, è dunque sciogliere i vincoli che ci legano a questa vita terrena a passeggera, è liberarsi dalle contingenze umane, per essere in grado di camminare sulla via che conduce a Dio. È liberarsi da ciò che intralcia per possedere e usare dei beni che sono “più preziosi dell’oro, di molto oro fino” (Sal 19,11).

E, per farla breve, rinunciare a se stessi, è trasferire il cuore umano nella vita del cielo, cosicché si possa dire: “La nostra patria è nei cieli” (Fil 3,20). E innanzitutto, è cominciare a diventare simili a Cristo, che da ricco che era, si è fatto povero per noi (2 Cor 8,9).

Dobbiamo assomigliargli se vogliamo vivere conformemente al Vangelo.

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)
Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea) – Cefalù, Cristo Pantocratore

 

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee: chi sono, che si intende?

Riprendo dal Sinassario del Calendario Bizantino:

Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento le Schiere Celesti sono conosciute, citate ed annoverate tra le presenze di quel “luogo divino” che chiamiamo Cielo. L’apostolo Paolo su di essi, citandoli più volte nelle sue lettere, dice che gli Angeli sono Spiriti al servizio di Dio, inviati come servi per il bene di chi deve ricevere l’eredità della salvezza, stabiliti come protettori e guide di ogni nazione e di ogni gente. Gli Angeli stanno al fianco di coloro che sono stati loro affidati, non per proteggerli dalle aggressioni terrene, dalla povertà e dalla sofferenza, non per risparmiare loro il dolore o per offrire loro un braccio forte per l’ottenimento di un qualsiasi bene temporale, bensì per condurli a Dio ed alla salvezza sulla via che ha loro designato la Divina Volontà. In cielo, continuamente vedono il volto di Dio, cantano l’inno “tre volte Santo”, intercedono per noi, e gioiscono per un solo peccatore che si converte.

La Chiesa li onora

Ecco perché la Chiesa, onora questi ministri divini, i nostri intercessori e tutori, celebrando questa sinassi. La Chiesa ricorda in particolare i nomi dei Santi Michele e Gabriele, perché sono legati a noi dalla Sacra Scrittura. La parola “Michael” significa “Chi è come Dio?”, E la parola “Gabriele”, “Dio è potente.” Secondo la Sacra Scrittura, il numero degli angeli è infinito; Daniele ne ha visto “migliaia e migliaia servire Dio, e miriadi di miriadi stare davanti a Lui” (Daniele 7:10). Sono divisi in nove cori che sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli.

 

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

 

L’epistola: Ebrei 2,2-10

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato:
Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui
o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi?
Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi.

Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
La preghiera

Τῶν οὐρανίων στρατιῶν Ἀρχιστράτηγοι, δυσωποῦμεν ὑμᾶς ἡμεῖς οἱ ἀνάξιοι, ἵνα ταῖς ὑμῶν δεήσεσι, τειχίσητε ἡμᾶς, σκέπῃ τῶν πτερύγων, τῆς ἀΰλου ὑμῶν δόξης, φρουροῦντες ἡμᾶς προσπίπτοντας, ἐκτενῶς καὶ βοῶντας· Ἐκ τῶν κινδύνων λυτρώσασθε ἡμᾶς, ὡς Ταξιάρχαι τῶν ἄνω Δυνάμεων.

Tó̱n ouranío̱n stratió̱n Archistráti̱ghi, dyso̱poúmen ymás i̱mís i anáxii, ína tès ymó̱n deí̱sesi, teichísi̱te i̱más, sképi̱ tó̱n pterýgo̱n, tí̱s ailu ymó̱n dóxi̱s, frouroúntes i̱más prospíptontas, ektenó̱s kié voó̱ntas: Ek tó̱n kindýno̱n lytró̱sasthe i̱más, o̱s Taxiárche tó̱n áno̱ Dynámeo̱n.

Capi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custoditeci al riparo delle ali della vostra gloria immateriale, noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: liberateci dai pericoli, voi che siete principi delle supreme schiere.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

I trentatre martiri di Melitene

I trentatre martiri di Melitene

I trentatre martiri di Melitene sono onorati oggi dal calendario bizantino. Approfitto per segnalarvi il link di questo strumento utilissimo, utilissimo ovviamente per chi si sente in comunione, sia pure imperfetta, con i cristiani di quel rito e di quelle terre.

I trentatre martiri di Melitene
I trentatre martiri di Melitene

La loro storia

Questi martiri hanno confessato la loro fede cristiana durante il regno di Diocleziano e Massimiano nel 290. Di questi, san Gerone era di Tiana in Cappadocia, un agricoltore, di grande forza fisica e di nobiltà d’animo. Mentre era al lavoro nel suo campo alcuni soldati gli fecero visita cercando di impressionarlo con le loro armi. Lui, però, non desiderando la loro compagnia, con il suo aratro di legno li scacciò facendoli fuggire terrorizzati a causa della sua forza. In seguito, andò di sua spontanea volontà, e confessò Cristo davanti al governatore. La sua mano destra fu tagliata, e fu imprigionato con altri 32, che ha rafforzato nella fede. Tutti insieme furono decapitati fuori della città di Melitene in Armenia.

L’epistola

Ebrei 11,33b-12,2a

Fratelli tutti i santi per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni,  spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione.  Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia.  Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati –  di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.

Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa:  Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.  Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,  tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede.

 

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

«Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta».
Efesini 4:29

Alle parole dell’apostolo Paolo fanno eco quelle di Pietro: “benedite sapendo che a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione” (1 Pietro 3:9).

Raramente si spende una parola buona… È così difficile parlare bene degli altri? Eppure a questo è legata la benedizione divina.

L’apostolo Pietro dice che questa è, innanzitutto, una condizione nella quale il Cristo ci ha introdotti. Poi offre la prospettiva che la benedizione consiste soprattutto nel benedire altri. Benedire non è un gesto simbolico o una parola dal potere magico, ma spazia dallo spendere parole amorevoli ad azioni concrete nei confronti di qualcuno.

Quando non abbiamo buone parole è meglio non dire nulla, come suggerisce Paolo agli efesini. È bene ricordare, allora, che nella misura in cui facciamo, in cui misuriamo sarà misurato a noi. Tutto quello che facciamo sarà quello che poi raccoglieremo; ciò che seminiamo sarà quello che poi ritroveremo lungo il nostro cammino. Se non vogliamo che altri dicono male di noi, asteniamoci per primi. Inoltre, la Scrittura ci esorta a lasciare che le nostre azioni siano mosse da misericordia e benevolenza, affinché si passi dal dire al fare. In questo modo il nostro benedire diventerà un essere benedizione.

La benedizione

Quando si parla di benedizione il nostro pensiero va a Dio, immaginandola e vivendola come un qualcosa che ci “cade addosso”, come la pioggia o un gesto simbolico di acqua spruzzata, retaggio di vecchie cerimonie religiose, e che ci assicura o concede un dono, un privilegio da parte Sua.

La Scrittura la presenta piuttosto come una condizione, uno stato così come può esserlo, ad esempio, la pace di Dio. Difatti la pace deve esser vissuta nel concreto affinché possa essere realizzata, non solo come esperienza introspettiva, ma come elemento che sta alla base del nostro rapportarci agli altri.

La benedizione allora è un vivere la vita sapendo che Dio è con noi (Emmanuele), è avere il Suo favore, sapere che Lui è con noi in ogni situazione e che in ogni tempo tutto coopera al bene per coloro che Lo amano.

Quindi nulla di estraneo che ci piomba addossa, ma semplicemente (e non poca cosa!) Lui al nostro fianco. Averlo con noi ci assicura che non avremo mancamento di nulla, poiché Egli sa ciò di cui abbiamo bisogno, anzi ci ha già benedetto di ogni benedizione nei luoghi celesti.

Lettura della Bibbia

06 novembre Ezechiele 12-13; 1 Corinti 12-13
07 novembre Ezechiele 14-15; 1 Corinti 14-15
08 novembre Ezechiele 16-17; 1 Corinti 16; 2 Corinti 1
09 novembre Ezechiele 18-19; 2 Corinti 2-3
10 novembre Ezechiele 20-21; 2 Corinti 4-5
11 novembre Ezechiele 22-23; 2 Corinti 6-7
12 novembre Ezechiele 24-25; 2 Corinti 8-9

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Una nuova Pentecoste per la nostra vita

Una nuova Pentecoste per la nostra vita

Dio nostro Padre, ha mandato lo Spirito Santo, perché sia in noi sorgente inesauribile di luce. Animati da questa fede diciamo insieme:
Illumina il tuo popolo, o Signore.

Sii benedetto, o Dio, nostra vita,
 che nella tua bontà ci hai guidati all’alba di questo nuovo giorno.

Tu, che hai illuminato il mondo con la risurrezione del tuo Figlio,
 diffondi la sua luce in tutti gli uomini mediante l’opera della Chiesa.

Hai trasformato i discepoli del tuo Figlio con il fuoco della Pentecoste,
 manda ancora lo Spirito nella tua Chiesa, perché ti sia fedele.

Luce delle genti, ricordati di quanti sono immersi nelle tenebre dell’errore,
 apri i loro occhi alla luce della fede, perché riconoscano in te l’unico vero Dio.

(Invocazioni delle Lodi Mattutine del giorno)

Una nuova Pentecoste per la nostra vita
Una nuova Pentecoste per la nostra vita

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia! Giorno del Signore è questo! Dies Dominicus!

Partecipiamo oggi al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia, e riconosciamo il dominio assoluto del Signore sulla nostra vita e della vita del mondo.

A pensarci lo fanno tutti, anche i pagani, anche quelli che si dicono “non credenti”, chiamando “Domenica”, ovvero “Giorno del Dominus”, “Giorno del Signore” questo che è il primo è l’ultimo dei giorni, il giorno radioso e splendido, l’ottavo giorno di una settimana umana di sette, ovvero il giorno in cui è possibile, convertendosi all’Evangelo, alla Parola di Dio, iniziare una nuova vita.

Ascoltiamo la Parola di Dio, e facciamo sì che cada nel terreno fertile della nostra anima.

Amen. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!
Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Cantico di Daniele

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, *
    lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, *
    benedite, cieli, il Signore.

Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli,
        il Signore, *
    benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore, *
    benedite, stelle del cielo, il Signore.

Benedite, piogge e rugiade, il Signore, *
    benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore, *
    benedite, freddo e caldo, il Signore.

Benedite, rugiada e brina, il Signore, *
    benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, *
    benedite, notti e giorni, il Signore,

Benedite, luce e tenebre, il Signore, *
    benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore, *
    lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, monti e colline, il Signore, *
    benedite, creature tutte che germinate sulla terra,
        il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore, *
    benedite, mari e fiumi, il Signore,

Benedite, mostri marini
        e quanto si muove nell’acqua, il Signore, *
    benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici,
        il Signore, *
    benedite, figli dell’uomo, il Signore.

Benedica Israele il Signore, *
    lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, *
    benedite, o servi del Signore, il Signore.

Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, *
    benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, *
    lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benediciamo il Padre e il Figlio
        con lo Spirito Santo, *
    lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu Signore, nel firmamento del cielo, *
    degno di lode e di gloria nei secoli.

[CANTICO Dn 3, 57-88. 56 Ogni creatura lodi il Signore
Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).]

La Parola di Dio è viva ed efficace

La Parola di Dio è viva ed efficace

Dalle «Opere» di Baldovino di Canterbury, vescovo
(Tratt. 6; PL 204, 451-453)

«La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4, 12). Ecco quanto è grande la potenza e la sapienza racchiusa nella parola di Dio!

Il testo è altamente significativo per chi cerca Cristo, che è precisamente la parola, la potenza e la sapienza di Dio. Questa parola, fin dal principio coeterna col Padre, a suo tempo fu rivelata agli apostoli, per mezzo di essi fu annunziata ed accolta con umile fede dai popoli credenti. È dunque parola nel Padre, parola nella predicazione, parola nel cuore.

Questa parola di Dio è viva, e ad essa il Padre ha dato il potere di avere la vita in se stessa, né più né meno come il Padre ha la vita in se stesso. Per cui il Verbo non solo è vivo, ma è anche vita, come egli stesso dice: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6).

È quindi vita, è vivo, e può dare la vita. Infatti «come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi vuole» (Gv 5, 21). E dà la vita quando chiama il morto dal sepolcro e dice: «Lazzaro, vieni fuori» (Gv 11, 43).

Quando questa parola viene predicata, mediante la voce del predicatore, dona alla sua voce, che si percepisce esteriormente, la virtù di operare interiormente, per cui i morti riacquistano la vita e rinascono nella gioia dei figli di Abramo.

Questa parola è dunque viva nel cuore del Padre, viva sulla bocca del predicatore, viva nel cuore di chi crede e di chi ama. Ed appunto perché questa parola è così viva, non v’è dubbio che sia anche efficace.

È efficace nella creazione, è efficace nel governo del mondo, è efficace nella redenzione. Che cosa potrebbe essere più efficace e più potente? «Chi può narrare i prodigi del Signore e far risuonare tutta la sua lode?» (Sal 105, 2). È efficace quando opera, è efficace quando viene predicata. Infatti non ritorna indietro vuota, ma produce i suoi frutti dovunque viene annunziata.

È efficace e «più tagliente di ogni spada a doppio taglio» (Eb 4, 12) quando viene creduta ed amata. Che cosa infatti è impossibile a chi crede, che cosa è impossibile a chi ama? Quando parla questa parola, le sue parole trapassano il cuore, come gli acuti dardi, scagliati da un eroe. Entrano in profondità come chiodi battuti con forza, e penetrano tanto dentro, da raggiungere le intimità segrete dell’anima.

Infatti questa parola è più penetrante di qualunque spada a doppio taglio, perché il suo potere d’incisione supera quello della lama più temprata e la sua acutezza quella di qualsiasi ingegno. Nessuna saggezza umana e nessun prodotto d’intelligenza è fine e sottile al pari di essa. È più appuntita di qualunque sottigliezza della sapienza umana e dei più ingegnosi raziocini.

La parola di Dio è viva ed efficace
La parola di Dio è viva ed efficace

Celebrando l’eternità, dono dell’Eterno

Celebrando l’eternità, dono dell’Eterno

Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno, dice il Signore. (Giovanni 6,40)

Celebrando l'eternità, dono dell'Eterno
Celebrando l’eternità, dono dell’Eterno

Un pensiero riconoscente ed un ricordo particolare per Graziella e Giovanni, Marco, Angelo e Gina, Elvira e Michele, Antonino e Chiara, Mililli, Diana. Per Mario, Nunziata, Lina, Maria, Maria, Dino, Filippo.

San Cipriano (ca 200-258), vescovo di Cartagine e martire 
Trattato sulla mortalità, 20, PL 4,596s

“Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11, 25) 

Non dobbiamo piangere i nostri fratelli liberati da questo mondo con la chiamata divina. Sappiamo che per noi non sono perduti, bensì mandati innanzi a noi, e che morendo ci precedono come chi parte per un viaggio in terra o in mare; e noi dobbiamo desiderarli, ma non piangerli, né indossare vesti di lutto, mentre lassù essi già portano vesti bianche; né dobbiamo dare occasione ai pagani di rimproverarci e giustamente, perché piangiamo come estinti e perduti quelli che affermiamo viventi presso Dio, non provando con la testimonianza dei nostri sentimenti quella fede che professiamo con le parole. Noi siamo traditori della nostra speranza e della nostra fede, se quello che diciamo appare falso, artificioso, ingannevole nei fatti. A nulla serve ostentare la virtù con le parole e distruggere con la vita la loro veracità…

Se dobbiamo soggiacere alla morte, attraverso la morte noi passiamo all’immortalità, e non può cominciare per noi la vita eterna se non usciamo dalla vita presente. Né si tratta di un’uscita, ma di un passaggio, di un viaggio nel tempo per raggiungere l’eternità. Chi non si affretterebbe a raggiungere una sorte migliore? Chi non desidererebbe cambiare e trasformare al più presto il proprio essere a immagine di Cristo?

La nostra patria è nei cieli (Fil 3,20)… Là ci aspetta un gran numero di persone a noi care: una schiera folta e vasta di parenti, fratelli e amici ci attende con gioia, già sicura della propria salvezza e avendo a cuore la nostra… Affrettiamoci a raggiungerli, desideriamo ardentemente essere presto presso di loro e presto presso Cristo.

I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?

I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate
​(Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano

A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perchè ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.

Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.

Il primo desiderio

Il primo desiderio, che la memoria dei santi suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perchè una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa.

Il secondo desiderio

Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezze sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.

Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perchè la speranza così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?
I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?