Archivi categoria: Quotidiano

Don Giovanni D’Ercole, Vescovo

Ho conosciuto don Giovanni D’Ercole quando prestavo servizio in Seminario Romano. Era un grande amico del mio Rettore (Luigi Conti, oggi arcivescovo di Fermo). Don Luigi marchigiano (“vero, del nord” sottolineava talvolta scherzando, perchè diceva che io amavo di più i marchigiani “sporchi”, quelli del Piceno e dei Sibillini) e don Giovanni, di Rendinara, abruzzese, condividevano, dicevano loro scherzando, “la capoccia tosta” e, aggiungo io, un grandissimo amore per la Parola di Dio che a me, prima Diacono, poi giovane Presbitero, li faceva amare entrambi.

Don Giovanni lavorava da poco in Segreteria di Stato, si era sempre occupato di comunicazione, come me, era anche stato, se non mi sbaglio, vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede con Giovanni Paolo II e seguiva le attività di Telepace.

Don Giovanni D'Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno
Don Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno

Mi chiamò una volta a condividere assieme a lui il commento di una Ordinazione Presbiterale che si svolgeva a San Pietro in Vaticano, la prima ed unica volta che feci da ‘speaker’ televisivo.

Lo ricordo come una persona semplice, schietta, che sapeva ascoltare e che (cosa non sempre così scontata come dovrebbe essere) metteva la Parola di Dio avanti alle proprie.

Così non mi stupisce oggi vederlo come lo vedo in televisione, tra la sua gente sconvolta dal terremoto. In giro tra la sua gente fin dal primo momento dopo la prima scossa ad Arquata, a Montegallo, nelle frazioni distrutte scavando, cercando, pregando, consolando, portando la Parola di Dio per il conforto di tutti.

Non mi stupisce leggere articoli come quello che gli dedica Repubblica o altri.
Un Vescovo deve confermare nella fede, oltre che vigilare, e don Giovanni, grazie a Dio, di fede ne ha tanta.

Prego per il suo ministero, e per quello dei tanti presbiteri della zona che conosco.
Prego per la gente di quelle terre sconvolte. Per chi è tornato al Padre e per i vivi.

Arquata del Tronto

Nell’estate del 1992, ero da pochissimo stato ordinato presbitero, ho conosciuto per la prima volta Arquata del Tronto ed i Monti Sibillini. Mia madre Maria Grazia e mio fratello Leonardo avevano deciso di trascorrere lì le loro vacanze estive ed io avevo deciso di raggiungerli.

“Quando sei ad Arquata vedrai che panorami lì e dopo”, mi aveva detto Leonardo. Ed in effetti era così. Al bivio di Trisungo si scende dal pullman grande e se ne prende uno più piccolo, che sale su, verso il monte Vettore… E gli scenari sono bellissimi… Da innamorarsene.

Fu così per mia madre e mio fratello, che da quell’anno ogni anno, fino alla morte di mamma, due anni fa, sono andati in vacanza lì, ed è stato così anche per me, che addirittura l’anno dopo, per la morte improvvisa di don Angelo Albertini, parroco di Montemonaco, mi trovai addirittura a fare il parroco “facente-funzione” di Montemonaco, da Pasqua a settembre del 1993. Ho visitato tutte le frazioni ed i gruppi di case, i rifugi, le case coloniche, le chiese e le cappelle, le stalle e le case di soggiorno…

arquata_rocca

Vedere la rocca di Arquata, nella foto, era ogni anno, ogni volta una gioia. Significava che stavo per salire a quella che tuttora è la “mia” montagna, il Vettore (nella foto è la vetta sullo sfondo), e il mio paese adottivo, Montemonaco. Per mia mamma, che riposa al santuario della Madonna dell’Ambro, nella vallata, significava anche di più.

Ci sono tornato anche, a Montemonaco, con un campo del mio gruppo scout, e tante altre volte, anche negli ultimi anni. Ci ho portato poi mia figlia, mia moglie ed ogni persona che amo. Sono salito sulla mia montagna e su tutte quelle intorno. Sono salito e sceso da Arquata, da Norcia, da Monte Gallo… In vent’anni e più credo di aver percorso tutte le strade ed i sentieri della zona.

Tuttora ho tanti amici, anche amici veri, profondi, da quelle parti, che stamani per prima cosa ho chiamato, scoprendo per fortuna che stanno tutti bene. Tanta paura ma tutti bene.

Mi sono sorpreso a chiedermi, oggi, pregando, guardando ed ascoltando i notiziari, come sarebbe oggi risalire per quella strada. So che non è possibile in questo momento, so che non sarà più la stessa cosa quando potrò farlo di nuovo; avevo in programma di andarci la prossima settimana, per salutare mamma più da vicino, ma non credo che a questo punto mi sarà possibile. Chiederò al mio amico Sandro di farlo per me.

Ma ora ho più che mai voglia di tornarci, spero prima possibile. Intanto prego.
Per le vittime, per i superstiti, per gli abitanti, per gli amici, per tutti coloro che hanno care quelle terre e quelle montagne.

Prego e spero in Dio, ed in Lui soltanto.

Amen.

Uomini, fate i padri

(articolo di Andrea Torquato Giovanoli da La Croce Quotidiano di oggi)

Credo che la salvezza per l’uomo sia oramai condizionata alla riscoperta di quell’atavico richiamo ad essere padre come rifrangenza dell’originale ed unico Padre. Forse proprio in questa sintesi il maschio può ancora recuperare la propria dimensione di uomo in senso veracemente Cristico: vivendo da un lato la paternità come veicolo privilegiato per la sua realizzazione personale e dall’altro come opportunità vera di comprendere la gioia della propria originaria figliolanza a Dio, rispondendo consapevolmente e coraggiosamente a quella vocazione adamitica che davvero compie l’uomo. Poiché così come al progenitore venne data dal Creatore la responsabilità sulle Sue creature perché desse loro il “nome”, medesimamente all’uomo che accoglie la sua prole viene data la responsabilità su di essa perché l’aiuti ad adempiere al proprio “destino” di figli di Dio.

testata

 

Uomini, fate i padri.

Mine vaganti

La parabola delle dieci mine
Mt 25:14-30

 

11 Mentre essi ascoltavano queste cose, Gesú aggiunse una *parabola, perché era vicino a *Gerusalemme ed essi credevano che il regno di Dio stesse per manifestarsi immediatamente. 12Disse dunque: «Un uomo nobile se ne andò in un paese lontano per ricevere l’investitura di un regno e poi tornare. 13Chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci *mine e disse loro: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. 14Or i suoi concittadini l’odiavano e gli mandarono dietro degli ambasciatori per dire: “Non vogliamo che costui regni su di noi”. 15Quando egli fu tornato, dopo aver ricevuto l’investitura del regno, fece venire quei servi ai quali aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ognuno avesse guadagnato mettendolo a frutto. 16Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua mina ne ha fruttate altre dieci”. 17Il re gli disse: “Va bene, servo buono; poiché sei stato fedele nelle minime cose, abbi potere su dieci città”.18Poi venne il secondo, dicendo: “La tua mina, Signore, ha fruttato cinque mine”. 19Egli disse anche a questo: “E tu sii a capo di cinque città”. 20Poi ne venne un altro che disse: “Signore, ecco la tua mina che ho tenuta nascosta in un fazzoletto, 21perché ho avuto paura di te che sei uomo duro; tu prendi quello che non hai depositato, e mieti quello che non hai seminato”. 22Il re gli disse: “Dalle tue parole ti giudicherò, servo malvagio! Tu sapevi che io sono un uomo duro, che prendo quello che non ho depositato e mieto quello che non ho seminato; 23perché non hai messo il mio denaro in banca, e io, al mio ritorno, lo avrei riscosso con l’interesse?” 24Poi disse a coloro che erano presenti: “Toglietegli la mina e datela a colui che ha dieci mine”.25Essi gli dissero: “Signore, egli ha dieci mine!” 26“Io vi dico che a chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 27E quei miei nemici che non volevano che io regnassi su di loro, conduceteli qui e uccideteli in mia presenza”».

 

Ingresso trionfale di Gesú in Gerusalemme Gesú acclamato dai discepoli

 

= (Mt 21:1-9; Mr 11:1-10; Gv 12:12-19) Za 9:9

 

28 Dette queste cose, Gesú andava avanti, salendo a Gerusalemme.

 

Luca19
Mine vaganti… non solo perchè di mine, intese come denaro, con lo stesso significato dei talenti, si parla in questa parabola. Ma perchè le mine vaganti sono in realtà le nostre vite, i nostri talenti, i nostri doni, i nostri carismi.
Il Signore ce li dona, poi sta a noi capire quali sono nella loro verità, indirizzarli sulla giusta via, farli fruttare nella nostra vita.

 

Nella scena evangelica, Gesù racconta questa parabola perchè i discepoli avevano equivocato. Erano vicini a Gerusalemme, vicini cioè al clou del Vangelo del pathos della narrazione. Vicini al momento in cui il Signore sarebbe stato consegnato nelle mani degli uomini, avrebbe sofferto per loro mani, sarebbe stato crocifisso. Tutto questo lo aveva detto e predetto, il Signore Gesù, almeno tre volte.
Eppure essi credevano che il Regno di Dio stesse per manifestarsi immediatamente. Ed era vero, ma non nel senso che credevano loro. Gesù sarebbe entrato a Gerusalemme tra gli Osanna, ma sarebbe stato acclamato Re tra i Crocifiggilo!

 

Non è così facile, dice loro Gesù, non è così semplice, così lineare la vita. Non è che avere poco, avere una mina sola, nasconderla sotto terra o sotto il tappeto, ti mette al riparo dal fare sbagli, dal peccare, dallo sprecare la vita che ti è donata.
La vita è fatta di amori, è fatta di passione, è fatta di scelte. Scelte da rinnovare ogni giorno perchè la vita porti frutto. Perchè la vita non fruttifica se non c’è impegno, se non c’è applicazione, se non c’è passione. Passione vera però, Passione nei termini dell’Evangelo, Croce dell’accettazione delle difficoltà e delle contraddizioni di cui sono piene le nostre esistenze di peccatori.

 

Mine vaganti perchè le strade su cui si incamminano le nostre vite sono spesso tortuose, faticose, pesanti. Perchè non sappiamo a volte neppure dove stiamo per mettere il piede. Magari una mina di altro tipo ci farà sobbalzare o saltare per aria, ci farà capire che è ora di cambiare, che non abbiamo capito nulla, che è tutto da rifare. La morte e la crocifissione del Cristo faranno saltare per aria i discepoli, che come schegge di mina impazzita si disperderanno, chi qua e chi là, ma poi, chi più chi meno faticosamente, rimetteranno insieme i pezzi, e capiranno che quella mina a forma di Croce serviva loro ad indicare il verso del sentiero che conduce, solo quello, alla Vita Vera, alla Verità sulla Vita.

 

Mine vaganti,  perchè l’amore inevitabilmente ti rende tale, perchè l’amore ti conduce su di una strada, perchè quello stesso amore ti dice se questa è giusta o sbagliata, se è veramente la tua o se per caso non stai percorrendo quella di qualcun altro. Perchè alla fine, comunque ci finisci sopra, e poi sei chiamato, chiamata a raccogliere ovunque tutti i tasselli del mosaico della tua vita, ed a rimetterli insieme.

 

Pensavo stamani che sono più di quarant’anni, che sono fedele ad un amore di tutta una vita, che sono fedele ad un proposito, forse l’unico che abbia davvero mantenuto per tanto tempo con fedeltà assoluta. Quello, preso quando avevo la bellezza di dieci anni, davanti alla mia catechista, di leggere ogni giorno un brano del Vangelo e di lasciare che questo illuminasse la mia vita e mi accompagnasse lungo la giornata. A volte mi accompagna e basta, lo riconosco, perchè sono distratto o svogliato. Ma non è certo questo che può fermare l’azione di una Parola fatta carne, che mi si incista centro, che agisce anche quando dormo, fisico o spirituale che sia quel sonno.
A volte però, mi spinge all’audacia, a compiere gesti o atti che reputavo impossibili per me, troppo alti, troppo grandi, troppo difficili. Mi spinge a salire sulla Croce, ad arrampicarmi fin lassù, ed a guardare dall’alto della mia sofferenza ben oltre l’orizzonte del mio sguardo mortale.

 

Chissà, mi chiedo stamani pregando, a quante mine corrispondono quarant’anni di Vangelo quotidiano. Ad una ricchezza immensa, lo so bene, visto che oltretutto ad un certo punto della mia vita quel Vangelo sono stato chiamato in modo particolare ad annunciarlo, a predicarlo. E quel compito lo sento che brucia, che spinge la mia vita ad andare avanti, le mie mani ad aprire il Santo Libro, la mia bocca e le mie mani ad aprirsi e parlare, scrivere, narrare, cantare, lodare….

 

Un Santo Libro di mille e mille anni, scritto in realtà al di là del tempo e dello spazio come noi uomini lo sappiamo misurare. Un Santo Libro antico eppure sempre nuovo. Un sentiero antico ma che ogni giorno ti apre maggiormente la vista a mille panorami, a mille bellezze, a mille gioie, per chi le sa cogliere anche al di là delle nebbie, delle brume, delle lacrime di pioggia.

 

26“Io vi dico che a chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.

 

Ho avuto tanto dal Signore, ed ancora ne ricevo. Non so se un’altra ora, o un altro giorno, mese o anno. So che è infinito quello che sono chiamato a rendere, e lo prego perchè accresca la mia fede, ed io sia capace di andare avanti, come Lui.

 

28 Dette queste cose, Gesú andava avanti, salendo a Gerusalemme.

 

Salgo con lui, ne ho ancora tanti, pezzi dell’esplosione per amore, pezzi della mia mina vaganti per la vita, da cercare, raccogliere, ridurre ad Uno, in Lui. Amen.

Che io riabbia la vista!

Luca 18,35-43

Gesù guarisce un cieco
=(Mt 20:29-34; Mr 10:46-53)
35 Com’egli si avvicinava a Gerico, un cieco che sedeva presso la strada, mendicando, 36 udì la folla che passava, e domandò che cosa fosse. 37 Gli fecero sapere che passava Gesù il Nazareno. 38 Allora egli gridò: «Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 39 E quelli che precedevano lo sgridavano perché tacesse; ma lui gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» 40 Gesù, fermatosi, comandò che il cieco fosse condotto a lui; e, quando gli fu vicino, gli domandò: 41 «Che vuoi che io ti faccia?» Egli disse: «Signore, che io ricuperi la vista». 42 E Gesù gli disse: «Ricupera la vista; la tua fede ti ha salvato». 43 Nello stesso momento ricuperò la vista, e lo seguiva glorificando Dio; e tutto il popolo, visto ciò, diede lode a Dio.

wpid-wp-1415701320618.jpeg

Forse mi troverete pessimista, non lo so, ma più leggo i giornali, guardo la tv, ascolto i discorsi sui bus e sulla metropolitana,  più lo faccio, più credo che quella che trovate nel titolo che ho messo al post, oltre che ovviamente nel Vangelo proposto per la lettura del giorno, dovrebbe essere la preghiera dell’intera società, oltre che del singolo credente.

Signore che io riabbia la vista, che la mia società, il mio paese la riabbia. Perchè riprenda a considerare la realtà della Creazione, la realtà della Vita, la realtà della Famiglia, la Sessualità, quali essi sono, un dono Tuo, non un diritto acquisito che ciascuno è libero di manipolare o forgiare come meglio crede, facendosi Dio a sè stesso.

Perchè alla fine il problema è tutto lì. Manipoliamo da anni la Creazione e la Natura, fidando nelle capacità umane del progresso, e siamo riusciti ad impoverire il pianeta, ad aprire un buco nell’ozono, a far estinguere non so più quante specie animali e vegetali, a creare un’isola di spazzatura di plastica che gira da un oceano all’altro.

Manipoliamo da anni la Vita, ed abbiamo creato infiniti orrori e mostri, siamo arrivati a considerare normale uccidere qualcuno se è diventato scomodo (anziano, vecchio, malato) e se anche soltanto pensiamo che potrebbe diventarlo (per un certo o possibile anche lieve handicap o malattia, o perchè ci costringerebbe a variare le destinazioni d’uso del nostro bilancio familiare) lo uccidiamo direttamente fin dal grembo materno con l’aborto.

Siamo arrivati a pensare che si possa considerare Famiglia qualsiasi tipo di coabitazione umana, indipendentemente da sesso, razza, numero di individui. Perciò non solo due uomini o due donne, ma c’è chi pensa sia famiglia anche un uomo o una donna con il suo cucciolo (di cane o di gatto!), o una persona sola che ogni tanto si vede con qualcuno. E perchè no un uomo con il suo harem? O una donna con i suoi gigolò? O un pedofilo con i bambini che si è comprato nel suo ultimo viaggio in Oriente?
Non fate i finti scandalizzati! Ci sono compratori e venditori di merce umana, di bambini come di donne e di uteri dati in comodato d’uso!

Del resto l’economia del mercato malato di questi tempi questo chiede, che si possa vendere e comprare di tutto, che tutto abbia un prezzo! Non credo sia un caso che proprio di questi tempi, anche nel nostro paese, si parli non solo di rendere legittima la prostituzione, quanto di facilitarla creando zone protette, quartieri ‘rossi’ ecc… Chi si scandalizza più? Come per il gioco d’azzardo, che rovina persone e famiglie, che invece di essere sfavorito e scoraggiato, viene spinto e foraggiato dallo Stato stesso, che si tiene i profitti e scarica sulla gente comune i costi del suo completo fallimento.

Signore, fà che ritroviamo la vista! Fà che la ritrovi la nostra società, che la ritrovino i nostri governanti, perchè ci stiamo buttando a braccia aperte e senza opporre resistenza nelle braccia del principe delle tenebre!

Signore, fà che io recuperi la vista! E non farmi mai mancare la tua Grazia, il dono dell’ascolto e del confronto quotidiano con la Tua Parola, perchè da essa io tragga la forza di oppormi come posso a tutto questo, la forza di testimoniare la mia fede nella Creazione, nella Vita, nella Famiglia, nella Sessualità come Tu l’hai creata e ce l’hai donata. Senza timore, senza paura, perchè Tu sei qui accanto a me, mi parli, ti chini verso di me, come ti sei chinato verso il cieco, mi chiedi cosa mi occorre e mi doni la vista della grazia e la grazia della vista.

Ed io, grazie a Te, Benedetto Tu sia, vedo chiaramente la Croce che ho davanti, il sentiero antico e lungo, pesante che mi conduce, ma vedo ancora più chiaramente la Gerusalemme che è oltre quella Croce, la Resurrezione che attende chi ha fede in Te, la gioia che sarà eterna, la luce che non cesserà mai di splendere, gli occhi per sempre senza lacrime.

Accresci la mia e la nostra fede, Signore, e salvami, salvaci.

Amen.

 

Pillole di Blog – Ipse dixit

Bergoglio oggi ha detto: ” “Il pensiero dominante propone una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono”, ha aggiunto il pontefice nell’udienza ai medici cattolici. “Stiamo vivendo un tempo sperimentale, male: fare figli invece di accoglierli, giocare con la vita. Attenti è un peccato contro il Creatore, Dio Creatore che ha creato le cose così”, ha aggiunto.”.

Chissà perchè Repubblica invece del solito titolone lo ha scritto piccolo piccolo…

L'inquietante, importante domanda

La vedova e il giudice

 

Lu 11:5-10; Mr 7:24-30; Ge 32:24-29; Is 62:6, 7

 

Propose loro ancora questa *parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi: «In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva: “Rendimi giustizia sul mio avversario”. Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: “Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa”». Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»

 

b44
L’inquietante domanda cui fa riferimento il titolo è ovviamente quella continuata nell’ultimo versetto del brano, della pericope evangelica proposta oggi per la lettura: Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?
Ma a leggere con attenzione è tutto il brano ad essere inquietante, o almeno a sembrare tale. 

 

Qual’è la motivazione di tutto questo discorso che Gesù fa in parabole? Mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi. Una delle raccomandazioni fatta più spesso da Gesù nel Vangelo, ma anche in tutta la Scrittura dai profeti e da chi parla in nome del Signore.

 

Pregate: ovvero chiedete qualcosa ad un altro. Riconoscete che ciò che avete non è vostro, non viene da voi in ultima origine. La vita: non ve la siete data da soli. Avete avuto un padre ed una madre su questa terra, ed avete un Padre nei cieli. E se guardate bene anche tutto quello che avete qui, affetti, beni… è qualcosa che senza l’aiuto, la collaborazione, o anche soltanto l’accondiscendenza di altri non avreste. Il mondo è pieno di gente che dice di ‘essersi fatta da sola’ ma non è vero. Mai.

 

Pregate sempre, [incessantemente]: sappiate che questa condizione è ineluttabile. Voi siete stati, siete e sare sempre debitori per ciò che avete o ciò che acquisterete. E la cosa non vale solo per le cose materiali, ma anche per quelle spirituali, per i bisogni della vostra anima. Dice bene il salmista, persino tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca (Salmo 77 (76), 2). Lo sappiamo, la notte si rimane spesso soli con i propri pensieri, con le proprie preoccupazioni, si hanno meno distrazioni, ed allora l’anima si rivolge naturalmente al suo Creatore. E, magari in forme incosce, o inespresse, si cerca quella giustizia di cui si crede di aver bisogno.

 

Senza stancarvi: non è una ripetizione di quanto detto  prima; non è un rafforzamento del sempre. E’ come un voler dire, senza perdere mai la speranza, perchè è il fatto più terribile che possa accadere, che un uomo si stanchi di pregare, si rassegni, si condanni da sè al suo destino. Non stancatevi, perchè il Signore ascolta, sempre. Il Suo orecchio è teso verso le vostre parole, così come la vostra mano si tende verso di Lui.

 

Gesù poi racconta del giudice iniquo. Non c’è bisogno di fare esempi di giudice iniquo. Ognuno trova facilmente il suo giudice iniquo. Spesso e volentieri siamo noi stessi quel giudice. Perchè diciamo di volerci bene, di avere carità verso noi stessi. Ma non ne abbiamo. Perchè ci diciamo speranzosi che tutto si risolva per il meglio. Ma la nostra speranza è assente o viziata. Perchè diciamo di avere fede nell’Eterno. Ma non gli affidiamo la nostra vita, non saremmo disposti a rimetterla per Lui che ce l’ha donata. Non la abbiamo la fede richiesta.

 

Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?

 

La parabola di Gesù per fortuna termina, ad un osservatore superficiale può sembrare altrimenti, in positivo. Non soltanto perchè la vedova alla fine, per la sua costanza nel pregare incessantemente, ottiene giustizia dall’ingiusto giudice, ma perchè il Figlio ci rivela la piena disponibilità del Padre ad esaudire le nostre richieste. Con prontezza, addirittura. Con il massimo della rapidità. Unica condizione: la fede in Lui.

 

La domanda allora non è da considerarsi tanto inquietante, perchè l’Eterno c’è, è qui, ci ascolta, è risoluto ad agire prontamente per noi. Tutte cose più che positive. Ma occorre che abbiamo un unica cosa. La fede. Ovvero la capacità di pregarlo incessantemente riconoscendolo come il nostro Padre, il Padre Nostro che è nei cieli, la cui volontà è come in cielo, così in terra, nella nostra vita. Un genitore umano che ama il proprio figlio non gli nega il pane quotidiano. Non cessa di correggerlo, ma nemmeno di rimettergli il proprio debito. Perchè lo fa? Perchè sa che è necessario che cresca, che impari anche dai propri errori, che trovi dentro di sè e le tiri fuori (“educare” questo significa) tutte le risorse che gli occorreranno nella sua vita adulta. Le stesse di cui si diceva prima, in primis. La carità (a volersi bene si impara da chi te ne vuole), la speranza (la fiducia nelle proprie capacità si acquista da chi te la dona), la fede (che c’è chi prima di tutto ti vuol bene e crede in te).

 

La domanda allora non è inquietante, ma è importante. E’ la domanda fondamentale. Non solo in previsione del giudizio finale, della seconda venuta del Cristo. Ma già qui, nella nostra vita di ogni giorno. Il Cristo è qui, vicino a me che scrivo a questa scrivania, in questa Bibbia aperta che la domina.

 

La mia fede c’è? C’è la disponibilità a riconoscermi debitore a Lui di ogni cosa? C’è la capacità di rimettere in lui ogni speranza? C’è, per dirla con Maria, la voglia di riconoscermi servo senza pretese e di fare tutto ciò che egli mi dirà?
Come i servi di Cana, sì, perchè se voglio che la mia vita sia piena di gioia come in una festa di nozze, occorre che io lasci che Egli prenda la mia acqua/vita/fede spesso insipida e la trasformi in vino, che scalda il cuore mio e di chi è invitato alla mia festa (moglie, marito, figli, colleghi, vicini…).

 

Un esempio?
Luca 1: 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

 

L’angelo la lasciò, dice l’evangelista Luca. Ma non era più da sola. Qualcuno cresceva in lei, assieme alla sua fede.

 

Accresci la mia poca fede, Signore Gesù. Amen.

Amore e Verità, due nomi del Nome

Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per «dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio.

tentazioni