Archivi categoria: Preghiera del giorno

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica

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(ricevo dal fratello pastore Elpidio Pezzella)

Camminare da cristiani

«Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi.  Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore»

Efesini 5:15-17

Prima dell’inciso “… siate ripieni di Spirito”, l’apostolo esorta a vivere il cristianesimo “come si conviene ai santi”, ovvero separandosi dalle forme, dagli atteggiamenti e situazioni che non hanno riscontro nella fede cristiana. Il cristiano non è un passeggero a bordo della chiesa, è chiamato a camminare con avvedutezza. Non solo, è chiamato anche a riscattare il tempo. Tutto il tempo perduto prima che conoscessimo la grazia di Dio, deve essere recuperato. La Scrittura, però, non ci condanna, ma ci chiede di recuperare quello che abbiamo avanti perché i giorni sono malvagi, feroci e sofferenti, e ne abbiamo prova quotidianamente. Come si fa a capire la volontà di Dio? L’unico modo è essere ripieni di Spirito. Chiediamo al Signore che il Suo Spirito spinga la nostra vita come una barca, così che navigando conosceremo quello che oggi conosciamo in parte. Esperienza dopo esperienza saremo di consolazione a chi è nella tempesta con la sua barca. Nel frattempo «Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio» (2 Corinti 7:1).

Lettura della Bibbia

24 ottobre       Lamentazioni 3-4; Romani 14-15

25 ottobre       Lamentazioni 5; Ezechiele 1; Romani 16; 1 Corinti 1

26 ottobre       Ezechiele 2-3; 1 Corinti 2-3

27 ottobre       Ezechiele 4-5; 1 Corinti 4-5

28 ottobre       Ezechiele 6-7; 1 Corinti 6-7

29 ottobre       Ezechiele 8-9; 1 Corinti 8-9

30 ottobre       Ezechiele 10-11; 1 Corinti 10-11

Lode al Signore, in quel giorno che è questo!

1 In quel giorno dirai:
«Io ti lodo, SIGNORE!
Infatti, dopo esserti adirato con me,
la tua ira si è calmata, e tu mi hai consolato.

2 Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla;
poiché il SIGNORE, il SIGNORE è la mia forza e il mio cantico;
egli è stato la mia salvezza».

3 Voi attingerete con gioia l’acqua
dalle fonti della salvezza,
4 e in quel giorno direte:
«Lodate il SIGNORE, invocate il suo nome,
fate conoscere le sue opere tra i popoli,
proclamate che il suo nome è eccelso!

5 Salmeggiate al SIGNORE, perché ha fatto cose grandiose;
siano esse note a tutta la terra!

6 Abitante di Sion, grida, esulta,
poiché il Santo d’Israele è grande in mezzo a te».

(Isaia 12)

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Sola Scriptura

Luca, lavoratore, dipinge

No, diranno “i miei piccoli lettori”, Luca Evangelista! Ed avrebbero ragione, nei calendari liturgici e nei martirologi di diverse chiese cristiane oggi si ricorda l’evangelista Luca. Giuseppe era lavoratore e Luca Evangelista, in particolare, nel calendario cattolico.

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Icona di Luca Evangelista,

Ma quest’anno non posso fare a meno di pensarmi lavoratore. Di sperarmi lavoratore di nuovo a tempi pieno, come ero solo circa due anni fa.

E qui bisogna intendersi però. Perchè, nel senso dell’evangelista di cui porto il nome, per volontà dei miei genitori, lavoratore a tempo pieno lo sono.

Mi sento e sono a pieno titolo annunciatore del Vangelo, testimone del Vangelo, testimone della salvezza e della novità di vita che solo in Cristo e solo attraverso la Scrittura possono cambiare le sorti. Le mie personali e quelle dell’umanità, secondo la volontà del Creatore e Signore, Re delle genti, Signore degli eserciti.

Luca Evangelista lo era lavoratore! Non solo scriveva i resoconti di Paolo, dell’Apostolo delle genti, che seguiva nei suoi viaggi, il Vangelo, gli Atti degli Apostoli.Ma era anche un medico, di Antiochia, uno che guariva il corpo oltre che l’anima. Ed era un pittore, secondo la tradizione autore di tante immagini di Maria, Madre del Signore.

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Luca Pittore, Pinturicchio, Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma

Come pittore di solito viene raffigurato. Il perchè io me lo sono sempre spiegato così, non so se vi piace.

Dipinge Maria perchè ella fu la prima e la più grande fra i credenti (il primo lavoro, pittore). Dipinge Maria perchè il suo Fiat è il primo di tutti gli abbandoni alla volontà di Dio a cui ciascuno di noi è chiamato, ascoltando, leggendo e pregando la vita di Gesù e la vita della prima comunità dei credenti, di cui Luca scrisse (il secondo lavoro, scrittore oltre che pittore). Dipinge Maria perchè l’abbandonarsi fedele e fiducioso del discepolo di Cristo alla Sua volontà, il toccare il suo mantello, il chinare il capo su di Lui, è la sola, grande, vera guarigione possibile per l’uomo e la donna di ogni tempo (il terzo lavoro, medico, oltre che scrittore e pittore).

Dipinge Maria perchè è detto lo scriba mansuetudinis Christi, lo scrivano della misericordia di Dio, ed una madre è, di regola, salvo il peccato, l’incarnazione della misericordia, dell’amore incondizionato anche per il peggiore dei figli…

Luca, lavoratore dipinge… lui le icone, io al massimo le miniature del Subbuteo…Ma, scherzi a parte, sento oggi come ieri la missione del dipingere il Cristo, del far vedere la bellezza dell’abbandono al Cristo che fu per prima di Maria, alle anime dei miei fratelli, amici, familiari.

E approfitto per ringraziare ancora il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli Sia, per i doni che mi ha fatto a riguardo. E continuo a chiedergli il dono della fede, perchè l’Amen sia la mia sola risposta alla Sua insondabile volontà.

Persevera, annuncia la Parola, lascia le favole al mondo

12 Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. 13 Ma gli uomini malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, ingannando gli altri ed essendo ingannati.

14 Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, 15 e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. 16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

4:1 Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: 2 predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza.

3 Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.

5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio.

(2 Timoteo)

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Le divisioni alla cena e il cristiano diviso (1 Corinti 11:17-29)

17 Nel darvi queste istruzioni non vi lodo del fatto che vi radunate, non per il meglio, ma per il peggio. 18 Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra voi, e in parte lo credo;19 infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi.

20 Quando poi vi riunite insieme, quello che fate, non è mangiare la cena del Signore;21 poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22Non avete forse le vostre case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Devo lodarvi? In questo non vi lodo.

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.

28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

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Paolo rimprovera i membri della chiesa di Corinto per il disordine che c’era all’interno delle loro assemblee di culto. Un disordine che si manifestava in diversi modi ma che aveva, che ha una unica ragione di fondo.

Molti membri della comunità non hanno capito cosa veramente signifca mangiare di un’unico pane e bere da un unico calice, mangiare il corpo e bere il sangue del Signore.

A molti evidentemente facevano problema le divisioni che si manifestavano tra diversi gruppi di credenti. Ma Paolo, sorprendendo anche molti di noi, che spesso scambiano l’ecumenismo (ovvero il tendere tutti verso l’oikos, la casa di Dio di cui parla il salmista) con gli sforzi umani per una vuota e spesso falsa unità basata su compromessi di ogni genere, persino sulla Parola!, dice che le divisioni non devono scandalizzarci. Anzi, dice che è bene che ci siano.

 infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi.

Perchè Dio mette alla prova coloro che Egli ama.
Perchè Dio vuole che i suoi eletti si manifestino e si distinguano dagli altri.
Perchè il Figlio è venuto a portare divisione, a farsi che il grano sia separabile dal loglio, i pesci buoni da quelli cattivi, e così via.

Perchè la Parola di Dio non è una posata per dolci, ma una spada a doppio taglio che taglia e risana, che ti mostra il peccato perchè tu ti converta e riconosca che solo in Dio è tutta la tua speranza, che nella sola grazia di Dio è la salvezza che ti è offerta.

Quando poi vi riunite insieme, quello che fate, non è mangiare la cena del Signore;21 poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22 Non avete forse le vostre case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla?

In questo passo, che segue, Paolo esorta all’ordine, sia pratico, ma ancora di più morale, per ciò che concerne il mangiare dell’unico pane ed il bere dell’unico calice.
Molti che si dicono credenti, sottolinea, non sono consapevoli della differenza che c’è tra un semplice mangiare assieme ed il mangiare del pane che è il corpo del Signore e il bere il vino che è il sangue del Signore.

Non solo manca l’ordine pratico nelle assemblee, non solo molti mangiano e bevono del corpo e sangue del Signore come se mangiassero di un pane qualsiasi o bevessero di un vino di terz’ordine, ma manca l’ordine interiore all’interno della vita stessa di alcuni credenti.

E questi non si rendono conto, non ci rendiamo conto a volte, che comportandoci così mangiamo e beviamo la nostra condanna, perchè denunciamo al Signore, con il nostro comportamento disordinato, che siamo uomini e donne scissi al nostro interno, che al tempo stesso confessano a parole di essere Uno in Lui, ed insieme lo negano con il proprio comportamento.

Bene si fa, nei nostri culti (chi lo fa, perchè non tutti lo fanno!) a sottolineare l’importanza del mangiare del corpo del Signore e bere dell’unico calice come un gesto massimamente significativo, come un momento a cui tutti sono ammessi, da cui nessuno è escluso, ma se tutti sanno quello che fanno!

Mangiare e bere del corpo e sangue del Signore non è un gesto semplicemente simbolico, è una professione di fede. E’ dire al Signore: Questo è il Tuo Corpo, ed io ne sono parte con tutta la mia vita. E’ dire al Signore, questo è il Tuo Sangue, ed io ti ringrazierò con tutta la mia vita per il Tuo sacrificio di cui non sono degno!

6 Gesù s’incamminò con loro; ormai non si trovava più molto lontano dalla casa, quando il centurione mandò degli amici a dirgli: «Signore, non darti quest’incomodo, perché io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; 7 perciò non mi sono neppure ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito.

(Luca 7)

E’ una professione di fede, e farla a parole e poi negarla con la vita è la cosa più pericolosa che si possa fare, perchè il Signore vede il nostro cuore, e nulla possiamo tenergli nascosto! Non chi mi dice Signore, Signore…
Paolo è chiarissimo:

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.

28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

Ciascuno esamini se stesso, singolo credente e comunità. Perchè per fare ecumenismo, per essere ecumenici, per essere cattolici, universali, bisogna prima di tutto essere veritieri, bisogna essere nella Verità. In ciò che si crede, si spera, si compie.

La casa comune verso cui camminiamo non è una “comune” al modo umano, un posto dove tutti possono vivere avendo un minimo di regole in comune, ma facendo alla fine come vogliono.

La Casa comune verso cui camminiamo è la Casa di Dio, le regole le ha fissate Dio nella Parola, si mangia il Pane che è il Corpo del Signore e si beve dall’unico calice il Vino che è il Sangue del Signore.

Non è, come molti credono, il cammino ecumenico, la ricerca del “minimo comun denominatore” tra i credenti in Cristo… E’ la ricerca del cammino che ci porta all’Unico, all’Uno, al Solo Santo, al Solo Giusto.

Dio voglia che siamo capaci di arrivarci uniti. Uniti in noi stessi. Uniti tra noi.

Amen.

Tempo di Riforma e di riformatori (Esodo 32)

7 Allora il Signore disse a Mosè: «Va’, scendi, perché il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto, si è pervertito. 8 Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicata! Si son fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi, gli hanno offerto sacrifici e hanno detto: Ecco il tuo Dio, Israele; colui che ti ha fatto uscire dal paese di Egitto».
9 Il Signore disse inoltre a Mosè: «Ho osservato questo popolo e ho visto che è un popolo dalla dura cervice. 10 Ora lascia che la mia ira si accenda contro di loro e li distrugga. Di te invece farò una grande nazione».
11 Mosè allora supplicò il Signore, suo Dio, e disse: «Perché, Signore, divamperà la tua ira contro il tuo popolo, che tu hai fatto uscire dal paese d’Egitto con grande forza e con mano potente? 12 Perché dovranno dire gli Egiziani: Con malizia li ha fatti uscire, per farli perire tra le montagne e farli sparire dalla terra? Desisti dall’ardore della tua ira e abbandona il proposito di fare del male al tuo popolo. 13 Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo e tutto questo paese, di cui ho parlato, lo darò ai tuoi discendenti, che lo possederanno per sempre».
14 Il Signore abbandonò il proposito di nuocere al suo popolo.

(Esodo 32)

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Suonano quanto mai attuali, oggi, Giorno del Signore, alla luce della Parola di Dio tratta dal libro dell’Esodo, guardando al panorama complessivo delle chiese cristiane, specie a quella cui più direttamente faccio riferimento, la chiesa valdese, le parole di uno tra i più grandi predicatori della fede:

«Oggi è come al tempo dei Riformatori. Bisogna prendere una decisione. Questi giorni reclamano dei veri uomini, ma dove sono gli uomini per questi giorni? Il Vangelo è stato tramandato da chi ha conosciuto il martirio e non possiamo giocarci! Né possiamo starcene in disparte mentre è rinnegato da traditori che dicono di amarlo, ma che in realtà ne disprezzano ogni singolo punto!»

(Charles H. Spurgeon)

Che il Signore accresca la nostra fede, perchè come il figlio peccatore della parabola possiamo trovare il coraggio di chiedere perdono all’Eterno per le nostre mancanze, perchè come Mosè sappiamo intercedere per i nostri fratelli e sorelle, perchè l’Eterno ci trovi dove dovremmo essere, tra le braccia aperte della Croce del Suo Figlio.

Amen.

Responsabilità del credente e della chiesa (1 Corinti 6:1-11 e Luca 6:12-19)

1 Quando qualcuno di voi ha una lite con un altro, ha il coraggio di chiamarlo in giudizio davanti agli ingiusti anziché davanti ai santi? 2 Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime? 3 Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita! 4 Quando dunque avete da giudicare su cose di questa vita, costituite come giudici persone che nella chiesa non sono tenute in alcuna considerazione. 5 Dico questo per farvi vergogna. È possibile che non vi sia tra di voi neppure una persona saggia, capace di pronunciare un giudizio tra un fratello e l’altro? 6 Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’infedeli. 7 Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? 8 Invece siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. 9 Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio?

Esortazione a fuggire la dissolutezza
Ef 5:3-8; Cl 3:5-10; Tt 3:3-7
Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.

(1 Corinti 6)

 

12 In quei giorni egli andò sul monte a pregare, e passò la notte pregando Dio. 13 Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli:
14 Simone, che chiamò anche Pietro, e suo fratello Andrea; Giacomo e Giovanni; Filippo e Bartolomeo; 15 Matteo e Tommaso; Giacomo, figlio d’Alfeo, e Simone, chiamato Zelota; 16 Giuda, figlio di Giacomo, e Giuda Iscariota, che divenne traditore.

Gesù istruisce i discepoli
=Mt 4:23-25
17 Sceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, dove si trovava una gran folla di suoi discepoli e un gran numero di persone di tutta la Giudea, di Gerusalemme e della costa di Tiro e di Sidone, 18 i quali erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie. 19 Quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti; e tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.

(Luca 6)

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L’Apostolo Paolo oggi ci esorta, esortando i Corinti. Prendetevi le vostre responsabilità. Esaminate il vostro comportamento, esaminate il comportamento che si tiene nelle vostre comunità, nelle vostre chiese, e prendete le decisioni conseguenti. Certo, dice, sarebbe meglio che certi problemi non vi fossero proprio tra di voi, sarebbe bene che tutti vivesti secondo gli insegnamenti del Signore, ma poichè il peccato c’è, poichè il peccato è presente, allora voi siete chiamati a prendere posizione.

Non però in modo ipocrita, dice l’Apostolo, rimanendo magari zitti e silenti in comunità, facendo magari pure finta di essere ‘buoni’, ‘comprensivi’, ‘tolleranti’ e sparlandone magari fuori, con persone che nemmeno fanno parte della comunità, per farvi belli voi (ah, come va di moda questo genere di comportamento oggi!); ma apertamente, in comunità, correggendovi con i sistemi che vi sono stati insegnati, quelli della correzione fraterna. Ammomendo una, due volte, prima solo con il fratello, poi con gli anziani, poi in assemblea, e alla fine escludendo il fratello da quella comunione da cui lui stesso si è escluso, perdurando nel suo errato comportamento. Il criterio del discernimento è sempre la Scrittura, è sempre quanto vi è scritto ed insegnato, è il rivestirsi o non rivestirsi di Cristo operato dal proprio fratello.

Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.

Fate attenzione, discernere, correggere, parlare chiaro non è giudicare. Perchè noi, voi, non possiamo escludere nessuno dalla salvezza. Solo Dio può, solo Dio vede fino in fondo il cuore del fratello. Che è comunque chiamato a pentirsi, a convertirsi, e magari ci precederà nel Regno dei cieli, se questa sarà la volontà di Dio. Ma il mondo deve avere chiaro che noi siamo discepoli di Cristo, che noi siamo discepoli del Signore, ed i criteri che si usano nella chiesa di Dio non sono quelli di questo mondo e del suo principe. La chiesa, la comunità dei credenti, dei chiamati, deve distinguersi dal mondo, deve essere nel mondo ma assolutamente non deve appartenergli.

La responsabilità della chiesa è essere sale che dà sapore alla vivanda, è essere lievito che fa fermentare. La chiesa non deve mai immergersi nel mondo, sparire e diventare insignificante in esso. Essa deve essere segno di contraddizione, luce per le nazioni, guida sul cammino, ad immagine del Suo Unico Signore, Gesù, che l’ha chiamata a questo compito. La chiesa deve diminuire si, ma solo in rapporto a Cristo, ovvero deve essere chiaro che è Cristo quello che annunciamo, e non una nostra ‘personale’ ricetta, che non avrebbe senso, perchè non avrebbe il potere di salvare nessuno. Perchè senza di Lui non possiamo far nulla.

Il Signore Gesù, ci dice l’Evangelo di Luca, al capitolo 6, ci ha scelti uno per uno, chiamandoci per nome. Con le nostre storie di peccato, con la nostra carne ed il nostro sangue. Non ci ha scelti per la nostra particolare bellezze o le nostri doti particolari. Ci ha scelto per donarci tutto di sè, affinchè, dice Luca, fossimo apostoli. Apostoli, ossia mandati, inviati, ai nostri fratelli ed al mondo, per annunciare Lui e la salvezza nel Suo Nome.

E possiamo farlo, fratelli e sorelle, possiamo farlo se siamo partecipi di Lui, se come i Dodici ogni giorno siamo con Lui, con la Sua Parola, con la preghiera nel Suo Nome, avvicinando come Lui faceva i malati per guarirli, i poveri per soccorrerli nei loro bisogni, i peccatori per mostrar loro il peccato e per chiamarli a conversione.

La chiesa, la comunità dei chiamati, deve essere prima di tutto la comunità del Cristo, la comunità che si edifica e cresce nel Suo Nome, e nel Suo Nome interpella i mille spiriti immondi che infestano questo mondo, per cacciarli nel Suo Nome. Senza gloriarsi di questo, senza diventare gonfi di noi stessi. Perchè è sempre Lui che agisce tramite la nostra fede. Come disse Gesù agli Apostoli, è cosa buona che i demoni fuggano al solo sentire il Nome di Gesù, ma non rallegratevi di questo, quanto del fatto che i vostri nomi siano stati scritti nel cieli, rallegratevi di essere tra quegli eletti, rallegratevi di essere stati scelti.

19 Quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti; e tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva un potere che guariva tutti.

Dal Signore Gesù, conclude il versetto 19, esce una forza che guarisce e risana. Sforziamoci di toccarLo, sforziamoci di averLo sempre vicino, con la preghiera al Suo Nome, con la lettura, l’ascolto, la meditazione della e sulla sola Sua Parola (come dice il salmo 149: Abbiano in bocca le lodi di Dio [la preghiera], e una spada a due tagli [la Parola] in mano).

E saremo salvi, secondo la Sua volontà.

Amen.

Preghiamo cantando al Signore, perchè ci renda uomini e donne nuove, capaci di cantare un canto nuovo, di essere pronti al Suo giudizio.

1 Alleluia.
Cantate al SIGNORE un cantico nuovo,
cantate la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
2 Si rallegri Israele in colui che lo ha fatto,
esultino i figli di Sion nel loro re.
3 Lodino il suo nome con danze,
salmeggino a lui con il tamburello e la cetra,
4 perché il SIGNORE gradisce il suo popolo
e adorna di salvezza gli umili.
5 Esultino i fedeli nella gloria,
cantino di gioia sui loro letti.
6 Abbiano in bocca le lodi di Dio,
e una spada a due tagli in mano
7 per punire le nazioni
e infliggere castighi ai popoli;
8 per legare i loro re con catene
e i loro nobili con ceppi di ferro,
9 per eseguir su di loro il giudizio scritto.
Questo è l’onore riservato a tutti i suoi fedeli.
Alleluia.

(Salmo 149)

Parole dure, Verità e Carità (1 Corinti 5; Luca 6:6-11)

1 Si ode addirittura affermare che vi è tra di voi fornicazione, una tale fornicazione che non si trova neppure fra i pagani; al punto che uno si tiene la moglie di suo padre!
2
 E voi siete gonfi, e non avete invece fatto cordoglio, perché colui che ha commesso quell’azione fosse tolto di mezzo a voi! 3 Quanto a me, assente di persona ma presente in spirito, ho già giudicato, come se fossi presente, colui che ha commesso un tale atto.

4 Nel nome del Signore Gesù, essendo insieme riuniti voi e lo spirito mio, con l’autorità del Signore nostro Gesù, 5 ho deciso che quel tale sia consegnato a Satana, per la rovina della carne, affinché lo spirito sia salvo nel giorno del Signore Gesù.

6 Il vostro vanto non è una buona cosa. Non sapete che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta?
7 Purificatevi del vecchio lievito, per essere una nuova pasta, come già siete senza lievito. Poiché anche la nostra Pasqua, cioè Cristo, è stata immolata.
8 Celebriamo dunque la festa, non con vecchio lievito, né con lievito di malizia e di malvagità, ma con gli azzimi della sincerità e della verità.

9 Vi ho scritto nella mia lettera di non mischiarvi con i fornicatori; 10 non del tutto però con i fornicatori di questo mondo, o con gli avari e i ladri, o con gl’idolatri; perché altrimenti dovreste uscire dal mondo; 11 ma quel che vi ho scritto è di non mischiarvi con chi, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, un avaro, un idolatra, un oltraggiatore, un ubriacone, un ladro; con quelli non dovete neppure mangiare. 12 Poiché, devo forse giudicare quelli di fuori? Non giudicate voi quelli di dentro? 13 Quelli di fuori li giudicherà Dio. Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.

(1 Corinti 5)

6 Un altro sabato egli entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era lì un uomo che aveva la mano destra paralizzata.
7 Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se avrebbe fatto una guarigione di sabato, per trovare di che accusarlo.
8 Ma egli conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, e mettiti in mezzo!» Ed egli, alzatosi, stette in piedi.
9 Poi Gesù disse loro: «Io domando a voi: è lecito, di sabato, far del bene o far del male? Salvare una persona o ucciderla?»
10 E, girato lo sguardo intorno su tutti loro, disse a quell’uomo: «Stendi la mano!» Egli lo fece, e la sua mano fu guarita.
11 Ed essi furono pieni di furore e discutevano tra di loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

(Luca 6)

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Il lezionario di oggi propone per l’ascolto, la preghiera e la meditazione questi due brani. Parole dure, parole chiare entrambe.

Nel primo caso Paolo si rivolge con estrema chiarezza, altro che ‘politicamente corretto’, che di solito è sinonimo di ‘ipocrita’, alla comunità di Corinto, denunciandone gli eccessi. Dice chiaramente Paolo, nei versetti da 9 a 13, che chiudono il capitolo, che ho riportato sopra, che un cristiano non può mischiarsi con i peccatori. Non nel senso che non debba del tutto frequentarli. Deve farlo, deve richiamarli alla verità, alla confessione del peccato, al cambiamento, alla conversione, come Cristo ha fatto con ciascuno di noi, per prima me, dirà poi l’Apostolo, che sono il primo dei peccatori e l’ultimo tra i credenti, spazzatura allo sguardo di Dio.

Ma non deve mai, neppure lontanamente, giustificare il loro peccato, allontanarsi dai comandi di Dio. Paolo ripete, a modo suo, quanto Gesù aveva detto nel Vangelo a proposito della predicazione non accetta della Verità. Uscite di casa loro, scuotetevi i sandali, e riprendete il cammino sulla Via che io vi ho insegnato. Perchè quella Via è la sola che conduce alla Verità. Perchè la Verità ve la do io, e mai potrà darvela, neppure suggerirvela il mondo.

Non giudicate nessuno per la dannazione: 13 Quelli di fuori li giudicherà Dio.

Ma togliete di mezzo a voi, dalla vostra vicinanza, chi rifiuta il messaggio di Dio, la sua chiamata al pentimento, la sua chiamata alla conversione: in primo luogo da dentro voi stessi. Ovvero: non siate conniventi, in alcun modo, con il male.

Togliete il malvagio di mezzo a voi stessi.

Nel Vangelo, stessa chiarezza da parte di Gesù, sempre rivolta a chi vive dal di dentro, o almeno crede di vivere dal di dentro, la fede, attraverso l’osservanza della Legge. La Legge, ripete ancora una volta Gesù, è un pedagogo datoci da Dio a causa della nostra durezza di cuore. Ma bisogna osservarla non con il semplice rispetto formale delle sue prescrizioni, ma con l’adesione piena e completa al suo spirito, allo spirito di cui Dio l ‘ha pervasa, che è uno spirito di misericordia verso il male che blocca spesso l’uomo, che ne inaridisce la mano ed i gesti.

La domanda posta ai farisei è posta anche a noi, spesso formalisti esecutori del Suo Evangelo:

«Io domando a voi: è lecito, di sabato, far del bene o far del male? Salvare una persona o ucciderla?»

Facendo un paragone con il brano di 1 Corinti sopra riportato, è come dire: ecco in mezzo a voi è quell’uomo che vive con la moglie di suo padre, quel fornicatore, come lo chiama la Parola, ed assieme a lui la donna. Cosa occorre fare, salvarli, denunciandone il peccato, allontanandoli dalla comunità perchè si rendano conto del proprio errore, o ucciderli, lasciare che continuino ad uccidere il proprio spirito, la propria anima, perseverando nel loro disprezzo della Parola di Dio?

Facciamo attenzione, perchè questa Parola è attuale. Non è rivolta semplicemente ai Corinzi o ai Farisei del tempo di Gesù, ma è rivolta a noi oggi. A noi singoli credenti, a noi comunità, parrocchie, chiese…

E’ un esame che dobbiamo fare ogni giorno, ogni momento della nostra vita.

Che il Signore non ci trovi dalla parte sbagliata… perchè, dice il Salmo 5, che anche si prega oggi, Egli detesta chi prova ad ingannarlo, con la falsa bontà, con la misericordia pelosa priva di amore per la Verità, come con il formalismo religioso, con la verità priva di Carità vera.

Tu non sei un Dio che prenda piacere nell’empietà;
presso di te il male non trova dimora.
5 Quelli che si vantano non resisteranno davanti agli occhi tuoi;
tu detesti tutti gli operatori d’iniquità.
6 Tu farai perire i bugiardi.

(Salmi 5)

L’edificio di Dio (1 Corinti 3)

1 Fratelli, io non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali, come a bambini in Cristo. 2 Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido, perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso, perché siete ancora carnali. 3 Infatti, dato che ci sono tra di voi gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate secondo la natura umana?

4 Quando uno dice: «Io sono di Paolo»; e un altro: «Io sono d’Apollo»; non siete forse uomini carnali? 5 Che cos’è dunque Apollo? E che cos’è Paolo? Sono servitori, per mezzo dei quali voi avete creduto; e lo sono nel modo che il Signore ha dato a ciascuno di loro. 6 Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere; 7 quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere!

8 Ora, colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio secondo la propria fatica.
9 Noi siamo infatti collaboratori di Dio, voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio.

10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come esperto architetto, ho posto il fondamento; un altro vi costruisce sopra. Ma ciascuno badi a come vi costruisce sopra; 11 poiché nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

12 Ora, se uno costruisce su questo fondamento con oro, argento, pietre di valore, legno, fieno, paglia, 13 l’opera di ognuno sarà messa in luce; perché il giorno di Cristo la renderà visibile; poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; 15 se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.
16 Non sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se uno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui; poiché il tempio di Dio è santo; e questo tempio siete voi.

18 Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; 19 perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio. Infatti è scritto:
«Egli prende i sapienti nella loro astuzia»;
20 e altrove:
«Il Signore conosce i pensieri dei sapienti;
sa che sono vani».

21 Nessuno dunque si vanti degli uomini, perché tutto vi appartiene. 22 Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, le cose presenti, le cose future, tutto è vostro! 23 E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio.

(1 Corinti 3)

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Sto riflettendo parecchio in questi giorni sul compito di chi, nelle chiese cristiane, in modo diverso ed a diverso titolo è chiamato a predicare, e sul ruolo di chi ha un ministero nelle chiese.

Tutti costoro, vescovi, pastori, preti, pope, predicatori, sono, secondo le parole di Paolo in 1 Corinti 3, collaboratori di Dio, esperti architetti che pongono il fondamento della fede nei credenti, secondo la grazia che è loro data.

Tanti elementi su cui riflettere e pregare.

Primo: ogni credente, di partenza, è un bambino in Cristo. Ovvero, per dirlo alla romana, “nessuno nasce imparato”, tantomeno nella fede. Occorre qualcuno che ti annunci la fede, che ti chiami alla fede. La fede in Cristo, ovviamente, giacchè Cristo è il solo ed unico fondamento. Perchè dice Paolo che nessuno può porre altro fondamento oltre a quello già posto, cioè Cristo Gesù.

Da qui un primo elemento di discernimento, per il credente che riceve una predicazione, che viene chiamato alla fede. Il predicatore se è investito dalla grazia di Dio, non può annunciare altro che Cristo. Se parla d’altro, se annuncia altro, pure se “buono” per lo spirito del mondo, se annuncia la sua opera, se annuncia le cose che fa, non è credibile! Perchè sta edificando su un altro fondamento. Quello della carità fine a se stessa, quella dell’amicizia in questo mondo o altro.

La chiamata alla fede non può essere altro che centrata sulla Parola di Dio, sulla Carità di Dio, sulla Misericordia di Dio. Perchè la chiamata alla fede deve essere centrata su Cristo e Cristo è Verbo Incarnato, è Parola Incarnata per la nostra salvezza.

Secondo: ricevuta la fede, sta al singolo credente accettare il Cristo come solo fondamento della propria vita e costruirci sopra. Con i materiali che ha, inizialmente, poi andando alla ricerca di cose sempre più nobili, resistenti e preziose. Si può iniziare a costruire con paglia e fieno, con le poche cose che si hanno all’inizio, poi passare alle pietre di valore, all’argento ed all’oro.

Cosa sono tutti questi materiali? In realtà una cosa sola. La consapevolezza della propria identità con il Cristo, che all’inizio è fragile, leggera, come la paglia ed il fieno, può bruciare facilmente, accesa dai mille lapilli, dalle fiammelle delle mille passioni di questo mondo, eccitata dalle mille luci che i falsi angeli di Dio, i demoni rivestiti di luce di questo mondo, spargono a larghe mani sui sentieri dei credenti, per sviarli dall’unico sentiero valido, dall’Unica Via.

Se il credente, correttamente istruito anche dal suo “mastro” muratore, da colui che è il suo ministro (ministro significa servo, non lo scordiamo mai!), il servo della sua anima, e per la grazia che egli stesso ha ricevuto, persevera nel costruirsi ad immagine di quanto la Parola di Dio dice, allora ogni elemento della sua vita, della sua esistenza terrena, si rinforza, diventa una pietra dura, una pietra di valore.

Gli elementi quindi che fortificano un credente che ha ricevuto da un ministro il dono della predicazione: la lettura della Parola di Dio, la meditazione su di essa, la preghiera incessante per la sua conformazione al Cristo.

Più si fa questo, più la vita del credente da pietra di valore diventerà argento ed oro, diventerà composta dal più prezioso dei metalli…

Ma, terzo, il credente dovrà sempre ricordarsi che anche l’oro sarà provato con il fuoco del giudizio di Dio al suo tempo. E di fronte al fuoco del giudizio di Dio, del suo indicibile calore, non c’è metallo che tenga.

poiché quel giorno apparirà come un fuoco; e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha costruita sul fondamento rimane, egli ne riceverà ricompensa; 15 se l’opera sua sarà arsa, egli ne avrà il danno; ma egli stesso sarà salvo; però come attraverso il fuoco.

Ci si potrà salvare, gli eletti saranno salvati, ma passeranno comunque attraverso il fuoco. Perciò facciamo attenzione a quale predicazione riceviamo su questa terra, prestiamo fede solo alla predicazione centrata sulla Parola di Dio e che ci invita a costruire sul Cristo la nostra vita. Cresciamo nella fede, sforziamoci di crescere nella fede, sempre, quale sia la nostra condizione di partenza. Sia paglia, fieno, pietra dura, pietra preziosa, argento, oro, sempre ad un certo punto verremo provati con il fuoco, e di noi cosa rimarrà? Ce lo dirà il giudizio di Dio, ma noi intanto fortifichiamoci rendendoci il più possibili conformi a quello che siamo chiamati ad essere, il tempio di Dio, il tempio santo, che siamo noi.

Nessuno si inganni credendo di poter fare a meno della predicazione, della Parola di Dio, della Scrittura! Nessuno si illuda di potersi salvare edificandosi su altri fondamenti, sui fondamenti proposti dal mondo, su fondamenti che sono contrari a quanto è scritto nella Parola di Dio! Nessuno si illuda degli uomini, nessuno si vanti degli uomini!

18 Nessuno s’inganni. Se qualcuno tra di voi presume di essere un saggio in questo secolo, diventi pazzo per diventare saggio; 19perché la sapienza di questo mondo è pazzia davanti a Dio. Infatti è scritto:
«Egli prende i sapienti nella loro astuzia»;
20 e altrove:
«Il Signore conosce i pensieri dei sapienti;
sa che sono vani».

21Nessuno dunque si vanti degli uomini

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Tutto ci appartiene, tutto è nostro, ma se siamo consapevoli, in pensiero, parole ed opere e senza omissioni, che noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio! 

tutto è vostro! 23 E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio.

Accresca il Signore la nostra fede. Accresca la consapevolezza che noi siamo suoi. Cresca la nostra fede nella Sua Parola, il nostro abbandonarsi alla Sua Volonta che in Essa è espressa.

Amen.

Noi abbiamo la mente di Cristo (1 Corinti 2)

(1Co 1:17-25; 2Co 4:5-7)

1 E io, fratelli, quando venni da voi, non venni ad annunciarvi la testimonianza di Dio con eccellenza di parola o di sapienza; 2 poiché mi proposi di non sapere altro fra voi, fuorché Gesù Cristo e lui crocifisso.

3 Io sono stato presso di voi con debolezza, con timore e con gran tremore; 4 la mia parola e la mia predicazione non consistettero in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza, 5 affinché la vostra fede fosse fondata non sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.

(Ef 3:2-11; Gv 16:12-15; 1Gv 2:20, 27; 1Te 5:21)

6 Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo mondo, i quali stanno per essere annientati; 7 ma esponiamo la sapienza di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a nostra gloria 8 e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha conosciuta; perché, se l’avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria.

9 Ma com’è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell’uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano».

10 A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. 11 Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così nessuno conosce le cose di Dio se non lo Spirito di Dio.

12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose spirituali.

14 Ma l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché esse sono pazzia per lui; e non le può conoscere, perché devono essere giudicate spiritualmente.

15 L’uomo spirituale, invece, giudica ogni cosa ed egli stesso non è giudicato da nessuno.

16 Infatti «chi ha conosciuto la mente del Signore da poterlo istruire?»
Ora noi abbiamo la mente di Cristo.

 

Noi abbiamo la mente di Cristo, fratelli e sorelle, se ogni giorno cerchiamo la Verità non nelle vane sapienze di questo mondo, ma nella Vera Sapienza che è nella Parola di Dio.

Non ci sgomentiamo, fratelli e sorelle, se il mondo non ci apprezza o non ci accoglie con facilità; quasi sempre questo è segno della sapidità, dell’essere sale che è il nostro messaggio, che non è nostro se non in quanto portato anche dalla nostra voce. E’ il messaggio di Dio, quello che la Parola ci chiama ad annunciare.

Ed il messaggio di Dio non è il messaggio pieno di zucchero, di miele, di… grassi idrogenati! che questo mondo vorrebbe che fosse. E’ un messaggio saporito, ma dei gusti che piacciono a nostro Signore, il gusto della misericordia, il gusto del perdono dei peccati, il gusto della carità nella verità…

Tutte cose molto scomode all’inizio, perchè siamo noi che siamo chiamati ad avere misericordia verso chi non ce ne dimostra, siamo noi che siamo chiamati per primi a perdonare, come il Signore ci ha perdonati, siamo noi che siamo chiamati ad annunciare la Verità, ma rimanendo nella carità, senza arrogarci il giudizio ultimo che è solo del Signore.

spurgeonzucchero

Noi abbiamo la mente di Cristo; sgomenta il solo pensiero, ad ogni uomo sensato; ma è così. Perchè come dice l’Apostolo, a noi è stato donato lo Spirito di Dio. E questo ci rende, ci dovrebbe rendere almeno, capaci di annunciare la pazzia di Dio, la pazzia della Croce, come l’unica via ragionevole per questo mondo, per l’uomo di oggi e di ogni tempo-

Il Signore Gesù accresca la nostra fede.

Amen.