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Ma tu sei valdese? Si, iuxta modum.

Sempre per la serie “A domanda rispondo”, in breve; stavolta il lettore del blog si meraviglia della difformità su alcune tematiche di quanto scrivo io su questo blog e quanto scrive la Tavola Valdese sul settimanale Riforma o scrivono parecchi pastori valdesi e metodisti in rete.

La risposta è si, io sono un cristiano (prima di tutto) biblico, riformato, che fa riferimento per la sua professione di fede, dopo il Simbolo degli Apostoli ed il Simbolo Niceno, ai contenuti della Confessione di fede valdese.

Il problema è che la Chiesa Valdese “ufficiale”, quella governata dalla Tavola, quella del Sinodo di Torre Pellice, a quella confessione (di assoluta fede biblica e di stampo evangelico calvinista) non fa più riferimento.

Quindi come conseguenza io non faccio più riferimento alla Tavola Valdese, ho chiesto ed ottenuto di essere eliminato dall’elenco ufficiale dei predicatori locali che a questa fanno capo.

Posso essere definito Valdese? Si, ma faccio parte con tanti fratelli e sorelle del movimento dei “Sentieri Antichi Valdesi” che si propone di rimanere pienamente fedele a quella confessione di fede.

L’espressione “sentieri antichi” viene da un brano del profeta Geremia, al capitolo 6:

16 Così dice il SIGNORE:”Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi,dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre!”

Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!”17 Io ho messo delle sentinelle per voi: “State attenti al suono della tromba!” Ma quelli rispondono: “Non staremo attenti”.

Il pastore Paolo Castellina commenta così questi versetti, faccio mio il suo commento.

Così, di fronte alle abominazioni che commettono e di fronte alle quali sono ciechi, come pure all’imminente annunciato castigo che ostinatamente negano potrebbe avvenire perché per loro “non c’è problema”, il Signore dice loro di “fermarsi” sulle vie larghe che stanno percorrendo (potremmo dire popolari e moderne “strade asfaltate”).

Essi dovrebbero però meglio chiedere dei “sentieri antichi” (o “sentieri del passato”), chiedere dove sia “la buona strada” e tornare ad incamminarsi per essa.

Che senso ha, potremmo però chiederci, abbandonare la via del progresso per tornare alla “scomodità” e “rozzezza” del passato, un “oscuro ed inquietante medioevo” (come dicono alcuni) da celebrare di tanto in tanto o meglio dimenticare? Tornare a quello che alcuni definiscono la situazione idealizzata di un passato “che non è mai veramente esistito”?

Il “progresso” però, quello sì che è un mito. Spesso, infatti, siamo di fronte non ad una evoluzione, ma ad un’involuzione, una degenerazione morale e spirituale di cui non ci su avvede perché ci siamo abituati al presente – sul quale ci concentriamo – e non vediamo le cose “in prospettiva”. È sulla freschezza ed entusiasmo delle vie antiche che troveremo la nostra pace, è tornando al nostro “primo amore” che troveremo quello che oggi ci manca.

L’antico popolo di Dio era ad un bivio e così il profeta li esorta a prendere la via più affidabile, quella tracciata nel passato e che conduce alla vera benedizione.

E’ l’appello che pure risuona nel Deuteronomio: “Ricòrdati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre ed egli te lo farà conoscere, i tuoi vecchi ed essi te lo diranno” (Deuteronomio 32:7).

Essi, però, ostinatamente si rifiutano di incamminarsi per questa via.

Le sentinelle (i veri profeti) suonano l’allarme, ma essi non vi prestano attenzione. È così anche oggi.

Le confessioni di fede di uomini e donne che avevano suggellato con il loro stesso sangue la loro fedeltà alla Bibbia, spesso oggi vengono onorate solo formalmente, relativizzate e disattese per far eco soltanto alle mode culturali ed intellettuali del tempo presente.

Allora la risposta alla domanda: “Ma tu sei valdese?” è “si, ma iuxta modum“. Espressione latina che significa si, ma nel giusto modo di intendere l’essere valdese.

Che significa essere un cristiano (primo) biblico, ossia fedele al principio della Sola Scrittura come fonte della Rivelazione (secondo) come viene espresso dagli antichi simboli della chiesa cosiddetta indivisa (terzo) ed ulteriormente definito dalla confessione di fede di stampo calvinista della chiesa cristiana evangelica valdese (quarto).

alberopaschetto

L’umanesimo o Cristo?

Un articolo scritto dal fratello pastore Paolo Castellina, di cui condivido anche le pause e le virgole. Stavo pensando di scriverne uno io e, credetemi sulla parola, tono e concetti erano identici. Nel Giorno della Riforma è perfetto da condividere.

bibbiaaperta

Posso comprendere la reazione dei tradizionalisti cattolici scandalizzati che questo Papa voglia riabilitare “Lutero”! Perché? Perché non si rendono forse ben conto di una cosa, che ora cerco di spiegare.

L’umanismo religioso, in nome della pace, dell’amore e della tolleranza, promuove l’ecumenismo non solo fra le diverse confessioni cristiane, ma anche fra tutte le religioni. Esso le considera, infatti, come espressioni diverse della religiosità umana che dovrebbero, secondo l’ideologia che lo caratterizza, convergere per un comune progetto umanista, riconoscendosi fondamentalmente affratellate.

Sostengono questo umanismo religioso le ali “liberal” delle chiese cristiane che sono riuscite a far salire i loro esponenti ai vertici delle “chiese storiche” e che vorrebbero, inevitabilmente, condizionarle in quel senso. È tipico come questi “liberal” considerino sé stessi come “progressisti” e le loro posizioni “evolute” rispetto alle “vecchie ortodossie” che essi relativizzano.

Sicuramente Jorge Bergoglio è un umanista religioso, se non per convinzione almeno per convenienza, perché ha scoperto come questo umanismo sia in qualche modo compatibile ed anche utile all’ambizione universalista del Cattolicesimo e del Papato stesso (quando si interpreta il titolo e il ruolo di “pontefice” come quello di “costruttore di ponti”). Deve però pagarne anche lui il prezzo, vale a dire la relativizzazione della dottrina cattolico-romana, causando, così, l’ira, l’incomprensione e la confusione dei tradizionalisti cattolici ancorati alla propria identità storica che (non abbracciando l’umanesimo religioso) si sentono traditi da questi stessi loro leader.

In questo senso Jorge Bergoglio può essere definito come un “post-cattolico”, così come i liberal delle chiese protestanti ed orientali sono “post-protestanti” (“post-valdesi”, “post-luterani”, “post-calvinisti”), per non parlare di chi chiama quest’epoca come “post-cristiana”. Non sorprende quindi che tutti questi “post”, condividendo lo stesso umanismo religioso, si sentano affratellati e si ricevano fra di loro con tanto di baci ed abbracci… indipendentemente dalle loro tradizioni.

Interessante, infine, notare come questo umanesimo religioso universalista sia l’ideologia tipica pure della Massoneria, così come è sicuramente inquietante la connivenza (se non l’identificazione) di molti di questi leader religiosi con quest’ultima organizzazione (Bergoglio stesso ed espressamente, ad esempio, gli attuali vertici della Chiesa valdese che notoriamente celebrano la collaborazione di lunga data con la Massoneria, magari in nome del “laicismo” anti-cattolico! …ma queste sono “vecchie” categorie!).

Ecco così che non sorprende come si sentano scandalizzati i cattolici tradizionalisti dagli abbracci del Papa agli “eretici” luterani ed all’onore che egli rende alla figura (dico “figura” e non “sostanza”) di Martin Lutero. Lo stesso, però, vale, dalla nostra parte, della forte critica che noi rivolgiamo come “vecchi” luterani e “vecchi” calvinisti a quei leader che, di fatto, noi consideriamo “pseudo-luterani”, così come consideriamo “pseudo-valdesi” e “pseudo-riformati” i liberal ai vertici dell’attuale Chiesa valdese, esperti ed ingannevoli manipolatori di simboli religiosi e “revisori” della storia stessa.

È per questo che noi evangelici conservatori comprendiamo (anche se non concordiamo sulla sostanza) con i cattolici conservatori, e questo per un solo motivo: né noi né loro condividiamo l’ideologia dell’umanesimo religioso (e non siamo Massoni!). Gli esponenti di quest’ultimo di fatto non verranno a “baciarci ed abbracciarci”, perché sanno che non siamo “dei loro”. Potranno magari per un po’ cercare di sedurci con i loro sorrisi, ma dopo un po’ “per la nostra ostinazione” si allontaneranno condannandoci “offesi” magari come “inguaribili fondamentalisti”, “retrogradi” o chissà che altro.

Chi legge, però, è chiamato a scegliere chi vuole servire: o l’umanesimo religioso, oppure… Quanto a noi evangelici conservatori, diciamo così, continueremo a servire il Cristo annunciato e spiegato dal Nuovo Testamento, sperando e pregando che vi sia chi sappia distinguerlo da tutto “l’ambaradan” religioso del nostro tempo.

Le chiese domestiche – Circolare Sentieri Antichi Valdesi 10/2016

Circolare S. A. V. dell’ottobre 2016

Dedichiamo questo numero della nostra circolare alle chiese domestiche, che davvero in tutto il mondo si stanno dimostrando il presente ed il futuro della Chiesa (ma quella era la forma della chiesa durante i primi secoli del Cristianesimo e la tipica forma delle chiese dell’antico movimento valdese). Le grandi assemblee hanno sicuramente la loro funzione, ma la comunità cristiana domestica è il prezioso nucleo di base dove i singoli credenti (insieme a tutte le persone in ricerca) possono essere interpellati personalmente e curati. I contributi di questo numero provengono da fratelli in fede intervenuti su FaceBook in risposta ad una nostra sollecitazione in questo senso e li ringraziamo. Le chiese domestiche è la strada che vogliamo percorrere soprattutto per chi fra di noi è isolato e non trova una comunità cristiana adeguata nelle sue vicinanze.

Leggete o scaricate questo numero qui

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Mia madre e i miei fratelli (Luca 8,19-21)

19 Sua madre e i suoi fratelli vennero a trovarlo; ma non potevano avvicinarlo a motivo della folla. 20 Gli fu riferito: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori, e vogliono vederti». 21 Ma egli rispose loro: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

(Luca 8)

bibbiaaperta

Chi sono mia madre (la chiesa) e chi sono i miei fratelli (i discepoli)?

Egli rispose loro: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Perciò, scrivevo ieri commentando quanto scritto da un conoscente valdese, non mi preoccupo più di tanto della sopravvivenza della chiesa valdese (o di altre chiese e/o confessioni) in particolare. Perchè se viene a mancare la fede biblica, se viene a mancare la fede nel principio della Sola Scriptura, se viene a mancare il rapporto vivo, vitale, quotidiano con la Parola di Dio, viene a mancare quello con Cristo.

E chi si stacca da Cristo è come un virgulto che si stacca dalla vite, inevitabilmente prima lentamente avvizzisce e poi muore.

La scelta è se lasciarsi cambiare, convertire, se necessario stravolgere dalle richieste della Parola di Dio o se, al contrario, illudersi di poter fare, noi, il contrario, ovvero credere di poter mutare a nostro piacimento la Parola ed i comandi immutabili di Dio.

Se la scelta è la prima siamo riconoscibili come madre (la comunità, la confessione, la chiesa) e come fratelli, figli nel Figlio (i singoli credenti) di Gesù.

Se la scelta è la seconda, beh, personalmente non mi interessa di viverla. Non ho alcun interesse a far parte o a vivere in una comunità che pensa di poter trattare la Parola di Dio come i poteri di questo mondo trattano tutto il resto, girando parole, discorsi e fatti secondo il loro interesse del momento.

Prego per la conversione di questa chiesa, prego e mi impegno per una sua rinnovata fedeltà alla Parola di Dio, ma, come i profeti, indurisco la faccia, cerco di rafforzare il mio piede e le mie mani, e proseguo per il sentiero antico su cui il Signore mi ha detto di camminare, la via stretta che conduce alla vita. E che il Signore mi aiuti.

Amen.

Esame della confessione di fede del #sinodovaldese 2016

Grazie ad un fratello cattolico che l’ha riportato su un forum, posto di seguito il testo della professione di fede inserita dal pastore Gianni Genre nel culto di apertura del Sinodo Valdese 2016, preceduta e seguita dai suoi commenti.

Faccio solo notare, per quanto mi riguarda, che:

  • La Trinità’ in quanto dogma, sparisce, non ce n’è traccia (del resto ci sono già pastori che la considerano un mito…)
  • Gesù si fa essere umano e la Sua parola vede Parola in minuscolo. Magari è un errore di stampa, ma sa tanto di lapsus freudiano…
  • Gesù viene crocifisso per essersi detto Figlio di Dio, almeno se vogliamo dar fede ai Vangeli, non per la predicazione del Regno, come dice questa confessione di fede.
  • Dio che sarà tutto in tutto sa tanto di panteismo
  • Lo Spirito è Dio? E’ un sentimento, o cos’è? Che ci fa compagne e compagni poi… Almeno non hanno messo l’asterisco e scritto compagn*. Il tono comunque fa tanto teologia della liberazione fine anni Settanta, ma è lì che tanti secondo me sono rimasti.

Insomma, la scelta di questa confessione di fede la dice lunga sulla crisi che vive la Chiesa, sempre più lontana dalla fede biblica e dalla Confessione di fede calvinista cui, a parole (qui giustamente in minuscolo) c0ntinua a dire (sempre meno) di fare riferimento.

Per valutare autonomamente la “confessione di fede” adottata quest’anno nel loro culto, e farsi un’idea della sua pochezza la riporto, essendo solo in formato immagine nel sito di Valdesi.eu

Confessione di fede: “Un credo post-apostolico”
(di Kurt Marti, pastore e poeta svizzero)

Credo in Dio che è amore
il creatore del cielo e della terra

Credo in Gesù
la Sua parola divenuta essere umano
il messia dei tormentati e degli oppressi,
che ha annunciato il Regno di Dio ed è stato crocifisso per questo
abbandonato come noi all’annientamento della morte
ma il terzo giorno risorto per agire ancora per la nostra liberazione
finché Dio sarà tutto in tutto

Credo nello Spirito santo
che ci rende compagni e compagne del Risorto
fratelli e sorelle di coloro che per la giustizia combattono e soffrono

Credo nella comunione della chiesa universale
al perdono dei peccati,
alla pace sulla terra per la quale ha senso lavorare
e a un compimento della vita oltre la nostra vita. Amen

Oltre all’imbarazzo teologico, confermo che le minuscole presenti nel testo erano tutte minuscole nel foglio consegnato ai presenti (l’immagine di Valdesi.eu è una foto del foglio distribuito, non una sua trascrizione).

Per chi volesse chiarimenti circa il minuscolo e maiuscolo ecco cosa scrive di seguito:

“Credo in Gesù
la Sua parola divenuta essere umano”
usando il minuscolo (e avevano appena fatto lo sforzo di usare la maiuscola per “Sua” che in italiano non è più neppure richiesto manco nel burocratese ), quel “parola” sembra l’ennesimo “banale” miracolo di Dio: “Il Signore ha parlato ed ha creato un uomo”, come il fiat lux per intenderci

“che ha annunciato il Regno di Dio ed è stato crocifisso per questo”
è formalmente corretto dire che questo è stato il suo capo di imputazione?

“finché Dio sarà tutto in tutto”

Non so se è un errore di traduzione, ma senza quel “tutti” e con quel “tutto” è davvero panteismo!

Kurt Marti, autore della confessione di fede sopra riportata
Kurt Marti, autore della confessione di fede sopra riportata

Culto #SentieriAntichiValdesi – Essere nella stessa squadra dei campioni della fede

(ripubblico dal sito Valdesi.Eu)

1560

Si è tenuto il culto di agosto di Sentieri Antichi Valdesi presso l ex scuola rurale valdese Emilio Talmon di Vilar Pellice. Ha presieduto il culto il pastore Paolo Castellina, predicando su due passi molto toccanti:

Geremia 2: “Così dice l’Eterno: «Che cosa hanno trovato di ingiusto in me i vostri padri, per allontanarsi da me, andare dietro alla vanità e diventare essi stessi vanità? … I sacerdoti non hanno detto: “Dov’è l’Eterno?”, quelli che si occupano della legge non mi hanno conosciuto, i pastori si sono ribellati contro di me, i profeti hanno profetizzato per Baal e hanno seguito cose che non giovano a nulla… Ha mai una nazione cambiato i suoi dèi, anche se non sono dèi? Ma il mio popolo ha cambiato la sua gloria per ciò che non giova a nulla. Stupitevi, o cieli, di questo; inorridite e siate grandemente desolati», dice l’Eterno. «Poiché il mio popolo ha commesso due mali: ha abbandonato me, la sorgente di acqua viva.”

Ebrei 13: “Continuate nell’amore fraterno. Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli. Ricordatevi dei carcerati come se foste loro compagni e di quelli che sono maltrattati, sapendo che anche voi siete nel corpo. Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti e il letto coniugale sia incontaminato, poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri. Nel vostro comportamento non siate amanti del denaro e accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: «Io non ti lascerò e non ti abbandonerò». Così possiamo dire con fiducia: «Il Signore è il mio aiuto, e io non temerò. Che cosa mi potrà fare l’uomo?». Ricordatevi dei vostri conduttori, che vi hanno annunziato la parola di Dio e, considerando il risultato della loro condotta, imitate la loro fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. Non lasciatevi trasportare qua e là da varie e strane dottrine, perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia e non da cibi, da cui non ebbero alcun giovamento quelli che ne fecero uso.”

Il pastore non l’ha mai detto, ma certo questi passi sono suonati assai attuali ai presenti.

Prendendo lo spunto dai recenti Giochi Olimpici la predicazione ha prospettato il paragone della vita cristiana all’impegno sportivo. Occorre innanzitutto non limitarsi ad essere spettatori, ma prendere parte alle gare e prepararsi con serietà e costanza ad esse. Noi siamo insufficienti al compito, ma Dio ci dà gli strumenti necessari e ci sostiene nel cimento. E noi siamo chiamati all’onore di vestire la stessa maglia, di entrare nella stessa squadra dei grandi della fede, dei maggiori campioni del cristianesimo. Noi non ne siamo all’altezza, ma è Cristo che ci chiama in quella squadra.

Queste parole, nella Val Pellice, non possono che richiamare alla memoria i secoli di straordinario esempio di fede degli antichi valdesi, che non sono venuti meno alla loro fede di fronte alle persecuzioni, i rapimenti di bambini, le vessazioni, le discriminazioni.

Un bilancio del #sinodovaldese 2016

Il sito ufficiale della Chiesa Valdese ha pubblicato da poco una intervista al moderatore rieletto della Tavola, pastore Bernardini, che fa il punto sul Sinodo 2016 appena concluso.

Vi invito ad ascoltare ed a giudicare voi. Io l’ho trovata assai deludente e preoccupante.
Ad un certo punto il moderatore parla della chiesa valdese come una chiesa che bada all’essenziale e dice che i valdesi sono “Predicatori dell’unica Parola che salva e trasforma le persone e il mondo… senza guardare alla fede (?!), al genere sessuale (?) alla cultura, alla religione…” (vedi i minuti 3.40 – 4.33).

Se non si guarda alla fede, al genere sessuale, alla cultura, alla religione, a cosa si guarda, mi chiedo? Chi si guarda, mi chiedo più ancora,giacchè se prendi una creatura umana e lo depuri dal genere sessuale, dalla cultura, dalla religiosità, dalla professione di fede, che razza di uomo guardi? E che Parola annunci?

La Parola di Dio è una parola concreta, incarnata, che guarda alla creatura umana con tutto il suo ‘carico’ personale, che ama l’uomo a partire dal suo essere maschio o femmina, dall’avere una determinata nazionalità, cultura, identità religiosa…

Il problema di fondo è sempre lo stesso. Se ti consideri annunciatore di una Parola depurata da tutto ciò che fa problema all’uomo moderno mettere in discussione, perchè l’uomo moderno vuole la libertà assoluta di autodeterminarsi, in tutto, genere sessuale compreso, il tuo annuncio te lo fai dettare dal mondo e non dalla Parola di Dio. E’ l’uomo che ti dice: io vorrei questo e tu adatti la Parola al bisogno umano.

L’equivoco è di fondo. Noi annunciamo la Parola per servire Dio, per dare gloria a Dio, e facendo questo annunciamo all’uomo la via per la quale egli trova la salvezza. Non viceversa. Non annunciamo la Parola per servire l’uomo, perchè sarebbe asservire la Parola alla creatura umana ed al suo peccato.

La Parola genera la diaconia e non viceversa! O potremmo fare a meno della Parola, ed anche di Dio. La bestemmia contro lo Spirito, l’unico peccato che non può essere perdonato. Il credere che l’uomo in sè sia buono e non peccatore e bisognoso di conversione.

La maratona della vita cristiana (Ebrei 12,1-3)

Sintesi: La fede cristiana autentica è ben lungi dall’essere “una credenza” privata, “mentale”, ma uno stile di vita, anzi, una gara che si corre in vista di un premio. Non però come una gara dove c’è chi arriva primo e si prende il premio, ma una sorta di maratona in cui tanti si iscrivono e “vincono tutti” quelli che arrivano al traguardo. Implica comunque impegno: non serve a nulla rimanerne spettatori. L’incoraggiamento a parttecipare ed a perseverarvi fino alla fine lo troviamo nel testo biblico di questa domenica, in Ebrei 12:1-3.

1 Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, 2 fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.

3 Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo.

(Ebrei 12)

chanforan

La parabola della gara

Oggi il testo della Parola di Dio che viene sottoposto alla nostra attenzione ci accompagna, per così dire, ad assistere ad una “gara sportiva”, ad una maratona, a un qualcosa di simile ad una corsa campestre.

E’ un percorso lungo e difficile, pieno di ostacoli. Dalla nostra prospettiva più alta di spettatori possiamo vedere laggiù il traguardo dove una corona d’alloro attende il vincitore. Diciamo meglio: tutti coloro che arrivano ricevono un premio, un attestato di partecipazione, il che è già un onore. I primi ricevono una speciale menzione, ma in questa gara tutti coloro che arrivano al traguardo sono vincitori.

Ecco, dall’altra parte gli atleti al nastro di partenza. Si tolgono il mantello e al via dello starter partono con passo sicuro e regolare. Si sono allenati bene, i loro muscoli sono agili, forti e scattanti. Non c’è nulla che li possa distrarre, sono ben concentrati e determinati a giungere al traguardo. Li seguiamo con il nostro sguardo mentre affrontano le difficili prove del percorso, alcuni cadono, poi si rialzano e procedono imperterriti. É visibile dopo un po’ il loro sudore e la loro fatica. Arrivano così al traguardo e partecipiamo alla gioia del vincitore che riceve la sua corona. È esausto ma felice e ora sollevato di riceverla, quella corona. Il suo impegno è stato premiato.

Altri erano pure partiti, pieni di buone intenzioni, ma dopo le prime difficoltà avevano rinunciato alla corsa ed erano tornati indietro. Altri ancora avevano solo promesso di parteciparvi, si erano iscritti alla gara, avevano avuto il loro numero, ma per qualche motivo nemmeno sono partiti… Un gruppo di atleti fedeli ed impegnati però ce l’ha fatta!

Ecco che però succede l’inaspettato. Il direttore della gara si muove e si avvicina proprio dove siamo noi, noi spettatori. Viene avanti e rivolge la sua parola proprio a te. Sei piuttosto sorpreso, soprattutto ad udire le sue parole. Si, ti sta invitando a scendere in campo, si proprio te, a far parte di quelle valorose squadre ed a correre la gara insieme a quei famosi e valenti atleti. Ti chiedi perché abbia invitato proprio te. Non te ne credi certamente all’altezza, ma lui insiste, rassicurandoti che ti darà tutti gli strumenti tecnici necessari per partecipare anche tu alla gara con onore. L’onore però è ancora un altro: l’onore di portare la maglia di quelle valenti squadre! Vi sono gli allenamenti, ricevi le necessarie istruzioni e arriva il momento di partire. Sarai fra quelli che partono davvero e perseverano fino alla fine della gara per ricevere la corona che spetta a coloro che giungono al traguardo? Non ti lascerai spaventare dalle difficoltà oppure preferirai tornare fra i semplici spettatori?

Questa che vi ho raccontato è una parabola che illustra la vita cristiana assomigliandola ad una gara sportiva. Ogni illustrazione ha i suoi limiti, ma credo che ci possa servire oggi per chiarire i termini di quanto ci comunica il Signore Iddio nel testo biblico di Ebrei 12:1-6.

Chiamati dalla Sua grazia

Ci sono quindi due tipi di “sportivi” quelli che lo sport …lo guardano, e quelli che allo sport …partecipano. Oserei dire che i veri sportivi sono quelli che “fanno” lo sport. Oggi infatti sono fin troppi quelli che fanno i semplici spettatori della fede e delle attività dei cristiani attivi e professanti. Magari “finanziano” le chiese. È già qualcosa, ma rimangono pur sempre spettatori, fuori dalla gara: valutano le attività degli altri e magari le criticano, battendo le mani oppure fischiando, a seconda del gradimento…

In ogni caso ci sono occasioni importanti – come quella di oggi – in cui Iddio, attraverso l’annuncio dell’Evangelo, chiama anche noi, anche te, a far parte della Sua “squadra di atleti”, di un popolo speciale, il Suo popolo eletto, la Sua chiesa. Egli chiama anche noi a “scendere in campo”.

Si tratta indubbiamente di una stupefacente espressione dell’amore e della grazia di Dio verso creature come noi siamo, la cui vita – per usare la nostra immagine – è pigra, sedentaria, squilibrata, malsana, indifferente e spesso anche molto critica verso squadre ed allenatori… in una parola, per noi peccatori, quella di sentirci rivolgere la parola della verità, l’appello ad affidarci ad essa, scoprire la disponibilità di Dio nei nostri riguardi che ci vuole riscattare e perdonare attraverso l’opera efficace di un valente “allenatore”, il Salvatore Gesù Cristo. Come non gridare di gioia e di riconoscenza per “l’onore” che Iddio ci vuol fare chiamandoci ad essere anche noi partecipi della Sua vittoria!

Il testo biblico

Consideriamo però ora più da vicino il testo biblico che Dio ci vuole rivolgere quest’oggi. L’apostolo scrive a cristiani d’origine ebraica:

“Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.
Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo”

(Ebrei 12:1-3).

Motivi incoraggianti

Dobbiamo dire innanzitutto che l’Apostolo qui si rivolge ad “atleti” della vita cristiana che, scesi in campo e partiti, sperimentano la durezza della gara e sono tentati a scoraggiarsi e forse anche a rinunziarvi. La cosa è comprensibile, ma qui l’apostolo, vero e proprio “allenatore”, incoraggia questi “atleti” mettendo davanti a loro i motivi per cui a questa “gara” ne valga comunque la pena di parteciparvi.

I cristiani di quella generazione, ma quanti ancora oggi, vedono la loro fede ed il loro impegno messo a dura prova da difficoltà di ogni genere. Queste parole ispirate da Dio vengono però rivolte anche a noi per nostro incoraggiamento ed istruzione. La confessione della nostra fede non si esprime forse oggi nel contesto di difficoltà e persecuzioni dirette, nondimeno, portare avanti con coerenza la nostra professione di fede nemmeno oggi è facile, è anticonformista e può causare opposizione e incomprensione. Per questo, pur non nascondendo ai nostri figli la difficoltà della coerenza cristiana, li incoraggiamo a proseguire con coraggio e preghiamo per loro.

Credo che sia importante pure notare come lo scrittore non si limiti qui a dare “consigli” ed esortazioni come colui che si limiti a “stare in panchina”. E’ egli stesso un “atleta” d’esperienza e sa bene identificarsi con i suoi lettori scoraggiati. Al capitolo 10 aveva già detto:

“Ora noi non siamo fra quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma quelli che hanno fede per ottenere la vita” (10:39).

I precursori

La prima frase del testo che colpisce la nostra attenzione è: “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni…” (1a). E’ il primo motivo di incoraggiamento degli atleti in pista: “Non siete soli e non siete stati i primi a correre – e con successo – questa gara”.

C’è una così grande schiera (una nuvola, un nugolo) di testimoni (martiri della fede) che ci circonda, noi che corriamo la gara della fede cristiana. Quanti ci hanno preceduto nella fede e tuttora nel mondo brillano come luminosi esempi di fede e di impegno nonostante le difficoltà che devono affrontare e proprio per portare avanti la fede che oggi noi dichiariamo di professare. Essi sono dei testimoni in quanto la loro vita, opere, sofferenze e morte, attestano la loro fede, e testimoniano a noi attraverso le pagine della Scrittura e della storia il loro impegno è stato abbondantemente retribuito.

Pensate: noi che siamo chiamati a far parte o che facciamo parte della squadra dei cristiani, “portiamo i colori” di un popolo che enumera gli “eroi” della fede di cui sono piene le pagine dei nostri calendari (e non solo), uomini, donne, ragazzi e bambini che attraverso questi venti secoli di storia cristiana, ma anche di più se contiamo pure l’antico popolo di Israele in cui siamo stati innestati, che spesso hanno sofferto e pagato con la loro vita pur di portare avanti la fiaccola della fede… Fare dei nomi, a questo punto, significherebbe fare dei torti a qualcuno. E’ la “comunione dei santi”, migliaia e migliaia nostri predecessori nella fede che si sono distinti per fede, forza e virtù. E’ come se essi ci stessero ora a guardare incoraggiandoci a proseguire con fiducia la nostra corsa nonostante tutto. Dobbiamo anche dire che essi testimonieranno pro o contro di noi a seconda se siamo stati all’altezza della loro e nostra comune vocazione.

Essi sono come nuvole cariche di pioggia ristoratrice per le dottrine vivificanti che ci hanno portato; per i loro esempi rinfrescanti nell’ardore della persecuzione; per la loro guida ed indicazioni che ci danno nelle vie di Dio; per il loro grande numero, come una spessa nuvola che ci circonda da ogni parte, sono di indubbia istruzione. Dovremmo prendere l’abitudine di nutrirci leggendo le biografie dei cristiani valorosi del passato e del presente. Il loro esempio decisamente mi incoraggia tanto che non mi lascerò intimidire da nulla.
Impedimenti in noi stessi

Il secondo incoraggiamento ci viene dall’espressione: “deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge” (1b).

Ci possono essere tanti fattori esterni che ci sono di ostacolo nella corsa della vita cristiana. Tanti impedimenti ed ostacoli che noi avvertiamo, però, sono in noi stessi: la nostra pigrizia, indolenza, vizi, difetti, il nostro atteggiamento psicologico nei confronti della vita cristiana, il nostro peccato…

Il nostro testo dice: Deponiamo (cioè gettiamo via, eliminiamo) ogni peso (impedimento), tutto ciò che ci “appesantisce” e ci “frena”. Come l’atleta disciplina sé stesso nel corpo, nella mente e nello spirito per correre la gara nel modo migliore e più efficace possibile, come l’atleta si sbarazza di tutto ciò che impedirebbe il suo procedere, così pure nella “corsa” cristiana ogni zavorra deve essere scaricata. Gli antichi atleti correvano nudi, e anche oggi l’abbigliamento deve essere adatto alla gara. Non si corre con cappotto e stivali…

La figura compara il peccato ad una veste lunga che impedisce il libero movimento del corridore. L’apostolo ci dice: deponiamo il peccato, che così facilmente ci avvolge (che ci tiene stretto e che ci fa inciampare, ci aggroviglia). Il riferimento è al peccato in quanto tale che ci assedia da ogni lato. Abbiamo difficoltà nella vita cristiana? Quante di queste difficoltà dipendono solo da noi? Chiediamo a Dio di aiutarci a prenderne coscienza ed a sbarazzarcene perché altrimenti non faremo molta strada…
Perseveranza

Un terzo incoraggiamento ha a che fare con la necessità di essere perseveranti e diligenti: “e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta” (1c).

L’atleta deve allenarsi regolarmente e con impegno, e poi procedere con determinazione senza lasciarsi distrarre da niente e da nessuno. La costanza e la determinazione oggi è una virtù molto rara.

Qualcuno ha detto: “Costanza: di questa parola si è fatto un nome proprio, forse perché non è comune”. S. Agostino disse: “Non è gran cosa l’incominciare; la perfezione sta nel condurre a termine”. Corriamo la vita cristiana, dice il nostro testo, sforziamoci di progredire con perseveranza, paziente sopportazione, con determinazione la gara che ci è proposta, e la parola originale che il testo usa ha a che fare con il nostro “agonismo”.

La gara cristiana non è uno sprint di breve durata ma una gara che dura a lungo, una maratona.

Non vi saranno premi per coloro che non perseverano fino alla fine della corsa.

L’apostolo Paolo diceva:

“Ma non faccio nessun conto della mia vita, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affidatomi dal Signore Gesù Cristo” (At. 20:24).

Al termine della sua vita lo stesso apostolo scriveva:

“Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me…” (2 Ti. 4:7,8).

Siamo chiamati ad essere perseveranti: quanti fra coloro che si erano disposti alla corsa non sono mai partiti veramente oppure dopo un po’ vi hanno rinunciato tornando indietro? Essi non riceveranno il premio finale.
Lo sguardo fisso su Gesù

Il motivo più importante di incoraggiamento che questo testo ci rivolge, però, è il quarto:

“fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo” (3, 4).

Ecco il segreto del maratoneta, dell’alpinista e di chiunque altro intende raggiungere il suo obiettivo: un’attenzione indivisa verso la meta, un’attenzione indivisa – nel nostro caso – verso Colui che ci precede, ci dà forza, ci incoraggia: il Signore Gesù Cristo.

Fissate lo sguardo, tenete fissi gli occhi, su Gesù, Colui che crea la fede, il pioniere, il fondatore, l’originatore, e la rende perfetta (il perfezionatore). Leonardo da Vinci disse: “Non si volta chi a stella è fisso”.

E’ davvero il segreto della perseveranza cristiana. Avremo forza solo quando il nostro sguardo è fissato sul grande oggetto della nostra fede. La vittoria appartiene solo a chi guarda a Gesù perché Egli è

(1) il fondatore della fede, Colui che ha ispirato questa gara e la rende possibile. Egli solo ha illuminato il sentiero della salvezza come un sentiero possibile. Egli è:

(2) esempio di fede, Lui solo ha portato la fede a perfezione, ci ha aperto la strada e l’ha percorsa per intero. Nei giorni della sua carne, Cristo ha calcato senza deviarne mai il sentiero della fede. Noi siamo chiamati ed abbiamo la possibilità di essere come Lui. Per la gioia che gli era posta dinanzi [lo stesso verbo usato prima per la gara che noi dobbiamo correre], Egli sopportò la croce e stette fermo nei suoi propositi. Egli è il:

(3) il compitore che questa gara l’ha portata nella Sua propria persona a perfetto compimento. Aveva ogni tipo di beatitudine, ma soffrì volontariamente la vergogna della croce non tenendo in alcun conto l’infamia, la vergogna, la disgrazia di una simile morte. E non si trattò di una gioia egoistica, era la gioia raggiunta attraverso quella redenzione che avrebbe realizzato la salvezza di tutto il suo popolo. Di lui Isaia dice: “Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità” (Is. 53:11).

(4) Il vincitore. Si, Gesù è il vincitore, non nel senso che sia stato l’unico – a scapito di altri – a vincere. In questa gara tutti coloro che arrivano al traguardo, ne conseguono il premio. Egli, per così dire, è il giudice stesso della gara che personalmente ne percorre il percorso, alle stesse condizioni degli altri, e ne riporta la vittoria. “E si è seduto alla destra del trono di Dio”. Il fatto della sua sofferenza è completamente passato, ma i risultati d’essa rimangono per sempre.

La fede riconosce che ‘questo Gesù’ è stato fatto da Dio “e Signore e Cristo” (At. 2:36). Colui che un giorno soffrì sulla terra ora governa in cielo (Mt. 28:18). I destinatari di questa lettera devono credere a questo, nonostante che le attuali circostanze sembrino contraddirlo, e così dobbiamo noi!
Epilogo

A coloro che corrono la gara della vita cristiana, lo scrittore così dice: “Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo”. Considerate, riflettete, comparate, perciò Colui che ha sopportato una simile ostilità, odio, opposizione, contro la Sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo, affinché il vostro animo non venga meno.

La Sua morte di croce non è stata una sconfitta. Attraverso la morte di croce ha conseguito la vittoria sul peccato e sulla morte ed è entrato nella gloria della risurrezione. La ragione di fissare su di Lui il nostro sguardo è considerare quello che Lui aveva dovuto sopportare era molto di più di che cosa dobbiamo sopportare noi. L’innocente sulle cui spalle grava il peccato del suo popolo e gli strali implacabili dei suoi avversari. L’apostolo Pietro scrisse:

“Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato… per voi; per mezzo di Lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio” (1 Pietro 1:20,21).

Molti sono spettatori della gara della vita cristiana, ed è chiaro che rimanendo tali rimarranno privi della ricompensa dei vincitori, così come chi aveva promesso di iniziare questa gara e non è mai veramente partito, e come coloro che, spaventati dalle difficoltà, hanno rinunciato a correre e sono tornati indietro.

Chi vorrà veramente “scendere in campo” e perseverare fino alla fine?

Abbiamo motivi di grande incoraggiamento non solo fra quelli fin qui esposti, ma anche per la promessa del Signore. L’apostolo Paolo dice infatti:

“Io ringrazio il mio Dio… per voi, e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:3-6).

(Predicazione del pastore Paolo Castellina)

Pregando per le chiese cristiane e per il #sinodovaldese

17 Infatti Cristo non mi ha mandato a battezzare ma a evangelizzare; non con sapienza di parola, perché la croce di Cristo non sia resa vana.
18 Poiché la predicazione della croce è pazzia per quelli che periscono, ma per noi, che veniamo salvati, è la potenza di Dio; 19 infatti sta scritto:
«Io farò perire la sapienza dei saggi
e annienterò l’intelligenza degli intelligenti».

20 Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza di questo mondo?
21 Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.
22 I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; 24 ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 25 poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini.

(1 Corinti)

bibbiaaperta

Con queste parole della Prima Lettera di Paolo Apostolo ai Corinti veniamo oggi invitati a pregare e di nuovo l’accento è sul dovere della predicazione e sul contenuto della stessa, che è la Croce, il Cristo Crocifisso, il piano di Dio rivelato nella Sacra Scrittura.

Noi cristiani e noi comunità ecclesiali, che di quel Cristo portiamo il Nome, siamo chiamati a vivere senza implorare continuamente miracoli, come, a detta dell’Apostolo, fanno i Giudei e senza perderci nelle sapienze vuote di questo mondo, messa al posto della vera Sapienza che è quella di Dio, quella che viene dallo Spirito, come fanno i Greci.

La Chiesa viene salvata dalla Croce e dalla Parola che la rivela. Non viene salvata dalle teologie, mutevoli nei secoli, e dalle sapienze umane. La Chiesa viene salvata da quella stessa Sola Scriptura che la edifica. La Chesa viene salvata dal Cristo Solo che è fondamento, per l’opera della Sua Sola Grazia.

A noi di vivere con la Sola Fede, pensando, parlando ed operando per la Sola Gloria di Dio.

Ogni chiesa e comunità cristiana torni alla fedeltà assoluta alla Parola di Dio. O perirà, come è giusto ed inevitabile che sia.

Ma l’uomo nella prosperità, tenuto in grande onore (dal mondo!) non comprende, è come gli animali che periscono…

I sapienti muoiono;
lo stolto e l’ignorante periscono tutti
e lasciano ad altri le loro ricchezze.
11 Pensano che le loro case dureranno per sempre
e che le loro abitazioni siano eterne;
perciò danno i loro nomi alle terre.
12Ma anche tenuto in grande onore, l’uomo non dura;
egli è simile alle bestie che periscono.

(Salmi, 49)

Accresci la nostra fede, Signore Gesù!

Ti affidiamo in particolare i credenti rappresentati al Sinodo Valdese e Metodista che si chiude oggi. Custodiscili, Signore, nella fedeltà alla Tua Parola.

Amen, secondo la Tua Volontà.