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Servo violento per il Regno (Matteo 11:11-15)

11 In verità io vi dico, che fra i nati di donna non è sorto nessuno maggiore di Giovanni il battista; eppure il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.

12 Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono. 13 Poiché tutti i profeti e la legge hanno profetizzato fino a Giovanni. 14 Se lo volete accettare, egli è l’Elia che doveva venire.

15 Chi ha orecchi per udire oda.

(Matteo 11)

Icona di Giovanni Battista (particolare)
Icona di Giovanni Battista (particolare)

Il brano dell’Evangelo secondo Matteo che leggiamo oggi (Matteo 11:11-15), giovedì della seconda settimana di Avvento, racconta ancora della figura del Battista. Così sarà anche domani (Matteo 11:16-19) e così domenica prossima, III del Tempo di Attesa (Matteo 11,2-11).

Questo dovrebbe bastare a capire la centralità e l’importanza di questa figura, presentata domenica scorsa nella Seconda domenica del tempo (Matteo 3:1-12) per capire il significato dell’Incarnazione del Figlio di Dio.

Così, mentre domenica scorsa la figura ci era presentata con le sue caratteristiche, le sue parole rivolte a chi andava da lui, il suo annuncio di Colui che era più grande di lui, nel capitolo 11 di Matteo il Battista ci viene e ci verrà presentato attraverso le parole che Gesù stesso ebbe a pronunciare su di lui.

Diverse cose ci dice oggi Gesù del Battista.

In primis, egli è il più grande fra i nati di donna, ovvero ha un compito, quello che la tradizione definisce di Precursore del Signore, che nessun altro ha mai avuto e mai avrà nella storia. La sua profezia è la più grande mai ascoltata. Egli è l’Elia che deve venire…

Ovvero, chi è capace di accogliere le parole del Battista senza scandalizzarsi, chi è capace di convertirsi, di accogliere senza sconti per sè stesso ed il proprio peccato, la predicazione del Battista, chi è capace di tutto ciò è già un bel passo avanti per riuscire ad accettare le esigenze del Regno come le proporrà, come ce le propone il Cristo, il Figlio di Dio.

Per credere, ci dice il Battista, ci vuole molta forza, molto impegno, molto coraggio. Per continuare a credere, nell’andare della propria vita, negli alti e nei bassi che questa ci propone, occorre che non venga mai meno la passione, la voglia di lottare per quello in cui la Parola di Dio ci dice che occorre credere.

Fate attenzione: non la passione tout-court, ma la passione per il Regno; non il credere in quello che ci piace credere, ma il credere nella Parola di Dio, non la voglia di lottare per la propria o l’altrui autoaffermazione, ma la voglia di lottare principalmente con sè stessi e contro coloro che provano a fare violenza al Regno di Dio, e cercano di impadronirsene.

Il versetto 12 è da leggere con la massima attenzione.

Perchè esistono diversi tipi di violenza.

Una cattiva, che è quella di chi perverte con parole di uomini la Parola di Dio, la violenza dei falsi profeti, la violenza dei cattivi maestri, dei demoni vestiti da angeli da luce. Il tipo di violenza forse più pericoloso, di chi maschera le esigenze del Regno affinchè servano ai suoi scopi tutti terreni.

Poi c’è la violenza esplicita di chi si mette direttamente al servizio del tentatore, del satana, e con tutti i mezzi, leciti ed illeciti, prova a convertire, anzi, ad in-vertire l’uomo e la donna, a metterli nella direzione opposta al Regno, a far loro credere che sia qui, in questo mondo, nelle sue credenze, la vera e sola felicità; che non esista eternità, ma solo la sua illusione. Che non esiste una sola e santa Verità, ma che le verità siano tante e che ognuno possa scegliersi la sua. La violenza di chi serve il diavolo, appunto, che dià-Bolè, che disperde i cocci della fragile umanità che noi siamo, che fa perdere il giusto cammino.

Infine c’è un terzo tipo di violenza, che potremmo definire “buona”. Quella rivolta da noi stessi verso il nostro peccato, verso tutto ciò che ci allontana da Dio e dalle esigenze del Regno. La lotta quotidiana per credere nella provvidenza divina, per sperare contro ogni speranza, per dire ogni volta, in ogni circostanza, per quanto dura e difficile ci possa sembrare, per dire ogni volta come disse Maria: Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola. La nostra anima (il femminile perciò è perfetto anche se sono uomo, maschio, io che scrivo o leggo) deve pronunciare con fede nella grazia di Dio queste parole. La nostra anima deve credere nell’efficacia di esse.

Come sempre Maria disse a Cana ai servi: Fate tutto quel che vi dirà, così anche noi siamo chiamati a comandare ai nostri sensi, alle nostre passioni, ai nostri desideri, ai nostri sentimenti, di operare solo e soltanto quello che ci dice la Parola di Dio.

Come operare questa violenza buona? Con il confronto continuo e quotidiano con la Parola di Dio, con la preghiera, con quelli che la teologia “spicciola” chiama i mezzi ordinari della grazia di Dio. Che di ordinario in realtà non hanno nulla… Dio che si fa uomo, si incarna, muore per noi e dopo tre giorni risorge… la Parola immortale e senza tempo, il pane ed il vino che sono il Corpo ed il Sangue del Cristo… Realtà straordinarie che la sola grazia di Dio rende ordinarie e di facile accesso per ciascuno e ciascuna di noi.

Non ci sentiamo inferiori, fratello o sorella, per le difficoltà che incontriamo nella fede. Anche il Battista, il più grande dei nati di donna, il maggiore tra tutti i profeti, dovette inviare dei messaggeri a Gesù per innalzare la sua fede; così ascolteremo: Sei tu Colui che deve venire o occorre aspettarne un altro? E noi pretenderemmo di essere più grandi di Lui, che fu capace di riconobbere Gesù fin da quando era ancora nel grembo materno di sua madre, Elisabetta?

 

Ma potremmo esserlo… dice Gesù che il più piccolo nel Regno dei cieli è più grande di lui, per intendere che chi è capace della fede di cui parlavamo sopra, chi è capace di lottare con sè stesso e vincere, chi è capace di pregare senza interruzione, di essere sempre rivolto a Dio, di mettere la Parola di Dio al posto delle proprie ed altrui parole umane, quello è il più grande nel Regno dei cieli. Il più debole e disprezzato sulla terra è il più grande se lo anima solo e soltanto la fede nel Signore che viene, che è venuto, che verrà…

Maranathà!

Amen.

Il Suo giogo (Matteo 11,28-30)

28 Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; 30 poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero.

(Matteo 11)

Coppia di buoi aggiogati - Foto di Andrea Semplici
Coppia di buoi aggiogati – Foto di Andrea Semplici

Un altro brano di Vangelo tra i più letti, conosciuti e commentati ma, esattamente come quello di ieri, commentato a metà. Trovate in rete una infinità di commenti concentrati sui versetti 28 (Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo) e 30 (il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero). E pochissimi che trattano in forma allargata il versetto 29, che invece, non a caso, è quello centrale di questo breve brano di Vangelo (in “gergo” tecnico si chiama”pericope”, ossia “ritaglio tutto intorno”).

Il versetto 29 infatti ci dice quello che siamo chiamati a fare: “Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre“. Per capirlo meglio, ho messo questa foto di una coppia di buoi aggiogati, per il lavoro che devono svolgere (per i curiosi si tratta della festa lucana dell’Accettura, che si svolge a maggio di ogni anno).

La foto rende bene l’idea di cosa sia un giogo e come si indossi. Personalmente da bambino, a Raggiolo, nel paese di mio padre, ho visto diverse volte questa scena, ma oggi la conoscenza della civiltà contadina non è affatto da darsi per scontata.

Vi tornerà sicuramente in mente a cosa si riferisca Gesù, di nuovo al braccio della Croce che lui portò per le strade della via che lo conduceva a morire per il peccato degli uomini e del mondo. Quello è il giogo, il peso immenso che portava.

E quello è il peso che oggi nel Vangelo ci invita a portare; portare con pazienza, con mitezza, con amore il peso del nostro peccato, il peso della fatica di vivere, il peso della malattia… ognuno di noi sa quale sia il giogo principale della sua vita.

La differenza con il Cristo però c’è ed è grande, enorme. Egli portava da solo il peso della Croce, anche se per un tratto lo aiutò, secondo i Vangeli, un uomo di Cirene, detto Simone. Ma poi da solo sulla Croce il Signore fu innalzato, inchiodato e morì.

Noi il giogo lo portiamo come quei buoi, accoppiati. Ma non accoppiati con un altro bue, con un altro nostro simile (anche se a tanti può capitare di portare in due lo stesso peso), ma aggiogati (a volte da soli, a volte insieme, penso a tanti genitori che conosco) se abbiamo fede, al Cristo, a Colui che è, Egli soltanto, in grado non solo di aiutarci a portarlo, ma persino di sostituirsi a noi per lunghi tratti, cosicchè il giogo addirittura ci risulti dolce, ed il carico ci sembri di colpo diventuo leggero.

Nel mio ministero sacerdotale, ma non solo, in tutta la mia vita, ho conosciuto tante persone con questa fede, la fede più bella, la fede di sapersi aggiogati con il Cristo, la fede di sapersi aiutati dal Cristo, la fede di sapere che non stavano faticando da soli e senza scopo, ma che stavano faticando con Lui, in Lui, per Lui.

Ho conosciuto e conosco persone con gioghi pesanti, che portano carichi enormi, carichi che ad un altro loro amico, familiare, conoscente sembrano assurdi, pazzeschi, ma che lo fanno con il sorriso sulle labbra, che lo fanno con la forza erculea che solo la fede, solo la fede, nient’altro può dare.

E prego ogni giorno, personalmente, per avere quella stessa loro fede. E ogni tanto ci riesco, per grazia di Dio, ed allora, vi assicuro, si avvera anche il primo versetto, sento la mia anima ed il mio corpo che trovano riposo, che trovano ristoro, anche quando umanamente sono nel dolore o nell’umana disperazione. Ed oltre al sorriso, sale alle mie labbra di nuovo la preghiera. Il salmo di dolore, la lamentazione, la preghiera di domanda, si trasforma in preghiera eucaristica, in rendimento di grazie, e non mi stanco di render grazie al Signore per avermi reso partecipe della Sua forza, della Sua energia, della Sua misericordiosa grazia.

Che in ogni momento di questa nostra giornata, e di tutta la nostra forza, fratelli e sorelle, siamo sempre aggiogati all’Eterno, al Signore, al Cristo, Benedetto Egli sia.

Che con la nostra vita diciamo in continuazione la gioia di poterGli essere affiancati:

“Per Cristo, con Cristo e in Cristo,
a Te, Dio, Padre onnipotente,
nell’unita dello Spirito Santo,
ogni onore e gloria,
per tutti i secoli dei secoli.

Amen”.

Maranathà!

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 3

25 «A chi dunque mi vorreste assomigliare, a chi sarei io uguale?»
dice il Santo.
26 Levate gli occhi in alto e guardate:
Chi ha creato queste cose?
Egli le fa uscire e conta il loro esercito,
le chiama tutte per nome;
per la grandezza del suo potere
e per la potenza della sua forza,
non ne manca una.

(Isaia 40)

 

Panorama sui monti Sibillini
Panorama sui monti Sibillini

La bontà nascosta della creazione

“Non vi è autore più eccellente di Dio, non vi è arte più efficace di quella del suo Verbo, né motivo migliore della creazione di qualche essere buono se non lo stesso Dio buono. Anche Platone [cf. Timeo, 28] dice che questa è la più retta causa della strutturazione del mondo, che cioè le opere buone vengano fatte dal Dio buono: sia che ciò egli abbia trovato scritto, sia che ciò abbia saputo da coloro che lo avevano letto; sia che col suo ingegno acutissimo abbia contemplato e compreso le realtà invisibili di Dio per il tramite delle realtà create, sia che lo abbia imparato da coloro che le avevano contemplate.

Ma questa causa, che cioè le realtà buone siano state create dalla bontà di Dio, questa causa, dirò, tanto giusta e idonea, che considerata diligentemente e piamente meditata risolve da sola ogni controversia sull’origine del mondo; questa causa dunque alcuni eretici non la ammettono. E ciò perché la mortalità misera e fragile della nostra carne, in conseguenza di un giusto castigo, soffre l’offesa di molte cose che non le si addicono. Così il fuoco, il freddo, le bestie feroci e cose simili. Né gli eretici considerano quanto, nel loro luogo e nella loro natura, queste realtà siano eccellenti e in quale magnifico ordine siano organizzate; quanta bellezza, ciascuna nella propria misura, portino all’universo, quasi a una comune repubblica e quanta utilità arrecano a noi, se ne usiamo con scienza e comprensione. Gli stessi veleni, infatti, che usati sconvenientemente sono pericolosi, usati con criterio si tramutano in medicamenti salutari; ma, al contrario, anche ciò di cui ci si diletta, come il cibo, la bevanda e questa luce, se usate inopportunamente o smoderatamente, si rivelano perniciose.

Con ciò la divina provvidenza ci ammonisce di non disprezzare scioccamente le cose, ma di cercarne diligentemente l’utilità; e se il nostro debole ingegno non ci riesce, dobbiamo credere che la loro utilità ci è nascosta, come ci erano nascoste le realtà che a gran fatica abbiamo poi scoperto; e la loro utilità può essere nascosta, o per nostro esercizio di umiltà, o a freno della nostra ambizione. Nessuna essenza è male, perché questo non è che il nome della privazione del bene: dalle realtà terrene alle celesti, dalle visibili alle invisibili, ve n’è tutta una gradazione, in cui alcune sono migliori delle altre; e sono disuguali, perché tutte possano esistere. E Dio è l’artefice, grande in quelle grandi, ma non piccolo in quelle piccole; e se sono piccole, poi, non sono da misurare in rapporto alla loro grandezza (che è ben poca cosa) ma in rapporto alla sapienza del loro artefice; è così nell’aspetto esterno dell’uomo: se gli si rade un solo sopracciglio, che è quasi nulla rispetto al corpo, gli si detrae molto di bellezza: questa infatti non consiste nella mole, ma nella simmetria e nella proporzione delle membra.”

Agostino, La città di Dio, 11,21-22

Nicola di Myra, da testimone di Dio a testimonial del consumismo, passando per Bari

Le chiese cristiane cattoliche e luterana oggi, 6 dicembre, fanno memoria della figura del presbitero e poi vescovo di Myra, Nicola, vissuto tra il 260 ed il 343 dopo Cristo. La storia che lo riguarda lo racconta come originario da famiglia ricca (e quindi benefattore, da qui la tradizione che lo lega alla distribuzione dei doni come San Nicola o Santa Klaus) e come un grande difensore della Verità della fede su Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, tra i più accaniti avversari dell’eretico Ario (sosteneva che il Figlio era inferiore al Padre, non-consustanziale) al concilio di Nicea del 325.

La tradizione iconografica lo riproduce generalmente come un vescovo, con la mitria ed il pastorale, con il Libro della Parola di Dio tra le mani, talvolta con tre sacchetti di monete o tre mele d’oro simbolo della sua generosità (secondo le diverse leggende verso le fanciulle che cercano marito o verso dei bambini che avrebbe salvato).

Negli affreschi dell’Abbazia di Novalesa (XI secolo), tra i primi conosciuti in occidente che lo raffigurano, porta il pastorale e indossa una casula blu e una raffinata stola a motivi geometrici.

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L’uso del rosso e della barba bianca nelle sue più recenti rappresentazioni?

Deriva da una poesia, di autore tuttora incerto, A Visit from St. Nicholas (“Una visita di San Nicola“), comunemente nota – dal suo incipit – anche come Twas the Night Before Christmas (“Era la notte prima di Natale“) o come The Night Before Christmas (“La notte prima di Natale“), che è una celebre poesia natalizia statunitense, pubblicata per la prima volta nel 1823.

Riprendo da Wikipedia:

Il testo descrive una Vigilia di Natale in una casa degli Stati Uniti, con i bambini a letto che hanno lasciato le calze appese in attesa dei regali da parte di San Nicola/Santa Claus.
Nel testo, San Nicola/Santa Claus viene descritto con una barba bianca, le guance rosse, il naso color ciliegia e vestito con una pelliccia.
Il “santo” (ormai abbondantemente secolarizzato) giunge nella casa a bordo di una slitta e scende dal camino con un grande sacco in spalla.
Nella poesia vengono poi citati anche i nomi delle renne di Babbo Natale (che per la prima volta compaiono nel numero di otto), ovvero: Dasher, Dancer, Prancer, Vixen, Comet, Cupid, Donder e Blitzen.
Il portatore di doni infine se ne va pronunciando le parole “Buon Natale a tutti e a tutti buona notte!”

Santa Claus and his Reindeer (San Nicola e le sue renne)
Santa Claus and his Reindeer (San Nicola e le sue renne)

Per il Natale del 1862 l’illustratore Thomas Nast raffigurò, sulla rivista statunitense “Harper’s Weekly”, Santa Klaus, divenuto ormai “Babbo Natale” con giacca rossa, barba bianca e stivali. Da lì in poi la pubblicità si sbizzarrì in ogni modo e molti bambini neppure sanno da cosa derivi la figura che tradizionalmente porta loro i regali a Natale.

Molti legano Santa Klaus/Babbo Natale al marchio della Coca Cola.  Tuttavia, secondo Wikipedia, la Coca-Cola non fu la prima ad usare la figura moderna di Babbo Natale nelle sue pubblicità; venne preceduta in questo dalla White Rock Beverages, per la vendita di acqua minerale nel 1915 e per la vendita di ginger ale nel 1923. Ancor prima di queste pubblicità, la figura di Babbo Natale apparve vestita di rosso e bianco in alcune copertine del periodico umoristico statunitense Puck, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, nonché nelle illustrazioni di raccolte di canzoni natalizie. Possiamo inoltre trovare un Babbo Natale vestito di rosso in una cartolina russa dei primi del ‘900.

Un’ultima notazione, per chi si chiedesse cosa c’entra con Bari!

Baresi e veneziani si recarono a recuperare le sue presunte spoglie, le spoglie del Vescovo Nicola ovviamente, (non certo quelle del pasciuto Babba Natale, sopravvissuto non si sa come a miliardi di calate nei camini di tutto il mondo!) quando la sua città natale, Myra, cadde in mano musulmana (all’inizio dell’XI secolo, al tempo della I Crociata). Litigarono per anni, secoli anzi, Bari e Venezia, su quali fossero le spoglie autentiche. Finchè due successive ricognizioni scientifiche nel XX secolo stabilirono che le ossa conservate da entrambe le città erano appartenenti alla stessa persona.

Come dire… chi di reliquia ferisce, di reliquia perisce. Peccato che venerare delle reliquie non sia di alcune utilità per nessuno. Nicola di Myra venerava solo e soltanto la Verità di Dio e della Sua Parola (e questo sono chiamati a fare i cristiani) e con i suoi atti di generosità rimandava alla bonta ed alla misericordia di Dio verso chi è più piccolo o meno fortunato (e di questo dobbiamo essere testimoni anche noi; come imparano i bambini quando crescono, sono le persone che li amano i veri “Babbi e mamme Natale” delle loro vite).

Un amore esagerato (Isaia 35)

1 Il deserto e la terra arida si rallegreranno,
la solitudine gioirà e fiorirà come la rosa;
2 si coprirà di fiori,
festeggerà con gioia e canti d’esultanza;
le sarà data la gloria del Libano,
la magnificenza del Carmelo e di Saron.

Essi vedranno la gloria del SIGNORE,
la magnificenza del nostro Dio.
3 Fortificate le mani infiacchite,
rafforzate le ginocchia vacillanti!
4 Dite a quelli che hanno il cuore smarrito:
«Siate forti, non temete!
Ecco il vostro Dio! Verrà la vendetta,
la retribuzione di Dio;
verrà egli stesso a salvarvi».

5 Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e saranno sturati gli orecchi dei sordi;
6 allora lo zoppo salterà come un cervo
e la lingua del muto canterà di gioia;
perché delle acque sgorgheranno nel deserto
e dei torrenti nei luoghi solitari;
7 il terreno riarso diventerà un lago,
e il suolo assetato si muterà in sorgenti d’acqua;
nel luogo dove dimorano gli sciacalli
vi sarà erba, canne e giunchi.

8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.

9 In quella via non ci saranno leoni;
nessuna bestia feroce vi metterà piede
o vi apparirà;
ma vi cammineranno i redenti.

10 I riscattati dal SIGNORE torneranno,
verranno a Sion con canti di gioia;
una gioia eterna coronerà il loro capo;
otterranno gioia e letizia;
il dolore e il gemito scompariranno.

(Isaia 35)

La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero. (Salmi 119:105)
La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero. (Salmi 119:105)

Un amore esagerato, la prima lettura proposta per il lunedì della seconda settimana d’Avvento ce lo propone attraverso le parole del capitolo 35 del profeta Isaia. Un deserto ed una terra arida che non solo ritornano fertili, ma addirittura si rallegrano… Una solitudine, quel mostro spaventoso di cui tante persone dei nostri tempi soffrono, che non solo sparisce, ma diventa il suo opposto. Giosce, fiorisce come rosa, si copre di fiori, canta con esultanza… e via così.

Fino ad uno zoppo che non torna semplicemente a camminare, ma salta di gioia! E ad un muto che non torna semplicemente a parlare, ma canta di gioia!

Tale è la potenza della misericordia di Dio, della grazia di cui riempie la vita dell’uomo, dello Spirito che ci trasforma fino al midollo… Tale è la grazia, tale è la sua forza, che siamo in grado, per grazia, di convertirci, di cambiare completamente le nostre vite, di tornare a Lui con tutto il cuore!

Tornare a Lui come? Percorrendo la Via Santa, il Sentiero Antico, la Via della Croce…

8 Là sarà una strada maestra, una via
che sarà chiamata la Via Santa;
(nessun impuro vi passerà) essa sarà per quelli soltanto;
quelli che la seguiranno, anche gli insensati, non potranno smarrirvisi.

9 In quella via non ci saranno leoni;
nessuna bestia feroce vi metterà piede
o vi apparirà;
ma vi cammineranno i redenti.

La Via Santa non è per tutti! Molti sono i chiamati, ma pochi sono gli eletti. La Via della Croce non è per tutti. Il Signore Gesù l’ha mostrata a tutti, ma sono pochi coloro che hanno avuto, hanno ed avranno il coraggio e la forza di scegliere di percorrerla. Solo l’abbandono completo alla grazia ed allo Spirito lo rendono possibile.

Ieri un amico mi ha detto che il cristianesimo di cui parlo io è elitario, è per pochi. Non lo dico io! gli ho replicato. Molti sono i chiamati ma pochi gli eletti è Parola di Dio. Molti cercheranno di entrare e non potranno (Luca 13).

13 Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. 14 Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano.

(Matteo 7)

Solo i riscattati dal SIGNORE torneranno, verranno a Sion con canti di gioia; un amore esagerato, davvero, quello del Signore….

…una gioia eterna coronerà il loro capo;
otterranno gioia e letizia;
il dolore e il gemito scompariranno…

Se vogliamo aver speranza di far parte, in Cristo, di quei riscattati, dobbiamo affrontare il deserto, passare per la porta stretta, percorrere il sentiero antico della fedeltà assoluta alla Parola di Dio e giungere, se Dio vorrà alla Via Santa!

 

Tu mi hai chiamato, Signore, a servire

Una preghiera, questa che si legge nel giorno in cui le chiese orientali commemorano Giovanni Damasceno, che, oggi, ma non solo oggi, sento particolarmente mia. Che faccio mia, che sento mia. In particolare la parte che ho evidenziato in grassetto. Mi hai chiamato a servire, mi hai chiamato a predicare, mi hai chiamato a studiare ed a servire la Tua Parola. Ed è tutta la vita che, in qualsiasi circostanza di essa mi trovi, mi sforzo di farlo. Con tutte le persone meravigliose che Tu, o Signore, hai messo e metti sul cammino. A partire da mia moglie e mia figlia…

Però l’inquietudine mi rimane. Ma forse, Tu solo lo sai Signore, è la mia spina nella carne… Sia fatta la Tua volontà, Signore, comunque vada… Io la accetto, la voglio accettare, come ho sempre cercato di fare. Perdonami per i miei molti peccati, per le mie infedeltà.

giovannidamasceno

Tu mi hai chiamato, Signore, a servire i tuoi discepoli

Dalla «Dichiarazione di fede» di Giovanni Damasceno, sacerdote

Tu, Signore, mi hai tratto dai fianchi di mio padre; tu mi hai formato nel grembo di mia madre; tu mi hai portato alla luce, nudo bambino, perché le leggi della nostra natura obbediscono costantemente ai tuoi precetti.

Tu hai preparato con la benedizione dello Spirito Santo la mia creazione e la mia esistenza, non secondo volontà d’uomo o desiderio della carne, ma secondo la tua ineffabile grazia. Hai preparato la mia nascita con una preparazione che trascende le leggi della nostra natura, mi hai tratto alla luce adottandomi come figlio, mi hai iscritto fra i discepoli della tua Chiesa Santa e immacolata.

Tu mi hai nutrito di latte spirituale, del latte delle tue divine parole. Mi hai sostentato con il solido cibo del Corpo di Gesù Cristo nostro Dio, Unigenito tuo santissimo, e mi hai inebriato con il calice divino del suo Sangue vivificante, che egli ha effuso per la salvezza di tutto il mondo.

Tutto questo, Signore, perché ci hai amati e hai scelto come vittima, in vece nostra, il tuo diletto Figlio unigenito per la nostra redenzione, ed egli accettò spontaneamente; senza resistere, anzi come uno che era destinato al sacrificio, quale agnello innocente si avviò alla morte da se stesso, perché, essendo Dio, si fece uomo e si sottomise, di propria volontà, facendosi«obbediente fino alla morte e alla morte di croce» (Fi12, 8).

E così, o Cristo mio Dio, tu hai umiliato te stesso per prendere sulle tue spalle me, pecorella smarrita, e farmi pascolare in pascolo verdeggiante e nutrirmi con le acque della retta dottrina per mezzo dei tuoi pastori, i quali, nutriti da te, han poi potuto pascere il tuo gregge eletto e nobile.

Ora, o Signore, tu mi hai chiamato per mezzo del tuo sacerdozio a servire i tuoi discepoli. Non so con quale disegno tu abbia fatto questo; tu solo lo sai. Tuttavia, Signore, alleggerisci il pesante fardello dei miei peccati, con i quali ho gravemente mancato; monda la mia mente e il mio cuore; guidami per la retta via come una lampada luminosa; dammi una parola franca quando apro la bocca; donami una lingua chiara e spedita per mezzo della lingua di fuoco del tuo Spirito e la tua presenza sempre mi assista.

Pascimi, o Signore, e pasci tu con me gli altri, perché il mio cuore non mi pieghi né a destra né a sinistra, ma il tuo Spirito buono mi indirizzi sulla retta via; perché le mie azioni siano secondo la tua volontà e lo siano veramente fino all’ultimo.

Tu poi, o nobile vertice di perfetta purità, nobilissima assemblea della Chiesa, che attendi aiuto da Dio; tu in cui abita Dio, accogli da noi la dottrina della fede immune da errore; con essa si rafforzi la Chiesa, come ci fu trasmesso dai Padri.

bibbia

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo 1:13-14

Carissimo, prendi come modello le sane parole che hai udito da me, con la fede e la carità che sono in Cristo Gesù. Custodisci il buon deposito con l’aiuto dello Spirito santo che abita in noi.
Tu dunque, figlio mio, attingi sempre forza nella grazia che è in Cristo Gesù e le cose che hai udito da me in presenza di molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri.
Insieme con me prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù.

Convertitevi! (Matteo 3:1-12)

1 In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: 2 «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». 3 Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse:

«Voce di uno che grida nel deserto:
“Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri”».

4 Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. 5 Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui; 6 ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

7 Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l’ira futura? 8 Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. 9 Non pensate di dire dentro di voi: “Abbiamo per padre Abraamo”; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo.

10 Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco.

11 Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. 12 Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile».

bibbiaaperta

Il Vangelo della II domenica di Avvento dell’Anno A presenta con parole chiarissime colui che lo stesso Gesù definirà il profeta più grande, il più grande tra gli uomini, Giovanni il Battezzatore, Giovanni il Battista.

Giovanni, cioè, che invita a battezzarsi, ovvero ad immergersi (baptizo in greco significa questo) completamente, con tutta la propria vita, nella realtà di Dio. Ad immergersi, a far scomparire tutto ciò che è di fuori (credenze, idolatrie, ipocrisie, falsità, pensieri e ragionamenti umani, ideologie…) per assorbire completamente la Parola di Dio, per imbeversi completamente di essa.

Non c’è spazio per altro per il credente, per il fedele. La Parola di Dio e sola quella. Non esistono altre verità, se non parziali, frammentate, a volte illusorie… I semi, i germi di verità di cui parla qualcuno, sono da ricercare ai fini di spingere alla conversione, ma l’unico vero seme che conta è quello che accetta di morire a sè stesso, e porta molto frutto. Gli altri semi sono da rigettare, il Seme della Parola è l’unico che deve crescerenella nostra vita personale.

Il seme della Parola di Dio, il seme del Cristo, il seme del Verbo fatto uomo.

Occorre, davvero, nascere di nuovo. Non basta nascere da Abramo, nascere nel popolo eletto, nascere da una famiglia credente. Non è una garanzia di nessun tipo. Occorre nascere di nuovo, occorre che noi, noi personalmente, facciamo una scelta personale, propria, solo nostra, di immedesimarci con il Verbo, di scegliere, sempre per i comandi di Dio, di ricercare, sempre, i suoi precetti, di ascoltare, sempre e solo, la Sua Parola.

A Dio non “serve” la nostra conversione, Dio può far sorgere dalle pietre dei figli di Abramo, dice il Battista! A noi occorre convertirci! A Dio Solo è la gloria, a noi tocca condividere la Croce, la fatica di vivere che fu assunta liberamente dal Figlio, sperando che Egli a suo tempo ci doni la gioia senza fine della Resurrezione e dell’eternità in Lui.

La scure ed il fuoco sono vicini alle radici degli alberi.

Convertiamoci, credendo al Vangelo, vivendo il Vangelo, rigettando dalle nostre vite tutto ciò che da questo ci allontana. Cerchiamo il Battesimo del Signore, lasciamoci immergere nell’acqua, accettiamo la morte, lasciamoci che la Parola di Dio ci bruci dentro, perchè sia annunciata al mondo!

Maranathà!

Solo il nostro dovere… non ha bisogno dei nostri beni…

35 Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità.
36 Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. 37 Allora disse ai suoi discepoli: «La mèsse è grande, ma pochi sono gli operai. 38 Pregate dunque il Signore della mèsse che mandi degli operai nella sua mèsse».

(Matteo 9)

1 Poi, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire qualunque malattia e qualunque infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono questi:
il primo, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo di Zebedeo e Giovanni suo fratello; 3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo d’Alfeo e Taddeo; 4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, quello stesso che poi lo tradì.
5 Questi sono i dodici che Gesù mandò, dando loro queste istruzioni:
«Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, 6 ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d’Israele. 7 Andando, predicate e dite: “Il regno dei cieli è vicino”. 8 Guarite gli ammalati, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni; gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.

(Matteo 10)

bibbiaaperta

Bernardo (1091-1153), monaco cistercense e dottore della Chiesa
7° discorso sull’Avvento
«Vedendo le folle ne sentì compassione,
perché erano stanche e sfinite»

Fin da ora celebriamo con tutto il cuore la venuta di nostro Signore Gesù Cristo, e facciamo solo il nostro dovere, poiché egli è venuto non solo a noi, ma per noi.

Il Signore non ha bisogno dei nostri beni; la grandezza della grazia che ci ha donata mostra qual’era la nostra indigenza.

Giudichiamo la gravità di una malattia da quanto costa guarirla…

La venuta del Salvatore era perciò necessaria; lo stato in cui erano gli uomini rendeva indispensabile la sua presenza. Venga presto dunque il Salvatore! Venga ad abitare in mezzo a noi per la fede, con tutta la ricchezza della sua grazia.

Ci tolga dalla cecità, ci liberi dalle infermità, sollevi la nostra debolezza! Se egli è in noi, chi potrà farci sbagliare? Se è con noi, cosa non potremo fare in colui che è la nostra forza? (Fil 4,13) «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8,31) Gesù è consigliere sicuro, non si sbaglia e non ci fa sbagliare; è aiuto potente, la cui forza non si esaurisce mai… E’ la sapienza di Dio, la potenza di Dio (1Cor 1,24)…

Ricorriamo dunque tutti a un Maestro così grande: in tutto ciò che facciamo, invochiamo questo aiuto; in mezzo alle nostre lotte, affidiamoci a un difensore così sicuro. Se egli è già venuto nel mondo, è per abitare in mezzo a noi, con noi e per noi.

Alzo gli occhi verso i monti…

Alzo gli occhi verso i monti…
Da dove mi verrà l’aiuto?
2 Il mio aiuto vien dal SIGNORE,
che ha fatto il cielo e la terra.
3 Egli non permetterà che il tuo piede vacilli;
colui che ti protegge non sonnecchierà.
4 Ecco, colui che protegge Israele non sonnecchierà né dormirà.
5 Il SIGNORE è colui che ti protegge;
il SIGNORE è la tua ombra;
egli sta alla tua destra.
6 Di giorno il sole non ti colpirà,
né la luna di notte.
7 Il SIGNORE ti preserverà da ogni male;
egli proteggerà l’anima tua.
8 Il SIGNORE ti proteggerà, quando esci e quando entri,
ora e sempre.

(Salmi 121)

Monte Vettore stamani, foto di Giulia Grilli di Montemonaco
Monte Vettore stamani, foto di Giulia Grilli di Montemonaco

La Roccia della Verità (Matteo 7 e Isaia 26)

21 «Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

22 Molti mi diranno in quel giorno: “Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?” 23 Allora dichiarerò loro: “Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!”

24 «Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato a un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. 25 La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia.

26 E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande».

(Matteo 7)

1 In quel giorno si canterà questo cantico nel paese di Giuda:
Noi abbiamo una città forte;
il SIGNORE vi pone la salvezza con mura e bastioni.
2 Aprite le porte
ed entri la nazione giusta, che si mantiene fedele.
3 A colui che è fermo nei suoi sentimenti
tu conservi la pace, la pace,
perché in te confida.
4 Confidate per sempre nel SIGNORE,
perché il SIGNORE, sì il SIGNORE, è la roccia dei secoli.
5 Egli ha umiliato quelli che stavano in alto;
egli ha abbassato la città elevata,
l’ha abbassata fino a terra,
l’ha stesa nella polvere;
6 i piedi la calpestano,
i piedi dell’oppresso; vi passano sopra i poveri.
7 La via del giusto è diritta;
tu rendi perfettamente piano il sentiero del giusto.

(Isaia 26)

Monti Sibillini
Monti Sibillini

Il tema della Parola di Dio di oggi, Antico e Nuovo Testamento, è quello della Roccia, del costruire sulla Roccia e non, come spesso facciamo noi umani, sulla sabbia.

La Roccia è la Parola di Dio, rivelata nell’Antico Testamento ai profeti di Israele, che non si stancavano mai di compiere il loro dovere di annunciatori della Sua Verità, ed incarnata poi da Gesù, dal Figlio fatto Uomo.

Una roccia molto più forte, sicura e dura, perchè Vera, della roccia che compone le nostre montagne. Le nostre montagne, in questi tempi lo vediamo bene, sono comunque vive, si muovono, si scuotono, si spostano, perchè sono parte della Creazione e la Creazione, come scrive Paolo, è come noi in un certo senso, è in attesa anche essa della ricapitolazione di ogni cosa in Cristo, in Dio, “geme” scrive Paolo, in attesa dell’evento finale.

La Parola di Dio invece è salda, certa, sicura. Chi si attiene ad essa, da essa non devia, ad essa sola si affida, è sicuro di essere sul sentiero antico di Dio. Dice il profeta Isaia che il Signore rende perfettamente piano il sentiero del giusto. Lo rende certo della salvezza, sicuro di giungere al termine del cammino, verso quella casa cui ogni giusto, che si mantiene fedele, agogna di arrivare.

Il peccato dell’uomo, dice il Vangelo, è il suo costruire sulla sabbia, sulle sue certezze, sulle falsità ideologiche, sulle sue stolte pretese di sicurezza, sull’instabilità delle sue sapienze e delle sue filosofie. L’uomo costruisce spesso come sono costruite tante case della nostra penisola e non solo. Mischiando la sabbia al calcestruzzo ed al cemento armato.

Così oggi gli uomini (anche uomini che si dicono credenti, di chiesa, anche preti, pastori, vescovi e papi…) annacquano, insabbiano il cemento, la verità, la robustezza della Parola di Dio con dottrine che sono solo di uomini; come quegli affaristi che ti dicono che così ti fanno pagare di meno, che così non ti fanno la fattura, che ‘non ti preoccupare’ che la casa sta su uguale…. Mentre alla prima scossa crolla.

Allo stesso modo funziona per tutto. Gli uomini annacquano la Verità della Parola di Dio sull’uomo, sulla famiglia, sull’uomo e la donna, sulla vita, sull’educazione, con le falsità, le bugie, le aberrazioni delle idee del pensiero che si vorrebbe unico (si vorrebbe “unico”, perchè ci sono e ci saranno sempre dei giusti, un resto che si sforzano di mantenersi fedeli, che non le accetteranno mai e poi mai queste deviazioni!) e poi si meravigliano quando la società crolla, quando i valori non stanno in piedi, quando i loro presunti castelli di pietra si rivelano per quello che sono, castelli di carte, colossi dai piedi di argilla che prima o poi si sbriciolano lasciandoli con nulla nelle mani.

Ci sono tante Verità, sento dire… non è vero. La Verità è Una ed è quella rivelata nella Parola di Dio. Il dialogo con gli altri va ricercato? Certo che va ricercato, come lo ricercava Gesù, che parlava con tutti, ascoltava tutti, rispettava tutti, ma in vista della loro conversione! Del loro cambiamento. Che diceva di fare così ai suoi seguaci, agli apostoli, ai discepoli, ma che diceva anche loro, “Se non vi ascoltano, scuotete le polvere dai vostri calzari, reinfilateveli, ripartite ed andate ad annunciare altrove”.

Quanto dicevano anche i profeti. Chi non ascolta la Parola di Dio, chi non le obbedisce, la rovina della sua casa sarà grande. Egli umilierà la città degli uomini che si crede grande, egli ridurrà in polvere, in rovina quella città. Ed il resto, i poveri in spirito, gli oppressi, nel giorno in cui il Signore tornerà, calpesteranno quella polvere e quelle rovine. Solo quel resto fedele, gli eletti, rimarranno in piedi.

Perchè la terra si muove, i monti stessi franano, cade la pioggia, soffiano i venti, vengono i torrenti, fanno impeto contro quella casa che è la nostra vita. E lì si vede su cosa hai costruito. Lì si vede se rimani in piedi o frani miseramente in rovina.

Nessun terremoto, per quanto forte, grande e devastante sia, può piegare l’animo di un uomo che si mantiene fedele. Sarà costui comunque capace di sopravvivere, di riprendere il suo lavoro, di ricostruire, se poggia, perchè poggia sulla Roccia grande ed eterna della fede in Dio e nella Sua Parola.

Se poggia sulla Verità di Colui che ha detto.
Io sono la Verità. Perchè un’altra non ne esiste.
Io sono la Via, perchè il sentiero del giusto è uno, è quello della fedeltà alla Verità.
Io sono la Vita, perchè chi non si fonda su quella Verità vive una vita di illusioni, si fonda su verità solo spparenti, dà credito a demoni vestiti da angeli di luce. Come chi segue un fuoco fatuo, si perde nel nero di un bosco, nel nero di una palude, ed i suoi piedi affondano nella melma, cedono nella sabbia, e la sua rovina sarà grande.

Fidiamo sempre e solo nella Roccia che è Dio. Costruiamo sempre e solo sulla Roccia della Sua Parola di Verità. E nessun terremoto potrà piegarci. E saremo in piedi, di fronte al Signore, quando ci chiamerà, nell’ultimo dei giorni della nostra vita.

Amen. 

Maranathà!