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La tattica dell’avvelenamento del pozzo: la REFO

La tattica del cosiddetto “avvelenamento del pozzo” è molto usata nella rete Internet, dove non è sempre semplice trovare le fonti, dove è facile inondare di falsità l’uditorio, dove si può millantare di conoscere benissimo una persona ed il suo pensiero, anche se non si conosce effettivamente che poco o nulla di lui e quel poco che si sa lo si sa per interposta persona.

La definizione riportata su Wikipedia a proposito di questo sistema argomentativo la trovo ben scritta e la riporto qui di seguito.

Per “avvelenamento del pozzo” si intende un tipo di fallacia argomentativa per cui ciò che sarà sostenuto dall’avversario viene pubblicamente delegittimato in anticipo insinuando un sospetto circa la sua buona fede o sulla sua credibilità.

Ogni cosa che dirà l’interlocutore sarà quindi ignorata, considerata irrilevante o del tutto falsa, da parte degli astanti.

L’avvelenamento del pozzo è un caso particolare di argumentum ad hominem.
L’origine del termine proviene dalla pratica di gettare una piccola quantità di veleno in un pozzo prima che un esercito nemico invada il territorio, in questo modo tramite una piccola azione si ottengono risultati micidiali.

L’espressione fu usata per la prima volta con questo senso da John Henry Newman nella sua “Apologia Pro Vita Sua”.

L’avvelenamento del pozzo può assumere la forma di argomento implicito o esplicito.

Questo argomento ha la seguente forma:

Un’informazione sfavorevole (sia essa vera o falsa, rilevante o irrilevante) contro “A” (il bersaglio) è presentata da un altro (esempio: “Prima che ascoltiate il mio avversario, vorrei ricordarvi che lui è stato in prigione”).

Conclusione implicita: “Pertanto, ogni richiesta fatta da “A” non può essere fatta valere”.

Una variante di questa forma consiste nell’applicazione di un attributo negativo a eventuali futuri avversari, nel tentativo di scoraggiare il dibattito (per esempio: “Questa è la mia posizione sul finanziamento del sistema della pubblica istruzione e chiunque sia in disaccordo con me odia i bambini”).

Dunque, la persona che si farà avanti per contestare la posizione di colui che ha applicato preventivamente questo attributo negativo rischierà di vedere attribuita a se stesso l’etichetta sfavorevole.

Questo argomento può presentarsi anche in un’altra forma:

Vengono presentate definizioni sfavorevoli (vere o false) che impediscono il disaccordo (o fanno valere la posizione affermativa).

Eventuali contestazioni che preventivamente non accettino le definizioni di cui sopra vengono automaticamente respinte.

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Antico Pozzo di Montevecchia, foto di Amedeo Guffanti

Capito in cosa consista la tattica, veniamo al secondo elemento del titolo, la REFO. Questa è una sigla, del tutto sconosciuta ai più, che sta per Rete Evangelica Fede ed Omosessualità, una associazione interna al mondo riformato cosiddetto storico (parte dei battisti, metodisti e valdesi) che nasce nel 1997 a ridosso di una assemblea evangelica a Torre Pellice e che si ripromette (cito dal loro sito) di promuovere la reale accoglienza delle persone omosessuali nelle chiese protestanti italiane.

Continuo a citare: La R.E.F.O. è stata tra i promotori, durante l’Assemblea-Sinodo delle chiese Battiste-Metodiste-Valdesi del 2000 a Torre Pellice della nascita del G.L.OM.-Gruppo di Lavoro sull’Omosessualità in ambito B.M.V.
Dal 2000 al 2007 ha collaborato con il G.L.OM. fino ad arrivare alla stesura del documento sull’omosessualità discuso, appunto, dall’Assemblea-Sinodo delle chiese Battiste Valdesi e Metodiste nel novembre 2007 e che ha portato alla mozione sull’omosessualità approvata in quella sede.

Qui mi fermo, e spiego il perchè. Perchè mi fermo e perchè lego la tattica dell’avvelenamento del pozzo alla REFO.

Perchè da alcune persone sui social, persone che mi conoscono tramite altri assai più che direttamente, e che alla fine mi conoscono davvero poco, viene usata la mia partecipazione alle attività della REFO (direttamente dal 2003 alla metà del 2005, in modo saltuario e sporadico l’anno seguente), come presunta prova della mia non-attendibilità circa il mio pensiero sull’omosessualità.

Faccio ordine.

Ho collaborato con la Rete Evangelica Fede ed Omosessualità dalla fine del  2003 alla metà del 2005 in modo diretto. Nel 2004 ho anche fatto parte della sua segreteria. Ho conosciuto l’associazione conoscendo alcuni aderenti di questa, concentrati tra Roma, Grosseto e… Ginevra (!).

La REFO per il sottoscritto era quello che allora recitava il suo statuto, ovvero una associazione con il fine di promuovere la reale accoglienza delle persone omosessuali nelle chiese protestanti italianeLa mia collaborazione si esplicitava principalmente nel prestare il mio servizio come predicatore locale; tra l’altro ricordo di aver predicato al culto che la Chiesa Battista di Grosseto organizzò per i partecipanti al Pride Nazionale del 2004 (una ventina di partecipanti al culto…).

Ma ho sempre predicato sulle tematiche dell’accoglienza, della non-discriminazione, del non giudicare, ne più nè meno come predicherei ora, se venissi chiamato a farlo. O meglio, oggi lo farei sforzandomi di essere assai più franco circa quello che è secondo la Parola di Dio e quello che è, per citare il teologo e pastore valdese Paolo Ricca, oltre ed al di là della Scrittura. Perchè è più che mai necessario. Perchè riconosco come un errore la mia timidezza di allora nell’ammorbidire alcune affermazioni temendo di dar dispiacere a qualcuno.

Ho lasciato nel 2005 il lavoro di segreteria della REFO e poi la REFO stessa, in parte per motivi personali, in parte per motivi di tipo teologico, perchè sempre di più la REFO in quegli anni andava mutando pelle, sposando rivendicazioni che a mio parere erano non semplicemente oltre ed al di là della Scrittura, ma contro la Scrittura stessa.

Non ho mai partecipato ai lavori del Gruppo di Lavoro sull’Omosessualità (GLOM) nè a tutto ciò che ne è seguito, fino alla decisione, per me profondamente sbagliata, del Sinodo Valdese che nel 2010 autorizzò, con dicitura a mio modo di pensare del tutto ipocrita, le cosiddette “benedizioni di coppie dello stesso sesso”, limitandole però (su carta, nei fatti è andata diversamente) alle chiese che avessero maturato un consenso a riguardo. Sapendo benissimo che la stragrande maggioranza delle chiese quelle tematiche nemmeno le aveva mai discusse (fonte diretta, la segreteria della REFO di allora), si era semplicemende adeguata alle decisioni della Tavola.

Non le aveva discusse perchè il vero termine della questione, oggi come nel 2007, nel 2003, ma già nel 1988, era il progressivo allontanamento della Chiesa Valdese dal concetto della Scrittura come unica fonte della Rivelazione (come scriveva il pastore Subilia, nella citazione che ripeto, sperando giovi a qualcuno: si è perduto il centro, i riferimenti biblici sono caduti, non ci si occupa che di un ecumenismo falso e livellatore, del terzo mondo, di ecologia, di conformismo ai problemi sociali).

Nel 2004 scrissi un ricordo del candidato pastore Simon Pietro Marchese, tornato all’improvviso tra le braccia del Padre. Scrissi tra l’altro così:

Un pastore che non si spaventava di fronte al nuovo, alle novità che il nostro tempo ci offre di continuo, in tutti gli ambiti della nostra vita, in particolare nella riflessione teologica che gli era così cara.
Guardando in particolare al suo impegno nella Refo (Rete Evangelica Fede ed Omosessualità), il suo pensiero, riguardo la tematica della pastorale delle persone omosessuali, degli appartenenti al sempre più variegato mondo GBLTQ, mi appare sintetizzabile in una frase: prima di tutto l’ascolto. Simonpietro, assieme al pastore Luca Negro, lo aveva affermato con forza introducendo il convegno Refo del 2000.
Di recente, intervenendo ad un convegno sulla tematica ad Avellino, organizzato dalla rivista “Il Dialogo” Simonpietro aveva affermato che la riflessione teologica non può e non deve sfuggire le problematiche della sessualità, non può e non deve sentire come estraneo o marginale l’argomento, perchè nella vita delle persone l’affettività è elemento essenziale e le chiese sono tenute considerare questo come un aspetto eminente del loro riflettere e soprattutto del loro concreto modo di agire, della loro pastorale.
Una pastorale, quella delle persone omosessuali, che nel suo e nel nostro pensiero vede la sessualità come un luogo d’incontro che parte dall’ascolto e che mai deve trovarsi ad essere un’occasione di esclusione. Solo l’affrontare il tema partendo da queste premesse permette infatti di superare pian piano pregiudizi e discriminazioni diffuse anche nelle nostre chiese evangeliche.

Confermo oggi quanto scrivevo dodici anni fa. La persona omosessuale, la persona che vive questa condizione, deve trovare ascolto ed accoglienza nelle chiese cristiane, A qualsiasi confessione esse appartengano. Deve avere il modo di confrontarsi e di vivere nella comunità la propria fede, senza sentirsi esclusa.

Ma, trovare ascolto ed accoglienza non significa trovare approvazione del proprio stile di vita, non significa trovare approvazione delle proprie tendenze non ordinate secondo il disegno della Creazione.

L’esercizio dell’omosessualità è una condizione di peccato secondo la Bibbia e come tale va considerata. 

Non deve mai trovarsi ad essere un’occasione di esclusione, perchè il Pastore supremo ci ha insegnato e mostrato che è venuto prima di tutto per la pecora smarrita, per quella che è nell’errore, per quella che ha perso il retto sentiero. Ma deve essere occasione di conversione, di cambiamento di vita, di abbandono del peccato.

Ho smesso completamente di collaborare con la REFO, pur rimanendo per qualche tempo in contatto ed in amicizia con diversi suoi membri, quando mi è stato chiaro che di questo non si voleva parlare, ma che si andava sempre più accentuando quello che ora è evidente, ovvero la considerazione dell’omosessualità come una forma normale, come le altre di esercizio della sessualità, assieme ad una più generale banalizzazione della sessualità e del suo esercizio di pari passo a quella che si andava diffondendo nel mondo e, ad un travisamento e rifiuto di quanto è chiaramente scritto nella Bibbia a riguardo.

Dalla fine del 2009 non ho più avuto alcun contatto con la REFO e dubito che ne avrò in futuro.

Non condivido per nulla la posizione della Tavola Valdese e Metodista in materia di considerazione dell’omosessualità, benedizioni/matrimoni omosessuali, adozioni alle coppie dello stesso sesso.

Spero di essere stato chiaro, credo di si.

Se avete domande vi prego di farmele per email. Grazie.

L’adorazione delle apparenze si paga

“The masses will always be below the average. Besides, the age of majority will be lowered, the barriers of sex will be swept away, and democracy will finally make itself absurd by handing over the decision of all that is greatest to all that is most incapable. Such an end will be the punishment of its abstract principle of equality, which dispenses the ignorant man from the necessity of self-training, the foolish man from that of self-judgment, and tells the child that there is no need for him to become a man, and the good-for-nothing that self-improvement is of no account. Public law, founded upon virtual equality, will destroy itself by its consequences. It will not recognize the inequalities of worth, of merit, and of experience; in a word, it ignores individual labor, and it will end in the triumph of platitude and the residuum.”

Henri Frédéric Amiel. “Amiel’s Journal: The Journal Intime of Henri-Frédéric Amiel.”

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Salvare il Seme

Don Camillo spalancò le braccia [rivolto al crocifisso]: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?”.

“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Al­lora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?”.

“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui par­lavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che in migliaia di secoli aveva accumulato. Un giorno non lontano si troverà come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne […] Signore, se è questo ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?”.

Il Cristo sorrise: “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede e mantenerla in­tatta”.

(Giovanni Guareschi)

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“Avvenire” come “Riforma”

Leggo oggi su Avvenire, e mi pare di leggere Riforma

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Il giudizio sulla vita di questa coppia lo darà il Signore. Io posso solo dire che stando a quanto dicono le Scritture la loro scelta va contro la Parola di Dio, va incontro al loro desiderio ed alle loro aspettative, ma va contro la Parola di Dio.

E questo, per me, chiude la questione benedizione, matrimonio, adozioni. Poi, ripeto, giudicherà il Signore la loro vita come la mia, le loro scelte come le mie.

Ma, permettetemi, che il giornale della Conferenza Episcopale Italiana, un organo ufficiale della Chiesa Cattolica Italiana, pubblichi questa notizia (chissà perchè proprio questa, perchè proprio ora, interrogativi retorici i miei), in questo modo, come a dire “Ma sì, in fondo che male c’è se si vogliono bene, però le adozioni no”, ovvero argomentando come hanno fatto tanti politici sedicenti cattolici e cristiani in Parlamento, prendendo in giro moltissimi di quelli che li avevano votati (perchè poi si è visto, adozioni si, utero in affitto vietato di nome ma non perseguito di fatto, ecc…), mi fa dire che veramente siamo all’apostasia, non solo tra i riformati liberali e progressisti, come la Tavola Valdo Metodista o l’Unione Battista, ma anche nel mondo cattolico. E che, ripeto, il giornale ufficiale della CEI si permetta di pubblicare in questo modo questa notizia la dice lunga.

Poi, certo, la benedizione la chiesa può solo invocarla, ma per fortuna la dona Dio. Non certo il pastore, il prete o il vescovo che la invoca… E Dio la dona a ciò che è conferme al Suo Insegnamento, alla Sua Parola.

Delle parole pronunciate invano tutti risponderemo, ma chi pretende di parlare a nome di Dio, risponderà molto ma molto di più.

Il Signore benedica la Sua Chiesa, il resto che si mantiene fedele. Perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti (non lo dico io, lo dice la Parola di Dio).

Amen.

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Ipocrisia e pena di morte

Ipocrisia all’ennesima potenza.

L’Europa preoccupata per la pena di morte che forse verrà reintrodotta in Turchia.

La stessa Europa che ha per amici ed alleati USA e Arabia Saudita che la pena di morte la prevedono regolarmente nel loro ordinamento…

Si chiama realpolitik, si legge ipocrisia.

Sugli sputi al Crocifisso

Episodi di cronaca che si moltiplicano, da parte prevalentemente di persone di fede islamica, così come si moltiplicano atti di intolleranza violenza e di profanazione di spazi da parte di cosiddetti “atei militanti”. Nel più assoluto disinteresse delle autorità, visto che alla fine tutto questo è funzionale al disegno di relegare il più possibile al privato, al chiuso, alle nuove catacombe domestiche la dimensione della fede.

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Condivido qui quanto scrive l’amico pastore Paolo Castellina sul suo profilo Facebook.

Non è solo un problema di chi apertamente ce l’ha con il Cristo ed il Cristianesimo, è anche un problema di sedicenti credenti, falsi angeli di luce, che svalutando la Scrittura e la persona stessa del Salvatore, cercano di ridurre la fede alla ricerca del benessere, come se il Calvario fosse una SPA… un centro benessere…

A proposito degli sputi sulle rappresentazioni del Cristo crocefisso: è una costante dei nemici del Cristo di tutti i tempi:

“Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, e le mie guance a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio vòlto agli insulti e agli sputi” (Isaia 50:6). “perché egli sarà consegnato ai pagani, e sarà schernito e oltraggiato e gli sputeranno addosso” (Luca 18:32).

“Allora gli sputarono in viso e gli diedero dei pugni e altri lo schiaffeggiarono” (Matteo 26:67).

Dello sputo Gesù faceva ben altro: “Egli, preso il cieco per la mano, lo condusse fuori dal villaggio; gli sputò sugli occhi, pose le mani su di lui, e gli domandò: «Vedi qualche cosa?” — Gesù gli mise di nuovo le mani sugli occhi; ed egli guardò e fu guarito e vedeva ogni cosa chiaramente” (Marco 8:23,25).

Preghiamo perché vi siano tanti islamici (come già è avvenuto ed avviene) aprano gli occhi sul Cristo (che non è quello rappresentato falsamente nel Corano) e, ravvedendosene, Lo abbraccino per fede.

Naturalmente vi sono anche tanti che, pur non essendo islamici, disprezzano Cristo. “Perché molti camminano da nemici della croce di Cristo (ve l’ho detto spesso e ve lo dico anche ora piangendo)” (Filippesi 3:1), e fra questi diversi che si dicono cristiani.

Poligamia, omofobia e ipertrofia

Articolo di Marcello Cicchese

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Sorprendente non è l’uscita di Piccardo sulla poligamia, ma il fatto che la cosa abbia sorpreso. Doveva essere evidente che dopo i matrimoni omosex sarebbe arrivata la richiesta di accogliere e ratificare la poligamia. “E’ un nostro diritto civile”, dice Piccardo, e quali sono gli argomenti per negarlo?

Per quale motivo in un “matrimonio” civile così come oggi è giustificato si dovrebbe preferire il numero 2 rispetto ad altri numeri? Cittadini liberamente consenzienti potrebbero costituire “società matrimoniali” formate da un numero non fissato di maschi, femmine e generi misti, con la possibilità di liberi scambi sessuali e conseguente obbligo di allevamento dei prodotti umani che ne nascerebbero. Dunque non solo poligamia, ma anche poliandria o, come già detto, altre forme di convivenza organizzata a scopo di sessualità e procreazione.

Tutto questo può sembrare provocatorio, ma resta il fatto che con le nuove forme di “unione civile” si sono gettati a mare tutti i validi motivi che potrebbero giustificare una limitazione dell’istituto matrimoniale ad una coppia formata da un uomo e una donna. Piccardo ha fatto presto ad accorgersene e ha colto la palla al balzo. Ha cominciato a tirare il sasso nello stagno, e sa che più avanti, dopo che si saranno esaurite le prime onde di contestazione, il discorso potrà essere ripreso in modo più tranquillo e operativo.

Probailmente ha imparato il mestiere dalle lobby omofile, che per chiudere la bocca ai dissenzienti hanno cominciato a strillare all’omofobia. Piccardo potrebbe avere già pronta l’accusa di islamofobia da lanciare contro chi si oppone alla poligamia, dicendo che chi rifiuta l’ottenimento di questi “diritti civili” in realtà lo fa perché odia l’islam, cioè soffre di islamofobia, atteggiandosi naturalmente a vittima dell’intolleranza altrui, come fanno da tempo gli omofili che strillano all’omofobia.

Piccardo insomma ha saputo fare bene il suo gioco, al contrario dei suoi oppositori che stolidamente hanno manifestato sorpresa, indignazione e come prima goffa forma di reazione hanno portato come argomento la difesa della donna, che nella poligamia sarebbe abbassata nella sua dignità.

A parte il fatto che Piccardo potrebbe portare ad esempio illustri patriarchi biblici della storia ebraica e cristiana come Giacobbe ed altri, qualcuno potrebbe chiedere: ma se la forma poligamica di matrimonio è così indecorosa per la donna, come mai non si cerca di scovare i casi di “poligamia di fatto” a quanto pare già largamente praticati nell’ambiente musulmano? Perché non sono ricercati, individuati, resi pubblici e condannati a norma di legge?

Non si fa perché non si può. Perché ormai non si può più fare. Con le “unioni civili” si è rotta una diga e si sono distrutti strumenti che avrebbero potuto arrestarla.

La società occidentale se ne vanta, e con compiacimento si avvia a rimanere soffocata da quella fradicia ipertrofia che impropriamente chiama “libertà”.

Sodoma distrutta (Genesi 19)

Rileggo Genesi 19, dopo che Genesi 18 l’ho ascoltato nella liturgia dell’altra domenica. Abramo intercede per Sodoma, e Dio promette ad Abramo che non colpirà Sodoma se vi troverà anche un briciolo di giustizia.

Ma, si dice nel capitolo seguente, il peccato di chi abitava Sodoma e Gomorra era così grande che Dio scelse di distruggere completamente quelle città. Difatti, non contenti di abusare di chiunque, provarono ad abusare anche degli angeli mandati dal Signore, che resera manifesta la loro incapacità di vedere che la Sola Verità è contenuta nella Parola di Dio, colpendoli di cecità dal più piccolo al più grande (Genesi 19,11).

Aderendo alla preghiera di Abramo, Dio scelse di salvare Lot, gli consigliò di salire verso la montagna (ovvero di ascendere con la sua vita verso Dio) ma di fronte alla sua riluttanza gli consentì di andare verso una piccola città vicina, Soar, ma ponendogli delle precise condizioni. La moglie di Lot, che non le rispettò, divenne sale, una statua di sale senza sapore, quello che si spargeva sulle strade. Perchè senza sapore, senza gusto, è la vita di chi pensa di poter fare a meno di Dio e dell’obbedienza ai suoi comandi. E, dice Genesi 19, andando avanti, alla fine Lot se ne andò anche da Soar (oggi secondo gli archeologi sepolta dal Mar morto, sotto un mare di sale…) e salì finalmente verso il monte.

Ma era tardi, il peccato era entrato nella sua famiglia e le sue figlie lo ubriacarono e peccarono con lui.

Sodoma e Gomorra vennero distrutte, ed Abramo contemplò il fumo come di una fornace ardente che il vento portava verso di lui.

Sodoma e Gomorra vennero distrutte! Non illudetevi. Il peccato non si cancella con un colpo di spugna. Neppure se questi colpi di spugna li assestano le omelie di altri prelati, o preti, o pastori che, evidentemente, la Bibbia se la sono dimenticata, o peggio, l’hanno tradita…

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Genesi 19

Distruzione di Sodoma e di Gomorra

(Eb 13:2; Ge 18:1-8)(Ge 18:16-22; Ez 16:49-50) Gc 19

1 I due angeli giunsero a Sodoma verso sera. Lot stava seduto alla porta di Sodoma; come li vide, si alzò per andare loro incontro, si prostrò con la faccia a terra, 2 e disse: «Signori miei, vi prego, venite in casa del vostro servo, fermatevi questa notte, e lavatevi i piedi; poi domattina vi alzerete per tempo e continuerete il vostro cammino». Essi risposero: «No, passeremo la notte sulla piazza». 3 Ma egli fece loro tanta premura, che andarono da lui ed entrarono in casa sua. Egli preparò per loro un rinfresco, fece cuocere dei pani senza lievito ed essi mangiarono.

4 Ma prima che si fossero coricati, gli uomini della città, i Sodomiti, circondarono la casa: giovani e vecchi, la popolazione intera venuta da ogni lato. Chiamarono Lot e gli dissero: 5 «Dove sono quegli uomini che sono venuti da te questa notte? Falli uscire, perché vogliamo abusare di loro». 6 Lot uscì verso di loro sull’ingresso della casa, si chiuse dietro la porta, e disse: 7 «Vi prego, fratelli miei, non fate questo male! 8 Ecco, ho due figlie che non hanno conosciuto uomo: lasciate che io ve le conduca fuori, e voi farete di loro quel che vi piacerà; ma non fate nulla a questi uomini, perché sono venuti all’ombra del mio tetto». 9 Essi però gli dissero: «Togliti di mezzo!» E ancora: «Quest’individuo è venuto qua come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a quelli!» E, premendo Lot con violenza, s’avvicinarono per sfondare la porta. 10 Ma quegli uomini stesero la mano, tirarono Lot in casa con loro e chiusero la porta. 11 Colpirono di cecità la gente che era alla porta della casa, dal più piccolo al più grande, così che si stancarono di cercare la porta.

(Lu 17:28-32; 2P 2:6-9; Gd 7) Mt 11:23-24

12 Quegli uomini dissero a Lot: «Chi hai ancora qui? Fa’ uscire da questo luogo generi, figli, figlie e chiunque dei tuoi è in questa città, 13 perché noi distruggeremo questo luogo. Infatti il grido contro i suoi abitanti è grande davanti al SIGNORE, e il SIGNORE ci ha mandati a distruggerlo». 14 Allora Lot uscì, parlò ai suoi generi che avevano preso le sue figlie, e disse: «Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il SIGNORE sta per distruggere la città». Ma ai suoi generi parve che volesse scherzare.

15 Quando l’alba cominciò ad apparire, gli angeli sollecitarono Lot, dicendo: «Àlzati, prendi tua moglie e le tue figlie che si trovano qui, perché tu non perisca nel castigo di questa città». 16 Ma egli indugiava; e quegli uomini presero per la mano lui, sua moglie e le sue due figlie, perché il SIGNORE lo voleva risparmiare; lo portarono via, e lo misero fuori della città.
17 Dopo averli fatti uscire, uno di quegli uomini disse: «Metti la tua vita al sicuro: non guardare indietro e non ti fermare in alcun luogo della pianura; cerca scampo sul monte, altrimenti perirai!» 18 Lot rispose loro: «No, mio signore! 19 Ecco, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai mostrato la grandezza della tua bontà verso di me, conservandomi in vita; ma io non posso salvarmi sui monti prima che il disastro mi travolga e io muoia. 20 Ecco, c’è questa città vicina per rifugiarmi – è piccola – e lascia che io fugga lì – e non è forse piccola? – e così io vivrò». 21 E quello rispose: «Ecco, anche questa grazia io ti concedo: di non distruggere la città della quale hai parlato. 22 Affrèttati, rifùgiati là, perché io non posso far nulla finché tu non vi sia giunto». Perciò quella città fu chiamata Soar.

23 Il sole spuntava sulla terra quando Lot arrivò a Soar. 24 Allora il SIGNORE fece piovere dal cielo su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte del SIGNORE; 25 egli distrusse quelle città, tutta la pianura, tutti gli abitanti delle città e quanto cresceva sul suolo. 26 Ma la moglie di Lot si volse a guardare indietro e diventò una statua di sale.

27 Abraamo si alzò la mattina presto e andò al luogo dove si era prima fermato davanti al SIGNORE; 28 guardò verso Sodoma e Gomorra e verso tutta la regione della pianura, ed ecco vide un fumo che saliva dalla terra, come il fumo di una fornace.
29 Fu così che Dio si ricordò d’Abraamo, quand’egli distrusse le città della pianura e fece scampare Lot al disastro, mentre distruggeva le città dove Lot aveva abitato.

Pregando per un fratello martire

17 Di’ loro dunque questa parola:

I miei occhi si sciolgano in lacrime giorno e notte, senza posa,
poiché la vergine figlia del mio popolo è stata stroncata in modo straziante, ha ricevuto un colpo tremendo.

JACQUESHAMEL
Padre Jacques Hamel, morto martire il 26 luglio 2016

18 Se esco per i campi, ecco gli uccisi con la spada;
se entro in città, ecco i languenti per fame;
persino il profeta, persino il sacerdote vanno a mendicare in un paese che non conoscono”».

19 Hai dunque rigettato Giuda?
Hai preso in disgusto Sion?
Perché ci colpisci
senza che ci sia guarigione per noi?
Noi aspettavamo la pace, ma nessun bene ci giunge;
noi aspettavamo un tempo di guarigione, ed ecco il terrore.

20 SIGNORE, noi riconosciamo la nostra malvagità, l’iniquità dei nostri padri,
poiché noi abbiamo peccato contro di te.

21 Per amor del tuo nome, non disprezzare,
non disonorare il trono della tua gloria;
ricòrdati del tuo patto con noi; non annullarlo!

22 Fra gli idoli vani delle genti, ve ne sono forse di quelli che possano far piovere?
o è forse il cielo che dà gli acquazzoni?
Non sei tu, SIGNORE, tu, il nostro Dio?
Perciò noi speriamo in te,
poiché tu hai fatto tutte queste cose.

(Geremia 14)

Eglise-Saint-Etienne

Laicità e secolarismo

Il «neoliberalismo contemporaneo» vorrebbe fondare una neutralità dello Stato e della politica, senza accorgersi di giungere a teorizzare che coloro i quali credono in una verità debbano semplicemente essere esclusi dal dibattito politico liberale… Rispettare la società civile implica riconoscere un nuovo dato oggettivo: in Occidente le divisioni più profonde sono quelle tra cultura secolarista e fenomeno religioso, e non tra credenti di diverse fedi. La concezione dello Stato in senso neutralistico spinge a identificare laico con non-religioso, per cui lo spazio pubblico è sintonizzato con tutte le differenti visioni e pratiche fuorché quelle religiose. Si va diffondendo un pregiudizio culturale in base al quale, mentre tutte le diverse posizioni sono considerate parte legittima del variegato pluralismo contemporaneo, quelle religiose sono avvertite piuttosto come differenze partigiane. Così lo Stato che si definisce neutrale culturalmente non è imparziale, ma assume un orientamento secolaristico…

Ma il secolarismo è solo una tra le molte visioni dell’uomo e del mondo: legittima, da accogliere come una delle voci di una società plurale; però lo Stato non può farla propria, perché rischia di finire con l’assumere una posizione limitatrice della libertà religiosa

Aldo Cazzullo – Il peccato d’origine della laicità
Corriere della Sera, 2/4/2013
– See more at: http://www.evangelici.net/mediaefede/1469108061.html

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