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Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Lo spunto

Stamani ho letto un post del mio amico Riccardo Scandellari sul tema delle aspettative (potete leggerlo anche voi cliccando qui) che, a suo dire, spesso finiscono per rallentarti, se non addirittura per bloccarti.

A volte persino ti danno la sensazione di essere “eterodiretto” in un certo senso. Ovvero ti sembra di agire, o finisci per agire, in base a quello che gli altri si aspettano da te.

Alla fine del pezzo Riccardo riporta una citazione di un maestro yoga che recita:

“La concretizzazione delle nostre aspettative nei confronti della vita dipende dall’energia che concentriamo su di esse”.

La riflessione

Mi è venuto da pensare (ne parlavo proprio ieri sera con mia moglie Antonella): ma io che aspettative ho? Ho aspettative? Ed è giusto averne?

Sicuramente è umano, naturale averne. A tutti i livelli.

Mi aspetto di essere un buon cristiano, un buon marito, padre, nipote per esempio.  Cerco di fare del mio meglio sul lavoro ed in ogni ambito della vita di ogni giorno.

Ma, “biblico”, bibliocentrico come sono, mi sono venute in mente due versetti dell’Unica Parola:

«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno». (Giobbe 1:21)

E di seguito:

«Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno».
(Matteo 6)

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.
Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Aspettative a chilometro zero

Ho rilanciato sui miei account social il post di Riccardo con questo titolo perché a mio parere è giusto non dipendere dalle aspettative altrui; ogni volta che personalmente l’ho fatto, ho preso solo o almeno prevalentemente “bastonate” ed ho collezionato delusioni, una dopo l’altra.

Ma l’averne, di aspettative, è legato al nostro essere uomini, umani  e quindi alla fine è dirimente la domanda: tu da chi ti aspetti le soddisfazioni, le gratificazioni, alla lunga la felicità?

Allora la mia risposta è, avere aspettative, si, ma a chilometro zero. Ovvero senza negare quello che sei, senza negare la tua personalità, l’individualità, le doti, le caratteristiche, i talenti che ci sono stati donati, che abbiamo fatto fruttare con il nostro impegno lungo il cammino della vita terrena.

Il tuo brand personale puoi e devi cercare di migliorarlo, ma mai è buona cosa negarlo o essere quello che si aspettano gli altri o qualcun altro in particolare.

Per me credente, aspettative a chilometro zero significa anche che la gratificazione, certo, mi fa piacere averla anche dagli uomini, dai miei fratelli e dalle mie sorelle. Ma alla fine, so che quello che conta veramente sarà il giudizio finale dell’Eterno sulla mia vita.

Perché le gratificazioni umane possono darti una più o meno piccola “spinta” in questa vita terrena, ma se hai l’orizzonte della vita eterna, è solo Cristo, è solo la Sua Parola che possono spingerti lì dove vuoi arrivare, nella casa del Tuo Dio. Secondo i Suoi tempi e i Suoi voleri.

Perché quando si tratta del principio o della fine della vita terrena, lì siamo al chilometro meno che zero! 

Chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? (Matteo 6,27)

Diceva l’astrofisico e matematico inglese Stephen Hawking, che il suo cammino terreno lo ha completato poco tempo fa:

E’ quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.

Si diceva non credente, Hawking, ma questa frase è in perfetta sintonia con la citazione del libro di Giobbe e del Vangelo secondo Matteo che ho riportato all’inizio di questo post.

Smettiamo di avere troppe aspettative, o di farci condizionare da esse. E sforziamoci di vivere al meglio questa vita, perché come è iniziata molto prima del nostro primo vagito non finirà con il nostro ultimo respiro.

Amen, secondo la Sua volontà.

Papà, il 19 marzo. la festa, il diritto del bambino

19 marzo, festa del papà… ma non dappertutto

Oggi, 19 marzo, nei paesi di tradizione cattolica si celebra la cosiddetta “festa del papà“.
Nella maggioranza dei paesi di tradizione anglosassone il Father’s Day viene celebrato invece la terza domenica del mese di giugno con le motivazioni che potete leggere in questo articolo.

Perchè nei paesi di tradizione cattolica si è scelta la data del 19 marzo è facile da capire. Perchè nella tradizione cattolica il 19 marzo è il giorno in cui si commemora come Santo Giuseppe, il padre putativo di Gesù (per chi fosse interessato Giuseppe è venerato come santo anche nella chiesa ortodossa ed è commemorato come sposo di Maria e padre putativo del Signore Gesù nella chiesa riformata di tradizione luterana).

Vi segnalo un articolo scritto e letto di recente che parla diffusamente del culto di Giuseppe riportando anche diverse notizie curiose (tipo il perchè si mangiano i bignè e le zeppole! Voi lo sapete?).

19 marzo, festa del papà putativo!

E qui le cose si complicano. Perchè putativo?

Perchè Gesù è il Figlio di Dio, Padre, e lo è fin dall’eternità.

La figura del padre putativo Giuseppe è misteriosamente scelta per rendere possibile al bambino Gesù una crescita il più possibile tranquilla, in una famiglia naturale, con madre e padre come tutte le famiglie naturali umane.

In un certo senso putativo  significa sia che Giuseppe era creduto, re-putato il padre naturale di Gesù, sia che Giuseppe proteggeva la re-putazione di Maria, che evitava così a quest’ultima l’etichetta, spiacevole anche a quei tempi, di ragazza madre.

Giacchè non era facile per nessuno credere al concepimento di una vergine per opera dello Spirito Santo. Nemmeno ora lo è, figuriamoci allora.

 

19 marzo, e chi il papà non ce l’ha?

Oggi pare essere un problema.

In questi tempi di politicamente corretto, tutto pare fare problema.

Nella mia classe elementare c’era un bambino che il papà non lo aveva, non sapeva nemmeno chi fosse. Un figlio di ragazza madre.

Molto semplicemente la nostra maestra, d’accordo ed in sintonia con la mamma del mio compagno (oggi molto più spesso di prima si vedono conflitti tra genitori e maestri che raramente avevano a verificarsi quando ero piccolo io) gli proponeva di fare comunque il lavoro, sia come prova delle sue abilità manuali e pratiche, come erano definite in pagella, sia per regalarlo, se non ricordo male, al nonno materno, che era per lui la figura maschile più significativa della famiglia cosiddetta allargata.

Non ricordo alcuna tensione o problema. Giacchè la maestra come la mamma cercavano il bene del bambino, e nient’altro.

19 marzo, e chi di papà ne ha due?!?

Oggi sembra che occorra affrontare anche questa problematica, praticamente inesistente ai tempi di quando ero bambino. E di fatto estremamente rara anche ora, anche se i media e le loro campagne ne parlano con una tale frequenza da farla sembrare quasi una emergenza nazionale.

Occorre precisare l’ovvio. Che non esiste in natura un bambino che abbia due padri dal punto di vista biologico (come del resto due madri).

Il padre biologico è uno ed uno solo può essere.
La madre biologica è una ed una sola può essere.

Parlo qui anche della madri, così mi risparmio di scrivere un altro post a maggio!

Si fa ovviamente riferimento ai bambini che crescono in coppie di partner dello stesso sesso.

La questione del festeggiare a scuola o altrove la festa del papà (per i bambini che crescono in una coppia formata da due donne, di cui una sola può essere la madre biologica, ma a volte non c’è) e la festa della mamma (per i bambini che crescono in una coppia formata da due uomini, di cui uno soltanto può essere il padre biologico, ma quasi sempre non c’è) si può ovviamente risolvere nello stesso modo con cui lo risolveva la mia maestra quarant’anni fa.

Con la massima attenzione al benessere del bambino.

19 marzo, chi ha colpa di che?

Il bambino non ha nessuna colpa della situazione in  cui si trova per responsabilità degli adulti che lo crescono, siano i suoi genitori naturali, o adottivi, o putativi o che so io.

Nel caso del mio compagno di classe, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso era dell’egoismo del padre che aveva lasciato da sola la madre ad occuparsi del figlio.

Nel caso delle coppie dello stesso sesso, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso è dell’egoismo di entrambi i componenti della coppia che, al di là dell’affetto e dell’amore sincero che hanno per i bambini che crescono con loro, li hanno esposti comunque a vivere una situazione di questo tipo.

Checchè ne dicano le sentenze più o meno creative di chi è giudice in terra, per me, credente in una Legge di Dio che è prima e sopra a tutte le altre, il bambino ha diritto a crescere nella situazione più naturale possibile, con un padre ed una madre. Tutti hanno il diritto teorico, non tutti hanno la possibilità concreta di farlo ovviamente.

Poi certo, esistono dei papà o delle madri secondo natura, che quasi quasi sarebbe meglio non avere, così come esistono dei genitori di coppie dello stesso sesso infinitamente più validi e premurosi sotto tanti o tutti i punti di vista.

Grande è il peccato, dice la Scrittura, ma infinitamente più grande e la grazia. E spesso dove abbonda l’uno, sovrabbonda l’altra.

19 marzo, ma serve proprio la festa del papà?

In realtà no. Non serve un giorno “consacrato” al padre, come non serve un giorno “dedicato” alla madre.

Serve, o meglio, fa comodo che ci sia questo tipo di ricorrenza al commercio ed alla pubblicità di ogni genere di mercanzia (quest’anno per i papà andavano particolarmente forte gli smartphone e i gadget tecnologici; i bignè e le zeppole vanno forte comunque pure senza pubblicità!).

Non serve un giorno consacrato al papà o alla mamma!

Servono dei papà, dei padri e delle madri, consacrati ai figli!

Servono dei padri e delle madri responsabili, che vivano il dono della paternità e della maternità, che non tutti hanno o possono avere, per i motivi più diversi.

Servono dei padri e delle madri che donino tutto se stessi (e non le briciole del loro tempo e dei loro desideri o piaceri personali, o tutte le cose ed i beni che possono) ai figli che il Signore ha loro donato.

Che non sono i ‘loro’ figli, ma che sono i figli che sono stati loro donati. Il nodo vero forse è proprio capire questo concetto…

19 marzo Giuseppe padre putativo
19 marzo Giuseppe padre putativo

Cresime e prime comunioni come se piovesse

Cresime e prime comunioni come se piovesse

Puntuali come un orologio svizzero, con l’approssimarsi del tempo di Pasqua, arrivano gli inviti a cresime e prime comunioni (nella chiesa cattolica ovviamente) di questo e quello. Per la grandissima parte da genitori e figli o parenti che vedono il “credere” come un “optional” legato solitamente al “potersi sposare in chiesa” e roba simile.

Quest’anno non so perchè ma sono particolarmente insofferente a riguardo. Anzi, lo so. Sono stanco di vedere la fede in Cristo banalizzata, ridotta ad una caricatura, la Croce presa e messa da parte, il simbolo apostolico ad una raccolta di “belle parole” da recitare a memoria. Perchè “le fedi alla fine sono tutte uguali”, perchè “basta volersi bene” e “non giudicare” (ora di solito aggiungono anche che “lo dice anche Papa Francesco!”), perchè la testimonianza forte e fedele è, nel migliore dei casi, importunare il non credente.

Perchè i comandamenti ognuno li può interpretare a modo suo. Perchè non serve conoscere la Bibbia. Perchè la Bibbia è un libro come tanti, scritto per giunta migliaia di anni fa…. Perchè “che ci vado a fare al culto o a messa tanto dicono sempre le stesse cose e leggono sempre le stesse letture”.

Pure, puntuali come un orologio svizzero arrivano gli inviti. Sapete che vi dico, sarcastico come sono quando mi “girano”? Io di svizzero amo solo il cioccolato. E manco tanto, perchè fa male ai denti.

Come le carie che mi procurano le omelie che sento ogni anno.

Il bene comune

Il bene comune. Riflessione sul voto
del pastore Elpidio Pezzella

Il confine dell’azione ecclesiale, mirante alla “salvezza” delle genti e all’annuncio del Regno eterno di Dio, si perde ogni volta si pensa e si decida di cambiare – o almeno influenzare – le sorti sociali con un impegno politico. Di sicuro stiamo vivendo una profonda crisi del bene comune, con una forbice che continua ad allargarsi tra ricchi e poveri, ed il credente avverte il desiderio di fare qualcosa, di ricostruire dalle macerie nel nome della sua fede.

Preferisco l’impegno, anche solo l’interesse, all’apatico atteggiamento di chi ritiene che ciò non ci riguarda. Ogni forma di repulsione e/o esclusione è di per sé settaria, e quindi da evitare.

Il bene comune
Il bene comune

Purtroppo in un “contesto di ideologie egemoniche che vampirizzano la vita dei nostri contesti sociali ed economici” il credente direttamente coinvolto sarà sempre a disagio, lambendo la linea del compromesso di fronte ad interessi lobbistici e fuori dalla comprensione generale con i quali occorre fare i conti: Dio protegga quelli scesi in campo.

Resta poi quasi impossibile rispecchiarsi pienamente in qualche potenziale governante, e nessuno potrà garantire che quello scelto si riveli “intelligente e saggio” al pari di Giuseppe in Egitto.

Comunque però si faccia valere il proprio diritto di scelta. Esimersi per poi continuare solo a lamentarsi è doppiamente irresponsabile e puerile. In una società dove i principi cristiani languono o compaiono come spot (quasi inappropriati), la percentuale cosiddetta “cristiana” o meglio “evangelica” resta ben poca cosa, per pensare a scenari americani.

Ancora una volta non ci resta che sperare che l’esito favorisca il meno peggio, chi più degli altri abbia a cuore il bene comune (quello della maggior parte, resta impossibile accontentare tutti), capace anche di prendere decisioni a discapito di poteri forti. E per questo non possiamo e non dobbiamo risparmiare le nostre più fervide preghiere. 

Possa Colui, il cui Regno non è di questo mondo, assistere e ispirare chi da lunedì avrà le chiavi del paese affinché nella prossima legislatura si possa provare a viaggiare insieme verso il bene comune, senza tagliare fuori la nostra fede e i principi che la animano.

Il bene comune
Il bene comune

Rassegna stampa settimanale

Rassegna stampa settimanale  (estratto)

Direi deprimente, se non fosse che credo in Dio e che fido che sia Lui a guidare la storia. Si ringraziano i fratelli cristiani che curano la rassegna.

Si scaldano i motori per il referendum che, a fine maggio, vedrà gli irlandesi decidere se rendere meno restrittiva la legislazione sull’aborto (oggi la più rigida d’Europa) abrogando un emendamento alla costituzione che “riconosce eguali diritti alla madre e al feto fin dal concepimento”. Il Corriere, per rimanere equidistante, presenta senza contraddittorio la testimonianza di un’attivista del sì. L’Osservatore romano invece riporta l’allarme del vescovo di Elphin, Kevin Peter Doran, secondo il quale la rimozione dell’emendamento in questione eliminerebbe dalla Costituzione «il “riferimento al diritto alla vita” di madre e bambino, senza sostituirlo con nulla: “sarebbe come un assegno in bianco” nelle mani del governo, libero in futuro di introdurre qualsiasi regime di aborto».

A proposito di aborto, in questo caso mancato, colpisce la testimonianza di Aurora, una ragazza che alle soglie dell’adolescenza è rimasta incinta e ha voluto comunque, a tutti i costi, tenere il bambino. Sette anni dopo Aurora studia, svolge servizio civile, dà una mano nella struttura in cui vive e, soprattutto, è orgogliosamente mamma: a chi le diceva che «far nascere questo figlio sarebbe la tua rovina, la tua vita finirebbe qua», lei oggi risponde, pacatamente, «se avessi dato retta agli adulti, ok, oggi andrei in discoteca e sarei libera, ma la mia vita sarebbe disperata: allora frequentavo una compagnia poco bella e vedo come sono finiti male gli altri, come sono angosciate le mie amiche che hanno abortito. Quella piccola cosina dentro di me mi ha salvata».

In Svizzerasecondo un recente sondaggio, in sedici anni il numero dei non credenti è più che raddoppiato, passando dall’11,2% del 2000 al 24,9% del 2016.

In Belgio c’è stato un forte aumento dei casi di eutanasia.

Immaginate che cosa succederebbe se la costituzione di un Paese europeo o nordamericano riservasse il diritto di cittadinanza esclusivamente alle persone di pelle chiara. Be’, che ci crediate o no, una costituzione simile esiste davvero: in Africa, però. La costituzione della Liberia, all’articolo 27 comma b, prevede che «per preservare, valorizzare e mantenere la cultura liberiana, i valori e il carattere locali, solo persone di colore [nel testo originale “negroes”, ndr] o discendenti di persone di colore hanno diritto, per nascita o naturalizzazione, a essere cittadini della Liberia». L’attuale carta costituzionale liberiana è in vigore dal 1986 (l’Onu probabilmente si sarà distratta, in fondo sono passati solo 31 anni), e ora il neopresidente George Weah – sì, l’ex fuoriclasse del Milan – punta ad abolire quella disposizione. Curiosamente ancora oggi il quotidiano progressista The Guardian non osa definire l’articolo in questione come razzista, preferendo usare il termine tra virgolette e descrivere l’episodio come “un capriccio della storia”.

Coerente, fondato e grato

Coerente, fondato e grato

La Parola di Dio di oggi ci parla di coerenza.
Ascoltare la Parola di Dio, obbedirLe, metterLa in pratica.

La coerenza della nostra vita con la verità che ci è rivelata nella Parola di Dio, nella Persona del Figlio che la incarna, deve crescere assieme alla nostra conoscenza di essa.

Se la nostra vita, tutta la nostra vita, tutte le nostre scelte, in qualsiasi campo, non sono coerenti, ossia obbedienti, alla Parola di Dio, allora non siamo, per usare le parole della Parola di Dio ascoltata oggi, nè fratelli, nè sorelle del Cristo.

Chi ci rende cristiani?

Se non siamo coerenti, obbedienti alla Parola di Dio, non siamo cristiani, checchè possiamo dire o sostenere.

Nessun catechismo rende cristiani, nessuna teologia rende cristiani, nessuna appartenenza o “pratica” religiosa rende cristiani, nessun confessionalismo è capace di tanto.

Solo Cristo ci rende cristiani. Solo il Verbo Incarnato ci rende cristiani. E lo siamo davvero se a nostra volta incarniamo questo Verbo in ciò che diciamo, pensiamo, operiamo.

Coerente, fondato e grato
Coerente, fondato e grato. Laddove coerenza = obbedienza assoluta alla Parola di Dio
Coerenza = obbedienza assoluta alla Parola di Dio

Coerenza in tempi elettorali

Merce rara, rarissima la coerenza in tempi di elezioni.
Merce rara, rarissima la coerenza tra i politici e gli elettori del nostro paese, che da tempo fanno del trasformismo e delle ragioni di comodo del momento quasi una ragione di esistenza.

Compresi i politici e gli elettori sedicenti cristiani. Che trasmigrano da uno schieramento all’altro pur di avere un seggio in Parlamento o una raccomandazione per i propri congiunti.

Coerenza con la Parola di Dio applicata alle elezioni?
Non è così difficile.

La vita, dono di Dio

Per la Parola di Dio, la vita è un dono di Dio.
Solo Dio la dona, solo Dio può toglierla.

L’aborto è un’omicidio, è togliere la vita ad un innocente.

L’eutanasia è un omicidio, è togliere la vita ad un altro; anche se questo te lo chiede, perchè la vita non è un possesso umano. Mai.
E non si possono ammettere eccezioni al principio. Mai.

Per certe dittature e per i totalitarismi si faceva un favore a togliere la vita alle persone di una determinata razza, o credo politico.
Perchè le loro erano vite indegne di essere vissute.

Così come si faceva il bene dei disabili o del malati, o dei deformi a sopprimerli, perchè in vita avrebbero solo sofferto.
E l’uomo la Croce non l’ha mai sopportata.

La Croce, dono di Dio

Eppure la Croce è un dono di Dio. Il più grande dono di Dio.
Il dono di Dio che ci salva, che ci rende capaci di vivere oltre la morte terrena. Per Sua Grazia, solo per Sua Grazia.

La sessualità, dono di Dio da amare

La sessualità, l’essere maschio o femmina è dono di Dio.
Un dono che riceviamo attraverso l’unione di chi ci genera.

Maschio e femmina ci generano, perchè maschio e femmina, ishishà Egli ci creò.

Perciò ogni deviazione da questo è andare contro la Parola di Dio, è andare contro la volontà di Dio.

Utilizzare il seme o l’utero di un’ altro o di un’altra per generare è contro la Parola di Dio.

Unirsi uomo con uomo o donna con donna è contro la Parola di Dio. E la cosa è resa manifesta dall’assoluta sterilità naturale di questo tipo di unioni.

Non c’entra nulla il sentimento, non c’entra nulla il volersi bene.
E’ questione di essere coerenti con sè stessi, con la propria identità sessuale. Che è un dono, non un qualcosa da scoprire o da educare, o da modificare come vorrebbero le teorie del “gender”.

Si è maschio o femmina. E si è aperti alla vita, alla generazione se ci si unisce, maschio con femmina.

Perciò, autocondannarsi alla sterilità, chiunque lo faccia (non solo le unioni omosessuali che lo sono naturalmente, ma anche gli eterosessuali, in altri modi, possono farlo), rifiutarsi di aprirsi alla vita, di generarla naturalmente come Dio ci ha comandato di fare è rigettare la Parola di Dio, disobbedirle, non essere coerenti con essa.

La Croce, dono di Dio da amare

Anche qui, badate, entra la dimensione della Croce.
Perchè può essere una croce sapersi sterili, può essere una croce sapere di non poter generare, può essere una croce avere sentimenti che ci portano ad unirci a chi si sa sterile.

Può essere una croce, e va vissuta nella Croce del Signore, che è capace di indicarci altre vie, che è capace di farci risorgere.
Va vissuta nella Croce del Signore, perchè la Croce non va semplicemente portata, ma va amata.
Per quanto difficile ci possa risultare farlo.
Perchè non esiste una via alternativa alla salvezza.

Leggi civili e Legge di Dio

Le leggi civili di questo paese, del mio paese, possono stabilire quello che vogliono.

Io, in quanto cristiano, obbedisco solo e soltanto a quanto non si oppone alla Legge di Dio. Obietto con la mia coscienza in parole ed opere al resto. E non me ne rendo complice.

Nemmeno semplicemente votando quei partiti e quei politici che, chi in modo esplicito, chi nei fatti, approvano leggi e regolamenti che negano la verità della Parola di Dio.

Fondato e non fondamentalista

E non mi sento “fondamentalista”, come dice qualcuno, facendolo, ma mi sento coerente con il mio essere uomo, cristiano. E quindi con il mio essere fondato sulla Parola di Dio, con il mio giornaliero sforzarmi di costruire ogni cosa sulla pietra angolare che è Cristo Gesù, sulla pietra scartata dai costruttori umani, ma prediletta dal Padre.

O si costruisce su quella, o si costruisce sulla sabbia. E si sa che fine fanno le costruzioni di quel tipo.

Fondato e grato

E sono grato.
Grato a Dio per la vita che Egli mi ha donato e che solo Egli potrà togliermi, quando Egli vorrà.
Grato a Dio per l’amore di mia moglie.
Grato a Dio per avermi messo in grado di generare (anche quello è un dono! non un diritto di alcuno, maschio o femmina che sia!) e per l’amore di mia figlia.

Sulla vittimizzazione dell’Islam e dell’immigrato

Sulla vittimizzazione dell’Islam e dell’immigrato

Per la riflessione.

Così si esprime Boualem Sansal

“Gli intellettuali che, come degli utili idioti, marciano in questo sistema della vittimizzazione dell’islam e dell’emigrato, non si rendono conto del male che fanno, anzitutto ai musulmani che siano credenti praticanti o no, ed è chiaro che gli islamisti che hanno inventato di sana pianta la censura dell’islamofobia li manipolano.

Procurarsi piacere con la masturbazione intellettuale, accontentarsi delle parole, affermare il proprio umanitarismo in contrasto con le realtà e i rischi dei dérapage totalitari dell’islamismo è incomprensibile.

Ma anche qui, bisogna guardare la storia, è oramai da diversi decenni che la funzione storica di controllo del pensiero dei partiti comunista e socialista è evaporata. I socialisti oggi non sanno più che cosa significa la parola società, lavorano solo per se stessi.

Questa categoria che ha funzionato in un’ottica di potere attraverso un progetto filosofico e sociale potente è stata abbandonata da dopo l’aggiornamento dei crimini dello stalinismo e la fine dell’impero sovietico, da qui il suo spostamento verso un nuovo armento da guidare: l’immigrato e il musulmano in senso ampio.

Per logica politica è divenuta una questione elettorale, dietro l’umanitarismo di facciata e il volto sofferente dell’immigrato, dell’ex colonizzato, c’è un voto nelle urne. Ma i musulmani, che hanno la loro fierezza, non sopportano il fatto di essere considerati dei menomati, delle vittime eterne, dei richiedenti di non si sa quale giustizia, e ancor meno da questi intellettuali che si comportano come dei commissari del pensiero.

In realtà, per via di un gioco perverso, questi pensatori del politicamente corretto si ritrovano a essere gli alleati obiettivi degli islamisti contro gli stessi musulmani”

Boualem Sansal
Boualem Sansal

Chi è Boualem Sansal

Boualem Sansal (Algeri, 1º luglio 1949) è uno scrittore algerino, attivo nella condanna del Fondamentalismo islamico dal 1992, anno della morte del politico Mohamed Boudiaf (uno dei fondatori del Fronte di Liberazione Nazionale), seguita da quella di un suo amico e al crescere delle persecuzioni.

Sebbene sia stato vittima lui stesso di persecuzioni, soprattutto dopo la pubblicazione dei suoi libri, è tuttavia deciso a continuare a vivere in Algeria.

Scrive in francese: infatti, sebbene le sue opere siano state messe al bando in Algeria, in Francia ha trovato il successo letterario e la consacrazione internazionale.

Nel 2012 gli stava per essere conferito il Prix du Roman Arabe; tuttavia, in seguito alla sua partecipazione al Festival degli scrittori di Gerusalemme, gli è stato revocato; Avigdor Lieberman, Ministro degli Esteri israeliano, chiese che la comunità internazionale si esprimesse contro tale boicottaggio, mentre un portavoce del Prix dichiarò che la loro decisione non era stata influenzata da Hamas.

Dal suo primo romanzo, Le serment des barbares (pubblicato nel 1999 da Gallimard), è stato ricavato un film.

Scacco matto all’intolleranza islamica. Da una vera Regina.

Scacco matto all’intolleranza islamica. Da una vera Regina.

Rinuncia ai suoi titoli Mondiali per seguire i propri principi.

Anna Muzychuck lo fa. 27 anni, campionessa di scacchi, decide di non partecipare al campionato mondiale “King Salman” che si tiene in Riyadh, Arabia Saudita.

Scriveva sul suo profilo Facebook, a novembre:

FIDE has announced World Rapid and Blitz Chess Championships to be organized in the end of this year in Saudi Arabia. First Iran, then Saudi Arabia.. wondering where the next Women’s World Championships will be organized.
Despite of the record prize fund, I am not going to play in Riyadh what means losing two world champion titles. To risk your life, to wear abaya all the time?? Everything has its limits and headscarves in Iran was more than enough.

Ed ha ribadito qualche giorno fa:

In a few days I am going to lose two World Champion titles – one by one. Just because I decided not to go to Saudi Arabia. Not to play by someone’s rules, not to wear abaya, not to be accompanied getting outside, and altogether not to feel myself a secondary creature. Exactly one year ago I won these two titles and was about the happiest person in the chess world but this time I feel really bad. I am ready to stand for my principles and skip the event, where in five days I was expected to earn more than I do in a dozen of events combined. All that is annoying, but the most upsetting thing is that almost nobody really cares. That is a really bitter feeling, still not the one to change my opinion and my principles. The same goes for my sister Mariya – and I am really happy that we share this point of view. And yes, for those few who care – we’ll be back!

In sintesi:

“Ho intenzione di rinunciare al torneo mondiale di scacchi in Arabia e sono disposta a perdere i miei titoli”.

Scacco matto all'intolleranza islamica. Da una vera Regina.
Scacco matto all’intolleranza islamica. Da una vera Regina.

Con queste parole la campionessa di scacchi ucraina Anna Muzychuk ha deciso di non prendere parte al campionato mondiale “King Salman” organizzato a Riyadh, in Arabia Saudita.

“Decido di non giocare e di perdere i miei titoli. Non per capriccio, ma per difendere la libertà. Non voglio giocare secondo le regole di qualcuno, non voglio essere costretta ad indossare l’abaya, non voglio essere accompagnata per uscire, e non voglio sentirmi una persona inferiore”.

Scacco matto all'intolleranza islamica. Da una vera Regina.
Scacco matto all’intolleranza islamica. Da una vera Regina.

La responsabilità di dire no significa essere disposti a pagare un prezzo che pesa quanto i sacrifici fatti giorno dopo giorno per arrivare in alto. Trovare la forza per rinunciare ai propri meriti sul campo per ciò in cui si crede per me è Libertà.

I figli di Rachele, i “santi innocenti”, nella realtà di oggi

I figli di Rachele, i “santi innocenti”, nella realtà di oggi

Chi sono i santi innocenti di oggi?

Preghiamo per i santi innocenti dei giorni nostri.

Per i bambini abortiti, chirurgicamente, legalmente, clandestinamente, per mezzo di curette, aspirati, smembrati, bruciati dal sale, uccisi dai veleni delle pillole.

Per i bambini down, che non nascono più, perchè li uccidono prima che crescano anche solo qualche mese.

Per i bambini malati uccisi dall’eutanasia, anche in tenerissima età, anche contro la volontà dei loro genitori.

I figli di Rachele, i “santi innocenti”, nella realtà di oggi
I figli di Rachele, i “santi innocenti”, nella realtà di oggi

La Parola

13 Ora, dopo che furono partiti, ecco un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e rimani là finché io non ti avvertirò, perché Erode cercherà il bambino per farlo morire». 14 Egli dunque, destatosi, prese il bambino e sua madre di notte, e si rifugiò in Egitto. 15 E rimase là fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta, che dice: «Ho chiamato il mio figlio fuori dall’Egitto». 16 Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò grandemente e mandò a far uccidere tutti i bambini che erano in Betlemme e in tutti i suoi dintorni, dall’età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era diligentemente informato dai magi. 17 Allora si adempì quello che fu detto dal profeta Geremia che dice: 18 «Un grido è stato udito in Rama, un lamento, un pianto e un grande cordoglio; Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più».

(Matteo 2)

Preghiera

O Dio, amante della vita, accogli fra le tue braccia tutti gli innocenti del mondo, vittime dell’odio, e concedi a noi di testimoniarti con una vita docile allo Spirito e fedele al vangelo di Cristo, tuo Figlio e nostro Signore. Amen.

Paura e autocensura in Europa: un mix letale

Paura e autocensura in Europa: un mix letale

Intervista rilasciata da Giulio Meotti, riprendo da suo profilo Facebook. 

Il testo dell’intervista tradotto dall’autore

Ho rilasciato una lunga intervista apparsa questa settimana sul settimanale ungherese Hetek. Si parla di Gerusalemme, di Europa e di tanto altro. Qui la traduzione

Paura e autocensura in Europa: un mix letale
Paura e autocensura in Europa: un mix letale

1. L’annuncio di Trump ha scatenato una grande tempesta nelle ultime settimane, da quando ha riconosciuto Gerusalemme come capitale d’Israele e ha ordinato il trasferimento dell’ambasciata americana. Come vedi questa decisione?

È una decisione storica, giusta e coraggiosa. Gerusalemme è la capitale di Israele da settant’anni e la culla del giudaismo da 3000 anni. Solo tra il 1948 e il 1967 la città santa fu divisa da filo spinato e campi minati sotto il dominio giordano e non a un singolo ebreo fu permesso di vivere nella città vecchia o di pregare al Muro occidentale. Gerusalemme divenne di fatto una città islamica. Gerusalemme deve essere tenuta unita sotto la sovranità israeliana e la decisione degli Stati Uniti va in quella direzione. L’Europa dovrebbe seguire la decisione degli Stati Uniti e riconoscere Gerusalemme come capitale dello stato di Israele e del popolo ebraico. Le altre religioni, l’islam e il cristianesimo, godono già della totale libertà di culto.

2. Che cosa pensi, quanto è fattibile la soluzione a due stati?

Oggi è totalmente irrealistica. E si è rivelata anche un’utopia sanguinaria. Nessun leader palestinese firmerà un accordo di pace basato sulla realtà e tutti si rifiutano di riconoscere Israele come uno stato ebraico in confini difendibili. I palestinesi sono contro la soluzione dei due stati: vogliono lo “Stato della Palestina” lungo un Israele non ebraico. Inoltre, ogni volta che Israele ha abbandonato la terra, è stata rilevata dai jihadisti: Gaza, Libano, Cisgiordania. Questa è la lezione di Gaza: invece della pace, Israele ha avuto la guerra. La formula dovrebbe essere la pace per la pace, non la terra per la pace.

3. Come vede l’atteggiamento del Vaticano nei confronti del processo di pace in Medio Oriente, l’opposizione israelo-palestinese, lo status di Gerusalemme?

Trovo vergognosa la politica pro araba del Vaticano. Israele è l’unico paese dal Marocco all’Iran dove i cristiani crescono e le chiese sono protette.

4. Una parte significativa delle sue pubblicazioni affronta la questione dell’immigrazione di massa e dell’islamizzazione dell’Europa. Qual è la tua posizione sulla crisi migratoria da qui a due anni? L’Europa ha fallito l’esame?

Abbiamo fallito. Non solo nella protezione dei confini dell’Europa, ma abbiamo fallito anche nella protezione della nostra cultura. Non è una coincidenza che l’Europa sia caduta vittima di un attacco jihadista durante la crisi migratoria. Perché stiamo vivendo una crisi esistenziale. L’Europa è stanca e annoiata, pacifista e invecchiata.

5. Quale potrebbe essere la soluzione per la crisi dei migranti nel tuo parere?

Il modello australiano. Non c’è via di mezzo. O apri i confini o li intendi come un limes, una frontiera di civiltà.

Paura e autocensura in Europa: un mix letale
Paura e autocensura in Europa: un mix letale

7. Come residente in un paese in cui l’islamismo e una grande minoranza musulmana non esistono realmente, è difficile comprendere completamente la posizione dell’Occidente. Con che tipo di esempi pratici potresti descrivere cosa cambia con la percentuale di musulmani in aumento?

La libertà di espressione sta morendo e ogni critica all’Islam è seguita da minacce di morte o processi (non è stato disegnato una sola vignetta di Maometto dopo il massacro di Charlie Hebdo). Lo stato di diritto sta scomparendo da molte aree europee, le ‘no go zones’. A causa della debolezza delle nostre femministe e dei multiculturalisti, l’uguaglianza tra uomini e donne come libertà di coscienza è imposta solo per i nativi europei, mentre i migranti mediorientali vivono in una società parallela antieuropea. L’antisemitismo dilaga ovunque, gli ebrei fuggono. Attacchi terroristici sono comparsi in qualsiasi grande città europea. Avresti potuto immaginare tutto questo 15 anni fa? E cosa sarà tra 15 anni?

8. Non c’è consenso tra la stampa conservatrice e liberal sull’esistenza delle zone no-go. Come lo vedi?

Bruxelles, Malmo, Birmingham, Saint-Denis …. Ci sono centinaia di queste aree in Europa, dove dominano la delinquenza e la sharia. Negarlo è un segno di cecità.

9. Un recente sondaggio di Pew Research ha dipinto un quadro drammatico dell’islamizzazione dell’Occidente, principalmente dei paesi scandinavi. Come vedi il futuro?

La Svezia è persa. Essa avrà tra il 20 e il 30 percento della popolazione musulmana. La battaglia è finita lì. Negli ultimi giorni, le bombe sono state gettate nelle sinagoghe ebraiche, le bandiere israeliane sono state bruciate e “la morte agli ebrei” è stata scandita nelle città svedesi. La Francia sarà il test più importante in Europa con un 18 percento della popolazione islamica. Vedo il futuro dell’Europa come una decadenza che vivrà una crescente islamizzazione. La maggior parte delle città avrà enormi maggioranze o minoranze musulmane. L’Europa come la conosciamo cesserà di esistere. Le persone delle classi più basse saranno le più colpite. I ricchi vivranno tra di loro in una specie di bolla protetta dalle conseguenze dell’immigrazione di massa.

10. Come vede l’atteggiamento dell’Europa nei confronti delle sue radici ebraico-cristiane? Sembra che il continente rinunci sempre più ai suoi valori. Cosa ne pensi, questo processo è reversibile?

Ci stiamo suicidando e ci auto liquidiamo. Le chiese stanno chiudendo, sono demolite o convertite in moschee e ristoranti. La Francia ora parla di far pagare un biglietto per visitare le cattedrali. La correttezza politica ha contagiato la mente occidentale. L’isteria è dilagante. Il relativismo è un nuovo dogma, così ci vergogniamo di credere nella superiorità della nostra cultura, la migliore civiltà che l’umanità abbia mai conosciuto. I simboli islamici hanno sommerso la nostra immaginazione.

11. Le elezioni arriveranno in Italia il prossimo anno. Quale dei programmi dei tuoi candidati ritieni sia il più ottimale per la nazione?

L’Italia sta sperimentando un declino demografico e sociale di immense proporzioni. La nostra classe politica è lo specchio di questa crisi. Non vedo nessun candidato in grado di iniettare forza nel paese. Gestiremo solo la nostra irrilevanza.

12. Alla fine dell’anno, molte persone valuteranno l’anno passato e guarderanno al prossimo. Quale pensi che sia la più grande lezione del 2017 e quale ti aspetti sia la più grande sfida del 2018?

La lezione del 2017 è la destabilizzazione dell’Europa. La lezione del 2018 sarà il suo definitivo collasso o la sua salvezza. Il destino è nelle nostre mani.

13. Perché l’Europa occidentale considera la protezione dei musulmani e delle loro culture della massima importanza, ignorando la persecuzione dei cristiani?

Consideriamo i cristiani orientali come agenti del colonialismo invece di nativi di quelle aree. Li abbandonammo nell’ora del bisogno, come quando il Califfato li purificò da Mosul. Gli ebrei sono fuggiti negli anni ’50, ora è il turno dei cristiani. L’Islam radicale sta crescendo ovunque. Nessuna minoranza potrà sopravvivere in questo ambiente di oppressione e “odium fidei”, o odio religioso. La diplomazia europea, i media e le élite dedicano più tempo a discutere dei bagni transgender rispetto alla persecuzione dei loro stessi fratelli e sorelle in Medio Oriente.

14. Quali pericoli costituiscono l’infiltrazione (o piuttosto il ritorno) degli islamisti con la cittadinanza europea nel continente?

Il continente è disarmato. Migliaia di combattenti stranieri sono appena tornati dalla Siria e dall’Iraq come se nulla fosse accaduto negli ultimi due anni. La guerra è finita. Ma come se non ci fosse mai stata nessuna guerra. Non abbiamo mai combattuto. Raqqa è stata liberata dagli Stati Uniti e dai curdi.

15. L’islamizzazione dell’Europa può ancora essere prevenuta?

Se l’Europa gestirà i confini, avrà una possibilità. Altrimenti, l’Europa diventerà l’Eurabia. E anche nel primo scenario non sono sicuro che sia persa in ogni caso.

16. I media liberal occidentali sono pronti a fare scalpore su qualsiasi decisione che limiti l’islam o i musulmani, ma ogni volta che sentono parlare di tribunali della sharia, uccisioni d’onore e repressione delle donne, c’è il silenzio. Quale pensi sia la ragione di questo doppio standard?

Paura e autocensura. È un mix letale