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Breve vademecum prevaccinale – di Stefano Montanari

Riprendo dal suo blog per dare la massima diffusione a questo suo utilissimo post.

Che fare? Questa è una delle domande che mi arrivano a raffica.

Non è affatto raro che la vaccinazione induca effetti indesiderati di varia natura, di diversi gradi di gravità e con manifestazioni evidenti secondo tempistiche differenti. Alla Farmacovigilanza arrivano denuncie relative solo ad  una minima parte dei casi ed è su quelle che si fanno le statistiche, statistiche, perciò, ampiamente sottostimate.

Molto in breve, ecco le precauzioni da prendere:

 

VADEMECUM PER MAMMA E PAPA’ CON BIMBI DA VACCINARE

 

1 –       Il medico deve prima di tutto verificare che il vostro bambino sia sano e non abbia malattie in atto.  Opporsi temporalmente alla vaccinazione se il bambino non sta bene.

2 –       Il medico deve informare, prima che voi diate il consenso, dell’atto che si sta per compiere sul vostro bambino; quindi deve prendere il bugiardino del prodotto e leggervelo attentamente per intero per essere così davvero consapevolmente informati dell’atto vaccinale. Si tratta di un diritto quasi sempre negato e di un obbligo da parte del vaccinatore. Dovete interromperlo quando non capite.Non importa se ci vogliono ore per queste informazioni. Prendetevi tutto il tempo necessario. Se il medico si innervosisce, chiedetegli un altro appuntamento. Ditegli che un medico nervoso può sbagliare a vaccinare; ne va della salute di vostro figlio.La vaccinazione è un atto senza ritorno. Ricordate che un medico viene pagato a vaccinazione, più ne fa più guadagna!

3 –       Il medico deve verificare se il bambino ha già sviluppato un’immunità per quel tipo di malattia per cui deve essere vaccinato. L’immunità può essere acquisita per avere effettivamente già contratto la malattia o per esserne dotati naturalmente.Chiedetegli quali esami occorre fare per verificare le immunità. Se non vuole verificare informate il direttore generale dell’Ospedale.

4 –       Pretendere che il medico verifichi, come prevede la buona pratica medica, se il bambino è allergico ad una delle sostanze contenute nel vaccino, ad esempio Alluminio (E’ scritto nel bugiardino). Dovete pretendere un certificato ove il medico dichiari che il bambino non è allergico e deve firmare in modo che si legga il nome chiaramente (prima in stampatello, poi in corsivo). Se il bambino risulta allergico non lo si può vaccinare.

5 –       Opporsi a che siano praticate vaccinazioni multiple nella stessa seduta.

6 –       Opporsi a vaccinazioni fuori di uno studio medico (ad esempio in farmacia) e da una persona non laureata in Medicina. Un infermiere può vaccinare, ma chiedetegli cosa è in grado di fare nel caso in cui si verificassero effetti collaterali avversi. Un non medico non risponderà mai di eventuali effetti collaterali.Dopo la vaccinazione il bimbo deve rimanere in osservazione per almeno 1 ora. Potrebbe sviluppare una reazione avversa (per esempio difficoltà respiratoria, shock anafilattico, ….)

7-       In caso di vaccini esavalenti fatevi dire per quali malattie lo si sta vaccinando e nel casoin cui il bimbo abbia già contratto una delle malattie in elenco o ne sia comunque immune, dovete chiedere di praticare le vaccinazioni solo per quelle malattie che il bimbo non ha ancora avuto. Non si può vaccinare per una malattia già contratta; si è immuni. Si tratta di un’ovvietà ma ben pochi vaccinatori se ne prendono cura. Se non ci sono i vaccini disponibili, pretendete che il medico chieda alla ditta di prepararli.

8-       Farsi consegnare la scatola del vaccino, del bugiardino e della fiala o siringa vuota alla quale si è rimesso il cappuccio all’ago. E’ una prova che in casi avversi può servire. Se il medico rifiuta chiedergli il perché e denunciare la sua risposta al Direttore del centro. Se il vaccinatore rifiuta comunque, sappiate che può essre denunciato per aver nascosto o distrutto volontariamente una prova.

Se pur con tutte questeprecauzioni  il medico vuole ancora vaccinare informatelo che:

9-       Nelle giornate precedenti la vaccinazione avete fatto fotografie e riprese video che testimoniano del comportamento del bimbo (se cammina, se parla o tenta di parlare, se gattona ecc.).

10-     Che rifarete fotografie e video se si notano cambiamenti dopo la vaccinazione. Misurate la temperatura corporea e fotografate il punto dell’iniezione.

11-     Fatevi consegnare un documento di avvenuta vaccinazione con tutti i dati del vaccino (nome, data di scadenza e numero di lotto) e data del giorno in cui la vaccinazione è avvenuta. Il documento deve riportare il nome e la firma di chi ha eseguito la vaccinazione in un ambulatorio medico in modo leggibile.

12-     Se si notano effetti negativi, chiamare immediatamente il medico e pretendere che faccia una segnalazione all’AIFA (obbligatoria, ma spesso non eseguita). Farsi consegnare una copia del documento di segnalazione. Se il medico rifiuta di eseguire la segnalazione, presentare una denuncia alla procura della Repubblica per omissione di atti d’ufficio e informare il direttore sanitario della struttura presso cui è avvenuta la vaccinazione.

13-      Inviare una email o un telegramma al direttore generale, dott. Melazzini  dell’AIFA,segr.tecnica.dg@aifa.gov.it, con al seguente dizione “Effetto negativo con vaccino xx” , descrizione del casoed indirizzo al quale essere contattati.

La Social Education secondo Rosa Giuffrè

Rosa Giuffrè e la Social Education

Il 7 settembre, ossia solo due giorni fa, l’amica e professionista del web, Rosa Giuffrè ha pubblicato il suo secondo libro, dedicato al tema della Social Education, ovvero, recita il sottotitolo, “Vivere senza rischi Internet e i Social Network“.

Conoscendo la qualità dell’autrice l’ho prenotato “a scatola chiusa”, …come Arrigoni! (citazione che vi dice tutto della mia età!) su Amazon e l’ho letteralmente divorato in due giorni, tra ieri ed oggi approfittando, oltre che delle solite due ore sui mezzi pubblici, anche del giorno di riposo di oggi.

Il primo lavoro di Rosa aveva il chilometrico titolo di “Cambia testa e potenzia la tua azienda con la cultura digitale” e voleva essere un invito chiaro alle aziende, specie alle PMI, a rilanciare il loro business anche imparando ad usare ed a sfruttare al meglio, all’usare in modo positivo i più moderni strumenti disponibli sul web.

Il positivo di Rosa

Positivo è anche l’obiettivo del secondo libro di Rosa che, visto diventare in buona parte patrimonio comune delle imprese e dei singoli l’obiettivo del suo primo libro, ora, assieme a Giovanni Fasoli, suo collega ed autore della prefazione del testo, partner nel sito SocialEducation.It  (“Riflessioni e input su come abitare la Rete e comunicare nei social network in modo sereno, efficace e senza rischi“) si occupa dei rischi che il lavoro in rete e nei social network comporta.

Non solo per le Aziende, ma per tutti quelli che Rosa definisce “adulti tardivi digitali” tra cui sono tanti di noi, tante persone che “vivono quotidianamente l’ambiente dei social network per piacere, hobby, per cercare lavoro o sviluppare nuove relazioni professionali di successo“.

Social Education

I temi affrontati nel libro

I temi affrontati nel libro sono della massima attualità, ne leggiamo sui giornali cartacei ed online ogni giorno, ogni giorno sentiamo notizie che trattano di identità violate online, di bullismo cyber, di privacy, di fake news, di cyberstalking, ecc…

Il pregio del libro di Rosa è affrontare tutte queste tematiche con il suo linguaggio chiaro, trasparente direi; senza sottointesi, senza retropensieri, ma, pur nella consapevolezza della complessità della materia, con la massima franchezza, con quella che mi sento di definire la parresìa, la ricerca della verità sugli strumenti e usi comportamenti che entrano in gioco nel (non sempre!) magico mondo del web.

E, scoperta la verità sui social network, capito cos’è la social education, con Rosa (e con Sonia Monticelli!), nell’ultimo interessantissimo e denso nono capitolo, si impara anche con che strumenti difendersi e come!

Acquistare il libro è facile, lo trovate sul sito dell’editore Flaccovio o su Amazon, come preferite. E vale tutta la spesa!

 

I Die Tomorrow

I Die Tomorrow

I Die Tomorrow, ovvero Morirò domani.

Così era scritto su di un lato di un avambraccio di un uomo che avevo seduto stamani davanti a me, in Metropolitana. Aspetto da “duro”. Aveva poi delle aquile o dei simboli celtici, non li ho visti bene, tatuati nell’interno delle parte superiori del braccio.

Poi l’avambraccio si è girato. Ed ho visto che aveva tatuato anche, ben chiaro e leggibile, il proprio gruppo sanguigno.

Mi è venuto da sorridere. Se sei così duro da scrivere, in gotico, che morirai domani, allora perchè metti dall’altro lato lato il gruppo sanguigno. Hai visto mai che ti fai male davvero, ed allora vuoi che gli altri si sbrighino a salvarti!

Mah…

Morire morirai

Stai certo fratello. Morire morirai. Quando, non sta certo a te saperlo. Le parole umane sono davvero senza senso, se non c’è la Parola di Dio che le guida.

I die tomorrow. Stai certo fratello. Morire morirai.
I die tomorrow. Stai certo fratello. Morire morirai.

Apro il giornale, e fido solo in Dio

Apro il giornale. Sul web, ma lo apro. E leggo. Leggi liberticide, Stato etico, politici e banchieri corrotti fino al midollo ma che pretendono di decidere cosa è giusto o sbagliato, morale o immorale, manager di Stato di neppure troppo successo, anzi, gratificati con liquidazioni scandalose, con cui ripianeresti il deficit e riempiresti le tasche di migliaia di lavoratori.
Posti di lavoro che non ci sono, famiglie abbandonate a se stesse, aziende che uno dopo l’altra falliscono e passano in mano straniera, gente che si dice “santa” e  lucra sull’immigrazione e la disperazione della gente.
Ma il problema sono i vaccini, l’omofobia, i matrimoni gay, il poliamore, l’abbandono degli animali… Problemi fasulli montati ad arte per far scomparire le banche, le ruberie, una pressione fiscale vicino all’usura, un lavoro sfruttato come mai. Come la guerra tra poveri montata ad arte tra italiani ed immigrati…
Però questo, dicono, è un paese democratico. Talmente democratico che non si può più votare. Talmente democratico che il voto ce l’hanno sequestrato. Ma non temete, ora che i parlamentari hanno maturato il tanto agognato diritto al vitalizio, di vivere sulle spalle di quelli che hanno finto di governare per cinque anni, ora si voterà, forse! Non appena avranno capito come continuare a far sì che perduri il gioco delle parti. Affinchè vincano sempre gli stessi poteri, perchè tutto sembri cambiare mentre non cambia nulla.
Come nella mia città, Roma. Tre sindaci di colore diverso, stessa spazzatura!
Poi qualcuno mi rimprovera perchè dice che dai miei ultimi post sembra che io agogni ad una teocrazia!
 
Siete in errore cari signori! La teocrazia c’è già. Perchè il mondo è di Dio e non è vostro. La vita è di Dio e non è vostra, e potrebbe sfuggirvi di mano in un istante mentre leggete questo sfogo.
 
Occorre impegnarsi per la società civile, dicono… ma quale? Quella governata da politici quaqquaraqua? Da gente forte con i deboli, o con i tartassati che ha impoverito fino al midollo, e volutamente debole con i forti, liberi di rubare, evadere, non pagare le tasse, lucrare…
 
Sono pessimista? No, io credo soltanto realista. E, lo dico in tutta franchezza, continuo ad impegnarmi nel lavoro e nel sociale perchè credo in Dio, e credo che debbo adempire ai suoi comandi, di onorarLo, nei miei figli, nel mio lavoro, nel mio matrimonio.
 
Di questa cosiddetta società civile e dei suoi boiardi ne ho piene le tasche. Nulla mi ha dato, ed ancor menò darà a mia figlia.
 
Io fido in Dio. Solo in Dio confido. Di voi, Lorsignori, non mi importa nulla. Non ho alcun timore di voi. Vi rispetto perchè uomini come me, ma non oltre. E fido che le vostre tasche piene, le vostre monete di carta straccia, brucino assieme a voi nella Geenna.
 
“Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?”. In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.
(Giobbe 2:10)
 
«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno». 22 In tutto questo Giobbe non peccò e non accusò DIO di alcuna ingiustizia.
(Giobbe 1:21-22)
 
 

Il 5 per mille che a me non costa nulla… Ma davvero?

Il 5 per mille: a te non costa nulla ma per noi vale tantissimo.

Il 5 per mille: a te non costa nulla ma per noi è importantissimo.

E via così.

In questo periodo, come sempre in questo periodo, sono assillato (sono a quota 37 richieste finora!), come tutti i contribuenti italiani, dalle richieste di devolvere a questo o quella associazione, centro sportivo, Caritas parrocchiale, ONG, organizzazione internazionale, etc… il mio 5 per mille, ovvero una quota dell’IRPEF che, comunque, dovrei pagare.

Negli anni la quota di possibili destinatari si è ampliata, a tal punto che oggi persino la mia squadra di Subbuteo e Calcio da Tavolo può esserne destinataria! E la cosa mi lascia assai perplesso.

Ricopio dal web uno specchietto riassuntivo a riguardo.

Il 5 per mille è una misura fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF (pari, appunto, al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche) a enti che si occupano di attività di interesse sociale, come associazioni di volontariato e di promozione sociale, onlus, associazioni sportive che svolgono prevalentemente attività socialmente utili, enti di ricerca scientifica e sanitaria.

Non è una donazione, quindi non beneficia delle connesse agevolazioni fiscali (non si può detrarre dalle tasse), ma non comporta neppure oneri aggiuntivi (in pratica non costa nulla) in quanto il contribuente è comunque tenuto a pagare l’IRPEF.

Introdotto per la prima volta nel 2006 a titolo sperimentale, il 5 per mille è stato poi inserito ogni anno nella cosiddetta Legge di Stabilità (ex Legge Finanziaria), subendo di volta in volta alcune modifiche, ed è stato infine stabilizzato dalla Legge n.190 del 2014 (Legge di Stabilità 2014).

Tale legge ha altresì fissato un tetto massimo pari a 500 milioni di euro da destinare al 5 per mille, sia per il 2015 sia per gli anni successivi.

Il 5 per mille riguarda solo l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e non delle società (IRES), gli imprenditori possono però aderire al contributo tramite la dichiarazione dei propri redditi personali.

Le finalità per cui può essere destinato il 5 per mille sono il sostegno e il finanziamento di:Enti non profit, come organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni di promozione sociale, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, cioè onlus (articolo 10 del decreto legislativo 460/1997), ecc.;

Istituti che si occupano di ricerca scientifica;
Università; Enti dediti alla ricerca sanitaria;
Servizi sociali del comune di residenza del contribuente;
Associazioni sportive dilettantistiche accreditate dal Comitato Olimpico, in cui sia presente il settore giovanile e che svolgano attività in favore di persone svantaggiate da un punto di vista fisico, psichico, familiare o economico;
Attività di salvaguardia, sostegno e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (legge n.111 del 15 luglio 2011).

Per dirla alla romana, ormai “la qualunque” può essere destinataria del cinque per mille.

Ma è vero che il 5 per mille non mi costa nulla?

E’ uno slogan che fa riferimento al fatto che comunque si tratta di una percentuale millesimale, come l’8 per mille o il 2 per mille, dalla tassa sul reddito di me in quanto persona fisica (IRPEF in sigla) che comunque dovrei pagare.

Ma mi costa, io direi. E nemmeno poco, visto che più trascorrono gli anni (la mia prima dichiarazione è del 1985, relativa ai redditi 1984) più lo Stato è diventato esoso nei miei riguardi.

Al punto che quando sono stato licenziato dalla mia Azienda si è trattenuto sotto forma di imposta qualcosa come il 33% o il 37% (non ricordo esattamente, ma credetemi, la percentuale era compresa in quella forbice) del mio trattamento di fine rapporto, che per logica avrei dovuto reinvestire per cercare lavoro. Il 30 e passa per cento lo ha trattenuto subito, e poi mi ci ha fatto ripagare altre tasse nella dichiarazione dell’anno successivo…

Mi costa perchè lo Stato non solo è esoso, ma mi rende sempre meno servizi nei vari ambiti di sua competenza, quali la sicurezza, la sanità, la scuola per i miei figli. Al punto che oggi mi chiedono il 5 per mille anche enti di competenza regionale o comunale. Perchè lo Stato trasmette loro sempre meno risorse per queste cose e perchè loro, come lo Stato, sono sempre più simili a parassiti che usano tutte le risorse che hanno per alimentare la macchina che li fa “funzionare” (volutamente tra virgolette).

Mi costa perchè dare il 5 per mille ad alcuni di questi enti è quindi come pagare le tasse due, tre o quattro volte. Pago lo Stato perchè la Regione mi dia determinate forme di assistenza sanitaria, pago la Regione (addizionale regionale) perchè lo Stato non le devolve i miei soldi, pago il Comune (addizionale comunale) perchè “idem” ed infine dovrei anche pagare il 5 per mille ai serivizi sociali del mio comune di residenza???

Quindi, tornando allo slogan pubblicitario di partenza, il 5 per mille, care associazioni, non solo mi costa, ma mi costa caro, anzi ci costa carissimo!

Poi non vi preoccupate. Un codice fiscale ce lo scriverò nell’apposito spazio della mia dichiarazione. Ma possibilmente di qualcuno che non mi assilli con quello slogan bugiardo che sembra piacervi tanto.

 

No alla maternità surrogata

No alla maternità surrogata – perchè questo post?

Perchè i maggiori media, televisivi, cartacei e altro, hanno volutamente ignorato questa manifestazione, contro il pensiero unico che si vuole imporre con la censura e con tutti i mezzi possibili.

Riprendo per la massima parte i contenuti di questo post dalla newsletter “Guida alla settimana” del sito Evangelici.Net.

Iscriversi alla newsletter è gratuito e semplice, basta inviare una mail a notizie@evangelici.net con oggetto “Iscrizione Guida alla settimana”. Anche solo per provare: se poi non vi interessa, scrivete una mail (con oggetto “cancellazione”) e non vi disturberanno più.

No alla maternità surrogata – la manifestazione alla Camera

Giovedì alla Camera dei Deputati si è svolta un’iniziativa poco enfatizzata sui giornali: una manifestazione trasversale per dire “no” alla maternità surrogata.

Una varietà di voci che hanno affrontato l’argomento dal punto di vista umano, etico, legale, per dare poi forma a un documento indirizzato all’Onu dove si sottolinea come la gestazione per altri sia «incompatibile con il rispetto dei diritti umani e della dignità delle donne».

No alla maternità surrogata -L’intervento del ministro Lorenzin

Del resto, ha ribadito al convegno il Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, «l’utero in affitto è un commercio, una pratica antica con mezzi nuovi. Il giorno in cui vedrò una donna ricca, bianca, occidentale fare da portatrice in utero per una donna povera, indiana, sterile, allora mi ricrederò e ammetterò che può essere solidaristico».

E, ha aggiunto, «mai avrei immaginato che il principio di mater sempre certa potesse un giorno essere messo in discussione in nome di sofisticati ragionamenti che vogliono annullare la natura».

No alla maternità surrogata – L’intervento della filosofa Sylviane Agacinski

Contro la pratica dell’utero in affitto si è espressa anche la filosofa Sylviane Agacinski, che in un intervento riportato dall’Osservatore romano rileva come «la dignità, nozione al tempo stesso etica e giuridica, significa che ogni persona ha un valore intrinseco e che, contrariamente alle cose, contrariamente ai beni scambiabili, essa non ha equivalenti e non può aver alcun prezzo. In quanto soggetto di diritti, l’essere umano deve dunque essere rispettato nella sua integrità morale e fisica».

La gestazione per altri infatti è frutto di un contratto che «equipara unicamente e semplicemente la donna e il bambino a beni».

La pratica si basa su due concezioni inaccettabili, scrive ancora Agacinski: «la prima è una concezione dualista della persona. L’individuo è ridotto alla sua volontà, mentre il suo corpo è un organismo biologico di cui disporrebbe a suo piacimento, per suo conto o per conto terzi», mentre «la seconda è una concezione iper-liberale dell’economia e della società.

No alla maternità surrogata – Una pratica del tutto illegittima

Secondo tale concezione, la legittimità dei contratti poggia sul solo consenso dei contraenti e dunque sulla loro pretesa libertà individuale»; ne discende che «il consenso della persona, in quanto proprietaria, giustifica allora qualsiasi contratto, e quindi qualsiasi mercato, compreso quello degli organi tra viventi».

A tale prospettiva, risponde Agacinski, «si deve contrapporre il ruolo civilizzatore del diritto», capace di regolare i rapporti e i diritti andando oltre i contratti, resistendo e rifiutando «l’ampliamento senza limiti di un mercato che s’impossesserebbe di tutto e di tutti».

No alla maternità surrogata
No alla maternità surrogata

Papà, il 19 marzo. la festa, il diritto del bambino

19 marzo, festa del papà… ma non dappertutto

Ieri, 19 marzo, nei paesi di tradizione cattolica si è celebrata la cosiddetta “festa del papà“.
Nella maggioranza dei paesi di tradizione anglosassone il Father’s Day viene celebrato invece la terza domenica del mese di giugno con le motivazioni che potete leggere in questo articolo.

Perchè nei paesi di tradizione cattolica si è scelta la data del 19 marzo è facile da capire. Perchè nella tradizione cattolica il 19 marzo è il giorno in cui si commemora come Santo Giuseppe, il padre putativo di Gesù (per chi fosse interessato Giuseppe è venerato come santo anche nella chiesa ortodossa ed è commemorato come sposo di Maria e padre putativo del Signore Gesù nella chiesa riformata di tradizione luterana).

Vi segnalo un articolo scritto e letto di recente che parla diffusamente del culto di Giuseppe riportando anche diverse notizie curiose (tipo il perchè si mangiano i bignè e le zeppole! Voi lo sapete?).

19 marzo, festa del papà putativo!

E qui le cose si complicano. Perchè putativo?

Perchè Gesù è il Figlio di Dio, Padre, e lo è fin dall’eternità.

La figura del padre putativo Giuseppe è misteriosamente scelta per rendere possibile al bambino Gesù una crescita il più possibile tranquilla, in una famiglia naturale, con madre e padre come tutte le famiglie naturali umane.

In un certo senso putativo  significa sia che Giuseppe era creduto, re-putato il padre naturale di Gesù, sia che Giuseppe proteggeva la re-putazione di Maria, che evitava così a quest’ultima l’etichetta, spiacevole anche a quei tempi, di ragazza madre.

Giacchè non era facile per nessuno credere al concepimento di una vergine per opera dello Spirito Santo. Nemmeno ora lo è, figuriamoci allora.

 

19 marzo, e chi il papà non ce l’ha?

Oggi pare essere un problema.

In questi tempi di politicamente corretto, tutto pare fare problema.

Nella mia classe elementare c’era un bambino che il papà non lo aveva, non sapeva nemmeno chi fosse. Un figlio di ragazza madre.

Molto semplicemente la nostra maestra, d’accordo ed in sintonia con la mamma del mio compagno (oggi molto più spesso di prima si vedono conflitti tra genitori e maestri che raramente avevano a verificarsi quando ero piccolo io) gli proponeva di fare comunque il lavoro, sia come prova delle sue abilità manuali e pratiche, come erano definite in pagella, sia per regalarlo, se non ricordo male, al nonno materno, che era per lui la figura maschile più significativa della famiglia cosiddetta allargata.

Non ricordo alcuna tensione o problema. Giacchè la maestra come la mamma cercavano il bene del bambino, e nient’altro.

19 marzo, e chi di papà ne ha due?!?

Oggi sembra che occorra affrontare anche questa problematica, praticamente inesistente ai tempi di quando ero bambino. E di fatto estremamente rara anche ora, anche se i media e le loro campagne ne parlano con una tale frequenza da farla sembrare quasi una emergenza nazionale.

Occorre precisare l’ovvio. Che non esiste in natura un bambino che abbia due padri dal punto di vista biologico (come del resto due madri).

Il padre biologico è uno ed uno solo può essere.
La madre biologica è una ed una sola può essere.

Parlo qui anche della madri, così mi risparmio di scrivere un altro post a maggio!

Si fa ovviamente riferimento ai bambini che crescono in coppie di partner dello stesso sesso.

La questione del festeggiare a scuola o altrove la festa del papà (per i bambini che crescono in una coppia formata da due donne, di cui una sola può essere la madre biologica, ma a volte non c’è) e la festa della mamma (per i bambini che crescono in una coppia formata da due uomini, di cui uno soltanto può essere il padre biologico, ma quasi sempre non c’è) si può ovviamente risolvere nello stesso modo con cui lo risolveva la mia maestra quarant’anni fa.

Con la massima attenzione al benessere del bambino.

19 marzo, chi ha colpa di che?

Il bambino non ha nessuna colpa della situazione in  cui si trova per responsabilità degli adulti che lo crescono, siano i suoi genitori naturali, o adottivi, o putativi o che so io.

Nel caso del mio compagno di classe, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso era dell’egoismo del padre che aveva lasciato da sola la madre ad occuparsi del figlio.

Nel caso delle coppie dello stesso sesso, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso è dell’egoismo di entrambi i componenti della coppia che, al di là dell’affetto e dell’amore sincero che hanno per i bambini che crescono con loro, li hanno esposti comunque a vivere una situazione di questo tipo.

Checchè ne dicano le sentenze più o meno creative di chi è giudice in terra, per me, credente in una Legge di Dio che è prima e sopra a tutte le altre, il bambino ha diritto a crescere nella situazione più naturale possibile, con un padre ed una madre. Tutti hanno il diritto teorico, non tutti hanno la possibilità concreta di farlo ovviamente.

Poi certo, esistono dei papà o delle madri secondo natura, che quasi quasi sarebbe meglio non avere, così come esistono dei genitori di coppie dello stesso sesso infinitamente più validi e premurosi sotto tanti o tutti i punti di vista.

Grande è il peccato, dice la Scrittura, ma infinitamente più grande e la grazia. E spesso dove abbonda l’uno, sovrabbonda l’altra.

19 marzo, ma serve proprio la festa del papà?

In realtà no. Non serve un giorno “consacrato” al padre, come non serve un giorno “dedicato” alla madre.

Serve, o meglio, fa comodo che ci sia questo tipo di ricorrenza al commercio ed alla pubblicità di ogni genere di mercanzia (quest’anno per i papà andavano particolarmente forte gli smartphone e i gadget tecnologici; i bignè e le zeppole vanno forte comunque pure senza pubblicità!).

Non serve un giorno consacrato al papà o alla mamma!

Servono dei papà, dei padri e delle madri, consacrati ai figli!

Servono dei padri e delle madri responsabili, che vivano il dono della paternità e della maternità, che non tutti hanno o possono avere, per i motivi più diversi.

Servono dei padri e delle madri che donino tutto se stessi (e non le briciole del loro tempo e dei loro desideri o piaceri personali, o tutte le cose ed i beni che possono) ai figli che il Signore ha loro donato.

Che non sono i ‘loro’ figli, ma che sono i figli che sono stati loro donati. Il nodo vero forse è proprio capire questo concetto…

19 marzo Giuseppe padre putativo
19 marzo Giuseppe padre putativo

Non è amore, è solo egoismo

Pratiche che definirle aberranti è poco.

La GPA o Gestazione per Altri è una pratica aberrante, che sia una coppia omosessuale o eterosessuale a praticarla. Con l’aggravante nel caso delle coppie omosessuali che si toglie al bambino uno o entrambi i genitori naturali.

Non mi parlate di amore. E’ solo egoismo.

E’solo egoismo, con tanti interessi economici in gioco, più la pratica dell’eugenetica di ricordo nazista. La selezione naturale degli embrioni, come le corse dei deportati nel lager, nudi, con la musica di sottofondo, e solo i più forti che sopravvivono.

Le X messe sugli uomini in formazione, invece che su quelli in disfacimento. Ma dietro c’è la stessa mentalità, degli uomini che si credono Dio e dispongono della vita altrui.

Preghiamo per la nostra società.
Preghiamo per questi bambini, perchè non abbiano a soffrire nella loro crescita.
Preghiamo per tutti coloro che, peccatori nemmeno pentiti, aiutano ed incoraggiano queste pratiche.
Quello che a noi sembra impossibile, all’Eterno è possibile, che la Sua grazia risvegli i loro cuori e le loro menti.

La differenza con la foto dell'anteprima del video? Questa è in neolingua. E' a colori e si vede solo l'apparente risultato finale. Potremmo definirla "Inciviltà dell'immagine".
La differenza con la foto dell’anteprima del video? Questa è in neolingua. E’ a colori e si vede solo l’apparente risultato finale. Potremmo definirla “Inciviltà dell’immagine”.

Condivido la foto e il post Facebook di Antonio Bianco.

DALLA GPA ALLA GPNA, UNA MAMMA PER AMICO

(Perché il punto di vista dei bambini, potrebbe essere diverso)

A volte viene da chiedersi se le abbiamo già viste tutte, o se la deriva sub-antropologica non avrà mai fine.

Ho sempre sostenuto che, a riguardo della GPA (Gestazione Per Altri), i soggetti primi da tutelare non sono tanto le madri surrogate che prestano, o affittano, il loro utero per soddisfare desideri di paternità trasformati in diritti, ma piuttosto i neo nascituri, venuti al mondo senza una precisa identità paterna e/o materna.

Premesso che la GPA è una pratica da condannare a priori, in tutti i casi, sia che a ricorrervi sia una coppia etero, sia omo, con l’aggravante per la coppia omosessuale di non garantire al nascituro una figura materna femminile come madre, e una figura paterna maschile come padre, così come la natura dispone, inoltre per ogni embrione che avrà completato il proprio sviluppo, e che quindi vedrà la luce come bambino, ce ne sono diversi che verranno sacrificati arbitrariamente, vedere alla voce aborto selettivo.

Qua il caso è ancora più aberrante, narra della storia di due omosessuali, desiderosi di paternità, che per insufficienze naturali, biologiche e antropologiche, devono ricorrere all’utilizzo di un utero esterno alla coppia (e non sto a spiegarvi il perché), non in affitto però, ma diciamo in comodato d’uso gratuito, ma non da una donna totalmente estranea, ma bensì dalla madre cinquantasettenne di uno dei due, si, si, avete capito bene.

Dal punto di vista biologico, o per meglio dire eugenetico, è andata così: naturalmente la madre surrogata, essendo avanti con gli anni (57) non ha potuto donare gli ovuli, peraltro per la legge Brasiliana tale pratica è vietata tra i componenti della stessa famiglia, in quanto non ci deve essere legame affettivo tra donatrice e fruitori, quindi gli ovuli, in questo caso otto, sono stati prelevati da una “donatrice” anonima e fecondati, quattro con gli spermatozoi di uno dei due omosessuali, e quattro con gli spermatozoi dell’altro, ottenendo così otto embrioni (esseri umani a tutti gli effetti), di questi otto ne sono rimasti quattro e poi successivamente ne sono stati selezionati due, i più forti; questa procedura applicata agli esseri umani adulti, vi ricorda qualcosa?

L’unica cosa certa al 100% è che i due gemelli sono fratellastri, vi sembrerà un’ovvietà e lo è, ma nell’era overtoniana, la verità va ribadita ogni qualvolta se ne presenti l’occasione, caso mai fosse l’ultima.

In ogni caso per i due gemellini si configura questa situazione parentale: avranno in comune la madre donatrice degli ovuli, che per contratto legale non potranno mai conoscere, in comune la madre surrogata di 57 anni ora anche in veste di nonna, ma non il padre, e ricordiamolo perché lo si dimentica troppo spesso, 6 fratellini abortiti.

Quindi siamo passati dalla GPA (Gestazione Per Altri) alla GPNA (Gestazione Per NoAntri) e la cosa non fa ridere manco un po’.


Diritti palestinesi e diritti curdi. Il doppiopesismo internazionale

Pubblico, su suggerimento dell’amico Niram, un articolo del 2004 di Alan Dershowitz sull’immondo doppiopesismo della comunità internazionale che si strappa le vesti per la “sofferenza” del popolo palestinese (realtà costruita a tavolino dopo la Guerra dei Sei Giorni) ma che mai pone sullo stesso piano la legittimità della richiesta curda di potere avere un proprio stato indipendente.

Diritti palestinesi e diritti curdi. Quale differenza?
di Alan Dershowitz

Ho una bella domanda per coloro che condannano sempre e solo Israele per l’occupazione e si fanno paladini della creazione di uno stato palestinese indipendente: qual è la vostra posizione sull’occupazione del Kurdistan e sulla richiesta d’indipendenza dei curdi nella loro terra ancestrale?

Qual è la posizione dei palestinesi, ve lo dico io: la loro dirigenza si oppone risolutamente agli sforzi dei curdi per porre fine all’occupazione e creare un proprio stato. I palestinesi appoggiano e hanno sempre appoggiato i regimi che occupano il Kurdistan, e cioè Siria, Turchia, Iran, Iraq.

La cosa non deve sorprendere. Basta ricordare che Yasser Arafat nel 1989 fu il primo a congratularsi con il governo cinese “a nome del popolo palestinese” per la feroce repressione delle manifestazioni e l’uccisione di dimostranti democratici in piazza Tiananmen. Lo stesso Arafat è presidente di un regime che punisce i dissidenti con l’intimidazione e l’omicidio. Nessuno faccia affidamento su processi regolari. La dirigenza palestinese non si schiera per i diritti umani in generarle, si schiera solo per i diritti dei palestinesi che appoggiano ciecamente i rovinosi programmi di Arafat.

Ma dove sono le Nazioni Unite, la chiesa presbiteriana, la sinistra antisionista dura e pura, la comunità europea, Nelson Mandela, Ralph Nader e gli altri che spargono lacrime di coccodrillo sempre e solo per gli oppressi palestinesi? Il loro silenzio sui curdi è assordante.

Può darsi che l’attenzione di alcuni di questi gruppi e personaggi non sia tanto concentrata sugli oppressi, quanto piuttosto sui presunti oppressori. Fingono di preoccuparsi della condizione dei palestinesi, ma gli interessa solo perché è Israele che viene accusato di opprimerli.

Non gli importa nulla dei curdi, perché sono oppressi da nazioni arabe e musulmane, esattamente come non si preoccupano più di tanto dei tibetani occupati e oppressi dalla Cina, o ai ceceni angariati dai russi. Così come non gli importava nulla degli stessi palestinesi negli anni in cui la Cisgiordania era occupata dalla Giordania e la striscia di Gaza era occupata dall’Egitto.

La causa per la fine dell’occupazione del Kurdistan e l’istituzione di uno stato curdo indipendente è almeno altrettanto consistente, e per molti aspetti assai più consistente, di quella per la fine dell’occupazione in Cisgiordania e la creazione di uno stato palestinese (la fine dell’occupazione della striscia di Gaza finirà comunque fra poco).

Esiste già uno stato con una maggioranza di palestinesi, la Giordania, mentre i curdi non sono maggioranza in nessun paese, nonostante il fatto i curdi siano molti di più dei palestinesi. I curdi hanno sofferto molto di più dei palestinesi: almeno centomila di loro sono stati gassati da Saddam Hussein mentre il mondo stava a guardare. Ai curdi è stato promesso uno stato sin dalla fine della prima guerra mondiale, quando il presidente americano Woodrow Wilson prese questo impegno, e il trattato di Sevres diceva che avrebbero potuto avere uno stato se la maggioranza dei curdi avesse appoggiato l’indipendenza.

I palestinesi, invece, hanno più volte rifiutato l’offerta di indipendenza, dapprima nel 1937, poi nel 1947, più recentemente a Camp David e Taba nel 2000-2001. Secondo i più aggiornati sondaggi, la maggior parte dei palestinesi non si dichiara soddisfatta all’idea di uno stato palestinese in Cisgiordania e striscia di Gaza, essi dichiarano di volere vedere la scomparsa dello stato ebraico d’Israele.

I curdi, dal canto loro, non perseguono la distruzione di nessuno stato esistente, ma soltanto l’indipendenza sulla loro terra.

Personalmente sostengo la fine dell’occupazione in Cisgiordania e striscia di Gaza e la creazione di uno stato palestinese pacifico, prospero, democratico in quei territori (con alcuni marginali aggiustamenti di confine, in conformità a quanto prescritto dalla risoluzione 242 del Consiglio di Sicurezza). La maggior parte degli israeliani appoggia questa soluzione “due popoli-due stati” a condizione che possa essere garantita la loro sicurezza.

Perché dunque tutti i paesi arabi, la dirigenza palestinese e molti sostenitori dell’indipendenza palestinese si oppongono con tanta veemenza alle legittime richieste del popolo curdo? Forse perché i curdi non hanno fatto ampio ricorso al terrorismo su scala internazionale, nonostante la lunghissima occupazione delle loro terre e l’oppressione della loro gente? Forse perché coloro che occupano e opprimono i curdi dispongono di vaste riserve petrolifere, che Israele invece non ha? O forse perché occupanti e oppressori dei curdi sono arabi e musulmani, mentre Israele è uno stato di ebrei?

Quale che sia la risposta a queste domande, un punto è chiaro: non c’è nessuna ragione legittima per opporsi alla fine dell’occupazione del Kurdistan e alla creazione di una democrazia curda mentre si sostiene la creazione di uno stato palestinese.

L’onere di spiegare la differenza fra le due cause spetta a coloro che sostengono di fondare le loro prese di posizione sulla base di alti principi morali. Se non riescono a farlo, allora meritano l’accusa di applicare due pesi e due misure ai danni dello stato degli ebrei.
Tutti coloro che sostengono una sola misura, in tema di diritti umani, aspettano una risposta. Inutile aspettarsela tanto presto.

curdi