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Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Che cosa deve fare dunque il cristiano?

Servirsi del mondo, non farsene schiavo

Servirsi del mondo, non farsi schiavo del mondo.

Che significa ciò?
Vuol dire avere, ma come se non avesse.

Così dice, infatti, l’Apostolo: «Del resto, o fratelli, il tempo ormai si è fatto breve: d’ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero; e quelli che godono, come se non godessero; quelli che comprano, come se non possedessero; quelli che usano del mondo, come se non ne usassero, perché passa la scena di questo mondo. Io vorrei vedervi senza preoccupazioni» (1 Cor 7, 29-32).

Odiare cordialmente

Chi è senza preoccupazione, aspetta tranquillo l’arrivo del suo Signore. Infatti che sorta di amore per Cristo sarebbe il temere che egli venga? Fratelli, non ci vergogniamo? Lo amiamo e temiamo che egli venga! Ma lo amiamo davvero o amiamo di più i nostri peccati?

Ci si impone perentoriamente la scelta. Se vogliamo davvero amare colui che deve venire per punire i peccati, dobbiamo odiare cordialmente tutto il mondo del peccato.

Egli verrà. Punto.

Lo vogliamo o no, egli verrà. Quindi non adesso; il che ovviamente non esclude che verrà. Verrà, e quando non lo aspetti. Se ti troverà pronto, non ti nuocerà il fatto di non averne conosciuto in anticipo il momento esatto.

(Agostino di Ippona, Ufficio delle Letture di oggi, Trentatreesima domenica del Tempo Ordinario).

Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.
Servirsi del mondo, non farsene schiavo. Odiare cordialmente.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Troverà la fede sulla terra? Si, ma, però.

Ho titolato così questo post perchè credo che occorra confrontarsi a fondo con il Vangelo, specie con quei brani che ci sembra di conoscere bene, di cui pensiamo che “sappiamo quello che dicono”.

Il testo evangelico

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

(Luca 18:1-8)

Si, ma, però

Si, forse troverà la fede sulla terra. Ma in chi, o in che cosa avranno fede gli uomini quando tornerà il Signore per giudicare i vivi e i morti?

Perchè bisogna intendersi. Tanta gente, oggi, dice di avere fede nel Signore Gesù. Tanta gente si dice cristiana. Tanta gente apprezza il Vangelo, a parole.

Ma poi, nei fatti? Quante persone vivono cristianamente? Quanti si confrontano ogni giorno con la Parola di Dio? Quanti ogni giorno aprono e chiudono la loro giornata rendendo grazie per il tempo che il Signore ha concesso loro?

E quanti, invece, se ne ricordano solo per dubitarne, quando non per bestemmiarlo o dirne male, o metterlo in dubbio, quando i loro progetti non procedono come vorrebbero loro, quando il loro coniuge non è perfetto come lo desiderebbero loro, quando il loro figlio non è attento, studioso e rispettoso come dovrebbe, quando il miracolo ‘dovuto’ o preteso non si verifica?

Troverà la fede sulla terra?

Troverà la fede sulla terra il Figlio dell’Uomo? Non so, giacchè la fede che chiede Gesù è quella, assoluta, del Figlio nel Padre.
La fede che gli fa accettare la Croce, la fede che fa dire non la mia ma la Tua volontà.
La fede della Madre di Dio che dice all’angelo Eccomi, sono la serva del Signore; avvenga di me quello che hai detto.
La fede di Giobbe che dice che se da Dio accettiamo il bene dobbiamo accettare anche il male.
La fede di Paolo che spera contro ogni speranza.

Questa è la fede di cui parla il Signore.

Non una spolveratina di zucchero a velo, quello dei buoni sentimenti, del ben volere generico, del fare l’elemosina nella giornata dei poveri per poi scordarseli tutto il resto dell’anno o quasi, quello dell’andare alla Messa, al culto, alla Divina Liturgia solo quando mi rimane comodo, del pregare quando proprio non ho nient’altro da fare.

Qaunta gente conosco che mi dice Beato te, che hai tempo per pregare. Non me lo dite, trovatelo voi. Toglietelo ad altre cose meno urgenti con cui buttate via quel poco di tempo che vi rimane su questa terra.

Poco, si, perchè non sapete quando il Signore verrà.

Non sapete quando il Signore verrà

Ascolteremo Paolo domani, leggiamolo un po’ prima, oggi.

Riguardo ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; infatti sapete bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. E quando la gente dirà: «C’è pace e sicurezza!», allora d’improvviso la rovina li colpirà, come le doglie una donna incinta; e non potranno sfuggire. 
Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, cosicché quel giorno possa sorprendervi come un ladro. Infatti siete tutti figli della luce e figli del giorno; noi non apparteniamo alla notte, né alle tenebre. 
Non dormiamo dunque come gli altri, ma vigiliamo e siamo sobri.

(1 Tessalonicesi 5:1-6)

Il mio comodino “Lagom”

Il mio comodino “Lagom”

Cos’è “Lagom”?

Scrive il mio fratello Elpidio in un suo bel post a tema che ovviamente vi invito a leggere per intero:

“Né troppo, né troppo poco: il giusto” è il significato della parola svedese “lagom”, divenuta negli ultimi mesi indicatore di una nuova tendenza anche ad altre latitudini. Racchiude un concetto che spazia tra l’etico e l’estetico, che indica una certa predilezione nordica per l’equa via di mezzo, e che sta catturando l’attenzione mediatica. La filosofia del lagom si può sintetizzare con “l’essenziale, quel che serve realmente”: una vita vissuta serenamente, senza ansia di emergere ma senza neppure conformarsi troppo alla massa; un look privo di eccessi, oppure una scrivania ordinata, con nulla di più oltre quello che serve. 

Il mio comodino non è forse “lagom?”

Poichè si dice che una immagine, (vale anche se è un poco sfocata?) val più di mille parole… eccovi il mio comodino (non è “Ikea”, è “Dramisino”, visto che è un vecchio comodino italiano rimesso a nuovo dalla mia adorabile moglie dalle mani d’oro).

Il mio comodino "Lagom"
Il mio comodino “Lagom”

La Parola di Dio è il pezzo più prezioso.

L’edizione ridotta della preghiera delle Ore per la preghiera di Compieta, prima di addormentarsi. Una icona regalataci il giorno del nostro matrimonio da una sorella e amica cristiana ortodossa. Un komboskini che viene dal monte Athos. Una croce che viene dalla casa di mia madre.

La sera ci aggiungo la fede matrimoniale e la stola sacerdotale. A ricordarmi che tutto ho ricevuto dal Signore e tutto a Lui devo rendere. Perchè non so quando verrà a riprendersi la vita che mi ha donato per donarmi, se avrà pietà del mio peccato, pure se grande, la vita eterna.

Amen.

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Il testo

Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.

Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti.

Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.

In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro.

Ricordatevi della moglie di Lot.

Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.

Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».

Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)
Noè, Lot e il giudizio finale (Luca 17:26-37)

Un breve commento

Come nei tempi di Noè e di Lot

Come avvenne nei tempi di Noè e nei giorni di Lot. Il Signore sa che il tempo dell’uomo su questa terra è in massima parte occupato dal suo essere peccatore, dal mancare di gratitudine nei confronti dell’Eterno, Benedetto Egli Sia, e da un operare umano che va contro i precetti ed i comandi dati dal Signore all’uomo fin dai tempi della Creazione.

Custodire la Creazione, ed invece la andiamo pervertendo come se ne fossimo i padroni, come avveniva ai tempi di Noè.

Riprodurre l’immagine di Dio attraverso l’unione tra l’uomo e la donna, la generazione di figli per il Signore, ed invece, quanto mai ora, ci comportiamo come alcuni si comportavano al tempo di Lot, rifiutandoci di generare, o promuovendo unioni sterili e perverse.

Per fortuna il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli sia, è  fedele, perchè non può rinnegare se stesso, ed in Cristo ci ha dato la possibilità comunque di avere la salvezza, per la Sua infinita grazia, per la Sia infinita misericordia.

Da che parte ci troveremo?

Però occorre trovarsi dalla parte giusta, al momento in cui il Signore, l’Eterno, Benedetto Egli sia, ci richiamerà a sè. Trovarsi dalla parte di chi obbedisce alla Parola di Dio. Trovarsi con i suoi comandi davanti agli occhi ed al cuore. Trovarsi ad operare per il Signore, anche nella più grande povertà umana, anche nell’apparente insignificanza per il mondo.

Perchè, ricordiamolo sempre. Noi guardiamo l’apparenza, anche i più acuti tra noi non vanno molto oltre la superficie. Solo Dio, solo il Signore, solo l’Eterno, Benedetto Egli sia, guarda fino in fondo al cuore.

Ricordiamoci della moglie di Lot

Ricordiamoci della moglie di Lot, che pur essendo cosciente della distruzione, della rovina che si abbatteva su una creazione che aveva rifutato Dio, pure si voltava a guardare con nostalgia a qualcosa del suo passato, chissà, forse alla casa, forse ai beni, forse al suo status sociale…

Mentre avrebbe dovuto pensare come pensa Giobbe, servo di Dio: Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo ritornerò ed ancora Il Signore da’, il Signore toglie, Benedetto sia il Nome del Signore.

Ripete allora Gesù: Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Ed aggiunge, sempre nel Vangelo, per causa mia.

Se sposiamo la causa del Signore, avremo la vita eterna. Altrimenti l’eterna dannazione.

Sbrighiamoci a cambiar vita, non sappiamo quanto tempo ci rimane per farlo. Oggi stesso potrebbe esserci richiesta la vita.
Ed affidiamoci alla misericordia di Dio.

Amen.

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo, Apostolo ed Evangelista viene ricordato oggi nel Calendario Bizantino.

La sua memoria come (1) Apostolo e (2) Evangelista, ci ricorda che tutti siamo inviati, apostoli dal Signore Gesù per essere evangelisti, ovvero annunciatori della Buona Novella, dell’unico e solo Vangelo di salvezza.

Matteo, Apostolo ed Evangelista
Matteo, Apostolo ed Evangelista

Matteo 9,9-13

9 Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
10 Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli. 11 Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli: «Perché il vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori?». 12 Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 13 Andate dunque e imparate che cosa significhi: Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

APOLITIKION

Ἀπόστολε Ἅγιε, καὶ Εὐαγγελιστὰ Ματθαῖε, πρέσβευε τῷ ἐλεήμονι Θεῷ, ἵνα πταισμάτων ἄφεσιν παράσχῃ ταῖς ψυχαῖς ἡμῶν.

Apostole aghie kiè evanghelista Mtthee, prèsveve to eleìmoni Theo, ina ptesmàton afesin paràski tes psiches imòn.

Apostolo santo ed evangelista Matteo, intercedi presso il misericordioso Dio, affinché conceda alle anime nostre la remissione dei peccati.

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti

Ora et Labora… et cammina, senza fermarti. Perchè questo titolo che suona così “strano”?

Ora et Labora, chi legge questo blog lo sa, è, oltre che il motto della Regola di Benedetto da Norcia, una delle “parole d’ordine”, chiamiamole così, di chi questo blog lo scrive da anni.

Raccontando anche qui almeno una parte del suo camminare, le tappe più significative almeno.

  1. Ora

Un cammino scandito dalla preghiera, che lo aiuta a ricordarsi di un’altra parola d’ordine, quella che dice che nulla e nessuno va anteposto a Cristo Gesù, niente e nessuno viene prima del rendimento di grazie a Dio; comunque, bene o male, vadano le cose della propria vita agli occhi del mondo, e dovunque ti porti il tuo, mio personale essere discepolo, essere alla sequela del Cristo.

In questa settimana ho un po’ di tempo di riposo dal lavoro quotidiano. Il primo giorno di ferie l’ho impegnato offrendo la mia preghiera per i tanti amici che ho impegnati nel ministero sacerdotale, pastorale, nella vita religiosa. Visitando il mio anziano capo ufficio, finalmente in pensione, del Vicariato, e confrontandomi, in amicizia e nella convivialità, con il fratello Gabriele, da poco Rettore del Seminario dove ho trascorso dieci anni della mia vita, e con cui ho condiviso la gioia della consacrazione e dell’ordinazione diaconale e presbiterale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 1. Madonna della Fiducia - Pontificio Seminario Romano Maggiore
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 1. Madonna della Fiducia – Pontificio Seminario Romano Maggiore

2. Labora

Labora, lavora, impegnati. Dove e come il Signore ti chiede di farlo. Nei ruoli e nei luoghi “alti” come in quelli più umili. Mi sono sempre fatto un punto d’onore di farlo ovunque mi sono trovate ad impiegare i doni ed i carismi che l’Eterno ha donato alle mie mani, alla mia mente. E sempre facendo questo con lo spirito “scout” del fare il proprio meglio.

Sempre il proprio meglio, anche quando mi sembrava che quanto facessi non venisse apprezzato, o che i frutti del mio lavoro venissero, a mio giudizio, male impiegati, o impiegati bene ma non nel giusto, retto verso.

Labora, lavora, impegnati. Da sempre il mio lavoro si è svolto nell’ambito della comunicazione, giornalistica, editoriale, informatica, ora sul web e sui social. La comunicazione, in tutte le varie forme e modalità che questa ha preso dal mio primo giorno di lavoro, nel 1984, ad oggi.

Scrivi, leggi e studi sempre, mi dicono Antonella e Sara. Scrivi leggi e studi sempre, mi dicevano i colleghi sistemisti, poi i seminaristi ed i confratelli, e poi tutti gli altri che hanno avuto a percorrere con me un tratto del mio cammino professionale.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 2. L'albero dei social
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 2. L’albero dei social

3. Cammina

Ieri, spiegando a Gabriele a grandi linee (per non tediarlo, e perchè lui aveva tante altre domande, di altro segno, su di me e sulla mia vita) come funziona il mio lavoro a Bags Free, mi veniva in mente come non sia certo un caso che mi sia trovato alla fine ad aiutare dei viaggiatori, dei viandanti, anche dei pellegrini nel senso cristiano del termine, a Roma e sulle vie Francigena, di San Francesco, di San Benedetto.

Cammina Luca, cammina ancora, finchè non sarà Colui che può a darti lo stop, ed a valutare quanto di buono e di cattivo hai fatto lungo il sentiero.

Cammina Luca, cammina ancora, tenendo alto lo sguardo. Su Gesù, il punto fermo, e su chi Questi ti ha chiesto e ti chiede di amare lungo il tuo cammino.

Ora et Labora... et cammina, senza fermarti - 3. Sentiero
Ora et Labora… et cammina, senza fermarti – 3. Sentiero

Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

San Giovanni Crisostomo nacque tra il 344 e il 349 ad Antiochia, in Siria. Suo padre, Secundus, era un generale dell’esercito, e sua madre, Anthusa, era una donna ammirevole per fede e pietà. Per le sue doti intellettuali ha rapidamente attraversava l’intero ciclo della letteratura cristiana e profana. Fu battezzato nel 369 da Melezio, l’arcivescovo di Antiochia, che volle conferirgli anche gli ordini minori. Nel 374-375, Giovanni si ritirò nel deserto, nei pressi di Antiochia e di seguito fu ordinato diacono nel 381 sempre da Melezio e sacerdote nel 386 da Flavio.

Giovanni Crisostomo, l'oro della Parola di Dio nella sua bocca
Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

Esortava tutti con i suoi discorsi e commentava tutta la Scrittura.

Nel 397, con la morte inaspettata di Nettario, l’arcivescovo di Costantinopoli, fu trasferito da Antiochia a Costantinopoli dal voto dei vescovi e per ordine dell’imperatore Arcadio. Nel 398 nella città imperiale fu consacrato arcivescovo, ma per la sua lotta contro l’avidità, finì per attaccare l’imperatrice Eudossia poco propensa ai costuni cristiani. Lo stesso imperatore lo fece ingiustamente esiliare nel 403 per poi richiamarlo quasi immediatamente. Fu esiliato una seconda volta nel 404 e per tre anni fu costretto a spostarsi di continuo fino a morire di stenti durante uno di questi trasferimenti, a Comana, il 14 settembre 407.

Per la sua eloquenza ha ricevuto il titolo di Crisostomo, “Bocca d’oro”.

La festa di san Giovanni Crisostomo è stata trasferita a questo giorno, 13 novembre, invece di essere celebrata nel giorno dell’anniversario della sua morte, il 14 settembre, poiché in quella data ricorre la festa dell’Esaltazione della Venerabile e vivificante Croce.

(fonte: Calendario Bizantino)

Giovanni Crisostomo, l'oro della Parola di Dio nella sua bocca
Giovanni Crisostomo, l’oro della Parola di Dio nella sua bocca

APOLITIKION

Ἡ τοῦ στόματός σου καθάπερ πυρσὸς ἐκλάμψασα χάρις, τὴν οἰκουμένην ἐφώτισεν, ἀφιλαργυρίας τῷ κόσμῳ θησαυροὺς ἐναπέθετο, τὸ ὕψος ἡμῖν τῆς ταπεινοφροσύνης ὑπέδειξεν· Ἀλλὰ σοῖς λόγοις παιδεύων, Πάτερ Ἰωάννη Χρυσόστομε, πρέσβευε τῷ Λόγῳ Χριστῷ τῷ Θεῷ, σωθῆναι τὰς ψυχὰς ἡμων.

I toú stómatós sou katháper pyrsós eklámpsasa cháris, tí̱n oikouméni̱n efó̱tisen, afilargyrías tó̱ kósmo̱ thi̱sav̱roús enapétheto, tó ýpsos i̱mín tí̱s tapeinofrosýni̱s ypédeixen: Allá soís lógois paidév̱o̱n, Páter Io̱ánni̱ Chrysóstome, présvev̱e tó̱ Lógo̱ Christó̱ tó̱ Theó̱, so̱thí̱nai tás psychás i̱mo̱n.

La grazia della tua bocca, che come torcia rifulse, ha illuminato tutta la terra, ha deposto nel mondo tesori di generosità, e ci ha mostrato la sublimità dell’umiltà. Mentre dunque ammaestri con le tue parole, o Padre Giovanni Crisostomo, intercedi presso il Verbo, Cristo Dio, per la salvezza delle anime nostre.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

 

“Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce” Giovanni 5:35

Solitamente di una lampada interessa che illumini, e quindi l’intensità della luce che emana. Eppure Gesù ha detto di Giovanni che era prima “ardente” e poi “splendente”.

Essere ardente vuol dire bruciare, emanare calore. Non tutti riescono a vedere, ma possono sentire, percepire il caldo, come quando ci mettiamo alla luce del sole. Oserei dire che Dio non gradisce la luce fredda.

Splendente indica invece che emana luce, quindi illumina, dirada il buio. Potremmo ipotizzare anche il parlare (insegnare) con chiarezza, in grado di indicare la strada a chi l’ha smarrita. Sia che pensiamo a lampade a combustione, sia a luci ad energia, tutte le fonti di luce hanno in comune una caratteristica: si consumano.

Questo mi fa supporre e ritenere che le lampade accese da e per Dio non si sottrarranno dal consumarsi per gli altri.

Lascia che la tua luce brilli, se sei una candela in un angolo o un faro su una collina. Tu e io non siamo la fonte di luce che potrà illuminare totalmente il mondo, ma fin dove arriva il nostro sguardo, la nostra visione, potremmo fare la nostra parte, perché “se dunque tutto il tuo corpo è illuminato, senza avere alcuna parte tenebrosa, sarà tutto illuminato come quando la lampada t’illumina con il suo splendore” (Luca 11:36).

Jonathan Edwards

Il predicatore del “Grande Risveglio”, nel suo scritto “Lampade ardenti e splendenti” (Editrice Alfa & Omega) ci aiuta a riflettere sulla natura del ministero pastorale affermando che “il vero prestigio e l’eccellenza del ministro del Vangelo consistono nell’essere, allo stesso tempo, una lampada ardente e splendente”.

Come era molto più comune nel passato, anche oggi i ministri della Parola dovrebbero essere uomini che uniscono la luce con il calore, la ragione con la passione, il pensiero con il sentimento, la testa con il cuore, lo studio con l’adorazione!

Giovanni non si sottrasse, anzi “mortificò se stesso e rinunciò ai piaceri del mondo; si dedicò alla propria opera con grande diligenza e laboriosità; proclamò la Parola di Dio con imparzialità e senza fare distinzioni di sorta tra le persone; si mostrò umile rallegrandosi che l’onore di Cristo aumentasse e che la sua fama diminuisse, proprio come la stella mattutina sparisce mentre il sole comincia a sorgere; fu fedele e coraggioso nel predicare la verità anche a costo della vita. È così che la sua luce illuminò gli uomini”.

Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella
Lampade ardenti e splendenti. Il Devotional di Elpidio Pezzella

Lettura della Bibbia

13 novembre Ezechiele 26-27; 2 Corinti 10-11
14 novembre Ezechiele 28-29; 2 Corinti 12-13
15 novembre Ezechiele 30-31; Galati 1-2
16 novembre Ezechiele 32-33; Galati 3-4
17 novembre Ezechiele 34-35; Galati 5-6
18 novembre Ezechiele 36-37; Efesini 1-2
19 novembre Ezechiele 38-39; Efesini 3-4

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue, trentadue domeniche per annum come si dice in latino.

Ricordo che tanto tempo fa scrissi un articolo per una rivista che trattava di liturgia. Lo intitolai: Tempo Ordinario, tempo straordinario.

Già, perchè ero e sono convinto che non c’è nulla di veramente ordinario, noioso, ripetitivo nella vita di un uomo o di una donna che scoprono che Dio è al centro della loro vita.

Che Dio la ha rinnovata dal profondo.

Che Dio ha donato loro il Figlio per salvarli, lo Spirito per rendere possibile ciò che sembrerebbe impossibile a chi non crede.

Il colore verde

Il colore che caratterizza le Domeniche per annum è il verde.

Il colore della natura, il colore delle foglie degli alberi, quando ovviamente l’uomo la natura, gli alberi, la Creazione la rispetta, non se ne crede padrone, non la ingrigisce o annerisce con i frutti del suo peccato.

Il colore della speranza che fa nuove tutte le cose, che fa spuntare i germogli di una cosa nuova, di una cosa bella, di una cosa grande. E bene disse Dio per bocca del profeta: Possibile che non ve ne accorgete? (cfr. Isaia 43:19).

Non vi sembri brutto se alle sette del mattino io vi chieda: voi ve ne accorgete?

Voi, voi che vi dite cristiani, per questo o quell’altro motivo, ve ne accorgete?

Voi non vedete l’ora di andare, al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia per rendere lode all’Eterno per tutto questo?

O voi, piuttosto, state progettando il resto della giornata, magari per ragionevoli e comprensibili motivi, magari per belle e giuste ragioni, ma che non hanno nè avrebbero senso se non ci fosse questa aspettativa del nuovo, della novità di vita, dell’attesa dello schiudersi del germoglio che la fede, e solo la fede in Dio può dare?

Dov’è il vostro verde, la vostra speranza, in questa Domenica?

E perchè vi ostinate a chiamarla domenica, Giorno del Signore, se di quel Signore vi ricordate solo per il breve attimo di un frettoloso segno di Croce, o per lo strimpellare di un canto, o per l’ascolto di un rituale suono di campane?

Sempre meno le campane in verità, come è normale che sia, in un mondo che il richiamo alle cose ultime lo vede ormai più come una minaccia, che come la speranza di un mondo nuovo. Che le campane le sente a martello anche quando suonano a distesa.

Lo vede color antracite anzichè verde. E perciò si ricopre di lustrini falsi di tutti i colori, si accende di luci senza calore, si scalda con parole che non accendono alcun fuoco.

Tempo Ordinario, e sono trentadue
Tempo Ordinario, e sono trentadue

Tempo Ordinario, e sono trentadue

Poi c’è trentatre. Poi trentaquattro. Cristo Re dell’Universo.

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle. Che la nostra fede cresca, nutrita dalla Parola di Dio, dal Corpo e dal Sangue di Cristo condivisi facendo memoria della Santa Cena, facendo  eucaristia e vivendola nella nostra stessa vita.

 

Che la nostra fede cresca,fratelli, sorelle, che gli altri vedano che Egli, ed Egli solo è il Re dell’Universo e della nostra vita.

 

O il tempo di Avvento che poi saremo chiamati a vivere, sarà la banale attesa non del Natale, ma dell’inverno che, Dio non voglia, forse già ora ha avvolto nel freddo del cuore la nostra vita.

 

Che Dio non voglia.

 

Amen. Alleluia!

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti

Dall’Ufficio delle Letture della XXXII Domenica del Tempo Ordinario

Dall’«Omelia» di un autore del secondo secolo
(Capp. 1, 1 – 2, 7; Funk, 1, 145-149)
Cristo volle salvare tutto ciò che andava in rovina

Fratelli, ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti, e rendiamoci consapevoli dell’estrema importanza della nostra salvezza.

Se noi svalutiamo queste grandi realtà facciamo male e scandalizziamo quelli che ci sentono e mostriamo di non conoscere la nostra vocazione né chi ci abbia chiamati né per qual fine lo abbia fatto e neppure quante sofferenze Gesù Cristo abbia sostenuto per noi.

Quale contraccambio per quanto abbiamo ricevuto?

E quale contraccambio potremo noi dargli o quale frutto degno di quello che egli stesso diede a noi? E di quanti benefici non gli siamo noi debitori? Egli ci ha donato l’esistenza, ci ha chiamati figli proprio come un padre, ci ha salvati mentre andavamo in rovina. Quale lode dunque, quale contraccambio potremo dargli per ricompensarlo di quanto abbiamo ricevuto?

Noi eravamo fuorviati di mente, adoravamo pietre e legno, oro, argento e rame lavorato dall’uomo. Tutta la nostra vita non era che morte! Ma mentre eravamo avvolti dalle tenebre, pur conservando in pieno il senso della vista, abbiamo riacquistato l’uso degli occhi, deponendo, per sua grazia, quel fitto velo che li ricopriva.

In realtà, scorgendo in noi non altro che errori e rovine e l’assenza di qualunque speranza di salvezza, se non di quella che veniva da lui, ebbe pietà di noi e, nella sua grande misericordia, ci donò la salvezza. Ci chiamò all’esistenza mentre non esistevamo, e volle che dal nulla cominciassimo ad essere.

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito

Esulta, o sterile, tu che non hai partorito; prorompi in grida di giubilo, tu che non partorisci, perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito (cfr. Is 54, 1).

Dicendo: Esulta, o sterile, tu che non hai partorito, sottolinea la gioia della Chiesa che prima era priva di figli e poi ha dato noi alla luce. Con le parole: Prorompi in grida di giubilo…, esorta noi ad elevare a Dio, sempre festosamente, le voci della nostra preghiera.

Con l’espressione: Perché più numerosi sono i figli dell’abbandonata dei figli di quella che ha marito, vuol dire che il nostro popolo sembrava abbandonato e privo di Dio e che ora, però, mediante la fede, siamo divenuti più numerosi di coloro che erano guardati come adoratori di Dio.

Non i giusti ma i peccatori

Un altro passo della Scrittura dice: «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mt 9, 13). Dice così per farci capire che vuol salvare quelli che vanno in rovina. Importante e difficile è sostenere non ciò che sta bene in piedi, ma ciò che minaccia di cadere. Così anche Cristo volle salvare ciò che stava per cadere e salvò molti, quando venne a chiamare noi che già stavamo per perderci.

Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti
Ravviviamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Dio, giudice dei vivi e dei morti