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Tempi moderni

Riporto un articolo da “Tempi”.

Eterologa, le cliniche spingono per la selezione razzista: «Garantire compatibilità di colore della pelle»

Secondo quanto riportato da Avvenire, le cliniche private che praticano la fecondazione e che ora potranno cimentarsi anche in quella eterologa non vogliono che la tecnica sia regolamentata, come intende invece fare il ministro Lorenzin. Per questo hanno scritto al ministero chiedendo, nello specifico, che ogni centro possa «garantire compatibilità di colore della pelle, gruppo sanguigno, colore dei capelli e degli occhi» nei gameti dei donatori. Cioè la selezione della razza. Si parla infatti anche di «compatibilità etnica». A proposito Eugenia Roccella ha commentato: «È l’amore condizionato al colore della pelle».

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Si chiama Eugenetica!!! Una volta era correttamente definita una pratica aberrante. I primi a testarla furono non a caso i medici dei lager nazisti, sulla pelle degli ebrei e di altre cavie umane.
Ora la si vuole rendere lecita ed accessibile a tutti, nel supermercato della vita, aperto a coppie ricche, occidentali, etero, gay o lesbiche che siano. Basta pagare e si ha un bambino di pura razza ariana!

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Contro gli antisemitismi

Difendere Israele dall’occidente

Non c’è solo l’antisemitismo islamico, c’è anche quello umanitario e pacifista

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L’altra sera a cena una persona che mi è cara ha sbuffato la sua opinione sulla guerra di Gaza e circonvicini: basta, qualcuno si deve trasferire, non c’è altra soluzione. Ho evitato di litigare perché sono invecchiato e la cena estiva non è teatro di eroismi e passioni, ho fatto finta di non aver sentito. Ma era chiaro chi avrebbe dovuto traslocare via mare. Un’altra persona, un accademico, ha detto che Israele non è più quello di una volta, la società intellettuale si è chiusa, è divenuta più rigida. Ho di nuovo fatto finta di niente, sempre per gli stessi motivi. Ma era chiaro che alle università ebraiche sotto boicottaggio europeo non veniva lasciato nemmeno lo spazio per un quantum di irritazione e di nervosismo, bisogna essere cool under pressure.

Il mondo è Judenmüde, è stanco degli ebrei. Lo ha scritto il titolare di una delle intelligenze più penetranti del pianeta, George Steiner, a Giulio Meotti. E’ vero. E’ questo il vero elemento tragico che spiega la tragedia ulteriore della guerra inevitabile, delle vittime civili, dei bambini, fatti aberranti che vengono recepiti spesso da media e opinionisti, e spesso in modo subdolo o trasversale, come una responsabilità del carattere aggressivo e militarizzato di Israele. Questa stanchezza da psicologia del profondo spiega il progressivo isolamento ideologico e sentimentale di Israele e degli ebrei nell’opinione di massa in Europa, con forte pescaggio nelle acque limacciose dell’antisemitismo, nemmeno più travestito, almeno nei casi peggiori o più trasparenti, in antisionismo.

La gente comune fanatizzata dalle cose, la european street fattasi parte della famosa arab street, non ha voglia di pensare i fatti, e di valutarli. Non conta che Israele con Sharon abbia unilateralmente lasciato libero il popolo palestinese di Gaza di fare il suo comodo, ritirando soldati, legittimi insediamenti e grandi speranze quasi dieci anni fa. Non importa che in seguito siano state distrutte le fattorie e bruciate le sinagoghe. Che il potere sia stato preso, con l’aggravante della procedura elettorale mista a quella militare, da una organizzazione fondamentalista parte della Fratellanza musulmana, Hamas, che considera un dovere uccidere gli ebrei e annientare l’entità sionista, come la chiamano.

Non importa che i padroni della Striscia abbiano impiccati come spie a derrate i palestinesi cosiddetti moderati, quelli che hanno cercato di seguire Fatah, di cui si dice sia un’organizzazione laica, e Abu Mazen. Non importa che abbiano trafficato in armi e denaro e infrastrutture sotterranee, in combutta con l’Iran e altri esperti delle guerre per procura o proxy wars, allo scopo di colpire dalla terra e dall’aria, intimidire, terrorizzare i vicini, le famiglie, i bambini, e di prevalere nella lunga marcia verso l’estinzione di Israele. Non importa che di fronte alla risposta difensiva dura di Israele, a difesa del popolo che lo abita, i signori di guerra della Striscia non si facciano alcuno scrupolo di usare il loro, di popolo, per proteggere le loro armi come con uno scudo di carne umana in una sporca “guerra umanitaria” condotta con i bambini morti per conquistare l’opinione pubblica internazionale “stanca ‘ degli ebrei”.

Perfino uno scrittore e direi un’anima meravigliosa come Amos Oz, che queste cose le sa benissimo e in sintesi chiara le ricorda a Wlodek Goldkorn dell’Espresso in una recentissima intervista, pensa che si possa e debba prendere un’altra strada, ed è responsabilità della destra israeliana al governo il non farlo, trattando con Abu Mazen la restituzione dei territori conquistati nel 1967 e la creazione di due stati confinanti. Una prospettiva che ebbe un suo senso e un suo valore storico ma che, nel mondo com’è oggi, è diventata, almeno pare a me e ad altri, poco più che una lagnosa tiritera.

La gara sul nucleare iraniano, incombente perché mal controllata dalla giustizia politica internazionale titolare dei problemi dell’ordine o della agostiniana tranquillitas ordinis, la demenziale e mortuaria progressione di morte in Siria, la destabilizzazione di tutti gli equilibri e l’avanzata militare, omerica, di eserciti califfali in Siria e in Iraq, la riluttanza strategica dell’Amministrazione americana, la deriva sabotatrice della vita e dell’identità israeliane nella bella coscienza degli europei, le follie dei turchi, la persistenza dei talebani: di tutto questo e di molto altro le menti analitiche del New York Times non si vogliono occupare o se ne occupano per arrivare sempre alle stesse conclusioni. Bisogna trattare, cedere territori, considerare Hamas un interlocutore di governo, smetterla con la fissazione dei tunnel e dei muri e procedere alla costruzione di ponti con i moderati; e non sono necessità astratte, sulle quali tutti concorderebbero, ma impellenze della politica alle quali si deve piegare il governo di Gerusalemme, alle quali va costretta l’opinione di schiacciante maggioranza che ancora regna nella democrazia israeliana. Mi sembrano ingenerose futilità, bellurie prive di senso.
Oggi lo status quo, che qualcuno deve incaricarsi di mantenere e proteggere con l’unico mezzo, che è la forza, è il vero orizzonte possibile e visibile nella storia del conflitto generato dalla nascita e dalla storia nazionale di Israele. Guardare lontano, provvedere alla pace in senso provvidenziale, fidandosi e affidandosi, è impossibile.

Troppe cose devono cambiare, e prima di tutto deve essere sconfitta la strategica avanzata dell’islam politico nel mondo, l’islamofilia delle classi colte e riflessive dell’establishment europeo, l’isolazionismo travestito da umanitarismo dialogante della diplomazia imbelle degli Stati Uniti.

Devono nascere un’identità popolare pacifica e una classe dirigente che punti, in Palestina, sulla creazione di condizioni di vita decenti, sullo sviluppo e la coesistenza con il diverso da te, sulla libertà religiosa e il pluralismo dei credo, pagando i prezzi relativi, tutte cose che mancano disperatamente in quel panorama di rovine che è il lascito di decenni di guerra di liberazione cosiddetta e della rivoluzione politica jihadista in corso.

Non è vero che queste cose, cioè il giù-le-mani-da-Israele, la consapevolezza della realtà oltre il dramma della sua ricezione dissociata e inversa, non hanno spazio in Europa, come sostiene Roger Cohen. Qui una leader storica della sinistra che ammira Hamas, Luciana Castellina, si è doluta dell’assenza di manifestazioni pro-palestinesi e anti-israeliane. E del fatto che a Roma, in tre giorni e con un tweet e al prezzo di un paio di migliaia di euro, due-tremila persone hanno inscenato una veglia di riflessione e di unità tra ebrei e cristiani mediorientali perseguitati, con tutti i puntini sulle “i” e tutte le cose a posto.
Si può, credendoci, dissolvere la nube tossica dell’antisionismo antisemita travestito da pacifismo umanitario e trattativismo, e rimettere alcune cose a posto perfino nella coscienza inquinata di questa parte debolissima d’occidente. E lo status quo armato e tutelato, la sua difesa fino a che non cambi il registro del jihadismo terrorista, non è affatto una parola cattiva, una mala intenzione.
**** Pubblicato su Il Foglio, 5 agosto 2014

Riflessioni su Israele e la "sinistra"

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Otto motivi per cui chi è di sinistra dovrebbe stare a fianco di Israele
di Alan Krinsky – www.huffingtonpost.com 01/08/2011

Israele continua ad essere il demonio prototipale della sinistra. Il principale esempio di un regime repressivo che abusa dei diritti umani. Nella sinistra, la gente si mobilita e si sente oltraggiata da Israele più che per qualsiasi altra causa. La presunta malvagità di Israele farà mobilitare i manifestanti nel freddo e nei giorni di pioggia in un modo impossibile per qualunque altro problema. Molte di queste persone sono sincere, ma forse fuorviate. Nella maggior parte dei modi, la mia politica personale tende a essere liberal e di sinistra: sono favorevole all’assistenza sanitaria pubblica e universale, mi sono opposto alla guerra in Iraq e alla “presidenza imperiale” Bush-Cheney, ho anche votato due volte per Ralph Nader. Tuttavia, come il filosofo francese Bernard Henri-Lévy, mi differenzio su Israele e rifiuto la demonizzazione di Israele, sia presso le Nazioni Unite, sia nel mondo dei media, o fra la gente di sinistra in America e in Europea. Se i miei compagni della sinistra o addirittura liberal pensano che il movimento per il Boicottaggio, il Disinvestimento e le Sanzioni aiuterà a porre fine al conflitto israelo-palestinese, così come a portare la pace in Medio Oriente e l’armonia nella comunità delle nazioni, stanno tristemente sbagliando. C’è una differenza tra la critica e la demonizzazione, e la campagna contro Israele è di quest’ultimo tipo. La critica, e ve ne è tanta all’interno della sana democrazia propria di Israele, può portare a dei cambiamenti positivi. Ma il tentativo mirato a demonizzare Israele, mai intrapreso nei confronti di qualsiasi altra nazione, è volto a delegittimare Israele e minare la sua stessa esistenza, come se i problemi del mondo fossero colpa degli israeliani – la colpa degli ebrei – e come se, se solo se ne andassero via di là, tutto andrebbe per il meglio. Non solo si tratta di una spiacevole illusione, ma questo attacco concertato contro Israele tradisce i principi della sinistra.

Ecco, dunque, quali sono gli otto motivi per cui la gente di sinistra dovrebbe essere a favore di Israele (o, per lo meno, a favore della pace, invece che contraria a Israele):

1. Diritti Umani. La sinistra combatte per i diritti umani nel mondo. Anche se uno pensa che Israele o i suoi soldati siano colpevoli di violazioni dei diritti umani (anche se io non sono disposto, in via preliminare, a concedere questo punto), non esiste confronto internazionale o storico con cui si possa ragionevolmente annoverare Israele tra i peggiori criminali del mondo o della storia. Se guardiamo alle dimensioni del conflitto, al numero delle vite perse, o al trattamento della stampa o dei dissidenti, ci sono troppi esempi di spargimento di sangue e di persecuzione che fanno impallidire ogni atto compiuto da Israele contro i palestinesi negli ultimi quattro decenni trascorsi dalla Guerra dei Sei Giorni, quando Israele fu attaccato dai suoi vicini. Anche il trattamento dei palestinesi da parte degli arabi, come nel massacro del Settembre Nero in Giordania, ha causato migliaia di morti, forse più in 10 giorni che in quattro decenni di conflitto israelo-palestinese. E come possiamo paragonare Israele allo Zimbabwe di Mugabe, o la repressione cinese in Tibet e a Tianneman? Oppure, ai desaparecidos e gli squadroni della morte nelle strade dell’America Latina oppure ai campi di sterminio di Pol Pot? Per non parlare dei genocidi perseguiti dai regimi assassini di Hitler o di Stalin? Cerchiamo di essere chiari: un genocidio è un tentativo di sterminare un intero popolo e la sua cultura; questo non è ciò che è successo ai palestinesi, e non è l’obiettivo della politica israeliana. Al contrario, l’obiettivo esplicito di Hamas è quello di eliminare Israele. Quindi, se noi sosteniamo i diritti umani e contrastiamo le persecuzioni, non dovremmo prima concentrare i nostri sforzi sui luoghi dove si trovano le situazioni peggiori? Qualcuno può razionalmente sostenere che tra questi luoghi, per non parlare del più orrendo di tutti, ci sia una piccola nazione, sulla costa orientale del Mar Mediterraneo?

2. Internazionalismo. La gente di sinistra tende a sostenere l’internazionalismo. Qualcuno potrebbe pensare che le Nazioni Unite siano l’organizzazione mondiale più dedicata a promuovere questo obiettivo. Ma come è possibile che Israele, questa piccola nazione, sia diventata una preoccupazione così centrale? Dal 2003 al 2010, ci sono stati più di 900 iniziative per i diritti umani contro Israele alle Nazioni Unite e il successivo più vicino è il Sudan a poco meno di 400. Israele è l’unico membro delle Nazioni Unite ad essere escluso da qualsiasi dei cinque gruppi regionali. E non dovrebbe tutta la sinistra opporsi all’assurdità del cosiddetto Consiglio dei Diritti Umani, di cui fanno parte campioni dell’umanitarismo come la Cina, il Pakistan, l’Arabia Saudita e il Kirghizistan? Come può il popolo della sinistra rimanersene muto quando il Primo Ministro turco denuncia Israele per crimini contro i diritti umani, e subito dopo promette ai curdi di “affogare nel proprio sangue,” in un conflitto con violazioni dei diritti umani da entrambe le parti e decine di migliaia di persone uccise? Se Gaza non è il posto ideale per vivere, se gli abitanti di Gaza stanno soffrendo, tuttavia le foto sul New York Times e altrove e le testimonianze dei reporter dimostrano chiaramente che gli abitanti di Gaza non muoiono di fame, gli scaffali dei loro negozi non sono vuoti, nè di prodotti alimentari nè di beni di consumo; anche se è difficile, come la situazione può essere, semplicemente non è il culmine di disastri dei diritti umani, e Israele quindi non merita la maggiore condanna internazionale tra tutte le altre nazioni del mondo.

3. Pace. La gente di sinistra vuole la pace. In Medio Oriente e altrove. I sondaggi rendono chiaro che, prevalentemente, gli israeliani desiderano di pace con i loro vicini; i difficili sacrifici, compreso il ritiro unilaterale da Gaza, lo rendono evidente. Gli israeliani sono pronti per una soluzione a due Stati che sia sicura e a vivere fianco a fianco in pace. Nel frattempo, l’obiettivo dichiarato dei suoi nemici è porre fine alla sua esistenza. Un semplice esperimento mentale dovrebbe rendere la materia brutalmente chiara: se domani Hamas e gli altri gruppi palestinesi decidessero unilateralmente di deporre le armi, cosa ne conseguirebbe? La pace. Se gli israeliani unilateralmente deponessero le armi, cosa ne conseguirebbe? Milioni di ebrei uccisi o esiliati. Chiunque nella sinistra non riconosca ciò vive negando la realtà. Le persone di sinistra dovrebbero sostenere la pace invece di vivere negando la realtà.

4. Anti-autoritarismo. La gente di sinistra si oppone all’autoritarismo e a alle dittature e invece sostiene la sovranità popolare e democratica. Israele mantiene una vivace democrazia parlamentare, con una vasta gamma di punti di vista rappresentati, molto più che negli Stati Uniti, per esempio. Infatti, i partiti arabi e comunisti hanno avuto per lungo tempo i rappresentanti eletti nella Knesset israeliana. Possiamo immaginare tale rappresentività, nonché la libertà di assemblea e la libertà di parola, tra i vicini arabi di Israele? Nella Striscia di Gaza governata da Hamas? In Egitto o in Siria o in Arabia Saudita? Osteggiando Israele e sostenendo i gruppi come Hamas, la sinistra non sta sostenendo una lotta di liberazione, ma piuttosto il tentativo di sostituire l’unica democrazia del Medio Oriente con un’ennesima dittatura oppressiva. Le persone di sinistra desiderano veramente un risultato del genere? Come può uno dei più importanti sforzi a boicottare, disinvestire e sanzionare essere diretto a una nazione democratica come questa? Come Bernard Henri-Levy ha scritto sul Huffington Post, regna la “Confusione di un’epoca in cui si lotta contro le democrazie come se fossero dittature o stati fascisti. Nel mezzo di questo gorgo di odio e di follia c’è Israele. Ma esso mette in discussione anche, come dovremmo essere ben consapevoli, alcune dei punti fermi più preziosi stabiliti nel movimento delle idee negli ultimi trenta anni, specialmente a sinistra, e sono questi a essere messi in pericolo.”

5. Dignità umana e uguaglianza. La sinistra combatte a per i valori di dignità e di uguaglianza. Sono questi tratti meglio rappresentati da parte di Israele oppure dai suoi vicini? Guardate quanto gli israeliani diano valore alla vita di un singolo soldato, disposti a scambiare centinaia di prigionieri per un solo soldato, e anche a scambire dei prigionieri solo per recuperare dei morti per dare loro una sepoltura. Guardate le regole di ingaggio delle Forze Israeliane di Difesa, a come IDF telefoni e mandi volantini ai civili per avvertirli: c’è qualsiasi altro esercito forse che faccia una cosa simile? In termini di uguaglianza e di diritti umani, confrontare la condizione delle donne e diritti di gay e lesbiche in Israele con quella del resto del Medio Oriente. E in termini di dignità umana, la gente di sinistra pensa che la dignità dei palestinesi sia così piccola che è disposta a rivendicare che i palestinesi “non hanno altra scelta” se non quella trasformarsi in bombaroli omicidi-suicidi al fine di uccidere i bambini israeliani? Non possiamo aspettarci di più dalle persone? Trattare i palestinesi come vittime indifese e di gran lunga meno del riconoscere la loro dignità umana.

6. Anti-discriminazione. Le persone di sinistra si oppongono al sessismo, al razzismo e a ogni sorta di simili discriminazioni. E così, la sinistra si oppone o dovrebbe opporsi all’antisemitismo nello stesso modo. E tuttavia, la sinistra troppo spesso concede dei lasciapassare all’antisemitismo mascherato da anti-sionismo o da sentimento anti-israeliano. Il commediografo David Mamet ha scritto sul Huffington Post ciò che segue: “Eppure la maggior parte della stampa occidentale, europea e americana, raffigura Israele come l’aggressore, e gli israeliani come disumani e gratificati dallo spargimento di sangue.” Come Mamet ha elaborato nel suo libro “The Wicked Son: Anti-Semitism, Self-Hatred, and the Jews” (Il figlio spietato: l’antisemitismo, l’odio verso di sé, e gli ebrei), questo non è altro che una rielaborazione della vecchia accusa del sangue contro gli ebrei – ma questa volta, invece di essere accusati di usare il sangue dei non ebrei per cuocere le matzot, gli ebrei sono accusati di spargere il sangue per nessun altro motivo che il proprio gratuito piacere. Le persone di sinistra dovrebbero vigilare nel distinguere tra le critiche costruttive a Israele e le disumanizzazioni caricaturali degli ebrei.

7. Autodifesa. Solo i pacifisti più intransigenti si oppongono al diritto di auto-difesa, e certamente la maggior parte della gente di sinistra difende questo diritto. Perché gli israeliani sono esenti da questo diritto? Come potrebbero molti uomini di sinistra starsene seduti a guardare mentre i razzi piovono sulla città e sulle loro famiglie, con i loro bambini traumatizzati? E se dicessimo: “oh, ma le persone vengono uccise di rado, solo occasionalmente”, ridurreste al minimo il vostro impegno per proteggere la vostra famiglia? Solo gli ebrei sono tenuti a deporre le armi e a porgere la loro gola. Come osano gli ebrei avere la faccia tosta di ribellarsi?!

8. Progresso. Noi tutti vogliamo un avanzamento del processo di pace israelo-palestinese e arabo-israeliano. Eppure, demonizzando Israele, additandolo, come avviene alle Nazioni Unite e nei campus universitari, si potrà fare ben poco per far progredire la pace. Noi tutti sappiamo, abbiamo conosciuto per decenni le linee fondamentali di un accordo di pace. Gli israeliani si sono preparati a questo e hanno preparato i loro cittadini. La sinistra dovrebbe mettere sotto pressione i palestinesi perchè accettino la pace e smettano di insegnare ai propri figli che gli ebrei sono mostri assetati del loro sangue. Questo tipo di pressione potrebbe portare a qualche progresso.

Da molto tempo le persone di sinistra avrebbero dovuto abbattere la rappresentazione di Israele come demonio prototipale della violazioni dei diritti umani e della repressione. E’ tempo che la gente di sinistra non si senta oltraggiata da Israele, ma dalle distorsioni e dalla demonizzazione di Israele nei campus universitari e alle Nazioni Unite, su tutti la media e da parte dei politici. E’ ora per le persone di sinistra di rifiutare che Israele venga trattato come un paria, o gli ebrei come assassini assetati di sangue; è il tempo invece di accogliere Israele nella comunità delle nazioni come membro a pieno titolo, assoggettato a critiche ed elogi come qualunque altra nazione.
http://friendsofisrael.go.ilcannocchiale.it/

Il pane vero, la Parola

Nelle chiese cristiane oggi si legge il racconto evangelico, secondo Matteo, della moltiplicazione dei pani. Ma, ed è chiaro per chi legge con la fede il brano, quello che salva dalla fame non è il miracolo della moltiplicazione, ma è il miraoolo della condivisione. del mettere in comune, nel nome di Qualcuno di più grande, quel poco che si ha. E’ il distribuire che compie il prodigio, mentre si condivide che avviene lo straordinario.

Perciò cos’è la prima cosa che occorre condividere tra di noi? Il pane vero, il pesce buono, ossia la Parola dell’Eterno. Dice bene Isaia: Ascoltatemi attentamente! Ascoltatemi, e mangerete. Attentamente, e gusterete ciò che mangiate.

Non è per tutti questo discorso, non è per tanti. Il grosso si ferma alla superficie del racconto, al pane ed al pesce che gli riempiono la pancia in quel momento, poi si vedrà. mentre quello che occorre riempire, perchè il miracolo si avveri, è il cuore.

Accresci in noi la fede, Signore, Eterno, Benedetto Tu sia.

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Isaia 55

«O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte!

Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti!

Porgete l’orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a *Davide.

Equidistanza? Non la mia.

Leggo pagine di illustri giornalisti corredate da decine di ripetizioni di questa parola. Equidistanza. Riferita al conflitto tra Hamas ed Israele. E, lo confesso, non riesco ad accettarlo. Perchè non può esserci equidistanza tra quanto fa uno stato democratico che cerca di proteggere la vita dei suoi cittadini da razzi che arrivano sul suo territorio alla ricerca della loro morte, morte che per fortuna quasi mai arriva (ma il quasi riferito alla morte non sa di nulla…) e quanto fa un gruppo di terroristi armato fino ai denti da assassini stranieri, pagati e sobillati da stati tutti retti da terrore e dittature, che cerca solo la provocazione, l’incidente.

Come si può essere equidistante? Israele, mi ripeto, è un paese democratico, con strutture politiche ed economiche all’avanguardia, multietnico e multirazziale, proprio come i nostri, ed anche multireligioso, proprio come i nostri. In Israele vivono non soltanto ebrei, ma anche cristiani arabi, ed arabi musulmani. E sono tantissimi gli arabi di Israele. Secondo voi perchè non si ribellano, non si rivoltano, non chiamano fratelli gli uomini di Hamas? Perchè loro in Israele vivono e conoscono la realtà.

Conoscono, per averlo visto nei paesi intorno a loro, qual’è il regime preferito da Hamas, dai suoi alleati ed amici qaedisti e talebani. Un regime dove la libertà non esiste, non esistono le elezioni, non esiste la parità dei sessi, non esiste la convivenza tra le diverse razze e religioni. Esistono però gli harem, la schiavitù, la poligamia solo maschile, la legge del taglione e la pena di morte anche per futili motivi. Provate a farvi il segno della croce in pubblico in Arabia Saudita, o a girare con una stella di Davide al collo in Siria, o a costruire una chiesa o una sinagoga in uno qualsiasi degli emirati arabi.

Dite che la religione non serve a nulla? Che la fede non serve a nulla? Mettetevi l’animo in pace, il 90 per cento della popolazione mondiale una fede ce l’ha, e non la pensa come voi. E comunque provate a parlare in pubblico, negli stessi stati citati prima, di libertà di pensiero, di anarchia, o magari della libertà sessuale che va tanto di moda o anche semplicemente di democrazia e libere elezioni.

Eppure i nostri cosiddetti ‘sinistri’ amano così tanto Hamas, i qaedisti che sfidano il ‘satana’ americano ed il suo omologo israeliano. Non hanno fede ma parlano di satana… Bah… Di colpo capisco cosa intendeva mio padre, e non solo lui, quando diceva che certi comunisti italiani si sarebbero dovuti trasferire a vivere in Romania sotto Ceausescu, o in Corea del Nord sotto Kim il Sung per, forse, imparare qualcosa su cosa fossero i sistemi socialisti reali, ovvero quelli storicamente realizzati (le teorie sulle terze vie, tali sono rimaste).

Un giovane palestinese ucciso. Oggi inizia il processo per direttissima.

Tre giovani israeliani uccisi. Nella striscia di Gaza ancora si festeggia. E non ci sarà mai nessun processo.

Io non sono equidistante. Io sto con Israele.

Germania: cosa festeggi Luca…

…mi è stato chiesto ieri da una persona su Facebook, visto il tifo calcistico fatto ieri per la Germania nella finale dei Mondiali di Calcio. Sarebbe lungo l’elenco gli ho risposto. Provo soltanto ad accennarlo.

Primo, parlando dell’evento e del calcio, festeggio la squadra che, assieme alla Colombia, un gradino sotto Olanda e Costarica, ha giocato il miglior calcio del mondiale, esprimendo un’idea di collettivo che è stata veramente di pochi. Una vittoria di squadra, non del singolo, pur se alcuni singoli hanno brillato.

Secondo, parlando del calcio e del paese, festeggio la vittoria di un modello di programmazione e di investimento sui giovani che ha ed ha avuto pochi uguali in Europa. Che probabilmente porterà la Germania a vincere ancora parecchio nei prossimi anni. Evito il paragone con la nostra situazione perchè sarebbe a dir poco ingeneroso.

Terzo, parlando di Europa, festeggio la vittoria di un paese europeo, perchè mi sento europeo prima che italiano. Siamo rimasti in pochi credo. Le prime elezioni europee si sono tenute nel 1979, avevo 16 anni ed un entusiasmo incredibile, ricordo di aver parlato con mia madre e mio padre di integrazione, sviluppo, speranza, di averli spinti ad andare a votare, di essermi letto una quantità incredibile di materiale… Fine amarcord.

Quarto,  parlando di Germania, festeggio la vittoria di un popolo che è stato capace di risollevarsi da due guerre mondiali perse, da un paese ridotto allo sfacelo nel 1945, non duecento anni fa, da un paese capace di programmare il proprio sviluppo sotto ogni punto di vista, di rispettare i programmi che si è dato, fino a riaccogliere nel suo seno, nel 1991, un altro sfacelo, l’ex DDR, e di integrarla nel proprio sistema economico, completamente diverso. Credo che nessun altro paese europeo sarebbe stato capace di tanto. Nessuno.

Quinto, parlando di politica, ammiro la politica in cui ogni partito, al di là delle differenze programmatiche e di indirizzo che gli sono proprie, lavora prima di tutto per il paese Germania e per l’Europa e solo dopo per se stesso. Altro che Italia, dove tutto è al rovescio, dove il sistema politico e di potere lavora anzitutto per mantenere se stesso, i propri privilegi ed il proprio potere e soltanto dopo per l’Italia, mentre l’Europa si è dimenticata da tempo a chi, prima che a cosa serve.

Sesto, parlando di lavoro, e di energia che è quello di cui mi occupo al lavoro, ammiro un paese che parecchi anni prima di noi si è dato un obiettivo di autosufficienza e di energia pulita e, pur avendo un insolazione che è un terzo della nostra!, quell’obiettivo l’ha costantemente e coerentemente perseguito. Hanno avuto anche loro le proprie difficoltà e ce le hanno, ma investire in energia in Germania è sicuro e conviene. Investire in energia in Italia è esporsi all’arbitrio di leggi e decreti che variano nel tempo di un mattino. Nel tempo in cui la Germania ha avuto più o meno la stessa legge, emendata di volta in volta, noi abbiamo avuto cinque (o sei, o sette, ho perso il conto) conti energia, un piano energetico nazionale che è l’ultima cosa letta dai politici quando devono legiferare sul tema, delle grandi imprese che, come i politici, ognuno ha quel che si merita, badano prima ai privilegi delle proprie corporazioni e mettono all’ultimo posto il paese e gli utilizzatori dell’energia, noi ed il nostro lavoro.

Settimo, celebro il paese di Lutero, di Bach, di Schiller, di Beethoven, di Kant… Che non deve certo invidiare l’Italia a riguardo. Perchè l’Italia ha forse una ricchezza maggiore di arte, turismo, ambiente, ma la sta letteralmente buttando via perchè, parlo senza tema di smentite, arte, turismo, ambiente, coscienza della propria storia sono materie che non sono priorità qui da noi; nella politica come nella scuola o nell’economia, operazioni di facciata a parte.

Ottavo, direi che basta.

I am a Dolabber!!!

Sara: “Babbo ma quanto studi?”
Luca: “Studiare per babbo è un modo di imparare a conoscere meglio le persone, ad imparare il modo migliore di lavorare con loro e per loro, anzitutto per te che sei la sua principessa!”.

Un breve dialogo avuto una settimana fa con Sara che mi vedeva alle prese, proprio come lei, con il mio zaino/cartella, il computer, la matita rossa e blu che scorreva su un libro… Abbiamo fatto i compiti assieme la settimana scorsa. Lei addizionava e sottraeva numeri, io, grazie alla Dolab School, a Futura, Emanuela, Valentina, ai miei compagni di corso, anzi, dei corsi, aggiungevo ricchezza alla mia vita.

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Fuoco!

Chi semina vento raccoglie tempesta

Is 24:5, 6; Os 10:1-6; 13:1-3; Ga 6:7

1 «Metti in bocca il corno! Come un’aquila, piomba il nemico sulla casa del Signore, perché hanno violato il mio patto e hanno *trasgredito la mia legge. 2 Essi grideranno a me: “Mio Dio, noi d’*Israele ti conosciamo!” 3 Israele ha rigettato il bene; il nemico lo inseguirà.
4 Si sono costituiti dei re, senza il mio ordine; si sono eletti dei príncipi, a mia insaputa; si sono fatti, con il loro argento e oro, degl’idoli destinati a essere distrutti. 5 Il tuo vitello, o *Samaria, è un’abominazione. La mia ira divampa contro di loro; quanto tempo passerà prima che possano essere purificati? 6 Poiché viene da Israele anche questo vitello; un operaio l’ha fatto, e non è un dio. Infatti il vitello di Samaria sarà ridotto in frantumi. 7 Poiché costoro seminano vento e raccoglieranno tempesta; la semenza non farà stelo, i germogli non daranno farina; e, se ne facessero, gli stranieri la divorerebbero.

Os 7:11, ecc.; 5:6, 7

8 Israele è divorato; essi sono diventati fra le nazioni come un vaso che non viene apprezzato. 9 Poiché sono saliti in Assiria, come un asino selvatico cui piace starsene solitario; *Efraim con i suoi doni si è procurato degli amanti. 10 Benché distribuiscano i loro doni fra le nazioni, ora io li radunerò, e cominceranno a decrescere a causa del tributo al re dei príncipi. 11 Efraim ha moltiplicato gli altari per peccare, e gli altari lo faranno cadere in peccato. 12 Anche se scrivessi per lui le mie leggi a migliaia, sarebbero considerate come cosa che non lo concerne. 13 Quanto ai sacrifici che mi offrono, immolano carne e la mangiano; il Signore non li gradisce. Ora il Signore si ricorderà della loro *iniquità e punirà i loro peccati; essi ritorneranno in Egitto.

14 Israele ha dimenticato colui che li ha fatti, e ha costruito palazzi. *Giuda ha moltiplicato le città fortificate; ma io manderò il fuoco nelle loro città ed esso divorerà i loro castelli»

fuocoIl lezionario feriale propone come lettura una parte del capitolo 8 del libro del profeta Osea. I libri profetici della Sacra Scrittura hanno, in questo momento storico, una peculiare qualità che è l’assoluta attualità! Israele, Efraim di cui si parla in questo brano, sono a ben guardare l’umanità di oggi. Che ha dimenticato di non essersi data da sè l’esistenza, e sembra aver scelto di non dover essere grata a nessuno.

Che si è dimenticata dell’Alleanza con l’Eterno, sancita per sempre nell’amore del Cristo, nel suo dare la vita per l’umanità, ed ha ripreso a costruirsi idoli e vitelli destinati come sempre ad andare in frantumi, in mille pezzi, come sogni mal riusciti.

L’umanità semina vento, parole vuote, parole prive di senso, parole d’ordine che durano lo spazio di un’ora di mattino… Tale è nei tempi della Creazione e del suo Creatore ogni ideologia umana, ogni filosofia che fa a meno della vera Sapienza.

Il sole dell’avvenire non  si è mai alzato nei cieli, è tramontato prima ancora di arrivare a mezzo cielo. Così è di tutti i finti messaggi di salvezza, di tutte le vuote parole di liberazione. Solo nell’Eterno è la salvezza. Per quanto l’umanità voglia colpevolmente cercare altrove, non la troverà in altro luogo se non nel’obbedire alla Sua Parola.

Immolano carne e la mangiano, dice il versetto 13. Sacrificano le nuove nascita, la vita che continua ad essere donata, sugli altari dell’egoismo, del dio denaro, di Mammona, del demonio travestito da angelo di luce che fa apparire loro accettabile ciò che è del tutto esecrabile. Madri e bambini venduti al miglior offerente, padri che abdicano alle loro responsabilità. Responsabili delle società umane più ciechi dei ciechi, destinati assieme ai loro accoliti a cadere nella fossa.

Essi ritorneranno in Egitto, ci sono già, sono già schiavi senza saperlo. Preferiscono costruire i loro stolti mattoni per avere del cibo che non sazia, dell’acqua che non disseta. Lavorano come pazzi ciechi e sono sempre affamati. Si affannano a costruire una nuova torre di Babele, che crollerà come tutte le torri della storia umana.

14 Israele ha dimenticato colui che li ha fatti, e ha costruito palazzi. *Giuda ha moltiplicato le città fortificate; ma io manderò il fuoco nelle loro città ed esso divorerà i loro castelli».

L’Eterno nella sua infinita bontà ci ha donato in modo particolare la Parola del Vangelo, la Parola del Cristo, perchè metta a fuoco le nostre città, la città delle nostre anime. Perchè ci insinui il fuoco del dubbio riguardo alle nostre azioni, perchè il timore di finire bruciati dal fuoco, unito al desiderio di essere bruciati di amore, ci spinga ad un discernimento più attento e scrupoloso possibile su dove conduciamo le nostre vite.

Facciamola divampare questa Parola! Annunciamola per le strade e nelle piazze. Non è tempo di essere timidi, giammai di essere silenziosi, Non lo è mai per chi come Isaia sente la Parola bruciargli le labbra, per chi è chiamato ad essere apostolo del Vangelo. Ed è chiamato ad esserlo qualunque cristiano che sia stato confermato nella fede, che ha ricevuto il dono dello Spirito.

Lo Spirito è il fuoco buono, il fuoco che brucia d’amore. Voglia il cielo che sia Lui a far risplendere come fiaccole le nostre anime.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Perdona il nostro peccato, Eterno Amore. Ispira i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni, Spirito di Sapienza. Amen.