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Stoletta e stiletto. Pensieri in libertà

Stoletta stiletto

La stoletta è lei, quella ritratta nella foto, poggiata sulla sua e mia ragion d’essere, la Parola di Dio.

Una piccola stola sacerdotale, che mi diede, il giorno dopo la mia ordinazione presbiterale, domenica 17 maggio 1992, l’allora parroco della mia famiglia, don Romano Rossi, perchè trascorressi in confessionale il tempo che mancava da quel momento (erano circa le dieci del mattino) all’orario di celebrazione della mia “prima messa presieduta”, alle undici.

Quella piccola stola poi rimase nelle tasche della mia veste talare e da allora spesso, anche adesso, venticinque anni dopo, mi accompagna nel fodero che protegge la mia Bibbia o il volume della Liturgia delle Ore.

Per chi non lo sa, la stola sacerdotale, che si indossa a cavallo delle spalle, e che ricade sui due lati del corpo, simboleggia il giogo di cui parla Gesù in Matteo 11:30. Il giogo che è dolce e il carico che è leggero.

Perchè il vero giogo è la Croce, ed il Signore Gesù è Colui che l’ha portato per intero, per la nostra salvezza.
Un ministro di Dio, ovvero una persona costituita per servire nel suo nome, un servitore, condivide in minima parte il peso del Suo servizio.

Perciò la stola è un indumento leggero, di stoffa.
Perchè indica che le tue fragili spalle di uomo possono sopportare quel peso, perchè il grosso te lo toglie il Cristo.
Quando predichi, è la Sua Parola che predichi.
Quando consoli, è la Sua Parola che consola.
Quando annunci il perdono nel Suo Nome, è la Sua Parola che perdona.

Che quella stola la indossi, nella realtà, o no, se sei un ministro di Dio, se sei un servitore fedele della Sua Parola, quella stola, quel peso te lo devi sentire addosso.
Devi essere partecipe della sofferenza e delle difficoltà dei fratelli, devi essere empatico con loro, capace di gioire con chi è nella gioia e piangere con chi è nel pianto.

Ma sempre ricordandoti che sei un servo inutile, che non fa altro che ciò che deve fare, perchè la sua vita di servitore, il suo ministero abbiano un senso ed un valore (cfr. Luca 17,10).

La stoletta è questo.

Lo stiletto cos’è invece? Ha tanti significati lo stiletto.

Stiletto stoletta

Per chi non lo sapesse, lo stiletto è una specie di pugnale a lama lunga, stretta e acuminata, munito di una piccola elsa a croce, usato specialmente nei secoli XVI e XVII. La caratteristica dello stiletto era quello di fare ferite profonde e molto difficili da rimarginare.

Si può fare un paragone con la spada a doppio taglio di cui parla la lettera agli Ebrei in 4:12; una immagine riferita alla Parola di Dio che penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore.

Perchè dunque la stoletta sarebbe anche uno stiletto?

Perchè in primo luogo, parlando in generale, ricorda a chi la porta che egli per primo deve essere disposto a lasciarsi ferire, aprire, fino alle midolla, da quella Parola che porta. E che è chiamato ad annunciare in primo luogo a sè stesso.

Un ministro, un servitore di Dio che non lo faccia non è veramente tale. Non serve Dio ma se stesso, il proprio prestigio, la propria soddisfazione.
Non può annunciare la Croce del Signore, nella Sua Verità, chi nel suo proprio essere la rifugge o la rifiuta.

Mi permetto poi una considerazione di tipo personale, legata alla mia storia di credente e di ministro di Dio e della Sua Parola.

Ieri, sabato 25 febbraio, sabato prima dell’inizio della Quaresima, il Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove ho studiato teologia e dove ho servito come formatore, celebrava la festa di Maria, Madre del Signore, con il titolo di Madre della Fiducia.
Per tradizione in occasione di questo evento si ritrovano lì i sacerdoti che ricordano nel corso dell’anno il decimo, il venticinquesimo o il cinquantesimo della loro ordinazione presbiterale.

Dal 1992 al 2017 passano per l’appunto venticinque anni, così c’erano lì ieri alcune delle persone con cui ho condiviso gli studi ed il servizio in Seminario, con alcuni anche l’ordinazione. Posto di seguito una foto ripresa dal profilo Facebook di uno di loro.

venticinque anni di sacerdozio stoletta

Ho pregato a distanza per loro e con loro.

Che c’entra questo con lo stiletto?

C’entra perchè, pur essendo umanamente convinto di aver fatto la scelta giusta, quando ho accettato come giuste alcune delle istanze della Riforma, ed ho in umana coerenza lasciato l’esercizio del sacerdozio ministeriale nella chiesa cattolica, pure quello stiletto continua a pungicarmi nelle reni e nelle carni.

E saprò solo quando il Signore mi richiamerà a sè se quella ferita che sento sempre viva, e che chi mi ama davvero, come mia moglie Antonella, si accorge che a volte sanguina, è una ferita con cui ho reso lode all’Eterno ed alla Sua volontà nei miei riguardi.

Io credo di sì, ma sono uomo, imperfetto, peccatore, e lascio il giudizio a Chi nè è il Signore, al solo Giusto Giudice delle nostre esistenze mortali.

Rendo lode all’Eterno, come feci il giorno della mia Ordinazione, citando il versetto di 1 Corinti 4:7 che da allora accompagna la mia vita.

Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto?
E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?

Tutto ho ricevuto dal Signore. Il dono della Fede, il dono della Parola, l’amore senza fine, il fuoco dentro che sento per essa.
Tutto ho ricevuto dal Signore, e Gli chiedo umilmente perdono se a volte lo dò per scontato, o per acquisito.
Perchè so che la conversione è un qualcosa per cui lottare ogni anno, mese, giorno, minuto, secondo della nostra esistenza.

Tutto ho ricevuto dal Signore, e prego e spero di averne fatto finora e di farne per il futuro l’uso migliore. A lode e gloria soltanto Sua.

Soli Deo gloria. 

Per l’ascolto, la preghiera e la lettura biblica della settimana

Suggerimenti a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella.

 

 «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Giovanni 20:25

 

La richiesta di Tommaso 

 

Nel racconto della resurrezione del vangelo di Giovanni abbiamo alcuni personaggi che sperimentano personalmente l’incontro con il Risorto: Maria di Magdala, Tommaso detto Didimo e Simon Pietro.
Dopo essersi fatto riconoscere da una donna nel Getsemani, il Signore appare nello stesso giorno ai discepoli nascosti.
Purtroppo Tommaso è assente e quando ode il racconto dei presenti la sua reazione è determinata: “Se non vedo, se non tocco, non crederò”.
Giovanni 20:25

 

Didimo ha il coraggio di reclamare la stessa esperienza degli altri. Non vuole credere per sentito dire, non mette in dubbio il racconto degli altri, ma non vuole essere inferiore a nessuno. Si sente un escluso.
La sua richiesta non cade nel vuoto, è raccolta da Colui che è presente in mezzo a loro. Dopo otto giorni ecco nuovamente il Risorto mostrarsi loro e rivolgersi direttamente a lui.
Ora che ha visto e toccato, Tommaso è sfidato a “non essere incredulo, ma credente”. Nulla più potrà ora frenare la sua fede. Il suo primo slancio è la confessione “Signor mio e Dio mio”.
Alla Maddalena Gesù aveva parlato di “Padre vostro e Dio vostro”. Tommaso va oltre e fa suo Dio e il Cristo, che non ha esitato a rispondere alla sua preghiera. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.

Anche se poi il Maestro sentenzia “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

 

 Lettura della Bibbia

30 gennaio      Esodo 35-37; Giovanni 17-19
31 gennaio      Esodo 38-40; Giovanni 20-21; Atti 1
01 febbraio     Levitico 1-3; Atti 2-4
02 febbraio     Levitico 4-6; Atti 5-7
03 febbraio     Levitico 7-9; Atti 8-10
04 febbraio     Levitico 10-12; Atti 11-13
05 febbraio     Levitico 13-15; Atti 14-16

Prenderlo così, come Egli era

35 Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».

36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?». 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

40 Poi disse loro: «Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?». 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

(Marco 4)

Marco 4:36

E’ Gesù, è il Cristo, è la Parola che stabilisce il da farsi, non l’uomo.

Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro:
«Passiamo all’altra riva».

Così Gesù stabilisce che è ora di andare in un altro luogo ad insegnare ed a guarire i malati. È ora di passare all’altra riva, ad un altro uditorio, ad un altro annuncio.

I discepoli si fidano della Parola, si fidano del Cristo. Lo prendono così com’è, così come egli era, così come comandava loro di fare, sulla loro barca. I discepoli, diremmo noi, “sono sulla stessa barca” della Parola.

E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

Le altre barchette di cui parla il testo erano probabilmente di altri ascoltatori della Parola, di curiosi, di persone che accompagnavano malati speranzosi di essere guariti, chissà, il testo non lo specifica. Si limita a specificare che c’erano. E sempre ci sono e ci saranno nella realtà; c’è un piccolo nucleo di credenti, vero, che accetta il Cristo così com’è, senza aggiunte e sottrazioni, e ci sono miriadi di uomini e donne in ricerca o curiosi, nel bene o nel male.

Si scatena una tempesta, e si scatena su tutti, barca e barchette, ma l’attenzione dell’evangelista si focalizza sul centro, sulla barca dove era il Signore.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Fosse un film di oggi, questo Vangelo, lo avrebbero probabilmente condannnato, per insensibilità, indifferenza… E le barchette? Le persone che ci stavano sopra? I malati? Se la tempesta si abbatteva in modo così forte sulla barca più grandi, figuriamoci su quei gusci di noce…

Ma questo non è un film o uno scritto di oggi, è un Vangelo che ha valore per l’eternità; e l’Autore di questo Vangelo sa che molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Ed è della storia di questi eletti, e della fedeltà degli eletti alla Parola di Dio che Egli ha cura.

L’Eterno non è politicamente corretto. Egli è il Giusto. Tutta altra cosa.

Torniamo alla scena principale. La tempesta si scatena, e si scatena anche sui discepoli, si scatena anche con quelli che hanno aderito alla Parola, prendendo con loro, così com’era, la persona del Cristo. Ed anche loro entrano in crisi, si fanno strada i dubbi, le incertezze.

Il Cristo non era andato via dalla barca!, era lì, era con loro, ma era a poppa, e dormiva.

Perchè Egli era a poppa? Perchè questa era la parte più protetta della nave. Egli era a poppa, così noi dobbiamo tenere Lui, tenere la Sua Parola a poppa, nel nostro cuore, nel più intimo del nostro essere, perchè Egli protegga e tranquillizzi la nostra vita e le scelte di questa.

Perchè Egli era a poppa? Perchè come dice un proverbio umano, avere il vento che soffia, che spinge da poppa, è garanzia di successo, è favore, è vantaggio per l’andamento della nostra vita.

Egli era poppa, era con loro, era in loro favore, era per loro, ma la loro fede viene comunque meno, le onde e le raffiche di vento del mondo intorno fanno crescere la paura dei discepoli, e questi si spaventano, e cercano di svegliarlo.

Essi lo destarono e gli dissero:
«Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare:
«Taci e calmati!».
E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Essi lo avevano preso, sottolineava Marco, così come Egli era; avevano accettato il suo ministero e la Sua Parola. Fatta di guarigioni, di brillanti predicazioni nelle piazze e nelle sinagoghe, ma anche di ostilità, di rifiuto, di “croci” di ogni genere.

Essi lo avevano preso come Egli era, ma ora questo sembra non bastare più alla loro fede. Quindi lo svegliano, lo destano, gli chiedono di cambiare posizione, di alzarsi in piedi, di parlare alla tempesta affinchè questa si plachi.

Notate che non si limitano a destarlo ed a chiedere al Cristo di placare la tempesta; ma, poichè non lo accettano più come Egli era, lo accusano di esser venuto meno al suo patto con loro: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».

Gesù al principio ignora la loro affermazione. Si limita a fare quanto intuiva nel cuore volevano che Egli facesse, parla alla tempesta e la placa.

La Parola di Dio ha il pieno controllo nella natura. Così, obbedire alla parola di Dio, compiere il Suo volere nella Creazione, è l’unica vera garanzia per la migliore sopravvivenza del nostro pianeta.

Al principio della Creazione, il Verbo Sapiente di Dio parlava e la natura era. Così ora Il Verbo di Dio parla e la natura reagisce di conseguenza.

Ristabilito, agli occhi degli uomini (nella realtà non era mai venuto meno), il controllo sulla creazione, ora Gesù si rivolta verso i discepoli e parla loro.

40 Poi disse loro:
«Perché siete voi così paurosi?
Come mai non avete fede?».

Sembrano due domande, ma in realtà è una sola. La seconda contiene in sè la risposta alla prima. La poca fede è la causa della paura. La paura nasce dalla lontananza che si instaura tra il cuore dell’uomo e la Parola di Dio.

Finchè questa riposa nel più profondo della poppa, finchè l’uomo è capace di abbandonarsi al suo lungo e profondo battito, la sua anima è tranquilla ed in pace. Nulla gli fa paura, nulla gli causa timore.  Ma se l’uomo lascia che i rumori, i movimenti, gli spasmi inconsulti del mondo lo mettano in questione, lo tirino fuori dal suo abbandonarsi in Dio allora la paura lo riempie, lo spinge a compiere atti contro la Parola stessa. Perchè ha perso il centro di sè stesso.

41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro:

«Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

Facciamoci la stessa domanda, quando la prossima tempesta sconvolgerà la nostra vita. Perchè non illudiamoci. La vita, la terra, la creazione, nascono da un susseguirsi di tempeste, di terremoti, di movimenti del cielo e della terra, che dall’eternità ci sono stati e ci saranno.

Ma dall’eternità c’è la possibilità di riposare il proprio cuore,a poppa, sul guanciale dell’Eterno. Riposare nella sua pace ogni nostra inquietudine ogni nostra sofferenza, ogni nostro dolore. Ma occorre essere fedeli, tenerlo con noi così, come Egli era.

O la paura ci farà alzare in piedi all’improvviso, ed incamminare per vie non buone, o affondare per sempre, su una delle tante barchette scalcagnate che ci offre questo mondo.

Lo stesso Cristo, diversi cristiani

8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 9 Non lasciatevi trasportare qua e là da varie e strane dottrine, perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia e non da cibi, da cui non ebbero alcun giovamento quelli che ne fecero uso.

(Ebrei 13)

Ebrei 13:8-9

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno, dice la lettera agli Ebrei.

Quante volte hai sentito i cristiani dire, o hai sentito le parole dalla tua propria bocca: “Lui non è cristiano, ma sta cercando”? È un’affermazione comune tra cristiani.

L’idea è che ci sono persone in ogni luogo che stanno cercando Dio. Il loro problema è che semplicemente non sono stati capaci di trovarLo. Sta giocando a nascondino. Fugge.

Nel giardino dell’Eden, quando il peccato entrò nel mondo, chi si nascose? Gesù è venuto nel mondo a cercare e salvare ciò che era perduto.

Non era Gesù che si stava nascondendo. Dio non è un fuggitivo. Siamo noi che stiamo fuggendo.

– R. C. Sproul

Oggi molti sedicenti cristiani mi sembrano “schizzati” cercano non si sa quale novità. Sbagliato. Siamo noi chiamati ad esser nuovi, non il contrario. Il sentiero da percorrere è sempre il medesimo, la fedeltà alla Parola di Dio.

Variano le condizioni del tempo, del mondo; chi trova la neve, chi più o meno sassi di inciampo, varia la nostra provvidenza nell’equipaggiarci per la bisogna.

Ma non è certo l’Eterno a variare, nè mai variano i suoi comandamenti.

La Giornata della Memoria, in una preghiera

מודה אני לפניך מלך חי וקיים שהחזרת בי נשמתי בחמלה, רבה אמונתך.

Modeh ani lifanekha melekh hai v’kayam shehehezarta bi nishmahti b’hemla, raba emunatekha.

“Ti rendo grazie, o Re Vivente ed Eterno, per avermi restituito l’anima con compassione; abbondante è la Tua fedeltà!”

(Preghiera del risveglio)

Questa preghiera ebraica, antichissima, che ogni creatura umana è chiamata a recitare al risveglio, forse è l’unico vero ‘antidoto’ al ripetersi di eventi come la Shoah.

Il ricordo che la vita non è nostra, non è un nostro possesso, è solo un qualcosa per cui dobbiamo ringraziare un Altro da noi.

Ogni respiro, ogni anelito di vita dipende da Lui. Tutto ciò che di buono compiamo o possiamo compiere possiamo farlo solo per la sua grazia. Tutto ciò che compiamo di cattivo o di malvagio è solo sintomo del nostro da Lui allontanarci, per dare il primato ad altro, o ad altri.

Non bastano le foto, le storie, i libri, i racconti, la cultura; l’accumulare semi (questa per me è la cultura) non basta.
Ho conosciuto persone con montagne di semi accumulati.
Semi ben riposti nel punto più nascosto dei granai della loro vita. Semi sterili, semi secchi, semi inutili alla fine, perchè dimenticati, o piantati nel momento e nel luogo meno opportuni.

Per usare la lingua tedesca, non basta la kultur, occorre essere capaci di bildung, di formare, di costruire, di educare, di tirare fuori questi semi e di farli crescere nella vita delle persone, ogni giorno.

Tutte queste giornate speciali somigliano sempre più a dei compleanni in cui ti regalano un bel mazzo di fiori recisi; sgargianti, colorati, ti fanno pensare ad altro, ti profumano la vita per un giorno o due, a volte anche per una settimana.
Della vita morta colorata per l’occasione, ma che alla fine inevitabilmente si rivela per quello che è nell’odore rancido dell’acqua in cui hai posto quel mazzo, nel decomporsi dei gambi e dei petali.

Occorre essere capaci di bildung, di costruire, di formare; e per costruire occorre per prima cosa sapere su che cosa, meglio , su chi ci si fonda.

Chi si fonda, ed aiuta gli altri a fondarsi sul Re Vivente ed Eterno, ha almeno la speranza, un giorno, di imparare a poterlo fare, come meglio gli sarà possibile, quanto e come gli consentirà il suo peccato.

Chi si fonda su altro, potrà ammantarlo di bei colori, di bei profumi, di belle sensazioni, che dureranno quello che durano tutte le cose che l’uomo costruisce per se stesso.
Lo spazio di un mattino e di una sera, poi subito sfioriscono e muoiono.

Perchè l’uomo può solo commiserarsi.
Solo l’Eterno, benedetto Egli sia, è capace di vera compassione.
E solo chi fida solo nell’Eterno può sperare di non offenderlo di nuovo. E compiere gesti di bildung, di costruzione dell’uomo nuovo. consapevole che  questa ha bisogno di lui, ma da lui alla fine non dipende.

Ti rendo grazie o Eterno per avermi restituito l'anima

Chiunque bestemmierà contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno

20 Poi entrarono in una casa. E la folla si radunò di nuovo, tanto che non potevano neppure prendere cibo.

21 E quando i suoi parenti udirono ciò, uscirono per prenderlo, perché dicevano: «Egli è fuori di sé».

22 Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Egli ha Beelzebub e scaccia i demoni con l’aiuto del principe dei demoni».

23 Ma egli, chiamatili a sé, disse loro in parabole:

«Come può Satana scacciare Satana? 24 E se un regno è diviso contro se stesso, quel regno non può durare. 25 E se una casa è divisa in parti contrarie, quella casa non può durare. 26 Così, se Satana insorge contro se stesso ed è diviso, non può durare, ma è giunto alla fine.

27 Nessuno può entrare in casa dell’uomo forte e rapirgli i suoi beni, se prima non ha legato l’uomo forte; solo allora potrà saccheggiare la sua casa.

28 In verità vi dico che ai figli degli uomini sarà perdonato ogni peccato e qualunque bestemmia essi diranno; 29 ma chiunque bestemmierà contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno; ma è sottoposto a giudizio eterno».

30 Asseriva questo perché dicevano: «Egli ha uno spirito immondo».

(Marco 3)

Marco 3:28-29

Gli uomini, sono soliti credere che qualunque cosa facciano, quello poi, un giorno, l’Eterno potrà perdonarlo. Così, la maggior parte di loro, lascia correre liberamente la sua naturale inclinazione al male, al peccato, che è tale dalle origini.

6 Allora l’Eterno disse a Caino: «Perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? 7 Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare»

(Genesi 3)

Ma Gesù in questo breve ma chiaro e durissimo brano evangelico è quantomai compiutamente eloquente a riguardo. C’è un peccato che non può essere perdonato, anzi, dice di più, c’è un peccato che è causa sicura di eterna dannazione ed è il peccato contro lo Spirito Santo. La bestemmia, ossia il disprezzo, l’ignorare lo Spirito Santo edi suoi doni.

Con chi parla Gesù in questo brano? Parla con tutti coloro che, in modi e per motivi o con interessi diversi, sostengono che Gesù è fuori di sè, e di conseguenza fuori di loro, fuori dai loro orizzonti di vita; e che si tratti dei parenti di Gesù o degli scribi poco cambia.

Accusare Gesù, il Cristo, il Signore, il Figlio di Dio, di avere uno spirito immondo, di essere succube al satana, solo perchè non risponde alle proprie aspettative o meglio alla soddisfazione delle proprie comodità non è semplicemente bestemmiare il Figlio, ma tutta la Trinità.

È bestemmiare il Padre ed il compimento del suo piano di salvezza per Israele e per tutto il genere umano, è bestemmiare lo Spirito disceso il giorno del Battesimo sul Figlio in forma di colomba, mentre dal cielo la voce del Padre tuonava…

Ebbi una discussione una volta con un credente all’uscita di un culto dopo aver predicato su questo testo dell’Evangelo secondo Marco. Egli mi diceva che il testo non lo toccava, perchè oggi, chi bestemmia più, diceva. Magari fosse vero! Oggi sento tanti giovani che ne fanno un intercalare e si sdegnano, loro!, se glielo fai notare, ti danno dell’arretrato e del bigotto perchè difendi il Nome della Vita. il Santo Nome di Dio. O ti guardano con uno sguardo di sufficienza che, a me, fa sempre più sanguinare l’anima.

Gli risposi che non è solo con la voce che si bestemmia il nome di Dio, ma è con l’orientamento di tutta una vita, deciso in virtù di sapienze umane, anzichè della Sapienza divina.  È con la scelta, chiara e consapevole (oggi è vero che c’è quello che la sociologia chiama una analfabetismo di ritorno, ma non esiste quasi più per fortuna il pieno analfabetismo e la reale incapacità di leggere e comprendere la Parola di Dio), per altre parole vuote o che ti portano chiaramente su vie che non sono quelle tracciate dall’Eterno.

Non so se lo convinsi. Non toccava a me convincerlo. La Parola è capace di convincere, la Parola è quella che converte, la Parola è la sola che risana l’animo ferito e peccatore dell’uomo.

Mi basterebbe che fosse andato, poi, a rileggersela. Un’altra occasione per aprire gli occhi della mente e del cuore.

Un altra occasione di salvezza.

Perchè questo è la Parola. 

Amen. 

Il tuo diletto sarà nel timore dell’Eterno

A cura  del fratello Elpidio Pezzella, per l’ascolto, la lettura e la preghiera biblica della settimana.

Isaia 11:3-4

Quello che percepisci può non essere la realtà

«Il suo diletto sarà nel timore dell’Eterno, non giudicherà secondo le apparenze, non darà sentenze per sentito dire, ma giudicherà i poveri con giustizia e farà decisioni eque per gli umili del paese». Isaia 11:3-4

Una  bambina teneva due mele con entrambi le mani, quando la mamma si avvicina e le chiede di dargliene una. La bimba rapidamente morde l’una e poi l’altra. La mamma delusa cerca di trattenere la sua reazione e stenta un sorriso.

A quel punto la bambina le porge una delle due mele e dice: “Tieni, mamma, questa è quella più dolce”.

Questa breve storia rappresenta il diffuso modo di pensare male davanti a qualsiasi cosa e persona. La nostra mamma avrà imparato a non esprimere frettolosi giudizi?

Non importa chi sei, come sei vissuto, e quanta conoscenza pensi di avere, l’esperienza mostra che il più delle volte le cose non stanno come crediamo o come ci sono apparse, per questo allora è sempre meglio ritardare il giudizio. Concedere agli altri il privilegio e l’occasione di spiegarsi ritengo sia quanto meno dovuto.

Così come quando ti ritrovi sul banco degli accusati vorresti avere l’opportunità di porre le tue giustificazioni o dare più dettagliate spiegazioni, fa altrettanto quando vesti i panni dell’accusatore.  Il Messia annunciato dai profeti aveva queste caratteristiche: «non giudicherà secondo le apparenze, non darà sentenze per sentito dire, ma giudicherà con giustizia e farà decisioni eque».

Gesù stesso ci ha poi esortato: «Non giudicate secondo l’apparenza, ma giudicate secondo giustizia» (Giovanni 7:24). Ricorda allora che quello che percepisci può non essere la realtà.

Per non dimenticare

Il 27 gennaio 1945, le truppe sovietiche giunsero ad Auschwitz e liberarono i superstiti del principale campo di sterminio nazista. Durante il nazismo ogni ebreo era costretto a indossare una tetra toppa di panno cucita a forma di una stella di David in Germania così come in ogni paese conquistato dai tedeschi, così da rendere distinguibile l’ebreo. Dal 2008 il 27 gennaio è la Giornata della memoria, un momento di riflessione sulla Shoah, lo sterminio pianificato di milioni di ebrei in Europa da parte del regime nazista e dei regimi fascisti suoi alleati.

Il 25 gennaio 1948 si spegnava a Poschiavo (Svizzera) Giovanni Luzzi, nato a Tschlin l’8 marzo 1856, pastore protestante e teologo, noto soprattutto per la sua traduzione della bibbia.

 

Lettura della Bibbia

23 gennaio      Esodo 14-16; Luca 20-22

24 gennaio      Esodo 17-19; Luca 23-24; Giovanni 1

25 gennaio      Esodo 20-22; Giovanni 2-4

26 gennaio      Esodo 23-25; Giovanni 5-7

27 gennaio      Esodo 26-28; Giovanni 8-10

28 gennaio      Esodo 29-31; Giovanni 11-13

29 gennaio      Esodo 32-34; Giovanni 14-16

Gioite anche nelle prove a gloria del Cristo

Il fratello pastore Elpidio Pezzella ricorda Remo Cristallo e suggerisce la traccia per la preghiera e la lettura quotidiana delle Scritture.

Condivido con voi entrambe le cose.

Un uomo straordinario

“… gioite anche se al presente, per un po’ di tempo, dovete essere afflitti da varie prove, affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo”
1 Pietro 1:6-7

Sul sereno del nostro navigare improvvisa si è levata una tempesta, che seppur non ha rovesciato la barca ha portato via con sé il timoniere, un uomo straordinario che ho avuto lo speciale onore di incontrare  e conoscere. Condivido con voi un pezzo enorme della mia vita.

Il 20 luglio 1940 nasceva in un paesino dell’avellinese il pastore Remo Cristallo. Tra i figli spirituali di quella generazione di credenti che avevano raccolto la predicazione dell’evangelo dai convertiti oltreoceano, ha cominciato giovanissimo a dedicarsi alla causa di Cristo.

In sessant’anni di onorato e fedele ministero i suoi occhi hanno visto crescere e raccogliere alla gloria di Dio, mentre le sue mani non hanno mai smesso di seminare e piantare le Scritture.

“Dall’Italia per l’Italia, l’Europa e il mondo” il motto di una visione animata dallo Spirito, guida e ispiratore assoluto di opere e progetti in svariati posti del mondo. Nella sua maturità la sua figura è stato perno di nascita e sviluppo della Federazione delle Chiese Pentecostali in Italia.

L’elenco di quanto con lui e per mezzo suo si è prodotto potrebbe apparire “idolatrico”, ma ritengo invece il degno riconoscimento per chi si è speso per l’Evangelo: radio Casale, stampa (E.P.A.), programmi televisivi prima (Gesù è il Signore) e un canale televisivo poi (TeleOltre); una comunità con diverse realtà locali fino a un movimento di chiese in Italia e all’estero (Nuova Pentecoste); azioni missionarie in Bulgaria, Albania, fino all’Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni (Angola – Luanda – e Brasile). Una generazione di uomini fedeli hanno ricevuto da lui gli insegnamenti nella fede in Cristo, e da questi almeno altre due generazioni sono state formate a servire il Maestro.

Sono grato a Dio per aver ricevuto grazia e misericordia attraverso il suo ministero, che ha fatto poi nascere in me l’amore per le Scritture. Il primo a festeggiarmi per il mio percorso accademico è stato proprio lui. Grazie a lui, ho avuto e occupato spazi televisivi che hanno portato il mio nome e il mio volto oltre i confini delle mie umane possibilità. Ho preso in casa sua mia moglie Gabriella e i miei figli lo hanno per nonno.

Lunedì 9 alle ore 19:00 il Cielo lo ha accolto in gloria.

Nel giorno del suo 75° compleanno gli ho dedicato queste parole per onorare con un piccolo gesto un uomo grandemente usato da Dio.

1 Pietro 1:6-7

Lettura della Bibbia

16 gennaio     Genesi 43-45; Marco 15-16; Luca 1
17 gennaio     Genesi 46-48; Luca 2-4
18 gennaio     Genesi 49-50; Esodo 1; Luca 5-7
19 gennaio     Esodo 2-4; Luca 8-10
20 gennaio     Esodo 5-7; Luca 11-13
21 gennaio     Esodo 8-10; Luca 14-16
22 gennaio     Esodo 11-13; Luca 17-19

Non è amore, è solo egoismo

Pratiche che definirle aberranti è poco.

La GPA o Gestazione per Altri è una pratica aberrante, che sia una coppia omosessuale o eterosessuale a praticarla. Con l’aggravante nel caso delle coppie omosessuali che si toglie al bambino uno o entrambi i genitori naturali.

Non mi parlate di amore. E’ solo egoismo.

E’solo egoismo, con tanti interessi economici in gioco, più la pratica dell’eugenetica di ricordo nazista. La selezione naturale degli embrioni, come le corse dei deportati nel lager, nudi, con la musica di sottofondo, e solo i più forti che sopravvivono.

Le X messe sugli uomini in formazione, invece che su quelli in disfacimento. Ma dietro c’è la stessa mentalità, degli uomini che si credono Dio e dispongono della vita altrui.

Preghiamo per la nostra società.
Preghiamo per questi bambini, perchè non abbiano a soffrire nella loro crescita.
Preghiamo per tutti coloro che, peccatori nemmeno pentiti, aiutano ed incoraggiano queste pratiche.
Quello che a noi sembra impossibile, all’Eterno è possibile, che la Sua grazia risvegli i loro cuori e le loro menti.

La differenza con la foto dell'anteprima del video? Questa è in neolingua. E' a colori e si vede solo l'apparente risultato finale. Potremmo definirla "Inciviltà dell'immagine".
La differenza con la foto dell’anteprima del video? Questa è in neolingua. E’ a colori e si vede solo l’apparente risultato finale. Potremmo definirla “Inciviltà dell’immagine”.

Condivido la foto e il post Facebook di Antonio Bianco.

DALLA GPA ALLA GPNA, UNA MAMMA PER AMICO

(Perché il punto di vista dei bambini, potrebbe essere diverso)

A volte viene da chiedersi se le abbiamo già viste tutte, o se la deriva sub-antropologica non avrà mai fine.

Ho sempre sostenuto che, a riguardo della GPA (Gestazione Per Altri), i soggetti primi da tutelare non sono tanto le madri surrogate che prestano, o affittano, il loro utero per soddisfare desideri di paternità trasformati in diritti, ma piuttosto i neo nascituri, venuti al mondo senza una precisa identità paterna e/o materna.

Premesso che la GPA è una pratica da condannare a priori, in tutti i casi, sia che a ricorrervi sia una coppia etero, sia omo, con l’aggravante per la coppia omosessuale di non garantire al nascituro una figura materna femminile come madre, e una figura paterna maschile come padre, così come la natura dispone, inoltre per ogni embrione che avrà completato il proprio sviluppo, e che quindi vedrà la luce come bambino, ce ne sono diversi che verranno sacrificati arbitrariamente, vedere alla voce aborto selettivo.

Qua il caso è ancora più aberrante, narra della storia di due omosessuali, desiderosi di paternità, che per insufficienze naturali, biologiche e antropologiche, devono ricorrere all’utilizzo di un utero esterno alla coppia (e non sto a spiegarvi il perché), non in affitto però, ma diciamo in comodato d’uso gratuito, ma non da una donna totalmente estranea, ma bensì dalla madre cinquantasettenne di uno dei due, si, si, avete capito bene.

Dal punto di vista biologico, o per meglio dire eugenetico, è andata così: naturalmente la madre surrogata, essendo avanti con gli anni (57) non ha potuto donare gli ovuli, peraltro per la legge Brasiliana tale pratica è vietata tra i componenti della stessa famiglia, in quanto non ci deve essere legame affettivo tra donatrice e fruitori, quindi gli ovuli, in questo caso otto, sono stati prelevati da una “donatrice” anonima e fecondati, quattro con gli spermatozoi di uno dei due omosessuali, e quattro con gli spermatozoi dell’altro, ottenendo così otto embrioni (esseri umani a tutti gli effetti), di questi otto ne sono rimasti quattro e poi successivamente ne sono stati selezionati due, i più forti; questa procedura applicata agli esseri umani adulti, vi ricorda qualcosa?

L’unica cosa certa al 100% è che i due gemelli sono fratellastri, vi sembrerà un’ovvietà e lo è, ma nell’era overtoniana, la verità va ribadita ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, caso mai fosse l’ultima.

In ogni caso per i due gemellini si configura questa situazione parentale: avranno in comune la madre donatrice degli ovuli, che per contratto legale non potranno mai conoscere, in comune la madre surrogata di 57 anni ora anche in veste di nonna, ma non il padre, e ricordiamolo perché lo si dimentica troppo spesso, 6 fratellini abortiti.

Quindi siamo passati dalla GPA (Gestazione Per Altri) alla GPNA (Gestazione Per NoAntri) e la cosa non fa ridere manco un po’.


Due settimane di preghiera, speciali e consecutive

All’inizio di questo mese di gennaio si tengono due iniziative di preghiera, della durata di una settimana ciascuna, tra i cristiani di ogni confessione.

In ambito principalmente evangelico, dall’8 al 15 gennaio, la Settimana Mondiale di Preghiera dell’Alleanza Evangelica Italiana.

In ambito principalmente cattolico, ortodosso e delle chiese riformate storiche, dal 18 al 25 gennaio si tiene la Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani.

La Settimana Mondiale di Preghiera dell’Alleanza Evangelica Italiana quest’anno coincide con il Cinquecentenario della Riforma di Martin Lutero, ed è una grande occasione per riaffermare i principi fondamentali della Riforma, i suoi cinque ‘Sola‘:

Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
Sola Fide (con la sola fede);
Sola gratia (con la sola grazia);
Solus Christus (soltanto Cristo);
Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).

L’obiettivo della settimana di preghiera di quest’anno è, da un lato, ringraziare il Signore per la Riforma del XVI secolo, e per tutti i risvegli della storia che Dio ha suscitato per ridare forza al messaggio autentico dell’Evangelo; con uno sguardo al passato quindi, perché un albero che non ha radici non ha nemmeno un futuro; ma anche con uno sguardo al futuro,
Si invocherà il Signore affinché conceda un autentico risveglio spirituale alla chiesa in Italia.

La Settimana Mondiale di Preghiera si tiene da oggi, 8 gennaio fino al 15 gennaio. 

L’incontro principale e comunitario di preghiera avrà luogo dalle ore 16 alle ore 18, di sabato 14 gennaio 2017, presso la “Casa di Preghiera Gesù Cristo Speranza Italia”, in Via Foligno 41, Roma, vicino alla fermata della Metro C Lodi.

La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani anche quest’anno parte dal ricordo del Cinquecentenario della Riforma.
Recita l’introduzione:

Germania: la terra della Riforma luterana

Nel 1517 Martin Lutero espresse preoccupazione per quelli che egli considerava abusi nella chiesa del suo tempo, rendendo pubbliche le sue 95 tesi. Il 2017 marca il 500° anniversario di questo evento chiave all’interno dei movimenti di Riforma che hanno segnato la vita della chiesa occidentale per diversi secoli. Questo evento ha costituito un tema controverso lungo tutta la storia delle relazioni tra le chiese in Germania, e fino ai nostri giorni. La Chiesa Evangelica di Germania (EKD) ha cominciato a programmarlo dal 2008, focalizzando ogni anno un aspetto particolare della Riforma, ad esempio, la Riforma e la politica, la Riforma e la formazione. L’EKD ha anche invitato i partners ecumenici, a vari livelli, perché contribuissero a commemorare l’evento del 2017.

Dopo ampi dibattiti, talvolta difficili, le chiese in Germania si sono trovate d’accordo sul fatto che il modo per commemorare ecumenicamente l’evento della Riforma fosse quello di farne una “Celebrazione di Cristo” (Christusfest). Se, infatti, l’enfasi viene posta su Gesù Cristo e la sua opera di redenzione quale centro della fede cristiana, allora tutti i partners ecumenici dell’EKD (cattolici, ortodossi, battisti, metodisti, mennoniti e altri) potranno partecipare alle festività dell’anniversario.

Dato il fatto che la storia della Riforma è stata segnata da dolorose divisioni, si è trattato di un traguardo notevole. La Commissione luterano-cattolica sull’unità ha lavorato instancabilmente per giungere ad una comprensione comune della commemorazione. Il suo importante rapporto “Dal conflitto alla comunione” riconosce che entrambe le tradizioni si accostano a questo anniversario in un’epoca ecumenica, con i risultati di cinquant’anni di dialogo al loro attivo, e con una rinnovata comprensione della loro storia e della loro teologia. Distinguendo gli aspetti polemici dagli stimoli teologici della Riforma, i cattolici sono ora in grado di ascoltare la sfida di Lutero alla Chiesa di oggi, riconoscendolo un “testimone del vangelo” (Dal conflitto alla comunione n. 29). E così, dopo secoli di reciproche condanne e vilipendi, nel 2017 i cristiani luterani e cattolici, per la prima volta, commemoreranno insieme l’inizio della Riforma.