Archivi categoria: Preghiera

Servo violento per il Regno (Matteo 11:11-15)

11 In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

12 Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono. 13 Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a Giovanni. 14 Se lo volete accettare, egli è l’Elia che doveva venire.

15 Chi ha orecchi per udire oda.

(Matteo 11)

Icona di Giovanni Battista (particolare)
Icona di Giovanni Battista (particolare)

Il brano dell’Evangelo secondo Matteo che leggiamo oggi (Matteo 11:11-15), giovedì della seconda settimana di Avvento, racconta ancora della figura del Battista. Così sarà anche domani (Matteo 11:16-19) e così domenica prossima, III del Tempo di Attesa (Matteo 11,2-11).

Questo dovrebbe bastare a capire la centralità e l’importanza di questa figura, presentata domenica scorsa nella Seconda domenica del tempo (Matteo 3:1-12) per capire il significato dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

Così, mentre domenica scorsa la figura ci era presentata con le sue caratteristiche, le sue parole rivolte a chi andava da lui, il suo annuncio di Colui che era più grande di lui, nel capitolo 11 di Matteo il Battista ci viene e ci verrà presentato attraverso le parole che Gesù stesso ebbe a pronunciare su di lui.

Diverse cose ci dice oggi Gesù del Battista.

In primis, egli è il più grande fra i nati di donna, ovvero ha un compito, quello che la tradizione definisce di Precursore del Signore, che nessun altro ha mai avuto e mai avrà nella storia. La sua profezia è la più grande mai ascoltata. Egli è l’Elia che deve venire…

Ovvero, chi è capace di accogliere le parole del Battista senza scandalizzarsi, chi è capace di convertirsi, di accogliere senza sconti per sè stesso ed il proprio peccato, la predicazione del Battista, chi è capace di tutto ciò è già un bel passo avanti per riuscire ad accettare le esigenze del Regno come le proporrà, come ce le propone il Cristo, il Figlio di Dio.

Per credere, ci dice il Battista, ci vuole molta forza, molto impegno, molto coraggio. Per continuare a credere, nell’andare della propria vita, negli alti e nei bassi che questa ci propone, occorre che non venga mai meno la passione, la voglia di lottare per quello in cui la Parola di Dio ci dice che occorre credere.

Fate attenzione: non la passione tout-court, ma la passione per il Regno; non il credere in quello che ci piace credere, ma il credere nella Parola di Dio, non la voglia di lottare per la propria o l’altrui autoaffermazione, ma la voglia di lottare principalmente con sè stessi e contro coloro che provano a fare violenza al Regno di Dio, e cercano di impadronirsene.

Il versetto 12 è da leggere con la massima attenzione.

Perchè esistono diversi tipi di violenza.

Una cattiva, che è quella di chi perverte con parole di uomini la Parola di Dio, la violenza dei falsi profeti, la violenza dei cattivi maestri, dei demoni vestiti da angeli da luce. Il tipo di violenza forse più pericoloso, di chi maschera le esigenze del Regno affinchè servano ai suoi scopi tutti terreni.

Poi c’è la violenza esplicita di chi si mette direttamente al servizio del tentatore, del satana, e con tutti i mezzi, leciti ed illeciti, prova a convertire, anzi, ad in-vertire l’uomo e la donna, a metterli nella direzione opposta al Regno, a far loro credere che sia qui, in questo mondo, nelle sue credenze, la vera e sola felicità; che non esista eternità, ma solo la sua illusione. Che non esiste una sola e santa Verità, ma che le verità siano tante e che ognuno possa scegliersi la sua. La violenza di chi serve il diavolo, appunto, che dià-Bolè, che disperde i cocci della fragile umanità che noi siamo, che fa perdere il giusto cammino.

Infine c’è un terzo tipo di violenza, che potremmo definire “buona”. Quella rivolta da noi stessi verso il nostro peccato, verso tutto ciò che ci allontana da Dio e dalle esigenze del Regno. La lotta quotidiana per credere nella provvidenza divina, per sperare contro ogni speranza, per dire ogni volta, in ogni circostanza, per quanto dura e difficile ci possa sembrare, per dire ogni volta come disse Maria: Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola. La nostra anima (il femminile perciò è perfetto anche se sono uomo, maschio, io che scrivo o leggo) deve pronunciare con fede nella grazia di Dio queste parole. La nostra anima deve credere nell’efficacia di esse.

Come sempre Maria disse a Cana ai servi: Fate tutto quel che vi dirà, così anche noi siamo chiamati a comandare ai nostri sensi, alle nostre passioni, ai nostri desideri, ai nostri sentimenti, di operare solo e soltanto quello che ci dice la Parola di Dio.

Come operare questa violenza buona? Con il confronto continuo e quotidiano con la Parola di Dio, con la preghiera, con quelli che la teologia “spicciola” chiama i mezzi ordinari della grazia di Dio. Che di ordinario in realtà non hanno nulla… Dio che si fa uomo, si incarna, muore per noi e dopo tre giorni risorge… la Parola immortale e senza tempo, il pane ed il vino che sono il Corpo ed il Sangue del Cristo… Realtà straordinarie che la sola grazia di Dio rende ordinarie e di facile accesso per ciascuno e ciascuna di noi.

Non ci sentiamo inferiori, fratello o sorella, per le difficoltà che incontriamo nella fede. Anche il Battista, il più grande dei nati di donna, il maggiore tra tutti i profeti, dovette inviare dei messaggeri a Gesù per innalzare la sua fede; così ascolteremo: Sei tu Colui che deve venire o occorre aspettarne un altro? E noi pretenderemmo di essere più grandi di Lui, che fu capace di riconobbere Gesù fin da quando era ancora nel grembo materno di sua madre, Elisabetta?

 

Ma potremmo esserlo… dice Gesù che il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande di lui, per intendere che chi è capace della fede di cui parlavamo sopra, chi è capace di lottare con sè stesso e vincere, chi è capace di pregare senza interruzione, di essere sempre rivolto a Dio, di mettere la Parola di Dio al posto delle proprie ed altrui parole umane, quello è il più grande nel Regno dei cieli. Il più debole e disprezzato sulla terra è il più grande se lo anima solo e soltanto la fede nel Signore che viene, che è venuto, che verrà…

Maranathà!

Amen.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 2

Così dice il SIGNORE:
«Fermatevi sulle vie e guardate,
domandate quali siano i sentieri antichi,
dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa;
voi troverete riposo alle anime vostre!

Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!”

(Geremia 6,16)

Sentiero verso Altino di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)
Sentiero verso Altino di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)

Seguiamo il sentiero della Parola di Dio, senza deviare da esso. E sapremo ricostruire le nostre vite, perchè siano secondo la Sua volontà.

Amen.

Sulle Sue spalle, dietro di Lui (Matteo 18:12-14)

12 Che ve ne pare? Se un uomo ha cento pecore e una di queste si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti per andare in cerca di quella smarrita? 13 E se gli riesce di ritrovarla, in verità vi dico che egli si rallegra più per questa che per le novantanove che non si erano smarrite. 14 Così il Padre vostro che è nei cieli vuole che neppure uno di questi piccoli perisca.

(Matteo 18)

Salmi 119,1 Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del SIGNORE.
Salmi 119,1 Beati quelli che sono integri nelle loro vie, che camminano secondo la legge del SIGNORE.

Uno tra i pochissimi brani, questo della pecora, o pecorella smarrita, che un italiano medio, se glielo chiedi, si ricorda a memoria. Non a caso, perchè è molto bello, citatissimo anche in arte, soprattutto in pittura.

Ma in che modo lo legge? Di solito nel modo sbagliato. Legge solo la misericordia del gesto, legge il perdono dei suoi peccati, di ogni peccato, ma lì si ferma. Non considera che si, il Signore è fonte del più grande amore e della più grande misericordia, ma a fronte di una nostra scelta chiara per Lui, per la Sua Verità.

Prima e dopo questo brano, nel Vangelo secondo Matteo, si parla di chi dà scandalo con il suo comportamento ai piccoli e di chi non ascolta la correzione fraterna fatta tramite la Parola di Dio per bocca di un fratello. Si parla cioè della verità della propria esistenza e dei propri gesti, delle proprie scelte.

A dire che non basta la misericordia, che la misericordia deve essere accoppiata con la verità, sempre e comunque.

Come dice l’autore dei Salmi (85):

10 La bontà [la misericordia] e la verità si sono incontrate,
la giustizia e la pace si sono baciate.
11 La verità germoglia dalla terra
e la giustizia guarda dal cielo.

Il Signore è buono e pietoso, non si stanca di ricercare la pecora smarrita, per darle, se ritiene, secondo la Sua volontà, di darle quella che umanamente chiamiamo “un’altra possibilità”; la cerca, se la mette sulle spalle… Perchè se la mette sulle spalle?

4 Chi di voi, avendo cento pecore, se ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e non va dietro a quella perduta finché non la ritrova? 5 E trovatala, tutto allegro se la mette sulle spalle.

(Luca 15)

Non fu un inviato, né un angelo
ma lui stesso a salvarli;
nel suo amore e nella sua benevolenza egli li redense;
se li prese sulle spalle e li portò tutti i giorni del passato.

(Isaia 63:9)

Il Signore ci mette sulle sue spalle per diversi motivi. Perchè è buono e misericordioso, ha pietà di noi, vuole sollevarci per un po’ dalla fatica del cammino, vuole aiutarci a tornare sulla retta via, vuole ricondurci all’ovile.

Ma il Signore ci mette sulle sue spalle anche perchè vuole farci capire che le nostre spalle sono al sicuro, la nostra vita è protetta davvero solo se ci ripariamo dietro la Sua Verità, solo se diventiamo parte del Suo stesso Corpo, se il nostro cuore respira all’unisono con il Suo. E sappiamo che il Signore non si è limitato a rialzarci da terra, a ricondurci dal nostro smarrimento, a rimetterci sulla nostra via così semplicemente, ma ha incarnato personalmente tutto questo, nella persona del Figlio.

Che è Via, Verità e Vita, che sulle spalle non si è preso semplicemente una pecora smarrita, ma il braccio orizzontale della croce, ossia tutto il peccato del mondo. dall’inizio alla fine dei tempi, da oriente a occidente, dall’alba al tramonto della nostra vita terrena.

Il Signore si mette sulle spalle ciascuno di noi con la Sua misericordia. Ma come una pecora poi viene poggiata di nuovo sul terreno dal pastore umano, che spera che da quel momento in poi non si smarrisca più, così anche noi siamo invitati a non peccare più, a non allontanarci più dalla Verità di Dio.

Altrimenti, se dopo riprendessimo il nostro vagare, il nostro girare disordinato, rischieremmo di finire tra le fauci di un predatore, o tra le mani di uno dei tanti falsi pastori che infestano il nostro mondo.

Restiamo saldamente allora dietro le spalle del Signore, prestando fede solo alla Sua Verità, e quando sarà il momento ci ritroveremo con colui che ama teneramente la nostra anima immortale.

Maranathà! 

Amen. 

Tu mi hai chiamato, Signore, a servire

Una preghiera, questa che si legge nel giorno in cui le chiese orientali commemorano Giovanni Damasceno, che, oggi, ma non solo oggi, sento particolarmente mia. Che faccio mia, che sento mia. In particolare la parte che ho evidenziato in grassetto. Mi hai chiamato a servire, mi hai chiamato a predicare, mi hai chiamato a studiare ed a servire la Tua Parola. Ed è tutta la vita che, in qualsiasi circostanza di essa mi trovi, mi sforzo di farlo. Con tutte le persone meravigliose che Tu, o Signore, hai messo e metti sul cammino. A partire da mia moglie e mia figlia…

Però l’inquietudine mi rimane. Ma forse, Tu solo lo sai Signore, è la mia spina nella carne… Sia fatta la Tua volontà, Signore, comunque vada… Io la accetto, la voglio accettare, come ho sempre cercato di fare. Perdonami per i miei molti peccati, per le mie infedeltà.

giovannidamasceno

Tu mi hai chiamato, Signore, a servire i tuoi discepoli

Dalla «Dichiarazione di fede» di Giovanni Damasceno, sacerdote

Tu, Signore, mi hai tratto dai fianchi di mio padre; tu mi hai formato nel grembo di mia madre; tu mi hai portato alla luce, nudo bambino, perché le leggi della nostra natura obbediscono costantemente ai tuoi precetti.

Tu hai preparato con la benedizione dello Spirito Santo la mia creazione e la mia esistenza, non secondo volontà d’uomo o desiderio della carne, ma secondo la tua ineffabile grazia. Hai preparato la mia nascita con una preparazione che trascende le leggi della nostra natura, mi hai tratto alla luce adottandomi come figlio, mi hai iscritto fra i discepoli della tua Chiesa Santa e immacolata.

Tu mi hai nutrito di latte spirituale, del latte delle tue divine parole. Mi hai sostentato con il solido cibo del Corpo di Gesù Cristo nostro Dio, Unigenito tuo santissimo, e mi hai inebriato con il calice divino del suo Sangue vivificante, che egli ha effuso per la salvezza di tutto il mondo.

Tutto questo, Signore, perché ci hai amati e hai scelto come vittima, in vece nostra, il tuo diletto Figlio unigenito per la nostra redenzione, ed egli accettò spontaneamente; senza resistere, anzi come uno che era destinato al sacrificio, quale agnello innocente si avviò alla morte da se stesso, perché, essendo Dio, si fece uomo e si sottomise, di propria volontà, facendosi«obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fi12, 8).

E così, o Cristo mio Dio, tu hai umiliato te stesso per prendere sulle tue spalle me, pecorella smarrita, e farmi pascolare in pascolo verdeggiante e nutrirmi con le acque della retta dottrina per mezzo dei tuoi pastori, i quali, nutriti da te, han poi potuto pascere il tuo gregge eletto e nobile.

Ora, o Signore, tu mi hai chiamato per mezzo del tuo sacerdozio a servire i tuoi discepoli. Non so con quale disegno tu abbia fatto questo; tu solo lo sai. Tuttavia, Signore, alleggerisci il pesante fardello dei miei peccati, con i quali ho gravemente mancato; monda la mia mente e il mio cuore; guidami per la retta via come una lampada luminosa; dammi una parola franca quando apro la bocca; donami una lingua chiara e spedita per mezzo della lingua di fuoco del tuo Spirito e la tua presenza sempre mi assista.

Pascimi, o Signore, e pasci tu con me gli altri, perché il mio cuore non mi pieghi né a destra né a sinistra, ma il tuo Spirito buono mi indirizzi sulla retta via; perché le mie azioni siano secondo la tua volontà e lo siano veramente fino all’ultimo.

Tu poi, o nobile vertice di perfetta purità, nobilissima assemblea della Chiesa, che attendi aiuto da Dio; tu in cui abita Dio, accogli da noi la dottrina della fede immune da errore; con essa si rafforzi la Chiesa, come ci fu trasmesso dai Padri.

bibbia

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 1:13-14

Carissimo, prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito santo che abita in noi.
Tu dunque, figlio mio, attingi sempre forza nella grazia che è in Cristo Gesù e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri.
Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù.

Suggerimenti per la preghiera e la lettura biblica della settimana

Per la settimana che va da domani, lunedì 5 dicembre, a domenica 11 dicembre 2016, III del Tempo Liturgico di Avvento, a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella, cui va il mio più vivo ringraziamento.

***********************************************************************************

«Or Giacobbe prese delle verghe verdi di pioppo, di mandorlo e di platano; vi fece delle scortecciature bianche, mettendo allo scoperto il bianco delle verghe».
Genesi 30:37

Dopo circa vent’anni di duro lavoro al servizio dello zio Labano, Giacobbe, dopo aver sposato Lea, ha ora la gioia del primo figlio dell’amata Rachele. La nascita di Giuseppe lo spinge a tornare nelle sue terre di origine. Avendo finora lavorato per il suocero non ha nulla e chiede di essere compensato da questo momento attraverso la divisione dei nuovi nati nel gregge: gli animali bianchi sarebbero rimasti allo zio, quelli macchiati o striati a lui. Nulla di strano se il gregge di partenza non fosse stato interamente bianco. Giacobbe dopo tanti anni al pascolo ha coscienza che gli animali possono essere condizionati da quel che vedono. Mette così su un sistema di stimolazione di strisce davanti agli occhi degli animali in calore. Il risultato è sorprendente: accade secondo i suoi piani. In breve tempo il numero dei suoi animali supera quello dei capi di Labano. La vicenda non è una proposta truffaldina né un’idea per fare business. Giacobbe ci insegna che quel che gli occhi vedono, il cuore desidera e l’anima cerca. Non togliere dai tuoi occhi la chiara visione di quel che vuoi accada. La fede è dimostrazione di cose che non si vedono … (Ebrei 11:1).

L’8 dicembre

Segna per tradizione l’inizio dei preparativi natalizi, quali l’albero, il presepe e altri addobbi. Tale ricorrenza ha la peculiarità di riscaldare il cuore delle persone, nonostante queste siano, ogni anno sempre più, pervase da sentimenti di tristezza ed insoddisfazione, frutto soprattutto delle difficoltà economiche che imperversano sulla nostra società. Può bastare il luccichio di un albero addobbato o un presepe pieno di personaggi a far dimenticare le tragedie di tutti i giorni, annebbiando così anche le anime delle persone sul vero motivo per cui Cristo è venuto a nascere? Nel vangelo di Giovanni (3:16) è scritto: «Dio ha tanto amato il mondo che ha mandato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna». Questo il vero motivo: Cristo è venuto ad abitare tra le tenebre in quanto luce di Dio affinché la Sua luce potesse risplendere nelle tenebre dell’umanità.

L’8 dicembre, secondo il calendario gregoriano, è una ricorrenza dedicata a Maria, madre di Gesù. Questa accolse nel suo grembo il nascituro figlio di Dio. Considerando come la Bibbia ci ricordi che ogni essere umano ha peccato ed è privo della gloria di Dio ed è da Lui separato, che tale divisione ed allontanamento possa essere eliminato solo attraverso l’accettazione del sacrificio compiuto da Gesù sulla croce per noi, viene da chiedersi come sia stato possibile che una donna, in cui albergava il peccato, abbia potuto ospitare nel proprio grembo Colui che è senza peccato? (tratto da: L’8 dicembre: Maria raggiunta dalla Grazia)

bibbiaaperta

Lettura della Bibbia

05 dicembre   Amos 5-6; Ebrei 11-12
06 dicembre   Amos 7-8; Ebrei 13; Giacomo 1
07 dicembre   Amos 9; Abdia 1; Giacomo 2-3
08 dicembre   Giona 1-2; Giacomo 4-5
09 dicembre   Giona 3-4; 1 Pietro 1-2
10 dicembre   Michea 1-2; 1 Pietro 3-4
11 dicembre   Michea 3-4; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1

Il 10 dicembre 1968 si spegneva Karl Barth (10 maggio 1886, Basilea), teologo e pastore calvinista, iniziatore della “teologia dialettica”.

Convertitevi! (Matteo 3:1-12)

1 In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: 2 «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». 3 Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse:

«Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri”».

4 Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui; 6 ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? 8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. 9 Non pensate di dire dentro di voi: “Abbiamo per padre Abraamo”; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo.

10 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco.

11 Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. 12 Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

bibbiaaperta

Il Vangelo della II domenica di Avvento dell’Anno A presenta con parole chiarissime colui che lo stesso Gesù definirà il profeta più grande, il più grande tra gli uomini, Giovanni il Battezzatore, Giovanni il Battista.

Giovanni, cioè, che invita a battezzarsi, ovvero ad immergersi (baptizo in greco significa questo) completamente, con tutta la propria vita, nella realtà di Dio. Ad immergersi, a far scomparire tutto ciò che è di fuori (credenze, idolatrie, ipocrisie, falsità, pensieri e ragionamenti umani, ideologie…) per assorbire completamente la Parola di Dio, per imbeversi completamente di essa.

Non c’è spazio per altro per il credente, per il fedele. La Parola di Dio e sola quella. Non esistono altre verità, se non parziali, frammentate, a volte illusorie… I semi, i germi di verità di cui parla qualcuno, sono da ricercare ai fini di spingere alla conversione, ma l’unico vero seme che conta è quello che accetta di morire a sè stesso, e porta molto frutto. Gli altri semi sono da rigettare, il Seme della Parola è l’unico che deve crescerenella nostra vita personale.

Il seme della Parola di Dio, il seme del Cristo, il seme del Verbo fatto uomo.

Occorre, davvero, nascere di nuovo. Non basta nascere da Abramo, nascere nel popolo eletto, nascere da una famiglia credente. Non è una garanzia di nessun tipo. Occorre nascere di nuovo, occorre che noi, noi personalmente, facciamo una scelta personale, propria, solo nostra, di immedesimarci con il Verbo, di scegliere, sempre per i comandi di Dio, di ricercare, sempre, i suoi precetti, di ascoltare, sempre e solo, la Sua Parola.

A Dio non “serve” la nostra conversione, Dio può far sorgere dalle pietre dei figli di Abramo, dice il Battista! A noi occorre convertirci! A Dio Solo è la gloria, a noi tocca condividere la Croce, la fatica di vivere che fu assunta liberamente dal Figlio, sperando che Egli a suo tempo ci doni la gioia senza fine della Resurrezione e dell’eternità in Lui.

La scure ed il fuoco sono vicini alle radici degli alberi.

Convertiamoci, credendo al Vangelo, vivendo il Vangelo, rigettando dalle nostre vite tutto ciò che da questo ci allontana. Cerchiamo il Battesimo del Signore, lasciamoci immergere nell’acqua, accettiamo la morte, lasciamoci che la Parola di Dio ci bruci dentro, perchè sia annunciata al mondo!

Maranathà!

Il sale della terra e la luce del mondo (Matteo 5,13-16)

Con i Vespri di stasera entriamo nella Seconda settimana del tempo di Avvento 2016. Il fratello Paolo Brancè si regala questa meditazione su Matteo 5:13-16, sempre dal Discorso della Montagna. Lo ringrazio, a mio ed a vostro nome.

13 «Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini.

14Voi siete la luce del mondo. Una città posta sopra un monte non può rimanere nascosta, 15 e non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa.

16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, affinché vedano le vostre buone opere e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli.

(Matteo 5)

bibbiaaperta

“Voi Siete Il Sale Della Terra, E La Luce Del Mondo”

Il Ruolo Del Cristiano Nella Società (Matteo 5:13-16)

“…Voi siete il sale della terra…”

Sopra il sale non c’è sapore, sopra Dio non c’è Signore”.

E’ un antico proverbio che vuole definire l’assoluta importanza del sale nell’insaporire le pietanze. E’ come dire: il sale migliora ogni vivanda, anche quelle più povere. L’importanza del sale in cucina è tale che non manca neppure l’attenzione poetica che ha conferito ad esso dignità letteraria. In una poesia del poeta cileno Pablo Neruda, vissuto nella metà dello scorso secolo, è esaltata la sua unicità e bellezza.

“…. Vicino ad Antofagasta sogna la pampa salina: è una voce rotta, un canto pietoso. Poi nelle sue viscere il salgemma, montagna di luce sepolta, cattedrale trasparente, cristallo di mare, oblio delle onde. E quindi, su tutte le tavole del mondo tu, sale, agile sostanza vai spolverando luce vitale sopra gli alimenti…..”.

Del sale parla anche Gesù nel suo lungo discorso sul Monte, precisamente subito dopo avere delineato il carattere del discepolo con le enunciazioni delle Beatitudini. Mentre queste fanno alzare gli occhi del discepolo verso il cielo, le metafore del sale e della luce lo radicano responsabilmente nelle caotiche strade della quotidianità della vita sociale, portando con sé il giogo leggero dell’evangelo che libera.

Strutturalmente le due proposizioni sono dominanti e in parallelo l’una con l’altra , anche se vi sono sottili sfumature. Il testo è intimamente legato con il versetto 11, il quale evidenzia lo stato di sofferenza dei discepoli per il semplice fatto di essere cristiani, senza che essa possa fiaccare la loro testimonianza. Suggestive sono le parole di Bonhoeffer: “…. Essi vengono caratterizzati con il simbolo del bene più indispensabile sulla terra. Essi sono il sale della terra. Sono il bene più nobile, il massimo valore che la terra possiede. Senza di loro la terra non può sussistere. La terra viene, mantenuta per mezzo del sale, che sono i poveri, gli ignobili, i deboli che il mondo ripudia ….. Questo “sale divino” dà prova della sua efficacia, compenetra tutta la terra”. (1)

Siamo di fronte ad un paradosso: coloro che sono poveri, afflitti, desiderosi di giustizia, perseguitati sono il sale della terra, sono un “disinfettante” della moralità secolare, in un mondo dove gli standard morali sono flebili, in continuo cambiamento, persino inesistenti.

La metafora del sale, con cui Gesù definisce i suoi discepoli, è incisiva. E’ comunemente noto che il sale è una sostanza indispensabile nell’uso domestico. Esso ha in sé una doppia funzione, quella di insaporire le vivande e quella di conservare gli alimenti. Con l’uso metaforico della preziosità del sale che dà sapore ai cibi e che protegge dalla putrefazione gli insaccati, Gesù conferisce ai discepoli il compito di insaporire spiritualmente una società in caduta libera nel baratro di una umiliante immoralità e allo stesso tempo la preserva dalla corruzione e dal decadimento. Ciò è possibile grazie a uno stile di vita esemplare e alla coraggiosa testimonianza verbale del discepolo di Gesù.

Tuttavia, può il discepolo di Gesù scivolare in una condotta scriteriata e immorale, vanificando il messaggio contro culturale dell’Evangelo. Con la congiunzione avversativa, “ma”, il Signore introduce un accorato ammonimento: “ Ma se il sale diventa insipido con che cosa lo si salerà?” Ci troviamo di fronte alla classica esagerazione dialettica di Gesù: il sale chimicamente non può perdere la sua proprietà, sebbene in Palestina fosse noto la perdita delle qualità saline del sale, divenendo insipido ed inservibile a causa del contatto con la terra ed esposto alla pioggia.

Ecco il punto di paragone della parabola: il discepolo di Gesù è portatore di una stridente controcultura. Ma se egli si compromette con il pensiero e la morale secolare vigente, egli finisce di esser un “conservante” , perdendo le sue intrinseche qualità saline di insapori mento e di conservazione.

Se il discepolo fallisce nella sua missione, dovrà subire il giudizio che gli uomini pronunciano su lui. Può il cristiano riappropriarsi della sua proprietà “salina” , ovvero come può nuovamente rinascere? E’ un tragico quesito che Gesù pone , aggiungendo che la sua credibilità è miseramente “evaporata” come il sale palestinese a contatto con la terra perde i suoi elementi chimici.

… Voi siete la luce del mondo …

Con queste parole Gesù introduce la seconda metafora attraverso cui ribadisce il ruolo che i suoi discepoli occupano all’interno del tessuto sociale in cui si muovono. La parola greca “Kosmos” richiama innanzitutto l’ordine armonioso dell’universo, ma anche per metonimia la società umana. Quindi, i discepoli di Gesù sono portatori della luce dell’evangelo fra gli uomini che vivono nell’ignoranza del Numinoso, anche se i loro filosofi hanno tentato una accurata indagine speculativa.

Se Gesù è luce del mondo , i suoi discepoli vivono di luce riflessa, come gli astri ricevono la luce dal sole. Essi, se non tengono alta la fiamma della testimonianza, possono comprometterla a tal punto da causarne lo spegnimento.

La seconda similitudine ha una duplice sfaccettatura : la metafora della città costruita su un monte e la lucerna di una casa rurale palestinese. La testimonianza del discepolo è incisiva e visibile. Come una città costruita su un cocuzzolo ( Gesù sta pensando a Gerusalamme?) che è visibile a occhio nudo da lontano, o come una lampada che si accende in un candeliere per illuminare l’antico ambiente domestico in modo che gli uomini si dedicano alle occupazioni abituali, così anche la testimonianza dei discepoli deve essere visibile attraverso le buone opere (Cfr. Atti 2: 42-47; Mt 5:43-47; 1^ Cor. 13:1-8) non per auto glorificazione o autoaffermazione, ma per il semplice risultato di essere alla sequela di Cristo, ossia amare senza avere nulla in tornaconto nel più completo anonimato.

Sono pungenti le parole di Bonhoeffer:

“ La fuga nell’invisibilità è rinnegamento della chiamata . Una chiamata di Gesù che vuole restare comunità invisibile non è più comunità che segue Gesù …. Il moggio sotto cui la comunità visibile nasconde la sua luce può essere sia paura degli uomini sia cosciente conformismo con il mondo per conseguire determinati scopi, siano essi di carattere missionario che di un malinteso amore per gli uomini. Ma potrebbe anche essere, e questo è ancora più pericoloso , una cosiddetta teologia riformata che osa persino chiamarsi “theologia Crucis” e che è caratterizzata dal fatto che alla “farisaica” visibilità preferisce una “umile” invisibilità sotto forma di totale incorporazione nel mondo. In questo caso segno di riconoscimento della comunità non è una eccezionale visibilità, ma una sua conferma nella “justitia Civilis”. (2)

Le parole ammonitrici di Gesù giungono alle orecchie del cristiano del XXI secolo, parole chiare, inequivocabili, radicali, che non lasciano spazio ad alcuna interpretazione ammorbidente: egli è chiamato ad essere sale della terra e luce del mondo senza che il mondo possa polverizzare il sale e affievolire la luce.

“… E con la chiamata di Gesù ai discepoli non è solo assicurata l’invisibile efficacia del sale, ma anche il visibile splendore della luce …. In questa luce devono essere viste le buone opere … buone opere che Gesù stesso suscitò in loro quando li chiamò, quando li fece luce del mondo sotto la sua croce: essere poveri, stranieri, miti, apportatori di pace, essere perseguitati e respinti , e in tutto ciò una sola cosa: portare la croce di Gesù. La croce è la strana luce che risplende, e in questa sola tutte quelle opere buone dei discepoli possono essere viste .… Visibile diventa la croce , visibili diventano le privazioni e la rinunzia di quelli che sono chiamati beati. Ma nella luce della croce e di questa comunità non si può più lodare l’uomo, ma Dio solo. Se le buone opere fossero varie virtù di uomini, allora per esse non si loderebbe più il Padre, ma il discepolo. Ma così non resta nulla di degno di lode nel discepolo che porta la croce, nella comunità la cui luce risplende ed è visibile sul monte: per le loro “buone opere” solo il Padre celeste può essere lodato. Così vedono la croce e la comunità sotto la croce e credono in Dio. Ma questa è la luce della resurrezione”.(3)

1) Dietrich Bonhoeffer- Sequela- Queriniana ed, Brescia 1971, pag. 96
2) Dietrich Bonhoeffer- Op. cit.-pag. 98-99
3) Dietrich Bonhoeffer- Op.cit. pag. 99-100

Solo il nostro dovere… non ha bisogno dei nostri beni…

35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
36 Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. 38 Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».

(Matteo 9)

1 Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono questi:
il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.
5 Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni:
«Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

(Matteo 10)

bibbiaaperta

Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
7° discorso sull’Avvento
«Vedendo le folle ne sentì compassione,
perché erano stanche e sfinite»

Fin da ora celebriamo con tutto il cuore la venuta di nostro Signore Gesù Cristo, e facciamo solo il nostro dovere, poiché egli è venuto non solo a noi, ma per noi.

Il Signore non ha bisogno dei nostri beni; la grandezza della grazia che ci ha donata mostra qual’era la nostra indigenza.

Giudichiamo la gravità di una malattia da quanto costa guarirla…

La venuta del Salvatore era perciò necessaria; lo stato in cui erano gli uomini rendeva indispensabile la sua presenza. Venga presto dunque il Salvatore! Venga ad abitare in mezzo a noi per la fede, con tutta la ricchezza della sua grazia.

Ci tolga dalla cecità, ci liberi dalle infermità, sollevi la nostra debolezza! Se egli è in noi, chi potrà farci sbagliare? Se è con noi, cosa non potremo fare in colui che è la nostra forza? (Fil 4,13) «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31) Gesù è consigliere sicuro, non si sbaglia e non ci fa sbagliare; è aiuto potente, la cui forza non si esaurisce mai… E’ la sapienza di Dio, la potenza di Dio (1Cor 1,24)…

Ricorriamo dunque tutti a un Maestro così grande: in tutto ciò che facciamo, invochiamo questo aiuto; in mezzo alle nostre lotte, affidiamoci a un difensore così sicuro. Se egli è già venuto nel mondo, è per abitare in mezzo a noi, con noi e per noi.

Alzo gli occhi verso i monti…

Alzo gli occhi verso i monti…
Da dove mi verrà l’aiuto?
2 Il mio aiuto vien dal SIGNORE,
che ha fatto il cielo e la terra.
3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli;
colui che ti protegge non sonnecchierà.
4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà.
5 Il SIGNORE è colui che ti protegge;
il SIGNORE è la tua ombra;
egli sta alla tua destra.
6 Di giorno il sole non ti colpirà,
né la luna di notte.
7 Il SIGNORE ti preserverà da ogni male;
egli proteggerà l’anima tua.
8 Il SIGNORE ti proteggerà, quando esci e quando entri,
ora e sempre.

(Salmi 121)

Monte Vettore stamani, foto di Giulia Grilli di Montemonaco
Monte Vettore stamani, foto di Giulia Grilli di Montemonaco