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Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Il testo biblico

‘Poi Dio il Signore disse: «Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui».

Allora Dio il Signore fece cadere un profondo sonno sull’uomo, che si addormentò; prese una delle costole di lui e richiuse la carne al posto d’essa. Dio il Signore, con la costola che aveva tolta all’uomo, formò una donna e la condusse all’uomo. L’uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall’uomo». Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne. L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna.’

Genesi 2:18,21-25

Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui
Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui

Grazie

Grazie, Signore. Per Antonella, per la donna che mi hai posto accanto. Per il matrimonio contratto ascoltando la Tua Parola. Perchè di fronte a lei sono nudo e non ho vergogna alcuna.

Grazie.

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre, una data che per un berlinese (fu mi pare il presidente Kennedy a dire che a causa della storia tutti avremmo dovuto sentirci un po’ berlinesi), per un tedesco e per un europeo, ha un significato molto particolare.

Un significato legato alla memoria.

9 novembre 1938. Cristalli infranti

La Notte dei Cristalli, la notte delle devastazioni dei cosiddetti pogrom (parola russa molto usata a riguardo per via di episodi analoghi avvenuti nel 1881 e 1921), segna l’inizio della fase più cruenta della persecuzione antiebraica nella Germania nazista. 200 morti stimati e 26.000/30.000 ebrei deportati.

Non fu l’inizio della persecuzione antiebraica in assoluto, fissata comunemente dagli storici con l’invito al boicottaggio del 1933 e con le leggi razziali di Norimberga del 1935, ma probabilmente l’ìnizio di quello che comunemente chiamiamo ShoahOlocausto.

L’origine della definizione “notte dei cristalli”, più correttamente “Notte dei cristalli del Reich” è una locuzione di scherno che richiama le vetrine distrutte, fatta circolare da parte nazionalsocialista e diffusa poi anche nella storiografia comune. Dello stesso atteggiamento di beffa nei confronti dei cittadini classificati come “ebrei” fa parte anche l’obbligo che venne imposto alle comunità ebraiche di rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati. (fonte: Wikipedia)

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre 1989. Muri che si aprono

Il 9 novembre 1989 è il giorno della cosiddetta caduta del muro di Berlino, muro eretto nel 1961 a dividere in due l’attuale capitale tedesca, allora divisa in quattro zone di occupazione. Berlino Ovest, affidata agli occupanti occidentali, e Berlino Est, affidata ai russi.

Una caduta non subito fisica. Quello che si celebra, di cui si fa memoria in realtà è l’avvenuta apertura notturna dei cancelli e di conseguenza il venir meno dell’effetto “bloccante” di uno dei muri più famosi della storia.

Come tutti, ripeto, tutti i muri di pietra o di cemento destinato prima o poi a cadere; in modo più o meno cruento ce lo dice ogni volta la storia.

Mi ha colpito che il numero approssimativo dei morti per aver cercato di superare il muro negli anni della sua esistenza è di 200 morti stimati. La stessa stima dei morti ebrei nella notte del 1938.

Juni 1988
Berlin (West), Mauer

 

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)

Non preferire nulla a Cristo

Non preferire nulla a Cristo – Testo biblico di riferimento

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 14,25-33.

In quel tempo, siccome molta gente andava con lui, Gesù si voltò e disse: 
«Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. 
Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo. 
Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? 
Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: 
Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro. 
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? 
Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda un’ambasceria per la pace. 
Così chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». 

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)
Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)

Non preferire nulla a Cristo – Meditazione

San Basilio (ca 330-379),
monaco e vescovo di Cesarea in Cappadocia, dottore della Chiesa 

Regole più ampie; domanda 8 

Non preferire nulla a Cristo

Il nostro Signore Gesù Cristo ha detto a tutti, a più riprese e donando varie prove: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua” (Lc 9,23); e ancora: “Chiunque di voi non rinunzia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo”. Sembra esigere la più totale rinuncia… “Dov’è il tuo tesoro, dice altrove, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).

Se dunque mettiamo da parte dei beni terreni o qualche provvista peritura, il nostro spirito vi rimane sprofondato come nel fango. È allora inevitabile che la nostra anima sia incapace di contemplare Dio e diventa insensibile ai desideri degli splendori del cielo e dei beni a noi promessi. Non possiamo ottenere questi beni se non li chiediamo senza sosta, con un ardente desiderio che, del resto, ci renderà leggero lo sforzo per raggiungerli.

Rinunciare a se stessi, è dunque sciogliere i vincoli che ci legano a questa vita terrena a passeggera, è liberarsi dalle contingenze umane, per essere in grado di camminare sulla via che conduce a Dio. È liberarsi da ciò che intralcia per possedere e usare dei beni che sono “più preziosi dell’oro, di molto oro fino” (Sal 19,11).

E, per farla breve, rinunciare a se stessi, è trasferire il cuore umano nella vita del cielo, cosicché si possa dire: “La nostra patria è nei cieli” (Fil 3,20). E innanzitutto, è cominciare a diventare simili a Cristo, che da ricco che era, si è fatto povero per noi (2 Cor 8,9).

Dobbiamo assomigliargli se vogliamo vivere conformemente al Vangelo.

Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea)
Non preferire nulla a Cristo (Basilio di Cesarea) – Cefalù, Cristo Pantocratore

 

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee: chi sono, che si intende?

Riprendo dal Sinassario del Calendario Bizantino:

Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento le Schiere Celesti sono conosciute, citate ed annoverate tra le presenze di quel “luogo divino” che chiamiamo Cielo. L’apostolo Paolo su di essi, citandoli più volte nelle sue lettere, dice che gli Angeli sono Spiriti al servizio di Dio, inviati come servi per il bene di chi deve ricevere l’eredità della salvezza, stabiliti come protettori e guide di ogni nazione e di ogni gente. Gli Angeli stanno al fianco di coloro che sono stati loro affidati, non per proteggerli dalle aggressioni terrene, dalla povertà e dalla sofferenza, non per risparmiare loro il dolore o per offrire loro un braccio forte per l’ottenimento di un qualsiasi bene temporale, bensì per condurli a Dio ed alla salvezza sulla via che ha loro designato la Divina Volontà. In cielo, continuamente vedono il volto di Dio, cantano l’inno “tre volte Santo”, intercedono per noi, e gioiscono per un solo peccatore che si converte.

La Chiesa li onora

Ecco perché la Chiesa, onora questi ministri divini, i nostri intercessori e tutori, celebrando questa sinassi. La Chiesa ricorda in particolare i nomi dei Santi Michele e Gabriele, perché sono legati a noi dalla Sacra Scrittura. La parola “Michael” significa “Chi è come Dio?”, E la parola “Gabriele”, “Dio è potente.” Secondo la Sacra Scrittura, il numero degli angeli è infinito; Daniele ne ha visto “migliaia e migliaia servire Dio, e miriadi di miriadi stare davanti a Lui” (Daniele 7:10). Sono divisi in nove cori che sono: Serafini, Cherubini, Troni, Dominazioni, Virtù, Potestà, Principati, Arcangeli e Angeli.

 

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

 

L’epistola: Ebrei 2,2-10

Se, infatti, la parola trasmessa per mezzo degli angeli si è dimostrata salda, e ogni trasgressione e disobbedienza ha ricevuto giusta punizione, come potremo scampare noi se trascuriamo una salvezza così grande? Questa infatti, dopo essere stata promulgata all’inizio dal Signore, è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio testimoniava nello stesso tempo con segni e prodigi e miracoli d’ogni genere e doni dello Spirito Santo, distribuiti secondo la sua volontà.

Non certo a degli angeli egli ha assoggettato il mondo futuro, del quale parliamo. Anzi, qualcuno in un passo ha testimoniato:
Che cos’è l’uomo perché ti ricordi di lui
o il figlio dell’uomo perché tu te ne curi?
Di poco l’hai fatto inferiore agli angeli,
di gloria e di onore l’hai coronato
e hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi.

Avendogli assoggettato ogni cosa, nulla ha lasciato che non gli fosse sottomesso. Tuttavia al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a lui sottomessa. Però quel Gesù, che fu fatto di poco inferiore agli angeli, lo vediamo ora coronato di gloria e di onore a causa della morte che ha sofferto, perché per la grazia di Dio egli provasse la morte a vantaggio di tutti.
Ed era ben giusto che colui, per il quale e del quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto mediante la sofferenza il capo che li ha guidati alla salvezza.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
La preghiera

Τῶν οὐρανίων στρατιῶν Ἀρχιστράτηγοι, δυσωποῦμεν ὑμᾶς ἡμεῖς οἱ ἀνάξιοι, ἵνα ταῖς ὑμῶν δεήσεσι, τειχίσητε ἡμᾶς, σκέπῃ τῶν πτερύγων, τῆς ἀΰλου ὑμῶν δόξης, φρουροῦντες ἡμᾶς προσπίπτοντας, ἐκτενῶς καὶ βοῶντας· Ἐκ τῶν κινδύνων λυτρώσασθε ἡμᾶς, ὡς Ταξιάρχαι τῶν ἄνω Δυνάμεων.

Tó̱n ouranío̱n stratió̱n Archistráti̱ghi, dyso̱poúmen ymás i̱mís i anáxii, ína tès ymó̱n deí̱sesi, teichísi̱te i̱más, sképi̱ tó̱n pterýgo̱n, tí̱s ailu ymó̱n dóxi̱s, frouroúntes i̱más prospíptontas, ektenó̱s kié voó̱ntas: Ek tó̱n kindýno̱n lytró̱sasthe i̱más, o̱s Taxiárche tó̱n áno̱ Dynámeo̱n.

Capi supremi dei celesti eserciti, noi indegni vi supplichiamo: con le vostre preghiere siate per noi baluardo; custoditeci al riparo delle ali della vostra gloria immateriale, noi che ci prostriamo e con insistenza gridiamo: liberateci dai pericoli, voi che siete principi delle supreme schiere.

Michele, Gabriele e le Potenze incorporee
Michele, Gabriele e le Potenze incorporee

I trentatre martiri di Melitene

I trentatre martiri di Melitene

I trentatre martiri di Melitene sono onorati oggi dal calendario bizantino. Approfitto per segnalarvi il link di questo strumento utilissimo, utilissimo ovviamente per chi si sente in comunione, sia pure imperfetta, con i cristiani di quel rito e di quelle terre.

I trentatre martiri di Melitene
I trentatre martiri di Melitene

La loro storia

Questi martiri hanno confessato la loro fede cristiana durante il regno di Diocleziano e Massimiano nel 290. Di questi, san Gerone era di Tiana in Cappadocia, un agricoltore, di grande forza fisica e di nobiltà d’animo. Mentre era al lavoro nel suo campo alcuni soldati gli fecero visita cercando di impressionarlo con le loro armi. Lui, però, non desiderando la loro compagnia, con il suo aratro di legno li scacciò facendoli fuggire terrorizzati a causa della sua forza. In seguito, andò di sua spontanea volontà, e confessò Cristo davanti al governatore. La sua mano destra fu tagliata, e fu imprigionato con altri 32, che ha rafforzato nella fede. Tutti insieme furono decapitati fuori della città di Melitene in Armenia.

L’epistola

Ebrei 11,33b-12,2a

Fratelli tutti i santi per fede conquistarono regni, esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le fauci dei leoni,  spensero la violenza del fuoco, scamparono al taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza, divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri. Alcune donne riacquistarono per risurrezione i loro morti. Altri poi furono torturati, non accettando la liberazione loro offerta, per ottenere una migliore risurrezione.  Altri, infine, subirono scherni e flagelli, catene e prigionia.  Furono lapidati, torturati, segati, furono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, tribolati, maltrattati –  di loro il mondo non era degno! -, vaganti per i deserti, sui monti, tra le caverne e le spelonche della terra.

Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una buona testimonianza, non conseguirono la promessa:  Dio aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non ottenessero la perfezione senza di noi.  Anche noi dunque, circondati da un così gran nugolo di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti,  tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede.

 

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

«Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l’ascolta».
Efesini 4:29

Alle parole dell’apostolo Paolo fanno eco quelle di Pietro: “benedite sapendo che a questo siete stati chiamati affinché ereditiate la benedizione” (1 Pietro 3:9).

Raramente si spende una parola buona… È così difficile parlare bene degli altri? Eppure a questo è legata la benedizione divina.

L’apostolo Pietro dice che questa è, innanzitutto, una condizione nella quale il Cristo ci ha introdotti. Poi offre la prospettiva che la benedizione consiste soprattutto nel benedire altri. Benedire non è un gesto simbolico o una parola dal potere magico, ma spazia dallo spendere parole amorevoli ad azioni concrete nei confronti di qualcuno.

Quando non abbiamo buone parole è meglio non dire nulla, come suggerisce Paolo agli efesini. È bene ricordare, allora, che nella misura in cui facciamo, in cui misuriamo sarà misurato a noi. Tutto quello che facciamo sarà quello che poi raccoglieremo; ciò che seminiamo sarà quello che poi ritroveremo lungo il nostro cammino. Se non vogliamo che altri dicono male di noi, asteniamoci per primi. Inoltre, la Scrittura ci esorta a lasciare che le nostre azioni siano mosse da misericordia e benevolenza, affinché si passi dal dire al fare. In questo modo il nostro benedire diventerà un essere benedizione.

La benedizione

Quando si parla di benedizione il nostro pensiero va a Dio, immaginandola e vivendola come un qualcosa che ci “cade addosso”, come la pioggia o un gesto simbolico di acqua spruzzata, retaggio di vecchie cerimonie religiose, e che ci assicura o concede un dono, un privilegio da parte Sua.

La Scrittura la presenta piuttosto come una condizione, uno stato così come può esserlo, ad esempio, la pace di Dio. Difatti la pace deve esser vissuta nel concreto affinché possa essere realizzata, non solo come esperienza introspettiva, ma come elemento che sta alla base del nostro rapportarci agli altri.

La benedizione allora è un vivere la vita sapendo che Dio è con noi (Emmanuele), è avere il Suo favore, sapere che Lui è con noi in ogni situazione e che in ogni tempo tutto coopera al bene per coloro che Lo amano.

Quindi nulla di estraneo che ci piomba addossa, ma semplicemente (e non poca cosa!) Lui al nostro fianco. Averlo con noi ci assicura che non avremo mancamento di nulla, poiché Egli sa ciò di cui abbiamo bisogno, anzi ci ha già benedetto di ogni benedizione nei luoghi celesti.

Lettura della Bibbia

06 novembre Ezechiele 12-13; 1 Corinti 12-13
07 novembre Ezechiele 14-15; 1 Corinti 14-15
08 novembre Ezechiele 16-17; 1 Corinti 16; 2 Corinti 1
09 novembre Ezechiele 18-19; 2 Corinti 2-3
10 novembre Ezechiele 20-21; 2 Corinti 4-5
11 novembre Ezechiele 22-23; 2 Corinti 6-7
12 novembre Ezechiele 24-25; 2 Corinti 8-9

Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Dire bene degli altri. Il Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia! Giorno del Signore è questo! Dies Dominicus!

Partecipiamo oggi al Culto, alla Messa, alla Divina Liturgia, e riconosciamo il dominio assoluto del Signore sulla nostra vita e della vita del mondo.

A pensarci lo fanno tutti, anche i pagani, anche quelli che si dicono “non credenti”, chiamando “Domenica”, ovvero “Giorno del Dominus”, “Giorno del Signore” questo che è il primo è l’ultimo dei giorni, il giorno radioso e splendido, l’ottavo giorno di una settimana umana di sette, ovvero il giorno in cui è possibile, convertendosi all’Evangelo, alla Parola di Dio, iniziare una nuova vita.

Ascoltiamo la Parola di Dio, e facciamo sì che cada nel terreno fertile della nostra anima.

Amen. Alleluia!

Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!
Lode a Te Signore e gloria nei secoli. Alleluia!

Cantico di Daniele

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, *
    lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, *
    benedite, cieli, il Signore.

Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli,
        il Signore, *
    benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore, *
    benedite, stelle del cielo, il Signore.

Benedite, piogge e rugiade, il Signore, *
    benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore, *
    benedite, freddo e caldo, il Signore.

Benedite, rugiada e brina, il Signore, *
    benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, *
    benedite, notti e giorni, il Signore,

Benedite, luce e tenebre, il Signore, *
    benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore, *
    lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, monti e colline, il Signore, *
    benedite, creature tutte che germinate sulla terra,
        il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore, *
    benedite, mari e fiumi, il Signore,

Benedite, mostri marini
        e quanto si muove nell’acqua, il Signore, *
    benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici,
        il Signore, *
    benedite, figli dell’uomo, il Signore.

Benedica Israele il Signore, *
    lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, *
    benedite, o servi del Signore, il Signore.

Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, *
    benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, *
    lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benediciamo il Padre e il Figlio
        con lo Spirito Santo, *
    lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu Signore, nel firmamento del cielo, *
    degno di lode e di gloria nei secoli.

[CANTICO Dn 3, 57-88. 56 Ogni creatura lodi il Signore
Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).]

Celebrando l’eternità, dono dell’Eterno

Celebrando l’eternità, dono dell’Eterno

Questa è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno, dice il Signore. (Giovanni 6,40)

Celebrando l'eternità, dono dell'Eterno
Celebrando l’eternità, dono dell’Eterno

Un pensiero riconoscente ed un ricordo particolare per Graziella e Giovanni, Marco, Angelo e Gina, Elvira e Michele, Antonino e Chiara, Mililli, Diana. Per Mario, Nunziata, Lina, Maria, Maria, Dino, Filippo.

San Cipriano (ca 200-258), vescovo di Cartagine e martire 
Trattato sulla mortalità, 20, PL 4,596s

“Chi crede in me, anche se muore, vivrà” (Gv 11, 25) 

Non dobbiamo piangere i nostri fratelli liberati da questo mondo con la chiamata divina. Sappiamo che per noi non sono perduti, bensì mandati innanzi a noi, e che morendo ci precedono come chi parte per un viaggio in terra o in mare; e noi dobbiamo desiderarli, ma non piangerli, né indossare vesti di lutto, mentre lassù essi già portano vesti bianche; né dobbiamo dare occasione ai pagani di rimproverarci e giustamente, perché piangiamo come estinti e perduti quelli che affermiamo viventi presso Dio, non provando con la testimonianza dei nostri sentimenti quella fede che professiamo con le parole. Noi siamo traditori della nostra speranza e della nostra fede, se quello che diciamo appare falso, artificioso, ingannevole nei fatti. A nulla serve ostentare la virtù con le parole e distruggere con la vita la loro veracità…

Se dobbiamo soggiacere alla morte, attraverso la morte noi passiamo all’immortalità, e non può cominciare per noi la vita eterna se non usciamo dalla vita presente. Né si tratta di un’uscita, ma di un passaggio, di un viaggio nel tempo per raggiungere l’eternità. Chi non si affretterebbe a raggiungere una sorte migliore? Chi non desidererebbe cambiare e trasformare al più presto il proprio essere a immagine di Cristo?

La nostra patria è nei cieli (Fil 3,20)… Là ci aspetta un gran numero di persone a noi care: una schiera folta e vasta di parenti, fratelli e amici ci attende con gioia, già sicura della propria salvezza e avendo a cuore la nostra… Affrettiamoci a raggiungerli, desideriamo ardentemente essere presto presso di loro e presto presso Cristo.

O Eterno non tardare! (Salmo 69)

O Eterno non tardare! (Salmo 69)

Salmo 69 (70)

1 [Al maestro del coro. Di Davide. Per far ricordare.]

O DIO, affrettati a liberarmi. O Eterno, affrettati in mio aiuto.

2 Siano svergognati e confusi quelli che cercano la mia vita; voltino le spalle e siano coperti di vergogna quelli che desiderano il mio male.

3 Voltino le spalle a motivo della loro vergogna quelli che dicono: «Ah, ah!».

4 Si rallegrino e gioiscano in te tutti quelli che ti cercano, e quelli che amano la tua salvezza dicano del continuo: «Sia magnificato DIO!».

5 Ma io sono povero e bisognoso; o DIO, affrettati a venire in mio aiuto; tu sei il mio aiuto e il mio liberatore; o Eterno, non tardare.

O Eterno non tardare! (Salmo 69)
O Eterno non tardare! (Salmo 69)

Scrive il mio fratello prete sciancato, Giovanni.

Poichè le nostre radici cristiane-di noi occidentali in qualsivoglia congregazione cristiana poi viviamo il Vangelo – in Europa Occidentale affondano comunque dentro il cuore profondo della devozione e della preghiera orante delle nostre nonne, dei nostri nonni, dei nostri Padri e delle nostre Madri …un’icona che ricordi per queste radici la pietas e la fede e la speranza cristiana verso i defunti/ gli addormentati e le defunte/le addormentate perchè il Sabato soprabenedetto è l’ultima puntata come nostra invocazione quotidiana del salmo 69 (in Occidente 70) del Signore. Non tardare… …salmo che mia Nonna conosceva a memoria in attesa della santa Apocalisse del Secondo Ritorno del Sovrano quando verrà e finalmente sconfiggerà il demonio e la sua concubina che è la morte e l’osceno frutto del loro amplesso, l’anticristo.

Mi piace il riferimento alla morte corporale come la concubina del demonio. Lo è davvero per chi non crede nella Resurrezione, per chi disprezza il dono della salvezza attraverso la Croce, per chi pensa di poter fare a meno della Parola di Dio e dei suoi precetti.

Costui, o costei, finirà in compagnia del frutto del loro amplesso, l’anticristo, con lui brucerà fino alla fine dei tempi la sua disperazione. Che è qualcosa che brucia senza estinguersi mai, la disperazione. Davvero l’anticamera dell’inferno…

Altro che i puffi neri e le zucche arancioni di Halloween!

Ordo Commendationis Animae

Proficiscere anima christiana de hoc mundo… […]
Constitua te Christus, Filius Dei vivi, intra paradisi sui semper amoena virentia, et inter oves suas te verus ille Pastor agnoscat.
Ille ab omnibus peccatis tuis te absolvat, atque ad dexteram suam in electorum suorum te sorte constituat.
Redemptorem tuum facie ad faciem videas, et, praesens semper assistens, manifestissimam beatis oculis aspicias veritatem.
Constitutus igitur inter agmina beatorum, contemplationis divinae dulcedine potiaris in saecula saecolurom.
Amen

Rèquiem aetèrnam

Il Requiem aeternam (Eterno riposo) è una preghiera della tradizione cattolica rivolta a Dio per la pace delle anime dei defunti.

È derivata dall’apocrifo Apocalisse di Esdra (III secolo).

Rèquiem aetèrnam,
dona eis, Domine,
et lux perpètua lùceat eis.
Requiéscant in pace.
Amen.

I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?

I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate
​(Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano

A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perchè ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. È chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.

Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.

Il primo desiderio

Il primo desiderio, che la memoria dei santi suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perchè una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa.

Il secondo desiderio

Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezze sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.

Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perchè la speranza così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?
I santi, i fratelli che ci aspettano: perchè questa solennità?