Archivi categoria: Vangelo del giorno

Mercoledì dell’Ottava di Pasqua, tre porte in Una

Mercoledì dell’Ottava di Pasqua, tre porte in Una

Χριστός ἀνέστη
Ἀληθῶς ἀνέστη

Il Signore è Risorto
E’ veramente Risorto

La Parola

Guarigione di uno zoppo
At 4:9-22; 9:32-35; 14:8-10

1 Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera dell’ora nona, 2 mentre si portava un uomo, zoppo fin dalla nascita, che ogni giorno deponevano presso la porta del tempio detta «Bella», per chiedere l’elemosina a quelli che entravano nel tempio. 3 Vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, egli chiese loro l’elemosina.

4 Pietro, con Giovanni, fissando gli occhi su di lui, disse: «Guardaci!» 5 Ed egli li guardava attentamente, aspettando di ricevere qualcosa da loro. 6 Ma Pietro disse: «Dell’argento e dell’oro io non ne ho; ma quello che ho, te lo do: nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, cammina!» 7 Lo prese per la mano destra, lo sollevò; e in quell’istante le piante dei piedi e le caviglie gli si rafforzarono. 8 E con un balzo si alzò in piedi e cominciò a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.

9 Tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Dio; 10 e lo riconoscevano per colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta «Bella» del tempio; e furono pieni di meraviglia e di stupore per quello che gli era accaduto. 11 Mentre quell’uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.

Mercoledì dell'Ottava di Pasqua, tre porte in Una
Mercoledì dell’Ottava di Pasqua, tre porte in Una

Il commento

Guarigione in tre atti, quella dello storpio alla porta detta “Bella”.

Primo atto, primo momento, primo elemento. Porta della Presenza.
Si entra alla Presenza del Padre. 

Perchè “Bella”? Non semplicemente perchè era quella dove i poveri potevano chiedere l’elemosina a quelli che entravano nel tempio ma perchè si riteneva che la Skekhinah, la Presenza Divina, si manifestasse a questa porta e da questa porta, detta anche Porta d’OroSha’ar Harachamim,  ovvero Porta della Misericordia, secondo il profeta Ezechiele sarebbe transitato il Messia. In arabo è chiamata anche Porta della Vita Eterna.

1 Poi egli mi ricondusse verso la porta esterna del santuario, che guarda a oriente. Essa era chiusa. 2 Il SIGNORE mi disse: «Questa porta sarà chiusa; essa non si aprirà e nessuno entrerà per essa, poiché per essa è entrato il SIGNORE, Dio d’Israele; perciò rimarrà chiusa. 3 Quanto al principe, siccome è principe, potrà sedervi per mangiare il pane davanti al SIGNORE; egli entrerà per la via del vestibolo della porta e uscirà per la medesima via».

(Ezechiele 44)

Riepilogando, secondo la tradizione ebraica, quando il Tempio fu distrutto, la presenza divina (Shekhinah), che dimorava nel Sancta Sanctorum, se ne andò attraverso la Porta d’oro e proprio da lì rientrerà quando il Tempio sarà riedificato.
Secondo la tradizione cristiana lo stesso avverrà con il Secondo Avvento di Cristo mentre i Vangeli riportano come Gesù già fece attraverso questa porta il suoIngresso in Gerusalemme (Baioforos) il giorno della Domenica delle Palme.
Nel testo greco di Atti 3 la porta è indicata con il termine tecnico specifico di Oraia (Ωραια=bella), ossia quella porta che si trovava non all’entrata del recinto sacro, com’è oggi, bensì all’interno e precisamente nell’Atrio delle donne. Una cattiva traduzione dal greco al latino deve aver fatto nascere, per assonanza della parola oraia con aurea, la denominazione di T.

La comunità musulmana la temeva e la teme. Solimano il Magnifico nel 1541 la fece sigillare. E la comunità musulmana vi fece costruire di fronte un cimitero! E continua ad essere chiusa…

800px-Jerusalem_Goldenes_Tor_um_1900

Secondo atto, secondo momento, secondo elemento. Porta della Misericordia.
Si riceve nuova vita dal Figlio. 

Tornando alla guarigione in tre tempi, perchè all’Ora Nona, alla Porta della Presenza Divina? Perchè il Messia si era manifestato, nella persona del Figlio, di Gesù Cristo, che proprio all’Ora Nona aveva reso lo Spirito al Padre, e che era Risorto, comunicando lo Spirito agli Apostoli che ora, in virtù di quello stesso Spirito e per la fede nel Risorto, possono compiere le Sue stesse opere di guarigione.

La Porta di Misericordia non è più tale per una semplice elemosina in beni terreni, in denaro, ma perchè, passando attraverso lo stesso giogo per cui è passato il Cristo, si acquista una nuova vita. Sia l’Apostolo, che diviene capace di agire in Suo Nome, sia il misero, che viene risanato e restituito a nuova vita.

“Guardaci!” dicono Pietro e Giovanni allo storpio. Guardaci, riconosci in noi il Cristo che agisce, abbi fede in Lui e sarai guarito. La fede in Lui guarisce, non quella in Pietro o Giovanni, nè tantomeno quella nell’oro o nell’argento. Lui li guarda, ma nel modo sbagliato. Allora è la mano di Pietro, la mano del Cristo che agisce attraverso Pietro, che si china su di lui e lo rialza.

Così, con la guarigione piena dello storpio, non per oro ed argento, ricchezze di questo mondo, che non interessano nè mai devono interessare ad un cristiano, si chiude il secondo tempo dell’episodio di Atti 3 che leggiamo oggi (versetti 4-8). Si chiude con il non più storpio che entra nel Tempio, alla Presenza divina, sottolinea Luca, autore degli Atti, camminando, saltando, lodando Dio! Tre azioni, tre sottolineature che stanno ad indicare come l’incontro con il Cristo trasformi completamente. E come l’incontro con il Cristo sia in grado di rimetterci alla Presenza di Dio, del Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito. Tutti e tre presenti in questo episodio.

Terzo atto, terzo momento, terzo elemento. Porta della Vita Eterna.
Si riconosce l’azione dello Spirito e lo si invoca. 

9 Tutto il popolo lo vide che camminava e lodava Dio; 10 e lo riconoscevano per colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta «Bella» del tempio; e furono pieni di meraviglia e di stupore per quello che gli era accaduto. 11 Mentre quell’uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.

Il momento dello Spirito.

Tutti vedono un uomo, che era storpio, che non aveva nulla, completamente trasformato, che manifesta questo passando sotto la porta che prima lo vedeva immobile e seduto a terra, incapace di agire se non chiedendo pietà.

Il popolo lo vede, lo riconosce. E vede Pietro e Giovanni perchè, dice Luca, quell’uomo, che tramite loro aveva incontrato la Presenza di Dio Padre nella Misericordia di Dio Figlio che lo aveva guarito, ora se li tiene stretti.

E come se li tiene stretti? Come ciascuno di noi, incontrata la Misericordai del Figlio, può tenersi stretta la Presenza del Padre che agisce? Attraverso la preghiera incessante allo Spirito. Attraverso una preghiera incessante, fedele, gioiosa che renda presente Dio agli altri.

Non solo e non tanto con gesti plateali o che cercano lo stupore, ma proprio così, tenendosi stretto il Signore, tenendosi stretta la Sua Parola, facendo percepire agli altri sempre, nella gioia come nel dolore, che senza Parola non può stare, che senza Parola la sua vita perde di senso, che senza Parola non sa saltare gli ostacoli che la vita di ogni giorno gli pone, che senza Parola non sa nemmeno camminare per le strade di questo modno, che si perde, si smarrisce.

L’uomo non più storpio ora pende dalle parole di Pietro e Giovanni perchè le loro sono la Parola di Dio fatta carne attraverso la Morte e la Resurrezione del Cristo. L’uomo non più storpio si tiene stretta la Parola di Dio invocando lo Spirito sulla sua vita, sul suo ascolto, sulle proprie azioni.

E quando un uomo fa così gli altri lo vedono, lo percepiscono, si aprono anche essi all’azione di Dio.

Conclude Luca che “11 Mentre quell’uomo teneva stretti a sé Pietro e Giovanni, tutto il popolo, stupito, accorse a loro al portico detto di Salomone.“.

Che anche noi, fratelli e sorelle, possiamo far parte di quel popolo stupito. Che anche noi, fratelli e sorelle, possiamo invocare lo Spirito con quella stessa fede. Che anche noi, fratelli e sorelle, che riempiamo il portico di Salomone, possiamo esser guariti, sciolti dai legami che ancora ci tengono stretti al peccato del mondo.

Tre porte in Una.

«In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.»
(Giovanni 10,7)

Amen.

Χριστός ἀνέστη
Ἀληθῶς ἀνέστη

Il Signore è Risorto
E’ veramente Risorto

Martedì dell’Ottava di Pasqua

Martedì dell’Ottava di Pasqua

Χριστός ἀνέστη
Ἀληθῶς ἀνέστη

Il Signore è Risorto
E’ veramente Risorto

Martedì dell'Ottava di Pasqua
Martedì dell’Ottava di Pasqua

La Parola

36 Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

Le prime conversioni
Za 12:10; Gv 16:8; At 4:4, 32-37; Lu 5:10
37 Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?»
38 E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. 39 Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà». 40 E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione».
41 Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone.

(Atti 2)

Nel martedì dell’Ottava di Pasqua continua la lettura della professione di fede di Pietro a Pentecoste. Obbedendo al comando che gli era stato dato Pietro predica ai fratelli ed alle sorelle il Vangelo:

– la necessità di conversione, di cambiamento di vita (Ravvedetevi)
– la necessità di ricevere il Battesimo nel nome di Cristo Gesù, ovvero la necessità di cambiare completamente il senso della propria vita; di spogliarsi delle vesti del mondo e rivestirsi della tunica inconsuntile del Cristo; di fare una decisa scelta di campo;
– la necessità di ricevere lo Spirito di Dio, per poter guardare alla vita ed al mondo con lo stesso Suo sguardo.

Pietro sa, per l’esperienza direttamente fatta, soprattutto nel corso del tempo di Passione, che non è affatto facile questo, ma Pietro sa anche che è l’unico modo per salvarsi.

«Salvatevi da questa perversa generazione».

La generazione in cui viviamo è una generazione perversa, che per-verte il senso delle cose, come per-verte il significato delle parole, della realtà. Non mi ci dilungo, ne ho scritto tante volte. Per-verte il significato delle realtà più profonde, la sessualità, l’identità di genere, l’ordine della riproduzione, l’idea di famiglia, il valore stesso della vita.

Per-verte perchè è incapace di con-vertirsi. Non è capace, o più spesso non vuole, presa com’è dall’amore per il proprio peccato, cambiare se stesso o se stessa e la propria vita, allora usa la propria ragione per convincersi di ciò che la realtà non è, di cio che la natura non è. Nega la Creazione, dicendo di amarla.

Ma il Signore è Risorto, è veramente Risorto. Crediamolo, ed avremo ancora speranza. Saremo capaci di non conformarci alla mentalità del mondo, ma di trasformarci, rinnovando la nostra mente ed il nostro vivere come Egli vuole. Di vivere nel mondo senza essere del mondo. Di essere felici quando il mondo ci disprezzera, ci insulterà o ci perseguiterà a causa sua. Amen.

Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”».

Giovanni 20:19

Pace a voi - Devotional del pastore Elpidio Pezzella
Pace a voi – Devotional del pastore Elpidio Pezzella

Il commento

La ricorrenza della Pasqua (cristiana) dovrebbe favorire almeno un sentito ricordo dell’opera di redenzione compiuta da Gesù attraverso la sua morte e resurrezione. Se a questo si accompagnasse una reale conversione potremmo realmente far suonare a festa tutte le campane del mondo, perché in cielo si festeggia per ogni peccatore ravveduto. Invece dobbiamo continuare a registrare il divagare culinario e il praticare riti oramai vuoti. Sei disposto a porti una domanda? È Cristo risorto nella tua vita? O nonostante tutto, non credi neanche alla resurrezione? In tal caso, possiamo smettere di parlare di Gesù, perché non avrebbe più alcun senso.

Il primo segno della Sua resurrezione nella nostra vita è aver ricevuto pace. Infatti, nel racconto di Giovanni siamo nella serata della scoperta del sepolcro vuoto e del Cristo risorto, con un gruppo di credenti spauriti e intimoriti. Mentre sono rinchiusi, Gesù si presenta loro tagliando la tensione e la paura con un saluto: “Pace a voi”. Alla visione delle sue ferite, e quindi avendolo riconosciuto, “i discepoli si rallegrarono”. L’incontro con il Risorto reca pace, si fonda sulla pace, richiede pace. Al timore spazzato dalla pace, segue poi l’allegria. Ma ogni emozione, fine a sé stessa, è frenata, in quanto la pace annunziata è preludio al “Io mando voi”. Occorre qualcosa di straordinario per dare consapevolezza, coraggio e franchezza. Ed è per questo che leggiamo “ricevete lo Spirito Santo”, la cui azione si concretizza nella remissione dei peccati. Pace, gioia, Spirito e misericordia. Questo l’identikit della chiesa del Signore risorto, chiamata ad uscire dal luogo chiuso ed essere testimone fino alle estremità della terra (Atti 1:8).

Chi ha fatto esperienza della fede in Cristo, per mezzo della Sua parola, ben sa che non basterà sventolare dei rametti di ulivo. Dovrebbe invece sorgere dal profondo del cuore non un rametto, ma un albero enorme, pronto a coprire tutti i torti, le mancanze e le maldicenze. Smettiamo di guardare il fuscello nell’occhio altrui e guardiamo piuttosto la trave che è nel nostro. Adoperiamoci affinché la pace che Dio ha posto nei nostri cuori dimori nei nostri rapporti. Facciamo sì che i piccoli incidenti, le difficoltà contribuiscono a far crescere la nostra pazienza e la nostra pace. Troviamo modo di incoraggiarci l’un con l’altro, esortarci e confortare, al di là di tutto. Ciascuno deve sentirsi amato, apprezzato, stimato, considerato perché nei nostri cuori dimora il Signore della pace, dimora il Dio dell’amore, colui che ha cambiato il nostro modo di pensare e di essere.

Essere cristiano va oltre ogni forma di religiosità e/o apparente misticismo. Si racconta che Kierkegaard, cristiano radicale e intransigente, a chi gli diceva: «Tu sì che sei un cristiano!» rispondeva: «No, sono un aspirante cristiano». Nietzsche scriveva: «In fondo c’era un solo cristiano, e quello è morto sulla croce». Oggi è alquanto difficile distinguere un “cristiano”. Credo sia dovuto al fatto che ci siamo ridotti ad una sterile definizione senza “azioni” che lo palesino. Forse tornare ad essere degli “aspiranti” ci aiuterà prima a sederci ai piedi del Maestro per imparare e dopo ci spingerà all’opera per provare quel che abbiamo imparato. Un albero si riconoscerà sempre dai suoi frutti. Signore, aiutaci ad essere tralci attaccati alla vite.

Poniamo mente, ringraziamo Dio e viviamo nella Sua pace, sforzandoci ad essere aspiranti cristiani nei fatti, così da vivere una Pasqua senza interruzione.

____

Devotional 14/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

02 aprile Giudici 16-18; Luca 7:1-30

03 aprile Giudici 19-21; Luca 7:31-50

04 aprile Ruth 1-4; Luca 8:1-25

05 aprile 1Samuele 1-3; Luca 8:26-56

06 aprile 1Samuele 4-6; Luca 9:1-17

07 aprile 1Samuele 7-9; Luca 9:18-36

08 aprile 1Samuele 10-12; Luca 9:37-62

Sabato Santo… Discese agli inferi…

Sabato Santo… Discese agli inferi…

Da un’antica «Omelia sul Sabato santo».

(PG 43, 439. 451. 462-463)
La discesa agli inferi del Signore

Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi.

Certo egli va a cercare il primo padre, come la pecorella smarrita. Egli vuole scendere a visitare quelli che siedono nelle tenebre e nell’ombra di morte. Dio e il Figlio suo vanno a liberare dalle sofferenze Adamo ed Eva che si trovano in prigione.

Il Signore entrò da loro portando le armi vittoriose della croce. Appena Adamo, il progenitore, lo vide, percuotendosi il petto per la meraviglia, gridò a tutti e disse: «Sia con tutti il mio Signore». E Cristo rispondendo disse ad Adamo: «E con il tuo spirito». E, presolo per mano, lo scosse, dicendo: «Svegliati, tu che dormi, e risorgi dai morti, e Cristo ti illuminerà.

Io sono il tuo Dio, che per te sono diventato tuo figlio; che per te e per questi, che da te hanno avuto origine, ora parlo e nella mia potenza ordino a coloro che erano in carcere: Uscite! A coloro che erano nelle tenebre: Siate illuminati! A coloro che erano morti: Risorgete! A te comando: Svegliati, tu che dormi! Infatti non ti ho creato perché rimanessi prigioniero nell’inferno. Risorgi dai morti. Io sono la vita dei morti. Risorgi, opera delle mie mani! Risorgi mia effige, fatta a mia immagine! Risorgi, usciamo di qui! Tu in me e io in te siamo infatti un’unica e indivisa natura.

Per te io, tuo Dio, mi sono fatto tuo figlio. Per te io, il Signore, ho rivestito la tua natura di servo. Per te, io che sto al di sopra dei cieli, sono venuto sulla terra e al di sotto della terra. Per te uomo ho condiviso la debolezza umana, ma poi son diventato libero tra i morti. Per te, che sei uscito dal giardino del paradiso terrestre, sono stato tradito in un giardino e dato in mano ai Giudei, e in un giardino sono stato messo in croce. Guarda sulla mia faccia gli sputi che io ricevetti per te, per poterti restituire a quel primo soffio vitale. Guarda sulle mie guance gli schiaffi, sopportati per rifare a mia immagine la tua bellezza perduta.

Guarda sul mio dorso la flagellazione subita per liberare le tue spalle dal peso dei tuoi peccati. Guarda le mie mani inchiodate al legno per te, che un tempo avevi malamente allungato la tua mano all’albero. Morii sulla croce e la lancia penetrò nel mio costato, per te che ti addormentasti nel paradiso e facesti uscire Eva dal tuo fianco. Il mio costato sanò il dolore del tuo fianco. Il mio sonno ti libererà dal sonno dell’inferno. La mia lancia trattenne la lancia che si era rivolta contro di te.

Sorgi, allontaniamoci di qui. Il nemico ti fece uscire dalla terra del paradiso. Io invece non ti rimetto più in quel giardino, ma ti colloco sul trono celeste. Ti fu proibito di toccare la pianta simbolica della vita, ma io, che sono la vita, ti comunico quello che sono. Ho posto dei cherubini che come servi ti custodissero. Ora faccio sì che i cherubini ti adorino quasi come Dio, anche se non sei Dio.

Il trono celeste è pronto, pronti e agli ordini sono i portatori, la sala è allestita, la mensa apparecchiata, l’eterna dimora è addobbata, i forzieri aperti. In altre parole, è preparato per te dai secoli eterni il regno dei cieli».

Sabato Santo... Discese agli inferi...
Sabato Santo… Discese agli inferi…

Sabato Santo. Poco da fare, molto da essere.

Sabato Santo. Poco da fare, molto da essere.

Un’antica omelia dice:

Oggi sulla terra c’è grande silenzio, grande silenzio e solitudine. Grande silenzio perché il Re dorme: la terra è rimasta sbigottita e tace perché il Dio fatto carne si è addormentato e ha svegliato coloro che da secoli dormivano. Dio è morto nella carne ed è sceso a scuotere il regno degli inferi“.

«Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono per aiuto, chiedono pane. Così fan tutti, tutti. I cristiani invece stanno vicino a Dio nella sua sofferenza» (Bonhoffer)

Bibbia e preghiera da questa nutrita. Amen.

Sabato Santo. Poco da fare, molto da essere.
Sabato Santo. Poco da fare, molto da essere.

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Giovanni 18:1-19:42

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono! 
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei! 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo! 
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! 
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa) 

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Parola del Signore

Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

La Parola

Canto al Vangelo (Gv 13,34) 
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO (Gv 13,1-15) 
Li amò sino alla fine.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Lavare i piedi - Giovedì Santo, Messa in Coena Domini - Giovanni 13,1-15
Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

Il commento

«Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Capiamo ora? In silenzio, preghiamo il Signore che accresca la nostra fede, perche la Sua mente sia la nostra, i Suoi gesti siano i nostri. Amen.

Giovedì Santo, in memoria di Lui

Giovedì Santo, in memoria di Lui

La Parola

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.

26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

Giovedì Santo, in memoria di Lui. Rendiamo grazie.

Giovedì Santo, in memoria di Lui. Rendiamo grazie.

Rendiamo grazie

12 Che potrò ricambiare al SIGNORE
per tutti i benefici che mi ha fatti?
13 Io alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del SIGNORE.
14 Scioglierò i miei voti al SIGNORE
e lo farò in presenza di tutto il suo popolo.
15 È preziosa agli occhi del SIGNORE la morte dei suoi fedeli.
16 Sì, o SIGNORE, io sono il tuo servo,
sono tuo servo, figlio della tua serva;
tu hai spezzato le mie catene.
17 Io t’offrirò un sacrificio di lode
e invocherò il nome del SIGNORE.
18 Adempirò le mie promesse al SIGNORE
e lo farò in presenza di tutto il suo popolo,
19 nei cortili della casa del SIGNORE,
in mezzo a te, o Gerusalemme.
Alleluia.

(dal Salmo 116)

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

La Parola

(Isaia 61, 1-4 – dalla Prima lettura della Messa Crismale)

1 Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
2 a promulgare l’anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
3 per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.
4 Riedificheranno le rovine antiche,
ricostruiranno i vecchi ruderi,
restaureranno le città desolate,
i luoghi devastati dalle generazioni passate.

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)
Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

La preghiera

Ti ringrazio, Signore, per il dono della consacrazione al tuo servizio. Accresci la mia fede in Te, perchè sia sempre più degno di servirti nei modi e nei tempi che continuerai ad indicarmi.

Amen.