Archivi categoria: Preghiera

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Chi era?

Le chiese cristiane cattoliche,ortodosse e luterana oggi, 6 dicembre, fanno memoria della figura del presbitero e poi vescovo di Myra, Nicola, vissuto tra il 260 ed il 343 dopo Cristo.

La storia che lo riguarda lo racconta come originario da famiglia ricca (e quindi benefattore, da qui la tradizione che lo lega alla distribuzione dei doni come San Nicola o Santa Klaus) e come un grande difensore della Verità della fede su Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, tra i più accaniti avversari dell’eretico Ario (sosteneva che il Figlio era inferiore al Padre, non-consustanziale) al concilio di Nicea del 325.

La tradizione iconografica lo riproduce generalmente come un vescovo, con la mitria ed il pastorale, con il Libro della Parola di Dio tra le mani, talvolta con tre sacchetti di monete o tre mele d’oro simbolo della sua generosità (secondo le diverse leggende verso le fanciulle che cercano marito o verso dei bambini che avrebbe salvato).

Negli affreschi dell’Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente che lo raffigurano, porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici.

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari
Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Il rosso e la barba bianca?

L’uso del rosso e della barba bianca nelle sue più recenti rappresentazioni?

Deriva da una poesia, di autore tuttora incerto, A Visit from St. Nicholas (“Una visita di San Nicola“), comunemente nota – dal suo incipit – anche come Twas the Night Before Christmas (“Era la notte prima di Natale“) o come The Night Before Christmas (“La notte prima di Natale“), che è una celebre poesia natalizia statunitense, pubblicata per la prima volta nel 1823.

Riprendo da Wikipedia:

Il testo descrive una Vigilia di Natale in una casa degli Stati Uniti, con i bambini a letto che hanno lasciato le calze appese in attesa dei regali da parte di San Nicola/Santa Claus.
Nel testo, San Nicola/Santa Claus viene descritto con una barba bianca, le guance rosse, il naso color ciliegia e vestito con una pelliccia.
Il “santo” (ormai abbondantemente secolarizzato) giunge nella casa a bordo di una slitta e scende dal camino con un grande sacco in spalla.
Nella poesia vengono poi citati anche i nomi delle renne di Babbo Natale (che per la prima volta compaiono nel numero di otto), ovvero: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Il portatore di doni infine se ne va pronunciando le parole “Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!”

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari
Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Per il Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Santa Klaus, divenuto ormai “Babbo Natale” con giacca rossa, barba bianca e stivali. Da lì in poi la pubblicità si sbizzarrì in ogni modo e molti bambini neppure sanno da cosa derivi la figura che tradizionalmente porta loro i regali a Natale.

E la Coca Cola?

Molti legano Santa Klaus/Babbo Natale al marchio della Coca Cola.  Tuttavia, secondo Wikipedia, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità; venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923. Ancor prima di queste pubblicità, la figura di Babbo Natale apparve vestita di rosso e bianco in alcune copertine del periodico umoristico statunitense Puck, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonché nelle illustrazioni di raccolte di canzoni natalizie. Possiamo inoltre trovare un Babbo Natale vestito di rosso in una cartolina russa dei primi del ‘900.

Si, ma Bari?

Un’ultima notazione, per chi si chiedesse cosa c’entra con Bari!

Baresi e veneziani si recarono a recuperare le sue presunte spoglie, le spoglie del Vescovo Nicola ovviamente, (non certo quelle del pasciuto Babba Natale, sopravvissuto non si sa come a miliardi di calate nei camini di tutto il mondo!) quando la sua città natale, Myra, cadde in mano musulmana (all’inizio dell’XI secolo, al tempo della I Crociata). Litigarono per anni, secoli anzi, Bari e Venezia, su quali fossero le spoglie autentiche. Finchè due successive ricognizioni scientifiche nel XX secolo stabilirono che le ossa conservate da entrambe le città erano appartenenti alla stessa persona.

Chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce

Come dire… chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce. Peccato che venerare delle reliquie non sia di alcune utilità per nessuno. Nicola di Myra venerava solo e soltanto la Verità di Dio e della Sua Parola (e questo sono chiamati a fare i cristiani) e con i suoi atti di generosità rimandava alla bonta ed alla misericordia di Dio verso chi è più piccolo o meno fortunato (e di questo dobbiamo essere testimoni anche noi; come imparano i bambini quando crescono, sono le persone che li amano i veri “Babbi e mamme Natale” delle loro vite).

Sentinella, quanto resta della notte? Domandate, domandate, convertitevi, venite

Sentinella, quanto resta della notte? Domandate, domandate, convertitevi, venite

Il testo biblico (Isaia 21)

11 Oracolo sull’Idumea.
Mi gridano da Seir:
«Sentinella, quanto resta della notte?
Sentinella, quanto resta della notte?».
12 La sentinella risponde:
«Viene il mattino, poi anche la notte;
se volete domandare, domandate,
convertitevi, venite!».

Sentinella, quanto resta della notte? Domandate, domandate, convertitevi, venite
Sentinella, quanto resta della notte? Domandate, domandate, convertitevi, venite

Un breve commento

Quanto siamo simili a quegli israeliti, che di continuo interrogavano la sentinella… Quanto resta della notte?, Quanto resta della notte? Vorremmo sapere quando finirà questa o quella esperienza di buio, di mancanza, di povertà di senso.

Ma la sentinella, il profeta di Dio, non risponde. Risponde rammentandoci che siamo creature, che il tempo per noi ha una dimensione finita, che inizia al mattino e finisce la notte, e poi così, via, di nuovo.

Possiamo e dobbiamo domandare, è umano che domandiamo, che ci interroghiamo, ma la “soluzione” e nelle ultime due parole del testo biblico.

La soluzione è convertirsi, lasciare il nostro punto di vista e sposare quello di Dio. La soluzione è venire, venire al Cristo, seguire il Cristo, amare il Cristo, amare la Sua Croce, la nostra notte,le nostre notti, da prendere con noi, su di noi, e da portare dove e quando il Signore vorrà.

Quanto resta della notte lo sa solo Dio, a noi spetta di vegliare, illuminati dalla Sua ineffabile Luce, dalla ineffabile Luce della Sua Parola.

Amen. Alleluia!

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il testo biblico di riferimento

“Voi siete il sale della terra; ma, se il sale diventa insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non a essere gettato via e calpestato dagli uomini”
Matteo 5:13

La parabola del sale

La “parabola” del sale si conclude con un richiamo ai discepoli a non divenire “insipidi”. L’immagine assume una connotazione piuttosto sorprendente: i chimici assicurano che il sale non si corrompe, eppure Gesù mette in guardia i discepoli dal pericolo di perdere il proprio sapore. Per quanto possa apparire inconcepibile, Gesù li considera capaci di fare qualcosa di assurdo, di impossibile, come rovinare il sale: possono far perdere al vangelo il suo sapore. C’è un solo modo per combinare questo guaio: mischiare il sale con altro che ne alteri la purezza e la genuinità.

Il Vangelo ha un suo gusto e bisogna lasciarglielo, non va snaturato, altrimenti non è più vangelo. Così come la chiesa che lo modifica non è più la chiesa del Signore. Se tendiamo ad addolcire il Vangelo per renderlo maggiormente “praticabile”, lo stiamo privando del suo sapore.

È il fallimento della missione, indicato metaforicamente con l’immagine del sale gettato sulla strada: viene calpestato, come la polvere cui nessuno presta attenzione né attribuisce alcun valore. Come sale della terra, siamo chiamati a conservare la fede ricevuta e a trasmetterla intatta agli altri. La nostra generazione è posta con particolare forza di fronte alla sfida di mantenere integro il deposito della fede:

“Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà” (Romani 12:2).

Il sale ebraico

Gesù esponeva questo insegnamenti dal Mar Morto (a 392 metri sotto il livello del mare), nove volte più salino, e da dove provenivano grandi quantità di sale. Gli Ebrei, per raccoglierlo, riempivano d’acqua delle vasche lungo la sua sponda, e lasciavano che il sole la facesse evaporare. Il sale grezzo così ottenuto veniva lavato poi nell’acqua marina, purificato e pestato in finissima polvere. Il sale non era soltanto un condimento, era un conservante naturale, necessario per mettere il pesce in salamoia, per conservare la carne, per mettere sotto sale le verdure, comprese le olive. Per questo divenne il simbolo stesso della durata nell’immaginario umano e anche nell’esperienza religiosa. Quando gli Ebrei offrivano oblazioni dovevano aggiungervi del sale, un modo poetico per simboleggiare la durata del patto con Dio (Levitico 2:13; Ezechiele 43:24). Il Signore stabilì con i sacerdoti un patto che definì “di sale” per indicare che sarebbe stato un accordo perpetuo, visto che non si guasta e nel tempo mantiene inalterate le sue caratteristiche (Numeri 18:19).

Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella
Il sale insipido. Il devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

27 novembre Daniele 6-7; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1
28 novembre Daniele 8-9; 2 Tessalonicesi 2-3
29 novembre Daniele 10-11; 1 Timoteo 1-2
30 novembre Daniele 12; Osea 1; 1 Timoteo 3-4
01 dicembre Osea 2-3; 1 Timoteo 5-6
02 dicembre Osea 4-5; 2 Timoteo 1-2
03 dicembre Osea 6-7; 2 Timoteo 3-4

Take My Life and Let It Be, Take my will and make it Thine

Take My Life and Let It Be

Una bellissima scoperta, l’inno «Take My Life and Let It Be», scritto dall’inglese Frances Ridley Havergal (1836-1879).

Take My Life And Let It Be
Take My Life And Let It Be

1. Take my life and let it be
Consecrated, Lord, to Thee.
*Take my moments and my days,
Let them flow in endless praise.

(Prendi la mia vita e fa’ che sia consacrata a Te o Signore / Prendi i miei momenti e i miei giorni, fa’ che scorrano in una lode senza fine)

2. Take my hands and let them move
At the impulse of Thy love.
Take my feet and let them be
Swift and beautiful for Thee.

(Prendi le mie mani e falle muovere secondo l’impulso del tuo amore / Prendi i miei piedi e fa’ che siano belli e veloci per Te)

3. Take my voice and let me sing,
Always, only for my King.
Take my lips and let them be
Filled with messages from Thee.

(Prendi la mia voce e fa’ che canti, sempre, solo per il mio Re / Prendi le mie labbra e fa’ che siano piene di messaggi che vengono da Te)

4. Take my silver and my gold,
Not a mite would I withhold.
Take my intellect and use
Every pow’r as Thou shalt choose.

(Prendi il mio argento e il mio oro, non voglio tenere per me uno spicciolo / prendi il mio intelletto e usa ogni mia facoltà come Tu sceglierai)

5. Take my will and make it Thine,
It shall be no longer mine.
Take my heart, it is Thine own,
It shall be Thy royal throne.

(Prendi la mia volontà a falla tua, non sarà più mia / prendi il mio cuore, è tuo, sarà il tuo trono regale)

6. Take my love, my Lord, I pour
At Thy feet its treasure store.
Take myself and I will be
Ever, only, all for Thee.

(Prendi il mio amore, mio Signore, pongo ai tuoi piedi le sue ricchezze / Prendi me e io sarò sempre, solamente e tutta per Te)

Words: Frances Ridley Havergal (1836 – 1879)
Music: Nottingham, Mozart (1756 – 1791)

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Ho titolato così questo post perchè credo che occorra confrontarsi a fondo con il Vangelo, specie con quei brani che ci sembra di conoscere bene, di cui pensiamo che “sappiamo quello che dicono”.

Il testo evangelico

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

(Luca 18:1-8)

Si, ma, però

Si, forse troverà la fede sulla terra. Ma in chi, o in che cosa avranno fede gli uomini quando tornerà il Signore per giudicare i vivi e i morti?

Perchè bisogna intendersi. Tanta gente, oggi, dice di avere fede nel Signore Gesù. Tanta gente si dice cristiana. Tanta gente apprezza il Vangelo, a parole.

Ma poi, nei fatti? Quante persone vivono cristianamente? Quanti si confrontano ogni giorno con la Parola di Dio? Quanti ogni giorno aprono e chiudono la loro giornata rendendo grazie per il tempo che il Signore ha concesso loro?

E quanti, invece, se ne ricordano solo per dubitarne, quando non per bestemmiarlo o dirne male, o metterlo in dubbio, quando i loro progetti non procedono come vorrebbero loro, quando il loro coniuge non è perfetto come lo desiderebbero loro, quando il loro figlio non è attento, studioso e rispettoso come dovrebbe, quando il miracolo ‘dovuto’ o preteso non si verifica?

Troverà la fede sulla terra?

Troverà la fede sulla terra il Figlio dell’Uomo? Non so, giacchè la fede che chiede Gesù è quella, assoluta, del Figlio nel Padre.
La fede che gli fa accettare la Croce, la fede che fa dire non la mia ma la Tua volontà.
La fede della Madre di Dio che dice all’angelo Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto.
La fede di Giobbe che dice che se da Dio accettiamo il bene dobbiamo accettare anche il male.
La fede di Paolo che spera contro ogni speranza.

Questa è la fede di cui parla il Signore.

Non una spolveratina di zucchero a velo, quello dei buoni sentimenti, del ben volere generico, del fare l’elemosina nella giornata dei poveri per poi scordarseli tutto il resto dell’anno o quasi, quello dell’andare alla Messa, al culto, alla Divina Liturgia solo quando mi rimane comodo, del pregare quando proprio non ho nient’altro da fare.

Qaunta gente conosco che mi dice Beato te, che hai tempo per pregare. Non me lo dite, trovatelo voi. Toglietelo ad altre cose meno urgenti con cui buttate via quel poco di tempo che vi rimane su questa terra.

Poco, si, perchè non sapete quando il Signore verrà.

Non sapete quando il Signore verrà

Ascolteremo Paolo domani, leggiamolo un po’ prima, oggi.

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. 
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. 
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

(1 Tessalonicesi 5:1-6)

Preghiera del giorno – Charles de Foucauld

La grazia di Dio, salvifica per tutti gli uomini, si è manifestata, e ci insegna a rinunciare all’empietà e alle passioni mondane, per vivere in questo mondo moderatamente, giustamente e in modo santo,
Lettera a Tito 2:11-12

Ti rendo lode, o Eterno, per il dono della Tua grazia. Per il dono della vita, del sacerdozio, della paternità spirituale, della paternità fisica. Ti rendo lode per Antonella, per Sara. Ti rendo lode per ogni realtà della mia vita, perchè tutto mi è stato donato da Te, e senza Te nulla avrei.

 Preghiera del giorno - Charles de Foucauld
Preghiera del giorno – Charles de Foucauld


Padre mio,

io mi abbandono a te,
fa di me ciò che ti piace.

Qualunque cosa tu faccia di me
Ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
La tua volontà si compia in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Affido l’anima mia alle tue mani
Te la dono mio Dio,
con tutto l’amore del mio cuore
perché ti amo,
ed è un bisogno del mio amore
di donarmi
di pormi nelle tue mani senza riserve
con infinita fiducia
perché Tu sei mio Padre.

(Charles de Foucauld)

 Preghiera del giorno - Charles de Foucauld
Preghiera del giorno – Charles de Foucauld


Amen. Alleluia!

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti. Perchè questo titolo che suona così “strano”?

Ora et Labora, chi legge questo blog lo sa, è, oltre che il motto della Regola di Benedetto da Norcia, una delle “parole d’ordine”, chiamiamole così, di chi questo blog lo scrive da anni.

Raccontando anche qui almeno una parte del suo camminare, le tappe più significative almeno.

  1. Ora

Un cammino scandito dalla preghiera, che lo aiuta a ricordarsi di un’altra parola d’ordine, quella che dice che nulla e nessuno va anteposto a Cristo Gesù, niente e nessuno viene prima del rendimento di grazie a Dio; comunque, bene o male, vadano le cose della propria vita agli occhi del mondo, e dovunque ti porti il tuo, mio personale essere discepolo, essere alla sequela del Cristo.

In questa settimana ho un po’ di tempo di riposo dal lavoro quotidiano. Il primo giorno di ferie l’ho impegnato offrendo la mia preghiera per i tanti amici che ho impegnati nel ministero sacerdotale, pastorale, nella vita religiosa. Visitando il mio anziano capo ufficio, finalmente in pensione, del Vicariato, e confrontandomi, in amicizia e nella convivialità, con il fratello Gabriele, da poco Rettore del Seminario dove ho trascorso dieci anni della mia vita, e con cui ho condiviso la gioia della consacrazione e dell’ordinazione diaconale e presbiterale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 1. Madonna della Fiducia - Pontificio Seminario Romano Maggiore
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 1. Madonna della Fiducia – Pontificio Seminario Romano Maggiore

2. Labora

Labora, lavora, impegnati. Dove e come il Signore ti chiede di farlo. Nei ruoli e nei luoghi “alti” come in quelli più umili. Mi sono sempre fatto un punto d’onore di farlo ovunque mi sono trovate ad impiegare i doni ed i carismi che l’Eterno ha donato alle mie mani, alla mia mente. E sempre facendo questo con lo spirito “scout” del fare il proprio meglio.

Sempre il proprio meglio, anche quando mi sembrava che quanto facessi non venisse apprezzato, o che i frutti del mio lavoro venissero, a mio giudizio, male impiegati, o impiegati bene ma non nel giusto, retto verso.

Labora, lavora, impegnati. Da sempre il mio lavoro si è svolto nell’ambito della comunicazione, giornalistica, editoriale, informatica, ora sul web e sui social. La comunicazione, in tutte le varie forme e modalità che questa ha preso dal mio primo giorno di lavoro, nel 1984, ad oggi.

Scrivi, leggi e studi sempre, mi dicono Antonella e Sara. Scrivi leggi e studi sempre, mi dicevano i colleghi sistemisti, poi i seminaristi ed i confratelli, e poi tutti gli altri che hanno avuto a percorrere con me un tratto del mio cammino professionale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 2. L'albero dei social
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 2. L’albero dei social

3. Cammina

Ieri, spiegando a Gabriele a grandi linee (per non tediarlo, e perchè lui aveva tante altre domande, di altro segno, su di me e sulla mia vita) come funziona il mio lavoro a Bags Free, mi veniva in mente come non sia certo un caso che mi sia trovato alla fine ad aiutare dei viaggiatori, dei viandanti, anche dei pellegrini nel senso cristiano del termine, a Roma e sulle vie Francigena, di San Francesco, di San Benedetto.

Cammina Luca, cammina ancora, finchè non sarà Colui che può a darti lo stop, ed a valutare quanto di buono e di cattivo hai fatto lungo il sentiero.

Cammina Luca, cammina ancora, tenendo alto lo sguardo. Su Gesù, il punto fermo, e su chi Questi ti ha chiesto e ti chiede di amare lungo il tuo cammino.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 3. Sentiero
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 3. Sentiero

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Dall’Ufficio delle Letture della XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Dall’«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 1, 1 – 2, 7; Funk, 1, 145-149)
Cristo volle salvare tutto ciò che andava in rovina

Fratelli, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti, e rendiamoci consapevoli dell’estrema importanza della nostra salvezza.

Se noi svalutiamo queste grandi realtà facciamo male e scandalizziamo quelli che ci sentono e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione né chi ci abbia chiamati né per qual fine lo abbia fatto e neppure quante sofferenze Gesù Cristo abbia sostenuto per noi.

Quale contraccambio per quanto abbiamo ricevuto?

E quale contraccambio potremo noi dargli o quale frutto degno di quello che egli stesso diede a noi? E di quanti benefici non gli siamo noi debitori? Egli ci ha donato l’esistenza, ci ha chiamati figli proprio come un padre, ci ha salvati mentre andavamo in rovina. Quale lode dunque, quale contraccambio potremo dargli per ricompensarlo di quanto abbiamo ricevuto?

Noi eravamo fuorviati di mente, adoravamo pietre e legno, oro, argento e rame lavorato dall’uomo. Tutta la nostra vita non era che morte! Ma mentre eravamo avvolti dalle tenebre, pur conservando in pieno il senso della vista, abbiamo riacquistato l’uso degli occhi, deponendo, per sua grazia, quel fitto velo che li ricopriva.

In realtà, scorgendo in noi non altro che errori e rovine e l’assenza di qualunque speranza di salvezza, se non di quella che veniva da lui, ebbe pietà di noi e, nella sua grande misericordia, ci donò la salvezza. Ci chiamò all’esistenza mentre non esistevamo, e volle che dal nulla cominciassimo ad essere.

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito; prorompi in grida di giubilo, tu che non partorisci, perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito (cfr. Is 54, 1).

Dicendo: Esulta, o sterile, tu che non hai partorito, sottolinea la gioia della Chiesa che prima era priva di figli e poi ha dato noi alla luce. Con le parole: Prorompi in grida di giubilo…, esorta noi ad elevare a Dio, sempre festosamente, le voci della nostra preghiera.

Con l’espressione: Perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito, vuol dire che il nostro popolo sembrava abbandonato e privo di Dio e che ora, però, mediante la fede, siamo divenuti più numerosi di coloro che erano guardati come adoratori di Dio.

Non i giusti ma i peccatori

Un altro passo della Scrittura dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9, 13). Dice così per farci capire che vuol salvare quelli che vanno in rovina. Importante e difficile è sostenere non ciò che sta bene in piedi, ma ciò che minaccia di cadere. Così anche Cristo volle salvare ciò che stava per cadere e salvò molti, quando venne a chiamare noi che già stavamo per perderci.

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti
Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Il testo biblico

9 E io vi dico: fatevi degli amici con le ricchezze ingiuste, perché quando esse verranno a mancare, quelli vi ricevano nelle dimore eterne. 10 Chi è fedele nelle cose minime è fedele anche nelle grandi, e chi è ingiusto nelle cose minime è ingiusto anche nelle grandi. 11 Se dunque non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà quelle vere? 12 E, se non siete stati fedeli nei beni altrui, chi vi darà i vostri? 13 Nessun domestico può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona

(Luca 16)

Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?
Quale ricchezza? Quale tesoro? Quale padrone?

Un breve commento

La Liturgia del giorno ci propone questo famosissimo brano che è un degno prologo al brano che ci proporrà domani la liturgia domenicale, la parabola delle dieci vergini (Matteo 25:1-13).

Le vergini si troveranno al momento cruciale chi con, chi senza la scorta di olio per tenere accese la loro personale lampada. Quell’olio è la forza della Parola di Dio. Quell’olio è la costanza nella preghiera. Quell’olio è la ricercata ricchezza della compagnia del Verbo e della Sua Grazia.

Quell’olio è insomma la vera ricchezza di cui parla il Vangelo di oggi. Non ci sono mezze misure. O si cerca prima di tutto la ricchezza che ci viene da Dio (e poi ci si occupa del resto…) oppure, al contrario, si cerca prima di tutto la ricchezza (Mammona in aramaico) e la soddisfazione del mondo, ed i rimasugli del nostro tempo, del nostro pensare, parlare, agire, si lasciano all’Eterno.

Gesù ci mette in guardia, le conseguenze sono chiare. E le vergini che rimangono chiuse, fuori dal banchetto e dalla festa nuziale, al freddo e senza luce perchè le loro lampade si sono spente, ci mostrano plasticamente cosa succede.

A noi la scelta.

Amen. Alleluia!

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

San Martino…  oggi ne ricordiamo l’esempio con i bambini condividendo la luce delle lanterne (la Parola di Dio guida sicura per il nostro cammino) ed il pane dolce spezzato e condiviso (come il mantello).

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.

Augurando a noi stessi ed a tutti di essere attenti a dove, su quale sentiero portiamo i nostri passi, pronti ad aiutare i poveri (non solo in mezzi ma anche in spirito) che incontriamo lungo il cammino.

San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.
San Martino di Tours, la Parola, luce del cammino in cui spezziamo il pane.