Archivi categoria: Preghiera del giorno

Lo sguardo fisso

ORA MEDIA NONA
LETTURA BREVE    

Ebrei 12, 1b-2
Deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci intralcia, corriamo con perseveranza nella corsa, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede. Egli, in cambio della gioia che gli era posta innanzi, si sottopose alla croce, disprezzando l’ignominia, e si è assiso alla destra del trono di Dio (Sal 109, 1).

V. Io spero nel Signore,
R. l’anima mia spera nella sua parola.

ORAZIONE
Ascolta, o Dio, le nostre preghiere, e donaci di imitare la passione del tuo Figlio per portare con serena fortezza la nostra croce quotidiana. Per Cristo nostro Signore.
R. Amen

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Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

Ricevo dal fratello pastore Elpidio Pezzella, che ringrazio.

«Questo libro della legge non si allontani mai dalla tua bocca, ma meditalo, giorno e notte; abbi cura di mettere in pratica tutto ciò che vi è scritto»
Giosuè 1:8

Chiesa di San Benedetto a Montemonaco
Chiesa di San Benedetto a Montemonaco

Il testo si riferisce alla legge di Mosè, oggi noi lo riferiamo è a tutta la Scrittura, utile a correggere, incoraggiare e fortificare così da poter raccogliere frutti (Salmo 1:1). Citando il verso «La fede dunque viene dall’udire, e l’udire viene dalla parola di Dio» (Romani 10:17), ci si impegna affinché ciò che udiamo non si diparta dalle nostre orecchie. L’invito, in questo caso, è che essa non si allontani dalla bocca. Il riferimento è ai nostri discorsi, i quali devono essere incentrati su ciò che la Scrittura insegna. Spesso capita che pronunciamo cose contrarie alla Scrittura, poi ci chiediamo il perché Dio non risponda alle nostre preghiere. La nostra vita prospera solo se la Sua parola non si diparte dalla nostra bocca (Proverbi 3:13; Proverbi 21:23; Matteo 15:18). La bocca pronuncia ciò che è dentro noi, se dichiariamo incredulità nel nostro cuore, allora, manca la fede. Dovremmo imparare a dichiarare che il Signore è Colui che provvede, che non ci lascia e non ci abbandona. È necessario che, quanto affermiamo con la bocca sia anche ciò che è nel nostro cuore altrimenti finiamo per diventare degli ipocriti.

Come meditare

Meditare la Parola giorno e notte non vuol dire leggerla o recitarla a memoria, ma intende qualcosa di più profondo e anche intimo. Per meditare occorre passare dal leggere o dichiarare il testo biblico al suo ascolto. Giosuè era ancora nel deserto quando ricevette una tale parola, a sottolineare come nel posto in cui c’è solo silenzio (senza parole), Dio parla. Porsi in ascolto è quindi il punto di partenza della meditazione, che consente alla Scrittura di scendere nel nostro cuore e alla nostra bocca di dichiarare con fede. Sviluppare la capacità di fermare i pensieri, la disposizione a non lasciarsi distrarre o condizionare, aiuta la sensibilità della fede a percepire la voce di Dio, dolce e sommessa. Nel momento in cui, nel silenzio, giunge la risposta è necessario agire, senza esitazione e lontani dai mille dubbi che possono assalire la mente. Delle volte per agire secondo la fede dobbiamo fermare i nostri pensieri, questo perché i Suoi pensieri non sono i nostri pensieri. La fede deve essere sconsiderata e disavveduta, poiché essa è pazzia e non raziocinio.

Lettura della Bibbia

07 novembre Ezechiele 26-27; 2 Corinti 10-11
08 novembre Ezechiele 28-29; 2 Corinti 12-13
09 novembre Ezechiele 30-31; Galati 1-2
10 novembre Ezechiele 32-33; Galati 3-4
11 novembre Ezechiele 34-35; Galati 5-6
12 novembre Ezechiele 36-37; Efesi 1-2
13 novembre Ezechiele 38-39; Efesi 3-4

Il 10 novembre 1483, a Eisleben, Germania nasceva Lutero. Quando si pose all’ascolto della Parola un fuoco infiammò la sua vita e ne fece la scintilla che infiammò la Riforma.

In tempo di terremoto, pregando per i miei fratelli

Dio creatore,
che reggi con la tua sapienza l’armonia dell’universo,
abbi pietà di noi tuoi fedeli, sconvolti dai cataclismi
che scuotono le profondità della terra;
vegli a sull’incolumità delle nostre famiglie,
perché, anche nella sventura,
sentiamo su di noi la tua mano di Padre,
e, liberati dal pericolo, possiamo cantare la tua lode.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

(ricevo dal fratello pastore Elpidio Pezzella)

I legami della morte

I legami della morte mi avevano circondato, mi aveva raggiunto la disgrazia e il dolore. Ma io invocai il nome del Signore: «Signore, libera l’anima mia!»
(Salmo 116:3-4)

Il grido “Signore, libera l’anima mia!” nasce da una situazione di turbamento e angoscia a tutti noi familiare lungo il cammino di questa vita. Eppure si trova in un salmo di ringraziamento, in cui l’orante ringrazia il Signore perché la sua supplica è stata ascoltata. La certezza che ci spinge alla preghiera è che Dio ha l’orecchio teso al nostro ascolto. Egli non è sordo nei confronti di chi si rivolge a Lui. Per questo, qualunque sia la circostanza, anche quando la portata del dolore sembra sopraffarci, il cuore credente leva la sua voce: “Signore, liberami”. Il salmo ci rivela poi “Ho creduto perciò ho parlato” (116:10). La certezza dell’essere ascoltati ha le sue radici nella fede in un Dio misericordioso, pietoso e giusto, che non spegne il lucignolo fumante. La proposta del salmo è una fiaccola di speranza e di incoraggiamento per ogni credente che, in ogni tempo e in ogni luogo, si trovi a fare esperienza del male in ogni forma esso si presenti. Perché comunque e ovunque aggiungeremo: “Ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo” (1 Corinzi 15:57).

L’usanza di andare al cimitero

Ogn’anno, il due novembre, c’é l’usanza

per i defunti andare al Cimitero.

Ognuno ll’adda fà chesta crianza;

ognuno adda tené chistu penziero.

Questa la strofa iniziale della poesia A’ livella di Antonio De Curtis, in arte Totò, che richiama un dovere che la tradizione religiosa cattolica comanda. I morti e con essi il cimitero sono parte di ciascuno di noi, così come dell’immaginario collettivo. Intorno ad essi ruotano paure e sogni, racconti di famiglia e leggende fantasiose, speranze e disperazioni. Ecco allora che il 2 novembre e nei giorni precedenti puoi notare passando nei pressi di un cimitero un via via senza sosta. Quello che di solito è il luogo del pianto e del distacco sembra diventare per poco tempo una finestra sull’al di là. La cura dei loculi, l’abbellimento della tomba, l’accensione di luci e lampade di varie forme e dimensioni pare essere un modo per ridare vita a chi là dentro oramai ha lasciato solo il corpo (se ancora vi è). Ma se parli con le persone c’è chi crede che questo sia un modo per dare pace alle anime che vanno in giro, acquetare l’anima del parente a cui era stato fatto uno sgarbo: retaggio di una religiosità popolare senza alcun fondamento biblico. Adoperiamoci in vita a manifestare i nostri sentimenti per i cari che nella vita Dio ha posto intorno a noi, e se proprio vogliamo offrire un fiore in ricordo dei cari defunti facciamolo nel silenzio e non per cercare l’approvazione di qualcuno.

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Lettura della Bibbia

31 ottobre Ezechiele 12-13; 1 Corinti 12-13

01 novembre Ezechiele 14-15; 1 Corinti 14-15

02 novembre Ezechiele 16-17; 1 Corinti 16; 2 Corinti 1

03 novembre Ezechiele 18-19; 2 Corinti 2-3

04 novembre Ezechiele 20-21; 2 Corinti 4-5

05 novembre Ezechiele 22-23; 2 Corinti 6-7

06 novembre Ezechiele 24-25; 2 Corinti 8-9

Il 31 ottobre 1517 consegna a molti credenti evangelici il ricordo di un inizio, la scintilla della protesta, quando il monaco sassone Lutero con il gesto dell’affissione delle 95 tesi sul portone della cattedrale di Wittenberg dava “fuoco” alla Riforma.

Rigidità e Firma fides

Rigidità e Firma fides

Considerazioni iniziali

Due considerazioni iniziali. Leggo l’ennesima omelia a Santa Marta di Papa Francesco, che lamenta l’eccessiva “rigidità” di certi credenti che, a suo dire, non vivono la loro fede nella tranquillità del quotidiano e pretendono, guarda un po’, che tutti osservino la legge.

Prende come esempio della rigidità il figlio maggiore della parabola del figliol prodigo.

La lettura mi sconcerta un po’. Perchè a mio parere è una lettura troppo semplificata e che si presta ad ambiguità e fraintendimenti.

E’ certo infatti che il figlio maggiore della parabola non è un’esempio di accoglienza nei riguardi del figlio minore. Ed è anche certo che il cristiano è chiamato ad essere misericordioso verso la persona che sbaglia come il padre della parabola. Ma, per l’appunto, è chiamato ad essere misericordioso verso la persona, a dare una seconda possibilità, o una terza, alla persona che sbaglia.

Ma la misericordia verso la persona, che il padre ha, ed il figlio maggiore no, secondo la parabola, non è misericordia verso l’errore. L’errore resta, la violazione della legge resta, è quella va condannata e denunciata per quello che è.

Figlio…

Il messaggio di risposta del padre al figlio maggiore è chiaro (cito a memoria, perdonatemi se manca qualcosa).

Figlio, tu sei sempre con me (ovvero sei sempre stato fedelmente sotto la mia legge) e tutto quello che è mio è anche tuo (ovvero se sei sotto la mia legge non solo per obbedienza ma per amore alla mia persona, non senti il bisogno di altro, di altre cose o di altro riconoscimento), ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato.

Cosa significa? Che il padre sa che il figlio minore ha violato la legge, vivendo da guadente, dilapidando le ricchezze donategli dal padre, nella dissolutezza anche sul piano sessuale (non anche forse ma soprattutto visto che si tratta della dimensione più intima della persona). Il padre però è misericordioso e dice al figlio minore: hai violato la legge, saresti meritevole di condanna, ma poichè ti sei pentito, ti sei convertito, hai cambiato radicalmente la tua strada, allora ti dono, e sono felicissimo di donartela, una seconda possibilità. E poi dice al figlio maggiore, quello obbediente alla legge: come rispetti la mia legge, cerca di imitare il mio comportamento.

L’ambiguità

Qui sta l’ambiguità di certi messaggi. Perchè nella lettura quotidiana di moltissimi credenti, cattolici e non, la parte che io ho messo in neretto (poichè ti sei pentito, ti sei convertito, hai cambiato radicalmente la tua strada) viene completamente cancellata.

Si mettono di fronte ai nostri occhi comportamenti contro la legge di Dio, completamente sbagliati e si dice che dobbiamo perdonarli. Ma non si possono perdonare i comportamenti contro la Legge di Dio! Si possono e si debbono perdonare le persone che li hanno, ma se rispettano i requisti di cui sopra: se si pentono, se lo dichiarano come fa il figlio minore della parabola, se cambiano la loro strada, se dichiarano di non voler peccare più!

Neppure uno iota della legge perirà, lo dice Gesù nel Vangelo, non uno qualsiasi, e nemmeno un papa può derogare da questo, o far finta che non sia scritto. O, peggio ancora a mio modo di vedere, sapendo che questa è la Verità, lasciar intendere altro.

Allora, è giusto dire che occorre non essere rigidi come il figlio maggiore della parabola; che occorre sforzarsi di essere misericordiosi come il Padre (sforzarsi, perchè non siamo il Padre, e se eccediamo credendo di esserlo, la nostra, da santa misericordia, diventa colpevole indulgenza!, o peggio ancora indifferenza morale, indifferenza al peccato) ma la non-rigidità, il lasciare il giudizio ultimo al Padre, non ci esime dal condannare un peccato che è chiaramente contro la Legge che è espressa nella Parola di Dio, rivelata agli uomini, confermata dal Cristo! 

Firma fides

La non-rigidità si deve affiancare alla firma fides, alla fede ferma in quanto dice la Legge. Non uccidere significa non uccidere, ovvero non togliere mai la vita all’altro per tua libera scelta o decisione, perchè la vita è di Dio. E non sono mai ammesse eccezioni. Se ancora esiste la fede sulla terra non è certo grazie alle nostre teologie, è grazie al Sangue di Cristo sulla Croce, ed al sangue dei martiri nel nome di Cristo.

Grazie al sangue di chi ha vissuto dal primo all’ultimo momento della sua vita con firma fides, rivolgendo la sua speranza (devota spes) solo e soltanto al Cristo e comportandosi con misericordia (sincera caritas) verso gli altri.

La firma fides è tuttora necessaria per la salvezza. Perchè, senza di essa, senza la fede nel Cristo, la nostra non è misericordia, ma solo, perdonatemi l’espressione, carità pelosa, un lasciare alla fine le cose come stanno facendo finta che vadano bene. Allora forse non si sarà rigidi, ma sicuramente si diventerà ipocriti. E non mi sembra che Gesù ammetta l’ipocrisia per chi dice di credere in Lui e nel Padre che lo ha mandato, e ha donato la Legge agli uomini.

Il Signore accresca la nostra fede.

Amen.

Rigidità e Firma fides
Rigidità e Firma fides

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica

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(ricevo dal fratello pastore Elpidio Pezzella)

Camminare da cristiani

«Badate dunque di camminare con diligenza non da stolti, ma come saggi, riscattando il tempo, perché i giorni sono malvagi.  Non siate perciò disavveduti, ma intendete quale sia la volontà del Signore»

Efesini 5:15-17

Prima dell’inciso “… siate ripieni di Spirito”, l’apostolo esorta a vivere il cristianesimo “come si conviene ai santi”, ovvero separandosi dalle forme, dagli atteggiamenti e situazioni che non hanno riscontro nella fede cristiana. Il cristiano non è un passeggero a bordo della chiesa, è chiamato a camminare con avvedutezza. Non solo, è chiamato anche a riscattare il tempo. Tutto il tempo perduto prima che conoscessimo la grazia di Dio, deve essere recuperato. La Scrittura, però, non ci condanna, ma ci chiede di recuperare quello che abbiamo avanti perché i giorni sono malvagi, feroci e sofferenti, e ne abbiamo prova quotidianamente. Come si fa a capire la volontà di Dio? L’unico modo è essere ripieni di Spirito. Chiediamo al Signore che il Suo Spirito spinga la nostra vita come una barca, così che navigando conosceremo quello che oggi conosciamo in parte. Esperienza dopo esperienza saremo di consolazione a chi è nella tempesta con la sua barca. Nel frattempo «Avendo dunque queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni contaminazione di carne e di spirito, compiendo la nostra santificazione nel timore di Dio» (2 Corinti 7:1).

Lettura della Bibbia

24 ottobre       Lamentazioni 3-4; Romani 14-15

25 ottobre       Lamentazioni 5; Ezechiele 1; Romani 16; 1 Corinti 1

26 ottobre       Ezechiele 2-3; 1 Corinti 2-3

27 ottobre       Ezechiele 4-5; 1 Corinti 4-5

28 ottobre       Ezechiele 6-7; 1 Corinti 6-7

29 ottobre       Ezechiele 8-9; 1 Corinti 8-9

30 ottobre       Ezechiele 10-11; 1 Corinti 10-11

Lode al Signore, in quel giorno che è questo!

1 In quel giorno dirai:
«Io ti lodo, SIGNORE!
Infatti, dopo esserti adirato con me,
la tua ira si è calmata, e tu mi hai consolato.

2 Ecco, Dio è la mia salvezza;
io avrò fiducia, e non avrò paura di nulla;
poiché il SIGNORE, il SIGNORE è la mia forza e il mio cantico;
egli è stato la mia salvezza».

3 Voi attingerete con gioia l’acqua
dalle fonti della salvezza,
4 e in quel giorno direte:
«Lodate il SIGNORE, invocate il suo nome,
fate conoscere le sue opere tra i popoli,
proclamate che il suo nome è eccelso!

5 Salmeggiate al SIGNORE, perché ha fatto cose grandiose;
siano esse note a tutta la terra!

6 Abitante di Sion, grida, esulta,
poiché il Santo d’Israele è grande in mezzo a te».

(Isaia 12)

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Sola Scriptura

Luca, lavoratore, dipinge

No, diranno “i miei piccoli lettori”, Luca Evangelista! Ed avrebbero ragione, nei calendari liturgici e nei martirologi di diverse chiese cristiane oggi si ricorda l’evangelista Luca. Giuseppe era lavoratore e Luca Evangelista, in particolare, nel calendario cattolico.

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Icona di Luca Evangelista,

Ma quest’anno non posso fare a meno di pensarmi lavoratore. Di sperarmi lavoratore di nuovo a tempi pieno, come ero solo circa due anni fa.

E qui bisogna intendersi però. Perchè, nel senso dell’evangelista di cui porto il nome, per volontà dei miei genitori, lavoratore a tempo pieno lo sono.

Mi sento e sono a pieno titolo annunciatore del Vangelo, testimone del Vangelo, testimone della salvezza e della novità di vita che solo in Cristo e solo attraverso la Scrittura possono cambiare le sorti. Le mie personali e quelle dell’umanità, secondo la volontà del Creatore e Signore, Re delle genti, Signore degli eserciti.

Luca Evangelista lo era lavoratore! Non solo scriveva i resoconti di Paolo, dell’Apostolo delle genti, che seguiva nei suoi viaggi, il Vangelo, gli Atti degli Apostoli.Ma era anche un medico, di Antiochia, uno che guariva il corpo oltre che l’anima. Ed era un pittore, secondo la tradizione autore di tante immagini di Maria, Madre del Signore.

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Luca Pittore, Pinturicchio, Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma

Come pittore di solito viene raffigurato. Il perchè io me lo sono sempre spiegato così, non so se vi piace.

Dipinge Maria perchè ella fu la prima e la più grande fra i credenti (il primo lavoro, pittore). Dipinge Maria perchè il suo Fiat è il primo di tutti gli abbandoni alla volontà di Dio a cui ciascuno di noi è chiamato, ascoltando, leggendo e pregando la vita di Gesù e la vita della prima comunità dei credenti, di cui Luca scrisse (il secondo lavoro, scrittore oltre che pittore). Dipinge Maria perchè l’abbandonarsi fedele e fiducioso del discepolo di Cristo alla Sua volontà, il toccare il suo mantello, il chinare il capo su di Lui, è la sola, grande, vera guarigione possibile per l’uomo e la donna di ogni tempo (il terzo lavoro, medico, oltre che scrittore e pittore).

Dipinge Maria perchè è detto lo scriba mansuetudinis Christi, lo scrivano della misericordia di Dio, ed una madre è, di regola, salvo il peccato, l’incarnazione della misericordia, dell’amore incondizionato anche per il peggiore dei figli…

Luca, lavoratore dipinge… lui le icone, io al massimo le miniature del Subbuteo…Ma, scherzi a parte, sento oggi come ieri la missione del dipingere il Cristo, del far vedere la bellezza dell’abbandono al Cristo che fu per prima di Maria, alle anime dei miei fratelli, amici, familiari.

E approfitto per ringraziare ancora il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli Sia, per i doni che mi ha fatto a riguardo. E continuo a chiedergli il dono della fede, perchè l’Amen sia la mia sola risposta alla Sua insondabile volontà.

Persevera, annuncia la Parola, lascia le favole al mondo

12 Del resto, tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù saranno perseguitati. 13 Ma gli uomini malvagi e gli impostori andranno di male in peggio, ingannando gli altri ed essendo ingannati.

14 Tu, invece, persevera nelle cose che hai imparate e di cui hai acquistato la certezza, sapendo da chi le hai imparate, 15 e che fin da bambino hai avuto conoscenza delle sacre Scritture, le quali possono darti la sapienza che conduce alla salvezza mediante la fede in Cristo Gesù. 16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

4:1 Ti scongiuro, davanti a Dio e a Cristo Gesù che deve giudicare i vivi e i morti, per la sua apparizione e il suo regno: 2 predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza.

3 Infatti verrà il tempo che non sopporteranno più la sana dottrina, ma, per prurito di udire, si cercheranno maestri in gran numero secondo le proprie voglie, 4 e distoglieranno le orecchie dalla verità e si volgeranno alle favole.

5 Ma tu sii vigilante in ogni cosa, sopporta le sofferenze, svolgi il compito di evangelista, adempi fedelmente il tuo servizio.

(2 Timoteo)

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Le divisioni alla cena e il cristiano diviso (1 Corinti 11:17-29)

17 Nel darvi queste istruzioni non vi lodo del fatto che vi radunate, non per il meglio, ma per il peggio. 18 Poiché, prima di tutto, sento che quando vi riunite in assemblea ci sono divisioni tra voi, e in parte lo credo;19 infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi.

20 Quando poi vi riunite insieme, quello che fate, non è mangiare la cena del Signore;21 poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22Non avete forse le vostre case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla? Che vi dirò? Devo lodarvi? In questo non vi lodo.

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.

28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

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Paolo rimprovera i membri della chiesa di Corinto per il disordine che c’era all’interno delle loro assemblee di culto. Un disordine che si manifestava in diversi modi ma che aveva, che ha una unica ragione di fondo.

Molti membri della comunità non hanno capito cosa veramente signifca mangiare di un’unico pane e bere da un unico calice, mangiare il corpo e bere il sangue del Signore.

A molti evidentemente facevano problema le divisioni che si manifestavano tra diversi gruppi di credenti. Ma Paolo, sorprendendo anche molti di noi, che spesso scambiano l’ecumenismo (ovvero il tendere tutti verso l’oikos, la casa di Dio di cui parla il salmista) con gli sforzi umani per una vuota e spesso falsa unità basata su compromessi di ogni genere, persino sulla Parola!, dice che le divisioni non devono scandalizzarci. Anzi, dice che è bene che ci siano.

 infatti è necessario che ci siano tra voi anche delle divisioni, perché quelli che sono approvati siano riconosciuti tali in mezzo a voi.

Perchè Dio mette alla prova coloro che Egli ama.
Perchè Dio vuole che i suoi eletti si manifestino e si distinguano dagli altri.
Perchè il Figlio è venuto a portare divisione, a farsi che il grano sia separabile dal loglio, i pesci buoni da quelli cattivi, e così via.

Perchè la Parola di Dio non è una posata per dolci, ma una spada a doppio taglio che taglia e risana, che ti mostra il peccato perchè tu ti converta e riconosca che solo in Dio è tutta la tua speranza, che nella sola grazia di Dio è la salvezza che ti è offerta.

Quando poi vi riunite insieme, quello che fate, non è mangiare la cena del Signore;21 poiché, al pasto comune, ciascuno prende prima la propria cena; e mentre uno ha fame, l’altro è ubriaco. 22 Non avete forse le vostre case per mangiare e bere? O disprezzate voi la chiesa di Dio e umiliate quelli che non hanno nulla?

In questo passo, che segue, Paolo esorta all’ordine, sia pratico, ma ancora di più morale, per ciò che concerne il mangiare dell’unico pane ed il bere dell’unico calice.
Molti che si dicono credenti, sottolinea, non sono consapevoli della differenza che c’è tra un semplice mangiare assieme ed il mangiare del pane che è il corpo del Signore e il bere il vino che è il sangue del Signore.

Non solo manca l’ordine pratico nelle assemblee, non solo molti mangiano e bevono del corpo e sangue del Signore come se mangiassero di un pane qualsiasi o bevessero di un vino di terz’ordine, ma manca l’ordine interiore all’interno della vita stessa di alcuni credenti.

E questi non si rendono conto, non ci rendiamo conto a volte, che comportandoci così mangiamo e beviamo la nostra condanna, perchè denunciamo al Signore, con il nostro comportamento disordinato, che siamo uomini e donne scissi al nostro interno, che al tempo stesso confessano a parole di essere Uno in Lui, ed insieme lo negano con il proprio comportamento.

Bene si fa, nei nostri culti (chi lo fa, perchè non tutti lo fanno!) a sottolineare l’importanza del mangiare del corpo del Signore e bere dell’unico calice come un gesto massimamente significativo, come un momento a cui tutti sono ammessi, da cui nessuno è escluso, ma se tutti sanno quello che fanno!

Mangiare e bere del corpo e sangue del Signore non è un gesto semplicemente simbolico, è una professione di fede. E’ dire al Signore: Questo è il Tuo Corpo, ed io ne sono parte con tutta la mia vita. E’ dire al Signore, questo è il Tuo Sangue, ed io ti ringrazierò con tutta la mia vita per il Tuo sacrificio di cui non sono degno!

6 Gesù s’incamminò con loro; ormai non si trovava più molto lontano dalla casa, quando il centurione mandò degli amici a dirgli: «Signore, non darti quest’incomodo, perché io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; 7 perciò non mi sono neppure ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito.

(Luca 7)

E’ una professione di fede, e farla a parole e poi negarla con la vita è la cosa più pericolosa che si possa fare, perchè il Signore vede il nostro cuore, e nulla possiamo tenergli nascosto! Non chi mi dice Signore, Signore…
Paolo è chiarissimo:

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore.

28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

Ciascuno esamini se stesso, singolo credente e comunità. Perchè per fare ecumenismo, per essere ecumenici, per essere cattolici, universali, bisogna prima di tutto essere veritieri, bisogna essere nella Verità. In ciò che si crede, si spera, si compie.

La casa comune verso cui camminiamo non è una “comune” al modo umano, un posto dove tutti possono vivere avendo un minimo di regole in comune, ma facendo alla fine come vogliono.

La Casa comune verso cui camminiamo è la Casa di Dio, le regole le ha fissate Dio nella Parola, si mangia il Pane che è il Corpo del Signore e si beve dall’unico calice il Vino che è il Sangue del Signore.

Non è, come molti credono, il cammino ecumenico, la ricerca del “minimo comun denominatore” tra i credenti in Cristo… E’ la ricerca del cammino che ci porta all’Unico, all’Uno, al Solo Santo, al Solo Giusto.

Dio voglia che siamo capaci di arrivarci uniti. Uniti in noi stessi. Uniti tra noi.

Amen.