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Vino nuovo in otri nuovi

Vino nuovo in otri nuovi

La Parola

18 Allora i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei stavano digiunando. Ora essi vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19 E Gesù disse loro: «Possono forse gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per tutto il tempo che hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora in quei giorni digiuneranno.

21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l’intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».

(Marco 2)

Vino nuovo in otri nuovi - Marco 2:18-22
Vino nuovo in otri nuovi

Il commento

Il brano evangelico proposto oggi dal lezionario per la preghiera e la meditazione è un altro “brano da hit parade“, uno di quei brani citati a proposito ed a sproposito.

Perchè citato a sproposito? Perchè spesso viene citato per dire che il cristiano dovrebbe sempre accettare il nuovo, il cosiddetto progresso umano delle cose.

Mentre Gesù è chiarissimo nell’affermare che quello che desidera l’Eterno dall’uomo è un rinnovamento completo della vita, della propria vita, nel senso di una fedeltà assoluta di questa alla Sua logica, alla Sua Verità, come espressa da sempre nella Parola e come definitivamente rivelata e compiuta nel Cristo, nel Figlio.

Non è il nuovo in sè, ad essere buono. E’ il nuovo in Cristo, l’essere creatura nuova in Cristo che è buono. Se l’uomo rimane prigioniero dei propri peccati, del proprio orgoglio, delle tentazioni del denaro, del potere, della gloria, gli servirà a poco essere ben disposto verso il nuovo.

Finirà dove merita assieme a tutte le sue inutili “novità”.

Non c’è nulla da innovare nella rivelazioni. Ripeto, siamo noi a dover essere creature nuove in Cristo Gesù. Ho invece spesso purtroppo sempre più l’impressione che molti sedicenti credenti puntino sull'”innovazione” della o delle chiese (Che significa poi? Nulla a ben vedere!) come un fattore decisivo per la salvezza del mondo.

Presuntuosi direi. Senza la grazia di Dio non saremmo capaci di salvare nemmeno noi stessi, però pensiamo di esser capaci di salvare il mondo con le nostre teologie o le nostre riletture di una Rivelazione che, per quanto possa non piacerci, non è cambiata di una virgola, o detto più biblicamente di uno iota, dal primo istante della creazione.

Perchè in principio il Verbo erà lì, tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, e senza di esso nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poi, un giorno, che a noi uomini sembra più vicino, per la nostra incapacità di leggere l’eternità al di là del nostro scarso orizzonte temporale, il Verbo si è fatto carne ed è venuto direttamente ad abitare in mezzo a noi.

Vino nuovo in otri nuovi allora significa: una vita nuova per l’imitazione del Cristo. Una vita spogliata dell’uomo vecchio e rivestita del Cristo.

Il progresso umano, lo dico da uomo quale sono, vissuto a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, è solo una illusione. Per tante cose si torna indietro, o si resta allo stesso punto.

Rivestiamoci di nuovo!

Rivestiamoci di Cristo!

Amen.

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

La Parola

29 Appena furono usciti dalla sinagoga, vennero nella casa di Simone e di Andrea, con Giacomo e Giovanni. 30 Or la suocera di Simone giaceva a letto con la febbre ed essi subito gli parlarono di lei. 31 Allora egli si avvicinò, la prese per la mano e l’alzò, e immediatamente la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

32 Poi, fattosi sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. 33 E tutta la città era affollata davanti alla porta. 34 Egli ne guarì molti, colpiti da varie malattie, e scacciò molti demoni; e non permetteva ai demoni di parlare perché sapevano chi egli fosse.

35 Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.

36 E Simone e quelli che erano con lui lo cercarono. 37 E, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38 Ed egli disse loro: «Andiamo nei villaggi vicini affinché io predichi anche là, perché è per questo che io sono venuto».

39 Ed egli andò predicando nelle loro sinagoghe per tutta la Galilea e scacciando demoni.

(Marco 1)

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia
Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

Il commento

Pregando anche stamani su questo brano della Parola di Dio, mi sono soffermato di nuovo sul versetto 35.

Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.

Apparentemente contrastante con il resto. La sinagoga prima, poi una scena di affollata vita familiare, malati ed indemoniati che lo circondano, la città riunita davanti alla porta della casa dove il Signore si trovava.

Ma Egli, il mattino seguente, quando gli altri dormono, quando non c’è nessuno in giro, si alza presto e si mette a pregare, da solo.
Marco non ci scrive come, su cosa, con che testi pregava, ma visto che era appena uscito da una sinagoga possiamo tranquillamente supporre che pregasse il Padre con le parole della Scrittura appena letta e commentata. O forse pregava con le parole che poi avrebbe insegnato ai discepoli e a noi.

Ma non è tanto importante. Importante è che, quando tutti gli altri finalmente tacciono, quando le voci del mondo tacciono, Egli si ritira, in un luogo solitario, a pregare il Padre.

E’ importantissimo anche per noi. Ritagliarci del tempo in cui stare da soli e pregare. Recuperare forza dal rapporto unico che ognuno di noi è chiamato ad avere con l’Eterno. Far tacere le voci del mondo che ci assediamo, ci circondano, ci riempiono il cuore e la mente… quel malato, quel povero, quella situazione, quest’altra…

Chi è pastore, prete, o comunque nel ministero mi capisce, credo, meglio di chiunque altro.

Non è cattiveria farle tacere tutte quelle voci, ma è necessario. Perchè come dirà poi Gesù, non siamo noi ad agire, ma è il Padre. Il Padre quindi va pregato, va invocato, va supplicato, va amato ed adorato. Non sono le nostre buone azioni o le nostre opere che devono lodarlo, siamo noi!

Noi, noi dobbiamo riconoscere che Egli è l’unico necessario, noi dobbiamo invocare la Sua assistenza, il Suo aiuto, tramite la Sua Parola.

Dobbiamo ritirarci in un luogo solitario, quando gli altri dormono, o comunque non possono distrarci, e chiedere all’Eterno la forza tramite la preghiera ed il filiale abbandono alla Sua Parola. Altrimenti non potremo affrontare gli infiniti demoni di questo mondo. Demoni che cercano di confonderci, di allettarci, anche puntando a farci credere che è per nostro merito o è per nostra bravura, per il nostro spirito di sacrificio, magari, che si compiono certe meraviglie o si operano certe guarigioni.

Gesù non permetteva ai demoni di parlare e così dobbiamo fare noi. Deve essere solo la Parola di Dio quella che parla e si manifesta, e manifesta la Sua forza attraverso di noi, servitori del Signore.

Gesù sa che il demonio ci conosce, conosce tutte le nostre debolezze, conosce ogni nostro peccato. Egli si impone sui demoni con la forza invincibile del Suo essere Figlio, ma anche noi possiamo vincere il demonio, noi siamo figli nel Figlio, se ci sottomettiamo all’Eterno ed alla Sua Parola.

Certi demoni, dirà Gesù, non si possono vincere se non con la preghiera ed il digiuno. Solo il nostro orgoglio, la nostra testardaggine, la nostra presunzione, i nostri demoni appunto, cercano di convincerci che possiamo vincere con l’attivismo, la frenesia, il fare, fare, fare, il riempirci la vita di cose e situazioni nuove.

Pregare e predicare. Versetti 35 e 39.

Gesù è chiarissimo nelle parole riportate dall’evangelista Marco

Pregare e predicare,
per vincere la buona battaglia.  

Amen. 

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

La Parola

21 Poi entrarono in Capernaum, e subito, in giorno di sabato, egli entrò nella sinagoga e insegnava. 22 E la gente stupiva della sua dottrina perché egli li ammaestrava come uno che ha autorità e non come gli scribi. 23 Ora nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale si mise a gridare, 24 dicendo: «Che vi è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei tu venuto per distruggerci? Io so chi tu sei: Il Santo di Dio». 25 Ma Gesù lo sgridò, dicendo: «Ammutolisci ed esci da costui!». 26 E lo spirito immondo, straziandolo e mandando un gran grido, uscì da lui.

27 E tutti furono sbalorditi, tanto che si domandavano fra loro dicendo: «Che è mai questo? Quale nuova dottrina è mai questa? Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono». 28 E la sua fama si diffuse subito per tutta la regione intorno alla Galilea.

(Marco 1)

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi
Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

Il commento

Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono. E tutti, commenta Marco, furono sbalorditi.

Oggi come allora egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono, oggi come allora affidarsi alla assoluta Verità della Sua Parola è l’unica via per sconfiggere i multiformi spiriti che infestano la vita dell’uomo.

Pieghiamo il capo, pieghiamo la nostra volontà al dettato dell’unica Parola di salvezza, e saremo guariti da ogni nostro peccato. Fuori dalla Parola del Cristo non vi è salvezza e non vi è vera sapienza. Potrà esserci un barlume di saggezza umana, potrà esservi ragionevolezza apparente, potrà esservi speranza, ma essa prima o poi si rivelerà falsa, riposta in qualche altro uomo, o in dottrine e filosofie di questo mondo, la cui luce si spegnerà come quella di un cerino.

Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono. Obbediamogli. Il resto sono solo parole umane.

E non ci stanchiamo mai di annunciare, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto la Parola dell’Eterno. Il prinicpe di questo mondo infatti ha solo il potere che noi stessi gli lasciamo prendere sulle anime nostre.

Ma noi siamo di Cristo, e Cristo è di Dio!

Ricordiamoci questo, oggi, ricordando anche il fratello pastore Remo Cristallo e la sua testimonianza cristiana. Egli era ed è di Cristo, egli era ed è di Dio, per Dio, ed ora è con Lui, nelle sue amorevoli braccia.

Tante volte il pastore le avrà aperte, aprendo la Scrittura, aprendosi all’azione del Cristo perchè lo facesse anche chi, ascoltando lui, si apriva all’azione di Qualcuno infinitamente più grande di lui.

Noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.

Affidiamoci alla Parola di Dio,
e ricacciamo gli spiriti immondi
dalle nostre vite!

Amen. 

Ravvediamoci! Il Signore è qui!

Ravvediamoci! Il Signore è qui!

La Parola

12 Or Gesù, avendo udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò nella Galilea. 13 Poi lasciò Nazaret e venne ad abitare a Capernaum, città posta sulla riva del mare, ai confini di Zabulon e di Neftali, 14 affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta Isaia, quando disse: 15 «Il paese di Zabulon, il paese di Neftali, sulla riva del mare, la regione al di là del Giordano, la Galilea dei gentili, 16 il popolo che giaceva nelle tenebre ha visto una grande luce, e su coloro che giacevano nella regione e nell’ombra della morte, si è levata la luce».

17 Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

18 Or Gesù, camminando lungo il mare della Galilea, vide due fratelli: Simone detto Pietro e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete nel mare, poiché erano pescatori; 19 e disse loro: «Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini». 20 Or essi, lasciate prontamente le reti, lo seguirono. 21 E, proseguendo il cammino, vide due altri fratelli: Giacomo, il figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello, nella barca con Zebedeo loro padre, i quali riassettavano le reti; e li chiamò. 22 Ed essi, lasciata prontamente la barca e il padre loro, lo seguirono.

23 E Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando l’evangelo del regno, e sanando ogni malattia e ogni infermità fra il popolo. 24 E la sua fama si sparse per tutta la Siria; e gli presentarono tutti i malati, colpiti da varie infermità e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25 E grandi folle lo seguivano dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

(Matteo 4)

Ravvediamoci! Il Signore è qui!
Ravvediamoci! Il Signore è qui!

Il commento

La luce del Cristo è qui. La luce della Parola è qui. Gesù è in mezzo a noi, è presente con la forza della Sua Parola. Che guarisce, che risana chi la ascolta ed a sua volta la ‘rilancia’, mettendola in pratica, o predicandola, ognuno secondo il suo carisma ed il dono di grazia, il dono particolare dello Spirito che ha ricevuto dal Signore.

Gesù cammina e chiama, cammina e chiama, oggi come allora. Ed oggi come allora occorre avere la forza di rispondergli, lasciare per ultimi noi stessi, il nostro lavoro, le nostre reti solo umane e seguirLo.

«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

Semplici e chiare le parole del Cristo. Talmente semplici e chiare che spesso gli stessi predicatori cedono alla tentazione di complicarle, di infarcirle di mille e più distinguo, di ricoprirle con le loro elucubrazioni.

Semplici e chiare le parole del Cristo. Chi ha il ministero della predicazione, chi è costituito servitore della Parola di Dio se lo ricordi, sempre. E’ lui che serve la Parola di Dio, non gli è lecito, mai, servirsene,

Semplici e chiare le parole del Cristo. Per questo fanno tanto paura al potere, a quello politico come a quello religioso, non solo del suo tempo. Per questo i poteri tendono a mascherarlo… così abbiamo il Cristo rivoluzionario, il Cristo tutto pietà, il Cristo solo nel privato, il Cristo delle teologia della liberazione e di quelle della prosperità, il Cristo dell’ordine costituito.

Semplci e chiare le parole del Cristo.

«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

Ravvediamoci! Amen!

Oggi non è una festa qualunque

Oggi non è una festa qualunque

La Parola

1 Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall’oriente arrivarono a Gerusalemme, 2 dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo».

3 All’udire ciò, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 E, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, del popolo, s’informò da loro dove doveva nascere il Cristo. 5 Ed essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 “E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei certo la minima fra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele”».

7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, domandò loro con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa. 8 E, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e domandate diligentemente del bambino, e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo».

9 Ed essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in oriente andava davanti a loro finché, giunta sul luogo dov’era il bambino, vi si fermò. 10 Quando essi videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.

11 E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra. 12 Quindi, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(Matteo 2)

Oggi non è una festa qualunque
Oggi non è una festa qualunque

Il commento

Siamo venuti per adorarlo… dicono i Magi a uno dei tanti re di questo mondo, Erode, di cui la storia fa memoria solo per le nefandezze che ha compito.

Siamo venuti per adorarLo, Egli, il Re, il Messia che doveva venire. Il vero ed unico Re dei Giudei e di tutto l’universo. Egli, il cui concepimento è stato annunziato dall’angelo del Signore, e la cui nascita è resa nota da una stella sorta da Oriente, da dove ogni cosa nasce, da dove nasce il giorno, il sole, la luce, la possibilità stessa della vita di qualsiasi cosa su questa terra.

Di fronte a tutto questo, che miseria che è un re!, un potente, un principe di questo mondo. Non vale nulla, non conta nulla il suo potere, che come velocemente è sorto, così rapidamente tramonta.

Mentre il Re dei Re sorge, e mai tramonta, la Sua Luce illumina per l’eternità. Si avvera il canto dei Salmi: dall’alba al tramonto, da Oriente ad Occidente, sia lodato il Suo Nome.

I nostri fratelli di Oriente, nella loro saggezza antica, ricordano in una unica solennità, sia pure in modo diverso a seconda dei luoghi e dei riti. l’Epifania, ovvero il manifestarsi di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ricordano la Teofania, il manifestarsi di Dio al mondo attrverso l’Incarnazione del Figlio, il riconoscimento della Sua Regalità, l’inizio della Sua missione pubblica con la fine del profetismo riconosciuta dal Battista, il più grande tra tutti i profeti.
La nascita di Gesù, l’adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù nel Giordano.

Una festa grandiosa, che non a caso gli uomini dei nostri tempi, anche purtroppo tanti uomini “di chiesa” hanno finito con il ridurre di significato, come l’ennesima occasione di dire tante parole dolci, come le caramelle e le cioccolate che in tante parti del mondo oggi si regalano ai bambini.

Oggi non è una festa qualunque.

Perchè quello che viene riconosciuto, manifestato, che appare come Re, non è un re qualunque, non è un qualunque filosofo, una qualunque sapienza che appare! E’ la Sapienza di Dio, è il Verbo di Dio che viene a prendere in mano in modo assoluto e definitivo tutto il destino e la storia dell’umanita.

Oggi il potere dell’uomo, il potere che l’uomo crede di avere sulle sorti del mondo e della storia, viene deriso, vilipeso, ridicolizzato assieme ad Erode. E tutte le sapienze umane, tutte le filosofie, le idee, le ideologie, si inchinano, come si inchinano i Magi d’Oriente (che siano tre o mille non fa alcuna differenza!) di fronte alla Sapienza che ha creato il mondo, al Verbo che era con il Padre fin dal principio.

Non ci sono più re umani oggi, solo il Re dei Re.
Non ci sono più prìncipi umani oggi, solo il Principe della Pace (ma la pace vera, non quella bugiarda di questo mondo).
Non ci sono più signori, signorotti, vassalli, valvassori e valvassini, perchè regna il Signore dei Signori.
Nessuna ideologia può pretendere di consigliare agli uomini il giusto da farsi, perchè c’è il Consigliere Ammirabile sul trono!

Egli è quel Bambino. Il Bambino in quella stalla, grotta, culla o mangiatoia. Il Bambino  con le braccia aperte verso di noi, per donarci la salvezza, per spingerci ad abbracciarlo, ad abbracciare senza riserve la Parola che Egli è, a conoscere senza mai stancarci la Sapienza che Egli è, ad avere come solo ed unico Re, l’unico vero Dio, Padre, Figlio e Spirito, Sapienza Eterna, Perfetta Misericordia.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi è giorno di ascolto e di contemplazione della Gloria di Dio, è tempo che i poteri e le sapienze umane cessino di avere importanza nella nostra vita, più che la Sapienza di Dio.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi non è neppure festa, se non riconosciamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, se non rigettiamo dalle nostre vite personali, dalle nostre società, dalle nostre culture, tutto ciò che nega la Signoria di Dio, tutto ciò che fa persistere l’uomo nella sua illusione di essere il padrone del mondo.

Oggi non è una festa qualunque.

É tempo di prenderlo sul serio quel Re, di prendere borsa, bisaccia e calzari e decidersi finalmente a seguirlo, costi quello che costi.

Perchè tutto finirà, tutto alla fine dei tempi si ridurrà in ginocchio davanti a Lui. Oro, incenso e mirra saranno solo per Lui, e per coloro che Egli avrà eletto.

Ed Egli regnerà, nei secoli dei secoli.

Amen.

Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)

Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)

La Parola

43 Il giorno seguente, Gesù desiderava partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi». 44 Or Filippo era di Betsaida, la stessa città di Andrea e di Pietro. 45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui, del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, il figlio di Giuseppe». 46 E Natanaele gli disse: «Può venire qualcosa di buono da Nazaret?». Filippo gli disse: «Vieni e vedi». 47 Gesù vide venirgli incontro Natanaele e disse di lui: «Ecco un vero Israelita, in cui non c’è inganno». 48 Natanaele gli disse: «Come fai a conoscermi?». Gesù gli rispose, dicendo: «Ti ho visto quando eri sotto il fico, prima che Filippo ti chiamasse». 49 Natanaele, rispondendogli, disse: «Maestro, tu sei il Figlio di Dio; tu sei il re d’Israele». 50 Gesù rispose e gli disse: «Poiché ho detto di averti visto sotto il fico, tu credi; vedrai cose maggiori di queste». 51 Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico che da ora in poi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

(Giovanni 1)

Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)
Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)

Il commento

Natanaele si trovava sotto l’albero di fico, come all’ombra della morte. Lo vide il Signore, del quale è stato detto: “La luce si è levata per coloro che erano seduti all’ombra della morte” (Is 9, 2).

Che cosa è stato detto a Natanaele?

Tu chiedi a me, o Natanaele, dove ti ho conosciuto? Tu parli ora con me, perché Filippo ti ha chiamato. Ma, colui che il Signore chiamò per mezzo del suo apostolo, già prima il Signore lo aveva visto appartenente alla sua Chiesa.

O tu Chiesa, o tu Israele, in cui non c’è finzione…, hai già conosciuto Cristo per mezzo degli Apostoli, come lo conobbe Natanaele per mezzo di Filippo. Ma la sua misericordia ti vide prima che tu lo conoscessi, quando ancora giacevi sotto il peso del peccato.

Forse che noi per primi abbiamo cercato Cristo, o non è stato lui invece il primo a cercarci?
Forse che siamo stati noi, i malati, a recarci dal medico, e non è stato invece il medico a venire dai malati?

Non è stato forse il pastore a cercare la pecora che si era perduta, il pastore che, lasciate le novantanove, la cercò e la trovò, riportandola lieto a casa sulle sue spalle (Lc 15,4)?
Non si era forse perduta la dracma, e la donna, accesa la lucerna, non la cercò per tutta la casa finché non l’ebbe trovata (Lc 15,8)?…

Il nostro pastore ha ritrovato la pecora, non senza averla cercata; la donna ha ritrovato la dracma, ma solo dopo averla cercata.

Dunque, siamo stati cercati perché potessimo essere ritrovati; ritrovati, possiamo parlare. Non andiamo in superbia, perché prima d’essere ritrovati eravamo perduti, e siamo stati cercati.

(Agostino (354-430), vescovo d’Ippona e dottore della Chiesa, Commento al vangelo di Giovanni, n° 7 )

Venite e vedete

Venite e vedete

La Parola

35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli. 36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio».

37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù.

38 Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?». Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?». 39 Egli disse loro: «Venite e vedete». Essi dunque andarono e videro dove egli abitava, e stettero con lui quel giorno. Era circa l’ora decima.

(Giovanni 1)

Venite e vedete
Venite e vedete

Il commento

Giovanni il Battista non era il Messia. Predicava che stava venendo uno più grande di lui, a cui egli non era degno di sciogliere i sandali.

Ecco, quell’Uno è giunto, è lì ed egli, con la sua attività di predicazione, di annuncio, di invito alla conversione, lo indica a coloro che fino a quelo momento erano suoi discepoli.

E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse:
«Ecco l’Agnello di Dio

I discepoli non sono più “suoi”, non lo sono mai stati in realtà. Essi sono chiamati dal Cristo, e divengono discepoli del Cristo, lasciando Giovanni. Così deve essere per ogni ministro di Dio, per ogni servitore dell’Eterno, per ogni pastore o pope, o prete. Egli, il Cristo,il Cristo solo, deve crescere e lui diminuire!

É Gesù che giudica poi in modo decisivo, definitivo, la qualità della sequela.

Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro:
«Che cercate?

Ne segue un dialogo tra l’anima di quei primi seguaci del Cristo ed il Cristo stesso.

Essi gli dissero:
«Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?».
Egli disse loro: «Venite e vedete».

Essi lo riconoscono come Maestro, come Rabbi, lo riconoscono, come tanti lo avevano riconosciuto, come uno che parlava con autorità. Ma questo non basta. In fondo al loro cuore essi sono animati da buone intenzioni, vorrebbero che Egli fosse il Messia che li porta fino alla casa dell’Eterno. Il loro cuore prega con il salmista…

Oh, quanto amabili sono le tue dimore, o Eterno degli eserciti! 2 L’anima mia anela e si strugge per i cortili dell’Eterno; il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente. 3 Anche il passero trova una casa e la rondine un nido, dove posare i suoi piccoli presso i tuoi altari, o Eterno degli eserciti, mio Re e mio DIO. 4 Beati coloro che abitano nella tua casa e ti lodano del continuo.

(Salmi 84)

Il Signore Gesù però dice loro che non è così semplice. Occorre seguirlo, occorre toccare con mano le sue piaghe, occorre condividere il suo cammino, fino in fondo, per poter vedere la Sua gloria.

Venite e vedete

I due primi discepoli accettano la sfida al loro desiderio di una sequela tranquilla, senza problemi, di tutto riposo. Ed iniziano a seguire Gesù, iniziano a scontrarsi con la durezza della vita di un uomo, vero uomo e vero Dio,  che non ha un luogo dove posare il capo.

Sono già le quattro del pomeriggio. l’ora decima. Non manca molto al tramonto. Non manca molto al giudizio finale. Non manca molto per loro e non manca molto per noi.

Non rimandiamo ancora la decisione per una sequela vera e piena!

Non limitiamoci a dire: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Ma apriamo le Scritture, spezziamo il pane che quotidianamente ci viene donato, facciamo memoria dei prodigi che ha operato per noi, le cose avvenute per via, e proclamiamo la salvezza nel Suo Nome a Gerusalemme ed in ogni altro luogo.

Amen! Alelluia!

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio

La Parola

29 Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! 30 Questi è colui del quale dissi: “Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché era prima di me”. 31 Io non lo conoscevo, perciò sono venuto a battezzare con acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele».

32 E Giovanni testimoniò, dicendo: «Io ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma colui che mi mandò a battezzare con acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai scendere lo Spirito e fermarsi su di lui, è quello che battezza con lo Spirito Santo”.

34 Ed io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

(Giovanni 1)

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio
Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio

 

Il commento

Giovanni il Battista, profeta dell’Eterno, professa la sua fede nel Cristo, nel Figlio di Dio.

Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!
Questi è colui del quale dissi:
“Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto,
perché era prima di me”.

Egli infatti, il Cristo, era prima di tutte le cose, e niente senza del Cristo è stato fatto.

Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui,
e senza di lui nessuna delle cose fatte è stata fatta.

Giovanni si mostra docile ed umile di fronte al mistero e ancora spiega a chi lo ascolta:

Io non lo conoscevo, perciò sono venuto a battezzare con acqua, affinché egli fosse manifestato in Israele

Egli non lo conosceva, perchè ancora il Verbo non si era rivelato agli uomini attraverso la Sua Incarnazione, che da poco abbiamo celebrato in modo solenne, nel giorno del Natale. Ma ora Egli si è rivelato. E di nuovo il Battista testimonia e dà conto di questa Rivelazione, resa chiara dalla terza persona della Trinità, lo Spirito.

Io ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba
e fermarsi su di lui.

Il fermarsi della colomba, ed il rimanere sul Figlio, è in questo caso indice della perfetta Trinità.
Il Padre è Colui che ha mandato Giovanni a battezzare con acqua, ad invitare alla conversione, al lavar via il peccato della vita degli uomini.
Il Figlio obbediente al Padre in ogni cosa, simbolicamente mette la sua vita nella mano degli uomini, mettendosi sotto la mano di Giovanni, mandato dal Padre, che lo battezza, che battezza il Figlio, che non conosceva certo peccato e non aveva certo bisogno di conversione, ma che. vinte le tentazioni del demonio, con quel gesto riafferma la volontà di voler compiere la salvezza dell’umanità.
Lo Spirito, che si posa obbediente sotto forma di colomba sul capo del Figlio, testimonia della perfetta unità nell’Unico Dio di Israele di Padre, Figlio e Spirito. Tutto ciò che ha il Padre è dato al Figlio, e tutto ciò che hai il Figlio è ciò che ci sarà dato, che ci è stato dato, tramite il sacrificio del Figlio, per mezzo dello Spirito.

Unità e Trinità di Dio.
Incarnazione, Passione, Morte e Resurrezione del Figlio.

I misteri principali della nostra fede, le realtà principali della nostra fede (perchè, con buona pace di tanti, i misteri della fede sono le realtà più vere che esistono), si vedono chiaramente in questo brano di Vangelo.

E noi?

Noi siamo chiamati a fare nostra, umilmente, docilmente, la professione di fede di Giovanni.

Io non lo conoscevo, ma colui che mi mandò a battezzare con acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai scendere lo Spirito e fermarsi su di lui, è quello che battezza con lo Spirito Santo”.

Ed io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio».

Ascoltiamo allora la Parola di Dio. Preghiamo con la Parola di Dio, disponiamoci docili come il Battista a lavare il peccato via dalle nostre vite, disponiamoci docili ad accettare la volontà del Padre nelle nostre vite, ad essere figli nel Figlio, disposti anche al sacrificio, perchè nessuno di noi può essere più grande del Maestro, disponiamo docile il nostro animo ad accogliere i doni dello Spirito Santo affinchè portino frutto per noi e per i nostri fratelli e sorelle. E diciamo con fede:

Io ho visto ed ho attestato che quest’uomo,
Gesù, il Cristo è il Figlio di Dio!

Amen. Alleluia!

Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio - Foto realizzata da Luca Zacchi con Adobe Spark!™
Io ho visto ed ho attestato che questi è il Figlio di Dio – Foto realizzata da Luca Zacchi con Adobe Spark!™

Chi sei tu?

Chi sei tu?

La Parola

15 Giovanni testimoniò di lui e gridò, dicendo: «Questi è colui del quale dicevo: “Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”». 16 E noi tutti abbiamo ricevuto dalla sua pienezza grazia sopra grazia. 17 Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè, ma la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo.

18 Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Figlio, che è nel seno del Padre, è colui che lo ha fatto conoscere.

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei leviti per domandargli: «Chi sei tu?».
20 Egli lo dichiarò e non lo negò, e dichiarò: «Io non sono il Cristo». 21 Allora essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei tu Elia?». Egli disse: «Non lo sono!». «Sei tu il profeta?». Ed egli rispose: «No!». 22 Essi allora gli dissero: «Chi sei tu, affinché diamo una risposta a coloro che ci hanno mandato? Che dici di te stesso?».
23 Egli rispose: «Io sono la voce di colui che grida nel deserto: Raddrizzate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».

24 Or coloro che erano stati mandati venivano dai farisei; 25 essi gli domandarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?».
26 Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete. 27 Egli è colui che viene dopo di me e che mi ha preceduto, a cui io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali».

28 Queste cose avvennero in Betabara al di là del Giordano, dove Giovanni battezzava.

(Giovanni 1)

Chi sei tu?
Chi sei tu?

Il commento

19 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei leviti per domandargli: «Chi sei tu?».
20 Egli lo dichiarò e non lo negò, e dichiarò: «Io non sono il Cristo».

Chi sei tu? É la domanda posta a Giovanni, il più grande dei nati di donna. Cosa dici, tu, di te stesso? La potremmo anche tradurre così.

Però invece di rivolgerla a Giovanni, proviamo a rivolgerla a noi stessi. Cosa diciamo noi di noi stessi? Dove cerchiamo, noi, i mezzi per la nostra salvezza?

Giovanni il Battista era, sono parole del Cristo, il più grande fra i nati di donna, il più grande tra i profeti ascoltati dall’uomo. Pure non presume di sè stesso, non si arroga nessun potere messianico; al contrario, sminuisce il suo ruolo, sminuisce se stesso, tutto il suo essere, parola compresa è un “rimandare a”, un “rimandare a Cristo”.

Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che non conoscete. 27 Egli è colui che viene dopo di me e che mi ha preceduto, a cui io non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali».

Io battezzo con acqua, ovvero io con le mie parole, i miei gesti, le mie azioni dò testimonianza a Cristo, ma uno che non conoscete, ovvero uno cui non è possibile essere pari, uno che non è possibile possedere, uno di cui non è possibile esaurire la grandezza, è in mezzo a voi, e voi sembrate non rendervene conto.

Egli dice di non essere degno neppure di sciogliere a costui il legaccio dei sandali, un gesto umile, un gesto da schiavo. Figuriamoci allora noi.

Fratelli e sorelle, non ci impadroniamo di Cristo! Non crediamo, mai, di non aver più nulla da imparare, di non aver più bisogno di convertirci, di non aver più bisogno di pregare. Non smettiamo mai di invocare lo Spirito, non cessiamo mai di pregare “Padre nostro“.

Se siamo guide di comunità, pastori, servitori, non presumiamo mai del nostro ruolo, non diciamo mai, con le parole o con i gesti, fai come me, e troverai il Cristo, e sarai sicuro di seguirlo.

Diciamo piuttosto, ascolta la Parola di Dio, che io non mi stanco di annunciarti, studia la Parola di Dio, come io non mi stanco di invitarti a fare, affida la tua vita, le tue scelte, le tue necessità alla Parola di Dio, al Cristo, al Verbo Incarnato, come io per primo ti mostro che faccio. E prega senza stancarti con la Parola di Dio.

Prega come Giovanni, il Battista. Che Tu cresca, Signore, e che io diminuisca, che il mio “io” diminuisca, che il mio “io” scopra di aver senso solo se riposa in Te.

Amen, Signore.

Alleluia.

 

La voce che grida nel deserto serve la Parola

La voce che grida nel deserto serve la Parola

La Parola

La Parola era prima che il tempo fosse…

1 Nel principio era la Parola,
la Parola era con Dio, e la Parola era Dio.
2 Essa era nel principio con Dio.
3 Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei,
e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta.
(Giovanni 1)

 

La voce umana la serve…
1 Inizio del vangelo di Gesù Cristo
2 Secondo quanto è scritto nel profeta Isaia:
«Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via.
3 Voce di uno che grida nel deserto: “Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”.
(Marco 1)

Il commento di Agostino

Alla voce serve uno strumento.

Lo strumento della voce è il predicatore, che ti chiama a conversione.

Quello che rimane è la Parola, che ti converte.

Agostino lo spiega come meglio non si potrebbe fare.

La voce che grida nel deserto serve la Parola
La voce che grida nel deserto serve la Parola

 

Giovanni è la voce, il Signore, invece, «in principio era il Verbo» (Gv 1,1).

Giovanni voce nel tempo, Cristo fin dal principio Parola eterna.

Togli la parola, che cos’è la voce? Non ha nulla di intellegibile, è strepito a vuoto. La voce, senza la parola, colpisce l’orecchio, non apporta nulla alla mente.

Nondimeno, proprio nell’edificazione della nostra mente, ci rendiamo conto dell’ordine delle cose.

Se penso a quel che dirò, la parola è già dentro di me; ma, volendo parlare a te, cerco in qual modo sia anche nella tua mente ciò che è già nella mia.

Cercando come possa arrivare a te e trovar posto nella tua mente la parola che occupa già la mia, mi servo della voce e, mediante la voce, ti parlo.

Il suono della voce ti reca l’intelligenza della parola; appena il suono della voce ti ha recato l’intelligenza della parola, il suono stesso passa oltre; ma la parola, a te recata dal suono, è ormai nella tua mente e non si è allontanata dalla mia.

Perciò il suono, proprio il suono, quando la parola è penetrata in te, non ti sembra dire: «Egli deve crescere ed io, invece, diminuire» (Gv 3,30)?

La sonorità della voce ha vibrato nel rendere servizio, quindi si è allontanata, come per dire: «Questa mia gioia è completa».

Conserviamo la parola, badiamo a non perdere la parola concepita nel profondo dell’essere.

(Agostino (354-430), vescovo d’Ippona (Africa del Nord) e dottore della Chiesa; Discorso 293, per la Natività di Giovanni Battista: «Io sono voce di uno che grida nel deserto»)