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Appianate le vie, colmate le strade…

1 Consolate, consolate il mio popolo,
dice il vostro Dio.
2 Parlate al cuore di Gerusalemme e proclamatele
che il tempo della sua schiavitù è compiuto;
che il debito della sua iniquità è pagato,
che essa ha ricevuto dalla mano del SIGNORE
il doppio per tutti i suoi peccati.

3 La voce di uno grida:
«Preparate nel deserto la via del SIGNORE,
appianate nei luoghi aridi
una strada per il nostro Dio!

4 Ogni valle sia colmata,
ogni monte e ogni colle siano abbassati;
i luoghi scoscesi siano livellati,
i luoghi accidentati diventino pianeggianti.

5 Allora la gloria del SIGNORE sarà rivelata,
e tutti, allo stesso tempo, la vedranno;
perché la bocca del SIGNORE l’ha detto».

(Isaia 40)

Strada per Castelluccio di Norcia (foto fornita da Alessandro Barchetta di Montemonaco)
Strada per Castelluccio di Norcia (foto fornita da Alessandro Barchetta di Montemonaco)

Le strade realizzate dalla mano dell’uomo, eventi naturali come il terremoto ce ne danno una dimostrazione più che plastica, sono strade destinate a crollare, a frantumarsi.

I sentieri che l’uomo disegna, nei boschi, come sui fianchi delle montagne, per la propria gloria, per l’ansia di mostrarsi grande, sono destinati a franare, e spesso la natura li cambia, li muta, li devia, cosicchè non portano più dove l’uomo crede che debbano portare, ma in altri luoghi. Una esperienza che spesso si fa in montagna, che è capitata anche a chi scrive questo blog.

Certo, strade e sentieri crollati si possono appianare, si possono rettificare, le buche si possono riempire. Ed è un lavoro che va fatto, a beneficio di tutti, quando queste strade servono al lavoro, sono al servizio dell’operosità di una terra e di chi ci vive.

Ma la fragilità delle strade umane deve farci riflettere. Anzitutto sulla solidarietà, sulla forza della comunità. Perchè ci vogliono, entrambe, per ricostruire. Non si può, da soli, riadattare una strada perchè molti ci camminino. Si deve lavorare assieme, costruire assieme, fidarsi l’uno dell’altro, mettere in comune quel magari poco che si ha, che così si trasforma in molto.

Ma non basta. Occorre anche, oltre che fidarsi, af-fidarsi, ciascuno, a Dio, perchè guidi la nostra opera, perchè la indirizzi nel modo opportuno, perchè l’opera di ricostruzione sia rispettosa della natura, che è parte della Creazione; e così facendo sia rispettosa di Chi della Creazione è l’Autore, unico ed irripetibile.

Perchè la bellezza, il fascino incredibile di un luogo è merito di Dio, sempre, e mai dell’uomo che ne è un semplice custode; dai tempi dell’Eden l’uomo, l’umanità, è la custode della Creazione, il suo guardiano.

Quanti tradimenti invece di questa bellezza eterna… Quanti sfregi operati, questi si, dall’uomo che della natura si fa e si crede padrone, anzichè custode, che pretenderebbe di asservire la natura ai suoi scopi… e non vale solo per le strade questa considerazione…

Lo sfregio della Sibilla: la strada che porta in cima | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.
Lo sfregio della Sibilla: la strada che porta in cima | © Nicola Pezzotta. All rights reserved.

Prima che le strade umane, i sentieri umani allora, prima di ricostruire queste e questi, occorre ricostruire se stessi, vedere dentro di noi qual’è il nostro orientamento, verso la natura, verso la Creazione, verso Dio.

Perchè quello che ora è un tempo di Avvento, un tempo di attesa, un tempo di ricerca di soluzioni, un tempo di percorsi faticosi si trasformi nel tempo di nuova nascità che sarà, ma gia è, il Natale. Un tempo di ricostruzione, un tempo di rinascita, un tempo di grazia.

Ma facendo attenzione. Se non si ricostruisce prima sè stessi, il tessuto connettivo di sè stessi, se non si ricostruisce prima la comunità, la consapevolezza di essere uomini e donne in cammino insieme, si rischia di disperdere ancora le proprie forze.

La grazia di Dio non è mai mancata e non mancherà mai agli uomini; siamo noi che “manchiamo” verso Dio,ma che, per nostra fortuna e per nostra salvezza “manchiamo” a Dio, molto più spesso, purtroppo, di quanto Egli non manchi a noi.

Egli ci vuole, ci vuole salvi, ci vuole rialzati!

8 Così parla il SIGNORE:
«Nel tempo della grazia io ti esaudirò,
nel giorno della salvezza ti aiuterò;
ti preserverò e farò di te l’alleanza del popolo,
per rialzare il paese,
per rimetterli in possesso delle eredità devastate,
9 per dire ai prigionieri: “Uscite”,
e a quelli che sono nelle tenebre: “Mostratevi!”
Essi pasceranno lungo le vie
e troveranno il loro pascolo su tutte le alture;
10 non avranno fame né sete,
né miraggio né sole li colpirà più;
poiché colui che ha pietà di loro li guiderà,
li condurrà alle sorgenti d’acqua.
11 Io trasformerò tutte le mie montagne in vie,
le mie strade saranno elevate.
12 Guardate! Questi vengono da lontano;
ecco, questi altri vengono da settentrione e da occidente,
e questi dal paese dei Sinim».
13 Esultate, cieli,
e tu, terra, festeggia!
Prorompete in grida di gioia, monti,
poiché il SIGNORE consola il suo popolo
e ha pietà dei suoi afflitti.

(Isaia 49)

Levate il capo, allargate lo sguardo…

Levate il capo, allargate lo sguardo… Sono gli ammonimenti che ci vengono rivolti in questa prima domenica di Avvento. Anche oggi una preghiera particolare viene rivolta in direzione dei miei fratelli e delle mie sorelle che vivono in montagna, e che tante cose hanno perso per via del terremoto. E si allarga, non può fare a meno di allargarsi, a chi le stesse privazioni, o simili, le sta vivendo per i nubifragi nel nord e nel sud d’Italia.

Levate il capo, allargate lo sguardo… 

Montemonaco non è solo il suo centro, ma è anche un numero incredibile di frazioni sparse per i monti e le vallette di cui il circondario è ripieno. Ricordo la Pasqua e l’estate in cui ho svolto le funzioni di parroco in quel luogo. Con il fido amico, nonchè organista e direttore di coro, Sandro Barchetta (cui il terremoto, per fortuna, oltre alla fede, non ha tolto il gusto di scherzare, e che mi inonda il telefonino di barzellette e di video divertenti, pur dal suo camper!), e con il diacono permanente, passavo le giornate, soprattutto le domeniche… in macchina o sul fuoristrada, per celebrare messe, annunciare il Vangelo, confessare, ascoltare le persone in tutti quei piccoli agglomerati di case.

Tornando a casa rinvigorito nella fede, si, ma ingrassato pure di qualche etto, un po’ brillo, e un po’ eccitato, a forza di assaggi questo, mangi quello, caffè, ammazzacaffè e quant’altro che la generosità di quei luoghi e di quelle genti ti offriva e che non potevi rifiutare o avresti fatto loro torto.

Ogni frazione aveva ed ha una chiesa, una cappella, un luogo dove fermarsi dal lavoro e ringraziare per ciò che si aveva. La vita, ogni giorno, i figli, il lavoro, i frutti della terra, ora scarsi, ora copiosi.

Ora non so, dopo il terremoto, quanti di quei luoghi “fisici” siano rimasti in piedi, quanti invece siano da rinforzare e da ricostruire da capo. Di alcuni ho notizie, di altri no. Ma so che la fede di quegli uomini e di quelle donne è tanta, e che, se è il caso, si raduneranno in una casa a dire: “Maranathà”, “Vieni Signore Gesù”. Abbiamo sempre bisogno di te, particolarmente in quest’ora.

E il Signore viene, il Signore verrà. Che non venga mai meno la nostra fede. Amen.

Cese, frazione di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)
Cese, frazione di Montemonaco (foto di Andrea Piccirilli)

Con l’ immagine della piccola Cese di Montemonaco, esprimiamo affetto e vicinanza a tutte le bellissime frazioni di Montemonaco.

Per Cese ❤ Lanciatoio❤ Ferrà❤ Ropaga ❤ Poggio di Pietra❤ San Giorgio all’ Isola❤ Arigoni❤ Cona❤ Cerqueto❤ Cittadella❤ Vallefiume❤ Pignotti❤ Tofe❤ Rocca❤ Foce❤ Rascio❤ Vallegrascia❤ San Lorenzo❤ Rivorosso❤Altino❤ Contrada Vallone❤ Colleregnone❤ Isola San Biagio❤ Collina❤Monte Perticone❤

Con mia mamma all'Ambro, estate 2010.Lei ora è sempre là, oltre che nel mio cuore
Con mia mamma all’Ambro, estate 2010. Lei ora è sempre là, oltre che nel mio cuore

Sul terremoto castigo divino

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Come si dice qui a Roma, le chiacchiere stanno a zero. E di fronte al dolore ed alla sofferenza di tanta gente sarebbe bene che si fermassero. Anche e soprattutto da parte di uomini cosiddetti di fede, “di chiesa” che dovrebber0 sapere che il silenzio e la preghiera in questi casi sono la risposta migliore.

La risposta di Giobbe, che non si permise di dare al Signore la colpa delle sciagure che gli piombavano addosso. L’ho citato da poco…

«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il SIGNORE ha dato, il SIGNORE ha tolto; sia benedetto il nome del SIGNORE».
22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nessuna colpa.

(Giobbe 1,21-22)

Detto questo io credo che i terremoti sono un’evento del tutto naturale, e mi fa specie che in una cultura che non fa altro che parlare di natura, di bio, di sensibilità ambientale ecc… poi ce la si prenda con la stessa quando questa non fa altro che fare quello che facciamo noi uomini. Vivere.

La natura vive, come noi, respira, si evolve, come noi, cambia, muta, come noi.
I terremoti che ci sono in natura sono gli stessi che ci sono nella nostra vita.
Quando ci muore un figlio, quando ci scoprono un tumore che ci porta via, o si porta via in poco tempo qualcuno che amiamo.

Le case crollano, certo, così le chiese e le attività commerciali, ed è duro da accettare e sopportare. Ma a ben guardare la maggior parte delle volte crollano perchè sono vecchie, perchè non sono costruite come si deve, perchè mischiamo la sabbia al cemento, perchè lesiniamo sulla sicurezza… ma anche perchè costruiamo dove sappiamo, dovremmo sapere, che non si dovrebbe costruire. Perchè c’è una faglia, perchè c’è un vulcano vicino, perchè c’è un fiume a rischio esondazione, perchè il torrente lo abbiamo deviato ed ingabbiato nel cemento…

Tutto questo non è un castigo divino. Tutto questo è un castigo che noi ci autoinfliggiamo, questo si, a causa del nostro peccato, dei nostri peccati. L’incuria, l’avidità, l’avarizia, l’imprevidenza, la presunzione, la corruzione, l’orgoglio, l’egoismo.

Dio ha creato la natura, ha creato il giardino. Poi ha detto all’uomo di custodirlo. Ma per il suo peccato, per il suo orgoglio, per il suo credersi e farsi Dio di se stesso, l’uomo si crede di esserne il padrone.

Non è un castigo divino il terremoto.
L’uomo è già il peggior castigatore di se stesso.

Non è un castigo divino il terremoto.
E’ una presa d’atto che la Creazione non è nostra.

E’ solo un evento naturale che ci ribadisce che la natura è da Dio, che la Creazione è prima di noi, che noi ne siamo parte e non ne siamo signori, perchè di Signore ce n’è uno solo.

Gesù nel Vangelo ci ribadisce che noi non possiamo aggiungere nemmeno un respiro alla nostra vita, ma noi ci ostiniamo a vivere come se ne fossimo padroni.
E invece di prendercela con noi stessi ce la prendiamo con Lui, ne bestemmiamo il Nome, ne rifiutiamo la benedizione.

Soffro personalmente e tanto per questo terremoto in particolare. Perchè riguarda terre e persone che fanno parte importante della mia vita, della mia storia, anche della mia fede per tanti aspetti.
E mi trovo a rammaricarmi del non poter andare per chissà quanto tempo in montagna, del ristorante dell’amico che forse sarà costretto a chiudere, perchè un amico carissimo di mio fratello ha visto rovinarsi la casa che aveva appena finito di costruire dopo tanti sacrifici, del convento crollato di quelle monache che mi hanno ospitato diverse volte, dell’abbazia e dei suoi affreschi in briciole…

Ma poi penso: però Sandro è vivo, grazie, Signore! Ida sta bene, grazie Signore! Luca, sua moglie, il bambino stanno bene! Penso che è la vita delle persone il loro bene più grande. E allora l’angoscia si tramuta in gioia. Perchè ancora li posso sentire, ci posso parlare, posso invitarli a Roma, potrò rivederli non appena le strade torneranno in sesto e sarà passata l’emergenza.

E allora ci abbracceremo, e non staremo certo a guardare quante pietre saranno ancora in piedi di questo o quel muro. Perchè le vere pietre della nostra vita sono gli amici, le sorelle, i fratelli che la circondano, la sorreggono, le donano bellezza, ci fanno ridere e piangere al giusto momento.

E ringrazieremo assieme il Cristo, l’unica vera Pietra angolare della nostra vita e di tutta la Creazione. L’unico vero pilastro a cui reggersi forte, da non mollare mai.

Il castigo divino l’uomo se lo infligge da solo, allontandosi da Lui, allontanandosi dalla natura credendo di poterla dominare, allontanandosi dalla Parola e vivendo secondo la carne anzichè secondo lo Spirito. 

Il Signore dà, il Signore toglie. Benedetto il Nome del Signore!

Amen.

In tempo di terremoto, pregando per i miei fratelli

Dio creatore,
che reggi con la tua sapienza l’armonia dell’universo,
abbi pietà di noi tuoi fedeli, sconvolti dai cataclismi
che scuotono le profondità della terra;
vegli a sull’incolumità delle nostre famiglie,
perché, anche nella sventura,
sentiamo su di noi la tua mano di Padre,
e, liberati dal pericolo, possiamo cantare la tua lode.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Amen.

Due monaci – il primo

Due monaci, oggi, dominano il pensiero della mia mente.

Il primo è Benedetto da Norcia, i cui ricordi architettonici sono, per l’ennesima volta nella storia, andati in polvere e cenere, tra la Valnerina, Norcia, le terre del Vettore, San Benedetto a Montemonaco, di cui sono stato parroco (la so danneggiata ma non distrutta, dai tanti fratelli che ho in quelle terre ed a cui non mi stanco di telefonare visto che mi è impossibile recarmi da loro in questi frangenti).

Chiesa di San Benedetto a Montemonaco
Chiesa di San Benedetto a Montemonaco

Benedetto da Norcia, monaco, iniziatore del monachesimo in Occidente, scrittore di una regola cui tuttora ispiro la mia vita, che accoppia l’Ora al Labora, il riconoscimento della assoluta sovranità di Dio sulla vita e sulla storia dell’uomo (nulla e niente può esserGli anteposto!), al lavoro, alla fatica, di costruire e ricostruire ogni giorno.

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Benedetto da Norcia non si sarebbe sgomentato di fronte a quanto, ancora una volta, è successo dalle sue parti. Avrebbe ripreso a lavorare per ricostruire. Non solo le opere di pietra ma soprattutto la fede, la fiducia delle persone. Ho sentito stamani un’amica di ottanta e passi anni che abita a Montemonaco, in “zona rossa”, vicino alla chiesa di cui parlavo prima che mi diceva appunto questo, della fatica che si va, dopo una vita di lavoro in montagna, quando si pensa “ora mi posso finalmente riposare e godere gli ultimi anni di vita”, della fatica che si prova quando si scopre che invece nulla è deciso, che ancora si deve camminare, mettersi in cammino, ricominciare. Della rabbia che prende.

Ma alla fine dopo tutto si riprende a pregare, e si ringrazia Dio perchè ancora lo si può fare in vita, perchè la vita che ci è stata donata, e che mai si potrebbe ricostruire come si può fare con le pietre, le case, le basiliche, quella vita è ancora nostra. E possiamo ancora fare del bene, aiutando i bimbi, i nipoti, rincuorando loro, dando loro la forza di credere che si può vivere ancora anche in quei borghi, in quei paesi, su quei monti… E’ questo che sarà decisivo per la vita sui Monti Sibillini, in Val Nerina, a Visso, Ussita, Amatrice, Arquata… Dare quella speranza ai bambini, ai giovani. Fossi un governante, avessi potere decisionale, partirei dalle scuole a ricostruire, oltre che dalle chiese. Perchè senza la fede in Dio e nel futuro non si va da nessuna parte. Con le “new town” senz’anima non si va da nessuna parte, di resta nel deserto…

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Ma conosco la gente dei Sibillini e di Norcia, conosco la loro anima indomabile come le montagne che li circondano, come le Alpi del Centro Italia e so che c’è speranza. Purchè nulla si anteponga al riconoscimento della superiorità di Dio, purchè non ci si creda un Dio… come traspare da alcune dichiarazioni di certi politici che dicono”ricostruiremo tutto esattamente com’era”, che mi ricordano certe dichiarazioni alla “più bella e più grande di prima”… Perchè non si può. Illudersi che nulla sia successo e che nulla più succederà. Tante volte nella storia il terremoto ha devastato e raso al suolo quelle zone, tante volte ancora accadrà.

Ma con l’Ora et Labora, con la fede in Dio e nella sua Parola, nel Verbo fatto uomo, tutto si può.

20 Allora Giobbe si alzò, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò a terra e adorò dicendo:

21 «Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il SIGNORE ha dato, il SIGNORE ha tolto; sia benedetto il nome del SIGNORE».

22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nessuna colpa.

(Giobbe 1)

Aggiornamento dai Monti Sibillini

Aggiornamento dal Soccorso Alpino delle Marche e dalla Forestale:

Si comunica che a seguito delle violenti scosse di terremoto che si perpetuano da giorni nel territorio marchigiano ogni escursione in montagna deve essere ponderata con la massima attenzione.

I tecnici del Soccorso Alpino Marche, congiuntamente al Corpo Forestale dello Stato e Collegio delle Guide Alpine (queste su richiesta diretta del Comune di Montemonaco e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini) stanno facendo verifiche in diversi siti della vasta area della zona del Vettore. Purtroppo il quadro che emerge in queste ore mostra una situazione ancora attiva e fluida, con alti rischi di smottamenti improvvisi.

In particolare la Zona delle “Svolte” (Foce di Montemonaco) è impraticabile per la presenza di grandi massi in bilicoe frane che hanno di fatto reso impraticabile il sentiero non più riconoscibile. Non sicuro anche il tratto che da Foce di Montemonaco porta alle svolte. L’’area dell’’Infernaccio è stata chiusa su ordinanza del Sindaco. Sono previsti sorvoli in elicottero nei prossimi giorni da parte del Corpo Forestale dello Stato per avere un quadro più preciso della delicata situazione.

Il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico Regione Marche sconsiglia di programmare escursioni ed ascensioni, canyoning e tutte le attività nell’area interessata per evitare inutili rischi non solo a coloro che si avventurano ma anche ai soccorritori.

Qui le ultime foto delle Svolte riprese in rete:

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Ricordo qui l’elenco dei comuni inclusi nel cosiddetto cratere: Arquata del Tronto (Ap), Acquasanta Terme (Ap), Montegallo (Ap), Montefortino (Fm), Montemonaco (Ap), Montereale (Aq), Capitignano (Aq), Campotosto (Aq), Valle Castellana (Te), Rocca Santa Maria (Te), Accumoli (Ri), Amatrice (Ri), Preci (Pg), Norcia (Pg), Cascia (Pg), Monteleone di Spoleto (Pg).

Ricordando Maria Teresa e la mamma Rita

Ricordando Maria Teresa Carloni e la mamma Rita, di Amatrice, che vado a salutare tra poco nella Parrocchia di Nostra Signora di Coromoto in San Giovanni di Dio.

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« Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine
Vere passum, immolatum in cruce pro homine,
Cujus latus perforatum unda fluxit et sanguine,
Esto nobis praegustatum in mortis examine.
O Jesu dulcis, O Jesu pie, O Jesu, fili Mariae,
Miserere mei. Amen. »

« Ave, o vero corpo, nato da Maria Vergine,
che veramente patì e fu immolato sulla croce per l’uomo,
dal cui fianco squarciato sgorgarono acqua e sangue:
fa’ che noi possiamo gustarti nella prova suprema della morte.
O Gesù dolce, o Gesù pio, o Gesù figlio di Maria.
Pietà di me. Amen. »

L’Ave Verum Corpus, o semplicemente Ave Verum, è un testo eucaristico che viene fatto risalire a una poesia del XIV secolo. L’inno riguarda il credo cattolico della presenza del corpo di Gesù Cristo nel sacramento dell’eucarestia; il significato italiano del titolo è Salve, Vero Corpo.

Questo testo è stato musicato da numerosi compositori; la versione più celebre è certamente l’opera K.618 di Wolfgang Amadeus Mozart.

Notizie dai Sibillini

E’ la faglia del monte Vettore, della mia montagna, quella che è im movimento. Si vede chiaramente nelle foto scattate da un geologo a circa 2000 metri, sul versante umbro, quello che sale da Forca di Presta verso la vetta. Alcune le metto qui, assieme al comunicato ufficiale dell’Ente Parco dei Monti Sibillini che invita a sospendere le escursioni fino all’esaurimento dello sciame sismico in corso. Vale lo stesso ovviamente anche per le escursioni nei parchi della Laga e del Gran Sasso.

Il soccorso alpino e speleologico umbro invita alla massima prudenza nella frequentazione delle montagne nella zona dei Monti Sibillini e della Valnerina.
A seguito degli eventi sismici dei giorni scorsi e delle continue scosse di assestamento gli esperti forniscono alcuni consigli sulla frequentazione delle nostre montagne. «Se nei prossimi giorni andate in montagna, nella zona nord della Valnerina e Monti Sibillini o altre catene dell’Appennino centrale – è spiegato in una nota – è necessario fare molta attenzione.

Sui sentieri c’è il rischio di frane e caduta massi, in particolare bisogna fare attenzione nelle gole o forre. Inoltre nei sentieri sotto alle pareti di roccia o esposti, anche se non si notano pericoli evidenti, potrebbero essere stati resi insicuri dalle scosse».
Viene consigliato di non andare ai laghi di Pilato o sulle creste meridionali dei Sibillini finché non si calmano le scosse di assestamento.
Intanto il Comune di Montefortino – informa il soccorso alpino e speleologico dell’Umbria – ha emesso un’ordinanza per chiudere la strada che collega la frazione di Rubbiano alle gole dell’Infernaccio e alle parti interne.

Questo l’elenco delle zone più a rischio.
Ne vengono contate dieci:

1- tutta la valle del Lago di Pilato; 2- creste del Vettore e del Redentore; 3- tutta la valle di foce di Montemonaco; 4- Lame Rosse; 5- Gole dell’Infernaccio; 6- Monte Priora; 7- Gole dell’Acquasanta di Bolognola; 8- Gole del Fiastrone; 9- strada del Fargno in particolar modo verso Bolognola; 10- strada del monte Sibilla.

Prima di muoversi, dunque, è meglio chiedere informazioni a chi di competenza.

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Don Giovanni D’Ercole, Vescovo

Ho conosciuto don Giovanni D’Ercole quando prestavo servizio in Seminario Romano. Era un grande amico del mio Rettore (Luigi Conti, oggi arcivescovo di Fermo). Don Luigi marchigiano (“vero, del nord” sottolineava talvolta scherzando, perchè diceva che io amavo di più i marchigiani “sporchi”, quelli del Piceno e dei Sibillini) e don Giovanni, di Rendinara, abruzzese, condividevano, dicevano loro scherzando, “la capoccia tosta” e, aggiungo io, un grandissimo amore per la Parola di Dio che a me, prima Diacono, poi giovane Presbitero, li faceva amare entrambi.

Don Giovanni lavorava da poco in Segreteria di Stato, si era sempre occupato di comunicazione, come me, era anche stato, se non mi sbaglio, vice direttore della Sala Stampa della Santa Sede con Giovanni Paolo II e seguiva le attività di Telepace.

Don Giovanni D'Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno
Don Giovanni D’Ercole, Vescovo di Ascoli Piceno

Mi chiamò una volta a condividere assieme a lui il commento di una Ordinazione Presbiterale che si svolgeva a San Pietro in Vaticano, la prima ed unica volta che feci da ‘speaker’ televisivo.

Lo ricordo come una persona semplice, schietta, che sapeva ascoltare e che (cosa non sempre così scontata come dovrebbe essere) metteva la Parola di Dio avanti alle proprie.

Così non mi stupisce oggi vederlo come lo vedo in televisione, tra la sua gente sconvolta dal terremoto. In giro tra la sua gente fin dal primo momento dopo la prima scossa ad Arquata, a Montegallo, nelle frazioni distrutte scavando, cercando, pregando, consolando, portando la Parola di Dio per il conforto di tutti.

Non mi stupisce leggere articoli come quello che gli dedica Repubblica o altri.
Un Vescovo deve confermare nella fede, oltre che vigilare, e don Giovanni, grazie a Dio, di fede ne ha tanta.

Prego per il suo ministero, e per quello dei tanti presbiteri della zona che conosco.
Prego per la gente di quelle terre sconvolte. Per chi è tornato al Padre e per i vivi.