Archivi categoria: Socialmedia

La Social Education secondo Rosa Giuffrè

Rosa Giuffrè e la Social Education

Il 7 settembre, ossia solo due giorni fa, l’amica e professionista del web, Rosa Giuffrè ha pubblicato il suo secondo libro, dedicato al tema della Social Education, ovvero, recita il sottotitolo, “Vivere senza rischi Internet e i Social Network“.

Conoscendo la qualità dell’autrice l’ho prenotato “a scatola chiusa”, …come Arrigoni! (citazione che vi dice tutto della mia età!) su Amazon e l’ho letteralmente divorato in due giorni, tra ieri ed oggi approfittando, oltre che delle solite due ore sui mezzi pubblici, anche del giorno di riposo di oggi.

Il primo lavoro di Rosa aveva il chilometrico titolo di “Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale” e voleva essere un invito chiaro alle aziende, specie alle PMI, a rilanciare il loro business anche imparando ad usare ed a sfruttare al meglio, all’usare in modo positivo i più moderni strumenti disponibli sul web.

Il positivo di Rosa

Positivo è anche l’obiettivo del secondo libro di Rosa che, visto diventare in buona parte patrimonio comune delle imprese e dei singoli l’obiettivo del suo primo libro, ora, assieme a Giovanni Fasoli, suo collega ed autore della prefazione del testo, partner nel sito SocialEducation.It  (“Riflessioni e input su come abitare la Rete e comunicare nei social network in modo sereno, efficace e senza rischi“) si occupa dei rischi che il lavoro in rete e nei social network comporta.

Non solo per le Aziende, ma per tutti quelli che Rosa definisce “adulti tardivi digitali” tra cui sono tanti di noi, tante persone che “vivono quotidianamente l’ambiente dei social network per piacere, hobby, per cercare lavoro o sviluppare nuove relazioni professionali di successo“.

Social Education

I temi affrontati nel libro

I temi affrontati nel libro sono della massima attualità, ne leggiamo sui giornali cartacei ed online ogni giorno, ogni giorno sentiamo notizie che trattano di identità violate online, di bullismo cyber, di privacy, di fake news, di cyberstalking, ecc…

Il pregio del libro di Rosa è affrontare tutte queste tematiche con il suo linguaggio chiaro, trasparente direi; senza sottointesi, senza retropensieri, ma, pur nella consapevolezza della complessità della materia, con la massima franchezza, con quella che mi sento di definire la parresìa, la ricerca della verità sugli strumenti e usi comportamenti che entrano in gioco nel (non sempre!) magico mondo del web.

E, scoperta la verità sui social network, capito cos’è la social education, con Rosa (e con Sonia Monticelli!), nell’ultimo interessantissimo e denso nono capitolo, si impara anche con che strumenti difendersi e come!

Acquistare il libro è facile, lo trovate sul sito dell’editore Flaccovio o su Amazon, come preferite. E vale tutta la spesa!

 

Un blog. Due conti. La vita come i social.

Un blog di servizio

Questo che mi sforzo di scrivere ogni giorno è un blog di servizio.

Il mio servizio anzitutto.

Il servizio alla Parola di Dio, prima di tutto, che in questo blog propongo a chi mi legge per la lettura, l’ascolto, la preghiera.
Tre dimensioni che devono andare insieme.

Perchè si può leggere senza ascoltare, acculturarsi, ma rimanere degli sventurati in preda al proprio orgoglio.

Perchè si può leggere ed ascoltare ma senza pregare, ma rifiutarsi di sottomettersi a Dio ed alla Sua Parola. Ed io non vorrei mai essere parte di costoro, perchè la loro rovina sarà grande.

Il servizio a chi? Ai miei fratelli ed alle mie sorelle che leggono questo blog. E che sono tanti. Era tanto tempo che non leggevo le statistiche e, confesso, mi hanno un po’ turbato.

Una media di quasi duecento visitatori unici e tremilacinquecento pagine viste ogni giorno.

Le conversioni

Da tecnico del web e del marketing mi chiedo, e mi viene da sorridere: “ma quante conversioni saranno?“.

In gergo tecnico la conversione è quando un utente del tuo sito, costruito solitamente con finalità commerciali, compie l’azione che gli hai proposto nella chiamata all’azione (in inglese call to action CTA). Per esempio fa un acquisto, o ti invia una e-mail.

Ma le motivazioni di questo blog sono altre, qui non si “vende” nulla; e qui, per fortuna, le conversioni eventualmente non le misuro io!!! Posso solo sperare che ci siano, e che siano conversioni non a quello che scrivo io, ma a quello che dice la Parola di Dio e quello che questa propone.

Le liste

Sempre rimanendo con la terminologia in ambito di social e di marketing vanno molto di moda le liste. Quelle tipo “10 modi per fare questo” o “7 modi per farlo meglio“, o anche, perchè no, “5 motivi per farlo più spesso” (non i panini col formaggio!).

Oggi notavo che ora ci sono proposte di liste anche in ambito “di fede”: “7 modi di riformare la chiesa“, ho letto oggi, in inglese; “10 parole da non usare in un sermone” ho visto pure da qualche parte.

Lapsus freudiano, mi sono chiesto, quello di chi ha scritto questa ultima? Perchè non ho potuto fare a meno di pensare alle Dieci Parole, ai Dieci comandamenti di Dio.

In effetti, per chi pensa che la chiesa sia una specie di organizzazione sociale chiamata ad avere successo di pubblico e nel mondo, la cosa sta in piedi.

Non commettere adulterio” non è mai stato così impopolare?
Che problema c’è!

Annacqualo, spezzettalo, frantumalo in mille pezzi, chiama bianco il nero e nero il bianco, travesti (per venire all’attualità) le dark room, le stanze nere, in posti al sole, pure coi finanziamenti e i benefici fiscali, trasforma i demoni del peccato in angeli di luce, chiama chi si prostituisce terapista sessuale, fai pagare le tasse ai ed alle professionist* del settore (scusate ma qui si che l’asterisco ci sta bene!).
Anche se io farei pagare piuttosto il 33% di IVA ai ed alle clienti…

Trasforma l’educazione sessuale dei bambini in addestramento al piacere solitario; perchè così ci vogliono i potenti di questo mondo; soli, solipsisti, chiusi nel consumo di se stessi e delle cose, dei propri corpi, delle proprie menti e delle proprie immagini; sempre a pensare di compare questo o quello, qualcuno o qualcuna, un vibratore, un figlio, una pillola anticoncezionale, un utero… Facendo infiniti selfie di sè stessi, volti ritratti come genitali che non sanno più chi li ha generati alla vita e che sono chiamati essi stessi a generare vita, che quella è la loro vera grandezza, non la lunghezza del loro  pene o il numero dei loro orgasmi!

La non rivoluzione

Rivoluzione sessuale, la chiamavano e la chiamano questa, la rivoluzione del “’68”, quella di quei venduti (al mercato ed alle sue logiche) che sono oggi al potere nella maggioranza dei governi occidentali.

Ma quale rivoluzione sessuale! Siamo sempre alle solite; perchè nulla cambi nella gestione dei poteri che veramente contano, si spinge la gente a cambiare nel suo privato e a credere che quella sia la vera rivoluzione.
Perchè scenda in piazza con le piume ed i lustrini del “pride” e non per il pane o la giustizia fiscale e tributaria.
In Italia la cosa riesce particolarmente bene direi.

Non esiste una rivoluzione sessuale.
Siamo sempre alla disobbedienza di Adamo ed Eva, al pensare di poter operare ed agire come se Dio non esistesse.
Ma Dio non solo c’è, ma è colui che ti ha chiamato all’esistenza, e prima o poi ti presenta il conto.

Ti presenta.
A te.
Non a questa o a quella categoria, consorteria, gruppo, famiglia.
A te, personalmente.
Fatti due conti.

Strategy, Monitoring, Content

Quale strategia segui per la tua vita? Qual’è la tua Digital Strategy? Cosa fai fare o non fare alla tua vita? Cosa c’è dietro alle tue scelte?
Quali sono le parole che ascolti?

Fai attenzione alle conseguenze? Monitori quello che ti accade intorno? Le conseguenze delle azioni delle tue strategie di vita sul tuo coniuge, sui tuoi figli, sui colleghi di lavoro, sugli amici, su coloro che professano la loro fede assieme a te?

Quando ti capita un epic fail, un fallimento, come reagisci? Sai chiedere perdono? Sei capace di riconciliarti? Ti sai perdonare? Perchè a volte sapersi perdonare, in una società come questa che fa del “successo” il principale metro di paragone, è assai più difficile sapersi perdonare che accettare il perdono altrui.

Quali media, quali strumenti adoperi per il tuo social monitoring? Qual’è la tua metrica, la tua scala di riferimento?
La scala di Giacobbe, la scala infallibile che è la Croce, il tuo sforzo di salire verso Dio, o le scale infinite ed impossibili di Escher,  che ti portano su è giù senza in realtà portarti da nessuna parte, che ti costringono alle stesse fatiche di Sisifo?
O, se Sisifo è un nome antico che non ti dice nulla, il salire e scendere a portare pietre e scavare buche che tanto di moda andava nei campi di sterminio o nei gulag, dove in modi più cruenti si perseguiva lo stesso scopo di Zeus, dell’idolo umano del potere, che è quello di annullare l’uomo, annullare il lavoro con cui dovrebbe trasformare il mondo, annullare il suo essere una unica ed irripetibile immagine di Dio, ridurlo a numero tatuato sul braccio, farlo scomparire dalla carta geografica dell’esistenza.

Quali contenuti metti nella tua vita? Cosa costruisci? Come ti proponi agli altri e cosa gli proponi? Contenuti unici, di valore, tuoi? O piuttosto rivendi l’altrui mercanzia, fai copia e incolla di vite di altri che ti sembrano invidiabili, cloni immagini e modelli di ogni tipo tra quelli che trovi sul mercato? E speri che ti dica bene?

Un modello unico

Mi ha scritto qualcuno in un commento che voleva essere non dico malevolo, ma sicuramente una critica, che io propongo un modello unico.

È vero! Lo ammetto.

Anzi, è Vero.

È l’unico Vero.
Perchè non esiste un’altra Verità sull’uomo.
Non esiste una Vita che abbia senso all’infuori di Lui.
Non esiste un’altra Via da percorrere.

Giovanni 14:6 Via Verità Vita modello unico social

 

La tattica dell’avvelenamento del pozzo: la REFO

La tattica del cosiddetto “avvelenamento del pozzo” è molto usata nella rete Internet, dove non è sempre semplice trovare le fonti, dove è facile inondare di falsità l’uditorio, dove si può millantare di conoscere benissimo una persona ed il suo pensiero, anche se non si conosce effettivamente che poco o nulla di lui e quel poco che si sa lo si sa per interposta persona.

La definizione riportata su Wikipedia a proposito di questo sistema argomentativo la trovo ben scritta e la riporto qui di seguito.

Per “avvelenamento del pozzo” si intende un tipo di fallacia argomentativa per cui ciò che sarà sostenuto dall’avversario viene pubblicamente delegittimato in anticipo insinuando un sospetto circa la sua buona fede o sulla sua credibilità.

Ogni cosa che dirà l’interlocutore sarà quindi ignorata, considerata irrilevante o del tutto falsa, da parte degli astanti.

L’avvelenamento del pozzo è un caso particolare di argumentum ad hominem.
L’origine del termine proviene dalla pratica di gettare una piccola quantità di veleno in un pozzo prima che un esercito nemico invada il territorio, in questo modo tramite una piccola azione si ottengono risultati micidiali.

L’espressione fu usata per la prima volta con questo senso da John Henry Newman nella sua “Apologia Pro Vita Sua”.

L’avvelenamento del pozzo può assumere la forma di argomento implicito o esplicito.

Questo argomento ha la seguente forma:

Un’informazione sfavorevole (sia essa vera o falsa, rilevante o irrilevante) contro “A” (il bersaglio) è presentata da un altro (esempio: “Prima che ascoltiate il mio avversario, vorrei ricordarvi che lui è stato in prigione”).

Conclusione implicita: “Pertanto, ogni richiesta fatta da “A” non può essere fatta valere”.

Una variante di questa forma consiste nell’applicazione di un attributo negativo a eventuali futuri avversari, nel tentativo di scoraggiare il dibattito (per esempio: “Questa è la mia posizione sul finanziamento del sistema della pubblica istruzione e chiunque sia in disaccordo con me odia i bambini”).

Dunque, la persona che si farà avanti per contestare la posizione di colui che ha applicato preventivamente questo attributo negativo rischierà di vedere attribuita a se stesso l’etichetta sfavorevole.

Questo argomento può presentarsi anche in un’altra forma:

Vengono presentate definizioni sfavorevoli (vere o false) che impediscono il disaccordo (o fanno valere la posizione affermativa).

Eventuali contestazioni che preventivamente non accettino le definizioni di cui sopra vengono automaticamente respinte.

Amedeo_Guffanti_antico_Pozzo_Montevecchia
Antico Pozzo di Montevecchia, foto di Amedeo Guffanti

Capito in cosa consista la tattica, veniamo al secondo elemento del titolo, la REFO. Questa è una sigla, del tutto sconosciuta ai più, che sta per Rete Evangelica Fede ed Omosessualità, una associazione interna al mondo riformato cosiddetto storico (parte dei battisti, metodisti e valdesi) che nasce nel 1997 a ridosso di una assemblea evangelica a Torre Pellice e che si ripromette (cito dal loro sito) di promuovere la reale accoglienza delle persone omosessuali nelle chiese protestanti italiane.

Continuo a citare: La R.E.F.O. è stata tra i promotori, durante l’Assemblea-Sinodo delle chiese Battiste-Metodiste-Valdesi del 2000 a Torre Pellice della nascita del G.L.OM.-Gruppo di Lavoro sull’Omosessualità in ambito B.M.V.
Dal 2000 al 2007 ha collaborato con il G.L.OM. fino ad arrivare alla stesura del documento sull’omosessualità discuso, appunto, dall’Assemblea-Sinodo delle chiese Battiste Valdesi e Metodiste nel novembre 2007 e che ha portato alla mozione sull’omosessualità approvata in quella sede.

Qui mi fermo, e spiego il perchè. Perchè mi fermo e perchè lego la tattica dell’avvelenamento del pozzo alla REFO.

Perchè da alcune persone sui social, persone che mi conoscono tramite altri assai più che direttamente, e che alla fine mi conoscono davvero poco, viene usata la mia partecipazione alle attività della REFO (direttamente dal 2003 alla metà del 2005, in modo saltuario e sporadico l’anno seguente), come presunta prova della mia non-attendibilità circa il mio pensiero sull’omosessualità.

Faccio ordine.

Ho collaborato con la Rete Evangelica Fede ed Omosessualità dalla fine del  2003 alla metà del 2005 in modo diretto. Nel 2004 ho anche fatto parte della sua segreteria. Ho conosciuto l’associazione conoscendo alcuni aderenti di questa, concentrati tra Roma, Grosseto e… Ginevra (!).

La REFO per il sottoscritto era quello che allora recitava il suo statuto, ovvero una associazione con il fine di promuovere la reale accoglienza delle persone omosessuali nelle chiese protestanti italianeLa mia collaborazione si esplicitava principalmente nel prestare il mio servizio come predicatore locale; tra l’altro ricordo di aver predicato al culto che la Chiesa Battista di Grosseto organizzò per i partecipanti al Pride Nazionale del 2004 (una ventina di partecipanti al culto…).

Ma ho sempre predicato sulle tematiche dell’accoglienza, della non-discriminazione, del non giudicare, ne più nè meno come predicherei ora, se venissi chiamato a farlo. O meglio, oggi lo farei sforzandomi di essere assai più franco circa quello che è secondo la Parola di Dio e quello che è, per citare il teologo e pastore valdese Paolo Ricca, oltre ed al di là della Scrittura. Perchè è più che mai necessario. Perchè riconosco come un errore la mia timidezza di allora nell’ammorbidire alcune affermazioni temendo di dar dispiacere a qualcuno.

Ho lasciato nel 2005 il lavoro di segreteria della REFO e poi la REFO stessa, in parte per motivi personali, in parte per motivi di tipo teologico, perchè sempre di più la REFO in quegli anni andava mutando pelle, sposando rivendicazioni che a mio parere erano non semplicemente oltre ed al di là della Scrittura, ma contro la Scrittura stessa.

Non ho mai partecipato ai lavori del Gruppo di Lavoro sull’Omosessualità (GLOM) nè a tutto ciò che ne è seguito, fino alla decisione, per me profondamente sbagliata, del Sinodo Valdese che nel 2010 autorizzò, con dicitura a mio modo di pensare del tutto ipocrita, le cosiddette “benedizioni di coppie dello stesso sesso”, limitandole però (su carta, nei fatti è andata diversamente) alle chiese che avessero maturato un consenso a riguardo. Sapendo benissimo che la stragrande maggioranza delle chiese quelle tematiche nemmeno le aveva mai discusse (fonte diretta, la segreteria della REFO di allora), si era semplicemende adeguata alle decisioni della Tavola.

Non le aveva discusse perchè il vero termine della questione, oggi come nel 2007, nel 2003, ma già nel 1988, era il progressivo allontanamento della Chiesa Valdese dal concetto della Scrittura come unica fonte della Rivelazione (come scriveva il pastore Subilia, nella citazione che ripeto, sperando giovi a qualcuno: si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali).

Nel 2004 scrissi un ricordo del candidato pastore Simon Pietro Marchese, tornato all’improvviso tra le braccia del Padre. Scrissi tra l’altro così:

Un pastore che non si spaventava di fronte al nuovo, alle novità che il nostro tempo ci offre di continuo, in tutti gli ambiti della nostra vita, in particolare nella riflessione teologica che gli era così cara.
Guardando in particolare al suo impegno nella Refo (Rete Evangelica Fede ed Omosessualità), il suo pensiero, riguardo la tematica della pastorale delle persone omosessuali, degli appartenenti al sempre più variegato mondo GBLTQ, mi appare sintetizzabile in una frase: prima di tutto l’ascolto. Simonpietro, assieme al pastore Luca Negro, lo aveva affermato con forza introducendo il convegno Refo del 2000.
Di recente, intervenendo ad un convegno sulla tematica ad Avellino, organizzato dalla rivista “Il Dialogo” Simonpietro aveva affermato che la riflessione teologica non può e non deve sfuggire le problematiche della sessualità, non può e non deve sentire come estraneo o marginale l’argomento, perchè nella vita delle persone l’affettività è elemento essenziale e le chiese sono tenute considerare questo come un aspetto eminente del loro riflettere e soprattutto del loro concreto modo di agire, della loro pastorale.
Una pastorale, quella delle persone omosessuali, che nel suo e nel nostro pensiero vede la sessualità come un luogo d’incontro che parte dall’ascolto e che mai deve trovarsi ad essere un’occasione di esclusione. Solo l’affrontare il tema partendo da queste premesse permette infatti di superare pian piano pregiudizi e discriminazioni diffuse anche nelle nostre chiese evangeliche.

Confermo oggi quanto scrivevo dodici anni fa. La persona omosessuale, la persona che vive questa condizione, deve trovare ascolto ed accoglienza nelle chiese cristiane, A qualsiasi confessione esse appartengano. Deve avere il modo di confrontarsi e di vivere nella comunità la propria fede, senza sentirsi esclusa.

Ma, trovare ascolto ed accoglienza non significa trovare approvazione del proprio stile di vita, non significa trovare approvazione delle proprie tendenze non ordinate secondo il disegno della Creazione.

L’esercizio dell’omosessualità è una condizione di peccato secondo la Bibbia e come tale va considerata. 

Non deve mai trovarsi ad essere un’occasione di esclusione, perchè il Pastore supremo ci ha insegnato e mostrato che è venuto prima di tutto per la pecora smarrita, per quella che è nell’errore, per quella che ha perso il retto sentiero. Ma deve essere occasione di conversione, di cambiamento di vita, di abbandono del peccato.

Ho smesso completamente di collaborare con la REFO, pur rimanendo per qualche tempo in contatto ed in amicizia con diversi suoi membri, quando mi è stato chiaro che di questo non si voleva parlare, ma che si andava sempre più accentuando quello che ora è evidente, ovvero la considerazione dell’omosessualità come una forma normale, come le altre di esercizio della sessualità, assieme ad una più generale banalizzazione della sessualità e del suo esercizio di pari passo a quella che si andava diffondendo nel mondo e, ad un travisamento e rifiuto di quanto è chiaramente scritto nella Bibbia a riguardo.

Dalla fine del 2009 non ho più avuto alcun contatto con la REFO e dubito che ne avrò in futuro.

Non condivido per nulla la posizione della Tavola Valdese e Metodista in materia di considerazione dell’omosessualità, benedizioni/matrimoni omosessuali, adozioni alle coppie dello stesso sesso.

Spero di essere stato chiaro, credo di si.

Se avete domande vi prego di farmele per email. Grazie.

Divigne Congiure!

Due anni fa scrivevo questo post, dal titolo “I am a Dolabber!“:

Sara: “Babbo ma quanto studi?”
Luca: “Studiare per babbo è un modo di imparare a conoscere meglio le persone, ad imparare il modo migliore di lavorare con loro e per loro, anzitutto per te che sei la sua principessa!”.

Un breve dialogo avuto una settimana fa con Sara che mi vedeva alle prese, proprio come lei, con il mio zaino/cartella, il computer, la matita rossa e blu che scorreva su un libro… Abbiamo fatto i compiti assieme la settimana scorsa. Lei addizionava e sottraeva numeri, io, grazie alla Dolab School, a Futura, Emanuela, Valentina, ai miei compagni di corso, anzi, dei corsi, aggiungevo ricchezza alla mia vita.

dscn0042

Curiosamente, oggi mi sono trovato nella medesima situazione. Con mia figlia Sara, a fare i compiti per le vacanze, disegni e calcoli, e intanto io ero e sono alle prese con l’inglese, per il ripasso prima dell’esame per il passaggio di livello.

Stessa domanda o quasi da parte sua: “Ma allora è vero babbo che si studia sempre!”. Eh si, le ho detto, si studia sempre, ma l’importante poi è mettere a frutto quello che si studia. Con quanto ho imparato alla Do Lab School ci sto riuscendo, fido di fare lo stesso con l’inglese.

Nel frattempo mi è arrivata una notifica da Facebook, ma guarda, la foto delle Divigne!!! Ma allora è una congiura, ho pensato, una piacevolissima congiura, una Divigna congiura!

divigne

 

Sono tornato! I’m back!

Il mio blog da oggi è ancora più vostro!

Vostro perchè in questo spazio potenziato, rinnovato e libero, mio sarà sempre più grande lo sforzo di darvi contenuti migliori e di valori , in tutti gli ambiti delle mie attività, professionali e non!

Ringrazio moltissimo la mia amica e collega Francesca di Posizioniamoci per il lavoro che si è sobbarcato per il cambio di mantainer.

CONTATTI-AGENZIA-WEB-ROMA-ANZIO-NETTUNO

Scrivo il titolo in doppia lingua perchè sono in piena full-immersion nello studio dell’inglese (presso la New York School), oltre che in altri e vari approfondimenti formativi affaccendato.

Ho finito di conseguire il certificato per l’eccellenza digitale di Google e ho seguito due corsi di marketing presso la Camera di Commercio di Roma, allo scopo di poter contribuire ancora meglio allo sviluppo del marchio Bags Free (by Bon Bags s.r.l.) e non solo.

Approfitto di questo primo post della nuova versione del blog per informarvi che con Francesca e con Posizioniamoci stiamo organizzando i prossimi appuntamenti del Social Media Day (a Nettuno e a Roma) su cui vi terremo informati.

Grazie a tutti quelli che mi seguono!

Eccellenze in digitale - Certificato-page-001

Il vero problema di Verybello.it non è Verybello.it

Vero, vero, vero! Nel pubblico come nel privato. Dove ho lavorato da quando ho iniziato a farlo, ma soprattutto negli ultimi diciassette anni e spiccioli…

Sbaglierò, ma secondo me il problema ha un nome e un cognome.

Il nome è classe. Il cognome è dirigente.

La nostra classe dirigente, intendendo con essa i politici, i manager di più alto livello, ma anche i piccoli o grandi imprenditori privati, coloro che spostano i soldi, prendono le decisioni, decidono sulle opzioni, sia strategiche che tattiche, questa classe è (in larga maggioranza) digitalmente analfabeta.

Non ha la più pallida idea di cosa sia un sito, non ha idea di a cosa serva, non ha idea di come si giudichi. Un po’ perché il web non lo frequenta. Un po’ perché non ne ha mai avuto bisogno. Un po’ perché è figlio di una politica e di un’economia relazionali, dove contano altre competenze, dove nessuno paga per gli errori, al massimo cambia poltrona. O, nel settore privato, non si è aggiornato abbastanza, perché occupato, magari, a far andar avanti l’azienda.

Il vero problema di Verybello.it non è Verybello.it | Usabile.it.

I am a Dolabber!!!

Sara: “Babbo ma quanto studi?”
Luca: “Studiare per babbo è un modo di imparare a conoscere meglio le persone, ad imparare il modo migliore di lavorare con loro e per loro, anzitutto per te che sei la sua principessa!”.

Un breve dialogo avuto una settimana fa con Sara che mi vedeva alle prese, proprio come lei, con il mio zaino/cartella, il computer, la matita rossa e blu che scorreva su un libro… Abbiamo fatto i compiti assieme la settimana scorsa. Lei addizionava e sottraeva numeri, io, grazie alla Dolab School, a Futura, Emanuela, Valentina, ai miei compagni di corso, anzi, dei corsi, aggiungevo ricchezza alla mia vita.

DSCN0043 DSCN0044 DSCN0045

#unamacchinaperRudy #compratelatulaSmart

I social ci rendono davvero liberi? #ADailyCTA » @futurap #digitalstrategist.

Il punto di vista di Futura Pagano sulla questione raccontata nel post di prima.

Due osservazioni cruciali che condivido al mille per mille:

Il web non è per forza meritocratico [e questo non vuol dire che non lo sia in assoluto]

I social non ci rendono per forza liberi [la libertà è una scelta individuale, spesso e volentieri scomoda.].

Featured Image -- 12602

compratela

Dalla Salama alla (s)Marmellata

Come ieri annunciato ai Media, Social e non, finita l’opera omnia di Rudy Bandiera sono passato a quella di Salvatore Russo, freschissima di stampa. E lo devo ammettere, Russo acchiappa!

RussoGooglePlus_01

Sarà che in effetti anche per il sottoscritto Google+ è piuttosto Google? e sentivo il bisogno di capirci di più, ma tra ieri sera tardi e stamattina presto (in metro! a Roma le distanze sono lunghe, oggi dal Tufello a Eur Laurentina) mi sono gustato le prime 45 pagine del libro e non vedo l’ora di riprenderlo.

RussuGooglePlus02

E, per non perder tempo, la prima cosa fatta in ufficio stamani è stata quella di iniziare a pianificare un completo restyling, una revisione da cima a fondo della pagina personale e di quella aziendale sul non-solo-social di Mountain View.

Ho già cominciato riorganizzando le mie cerchie… Presto smarmellerò* alla grande anche qua!

*smarmellare = Distribuire il proprio contenuto nel minor tempo e su più piattaforme possibili, con l’intento di raggiungere l’intera popolazione dell’Internet. Una delle attività più antiche del WEB, da non confondere con SPAMMARE.