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Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

L’espressione i cinque sola (della Riforma) si riferisce a cinque formule sintetiche in lingua latina, emerse durante la Riforma protestante, che riassumono, in modo espressivo e facile da rammentare, i punti fondamentali del suo pensiero teologico. Si può dire che esse rappresentino il cuore stesso del Protestantesimo, i criteri che ne definiscono l’identità, le sue colonne portanti.

Inizialmente proposti in contrapposizione al pensiero ed alla prassi del Cattolicesimo romano del tempo, i cinque “sola” della Riforma ancora sono utilizzati per riaffermare l’esclusivismo fondamentale della fede protestante rispetto a posizioni diverse del panorama religioso.

I cinque “sola” della Riforma sono:

  1. Sola Scriptura (con la sola Bibbia);
  2. Sola Fide (con la sola fede);
  3. Sola gratia (con la sola grazia);
  4. Solus Christus (soltanto Cristo);
  5. Soli Deo Gloria (per la gloria di Dio solo).

Queste espressioni possono essere raggruppate in questo modo:

“Fondati sulla sola Scrittura, affermiamo che
la giustificazione è per sola grazia,
attraverso la sola fede,
a causa di Cristo soltanto,
e tutto alla sola gloria di Dio”.

Lezioni di Cristianesimo e di Riforma - I cinque "Sola"
Lezioni di Cristianesimo e di Riforma – I cinque “Sola”

1. Sola Scriptura

Sola Scriptura è la dottrina che afferma come Dio abbia rivelato autorevolmente la Sua volontà attraverso gli scritti della Bibbia (le Sacre Scritture dell’Antico e del Nuovo Testamento) e che essa soltanto sia regola ultima della fede e della condotta del cristiano. Ispirata da Dio, l’insegnamento della Bibbia è considerato sufficiente di per sé stesso e sufficientemente chiaro ed accessibile a tutti nelle sue linee essenziali per portare una persona a conoscere la via della salvezza dal peccato attraverso la persona e l’opera di Cristo.

“Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17).

Il Sola Scriptura è talvolta chiamato il principio formale della Riforma, dato che è fonte e norma del principio materiale, cioè la sola fide.

Sola Scriptura implica che la Bibbia è ritenuta contenere in sé i suoi stessi criteri interpretativi, secondo l’espressione latina: “Scriptura interpres sui ipsius” (la Scrittura è interprete di se stessa). L’analisi del singolo testo biblico, cioè, non può che tener conto del contesto proprio e del confronto con altri testi di riferimento. Questo è garanzia di interpretazione autentica.

L’aggettivo “sola” e il sostantivo “Scriptura” in latino sono espressi nel caso ablativo e non nominativo per indicare coma la Bibbia non sia, però, da considerarsi da sola a parte da Dio, perché essa non è che lo strumento mediante il quale Dio rivela sé stesso ai fini della salvezza attraverso la fede in Cristo (solus Christus).

La Riforma protestante contrappone il Sola Scriptura alle posizioni del Cattolicesimo romano o l’ortodossia orientale, i quali, alle Scritture, aggiungono, ad esempio, l’autorità della tradizione, del Magistero ufficiale della chiesa, o quella degli antichi padri della chiesa e dei concili.

Il Sola Scriptura si contrappone pure all’insegnamento di gruppi religiosi come, per esempio, quello dei Mormoni che, alla Bibbia aggiungono come autorità imprescindibile, il libro di Mormon, oppure ai Testimoni di Geova che affermano che la Bibbia debba interpretarsi secondo quanto stabilito autorevolmente dal loro gruppo dirigente, del quale affermano investitura divina.

Benché il Protestantesimo comprenda diverse scuole di pensiero, abbia le proprie onorate tradizioni, come pure teologi ed interpreti di fiducia, nessuna di queste le considera assolute o indispensabili, ma sempre discutibili e da sottoporre al vaglio critico della Scrittura. Sola Scriptura tradotto dal latino vuol dire Sola Scrittura.

2. Sola fide

Sola fide indica la dottrina che la giustificazione (interpretata nella teologia protestante come: “essere dichiarati giusti da Dio”), la si riceve per fede, sulla base della fiducia nelle promesse dell’Evangelo che Cristo l’ha guadagnata per noi, affidandoci a Cristo: “la tua fede ti ha salvato” (Luca 18:42).

Questo esclude che la giustificazione ed i benefici della salvezza possa essere ricevuti attraverso le opere o i meriti. Essi sono solo frutto delle opere giuste e dei meriti di Cristo a nostro favore accolti per fede. Il peccato, infatti contamina l’uomo al punto che qualunque opera per quanto buona sarebbe del tutto insufficiente ai fini della salvezza. Le buone opere sono, semmai, il risultato della salvezza, allorché lo Spirito Santo gradualmente renda conformi a Cristo.

La dottrina del Sola fide è talvolta chiamata “la causa o principio materiale” della Riforma, perché per Martin Lutero ed i riformatori era una questione centrale della fede cristiana. Lutero la chiama: “l’articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade” (in latino: articulus stantis vel cadentis ecclesiae).

Questa dottrina afferma, così, la totale esclusione, nella giustificazione del peccatore, di qualsiasi altra “giustizia” o meriti (propri o altrui) se non quelli conseguiti da Cristo soltanto. Essa è iustitia aliena, la giustizia “di un altro” (Cristo) accreditata al credente.

Non quindi, le nostre opere o cerimonie religiose sono funzionali alla salvezza, ma solo la fede in Cristo, la nostra adesione incondizionata a Lui e la rinuncia a qualsiasi nostra pretesa o merito.

3. Sola gratia

Sola gratia indica la dottrina per la quale la salvezza dalle fatali conseguenze del peccato è possibile solo mediante un sovrano atto di grazia di Dio, non qualcosa che il peccatore possa meritarsi.

La salvezza, quindi, è un dono immeritato.

L’unico “attore” nell’opera della salvezza è Dio.

Essa non è in alcun modo il risultato di cooperazione fra Dio e l’essere umano che ne è coinvolto. “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio” (Efesini 2:8).

Questa dottrina stabilisce nell’opera di salvezza il monergismo. E’ Dio solo che agisce nella salvezza del peccatore. La responsabilità della salvezza non risiede in alcun modo nel peccatore come viene, ad esempio, presentata nel sinergismo o nell’arminianesimo.

4. Solus Christus

Solus Christus indica la dottrina che Cristo è l’unico Mediatore possibile fra Dio e l’essere umano, e che la salvezza dalle conseguenze del peccato è possibile solo attraverso di Lui. Questa frase talvolta è resa nel caso ablativo, “Solo Christo”, significando che la salvezza la si può conseguire solo attraverso Cristo.

Questa dottrina respinge l’idea che vi possano essere altri personaggi (vivi o morti) oltre a Gesù Cristo, attraverso i quali si possa ottenere salvezza davanti a Dio: non esistono, cioè altre vie che portino a Dio, come Gesù stesso ha affermato: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6) e come conferma il Nuovo Testamento: “In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati” (Atti 4:12).

Questa dottrina, inoltre contesta diverse dottrine del Cattolicesimo, che propongono ai fedeli la mediazione di Maria o dei santi, come pure la mediazione dei sacramenti o quella dei sacerdoti: “Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo” (1 Timoteo 2:5).

5. Soli Deo gloria

Soli Deo gloria indica la dottrina per la quale si afferma che solo Dio è degno di ogni gloria ed onore. Nessuno può vantarsi d’alcunché o accampare meriti suoi propri, come se un qualsiasi bene provenisse da lui. “…poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui” (Colossesi 1:16); “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono” (Apocalisse 4:11).

A Dio soltanto ed al Suo Cristo, afferma questa dottrina, deve andare la gloria per la salvezza, per la fede, e per le opere buone eventualmente compiute. “Così parla il SIGNORE: «Il saggio non si glori della sua saggezza, il forte non si glori della sua forza, il ricco non si glori della sua ricchezza: ma chi si gloria si glori di questo: che ha intelligenza e conosce me, che sono il SIGNORE. Io pratico la bontà, il diritto e la giustizia sulla terra, perché di queste cose mi compiaccio», dice il SIGNORE” (Geremia 9:23-24).

Il Soli Deo gloria si contrappone così all’esaltazione di una qualsiasi creatura o prodotto umano, quale che sia la sua elevata condizione, che deve essere così considerata idolatria. Non ci sono quindi “santi”, “madonne”, autorità religiose o civili, ideologie o realizzazioni umane che possano vantare alcunché di per sé stesse, perché tutto ciò che hanno e sono deriva da Dio, al quale solo va rivolto il culto, la lode, le preghiere.

A nessuno è lecito di “essere elevato alla gloria degli altari”.

Al riguardo del Cristo la Scrittura dice: “Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre” (Filippesi 2:9-11).

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede? - John Owen, Vangelo e fede
Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

La Parola

Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?
(Luca 18:8)

Il commento

“Se il Vangelo fosse predicato fedelmente,
meno persone professerebbero fede in Cristo.”

John Owen (1616-1683), autore della citazione che riporto, è considerato generalmente come il più grande fra i pensatori puritani inglesi.

La sua è una citazione che molti trovano preoccupante, alcuni addirittura non accettabile. Non accettabile perchè a loro dire, e hanno ragione, essa rappresenta chiaramente il pensiero della teologia calvinista sulla salvezza.

E la teologia calvinista della salvezza, ribadendo nel modo più franco e chiaro che sia possibile, che questa è solo e soltanto per grazia, opera di Dio e di Dio solo, ha il torto di escludere qualsiasi possibile collaborazione del’uomo, delle sue opere, dei cosiddetti ‘meriti’ alla salvezza.

E questo toglie ogni alibi possibile a chi rifiuta di rinnegare in toto il proprio peccato, o a chi considera accettabile un compromesso con le dottrine mondane o con le altri fedi.

Eppure Sola Gratia è uno dei principi cardine della Riforma, e spiace vedere che molti credenti cristiani che pure si definiscono da sè stessi evangelici o riformati non riescano a vedere come in realtà non ci sia nulla di più puramente evangelico di tale dottrina!

Leggendo la citazione di Owen mi è tornato in mente Gesù nel Vangelo di Luca, al capitolo 18, versetto 8, alla fine della pericope sulla vedova ed il giudice: Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?

Gratia facit fidem, diceva Tommaso d’Aquino (non vi sembri strano lo citi un riformato, sia pure proveniente dal cattolicesimo; esiste anche un fecondo scolasticismo protestante): la grazia crea la fede, e non soltanto quando la fede inizia, ma la grazia crea la fede istante per istante, momento per momento. Senza la grazia di Dio, senza il suo dono inesauribile di grazia, nemmeno la fede può esistere.

Dal Sola Gratia così passiamo al Sola Fide. Fede che noi dobbiamo al Solus Christus, giacchè il godere della salvezza operata in Cristo e in Cristo solo è per noi l’unica speranza di essere salvati. Come dice l’Apostolo, Cristo è per noi l’Avvocato presso il Padre. Il Padre che è il Giusto Giudice cui allude il racconto evangelico di Luca 18, 1-8.

Il Giusto Giudice presente dalla prima all’ultima pagina della Sacra Scrittura. Sola Scriptura, dove solo è contenuta la Verità, tutta la Verità sull’uomo, dalla Creazione alla fine dei tempi, la sola fonte della Rivelazione, Verbo fatto vero uomo nel Figlio vero Dio.

Quel Figlio vero Dio e vero uomo che più e più volte lo ha detto: molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti, avrete tribolazioni nel mondo, se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi…

E allora perchè, perchè mi chiedo così tanti credenti continuano a vedere il mondo come se questo potesse autogovernarsi, autoregolarsi, diventare ‘buono’, ‘giusto’… quando tutto quello che l’uomo può fare non è altro che obbedire ai comandi del Padre, con la grazia ottenuta attraverso il Figlio e con i doni dello Spirito, operare perchè tutto ciò che egli fa e compie, singolarmente e nella Chiesa, o tramite i governanti di questo mondo, sia fatto Soli Deo Gloria?

Perchè, mi rispondo, lo stesso Cristo ha risposto nella Scrittura, che molti sarebbero venuti nel Suo nome, mentendo, molti avrebbero annunciati falsi evangeli, molti falsi profeti si sarebbero travestiti da angeli di luce, per annunciare dottrine che non sono altro che precetti di uomini, per mascherare di ‘bontà’ cose e realtà che non fanno altro che realizzare i desideri del principe di questo mondo.

Un tempo di nuova apostasia avrebbe preceduto il giudizio.

Forse, chissà, questo tempo è giunto, o quello che accade, il tentativo di sovvertire l’ordine naturale della Creazione, il moltiplicarsi di falsi evangeli e false dottrine di salvezza, l’apostasia di tante chiese e credenti per un pugno di lenticchie (tale e nient’altro è l’elogio che il mondo fa a chi si piega alle sue logiche) è un’avvisaglia di quel tempo. Solo Dio può saperlo. Solo Dio sa chi è tra i suoi eletti.

Io una cosa sola so: Dio Padre mi ha creato, Dio Figlio mi ha redento, Dio Spirito mi ha donato la poca fede che possiedo.

E che mi tengo stretta, come mi tengo stretta la Parola di salvezza, per amore di chi mi è più vicino, a partire da mia figlia e da mia moglie, e per amore di tutti coloro di cui l’Eterno vorrà farmi prossimo.

Sia fatta la Tua volontà, o Eterno. Amen.

Il labirinto

Il labirinto

“Quello che tutti temiamo di più”, disse il sacerdote a bassa voce, “è un labirinto senza centro.

Questo è il motivo per cui l’ateismo è solo un incubo”.

(Chesterton, Father Brown Omnibus. p.319)

Il centro è Cristo.

Gli ostacoli, le strade chiuse, i muri di mattoni, sono il nostro peccato ed i peccati del mondo.

La bussola è la Parola dell’Eterno, che indica costantemente il Nord della Sua volontà.

L’equipaggiamento, il solo necessario, sono i doni dello Spirito.

L’ateismo è solo un incubo, l’incubo del credersi libero, senza veramente esserlo.

Il labirinto - Labirinto di Chartres
Il labirinto – Labirinto di Chartres

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide

Nella Chiesa Cattolica

Domani, 8 dicembre, nella chiesa cristiana cattolica si celebra con il grado di Solennità l'”Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria“.

Scrivo nel titolo che è una solennità che divide perchè nel mondo cristiano lo celebra solo la chiesa cattolica, come conseguenza del dogma proclamato da papa Pio IX l’8 dicembre 1854.

Secondo la formulazione del dogma, la Vergine Maria sarebbe stata concepita pura, senza peccato originale: Dio avrebbe cioè preservato Maria da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento nel grembo della madre, Sant’Anna.

Tale dogma è proprio solo della Chiesa Cattolica.

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide - Murillo, Immacolata Concezione
Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide – Murillo, Immacolata Concezione

Nella Chiesa Ortodossa

La Chiesa Ortodossa non considera un dogma l’Immacolata Concezione di Maria.

Onora in modo particolare Maria, la dice investita di grazie e doni particolarissimi per la sua missione di Madre di Dio, ma non la considera senza peccato dal concepimento.

Riprendo dall’ortodosso Giustino Popovic (1894-1979):

La Chiesa ortodossa apostolica condanna e respinge la dottrine cattolica-romana sulla concezione immacolata della vergine Maria, e confessa che è stata concepita e messa al mondo per via naturale da san Gioacchino e sant’Anna, vale a dire che la sua concezione è stata bene sottomessa al peccato dei parenti. La santa Tradizione non chiama mai la santa vergine Maria ‘figlia primogenita di Dio’, non la separa mai dalla razza umana per la sua natura, per la concezione o la sua messa al mondo.

Il carattere della santa Vergine e Madre di Dio scaturisce non da una esenzione dal peccato ancestrale nella sua natura umana, ma dalla sua lotta e dalla sua vittoria sulla sozzura e sul peccato.

(clicca qui per leggere l’articolo completo).

Nella Chiesa Ortodossa – La Concezione di Sant’Anna

Riporto invece per intero, perchè la trovo esauriente, la risposta ad un lettore di un padre ortodosso sul sito della chiesa ortodossa di Torino. Premetto che il calendario bizantino, alla data dell’8 dicembre, celebra la vigilia della Concezione di Sant’Anna, madre di Maria.

Gli ortodossi celebrano il 9 dicembre la Concezione (anche se non la “Immacolata” Concezione) della Beata Vergine Maria nel grembo di Sant’Anna.

L’antica storia della Concezione di Sant’Anna narra di un evento miracoloso (perché Anna e suo marito Gioacchino erano vecchi, e Anna era sterile), anche se non dice nulla circa il peccato originale, perché la dottrina del peccato originale, esposta dal Beato Agostino di Ippona, non era ancora stata sviluppata quando questa storia è stata fondata nel culto cristiano.

Il senso di tutta la dottrina dell’Immacolata Concezione è collegato alla dottrina agostiniana del peccato originale, che vede il peccato come una macchia ereditaria di colpa.

La visione ortodossa, esposta da Padri come Efrem il Siro, dice che la sola parte ereditaria del peccato di Adamo ed Eva (il “peccato ancestrale”) è ciò che ci fa essere mortali. Agostino, d’altra parte, è stato il primo tra i Padri della Chiesa a proporre un’eredità della colpa. Ciò significherebbe che il Figlio di Dio ha preso carne non solo in un grembo mortale, ma in un grembo colpevole… e questo distruggerebbe tutta la venerazione della Madre di Dio come la “tutta pura”, come è sempre stata chiamata.

In realtà, ci sono voluti circa quattro secoli per sviluppare una dottrina della “esenzione” della Madre di Dio dal peccato originale agostiniano: il primo a proporre una tale teoria fu l’abate carolingio Pascasio Radberto di Corbie nel IX secolo. Prima di allora, nessuno (neppure lo stesso Beato Agostino!) aveva scritto nulla su uno status speciale della Vergine Maria. Il dibattito è andato avanti con polemiche nella Chiesa cattolica romana, con i francescani come difensori della dottrina dell’esenzione, e i domenicani come suoi avversari. Nemmeno i mistici cattolici erano d’accordo: Brigida di Svezia e Caterina da Siena ebbero due rivelazioni opposte, una a favore e una contraria alla nuova dottrina.

Anche alcuni santi ortodossi, come San Dimitri di Rostov, hanno accettato la dottrina dell’Immacolata Concezione, ma non essendo motivati dalla teologia agostiniana, vedevano il termine come un semplice riflesso dello status di “tutta pura” attribuito alla Vergine Maria.

Quando la dottrina è stata trasformata in un dogma cattolico nel 1854, tuttavia, è stata specificamente legata alla teologia agostiniana, in modo da non essere più una questione di speculazione sulla purezza della Theotokos, ma di accettazione dogmatica di una dottrina particolarmente pessimistica del peccato, proposta da un Padre della Chiesa (e da uno solo, contro il consenso degli altri Padri). Gli ortodossi obiettano che la nuova dottrina svilisce la Vergine Maria (invece di esaltarla), scindendo la sua umanità da quella del resto del genere umano.

La proclamazione del dogma nel 1854 ha avuto altre due conseguenze:

– Ha visto la proclamazione di un dogma da parte del solo Papa di Roma, e non per il consenso della Chiesa;

– Ha cambiato il tradizionale periodo di gestazione di Maria Vergine (9 mesi meno un giorno, dall’8 settembre al 9 novembre) in una replica del periodo di gestazione di Gesù Cristo (9 mesi esatti, dal 25 marzo al 25 dicembre). Poiché 9 mesi erano stati considerati il ​​tempo ideale della gestazione umana, la Chiesa ha tolto un giorno alla Vergine Maria per sottolineare che solo Gesù è l’esempio perfetto del genere umano (proprio come ha fatto con Giovanni Battista, “il più grande tra i nati di donna”, al quale è stato dato un periodo di gestazione di 9 mesi più un giorno, dal 23 giugno al 24 settembre). Naturalmente, non abbiamo alcun mezzo per sapere quanti giorni o ore siano rimasti nel grembo delle loro madri i diversi personaggi biblici, né i tempi reali sarebbero davvero importanti, ma il simbolismo della tradizione cristiana era chiaro, e la Chiesa romana ha sovvertito questo simbolismo mettendo la Vergine allo stesso livello di Cristo.

Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide - Icona della Concezione di Sant'Anna
Immacolata Concezione, 8 dicembre: una solennità che divide – Icona della Concezione di Sant’Anna

Nelle Chiese Evangeliche

Nelle Chiese cristiane evangeliche, in conseguenza dell’applicazione del principio di Sola Scriptura, la questione di una accettazione del dogma dell’Immacolata non si pone perchè non esiste alcun fondamento biblico di una simile dottrina.

Si sostiene generalmente che “Dalla letteratura apocrifa [non dalla Bibbia] proviene quasi tutto quel che si crede di sapere della Vergine Maria: i nomi dei suoi genitori, Gioacchino ed Anna, la sua nascita tardiva, annunziata da un angelo, la sua educazione nel Tempio, il suo voto di verginità perpetua, in seguito al quale è affidata a Giuseppe, vecchio e vedovo, designato dal prodigio della colomba uscita dalla sua verga. Dal Protevangelo di Giacomo, in particolare, Origene aveva appreso che i «fratelli del Signore» erano figli di Giuseppe in un precedente matrimonio.”.

Come riassumere il pensiero Cattolico Romano su Maria?

Ciò che la Chiesa Cattolica Romana afferma intorno al personaggio di Maria, madre di Gesù, può essere racchiuso nei seguenti punti:

1. Maria è Madre di Dio in senso vero e proprio. È di fede (BARTMANN B. Teologia Dogmatica” Ediz. Paoline, Alba, 1963, par. 108).

2. Maria concepì e partorì suo Figlio Gesù senza danno per la sua verginità, e restò vergine anche dopo il parto. È di fede (BARTMANN, Op. cit.. par. 109).

3. Maria, dal primo istante della sua concezione, per una grazia speciale, è stata preservata pura da ogni macchia di peccato originale. È di fede (BARTMANN, Op. cit.. par. 110).

4. In grazia di un privilegio divino, Maria fu esente, durante tutta la vita, dal peccato personale. È verità prossima alla fede (BARTMANN, op. cit., par. 110 II).

5. È la corredentrice del genere umano e la mediatrice di tutte le grazie. È inoltre la madre della Chiesa (Cost. dogm. Lumen Gentium, cap. VIII).

6. È stata assunta col corpo alla gloria celeste. È di fede (Acta Ap. Sedis n. 15 del 4 nov. 1950).

Cosa ci dice di Maria la Scrittura?

Anche qui scelgo come qui un testo riassuntivo che riprendo dal sito di una chiesa evangelica italiana, quella di Foggia.

La Bibbia ci presenta la figura di Maria come una fanciulla vergine, la promessa sposa di Giuseppe, un uomo discendente dal re Davide (Luca 1:26,27).

Il concepimento di Gesù avvenne in modo soprannaturale, per intervento diretto dello Spirito Santo; anche i segni che accompagnarono questo evento furono soprannaturali (Matteo 1:18-25).

Maria non possedeva attributi straordinari che la rendessero più meritevole di altre donne di essere designata da Dio ad accogliere nel suo grembo il Salvatore Gesù. Lei stessa riconobbe la sua umile condizione (Luca 1:48), e l’angelo le disse che la «grazia di Dio» (grazia = favore immeritato) le aveva riservato questo grande onore (Luca 1:30).

Nell’atteggiamento di umile sottomissione e di fede, Maria rappresenta per ogni credente un modello di condotta da imitare (Luca 1:38).

Maria sposò Giuseppe il quale, per rispetto reverenziale verso quello che Maria custodiva, non ebbe con lei rapporti sessuali («non la conobbe») finché non ebbe partorito (Matteo 1:25).

In seguito Maria ebbe altri figli: Gesù è infatti chiamato il «primogenito» (Luca 2:7).

Alle nozze di Cana, Gesù non diede particolare importanza a Sua madre che pure era presente insieme ai suoi fratelli (Giovanni 2:4; Matteo 12:46-50).

Il Vangelo ci mostra altrove un atteggiamento di Maria a dir poco scettico nei riguardi di una presunta messianicità del Figlio: «…sua madre ed i suoi fratelli…, udito ciò, vennero per impadronirsi di Lui, perché dicevano: E’ fuori di sé» (Marco 3:31,21).
Ciò è confermato anche da ciò che ci riferisce l’apostolo Giovanni: «…neppure i suoi fratelli credevano in lui» (Giovanni 7:5).

Gli apostoli del Signore non ebbero particolari riguardi per Maria: Gesù non lasciò loro alcuna istruzione a riguardo se non un appello d’amor filiale a prendersi cura di lei (Giovanni 19:26,27).

Nell’alto solaio, Maria prega insieme agli altri discepoli in attesa di ricevere il battesimo nello Spirito Santo (Atti 1:14).

Nelle epistole del Nuovo Testamento non vi è alcuna allusione ad una mediazione di Maria a favore dei credenti. Ella, inoltre, non parla mai di una sua concezione immacolata: al contrario nel Magnificat parla del suo Salvatore, un vero e proprio controsenso se fosse stata senza peccato! (Luca 1:47).

In un contesto scritturale così chiaro, che non lascia spazio ad alcuna deviazione dalla verità del Vangelo, le parole di Gesù sembrano voler prevenire l’indebito culto di Maria per condannarlo (Luca 11:27. 28).

Considerazioni bibliche su Maria

La fede del cristiano deve essere una fede chiara, che onora Dio nel cammino di fedeltà alla Sua Parola – una fede che sa distinguere tra i salvati e il Salvatore.

Infatti: – In nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati (Atti 4:12).

Maria ci insegna che il vero rapporto con Cristo si realizza nel contesto della fede vissuta nell’assemblea dei credenti. L’ultima volta che Maria è ricordata nel Nuovo Testamento è, così come è stato in precedenza menzionato, insieme agli apostoli, il giorno di Pentecoste, a Gerusalemme, in attesa di ricevere ciò che Gesù aveva promesso ai suoi (Atti 2:14). Subito dopo Maria scompare dalla scena.

Delle dozzine di dottrine insegnate dalla Chiesa cattolica romana senza il minimo di appoggio dell’autorità delle Scritture, una delle più notevoli, e certamente delle più anti-bibliche, è l’esaltazione della Vergine Maria, la madre di Gesù.

Ogni cristiano ringrazia Dio per Maria perché è stata lo strumento dell’incarnazione di Cristo, e la onoriamo come «vaso scelto» di Dio, ma attribuirle uno status al limite della divinità è idolatria e culto della creatura.

(clicca qui per leggere il testo completo)

La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via

La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via

Cosa dite? Non lo dice solo la Riforma? È un assunto comune tra le chiese cristiane? Mica tanto vero direi.

Intanto le chiese riformate storiche per la maggior parte il Solus Christus lo hanno buttato alle ortiche, assieme al Sola Scriptura, per correre appresso alle attualizzazioni, alla sociologia spicciola, al tutte le strade sono buone, alla Bibbia pret-a-porter.

E a giudicare dalle dichiarazioni di Papa Francesco (che delusione!!!) su Francesco d’Assisi e Buddha che sarebbero ugualmente nostre guide, parte della chiesa cattolica è sulla stessa nefanda strada. Tutto pare “fare brodo”, tutto mischiato nello stesso minestrone sincretico e politicamente corretto.

La Parola di Dio, non io, non qualche scellerato “fondamentalista” cristiano, dice che Gesù Cristo è Via, Verità e Vita. La Sola Via, la Sola Verità, la Sola Vita.

Non ce ne sono altre! Possono esserci sentimenti o sensazioni che ci fanno pensare di essere sulla stessa strada, o che fanno si che siamo realmente sulla stessa strada, ma alla fine una scelta occorre farla! Occorre farla. E o si sceglie la via della Croce, la strada meno battuta di cui scrivevo ieri, o si sceglie la strada del compromesso, del tradimento parziale, del tiepidume. E si finirà vomitati quando sarà il tempo opportuno.

Cristo Unica Via

Cristo Unica Via è la sola Verità praticabile per ogni chiesa cristiana, per ogni credente cristiano, se vuole essere degno della Grazia che il Signore ci ha donato, a costo di morire sulla Croce.

Francesco d’Assisi parlava di un Vangelo da seguire sine glossa, senza aggiunte ed omissioni, di una Scrittura Sacra per la quale valeva la pena sacrificare ogni cosa, ogni realtà della propria vita.

Questa consapevolezza è la sola, vera, unica “illuminazione”. E non è qualcosa a cui l’uomo può giungere con i suoi sforzi o con le sue pratiche ascetiche, di qualsiasi tipo esse siano.

La Verità è rivelata!  È  un dono di Dio, non qualcosa a cui l’uomo può arrivare con le sue forze. Con il suo buon senso, il bon ton, il vivere in pace di cui parlano tanto.

Perchè la pace di Cristo, anche questo lo dice il Vangelo, non lo dico io, non è la pace di questo mondo, non si dà come il mondo crede di darsi pace, non è la stretta di mano o l’abbraccio frettoloso che ci scambiamo nei nostri luoghi di culto.

La pace di Cristo passa per l’Eucaristia, il sacrificio, la Passione, la Croce, l’accettazione dei doni dello Spirito, quali essi siano, l’impegno ad evangelizzare il mondo anche quando si viene rifiutati, rigettati, derisi, o uccisi per questo.

Io sono la Luce!, dice Gesù. Io sono la Via, la Verità e la Vita! Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me!

Passeranno i cieli, passerà la terra, ma la mia Parola non passerà! Neppure uno iota di questa legge perirà. Sarà la terra a perire nell’ultimo giorno. Periranno i falsi dottori, i demoni travestiti da angeli di luce, i potenti di questo mondo, i servi del satana.

Mi pare che in tante parti delle chiese cristiane si sia diffusa la più perniciosa delle eresie. Quella di credere che tutti o quasi saranno salvati. Qualsiasi cosa si sia fatta nella vita. Non è così. Dio può perdonare ogni peccato, lo dice la Scrittura, ma noi non possiamo decidere, non possiamo decidere noi, o dare per scontato quello che perdonerà o quello no.

Se crediamo così, allora facciamo pure un’unica indistinta chiesa dei cristiani che si vogliono bene (non più di due ore a settimana però!), celebriamo un unico culto fasullo ai nostri idoli di bon ton, pasteggiamo a pane e vino, e torniamocene a casa tutti apparentemente contenti.

Non è la Chiesa che mi interessa. Io amo la Chiesa di Cristo. E la Chiesa di Cristo o è costruita su Cristo, sul Verbo di Dio, sulla Parola, sulla Roccia della nostra salvezza, o è una delle tante chiesette (o tempio, o stupa, o moschea, o quello che vi pare) costruita sulle nostre certezze del momento, sabbia che sfugge tra le mani, sabbia che tanti si ritroveranno tra i denti.

Vegliate e pregate, dice Gesù, ed io veglio e prego, perchè l’Eterno, Benedetto Egli sia, mi liberi da questa demoniaca tentazione. Di pensare che posso farcela da solo, che la Chiesa possa farcela da sola, senza il Cristo, senza la Parola di Dio.

La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via
La vera attualità della Riforma? Cristo Unica Via

L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Ernest Hello (1828 – 1885), nell’opera L’homme del 1872, così scrive:

“L’uomo mediocre non avverte né la grandezza, né la miseria, né l’Essere, né il nulla; non è né estasiato né decaduto: resta sul penultimo gradino della scala, incapace di salire e troppo pigro per scendere.

Nei suoi giudizi come nelle sue azioni, sostituisce la convenzione alla realtà, approva ciò che trova posto nel suo casellario, condanna ciò che sfugge alle denominazione e alle categorie che conosce, teme la meraviglia e, non avvicinandosi mai al mistero terribile della vita, evita le montagne e gli abissi lungo i quali essa accompagna i propri amici.

L’uomo geniale è superiore a ciò che compie: il suo pensiero è superiore alla sua opera. Il mediocre è inferiore a ciò che compie; la sua opera non è la realizzazione di un’idea, è un lavoro eseguito secondo certe regole. L’uomo di genio lascia sempre incompiuta la sua opera; l’uomo mediocre è pieno della propria, pieno di se stesso, pieno di niente, pieno di vuoto, pieno di vanità. Quest’odioso personaggio sta interamente in queste due parole: freddezza e vanità!

L'uomo vivo, l'uomo morto e la satanica parodia dell'unità
L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Lo spirito del male dice:

‘Riposati. Che farai nella mischia? Altri combatteranno abbastanza. Tu che sei savio, non iscomodare le tue abitudini. Il male, continua il diavolo, è sempre esistito ed esisterà sempre nelle stesse proporzioni. I pazzi che vogliono combatterlo non guadagnano nulla e perdono il loro riposo. Tu che sei savio, dà ad ogni cosa la sua parte e non dichiarare a niente la guerra.

È impossibile illuminare gli uomini. Perché dunque tentarlo? Fa pace con le opinioni che non sono tue. Non sono esse tutte ugualmente legittime?’.
Così parla il demonio; e l’uomo separato dalla verità, perché ha paura di lei, che è l’Atto puro, l’uomo, insensibilmente e a sua insaputa, si unisce all’errore […] discende a poco a poco, durante il suo sonno, in quell’indifferenza glaciale, placida e tollerante, che non s’indigna di niente, perché non ama niente, e che si crede dolce perché è morta.

E il demonio vedendo quest’uomo immobile, gli dice: ‘Tu gusti il riposo del savio’; vedendolo neutro tra la verità e l’errore, gli dice: ‘Tu li domini entrambi’; vedendolo inattivo, gli dice: ‘Tu non fai del male’; vedendolo senza risorsa, senza vita, senza reazione contro la menzogna e il male […], gli dice ‘Io t’ho ispirato una filosofia savia, una dolce tolleranza, tu hai trovato la calma nella carità’, perché il demonio pronunzia spesso le parole di tolleranza e di carità.

L’uomo vivo, l’uomo attivo che ama e che è unito all’unità, afferra il rapporto delle cose, e unisce fra loro le verità.

L’uomo morto ha perduto il senso dell’unità. Non unisce più verità fra di loro: non concilia più, per la contemplazione dell’armonia, le cose che devono esser conciliate, le cose vere, buone e belle.
Ma in cambio, compone una parodia satanica dell’unità; cerca di amare insieme il vero e il falso, il bene e il male, il bello e il brutto; non sempre si adira, almeno in apparenza, se si affermano i dogmi, ma preferisce che si neghino.

Non avendo voluto unire ciò che è unito, credere a tutta la verità, conciliare quel che è conciliabile, cerca di unire ciò che è necessariamente ed eternamente contradittorio, di credere insieme alla verità e all’errore, di conciliare il Sì e il No; non avendo voluto amare Dio tutto intiero, cerca di amare Dio e il diavolo: ma è l’ultimo che preferisce”.

“Che si direbbe d’un medico il quale, per carità, avesse riguardi verso la malattia del suo cliente? Immaginate questo tenero personaggio. Direbbe al malato: Dopo tutto, amico mio, bisogna essere caritatevole. Il cancro che vi corrode è forse in buona fede. Suvvia, siate gentile, fate con lui un po’ d’amicizia; non bisogna essere intrattabili; fate la parte del suo carattere. In questo cancro, esiste forse una bestia; essa si nutre della vostra carne e del vostro sangue, avreste il coraggio di rifiutarle quanto le occorre? La povera bestia morirebbe di fame. Del resto, io sono condotto a credere che il cancro è in buona fede e adempio presso di voi ad una missione di carità.

È il delitto del secolo quello di non odiare il male, e di fargli delle preposizioni. Non vi ha che una proposizione da fargli, è di scomparire.

Ogni accomodamento concluso con lui somiglia neppure al suo trionfo parziale, ma al suo trionfo completo, perché il male non sempre domanda di scacciare il bene, domanda il permesso di coabitare con lui. Un istinto segreto lo avverte che domandando qualche cosa, domanda tutto. Appena non è più odiato, si sente adorato”.

L'uomo vivo, l'uomo morto e la satanica parodia dell'unità
L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Ernst Hello, chi era

Ernest Hello (Lorient, 4 novembre 1828 – Lorient, 14 luglio 1885) è stato uno scrittore e critico letterario francese apologista cristiano.

Suo padre era un avvocato che lavorava alla Corte di Cassazione a Parigi. Fin dalla prima infanzia ebbe problemi di salute a causa di una malattia della spina dorsale o delle ossa, il che gli causò molti problemi nel lavoro ed è probabilmente alla base della vena malinconica che si ritrova in molti suoi scritti. Dopo aver studiato a Rennes ed essersi diplomato al Collegio Luois Le Grand di Parigi si dedicò agli studi di Legge seguendo la volontà paterna, ma li abbandonò presto per dedicarsi alla teologia da cui era stato attratto a causa della sua ammirazione per Jean-Baptiste Henri Lacordaire e Joseph Gratry.

Nel 1857 sposò Zoë Berthier, di dieci anni maggiore di lui, figlia di un ufficiale dell’esercito e discreta scrittrice. Nello stesso anno fondò assieme a Georges Seigneur il periodico “Le Croisé”, a cui collaborarono anche Louis Veuillot e Léon Gautier. Nonostante il buon successo ottenuto il giornale chiuse dopo due soli anni a causa di differenze di vedute tra i due fondatori. La sua attività sulla stampa continuò però ininterrottamente come firma di diverse altre pubblicazioni.

A questi impegni affiancò una parallela produzione letteraria, varia nella forma ma uniforme nello spirito. Iniziò con il saggio M. Renan, l’Allemagne et l’athéisme au XIXe siècle, pubblicato nel 1858, studio su Ernest Renan ben accolto ma presto dimenticato dal pubblico. Questa opera sarebbe stata poi ripubblicata in versione ampliata dopo la sua morte con il titolo di Philosophie et atheism. Nel 1872 pubblica L’uomo (L’homme), considerato la sua opera più importante, è costituito da una raccolta di saggi che analizzano l’uomo da tre distinti punti di vista: nella vita, nella scienza e nell’arte. In polemica con il positivismo ateo, Hello per la sua analisi rifiutava il metodo di Cartesio e si rifaceva ai principi enunciati nelle Sacre Scritture.

In seguito pubblicò Physionomies de saints (1875), che sarebbe stato poi tradotto in inglese nel 1903 e sarebbe diventato la sua opera più nota in Inghilterra, Contes extraordinaires (1879), Les Plateaux de la balance (1880) e, pubblicato postumo, Le siècle (1896). Si cimentò anche come traduttore con le versioni in francese delle Visioni di Angela da Foligno e di alcune opere di Jan Ruysbroeck, mistico del XIII secolo.

(fonte: Wikipedia)

La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. La Basilica del Laterano

Oggi, 9 novembre, la chiesa cristiana di confessione cattolica celebra con il grado di Festa la dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma.

Ma come, potrebbe dire qualcuno, non si chiama San Giovanni? Così in effetti la chiamano abbreviando i romani, ma il titolo completo è alquanto lungo. Esattamente è: “Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano”.

Come riassume WikipediaPapa Silvestro I, nel IV secolo, la dedicò al Santissimo Salvatore; poi papa Sergio III, nel IX secolo, aggiunse la dedica a San Giovanni Battista; infine papa Lucio II, nel XII secolo, incluse anche San Giovanni Evangelista. È detta “arcibasilica” perché è la più importante delle quattro basiliche papali maggiori; più precisamente, ha il titolo onorifico di Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, ovvero Madre e Capo di tutte le chiese nella città e nel mondo. È detta infine “in Laterano”, o “lateranense”; Lateranus era un cognomen della gens Claudia, e nella zona dove sorse la basilica si trovavano dei possedimenti (horti) di quella famiglia.

Scrivevo sopra “costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma” ma, diciamolo, anche per celebrare se stesso come “protettore” temporale della chiesa cattolica. Uno dei tanti, con alterne fortune, ma più spesso sfortune, definito od autodefinitosi tale nel corso di questi venti e spicci secoli di storia.

La chiesa di pietra. Serve o non serve?
La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. Serve? No…

Un dibattito che va avanti da sempre. La risposta a mio parere teologicamente più esatta è no, non serve, nel senso che non è strettamente necessaria. Come disse Gesù, i veri adoratori adorano in spirito e verità. Il culto al Signore è principalmente un culto spirituale. Stiamo attenti però, spirituale non significa disincarnato, al contrario.

Tutto ciò che è apparentemente nostro, corpo ed anima, deve essere coinvolto nel culto da rendere al Verbo, alla Parola di Dio, al Cristo. E quindi come al corpo servono il cibo, serve un vestito, così è necessario anche, quando due o tre sono insieme nel Suo Nome, che essi abbiano un luogo dove riunirsi.

Non necessariamente quel qualcosa che architettonicamente chiamiamo chiesa o basilica, o tempio, o cattedrale, o duomo o in mille altri modi. I primi culti, ci raccontano il libro degli Atti ed il Nuovo Testamento, si tenevano nelle case, nelle famiglie.

Le prime chiese erano chiese domestiche, caratterizzate dal piccolo numero. Anche per ovvi motivi legati alla persecuzioni continue che la chiesa nascente subiva da questa o quella autorità temporale, dai vari principi di questo mondo, strumenti del Maligno che cercava di scoraggiare gli uomini e le donne dal celebrare la sua sconfitta attraverso la Croce, la Morte e la Resurrezione di Gesù.

La chiesa di pietra. Serve o non serve?
La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. Serve? …ma anche Si.

La chiesa di pietra quindi essenzialmente non serve, ma anche si. Purchè si abbia chiaro che lo spazio è reso sacro principalmente dal fatto che coloro che si riuniscono in questo o quel determinato luogo, delimitato da quattro mura e da questo o quello spazio, sono sacri loro, nel senso che sono motivati dal riunirsi nel volersi consacrare a Dio, nel professare la loro intenzione di rendere gloria al Signore, all’Eterno, del quale sono debitori e che Solo, vogliono servire come servi senza pretese e facendo, come Maria ci dice nel Vangelo tutto ciò che Egli ci dirà.

La chiesa di pietra, o il tempio, o la sala di riunione servono quindi per ricordarci che tutto lo spazio, non solo quello delimitato!, è uno spazio liturgico, e che tutto il tempo, non solo quello particolare che trascorriamo dentro quel luogo, è un tempo liturgico.

Che l’uomo è in essenza liturgico, servitore di Dio, ministrante di Dio in ogni gesto od azione che compie su questa terra.

Nel tempo forte, specifico del culto domenicale, della Messa, della Divina Liturgia, tutto ciò che ci circonda, e tutto ciò che viviamo ci ricorda in modo speciale tutto questo. Che l’essenza dell’essere chiesa, dell’essere ec-clesia, è questo essere chiamati da fuori, da Dio perchè a Lui ed a Lui Solo dobbiamo servire. Perchè da Lui proveniamo ed a Lui torneremo.

E sarà bene, Gesù ce lo dice un numero incredibile di volte nel Vangelo, che il servo si faccia trovare buono, fedele, operoso nel momento che questo accadrà. Perchè è l’uso che avremo fatto del tempio del nostro corpo quello che sarà oggetto del giudizio.

Amen. Alleluia.

Crux, Hostia, Virgo

Crux, Hostia, Virgo – cos’è?

È la triade di cui parla il Card. Robert Sarah nel suo libro “Dio o niente – Conversazione sulla fede con Nicolas Diat“, che ho letto questa estate*.

A questa triade bisogna che il cristiano si conformi.

Non mi soffermo tanto su quello che ne dice lui, quanto sulla triade “parallela” che mi è venuta in mente leggendo il libro e pregando sulla Parola di Dio di cui questo è pieno.

La triade dei consigli evangelici, la castità, la povertà, l’obbedienza.

La Crux, la Castità

La Crux, la Croce, come la castità negli affetti, nei sentimenti, ed in ogni aspetto della vita.
La Castità nel considerare il mondo con l’intenzione con cui il Suo Signore lo ha creato.
Laddove l’asse orizzontale della Croce, la vita degli uomini nella storia, la condizione umana, ha senso solo se innestata sull’asse verticale della Croce, il rapporto con Dio.
O è destinata inesorabilmente a cadere rovinosamente al suolo.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

L’Hostia, la Povertà

L’Hostia, l’ostia consacrata, come la povertà; la povertà cui siamo chiamati come comunità, la povertà cui ciascuno di noi personalmente è chiamato nel considerare noi stessi come qualcuno che è disposto a lasciarsi “mangiare” dal mondo, perchè la Parola di Dio lo consacri a sè.

L’Hostia, l’Eucaristia come il continuo rendimento di grazie cui siamo chiamati, come il lasciare che sia mangiato il nostro corpo, che sia bevuto il nostro sangue nobilitati dalla consapevolezza di dover essere pane spezzato e vino versato per la salvezza del mondo, ad immagine del nostro Unico Salvatore e Redentore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

La Virgo, l’Obbedienza

La Virgo, la Vergine, Maria come l’Obbedienza piena, assoluta alla Parola di Dio.

Quando non capisco il comando del Signore, il mio parlare sia: Avvenga di me secondo la Tua Parola.

Quando sono chiamato ad agire, che io obbedisca al consiglio che Maria dà ai servi a Cana: Fate tutto quello che Egli vi dirà.

Quando il mondo mi critica, mi deride, mi percuote, mi perseguita, che io abbia la stessa ferma fede di Maria (Stabat Mater…) di rimanere fermo sotto la Croce del Mio Unico Signore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

E si torna alla Crux, al primo elemento della triade. Perchè questa “triade” in realtà è un unico atteggiamento di abbandono al Signore. Così come le tre Persone divine rimandano all’Unico Signore, così i tre consigli evangelici rimandano all’imitazione dell’Unico Cristo, vero Dio e vero uomo, cui ognuno di noi deve tendere.

Amen. Alleluia.

 

La Dichiarazione di Nashville

La Dichiarazione di Nashville

(traduzione a cura del pastore Paolo Castellina)

Un’affermazione sulla concezione biblica ed evangelica sulla sessualità umana che risponde all’attuale tentativo di accettare e benedire omosessualità e transgenderismo nella società e in diverse chiese.

Pubblicata il 29 agosto 2017 dal “Council on Biblical Manhood and Womanhood” (Concilio sulla maschilità e femminilità biblica) e firmata originariamente da 150 leader evangelici, fra i quali: R. Albert Mohler, John Piper, James Dobson, D. A. Carson, John Mc Arthur, R. C. Sproul, Ligon Duncan, Alistair Begg, Matt Chandler, Jack Graham. Qui il link per firmare: https://cbmw.org/nashville-statement#sign-popup

https://sites.google.com/site/confessionidifede/dichiarazione-di-nashville-2017

Preambolo
“Riconoscete che l’Eterno è DIO; è lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi” (Salmo 100:3 ND).

All’alba del XXI secolo i cristiani evangelici si trovano in un periodo di transizione storica. Mentre la cultura occidentale sta diventando sempre più post-cristiana, essa si è imbarcata in una massiccia revisione di che cosa significhi essere umani. Nel suo complesso, lo spirito della nostra epoca non discerne più la bellezza del disegno creativo di Dio per gli esseri umani, né se ne rallegra. Sono molti coloro che negano che gli esseri umani siano stati creati per la gloria di Dio, e che i suoi buoni propositi per noi includano la nostra costituzione personale e fisica come maschi e femmine. È diventato comune pensare che l’identità umana come maschio e femmina non faccia parte del bel piano di Dio, ma che sarebbe espressione solo delle preferenze autonome dell’individuo. Il sentiero che porta ad una gioia piena e durevole per le sue creature viene così rimpiazzato dal sentiero di miopi alternative che, presto o tardi, rovineranno la vita umana e disonoreranno Dio.

Questo spirito secolarista della nostra epoca pone una grande sfida alla chiesa cristiana. La chiesa del Signore Gesù Cristo perderà forse le sue persuasioni bibliche, chiarezza e coraggio, per fondersi con lo spirito del tempo? Oppure si atterrà strettamente alla parola della vita, attingendo coraggio da Gesù e proclamando senza vergogna la sua via come via della vita? Manterrà una chiara testimonianza contro-culturale verso un mondo che sembra ineluttabilmente destinato alla rovina?

Siamo persuasi che la fedeltà nella nostra generazione significhi dichiarare di nuovo la vera storia del mondo e come in esso ci dobbiamo collocare – in particolar modo come maschi e femmine. Le Scritture cristiane insegnano che non vi è che un Dio che solo è Creatore e Signore di tutti. A lui solo ogni persona deve riconoscenza gioiosa e totale adesione. Questa è la via non solo per glorificare Dio, ma anche per conoscere noi stessi. Dimenticare il nostro Creatore significa dimenticare chi siamo, perché egli ci ha fatti per lui. E non possiamo conoscere noi stessi senza conoscere veramente colui che ci ha fatti. Non ci siamo fatti da soli. La nostra vera identità come persone maschili e femminili, ci è stata data da Dio. Non solo è folle, ma anche senza speranza, cercare di rendere noi stessi ciò che Dio non ci ha creati ad essere.

Noi crediamo che il disegno di Dio per la sua creazione e la sua via di salvezza serva per dare a lui la gloria più grande ed essere per il massimo nostro bene. I buoni piani di Dio ci forniscono la più grande libertà. Gesù disse d’essere venuto affinché avessimo vita e vita in misura sovrabbondante. Egli è per noi, non contro di noi. Quindi, nella speranza di servire la Chiesa di Cristo e di testimoniare pubblicamente i buoni propositi di Dio per la sessualità umana rivelati nelle Scritture cristiane, presentiamo le seguenti affermazioni e negazioni.

Articolo 1

NOI AFFERMIAMO che Dio ha progettato il matrimonio come un patto dal carattere sessuale, procreatore e permanente di un uomo e di una donna che si uniscono come marito e moglie, il cui significato rimanda all’alleanza d’amore tra Cristo e la sua sposa, la chiesa.

NOI NEGHIAMO che Dio abbia inteso il progetto del matrimonio come comprendente anche il rapporto fra persone dello stesso sesso, di poligamia o di poliamore. Noi pure neghiamo che il matrimonio sia un semplice contratto umano piuttosto che un patto stabilito davanti a Dio.

Articolo 2

NOI AFFERMIAMO che la volontà rivelata di Dio per ogni persona sia la castità fuori dal matrimonio e la fedeltà nell’ambito del matrimonio.

NOI NEGHIAMO che l’affetto, il desiderio o l’impegno personale possa mai giustificare rapporti sessuali prima o al di fuori del matrimonio; né giustificano forma alcuna di immoralità sessuale.

Articolo 3

NOI AFFERMIAMO che Dio ha creato Adamo ed Eva, i primi esseri umani, a sua immagine, uguali di fronte a Dio come persone, e distinti come maschio e femmina.

NOI NEGHIAMO che le differenze stabilite da Dio fra maschi e femmine li rendano meno che uguali quanto a dignità o valore


Articolo 4

NOI AFFERMIAMO che le differenze stabilite da Dio fra maschi e femmine riflettono l’originale progetto creativo di Dio e che sono intese per il bene e il compimento dell’essere umano.

NOI NEGHIAMO che tali differenze siano il risultato della Caduta o che siano una tragedia da superare

Articolo 5

NOI AFFERMIAMO che le differenze fra le strutture riproduttive dei maschi e delle femmine sono componente integrale del progetto di Dio per la comprensione della propria identità come maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che anomalie fisiche o condizioni psicologiche possano vanificare il legame stabilito da Dio fra sesso biologico e comprensione di sé stessi come maschio o femmina.

Articolo 6

NOI AFFERMIAMO che coloro che nascono con una disfunzione fisica nel loro sviluppo sessuale, sono creati ad immagine di Dio ed hanno dignità e valore uguale a tutti gli altri portatori di quell’immagine. Essi sono riconosciuti dal nostro Signore Gesù Cristo nelle sue parole: “Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita” (Matteo 19:22). Come tutti gli altri, essi sono benvenuti come fedeli seguaci di Gesù Cristo e dovrebbero accogliere il loro sesso biologico nella misura che possa essere conosciuto.

NOI NEGHIAMO che ambiguità al riguardo del sesso biologico di una persona la rendono incapace di vivere una vita fruttuosa in gioiosa obbedienza a Cristo.


Articolo 7

NOI AFFERMIAMO che il comprendere sé stessi come maschi o femmine debba essere definito dai santi propositi di Dio nella creazione e nella redenzione come rivelati nelle Scritture.

NOI NEGHIAMO che adottare una comprensione di sé stessi di tipo omosessuale o transagender sia coerente con i santi propositi di Dio nella creazione e nella redenzione.

Articolo 8

NOI AFFERMIAMO che le persone che sentono attrazione sessuale per lo stesso sesso possano vivere una vita ricca e fruttuosa che piace a Dio attraverso la fede in Gesù Cristo, perché essi, come tutti i cristiani, camminano in purezza di vita.

NOI NEGHIAMO che l’attrazione sessuale per lo stesso sesso sia parte della bontà naturale della creazione originale di Dio, o che metta una persona al di fuori della speranza dell’Evangelo.

Articolo 9

NOI AFFERMIAMO che il peccato distorce il desiderio sessuale allontanandolo dal patto nuziale e rivolgendolo verso l’immoralità sessuale – una distorsione questa che include sia l’immoralità omosessuale che eterosessuale.
NOI NEGHIAMO che un fenomeno durevole di desiderio per l’immoralità sessuale giustifichi un comportamento sessuale immorale.

Articolo 10

NOI AFFERMIAMO che sia peccaminoso approvare l’immoralità sessuale o il transgenderismo e che tale approvazione costituisca un allontanamento essenziale dalla fedeltà e testimonianza cristiana.

NOI NEGHIAMO che l’approvazione dell’immoralità omosessuale o del transgenderismo sia una questione moralmente indifferente rispetto alla quale possano essere accettate diversità di opinione da parte di cristiani altrimenti fedeli – essere d’accordo di non essere d’accordo.


Articolo 11

NOI AFFERMIAMO che sia nostro dovere dire sempre la verità con amore, incluso quando parliamo di o ad un altro come maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che vi sia un qualsiasi obbligo di parlare in modo tale da disonorare i progetti di Dio nei suoi portatori di immagine come maschi e femmine.

Articolo 12

NOI AFFERMIAMO che la grazia di Dio in Cristo conceda sia un perdono misericordioso che potenza di trasformazione, e che questo perdono e potenza metta in grado un seguace di Gesù di mortificare i desideri peccaminosi e di camminare in maniera degna del Signore.

NOI NEGHIAMO che la grazia di Dio in Cristo sia insufficiente per perdonare ogni peccato sessuale e di dare potenza di santità ad ogni credente che so senta attratto a commettere un peccato sessuale.

Articolo 13

NOI AFFERMIAMO che la grazia di Dio in Cristo metta in grado i peccatori ad abbandonare una comprensione transgender di sé stessi e, per la divina tolleranza, di accettare il legame, stabilito da Dio fra il proprio sesso biologico e la propria comprensione d’essere maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che la grazia di Dio in Cristo sanzioni comprensioni di sé stessi che siano in contrasto con la volontà rivelata di Dio.

Articolo 14

NOI AFFERMIAMO che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare peccatori e che attraverso la morte e risurrezione di Cristo siano disponibili il perdono dei peccati e la vita eterna a tutti coloro che si ravvedono dai propri peccati e confidano in Cristo soltanto come Salvatore.

NOI NEGHIAMO che il braccio del Signore sia troppo corto per salvare o che un qualsiasi peccatore sia oltre la possibilità d’esserne raggiunto.

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)
Eterna verità e vera carità e cara eternità!

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11).

Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza.
Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo.
Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa.

Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore.
Era la luce che mi ha creato.
E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

O eterna verità e vera carità e cara eternità!

O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me.

Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi pareva di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».

Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create.

Eri con me ed io non ero con te.

Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.