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L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Ernest Hello (1828 – 1885), nell’opera L’homme del 1872, così scrive:

“L’uomo mediocre non avverte né la grandezza, né la miseria, né l’Essere, né il nulla; non è né estasiato né decaduto: resta sul penultimo gradino della scala, incapace di salire e troppo pigro per scendere.

Nei suoi giudizi come nelle sue azioni, sostituisce la convenzione alla realtà, approva ciò che trova posto nel suo casellario, condanna ciò che sfugge alle denominazione e alle categorie che conosce, teme la meraviglia e, non avvicinandosi mai al mistero terribile della vita, evita le montagne e gli abissi lungo i quali essa accompagna i propri amici.

L’uomo geniale è superiore a ciò che compie: il suo pensiero è superiore alla sua opera. Il mediocre è inferiore a ciò che compie; la sua opera non è la realizzazione di un’idea, è un lavoro eseguito secondo certe regole. L’uomo di genio lascia sempre incompiuta la sua opera; l’uomo mediocre è pieno della propria, pieno di se stesso, pieno di niente, pieno di vuoto, pieno di vanità. Quest’odioso personaggio sta interamente in queste due parole: freddezza e vanità!

L'uomo vivo, l'uomo morto e la satanica parodia dell'unità
L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Lo spirito del male dice:

‘Riposati. Che farai nella mischia? Altri combatteranno abbastanza. Tu che sei savio, non iscomodare le tue abitudini. Il male, continua il diavolo, è sempre esistito ed esisterà sempre nelle stesse proporzioni. I pazzi che vogliono combatterlo non guadagnano nulla e perdono il loro riposo. Tu che sei savio, dà ad ogni cosa la sua parte e non dichiarare a niente la guerra.

È impossibile illuminare gli uomini. Perché dunque tentarlo? Fa pace con le opinioni che non sono tue. Non sono esse tutte ugualmente legittime?’.
Così parla il demonio; e l’uomo separato dalla verità, perché ha paura di lei, che è l’Atto puro, l’uomo, insensibilmente e a sua insaputa, si unisce all’errore […] discende a poco a poco, durante il suo sonno, in quell’indifferenza glaciale, placida e tollerante, che non s’indigna di niente, perché non ama niente, e che si crede dolce perché è morta.

E il demonio vedendo quest’uomo immobile, gli dice: ‘Tu gusti il riposo del savio’; vedendolo neutro tra la verità e l’errore, gli dice: ‘Tu li domini entrambi’; vedendolo inattivo, gli dice: ‘Tu non fai del male’; vedendolo senza risorsa, senza vita, senza reazione contro la menzogna e il male […], gli dice ‘Io t’ho ispirato una filosofia savia, una dolce tolleranza, tu hai trovato la calma nella carità’, perché il demonio pronunzia spesso le parole di tolleranza e di carità.

L’uomo vivo, l’uomo attivo che ama e che è unito all’unità, afferra il rapporto delle cose, e unisce fra loro le verità.

L’uomo morto ha perduto il senso dell’unità. Non unisce più verità fra di loro: non concilia più, per la contemplazione dell’armonia, le cose che devono esser conciliate, le cose vere, buone e belle.
Ma in cambio, compone una parodia satanica dell’unità; cerca di amare insieme il vero e il falso, il bene e il male, il bello e il brutto; non sempre si adira, almeno in apparenza, se si affermano i dogmi, ma preferisce che si neghino.

Non avendo voluto unire ciò che è unito, credere a tutta la verità, conciliare quel che è conciliabile, cerca di unire ciò che è necessariamente ed eternamente contradittorio, di credere insieme alla verità e all’errore, di conciliare il Sì e il No; non avendo voluto amare Dio tutto intiero, cerca di amare Dio e il diavolo: ma è l’ultimo che preferisce”.

“Che si direbbe d’un medico il quale, per carità, avesse riguardi verso la malattia del suo cliente? Immaginate questo tenero personaggio. Direbbe al malato: Dopo tutto, amico mio, bisogna essere caritatevole. Il cancro che vi corrode è forse in buona fede. Suvvia, siate gentile, fate con lui un po’ d’amicizia; non bisogna essere intrattabili; fate la parte del suo carattere. In questo cancro, esiste forse una bestia; essa si nutre della vostra carne e del vostro sangue, avreste il coraggio di rifiutarle quanto le occorre? La povera bestia morirebbe di fame. Del resto, io sono condotto a credere che il cancro è in buona fede e adempio presso di voi ad una missione di carità.

È il delitto del secolo quello di non odiare il male, e di fargli delle preposizioni. Non vi ha che una proposizione da fargli, è di scomparire.

Ogni accomodamento concluso con lui somiglia neppure al suo trionfo parziale, ma al suo trionfo completo, perché il male non sempre domanda di scacciare il bene, domanda il permesso di coabitare con lui. Un istinto segreto lo avverte che domandando qualche cosa, domanda tutto. Appena non è più odiato, si sente adorato”.

L'uomo vivo, l'uomo morto e la satanica parodia dell'unità
L’uomo vivo, l’uomo morto e la satanica parodia dell’unità

Ernst Hello, chi era

Ernest Hello (Lorient, 4 novembre 1828 – Lorient, 14 luglio 1885) è stato uno scrittore e critico letterario francese apologista cristiano.

Suo padre era un avvocato che lavorava alla Corte di Cassazione a Parigi. Fin dalla prima infanzia ebbe problemi di salute a causa di una malattia della spina dorsale o delle ossa, il che gli causò molti problemi nel lavoro ed è probabilmente alla base della vena malinconica che si ritrova in molti suoi scritti. Dopo aver studiato a Rennes ed essersi diplomato al Collegio Luois Le Grand di Parigi si dedicò agli studi di Legge seguendo la volontà paterna, ma li abbandonò presto per dedicarsi alla teologia da cui era stato attratto a causa della sua ammirazione per Jean-Baptiste Henri Lacordaire e Joseph Gratry.

Nel 1857 sposò Zoë Berthier, di dieci anni maggiore di lui, figlia di un ufficiale dell’esercito e discreta scrittrice. Nello stesso anno fondò assieme a Georges Seigneur il periodico “Le Croisé”, a cui collaborarono anche Louis Veuillot e Léon Gautier. Nonostante il buon successo ottenuto il giornale chiuse dopo due soli anni a causa di differenze di vedute tra i due fondatori. La sua attività sulla stampa continuò però ininterrottamente come firma di diverse altre pubblicazioni.

A questi impegni affiancò una parallela produzione letteraria, varia nella forma ma uniforme nello spirito. Iniziò con il saggio M. Renan, l’Allemagne et l’athéisme au XIXe siècle, pubblicato nel 1858, studio su Ernest Renan ben accolto ma presto dimenticato dal pubblico. Questa opera sarebbe stata poi ripubblicata in versione ampliata dopo la sua morte con il titolo di Philosophie et atheism. Nel 1872 pubblica L’uomo (L’homme), considerato la sua opera più importante, è costituito da una raccolta di saggi che analizzano l’uomo da tre distinti punti di vista: nella vita, nella scienza e nell’arte. In polemica con il positivismo ateo, Hello per la sua analisi rifiutava il metodo di Cartesio e si rifaceva ai principi enunciati nelle Sacre Scritture.

In seguito pubblicò Physionomies de saints (1875), che sarebbe stato poi tradotto in inglese nel 1903 e sarebbe diventato la sua opera più nota in Inghilterra, Contes extraordinaires (1879), Les Plateaux de la balance (1880) e, pubblicato postumo, Le siècle (1896). Si cimentò anche come traduttore con le versioni in francese delle Visioni di Angela da Foligno e di alcune opere di Jan Ruysbroeck, mistico del XIII secolo.

(fonte: Wikipedia)

La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. La Basilica del Laterano

Oggi, 9 novembre, la chiesa cristiana di confessione cattolica celebra con il grado di Festa la dedicazione della basilica Lateranense, costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma.

Ma come, potrebbe dire qualcuno, non si chiama San Giovanni? Così in effetti la chiamano abbreviando i romani, ma il titolo completo è alquanto lungo. Esattamente è: “Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano”.

Come riassume WikipediaPapa Silvestro I, nel IV secolo, la dedicò al Santissimo Salvatore; poi papa Sergio III, nel IX secolo, aggiunse la dedica a San Giovanni Battista; infine papa Lucio II, nel XII secolo, incluse anche San Giovanni Evangelista. È detta “arcibasilica” perché è la più importante delle quattro basiliche papali maggiori; più precisamente, ha il titolo onorifico di Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, ovvero Madre e Capo di tutte le chiese nella città e nel mondo. È detta infine “in Laterano”, o “lateranense”; Lateranus era un cognomen della gens Claudia, e nella zona dove sorse la basilica si trovavano dei possedimenti (horti) di quella famiglia.

Scrivevo sopra “costruita dall’imperatore Costantino in onore di Cristo Salvatore come sede dei vescovi di Roma” ma, diciamolo, anche per celebrare se stesso come “protettore” temporale della chiesa cattolica. Uno dei tanti, con alterne fortune, ma più spesso sfortune, definito od autodefinitosi tale nel corso di questi venti e spicci secoli di storia.

La chiesa di pietra. Serve o non serve?
La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. Serve? No…

Un dibattito che va avanti da sempre. La risposta a mio parere teologicamente più esatta è no, non serve, nel senso che non è strettamente necessaria. Come disse Gesù, i veri adoratori adorano in spirito e verità. Il culto al Signore è principalmente un culto spirituale. Stiamo attenti però, spirituale non significa disincarnato, al contrario.

Tutto ciò che è apparentemente nostro, corpo ed anima, deve essere coinvolto nel culto da rendere al Verbo, alla Parola di Dio, al Cristo. E quindi come al corpo servono il cibo, serve un vestito, così è necessario anche, quando due o tre sono insieme nel Suo Nome, che essi abbiano un luogo dove riunirsi.

Non necessariamente quel qualcosa che architettonicamente chiamiamo chiesa o basilica, o tempio, o cattedrale, o duomo o in mille altri modi. I primi culti, ci raccontano il libro degli Atti ed il Nuovo Testamento, si tenevano nelle case, nelle famiglie.

Le prime chiese erano chiese domestiche, caratterizzate dal piccolo numero. Anche per ovvi motivi legati alla persecuzioni continue che la chiesa nascente subiva da questa o quella autorità temporale, dai vari principi di questo mondo, strumenti del Maligno che cercava di scoraggiare gli uomini e le donne dal celebrare la sua sconfitta attraverso la Croce, la Morte e la Resurrezione di Gesù.

La chiesa di pietra. Serve o non serve?
La chiesa di pietra. Serve o non serve?

La chiesa di pietra. Serve? …ma anche Si.

La chiesa di pietra quindi essenzialmente non serve, ma anche si. Purchè si abbia chiaro che lo spazio è reso sacro principalmente dal fatto che coloro che si riuniscono in questo o quel determinato luogo, delimitato da quattro mura e da questo o quello spazio, sono sacri loro, nel senso che sono motivati dal riunirsi nel volersi consacrare a Dio, nel professare la loro intenzione di rendere gloria al Signore, all’Eterno, del quale sono debitori e che Solo, vogliono servire come servi senza pretese e facendo, come Maria ci dice nel Vangelo tutto ciò che Egli ci dirà.

La chiesa di pietra, o il tempio, o la sala di riunione servono quindi per ricordarci che tutto lo spazio, non solo quello delimitato!, è uno spazio liturgico, e che tutto il tempo, non solo quello particolare che trascorriamo dentro quel luogo, è un tempo liturgico.

Che l’uomo è in essenza liturgico, servitore di Dio, ministrante di Dio in ogni gesto od azione che compie su questa terra.

Nel tempo forte, specifico del culto domenicale, della Messa, della Divina Liturgia, tutto ciò che ci circonda, e tutto ciò che viviamo ci ricorda in modo speciale tutto questo. Che l’essenza dell’essere chiesa, dell’essere ec-clesia, è questo essere chiamati da fuori, da Dio perchè a Lui ed a Lui Solo dobbiamo servire. Perchè da Lui proveniamo ed a Lui torneremo.

E sarà bene, Gesù ce lo dice un numero incredibile di volte nel Vangelo, che il servo si faccia trovare buono, fedele, operoso nel momento che questo accadrà. Perchè è l’uso che avremo fatto del tempio del nostro corpo quello che sarà oggetto del giudizio.

Amen. Alleluia.

Crux, Hostia, Virgo

Crux, Hostia, Virgo – cos’è?

È la triade di cui parla il Card. Robert Sarah nel suo libro “Dio o niente – Conversazione sulla fede con Nicolas Diat“, che ho letto questa estate*.

A questa triade bisogna che il cristiano si conformi.

Non mi soffermo tanto su quello che ne dice lui, quanto sulla triade “parallela” che mi è venuta in mente leggendo il libro e pregando sulla Parola di Dio di cui questo è pieno.

La triade dei consigli evangelici, la castità, la povertà, l’obbedienza.

La Crux, la Castità

La Crux, la Croce, come la castità negli affetti, nei sentimenti, ed in ogni aspetto della vita.
La Castità nel considerare il mondo con l’intenzione con cui il Suo Signore lo ha creato.
Laddove l’asse orizzontale della Croce, la vita degli uomini nella storia, la condizione umana, ha senso solo se innestata sull’asse verticale della Croce, il rapporto con Dio.
O è destinata inesorabilmente a cadere rovinosamente al suolo.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

L’Hostia, la Povertà

L’Hostia, l’ostia consacrata, come la povertà; la povertà cui siamo chiamati come comunità, la povertà cui ciascuno di noi personalmente è chiamato nel considerare noi stessi come qualcuno che è disposto a lasciarsi “mangiare” dal mondo, perchè la Parola di Dio lo consacri a sè.

L’Hostia, l’Eucaristia come il continuo rendimento di grazie cui siamo chiamati, come il lasciare che sia mangiato il nostro corpo, che sia bevuto il nostro sangue nobilitati dalla consapevolezza di dover essere pane spezzato e vino versato per la salvezza del mondo, ad immagine del nostro Unico Salvatore e Redentore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

La Virgo, l’Obbedienza

La Virgo, la Vergine, Maria come l’Obbedienza piena, assoluta alla Parola di Dio.

Quando non capisco il comando del Signore, il mio parlare sia: Avvenga di me secondo la Tua Parola.

Quando sono chiamato ad agire, che io obbedisca al consiglio che Maria dà ai servi a Cana: Fate tutto quello che Egli vi dirà.

Quando il mondo mi critica, mi deride, mi percuote, mi perseguita, che io abbia la stessa ferma fede di Maria (Stabat Mater…) di rimanere fermo sotto la Croce del Mio Unico Signore.

Crux, Hostia, Virgo
Crux, Hostia, Virgo

E si torna alla Crux, al primo elemento della triade. Perchè questa “triade” in realtà è un unico atteggiamento di abbandono al Signore. Così come le tre Persone divine rimandano all’Unico Signore, così i tre consigli evangelici rimandano all’imitazione dell’Unico Cristo, vero Dio e vero uomo, cui ognuno di noi deve tendere.

Amen. Alleluia.

 

La Dichiarazione di Nashville

La Dichiarazione di Nashville

(traduzione a cura del pastore Paolo Castellina)

Un’affermazione sulla concezione biblica ed evangelica sulla sessualità umana che risponde all’attuale tentativo di accettare e benedire omosessualità e transgenderismo nella società e in diverse chiese.

Pubblicata il 29 agosto 2017 dal “Council on Biblical Manhood and Womanhood” (Concilio sulla maschilità e femminilità biblica) e firmata originariamente da 150 leader evangelici, fra i quali: R. Albert Mohler, John Piper, James Dobson, D. A. Carson, John Mc Arthur, R. C. Sproul, Ligon Duncan, Alistair Begg, Matt Chandler, Jack Graham. Qui il link per firmare: https://cbmw.org/nashville-statement#sign-popup

https://sites.google.com/site/confessionidifede/dichiarazione-di-nashville-2017

Preambolo
“Riconoscete che l’Eterno è DIO; è lui che ci ha fatti e non noi da noi stessi” (Salmo 100:3 ND).

All’alba del XXI secolo i cristiani evangelici si trovano in un periodo di transizione storica. Mentre la cultura occidentale sta diventando sempre più post-cristiana, essa si è imbarcata in una massiccia revisione di che cosa significhi essere umani. Nel suo complesso, lo spirito della nostra epoca non discerne più la bellezza del disegno creativo di Dio per gli esseri umani, né se ne rallegra. Sono molti coloro che negano che gli esseri umani siano stati creati per la gloria di Dio, e che i suoi buoni propositi per noi includano la nostra costituzione personale e fisica come maschi e femmine. È diventato comune pensare che l’identità umana come maschio e femmina non faccia parte del bel piano di Dio, ma che sarebbe espressione solo delle preferenze autonome dell’individuo. Il sentiero che porta ad una gioia piena e durevole per le sue creature viene così rimpiazzato dal sentiero di miopi alternative che, presto o tardi, rovineranno la vita umana e disonoreranno Dio.

Questo spirito secolarista della nostra epoca pone una grande sfida alla chiesa cristiana. La chiesa del Signore Gesù Cristo perderà forse le sue persuasioni bibliche, chiarezza e coraggio, per fondersi con lo spirito del tempo? Oppure si atterrà strettamente alla parola della vita, attingendo coraggio da Gesù e proclamando senza vergogna la sua via come via della vita? Manterrà una chiara testimonianza contro-culturale verso un mondo che sembra ineluttabilmente destinato alla rovina?

Siamo persuasi che la fedeltà nella nostra generazione significhi dichiarare di nuovo la vera storia del mondo e come in esso ci dobbiamo collocare – in particolar modo come maschi e femmine. Le Scritture cristiane insegnano che non vi è che un Dio che solo è Creatore e Signore di tutti. A lui solo ogni persona deve riconoscenza gioiosa e totale adesione. Questa è la via non solo per glorificare Dio, ma anche per conoscere noi stessi. Dimenticare il nostro Creatore significa dimenticare chi siamo, perché egli ci ha fatti per lui. E non possiamo conoscere noi stessi senza conoscere veramente colui che ci ha fatti. Non ci siamo fatti da soli. La nostra vera identità come persone maschili e femminili, ci è stata data da Dio. Non solo è folle, ma anche senza speranza, cercare di rendere noi stessi ciò che Dio non ci ha creati ad essere.

Noi crediamo che il disegno di Dio per la sua creazione e la sua via di salvezza serva per dare a lui la gloria più grande ed essere per il massimo nostro bene. I buoni piani di Dio ci forniscono la più grande libertà. Gesù disse d’essere venuto affinché avessimo vita e vita in misura sovrabbondante. Egli è per noi, non contro di noi. Quindi, nella speranza di servire la Chiesa di Cristo e di testimoniare pubblicamente i buoni propositi di Dio per la sessualità umana rivelati nelle Scritture cristiane, presentiamo le seguenti affermazioni e negazioni.

Articolo 1

NOI AFFERMIAMO che Dio ha progettato il matrimonio come un patto dal carattere sessuale, procreatore e permanente di un uomo e di una donna che si uniscono come marito e moglie, il cui significato rimanda all’alleanza d’amore tra Cristo e la sua sposa, la chiesa.

NOI NEGHIAMO che Dio abbia inteso il progetto del matrimonio come comprendente anche il rapporto fra persone dello stesso sesso, di poligamia o di poliamore. Noi pure neghiamo che il matrimonio sia un semplice contratto umano piuttosto che un patto stabilito davanti a Dio.

Articolo 2

NOI AFFERMIAMO che la volontà rivelata di Dio per ogni persona sia la castità fuori dal matrimonio e la fedeltà nell’ambito del matrimonio.

NOI NEGHIAMO che l’affetto, il desiderio o l’impegno personale possa mai giustificare rapporti sessuali prima o al di fuori del matrimonio; né giustificano forma alcuna di immoralità sessuale.

Articolo 3

NOI AFFERMIAMO che Dio ha creato Adamo ed Eva, i primi esseri umani, a sua immagine, uguali di fronte a Dio come persone, e distinti come maschio e femmina.

NOI NEGHIAMO che le differenze stabilite da Dio fra maschi e femmine li rendano meno che uguali quanto a dignità o valore


Articolo 4

NOI AFFERMIAMO che le differenze stabilite da Dio fra maschi e femmine riflettono l’originale progetto creativo di Dio e che sono intese per il bene e il compimento dell’essere umano.

NOI NEGHIAMO che tali differenze siano il risultato della Caduta o che siano una tragedia da superare

Articolo 5

NOI AFFERMIAMO che le differenze fra le strutture riproduttive dei maschi e delle femmine sono componente integrale del progetto di Dio per la comprensione della propria identità come maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che anomalie fisiche o condizioni psicologiche possano vanificare il legame stabilito da Dio fra sesso biologico e comprensione di sé stessi come maschio o femmina.

Articolo 6

NOI AFFERMIAMO che coloro che nascono con una disfunzione fisica nel loro sviluppo sessuale, sono creati ad immagine di Dio ed hanno dignità e valore uguale a tutti gli altri portatori di quell’immagine. Essi sono riconosciuti dal nostro Signore Gesù Cristo nelle sue parole: “Poiché vi sono degli eunuchi che sono tali dalla nascita” (Matteo 19:22). Come tutti gli altri, essi sono benvenuti come fedeli seguaci di Gesù Cristo e dovrebbero accogliere il loro sesso biologico nella misura che possa essere conosciuto.

NOI NEGHIAMO che ambiguità al riguardo del sesso biologico di una persona la rendono incapace di vivere una vita fruttuosa in gioiosa obbedienza a Cristo.


Articolo 7

NOI AFFERMIAMO che il comprendere sé stessi come maschi o femmine debba essere definito dai santi propositi di Dio nella creazione e nella redenzione come rivelati nelle Scritture.

NOI NEGHIAMO che adottare una comprensione di sé stessi di tipo omosessuale o transagender sia coerente con i santi propositi di Dio nella creazione e nella redenzione.

Articolo 8

NOI AFFERMIAMO che le persone che sentono attrazione sessuale per lo stesso sesso possano vivere una vita ricca e fruttuosa che piace a Dio attraverso la fede in Gesù Cristo, perché essi, come tutti i cristiani, camminano in purezza di vita.

NOI NEGHIAMO che l’attrazione sessuale per lo stesso sesso sia parte della bontà naturale della creazione originale di Dio, o che metta una persona al di fuori della speranza dell’Evangelo.

Articolo 9

NOI AFFERMIAMO che il peccato distorce il desiderio sessuale allontanandolo dal patto nuziale e rivolgendolo verso l’immoralità sessuale – una distorsione questa che include sia l’immoralità omosessuale che eterosessuale.
NOI NEGHIAMO che un fenomeno durevole di desiderio per l’immoralità sessuale giustifichi un comportamento sessuale immorale.

Articolo 10

NOI AFFERMIAMO che sia peccaminoso approvare l’immoralità sessuale o il transgenderismo e che tale approvazione costituisca un allontanamento essenziale dalla fedeltà e testimonianza cristiana.

NOI NEGHIAMO che l’approvazione dell’immoralità omosessuale o del transgenderismo sia una questione moralmente indifferente rispetto alla quale possano essere accettate diversità di opinione da parte di cristiani altrimenti fedeli – essere d’accordo di non essere d’accordo.


Articolo 11

NOI AFFERMIAMO che sia nostro dovere dire sempre la verità con amore, incluso quando parliamo di o ad un altro come maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che vi sia un qualsiasi obbligo di parlare in modo tale da disonorare i progetti di Dio nei suoi portatori di immagine come maschi e femmine.

Articolo 12

NOI AFFERMIAMO che la grazia di Dio in Cristo conceda sia un perdono misericordioso che potenza di trasformazione, e che questo perdono e potenza metta in grado un seguace di Gesù di mortificare i desideri peccaminosi e di camminare in maniera degna del Signore.

NOI NEGHIAMO che la grazia di Dio in Cristo sia insufficiente per perdonare ogni peccato sessuale e di dare potenza di santità ad ogni credente che so senta attratto a commettere un peccato sessuale.

Articolo 13

NOI AFFERMIAMO che la grazia di Dio in Cristo metta in grado i peccatori ad abbandonare una comprensione transgender di sé stessi e, per la divina tolleranza, di accettare il legame, stabilito da Dio fra il proprio sesso biologico e la propria comprensione d’essere maschio o femmina.

NOI NEGHIAMO che la grazia di Dio in Cristo sanzioni comprensioni di sé stessi che siano in contrasto con la volontà rivelata di Dio.

Articolo 14

NOI AFFERMIAMO che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare peccatori e che attraverso la morte e risurrezione di Cristo siano disponibili il perdono dei peccati e la vita eterna a tutti coloro che si ravvedono dai propri peccati e confidano in Cristo soltanto come Salvatore.

NOI NEGHIAMO che il braccio del Signore sia troppo corto per salvare o che un qualsiasi peccatore sia oltre la possibilità d’esserne raggiunto.

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo
(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)
Eterna verità e vera carità e cara eternità!

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11).

Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza.
Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo.
Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa.

Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore.
Era la luce che mi ha creato.
E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

O eterna verità e vera carità e cara eternità!

O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me.

Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi pareva di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».

Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.

Tardi ti ho amato
Tardi ti ho amato

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova

Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create.

Eri con me ed io non ero con te.

Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

Apostolo, epistola e stola

Apostolo, epistola e stola

Oggi, prima della liturgia, con padre Angelo discutevamo di Pietro e Paolo, della complementareità dei loro ruoli. Semplificando, Pietro che governa la Chiesa “costituita”, “ad intra” per così dire, e Paolo che è il missionario per eccellenza “ad extra”, l’annunciatore senza pause e senza sconti, si, si, no, no, di quello stesso Cristo di cui nel Vangelo oggi Pietro proclama l’assoluta primazia.

Pietro e Paolo - Apostolo, epistola e stola
Pietro e Paolo – Apostolo, epistola e stola

Il cosiddetto primato di Pietro in questo senso ha una logica, Pietro è colui che custodisce chi è mandato. Pietro è colui che custodisce il Mandato, la fede nella sua integrità.

Paolo è colui che annuncia quella fede, quel Cristo, nella fedeltà piena a quel Mandato, a chi la fede ancora non la conosce,o non la conosce in pienezza, o non ha mai sentito neppure parlare di Cristo.

Apostolo ed Epistola

Mentre, per dirla al modo rabbinico, ci scagliavamo addosso parole di Dio!, ci è venuta in mente per definire Pietro e Paolo la similitudine coi termini greci per definire l’Apostolo e l’Epistola.

Pietro il primo Apostolo, il primo “mandato da” Cristo per confermare nella fede i propri fratelli e Paolo, l’infaticabile scrittore di Epistole, “mandate a”, “mandate verso”, mandate alle genti, mandate ai pagani, mandate alle prime comunità domestiche e cittadine, per chiarire i dubbi, “mettere i puntini sulle i”, dirimere le controversie solo e soltanto sulla base della Parola di Dio.

Apostolo ed Epistola nella Treccani

apòstolo s. m. [dal lat. tardo apostŏlus, gr. ἀπόστολος, der. di ἀποστέλλω «inviare»]. – 1. a.Ciascuno dei dodici discepoli di Gesù Cristo, da lui scelti come speciali collaboratori e continuatori dell’opera sua; il nome è tradizionalmente esteso anche ad altri missionarî del cristianesimo primitivo ad essi assimilati, come s. Paolo (adelle Genti e spesso l’A. per eccellenza, spec. in citazioni).

epìstola s. f. [dal lat. epistŭla o epistŏla, gr. ἐπιστολ, der. di ἐπιστέλλω «inviare»].  — b. Nel linguaggio eccles., sono così chiamate le lettere degli apostoli che fanno parte del Nuovo Testamento (per es., le edi s. Paolo).

La stola, sintesi dell’Apostolo e dell’Epistola

Non bisogna però (questa è solo farina del mio sacco, non fa parte della conversazione di stamani) contrapporre, opporre Pietro a Paolo o Paolo a Pietro! Perchè essi hanno in comune la stola sacerdotale, ovvero l’essere stati entrambi, ciascuno a suo proprio modo, rivestiti da Cristo dei propri compiti. L’avere entrambi gettato via l’uomo vecchio, il vecchio Adamo, per rivestirsi dell’uomo nuovo, Gesù, il Cristo.

Apostolo, epistola e stola
Apostolo, epistola e stola

La stola nella Treccani

stòla s. f. [dal lat. stola, che è dal gr. στολ «abito», der. di στέλλω «vestire»]. — 2. a. Paramento ecclesiastico indossato nelle funzioni liturgiche dal vescovo, dal sacerdote e dal diacono, come distintivo di onore: è costituito da una striscia di lino, di lana o di seta, ricamata e ornata, dello stesso colore della pianeta, che viene portata intorno al collo in modo che le due estremità ricadano sul davanti.

στέλλω, il verbo greco

1 collocare, disporre in ordine di battaglia
2 mettere in ordine, preparare, allestire, fornire, equipaggiare, armare
3 addobbare, ornare, vestire
4 mandare per uno, chiamare, fare venire, invitare
5 portare, mandare, inviare, spedire
6 andare, venire, navigare, veleggiare, specialmente medio
7 ammainare, raccogliere le vele, anche medio
8 ritirare, ritrarre
9 (medio) prepararsi, armarsi, vestirsi

Ecumenismo de che? Detto alla romana…

Ecumenismo de che? Detto alla romana…

Un conoscente mi ha chiesto, dopo aver letto il saluto di Papa Francesco al Sinodo Valdese e cose sparse sui giornali delle dichiarazioni di quest’ultima assemblea, se io non ritenessi che si era alle porte di una nuova stagione per l’ecumenismo.

Ecumenismo?
Ecumenismo?

Mi spiace deluderlo, ma non mi sembra proprio. Le chiese valdometodiste, viste le conclusioni anche del Sinodo di quest’anno, ormai sono alla deriva circa la fedeltà alla Parola di Dio, che è la sola fonte della Rivelazione e della Verità per un cristiano degno di questo nome, per un cristiano che crede che In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, è il Verbo era Dio.

In principio era il Verbo ed alla fine pure

In principio era il Verbo ed alla fine pure; perchè il Cristo è l’Alfa e l’Omega. L’Alfa, perchè tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto. E l’Omega, perchè alla fine dei tempi, quando l’Eterno vorrà, tutto sarà ricapitolato in Cristo. Perchè…

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

Etica ed ecumenismo

Fine vita, eutanasia, coppie dello stesso sesso, ecc… Caro amico mio hai letto come la pensa in materia la chiesa valdese? Ed hai letto cosa ne dice (nel Catechismo, nei documenti del Concilio, non nelle parole in libertà di qualche vescovo, di qualsiasi colore vestito!) la chiesa cattolica?

Di che ecumenismo parliamo? Ecumenismo rimanda ad una casa comune. Quale casa comune è possibile se nemmeno i ruoli di padre, madre e figlio sono chiari e chiaramente definiti? Oh, intendiamoci. La Parola di Dio li definisce benissimo, ed io a quella sola mi attengo.

L’ecumenismo è un processo. Ma per un cristiano non può esserci altro fine di questo processo che ricapitolare tutto in Cristo e nella Sua Parola.

Tutto il resto sono chiacchiere vane e che allontanano dalla Verità.

Tu sei il Cristo, tu sei la Verità

Tu sei il Cristo, tu sei la Verità

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 

(Matteo 16:13-16)

Tu sei il Cristo, tu sei la Verità
Tu sei il Cristo, tu sei la Verità

Questa la prima parte del Vangelo che oggi sono stato chiamato a proclamare durante la Liturgia. Ed è un Vangelo chiarissimo per chi lo vuole intendere.

Il Cristo è il Solo Signore, il Cristo è il Solo Salvatore, il Cristo e solo il Cristo è la Via, la Verità e la Vita. Giustamente il predicatore oggi sottolineava come oggi si tenda a parlare di tante verità, di tante sapienze, di tanti profeti e profezie.

Ma la Verità è Una, ed il Cristo, il Verbo fatto uomo, la Parola di Dio dall’eternità. Non esiste la Verità nelle altre fedi, nelle altre credenze, nelle altre religioni, nelle altre sapienze.

Semi di verità

Esistono, come dice il Concilio Vaticano II in ambito cattolico, semi di verità, semi di bontà, ma la Verità è Una ed è il Cristo. Come scrisse Joseph Ratzinger (poi Benedetto XVI) presentando la dichiarazione “Dominus Iesus” nell’anno 2000 (i grassetti sono miei):

Via alla salvezza è il bene presente nelle religioni, come opera dello Spirito di Cristo, ma non le religioni in quanto tali.
Ciò è del resto confermato dalla stessa dottrina del Vaticano II a proposito dei semi di verità e di bontà presenti nelle altre religioni e culture, esposta nella Dichiarazione conciliare Nostra Aetate: 

“La Chiesa nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini”(NA, 2).

Tutto ciò che di vero e buono esiste nelle religioni non deve andare perduto, anzi va riconosciuto e valorizzato. Il bene e il vero, dovunque si trovi, proviene dal Padre ed è opera dello Spirito; i semi del Logos sono sparsi ovunque.

Ma non si possono chiudere gli occhi sugli errori e inganni che sono pure presenti nelle religioni. La stessa Costituzione Dogmatica del Vaticano II Lumen Gentium afferma: ” Molto spesso gli uomini, ingannati dal Maligno, vaneggiano nei loro pensamenti, e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore” (LG, 16).

Una religione non vale l’altra!

E’ comprensibile che in un mondo che cresce sempre più assieme, anche le religioni e le culture si incontrino. Ciò non conduce soltanto ad un avvicinamento esteriore di uomini di religioni diverse, bensì anche ad una crescita di interesse verso mondi religiosi sconosciuti. In questo senso, in ordine cioè alla conoscenza reciproca, è legittimo parlare di arricchimento vicendevole.
Ciò però non ha nulla a che vedere con l’abbandono della pretesa da parte della fede cristiana di aver ricevuto in dono da Dio in Cristo la rivelazione definitiva e completa del mistero della salvezza, e anzi si deve escludere quella mentalità indifferentista improntata ad un relativismo religioso che porta a ritenere che “una religione vale l’altra” (Lett. Enc.Redemptoris missio, 36).

La stima e il rispetto verso le religioni del mondo, così come per le culture che hanno portato un obiettivo arricchimento alla promozione della dignità dell’uomo e allo sviluppo della civiltà, non diminuisce l’originalità e l’unicità della rivelazione di Gesù Cristo e non limita in alcun modo il compito missionario della Chiesa:

“la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare, incessantemente Cristo che è la via, la verità e la vita (Gv 14,16) in cui gli uomini trovano la pienezza della vita religiosa e nel quale Dio ha riconciliato a sé tutte le cose” (Nostra Aetate, 2).

La piena verità è in Cristo

Nello stesso tempo queste semplici parole indicano il motivo della convinzione che ritiene che la pienezza, universalità e compimento della rivelazione di Dio sono presenti soltanto nella fede cristiana. Tale motivo non risiede in una presunta preferenza accordata ai membri della Chiesa, né tanto meno nei risultati storici raggiunti dalla Chiesa nel suo pellegrinaggio terreno, ma nel mistero di Gesù Cristo, vero Dio e vero Uomo, presente nella Chiesa.

La pretesa di unicità e universalità salvifica del Cristianesimo proviene essenzialmente dal mistero di Gesù Cristo che continua la sua presenza nella Chiesa, suo Corpo e sua Sposa. Perciò la Chiesa si sente impegnata, costitutivamente, nella evangelizzazione dei popoli.

Anche nel contesto attuale, segnato dalla pluralità delle religioni e dall’esigenza di libertà di decisione e di pensiero, la Chiesa è consapevole di essere chiamata “a salvare e rinnovare ogni creatura, perché tutte le cose siano ricapitolate in Cristo e gli uomini costituiscano in lui una sola famiglia e un solo popolo” (Decr. Ad Gentes 1).

La tentazione diabolica della carità 

La citazione

Una citazione sulla carità di un pensatore complesso ma limpido nel suo argomentare, che ha scandalizzato alcuni miei conoscenti.

Per tentare la Chiesa il diavolo sceglie in ogni secolo un demonio diverso. Quello attuale è particolarmente sottile. L’angoscia della Chiesa dinanzi alla miseria delle moltitudini oscura la sua coscienza di Dio. La Chiesa cade nella più insidiosa delle tentazioni: la tentazione della carità

Nicolás Gómez Dávila

La Parola

Solo una domanda agli “scandalizzati”. Ricordate cosa scrive Paolo nell’inno alla carità ?

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

Prima lettera ai Corinzi 13,3

Che significa secondo voi?

Il significato

Per me significa che è possibile fare anche la carità per proprio interesse, per vanagloria o per continuare a vivere nel lusso più sfrenato o nella lussuria più spinta, illudendosi, perché di illusione si tratta, che il Signore veda una cosa e non veda l’altra.

Pensate, senza fare nomi, alle grandi imprese multinazionali, alle Major, come va di moda chiamarle, che donano imponenti somme di denaro alle ONG o al Papa per combattere la fame nel mondo. La stessa fame che esse stesse creano, depredando le ricchezze del mondo o di una buona parte di esso, lasciando per strada con la massima indifferenza decine di migliaia di persone qui per riassumerle là dove il lavoro può essere meglio sfruttato.

Ecco, un bambino riacquista la vista grazie ai loro soldi, e grazie ai media, ai social, alla pubblicità,  le migliaia di morti da loro provocati in Congo  (un paese a caso?) per lo sfruttamento minerario intensivo spariscono dalle cronache…

Illusione, appunto. Gli occhi degli uomini si possono comprare, lo si fa da sempre. Ma non certo quelli di Dio.

Pasqua senza la Croce? Croce e senso della Pasqua

Pasqua senza la Croce?

Una riflessione sulla Pasqua.

Oggi è il Venerdì che molte chiese e molti cristiani definiscono Santo. Lo definiscono tale perchè in questo Venerdì si ricorda in modo particolare la Crocifissione e la morte di Croce di Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, morto per la nostra salvezza.

Pasqua - Tutto è compiuto
Pasqua – Tutto è compiuto

Pasqua di mille colori

Oggi è il Venerdì della Via Crucis, della Via dolorosa, della sofferenza, della morte.

Ed allora mi chiedo: perchè mi arrivano (sui social, sul pc o sul telefono; ormai nessuno spedisce più nulla per posta) tanti auguri colorati, di uova colorate, di fiori colorati, di scritte e disegni arcobaleno… che in buona parte con le tematiche della Pasqua, non solo cristiana, ma neppure ebraica, c’entrano nulla?

E perchè oggi che è Venerdì di Passione?

Pasqua senza Pasqua

Non mi è difficile rispondermi.

Molti pensano che poi partono e non hanno tempo. Molti stanno organizzando le mangiate di domenica e lunedì. Molti pensano che la Croce non sia politicamente corretta! Moltissimi non la pensano proprio la Croce.

Nemmeno pensano che senza Cristo, senza la Sua Morte e Resurrezione, non avrebbero proprio nulla da festeggiare.

Cristiani che si dicono tali ma che fanno a meno di Cristo. Non della corallina, dell’agnello o delle uova, ma di Cristo e della Sua Croce si!

Pasqua senza Passaggio

Ed io mi inquieto, lo confesso!

Pasqua deriva dall’ebraico Pesach, che sta a significare Passaggio. Per i nostri fratelli Ebrei, il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà nella Terra promessa.

Per noi il passaggio dalla morte alla vita, dalla Morte alla Resurrezione, ma attraverso l’ineluttabile Croce di questo mondo. Non c’è, non esiste, nè mai esisterà un modo di evitare la Croce, le mille croci di questo mondo, piccole o grandi che ci vengono presentate nell’arco terreno della nostra esistenza.

Croce senza Cristo, due  o più sensi

La Croce nelle chiese che si rifanno alla Riforma spesso è vuota, ma perchè Cristo ci è stato inchiodato sopra!

E’ morto su quella Croce, poi è Risorto, è disceso agli inferi ha sconfitta la morte in tutte le sue dimensioni, ed ora attendiamo la Sua ultima e definitiva venuta!

Questo è il senso corretto della Croce senza Cristo.

Poi ci sono quelli sbagliati.

Quelli di chi predica una vita piena di sofferenze senza senso, perchè senza Cristo la sofferenza, la malattia, la morte, di senso non ne hanno alcuno.

E quello delle chiese che di predicare il Cristo indissolubile dalla Sua Croce se ne sono proprio dimenticato.

Che predicano un Cristo liberante e liberatore quasi fosse una specie di olistico coach. Quando nemmeno i coach “seri” si permetterebbero di dire che si possa liberarsi di alcunchè senza sforzi, difficoltà, croci e sofferenze…

Pasqua Arcobaleno e Pasqua di Luce

Il Cristo colorato delle chiese “arcobaleno” come le chiamo io, che si sono dimenticate, per comodità, o per compiacenza verso il mondo, che tutti quei colori sono rifrazioni di un unico fascio di luce, luminosa, accecante: la luce del Risorto!

La mia fede non ha bisogno della Sindone, del lenzuolo in cui secondo la tradizione cattolica sarebbe stato avvolto il corpo del Cristo deposto dalla Croce, per credere, ma mi ha sempre dato da riflettere quanto riconoscono valido tutti, ossia che per produrre una immagine come quella l’unico modo sarebbe stato una esplosione potentissima di luce, che tuttavia, dicono gli scienziati, non è nelle possibilità della nostra tecnologia più avanzata!

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, recita una delle professioni di fede comune a tutti i cristiani.

Lux (Dio, la fonte dell’illuminazione) e Lumen (le sensazioni cromatiche), distingueva Aristotele. E Newton precisava molte centinaia d’anni più tardi che “…I raggi di luce non possono propriamente dirsi colorati; in essi non c’è altro che una certa disposizione a produrre una sensazione di questo o quel colore…“.

Non possiamo vedere la Luce “pura” perchè i nostri occhi non la reggerebbero, sarebbero bruciati, accecati, come quelli di chi si fissa a cercare di guardare la luce solare.

Non siamo puri, siamo peccatori! Nemmeno quelli che definiamo santi, sui calendari, sono puri! Tanto che la maggior parte di loro erano convinti di essere i peggiori di tutti!

Pasqua di Luce
Pasqua di Luce

Pasqua e le sue due braccia

Noi non siamo puri e noi non possiamo vedere Dio, farcene immagine alcuna, per lo stesso motivo.

Ma lo vediamo attraverso il Cristo, attraverso la Parola di Dio, attraverso il Verbo di Dio. Antica e Nuova Alleanza.

La Legge fatta di Giustizia e di Misericordia, le due braccia distese di Dio, che ci rendono possibile andare oltre la morte, andare verso il cielo, andare verso l’eternità.

Le due braccia distese di Dio.
Le braccia del Figlio disteso sulla Croce.

O quelle braccia ci sollevano, o da soli, ebbe a dire il Salvatore, non possiamo far nulla.

Le salvezze e i colori accesi del mondo non sono che illusioni… viviamo, abbiamo il coraggio di vivere l’oscurità della Croce.

E saremo illuminati dalla Luce del Risorto.

Una Croce con un braccio solo, pensateci, è più simile ad un fosco patibolo… Ce ne sono fin troppi su questo mondo…