Archivi categoria: Preghiera del giorno

Parla solo Lui. Parla tre volte.

Parla solo Lui. Parla tre volte.

La Parola

1 Poi egli entrò di nuovo nella sinagoga, e là c’era un uomo che aveva una mano secca. 2 Ed essi lo stavano ad osservare per vedere se lo avesse guarito in giorno di sabato, per poi accusarlo.

3 Ed egli disse all’uomo che aveva la mano secca:

«Alzati in mezzo a tutti!».

4 Poi disse loro:

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Ma essi tacevano.

5 Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse a quell’uomo:

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

6 E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

(Marco 3)

Parla solo Lui. Parla tre volte.
Parla solo Lui. Parla tre volte.

Il commento

Parla solo Lui.

Parla solo il Cristo in questo brano del Vangelo di Marco che ci viene proposto oggi dal Lezionario. Questo mi è venuto di notare leggendolo e pregandolo.

Parla solo Lui e non spreca parole come facciamo noi.
Tre frasi, secche, lapidarie nella loro formulazioni.

Parla solo Lui. Tre volte.

La prima, rivolta all’uomo nel bisogno, all’uomo peccatore, all’uomo dalla mano ma più probabilmente anche dal cuore inaridito.

«Alzati in mezzo a tutti!».

Alzati, prendi posizione, convertiti, fai vedere la tua fede. Abbandona il tuo peccato e scegli di venire verso di me, scegli di obbedire alla mia Parola. Ed egli obbedisce.

La seconda volta. Guardate la scena, immaginatela nella vostra mente e nel vostro cuore. Cristo in piedi, un peccatore disposto alla conversione in piedi, gli altri con tutta probabilità seduti.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Mi è tornata in mente, pregando, la scena del Cristo, apparentemente prigioniero, davanti a Pilato,

Pilato gli chiese: «Che cosa è verità?».
(Giovanni 18:38a)

Anche qui ci sono due voci. Gesù e Pilato, come in questa sinagoga Gesù e i presenti nella sinagoga.
Gesù parla con Pilato, risponde a tutte la sue domande sul regno, ma, quando costui gli fa la fatidica domanda «Che cosa è verità?», Egli tace, perchè Pilato avrebbe dovuto capire che la Verità era quello stesso uomo legato, prigioniero, in piedi davanti a lui.
La risposta Pilato avrebbe dovuto darsela da solo, comprendendolo e liberandolo (giacchè oltretutto  sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia;  Marco 15:18).
Pilato tace a sua volta, ed esce verso i Giudei (Giovanni 18,38b).

La Verità parla anche nella Parola muta, in una parola fatta di silenzio.
La menzogna abbonda di parole, parole rumorose, parole gridate (vedi la scena finale del capitolo 18 di Giovanni) ma silenziose, vuote di significato, vuote di Verità.

Torniamo nella sinagoga.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga. Con un tipo di domanda che noi oggi definiremmo forse “retorica”, dove la risposta si conosce già dall’interrogativo. Cosa c’è infatti di più prezioso per un uomo della propria vita?

Notate che Gesù qui non chiede se è lecito in giorno di sabato, nel Giorno del Signore, guarire una mano. Ma chiede se è lecito salvare una vita, oppure annientarla, ovvero, non fare niente, ridurla a niente. non prendere alcuna posizione, rimanere nell’ambiguità circa quello che è peccato o quello che non lo è.

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga e sono gli uomini presenti che rimangono in silenzio. Esattamente come rimase in silenzio Pilato dopo la Parola silenziosa di Gesù. Non prendono posizione, essi come Pilato, non dicono nè “si”, nè “no”. Anche il loro è un silenzio parlante, ma è un silenzio colmo “di più”, un silenzio che viene dal maligno.

Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione,
rattristato per la durezza del loro cuore…

Che tristezza nel cuore del Cristo! Egli offre la salvezza all’uomo, Egli offre la vita vera, Egli offre l’unica via, Egli porta la verità, ma l’uomo appare prigioniero del proprio peccato, rimane con sè stesso e con i suoi simili seduti attorno. La fede degli uomini tace, come se non avesse conosciuto mai il Signore, come se non avesse mai sperimentato la grandezza delle Sue opere!

Allora Egli parla, parla di nuovo, parla per la terza volta! La terza, non è un numero a caso! La terza, come il terzo giorno, il giorno della Resurrezione.

Parla per la terza volta e la Sua è quello che solo può essere, una Parola di salvezza, una Parola di liberazione, una Parola di guarigione.

Osservate la grandezza dell’Eterno, e paragonatela alla meschinità del nostro cuore. Egli è indignato, eppure guarisce, libera, salva. Egli è rattristato, eppure rende felice l’uomo malato al centro della scena.

Non lo guarisce perchè se lo merita! L’uomo non ha meriti al cospetto di Dio. Lo guarisce perchè è Dio, perchè è l’Eterno, perchè è Misericordia, perchè è Carità, perchè è Amore.

L’uomo indignato che cosa avrebbe fatto, che cosa fa? Ripensate alle scene che seguono quella sopra evocata, quella di Pilato. Urla, condanna, flagella, colpisce, crocifigge, uccide. L’esatto opposto di quanto fa il Cristo.

Egli parla per la terza volta.

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’animo mio è pieno di dolcezza mentre immagino la scena. Come quella di un bimbo, di una bimba, che fiduciosi stendono la tua mano verso la tua, con la fede che tu la prenderai, che li rassicurerai, che li porterai a te, che vuoi il loro bene. La fede di mia figlia Sara, quando mi offre la sua, perchè la rassicuri mentre attraversa la strada, o quando è in mezzo a troppa folla. La fede di mia moglie, Antonella, o la mia, quando reciprocamente ci cerchiamo per amore.

Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’uomo stende la mano, l’uomo dice di si, con il suo gesto, alla Verità, e la Verità in quell’attimo lo possiede, lo guarisce, lo risana completamente.

Perciò la specificazione fu risanata come l’altra.

Perchè l’uomo è spesso così, è sempre così, diviso in due, diviso in sè stesso, tra la tentazione di farcela da solo, il proprio orgoglio personale, che a tratti pare invincibile e la consapevolezza profonda di essere una entità finita, che non può farcela da solo, che ha bisogno del sostegno dell’altro, che ha bisogno dell’aiuto del fratello, della sorella, ma prima ancora che ha bisogno dell’aiuto di Dio.

Notate che qui, a questo punto, l’uomo risanato sparisce dalla scena, scompare. Perchè è cosi che deve essere.

Chi è risanato, chi è guarito, chi è salvato deve far scomparire il proprio io, deve lasciare la scena al Cristo, di cui da quel momento è portatore. Come disse il Battista, Egli deve crescere, ed io diminuire. Il cristiano deve sparire come peccatore, morire al proprio peccato, e nascere di nuovo come portatore di Cristo, come cristoforo nel mondo.

Restano invece sulla scena i peccatori, gli orgogliosi, quelli che ascoltano solo con le orecchie. E riprendono a parlare.

E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

Ma il loro è un parlare di morte. Anche se escono da una sinagoga, non parlano di come far vivere in loro l’Eterno, ma di come ucciderlo, di come toglierselo di torno.

Ma questa è altra storia, anzi, è sempre la stessa, vecchia, storia.

Sforziamoci di stendere la mano, fratelli e sorelle! Stendere la mano, nella tradizione cristiana, è segno di benedizione. È segno usato in tutti i momenti in cui ci viene ricordato che siamo segni di Dio in questo mondo, segni del Cristo, cristofori, Suoi portatori.

Stendiamo la mano! Rassicuriamo, affidiamoci, benediciamo. E la nostra vità sarà risanata da Chi, quella mano, la tiene poggiata per l’eternità sulla nostra testa.

Amen.

Vino nuovo in otri nuovi

Vino nuovo in otri nuovi

La Parola

18 Allora i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei stavano digiunando. Ora essi vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19 E Gesù disse loro: «Possono forse gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per tutto il tempo che hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora in quei giorni digiuneranno.

21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l’intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».

(Marco 2)

Vino nuovo in otri nuovi - Marco 2:18-22
Vino nuovo in otri nuovi

Il commento

Il brano evangelico proposto oggi dal lezionario per la preghiera e la meditazione è un altro “brano da hit parade“, uno di quei brani citati a proposito ed a sproposito.

Perchè citato a sproposito? Perchè spesso viene citato per dire che il cristiano dovrebbe sempre accettare il nuovo, il cosiddetto progresso umano delle cose.

Mentre Gesù è chiarissimo nell’affermare che quello che desidera l’Eterno dall’uomo è un rinnovamento completo della vita, della propria vita, nel senso di una fedeltà assoluta di questa alla Sua logica, alla Sua Verità, come espressa da sempre nella Parola e come definitivamente rivelata e compiuta nel Cristo, nel Figlio.

Non è il nuovo in sè, ad essere buono. E’ il nuovo in Cristo, l’essere creatura nuova in Cristo che è buono. Se l’uomo rimane prigioniero dei propri peccati, del proprio orgoglio, delle tentazioni del denaro, del potere, della gloria, gli servirà a poco essere ben disposto verso il nuovo.

Finirà dove merita assieme a tutte le sue inutili “novità”.

Non c’è nulla da innovare nella rivelazioni. Ripeto, siamo noi a dover essere creature nuove in Cristo Gesù. Ho invece spesso purtroppo sempre più l’impressione che molti sedicenti credenti puntino sull'”innovazione” della o delle chiese (Che significa poi? Nulla a ben vedere!) come un fattore decisivo per la salvezza del mondo.

Presuntuosi direi. Senza la grazia di Dio non saremmo capaci di salvare nemmeno noi stessi, però pensiamo di esser capaci di salvare il mondo con le nostre teologie o le nostre riletture di una Rivelazione che, per quanto possa non piacerci, non è cambiata di una virgola, o detto più biblicamente di uno iota, dal primo istante della creazione.

Perchè in principio il Verbo erà lì, tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, e senza di esso nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poi, un giorno, che a noi uomini sembra più vicino, per la nostra incapacità di leggere l’eternità al di là del nostro scarso orizzonte temporale, il Verbo si è fatto carne ed è venuto direttamente ad abitare in mezzo a noi.

Vino nuovo in otri nuovi allora significa: una vita nuova per l’imitazione del Cristo. Una vita spogliata dell’uomo vecchio e rivestita del Cristo.

Il progresso umano, lo dico da uomo quale sono, vissuto a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, è solo una illusione. Per tante cose si torna indietro, o si resta allo stesso punto.

Rivestiamoci di nuovo!

Rivestiamoci di Cristo!

Amen.

Radicati nella Parola

Radicati nella Parola

Devotional settimanale a cura del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«Mosè convocò tutto Israele e disse loro:
Ascolta, Israele, le leggi e le prescrizioni che oggi io proclamo davanti a voi;  imparatele e mettetele diligentemente in pratica».

Deuteronomio 5:1

Rivolgiti alle Scritture!

Se stai reclamando una voce dal cielo e/o aspetti un suono che manifesti il volere divino, sappi che non abbiamo modo migliore per ascoltare il nostro Dio che rivolgerci umilmente alle Scritture.

Come scrissi nella presentazione del mio Le dieci parole per tutti, “credo profondamente che nell’ultimo decennio il cristianesimo sia andato lentamente patinandosi di effetti speciali, lambendo in alcuni casi la follia e in altri divenendo palcoscenico per showman della fede. Un ritorno alle radici bibliche è l’unico rimedio possibile per ripristinare la salute spirituale”.

Ecco, allora, l’opportunità di un viaggio a ritroso attraverso la lettura quotidiana della bibbia, partendo proprio dal decalogo, quella parte della bibbia ebraica da sempre una delle pietre miliari del cristianesimo, quel patto stabilito sul monte Oreb e che Mosè richiama appunto nel capitolo 5 di Deuteronomio.

Come nella storia di Israele

Nella storia di Israele, la riscoperta di quella “parola” ha segnato tappe fondanti e fondamentali.

Si ricordi quando, dopo la ricostruzione avviata da Neemia, riappare sulla scena il sacerdote Esdra con il testo della Legge ritrovata (Neemia 8). Il popolo si raduna come un solo uomo sulla piazza per ascoltare la lettura.

All’apertura del libro tutto il popolo prima si alza in piedi, poi si inginocchia e si prostra con la faccia a terra dinanzi al Signore.

L’incontro con Dio necessita della Sua parola e nessuna rivelazione potrà mai essere contemplata al di fuori di essa. L’ascolto di quelle parole, dopo anni di silenzio, fu capace di risvegliare il cuore del popolo.

Il giovane Samuele dovette presto imparare a riconoscere la Sua voce e a disporsi all’ascolto di Colui che viene e a ciascuno si avvicina (1Samuele 3:9-10).

Sola la Scrittura parla con autorità

In tempi in cui si dà facilmente ascolto a chiunque, volgersi fiduciosamente al testo biblico non è atto vile né irriverente, anzi è tutt’altro:

“Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia” (Matteo 7:24).

I bereani del libro degli Atti ci ricordano che è cosa buona e saggia passare tutto al filtro delle Scritture per un’opportuna e preveniente verifica, mentre il salmista ci invita a porre la “Parola” come lampada al nostro piede così da non inciampare nei sentieri oscuri.

Non restiamo indifferenti, perché “solo la Scrittura ha l’autorità finale per dirci cosa credere ed è quindi giusto trascorrere del tempo a mettere a fuoco l’insegnamento delle Scritture stesse” (W. Grudem).

Come un tesoro accantonato per i momenti di povertà, la dispensa riempita per la carestia, nell’ora della prova o della difficoltà la Sua parola sarà sempre in grado di dare ristoro all’anima assetata e donare forza a chi è provato lungo il cammino.

Radicati nella Parola
Radicati nella Parola

Piano di lettura settimanale della Bibbia

15 gennaio Genesi 36-38; Matteo 10:21-42

16 gennaio Genesi 39-40; Matteo 11

17 gennaio Genesi 41-42; Matteo 12:1-23

18 gennaio Genesi 43-45; Matteo 12:24-50

19 gennaio Genesi 46-48; Matteo 13:1-30

20 gennaio Genesi 49-50; Matteo 13:31-58

21 gennaio Esodo 1-3; Matteo 14:1-21

La mattina, era ancora notte, pregava

La mattina, era ancora notte, pregava

La Parola

Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesú si alzò, uscí e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava.

(Marco 1:35)

La mattina, era ancora notte, pregava
La mattina, era ancora notte, pregava

Il commento

Il versetto del Vangelo di Marco che riporto sopra è guida alle mie giornate. Mi alzo presto, esco che è ancora buio, e prego. Prima invocando la benedizione dell’Eterno sulla mia giornata e su quella di coloro che mi sono cari.  Poi recitando a memoria un salmo invitatorio.

Aspetto il bus o il treno, salgo, apro il Libro dei libri, e prego con il Salterio fino all’arrivo al lavoro.

La preghiera così continua a risuonarmi dentro per tutto il giorno, qualsiasi cosa faccia o dica. Senza l’Eterno e la Sua Parola, mi sentirei vuoto. Sarei un bronzo che risuona a vuota, un cembalo che tintinna note senza senso…

Oggi Sara ha lezione di violino, a proposito… sia benedetto il Nome dell’Eterno, ora e sempre e per tutti i giorni che vorrà donarmi su questa terra. E poi, spero e prego, per l’eternità.

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

La Parola

21 Poi entrarono in Capernaum, e subito, in giorno di sabato, egli entrò nella sinagoga e insegnava. 22 E la gente stupiva della sua dottrina perché egli li ammaestrava come uno che ha autorità e non come gli scribi. 23 Ora nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale si mise a gridare, 24 dicendo: «Che vi è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei tu venuto per distruggerci? Io so chi tu sei: Il Santo di Dio». 25 Ma Gesù lo sgridò, dicendo: «Ammutolisci ed esci da costui!». 26 E lo spirito immondo, straziandolo e mandando un gran grido, uscì da lui.

27 E tutti furono sbalorditi, tanto che si domandavano fra loro dicendo: «Che è mai questo? Quale nuova dottrina è mai questa? Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono». 28 E la sua fama si diffuse subito per tutta la regione intorno alla Galilea.

(Marco 1)

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi
Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

Il commento

Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono. E tutti, commenta Marco, furono sbalorditi.

Oggi come allora egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono, oggi come allora affidarsi alla assoluta Verità della Sua Parola è l’unica via per sconfiggere i multiformi spiriti che infestano la vita dell’uomo.

Pieghiamo il capo, pieghiamo la nostra volontà al dettato dell’unica Parola di salvezza, e saremo guariti da ogni nostro peccato. Fuori dalla Parola del Cristo non vi è salvezza e non vi è vera sapienza. Potrà esserci un barlume di saggezza umana, potrà esservi ragionevolezza apparente, potrà esservi speranza, ma essa prima o poi si rivelerà falsa, riposta in qualche altro uomo, o in dottrine e filosofie di questo mondo, la cui luce si spegnerà come quella di un cerino.

Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono. Obbediamogli. Il resto sono solo parole umane.

E non ci stanchiamo mai di annunciare, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto la Parola dell’Eterno. Il prinicpe di questo mondo infatti ha solo il potere che noi stessi gli lasciamo prendere sulle anime nostre.

Ma noi siamo di Cristo, e Cristo è di Dio!

Ricordiamoci questo, oggi, ricordando anche il fratello pastore Remo Cristallo e la sua testimonianza cristiana. Egli era ed è di Cristo, egli era ed è di Dio, per Dio, ed ora è con Lui, nelle sue amorevoli braccia.

Tante volte il pastore le avrà aperte, aprendo la Scrittura, aprendosi all’azione del Cristo perchè lo facesse anche chi, ascoltando lui, si apriva all’azione di Qualcuno infinitamente più grande di lui.

Noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.

Affidiamoci alla Parola di Dio,
e ricacciamo gli spiriti immondi
dalle nostre vite!

Amen. 

Il triste canto di Lamec

Il triste canto di Lamec

Devotional settimanale del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

Lamec disse alle sue mogli:
«Ada e Zilla, ascoltate la mia voce; mogli di Lamec, porgete orecchio al mio dire!
Sì, io ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane perché mi ha contuso.
Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamec lo sarà settantasette volte».

Genesi 4:23-24

Il commento

Nel racconto dello sviluppo dell’umanità di Genesi 4, successivo alle vicende di Caino e Abele, incontriamo un frammento poetico etichettato dagli esegeti come “il canto di Lamec” o “della spada”. La fratellanza dei primi due ha dimostrato tutta la fragilità della convivenza, culminata poi nell’orribile fratricidio. La storia dei discendenti di Caino ci parla di un’umanità non ferma, ma che si proietta evolutivamente nel progresso culturale, artistico e tecnologico, così come rappresentato dai figli di Lamec: “Iabal, il padre di quelli che abitano sotto le tende presso le greggi; Iubal, il padre di tutti quelli che suonano la cetra e il flauto; e Tubal-Cain, l’artefice d’ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro”.

Quel che potrebbe apparire come un positivo sviluppo e quindi un miglioramento delle condizioni generali, non farà altro che ingigantire la violenza iniziale del capitolo. La mano di Caino si era alzata su Abele, quella di Lamec su un uomo e un giovane. I benefici di ogni progresso purtroppo si perdono, a volte rapidamente, altre lentamente e inesorabilmente, nell’egoismo umano e nella sete di dominio sull’altro, come attesta anche il parallelo testuale tra il gesto di Caino e quello di Lamec. Infatti, se Caino alza la sua mano contro il fratello per un motivo “religioso”, Lamec lo fa a causa di una ferita patita. Mentre Caino prende coscienza della propria colpa, Lamec si gonfia d’orgoglio per i suoi omicidi. Davanti alla pena inflittagli Caino invoca da Dio una mitigazione, Lamec invece fa appello alla sua forza guerriera amplificando da sette a settantasette volte la sete di vendetta per la sua eventuale morte.

Successivamente in Esodo (capp. 20-23) con il codice dell’alleanza, si tenderà a porre un limite agli eccessi della vendetta sulla base del principio di corrispondenza fra danno inflitto e pena con la legge del taglione. Per ora, da subito la Scrittura ci mette davanti l’amara constatazione che all’ordine di soggiogare la terra e di dominare sulle creature animali (Genesi 1:28), è seguito invece un lento deterioramento delle relazioni umane. Alla crescita e al progresso corrisponde un aumento della violenza. La costante corsa agli armamenti, fino alla minaccia nucleare dei nostri giorni, ne è un aspetto appariscente. Siamo avvolti in una nube di violenza che lascia fuori poco del nostro quotidiano, dal semplice parcheggiare allo stare in fila a un qualsiasi sportello, dall’aggressione telefonica alla tortura televisiva, nel costante disconoscimento nelle relazioni di ogni alterità. Come credenti dovremmo sforzarci di venirne fuori e provare ad illuminare il nostro mondo, tenendo vive nei nostri cuori le parole di Gesù: “Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio” (Matteo 5:9).

Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella
Il triste canto di Lamec. Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

Lettura biblica giornaliera

08 gennaio   Genesi 20-22; Matteo 6:19-34

09 gennaio   Genesi 23-24; Matteo 7

10 gennaio   Genesi 25-26; Matteo 8:1-17

11 gennaio   Genesi 27-28; Matteo 8:18-34

12 gennaio   Genesi 29-30; Matteo 9:1-17

13 gennaio   Genesi 31-32; Matteo 9:18-38

14 gennaio   Genesi 33-34; Matteo 10:1-20

Egli è fedele. E noi?

Egli è fedele. E noi?

La Parola

Egli è fedele. Dio non è un uomo

19 Dio non è un uomo, perché possa mentire, né un figlio d’uomo, perché possa pentirsi. Quando ha detto una cosa, non la farà? O quando ha dichiarato una cosa, non la compirà? 20 Ecco, ho ricevuto l’ordine di benedire; sì, egli ha benedetto e io non revocherò la benedizione.

(Numeri 23)

Egli è fedele. E noi?
Egli è fedele. E noi?

Egli è il “Si” delle promesse di Dio

18 Ora, come è vero che Dio è fedele, la nostra parola verso di voi non è stata sì e no. 19 Perché il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che è stato fra voi predicato da noi, cioè da me, da Silvano e da Timoteo, non è stato «sì» e «no», ma è stato «sì» in lui. 20 Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il «sì» e l’«Amen», alla gloria di Dio per mezzo di noi. 

(2 Corinti 1)

Raduniamoci assieme nel Suo giorno, rinnovando la nostra promessa di fedeltà all’Eterno. Egli viene per l’ultimo dei giorni terreni!

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, 20 che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, 21 e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. 23 Riteniamo ferma la confessione della nostrasperanza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse. 24 E consideriamo gli uni gli altri, per incitarci ad amore e a buone opere, 25 non abbandonando il radunarsi assieme di noi come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda, tanto più che vedete approssimarsi il giorno. 

(Ebrei 10)

Egli è fedele. E noi?
Egli è fedele. E noi?

Oggi non è una festa qualunque

Oggi non è una festa qualunque

La Parola

1 Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall’oriente arrivarono a Gerusalemme, 2 dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo».

3 All’udire ciò, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 E, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, del popolo, s’informò da loro dove doveva nascere il Cristo. 5 Ed essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 “E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei certo la minima fra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele”».

7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, domandò loro con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa. 8 E, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e domandate diligentemente del bambino, e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo».

9 Ed essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in oriente andava davanti a loro finché, giunta sul luogo dov’era il bambino, vi si fermò. 10 Quando essi videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.

11 E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra. 12 Quindi, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(Matteo 2)

Oggi non è una festa qualunque
Oggi non è una festa qualunque

Il commento

Siamo venuti per adorarlo… dicono i Magi a uno dei tanti re di questo mondo, Erode, di cui la storia fa memoria solo per le nefandezze che ha compito.

Siamo venuti per adorarLo, Egli, il Re, il Messia che doveva venire. Il vero ed unico Re dei Giudei e di tutto l’universo. Egli, il cui concepimento è stato annunziato dall’angelo del Signore, e la cui nascita è resa nota da una stella sorta da Oriente, da dove ogni cosa nasce, da dove nasce il giorno, il sole, la luce, la possibilità stessa della vita di qualsiasi cosa su questa terra.

Di fronte a tutto questo, che miseria che è un re!, un potente, un principe di questo mondo. Non vale nulla, non conta nulla il suo potere, che come velocemente è sorto, così rapidamente tramonta.

Mentre il Re dei Re sorge, e mai tramonta, la Sua Luce illumina per l’eternità. Si avvera il canto dei Salmi: dall’alba al tramonto, da Oriente ad Occidente, sia lodato il Suo Nome.

I nostri fratelli di Oriente, nella loro saggezza antica, ricordano in una unica solennità, sia pure in modo diverso a seconda dei luoghi e dei riti. l’Epifania, ovvero il manifestarsi di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ricordano la Teofania, il manifestarsi di Dio al mondo attrverso l’Incarnazione del Figlio, il riconoscimento della Sua Regalità, l’inizio della Sua missione pubblica con la fine del profetismo riconosciuta dal Battista, il più grande tra tutti i profeti.
La nascita di Gesù, l’adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù nel Giordano.

Una festa grandiosa, che non a caso gli uomini dei nostri tempi, anche purtroppo tanti uomini “di chiesa” hanno finito con il ridurre di significato, come l’ennesima occasione di dire tante parole dolci, come le caramelle e le cioccolate che in tante parti del mondo oggi si regalano ai bambini.

Oggi non è una festa qualunque.

Perchè quello che viene riconosciuto, manifestato, che appare come Re, non è un re qualunque, non è un qualunque filosofo, una qualunque sapienza che appare! E’ la Sapienza di Dio, è il Verbo di Dio che viene a prendere in mano in modo assoluto e definitivo tutto il destino e la storia dell’umanita.

Oggi il potere dell’uomo, il potere che l’uomo crede di avere sulle sorti del mondo e della storia, viene deriso, vilipeso, ridicolizzato assieme ad Erode. E tutte le sapienze umane, tutte le filosofie, le idee, le ideologie, si inchinano, come si inchinano i Magi d’Oriente (che siano tre o mille non fa alcuna differenza!) di fronte alla Sapienza che ha creato il mondo, al Verbo che era con il Padre fin dal principio.

Non ci sono più re umani oggi, solo il Re dei Re.
Non ci sono più prìncipi umani oggi, solo il Principe della Pace (ma la pace vera, non quella bugiarda di questo mondo).
Non ci sono più signori, signorotti, vassalli, valvassori e valvassini, perchè regna il Signore dei Signori.
Nessuna ideologia può pretendere di consigliare agli uomini il giusto da farsi, perchè c’è il Consigliere Ammirabile sul trono!

Egli è quel Bambino. Il Bambino in quella stalla, grotta, culla o mangiatoia. Il Bambino  con le braccia aperte verso di noi, per donarci la salvezza, per spingerci ad abbracciarlo, ad abbracciare senza riserve la Parola che Egli è, a conoscere senza mai stancarci la Sapienza che Egli è, ad avere come solo ed unico Re, l’unico vero Dio, Padre, Figlio e Spirito, Sapienza Eterna, Perfetta Misericordia.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi è giorno di ascolto e di contemplazione della Gloria di Dio, è tempo che i poteri e le sapienze umane cessino di avere importanza nella nostra vita, più che la Sapienza di Dio.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi non è neppure festa, se non riconosciamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, se non rigettiamo dalle nostre vite personali, dalle nostre società, dalle nostre culture, tutto ciò che nega la Signoria di Dio, tutto ciò che fa persistere l’uomo nella sua illusione di essere il padrone del mondo.

Oggi non è una festa qualunque.

É tempo di prenderlo sul serio quel Re, di prendere borsa, bisaccia e calzari e decidersi finalmente a seguirlo, costi quello che costi.

Perchè tutto finirà, tutto alla fine dei tempi si ridurrà in ginocchio davanti a Lui. Oro, incenso e mirra saranno solo per Lui, e per coloro che Egli avrà eletto.

Ed Egli regnerà, nei secoli dei secoli.

Amen.

Venite e vedete

Venite e vedete

La Parola

35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli. 36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio».

37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù.

38 Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?». Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?». 39 Egli disse loro: «Venite e vedete». Essi dunque andarono e videro dove egli abitava, e stettero con lui quel giorno. Era circa l’ora decima.

(Giovanni 1)

Venite e vedete
Venite e vedete

Il commento

Giovanni il Battista non era il Messia. Predicava che stava venendo uno più grande di lui, a cui egli non era degno di sciogliere i sandali.

Ecco, quell’Uno è giunto, è lì ed egli, con la sua attività di predicazione, di annuncio, di invito alla conversione, lo indica a coloro che fino a quelo momento erano suoi discepoli.

E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse:
«Ecco l’Agnello di Dio

I discepoli non sono più “suoi”, non lo sono mai stati in realtà. Essi sono chiamati dal Cristo, e divengono discepoli del Cristo, lasciando Giovanni. Così deve essere per ogni ministro di Dio, per ogni servitore dell’Eterno, per ogni pastore o pope, o prete. Egli, il Cristo,il Cristo solo, deve crescere e lui diminuire!

É Gesù che giudica poi in modo decisivo, definitivo, la qualità della sequela.

Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro:
«Che cercate?

Ne segue un dialogo tra l’anima di quei primi seguaci del Cristo ed il Cristo stesso.

Essi gli dissero:
«Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?».
Egli disse loro: «Venite e vedete».

Essi lo riconoscono come Maestro, come Rabbi, lo riconoscono, come tanti lo avevano riconosciuto, come uno che parlava con autorità. Ma questo non basta. In fondo al loro cuore essi sono animati da buone intenzioni, vorrebbero che Egli fosse il Messia che li porta fino alla casa dell’Eterno. Il loro cuore prega con il salmista…

Oh, quanto amabili sono le tue dimore, o Eterno degli eserciti! 2 L’anima mia anela e si strugge per i cortili dell’Eterno; il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente. 3 Anche il passero trova una casa e la rondine un nido, dove posare i suoi piccoli presso i tuoi altari, o Eterno degli eserciti, mio Re e mio DIO. 4 Beati coloro che abitano nella tua casa e ti lodano del continuo.

(Salmi 84)

Il Signore Gesù però dice loro che non è così semplice. Occorre seguirlo, occorre toccare con mano le sue piaghe, occorre condividere il suo cammino, fino in fondo, per poter vedere la Sua gloria.

Venite e vedete

I due primi discepoli accettano la sfida al loro desiderio di una sequela tranquilla, senza problemi, di tutto riposo. Ed iniziano a seguire Gesù, iniziano a scontrarsi con la durezza della vita di un uomo, vero uomo e vero Dio,  che non ha un luogo dove posare il capo.

Sono già le quattro del pomeriggio. l’ora decima. Non manca molto al tramonto. Non manca molto al giudizio finale. Non manca molto per loro e non manca molto per noi.

Non rimandiamo ancora la decisione per una sequela vera e piena!

Non limitiamoci a dire: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Ma apriamo le Scritture, spezziamo il pane che quotidianamente ci viene donato, facciamo memoria dei prodigi che ha operato per noi, le cose avvenute per via, e proclamiamo la salvezza nel Suo Nome a Gerusalemme ed in ogni altro luogo.

Amen! Alelluia!

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio

La Parola

29 Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! 30 Questi è colui del quale dissi: “Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché era prima di me”. 31 Io non lo conoscevo, perciò sono venuto a battezzare con acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele».

32 E Giovanni testimoniò, dicendo: «Io ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma colui che mi mandò a battezzare con acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai scendere lo Spirito e fermarsi su di lui, è quello che battezza con lo Spirito Santo”.

34 Ed io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

(Giovanni 1)

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio
Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio

 

Il commento

Giovanni il Battista, profeta dell’Eterno, professa la sua fede nel Cristo, nel Figlio di Dio.

Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!
Questi è colui del quale dissi:
“Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto,
perché era prima di me”.

Egli infatti, il Cristo, era prima di tutte le cose, e niente senza del Cristo è stato fatto.

Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui,
e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta.

Giovanni si mostra docile ed umile di fronte al mistero e ancora spiega a chi lo ascolta:

Io non lo conoscevo, perciò sono venuto a battezzare con acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele

Egli non lo conosceva, perchè ancora il Verbo non si era rivelato agli uomini attraverso la Sua Incarnazione, che da poco abbiamo celebrato in modo solenne, nel giorno del Natale. Ma ora Egli si è rivelato. E di nuovo il Battista testimonia e dà conto di questa Rivelazione, resa chiara dalla terza persona della Trinità, lo Spirito.

Io ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba
e fermarsi su di lui.

Il fermarsi della colomba, ed il rimanere sul Figlio, è in questo caso indice della perfetta Trinità.
Il Padre è Colui che ha mandato Giovanni a battezzare con acqua, ad invitare alla conversione, al lavar via il peccato della vita degli uomini.
Il Figlio obbediente al Padre in ogni cosa, simbolicamente mette la sua vita nella mano degli uomini, mettendosi sotto la mano di Giovanni, mandato dal Padre, che lo battezza, che battezza il Figlio, che non conosceva certo peccato e non aveva certo bisogno di conversione, ma che. vinte le tentazioni del demonio, con quel gesto riafferma la volontà di voler compiere la salvezza dell’umanità.
Lo Spirito, che si posa obbediente sotto forma di colomba sul capo del Figlio, testimonia della perfetta unità nell’Unico Dio di Israele di Padre, Figlio e Spirito. Tutto ciò che ha il Padre è dato al Figlio, e tutto ciò che hai il Figlio è ciò che ci sarà dato, che ci è stato dato, tramite il sacrificio del Figlio, per mezzo dello Spirito.

Unità e Trinità di Dio.
Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione del Figlio.

I misteri principali della nostra fede, le realtà principali della nostra fede (perchè, con buona pace di tanti, i misteri della fede sono le realtà più vere che esistono), si vedono chiaramente in questo brano di Vangelo.

E noi?

Noi siamo chiamati a fare nostra, umilmente, docilmente, la professione di fede di Giovanni.

Io non lo conoscevo, ma colui che mi mandò a battezzare con acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai scendere lo Spirito e fermarsi su di lui, è quello che battezza con lo Spirito Santo”.

Ed io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

Ascoltiamo allora la Parola di Dio. Preghiamo con la Parola di Dio, disponiamoci docili come il Battista a lavare il peccato via dalle nostre vite, disponiamoci docili ad accettare la volontà del Padre nelle nostre vite, ad essere figli nel Figlio, disposti anche al sacrificio, perchè nessuno di noi può essere più grande del Maestro, disponiamo docile il nostro animo ad accogliere i doni dello Spirito Santo affinchè portino frutto per noi e per i nostri fratelli e sorelle. E diciamo con fede:

Io ho visto ed ho attestato che quest’uomo,
Gesù, il Cristo è il Figlio di Dio!

Amen. Alleluia!

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio - Foto realizzata da Luca Zacchi con Adobe Spark!™
Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio – Foto realizzata da Luca Zacchi con Adobe Spark!™