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Lo spirito della liturgia secondo Joseph Ratzinger

Lo spirito della liturgia secondo Joseph Ratzinger

Un libro letto ad inizio settembre, della San Paolo, giunto alla quarta edzione, scritto da Papa Benedetto XVI quando ricopriva ancora, regnante Giovanni Paolo II, la carica di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Introduzione allo spirito della liturgia
Introduzione allo spirito della liturgia

L’opera, come fa notare la quarta di copertina, riprende parte del titolo dell’opera Lo spirito della liturgia, di Romano Guardini, ed è un opera che oltre a dare grandi stimoli per la contemplazione dell’opus Dei per eccellenza, la liturgia, si pone anche in polemic con le mancanze e gli eccessi della messa in pratica della cosiddetta riforma liturgica post conciliare.

Che, io credo, da tempi non sospetti, abbia gettato dalla finesta in tanti casi “il bambino con l’acqua sporca”, abbia trascurato la bellezza ed il mistero che promanavano e tuttora promanano dal modo antico di celebrare la duplice mensa della Parola e dell’Eucaristia nella Chiesa Cattolica.

Comunque la si pensi in proposito, è senz’altro un lavoro che vale la pena di leggere e di studiare con attenzione. Che conferma le doti di finissimo studioso ma soprattutto di amorevolissimo credente e di liturgista di prim’ordine di Benedetto XVI.

Non è più tempo di sperimentazioni, io credo, ma di tornare alla purezza del culto al Signore. Nei modi più belli che ci è stato dato modo di conoscere.

Bellissimi i capitoli sull’orientamento (avete mai riflettuto sul fatto che significa “cercare l’Oriente”, rivolgersi all’Oriente, alla salvezza che viene da Oriente?), sulle immagini, sulla musica, sul rapporto tra corpo, le sue posizioni e la liturgia.

Pentecostali, anima e cuore?

Pentecostali, anima e cuore

Pentecostali

Pentecostali, è scritto come titolo del numero della rivista Jesus di settembre. Jesus è una rivista cattolica, tra le tante edite dalla San Paolo.

Pentecostali, anima e cuore
Pentecostali, anima e cuore

Ma non sono cattolici tutti quelli che ci scrivono.

In questo caso l’articolo sul fenomeno della crescita delle chiese cristiane pentecostali è firmato da Federica Tourn, un cognome valdese doc, ho pensato quando l’ho visto.

Ed il modo di scrivere e comporre l’articolo me l’ha confermato.

Pentecostali, anima e cuore

Intendiamoci. L’articolo è scritto bene, è ben documentato, ma già il domandarsi se il futuro della Riforma sarà tutto “anima e cuore”  lo trovo tutto un programma.

Anima e cuore” è un chiarissimo riferimento all’espressione campana, resa celebre dalla canzone napoletana degli anni Cinquanta, “Anema ‘e core“.

Fa riferimento al fatto che è soprattutto in Campania che il movimento pentecostale è in crescita; una crescita a mio avviso non solo numerica ma anche di qualità teologica, nella predicazione, nella testimonianza cristiana fedele alla Scrittura.

Ma si capisce dai toni che all’autrice la cosa non piace… che preferisce le chiese riformate storiche; nell’articolo si controlla, ma basta vedere il suo profilo Facebook dove le chiese pentecostali sono definite dai commentatori del post con cui pubblicizza il suo articolo come fondamentaliste, antintellettuali, antifemministe ed omofobe

E dove un pastore valdometodista si interroga se questo non sia il futuro non solo della Riforma ma di tutto il Cristianesimo. Per citare poi un altro valdese che spera… nell’influsso di Papa Bergoglio (ma forse non ha letto o ascoltato le sue ultime predicazioni su temi come la famiglia e la difesa della vita…).

Collegamenti

Un collegamento con quanto scrivevo oggi sul mio profilo Facebook commentando un altro articolo di giornale:

Cristiani cattolici, protestanti ed ortodossi che si uniscono nella difesa dei valori non negoziabili (la vita in primis) sulla base della Parola di Dio e dell’antica tradizione dei Padri.

Per fortuna lo Spirito soffia dove vuole lui, e non dove vorrebbe il mondo…

Il signor Parroco ha dato di matto

Il signor Parroco ha dato di matto
Il signor Parroco ha dato di matto

Il signor Parroco ha dato di matto

Un libro appena uscito, edito dalla San Paolo, che ho preso su consiglio del mio amico Fabio Bartoli, che ha smesso di fare il Parroco il 1 settembre e… si è murato in ospedale come Cappellano! Scherzo Fabio eh? Meglio precisare che con quelle manone che ti ritrovi!!!

Davvero divertentissimo, alla Guareschi come diceva lui. Me lo sono letteralmente divorato in due ore di lettura.

Per chi volesse prenderlo su Amazon!

Nello splendore della santità: la liturgia riformata

Nello splendore della santità

Un bel libro letto alcuni mesi fa. I fratelli della CLC, la libreria cristiana evangelica di Via Curtatone, a Roma me ne hanno chiesto una breve recensione che ho deciso di condividere anche con i lettori del mio blog.

L’adorazione al centro

Direi che il tema dell’adorazione è quello centrale per tutta l’opera. Del resto, uno dei Sola della Riforma recita “Soli Deo Gloria“.

Non esiste nè mai esisterà un compito più alto, nè per il singolo cristiano, nè per la Chiesa, di qualsiasi confessione cristiana, riformata e non, di quello della liturgia, del servire Dio, dell’onorare e servire il Signore.

Le diverse forme di adorazione

Esistono, certo, diverse forme di adorazione, non solo tra le diverse confessioni cristiane, ma anche in quella che si può a ben diritto chiamare la “galassia” riformata.

Condivido con l’autore il pensiero che si debbano recuperare la semplicità dei gesti, la centralità assoluta della Parola di Dio, l’uso antico del canto dei Salmi, il non dover per forza rincorrere un moderno ed una modernità che sono assai più, trovo, sintomo di una secolarizzazione crescente della liturgia, e che, anzichè rendere lode a Dio, cercano piuttosto il favore del mondo.

Jon Payne è fedele ad uno dei più importanti catechismi riformati, il Catechismo Minore di Westminster, che afferma con forza che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”.

Un percorso chiaro: fedeltà assoluta alla Parola di Dio, un servizio, una liturgia completamente dedicata al Signore, la santità dell’uomo che riconosce che adorare il Signore è la sola cosa piena di senso che egli possa fare; e che deve farlo come il Signore stesso gli ha indicato.

Sembra tutto così semplice…

Ma l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono… (Salmo 48:13.21)

Nello splendore della santità
Nello splendore della santità

La Social Education secondo Rosa Giuffrè

Rosa Giuffrè e la Social Education

Il 7 settembre, ossia solo due giorni fa, l’amica e professionista del web, Rosa Giuffrè ha pubblicato il suo secondo libro, dedicato al tema della Social Education, ovvero, recita il sottotitolo, “Vivere senza rischi Internet e i Social Network“.

Conoscendo la qualità dell’autrice l’ho prenotato “a scatola chiusa”, …come Arrigoni! (citazione che vi dice tutto della mia età!) su Amazon e l’ho letteralmente divorato in due giorni, tra ieri ed oggi approfittando, oltre che delle solite due ore sui mezzi pubblici, anche del giorno di riposo di oggi.

Il primo lavoro di Rosa aveva il chilometrico titolo di “Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale” e voleva essere un invito chiaro alle aziende, specie alle PMI, a rilanciare il loro business anche imparando ad usare ed a sfruttare al meglio, all’usare in modo positivo i più moderni strumenti disponibli sul web.

Il positivo di Rosa

Positivo è anche l’obiettivo del secondo libro di Rosa che, visto diventare in buona parte patrimonio comune delle imprese e dei singoli l’obiettivo del suo primo libro, ora, assieme a Giovanni Fasoli, suo collega ed autore della prefazione del testo, partner nel sito SocialEducation.It  (“Riflessioni e input su come abitare la Rete e comunicare nei social network in modo sereno, efficace e senza rischi“) si occupa dei rischi che il lavoro in rete e nei social network comporta.

Non solo per le Aziende, ma per tutti quelli che Rosa definisce “adulti tardivi digitali” tra cui sono tanti di noi, tante persone che “vivono quotidianamente l’ambiente dei social network per piacere, hobby, per cercare lavoro o sviluppare nuove relazioni professionali di successo“.

Social Education

I temi affrontati nel libro

I temi affrontati nel libro sono della massima attualità, ne leggiamo sui giornali cartacei ed online ogni giorno, ogni giorno sentiamo notizie che trattano di identità violate online, di bullismo cyber, di privacy, di fake news, di cyberstalking, ecc…

Il pregio del libro di Rosa è affrontare tutte queste tematiche con il suo linguaggio chiaro, trasparente direi; senza sottointesi, senza retropensieri, ma, pur nella consapevolezza della complessità della materia, con la massima franchezza, con quella che mi sento di definire la parresìa, la ricerca della verità sugli strumenti e usi comportamenti che entrano in gioco nel (non sempre!) magico mondo del web.

E, scoperta la verità sui social network, capito cos’è la social education, con Rosa (e con Sonia Monticelli!), nell’ultimo interessantissimo e denso nono capitolo, si impara anche con che strumenti difendersi e come!

Acquistare il libro è facile, lo trovate sul sito dell’editore Flaccovio o su Amazon, come preferite. E vale tutta la spesa!

 

La forza del silenzio di Robert Sarah – Note di lettura -1

La forza del silenzio – Prime note di lettura

La forza del silenzio - Copertina
La forza del silenzio – Copertina

Il prefattore, una garanzia

Un libro, questo del Cardinale Sarah, che mi aspettavo bello e prezioso. Non solo per quel poco che  conosco dell’autore, ma anche in virtù del prefattore dell’opera, che invece ho avuto modo di ben conoscere quando era Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, nei primi anni Novanta. Jospeh Ratzinger, Benedetto XVI, per il sottoscritto è una garanzia di primato della spiritualità, della serietà, dell’assoluta obbedienza alla Scrittura. Non è uno che scrive o firma prefazioni a cuor leggero.

Il libro, quello che viene prima

Il libro mi è piaciuto, non ho problemi a confessarlo, dalla copertina. Non è scritto la foto della grafica (di Rinaldo Maria Chiesa) di dove sia, ma raffigura un bellissimo paesaggio che sembra quello dei familiari panorami della Via Francigena, della Val D’Orcia o delle campagne toscane (e magari non mi sbaglio visto che l’editrice Cantagalli è di Siena).  Un paesaggio che già da solo dice silenzio, contemplazione, ammirazione del Creato e lode al Creatore a partire da questo.

Molto bella, oltre alla prefazione, anche l’introduzione che racconta dell’amicizia tra il Cardinale e fra Vincent, ridotto al silenzio della voce da una malattia, all’interno della Grande Certosa.

Belle anche le poco conosciute “Litanie dell’umiltà” (una versione la trovate qui) del Cardinal Rafael Merry Del Val (chi come me ha avuto a che fare con il quartiere di Trastevere ne riconoscerà almeno il nome come familiare).

Umiltà, preghiera, silenzio, obbedienza sono parenti strettissimi. Uno richiama l’altro.

La forza del silenzio - Il monaco e il cardinale
La forza del silenzio – Il monaco e il cardinale

 

Il libro, la prima nota

Il primo capitolo ha come titolo “Il silenzio contro il rumore del mondo”.

Riporto qui alcuni passi che ho sottolineato.

L’intero numero 56 per primo (a pagina 58 dell’opera):

Dobbiamo dedicare molto tempo a Dio, alla preghiera ed all’adorazione. Lasciamoci nutrire con abbondanza e senza posa dalla Parola di Dio.
Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La Parola di Dio, riafferma poco avanti l’autore, è aiuto fondamentale. Cristo è il fondamento della Chiesa e della Creazione. Essere cristiano è essere alla sequela di Cristo, in ascolto obbediente della Parola.

Perciò, dirà poco avanti, al numero 59 (pagina 59 dell’opera):

La lettura silenziosa e assidua della Bibbia è lo strumento migliore.
I Vangeli mettono l’uomo davanti a Cristo, alla Sua vita, ai Suoi sentimenti.

Di conseguenza nei numeri dal 61 al 63 fa notare come la Liturgia, in particolare le grandi feste liturgiche, andrebbero vissute come un momento mistagogico, ossia di introduzione al mistero, e di silenzio di fronte al mistero stesso. Contrappone, il Cardinal Sarah, l’atteggiamento orientale, che è prevalentemente di questo tipo, a quello occidentale, che è spesso “pieno di parole”, come se la preghiera fosse uno spiegare a Dio cosa non va nella nostra vita e perchè. Come se potessimo pretendere di dibattere con Dio su cosa sarebbe più giusto ed utile per la nostra vita. Mentre leggevo più volte mi è tornato in mente il libro di Giobbe. La ben nota differenza tra l’atteggiamento di Giobbe e dei suoi amici.

E le parole di Gesù sulle poche parole che occorre rivolgere al Padre che conosce già, meglio di noi, quello di cui abbiamo bisogno.

La forza del silenzio - Silentium
La forza del silenzio – Silentium

 

Crux, hostia et Virgo

Tornando un momento indietro, al numero 56:

Ci vuole molto tempo per cui il nostro cuore, di cui conosciamo la durezza, si umili al contatto con l’ostia e s’impregni dell’amore di Dio.

La forza del silenzio - Hostia
La forza del silenzio – Hostia

Continua al numero 57 (pagina 58 del libro):

Non c’è niente di più piccolo, di più dolce e di più silenzioso che Cristo presente nell’ostia. Questo piccolo pezzo di pane incarna l’umiltà e il silenzio perfetto di Dio, la sua tenerezza e il suo maore per noi.

Se vogliamo crescere e riempirci dell’amore di Dio, bisogna radicare la nostra vita su tre grandi realtà: la Croce, l’ostia e la Vergine – crux, hostia et Virgo. 

Ricordando ai fratelli ed amici riformati che mi leggono che chi scrive questo blog, crede nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino offerti e consacrati sull’altare, crede che siano vero Corpo e vero Sangue di Cristo, mi soffermo su queste che l’autore chiama tre grandi realtà.

Le tre grandi realtà

L’ostia, il Corpo di Cristo spezzato per noi, indica la virtù dell’obbedienza, nell’offrire tutto di noi stesso per il Cristo e per la Sua Parola. Indica la virtù della povertà nella semplicità assoluta del cibo, un cibo basilare, un cibo necessario, il primo cibo dei poveri, sia materiali che di spirito. Indica la virtù della castità nell’essere prima di tutto un qualcosa che ci è donato, poi un qualcosa che è distribuito a ciascuno di noi, di cuo ognuno è chiamato a fare tesoro ricordando: è di Dio, viene da Dio, non è nostro. Così siamo chiamati a fare con il nostro corpo umano, che non è nostro, è Tempio di Dio!

La Croce è per definizione obbedienza assoluta alla volontà di Dio. Non la mia ma la Tua volontà. E’ la poverta assoluta di Colui che non considerò un tesoro geloso l’essere uguale a Dio ma umiliò se stesso. E’ la castità di Colui che offre tutto, tutto di sè stesso, compresi gli affetti, le passioni, gli amori, per un progetto d’amore più grande. Anzi, per “il progetto” d’amore più grande.

La Vergine è anche essa modello di obbedienza assoluta alla Parola (Avvenga di me secondo la tua parola), modello di povertà, testimoniata da una vita che nei Vangeli rimane in buona parte nascosta, perchè Egli cresca nel cuore degli uomini e nello spirito del mondo (Fate tutto quello che vi dirà), modello di castità non solo e non soltanto nell’essere vergine corporalmente, quanto nell’essere casta da ogni tentazione mondana. Mai Maria cercò attenzione per sè stessa, mai cerò di primeggiare sugli altri. In verità, sappiamo dai Vangeli che l’unico posto dove primeggiò fu sotto la Croce del Figlio.

Tre misteri da contemplare in silenzio

Tre misteri, da contemplare, in silenzio.

Conclude idealmente questa mia prima traccia di lettura il numero 68 (a pagina 65):

Il silenzio è difficile, ma rende l’uomo capace di lasciarsi condurre da Dio. Dal silenzio nasce il silenzio. Mediante Dio, che è silenzoso, possiamo accedere al silenzio. E l’uomo non cessa di rimanere sorpreso dalla luce che ne sgorga. Il silenzio è la più importante delle opere umane, perchè esprime Dio. La vera rivoluzione viene dal silenzio; ci conduce verso Dio e gli altri per metterci umilmente e generosamente al loro servizio. 

La forza del silenzio - L'invito di Benedetto
La forza del silenzio – L’invito di Benedetto

Prendi il vento dello Spirito. Le meditazioni carismatiche di Fabio Bartoli… e di Luca!

Fabio Bartoli, parroco (ancora per poco…) a San Benedetto all’Ostiense, è un mio carissimo amico, e non solo quello. Ci siamo conosciuti quando il Signore ha ritenuto giusto che lo facessimo, ci siamo raccontati le nostre storie, di vita e di vocazione, ci siamo testimoniati il Cristo, l’uno con l’altro.

Lo abbiamo fatto e continueremo a farlo, finchè l’Eterno vorrà. Perchè ci stimiamo, ci vogliamo bene, e ci sentiamo uniti dal mistero che entrambi ci portiamo dentro.

Perchè abbiamo entrambi dentro il mistero dell’essere stati scelti entrambi dal Signore per un ministero che è il ministero presbiterale, il sacerdozio nella chiesa cattolica latina.

Ad un certo punto della mia vita, per i motivi di cui tanto ho scritto in questo blog, io ho lasciato l’esercizio del sacerdozio ministeriale. Ma, dice la mia amatissima ed acutissima figlia, Sara, 12 anni, che “Babbo, tanto si vede che dentro sei ancora un prete! Leggi e preghi tanto, e hai la casa piena di Bibbie!”.

Ed anche la mia dolcissima e amatissima moglie, Antonella, mi dice spesso che si vede proprio che “certe cose ti mancano”, e che quando torno dalla messa o dal culto ho uno sguardo che dice tutto a proposito.

La teologia cattolica dice che il sacramento dell’Ordine, come il Battesimo e la Confermazione, incidono sulla persona che li riceve in modo permanente. E’ la cosiddetta teologia del “carattere”.

Sono doni dello Spirito così grandi e particolari che ti segnano dentro, che non si possono cancellare, in nessun modo, una volta ricevuti (al di là delle fantasie ridicole di chi si “sbattezza”).

Fabio ed io questo dono lo abbiamo in comune ed  è così grande da tenerci in comunione al di là delle distanze, degli impegni di famiglia, di lavoro, di servizio.

Così oggi ci siamo “scritti” dopo tanto tempo come se ci fossimo visti o sentiti il giorno prima; ma in effetti, nella preghiera, entrambi lo avevamo fatto, anche avendo scoperto di avere un’altra amicizia in comune.

Ho detto a Fabio che sono in fase di letture “bartoliane”. Scrive molto bene Fabio, ed ho in corso le letture di due suoi scritti.

Il primo è “Prendimi con te, corriamo! Il Cantico dei Cantici tra eros e mistica” (ottobre 2016, Editrice Ancora) ed il secondo, quello che ho attualmente nello zaino, è quello di cui parla il titolo: “Prendi il vento. Meditazioni carismatiche” (Editrice Ancora 2016 anche lui), la raccolta delle sue omelie e meditazioni nel corso del suo servizio come assistente ecclesiastico presso la Comunità Maria del Rinnovamento Carismatico Cattolico.

 

Credo non sia un caso che nell’ultimo periodo della mia vita mi sia tanto legato alla dimensione del vivere lo Spirito, del testimoniare lo Spirito, dell’annunciare i doni dello Spirito, oltre che con la quotidiana lettura spirituale della Scrittura, in particolare con la preghiera ripetuta dei Salmi (attraverso la Liturgia delle Ore ma non solo), anche attraverso due bellissimi legami, due bellissime amicizie, con Fabio appunto e con Elpidio Pezzella, fratello, amico, pastore, servitore di Dio nel movimento pentecostale.

Così oggi non mi sono sorpreso quando Fabio mi ha detto che è in uscita un suo libro sul profeta Giona, su cui pochissimo tempo fa ha scritto anche Elpidio… Scherzando ho detto a Fabio che sarebbe stato un piacere confrontare i due libri. Ma poi ho pensato anche a me, e mi sono detto: ma sarà un caso che i tuoi due fratelli ed amici, servi nel ministero come tu ti senti, scrivano entrambi sul “profeta riluttante” per eccellenza?

Sarà un messaggio, oltre che per loro, anche per te, anche per Luca? Certo che riluttante lo sono stato…

Prendo tempo, e aspetto di leggere anche il prossimo libro di Fabio… e intanto continuo a pregare lo Spirito! Che mi illumini ed illumini la mia famiglia, i miei cari, su tutte le scelte della vita!

Amen! Alleluia!

Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli
Icona della discesa dello Spirito a Pentecoste su Maria ed i discepoli

Nello splendore della santità. Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Nello splendore della santità

Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Jon D. Payne

Si tratta dell’ultimo libro che ho letto. Preso dai fratelli della Libreria CLC di Roma e letteralmente divorato in due giorni di lettura appassionata. Sono d’accordo con la sua impostazione… che in realtà non è sua, è quella della tradizione cristiana riformata fedele alla Verità delle Scritture.

Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne
Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne

Un commento

L’adorazione non è forse la pratica più importante alla quale un cristiano possa partecipare? Il Catechismo Minore di Westminster lo afferma con forza; infatti, la risposta alla prima domanda è che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”. Nell’adorazione pubblica del giorno del Signore i cristiani glorificano Dio e gioiscono in lui in un modo paragonabile solo all’adorazione alla quale tutti i santi si dedicheranno alla fine dei tempi, nei nuovi cieli e nella nuova terra. Durante il giorno del Signore, quando i cristiani si radunano con il resto della congregazione alla presenza di Dio, si riuniscono anche con un numero invisibile di angeli e santi e in questo modo anticipano l’adorazione che caratterizzerà le loro vite nella Gerusalemme celeste (cfr. Apocalisse 4-5).
(Dall’introduzione, Darril G. Hart)

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte – su Google Play e Amazon

L’ultimo lavoro del pastore Elpidio Pezzella, con il quale ho collaborato scrivendo la prefazione, è ora disponibile sia su Amazon, sia su Google Play, in formato ebook ed in formato cartaceo.

Su Google Play si possono leggere gratuitamente 30 pagine, compresa la mia prefazione.

Il ricavato delle vendite vanno alla AMEN ONLUS (Agenzia Missionaria Evangelo per le Nazioni), ragion per cui io stesso non mi sono astenuto dal comprarne una copia (pur avendolo ovviamente già letto).

Vi invito a fare altrettanto, sia per sostenere le attività della Onlus, ma prima di tutto per sostenere la vostra fede con una lettura e spunti di preghiera rigorosamente biblici ed autenticamente umani. Che al contrario di quanto oggi tanti pensano è la stessa cosa, perchè la verità dell’uomo, di ogni creatura, si può scoprire solo nel rapporto con Dio e quindi con la Scrittura Incarnata dal Verbo.

Elia Eliseo Elpidio Pezzella

Giona, il libro che iniziò due volte

Il libro che iniziò due volte è il libro di Giona, il quinto dei cosiddetti “dodici profeti” della Tanakh, o Bibbia Ebraica, o il sesto dei “profeti minori” della Septuaginta, o Bibbia greca.

Ho avuto modo di rileggerlo assieme al fratello pastore Elpidio Pezzella, che ha da poco pubblicato le sue riflessioni bibliche e teologico-pastorali sullo stesso. “Giona” è il titolo del suo lavoro. Sottotitolo: “l’inaccettabile misericordia di Dio“.

L’inaccettabile misericordia di Dio” è esattamente il motivo per cui questo breve (solo quattro capitoli, scritti dopo l’esilio, tra il 530 ed il 500 a.C.), ma assieme ricchissimo libro, inizia per due volte.

Il primo inizio è, come per tutti i libri che si rispettino, al capitolo 1, versetto 1.

1:1 E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo: 2 «Lèvati, va’ a Ninive, la grande città e predica contro di lei, perché la loro malvagità è salita davanti a me».

Il secondo inizio, dello stesso libro, una cosa altamente insolita per i tempi antichi, frequente escamotage letterario invece tra i narratori moderni (ma l’Eterno è il più antico e il più moderno di tutti!), è al capitolo 3, ancora al versetto 1:

3:1 La parola dell’Eterno fu rivolta a Giona per la seconda volta, dicendo: 2 «Lèvati, va’ a Ninive, la grande città, e proclama ad essa il messaggio che ti comando».

Perchè due inizi? Per giunta quasi con le stesse identiche parole? Cosa c’è di mezzo?
Di mezzo c’è, entrambe le volte, il versetto 3, che descrive il comportamento di Giona rispetto al comando avuto dall’Eterno.

Nel primo caso, Giona disobbedisce all’Eterno:

1:3 Ma Giona si levò per fuggire a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno. Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarshish. Pagò il prezzo stabilito e s’imbarcò per andare con loro a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno.

Nel secondo caso obbedisce alla Sua Parola:

3:3 Così Giona si levò e andò a Ninive, secondo la parola dell’Eterno. Or Ninive, era una città molto grande davanti a Dio, di tre giornate di cammino.

In mezzo e di seguito ai due inizi del libro del profeta Giona ci sono le conseguenze del credere e del non credere alla Parola di Dio e dell’obbedire o del non obbedire alla stessa Parola.

Giona è un profeta, crede alla Parola di Dio, se ne fa portavoce, ma, è il caso del primo inizio, non le obbedisce, decide di scegliere una sua strada personale, del tutto diversa di quella che il Signore aveva tracciato per lui.
La conseguenza di ciò è la morte simbolica del profeta, che viene gettato in mare dai marinai della nave su cui si era imbarcati.
Mentre per paradossale conseguenza della sua disobbedienza, arrivano alla fede proprio i marinai che Giona aveva rischiato di portare alla sua stessa rovina…

1:16 Quegli uomini allora, presi da un gran timore dell’Eterno, offrirono un sacrificio all’Eterno e fecero voti.

La morte simbolica del profeta, chiuso per tre giorni e tre notti, il tempo perfetto, nel ventre buio del grosso pesce, quasi un’anteprima dello Sheol, costringe Giona (nel secondo capitolo del libro) a riflettere sul suo atteggiamento e lo spinge a ridefinirsi nei riguardi dell’Eterno cui aveva disobbedito, a ri-orientarsi verso di lui, ad andare verso la direzione che l’Eterno gli aveva indicato.

2:9 Quelli che riguardano alle vanità bugiarde abbandonano la fonte stessa della loro grazia. 10 Ma io con voci di lode ti offrirò sacrifici e adempirò i voti che ho fatto. La salvezza appartiene all’Eterno.

La salvezza appartiene all’Eterno.

Una volta che il profeta lo ammette, il Signore fa rigettare, vomitare letteralmente Giona sull’asciutto. E il libro, come visto, ricomincia da capo.
Solo che stavolta il profeta obbedisce, agisce, dice l’autore ispirato, secondo la Parola dell’Eterno:

3:3 Così Giona si levò e andò a Ninive, secondo la parola dell’Eterno.

Sono tre giorni di cammino, il tempo perfetto che ci vuole ad uscire dall’Egitto o ad arrivare a Mara ed a trovare misericordia, ovvero a trovare l’acqua bevibile, l’acqua vera…

Allora essi dissero: «Il DIO degli Ebrei ci è venuto incontro; ora lasciaci andare per un cammino di tre giorni nel deserto perché possiamo sacrificare all’Eterno, che è il nostro DIO, affinché egli non ci colpisca con la peste o con la spada».

(Esodo 5:3)

22 Mosè fece levare l’accampamento di Israele dal Mare Rosso ed essi avanzarono verso il deserto di Sur. Camminarono tre giorni nel deserto e non trovarono acqua. 23 Arrivarono a Mara, ma non potevano bere le acque di Mara, perché erano amare. Per questo erano state chiamate Mara. 24 Allora il popolo mormorò contro Mosè: «Che berremo?». 25 Egli invocò il Signore, il quale gli indicò un legno. Lo gettò nell’acqua e l’acqua divenne dolce. In quel luogo il Signore impose al popolo una legge e un diritto; in quel luogo lo mise alla prova.

(Esodo 15)

Sono tre giorni di cammino, una ulteriore prova della rinnovata adesione alla volontà dell’Eterno da parte del profeta. Come a Mara per il popolo ebraico, così anche per Giona la soluzione è positiva, e Giona ritrova la sua voce, prima ammutolita nel silenzio degli abissi, e predica, e chiama alla conversione.

Poi, in un certo modo, la storia si ripete. I Niniviti, alla predicazione di Giona, si convertono, convertono i loro cuori nella direzione chiesta dall’Eterno, e vengono da Questo risparmiati.

Paradossalmente, Giona si intristisce. Giona ha creduto. Giona ha predicato la Parola dell’Eterno. La Parola dell’Eterno ha cambiato i cuori di coloro ai quali era stata rivolta, ma Giona è triste… perchè di nuovo mette la sua personale parola, al primo posto nel suo cuore. E la sua personale parola, diversamente da quella del Signore, dell’Eterno, Benedetto Egli sia, era parola di giustizia, ma disgiunta dalla misericordia.

Era la giustizia dell’uomo, quella degli scribi e dei farisei, che, dirà il Figlio di Dio, siamo chiamati a superare per entrare nel Regno dei cieli.

Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

(Matteo 5:20)

Non è, badate, una novità del Nuovo Testamento. Già il Signore di Israele, il Dio degli Eserciti, parlava in questo modo:

Com’è vero ch’io vivo – oracolo del Signore Dio – io non godo della morte dell’empio, ma che l’empio desista dalla sua condotta e viva.

(Ezechiele 33:11)

E Giona era un profeta, Giona era un annunciatore della Parola di Dio, Giona sapeva che, in Dio, la giustizia e la misericordia vanno insieme, e spesso prendono strade che la giustizia umana, che è spesso ingiusta e vendicativa, non prende mai.
Del resto lo dice proprio lui, dopo la conversione dei Niniviti ed il perdono che Dio concede loro.

4:1 Ma questo dispiacque molto a Giona, che si adirò. 2 Così egli pregò l’Eterno, dicendo: «Deh, o Eterno, non era forse questo che dicevo quand’ero ancora nel mio paese? Per questo sono fuggito in precedenza a Tarshish, perché sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di gran benignità, e che ti penti del male minacciato. 3 Or dunque, o Eterno, ti prego, toglimi la vita, perché per me è meglio morire che vivere». 4 Ma l’Eterno gli disse: «Ti pare giusto adirarti così?».

E il libro di Giona finisce con Dio che mette in qualche modo “in ridicolo”, che smaschera la piccolezza di cuore di quello che pure era un Suo profeta, con l’episodio bellissimo e triste al tempo stesso della pianta che cresce su di lui mentre cerca refrigerio (bruciava per il caldo del sole, ma probabilmente anche per la rabbia…) e poi di colpo muore e lo lascia senza difesa (la pianta muore per un verme che la rode dal di dentro, altra immagine significativa del “rodimento” interiore dell’animo del profeta della misericordia di Dio, suo malgrado).

La domanda finale di Dio al profeta resta senza risposta.

L’Eterno disse: «Tu hai avuto compassione per la pianta per cui non hai faticato né hai fatto crescere, e che in una notte è cresciuta e in una notte è perita. 11 E non dovrei io aver compassione di Ninive, la grande città, nella quale ci sono centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e una grande quantità di bestiame?».

Resta giustamente senza risposta, e il ibro si chiude qui, perchè cos’altro potrebbe dire Giona? E’ la volontà dell’Eterno che occorre eseguire, la volontà dell’Eterno che occorre accettare, la volontà dell’Eterno che occorre ricercare in ogni momento e circostanza della vita.

La risposta finale di Giona non potrebbe essere altra che che una delle due che diede Giobbe:

Giobbe si alzò, si stracciò il suo mantello e si rase il capo; poi cadde a terra e adorò, 21 e disse: «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò.
L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno».
22 In tutto questo Giobbe non peccò e non accusò DIO di alcuna ingiustizia.

(Giobbe 1)

1 Allora Giobbe rispose all’Eterno e disse: 2 «Riconosco che puoi tutto, e che nessun tuo disegno può essere impedito. 3 Chi è colui che offusca il tuo consiglio senza intendimento?
Per questo ho detto cose che non comprendevo, cose troppo alte per me che non conoscevo. 4 Deh, ascolta, e io parlerò; io ti interrogherò e tu mi risponderai.
5 Il mio orecchio aveva sentito parlare di te, ma ora il mio occhio ti vede. 6 Perciò provo disgusto nei miei confronti e mi pento sulla polvere e sulla cenere».

(Giobbe 42)

O meglio ancora quella che darà il Figlio di Dio, il Verbo Incarnato, il VeroDio e Vero Uomo, Gesù:

«Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!».

(Matteo 26:39)

Certo, Egli era ben più di Giona…

38 Allora alcuni scribi e farisei lo interrogarono, dicendo: «Maestro, noi vorremmo vedere da te qualche segno». 39 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. 40 Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell’uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41 I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è uno più grande di Giona.

(Matteo 12)

L’ammonimento vale anche per noi, per tanti cristiani anche della nostra epoca, che cercano una giustizia sommaria, che non si rassegnano a che Dio agisca ed operi anche in modo che essi non comprendono, che mettono le loro parole e le loro teologie avanti alla Parola e quindi all’Eterno stesso.

Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona.

Nessun segno avrà questa generazione malvagia ed adultera, nessun segno avremo noi, oltre a quello della Croce, dei tre giorni che, come Giona fu nel ventre del pesce, l’Iddio Figlio trascorse agli Inferi e nel sepolcro, per rendere completa la vittoria sul male, sul peccato e sulla morte.
Anzi, per noi sarà peggio che per Giona.
Egli bruciò di calore per un tempo che la Parola di Dio non quantifica, a causa della sua disobbedienza e del suo malanimo. Noi, dice Gesù parlando del giudizio finale, rischiamo di bruciare per sempre, lontani dal refrigerio di Dio, dove sarà solo pianto e stridore di denti, dove bruceremo di rabbia come Giona per l’occasione persa della salvezza e dell’eternità.

E’ un libro da leggere e rileggere Giona, di questi tempi, per questa generazione, tentata fortemente di fare a meno di Dio, di disegnarsi una giustizia a proprio uso e consumo, di assolvere alcuni, sempre gli stessi, e di condannare altri, sempre gli stessi, alla ricerca della propria volontà e dei propri disegni, invece che di impegnarsi perchè la volontà di Dio sia fatta.

Non come voglio io, ma come vuoi tu!

Quanto siamo capaci di dirlo, di crederlo, di operare in tal senso?
Leggiamo e rileggiamo il profeta Giona, due pagine e spiccioli delle nostre Bibbie, ma dense come poche, e che racchiudono in poche righe tutto quanto occorre sapere, lette alla luce del Cristo e del Vangelo.

Il libro del pastore Elpidio potrà essere una guida preziosa in questo senso.
Per l’attenzione che egli dedica al significato teologico e pastorale della storia del profeta Giona, o del personaggio Giona, e per l’attualizzazione di esso e del messaggio del libro che porta il suo nome per il credente del Nuovo Testamento e per il credente di questi ultimi tempi.

Il legame costante che l’autore fa tra Antico e Nuovo Testamento è una delle cose che ho trovato più interessante di questo suo lavoro. Ed utilissime sono le tre pagine di bibliografia, sia cartacea che online, che il pastore Pezzella fornisce a fine lavoro.

Signore Gesù, accresci la nostra fede! Amen!

Per chi fosse interessato ad acquistare online
il libro del fratello Elpidio su Giona, il link è questo.