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Ecumenismo de che? Detto alla romana…

Ecumenismo de che? Detto alla romana…

Un conoscente mi ha chiesto, dopo aver letto il saluto di Papa Francesco al Sinodo Valdese e cose sparse sui giornali delle dichiarazioni di quest’ultima assemblea, se io non ritenessi che si era alle porte di una nuova stagione per l’ecumenismo.

Ecumenismo?
Ecumenismo?

Mi spiace deluderlo, ma non mi sembra proprio. Le chiese valdometodiste, viste le conclusioni anche del Sinodo di quest’anno, ormai sono alla deriva circa la fedeltà alla Parola di Dio, che è la sola fonte della Rivelazione e della Verità per un cristiano degno di questo nome, per un cristiano che crede che In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, è il Verbo era Dio.

In principio era il Verbo ed alla fine pure

In principio era il Verbo ed alla fine pure; perchè il Cristo è l’Alfa e l’Omega. L’Alfa, perchè tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto. E l’Omega, perchè alla fine dei tempi, quando l’Eterno vorrà, tutto sarà ricapitolato in Cristo. Perchè…

Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.

Etica ed ecumenismo

Fine vita, eutanasia, coppie dello stesso sesso, ecc… Caro amico mio hai letto come la pensa in materia la chiesa valdese? Ed hai letto cosa ne dice (nel Catechismo, nei documenti del Concilio, non nelle parole in libertà di qualche vescovo, di qualsiasi colore vestito!) la chiesa cattolica?

Di che ecumenismo parliamo? Ecumenismo rimanda ad una casa comune. Quale casa comune è possibile se nemmeno i ruoli di padre, madre e figlio sono chiari e chiaramente definiti? Oh, intendiamoci. La Parola di Dio li definisce benissimo, ed io a quella sola mi attengo.

L’ecumenismo è un processo. Ma per un cristiano non può esserci altro fine di questo processo che ricapitolare tutto in Cristo e nella Sua Parola.

Tutto il resto sono chiacchiere vane e che allontanano dalla Verità.

Sentieri Antichi d’Avvento

Pubblicata la circolare N. 44 di “Sentieri Antichi Valdesi”. In evidenza questo mese l’articolo: “Una forza e determinazione “violenta” – In un tempo in cui prevale il “buonismo” (finto) e dove il Cristianesimo sembra aver perduto la sua spina dorsale, può essere utile rileggere un testo biblico che, nell’attuale clima, è ritenuto “imbarazzante”. Riguarda quello che disse il Signore Gesù su Giovanni Battista, Suo precursore, ma che Egli estende fino al movimento cristiano. In esso Gesù chiama alla forza, alla determinazione, ad un coraggio che potrebbe essere visto come “violento”, ma che, con le dovute precisazioni, è essenziale “per combinare qualcosa”. Si tratta di una forza e determinazione che lo stesso Gesù è stato il primo a testimoniare. È anche la nostra?

Scaricate la circolare a questo indirizzo, stampatela e diffondetela!

Vallone degli Invincibili, Alpi Valdesi - Foto di Luca Zacchi
Vallone degli Invincibili, Alpi Valdesi – Foto di Luca Zacchi

Ma tu sei valdese? Si, iuxta modum.

Sempre per la serie “A domanda rispondo”, in breve; stavolta il lettore del blog si meraviglia della difformità su alcune tematiche di quanto scrivo io su questo blog e quanto scrive la Tavola Valdese sul settimanale Riforma o scrivono parecchi pastori valdesi e metodisti in rete.

La risposta è si, io sono un cristiano (prima di tutto) biblico, riformato, che fa riferimento per la sua professione di fede, dopo il Simbolo degli Apostoli ed il Simbolo Niceno, ai contenuti della Confessione di fede valdese.

Il problema è che la Chiesa Valdese “ufficiale”, quella governata dalla Tavola, quella del Sinodo di Torre Pellice, a quella confessione (di assoluta fede biblica e di stampo evangelico calvinista) non fa più riferimento.

Quindi come conseguenza io non faccio più riferimento alla Tavola Valdese, ho chiesto ed ottenuto di essere eliminato dall’elenco ufficiale dei predicatori locali che a questa fanno capo.

Posso essere definito Valdese? Si, ma faccio parte con tanti fratelli e sorelle del movimento dei “Sentieri Antichi Valdesi” che si propone di rimanere pienamente fedele a quella confessione di fede.

L’espressione “sentieri antichi” viene da un brano del profeta Geremia, al capitolo 6:

16 Così dice il SIGNORE:”Fermatevi sulle vie e guardate, domandate quali siano i sentieri antichi,dove sia la buona strada, e incamminatevi per essa; voi troverete riposo alle anime vostre!”

Ma quelli rispondono: “Non c’incammineremo per essa!”17 Io ho messo delle sentinelle per voi: “State attenti al suono della tromba!” Ma quelli rispondono: “Non staremo attenti”.

Il pastore Paolo Castellina commenta così questi versetti, faccio mio il suo commento.

Così, di fronte alle abominazioni che commettono e di fronte alle quali sono ciechi, come pure all’imminente annunciato castigo che ostinatamente negano potrebbe avvenire perché per loro “non c’è problema”, il Signore dice loro di “fermarsi” sulle vie larghe che stanno percorrendo (potremmo dire popolari e moderne “strade asfaltate”).

Essi dovrebbero però meglio chiedere dei “sentieri antichi” (o “sentieri del passato”), chiedere dove sia “la buona strada” e tornare ad incamminarsi per essa.

Che senso ha, potremmo però chiederci, abbandonare la via del progresso per tornare alla “scomodità” e “rozzezza” del passato, un “oscuro ed inquietante medioevo” (come dicono alcuni) da celebrare di tanto in tanto o meglio dimenticare? Tornare a quello che alcuni definiscono la situazione idealizzata di un passato “che non è mai veramente esistito”?

Il “progresso” però, quello sì che è un mito. Spesso, infatti, siamo di fronte non ad una evoluzione, ma ad un’involuzione, una degenerazione morale e spirituale di cui non ci su avvede perché ci siamo abituati al presente – sul quale ci concentriamo – e non vediamo le cose “in prospettiva”. È sulla freschezza ed entusiasmo delle vie antiche che troveremo la nostra pace, è tornando al nostro “primo amore” che troveremo quello che oggi ci manca.

L’antico popolo di Dio era ad un bivio e così il profeta li esorta a prendere la via più affidabile, quella tracciata nel passato e che conduce alla vera benedizione.

E’ l’appello che pure risuona nel Deuteronomio: “Ricòrdati dei giorni antichi, considera gli anni delle età passate, interroga tuo padre ed egli te lo farà conoscere, i tuoi vecchi ed essi te lo diranno” (Deuteronomio 32:7).

Essi, però, ostinatamente si rifiutano di incamminarsi per questa via.

Le sentinelle (i veri profeti) suonano l’allarme, ma essi non vi prestano attenzione. È così anche oggi.

Le confessioni di fede di uomini e donne che avevano suggellato con il loro stesso sangue la loro fedeltà alla Bibbia, spesso oggi vengono onorate solo formalmente, relativizzate e disattese per far eco soltanto alle mode culturali ed intellettuali del tempo presente.

Allora la risposta alla domanda: “Ma tu sei valdese?” è “si, ma iuxta modum“. Espressione latina che significa si, ma nel giusto modo di intendere l’essere valdese.

Che significa essere un cristiano (primo) biblico, ossia fedele al principio della Sola Scrittura come fonte della Rivelazione (secondo) come viene espresso dagli antichi simboli della chiesa cosiddetta indivisa (terzo) ed ulteriormente definito dalla confessione di fede di stampo calvinista della chiesa cristiana evangelica valdese (quarto).

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L’umanesimo o Cristo?

Un articolo scritto dal fratello pastore Paolo Castellina, di cui condivido anche le pause e le virgole. Stavo pensando di scriverne uno io e, credetemi sulla parola, tono e concetti erano identici. Nel Giorno della Riforma è perfetto da condividere.

bibbiaaperta

Posso comprendere la reazione dei tradizionalisti cattolici scandalizzati che questo Papa voglia riabilitare “Lutero”! Perché? Perché non si rendono forse ben conto di una cosa, che ora cerco di spiegare.

L’umanismo religioso, in nome della pace, dell’amore e della tolleranza, promuove l’ecumenismo non solo fra le diverse confessioni cristiane, ma anche fra tutte le religioni. Esso le considera, infatti, come espressioni diverse della religiosità umana che dovrebbero, secondo l’ideologia che lo caratterizza, convergere per un comune progetto umanista, riconoscendosi fondamentalmente affratellate.

Sostengono questo umanismo religioso le ali “liberal” delle chiese cristiane che sono riuscite a far salire i loro esponenti ai vertici delle “chiese storiche” e che vorrebbero, inevitabilmente, condizionarle in quel senso. È tipico come questi “liberal” considerino sé stessi come “progressisti” e le loro posizioni “evolute” rispetto alle “vecchie ortodossie” che essi relativizzano.

Sicuramente Jorge Bergoglio è un umanista religioso, se non per convinzione almeno per convenienza, perché ha scoperto come questo umanismo sia in qualche modo compatibile ed anche utile all’ambizione universalista del Cattolicesimo e del Papato stesso (quando si interpreta il titolo e il ruolo di “pontefice” come quello di “costruttore di ponti”). Deve però pagarne anche lui il prezzo, vale a dire la relativizzazione della dottrina cattolico-romana, causando, così, l’ira, l’incomprensione e la confusione dei tradizionalisti cattolici ancorati alla propria identità storica che (non abbracciando l’umanesimo religioso) si sentono traditi da questi stessi loro leader.

In questo senso Jorge Bergoglio può essere definito come un “post-cattolico”, così come i liberal delle chiese protestanti ed orientali sono “post-protestanti” (“post-valdesi”, “post-luterani”, “post-calvinisti”), per non parlare di chi chiama quest’epoca come “post-cristiana”. Non sorprende quindi che tutti questi “post”, condividendo lo stesso umanismo religioso, si sentano affratellati e si ricevano fra di loro con tanto di baci ed abbracci… indipendentemente dalle loro tradizioni.

Interessante, infine, notare come questo umanesimo religioso universalista sia l’ideologia tipica pure della Massoneria, così come è sicuramente inquietante la connivenza (se non l’identificazione) di molti di questi leader religiosi con quest’ultima organizzazione (Bergoglio stesso ed espressamente, ad esempio, gli attuali vertici della Chiesa valdese che notoriamente celebrano la collaborazione di lunga data con la Massoneria, magari in nome del “laicismo” anti-cattolico! …ma queste sono “vecchie” categorie!).

Ecco così che non sorprende come si sentano scandalizzati i cattolici tradizionalisti dagli abbracci del Papa agli “eretici” luterani ed all’onore che egli rende alla figura (dico “figura” e non “sostanza”) di Martin Lutero. Lo stesso, però, vale, dalla nostra parte, della forte critica che noi rivolgiamo come “vecchi” luterani e “vecchi” calvinisti a quei leader che, di fatto, noi consideriamo “pseudo-luterani”, così come consideriamo “pseudo-valdesi” e “pseudo-riformati” i liberal ai vertici dell’attuale Chiesa valdese, esperti ed ingannevoli manipolatori di simboli religiosi e “revisori” della storia stessa.

È per questo che noi evangelici conservatori comprendiamo (anche se non concordiamo sulla sostanza) con i cattolici conservatori, e questo per un solo motivo: né noi né loro condividiamo l’ideologia dell’umanesimo religioso (e non siamo Massoni!). Gli esponenti di quest’ultimo di fatto non verranno a “baciarci ed abbracciarci”, perché sanno che non siamo “dei loro”. Potranno magari per un po’ cercare di sedurci con i loro sorrisi, ma dopo un po’ “per la nostra ostinazione” si allontaneranno condannandoci “offesi” magari come “inguaribili fondamentalisti”, “retrogradi” o chissà che altro.

Chi legge, però, è chiamato a scegliere chi vuole servire: o l’umanesimo religioso, oppure… Quanto a noi evangelici conservatori, diciamo così, continueremo a servire il Cristo annunciato e spiegato dal Nuovo Testamento, sperando e pregando che vi sia chi sappia distinguerlo da tutto “l’ambaradan” religioso del nostro tempo.

Le chiese domestiche – Circolare Sentieri Antichi Valdesi 10/2016

Circolare S. A. V. dell’ottobre 2016

Dedichiamo questo numero della nostra circolare alle chiese domestiche, che davvero in tutto il mondo si stanno dimostrando il presente ed il futuro della Chiesa (ma quella era la forma della chiesa durante i primi secoli del Cristianesimo e la tipica forma delle chiese dell’antico movimento valdese). Le grandi assemblee hanno sicuramente la loro funzione, ma la comunità cristiana domestica è il prezioso nucleo di base dove i singoli credenti (insieme a tutte le persone in ricerca) possono essere interpellati personalmente e curati. I contributi di questo numero provengono da fratelli in fede intervenuti su FaceBook in risposta ad una nostra sollecitazione in questo senso e li ringraziamo. Le chiese domestiche è la strada che vogliamo percorrere soprattutto per chi fra di noi è isolato e non trova una comunità cristiana adeguata nelle sue vicinanze.

Leggete o scaricate questo numero qui

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Cristiani alla carta, ecumenismo alla carta…

Il battesimo di baby Vendola e quei cattolici à la carte

Cattolici alla carta, dice l’articolo. Si prende quello che fa comodo e si butta il resto. Cristiani alla carta, dico io. Ormai le chiese, tutte, ne sono piene.

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Nuove prospettive per l’ecumenismo, dicono e scrivono protestanti e cattolici su Jesus di questo mese, ottobre 2016. Nuove prospettive un accidenti! L’unica prospettiva di chiese di questo tipo è l’apostasia dalla vera fede, dalla fede biblica… Ecumensimo alla carta, anche questo…

Mia figlia Sara ho scelto di non battezzarla da piccola, perchè credo che il Battesimo sia una scelta da fare in modo responsabile ed adulto. E non credo di potermi sostituire a lei nella scelta.

Ma la mia non è una scelta popolare… va di moda il volemose bene, versione alla Papa Francesco o versione Tavola Valdese. Per cui mi ritrovo circondato da presunti amici e conoscenti ufficialmente non credenti,  o diversamente tali, panteisti, misterici, buddisti, mistici, esosterici, cristiani della domenica, che battezzano i figli perchè si fa così, “fanno fare” la comunione e la cresima ai figli (“fanno fare” è giusto, perchè per loro è solo un rito di passaggio, una tradizione ecclesiastica, perchè in buona parte non sanno cosa vuol veramente dire ricevere il Corpo e Sangue del Signore o essere unti dallo Spirito).

Ridicoli loro, ridicoli i preti, pastori e vescovi che glielo consentono, in barba alla legge di Dio, per mantenere la loro “audience”, a spese della fedeltà al Solo Evangelo di Cristo. E poi si lamentano che le loro chiese restano vuote, che i giovani se ne vanno, solo qualcuno, sempre meno torna per il matrimonio (per forza! Alla carta la tappa successiva è quella! La sequela? Questa sconosciuta!), moltissimi per il funerale (nel paese del “Non è vero, ma ci credo“, del “la superstizione è qualcosa che non esiste ma di cui bisogna tener conto“, che altro volevi aspettarti?).

A proposito di “Sola” e di Riforma, non so se lo sapete ma i cinque “Sola” sono diventati quattro su Jesus di ottobre. Sono quattro per don Antonio Rizzolo nell’editoriale, quattro per il pastore Luca Negro, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (tutte ormai di orientamento liberale e molto poco biblico), nell’intervista a pagina 30 e 4 pure per il pastore Eric Noffke, docente di Nuovo Testamento alla Facoltà Valdese di Teologia (intervista alle pagine 33 e 34).

Indovinate quale “Sola” sparisce? Sparisce il “Soli Deo Gloria” ovviamente. Forse perchè fa troppo Antico Testamento, fa troppo Bibbia, fa troppo Santo, Santo, Signore, Signore Dio degli Eserciti… Gli altri quattro si possono manipolare, fondere come scrive qualcuno di loro nelle interviste, la Scrittura si può selezionare, questo si, questo no, il Cristo te lo dipingi come una mamma che ti vuole tanto bene e che ti perdona sempre, perchè sei un pezzo del suo cuore… Scusate il tono sarcastico, ma la cosa mi amareggia non poco.

Che il Signore perdoni i suoi servi infedeli, se vuole. Che il Signore mi dia la forza di mantenermi retto nella fede, dritto sul sentiero antico della Bibbia.

Amen.

p.s. c’è un Cristo senza la Croce sulla copertina di Jesus.  Indicativo, no?

Mia madre e i miei fratelli (Luca 8,19-21)

19 Sua madre e i suoi fratelli vennero a trovarlo; ma non potevano avvicinarlo a motivo della folla. 20 Gli fu riferito: «Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori, e vogliono vederti». 21 Ma egli rispose loro: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

(Luca 8)

bibbiaaperta

Chi sono mia madre (la chiesa) e chi sono i miei fratelli (i discepoli)?

Egli rispose loro: «Mia madre e i miei fratelli sono quelli che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

Perciò, scrivevo ieri commentando quanto scritto da un conoscente valdese, non mi preoccupo più di tanto della sopravvivenza della chiesa valdese (o di altre chiese e/o confessioni) in particolare. Perchè se viene a mancare la fede biblica, se viene a mancare la fede nel principio della Sola Scriptura, se viene a mancare il rapporto vivo, vitale, quotidiano con la Parola di Dio, viene a mancare quello con Cristo.

E chi si stacca da Cristo è come un virgulto che si stacca dalla vite, inevitabilmente prima lentamente avvizzisce e poi muore.

La scelta è se lasciarsi cambiare, convertire, se necessario stravolgere dalle richieste della Parola di Dio o se, al contrario, illudersi di poter fare, noi, il contrario, ovvero credere di poter mutare a nostro piacimento la Parola ed i comandi immutabili di Dio.

Se la scelta è la prima siamo riconoscibili come madre (la comunità, la confessione, la chiesa) e come fratelli, figli nel Figlio (i singoli credenti) di Gesù.

Se la scelta è la seconda, beh, personalmente non mi interessa di viverla. Non ho alcun interesse a far parte o a vivere in una comunità che pensa di poter trattare la Parola di Dio come i poteri di questo mondo trattano tutto il resto, girando parole, discorsi e fatti secondo il loro interesse del momento.

Prego per la conversione di questa chiesa, prego e mi impegno per una sua rinnovata fedeltà alla Parola di Dio, ma, come i profeti, indurisco la faccia, cerco di rafforzare il mio piede e le mie mani, e proseguo per il sentiero antico su cui il Signore mi ha detto di camminare, la via stretta che conduce alla vita. E che il Signore mi aiuti.

Amen.

“L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam e la sua attualità

Un contributo del fratello Paolo Brancè, che ringrazio.

elogio

Cos’è?

L’elogio della Follia o Morias Encomium è un breve scritto satirico del grande umanista rinascimentale Erasmo da Rotterdam (1466/69-1536).

Redatto in forma giocosa e divertente nell’agosto del 1509 a Bucklersbury, Londra sulla base di appunti annotati durante il suo viaggio dall’Italia in Inghilterra. E’ diviso in sessantotto sezioni o brevi capitoli, divisione apportata in una edizione del XVIII sec. Lo storico Delio Cantimori definisce il Morias Encomium uno scritto satirico , che è a un tempo una critica del mondo universitario ed ecclesiastico ed un appello alla vera follia che è quella della fede cristiana.

Si suole dividere “l’Elogio della Follia” in due blocchi:

1° il più vasto, destruens,(1-60), in cui prevale una grande capacità sapientemente descrittiva in chiave satirica;

2° Una parte finale, molto esigua, “costruens”, in cui Erasmo fa l’elogio della vera follia, ossia la follia della croce.
erasmo
Che cosa Erasmo hai inteso perseguire con il suo “Morias Encomium”?

Si può ragionevolmente affermare che Erasmo ha voluto denunciare la falsa apparenza e i falsi valori, ricercando il volto autentico dietro la maschera: ” L’intera vita umana non è altro che uno spettacolo in cui, chi con una maschera, chi con un’altra , ognuno recita la propria parte, finchè, a un cenno del capocomico, abbandona la scena. Costui, tuttavia, spesso lo fa recitare in parti diverse, in modo che chi prima si presentava come un re ammantato di porpora, compare poi nei cenci di un povero schiavo. Certo, sono tutte cose immaginarie; ma la commedia umana non consente altro svolgimento”(cap.XXIX).

Sono evidenziate due immagini simmetriche e opposte: sapiens/insipiens: la scoperta al di là dell’apparenza e della maschera, dell’altra faccia. Erasmo espone in tono scherzoso ciò che ha detto in modo più serio nel “Manuale del Soldato Cristiano”: l’antitesi Stulticia/Sapientia diventa il rapporto dialettico fra la follia della croce e la sapienza umana.

La protagonista dell’opuscolo satirico è una signora che, secondo il linguaggio mitico-allegorico è identificata con la dea Follia, che, compiacendosi di se stessa, arringa una folla di iniziati divertiti dalla sua capacità oratoria. In realtà, la Follia ha le sembianze rinascimentali del buffone di corte che porta il classico berretto a sonagli , un birbone arguto e astuto che sa ironicamente ridere di se stesso e della umane facezie impunemente (cap. II).

Tutta l’esposizione oratoria della Follia è un crescendo di ironiche battute sull’impudenza del genere umano, toccando le parti più raffinate e aristocratiche della scala sociale per poi arrivare a declamare la vera pazzia dell’uomo che abbraccia la fede cristiana.

In un crescendo di battute ironiche e mordaci su ciò che è follia, l’istrione parla di alcune fasce d’età, soprattutto la vecchiaia, per poi ironizzare sulla dura fatica dello studioso alla ricerca della vera sapienza. Viene citata l’amicizia come un sentimento appartenente ai folli, così come anche il matrimonio.

Senza la Follia, nessuna società, nessun legame potrebbe durare felicemente:”Il popolo, si stancherebbe del principe, il servo del suo padrone, la serva della padrona, il maestro dello scolaro, l’amico dell’amico, la moglie del marito, il locatore, del locatario, il compagno del compagno, l’ospite dell’ospite, se volta a volta non si ingannassero a vicenda, ora adulandosi, ora facendo saggiamente finta di non vedere, ora lusingandosi con il miele della Follia”(Cap.XXI).

Nel Cap. XXXI vi è forse la punta più alta della descrizione del folle, descrivendo situazioni grottesche e paradossali. La Follia si presenta come elargitrice di spensieratezza, tanto da far dimenticare i malanni, esaltando i piaceri a tal punto che nessuno vuole lasciare la vita, neppure quando resta poco da vivere e la vita stessa viene meno. Nel Cap. XL la Follia approda nei lidi delle pratiche religiose, esaltando la classe sacerdotale, che sa trarre guadagno dalla divulgazione di riti fantastici che rende folli al pari di loro chi ascolta: ” … E’ sena dubbio della mia pasta la schiera di quegli uomini che si divertono ad ascoltare o narrare storie di miracoli o di prodigi fantastici e non si stancano mai di ascoltare favole in cui si parla di eventi portentosi, di spettrin di fantasmi, di larve, degli inferi, e delle innumerevoli cose del genere. Quanto più la favola si scosta dal vero tanto più volentieri ci credono, tanto più voluttuosamente le loro orecchie ne sono sollecitate. Di qui, non solo un apprezzabile passatempo contro la noia, ma anche una fonte di guadagno specialmente per i sacerdoti e i predicatori”(Cap.XL).

Negli ultimi sei capitoli Madonna Follia compie la metamorfosi finale. Essa diviene la Follia della Croce. Ciò conferisce al libro una mordace satira contro la stoltezza umana dalla più grossolana alla più sofisticata. Prima di enunciare la Follia della Croce, Erasmo lancia dardi infocati contro i teologi che dibattono sulla Eucaristia, cercando di capire come gli accidenti sussistono senza sostanza, sciorinado sofisticate inezie crica la quiddità e le entità.

Sarcastica è la battuta pungente di Erasmo:
” …. C’è tanta erudizione, tanta astrusità, che, secondo me, persino gli Apostoli, se si trvovassero a dover discutere on questi teologi di nuovo genere, avrebbe bisogno di un secondo Spirito Santo.”(cap. LIII).

Non sono esenti da parole mordaci di disapprovazione neppure i sommi pontefici, i cardinali e i vescovi, i quali vivono da veri e propri principi gaudenti .
Dice Follia: “….Già da un pezzo i Sommi Pontefici, i Cardinali, e i Vescovi, hanno preso con impegno a modello di genere di vita dei principi, e con successo forse maggiore. Certo, se uno riflettesse sul significato della veste di lino, splendida di nuovo candore, simbolo di una vita, senza macchia, e pensasse a quelle della mitra a due punte riunite in un solo nodo a indicare una perfetta conoscenza del Vecchio e Nuovo Testamento o dell mani coperte da guanti, segno della purezza, immune da ogni umano cedimento, con cui vengono amministrati i sacramenti, se si chiedesse che vuol dire il pastorale, simbolo della cura estrema con cui si veglia sul proprio gregge, se, dico, si riflettesse su queste cose e su molte altre del genere, che vita sarebbe la sua piena di malinconia e di affanni! Bene fanno quelli che pensano soltanto a ingozzarsi e le cure del gregge o la rimettono a Cristo stesso, o la scaricano su coloro che chiamano fratelli vicari….” Cap.LVII).

Contro le istituzioni ecclesiastiche che abusano dell’Evangelo, riducendolo a una mercanzia e a oggetto di dissertazione filosofica, Erasmo pone il lettore di fronte al paradosso evangelico della Prima epistola ai Corinzi: la follia della croce è saggezza e la saggezza umana è follia.

E’ follia per Erasmo, biasimandole, le indulgenze o la sciocca credenza dei miracoli, l’adorazione dei Santi. La teologia scolastica è disapprovata, perché tende a spiegare con sofisticherie teologiche cose che non possono mai essere umanamente comprese. Riportando alcune espressioni paoline della prima lettera ai Corinzi, Erasmo vuole inneggiare alla vera Follia: ” La pazzia di Dio è più savia di quella del mondo” o ” Il messaggio della Croce è follia per quelli che periscono, ma per coloro che sono sulla via della salvezza è potenza di Dio” (1^ Cor. 1:18,25).

La follia cristiana è uscire fuori di se stessi, che porta alla liberazione dalla terra. Tuttavia, uscire fuori dalla terra, ossia esserne liberato, non vuol dire oziare, impigrirsi. Il Cristiano si butta a capofitto in ogni opera umana, ma con distacco.

Erasmo guarda l’uomo del suo tempo come un folle che guarda se stesso in uno specchio con aria problematica. Ogni uomo è folle, conclude Erasmo, compreso se stesso. Questa intuizione porta a sorridere di se stesso, che non è scherno, ma piuttosto pietà e speranza,, la quale speranza rende l’uomo veramente folle l’uomo con la speranza cristiana, ribaltando i valori umani e rendendo i l cristiano vivo e operante nel mondo, ma anche distaccato da esso, vivendo il suo pellegrinaggio terreno sulle tracce di colui che percorse la via dolorosa.

Erasmo finisce il suo Elogio, così come lo ha iniziato, scherzando e ridendo, commiatandosi dai suoi spettatori come un giullare di corte, inchinandosi davanti a essi, avendo divertito la platea:

“…. Vedo che aspettate una conclusione, ma siete proprio scemi, se crede che dopo essermi abbandonata a un simile profluvio di chiacchiere io mi ricordo di ciò che ho detto. C’è un vecchio proverbio che dice- odio il convitato che ha buona memoria-. Oggi ce n’è un altro : “odio l’ascoltatore che ricorda- Perciò addio! Applaudite, vivete, bevete, famosissimi iniziati alla follia”(Cap.LXVIII).

Attualità dell’Elogio della Follia.

L’Elogio della Follia, sebbene, sia un testo satirico della società religiosa e culturale rinascimentale (redatto otto anni prima dell’opuscolo-denuncia delle Novantacinque tesi di Lutero), aspramente critico della prassi religiosa popolare, basata sulle indulgenze, sulla ricerca del miracoloso, sul culto dei santi e , soprattutto, sul culto mariano, di gran lunga superiore del culto cristiano, esso si rivela essere un testo di grande attualità.

Sono trascorsi cinque secoli dalla sua stesura e pubblicazione senza che il tempo abbia oscurato l’arguta e pungente ironia nei confronti dell’istituzione ecclesiale, i cui rappresentanti (pontefici, cardinali e vescovi) si ammantavano di abiti regali, simboli del potere temporale e della corruzione che ne consegue, a causa della sua collusione con la finanza e i poteri forti della politica, incoraggiando e promovendo forme di religiosità popolare superstiziosa e idolatra con la complicità di sacerdoti compiacenti.

“….Vi rende conto, suppongo, di quel che mi deve questa specie di uomini, che, esercitando tra i mortali una sorta di tirannia attraverso cerimonie da burla, ridicole sciocchezze e urla incomposte, si credono de nuovi San Paolo e Sant’Antonio”(Cap. LIV).

Di più: “… il negoziante, il soldato e il giudice, rinunciando a una sola monetina dopo tante ruberie, credono di avere lavato il fango di una intera vita e ritiene che tanti spergiuri, tanta libidine, tante ubriacature, tante risse, tante imposture, tante perfidie, tanti tradimenti, siano riscattati come in base a un regolare patto, e riscattati al punto da potere ricominciare da zero una nuova catena di delitti.Roba da matti! Persino, io mi vergogno. Sono cose, tuttavia, che godono l’approvazione non solo del volgo, ma anche di chi propina insegnamenti religiosi. O non è forse lo stesso caso di quando ogni regione reclama il suo particolare santo protettore, ognuno con i suoi poteri, ognuno venerato con determinati riti? Questo fa passare il mal di denti, quello assiste le partorienti. C”è il santo che fa recuperare gli oggetti rubati, quello che rifulge benigno al naufrago , un altro che protegge il gregge”(Cap.LV).

Tuttavia, “l’Elogio della Follia” va letto anche come testo satirico nei confronti dell’odierno evangelismo nelle sue diverse componenti strutturali: l’Evangelismo liberale e l’Evangelismo fondamentalista.

Il primo è rappresentato dai Valdo-Metodisti e Battisti dell’UCEBI e dai Luterani, i cui rappresentanti, indossando l’abito del cattedratico, si compiacciono sciorinare complessi teoremi filosofico-teologici, umiliando e sabotando la semplicità della tradizione apostolica. Contro di loro Madonna Folli scaglia i suoi micidiali strali:

“…. Quanto ai teologi, forse meglio farei a non parlarne, evitando di suscitare un simile vespaio e di toccare quest’erba puzzolente, perché altezzosi e litigiosi come sono, non abbiano ad assalirmi a schiere con centinaia di argomenti, costringendomi a fare ammenda. Ché, se mi rifiutassi, mi accuserebbero senz’altro di eresia, questo essendo il fulmine con cui di solito atterriscono, chi non gode le loro simpatie. Eppure, ancorché siano i meno propensi a riconoscere i miei meriti nei loro confronti, anche loro, e di non poco, mi sono debitori: devono a me quell’alta opinione di sé che li rende felici, come se il terzo cielo fosse la loro dimora e li induce a guardare dall’alto in basso con una sorta di commiserazione tutti gli altri mortali, quasi animali che strisciano a terra, mentre loro trincerati dietro un valido esercito di magistrali definizioni , conclusioni, corollari, proposizioni esplicite ed implicite, a tal segno abbondano di scappatoie da poter sfuggire anche alle reti di Vulcano con distinzioni che recidono ogni nodo con una
Facilità che neppure la bipenne di Tenedo possiede, inesauribili nel coniare termini nuovi e parole rare…… C’è tanta erudizione, tanta astrusità, che, secondo me, persino gli Apostoli, se si trovassero a dover discutere con questi teologi di nuovo genere, avrebbero bisogno di un secondo Spirito Santo“(Cap.LIII).

Il secondo, l’Evangelismo fondamentalista, una buona parte del quale è rappresentato da religiosi prezzolati, ignoranti, senza arte né parte. Insuperbiti della loro ignoranza, credendo che sia sapienza, uccidono l’anima di molte persone pie. Follia grida indignata contro di loro:

“…. Quasi altrettanto felici sono coloro che comunemente si fanno chiamare religiosi e monaci, usando, in entrambi i casi, denominazioni quanto mai false…. Pur essendo questa genìa a tal segno detestata da tutti, che persino un incontro causale con qualcuno di loro è ritenuto di malauguri, si cullano tuttavia nell’illusione di essere chissà che cosa. In primo luogo ritengono il massimo della pietà consista nell’essere tanto ignoranti da non sapere neppure leggere. Poi, quando con la loro voce asinina ragliano i loro salmi, di cui sono in grado di indicare a memoria il numero d’ordine senza peraltro capirli, sono convinti di accarezzare in modo dolcissimo le orecchie degli dèi. Né mancano quelli che vendono a caro prezzo il loro sudiciume e il loro andare mendicanti, dinanzi alle porte chiedono il pane, emettendo muggiti lamentosi …… Così , queste carissime persone, dicono di darci una immagine degli Aposotli con la loro sporcizia, con la loro ignoranza, con la loro rozzezza, con la loro impudenza”(Cap.LIV).

Interessante è l’analogia delle vecchie, vuote e inerti predicazioni dei monaci rinascimentali con la vacuità retorica di predicatori evangelici che recitano a soggetto:

“….Eppure, quale commediante, quale ciarlatano andresti a vedere a preferenza di costoro, quanto a predica si esibiscono in tirate retoriche, che, pure nella loro assoluta ridicolaggine, si attengono nel modo più spassoso alle norme sull’arte del dire tramandate dai Maestri? Dio immortale! Come gesticolano! Come si spenzolano verso l’uditorio! Come mutano espressione! Come punteggiano tutto con urla ….. Ho sentito con le mie orecchie un esimio stupido, scusate, volevo dire dotto, che, in una predica famosissima, dovendo spiegare il mistero della Trinità, volendo far cosa che suonasse gradita all’orecchio dei teologi, e mettere al tempo stesso in mostra la sua non comune dottrina, si dette a battere una strada affattonuova; partì dalle lettere dell’alfabeto , dalle sillabe, dal discorso, dalla concordanza del nome con il verbo e dell’aggettivo con il sostantivo, tra la meraviglia de più, anche se non mancava qualcuno che borbottava tra sé le parole di Orazio: << ma cosa approdano queste scemenze?>>”(cap. LIV).

Certo, l’Elogio della Follia suscitò allora la disapprovazione del Papa tiranno, di pessimi monaci e di teologi pedanti, offesi dalla libertà di linguaggio di Erasmo.

Ma questo è il rischio che deve essere messo in conto da coloro che, consapevoli della violenza arrecata all’evangelo dai mercanti di religione, non indietreggiano, ma coraggiosamente urlano indignati con Habacuc: “Violenza!!!”.

A proposito di morti e di valdesi

Coloro invece che, facendo ciò che è male, cadono anche nell’abitudine cattiva in modo che la stessa assuefazione al male non permette loro di vedere che è male, diventano difensori delle loro male azioni e si arrabbiano quando sono ripresi… Individui siffatti, oppressi dalla cattiva abitudine, rassomigliano a dei morti sepolti. … Il pesante masso posto sul sepolcro rappresenta la penosa potenza dell’abitudine poiché opprime l’anima e non le permette né d’alzarsi né di respirare. …

Ascoltiamo dunque, carissimi, queste verità in modo che quelli che vivono continuino a vivere e coloro che sono morti tornino a vivere. … Che tutti facciano penitenza. …

(Agostino di Ippona)

pinerolo2007 246

Nelle ultime settimane questo blog si è occupato molto della Chiesa Valdese e delle discussioni al Sinodo. Discussioni non commentate ovviamente, perchè la Chiesa in questione, nella sua parte ufficiale, fa a gara a fare finta che non esista dissenso al suo interno, ignorando completamente qualsiasi voce critica, che sia nelle Valli o altrove. Una sorta di damnatio che riguarda il movimento dei Sentieri Antichi Valdesi e tutto ciò che a questo è collegato o che da esso è derivato nel tempo.

Però leggono evidentemente. E oggi un pastore valdese ha risposto ad un mio post, anzi ad un mio tweet. Ma attenzione, che non riguardava il Sinodo, la fede, la Bibbia, ma la mia critica ad una decisione europea (quella di marchiare i prodotti israeliani che vengono da certa area) che ho trovato e trovo antisemita e di nazista memoria. Il pastore in questione, come molti pastori su posizioni simili a quelle dei centri sociali e della sinistra estrema, filopalestinesi a prescindere, su questo mi ha replicato.

Altri due casi nel più o meno recente passato hanno riguardato due altri pastori, sul tema dei falsi matrimoni dello stesso sesso e di una proposta di referendum.

Morti, tanti pastori valdesi, alla fede proclamata nella confessione alla fede, pragmaticamente scettici di fronte alla Sola Scriptura che pure dovrebbe essere il centro della loro fede, che nulla sembrano avere a che dire sul tema, ma svegli, sveglissimi, quando si toccano gli interessi di quello che è il loro “pubblico di riferimento sociale”, quelli che danno loro l’8 per mille… Perchè è il sociale, solo il sociale, quello che interessa loro. Essere parte di quello che a loro pare progresso, ma che a me, fa sempre più spavento. Perchè vuole fare a meno di Dio. Vuole trasformare, sempre di più, l’uomo nell’unico dio di sè stesso.

Così non parlano di fede, e mettono massi sulla bocca di chi vuole farlo, vogliono tenerlo nel sepolcro che molto zelantemente gli hanno preparato e dove cercano di spingerlo…

Il pesante masso posto sul sepolcro rappresenta la penosa potenza dell’abitudine poiché opprime l’anima e non le permette né d’alzarsi né di respirare. …

Ma non si accorgono che nel sepolcro, sempre di più, ci sono loro. E si stanno tanto abituando a respirare quei miasmi che nemmeno si accorgono più di dove sono, e dove stanno trascinando tanti…

Preghiamo ed ascoltiamo la Parola di Dio…

in modo che quelli che vivono continuino a vivere e coloro che sono morti tornino a vivere. … Che tutti facciano penitenza. …

La Cristianità arretra

“Siamo reduci da due secoli e mezzo almeno di ottimismo scientifico, razionalismo , e di attacchi sempre più netti, sempre più totali allo spirito, alle religioni rivelate, a Dio stesso, passando per la fase del deismo settecentesco, ossia dell’idea di un architetto universale che, forse, ha creato il mondo per poi abbandonarlo a se stesso. L’obiettivo privilegiato fu sempre la Chiesa cattolica, “l’infame” da schiacciare , secondo Voltaire, l’unica entità , insieme con i suoi fedeli, alla quale non applicare i nuovi principi della tolleranza diffusi da John Locke in Inghilterra. Missione compiuta, ci sarebbe da dire, verificando lo stato deplorevole in cui versa non solo la fede, ma innanzitutto la dottrina , la teologia e la struttura del cattolicesimo.

Quanto al protestantesimo, è stato un ottimo compagno di strada delle nuove idee per alcuni secoli, poi, ridotto ad un involucro vuoto e privo di presa popolare, è stato abbandonato al suo destino. Paradossalmente, Martin Lutero è oggi rivalutato dal dissanguato cattolicesimo vaticano contro cui il monaco tedesco insorse e protestò, sino all’incredibile annunciata presenza del vescovo di quella Roma peccaminosa e diabolica, mercante di indulgenze , alle celebrazioni per i cinquecento anni dalle 95 Tesi appese nel 1517 sul portone della cattedrale di Wittenberg, requisitoria spietata e violentissima contro  la cattolicità .  Neanche gli eretici sono più tali…

Nietzsche , di estrazione luterana, scrisse di poter credere solo ad un Dio che danza, i teologi odierni si lambiccano il cervello tra paroloni comprensibili solo nella strettissima cerchia degli iniziati ( altro paradosso di una cristianità che tutto fu fuorché astratta speculazione intellettualistica ) o scorciatoie come quelle del di Karl Rahner sul cristianesimo inconsapevole. Per essere salvato da un Dio, tuttavia, il nostro universo culturale deve smascherare fino in fondo imposture , ascendenze e derivazioni del male presente, per scegliere con decisione una strada nuova, che dovrà essere indicata dalla cultura , e poi percorsa dalla comunità e da una politica che smetta di essere amministrazione o registrazione giuridica dei fatti economici e civili. Una pista è quella indicata da Eric Voegelin, un modello culturale potrebbe essere l’ultimo gigante cristiano del pensiero, Soren Kierkegaard.”

Siamo orfani delle chiese ufficiali, sperdute in mari tempestosi dove non sanno più orientarsi. Perduti l’astrolabio ed i portolani, incapaci di usare il sestante, navigano a vista e danno per perduta la rotta d’ Europa e d’Occidente. Forse per questo si sono accodate con foga da neofiti al fronte immigrazionista: abolire gli europei attraverso la sostituzione biologica è probabilmente una sottile vendetta per l’incredulità nostra, ma , come capì Thomas Stearns Eliot, è la Chiesa, sono le chiese ad avere abbandonato il loro popolo, lasciato solo senza un Dio

Articolo completo qui!

Vi invito a leggere un articolo, molto lungo e complesso, ma ben scritto, dal giornalista Roberto Pecchioli, apparso sul sito di Maurizio Blondet.  Il titolo è “Solo (un) Dio ci può salvare“.

Ovvio che il discorso è rivolto principalmente da un lato al cattolicesimo, dall’altro al protestantesimo cosiddetto moderno e liberale (in Italia rappresentato dalla Tavola Valdese e Metodista, dai Luterani della CELI, dai Battisti dell’UCEBI). Ci sono chiese e credenti che rimangono fedeli alla Sacra Scrittura e si sforzano di mantenere una fede rigorosamente biblica, di testimoniare (la prima lettura proposta oggi dal Lezionario, 1 Corinti 3:18-21) la pazzia di Dio e della Sua Croce come unica ragionevolezza, di gettare le reti (Luca 5:1-11, il Vangelo odierno) solo e soltanto sulla Sua Parola.

pinerolo2007 246