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La Giornata della Memoria, in una preghiera

La Giornata della Memoria, in una preghiera

מודה אני לפניך מלך חי וקיים שהחזרת בי נשמתי בחמלה, רבה אמונתך.

Modeh ani lifanekha melekh hai v’kayam shehehezarta bi nishmahti b’hemla, raba emunatekha.

“Ti rendo grazie, o Re Vivente ed Eterno, per avermi restituito l’anima con compassione; abbondante è la Tua fedeltà!”

(Preghiera del risveglio)

Questa preghiera ebraica, antichissima, che ogni creatura umana è chiamata a recitare al risveglio, forse è l’unico vero ‘antidoto’ al ripetersi di eventi come la Shoah.

Il ricordo che la vita non è nostra, non è un nostro possesso, è solo un qualcosa per cui dobbiamo ringraziare un Altro da noi.

Ogni respiro, ogni anelito di vita dipende da Lui. Tutto ciò che di buono compiamo o possiamo compiere possiamo farlo solo per la sua grazia. Tutto ciò che compiamo di cattivo o di malvagio è solo sintomo del nostro da Lui allontanarci, per dare il primato ad altro, o ad altri.

Non bastano le foto, le storie, i libri, i racconti, la cultura; l’accumulare semi (questa per me è la cultura) non basta.
Ho conosciuto persone con montagne di semi accumulati.
Semi ben riposti nel punto più nascosto dei granai della loro vita. Semi sterili, semi secchi, semi inutili alla fine, perchè dimenticati, o piantati nel momento e nel luogo meno opportuni.

Per usare la lingua tedesca, non basta la kultur, occorre essere capaci di bildung, di formare, di costruire, di educare, di tirare fuori questi semi e di farli crescere nella vita delle persone, ogni giorno.

Tutte queste giornate speciali somigliano sempre più a dei compleanni in cui ti regalano un bel mazzo di fiori recisi; sgargianti, colorati, ti fanno pensare ad altro, ti profumano la vita per un giorno o due, a volte anche per una settimana.
Della vita morta colorata per l’occasione, ma che alla fine inevitabilmente si rivela per quello che è nell’odore rancido dell’acqua in cui hai posto quel mazzo, nel decomporsi dei gambi e dei petali.

Occorre essere capaci di bildung, di costruire, di formare; e per costruire occorre per prima cosa sapere su che cosa, meglio , su chi ci si fonda.

Chi si fonda, ed aiuta gli altri a fondarsi sul Re Vivente ed Eterno, ha almeno la speranza, un giorno, di imparare a poterlo fare, come meglio gli sarà possibile, quanto e come gli consentirà il suo peccato.

Chi si fonda su altro, potrà ammantarlo di bei colori, di bei profumi, di belle sensazioni, che dureranno quello che durano tutte le cose che l’uomo costruisce per se stesso.
Lo spazio di un mattino e di una sera, poi subito sfioriscono e muoiono.

Perchè l’uomo può solo commiserarsi.
Solo l’Eterno, benedetto Egli sia, è capace di vera compassione.
E solo chi fida solo nell’Eterno può sperare di non offenderlo di nuovo. E compiere gesti di bildung, di costruzione dell’uomo nuovo. consapevole che  questa ha bisogno di lui, ma da lui alla fine non dipende.

Ti rendo grazie o Eterno per avermi restituito l'anima
Ti rendo grazie o Eterno per avermi restituito l’anima

La mattina, era ancora notte, pregava

La mattina, era ancora notte, pregava

La Parola

Poi, la mattina, mentre era ancora notte, Gesú si alzò, uscí e se ne andò in un luogo deserto; e là pregava.

(Marco 1:35)

La mattina, era ancora notte, pregava
La mattina, era ancora notte, pregava

Il commento

Il versetto del Vangelo di Marco che riporto sopra è guida alle mie giornate. Mi alzo presto, esco che è ancora buio, e prego. Prima invocando la benedizione dell’Eterno sulla mia giornata e su quella di coloro che mi sono cari.  Poi recitando a memoria un salmo invitatorio.

Aspetto il bus o il treno, salgo, apro il Libro dei libri, e prego con il Salterio fino all’arrivo al lavoro.

La preghiera così continua a risuonarmi dentro per tutto il giorno, qualsiasi cosa faccia o dica. Senza l’Eterno e la Sua Parola, mi sentirei vuoto. Sarei un bronzo che risuona a vuota, un cembalo che tintinna note senza senso…

Oggi Sara ha lezione di violino, a proposito… sia benedetto il Nome dell’Eterno, ora e sempre e per tutti i giorni che vorrà donarmi su questa terra. E poi, spero e prego, per l’eternità.

Egli è fedele. E noi?

Egli è fedele. E noi?

La Parola

Egli è fedele. Dio non è un uomo

19 Dio non è un uomo, perché possa mentire, né un figlio d’uomo, perché possa pentirsi. Quando ha detto una cosa, non la farà? O quando ha dichiarato una cosa, non la compirà? 20 Ecco, ho ricevuto l’ordine di benedire; sì, egli ha benedetto e io non revocherò la benedizione.

(Numeri 23)

Egli è fedele. E noi?
Egli è fedele. E noi?

Egli è il “Si” delle promesse di Dio

18 Ora, come è vero che Dio è fedele, la nostra parola verso di voi non è stata sì e no. 19 Perché il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che è stato fra voi predicato da noi, cioè da me, da Silvano e da Timoteo, non è stato «sì» e «no», ma è stato «sì» in lui. 20 Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il «sì» e l’«Amen», alla gloria di Dio per mezzo di noi. 

(2 Corinti 1)

Raduniamoci assieme nel Suo giorno, rinnovando la nostra promessa di fedeltà all’Eterno. Egli viene per l’ultimo dei giorni terreni!

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, 20 che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, 21 e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. 23 Riteniamo ferma la confessione della nostrasperanza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse. 24 E consideriamo gli uni gli altri, per incitarci ad amore e a buone opere, 25 non abbandonando il radunarsi assieme di noi come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda, tanto più che vedete approssimarsi il giorno. 

(Ebrei 10)

Egli è fedele. E noi?
Egli è fedele. E noi?

Auguro un buon Natale a chi…

Auguro un buon Natale a chi…

… a chi crede che il Natale sia una occasione di un nuovo inizio.

…a chi crede che si ricordi l’Incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo.

…a chi crede che incarnare la Parola di Dio nella nostra vita sia la sola vera novità per la vita dell’uomo.

…a chi userà questo tempo forte di preghiera personale, comunitaria, liturgica per chiedere il dono della conversione per sè, per i propri cari, per tutti.

…a chi si convertirà davvero e lascerà tutto ciò che nella sua vita contrasta con la fede cristiana; come scrisse Paolo,

Non sapete voi che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’ingannate: né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né gli effeminati, né gli omosessuali, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori erediteranno il regno di Dio. Or tali eravate già alcuni di voi; ma siete stati lavati, ma siete stati santificati, ma siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù e mediante lo Spirito del nostro Dio.” (1 Corinti 6:9-11).

L’elenco non è esaustivo, perchè davvero grande è il peccato dell’uomo da cui l’Incarnazione del Verbo viene a liberarci.

Un buon Natale cristiano è cogliere l’occasione di convertirsi.

Ed in questo senso è vero, ha ragione chi dice che è possibile festeggiare il Natale, nascere di nuovo con il Cristo ogni giorno. Ma questo è un tempo speciale, anche il mondo che non crede si ferma, rallenta per un attimo, e che lo voglia o no, perchè la Parola di Dio è eterna ed incredibilmente più forte di ogni chiacchiericcio umano, riflette su questo Bambino che nasce.

Cerchiamo di non sprecarlo questo tempo. 

Oltre a prendere il capitone, i biscotti, le mozzarelle, il panettone, prendiamo quella Bibbia che giace magari impolverata o lucida, ma chiusa, nella nostra libreria, apriamola, leggiamo, in famiglia oltre che da soli… (Natale è un tempo unico anche per questo, perchè molte famiglie si riuniscono solo in queste occasioni) ed apriamo il nostro cuore alla Parola di Dio.

Auguri a tutti quanti credono e faranno questo.

Ma auguri ancora di più agli altri.

A quelli per cui oggi e domani è solo un giorno di riposo, di spensieratezza, di stare assieme a quelli che amano.
A quelli induriti ed intestarditi nel proprio peccato.

Che il Signore dia loro gioia, che l’Eterno apra il loro cuore, che il Padre li faccia sentire suoi figli, quali sono, e, come fece con Paolo, li faccia cadere dal cavallo delle loro certezze, accechi i loro occhi con la luce della Sua grandezza, della grandezza della Sua misericordia, li spinga a convertire, a cambiare finalmente la loro vita.

Maranathà!

Amen.

O Emmanuel – Malachia 3 – Settima Feria di Avvento

O Emmanuel – Malachia 3 – Settima Feria di Avvento

L’Antifona Maggiore

O Emmanuel,
rex et legifer noster,
expectatio gentium et
salvator earum:
veni ad salvandum nos,
Domine Deus noster.

O Emmanuele,
nostro re e legislatore,
attesa delle genti e
loro salvatore, vieni a salvarci,
Signore Dio nostro.

O Emmanuel - Malachia 3 - Settima Feria di Avvento
O Emmanuel – Malachia 3 – Settima Feria di Avvento

 

Un breve commento

L’ultima delle Antifone Maggiore del tempo di Avvento, quella del 23 del mese di dicembre, quella che completa l’acrostico “ERO CRAS” celebra l’Eterno con il titolo di “Emmanuel“, ossia “Dio con noi“.

Durante il culto si legge Luca 1,57-66; il sacerdote Zaccaria, che era stato ridotto al silenzio per la sua poca fede, riconosce la volontà dell’Eterno e le sue labbre si schiudono e ritrova la voce: Giovanni sarà il suo nome, perchè quello è il nome che Dio vuole! Ed egli, dato il nome al Figlio, benedice senza sosta il Nome dell’Eterno.

All’istante gli si aprì la bocca e gli si sciolse la lingua, e parlava benedicendo Dio.

O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvatore dei popoli, vieni a salvarci, Signore nostro Dio!

In questi ultimi giorni che precedono la Natività, bisognerebbe, come Zaccaria, farsi “ascolto”, tapparsi le orecchie per non essere contaminati dai preparativi “pagani”, commerciali, del Natale e ritagliarsi del tempo per rendersi disponibili alla Parola di Dio: prima di apparire, essa ci parla perché possiamo prepararci alla sua venuta.

Colui che noi aspettiamo non è più un messaggero e nemmeno un precursore: sarà Dio stesso, il Dio dell’Alleanza. Egli sta per giungere e noi, allora, lo vedremo, lo toccheremo, lo ascolteremo e ce ne nutriremo.

Bisogna accogliere il Messia come il dono dell’amore infinito di Dio.

Il Giorno del Signore

Il “Giorno del Signore”, annunciato da Malachia, è sempre grande e noi abbiamo bisogno di essere purificati. Giorno annunciato un tempo come da temere, deve essere invece desiderato, se noi sappiamo essere uomini e donne di desiderio.

1 «Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, entrerà nel suo tempio, l’angelo del patto in cui prendete piacere, ecco, verrà», dice l’Eterno degli eserciti.

2 «Ma chi potrà sostenere il giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli è come un fuoco d’affinatore, come la soda dei lavandai. 3 Egli siederà come chi affina e purifica l’argento; purificherà i figli di Levi e li affinerà come oro e argento, perché possano offrire all’Eterno un’oblazione con giustizia. 4 Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradevole all’Eterno, come nei tempi passati, come negli anni di prima. 5 Così mi avvicinerò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto contro gli stregoni, contro gli adulteri, contro quelli che giurano il falso, contro quelli che frodano il salario all’operaio, opprimono la vedova e l’orfano, allontanano lo straniero e non temono me», dice l’Eterno degli eserciti.

6 «Io sono l’Eterno, non muto; perciò voi, o figli di Giacobbe, non siete consumati. 7Fin dai giorni dei vostri padri vi siete allontanati dai miei statuti e non li avete osservati. Tornate a me e io tornerò a voi», dice l’Eterno degli eserciti.

(Malachia 3)

L’ascolto

 

Sarà chiamato Emmanuele

Elredo di Rievaulx ( 1110-1167), monaco cistercense inglese
Discorso sull’Annunciazione
« Sarà chiamato Emmanuele »

“Emmanuele, che significa Dio con noi”. Sì, Dio è con noi! Finora, egli era “Dio al di sopra di noi”, “Dio di fronte a noi”, ma oggi egli è “Emmanuele”. Oggi è Dio con noi nella nostra natura, con noi nella sua grazia; con noi nella nostra debolezza, con noi nella sua bontà; con noi nella nostra miseria, con noi nella sua misericordia; con noi per amore, con noi per legami di parentela, con noi per tenerezza, con noi per compassione…

Dio è con noi! Non avete potuto, voi figli di Adamo, salire in cielo per essere con Dio (cfr Dt 3,12); Dio scende dal cielo per essere Emmanuele, Dio con noi. Viene da noi per essere Emmanuele, Dio con noi, e noi ci dimentichiamo di andare a Dio per essere con lui! “Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore? Perché amate cose vane e cercate la menzogna?” (Sal 4,3). Ecco, è venuta la verità; “perché amate cose vane ? ” Ecco, è venuta la parola vera e inalterabile: “perché cercate la menzogna?” Ecco il Dio con noi.

Come potrebbe più di così con me? Piccolo come me, debole come me, nudo come me, povero come me – in tutto è divenuto simile a me, prendendo ciò che è mio e donando ciò che è suo. Giacevo morto, senza voce, senza sensi; persino la luce dei miei occhi non era più con me. È sceso oggi, quest’uomo grandissimo, questo “profeta potente in opere e parole” (Lc 24,19). “Pose la faccia sulla mia faccia, la bocca sulla mia bocca, le mani sulle mie mani” (2 Re 4,34) e si è fatto Emmanuele, Dio con noi!

Cuore ed anima magnifichino il Signore! (1 Samuele 2:1-10; Luca 1:46-55)

Cuore ed anima magnifichino il Signore! (1 Samuele 2:1-10; Luca 1:46-55)

La Parola

Il Cantico di Anna

«Il mio cuore esulta nell’Eterno, la mia forza è innalzata nell’Eterno; la mia bocca si dilata contro i miei nemici, perché mi rallegro della tua salvezza. 2 Non c’è alcuno santo come l’Eterno, perché non c’è alcun altro all’infuori di te, né c’è alcuna rocca come il nostro DIO.

3Non continuate a parlare con tanto orgoglio; non escano parole arroganti dalla vostra bocca, perché l’Eterno è un Dio di conoscenza, e da lui sono pesate le azioni.

4 Gli archi dei potenti sono spezzati, mentre i deboli sono cinti di forza. 5Quelli che erano sazi vanno a giornata per un po’ di pane, mentre quelli che erano affamati non soffrono più fame. Persino la sterile ha partorito sette volte, mentre quella che ha molti figli si è indebolita.

6L’Eterno fa morire e fa vivere; fa scendere nello Sceol e ne fa risalire. 7 L’Eterno fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa ma anche innalza. 8 Egli solleva il misero dalla polvere e tira fuori il povero dal letame, per farli sedere con i principi e far loro ereditare un trono di gloria; poiché le colonne della terra appartengono all’Eterno, e su di esse egli ha poggiato il mondo.

9Egli veglia sui passi dei suoi santi, ma gli empi periranno nelle tenebre, perché l’uomo non prevarrà per la forza.

10Gli avversari dell’Eterno saranno frantumati; egli tuonerà dal cielo contro di essi. L’Eterno giudicherà i popoli fino alle estremità della terra, darà forza al suo re e innalzerà la potenza del suo unto»

(1 Samuele 2)

Il Cantico di Maria

46 E Maria disse:

«L’anima mia magnifica il Signore, 47 e lo spirito mio esulta in Dio, mio Salvatore, 48 perché egli ha avuto riguardo alla bassezza della sua serva; poiché ecco, d’ora in poi tutte le generazioni mi proclameranno beata, 49 perché il Potente mi ha fatto cose grandi, e Santo è il suo nome!

50 E la sua misericordia si estende di generazione in generazione verso coloro che lo temono.

51 Egli ha operato potentemente col suo braccio; ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; 52 ha rovesciato i potenti dai loro troni ed ha innalzato gli umili; 53 ha ricolmato di beni gli affamati e ha rimandato i ricchi a mani vuote.

54 Egli ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, 55 come aveva dichiarato ai nostri padri, ad Abrahamo e alla sua progenie, per sempre».

(Luca 1)

Preghiamo

Il nostro cuore e la nostra anima, come quelli di Anna e di Maria, sono chiamati a magnificare il Signore, che viene a liberare la nostra vita, a dare la Sua vita per noi!

Profetiamo, come Anna, facciamo nostra la Parola di Dio, annunciamola senza stancarci; obbediamole completamente come Maria, anche quando non capiamo del tutto cosa vuole farci fare o dove vuole portarci.

Siamo servi senza pretese del Signore che è, che era e che viene!

Maranathà!

Amen.

O Rex gentium – Aggeo 2:8 – Sesta Feria d’Avvento

O Rex gentium – Aggeo 2:8 – Sesta Feria d’Avvento

L’Antifona Maggiore

O Rex Gentium,
et desideratus earum,
lapisque angularis,
qui facis utraque unum:
veni, et salva hominem,
quem de limo formasti.

O Re delle Genti,
da loro bramato,
e pietra angolare,
che riunisci tutti in uno:
vieni, e salva l’uomo,
che hai plasmato dal fango.

O Rex gentium – Aggeo 2:8 – Sesta Feria d’Avvento
O Rex gentium – Aggeo 2:8 – Sesta Feria d’Avvento

 

Il commento

Per giustificare il titolo che questa antifona dà a Cristo bisogna coniugare le parole di Gesù a Pilato: “Tu lo dici: io sono re” (Gv 18,37) con quelle profetiche di Aggeo: “Veniet desideratus cunctis gentibus” (Ag 2,8, nell’antica Volgata).

O Rex gentium – Aggeo 2:8 – Sesta Feria d’Avvento
O Rex gentium – Aggeo 2:8 – Sesta Feria d’Avvento

Mettendo insieme le due affermazioni possiamo trovare il concetto di Cristo re di tutte le genti. In seguito, l’antifona si serve di un’altra immagine, quella di “pietra angolare”. E continuando la lettura del testo dell’antifona, troviamo una citazione della lettera agli Efesini: “Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola” (Ef 2,14).

Cristo, non solo è re delle genti, ma è anche la pietra angolare che darà unità ai popoli: “Dice il Signore Dio: ‘Ecco, io pongo una pietra in Sion, una pietra scelta, angolare, preziosa, saldamente fondata: chi crede non si turberà” (Is 28,16). Questa citazione l’adopera san Pietro per parlare di Cristo come pietra viva del tempio spirituale (cf 1Pt 2,4-6).

La supplica prende un altro indirizzo. L’orante, contemplando colui che tutti i popoli riconoscono come re, è consapevole della sua pochezza personale e ardisce pregare per se stesso, per la sua salvezza.

Il Salmo del Re

7 O porte, alzate i vostri capi; e voi, porte eterne, alzatevi, e il Re di gloria entrerà.

8 Chi è questo Re di gloria? È l’Eterno forte e potente, l’Eterno potente in battaglia.

9 O porte, alzate i vostri capi; alzatevi, o porte eterne, e il Re di gloria entrerà.

10 Chi è questo Re di gloria? È l’Eterno degli eserciti; egli è il Re di gloria.

(Salmi 24)

Maranathà!

Vieni Signore Gesù!

Amen.

Che io riconosca la Tua presenza, Signore! (Luca 1:39-45)

Che io riconosca la Tua presenza, Signore! (Luca 1:39-45)

La Parola

Evangelo della Quinta Feria di Avvento, 21 dicembre

39 Ora in quei giorni Maria si levò e si recò in fretta nella regione montuosa, in una città di Giuda, 40 ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta.

41 E avvenne che, appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le sobbalzò nel grembo, ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo, 42 ed esclamò a gran voce, dicendo: «Tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo. 43 E perché mi accade questo, che la madre del mio Signore venga a me? 44 Poiché, ecco, appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, il bambino è sobbalzato di gioia nel mio grembo.

45 Ora, beata è colei che ha creduto, perché le cose dettele da parte del Signore avranno compimento».

(Luca 1)

Che io riconosca la Tua presenza, Signore! (Luca 1:39-45)
Che io riconosca la Tua presenza, Signore! (Luca 1:39-45)

Maranathà! Vieni Signore Gesù!

Che nella mia vita, o Eterno, che in ogni momento della mia vita, o Eterno, che in ogni mia scelta, in ogni mia decisione, in ogni mia parola, io sia in grado di riconoscerti, di riconoscere la Tua verità, di riconoscere la Tua Parola, di riconoscere la Tua presenza reale, viva; come il piccolo Giovanni, il Battista, ti ha riconosciuto, ed ha sussultato, mentre ancora entrambi eravate nel gremo materno.

Che nella mia vita ogni mio gesto, azione decsione, parola sia in sintonia con la risposta di Maria, con il suo incondizionato “si”, che anch’io, o Eterno, se e quanto Tu vorrai, sia beato perchè ho creduto, perchè mi hai fatto dono della fede.

Maranathà! Vieni Signore Gesù! 

Amen!

O Oriens – Zaccaria 6:12-15 – Quinta Feria d’Avvento

O Oriens – Zaccaria 6:12-15 – Quinta Feria d’Avvento

La Parola

L’Antifona Maggiore del 21 dicembre ci invita a invocare Cristo col nome di “Oriente”.

E’ il nome che troviamo nel profeta Zaccaria:

Così dice l’Eterno degli eserciti: Ecco, l’uomo, il cui nome è il Germoglio, germoglierà nel suo luogo e costruirà il tempio dell’Eterno. 13 Sì, egli costruirà il tempio dell’Eterno, si ammanterà di gloria e si siederà e regnerà sul suo trono, sarà sacerdote sul suo trono, e tra i due ci sarà un consiglio di pace.

14 La corona sarà un ricordo nel tempio dell’Eterno per Helem, per Tobiah, per Jedaiah e per Hen, figlio di Sofonia. 15 Anche quelli che sono lontani verranno per aiutare a costruire il tempio dell’Eterno; allora riconoscerete che l’Eterno degli eserciti mi ha mandato a voi.

Questo avverrà se obbedirete diligentemente alla voce dell’Eterno, il vostro DIO».

(Zaccaria 6)

 

L’Antifona Maggiore

 

O Oriens,
splendor lucis aeternae,
et sol justitiae:
veni, et illumina
sedentes in tenebris,
et umbra mortis. 

O (astro) Sorgente,
splendore di luce eterna,
e sole di giustizia:
vieni ed illumina
quelli che giacciono nelle tenebre,
e nell’ombra della morte. 

Un breve commento

Il nome Oriente è accompagnato da due espressioni giustapposte, che allargano e spiegano il termine Oriente.
La prima di esse dice “splendore della luce eterna”, la cui origine biblica potrebbe essere nell’Antico Testamento un testo del profeta Abacuc: “Il tuo splendore è come la luce, bagliori di folgore escono dalle sue mani” (Ab 3,4). L
a seconda espressione aggiunge: “sole di giustizia”, che procede dal profeta Malachia: “Per voi […] sorgerà il sole di giustizia” (Mal 3,20).

Ecco quindi che Cristo è invocato come la luce che fa nascere il giorno o come il luogo per cui nasce un nuovo giorno, un nuovo giorno che nasce sotto la luce di Dio ed i raggi della salvezza.

Ascoltiamo

 

 

 

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Chi era?

Le chiese cristiane cattoliche,ortodosse e luterana oggi, 6 dicembre, fanno memoria della figura del presbitero e poi vescovo di Myra, Nicola, vissuto tra il 260 ed il 343 dopo Cristo.

La storia che lo riguarda lo racconta come originario da famiglia ricca (e quindi benefattore, da qui la tradizione che lo lega alla distribuzione dei doni come San Nicola o Santa Klaus) e come un grande difensore della Verità della fede su Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, tra i più accaniti avversari dell’eretico Ario (sosteneva che il Figlio era inferiore al Padre, non-consustanziale) al concilio di Nicea del 325.

La tradizione iconografica lo riproduce generalmente come un vescovo, con la mitria ed il pastorale, con il Libro della Parola di Dio tra le mani, talvolta con tre sacchetti di monete o tre mele d’oro simbolo della sua generosità (secondo le diverse leggende verso le fanciulle che cercano marito o verso dei bambini che avrebbe salvato).

Negli affreschi dell’Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente che lo raffigurano, porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici.

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari
Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Il rosso e la barba bianca?

L’uso del rosso e della barba bianca nelle sue più recenti rappresentazioni?

Deriva da una poesia, di autore tuttora incerto, A Visit from St. Nicholas (“Una visita di San Nicola“), comunemente nota – dal suo incipit – anche come Twas the Night Before Christmas (“Era la notte prima di Natale“) o come The Night Before Christmas (“La notte prima di Natale“), che è una celebre poesia natalizia statunitense, pubblicata per la prima volta nel 1823.

Riprendo da Wikipedia:

Il testo descrive una Vigilia di Natale in una casa degli Stati Uniti, con i bambini a letto che hanno lasciato le calze appese in attesa dei regali da parte di San Nicola/Santa Claus.
Nel testo, San Nicola/Santa Claus viene descritto con una barba bianca, le guance rosse, il naso color ciliegia e vestito con una pelliccia.
Il “santo” (ormai abbondantemente secolarizzato) giunge nella casa a bordo di una slitta e scende dal camino con un grande sacco in spalla.
Nella poesia vengono poi citati anche i nomi delle renne di Babbo Natale (che per la prima volta compaiono nel numero di otto), ovvero: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Il portatore di doni infine se ne va pronunciando le parole “Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!”

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari
Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Per il Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Santa Klaus, divenuto ormai “Babbo Natale” con giacca rossa, barba bianca e stivali. Da lì in poi la pubblicità si sbizzarrì in ogni modo e molti bambini neppure sanno da cosa derivi la figura che tradizionalmente porta loro i regali a Natale.

E la Coca Cola?

Molti legano Santa Klaus/Babbo Natale al marchio della Coca Cola.  Tuttavia, secondo Wikipedia, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità; venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923. Ancor prima di queste pubblicità, la figura di Babbo Natale apparve vestita di rosso e bianco in alcune copertine del periodico umoristico statunitense Puck, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonché nelle illustrazioni di raccolte di canzoni natalizie. Possiamo inoltre trovare un Babbo Natale vestito di rosso in una cartolina russa dei primi del ‘900.

Si, ma Bari?

Un’ultima notazione, per chi si chiedesse cosa c’entra con Bari!

Baresi e veneziani si recarono a recuperare le sue presunte spoglie, le spoglie del Vescovo Nicola ovviamente, (non certo quelle del pasciuto Babba Natale, sopravvissuto non si sa come a miliardi di calate nei camini di tutto il mondo!) quando la sua città natale, Myra, cadde in mano musulmana (all’inizio dell’XI secolo, al tempo della I Crociata). Litigarono per anni, secoli anzi, Bari e Venezia, su quali fossero le spoglie autentiche. Finchè due successive ricognizioni scientifiche nel XX secolo stabilirono che le ossa conservate da entrambe le città erano appartenenti alla stessa persona.

Chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce

Come dire… chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce. Peccato che venerare delle reliquie non sia di alcune utilità per nessuno. Nicola di Myra venerava solo e soltanto la Verità di Dio e della Sua Parola (e questo sono chiamati a fare i cristiani) e con i suoi atti di generosità rimandava alla bonta ed alla misericordia di Dio verso chi è più piccolo o meno fortunato (e di questo dobbiamo essere testimoni anche noi; come imparano i bambini quando crescono, sono le persone che li amano i veri “Babbi e mamme Natale” delle loro vite).