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Nello splendore della santità: la liturgia riformata

Nello splendore della santità

Un bel libro letto alcuni mesi fa. I fratelli della CLC, la libreria cristiana evangelica di Via Curtatone, a Roma me ne hanno chiesto una breve recensione che ho deciso di condividere anche con i lettori del mio blog.

L’adorazione al centro

Direi che il tema dell’adorazione è quello centrale per tutta l’opera. Del resto, uno dei Sola della Riforma recita “Soli Deo Gloria“.

Non esiste nè mai esisterà un compito più alto, nè per il singolo cristiano, nè per la Chiesa, di qualsiasi confessione cristiana, riformata e non, di quello della liturgia, del servire Dio, dell’onorare e servire il Signore.

Le diverse forme di adorazione

Esistono, certo, diverse forme di adorazione, non solo tra le diverse confessioni cristiane, ma anche in quella che si può a ben diritto chiamare la “galassia” riformata.

Condivido con l’autore il pensiero che si debbano recuperare la semplicità dei gesti, la centralità assoluta della Parola di Dio, l’uso antico del canto dei Salmi, il non dover per forza rincorrere un moderno ed una modernità che sono assai più, trovo, sintomo di una secolarizzazione crescente della liturgia, e che, anzichè rendere lode a Dio, cercano piuttosto il favore del mondo.

Jon Payne è fedele ad uno dei più importanti catechismi riformati, il Catechismo Minore di Westminster, che afferma con forza che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”.

Un percorso chiaro: fedeltà assoluta alla Parola di Dio, un servizio, una liturgia completamente dedicata al Signore, la santità dell’uomo che riconosce che adorare il Signore è la sola cosa piena di senso che egli possa fare; e che deve farlo come il Signore stesso gli ha indicato.

Sembra tutto così semplice…

Ma l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono… (Salmo 48:13.21)

Nello splendore della santità
Nello splendore della santità

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese”

Giovanni Diodati, dai suoi scritti

“La Sacra Scrittura è la parola divinamente ispirata da Dio, attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo e per mezzo di profeti, apostoli ed evangelisti, nell’Antico e Nuovo Testamento. In essa è racchiusa tutta la conoscenza necessaria per la vita eterna. (Tesi I)

Le Scritture possono e devono essere tradotte in tutte le lingue di ogni nazione, così che tutti possano leggerle e comprenderle. (Tesi VII)

È un sacrilegio impedire alle persone di leggere le Scritture perché considerate oscure o pericolose. (Tesi VIII)

La Scrittura è affidabile attraverso e in virtù di se stessa, e non necessita della precaria autorità della Chiesa. (Tesi XVI)

La Scrittura contiene nella maniera più completa tutte le cose necessarie alla salvezza. (Tesi XX)

La Scrittura è perciò necessaria, perché queste cose non possono essere trovate altrove. (Tesi XXI)”

– Giovanni Diodati –

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese

(i testi che seguono sono ripresi da Wikipedia)

Giovanni Diodati
Giovanni Diodati

La vita

Giovanni Diodati (Ginevra, 3 giugno 1576 – Ginevra, 13 ottobre 1649) è stato un teologo italiano nato in Svizzera e di fede protestante.

Apparteneva alla nobile famiglia dei Diodati, famiglia lucchese convertitasi al calvinismo, fu professore di lingua ebraica all’Accademia di Calvino a Ginevra, pastore dal 1608 e professore di teologia dal 1606 al 1645. Tradusse la Bibbia in italiano nel 1607 ed in francese nel 1644; la versione italiana (“La Sacra Bibbia ossia L’Antico e Il Nuovo Testamento”) fu considerata dal protestantesimo italiano la versione ufficiale fino a quando apparve la cosiddetta riveduta ad opera di Giovanni Luzzi.

(…)

Nonostante il suo rapporto con Ginevra, che durerà tutta la vita, Diodati sembra essersi sempre considerato come un lucchese che vive a Ginevra. Nella sua prima versione annotata della Bibbia in italiano, pubblicata nel 1607, egli descrisse se stesso come “di nation lucchese”. Questa identificazione con Lucca non è solo tipica del giovane Diodati, dato che continuò ad identificarsi in questo modo anche nella sua versione italiana della Bibbia del 1640/41, prodotta verso la fine della sua vita.

Nonostante quindi la sua associazione con Ginevra, Diodati si considerò sempre italiano, e la prova migliore risiede proprio nel fatto che la sua traduzione italiana delle Scritture si è comprovata così utile che ancora oggi essa continua ad essere pubblicata, sebbene in forma modificata, più di trecento anni dopo la sua prima apparizione.

Ma non solo questo: fin dalla sua giovinezza egli aveva ardentemente desiderato che la causa dell’Evangelo trionfasse in Italia, e che gli italiani si ribellassero a quella che considerava la tirannia del Papato.

La carriera

La carriera del Diodati è stata quella di un pastore riformato al servizio accademico della Chiesa di Ginevra. Diodati, forse, era più un linguista che un teologo. Per lui era di grande importanza che le Scritture fossero disponibili a tutti in forma leggibile e con semplici annotazioni. A questo fine dedicò tutte le sue capacità accademiche per la più gran parte della sua vita.

Iniziò quindi a tradurre l’Antico e il Nuovo Testamento dagli originali ebraico e greco; e nel 1607 ne pubblicò la prima edizione, corredata di note; poi nel 1641 la seconda, riveduta, annotata più ampiamente dell’altra, con l’aggiunta di una versione metrica dei Salmi.

Giovanni Diodati, Sola Scriptura
Giovanni Diodati, Sola Scriptura

Un personaggio che merita un approfondimento, io trovo…

Nello splendore della santità. Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Nello splendore della santità

Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Jon D. Payne

Si tratta dell’ultimo libro che ho letto. Preso dai fratelli della Libreria CLC di Roma e letteralmente divorato in due giorni di lettura appassionata. Sono d’accordo con la sua impostazione… che in realtà non è sua, è quella della tradizione cristiana riformata fedele alla Verità delle Scritture.

Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne
Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne

Un commento

L’adorazione non è forse la pratica più importante alla quale un cristiano possa partecipare? Il Catechismo Minore di Westminster lo afferma con forza; infatti, la risposta alla prima domanda è che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”. Nell’adorazione pubblica del giorno del Signore i cristiani glorificano Dio e gioiscono in lui in un modo paragonabile solo all’adorazione alla quale tutti i santi si dedicheranno alla fine dei tempi, nei nuovi cieli e nella nuova terra. Durante il giorno del Signore, quando i cristiani si radunano con il resto della congregazione alla presenza di Dio, si riuniscono anche con un numero invisibile di angeli e santi e in questo modo anticipano l’adorazione che caratterizzerà le loro vite nella Gerusalemme celeste (cfr. Apocalisse 4-5).
(Dall’introduzione, Darril G. Hart)

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani
La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani

“Tutti voi possedete un grande tesoro di conoscenza divina, perchè avete la Bibbia nelle vostre mani; quindi non siate soddisfatti di possedere solo una piccola parte di questo tesoro. Dio vi ha parlato molto nelle Scritture; impegnatevi a capire quanto più potete di ciò che Egli ha detto. Dio vi ha creato tutti creature razionali; quindi non lasciate che la nobile facoltà della ragione o comprensione sia trascurata. Non accontentatevi di avere solo quella conoscenza che incontrate sulla vostra strada, e che ricevete, come dire, inevitabilmente dal frequente insegnamento della verità divina nella predicazione della parola, della quale voi siete obbligati ad essere ascoltatori, o che guadagnate accidentalmente nella conversazione; ma fate in modo che sia una vostra occupazione di ricercarla, e con la stessa diligenza e impegno con cui gli uomini sono abituati a scavare nelle miniere di argento e oro.”
– Jonathan Edwards –

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani (Jonathan Edwards)
La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani (Jonathan Edwards)

Sola Scrittura ieri e oggi – Sabato 8 aprile 2017

In occasione del V centenario della Riforma protestante (1517-2017) si terrà una serie di dialoghi sul senso dei “sola” della fede evangelica: cosa vogliono dire Sola Scrittura, Solo Cristo, Sola grazia e sola fede, a Dio solo la gloria per il cristianesimo di 500 anni fa e per quello di oggi? Il primo di questi incontri avrà come tema:

Sola Scrittura ieri e oggi:
quale ruolo della Bibbia
nella chiesa e nel mondo?

Sabato 8 aprile 2017
ore 18.30

presso
Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione

Via S. Eufemia 9 (piazza Venezia) – Roma

 

Intervengono:

Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda, Pontificio Consiglio della Cultura
Prof. Pietro Bolognesi, Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione

Modera

Prof. Leonardo De Chirico, Alleanza Evangelica Italiana

Sola Scrittura ieri e oggi
Sola Scrittura ieri e oggi

Organizzato da Associazione Mos Maiorum, Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione, Associazione Missione Tabita, Chiese evangeliche di Roma

Con il patrocinio dell’Alleanza Evangelica Italiana (distretto Centro)

Info: tel. 333 8558174

Nella vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre (Luca 21:19)

Nella vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre
(Luca 21:19)

Un brano di Giovanni Calvino di straordinaria attualità

Questa mattina voglio regalare ai lettori del mio blog questo brano tratto da una predicazione di Giovanni Calvino che trovo di una straordinaria attualità. I grassetti che trovate nel testo ovviamente li ho messi io.

Sulla Perseveranza - Giovanni Calvino
Sulla Perseveranza – Giovanni Calvino

Il testo della predicazione di Giovanni Calvino sulla perseveranza

In questo mondo la chiesa non trionfa né risplende di una sontuosità raggiante e fastosa che al solo vederla gli uomini rimangano incantati e si sottomettano ad essa. Al contrario, essa è spesso abbandonata e sfigurata.

Noi saremo rigettati e disprezzati dal mondo; ci insulteranno e saremo così tribolati e tormentati che non ci verrà neanche in mente di cercare qui sulla terra pace e riposo.

L’apostolo Paolo, nella sua lettere ai Galati, paragona la chiesa ad una donna vedova che vive da sola, nella sua casa, senza soccorso o aiuto di sorta. E’ abbandonata, nessuno la considera, come se fosse già morta e sepolta, ma Dio dice che ella sarà ristorata ed avrà figli più di colei che è maritata e gode di credito e onore.

E questa è una dottrina, dico, che dobbiamo ricordarci in questi giorni, vedendo la povera chiesa così calpestata ed i suoi nemici così pieni di orgoglio, anzi di furore, intenti ad innalzarsi e trionfare su di essa, come se noi non fossimo che polvere e fumo. Vedendo queste cose, dobbiamo imparare ad aspettare con pazienza che Dio raduni coloro che ha scelto. E sebbene il mondo ci ci sprezza, sia sufficiente che Dio ci riconosce come figli.

E’ dunque, quando il nome di Dio è bestemmiato, quando si tenta di abolire la dottrina della vita, dovremmo sentire dentro di noi una tale angoscia da non poterlo sopportare, come se stessero perseguitando i nostri corpi perché quando la dottrina di Dio viene corrotta, il cibo si trasforma in veleno, la vita in morte e la luce in tenebre.

Sebbene ora siamo disprezzati e derisi, non cessiamo di perseverare nella santa chiamata del nostro Dio, sapendo che non saremo delusi, essendo fondati sulla dottrina del vangelo, riposandoci in esso fino a quando Dio non rivelerà le cose che ora ci sono occulte e non ci avrà raccolto presso di sé; allora conosceremo che non è stato invano essere istruiti nella sua pura Parola, abbandonando tutte la fantasie degli uomini e cercando la vita in nient’altro se non in quel seme per il quale siamo stati rigenerati, in quella pastura con cui saremo sostenuti e nutriti fino alla fine.

Giovanni Calvino (predicazione del 13 marzo 1558, data non certa)

 

Sermoni puritani

Sermoni puritani

Sermoni puritani… così in un messaggio privato sono stati definiti i messaggi di questo blog. Sapete che c’è, mi piace!

Riporto di seguito una citazione di Charles Haddon Spurgeon (sono l’ultimo dei nani rispetto a lui…) sul tema.

Charles Haddon Spurgeon Sermoni puritani
Charles Haddon Spurgeon Sermoni puritani

Le parole di Spurgeon

La stampa mi ha definito Ultimus Puritanorum, l’ultimo dei Puritani, ovvero l’ultimo di una razza di predicatori quasi estinta, l’eco lontano di un credo abbandonato, l’ultimo sopravvissuto di una stirpe di predicatori ormai obsoleta.

Ah, fratelli miei, non è così. Ci sono e ci saranno sempre coloro che crederanno nella verità e la trasmetteranno a future generazioni…

Il vangelo dimostra la sua realtà trasformando la vita delle persone, e un vangelo che non rialza l’abbattuto, non salva il perduto e non porta luce nei luoghi tenebrosi della terra, sì, un vangelo che non rende santi dei peccatori trasformandone la natura, va gettato via nella spazzatura, perché, come un sale senza più sapore, non è più buono a nulla.

Ma noi preghiamo Dio perché il sapore del nostro sale continui a mantenere la sua potenza penetrativa e conservativa. Preghiamo Dio perché Egli riporti in prima linea l’antico vangelo, le dottrine di Whitfield, Calvino, Paolo, il vangelo di Cristo, rispondendo una volta per sempre, con un intervento soprannaturale dello Spirito Santo, a coloro che in questa epoca di bestemmia si fanno beffe del vangelo del Dio vivente e vorrebbero che noi stessi lo abbandonassimo.

Per il Nome di Colui che non cambia mai, neanche il nostro vangelo cambierà mai!

(C. H. Spurgeon)

La confessione di peccato, nella chiesa cristiana e in Daniele 4

La confessione di peccato nella chiesa cristiana

Il concetto di confessione di peccato è ben illustrato dall’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, scrivendo a dei cristiani, cioè a persone convertite a Cristo che hanno fatto l’esperienza del ravvedimento e della fede, afferma:

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità”

(1 Giovanni 1:8-9)

La confessione di peccato nella chiesa cristiana, fin dall’antichità, è stata quindi da subito una componente essenziale del culto comunitario.

La confessione collettiva e pubblica, seguita dalla proclamazione del perdono di Dio, è stata conservata nelle chiese della Riforma come parte essenziale e preziosa della prima parte del culto comunitario (per saperne di più approfondisci  a questo link).

La confessione di peccato in Daniele 4

Il brano del profeta Daniele proposto per la lettura e la preghiera per il lunedì della seconda settimana del tempo di Passione o di Quaresima è a mio avviso un modello perfetto di confessione di peccato.

Un perfetto atto penitenziale, inserito in una vera e propria liturgia.

daniele 4:9-10 confessione di peccato

Il testo della Parola di Dio


4
 Così feci la mia preghiera e confessione all’Eterno, il mio DIO, dicendo:

«O Signore, Dio grande e tremendo, che conservi il tuo patto e la tua misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 5 abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati, allontanandoci dai tuoi comandamenti e dai tuoi decreti.

6 Non abbiamo ascoltato i profeti, tuoi servi, che hanno parlato nel tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.

7 O Signore, a te appartiene la giustizia, ma a noi la confusione della faccia, come avviene oggi stesso agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, a quelli vicini e a quelli lontani, in tutti i paesi in cui li hai dispersi, a motivo delle infedeltà che hanno commesso contro di te.

8 O Signore, a noi la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri capi e ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te.

9 Al Signore nostro DIO appartengono la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10 e non abbiamo ascoltato la voce dell’Eterno, il nostro DIO, per camminare nelle sue leggi, che ci aveva posto davanti per mezzo dei suoi servi, i profeti.

(Daniele 4)

La Riforma, conclusa? Scopri le differenze che ancora ci sono

La Riforma, conclusa?

Una dichiarazione di convinzioni evangeliche.

[Non siamo più “alla vigilia” del 500° anniversario della Riforma protestante, ma il contenuto della dichiarazione, oltre che attualissimo, sarebbe bene rileggerselo]

Alla vigilia del 500° anniversario della Riforma protestante, i cristiani evangelici nel mondo hanno l’opportunità di riflettere di nuovo sull’eredità della Riforma, sia per la chiesa globale di Gesù Cristo sia in vista dello sviluppo della testimonianza dell’evangelo.

Dopo secoli di controversie e di relazioni tese tra evangelici e cattolici, il clima amichevole dell’ecumenismo contemporaneo ha creato condizioni tali da far ritenere ad alcuni esponenti di spicco di entrambi i campi che la Riforma è conclusa essendosi risolti i disaccordi teologici fondamentali che portarono alla rottura della cristianità occidentale.

Riforma: conclusa?

Perché alcuni sostengono che la Riforma è conclusa?

Due ragioni principali sono di solito citate a sostegno dell’affermazione secondo cui la Riforma è da ritenersi conclusa:

1. Le sfide per i cristiani a livello globale (ad esempio, la secolarizzazione e l’islam) sono così impegnative che protestanti e cattolici non possono più permettersi di rimanere divisi. Una testimonianza unificata (forse con il Papa come portavoce principale?) sarebbe di grande beneficio per il cristianesimo a livello globale.

2. Le storiche divisioni teologiche (ad esempio, la salvezza per fede soltanto, l’autorità ultima della Bibbia, il primato del vescovo di Roma) sono considerati materie in cui si manifesta una legittima differenza di enfasi, ma non nitidi punti di divisione e di contrasto che impediscono l’unità.

La forza cumulativa di questi argomenti ha ammorbidito la comprensione e la valutazione della Chiesa cattolica romana da parte di alcuni evangelici.

La crescita dell’evangelicalismo

E’ anche importante notare che nell’ultimo secolo l’evangelicalismo globale è cresciuto in modo esplosivo mentre il cattolicesimo romano non è cresciuto.
Il fatto che, in anni recenti, milioni di cattolici sono diventati evangelici non è passato inosservato a Roma. I vertici cattolici cercano di rispondere in modo strategico a questa perdita di fedeli adottando un linguaggio tradizionalmente evangelico (ad esempio: la conversione, l’evangelo, la missione, la misericordia) e stabilendo dialoghi ecumenici con chiese che un tempo condannavano.

Vi sono ora relazioni più amichevoli e dialoghi in corso tra cattolici e protestanti laddove prima c’era persecuzione ed animosità.

La domanda, tuttavia, rimane: le differenze sostanziali tra cattolici e protestanti sono scomparse? La Riforma è conclusa?

Un tentativo di risposta

In tutte le sue varianti e tendenze interne talvolta in conflitto, la Riforma protestante fu in ultima analisi un appello a

(1) recuperare l’autorità della Bibbia sulla chiesa e

(2) apprezzare in modo rinnovato il fatto che la salvezza ci è donata tramite la fede soltanto.

Come cinque secoli fa, il cattolicesimo romano continua ad essere un sistema religioso che non è basato sulla Scrittura soltanto. Da una prospettiva cattolica, la Bibbia è solo una fonte di autorità, ma non la sola, né la suprema.

Secondo questa visuale, la tradizione precede la Bibbia, è più grande della Bibbia e non è rivelata nella Scrittura soltanto ma attraverso l’insegnamento continuo della Chiesa che segue una sua propria agenda, qualunque essa sia.

Dato che la Scrittura non ha la parola finale, la dottrina e la pratica cattolica rimangono prive di criterio certo, “aperte” e quindi confuse a partire dal loro nocciolo.

Gli ultimi dogmi prova del metodo teologico cattolico

Il metodo teologico del cattolicesimo romano è chiaramente illustrato dalla promulgazione da parte di Roma di tre dogmi (cioè, dottrine vincolanti) che non hanno alcun sostegno biblico. Essi sono il dogma dell’immacolata concezione di Maria (1854), il dogma dell’infallibilità papale (1870) e il dogma dell’assunzione corporale di Maria (1950).

Questi dogmi non rappresentano l’insegnamento biblico; nei fatti, lo contraddicono chiaramente.

All’interno del sistema cattolico, ciò non importa in quanto esso non poggia sull’autorità della Scrittura soltanto. Possono essere necessari due millenni per formulare un nuovo dogma, ma dato che la Scrittura non ha l’ultima parola, la Chiesa cattolica può alla fine fare proprie queste “novità”.

Sola Scriptura Riforma: conclusa?

La dottrina della salvezza

Sulla dottrina della salvezza molti hanno l’impressione che vi sia una crescente convergenza sulla giustificazione per fede e che le tensioni tra cattolici ed evangelici si siano allentate considerevolmente rispetto al XVI secolo.

Al Concilio di Trento (1545-1563), la Chiesa cattolica romana reagì fortemente contro la Riforma protestante dichiarando “anatema” (maledetto) coloro che sostenevano la giustificazione per fede soltanto, affermando al contempo l’insegnamento secondo cui la salvezza è un processo che prevede la cooperazione con la grazia infusa più che un atto basato sulla grazia soltanto ricevuta per fede soltanto.

Alcuni sostengono che la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione firmata dalla Chiesa cattolica romana e dalla Federazione Mondiale Luterana nel 1999 abbia risolto la divisione.

Mentre è vero che il documento è in alcuni punti vicino ad una comprensione più biblica della giustificazione, afferma tuttavia la visione della giustificazione propria del Concilio di Trento. Tutte le condanne alle convinzioni protestanti/evangeliche rimangono in piedi; solo non si applicano a coloro che hanno affermato la posizione confusa della Dichiarazione congiunta.

Come a Trento, anche nella Dichiarazione congiunta la giustificazione è un processo attivato da un sacramento della chiesa (il battesimo); non è ricevuta per fede soltanto.

E’ un cammino che richiede il contributo del fedele e una continua partecipazione al sistema sacramentale. Non esiste il senso della giustizia di Dio imputata da Cristo al credente e quindi non ci può essere la certezza della salvezza.

In più, la visione della Chiesa cattolica romana è mostrata dal suo continuo ricorso alle indulgenze (cioè la remissione della pena temporale amministrata dalla Chiesa in occasioni speciali). Fu la teologia delle indulgenze che fece da detonatore alla Riforma, ma il sistema è stato recentemente richiamato da Papa Francesco nell’Anno della Misericordia del 2015-2016.

Ciò mostra che la visione cattolica romana di fondo della salvezza, dipendente com’è dalla mediazione della Chiesa, dalla distribuzione della grazia mediante i sacramenti, dall’intercessione dei santi e dal purgatorio, è tuttora fermamente in piedi, anche dopo la firma della Dichiarazione congiunta.

Guardando avanti

Ciò che riguarda la Chiesa cattolica romana in quanto realtà dottrinale ed istituzionale non è necessariamente vero per i cattolici in quanto individui.

La grazia di Dio è all’opera in uomini e donne che, pentendosi e confidando in Dio soltanto, rispondono all’evangelo di Dio vivendo come discepoli cristiani e cercando di conoscere Cristo e di farlo conoscere.

Tuttavia, a causa delle sue affermazioni dogmatiche fuori controllo e della sua complessa struttura politica e diplomatica, molta più attenzione e prudenza deve essere esercitata nel relazionarsi alla Chiesa cattolica a livello istituzionale.

Le iniziative correnti che rinnovano alcuni aspetti della vita e del culto cattolici (ad esempio: la fruibilità della Bibbia, il rinnovamento liturgico, il ruolo crescente dei laici, il movimento carismatico) non indicano di per sé che la Chiesa cattolica romana sia impegnata in un cammino di riforma sostanziale in accordo con la Parola di Dio.

Nel nostro mondo globale incoraggiamo la cooperazione tra evangelici e cattolici in area di comune impegno, come la protezione della vita e la promozione della libertà religiosa. Questa cooperazione è estesa anche a persone di altri orientamenti religiosi e ideologici.

Dove valori comuni sono in gioco che riguardano questioni etiche, sociali, culturali e politiche, sforzi di collaborazione devono essere incoraggiati.

Tuttavia, quando si tratta di adempiere il mandato missionario di proclamare e di vivere l’evangelo di Gesù Cristo in tutto il mondo, gli evangelici devono essere cauti e mantenere standard evangelici chiari nel formare piattaforme e coalizioni comuni.

La posizione che abbiamo presentato riflette le convinzioni evangeliche storiche ed è animata dalla passione per l’unità tra i credenti in Gesù Cristo secondo la verità dell’evangelo.

Le questioni che diedero origine alla Riforma 500 anni fa sono ancora molto vive nel XXI secolo per tutta la chiesa.

Mentre salutiamo con favore tutte le opportunità di chiarirle, gli evangelici affermano con i Riformatori che la nostra autorità finale è la Bibbia e che siamo salvati per fede soltanto.

(Testo originale, link ed altri documenti sul sito dell’Alleanza Evangelica Italiana)

Riforma e riforme

Riforma e riforme

Riforma e riforme  è il titolo dell’ultimo numero della rivista di teologia riformata dell’IFED, Studi di Teologia. Ai molti che hanno gradito, letto e condiviso il mio recente post su Papa Francesco, diverse tematiche sono riprese in questo numero dal pastore Leonardo De Chirico.

Di seguito all’immagine una sintesi del suo intervento.

Studi di Teologia 57 Riforma e riforme

A cinquecento anni dalla Riforma luterana

1517-2017. Dopo cinquecento anni, la Riforma protestante gode di generale buona stampa. Rispetto a ricorrenze passate, dove si registrarono giudizi contrastanti (da romantiche idealizzazioni a sprezzanti rigetti, passando da vistose amnesie), il 500° anniversario sembra aprirsi all’insegna di un’ecumenica, trasversale, distesa commemorazione.

Sì, permangono sfumate diversità nelle accentazioni degli uni e nei silenzi degli altri. Ad esempio, la Chiesa cattolica parla ufficialmente di “commemorazione” (non di celebrazione) perché non ritiene di dover celebrare qualcuno, come Martin Lutero, che bruciò una bolla papale! E tanto meno un movimento che osò prendere di petto e alla luce del sole l’istituzione romana sul piano dottrinale, avendo il coraggio di riformare le sue strutture di pensiero ed ecclesiastiche.

Per contro, prima e dopo la commemorazione di Lund del 31 ottobre 2016, Papa Francesco ha impiegato tutte le sue doti comunicative, fatte di allusioni aperturiste e anche di dosi massicce di ambiguità, per dire che la Riforma conteneva delle istanze genericamente plausibili (il richiamo alla Scrittura, l’istanza di rinnovamento) che avrebbero potuto facilmente essere assorbite dalla Chiesa di Roma.

Purtroppo, secondo lui, sono subentrate da subito motivazioni ed azioni politiche che l’hanno “confessionalizzata” determinando lo strappo riprovevole. Da un lato, il papa ha accarezzato l’idea che Lutero sia sempre stato un figlio (un po’ sanguigno e recalcitrante) di Santa Romana Chiesa, dall’altro ha depotenziato la Riforma della sua portata dottrinale facendola diventare un movimento più caratterizzato dalla politica che dalla teologia.

Questa lettura fa a pugni, ad esempio, con il modo in cui il Concilio di Trento ha interpretato la Riforma. Trento, infatti, ha capito bene quale fosse la portata della Riforma e ha dedicato gran parte dei suoi lavori ad affermare con forza la dottrina romana del canone della Scrittura, del peccato originale, della giustificazione, dei sacramenti in contrapposizione alle posizioni della Riforma.

Questi temi non sono questioni ecclesiastiche, ma punti squisitamente teologici. Vero è che Trento si è occupato anche di riforma dei costumi e delle prassi ecclesiastiche, ma la sua preoccupazione decisiva è stata teologica perché la Riforma fu prima di tutto un movimento teologico. Secondo Trento, la Riforma aveva intaccato la visione della salvezza risultato di una cooperazione e la struttura sacramentale della chiesa e a queste istanze Roma doveva dare risposta. E Trento la diede.

Ora il papa dice che, in realtà, tutto questo è secondario: è la politica ecclesiastica che ha generato la Riforma e la Controriforma, mentre le teologia è stata usata in modo strumentale per mascherare un conflitto di interessi politici.

Questa rilettura di papa Francesco si inserisce nel quadro più ampio del suo disinteresse per la teologia e della sua persistenza a de-centralizzare le questioni teologiche a favore del primato morbido della “misericordia” che tutto accetta e nulla problematizza, ma che poi viene riciclato nell’avvolgente cattolicità romana.

Visto che oggi non siamo più ossessionati dalle diatribe di politica confessionale e visto che le divergenze teologiche furono solamente secondarie, è possibile procedere speditamente verso la piena unità: più cattolica, certo, ma pur sempre romanamente tale.

Davvero la Riforma fu figlia della politica e solo in seconda battuta della teologia? Davvero il pensiero di Lutero fu così politicizzato da non essere teologico? Davvero il sola Scrittura coprì una vorace sete di potere? Davvero il sola grazia fu un maldestro tentativo di coprire un disegno politico? Davvero il solo Cristo nascose un progetto di egemonia ecclesiastica? Davvero Trento capì poco quello che stava succedendo e fu preso dalla logica della reazione identitaria soltanto?

L’invito di Lutero di tornare alle Scritture per riscoprire il messaggio dell’evangelo è il perenne antidoto ai richiami di una religione autoreferenziale, da qualunque parte arrivi, anche se ammantata di linguaggio cristiano.

E’ giusto pentirsi ed archiviare passati atteggiamenti di ostilità reciproca, ma le istanze della Riforma non possono essere superate con un irenismo sentimentale all’insegna della derubricazione della teologia.

La Parola di Dio ci dice che l’unità la si coltiva nella verità accompagnata dalla carità. Il binario biblico della verità nella carità è quello giusto per celebrare la Riforma e per rappresentarne le istanze nel nostro tempo.

Pastore Leonardo De Chirico