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Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

L’espressione i cinque sola (della Riforma) si riferisce a cinque formule sintetiche in lingua latina, emerse durante la Riforma protestante, che riassumono, in modo espressivo e facile da rammentare, i punti fondamentali del suo pensiero teologico. Si può dire che esse rappresentino il cuore stesso del Protestantesimo, i criteri che ne definiscono l’identità, le sue colonne portanti.

Inizialmente proposti in contrapposizione al pensiero ed alla prassi del Cattolicesimo romano del tempo, i cinque “sola” della Riforma ancora sono utilizzati per riaffermare l’esclusivismo fondamentale della fede protestante rispetto a posizioni diverse del panorama religioso.

I cinque “sola” della Riforma sono:

  1. Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
  2. Sola Fide (con la sola fede);
  3. Sola gratia (con la sola grazia);
  4. Solus Christus (soltanto Cristo);
  5. Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).

Queste espressioni possono essere raggruppate in questo modo:

“Fondati sulla sola Scrittura, affermiamo che
la giustificazione è per sola grazia,
attraverso la sola fede,
a causa di Cristo soltanto,
e tutto alla sola gloria di Dio”.

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

1. Sola Scriptura

Sola Scriptura è la dottrina che afferma come Dio abbia rivelato autorevolmente la Sua volontà attraverso gli scritti della Bibbia (le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento) e che essa soltanto sia regola ultima della fede e della condotta del cristiano. Ispirata da Dio, l’insegnamento della Bibbia è considerato sufficiente di per sé stesso e sufficientemente chiaro ed accessibile a tutti nelle sue linee essenziali per portare una persona a conoscere la via della salvezza dal peccato attraverso la persona e l’opera di Cristo.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17).

Il Sola Scriptura è talvolta chiamato il principio formale della Riforma, dato che è fonte e norma del principio materiale, cioè la sola fide.

Sola Scriptura implica che la Bibbia è ritenuta contenere in sé i suoi stessi criteri interpretativi, secondo l’espressione latina: “Scriptura interpres sui ipsius” (la Scrittura è interprete di se stessa). L’analisi del singolo testo biblico, cioè, non può che tener conto del contesto proprio e del confronto con altri testi di riferimento. Questo è garanzia di interpretazione autentica.

L’aggettivo “sola” e il sostantivo “Scriptura” in latino sono espressi nel caso ablativo e non nominativo per indicare coma la Bibbia non sia, però, da considerarsi da sola a parte da Dio, perché essa non è che lo strumento mediante il quale Dio rivela sé stesso ai fini della salvezza attraverso la fede in Cristo (solus Christus).

La Riforma protestante contrappone il Sola Scriptura alle posizioni del Cattolicesimo romano o l’ortodossia orientale, i quali, alle Scritture, aggiungono, ad esempio, l’autorità della tradizione, del Magistero ufficiale della chiesa, o quella degli antichi padri della chiesa e dei concili.

Il Sola Scriptura si contrappone pure all’insegnamento di gruppi religiosi come, per esempio, quello dei Mormoni che, alla Bibbia aggiungono come autorità imprescindibile, il libro di Mormon, oppure ai Testimoni di Geova che affermano che la Bibbia debba interpretarsi secondo quanto stabilito autorevolmente dal loro gruppo dirigente, del quale affermano investitura divina.

Benché il Protestantesimo comprenda diverse scuole di pensiero, abbia le proprie onorate tradizioni, come pure teologi ed interpreti di fiducia, nessuna di queste le considera assolute o indispensabili, ma sempre discutibili e da sottoporre al vaglio critico della Scrittura. Sola Scriptura tradotto dal latino vuol dire Sola Scrittura.

2. Sola fide

Sola fide indica la dottrina che la giustificazione (interpretata nella teologia protestante come: “essere dichiarati giusti da Dio”), la si riceve per fede, sulla base della fiducia nelle promesse dell’Evangelo che Cristo l’ha guadagnata per noi, affidandoci a Cristo: “la tua fede ti ha salvato” (Luca 18:42).

Questo esclude che la giustificazione ed i benefici della salvezza possa essere ricevuti attraverso le opere o i meriti. Essi sono solo frutto delle opere giuste e dei meriti di Cristo a nostro favore accolti per fede. Il peccato, infatti contamina l’uomo al punto che qualunque opera per quanto buona sarebbe del tutto insufficiente ai fini della salvezza. Le buone opere sono, semmai, il risultato della salvezza, allorché lo Spirito Santo gradualmente renda conformi a Cristo.

La dottrina del Sola fide è talvolta chiamata “la causa o principio materiale” della Riforma, perché per Martin Lutero ed i riformatori era una questione centrale della fede cristiana. Lutero la chiama: “l’articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade” (in latino: articulus stantis vel cadentis ecclesiae).

Questa dottrina afferma, così, la totale esclusione, nella giustificazione del peccatore, di qualsiasi altra “giustizia” o meriti (propri o altrui) se non quelli conseguiti da Cristo soltanto. Essa è iustitia aliena, la giustizia “di un altro” (Cristo) accreditata al credente.

Non quindi, le nostre opere o cerimonie religiose sono funzionali alla salvezza, ma solo la fede in Cristo, la nostra adesione incondizionata a Lui e la rinuncia a qualsiasi nostra pretesa o merito.

3. Sola gratia

Sola gratia indica la dottrina per la quale la salvezza dalle fatali conseguenze del peccato è possibile solo mediante un sovrano atto di grazia di Dio, non qualcosa che il peccatore possa meritarsi.

La salvezza, quindi, è un dono immeritato.

L’unico “attore” nell’opera della salvezza è Dio.

Essa non è in alcun modo il risultato di cooperazione fra Dio e l’essere umano che ne è coinvolto. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Efesini 2:8).

Questa dottrina stabilisce nell’opera di salvezza il monergismo. E’ Dio solo che agisce nella salvezza del peccatore. La responsabilità della salvezza non risiede in alcun modo nel peccatore come viene, ad esempio, presentata nel sinergismo o nell’arminianesimo.

4. Solus Christus

Solus Christus indica la dottrina che Cristo è l’unico Mediatore possibile fra Dio e l’essere umano, e che la salvezza dalle conseguenze del peccato è possibile solo attraverso di Lui. Questa frase talvolta è resa nel caso ablativo, “Solo Christo”, significando che la salvezza la si può conseguire solo attraverso Cristo.

Questa dottrina respinge l’idea che vi possano essere altri personaggi (vivi o morti) oltre a Gesù Cristo, attraverso i quali si possa ottenere salvezza davanti a Dio: non esistono, cioè altre vie che portino a Dio, come Gesù stesso ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6) e come conferma il Nuovo Testamento: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Questa dottrina, inoltre contesta diverse dottrine del Cattolicesimo, che propongono ai fedeli la mediazione di Maria o dei santi, come pure la mediazione dei sacramenti o quella dei sacerdoti: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).

5. Soli Deo gloria

Soli Deo gloria indica la dottrina per la quale si afferma che solo Dio è degno di ogni gloria ed onore. Nessuno può vantarsi d’alcunché o accampare meriti suoi propri, come se un qualsiasi bene provenisse da lui. “…poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Colossesi 1:16); “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono” (Apocalisse 4:11).

A Dio soltanto ed al Suo Cristo, afferma questa dottrina, deve andare la gloria per la salvezza, per la fede, e per le opere buone eventualmente compiute. “Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE” (Geremia 9:23-24).

Il Soli Deo gloria si contrappone così all’esaltazione di una qualsiasi creatura o prodotto umano, quale che sia la sua elevata condizione, che deve essere così considerata idolatria. Non ci sono quindi “santi”, “madonne”, autorità religiose o civili, ideologie o realizzazioni umane che possano vantare alcunché di per sé stesse, perché tutto ciò che hanno e sono deriva da Dio, al quale solo va rivolto il culto, la lode, le preghiere.

A nessuno è lecito di “essere elevato alla gloria degli altari”.

Al riguardo del Cristo la Scrittura dice: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11).

La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via

La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via

Cosa dite? Non lo dice solo la Riforma? È un assunto comune tra le chiese cristiane? Mica tanto vero direi.

Intanto le chiese riformate storiche per la maggior parte il Solus Christus lo hanno buttato alle ortiche, assieme al Sola Scriptura, per correre appresso alle attualizzazioni, alla sociologia spicciola, al tutte le strade sono buone, alla Bibbia pret-a-porter.

E a giudicare dalle dichiarazioni di Papa Francesco (che delusione!!!) su Francesco d’Assisi e Buddha che sarebbero ugualmente nostre guide, parte della chiesa cattolica è sulla stessa nefanda strada. Tutto pare “fare brodo”, tutto mischiato nello stesso minestrone sincretico e politicamente corretto.

La Parola di Dio, non io, non qualche scellerato “fondamentalista” cristiano, dice che Gesù Cristo è Via, Verità e Vita. La Sola Via, la Sola Verità, la Sola Vita.

Non ce ne sono altre! Possono esserci sentimenti o sensazioni che ci fanno pensare di essere sulla stessa strada, o che fanno si che siamo realmente sulla stessa strada, ma alla fine una scelta occorre farla! Occorre farla. E o si sceglie la via della Croce, la strada meno battuta di cui scrivevo ieri, o si sceglie la strada del compromesso, del tradimento parziale, del tiepidume. E si finirà vomitati quando sarà il tempo opportuno.

Cristo Unica Via

Cristo Unica Via è la sola Verità praticabile per ogni chiesa cristiana, per ogni credente cristiano, se vuole essere degno della Grazia che il Signore ci ha donato, a costo di morire sulla Croce.

Francesco d’Assisi parlava di un Vangelo da seguire sine glossa, senza aggiunte ed omissioni, di una Scrittura Sacra per la quale valeva la pena sacrificare ogni cosa, ogni realtà della propria vita.

Questa consapevolezza è la sola, vera, unica “illuminazione”. E non è qualcosa a cui l’uomo può giungere con i suoi sforzi o con le sue pratiche ascetiche, di qualsiasi tipo esse siano.

La Verità è rivelata!  È  un dono di Dio, non qualcosa a cui l’uomo può arrivare con le sue forze. Con il suo buon senso, il bon ton, il vivere in pace di cui parlano tanto.

Perchè la pace di Cristo, anche questo lo dice il Vangelo, non lo dico io, non è la pace di questo mondo, non si dà come il mondo crede di darsi pace, non è la stretta di mano o l’abbraccio frettoloso che ci scambiamo nei nostri luoghi di culto.

La pace di Cristo passa per l’Eucaristia, il sacrificio, la Passione, la Croce, l’accettazione dei doni dello Spirito, quali essi siano, l’impegno ad evangelizzare il mondo anche quando si viene rifiutati, rigettati, derisi, o uccisi per questo.

Io sono la Luce!, dice Gesù. Io sono la Via, la Verità e la Vita! Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me!

Passeranno i cieli, passerà la terra, ma la mia Parola non passerà! Neppure uno iota di questa legge perirà. Sarà la terra a perire nell’ultimo giorno. Periranno i falsi dottori, i demoni travestiti da angeli di luce, i potenti di questo mondo, i servi del satana.

Mi pare che in tante parti delle chiese cristiane si sia diffusa la più perniciosa delle eresie. Quella di credere che tutti o quasi saranno salvati. Qualsiasi cosa si sia fatta nella vita. Non è così. Dio può perdonare ogni peccato, lo dice la Scrittura, ma noi non possiamo decidere, non possiamo decidere noi, o dare per scontato quello che perdonerà o quello no.

Se crediamo così, allora facciamo pure un’unica indistinta chiesa dei cristiani che si vogliono bene (non più di due ore a settimana però!), celebriamo un unico culto fasullo ai nostri idoli di bon ton, pasteggiamo a pane e vino, e torniamocene a casa tutti apparentemente contenti.

Non è la Chiesa che mi interessa. Io amo la Chiesa di Cristo. E la Chiesa di Cristo o è costruita su Cristo, sul Verbo di Dio, sulla Parola, sulla Roccia della nostra salvezza, o è una delle tante chiesette (o tempio, o stupa, o moschea, o quello che vi pare) costruita sulle nostre certezze del momento, sabbia che sfugge tra le mani, sabbia che tanti si ritroveranno tra i denti.

Vegliate e pregate, dice Gesù, ed io veglio e prego, perchè l’Eterno, Benedetto Egli sia, mi liberi da questa demoniaca tentazione. Di pensare che posso farcela da solo, che la Chiesa possa farcela da sola, senza il Cristo, senza la Parola di Dio.

La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via
La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via

Nello splendore della santità: la liturgia riformata

Nello splendore della santità

Un bel libro letto alcuni mesi fa. I fratelli della CLC, la libreria cristiana evangelica di Via Curtatone, a Roma me ne hanno chiesto una breve recensione che ho deciso di condividere anche con i lettori del mio blog.

L’adorazione al centro

Direi che il tema dell’adorazione è quello centrale per tutta l’opera. Del resto, uno dei Sola della Riforma recita “Soli Deo Gloria“.

Non esiste nè mai esisterà un compito più alto, nè per il singolo cristiano, nè per la Chiesa, di qualsiasi confessione cristiana, riformata e non, di quello della liturgia, del servire Dio, dell’onorare e servire il Signore.

Le diverse forme di adorazione

Esistono, certo, diverse forme di adorazione, non solo tra le diverse confessioni cristiane, ma anche in quella che si può a ben diritto chiamare la “galassia” riformata.

Condivido con l’autore il pensiero che si debbano recuperare la semplicità dei gesti, la centralità assoluta della Parola di Dio, l’uso antico del canto dei Salmi, il non dover per forza rincorrere un moderno ed una modernità che sono assai più, trovo, sintomo di una secolarizzazione crescente della liturgia, e che, anzichè rendere lode a Dio, cercano piuttosto il favore del mondo.

Jon Payne è fedele ad uno dei più importanti catechismi riformati, il Catechismo Minore di Westminster, che afferma con forza che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”.

Un percorso chiaro: fedeltà assoluta alla Parola di Dio, un servizio, una liturgia completamente dedicata al Signore, la santità dell’uomo che riconosce che adorare il Signore è la sola cosa piena di senso che egli possa fare; e che deve farlo come il Signore stesso gli ha indicato.

Sembra tutto così semplice…

Ma l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono… (Salmo 48:13.21)

Nello splendore della santità
Nello splendore della santità

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese”

Giovanni Diodati, dai suoi scritti

“La Sacra Scrittura è la parola divinamente ispirata da Dio, attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo e per mezzo di profeti, apostoli ed evangelisti, nell’Antico e Nuovo Testamento. In essa è racchiusa tutta la conoscenza necessaria per la vita eterna. (Tesi I)

Le Scritture possono e devono essere tradotte in tutte le lingue di ogni nazione, così che tutti possano leggerle e comprenderle. (Tesi VII)

È un sacrilegio impedire alle persone di leggere le Scritture perché considerate oscure o pericolose. (Tesi VIII)

La Scrittura è affidabile attraverso e in virtù di se stessa, e non necessita della precaria autorità della Chiesa. (Tesi XVI)

La Scrittura contiene nella maniera più completa tutte le cose necessarie alla salvezza. (Tesi XX)

La Scrittura è perciò necessaria, perché queste cose non possono essere trovate altrove. (Tesi XXI)”

– Giovanni Diodati –

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese

(i testi che seguono sono ripresi da Wikipedia)

Giovanni Diodati
Giovanni Diodati

La vita

Giovanni Diodati (Ginevra, 3 giugno 1576 – Ginevra, 13 ottobre 1649) è stato un teologo italiano nato in Svizzera e di fede protestante.

Apparteneva alla nobile famiglia dei Diodati, famiglia lucchese convertitasi al calvinismo, fu professore di lingua ebraica all’Accademia di Calvino a Ginevra, pastore dal 1608 e professore di teologia dal 1606 al 1645. Tradusse la Bibbia in italiano nel 1607 ed in francese nel 1644; la versione italiana (“La Sacra Bibbia ossia L’Antico e Il Nuovo Testamento”) fu considerata dal protestantesimo italiano la versione ufficiale fino a quando apparve la cosiddetta riveduta ad opera di Giovanni Luzzi.

(…)

Nonostante il suo rapporto con Ginevra, che durerà tutta la vita, Diodati sembra essersi sempre considerato come un lucchese che vive a Ginevra. Nella sua prima versione annotata della Bibbia in italiano, pubblicata nel 1607, egli descrisse se stesso come “di nation lucchese”. Questa identificazione con Lucca non è solo tipica del giovane Diodati, dato che continuò ad identificarsi in questo modo anche nella sua versione italiana della Bibbia del 1640/41, prodotta verso la fine della sua vita.

Nonostante quindi la sua associazione con Ginevra, Diodati si considerò sempre italiano, e la prova migliore risiede proprio nel fatto che la sua traduzione italiana delle Scritture si è comprovata così utile che ancora oggi essa continua ad essere pubblicata, sebbene in forma modificata, più di trecento anni dopo la sua prima apparizione.

Ma non solo questo: fin dalla sua giovinezza egli aveva ardentemente desiderato che la causa dell’Evangelo trionfasse in Italia, e che gli italiani si ribellassero a quella che considerava la tirannia del Papato.

La carriera

La carriera del Diodati è stata quella di un pastore riformato al servizio accademico della Chiesa di Ginevra. Diodati, forse, era più un linguista che un teologo. Per lui era di grande importanza che le Scritture fossero disponibili a tutti in forma leggibile e con semplici annotazioni. A questo fine dedicò tutte le sue capacità accademiche per la più gran parte della sua vita.

Iniziò quindi a tradurre l’Antico e il Nuovo Testamento dagli originali ebraico e greco; e nel 1607 ne pubblicò la prima edizione, corredata di note; poi nel 1641 la seconda, riveduta, annotata più ampiamente dell’altra, con l’aggiunta di una versione metrica dei Salmi.

Giovanni Diodati, Sola Scriptura
Giovanni Diodati, Sola Scriptura

Un personaggio che merita un approfondimento, io trovo…

Nello splendore della santità. Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Nello splendore della santità

Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Jon D. Payne

Si tratta dell’ultimo libro che ho letto. Preso dai fratelli della Libreria CLC di Roma e letteralmente divorato in due giorni di lettura appassionata. Sono d’accordo con la sua impostazione… che in realtà non è sua, è quella della tradizione cristiana riformata fedele alla Verità delle Scritture.

Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne
Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne

Un commento

L’adorazione non è forse la pratica più importante alla quale un cristiano possa partecipare? Il Catechismo Minore di Westminster lo afferma con forza; infatti, la risposta alla prima domanda è che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”. Nell’adorazione pubblica del giorno del Signore i cristiani glorificano Dio e gioiscono in lui in un modo paragonabile solo all’adorazione alla quale tutti i santi si dedicheranno alla fine dei tempi, nei nuovi cieli e nella nuova terra. Durante il giorno del Signore, quando i cristiani si radunano con il resto della congregazione alla presenza di Dio, si riuniscono anche con un numero invisibile di angeli e santi e in questo modo anticipano l’adorazione che caratterizzerà le loro vite nella Gerusalemme celeste (cfr. Apocalisse 4-5).
(Dall’introduzione, Darril G. Hart)

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani
La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani

“Tutti voi possedete un grande tesoro di conoscenza divina, perchè avete la Bibbia nelle vostre mani; quindi non siate soddisfatti di possedere solo una piccola parte di questo tesoro. Dio vi ha parlato molto nelle Scritture; impegnatevi a capire quanto più potete di ciò che Egli ha detto. Dio vi ha creato tutti creature razionali; quindi non lasciate che la nobile facoltà della ragione o comprensione sia trascurata. Non accontentatevi di avere solo quella conoscenza che incontrate sulla vostra strada, e che ricevete, come dire, inevitabilmente dal frequente insegnamento della verità divina nella predicazione della parola, della quale voi siete obbligati ad essere ascoltatori, o che guadagnate accidentalmente nella conversazione; ma fate in modo che sia una vostra occupazione di ricercarla, e con la stessa diligenza e impegno con cui gli uomini sono abituati a scavare nelle miniere di argento e oro.”
– Jonathan Edwards –

La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani (Jonathan Edwards)
La Bibbia, un tesoro nelle nostre mani (Jonathan Edwards)

Sola Scrittura ieri e oggi – Sabato 8 aprile 2017

In occasione del V centenario della Riforma protestante (1517-2017) si terrà una serie di dialoghi sul senso dei “sola” della fede evangelica: cosa vogliono dire Sola Scrittura, Solo Cristo, Sola grazia e sola fede, a Dio solo la gloria per il cristianesimo di 500 anni fa e per quello di oggi? Il primo di questi incontri avrà come tema:

Sola Scrittura ieri e oggi:
quale ruolo della Bibbia
nella chiesa e nel mondo?

Sabato 8 aprile 2017
ore 18.30

presso
Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione

Via S. Eufemia 9 (piazza Venezia) – Roma

 

Intervengono:

Mons. Melchor Sánchez de Toca y Alameda, Pontificio Consiglio della Cultura
Prof. Pietro Bolognesi, Istituto di Formazione Evangelica e Documentazione

Modera

Prof. Leonardo De Chirico, Alleanza Evangelica Italiana

Sola Scrittura ieri e oggi
Sola Scrittura ieri e oggi

Organizzato da Associazione Mos Maiorum, Istituto di Cultura Evangelica e Documentazione, Associazione Missione Tabita, Chiese evangeliche di Roma

Con il patrocinio dell’Alleanza Evangelica Italiana (distretto Centro)

Info: tel. 333 8558174

Nella vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre (Luca 21:19)

Nella vostra perseveranza guadagnerete le anime vostre
(Luca 21:19)

Un brano di Giovanni Calvino di straordinaria attualità

Questa mattina voglio regalare ai lettori del mio blog questo brano tratto da una predicazione di Giovanni Calvino che trovo di una straordinaria attualità. I grassetti che trovate nel testo ovviamente li ho messi io.

Sulla Perseveranza - Giovanni Calvino
Sulla Perseveranza – Giovanni Calvino

Il testo della predicazione di Giovanni Calvino sulla perseveranza

In questo mondo la chiesa non trionfa né risplende di una sontuosità raggiante e fastosa che al solo vederla gli uomini rimangano incantati e si sottomettano ad essa. Al contrario, essa è spesso abbandonata e sfigurata.

Noi saremo rigettati e disprezzati dal mondo; ci insulteranno e saremo così tribolati e tormentati che non ci verrà neanche in mente di cercare qui sulla terra pace e riposo.

L’apostolo Paolo, nella sua lettere ai Galati, paragona la chiesa ad una donna vedova che vive da sola, nella sua casa, senza soccorso o aiuto di sorta. E’ abbandonata, nessuno la considera, come se fosse già morta e sepolta, ma Dio dice che ella sarà ristorata ed avrà figli più di colei che è maritata e gode di credito e onore.

E questa è una dottrina, dico, che dobbiamo ricordarci in questi giorni, vedendo la povera chiesa così calpestata ed i suoi nemici così pieni di orgoglio, anzi di furore, intenti ad innalzarsi e trionfare su di essa, come se noi non fossimo che polvere e fumo. Vedendo queste cose, dobbiamo imparare ad aspettare con pazienza che Dio raduni coloro che ha scelto. E sebbene il mondo ci ci sprezza, sia sufficiente che Dio ci riconosce come figli.

E’ dunque, quando il nome di Dio è bestemmiato, quando si tenta di abolire la dottrina della vita, dovremmo sentire dentro di noi una tale angoscia da non poterlo sopportare, come se stessero perseguitando i nostri corpi perché quando la dottrina di Dio viene corrotta, il cibo si trasforma in veleno, la vita in morte e la luce in tenebre.

Sebbene ora siamo disprezzati e derisi, non cessiamo di perseverare nella santa chiamata del nostro Dio, sapendo che non saremo delusi, essendo fondati sulla dottrina del vangelo, riposandoci in esso fino a quando Dio non rivelerà le cose che ora ci sono occulte e non ci avrà raccolto presso di sé; allora conosceremo che non è stato invano essere istruiti nella sua pura Parola, abbandonando tutte la fantasie degli uomini e cercando la vita in nient’altro se non in quel seme per il quale siamo stati rigenerati, in quella pastura con cui saremo sostenuti e nutriti fino alla fine.

Giovanni Calvino (predicazione del 13 marzo 1558, data non certa)

 

Sermoni puritani

Sermoni puritani

Sermoni puritani… così in un messaggio privato sono stati definiti i messaggi di questo blog. Sapete che c’è, mi piace!

Riporto di seguito una citazione di Charles Haddon Spurgeon (sono l’ultimo dei nani rispetto a lui…) sul tema.

Charles Haddon Spurgeon Sermoni puritani
Charles Haddon Spurgeon Sermoni puritani

Le parole di Spurgeon

La stampa mi ha definito Ultimus Puritanorum, l’ultimo dei Puritani, ovvero l’ultimo di una razza di predicatori quasi estinta, l’eco lontano di un credo abbandonato, l’ultimo sopravvissuto di una stirpe di predicatori ormai obsoleta.

Ah, fratelli miei, non è così. Ci sono e ci saranno sempre coloro che crederanno nella verità e la trasmetteranno a future generazioni…

Il vangelo dimostra la sua realtà trasformando la vita delle persone, e un vangelo che non rialza l’abbattuto, non salva il perduto e non porta luce nei luoghi tenebrosi della terra, sì, un vangelo che non rende santi dei peccatori trasformandone la natura, va gettato via nella spazzatura, perché, come un sale senza più sapore, non è più buono a nulla.

Ma noi preghiamo Dio perché il sapore del nostro sale continui a mantenere la sua potenza penetrativa e conservativa. Preghiamo Dio perché Egli riporti in prima linea l’antico vangelo, le dottrine di Whitfield, Calvino, Paolo, il vangelo di Cristo, rispondendo una volta per sempre, con un intervento soprannaturale dello Spirito Santo, a coloro che in questa epoca di bestemmia si fanno beffe del vangelo del Dio vivente e vorrebbero che noi stessi lo abbandonassimo.

Per il Nome di Colui che non cambia mai, neanche il nostro vangelo cambierà mai!

(C. H. Spurgeon)

La confessione di peccato, nella chiesa cristiana e in Daniele 4

La confessione di peccato nella chiesa cristiana

Il concetto di confessione di peccato è ben illustrato dall’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, scrivendo a dei cristiani, cioè a persone convertite a Cristo che hanno fatto l’esperienza del ravvedimento e della fede, afferma:

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità”

(1 Giovanni 1:8-9)

La confessione di peccato nella chiesa cristiana, fin dall’antichità, è stata quindi da subito una componente essenziale del culto comunitario.

La confessione collettiva e pubblica, seguita dalla proclamazione del perdono di Dio, è stata conservata nelle chiese della Riforma come parte essenziale e preziosa della prima parte del culto comunitario (per saperne di più approfondisci  a questo link).

La confessione di peccato in Daniele 4

Il brano del profeta Daniele proposto per la lettura e la preghiera per il lunedì della seconda settimana del tempo di Passione o di Quaresima è a mio avviso un modello perfetto di confessione di peccato.

Un perfetto atto penitenziale, inserito in una vera e propria liturgia.

daniele 4:9-10 confessione di peccato

Il testo della Parola di Dio


4
 Così feci la mia preghiera e confessione all’Eterno, il mio DIO, dicendo:

«O Signore, Dio grande e tremendo, che conservi il tuo patto e la tua misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 5 abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati, allontanandoci dai tuoi comandamenti e dai tuoi decreti.

6 Non abbiamo ascoltato i profeti, tuoi servi, che hanno parlato nel tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.

7 O Signore, a te appartiene la giustizia, ma a noi la confusione della faccia, come avviene oggi stesso agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, a quelli vicini e a quelli lontani, in tutti i paesi in cui li hai dispersi, a motivo delle infedeltà che hanno commesso contro di te.

8 O Signore, a noi la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri capi e ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te.

9 Al Signore nostro DIO appartengono la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10 e non abbiamo ascoltato la voce dell’Eterno, il nostro DIO, per camminare nelle sue leggi, che ci aveva posto davanti per mezzo dei suoi servi, i profeti.

(Daniele 4)