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La Confessione, un incontro ricco di umanità.

Riflessioni di Papa Francesco sulla Riconciliazione

Tante volte si confonde la misericordia con l’essere confessore “di manica larga”. Ma pensate questo: né un confessore di manica larga, né un confessore rigido è misericordioso. Nessuno dei due. Il primo, perché dice: “Vai avanti, questo non è peccato, vai, vai!”. L’altro, perché dice: “No, la legge dice…”. Ma nessuno dei due tratta il penitente come fratello, lo prende per mano e lo accompagna nel suo percorso di conversione! L’uno dice: “Vai tranquillo, Dio perdona tutto. Vai, vai!”. L’altro dice: “No, la legge dice no”. Invece, il misericordioso lo ascolta, lo perdona, ma se ne fa carico e lo accompagna, perché la conversione sì, incomincia – forse – oggi, ma deve continuare con la perseveranza… Lo prende su di sé, come il Buon Pastore che va a cercare la pecora smarrita e la prende su di sé. Ma non bisogna confondere: questo è molto importante.

Misericordia significa prendersi carico del fratello o della sorella e aiutarli a camminare. Non dire “ah, no, vai, vai!”, o la rigidità. Questo è molto importante.

Primo “matrimonio a tre” tra uomini.

Dal matrimonio omosessuale, al poliamore, alla poligamia, alla pedofilia… Se è questo che volete… Queste sono parodie di un matrimonio, fatte solo e soltanto per sminuirne il valore. Il motivo per cui molti poteri le appoggiano, in primis quello economico, è riuscire finalmente a togliersi di torno, in nome dell’esaurimento delle risorse tutte quelle cose come la tutela della maternità, gli assegni familiari, i quozienti, ecc….
Mentre il potere del principe di questo mondo, attivissimo su questo fronte, ha il solito obiettivo, sminuire l’importanza del comandamento di Dio di fronte agli uomini e trascinare con sè quante più anime sarà possibile, prima di quando si esaurirà completamente il suo tempo, e, per chi avrà abboccato, sarà ‘pianto e stridore di denti’.

La Preghiera

Tanti, ma tanti anni fa, lessi i racconti del pellegrino russo. Da allora ho sempre una corona con me, e la utilizzo per recitare la preghiera di richiesta di misericordia… oltre che per meditare i misteri dell’Evangelo del Signore.
L’ultima corona l’ho acquistata ad Assisi, il 4 ottobre dello scorso anno.

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Poichè avevo finalmente trovato il mio maestro e non potendo restare per lungo tempo suo ospite nell’eremo, decisi di trovare una sistemazione lì vicino. Fui assunto in un villaggio poco lontano per tutta l’estate da un contadino per curare il suo orto: potevo vivere tutto solo in una capanna. Avevo così trovato un posto tranquillo dove avrei potuto viverci, esercitarmi e studiare l’orazione interiore. Tornai quindi dallo staretz che mi disse: «D’ora in poi devi accettare la mia direzione con fiducia. Prendi questo rosario. Per cominciare, dirai ogni giorno almeno tremila volte la Preghiera. In piedi, seduto, camminando o coricato, dirai senza posa: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore!”. Dilla a voce bassa, lentamente; ma siano tremila volte al giorno, né più, né meno».

La domenica Laetare, quarta del Tempo di Quaresima o di Passione

L’espressione domenica Laetare indica, nel calendario liturgico della Chiesa cattolica (e la Chiesa anglicana, e molte altre chiese), la quarta domenica della Quaresima.

L’origine dell’espressione deriva dall’inizio (incipit) dell’introito nella messa di tal giorno, che, in latino, inizia con Laetare Jerusalem, che significa: Rallégrati, Gerusalemme.

La domenica Laetare, essendo legata alla data della Pasqua, può cadere in una data compresa tra il 1º marzo e il 4 aprile.

In tale giornata, secondo le regole dei colori liturgici, nella Chiesa cattolica (e nella Chiesa anglicana, e in molte altre chiese), è possibile utilizzare il rosa nei paramenti liturgici, invece del viola, normalmente utilizzato durante la Quaresima.

Inoltre, nel rito romano della Chiesa Cattolica, è possibile ornare l’altare di fiori e usare l’organo anche quando non serve per sostenere il canto.

Secondo Guéranger [leggete lì o anche a questo link dell’antica tradizione della rosa d’oro], con questi segni di allegrezza nella Liturgia, la Chiesa vuole felicitarsi dello zelo dei suoi figli; avendo essi percorso metà del tempo di Quaresima, essa vuole stimolare il loro ardore fino alla Pasqua.

(fonte: Wikipedia)

"Rose-vestment-bishop-willesden" di Timothy Titus - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Rose-vestment-bishop-willesden.jpg#/media/File:Rose-vestment-bishop-willesden.jpg
“Rose-vestment-bishop-willesden” di Timothy Titus – Opera propria.

Dio, ricco di misericordia – Efesini 2,4-10 – Riflessioni sull'Anno Santo

Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini 2,4-10.

Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati,
da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati.
Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù,
per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene.
Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.

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Dio è ricco di misericordia, dives in misericordia, e per la sua grazia ci offre la salvezza in Cristo Gesù. A noi cosa tocca? Credere, convertirci, cambiare tutta la nostra vita secondo la Sua Parola e sperare che al momento opportuno questa promessa si muti in realtà eterna.

Le parole di lettera degli Efesini ci dicono sicuramente una cosa, che Dio, pur non ignorando il nostro peccato e le nostre mancanze, è sicuramente ben disposto verso di noi, o certo non avrebbe lasciato il Suo Unigenito Figlio morire sulla Croce.

Siamo creati, ricreati in Cristo Gesù per le opere buone, abbiamo la possibilità di praticare queste buone opere per rispondere in modo adeguato alla misericordia di Dio.

Misericordia che sì, c’è per sola grazia, ma c’è. E’ una iniziativa di Dio e non della Chiesa? Certo che lo è, la Chiesa, tutta la Chiesa, non fa altro che il suo dovere di annuncio ai peccatori dicendo che questo è un tempo favorevole, questo è un momento di salvezza.

A noi sta di coglierlo nel modo più giusto ed opportuno per la nostra anima. Sapendo che non sono mia ammesse scorciatorie, o soluzioni facili; come non è facile non limitarsi a cercare il perdono per sè, ma piuttosto a diventare perdono per gli altri…

Questa credo, poi certo posso sbagliarmi, come tutti, l’intima ultima intenzione presente nell’animo del Papa Francesco nell’indire un tempo particolare di preghiera e di riflessione sul tema, l’Anno Santo della Misericordia (di Dio, non la sua o della confessione cattolica e basta…).

Rilanciare vecchie condanne e vecchie anatemi, che pure hanno avuto ed hanno ragioni di essere, non mi pare, mi rivolgo a tanti miei fratelli evangelici e riformati, una reazione adeguata.

La sola reazione adeguata a mio parere è cercare il Regno di Dio e la Sua giustizia, invocare la Sua grazia e la Sua misericordia, che arrivano per le strade, le vie, i sentieri disegnati dalla Sua Parola, sentieri su cui si muovono i nostri passi incerti di peccatori. Invocare la grazia e la misericordia di Dio sulle nostre vite assieme agli altri nostri fratelli e sorelle, al nostro prossimo in Cristo Gesù. Farlo insieme, per rendere più forte, decisa e biblica, nel senso di consonante alla verità della Parola, la nostra preghiera.

Che il Signore accresca la nostra fede in Lui, e diminuisca il nostro peccato ed il nostro orgoglio. Amen.

Libertà religiosa, Unioni civili, all'assemblea dell'Alleanza Evangelica

Un appuntamento che segnalo a tutti, anche agli amici della Croce, in particolare la tavola rotonda del 20 marzo, contavo di esserci ma mi tocca il dentista!

Libertà religiosa ieri e oggi

All’assemblea dell’AEI per ricordare gli 80 anni della circolare Buffarini-Guidi

Per ricordare e riflettere sulla libertà religiosa ieri e oggi durante l’assemblea dell’Alleanza Evangelica del 21 Marzo 2015 a Roma (ore 10:15 Chiesa Evangelica “Alfa e Omega”, in Viale Giorgio De Chirico 73) ci sarà un atto di commemorazione per gli 80 Anni della promulgazione della circolare Buffarini-Guidi e i 60 anni della sua abrogazione (1935 – 1955 – 2015) con un intervento del pastore Stefano Bogliolo e con la partecipazione di un Rappresentante del Governo italiano e di diversi leader del movimento pentecostale.

Ricco anche il programma del giorno prima. Venerdì 20 marzo alle ore 17, la Tavola rotonda “Famiglia e riconoscimento delle unioni civili: quale posta in gioco?” condotta dal vicepresidente AEI Leonardo De Chirico vedrà la partecipazione della sen. Monica Cirinnà (PD) e dell’on. Alessandro Pagano (NCD) ed offrirà l’opportunità di presentare il recente volumetto “Unioni civili” (supplemento N. 12 della rivista Studi di teologia, 2014).

Alle ore 18:30 seguirà il confronto su “Sfide e temi per la famiglia cristiana” con qualificati operatori evangelici nel campo della famiglia come Enos Nolli (Gim-Italia), Antonio Amico (Fionda di Davide), Franco Bosio (Vita in famiglia) che evidenzierà quali sfide deve affrontare il discepolato cristiano nella società di oggi. Nell’occasione sarà presentato il progetto ludico-didattico “Famiglia meraviglia” realizzato dal Distretto Sicilia dell’AEI.

SCHEDA

La circolare razziale Buffarini-Guidi e i 20 anni della vergogna

Per lo storico e giurista Giorgio Peyrot la circolare Buffarini Guidi costituiva “il più grave provvedimento di intolleranza religiosa che sia stato mai emanato in Italia dopo l’epopea risorgimentale”. Il pastore Roberto Bracco la ricorda come la decisione politica che come “un fragore assordante” in poco tempo permise la chiusura di quasi tutti i locali di culto, ma anche“arresti dopo arresti, esilio, prigione, processi, rimpatri, minacce e percosse”. [L’antifascista Gaetano Salvemini espresse indignazione per quel provvedimento: “Se si nega ai tremolanti il diritto di tremolare dove va a finire il mio diritto a non tremolare?”.]

Dopo la fine del fascismo e la promulgazione della Costituzione Repubblicana del 1948, la circolare continuò ad essere inesorabilmente applicata.  [Salvemini] Il politico socialista liberale – dalle colonne di periodici come Il Mondo e Il Ponte – fu uno dei pochi a denunciare le gravi discriminazioni che l’Italia repubblicana continuava ad esercitare nei confronti delle minoranze religiose.  Un giornalista olandese inviato nel nostro paese nel 1952 per verificare le condizioni delle minoranze religiose concludeva così il suo rendiconto: “è imbarazzante che in un paese di cultura come l’Italia, funzionari di sicurezza si arroghino il diritto di costringere i cittadini ad adorare Dio nel modo che essi ritengono migliore”. Fu solo nel 1955 che, a seguito della strenua attività di personalità come Peyrot e Rosapepe, la circolare venne definitivamente annullata.

Ma restando vigente sia nell’ultimo decennio fascista, sia nel primo decennio repubblicano la circolare rappresenta un paradigma interpretativo per comprendere la situazione della libertà religiosa nel nostro paese. Infatti nell’Italia repubblicana non c’è stata carenza di lealismo costituzionale pari a quella sperimentata per l’ambito religioso.

Da un lato una Costituzione che garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (Art. 2), sancisce pari dignità sociale a tutti i cittadini senza distinzioni di ordine religioso (Art. 3), impone uno spazio dove tutte le chiese siano “egualmente libere” (Art. 8, comma 1), in qualsiasi forma associata (Art. 19), al riparo da speciali limitazioni (Art. 20). Dall’altro la legislazione e la prassi di origine fascista (Legge dei Culti Ammessi N°. 1159 del 24 Giugno 1929, Regio Decreto del 28 Febbraio 1930) che nonostante i diversi pronunciamenti di incostituzionalità continuano ad essere il riferimento normativo preponderante per l’ambito religioso.

La latitanza della politica per una legge sulla libertà religiosa, permette che persino oggi – a 21° secolo inoltrato – siano possibili obbrobri giuridici fonte di grave preoccupazione dentro e fuori l’Italia. Un esempio è il parere del Consiglio di Stato del 2012 che, per il mero riconoscimento di un ministro di culto, richiede almeno 500 membri, andando ben oltre i propositi della stessa legislazione fascista. Oppure la recentissima legge regionale lombarda: un tentativo pretestuoso di confezionare, all’interno di normative urbanistiche vessatorie, una serie di ostacoli per rendere sempre più difficile, se non impossibile, la realizzazione di nuovi luoghi di culto.

Roma, 14 marzo 2015

Alleanza Evangelica Italiana
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Oltre il formalismo – Geremia 7:1-4

Questa è la parola che fu rivolta dal Signore a Geremia: «Fermati alla porta del tempio del Signore e là pronunzia questo discorso dicendo: Ascoltate la parola del Signore, voi tutti di Giuda che attraversate queste porte per prostrarvi al Signore. Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e io vi farò abitare in questo luogo. Pertanto non confidate nelle parole menzognere di coloro che dicono: Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore è questo!»

La lettura delle Lodi di oggi, tratta dal profeta Geremia, capitolo 7, versetti da 1 a 4.

Assieme alle parole del responsorio breve (Non chi mi dice “Signore, Signore… entrerà nel regno dei cieli”) ci richiamano ad andare oltre all’osservanza formale della legge, alle dispute su formule e confessioni e ad andare alla sostanza della fede. Perchè “chi fa la volontà del Padre mio, entrerà nel Regno dei cieli”.

Il tempio di pietra, a cui fa riferimento Geremia, è destinato a crollare, come le false certezze nella nostra rettitudine e nelle nostre dottrine di uomini. Occorre trasformare il tempio del nostro cuore, lasciare che Dio lo abiti e lo trasformi, e ripartire di la’.

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Una breccia aperta – Luca 18:9-14

Dal Vangelo secondo Luca, 18:9-14

In quel tempo, Gesù disse questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano.
Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore.
Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».

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Gregorio Magno (ca 540-604), papa, dottore della Chiesa – Moralia, 76

Una breccia aperta

Con quale precauzione il fariseo, che saliva al Tempio per farvi la sua preghiera, e aveva fortificato la cittadella della sua anima, si disponeva a digiunare due volte la settimana e pagare le decime di quanto possedeva. Dicendo « O Dio, ti ringrazio » , è ben chiaro che aveva messo in atto tutte le precauzioni immaginabili per prepararsi. Ma lascia una breccia aperta ed esposta al suo nemico aggiungendo: « Che non sono come questo pubblicano ». Così, con la vanità, ha concesso al suo nemico di poter entrare nella città del suo cuore, che pur tuttavia egli aveva chiuso con i chiavistelli dei suoi digiuni e delle sue elemosine.

Tutte le altre precauzioni sono dunque inutili, quando rimane in noi qualche apertura attraverso la quale il nemico può entrare… Il fariseo aveva vinto la gola con l’astinenza; aveva superato l’avarizia con la generosità… Ma quanti sforzi in vista della vittoria sono stati annientati da un solo vizio?! dalla breccia di una sola colpa?!

Per questo, bisogna non soltanto pensare a praticare il bene, ma anche vegliare con cura sui nostri pensieri, per tenerli puri nelle nostre opere buone. Perché se sono fonte di vanità o di superbia nel nostro cuore, combattiamo allora soltanto per vana gloria, e non per la gloria del nostro Creatore.