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Sola Scriptura, ovvero “Lo Spirito vivifica”

Lo Spirito vivifica

1 Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno, come alcuni, di lettere di raccomandazione presso di voi o da voi? 2 La nostra lettera, scritta nei nostri cuori, siete voi, lettera conosciuta e letta da tutti gli uomini; 3 è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne.
4 Una simile fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio. 5 Non già che siamo da noi stessi capaci di pensare qualcosa come se venisse da noi; ma la nostra capacità viene da Dio.
6 Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera, ma di Spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica.

(2Corinti 3)

Lo Spirito vivifica
Lo Spirito vivifica

Ovvero il primato della Parola

Molti che si dicono credenti fraintendono il significato di questo passo. Che non sta certo a significare che occorre “interpretare” la Parola di Dio secondo lo spirito del tempo ma che, al contrario, nella Parola, che è stata incarnata dal Figlio, soffia uno Spirito immortale che è oltre ed al di fuori del tempo.

Uno Spirito immortale che ci garantisce che, obbedendo alla Parola di Dio, obbediamo al Cristo. Che vivendo l’obbedienza del Figlio al Padre, siamo a nostra volta figli e figlie nel Figlio.

Che respirando a pieni polmoni lo Spirito che soffia dal Padre e dal Figlio, che è Signore e dà la vita, Dominum et vivificantem, respiriamo l’aria che ci vivifica e ci dà salvezza.

La lettera che uccide cos’altro è se non i tentativi umani di ridurre la Parola di Dio a parole, discorsi, sapienze secondo l’uso e il costume del momento? L’abuso dell’essegesi, dell’interpretazione, del commento è lettera che uccide! Quando qualcuno si permette di dire che questa o quella parte della Parola di Dio non è stata data per me, per sè stesso, per noi, questa è lettera che uccide!

La Parola va prima di tutto amata, studiata nel senso latino del termine, amare, venerare, obbedire al proprio Maestro. E laddove non arrivi la nostra comprensione intelligente, là dovrà arrivare la nostra fede.

Amen. Alleluia!

Neppure un iota un segno della legge passerà

Neppure un iota

« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. » 

(Matteo 5:17-19)

Neppure uno iota
Neppure uno iota
Il commento di Origene

Voglio ricordare ai discepoli di Cristo la bontà di Dio: nessuno tra voi si lasci scuotere dagli eretici se, nella controversia, dicono che il Dio della Legge non è buono ma giusto, e che la Legge di Mosè non insegna la bontà ma la giustizia. Vedano, questi detrattori di Dio e della Legge, come Mosè stesso e Aronne abbiano compiuto da precursori ciò che il Vangelo insegnò dopo. Considerate come Mosè «ama i suoi nemici e prega per coloro che lo perseguitano» (Mt 5,44)…; vedete come «prostrati con la faccia a terra», tutti e due pregano per coloro che si erano ribellati e volevano ucciderli (Nm 17,10s). Così troviamo il Vangelo in potenza nella Legge e dobbiamo capire che i Vangeli sono appoggiati sul fondamento della Legge.

Per parte mia, non chiamo la Legge col nome di Antico Testamento, quando la considero spiritualmente; la Legge non diviene «Antico Testamento» se non per coloro che non vogliono capirla secondo lo spirito.

Per forza per loro essa è divenuta «antica» ed è invecchiata, perché non può conservare la sua forza.

Per noi invece, che la capiamo e la spieghiamo nello spirito e nella linea del Vangelo, essa è sempre nuova; tutti e due i Testamenti sono per noi un nuovo Testamento, non per la datazione, bensì per la novità del senso.

L’apostolo Giovanni non pensa forse la stessa cosa quando dice nella sua lettera: «Figlioli, vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (1 Gv 4,7 ; Gv 13,34)?

Sapeva che il precetto dell’amore era stato già dato da lungo tempo nella Legge (1 Gv 2,7s; Lv 19,18). Ma siccome «la carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8)… afferma l’eterna novità di questo precetto che non invecchia…

Per il peccatore e per coloro che non osservano il patto della carità, anche i Vangeli invecchiano; non può esserci un Nuovo Testamento per chi non «depone l’uomo vecchio… e riveste l’uomo nuovo, creato secondo Dio» (Ef 4, 22.24).

(Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo; Discorsi sui Numeri, n° 9,4; SC 415, 239)

Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. (Salmi 118:24)

24 Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. 25 Deh, o Eterno, soccorrici ora; deh, o Eterno, facci prosperare ora. 26 Benedetto colui che viene nel nome dell’Eterno; noi vi benediciamo dalla casa dell’Eterno. 27 L’Eterno è Dio e ha fatto risplendere la sua luce su di noi, legate la vittima del sacrificio ai corni dell’altare. 28 Tu sei il mio Dio, io ti celebrerò; tu sei il mio DIO, io ti esalterò. 29 Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.

(Salmi:118)

Buon Giorno del Signore!

RendiamoGli lode oggi e sempre per tutte le realtà della nostra vita. Tutte le realtà, perchè “Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?” (Giobbe 2:10).

L’Eterno infatti ci dice: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo, o chi rende uno muto, sordo, vedente o cieco? Non sono forse io, l’Eterno?” (Esodo 4:11).

E ancora: “Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il benessere e creo la calamità. Io, l’Eterno, faccio tutte queste cose” (Isaia 45:7).

Egli è la nosta Via, Verità e Vita. Egli è Colui che traccia la Via alla nostra Vita, secondo la Sua Verità. Non la nostra ma la Sua Verità! Non la nostra ma la Sua Volontà.

Noi ancora spesso ci affanniamo, bloccati, rallentati dal nostro peccato, pensando che dobbiamo scoprire chissà cosa, che dobbiamo scoprire la nostra personale verità, la nostra personale vocazione. Noi ci affanniamo pensando che dobbiamo comprendere ogni cosa, comprendere la Sua Parola…

Stolti e tardi di cuore, ci direbbe il Cristo! Noi dobbiamo ascoltare la Sua Parola ed obbedirLe. Accoglierla nella nostra vita così come Egli ce la rivela. Amare le nostre vittorie e le nostre sconfitte terrene. Amare la debolezza infinita della nostra forza inLui e solo in Lui.

Non possiamo comprendere la Parola, perchè è La Parola che comprende ognuno di noi e l’universo tutto. La nostra vocazione è racchiusa lì dentro, nella Sua Parola.

Perciò il primo dovere del cristiano,il primo dovere dell’Apostolo è l’annuncio fedele della Parola di Dio. Tutto il resto (la carità, il servizio alle mense,….) viene dopo,perchè senza il primato della Parola non ha senso, rischia di essere un servizio a sè stessi, alla propria vanagloria.

E noi (singoli credenti, comunità, chiese…) siamo chiamati a cercare la Sola Dei Gloria, la sola gloria di Dio, e non la nostra.

Sia fatta la Tua volontà , o Eterno. La Tua volontà espressa, rivelata nella Tua Parola. Nel Verbo Incarnato, Gesù Cristo.

Amen. Alleluia.

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni 

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto…

15 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.

17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno». 19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. 20 Essi poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano. Amen.

(Marco 16)

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto
Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Da sempre l’uomo cerca segni. Ma quali sono i segni che devono interessarci? Ci dice Gesù che i segni che dobbiamo cercare di riconoscere sono quelli che accompagnano la professione della vera fede.

…nel mio nome scacceranno i demoni…

Il segno del Battesimo, il segno di accogliere nuovi credenti nella comunità, predicando e vivendo un continuo richiamo alla conversione.

Parlare con franchezza con le parole del Vangelo, annunciare senza paura e senza timore il Vangelo: questo è cacciare i demoni. Che la Parola di Dio odiano sopra ogni altra cosa. Perchè li ha relegati per sempre negli inferi, laddove è destinato a finire, secondo la Sua volontà, anche chi questa Parola si ostina a rifiutare.

parleranno nuove lingue…

Chi parla nel Nome del Signore, non parla con la le lingue biforcute del mondo. Non annuncia false salvezze, non predica false sapienze, ma neppure le asseconda o dà loro inconsistenti patenti di legittimità.

Le chiese ed i falsi pastori che fanno di queste cose saranno punite assai più severamente di chi semplicemente non ha avuto da Dio il dono della fede. Chi ha conosciuto la Parola di Dio, chi ha appreso dall’Eterno il modo umanamente corretto di professare la vera fede, e non lo fa, e si disegna una fede a sua immagine e somiglianza, e crede di poter adattare la Parola di Dio alle sue mancanze ed ai suoi vizi, questo sarebbe meglio non fosse nato, come dice Gesù. Perchè scandalizza i piccoli, e li allontana dalla Verità.

…prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male…

Cosa significa mettere in fuga dei serpenti? Chi è solito camminare nei boschi o in montagna lo sa bene. Occorre anitutto evitarli i serpenti. Tastando il terreno, facendo rumore, equipaggiando in maniera adatta  i punti più vulnerabili del proprio corpo.

Traducendo per l’uomo di fede, costui dovrà vagliare ocn attenzione ogni cosa, tastare se questo o quel comportamento è o non è secondo la Parola, l’unico vero antidoto ai veleni di questo mondo. Farà rumore, costui, pregando e recitando inni, salmi e cantici spirituali, come raccomanda la Scrittura. Perchè è sempre meglio ricorrere alla divina Sapienza, lasciare che lo Spirito parli per noi, che mettere in atto comportamenti pericolosi e discorsi magniloquenti che poco dicono e poco convertono il proprio cuore.

Se il cuore è pieno di Parola di Dio, nessun veleno potrà farci danno; ed anche se qualcuno ce lo propinerà, o proverà a farlo, troveremo in noi gli anticorpi adatti a combatterlo con efficacia.

…imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».

La Parola di Dio, dice una bellissima immagine della Lettera agli Ebrei, è come una spada a doppio taglia. Che con il primo taglia, ferisce fino al midollo le tue ossa e la tua anima. Che mette al nudo il tuo peccato.

Ma con il secondo ti risana, ti guarisce dal peccato di questo mondo. Perchè come diceva il Crito noi viviamo in questo mondo, ma non ne facciamo parte! Siamo, dobbiamo essere come la sua anima.

Nel mondo ma non del mondo

Non cerchiamo la carità, pelosa!, di questo mondo, ma la carità di Dio, il Suo Amore e non i nostri amori, viziati dal peccato, dall’amore in realtà per noi stessi e per le nostre debolezze.

Non cerchiamo la pace, fasulla!, di questo mondo, pensata da coloro che di questo mondo sono “principi” ma che in realtà lo asservono ai loro scopi di potere, perchè sono loro perp rimi asserviti al maligno; cerchiamo piuttosto la pace che risulta al cuore dalla coscienza di aver fatto con tutte le proprie forze e le proprie capacità, la volontà di Dio. Anche se questo ci comporta rifiuto, persecuzione, martirio fino alla donazione della vita.

Non cerchiamo le speranze, illusorie!, riposte nelle ideologie, negli scientificismi, nelle sapienze fasulle, ma cerchiamo la speranza vera, la speranza che non delude i cuori, la sola speranza che non tradisce.

Solo in Te è tranquilla l’anima mia…

Ti cerco dall’aurora… 

O DIO, tu sei il mio DIO, io ti cerco al mattino; l’anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz’acqua.

2 Così ti ho ammirato nel santuario, contemplando la tua forza e la tua gloria. 3 Poiché la tua benignità vale più della vita, le mie labbra ti loderanno.

4 Così ti benedirò finché io vivo e nel tuo nome alzerò le mie mani. 5 L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra giubilanti.

6 Mi ricordo di te sul mio letto, penso a te nelle veglie della notte.

7 Poiché tu sei stato il mio aiuto, io canto di gioia all’ombra delle tue ali.

8 L’anima mia si tiene stretta a te; la tua destra mi sostiene.

9 Ma quelli che cercano la mia vita per distruggerla, scenderanno nelle parti più basse della terra. 10 Essi saranno dati in potere della spada e diverranno preda degli sciacalli.

11 Ma il re si rallegrerà in DIO; chiunque giura per lui si glorierà, perché la bocca dei bugiardi verrà costretta al silenzio.

(Salmi 63)

Devotional verso la pace della Pasqua – a cura di Elpidio Pezzella

Devotional Settimana 15/2017

Pace a voi

«La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”».
Giovanni 21:19

Devotional
Devotional

Nella serata della scoperta del sepolcro vuoto da parte di Maria e della visione del Cristo risorto, abbiamo di fronte a noi un gruppo di credenti ancora spauriti e intimoriti.

Non ci viene difficile immaginare i loro discorsi in quella attesa interminabile, tra i dubbi di quanto accaduto quella mattina. Mentre sono rinchiusi nei loro pensieri,

Gesù si presenta loro tagliando a fette la tensione e la paura: “Pace a voi”.

L’incontro con il Risorto reca pace

L’incontro con il Risorto reca pace, si fonda sulla pace, richiede pace: questo l’adempimento pasquale.

Alla visione delle ferite, che garantiscono loro su chi stava loro di fronte, “i discepoli si rallegrarono”. Ecco che al timore spazzato dalla pace, segue l’allegria.

Ogni possibile emozione è frenata, perché la pace annunziata è preludio al “Io mando voi”. Occorre però qualcosa di straordinario per dare consapevolezza, coraggio e franchezza.

Ed è per questo che il Maestro comanda: “ricevete lo Spirito Santo”.

Pace, gioia e potenza dello Spirito

Pace, gioia e potenza dello Spirito.

Questo l’identikit della chiesa del Signore risorto, chiamata ad uscire dal nascondiglio ed essere testimone fino alle estremità della terra per la potenza dello Spirito (Atti 1:8).

La Pasqua ci ricorda l’opera di redenzione compiuta da Gesù attraverso la sua morte e resurrezione.

Poniamo mente, ringraziamo Dio e viviamo nella Sua pace, sforzandoci ad essere cristiani nei fatti.

Non ho pace con Dio

Marcus Loane, arcivescovo anglicano di Sydney, racconta di quando andò in ospedale a visitare un amico che stava per morire. Il suo amico era uno dei fondatori dell’Unione Evangelica all’Università di Sydney, Howard Guinness.

Loane ha sempre pensato fosse molto importante chiedere ai suoi amici in fin di vita – giusto per essere sicuro che fossero nella giusta relazione con Dio – “Hai pace con Dio”.

Guinness, che stava morendo per un cancro che interessava la zona vocale, poteva a malapena parlare e scosse la testa, “No”.

Dopo così tanti anni nel ministero Marcus Loane era preoccupato che suo fratello in Cristo, appena prima di morire, potesse dire: “No, non ho pace con Dio”.

Howard Guinness inizio ad ansimare nel tentativo di dire qualcosa. Marcus avvicinò l’orecchio alla bocca di Howard il quale disse: “Non pace, ma gioia! Gioia traboccante!”.

Ecco ciò che aveva nel bel mezzo della morte. Mentre affrontava la morte aveva quella soddisfazione completa.

(tratto da David Cook, Sii forte, Soli Deo Gloria, Piacenza).

Lettura della Bibbia

10 aprile 1 Re 1-3; Apocalisse 7-8
11 aprile 1 Re 4-6; Apocalisse 9-10
12 aprile 1 Re 7-9; Apocalisse 11-12
13 aprile 1 Re 10-12; Apocalisse 13-14
14 aprile 1 Re 13-15; Apocalisse 15-16
15 aprile 1 Re 16-18; Apocalisse 17-18
16 aprile 1 Re 19-21; Apocalisse 19-20

Riconoscere la sovranità di Dio è la mia e la nostra salvezza

1 Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta, sua sorella. 2 Or Maria era quella che unse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; e suo fratello Lazzaro era malato.

3 Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4 E Gesù, udito ciò, disse: «Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato».

5 Or Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro. 6 Come dunque ebbe inteso che Lazzaro era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove egli era. 7 Poi disse ai suoi discepoli: «Torniamo di nuovo in Giudea».

8 I discepoli gli dissero: «Maestro, i Giudei poco fa cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo là?». 9 Gesù rispose: «Non vi sono forse dodici ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo, 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui».

11 Dopo aver detto queste cose, soggiunse: «Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo». 12 Allora i suoi discepoli dissero: «Signore, se dorme si riprenderà». 13 Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto. 15 Ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate; ma andiamo da lui». 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui».

17 Arrivato dunque Gesù, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro. 18 Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi. 19 E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello. 20 Marta dunque, come udì che Gesù veniva, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.

21 Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto, 22 ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà». 23 Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà». 24 Marta gli disse: «Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno». 25 Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?». 27 Ella gli disse: «Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che doveva venire nel mondo». 28 E, detto questo, andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29 Appena udito ciò, ella si alzò in fretta e venne da lui.

30 Or Gesù non era ancora giunto nel villaggio, ma si trovava nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Perciò i Giudei che erano in casa con lei per consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, dicendo: «Ella se ne va al sepolcro per piangere là».

32 Appena Maria giunse al luogo in cui si trovava Gesù, e lo vide, si gettò ai suoi piedi, dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto». 33 Gesù allora, come vide che lei e i Giudei che erano venuti con lei piangevano, fremé nello spirito e si turbò, 34 e disse: «Dove l’avete posto?». Essi gli dissero: «Signore, vieni e vedi». 35 Gesù pianse.

36 Dissero allora i Giudei: «Vedi come l’amava!». 37 Ma alcuni di loro dissero: «Non poteva costui che aprì gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?». 38 Perciò Gesù, fremendo di nuovo in se stesso, venne al sepolcro; or questo era una grotta davanti alla quale era stata posta una pietra. 39 Gesù disse: «Togliete via la pietra!». Marta, la sorella del morto, gli disse: «Signore, egli puzza già, poiché è morto da quattro giorni». 40 Gesù le disse: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?». 41 Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto.

Gesù allora, alzati in alto gli occhi, disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. 42 Io sapevo bene che tu mi esaudisci sempre, ma ho detto ciò per la folla che sta attorno, affinché credano che tu mi hai mandato». 43 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

44 Allora il morto uscì, con le mani e i piedi legati con fasce e con la faccia avvolta in un asciugatoio. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare». 45 Allora molti dei Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto tutto quello che Gesù aveva fatto, credettero in lui.

(Giovanni 11,1-45)

Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) - Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza
Lazzaro, vieni fuori! (Giovanni 11,43) – Riconoscere la sovranità assoluta di Dio è la sola nostra salvezza

Giovanni Damasceno (ca 675-749),
monaco, teologo, dottore della Chiesa
Triodo del Mattutino del Sabato di Lazzaro,
Odi 6-9

«Gesù scoppiò in pianto.
Dissero allora i giudei: Vedi come lo amava»

Essendo tu Dio vero, conoscevi, Signore, il sonno di Lazzaro e l’hai predetto ai tuoi discepoli…
Essendo nella carne, pur essendo senza limiti, vieni a Betania.
Vero uomo, piangi su Lazzaro;
Vero Dio, risusciti con la tua sola volontà, questo morto di quattro giorni.

Abbi pietà di me, Signore; tante sono le mie trasgressioni.
Sollevami dall’abisso dei mali, ti supplico.
Verso di te ho gridato, ascoltami, Dio della mia salvezza.

Piangendo sul tuo amico, nella tua compassione hai messo fine alle lacrime di Marta, e con la tua Passione volontaria, hai asciugato le lacrime su ogni volto del tuo popolo (Is 25, 8).
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri » (Esd 7,27).
Custode della vita, hai chiamato un morto come se stesse dormendo. Con una parola, hai strappato il ventre degli inferi e hai risuscitato colui che si mise a cantare:
« Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri ».

Rialza anche me, che sono strangolato dai legami dei miei peccati, affinché possa cantare: « Benedetto il Signore, Dio dei padri nostri »…

Come segno di riconoscenza, Maria ti porta, Signore, un vaso di mirra, come fosse dovuto per suo fratello (Gv 12,3), e lei ti canta nei secoli.
In quanto mortale, invochi il Padre; in quanto Dio, svegli Lazzaro.
Per questo ti cantiamo, o Cristo, nei secoli dei secoli…
Svegli Lazzaro, un morto di quattro giorni; lo fai risorgere dal sepolcro, designandolo così testimone veritiero della tua risurrezione il terzo giorno.
Cammini, piangi, parli, mio Salvatore, mostrando la tua natura umana; ma svegliando Lazzaro, riveli la tua natura divina.

In modo indicibile, Signore, mio Salvatore, secondo le tue due nature, sovranamente, hai compiuto la mia salvezza.

La verità scomparsa dalla loro bocca

La verità scomparsa dalla loro bocca

Il testo del profeta Geremia ci descrive con un realismo ed una attualità propria di una Parola eterna, tanto il comando di Dio, ossia quanto dovremmo fare per star bene, per vivere serenamente, tanto quanto nella nostra realtà di peccatori, nella nostra realtà mondana, ci troviamo a vivere.

La Parola – Cosa comanda

23 Questo comandai loro: “Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro DIO e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, perché siate felici“.

24 Ma essi non ascoltarono né prestarono orecchio, ma camminarono secondo i consigli e la caparbietà del loro cuore malvagio, e andarono indietro e non avanti.

25 Dal giorno in cui i vostri padri uscirono dal paese d’Egitto fino a quest’oggi, vi ho mandato tutti i miei servi, i profeti ogni giorno con urgenza ed insistenza. 26 Essi però non mi hanno ascoltato né hanno prestato orecchio, ma hanno indurito la loro cervice e si sono comportati peggio dei loro padri. 27 Perciò tu dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non ti risponderanno.

La Parola – L’accusa dei peccati

28 Così dirai loro: “Questa è la nazione che non ascolta la voce dell’Eterno, il suo DIO, né accetta correzione; la verità è scomparsa ed è stata eliminata dalla loro bocca“.

29 Tagliati i capelli e gettali via, e intona sulle alture un lamento, perché l’Eterno ha rigettato e abbandonato la generazione della sua ira. 30 I figli di Giuda hanno fatto ciò che è male ai miei occhi», dice l’Eterno.

«Hanno collocato le loro abominazioni nel tempio in cui è invocato il mio nome, per contaminarlo. 31 Hanno edificato gli alti luoghi di Tofet, che è nella valle del figlio di Hinnom, per bruciare nel fuoco i loro figli e le loro figlie, cosa che non avevo comandato e che non mi era mai venuta in mente.

32 Perciò ecco, vengono i giorni», dice l’Eterno, «nei quali non si chiamerà più “Tofet” né “la Valle del figlio di Hinnom”, ma “la Valle del massacro”, e si seppelliranno i morti in Tofet, perché non ci sarà spazio altrove. 33 I cadaveri di questo popolo diverranno così pasto per gli uccelli del cielo e per le bestie della terra, e nessuno li spaventerà. 34 Farò cessare nelle città di Giuda e nelle vie di Gerusalemme le grida di allegrezza e le grida di gioia, la voce dello sposo e la voce della sposa, perché il paese diventerà una desolazione».

(Geremia 7)

Geremia 7:28 La verità scomparsa dalla loro bocca
Geremia 7:28 La verità scomparsa dalla loro bocca

Il comando di Dio

Il comando di Dio è semplice, lapidario. Ascoltate la mia voce,… camminate in tutte le vie che vi ho comandato…

Ovvero ascoltate la mia Parola, rivelata nella Scrittura, profetizzata da uomini coraggiosi come Geremia, incarnata alla fine nel mio Figlio prediletto.

Camminate in tutte le vie che vi ho comandato, ovvero non lasciate il sentiero antico della fedeltà alla Bibbia, per prestare fede a mille vie e nuovi Evangeli che non faranno altri che portarvi alla distruzione, alla valle del massacro.

I luoghi del tradimento

Anche i luoghi del tradimento indicati nel brano di Geremia 7 sono significativi per i nostri tempi. Si tratta dei luoghi dove gli uomini celebrano le loro abominazioni, e del Tofet, dove sacrificano i loro figli.

Significativi. Si tratta dei luoghi dove gli uomini annullano, meglio, credono di annullare il loro essere maschi o femmini per compiere atti che sono contro la loro natura e contro la Parola di Dio. Luoghi significativi, badate, non perchè si parla di sesso e noi, fedeli alla Parola di Dio, siamo fissati con il sesso!, ma perchè si parla del corpo, della nostra verità più intima, di quella dove è più intimamente contenuto il nostro essere immagine di Dio, incompiuta. Incompiuta in noi, ma compiuta nel Cristo, nel Figlio, per chi sa essergli fedele, secondo quanto Egli stesso ha stabilito per ognuno di noi.

E si tratta poi dei nostri figli, comprati, venduti, sfruttati, ridotti ad oggetto ed a mercanzia, considerati un nostro diritto anzichè un dono di Dio.

L’ambiente umano tradito

Facciamo attenzione, perchè si sta compiendo con i nostri figli lo stesso comportamento peccaminoso già avuto con la Creazione, con l’ambiente, di cui tanti a sproposito si riempiono la bocca. Prima abbiamo ridotto a merce quello, lo abbiamo sfruttato, compromesso, rovinato.

E’ di pochi giorni fa la notizia della morte della barriera corallina certificata dai biologi. Molto significativa, come lo scioglimento dei ghiacci perenni, la sparizione di specie animali e vegetali. In virtù di un equilibrio spezzato dai nostri stolidi miti della crescita, del progresso, delle scienze, umane e non, che pretenderebbero di spiegarci chi siamo e dove andiamo.

Dopo l’ambiente, che abbiamo creduto nostro di cui ci siamo ritenuti padroni, anzichè quello che siamo, semplici custodi, ora stiamo compiendo le stesse scellerate scelte con quelle che crediamo le nostre nuove generazioni, ma di cui siamo semplici responsabili, perchè, lo ripeto, sono un dono che ci è affidato per aiutarli, e non un bene cui abbiamo diritto!

Chi siamo?

Chi siamo?

Siamo immagine di Dio, maschio o femmina, creati, disobbedienti all’Eterno fin dal principio, redenti dal Suo Figlio, dalla Sua Parola, dal Suo Verbo Incarnato. Ma la verità su quel che siamo sembra scomparsa dai nostri orizzonti.

Dove andiamo?

Andiamo dove Egli ha stabilito. I giusti, ovvero coloro che osservano la Sua Parola, alla salvezza eterna. E gli empi, ovvero coloro che della Sua Parola se ne fanno beffe, in tutto o in parte, all’eterna dannazione, verso la valle del massacro. Ma la verità su dove andiamo, sulla Via che è una, e solo quella, sembra scomparsa dalle nostre scelte quotidiane.

Così andiamo verso un massacro che già si sta profilando, sotto i nostri disattenti occhi, troppo concentrati su quel microcosmo che è la nostra vita terrena, del tutto distratti dal luogo eterno da dove veniamo e dove siamo, tutti, nessuno escluso!, di nuovo diretti.

Ascoltiamo di nuovo la verità scomparsa.

Ascoltate la mia voce, e io sarò il vostro DIO e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che vi ho comandato, perché siate felici“.

“Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me”.

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella che come sempre ringrazio. 

Il cuore di Nehemia - Devotional della settimana
Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Settimana 12

20 – 26 marzo

Il cuore di Nehemia

«Quando udii queste parole, mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza. Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo». Nehemia 1:4

Alla corte persiana, nel castello di Susa, al servizio del Re, Nehemia, seppur deportato, ha trovato la sua dimensione. Rispetto a tanti altri ha una posizione di prestigio e quanto accade a Gerusalemme è lontano circa duemila chilometri. Eppure quando arriva una delegazione da Giuda e lo informa dello stato delle cose la sua reazione ci dice dov’era il suo cuore. I giudei sono freddi latori della condizione, di cui restano spettatori, incapaci di porvi rimedio. Nehemia invece sente il dolore del suo paese, la sofferenza dei suoi fratelli e non si volta altrove. La sua prima azione è implorare l’intervento divino e di rendersi pronto a fare qualcosa. Chi ha cuore il popolo di Dio non resta impassibile. Dopo aver bussato al trono di Dio si prepara al viaggio, lasciando quel che ha per amore. Nehemia non cela la tristezza del suo animo al re Artaserse, che acconsente alla sua partenza. Ancora oggi il Dio di Israele è alla ricerca di uomini e donne in grado di sentire le sofferenze del popolo e pronti a mettersi a lavorare alla ricostruzione. Anche se incontrerai ostacoli o difficoltà, non desistere.

La storia di Nehemia

Neemia significa “consolazione”. Egli viveva alla corte persiana nella città di Susa, rivestendo un incarico molto importante: era coppiere del Re. Dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 597 a.C., parecchie migliaia di Israeliti erano stati deportati a Babilonia e in altre città della Mesopotamia. L’impero babilonese crollò definitivamente, ad opera dei Persiani, nel 539 a.C. Il re persiano Ciro si dimostrò indulgente verso i popoli sottomessi e gli Ebrei, che con il precedente regime erano stati costretti a lasciare la propria terra, poterono tornare in patria. Zorobabele, discendente del re Davide, guidò il primo gruppo di Ebrei a Gerusalemme e diede inizio alla costruzione del tempio. Circa sessant’anni dopo la costruzione del tempio, per ordine del re Artaserse, un secondo gruppo tornò sotto la guida di Esdra, uno scriba esperto nelle Sacre Scritture. L’incarico affidato a Esdra era di trasportare a Gerusalemme gli utensili per il servizio nel tempio e informarsi sulle condizioni di vita degli Ebrei già rientrati nel paese all’epoca di Zorobabele. Dodici anni dopo la spedizione di Esdra, Neemia ricevette il permesso da Artaserse di recarsi a Gerusalemme per ricostruirne le mura. Il libro di Neemia in origine era tutt’uno con il libro di Esdra, la versione del LXX li ha divisi.

Lettura della Bibbia

20 marzo Giudici 18-20;Tito 3; Filemone 1

21 marzo Giudici 21; Ruth 1-2; Ebrei 1-2

22 marzo Ruth 3-4; 1Samuele 1; Ebrei 3-4

23 marzo 1Samuele 2-4; Ebrei 5-6

24 marzo 1Samuele 5-7; Ebrei 8-8

25 marzo 1Samuele 8-10; Ebrei 9-10

26 marzo 1Samuele 11-13; Ebrei 11-12

Buon giorno nel Signore!

Buon giorno nel Signore!

Buon giorno nel Signore! Da un po’ di tempo ogni mia giornata sui social comincia con il riportare un brano della Parola di Dio, seguita da questo augurio.

salmi 73:26 Buon giorno nel Signore!

Un augurio che ha questa forma tutta la settimana, che nel giorno primo ed ultimo, nella domenica, diventa Buon Giorno del Signore. Con la maiuscola e con il “del”, ad indicare che come uomo e come cristiano riconoscono all’Eterno la signoria assoluta sul mio tempo, su ciò che sono e suquello che faccio.

La differenziazione, sia chiaro, serve solo a me come uomo e a chi mi legge. Perchè nella realtà, ogni millisecondo va vissuto “nel Signore”, ed ogni millisecondo è proprietà e dono “del” Signore.

Ma noi siamo creature, viviamo nel tempo, ed abbiamo bisogno di scandirlo e di differenziarlo.

La sveglia del corpo

Oggi come quasi sempre mi sono alzato verso le cinque del mattino, e come prima cosa ho ringraziato l’Eterno per il dono del nuovo giorno.

Signore apri le mie labbra, e la mia bocca proclami la Tua lode.

Poi mi sono preso cura del tempio di Dio che è il mio corpo, l’ho lavato e nutrito e di nuovo la mia attenzione si è rivolta al Signore per la Lode del mattino. Varia a volte la forma di questa, ma che non manchi mai, Sgnore. Che la mia fede non venga mai meno, o Eterno.

La fede

La fede è un dono di Dio, forse il dono di cui con più frequenza i credenti si dimenticano, che danno per scontato. Con gravi rischi per loro e per chi è affidato alle loro attenzioni.

Mi torna in mente il Vangelo di Luca, le parole che Gesù rivolge a Pietro nel capitolo 22 (vv.ss. 31-32):

«Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano. Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli».

Il versetto del giorno

Il versetto del giorno è ripreso dai Salmi, al numero 73, versetto 26.

E mi richiama, e ci richiama ad osservare la caducità delle nostre vite, della nostra esistenza terrena.

La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte di eredità, in eterno.

La carne può venir meno, la vita terrena può venir meno, anche in questo istante, mentre io scrivo e mentre tu leggi.

Può venir meno il cuore, che leggo come la fede, il dono della consapevolezza che c’è Dio, che c’è l’Eterno al centro della nostra esistenza, che Egli ne è la ragione ultima, la sola ragione, la sola Via, Verità e Vita.

La memoria del giorno e di ogni giorno

Perciò è opportuno fare memoria ogni mattina, al primo respiro, che è Dio la rocca del mio e del tuo cuore, che è Dio la sola forte rocca della mia e della tua vita, e della vita di ogni uomo e di ogni donna, anche di chi non lo conosce tramite il Figlio, perchè questo non gli è stato ancora annunciato.

Dio è la forte rocca, la sola torre da cui osservare l’universo che ci circonda, il solo mastio che ci protegge con efficacia dagli attacchi del maligno e del principe di questo mondo.

Dio è la mia, la nostra fonte di eredità, attraverso l’eredità del Figlio, perchè la grazia e la salvezza ci sono venute tramite Lui, la Sua Incarnazione, la Sua Passione, Morte e Resurrezione, e il dono dello Spirito Santo che ha pervaso le nostre anime e reso tempio del Signore i nostri corpi.

E si torna al corpo, si torna all’inizio di questo post. Perchè corpo siamo anzitutto in questo mondo. Carne e sangue siamo. E nella carne e sangue del Cristo, nel Corpo e Sangue del Signore è la nostra salvezza.

Al risveglio, perciò, e per l’intera giornata, prepariamoci a combattere, spiritualmente, per la gloria di Dio, solo per la Sua Gloria,  saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia,  e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace.

Tagliamo via il mondo e le sue menzogne
con la spada della Parola di Dio,
e preghiamo, preghiamo in ogni tempo ed in ogni modo
il nostro Unico Signore. 

Amen.

10 Del resto, fratelli miei, fortificatevi nel Signore e nella forza della sua potenza.

11 Rivestitevi dell’intera armatura di Dio per poter rimanere ritti e saldi contro le insidie del diavolo, 12 poiché il nostro combattimento non è contro sangue e carne, ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo di tenebre di questa età, contro gli spiriti malvagi nei luoghi celesti.

13 Perciò prendete l’intera armatura di Dio, affinché possiate resistere nel giorno malvagio e restare ritti in piedi dopo aver compiuto ogni cosa.

14 State dunque saldi, avendo ai lombi la cintura della verità, rivestiti con la corazza della giustizia, 15 e avendo i piedi calzati con la prontezza dell’evangelo della pace, 16 soprattutto prendendo lo scudo della fede, con il quale potete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno.

17 Prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio, 18 pregando in ogni tempo con ogni sorta di preghiera e di supplica nello Spirito, vegliando a questo scopo con ogni perseveranza e preghiera per tutti i santi, 19 e anche per me affinché, quando apro la mia bocca, mi sia dato di esprimermi con franchezza per far conoscere il mistero dell’evangelo, 20 per il quale sono ambasciatore in catene, affinché lo possa annunziare con franchezza, come è mio dovere fare.

(Efesini 6)

Buon giorno nel Signore! A ciascuno ed a ciascuna di voi!

La confessione di peccato, nella chiesa cristiana e in Daniele 4

La confessione di peccato nella chiesa cristiana

Il concetto di confessione di peccato è ben illustrato dall’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, scrivendo a dei cristiani, cioè a persone convertite a Cristo che hanno fatto l’esperienza del ravvedimento e della fede, afferma:

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità”

(1 Giovanni 1:8-9)

La confessione di peccato nella chiesa cristiana, fin dall’antichità, è stata quindi da subito una componente essenziale del culto comunitario.

La confessione collettiva e pubblica, seguita dalla proclamazione del perdono di Dio, è stata conservata nelle chiese della Riforma come parte essenziale e preziosa della prima parte del culto comunitario (per saperne di più approfondisci  a questo link).

La confessione di peccato in Daniele 4

Il brano del profeta Daniele proposto per la lettura e la preghiera per il lunedì della seconda settimana del tempo di Passione o di Quaresima è a mio avviso un modello perfetto di confessione di peccato.

Un perfetto atto penitenziale, inserito in una vera e propria liturgia.

daniele 4:9-10 confessione di peccato

Il testo della Parola di Dio


4
 Così feci la mia preghiera e confessione all’Eterno, il mio DIO, dicendo:

«O Signore, Dio grande e tremendo, che conservi il tuo patto e la tua misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 5 abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati, allontanandoci dai tuoi comandamenti e dai tuoi decreti.

6 Non abbiamo ascoltato i profeti, tuoi servi, che hanno parlato nel tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.

7 O Signore, a te appartiene la giustizia, ma a noi la confusione della faccia, come avviene oggi stesso agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, a quelli vicini e a quelli lontani, in tutti i paesi in cui li hai dispersi, a motivo delle infedeltà che hanno commesso contro di te.

8 O Signore, a noi la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri capi e ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te.

9 Al Signore nostro DIO appartengono la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10 e non abbiamo ascoltato la voce dell’Eterno, il nostro DIO, per camminare nelle sue leggi, che ci aveva posto davanti per mezzo dei suoi servi, i profeti.

(Daniele 4)