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L’Eterno è il Signore e non ce n’è alcun altro! (da Isaia 45)

Mercoledì III settimana del Tempo di Avvento

5 Io sono il SIGNORE, e non ce n’è alcun altro;
fuori di me non c’è altro Dio!

Io ti ho preparato, sebbene non mi conoscessi,
6 perché da oriente a occidente si riconosca
che non c’è altro Dio fuori di me.
Io sono il SIGNORE, e non ce n’è alcun altro.

7 Io formo la luce, creo le tenebre,
do il benessere, creo l’avversità;
io, il SIGNORE, sono colui che fa tutte queste cose.

8 Cieli, stillate dall’alto;
le nuvole facciano piovere la giustizia!
Si apra la terra e sia feconda di salvezza;
faccia germogliare la giustizia al tempo stesso.
Io, il SIGNORE, creo tutto questo».

9 Guai a colui che contesta il suo creatore,
egli, rottame fra i rottami di vasi di terra!
L’argilla dirà forse a colui che la forma: “Che fai?”
L’opera tua potrà forse dire: “Egli non ha mani”?
10 Guai a colui che dice a suo padre: “Perché generi?”
e a sua madre: “Perché partorisci?”»

11 Così parla il SIGNORE, il Santo d’Israele, colui che l’ha formato:
«Voi m’interrogate circa le cose future!
Mi date degli ordini circa i miei figli e circa l’opera delle mie mani!
12 Io ho fatto la terra
e ho creato l’uomo su di essa;
io, con le mie mani, ho spiegato i cieli
e comando tutto il loro esercito.
13 Io ho suscitato Ciro, nella giustizia,
e appianerò tutte le sue vie;
egli ricostruirà la mia città
e rimanderà liberi i miei esuli
senza prezzo di riscatto e senza doni»,
dice il SIGNORE degli eserciti.

14 Così parla il SIGNORE:
«Il frutto delle fatiche dell’Egitto e del traffico dell’Etiopia
e dei Sabei dalla grande statura
passerà a te, e ti apparterrà;
quei popoli cammineranno dietro a te,
passeranno incatenati,
si prostreranno davanti a te, e ti supplicheranno dicendo:

“Certo Dio è in mezzo a te, e non ce n’è alcun altro;
non c’è altro Dio”».

15 In verità tu sei un Dio che ti nascondi,
o Dio d’Israele, o Salvatore!
16 Saranno svergognati, sì, tutti quanti delusi;
se ne andranno tutti assieme coperti di vergogna
i fabbricanti d’idoli;
17 ma Israele sarà salvato dal SIGNORE
mediante una salvezza eterna;
voi non sarete svergognati né delusi,
mai più in eterno.
18 Infatti così parla il SIGNORE
che ha creato i cieli,
il Dio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita,
non l’ha creata perché rimanesse deserta,
ma l’ha formata perché fosse abitata:

«Io sono il SIGNORE e non ce n’è alcun altro».

Anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. (Galati 1:8)
Anche se noi o un angelo dal cielo vi annunciasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo annunciato, sia anatema. (Galati 1:8)

Religione, fede, autorità, Spirito (Matteo 21:23-27)

23 Quando giunse nel tempio, i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si accostarono a lui, mentre egli insegnava, e gli dissero: «Con quale autorità fai tu queste cose? E chi ti ha dato questa autorità?»

24 Gesù rispose loro: «Anch’io vi farò una domanda; se voi mi rispondete, vi dirò anch’io con quale autorità faccio queste cose. 25 Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?»

Ed essi ragionavano tra di loro: «Se diciamo: “dal cielo”, egli ci dirà: “Perché dunque non gli credeste?” 26 Se diciamo: “dagli uomini”, temiamo la folla, perché tutti ritengono Giovanni un profeta».

27 Risposero dunque a Gesù: «Non lo sappiamo». E anch’egli disse loro: «E neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose.

(Matteo 21)

Tutti i sentieri del SIGNORE sono bontà e verità per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze.
Tutti i sentieri del SIGNORE sono bontà e verità per quelli che osservano il suo patto e le sue testimonianze. (Salmi 25:10)

Gesù è entrato a Gerusalemme, acclamato come Figlio di Davide, Messia, Profeta, dalle folle. Il suo primo gesto è quello di sgombrare il tempio dai mercanti che lo avevano invaso, rispondendo duramente e chiaramente ai capi dei sacerdoti ed agli scribi che lo criticavano.

Uscito dalla città per la notte l’evangelista ci racconta del suo maledire il fico sterile, che non dava frutto e che quindi seccò all’istante. Altro gesto simbolico, duro, chiarissimo nel suo significato, che lascia meravigliati gli stessi discepoli.

Nulla da stupirsi che, appena lo vedono tornare al tempio, subito i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo, ovvero quelli che si ritenevano gli unici ‘gestori validamente autorizzati’ delle cose che riguardavano la fede nel Signore, preoccupati, mettano le mani avanti e, come spesso fanno gli uomini, invece di ribattere a ciò che insegnava, “nel merito” diremmo noi, gli chiedano “la patente”, il tesserino da predicatore, il certificato da membro di chiesa.

Nessuna novità, sono sempre esistiti i riformati che si credono più grandi di Lutero e Calvino, i cattolici più papisti del papa e così via… è da sempre un vizio umano quello di dare patenti di legittimità a parlare liberamente, ad esprimere liberamente le proprie opinioni.

Più un sistema di comunità è chiuso in se stesso, o perchè politicamente dittatoriale in senso tradizionale, o perchè tendente al pensiero unico in senso moderno (qui sono compresi i sistemi come il nostro, sedicente democratico…), più questo voler mettere a tacere le voci dissonanti dalle proprie cresce.

A maggior ragione quando la posta in gioco è alta, altissima, quando ne va della propria posizione di comando, quando è in gioco il potere; e qui politica, religioni, economia si toccano, non sono per nulla dissimili.

Così Gesù, che insegnava in modo dissonante dal coro dei farisei, dei dottori della legge, degli scribi, dei capi dei sacerdoti del tempio, viene accusato di non essere legittimato, di essere un figlio di falegname ignorante e che non ha studiato, di essere uno che viene da un paese che è il più piccolo delle città di Giuda…

Da sempre gli uomini di religione, ma non di fede, ti ripetono, sì, l’insegnamento che lo Spirito soffia dove vuole; ma guai a mettere in discussione quelli che sono i confini dello Spirito secondo loro… Gli uomini di re-ligione lo Spirito puntano a re-legarlo tra i confini delle tradizioni del loro gruppo, della loro setta, e ti danno dell’eretico o dello scismatico anche se la realtà dice il contrario di quanto affermano loro. Badate! Non è in questione il passato ed il presente o l’antico ed il moderno! Ci sono sette moderne, oggi, come ce n’erano anticamente. Ci sono idolatri del moderno, del progresso, come ci sono idolatri del passato e della tradizione antica.

Ma torniamo al Vangelo.

Rispondendo agli inviati del Battista, sempre sulla sua autorità («Sei tu colui che deve venire, o dobbiamo aspettare un altro?» ), nel Vangelo letto questa domenica, terza di Avvento, Gesù faceva loro notare come tutto ciò che accadeva corrispondesse a pieno a quelle che erano le opere che, secondo la Scrittura, avrebbe dovuto compiere il Messia atteso dai Giudei.

Ricordate?

«Andate a riferire a Giovanni quello che udite e vedete: 5 i ciechi ricuperano la vista e gli zoppi camminano; i lebbrosi sono purificati e i sordi odono; i morti risuscitano e il vangelo è annunciato ai poveri.

6 Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!»

(Matteo 11,4)

Eppure questo non bastava! Non bastava a tanti, non bastava certamente agli interlocutori di Gesù in questo capitolo 21.

Si, rispondono a Gesù, avvengono queste cose, ma chi ti ha dato l’autorità di farle, da dove ti viene la legittimità a farle, chi ti ha dato il Celebret, dove paghi la contribuzione?
E se lo dicevano al Cristo, figuriamoci agli altri.

Ricorderete anche senz’altro che lo stesso apostolo Paolo era sospetto a molti credenti della chiesa di Gerusalemme… “Come si permette di contraddire Pietro?”… “Non era mica uno dei dodici!”, “Con tutto quello che ha combinato in passato, con i cristiani che ha perseguitato, dovrebbe solo che tacere”.

E invece Paolo fu uno dei più formidabili strumenti di diffusione della fede, di evangelizzazione, un predicatore formidabile ed instancabile, una grandissima guida spirituale per tante comunità e tanti fratelli e sorelle.

Gesù cosa fa di fronte alla messa in dubbio della sua autorità?

Ripaga i suoi avversari del momento con la stessa moneta, e mette in dubbio la loro di autorità, ponendo una domanda che li metteva in una inestricabile situazione di contraddizione, costringendoli a non rispondere.

25 Il battesimo di Giovanni, da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?» Ed essi ragionavano tra di loro: «Se diciamo: “dal cielo”, egli ci dirà: “Perché dunque non gli credeste?” 26 Se diciamo: “dagli uomini”, temiamo la folla, perché tutti ritengono Giovanni un profeta».

27 Risposero dunque a Gesù: «Non lo sappiamo».

Agli uomini di religione interessa legare gli uomini con il loro potere “spirituale” (volutamente tra virgolette); non possono rispondere “dal cielo”, perchè allora si sarebbero dovuti convertire, avrebbero dovuto dar retta alle indicazioni del Battista, che aveva indicato Gesù come il vero Messia; non possono rispondere “dagli uomini” perchè avrebbero suscitato le ire e le reazioni della folla dei presenti nel tempio, che erano certi del carattere profetico della missione di Giovanni il Battezzatore. Quelli che volevano legare gli altri, si sono alla fine legati da soli, e svelano la loro insipienza, la loro non-sapienza.

27 Risposero dunque a Gesù: «Non lo sappiamo».

E anch’egli disse loro: «E neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Danno così a Gesù una semplice vittoria. Gesù ti dona la fede, ti dona la grazia, ti dona la Verità che ti rende libero; perchè essere veramente liberi è essere vincolati a Gesù, al Verbo Incarnato, alla Parola di Dio.

La fede ti rende libero, attraverso l’obbedienza allo Spirito che soffia dove vuole, ma spira dalla Parola ed alla Parola vuole ricondurti.

La religione, ovvero la fede diventata semplice rito, obbligo, abitudine, dovere, ti lega, perchè è semplice obbedienza a quelle che Gesù chiama, nel Vangelo, dottrine che sono precetti di uomini, oppure tradizione di uomini.

5 I farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non seguono la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?»

6 E Gesù disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, com’è scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il loro cuore è lontano da me.
7Invano mi rendono il loro culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini“.

8 Avendo tralasciato il comandamento di Dio vi attenete alla tradizione degli uomini». 9 Diceva loro ancora: «Come sapete bene annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra!

10 Mosè infatti ha detto: “Onora tuo padre e tua madre”; e: “Chi maledice padre o madre sia condannato a morte”.
11 Voi, invece, se uno dice a suo padre o a sua madre: “Quello con cui potrei assisterti è Corbàn” (vale a dire, un’offerta a Dio), 12 non gli lasciate più far niente per suo padre o sua madre, 13 annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata.
Di cose simili ne fate molte».

(Marco 7)

Pensiamoci, fratelli e sorelle, quando ascoltiamo una predicazione, un sermone, una omelia… Invece di concentrarci sul predicatore, chi è, da dove viene, concentriamo la nostra attenzione sul suo messaggio, se è o non è conforme alla Parola di Dio.
Quello è l’unico criterio.
Potrà essere un messaggio tradizionale, perchè Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, o potrà essere un messaggio innovativo, perchè Egli è colui che fa nuove tutte le cose.

Lo Spirito soffia dove vuole… potrà stupirci riproponendoci un’antico costume perchè conforme al comandamento di Dio, o ci stupirà proponendoci parole nuove, mai udite da voce d’uomo.
Nell’uno e nell’altro caso però, soffierà sempre dalla Parola di Dio ed a quella stessa Parola ci ricondurrà.

Solo se resteremo fedeli alla Parola, avremo la certezza di essere fedeli allo Spirito, e saremo beati!

Beato colui che non si sarà scandalizzato di me!

Maranathà!

Amen.

Suggerimenti per la lettura e la preghiera biblica per la settimana

(ringrazio come sempre il fratello pastore Elpidio Pezzella)

Da chi ce ne andremo?

«Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Perciò Gesù disse ai dodici: “Volete andarvene anche voi?”». Giovanni 6:66, 67

Per i discepoli fu un momento di imbarazzo, rotto dalle parole di Pietro: «Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna. E noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Giovanni 6:68, 69). Una serie di eventi precedenti avevano provocato la domanda del Maestro Gesù, il cui sguardo andava oltre le apparenze e che aveva evidenziato loro che la gente Lo cercava perché era stata saziata (v. 26), che non credevano in Colui che lo aveva mandato (vv. 29 e 41) e non intendevano le Sue parole (v. 52). “Questo parlare è duro”, fu il giudizio di molti discepoli.

Oggi viviamo la stessa realtà spirituale, dove molti vogliono un Evangelo fatto di interessi o esaudimenti personali, pieno di tante futilità. Noi vogliamo seguire Gesù, mentre la folla vuole il pane e il pesce. “Le parole che vi ragiono sono spirito e vita”, aggiunge il Signore, richiamandoci alla ricerca di ciò che dura in eterno. Le nostre parole, i nostri desideri, tutte le nostre buone intenzioni non riusciranno a coprire le nostre azioni.

Camminare con Dio

Oltre ad essere una cosa gloriosa, è anche una cosa piacevole. Il più saggio degli uomini ci ha detto che le vie della saggezza “sono vie dilettevoli e tutti i suoi sentieri sono pace” (Proverbi 3:17). E ricordo il pio fratello Henry che, in punto di morte, disse a un amico: “Hai ascoltato le ultime parole di molti uomini morenti, e queste sono le mie: una vita passata in comunione con Dio è la gioia più grande che esista al mondo”. Non posso che confermare che questa affermazione è verace. È vero, sono sotto il vessillo del signore Gesù solo da alcuni anni, ma ho avuto più gioia in un solo momento di comunione col mio Dio, di quanta ne avrei potuta avere in migliaia di anni da una vita di peccato. Mi appello a voi tutti che temete Iddio e che camminate con Lui: non è forse così? Un giorno nei cortili del Signore per voi non è stato meglio di mille senza di Lui? Osservando i comandamenti di Dio, non ne avete avuto un gran bene, e una gran ricompensa? La Sua Parola non è stata più dolce del miele che stilla dai favi? O come vi siete sentiti quando, come Giacobbe, avete lottato col vostro Dio? Gesù non vi è venuto incontro mentre meditavate nei campi, facendosi riconoscere nello spezzare il pane della Sua Parola?

(tratto da un messaggio di George Whitefield).

Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna
Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna

Lettura della Bibbia

12 dicembre   Michea 5-6; 2 Pietro 2-3

13 dicembre   Michea 7; Nahum 1; 1 Giovanni 1-2

14 dicembre   Nahum 2-3; 1 Giovanni 3-4

15 dicembre   Habacuc 1-2; 1 Giovanni 5; 2 Giovanni 1

16 dicembre   Habacuc 3; Sofonia 1; 3 Giovanni 1; Giuda 1

17 dicembre   Sofonia 2-3; Apocalisse 1-2

18 dicembre   Aggeo 1-2; Apocalisse 3-4

Il 18 dicembre 1707 nasceva Charles Wesley, fondatore del movimento metodista. Nella sua vita pubblicò oltre 5.500 inni.

Il Giorno del Signore si tinge di rosa (Filippesi 4:4-7)

4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
5 La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.
Il Signore è vicino.

6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.

7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

(Filippesi 4)

Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.
Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.

Il Giorno del Signore, ho titolato questo post, in questa terza Domenica di Avvento, si tinge di rosa, tinge di rosa la terza candela della corona e, nelle chiese cristiane che li adoperano, tinge di rosa i paramenti dei ministri del culto.

Si avvicina il fulgore del Natale, la luce accecante, il bianco dell’Incarnazione, il bianco del Verbo che viene a completare la Rivelazione di Dio al mondo. E il viola dell’attesa si trasfigura, come il rosso del sangue dei martiri, pronti a splendere con il loro, il nostro Unico Signore e Salvatore.

Siate consapevoli di tutto ciò, ci dice Paolo nella lettera ai cristiani della chiesa di Filippi, rallegratevi che la vostra salvezza è vicina, rallegratevi che il Signore ci colma della Sua Grazia, rallegratevi se avete la Fede in tutto questo, rallegratevi che il Cristo viene, che la Parola è in mezzo a voi, che il Verbo è qui.

Le cose non vanno tutte come dovrebbero andare nel mondo, ma non è mai stato così. Da che il peccato è entrato nel mondo, da che la creatura umana ha scelto di servire se stesso ed il proprio orgoglio, tante cose non vanno, tanto uomini e donne non amano, tanti hanno fame e sete, tanti sono nudi, tanti sono soli, carcerati, malati e non curati…

Ma voi non angustiatevi…. ovvero non chiudete voi stessi nell’angusto, nel piccolo della vostra esistenza. Non angustiatevi, non chiudete il vostro cuore alle necessità dei vostri fratelli! Non angustiatevi, non chiudetevi nel solipsismo, nella ricerca della sola vostra salvezza.

Al contrario! Allargate il cuore, allargate le braccia per aiutare, allargate le gambe per camminare, allargate la bocca per annunciare il Vangelo del Regno, allargate gli occhi e gli orecchi per vedere ad ascoltare i bisogni che avete intorno.

Non angustiatevi, anzi allargatevi!

Canta con noi e per noi oggi il profeta Isaia e dice:

3 Fortificate le mani infiacchite,
rafforzate le ginocchia vacillanti!
4 Dite a quelli che hanno il cuore smarrito:
«Siate forti, non temete!
Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta,
la retribuzione di Dio;
verrà egli stesso a salvarvi».
5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e saranno sturati gli orecchi dei sordi;
6 allora lo zoppo salterà come un cervo
e la lingua del muto canterà di gioia;
perché delle acque sgorgheranno nel deserto
e dei torrenti nei luoghi solitari;
7 il terreno riarso diventerà un lago,
e il suolo assetato si muterà in sorgenti d’acqua;
nel luogo dove dimorano gli sciacalli
vi sarà erba, canne e giunchi.
8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.

(Isaia 35)

Non angustiatevi, non chiudetevi nel vostro piccolo mondo, ma allargate il cuore nella preghiera e chiedete a Dio, in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti.

Penserà Dio a raddrizzare ciò che nel mondo è storto, a guarire ciò che è malato, a bagnare ciò che è arido, a riscaldare ciò che è freddo… Noi siamo chiamati a testimoniare il Suo Amore per noi, e non il nostro amore per noi stessi!

E testimoniamo il Suo Amore per noi proclamando la Sua Verità con la Parola e la Sua Misericordia con i gesti.

La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini.
Il Signore è vicino.

Maranathà!

Amen!

Elia deve venire ma è già venuto: Gaudete! (Matteo 17:10-13)

10 E i discepoli gli domandarono: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elia?» 11 Egli rispose: «Certo, Elia deve venire e ristabilire ogni cosa. 12 Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto; così anche il Figlio dell’uomo deve soffrire da parte loro». 13 Allora i discepoli capirono che egli aveva parlato loro di Giovanni il battista.

(Matteo 17)

Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola (Salmi 119:16)
Mi diletterò nei tuoi statuti e non dimenticherò la tua parola (Salmi 119:16)

Questa piccola pericope evangelica si situa nel testo di Matteo di seguito all’episodio della Trasfigurazione di Gesù sul monte (Matteo 17:1-9). Pietro, Giacomo e Giovanni vedono Gesù sul monte conversare con Mosè e con il profeta Elia.
Il “Nuovo Testamento” in dialogo con l'”Antico”, nella realtà una unica Parola di Dio rivolta all’uomo.

Immediatamente prima di questo episodio Gesù aveva annunciato la sua morte e resurrezione (Matteo 16:21-23) ed aveva ammonito i suoi discepoli circa il prezzo che comportava il seguirlo (Matteo 16:24-28). Mentre subito dopo le parole sul profeta Elia rimprovera gli stessi discepoli per la loro poca fede, che non permette loro di guarire un ragazzo (Matteo 17:14-21).

Cosa infatti caratterizzava Mosè ed Elia? La loro fede, capace di spostare anche un montagna se necessario! Mosè, che contro ogni logica semplicemente umana, era riuscito nell’inaudita (umanamente) impresa di far uscire Israele dall’Egitto, ed Elia, simbolo “per antonomasia” della profezia, del lasciare che la voce di Dio sovrasti la propria.

Icona del profeta Elia
Icona del profeta Elia

Elia (la sua storia si diapana tra 1 Re 17 e 2 Re 2) è uno dei primi profeti della storia di Israele. E’ un uomo divorato dal fuoco interiore,  sente la Parola di Dio che gli arde nel corpo e nel sangue. Nel tempo in cui vive è chiamato a combattere con forza l’ingresso in Israele di culti idolatrici portati da Gezabele, la regina straniera. Sul Monte Carmelo arriva a far uccidere tutti i sacerdoti di Baal, preso dall’euforia del popolo (1 Re 18). Dovrà fuggire nel deserto, condannato a morte e lì, assaporando la propria sconfitta, scoprirà il vero volto di Dio che non brandisce la spada a modo umano, ma è leggero come la brezza nel rivelarsi (uno dei tanti meravigliosi brani della Bibbia, 1 Re 19,9-18).

Al termine del periodo nel deserto, al versetto 15, Dio invita Elia a rifare la strada del deserto, ed a recarsi ad ungere il vero re…

Qui il legame con il Battista è evidente. Anche egli predica nel deserto, anche egli rifà ed invita a rifare, a ricostruire, ad appianare la via del Signore, e, soprattutto, anche egli è inviato per far riconoscere il vero Re, l’unico, quello di cui egli non è degnio nemmeno di sciogliere i legacci dei sandali, quello che battezza non con l’acqua ma in Spirito Santo e fuoco, quello rispetto a cui egli deve diminuire, mentre il vero Re cresce!

Elia è già venuto: storicamente con il profeta che portava questo nome.
Elia è già venuto: nel momento presente raccontato dal Vangelo, nella figura del Battista.
Elia è già venuto: Gesù è lì che parla, Egli è molto di più di Elia; Egli non parla attraverso il fuoco, ma è il fuoco dell’amore di Dio che si consuma per noi, è il fuoco dello Spirito che ci riempie dei suoi doni.

Elia è gia venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto: così sarà per il Battista; la sua profezia non sarà riconosciuta dagli uomini, e sarà imprigionato e decapitato. Ma la sua profezia non perderà di efficacia.
Elia è gia venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto: così sarà anche per il Figlio dell’Uomo, che sarà imprigionato, crocifisso, ucciso. E non solo la Sua Parola resterà immortale, ma Egli risusciterà il terzo giorno. E come, racconta la Scrittura, Elia sarà rapito in cielo (2 Re 2), così Gesù, disceso dal cielo, vi riascenderà per sedere alla destra del Padre.

Ma di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti, ed il Suo Regno non avrà fine.

Elia deve ancora venire… verrà il giudizio di Dio, al tempo stabilito ed il Figlio siederà come giudice, con i criteri della Verità e della Misericordia.

Così a noi, toccati non semplicemente dal mantello di Elia ed invasi dal suo spirito, come lo fu Eliseo (2 Re 2:12-14), ma ricevuti i doni immortali dello Spirito di Dio nella Pentecoste, sta di ripercorrere in questa vita le orme di Elia, di Eliseo, del Battista…

Ossia avere una fede capace di scalfire le montagne, di spostarle; un amore bruciante per la Parola di Dio che non ci faccia mai venir meno il desiderio di farla conoscere, di farla amare, di annunciare con la forza crepitante e travolgente del fuoco, una passione divorante per il Cristo e per i fratelli che dobbiamo aiutare a riconoscere la salvezza, che solo la fede in Lui ci può donare, la grazia e la misericordia che solo in Lui ci possono perdonare il peccato…

A noi tocca di essere coerenti nella nostra vita, con la fede che professiamo e diciamo al mondo di avere. A Dio, soltanto a Dio poi, toccherà il giudizio.

Ed allora, fratelli e sorelle, ci dirà domani la Parola di Dio, nella Domenica della Terza settimana di Avvento, Gaudete in Domino semper! Iterum dico Gaudete!, ossia Gioite sempre nel Signore! Ed ancora dico: Gioite! (Filippesi 4,4).

Gioite perchè a voi è data la possibilità di farlo! Gioite perchè con voi c’è molto più di Elia, molto più del Battista! C’è Gesù, il Figlio di Dio! La Parola di Dio, Verbo incarnato per la vostra salvezza!

Maranathà! 

Amen!

Tutte le generazioni e questa (Matteo 11:16-19)

16 Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono:

17 “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto”.

18 Difatti è venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “Ha un demonio!”

19 È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco un mangione e un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori!” Ma la sapienza è stata giustificata dalle sue opere».

(Matteo 11)

Io mediterò sui tuoi precetti e considererò i tuoi sentieri (Salmi 119:15)
Io mediterò sui tuoi precetti e considererò i tuoi sentieri (Salmi 119:15)

Il Signore Gesù continua ad osservare il comportamento delle folle, degli uomini, delle generazioni e nota come ci sia una costante: la Parola di Dio è sempre messa da parte, travisata, ignorata a causa del peccato degli uomini che, per giustificarsi, dicono di tutto ed il contrario di tutto.

Invece di concentrarsi sul contenuto della Parola di Dio, come dovrebbero, e di osservarne i comandamenti ed i precetti in obbedienza, come hanno visto fare, in modi diversi, ma con uguale efficiacia, dal Battista e dallo stesso Gesù, invece, dicevo, di concentrarsi sulla Parola, si concentrano sulla persona del profeta, su chi parla, su chi annuncia. Ne cercano ogni possibile ‘difetto’, o stranezza, o errore di comportamento e dicono che è per colpa loro che non osservano i precetti del Signore.

“Io vorrei ballare”, dicono, “ma quel suonatore lo suona così male il flauto!”; “Io vorrei ballare, ma questa melodia proprio non mi prende!”. “Bisogna esser felici, e invece che tristezza quel predicatore, sempre a parlare del giudizio!”.
“E questo culto sembra un funerale, bisogna esser felici, il Sigore è Risorto!”.
“E questo culto sembra una festa di compleanno! Basta con le musiche, un po’ di serietà ci vuole!, che non la vedono la Croce?”.

Si potrebbe continuare…

Tutte le generazioni e questa non è esclusa, cercano di continuo delle scusanti per non osservare la Parola di Dio, per sentirsene dispensati; e poichè non ne trovano, nè possono trovarle in Essa, allora le cercano nei membri di chiesa, o nei pastori, o nei loro preti e vescovi. Senza considerare che essi sono uomini e peccatori come loro, e che il loro annuncio non può essere totalmente esente dalle loro imperfezioni personali e corporali.

Come diceva Gesù, ascoltate quello che dicono, ossia ascoltate dalla loro bocca l’annuncio della Parola di Dio ed attenetevi a quella; ma non concentratevi, non decidete della vostra vita e della vostra fede per quello che essi fanno.

Perchè, primo motivo, essi annunciano la Parola di Dio ma non sono nè mai potranno sostituirsi ad essa, e se ci provano commettono il peccato più grande che essi, preti, pastori, vescovi, fratelli che hanno ricevuto dei doni speciali di grazia e di conoscenza per servire la Parola di Dio, possono commettere!
Il peccato più grande: servirsi della Parola di Dio anzichè esserne servitore.

Perchè, secondo motivo, il tentatore, il mondo ed il suo falso principe, è sempre in agguato per tendervi tranelli ed allontanarvi dalla fede e dall’osservanza.
Vi dice, guarda quanto è falso quello, guarda quanti difetti ha quella chiesa, guarda quanti ipocriti entrano in quel tempio… E può essere vero, badate, era così ai tempi di Gesù, non è diverso oggi.
Ma tu entri, devi entrare in una chiesa per rispondere alla chiamata del Cristo e della Sua Parola, entri in una comunità per migliorare assieme a fratelli e sorelle, peccatori come te (perchè tu non sei esente da errore!), il tuo camminare in obbedienza al Verbo.

E devi farlo, devi ascoltare la Parola di Dio, devi lasciarti guidare da Essa e da chi gli obbedisce assieme a te sul retto sentiero, insieme a tuoi fratelli e sorelle; in primo luogo quelli a cui sei più vicino, tuo marito, tua moglie, i tuoi figli e figlie, la tua comunità, i tuoi fratelli e le tue sorelle.

Gesù nonostante sapesse questo, nonostante sapesse quello che oggi sentiamo nell’annuncio evangelico, non cammina da solo per le strade del suo tempo… se ne sceglie dodici, e neppure questi erano perfetti…

C’era chi voleva essere il primo, chi lo rinnegava, chi lo tradiva, chi fuorviava il suo pensiero, chi voleva incenerire chi non lo ascoltava, chi voleva colpire con una spada di uomini…
Però camminava con loro! Però annunciava loro senza sosta la Parola di Dio! Però li riempì di Spirito Santo e li mandò ad annunciare il Suo Vangelo, la Sua Parola.

E tu, e noi, vorremmo essere da meno di Nostro Signore? O ci crediamo più furbi e sapienti di Lui?

Ascoltare la Parola di Dio, obbedire alla Parola di Dio. Fatta carne, fatta Verbo nel Cristo.

Questo solo siamo chiamati a fare. Personalmente e nella Sua Chiesa.

Maranathà!

Amen.

Servo violento per il Regno (Matteo 11:11-15)

11 In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

12 Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono. 13 Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a Giovanni. 14 Se lo volete accettare, egli è l’Elia che doveva venire.

15 Chi ha orecchi per udire oda.

(Matteo 11)

Icona di Giovanni Battista (particolare)
Icona di Giovanni Battista (particolare)

Il brano dell’Evangelo secondo Matteo che leggiamo oggi (Matteo 11:11-15), giovedì della seconda settimana di Avvento, racconta ancora della figura del Battista. Così sarà anche domani (Matteo 11:16-19) e così domenica prossima, III del Tempo di Attesa (Matteo 11,2-11).

Questo dovrebbe bastare a capire la centralità e l’importanza di questa figura, presentata domenica scorsa nella Seconda domenica del tempo (Matteo 3:1-12) per capire il significato dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

Così, mentre domenica scorsa la figura ci era presentata con le sue caratteristiche, le sue parole rivolte a chi andava da lui, il suo annuncio di Colui che era più grande di lui, nel capitolo 11 di Matteo il Battista ci viene e ci verrà presentato attraverso le parole che Gesù stesso ebbe a pronunciare su di lui.

Diverse cose ci dice oggi Gesù del Battista.

In primis, egli è il più grande fra i nati di donna, ovvero ha un compito, quello che la tradizione definisce di Precursore del Signore, che nessun altro ha mai avuto e mai avrà nella storia. La sua profezia è la più grande mai ascoltata. Egli è l’Elia che deve venire…

Ovvero, chi è capace di accogliere le parole del Battista senza scandalizzarsi, chi è capace di convertirsi, di accogliere senza sconti per sè stesso ed il proprio peccato, la predicazione del Battista, chi è capace di tutto ciò è già un bel passo avanti per riuscire ad accettare le esigenze del Regno come le proporrà, come ce le propone il Cristo, il Figlio di Dio.

Per credere, ci dice il Battista, ci vuole molta forza, molto impegno, molto coraggio. Per continuare a credere, nell’andare della propria vita, negli alti e nei bassi che questa ci propone, occorre che non venga mai meno la passione, la voglia di lottare per quello in cui la Parola di Dio ci dice che occorre credere.

Fate attenzione: non la passione tout-court, ma la passione per il Regno; non il credere in quello che ci piace credere, ma il credere nella Parola di Dio, non la voglia di lottare per la propria o l’altrui autoaffermazione, ma la voglia di lottare principalmente con sè stessi e contro coloro che provano a fare violenza al Regno di Dio, e cercano di impadronirsene.

Il versetto 12 è da leggere con la massima attenzione.

Perchè esistono diversi tipi di violenza.

Una cattiva, che è quella di chi perverte con parole di uomini la Parola di Dio, la violenza dei falsi profeti, la violenza dei cattivi maestri, dei demoni vestiti da angeli da luce. Il tipo di violenza forse più pericoloso, di chi maschera le esigenze del Regno affinchè servano ai suoi scopi tutti terreni.

Poi c’è la violenza esplicita di chi si mette direttamente al servizio del tentatore, del satana, e con tutti i mezzi, leciti ed illeciti, prova a convertire, anzi, ad in-vertire l’uomo e la donna, a metterli nella direzione opposta al Regno, a far loro credere che sia qui, in questo mondo, nelle sue credenze, la vera e sola felicità; che non esista eternità, ma solo la sua illusione. Che non esiste una sola e santa Verità, ma che le verità siano tante e che ognuno possa scegliersi la sua. La violenza di chi serve il diavolo, appunto, che dià-Bolè, che disperde i cocci della fragile umanità che noi siamo, che fa perdere il giusto cammino.

Infine c’è un terzo tipo di violenza, che potremmo definire “buona”. Quella rivolta da noi stessi verso il nostro peccato, verso tutto ciò che ci allontana da Dio e dalle esigenze del Regno. La lotta quotidiana per credere nella provvidenza divina, per sperare contro ogni speranza, per dire ogni volta, in ogni circostanza, per quanto dura e difficile ci possa sembrare, per dire ogni volta come disse Maria: Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola. La nostra anima (il femminile perciò è perfetto anche se sono uomo, maschio, io che scrivo o leggo) deve pronunciare con fede nella grazia di Dio queste parole. La nostra anima deve credere nell’efficacia di esse.

Come sempre Maria disse a Cana ai servi: Fate tutto quel che vi dirà, così anche noi siamo chiamati a comandare ai nostri sensi, alle nostre passioni, ai nostri desideri, ai nostri sentimenti, di operare solo e soltanto quello che ci dice la Parola di Dio.

Come operare questa violenza buona? Con il confronto continuo e quotidiano con la Parola di Dio, con la preghiera, con quelli che la teologia “spicciola” chiama i mezzi ordinari della grazia di Dio. Che di ordinario in realtà non hanno nulla… Dio che si fa uomo, si incarna, muore per noi e dopo tre giorni risorge… la Parola immortale e senza tempo, il pane ed il vino che sono il Corpo ed il Sangue del Cristo… Realtà straordinarie che la sola grazia di Dio rende ordinarie e di facile accesso per ciascuno e ciascuna di noi.

Non ci sentiamo inferiori, fratello o sorella, per le difficoltà che incontriamo nella fede. Anche il Battista, il più grande dei nati di donna, il maggiore tra tutti i profeti, dovette inviare dei messaggeri a Gesù per innalzare la sua fede; così ascolteremo: Sei tu Colui che deve venire o occorre aspettarne un altro? E noi pretenderemmo di essere più grandi di Lui, che fu capace di riconobbere Gesù fin da quando era ancora nel grembo materno di sua madre, Elisabetta?

 

Ma potremmo esserlo… dice Gesù che il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande di lui, per intendere che chi è capace della fede di cui parlavamo sopra, chi è capace di lottare con sè stesso e vincere, chi è capace di pregare senza interruzione, di essere sempre rivolto a Dio, di mettere la Parola di Dio al posto delle proprie ed altrui parole umane, quello è il più grande nel Regno dei cieli. Il più debole e disprezzato sulla terra è il più grande se lo anima solo e soltanto la fede nel Signore che viene, che è venuto, che verrà…

Maranathà!

Amen.

Il Suo giogo (Matteo 11,28-30)

28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

(Matteo 11)

Coppia di buoi aggiogati - Foto di Andrea Semplici
Coppia di buoi aggiogati – Foto di Andrea Semplici

Un altro brano di Vangelo tra i più letti, conosciuti e commentati ma, esattamente come quello di ieri, commentato a metà. Trovate in rete una infinità di commenti concentrati sui versetti 28 (Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo) e 30 (il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero). E pochissimi che trattano in forma allargata il versetto 29, che invece, non a caso, è quello centrale di questo breve brano di Vangelo (in “gergo” tecnico si chiama”pericope”, ossia “ritaglio tutto intorno”).

Il versetto 29 infatti ci dice quello che siamo chiamati a fare: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre“. Per capirlo meglio, ho messo questa foto di una coppia di buoi aggiogati, per il lavoro che devono svolgere (per i curiosi si tratta della festa lucana dell’Accettura, che si svolge a maggio di ogni anno).

La foto rende bene l’idea di cosa sia un giogo e come si indossi. Personalmente da bambino, a Raggiolo, nel paese di mio padre, ho visto diverse volte questa scena, ma oggi la conoscenza della civiltà contadina non è affatto da darsi per scontata.

Vi tornerà sicuramente in mente a cosa si riferisca Gesù, di nuovo al braccio della Croce che lui portò per le strade della via che lo conduceva a morire per il peccato degli uomini e del mondo. Quello è il giogo, il peso immenso che portava.

E quello è il peso che oggi nel Vangelo ci invita a portare; portare con pazienza, con mitezza, con amore il peso del nostro peccato, il peso della fatica di vivere, il peso della malattia… ognuno di noi sa quale sia il giogo principale della sua vita.

La differenza con il Cristo però c’è ed è grande, enorme. Egli portava da solo il peso della Croce, anche se per un tratto lo aiutò, secondo i Vangeli, un uomo di Cirene, detto Simone. Ma poi da solo sulla Croce il Signore fu innalzato, inchiodato e morì.

Noi il giogo lo portiamo come quei buoi, accoppiati. Ma non accoppiati con un altro bue, con un altro nostro simile (anche se a tanti può capitare di portare in due lo stesso peso), ma aggiogati (a volte da soli, a volte insieme, penso a tanti genitori che conosco) se abbiamo fede, al Cristo, a Colui che è, Egli soltanto, in grado non solo di aiutarci a portarlo, ma persino di sostituirsi a noi per lunghi tratti, cosicchè il giogo addirittura ci risulti dolce, ed il carico ci sembri di colpo diventuo leggero.

Nel mio ministero sacerdotale, ma non solo, in tutta la mia vita, ho conosciuto tante persone con questa fede, la fede più bella, la fede di sapersi aggiogati con il Cristo, la fede di sapersi aiutati dal Cristo, la fede di sapere che non stavano faticando da soli e senza scopo, ma che stavano faticando con Lui, in Lui, per Lui.

Ho conosciuto e conosco persone con gioghi pesanti, che portano carichi enormi, carichi che ad un altro loro amico, familiare, conoscente sembrano assurdi, pazzeschi, ma che lo fanno con il sorriso sulle labbra, che lo fanno con la forza erculea che solo la fede, solo la fede, nient’altro può dare.

E prego ogni giorno, personalmente, per avere quella stessa loro fede. E ogni tanto ci riesco, per grazia di Dio, ed allora, vi assicuro, si avvera anche il primo versetto, sento la mia anima ed il mio corpo che trovano riposo, che trovano ristoro, anche quando umanamente sono nel dolore o nell’umana disperazione. Ed oltre al sorriso, sale alle mie labbra di nuovo la preghiera. Il salmo di dolore, la lamentazione, la preghiera di domanda, si trasforma in preghiera eucaristica, in rendimento di grazie, e non mi stanco di render grazie al Signore per avermi reso partecipe della Sua forza, della Sua energia, della Sua misericordiosa grazia.

Che in ogni momento di questa nostra giornata, e di tutta la nostra forza, fratelli e sorelle, siamo sempre aggiogati all’Eterno, al Signore, al Cristo, Benedetto Egli sia.

Che con la nostra vita diciamo in continuazione la gioia di poterGli essere affiancati:

“Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
a Te, Dio, Padre onnipotente,
nell’unita dello Spirito Santo,
ogni onore e gloria,
per tutti i secoli dei secoli.

Amen”.

Maranathà!