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Crux, Hostia, Virgo

Crux, Hostia, Virgo – cos’è?

È la triade di cui parla il Card. Robert Sarah nel suo libro “Dio o niente – Conversazione sulla fede con Nicolas Diat“, che ho letto questa estate*.

A questa triade bisogna che il cristiano si conformi.

Non mi soffermo tanto su quello che ne dice lui, quanto sulla triade “parallela” che mi è venuta in mente leggendo il libro e pregando sulla Parola di Dio di cui questo è pieno.

La triade dei consigli evangelici, la castità, la povertà, l’obbedienza.

La Crux, la Castità

La Crux, la Croce, come la castità negli affetti, nei sentimenti, ed in ogni aspetto della vita.
La Castità nel considerare il mondo con l’intenzione con cui il Suo Signore lo ha creato.
Laddove l’asse orizzontale della Croce, la vita degli uomini nella storia, la condizione umana, ha senso solo se innestata sull’asse verticale della Croce, il rapporto con Dio.
O è destinata inesorabilmente a cadere rovinosamente al suolo.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

L’Hostia, la Povertà

L’Hostia, l’ostia consacrata, come la povertà; la povertà cui siamo chiamati come comunità, la povertà cui ciascuno di noi personalmente è chiamato nel considerare noi stessi come qualcuno che è disposto a lasciarsi “mangiare” dal mondo, perchè la Parola di Dio lo consacri a sè.

L’Hostia, l’Eucaristia come il continuo rendimento di grazie cui siamo chiamati, come il lasciare che sia mangiato il nostro corpo, che sia bevuto il nostro sangue nobilitati dalla consapevolezza di dover essere pane spezzato e vino versato per la salvezza del mondo, ad immagine del nostro Unico Salvatore e Redentore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

La Virgo, l’Obbedienza

La Virgo, la Vergine, Maria come l’Obbedienza piena, assoluta alla Parola di Dio.

Quando non capisco il comando del Signore, il mio parlare sia: Avvenga di me secondo la Tua Parola.

Quando sono chiamato ad agire, che io obbedisca al consiglio che Maria dà ai servi a Cana: Fate tutto quello che Egli vi dirà.

Quando il mondo mi critica, mi deride, mi percuote, mi perseguita, che io abbia la stessa ferma fede di Maria (Stabat Mater…) di rimanere fermo sotto la Croce del Mio Unico Signore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

E si torna alla Crux, al primo elemento della triade. Perchè questa “triade” in realtà è un unico atteggiamento di abbandono al Signore. Così come le tre Persone divine rimandano all’Unico Signore, così i tre consigli evangelici rimandano all’imitazione dell’Unico Cristo, vero Dio e vero uomo, cui ognuno di noi deve tendere.

Amen. Alleluia.

 

Il Calice del Fuoco Divino

Il Calice del Fuoco Divino

Un giorno, san Sergio sta celebrando la Divina Liturgia, ed è sorpreso nel vedere il suo discepolo Simone come paralizzato, attonito, tremante.

Dopo la Divina Liturgia, san Sergio chiede a Simone cosa gli sia accaduto.

Risponde Simone: “Sin dall’inizio ho visto un fuoco che incombeva sull’altare della protesi , poi come un turbine ha avvolto tutto l’Altare, e al momento della Comunione il fuoco si è raccolto nel Santo Calice, e noi lo abbiamo bevuto”.

San Sergio è stupito per la reazione di Simone, e gli dice:

“Figlio, perché sei così atterrito solo perché per una volta hai visto con i tuoi occhi ciò che avviene in ogni Divina Liturgia?

Lo Spirito Santo concelebra sempre con noi; il Calice eucaristico è sempre traboccante del Fuoco Divino!

IL Calice del Fuoco Divino
IL Calice del Fuoco Divino

Siyahamba, camminando nella luce di Dio

Siyahamba – Versione originale Zulu

Siyahamba, cantato spesso, ed in chiese cristiane di diversa denominazione. Trascinante quando è bene eseguito!

Siyahamb’ ekukhanyeni kwenkos,
Siyahamba ekukhanyeni kwenkos’.

Siyahamb’ ekukhanyeni kwenkos’,
Siyahamba ekukhanyeni kwenkos’.
[ekukhanyeni kwenkos’]

Siyahamba… ooh

[Siyahamba, hamba, Siyahamba, hamba]
Siyahamba ekukhanyeni kwenkos’.
[ekukhanyeni kwenkos’]

Siyahamba… ooh

[Siyahamba, hamba, Siyahamba, hamba]
Siyahamba ekukhanyeni kwenkos’.

Siyahamba – Versione in lingua inglese

We are marching in the light of God
We are marching in the light of God.

We are marching in the light of God,
We are marching in the light of God.
[in the light of God]

We are marching… ooh
[We are marching, marching, we are marching, marching,]

We are marching in the light of God.
[the light of God]

We are marching… ooh
[We are marching, marching, we are marching, marching,]

We are marching in the light of God.

In Christ Alone

In Christ Alone

In Christ Alone è un inno meraviglioso.
Una volta è capitato anche a me di cantarlo in questo modo, a cappella, ma non mi è venuto così bene… intensità della preghiera a parte! Alla fine per il Signore è quella la cosa più importante.

For I am His and He is mine
Bought with the precious blood of Christ

In Christ alone my hope is found
He is my light, my strength, my song
This Cornerstone, this solid ground
Firm through the fiercest drought and storm
What heights of love, what depths of peace
When fears are stilled, when strivings cease
My Comforter, my All in All
Here in the love of Christ I stand

In Christ alone, who took on flesh
Fullness of God in helpless babe
This gift of love and righteousness
Scorned by the ones He came to save
‘Til on that cross as Jesus died
The wrath of God was satisfied
For every sin on Him was laid
Here in the death of Christ I live, I live

There in the ground His body lay
Light of the world by darkness slain
Then bursting forth in glorious Day
Up from the grave He rose again
And as He stands in victory
Sin’s curse has lost its grip on me
For I am His and He is mine
Bought with the precious blood of Christ

No guilt in life, no fear in death
This is the power of Christ in me
From life’s first cry to final breath
Jesus commands my destiny
No power of hell, no scheme of man
Can ever pluck me from His hand
Till He returns or calls me home
Here in the power of Christ I’ll stand

I will stand
I will stand, all other ground is sinking sand
All other ground, all other ground
Is sinking sand, is sinking sand
So I’ll stand

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)
Eterna verità e vera carità e cara eternità!

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11).

Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza.
Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo.
Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa.

Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore.
Era la luce che mi ha creato.
E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

O eterna verità e vera carità e cara eternità!

O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me.

Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi pareva di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».

Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create.

Eri con me ed io non ero con te.

Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 
Ed egli rispose:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.
La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 

Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.

Chi ha orecchi, intenda!». 

(Matteo 13:36-43)

Pregando sul Vangelo del giorno

La liturgia della Parola di questi giorni insiste sul tema della zizzania e della sua sorte dopo la mietitura. Gettata nella fornace ardente e completamente ridotta in cenere.

Insiste sul dire che chi ha orecchi è chiamato ad intendere che altrettanto accadrà a chi fomenta scandali ed opera l’iniquità. Essi subiranno la stessa sorte, saranno gettati nella fornace ardente e ridotti in cenere.

Non è una novità questo nella Scrittura. Antico Testamento e Salmi sono pieni di simili ammonimenti. Ed abbiamo letto proprio ieri della sorte dell’idolo, del vitello d’oro, che si era costruito Israele, ridotto in polvere anche esso. Polvere che il popolo di Israele viene costretto a bere, per rendersi conto del nulla a cui pensava di affidare la sua vita.

Tutto è nulla rispetto alla Parola di Dio! Chi pensa diversamente si illude soltanto.

La promessa ai giusti

Ma occorre non fissarsi troppo con la zizzania, con i frutti del Maligno, e concentrarsi invece sul proprio cercare di essere ritrovati tra i giusti, secondo la Sua Volontà.

…i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro…

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento;
coloro che avranno indotto molti alla giustizia
risplenderanno come le stelle per sempre. 

(Daniele 12:3)

Fissiamoci piuttosto che con il timore del fuoco, con quello del Dio vivente, e sforziamoci di obbedire alla Parola di Dio in ogni Suo detto o mandamento.

Non concentriamo troppo la nostra attenzione sulla punizione degli israeliti che hanno deviato dal retto cammino, ma centriamo piuttosto la nostra attenzione sulla figura dell’obbedienza e dell’umiliazione di Mosè.

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse:
«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
(Esodo 34:8-9)

Non lo leggiamo oggi, ma l’Eterno, Benedetto Egli sia, risponde a Mosè con una promessa.

Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te.
(Esodo 34:10)

Questa promessa si è compiuta per noi, in Cristo Gesù, nel quale tutte le promesse di Dio si sono mutate in Si, in un Amen.

Abbandoniamoci alla fede allora, gettiamoci tra le braccia di Dio, lasciamo fiduciosi che i suoi mietitori ci raccolgano. E, se Egli vorrà, saremo frumento macinato per fare del buon pane…

Amen. Alleluia!

Chiesa di San Benedetto a Montemonaco
Chiesa di San Benedetto a Montemonaco

Devotional – Spogliato per me – Settimana dal 10 al 16 luglio

Devotional – Spogliato per me

a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Allora i soldati del governatore portarono Gesù nel pretorio e radunarono attorno a lui tutta la coorte. E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto».
Matteo 27:27-28

Nel corso del processo a suo carico, Gesù è umiliato e deriso. Spogliato delle sue vesti viene ironicamente coperto con un mantello di porpora a rappresentare il suo essere re. Dopo averlo schernito è nuovamente spogliato e rivestito dei suoi abiti per essere condotto al luogo della crocifissione, ove è nuovamente denudato.

Nel racconto del Vangelo di Matteo il Cristo è spogliato per tre volte. Lui, il figlio di Dio, che aveva lasciato la gloria del cielo per nascere in un umile mangiatoia, viene umiliato fino alla fine.

Non provo vergogna, ma profonda ammirazione per un comportamento senza eguali e nello stesso tempo per un gesto di grande amore.

Così come dopo la caduta di Adamo ed Eva, Dio provvide loro delle vesti di pelle di animale, per mezzo di Gesù – l’agnello senza peccato – ha rivestito ciascuno di noi di grazia e misericordia. Perduti e lontani come il figlio prodigo,

Egli ci ha atteso, pronto ad accoglierci e a donarci un abito nuovo.

Nessuno si senta coperto, perché al Suo occhio siamo sempre nudi, e la chiesa di Laodicea in Apocalisse lo insegna.

Andiamo a Lui, per il prezioso sacrificio di Cristo, e compriamo senza denaro quelle vesti bianche che coprono la nostra vergogna. Non cerchiamo come i due progenitori nell’Eden di costruirci abiti con foglie di fico, ma affidiamoci alle Sue amorevoli mani.


La tunica di Gesù


Nel vangelo di Giovanni leggiamo che i soldati “presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato. Presero anche la tunica, che era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso” (Giovanni 19:23-24).

I soldati fecero in quattro pezzi “la veste”, o “il mantello”, cioè l’indumento esteriore di Gesù, non la tunica, il chiton, che era l’indumento intimo, portato a diretto contatto con il corpo. Gli antichi autori vedevano raffigurato nelle vesti e nella tunica il mistero della Chiesa, corpo di Cristo, rispettivamente nella sua universalità e nella sua integrità/unità.

Le vesti, distribuite in quattro parti, indicano l’universalità: il corpo del Figlio è per tutti i fratelli. La tunica invece indica il mistero della integrità/unità: l’unico corpo donato rende ognuno figlio, unito al Padre e ai fratelli.
 
Il 10 luglio 1509, nasceva a Noyon in Francia il riformatore Giovanni Calvino.


 Lettura della Bibbia

10 luglio         Salmi 87-89; Galati 5-6
11 luglio         Salmi 90-92; Efesini 1-2
12 luglio         Salmi 93-95; Efesini 3-4
13 luglio         Salmi 96-98; Efesini 5-6
14 luglio         Salmi 99-101; Filippesi 1-2
15 luglio         Salmi 102-104; Filippesi 3-4
16 luglio         Salmi 105-107; Colossesi 1-2

Devotional - Spogliato per me
Devotional – Spogliato per me

Spezzare minutamente il cuore!

Bisogna spezzare minutamente il cuore…

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo
(Disc. 19, 2-3; CCL 41, 252-254)

 

*Ufficio delle Letture della Domenica XIV del Tempo Ordinario

Davide ha confessato: «Riconosco la mia colpa» (Sal 50, 5).

Se io riconosco, tu dunque perdona.

Non presumiamo affatto di essere perfetti e che la nostra vita sia senza peccato. Sia data alla condotta quella lode che non dimentichi la necessità del perdono.

Gli uomini privi di speranza, quanto meno badano ai propri peccati, tanto più si occupano di quelli altrui. Infatti cercano non che cosa correggere, ma che cosa biasimare. E siccome non possono scusare se stessi, sono pronti ad accusare gli altri.

Non è questa la maniera di pregare e di implorare perdono da Dio, insegnataci dal salmista, quando ha esclamato: «Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi» (Sal 50, 5).

Egli non stava a badare ai peccati altrui. Citava se stesso, non dimostrava tenerezza con se stesso, ma scavava e penetrava sempre più profondamente in se stesso. Non indulgeva verso se stesso, e quindi pregava sì che gli si perdonasse, ma senza presunzione.

Comprendi e poni attenzione

Vuoi riconciliarti con Dio? Comprendi ciò che fai con te stesso, perché Dio si riconcili con te.

Poni attenzione a quello che si legge nello stesso salmo: «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti» (Sal 50, 18).

Dunque resterai senza sacrificio? Non avrai nulla da offrire? Con nessuna offerta potrai placare Dio? Che cosa hai detto? «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti» (Sal 50, 18).

Prosegui, ascolta e prega: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi» (Sal 50, 19).

Dopo aver rigettato ciò che offrivi, hai trovato che cosa offrire. Infatti presso gli antichi offrivi vittime del gregge e venivano denominate sacrifici. «Non gradisci il sacrificio»: non accetti più quei sacrifici passati, però cerchi un sacrificio.

Se offro olocausti, non li accetti

Dice il salmista: «Se offro olocausti, non li accetti». Perciò dal momento che non gradisci gli olocausti, rimarrai senza sacrificio? Non sia mai. «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi» (Sal 50, 19).

Hai la materia per sacrificare. Non andare in cerca del gregge, non preparare imbarcazioni per recarti nelle più lontane regioni da dove portare profumi.

Cerca nel tuo cuore ciò che è gradito a Dio. Bisogna spezzare minutamente il cuore. Temi che perisca perché frantumato? Sulla bocca del salmista tu trovi questa espressione: «Crea in me, o Dio, un cuore puro» (Sal 50, 12). Quindi deve essere distrutto il cuore impuro, perché sia creato quello puro.

Quando pecchiamo dobbiamo provare dispiacere di noi stessi, perché i peccati dispiacciono a Dio. E poiché constatiamo che non siamo senza peccato, almeno in questo cerchiamo di essere simili a Dio: nel dispiacerci di ciò che dispiace a Dio.

In certo qual modo sei unito alla volontà di Dio, poiché dispiace a te ciò che il tuo Creatore odia.

Agostino, bisogna spezzare minutamente il cuore (commento al Salmo 50)
Agostino, bisogna spezzare minutamente il cuore (commento al Salmo 50)

Le campane di Montemonaco e la gioia dell’essere insieme

Domani nel mio “paese del cuore”, Montemonaco, sui monti Sibillini, si terrà un insolito concerto di campane. Tutte o quasi le campane delle frazioni, recuperate dopo il terremoto, sono state “incastellate”, credo si dica così, assieme e verranno fatte suonare.

Se ricordo bene quanto ho letto, anche ai bambini sarà dato modo di farle rintoccare con una apposita “tastiera”.

Me le ricordo bene tutte o quasi quelle campane. Quelle di San Benedetto a Montemonaco o di Isola San Biagio spesso le ho anche fatte suonare o suonate, a corda, in prima persona.

E’ bella la campana. Il suo suono è bello. Ma è bello soprattutto il suo significato. Perchè richiama all’idea stessa di non essere soli, di essere comunità, di essere popolo.

Richiama alla bellezza dello stare insieme. Richiama alla giustizia infallibile del tempo, al tempo che è dono del Signore. Al tempo che passa uguale per ogni uomo ed ogni donna. Al tempo terreno che ha un’inizio (lo scampanio festoso per una nascita) ed una fine (le campane a martello per chi ritorna al Padre).

Richiama alla festa, alla gioia del Risorto… la Distesa… Richiama alla preghiera… il Cenno, l’Ave Maria, il Vespro…

Di fondo richiama alla comunità dicevo, all’essere comunità ecclesiale, all’essere chiesa.

Perciò oggi, in tempi di solitudini, di solipsismo, di suoni indistinti, a tanti la campana non piace.  Perchè oggi molti, troppi, amano vivere da soli, amano il loro privato, hanno trasformato il silenzio della preghiera nel silenzio del frastuono.

Eh, si, perchè il frastuono può essere silenzioso. Macchine, musiche, cellulari, televisioni, suonerie degli smartphone, che ci assordano ai rumori veri, ai richiami vivi dell’altro o dell’altra, alla campana che suona per te, per me, per tutti.

 

Campane di Montemonaco (foto ripresa da Mimma Bei)
Campane di Montemonaco (foto ripresa da Mimma Bei)

 

Campane di Montemonaco (foto ripresa da Piceno Time)
Campane di Montemonaco (foto ripresa da Piceno Time)

Noi pochi, noi felici pochi, manipolo di fratelli

Oggi culto con la comunità di mia zia Sara. Chiesa quasi deserta… causa probabilmente i tanti che hanno fatto “ponte” in occasione del 25 aprile.

Ieri sera avevo ascoltato una predicazione di Paolo Ricca, pastore valdese, tenuta a Trastevere, sul tema della Resurrezione di cui non si accorge nessuno. Se non chi ha fede.

E il presidente dell’assemblea liturgica di oggi da mia zia ha predicato sullo stesso tema, forse contemplando un po’ sconsolato le poche presenze nei banchi.

E’ vero, Dio non ci si impone, non ci forza alla fede. Non forza neppure Tommaso; gli dice semplicemente di metter lì la mano…

E quando questi professa la propria fede gli dice, “tu credi perchè tocchi”, beati quelli che credono senza toccare o vedere.

Non ho potuto fare a meno di pensare alla nostra società odierna, al materialismo imperante, per cui sono importanti solo le cose che si vedono e si toccano, allo scientificismo, per cui è vero solo quello che può essere provato scientificamente.

La Resurrezione non si vede e non si tocca. La Resurrezione può essere accolta solo con la fede. Perciò è giusto, ho pensato mentre celebravamo la Santa Cena, che siamo così pochi. Pochi come gli apostoli e le donne della prima comunità cristiana.

Pochi, ma speriamo “buoni” agli occhi di Dio. Del resto Dio non ci ha detto di riempire le chiese ed i templi con effetti speciali, nè che le chiese piene sarebbero state una prova di fede,,, al contrario. Ci ha detto di annunziare il Vangelo, senza stancarci, senza fare “sconti” o aggiunte a quanto la Legge di Dio, la Sua Parola richiede. Ci ha detto che questo ci procurerà tribolazione nel mondo, ad alcuni la perdita della stessa vita terrena. Ma ci ha detto anche a più riprse di non temere, di non avere paura, che Egli ha vinto il mondo, che Egli sa tutto ciò di cui abbiamo bisogno, che sarà lo stesso Spirito, sarà Lui stesso a dirci cosa dobbiamo dire.

Lasciamo che agisca, secondo la Sua volontà. Crediamo! Non stanchiamoci mai di leggere, pregare e meditare sulla Sua Parola. e la vittoria finale sarà nostra. Sarà di quei pochi. Di quei fedeli e felici pochi capaci di versare il loro sangue per l’Evangelo.

Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

(William Shakespeare, Enrico V: Atto IV, scena III)

Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi
Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi