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Pillole di Blog – Ipse dixit

Bergoglio oggi ha detto: ” “Il pensiero dominante propone una ‘falsa compassione’: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica ‘produrre’ un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono”, ha aggiunto il pontefice nell’udienza ai medici cattolici. “Stiamo vivendo un tempo sperimentale, male: fare figli invece di accoglierli, giocare con la vita. Attenti è un peccato contro il Creatore, Dio Creatore che ha creato le cose così”, ha aggiunto.”.

Chissà perchè Repubblica invece del solito titolone lo ha scritto piccolo piccolo…

L'inquietante, importante domanda

La vedova e il giudice

 

Lu 11:5-10; Mr 7:24-30; Ge 32:24-29; Is 62:6, 7

 

Propose loro ancora questa *parabola per mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi: «In una certa città vi era un giudice, che non temeva Dio e non aveva rispetto per nessuno; e in quella città vi era una vedova, la quale andava da lui e diceva: “Rendimi giustizia sul mio avversario”. Egli per qualche tempo non volle farlo; ma poi disse fra sé: “Benché io non tema Dio e non abbia rispetto per nessuno, pure, poiché questa vedova continua a importunarmi, le renderò giustizia, perché, venendo a insistere, non finisca per rompermi la testa”». Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?»

 

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L’inquietante domanda cui fa riferimento il titolo è ovviamente quella continuata nell’ultimo versetto del brano, della pericope evangelica proposta oggi per la lettura: Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?
Ma a leggere con attenzione è tutto il brano ad essere inquietante, o almeno a sembrare tale. 

 

Qual’è la motivazione di tutto questo discorso che Gesù fa in parabole? Mostrare che dovevano pregare sempre e non stancarsi. Una delle raccomandazioni fatta più spesso da Gesù nel Vangelo, ma anche in tutta la Scrittura dai profeti e da chi parla in nome del Signore.

 

Pregate: ovvero chiedete qualcosa ad un altro. Riconoscete che ciò che avete non è vostro, non viene da voi in ultima origine. La vita: non ve la siete data da soli. Avete avuto un padre ed una madre su questa terra, ed avete un Padre nei cieli. E se guardate bene anche tutto quello che avete qui, affetti, beni… è qualcosa che senza l’aiuto, la collaborazione, o anche soltanto l’accondiscendenza di altri non avreste. Il mondo è pieno di gente che dice di ‘essersi fatta da sola’ ma non è vero. Mai.

 

Pregate sempre, [incessantemente]: sappiate che questa condizione è ineluttabile. Voi siete stati, siete e sare sempre debitori per ciò che avete o ciò che acquisterete. E la cosa non vale solo per le cose materiali, ma anche per quelle spirituali, per i bisogni della vostra anima. Dice bene il salmista, persino tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca (Salmo 77 (76), 2). Lo sappiamo, la notte si rimane spesso soli con i propri pensieri, con le proprie preoccupazioni, si hanno meno distrazioni, ed allora l’anima si rivolge naturalmente al suo Creatore. E, magari in forme incosce, o inespresse, si cerca quella giustizia di cui si crede di aver bisogno.

 

Senza stancarvi: non è una ripetizione di quanto detto  prima; non è un rafforzamento del sempre. E’ come un voler dire, senza perdere mai la speranza, perchè è il fatto più terribile che possa accadere, che un uomo si stanchi di pregare, si rassegni, si condanni da sè al suo destino. Non stancatevi, perchè il Signore ascolta, sempre. Il Suo orecchio è teso verso le vostre parole, così come la vostra mano si tende verso di Lui.

 

Gesù poi racconta del giudice iniquo. Non c’è bisogno di fare esempi di giudice iniquo. Ognuno trova facilmente il suo giudice iniquo. Spesso e volentieri siamo noi stessi quel giudice. Perchè diciamo di volerci bene, di avere carità verso noi stessi. Ma non ne abbiamo. Perchè ci diciamo speranzosi che tutto si risolva per il meglio. Ma la nostra speranza è assente o viziata. Perchè diciamo di avere fede nell’Eterno. Ma non gli affidiamo la nostra vita, non saremmo disposti a rimetterla per Lui che ce l’ha donata. Non la abbiamo la fede richiesta.

 

Il Signore disse: «Ascoltate quel che dice il giudice ingiusto. Dio non renderà dunque giustizia ai suoi eletti che giorno e notte gridano a lui? Tarderà nei loro confronti? Io vi dico che renderà giustizia con prontezza. Ma quando il *Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?

 

La parabola di Gesù per fortuna termina, ad un osservatore superficiale può sembrare altrimenti, in positivo. Non soltanto perchè la vedova alla fine, per la sua costanza nel pregare incessantemente, ottiene giustizia dall’ingiusto giudice, ma perchè il Figlio ci rivela la piena disponibilità del Padre ad esaudire le nostre richieste. Con prontezza, addirittura. Con il massimo della rapidità. Unica condizione: la fede in Lui.

 

La domanda allora non è da considerarsi tanto inquietante, perchè l’Eterno c’è, è qui, ci ascolta, è risoluto ad agire prontamente per noi. Tutte cose più che positive. Ma occorre che abbiamo un unica cosa. La fede. Ovvero la capacità di pregarlo incessantemente riconoscendolo come il nostro Padre, il Padre Nostro che è nei cieli, la cui volontà è come in cielo, così in terra, nella nostra vita. Un genitore umano che ama il proprio figlio non gli nega il pane quotidiano. Non cessa di correggerlo, ma nemmeno di rimettergli il proprio debito. Perchè lo fa? Perchè sa che è necessario che cresca, che impari anche dai propri errori, che trovi dentro di sè e le tiri fuori (“educare” questo significa) tutte le risorse che gli occorreranno nella sua vita adulta. Le stesse di cui si diceva prima, in primis. La carità (a volersi bene si impara da chi te ne vuole), la speranza (la fiducia nelle proprie capacità si acquista da chi te la dona), la fede (che c’è chi prima di tutto ti vuol bene e crede in te).

 

La domanda allora non è inquietante, ma è importante. E’ la domanda fondamentale. Non solo in previsione del giudizio finale, della seconda venuta del Cristo. Ma già qui, nella nostra vita di ogni giorno. Il Cristo è qui, vicino a me che scrivo a questa scrivania, in questa Bibbia aperta che la domina.

 

La mia fede c’è? C’è la disponibilità a riconoscermi debitore a Lui di ogni cosa? C’è la capacità di rimettere in lui ogni speranza? C’è, per dirla con Maria, la voglia di riconoscermi servo senza pretese e di fare tutto ciò che egli mi dirà?
Come i servi di Cana, sì, perchè se voglio che la mia vita sia piena di gioia come in una festa di nozze, occorre che io lasci che Egli prenda la mia acqua/vita/fede spesso insipida e la trasformi in vino, che scalda il cuore mio e di chi è invitato alla mia festa (moglie, marito, figli, colleghi, vicini…).

 

Un esempio?
Luca 1: 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.

 

L’angelo la lasciò, dice l’evangelista Luca. Ma non era più da sola. Qualcuno cresceva in lei, assieme alla sua fede.

 

Accresci la mia poca fede, Signore Gesù. Amen.

Amore e Verità, due nomi del Nome

Gesù non è venuto per cercare il consenso degli uomini, ma – come dirà alla fine a Pilato – per «dare testimonianza alla verità» (Gv 18,37). Il vero profeta non obbedisce ad altri che a Dio e si mette al servizio della verità, pronto a pagare di persona. E’ vero che Gesù è il profeta dell’amore, ma l’amore ha la sua verità. Anzi, amore e verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio.

tentazioni

Uno su dieci ce la fa

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 17,11-19.

Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza,
alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!».
Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce;
e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono?
Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse:
«Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Bibbia (1)Uno su dieci ce la fa… a ricordarsi di tornare indietro e ringraziare.
Uno su dieci ce la fa, a cambiare direzione, a convertirsi, a rivolgersi verso la verità.
Tutti e dieci furono guariti, ma il cuore di uno soltanto si apre alla Verità, le mani di uno soltanto stringono le mani di Colui che è la Vita, che solo può darle senso, i piedi di uno soltanto scelgono di percorrere la Via, il sentiero antico della Parola.

Accresci la mia fede, Signore Gesù. Che io sia grato e fedele a Te come quell’uno.

La verità rende liberi

La verità rende liberi. Perciò la verità fa paura. Perciò il Vangelo, la Parola del Signore fanno paura. Perciò il mondo, da sempre, cerca di metterla in Croce.

Ma il mondo ha già perso. Da quando sulla Croce c’è finito il Figlio, la verità non cessa mai di risorgere.

Ora il mondo si sta perdendo, ogni giorno di più, nel peccato, nella dissoluzione morale, nel lavoro che torna sempre di più ad essere sfruttamento di manodopera, nella sessualità solo per il piacere, nei figli vissuti come oggetti, nella malattia e nei vecchi vissuti come un peso di cui liberarsi prima possibile…

E di nuovo nel mondo tornano ad alzarsi, numerose, le Croci dei martiri. Ma il mondo ha perso, la Verità è Risorta, e quando e secondo quello che sarà stabilito dall’Eterno, trionferà sulla menzogna e sull’odio.

E andranno, quelli alla gioia eterna, e quelli all’eterna dannazione. Perchè l’inferno esiste. E non è la fornace in cui sono morti un mio fratello ed una mia sorella, ieri, è molto peggio.

Il Signore accresca la mia fede, risvegli la fede del mondo, perchè questo si salvi.

Amen.

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Pillole di blog: Verità, carità, democrazia

Un utente scrive su Facebook scrive: Qualche tempo fa, sulla mia pelle, ho imparato che la verità è nulla senza la carità…

Un altro commenta: credo che la parola stessa carità, sia offensiva in un paese democratico, ma, forse tu volevi dire, LA VERITA’ non è nulla senza l’uguaglianza? in un paese democratico la parola CARITA’ dovrebbe essere abolita, perche in democrazia esiste (non in Italia) l’uguaglianza

Sono intervenuto dicendo che: La democrazia è semplicemente una forma di governo in cui i poteri sono eletti dalla maggioranza del popolo in libere elezioni. Resta comunque una forma di potere. Ed una forma di potere, quale che esso sia, non ha mai garantito nè mai garantirà che ci sia una effettiva uguaglianza. La carità, l’agape di cui parla la Bibbia, è il sentimento che ti spinge ad amare il prossimo come te stesso e quindi a considerarlo nella verità di ciò che è, un uomo o una donna uguale a te, con gli stessi diritti. Altro che parola da abolire, parola da riscoprire.

Fate, ma non fate…

+ Dal Vangelo secondo Matteo, 23,1-12

1 Allora Gesú parlò alla folla e ai suoi discepoli, 2 dicendo: «Gli *scribi e i *farisei siedono sulla cattedra di *Mosè. 3 Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno.

4 Infatti, legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito. 5 Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli; 6 amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle *sinagoghe, 7 i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: “*Rabbí!” 8 Ma voi non vi fate chiamare “Rabbí”; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. 9 Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. 10 Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo; 11 ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore. 12 Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato».

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3 Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno.

Ovvero? Fate ciò che vi dice la Parola che vi annunciano, il Vangelo che vi viene testimoniato con franchezza. Fate quello che dice la Scrittura, che è Parola del Signore ineffabile. Ma non fate secondo le loro opere, non pensate che quanto vi viene da degli uomini, sia pure consacrati, sia per ciò stesso automaticamente santo. Anche loro, come voi, sono dei peccatori che devono fare il conto con le loro miserie e le loro mancanze. Fate come vi dicono se vedete che c’è assonanza tra la loro parola e la Parola che vi è stata annunziata. Altrimenti, anche se questa vi sembra più dura e difficile, umiliatevi sotto la mano del Signore, sottomettete i vostri discorsi arroganti e superbi alla Scrittura e farete cosa buona e giusta, gradita agli occhi del solo veramente Santo, del solo tre volte Santo.

E’ bello, è gratificante, è cosa che ho sperimentato e sperimento nella mia vita, aver ricevuto lo Spirito del Signore in modo speciale, essere stato investito del ministero della Parola. Ma è al tempo stesso terribilmente una responsabilità ed un impegno gravoso da tenere non solo, non tanto a mente, ma soprattutto nei gesti, nelle mani, nelle opere che devono essere conseguenti a quel tantissimo che si è ricevuto.

Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il Nome del Signore. Ovvero: come con la mia povertà, con il mio peccato, con le mie mancanze potrò rendere grazie all’Eterno, Benedetto Egli sia? Alzando il calice della mia stessa vita, versando nel Suo calice d’eternità tutta la mia vita, ricchezze e povertà, bene e male, rimettendo a Lui ogni decisione della mia vita, sottomettendomi alla Sua Parola ogniqualvolta il dubbio mi prende, se qualcosa sia solo precetto di uomini… Ed invocando il Nome del Signore, ovvero pregandolo incessantemente, ogni momento della mia giornata.

Non la mia ma la Tua volontà o Signore.

Accresci la mia poca fede! Amen.