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Racconti d’Avvento – Il buon re Venceslao

Racconti d’Avvento – Il buon re Venceslao

Una mia personalissima tradizione

Una mia personalissima tradizione natalizia… il 14 dicembre si canta “Re Venceslao”.

Racconti d'Avvento - Il buon re Venceslao
Racconti d’Avvento – Il buon re Venceslao – Riproduzione di antico spartito

Perchè la melodia mi piace, perchè specie quando era più piccola la cantavo assieme a mia figlia Sara… ma anche perchè ricorda, a me ed a tutti, che, come diceva il buon re boemo, la sovranità, quella vera, quella assoluta, appartiene a Dio ed a Dio solo.

Racconti d'Avvento - Il buon re Venceslao
Racconti d’Avvento – Il buon re Venceslao – Tre bimbe canterine, diversi anni fa

Egli è il Signore assoluto delle nostre vite. e della Creazione.

La vera storia di Venceslao

Venceslao I era figlio di Vratislao I, duca di Boemia e della di lui consorte Drahomíra. Nato in un territorio dove il cristianesimo era poco diffuso, fu tuttavia educato in modo cristiano dalla nonna paterna, Ludmilla.

Divenne duca di Boemia e si preoccupò di cristianizzare il suo paese con l’aiuto dei missionari della Chiesa tedesca.

Venceslao dovette anche scontrarsi con quella parte di nobiltà, che insieme alla madre Dragomira e al fratello Boleslao, era rimasta pagana. Il fratello Boleslao tentò più volte di ucciderlo e ci riuscì tramite alcuni sicari nel 935 a Stará Boleslav (nell’attuale Repubblica Ceca).

Mentre moriva, Venceslao avrebbe esclamato: «Nelle tue mani, Signore, raccomando l’anima mia»

La tradizione narra che il suo sangue fosse rimasto sparso sul pavimento in legno e nessuno fosse riuscito a lavarlo.

Il corpo fu successivamente sepolto a Praga, nella cattedrale di San Vito. I cristiani del luogo cominciarono subito la venerazione del suo corpo e la sua fama di santità si diffuse in poco tempo in tutto il popolo.

IL TESTO IN ITALIANO ED IN INGLESE

Venceslao, il buon re, nella notte santa
guardò e vide attorno a se neve alta e bianca,
e la luna che lassù tutto illuminava
vide un povero laggiù che legna cercava.

Corri paggio, vieni qua, dimmi chi è quell’uomo.
Dove vive e come sta, dimmi se egli è buono
A una lega e più da qui, presso la foresta,
sotto il monte lui sta lì e vive vita onesta.

Noi lo andremo a visitar, prendi cibo e vino,
porteremo da mangiar e legna di pino
Ed il re si incamminò insieme al suo paggio.
Il maltempo lui sfida e il vento selvaggio.

Sire non ne posso più, troppo il gelo e il vento.
Arrivare fin laggiù no, non me la sento.
Se i miei passi seguirai con fede e con coraggio
meno freddo sentirai,stammi dietro paggio

Dietro al re lui cammina, ne seguì le impronte
E del caldo che provò santa era la fonte
Tu sia ricco o misero, dal cielo ci è dato
che chi aiuta il povero poi sarà aiutato.

Good King Wenceslas looked out
On the feast of Stephen
When the snow lay round about
Deep and crisp and even
Brightly shone the moon that night
Though the frost was cruel
When a poor man came in sight
Gath’ring winter fuel

“Hither, page, and stand by me
If thou know’st it, telling
Yonder peasant, who is he?
Where and what his dwelling?”
“Sire, he lives a good league hence
Underneath the mountain
Right against the forest fence
By Saint Agnes’ fountain.”

“Bring me flesh and bring me wine
Bring me pine logs hither
Thou and I will see him dine
When we bear him thither.”
Page and monarch forth they went
Forth they went together
Through the rude wind’s wild lament
And the bitter weather

“Sire, the night is darker now
And the wind blows stronger
Fails my heart, I know not how,
I can go no longer.”
“Mark my footsteps, my good page
Tread thou in them boldly
Thou shalt find the winter’s rage
Freeze thy blood less coldly.”

In his master’s steps he trod
Where the snow lay dinted
Heat was in the very sod
Which the Saint had printed
Therefore, Christian men, be sure
Wealth or rank possessing
Ye who now will bless the poor
Shall yourselves find blessing

Ricordando la mia mamma, Maria Grazia

Ricordando la mia mamma, Maria Grazia

Un ricordo della mia mamma, che riposa all’Ambro imbiancato dalle prime nevi…

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio,
nessun tormento le toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero;
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina,
ma essi sono nella pace.

Domenica prossima inizia il tempo di Avvento, tempo di attesa, attesa del ritorno del Signore che verrà glorioso.

Ricordando la mia mamma, Maria Grazia - estate 2010
Ricordando la mia mamma, Maria Grazia – estate 2010
Ricordando la mia mamma, Maria Grazia - inverno 2016
Ricordando la mia mamma, Maria Grazia – inverno 2016

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre, una data che per un berlinese (fu mi pare il presidente Kennedy a dire che a causa della storia tutti avremmo dovuto sentirci un po’ berlinesi), per un tedesco e per un europeo, ha un significato molto particolare.

Un significato legato alla memoria.

9 novembre 1938. Cristalli infranti

La Notte dei Cristalli, la notte delle devastazioni dei cosiddetti pogrom (parola russa molto usata a riguardo per via di episodi analoghi avvenuti nel 1881 e 1921), segna l’inizio della fase più cruenta della persecuzione antiebraica nella Germania nazista. 200 morti stimati e 26.000/30.000 ebrei deportati.

Non fu l’inizio della persecuzione antiebraica in assoluto, fissata comunemente dagli storici con l’invito al boicottaggio del 1933 e con le leggi razziali di Norimberga del 1935, ma probabilmente l’ìnizio di quello che comunemente chiamiamo ShoahOlocausto.

L’origine della definizione “notte dei cristalli”, più correttamente “Notte dei cristalli del Reich” è una locuzione di scherno che richiama le vetrine distrutte, fatta circolare da parte nazionalsocialista e diffusa poi anche nella storiografia comune. Dello stesso atteggiamento di beffa nei confronti dei cittadini classificati come “ebrei” fa parte anche l’obbligo che venne imposto alle comunità ebraiche di rimborsare il controvalore economico dei danni arrecati. (fonte: Wikipedia)

9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono
9 novembre, Berlino. Cristalli infranti e muri che si aprono

9 novembre 1989. Muri che si aprono

Il 9 novembre 1989 è il giorno della cosiddetta caduta del muro di Berlino, muro eretto nel 1961 a dividere in due l’attuale capitale tedesca, allora divisa in quattro zone di occupazione. Berlino Ovest, affidata agli occupanti occidentali, e Berlino Est, affidata ai russi.

Una caduta non subito fisica. Quello che si celebra, di cui si fa memoria in realtà è l’avvenuta apertura notturna dei cancelli e di conseguenza il venir meno dell’effetto “bloccante” di uno dei muri più famosi della storia.

Come tutti, ripeto, tutti i muri di pietra o di cemento destinato prima o poi a cadere; in modo più o meno cruento ce lo dice ogni volta la storia.

Mi ha colpito che il numero approssimativo dei morti per aver cercato di superare il muro negli anni della sua esistenza è di 200 morti stimati. La stessa stima dei morti ebrei nella notte del 1938.

Juni 1988
Berlin (West), Mauer

 

Ruiu su coro e s’animu che lizzu. Forza Paris!

Ruiu su coro e s’animu che lizzu. Forza Paris!

Undicesimo scaglione ’82. Il mio.

Incorporato l’8 dicembre 1982 nel 152° Battaglione Fanteria, Brigata Sassari. Congedato il 7 dicembre 1983.

I primi quattro mesi passati in Sardegna, Caserma Gozaga, Serra Secca Bunnari.

Incredibile ma vero mi ricordo ancora tutto a memoria…

“Recluta, si presenti!”. “Soldato Luca Zacchi, 152° Battaglione, 2° Compagnia, 1° Plotone, 6° Squadra”. “Comandate di Squadra, Caporale Giuseppe Manca, Comandante di Plotone Tenente Usai, Comandante di Compagnia Capitano Pierfranco Faedda, Comandante di Battaglione Tenente Colonnello Umberto Castagna”.

Manca solo il nome del Tenente Usai, ma mi pare che possa andar bene trentacinque anni dopo!

Ruiu su coro e s'animu che lizzu. Forza Paris!
Ruiu su coro e s’animu che lizzu. Forza Paris!

Un anno assai faticoso, ma tutto sommato un bell’anno. Dopo i quattro mesi in Sardegna, gli altri otto passati nel Centro Logistico dello Stato Maggiore dell’Esercito, facendo la spola (come Caporal Maggiore) tra Castelfusano e la Caserma Macao, a Via di Castro Pretorio a Roma. Dove, scherzi del destino, lavoro pure oggi!

Forza Paris

Mi torna in mente, la Brigata Sassari, oggi che è il 4 novembre, festa delle Forze Armate e dell’Unità d’Italia. L’inno che riporto sotto così come è musicato è del 1994. Ma “Forza Paris”, “Forza insieme” l’ho urlato tante di quelle volte…

« Dimonios

China su fronte
si ses sezzidu pesa!
ch’es passende
sa Brigata tattaresa
boh! boh!
e cun sa manu sinna
sa mezzus gioventude
de Saldigna

Semus istiga
de cudd’antica zente
ch’à s’innimigu
frimmaiat su coro
boh! boh!
es nostra oe s’insigna
pro s’onore de s’Italia
e de Saldigna

Dae sa trincea
finas’ a sa Croazia
sos “Tattarinos”
han’iscrittu s’istoria
boh! boh!
sighimos cuss’olmina
onorende cudd’erenzia
tattarina

Ruiu su coro
e s’animu che lizzu
cussos colores
adornant s’istendarde
boh! boh!
e fortes che nuraghe
a s’attenta pro mantenere
sa paghe

Sa fide nostra
no la pagat dinari
ajò! dimonios!
avanti forza paris. »

(IT)« Diavoli

Abbassa la fronte
se sei seduto, alzati!
ché sta passando
la Brigata “Sassari”
boh! boh!
e con la mano saluta
la miglior gioventù
di Sardegna

Siamo la stirpe
di quell’antica gente
che al nemico
fermava il cuore
boh! boh!
Oggi sono nostre le loro insegne
per l’onore dell’Italia
e di Sardegna

Dalla trincea
fino alla Croazia
i “sassarini”
hanno scritto la storia
boh! boh!
seguiamo le loro orme
onorando quell’eredità
sassarina

Rosso il cuore
l’animo come il giglio,
questi colori
adornano il nostro stendardo
boh! boh!
e forti come i nuraghi
all’erta per mantenere
la pace

La nostra fedeltà
non c’è denaro che la paga
andiamo! Diavoli!
avanti, Forza Insieme! »

Amarcord – La mia scuola elementare – Foto di classe

Amarcord - La mia scuola elementare - Prima classe - 1969/70
Amarcord – La mia scuola elementare – Prima classe – 1969/70 (quarto da sx in prima fila)
Amarcord - La mia scuola elementare - Seconda classe - 1970/71
Amarcord – La mia scuola elementare – Seconda classe – 1970/71 -Via Crivelli 24 – Maestra Maddalena Tornatora (sono il bambino davanti alla maestra)
Amarcord - La mia scuola elementare - Quarta classe - 1972/73 - Festa di Carnevale
Amarcord – La mia scuola elementare – Quarta classe – 1972/73 – Festa di Carnevale (bambino appoggiato alla cattedra)
Amarcord - La mia scuola elementare - Quinta classe - 1973/74
Amarcord – La mia scuola elementare – Quinta classe – 1973/74 (in foto c’è il bidello perchè la maestra era malata! – sono il secondo da dx per terra)

22 ottobre, Giovanni Paolo II

22 ottobre, Giovanni Paolo II

Oggi nella diocesi di Roma, i cristiani cattolici ricordano Papa Giovanni Paolo II. Che per gli anni di ministero, tanti, che ha svolto, ha lasciato una impronta importante nel mondo, nel mondo contemporaneo, non solo in quello particolare della fede e dei credenti.

Ho assistito alla sua elezione, nell’ottobre del 1978…

Che tu sia benedetto dal Signore…

Nell’ottobre del 1988 l’ho conosciuto personalmente, il giorno del mio ingresso al Pontificio Seminario Romano Maggiore. Me lo ricordo come fosse ieri. La Scala Regia, la Cappella Paolina, la Messa presieduta da lui. E poi l’incontro personale che ebbe con ciascuno di noi in fila. Avevo 25 anni e frequentavo il primo anno di Teologia (il terzo di corso per i seminaristi) alla Gregoriana. Il Rettore, Luigi Conti, gli disse che ero entrato quel giorno in Seminario. Egli alzò la testa, mi guardò e disse: “Davvero sei entrato oggi in Seminario? Proprio dal Papa? Che tu sia benedetto dal Signore!”.

Il suo pontificato

Durante il suo pontificato sono stato ordinato prima Diacono, il 26 ottobre 1991, poi presbitero, il 16 maggio 1992. Ricordo in particolare un altro momento molto forte, quando mi scelsero come uno dei tre diaconi della messa della domenica delle Palme, in Piazza San Pietro. E tutte le volte che, puntuale, ogni anno, veniva in Seminario per la festa della Madonna della Fiducia, i suoi discorsi, sempre centrati sulla Parola, sulla Verità di essa, sulla Sua incomparabile bellezza, e sulla necessità di alzarsi in piedi, di osare, di non aver paura di testimoniare la Verità. Se necessario anche con il dono della vita…

Un grandissimo uomo di fede. Come tutti noi con le sue debolezze e le sue mancanze. Ma un gigante della fede cristiana. E rendo grazie al Signore che me l’ha fatto non solo conoscere, ma mi ha dato tante occasioni di parlare con lui e di ascoltarlo ed anche di celebrare il culto al Signore assieme a lui, nei miei anni di ministero sacerdotale.

Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa «cosa è dentro l’uomo». Solo lui lo sa!

Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna.

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