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Di Parte, non di parte. Ma che titolo è?

Di Parte, non di parte? Ma che titolo è?

Nel caso qualcuno se lo stesse domandando pensavo inizialmente al fatto sportivo. Questo è tempo di conclusione di campionati e coppe, nazionali e non. Di chi tifa questo o quello, di chi (alla faccia della spotività) “gufa” questo o quello.

Ed in un paese calcio-dipendente come l’Italia, e campanilistico come l’Italia, le “parti” si moltiplicano e spesso… non si tengono, nè si trattengono.

Così una cosa che ho fatto e faccio sempre, spessissimo, di questi tempi, sui social è “Nascondi questo post”, “nascondi pure quell’altro”, ed in casi estremi, “non seguire più” o “rimuovi”.

Allo stesso modo del resto funziona in politica, perchè la politica la grande maggioranza dei miei connazionali la vive come un eterno derby calcistico. E se tieni per questi, tieni per questi e basta, anche se ti tocca proprio metterti i paraocchi talvolta… E in caso la colpa è sempre degli altri, del loro precedente malgoverno, del consociativismo tirato fuori a proposito e non, della partitocrazia, ecc…

Come se chi scrive, magari, non avesse poi mai fatto ricorso all’amico o all’amico dell’amico di turno, non avesse mai provato a saltare una fila, non facesse il diavolo a quattro pur di passare avanti ai mezzi di trasporto pubblico ed altro aggiungetelo pure voi.

Storie di ordinaria miseria. Ci sono oggi, ci sono sempre state, ci saranno sempre.

Ma un cristiano può essere di parte? Io credo di no, in questo senso appena detto. Datemi del bigotto, del retrivo, dell’uomo che non si sa divertire, che non sa prendere le cose con leggerezza, ma io credo proprio di no. Un cristiano non può essere di parte nelle cose del mondo, perchè le cose del mondo, in un certo senso, non devono proprio interessargli! Non è lui il giudice delle cose del mondo. E’ un altro il Giudice, ed è uno solo, anzi, Uno e Trino!

Nel mondo si, del mondo no

Il cristiano deve vivere nel mondo ma senza essere del mondo. La sua passione non deve essere rivolta verso il mondo in sè, ma verso il mondo guardato attraverso Cristo!!! Non aiuto il povero perchè è “giusto” o perchè così facendo riduco di un po’ la miseria di questo mondo. Questo mondo è e rimarrà misero e peccatore! Finche il Signore non tornerà a fare giustizia! Aiuto il povero perchè nel povero vedo Cristo. Vesto il povero perchè vesto Cristo, curo il malato perchè curo Cristo.

Punto in alto, miro in alto, ma perchè tengo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della fede!

Perchè il cristiano è si di parte, ma è di Parte, con la maiuscola. E’ dalla Parte di Cristo, è dalla Parte di Dio, prende Parte allo Spirito!

Di Parte si, di parte no

Ripetete con me, allora: Di Parte si, di parte no…

Perchè la mia Parte è solo Cristo. E per me vivere è Cristo, e morire è un guadagno. E periscano tutti i farisei ed i filistei sudditi di questo mondo partigiano del nulla, secondo la Sua volontà.

Perchè, mi viene spesso in mente di questi tempi, l’Eterno è un Dio Geloso. Che non vuole concorrenti, di nessun tipo…

6 «Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.
7 Non avere altri dèi oltre a me.
8 Non farti scultura, immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.
9 Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, 10 e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

(Deuteronomio 5)

Di Parte
Di Parte

Conoscere la volontà di Dio – Il Devotional di questa settimana

Settimana 13/2017 – Conoscere la volontá di Dio

«Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà»

Romani 12:2

Non conformatevi - Devotional
Non conformatevi – Devotional

Il vangelo di Giovanni proclama che “Dio ha tanto amato il mondo…”, riferendosi al genere umano bisognoso della salvezza per mezzo di Cristo.

I credenti, e la chiesa nel suo insieme, sono stati chiamati a vivere nel mondo (ambiente, creato), ma a non prenderne i costumi, il modo di pensare.

Seguire Cristo è anche manifestare l’alterità di Dio, un essere diversi come il Maestro, venuto a graziare e non a condannare, a perdonare e non a giudicare. I cristiani sono diversi a partire dal come si prendono cura del proprio corpo, tenuto in enorme importanza da Dio stesso: «presentare i vostri corpi in sacrificio vivente, santo, gradito a Dio; questo è il vostro culto spirituale» (Romani 12:1).

Il credente non deve conformarsi al mondo, ossia non deve seguirne i modelli e i desideri, la mentalità e il suo dio. Per far questo è necessaria una trasformazione (metamorfosi), un cambiamento interiore che sposta l’asse dalla visione egoistica alla visione di Dio.

Solo in questo modo il credente trasformato e rinnovato potrà conoscere la volontà divina, che non ha mezze misure o alternative, e Paolo descrive con tre aggettivi:

buona (agathon): benefica, ricca, generosa, soddisfacente e morale;

accettabile (euareston): favorevole, gradita, ben accetta;

perfetta (teleios): senza errori, senza difetti, completa, assoluta.

Oltre a conoscere il volere supremo di Dio dobbiamo imparare, mediante la Parola, a riconoscere ciò che Egli vuole che noi facciamo, perché “Non chiunque mi dice: “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Matteo 7:21).

Il corpo

Molti trattano il corpo come se fosse tutto ciò che conta, identificandolo con la vita stessa e facendone l’unico scopo dell’esistenza.

Altri lo trattano con leggerezza ed eccessiva indulgenza nei confronti di eccessi nocivi.

La visione di Dio è più alta e suprema di quella dell’uomo. L’immagine divina è nel corpo umano sin dalla creazione (Genesi 1:27).

Qualsiasi sia l’immagine, quel che è importante è che Dio ha dato al corpo la stampa della Sua immagine.

Inoltre l’Unigenito Figlio è venuto prendendo un corpo umano.

Secondo la Scrittura, il corpo è il tempio dello Spirito  ed è stato creato per esistere in eterno, dopo che sarà risuscitato e ricreato in un corpo perfetto. L’uomo quindi dovrebbe prendersi cura del proprio corpo a secondo delle sue possibilità.

Lettura della Bibbia

27 marzo        1 Samuele 14-16; Ebrei 13; Giacomo 1
28 marzo        1 Samuele 17-19; Giacomo 2-3
29 marzo        1 Samuele 20-22; Giacomo 4-5
30 marzo        1 Samuele 23-25; 1 Pietro 1-2
31 marzo        1 Samuele 26-28; 1 Pietro 3-4
01 aprile         1 Samuele 29-31; 1 Pietro 5; 2 Pietro 1
02 aprile         2 Samuele 1-3; 2 Pietro 2-3

La Parola di Dio ad un popolo ribelle (Isaia 1)

La Parola di Dio ad un popolo ribelle

La Parola di Dio ad un popolo ribelle, come gliela rivolge il profeta Isaia, è un messaggio che di nuovo invita a penitenza, a conversione, a cambiare vita, un mondo  come il nostro, in cui si fa torto al debole, all’orfano, alla vedova.

Un mondo in cui l’orfano, il bambino, il più piccolo, invece di essere tutelato nel suo diritto di avere una famiglia naturale si ritiene giusto che venga affidato anche a chi, naturalmente, mai potrebbe averlo generato.

Un mondo in cui la vedova, l’anziano , il malato, le persone sole sono viste come pesi di cui liberarsi prima possibile, spingendoli alla disperazione, alla richiesta dell’eutanasia, al suicidio attivo o passivo che sia.

Sodoma e Gomorra presi a modello di giustizia, di “normalità”, invece che considerati come li considera il Signore nella Bibbia. Una deviazione chiara, perversa ed inequivocabile dall’ordine naturale.

Fortuna che c’è il piccolo resto, il piccolo resto di coloro che, costi quel che costi si mantengono fedeli, si oppongono al mondo ed ai suoi principi, ai suoi giudici ingiusti, ai suoi politici corrotti.

I tuoi principi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano regali e corrono dietro alle ricompense. Non fanno giustizia all’orfano, e la causa della vedova non giunge davanti a loro.

Fortuna che c’è il piccolo resto di credenti perchè…

…Se l’Eterno degli eserciti non ci avesse lasciato un piccolo residuo, saremmo come Sodoma, assomiglieremmo a Gomorra.

Saremmo come Sodoma, assomiglieremmo a Gomorra e prima o poi faremmo la loro stessa fine. Perchè…

…i ribelli e i peccatori saranno distrutti assieme, e quelli che abbandonano l’Eterno saranno sterminati.

Il segno che ci è stato dato negli ultimi tempi, il segno della Croce, questo ci dice, in ogni modo, in ogni Parola che ascoltiamo, questo tempo di Passione, è l’unico segno che abbiamo e che avremo, non ce ne saranno altri, nèmai potranno essercene.

Nella Persona del Figlio Dio muore per noi. Ma noi a nostra volta, con Lui, dobbiamo essere disposti a morire al mondo. O il mondo ci trascinerà nella sua idolatria e nella sua rovina, nella rovina e nell’inferno del suo principe.

24 Allora l’Eterno fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell’Eterno. 25 Così egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti della città e quanto cresceva sul suolo. 26 Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale.

27 Abrahamo si levò al mattino presto e andò al luogo dove si era fermato davanti all’Eterno; 28 poi guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura, ed ecco vide un fumo che si levava dalla terra, come il fumo di una fornace.

29 Così avvenne che, quando DIO distrusse la città della pianura, DIO si ricordò di Abrahamo e fece allontanare Lot di mezzo al disastro, quando distrusse le città dove Lot aveva dimorato.

(Genesi 19)

L’Eterno punisce il peccato di Sodoma e Gomorra. Chi si volta indietro, chi è incerto come la moglie di Lot, chi rimpiange quello che ha lasciato, diventa una statua di sale, di sale insipido, quello buono solo per essere calpestato dagli uomini di cui parla Gesù nel Vangelo.

Chi non si volta, chi obbedisce a Dio, come Abrahamo, chi lo cerca nel luogo dove Egli si è fermato, ossia nella Sua Parola, quello è il piccolo resto che si salva.

Rileggiamo Isaia 1, e preghiamo, preghiamo, nonostante tutto, nosostante le mille pressioni e lusinghe del mondo, di mantenere la stessa fede.

Perchè è terribile cadere nelle mani del Dio vivente (Ebrei 10:31).

Ribellione e peccati del popolo di Dio.
Esortazioni e minacce

1 La visione d’Isaia, figlio di Amots, che egli ebbe riguardo a Giuda e a Gerusalemme ai giorni di Uzziah, di Jotham, di Achaz e di Ezechia, re di Giuda.

2 Udite, o cieli, e ascolta, o terra, perché l’Eterno ha parlato: «Ho allevato dei figli e li ho fatti crescere, ma essi si sono ribellati contro di me. 3 Il bue riconosce il suo proprietario e l’asino la mangiatoia del suo padrone, ma Israele non ha conoscenza e il mio popolo non ha intendimento».

4 Guai, nazione peccatrice, popolo carico di iniquità, razza di malfattori, figli che operano perversamente! Hanno abbandonato l’Eterno, hanno disprezzato il Santo d’Israele, si sono sviati e voltati indietro. 5 Perché volete essere ulteriormente colpiti? Vi ribellereste ancor di più. Tutto il capo è malato, tutto il cuore langue. 6 Dalla pianta del piede fino alla testa non vi è nulla di sano: solo ferite, lividure e piaghe aperte, che non sono state pulite né fasciate né lenite con olio. 7 Il vostro paese è desolato, le vostre città arse dal fuoco, il vostro suolo lo divorano gli stranieri sotto i vostri occhi; è una desolazione come se fosse distrutto da stranieri. 8 Così la figlia di Sion è rimasta come un capanno in una vigna, come una capanna in un campo di cocomeri, come una città assediata.

9 Se l’Eterno degli eserciti non ci avesse lasciato un piccolo residuo, saremmo come Sodoma, assomiglieremmo a Gomorra.
10 Ascoltate la parola dell’Eterno, o capi di Sodoma, prestate orecchio alla legge del nostro DIO, o popolo di Gomorra!

11 «Che m’importa la moltitudine dei vostri sacrifici, dice l’Eterno. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri non lo gradisco. 12 Quando venite a presentarvi davanti a me, chi ha richiesto questo da voi, che calpestiate i miei cortili? 13 Smettete di portare oblazioni inutili; l’incenso è per me un abominio; non posso sopportare i noviluni e i sabati, il convocare assemblee e l’iniquità assieme alle riunioni sacre. 14 Io odio i vostri noviluni e le vostre feste solenni; sono un peso per me, sono stanco di sopportarle.

15 Quando stendete le vostre mani, io nascondo i miei occhi da voi; anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue. 16 Lavatevi, purificatevi, togliete dalla mia presenza la malvagità delle vostre azioni, cessate di fare il male.

17 Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova.

18 Venite quindi e discutiamo assieme, dice l’Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.

19 Se siete disposti a ubbidire, mangerete le cose migliori del paese; 20 ma se rifiutate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada», perché la bocca dell’Eterno ha parlato.

21 Come mai la città fedele è divenuta una prostituta? Era piena di rettitudine, la giustizia vi dimorava, ma ora vi abitano gli assassini. 22 Il tuo argento è diventato scorie, il tuo vino è stato diluito con acqua.

23 I tuoi principi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano regali e corrono dietro alle ricompense. Non fanno giustizia all’orfano, e la causa della vedova non giunge davanti a loro.

Promessa di redenzione per Sion

24 Perciò il Signore, l’Eterno degli eserciti, il Potente d’Israele dice: «Ah, mi vendicherò dei miei avversari e farò vendetta dei miei nemici. 25 Metterò nuovamente la mia mano su di te, ti purificherò delle tue scorie come con la soda e rimuoverò tutto il tuo piombo.

26 Ristabilirò i tuoi giudici come erano all’inizio, e i tuoi consiglieri come erano al principio. Dopo questo, sarai chiamata “la città della giustizia”, “la città fedele”. 27 Sion sarà redenta mediante la rettitudine, e i suoi convertiti mediante la giustizia.

28 Ma i ribelli e i peccatori saranno distrutti assieme, e quelli che abbandonano l’Eterno saranno sterminati.

29 Allora avrete vergogna delle querce che avete amato e arrossirete dei giardini che avete scelto. 30 Poiché sarete come una quercia dalle foglie appassite e come un giardino senz’acqua.

31 L’uomo forte sarà come stoppia e la sua opera come una favilla; bruceranno insieme tutte e due e nessuno li spegnerà».

(Isaia 1)

Isaia 1:24-25 Un popolo ribelle

Yerushalayim shel zahav

Gerusalemme, Gerusalemme d’oro,

capitale di Israele

Gerusalemme, capitale di Israele

אוויר הרים צלול כיין וריח אורנים
נישא ברוח הערביים עם קול פעמונים
ובתרדמת אילן ואבן שבוייה בחלומה
העיר אשר בדד יושבת ובליבה חומה

ירושלים של זהב ושל נחושת ושל אור
?הלא לכל שירייך אני כינור

איכה יבשו בורות המים, כיכר השוק ריקה
ואין פוקד את הר הבית בעיר העתיקה
ובמערות אשר בסלע מייללות רוחות
ואין יורד אל ים המלח בדרך יריחו

…ירושלים של זהב

אך בבואי היום לשיר לך ולך לקשור כתרים
קטונתי מצעיר בנייך ומאחרון המשוררים
כי שמך צורב את השפתיים כנשיקת שרף
אם אשכחך ירושלים אשר כולה זהב

…ירושלים של זהב

חזרנו אל בורות המים, לשוק ולכיכר
שופר קורא בהר הבית בעיר העתיקה
ובמערות אשר בסלע אלפי שמשות זורחות
נשוב נרד אל ים המלח בדרך יריחו

…ירושלים של זהב

Aria di monti limpida come vino e fragranza di pini
portata nel vento del crepuscolo, con una voce di campane,
e in un sonno di albero e di pietra, prigioniera del suo sogno,
sta la città che siede solitaria, nel cuore della quale sta un muro…

Gerusalemme d’oro, di bronzo e di luce,
forse che io non sono un violino per tutte le tue canzoni?

Come si sono seccate le cisterne d’acqua, la piazza del mercato è vuota,
non c’è nessuno che visita il Monte del Tempio nella Città Vecchia,
nelle grotte che sono nella roccia gemono i venti,
e non c’è nessuno che scenda verso il Mar Morto sulla strada di Gerico.

Gerusalemme d’oro…

Ma nel mio venire oggi a cantare per te, e a intrecciare corone per te,
io sono più piccolo del più giovane dei tuoi figli e dell’ultimo dei poeti;
poiché il tuo nome brucia le labbra come il bacio di un serafino
se mi dimentico di te, Gerusalemme, che sei tutta quanta oro.

Gerusalemme d’oro…

Siamo ritornati alle cisterne d’acqua, al mercato e alla piazza,
uno shofar risuona sul Monte del Tempio, nella Città Vecchia.
e nelle grotte che ci sono nella roccia splendono mille soli:
torneremo a scendere verso il Mar Morto, sulla strada di Gerico.

Gerusalemme d’oro…

Congratulazioni alla madre di Dio

Quando era in braccio a sua madre.
Tutto il mondo era nella sua mano.

(Sant’Efrem il Siro)

Felicitazioni alla madre di Dio
Felicitazioni alla madre di Dio

Nelle chiese siro-antiochene oggi si festeggiano le “felicitazioni alla Madre di Dio”, mi ricorda il fratello teologo Robert Cheaib, nelle sue preziose briciole di teologia.
Così come da sempre dopo la nascita di un bambino, si fanno le congratulazioni e le visite di cortesia alla madre, da parte di chi le vuol bene, l’ha assistita prima e durante il parto, ne ha accompagnato le gioie e le ansie di cui quei nove faticosi mesi sono pieni, così quella chiesa ringrazia con la preghiera Maria per il suo Fiat arrivato a compimento.

Pregano così i fratelli di quella chiesa al Vespro:

“Gloria, riconoscenza, lode, onore ed esaltazione, incessantemente e senza pausa, in ogni tempo e in ogni luogo, al Figlio eterno, nato dal Padre; egli per la sua nascita corporale ha liberato il nostro genere dalla schiavitù del peccato e ha riconciliato i celesti con i terrestri, in modo che tutti insieme possano indirizzargli la riconoscenza e l’adorazione, assieme al Padre e allo Spirito Santo.

Magnifica, Signore, la festa della tua benedetta Madre piena di grazia; accetta il profumo del nostro incenso e, per suo mezzo, perdona tutti i nostri peccati ed i peccati dei figli della santa Chiesa.

Vieni in nostro soccorso, ti supplichiamo, o Signore generoso, al quale sono dovuti l’onore e la gloria, in questo momento serale e sempre, e nei secoli dei secoli. Amen”.

 

Per chi volesse saperne di più sulla storia di questa festa.

La storia del Cristianesimo in Sira è una storia complessa, un utile riassunto lo trovate qui

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 18: preghiera sulla pietra

O Re delle genti e pietra angolare della Chiesa:
vieni, e salva l’uomo che hai formato dalla terra.

(Antifona Maggiore d’Avvento)

Signore,
amo la montagna,
perché proclama la magnificenza!
amo i ghiacciai, le cascate,
le immense distese di pini
e di fiori,
che annunciano la tua potenza
ed il tuo amore per noi.
Tutto questo Signore,
da immensa certezza alla mia fede
e tanta sicurezza al mio passo.
Amo il minuscolo sentiero
e la tenue pista sul nevaio,
perché umili e silenziosi,
mi portano in vetta,
chiudendo nel segreto lo sforzo
di chi è passato prima di me,
e la dura lotta di chi li ha aperti.
Amo il rifugio che domina la valle,
perché caldo di ospitalità ed amicizia, immerge tutti in un clima
di semplicità e di inesprimibile
serenità .
Amo la guida che porta alla cime,
perché ha il passo tenace
e canta serena nella tormenta.
Tutto questo, o Signore,
ricorda che tu stesso sei guida
e ci hai aperto la via :
cammina con te, raggiunge la cima !
Signore,
che io porti con me
queste voci dei monti :
ed io senta vivo il senso
di chi cammina con me in cordata,
dove la stessa sorte
unisce in un solo corpo,
tesi verso l’unica meta!
Amen

(Daniela Pesenti, Preghiera della Montagna)

Fotografia scattata il 29 Novembre 2015 dalla vetta del #MonteBoveNord, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini: in primo piano il #PizzoBerro, sullo sfondo, a sinistra il #MontePriora, a destra la #Sibilla.
Fotografia scattata il 29 Novembre 2015 dalla vetta del #MonteBoveNord, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini: in primo piano il #PizzoBerro, sullo sfondo, a sinistra il #MontePriora, a destra la #Sibilla.

La Parola di Dio con Montemonaco nel cuore – 7: la ricostruzione, un pensiero

Così parla il SIGNORE:
“Ecco, io riporto dall’esilio le tende di Giacobbe
e ho pietà delle sue abitazioni;
le città saranno ricostruite sulle loro macerie,
i palazzi saranno abitati come di consueto.

(Geremia 30:18)

 

Chiesa di Isola San Biagio - Foto di Simone Treggiari
Chiesa di Isola San Biagio – Foto di Simone Treggiari

Così parla il Signore, DIO: “Il giorno che io vi purificherò di tutte le vostre iniquità, farò in modo che le città saranno abitate e le rovine saranno ricostruite”.

(Ezechiele 36:33)

Occorre ricostruire l’anima, ricostruire la fede degli uomini e delle donne, ricostruire il tessuto della comunità. Come dice il profeta Ezechiele, vanno riparate le proprie iniquità, perchè abbia senso riparare le mura delle case degli uomini e delle chiese fatte di pietra.

Delle mura che rimanessere vuote di amore, che senso avrebbe ricostruirle?

Che almeno le sofferenze provocate dal terremoto servano a questo, a costruire prima di tutto un modo nuovo di stare insieme, nella comunità umana e cristiana.

Amen.

Predicare la Parola con fedeltà ed autorità

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Dio parla al Suo popolo con autorità attraverso la predicazione che espone fedelmente la Sua Parola e si aspetta che chi la ode vi risponda con fede ed ubbidienza.

Questo implica da parte di chi la ode il riconoscimento che la predicazione di fatto abbia questa autorità implicita, la ascolti con attenzione indivisa e rispetto, la comprenda, la ritenga e si disponga ad ubbidirvi.

La predicazione espositiva esige il posto centrale nel culto cristiano ed è rispettata come l’avvenimento attraverso il quale il Dio vivente parla al Suo popolo.

L’autentica predicazione espositiva, la predicazione strettamente legata all’esposizione ed applicazione di un testo biblico, è segnata da tre diverse caratteristiche: autorità, rispetto e centralità.

La predicazione espositiva è una predicazione fatta con autorità perché si fonda sull’autorità stessa della Bibbia in quanto Parola di Dio. Dio parla al Suo popolo con autorità attraverso la predicazione che espone fedelmente la Sua Parola e si aspetta che chi la ode vi risponda con fede ed ubbidienza. Questo implica da parte di chi la ode il riconoscimento che la predicazione di fatto abbia questa autorità implicita, la ascolti con attenzione indivisa e rispetto, la comprenda, la ritenga e si disponga ad ubbidirvi.

Una tale predicazione esige e rafforza nel popolo di Dio pure il senso di una rispettosa attesa, perché si attende che attraverso di essa Dio gli parli. Infine, la predicazione espositiva esige il posto centrale nel culto cristiano ed è rispettata come l’avvenimento attraverso il quale il Dio vivente parla al Suo popolo. In questa prospettiva, la predicazione espositiva deve necessariamente assumere un ruolo centrale nell’ambito del culto cristiano.

Questi concetti sono oggi indubbiamente in crisi e per svariate ragioni. Nel passato vi era la preoccupazione del rischio di perdere questa autorità e guida. Ora la situazione si è capovolta e la maggior parte delle persone sembra che colgano ogni occasione per manifestare la propria “allergia” a qualsiasi autorità con il pretesto che se ne può abusare.

Si teme che essa sia sostanzialmente una minaccia alla nostra “sovrana” libertà. Se quindi la generazione precedente temeva l’assenza di autorità, oggi vediamo il timore dell’autorità stessa là dove essa esiste.

Alcuni “esperti” di predicazione suggeriscono che semplicemente i predicatori abbraccino questa nuova concezione del mondo e rinuncino a qualsiasi pretesa di autorità nel loro ruolo e messaggio che portano. Si giunge persino a definire il predicatore come “un uomo privo di autorità”. Coloro che hanno perduto fiducia nell’autorità della Bibbia come Parola di Dio, vengono così lasciati senza più molto da dire e senza un’ effettiva autorità.

Il predicatore non può più presupporre un generale riconoscimento della sua autorità di ministro di Dio o l’autorità della sua istituzione, e tantomeno l’autorità della Scrittura. Il predicatore nell’era post-moderna è lasciato nella condizione di chiedersi se continuare a offrire monologhi in un mondo dove si insiste nel “dovere” del dialogo.

In effetti: se non abbiamo più né un ruolo d’autorità né un messaggio autorevole, perché mai predicare? Privo di autorità il predicatore e la comunità cristiana non potranno che chiedersi se continuare in questa massiccia “perdita di tempo” prezioso. L’idea stessa che la predicazione possa essere trasformata, per così dire, in un dialogo fra il pulpito e banchi della chiesa, è indicativa della confusione che prevale nella nostra epoca.

Autorità

In contrapposizione a questo è la nota d’autorità che si trova in ogni autentica predicazione espositiva. Martin Lloyd Jones nota: “Un qualsiasi studio della storia della chiesa e, in particolare, un qualsiasi studio dei grandi periodi di risveglio, dimostrano più di qualsiasi altro, quest’unico fatto: che la chiesa cristiana durante tali periodi ha parlato con autorità. La grande caratteristica di ogni risveglio è stata l’autorità del predicatore. Allora sembrava esserci qualcosa di nuovo, di extra, di irresistibile in ciò che proclamava da parte di Dio“.

Il predicatore osa parlare in nome di Dio. Egli sale sul pulpito come un “amministratore dei misteri di Dio” (1 Corinzi 4:1) e proclama la verità della Parola di Dio, la potenza di quella Parola ed applica quella Parola alla vita. Si tratta senza dubbio di un atto audace. Nessuno dovrebbe neanche solo contemplare di svolgere un tale atto senza avere l’assoluta persuasione di essere stato chiamato a predicare come pure dell’autorità immacolata delle Scritture. In ultima analisi, l’autorità di predicare è l’autorità della Bibbia stessa in quanto Parola di Dio. Senza questa autorità, il predicatore è nudo e silente di fronte alla comunità cristiana ed il mondo che guarda. Se la Bibbia non è Parola di Dio, il predicatore inganna sé stesso ed è coinvolto in un atto di finzione professionale.

Poggiando i suoi piedi sull’autorità delle Scritture il predicatore proclama una verità ricevuta, non un messaggio inventato, un discorso di circostanza o peggio un discorsetto di intrattenimento. Il ministero dell’insegnamento non è un ruolo di consulenza fondato su un’esperienza religiosa, ma una funzione profetica attraverso la quale Dio parla al Suo popolo.

Rispetto

La predicazione espositiva autentica è pure segnata dal rispetto. Il popolo che si era riunito di fronte ad Esdra ed agli altri predicatori aveva dimostrato amore e rispetto per la Parola di Dio (Neemia 8). Il popolo si alzava in piedi quando ascoltava la lettura del Libro. L’atto di alzarsi quando la Parola era letta e predicata rivela il cuore del popolo ed il loro senso di attesa.

La predicazione espositiva esige un atteggiamento di grande rispetto da parte della comunità riunita. La predicazione non è un dialogo, ma implica almeno due parti – il predicatore e la comunità riunita che lo ascolta. Ruolo della comunità riunita nell’avvenimento della predicazione è quello di ascoltare, ricevere ed ubbidire alla Parola di Dio. Così facendo, la Chiesa dimostra rispetto per la predicazione e l’insegnamento della Bibbia, e comprende che il sermone ha il compito di portare la Parola di Cristo vicina alla comunità riunita. Il vero culto è questo.

Senza un fondamentale rispetto per la Parola di Dio, molte comunità cristiane si agitano nel frenetico tentativo di dare un senso al culto. I cristiani escono dal culto chiedendosi: “Che cosa ne abbiamo ricavato?”. Le chiese producono dei sondaggi per misurare le aspettative del culto: Vi piacerebbe più musica? Di che tipo? Vi piacerebbero magari di più degli sketch? Il nostro predicatore è sufficientemente creativo?

La predicazione espositiva esige delle domande molto diverse. Ubbidirò alla Parola di Dio? In che modo il mio pensiero si deve riallineare con la Scrittura? In che modo devo cambiare il mio atteggiamento per essere pienamente ubbidiente alla Parola? Queste domande rivelano sottomissione all’autorità di Dio e rispetto per la Bibbia in quanto Sua Parola.

Allo stesso modo, il predicatore deve dimostrare il suo proprio rispetto per la Parola di Dio affrontando lo studio del testo diligentemente e responsabilmente. Non deve essere frivolo e superficiale predicando “come capita”, e tanto meno sprezzante ed irriverente. Di questo si può essere certi: nessuna comunità cristiana avrà rispetto per la Bibbia più di quanto faccia il suo predicatore.

Centralità

Se la predicazione espositiva esprime autorità, e se esige rispetto, essa deve stare pure al centro del culto cristiano. Un culto che sia diretto, come deve, all’onore ed alla gloria di Dio, troverà il suo centro nella lettura e nella predicazione della Parola di Dio. La predicazione espositiva non può assumere il ruolo di un semplice supporto dell’atto di culto – deve esserne centrale.

Nel corso della Riforma, proposito guida di Lutero era quello di ristabilire la predicazione al posto che le spetta nel culto cristiano, vale a dire quello centrale. Riferendosi all’episodio su Marta e Maria in Luca 10, Lutero rammentava alla sua comunità e studenti come Gesù Cristo avesse dichiarato che la predicazione della Parola è “la parte buona”, anzi, “la parte migliore” (Luva 10:42). Preoccupazione centrale di Lutero era quella di riformare il culto nelle chiese ristabilendovi la centralità della lettura e della predicazione della Parola.

Questa stessa riforma è ciò di cui noi abbiamo bisogno oggi nelle chiese. La predicazione espositiva deve tornare ad essere centrale nella vita della Chiesa e centrale nel culto cristiano. Alla fin fine la Chiesa non verrà giudicata dal suo Signore per la qualità della musica ma per la fedeltà della sua predicazione.

Quando oggi gli evangelici parlano con noncuranza della distinzione fra culto e predicazione (intendendo che la chiesa gradisca soprattutto una “buona offerta musicale” a cui si può aggiungere un po’ di predicazione) essi tradiscono l’equivoco in cui sono incorsi distinguendo fra atti di culto e predicazione. Il culto non è qualcosa che si faccia prima di sedersi ad ascoltare la Parola di Dio, ma l’atto attraverso il quale il popolo di Dio dirige tutta la sua attenzione al Dio vero e vivente che parla loro e riceve le loro lodi. Dio è onorato al massimo grado quando il Suo popolo ascolta la Sua Parola, ama la Sua Parola ed ubbidisce alla Sua Parola.

Come al tempo della Riforma, il correttivo più importante alla corruzione del culto (e difesa contro il consumismo che vorrebbe oggi determinarlo) è ritornare giustamente alla predicazione espositiva ed alla lettura pubblica della Parola di Dio che assume primato e centralità nel culto. Solo allora “il gioiello mancante” sarà veramente riscoperto.

(Rifacimento ed adattamento del pastore Paolo Castellina di un articolo di Albert Mohler)