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La radice di tutti i mali: l’attaccamento al denaro

La radice di tutti i mali: l’attaccamento al denaro

Il testo di 1 Timoteo 6

3 Se qualcuno insegna diversamente e non segue le sane parole del Signore nostro Gesù Cristo e la dottrina secondo la pietà, 4 costui è accecato dall’orgoglio, non comprende nulla ed è preso dalla febbre di cavilli e di questioni oziose. Da ciò nascono le invidie, i litigi, le maldicenze, i sospetti cattivi, 5 i conflitti di uomini corrotti nella mente e privi della verità, che considerano la pietà come fonte di guadagno.

6 Certo, la pietà è un grande guadagno, congiunta però a moderazione! 7 Infatti non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla possiamo portarne via. 8 Quando dunque abbiamo di che mangiare e di che coprirci, contentiamoci di questo. 

9 Al contrario coloro che vogliono arricchire, cadono nella tentazione, nel laccio e in molte bramosie insensate e funeste, che fanno affogare gli uomini in rovina e perdizione. 10 L’attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da se stessi tormentati con molti dolori.

11 Ma tu, uomo di Dio, fuggi queste cose; tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. 12 Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.

La radice di tutti i mali: l'attaccamento al denaro
La radice di tutti i mali: l’attaccamento al denaro

La prima lettura del giorno

Oggi, come quasi tutti i giorni, ho svolto il ministero di lettore e di cantore (del versetto alleluiatico) alla Basilica del Sacro Cuore, a Via Marsala, dove ogni mattina alle 7, prima di lavorare, partecipo alla liturgia.

Ed ho proclamato questa prima lettura, dal testo che non ammette obiezioni o discussioni. L’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali. È profondamente vero.

Tante, troppe persone si dannano l’anima per il denaro, si rovinano la vita per cercare questo o quel tipo di prosperità. Dicono: “Dio non mi ha dato nulla”. O dicono: “Cosa mai mi ha dato il Signore?”.

E non sanno bene cosa rispondere, di solito ammutoliscono, quando gli rispondi: la vita, la salute, l’amore, il lavoro, persone che ti vogliono bene, quando gli fai l’elenco dei tesori di cui godono tutti i giorni e di cui non sono più consapevoli, li danno per scontati, sono persino scontenti.

Ricordate Israele nel deserto, le sue continue lamentele? Alla fine siamo tanti Israele, siamo tanti uomini e donne dalla dura cervice, siamo ingrati verso chi, donandoci la vita, ci a donato tutto quello di cui godiamo su questa terra.

Perchè poi? Come dice Paolo a Timoteo, ma lo dice il Cristo, lo dicevano i Profeti, lo diceva Giobbe, non abbiamo portato nulla in questo mondo e nulla potremo portarne via.

«Nudo uscii dal seno di mia madre, e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».

(Giobbe 1:21)

La correzione fraterna – XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Premesse

Domani, Domenica 10 settembre, Giorno del Signore, XXIII del Tempo Ordinario, la tematica proposta alla nostra attenzione dalle letture del giorno è quella della correzione fraterna.

Che non è, a leggere sia il profeta Ezechiele che il Vangelo di Matteo (a proposito, le letture: Ezechiele 33,7-9; Salmo 94; Romani 13,8-10; Matteo 18,15-20) un banale optional per il cristiano e per le comunità che portano questo nome, ma è un preciso dovere.

Giudizio e discernimento

Se qualcuno si comporta contro la Parola di Dio, contro la Sua Legge, contro i suoi insegnamenti, tu, proprio tu, non puoi fare finta di non vedere, non puoi fare finta di niente, non puoi mascherarti, come vorrebbe la vulgata moderna, la finta sapienza religiosa e buonista dei nostri giorni, da tollerante, buonista e non giudicante.

Non devi giudicare, certo, nel senso di dare un giudizio compiuto e definitivo, perchè l’ultima Parola, come la prima Parola del resto, è di Dio, ed è solo Dio quello che “la dirà tutto” sul comportamento di questo o quello, oltre che sul tuo.

Ma devi giudicare, nel senso di discernere, quello che è secondo la Parola di Dio e quello che non lo è. Devi denunciarlo, prima di tutto al tuo fratello, e poi anche quando serve o è necessario pubblicamente.

Dio non è buonista, come non lo è il Cristo. Dio è buono, Dio è misericordioso, nel senso che vuole il nostro bene, e che è paziente verso i nostri peccati. Ma vuole che ci comportiamo secondo il Suo Evangelo e non secondo quello che dice “buono” o da approvare il mondo!

Il mondo ha un altro principe! Non ce lo ripeteremo e ricorderemo mai abbastanza. La logica del mondo non è quella di Dio, e non la sarà mai. La Città di Dio non è roba di questo mondo! Nessun uomo, neppure “buono”, religioso, santo riuscirà mai a costruirla qui, su questa terra.

Potremo forse, qui, costruire una città ricca, una città prospera, ma questa sarebbe solo la nostra rovina… perchè l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono, dice il salmista. Scambia il benessere per il bene, il tesoro del cielo con le ricchezze terrene, l’eternità con la prosperità ed il benessere.

Conclusioni

Quindi: il giudizio ultimo va lasciato a Dio, ma la correzione fraterna, il discernimento secondo il Vangelo, secondo la Parola di Dio va operato, sempre, a partire da chi ci è più vicino. Se lo amiamo in modo particolare va fatto con particolare attenzione. O non è vero che lo amiamo, o non è vero amore, e lo trascineremo nella nostra stessa rovina.

Ricordate quanto dice Gesù. Se tacerete voi, grideranno persino le pietre… e non servirà nascondere il nostro peccato, anche semplicemente quello di omissione, di omessa denuncia, di omessa correzione, sotto tonnellate di roccia. Perchè il grido di colui al quale è stata fatta ingiustizia, griderà dal suolo, come quello di Abele, ed arriverà comunque al Nostro Signore.

La correzione fraterna - XXIII Domenica del Tempo Ordinario
La correzione fraterna – XXIII Domenica del Tempo Ordinario

Apostolo, epistola e stola

Apostolo, epistola e stola

Oggi, prima della liturgia, con padre Angelo discutevamo di Pietro e Paolo, della complementareità dei loro ruoli. Semplificando, Pietro che governa la Chiesa “costituita”, “ad intra” per così dire, e Paolo che è il missionario per eccellenza “ad extra”, l’annunciatore senza pause e senza sconti, si, si, no, no, di quello stesso Cristo di cui nel Vangelo oggi Pietro proclama l’assoluta primazia.

Pietro e Paolo - Apostolo, epistola e stola
Pietro e Paolo – Apostolo, epistola e stola

Il cosiddetto primato di Pietro in questo senso ha una logica, Pietro è colui che custodisce chi è mandato. Pietro è colui che custodisce il Mandato, la fede nella sua integrità.

Paolo è colui che annuncia quella fede, quel Cristo, nella fedeltà piena a quel Mandato, a chi la fede ancora non la conosce,o non la conosce in pienezza, o non ha mai sentito neppure parlare di Cristo.

Apostolo ed Epistola

Mentre, per dirla al modo rabbinico, ci scagliavamo addosso parole di Dio!, ci è venuta in mente per definire Pietro e Paolo la similitudine coi termini greci per definire l’Apostolo e l’Epistola.

Pietro il primo Apostolo, il primo “mandato da” Cristo per confermare nella fede i propri fratelli e Paolo, l’infaticabile scrittore di Epistole, “mandate a”, “mandate verso”, mandate alle genti, mandate ai pagani, mandate alle prime comunità domestiche e cittadine, per chiarire i dubbi, “mettere i puntini sulle i”, dirimere le controversie solo e soltanto sulla base della Parola di Dio.

Apostolo ed Epistola nella Treccani

apòstolo s. m. [dal lat. tardo apostŏlus, gr. ἀπόστολος, der. di ἀποστέλλω «inviare»]. – 1. a.Ciascuno dei dodici discepoli di Gesù Cristo, da lui scelti come speciali collaboratori e continuatori dell’opera sua; il nome è tradizionalmente esteso anche ad altri missionarî del cristianesimo primitivo ad essi assimilati, come s. Paolo (adelle Genti e spesso l’A. per eccellenza, spec. in citazioni).

epìstola s. f. [dal lat. epistŭla o epistŏla, gr. ἐπιστολ, der. di ἐπιστέλλω «inviare»].  — b. Nel linguaggio eccles., sono così chiamate le lettere degli apostoli che fanno parte del Nuovo Testamento (per es., le edi s. Paolo).

La stola, sintesi dell’Apostolo e dell’Epistola

Non bisogna però (questa è solo farina del mio sacco, non fa parte della conversazione di stamani) contrapporre, opporre Pietro a Paolo o Paolo a Pietro! Perchè essi hanno in comune la stola sacerdotale, ovvero l’essere stati entrambi, ciascuno a suo proprio modo, rivestiti da Cristo dei propri compiti. L’avere entrambi gettato via l’uomo vecchio, il vecchio Adamo, per rivestirsi dell’uomo nuovo, Gesù, il Cristo.

Apostolo, epistola e stola
Apostolo, epistola e stola

La stola nella Treccani

stòla s. f. [dal lat. stola, che è dal gr. στολ «abito», der. di στέλλω «vestire»]. — 2. a. Paramento ecclesiastico indossato nelle funzioni liturgiche dal vescovo, dal sacerdote e dal diacono, come distintivo di onore: è costituito da una striscia di lino, di lana o di seta, ricamata e ornata, dello stesso colore della pianeta, che viene portata intorno al collo in modo che le due estremità ricadano sul davanti.

στέλλω, il verbo greco

1 collocare, disporre in ordine di battaglia
2 mettere in ordine, preparare, allestire, fornire, equipaggiare, armare
3 addobbare, ornare, vestire
4 mandare per uno, chiamare, fare venire, invitare
5 portare, mandare, inviare, spedire
6 andare, venire, navigare, veleggiare, specialmente medio
7 ammainare, raccogliere le vele, anche medio
8 ritirare, ritrarre
9 (medio) prepararsi, armarsi, vestirsi

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 
Ed egli rispose:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.
La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 

Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.

Chi ha orecchi, intenda!». 

(Matteo 13:36-43)

Pregando sul Vangelo del giorno

La liturgia della Parola di questi giorni insiste sul tema della zizzania e della sua sorte dopo la mietitura. Gettata nella fornace ardente e completamente ridotta in cenere.

Insiste sul dire che chi ha orecchi è chiamato ad intendere che altrettanto accadrà a chi fomenta scandali ed opera l’iniquità. Essi subiranno la stessa sorte, saranno gettati nella fornace ardente e ridotti in cenere.

Non è una novità questo nella Scrittura. Antico Testamento e Salmi sono pieni di simili ammonimenti. Ed abbiamo letto proprio ieri della sorte dell’idolo, del vitello d’oro, che si era costruito Israele, ridotto in polvere anche esso. Polvere che il popolo di Israele viene costretto a bere, per rendersi conto del nulla a cui pensava di affidare la sua vita.

Tutto è nulla rispetto alla Parola di Dio! Chi pensa diversamente si illude soltanto.

La promessa ai giusti

Ma occorre non fissarsi troppo con la zizzania, con i frutti del Maligno, e concentrarsi invece sul proprio cercare di essere ritrovati tra i giusti, secondo la Sua Volontà.

…i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro…

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento;
coloro che avranno indotto molti alla giustizia
risplenderanno come le stelle per sempre. 

(Daniele 12:3)

Fissiamoci piuttosto che con il timore del fuoco, con quello del Dio vivente, e sforziamoci di obbedire alla Parola di Dio in ogni Suo detto o mandamento.

Non concentriamo troppo la nostra attenzione sulla punizione degli israeliti che hanno deviato dal retto cammino, ma centriamo piuttosto la nostra attenzione sulla figura dell’obbedienza e dell’umiliazione di Mosè.

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse:
«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
(Esodo 34:8-9)

Non lo leggiamo oggi, ma l’Eterno, Benedetto Egli sia, risponde a Mosè con una promessa.

Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te.
(Esodo 34:10)

Questa promessa si è compiuta per noi, in Cristo Gesù, nel quale tutte le promesse di Dio si sono mutate in Si, in un Amen.

Abbandoniamoci alla fede allora, gettiamoci tra le braccia di Dio, lasciamo fiduciosi che i suoi mietitori ci raccolgano. E, se Egli vorrà, saremo frumento macinato per fare del buon pane…

Amen. Alleluia!

Chiesa di San Benedetto a Montemonaco
Chiesa di San Benedetto a Montemonaco

La perla preziosa – XVII Domenica del Tempo Ordinario

La perla preziosa

LETTURE PER LA XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura 1Re 3,5.7-12
Hai domandato per te la sapienza.
Salmo (Sal 118/119)
Quanto amo la tua legge, Signore!
II Lettura Rm 8,28-30
Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.
Vangelo Mt 13,44-52
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

La perla preziosa - XVII Domenica T.O.
La perla preziosa – XVII Domenica T.O.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Salomone

In qualche modo oggi ogni lettura ci dà una risposta a questa domanda. Nel caso del re Salomone, protagonista della lettura tratta dall’Antico Testamento, dal libro dei Re, si tratta della sapienza del cuore. La capacità per l’uomo di avere un corretto discernimento tra ciò che è bene e ciò che è male.

Salomone viene molto lodato per la scelta di chiedere questo dono, e non un potere di durata illimitata, o grandi ricchezze, o altro che ci si sarebbe aspettato da un re umano e peccatore.

Poi, come si sa, Salomone mancherà, penserà. in virtù del suo potere sempre più forte tra gli uomini, di trascurare il culto per l’Unico Dio, si prostituirà agli dei della moglie di turno, e verrà punito con la divisione in due del Regno, immagine concreta di un re che prima ha chiesto di avere la Sapienza di Dio, poi ha diviso in due il suo cuore per le stolte sapienze umane (nel dipinto del Venanzi notate la corona tolta dal suo capo)…

La perla preziosa - Salomone idolatra
La perla preziosa – Salomone idolatra

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Paolo

Nel brano tratto dalla Lettera ai Romani, la perla preziosa è la corrispondenza del nostro essere a quello che viene chiamato il disegno di Dio. Ovvero l’essere conformi all’immagine del Figlio Suo, la capacità nostra di essere figli nel Figlio.

Assolutamente obbedienti quindi alla Parola di Dio ed assolutamente concentrati non nel raggiungere chissà quali obiettivi (magari anche ammantati di “bellezza”, “bontà” e “carità”) ma nell’avere l’unico obiettivo di restaurare, grazie alla Grazia donataci dal Figlio, confermata dal dono dello Spirito, la perduta immagine di Dio che è in noi.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: la risposta del salmista

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

La perla preziosa - Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà
La perla preziosa – Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà

Il Salmo è Parola di Dio messa in bocca all’uomo, per aiutarlo a farla sua. E questo salmo è chiarissimo. L’amore e l’obbedienza assoluta alla Parola dio Dio è la sola ed unica perla preziosa. La legge di Dio è preziosa, i comandamenti del Signore sono fedeli e giusti, le sue parole illuminano, il suo sentiero è l’unico vero. E non ci si può limitare a non percorrere quelli falsi, ma occorre odiarli, dice il salmista, occorre denunciare la falsità, il tradimento della Parola, l’apostasia.

La perla preziosa. Il difetto di molti

Un difetto fortissimo che vedo in molta parte delle Chiese e dei cristiani di oggi è l’omissione del fare apologia, del difendere quanto è vero e del combattere quanto è falso. Un Gesù che, oggi, dicesse alla samaritana: marito non ne hai, ne hai avuti cinque, e hai detto il vero, ossia questa è la verità su di te, sei un’adultera… oggi sarebbe condannato dai nostri alfieri del “politicamente corretto”, colpevolmente scambiato per il “moralmente indifferente”.

Un cristiano non solo non deve percorrere i falsi sentieri, ma li deve odiare, deve indicare chiaramente il pericolo che si corre a percorrerli.

La perla preziosa. Decidiamoci per lei!

Questo è il messaggio del Vangelo. La perla preziosa, la fedeltà alla Parola, al Signore. Il tesoro nascosto nel campo, tra mille terreni che non valgono nulla, in mezzo ai rovi ed ai sassi: facciamo la fatica di cercarlo! E di tirarlo fuori! E di mostrarlo a tutti, poi, quando è al sicuro tra le nostre mani, nel nostro cuore, nella nostra anima, nella nostra mente!

La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!
La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!

La perla preziosa. L’epilogo del giudizio

Lo stesso epilogo delle scorse settimane. Il richiamo al momento del giudizio. Siamo come il grano e le zizzania mescolati assieme. Ci sono nelle nostre comunità, chiese, assemblee, famiglie, pesci buoni e pesci cattivi. Gli angeli del Signore prenderanno con sè i primi e getteranno nella fornace ardente i secondi.

Teniamolo sempre ben presente, qualsiasi scelta tra questo o quello siamo chiamati a fare. Nessun comportamento è indifferente agli occhi di Dio. O, riprendendo Paolo, ci aiuta a ripristinare l’immagine di Dio che è in noi, o, invariabilmente, la danneggia.

Attenzione alla pastura che mettiamo nel nostro corpo, attenzione alle parole di cui ci nutriamo. Le cose che sembrano più dolci e buone, si dice, sono spesso quelle che fanno peggio alla nostra salute. I cibi semplici sono i migliori. Chiediamoci il perchè, e alimentiamoci di conseguenza.

Amen. Alleluia!

Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il grano e la zizzania
XVI Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE PER LA XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura – Sapienza 12,13.16-19
Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Salmo (Sal 85)
Tu sei buono, Signore, e perdoni.

II Lettura Romani 8,26-27
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

Vangelo secondo Matteo 13,24-43
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)
Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)

Il Padrone della forza

Dio è buono e perdona, ci invita a ripetere il numero 85 (86) del ibro dei Salmi, riprendendo il concetto centrale della prima lettura della Liturgia della Parola di questa Domenica, tratta dal libro della Sapienza (apocrifo o deuterocanonico per alcune tradizioni cristiane).

E’ scritto infatti in questo libro:

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Egli è il Padrone della forza, Egli è Forte (Santo, Immortale, come recita la preghiera del Trisaghion) perchè Egli è il Padrone della Verità, Egli è la Verità (la Vita, la Via, secondo Giovanni 14).

Egli giudica con mitezza, e chi di noi si crede, si sforza di essere giusto è chiamato a fare altrettanto. Essere figli nel Figlio, essere immagine di Dio… Non è facile per noi, perchè a differenza del Figlio, noi figli viviamo comunque anche la dimensione del peccato.

Affidarsi allo Spirito

Perciò, ci dice, ci consiglia l’Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani (8:26-27) siamo invitati ad affidarci allo Spirito.

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Noi non possiamo giudicare i nostri fratelli, ma noi dobbiamo giudicare i nostri e gli altrui comportamenti alla luce del Vangelo di Verità. Giudicare quali di essi siano conformi alla Parola di Dio, e lodarli, e sforzarci di metterli in atto, giudicare quali di essi non siano conformi alla Parola di Dio, e metterli da parte, denunciarne l’errore, allontanarci dai fratelli e dalle sorelle che si ostinino a perseverare nell’errore (scuotete i vostri calzari… allontanatevi da quelle città…).

Noi non possiamo giudicare in ultimo chi sia grano e chi sia zizzania, Chi merita di essere raccolto e chi di essere bruciato.

Il grano e la zizzania - XVI Domenica del Tempo Ordinario
Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo del giorno

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Notate le parole di Gesù secondo Matteo. Il nemico semina nel suo campo… il nemico semina della zizzania in mezzo al grano. Il campo di Dio è la Chiesa. La zizzania è anche dentro la Chiesa. Non è semplicemente nel deserto del mondo. Si maschera, si camuffa, si mischia anche al grano buono.

Non dobbiamo aver timore. Sarà il Signore a mietere, ad esaminare, a giudicare. Fuori e dentro la Chiesa. E la sorte di chi, pur conoscendo la Verità, l’avrà ignorata o disprezzata, si sarà nutrito dalle false verità del maligno, del nemico, sarà anche peggiore di chi la Verità, non per sua colpa, non l’ha mai conosciuta.

Sarà legato in fasci per essere bruciato dice Gesù per bocca di Matteo.

Che il Signore accresca la nostra fede, anche e soprattutto in questo Suo Santo Giorno, che siamo chiamati a santificare.

Amen. Alleluia.

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Sul tema del grano e della zizzania vi consiglio da leggere anche la meditazione del fratello pastore Elpidio Pezzella.

O anche una chiarissima omelia di Papa Paolo VI sullo stesso brano. 

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

E non c’è nessun giorno e poi notte e poi di nuovo giorno per noi, se non lasciamo che la sola luce che ci illumini, nel breve momento della nostra vita sulla terra, in quello del buio della notte della morte terrena, nell’eternità, se non lasciamo che la sola luce che ci illumina sia la Parola Eterna di Dio!

Giorno del Signore è questo! - Icona del profeta Isaia
Giorno del Signore è questo! – Icona del profeta Isaia

LETTURE PER LA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura Is 55,10-11
La pioggia fa germogliare la terra.
Salmo (Sal 64)
Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
II Lettura Rm 8,18-23
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Vangelo Mt 13,1-23
Il seminatore uscì a seminare.

Il legame tra le letture proposte per l’ascolto in questa domenica del Tempo Ordinario è il concetto del germoglio, del germogliare, nella vita nuova che si rivela ai figli di Dio.

Il testo di Isaia, la lettura dall’Antico Testamento è chiarissimo a riguardo. Anche questo è un testo da conoscere a memoria, da ripetere, ripetere e ripetere, da mandare a fondo prima nel cervello e poi nel cuore.

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

La Parola che esce dalla bocca di Dio ha in sè tutto quanto serve alla Vita, non solo alla vita terrena, ma alla vita vera! Ha dentro di sè la possibilità di generare e di rigenerare. Come non lo sappiamo. Possiamo credere di saperlo… con le nostre scienze, con i nostri studi… Ma qualcosa comunque ci sfugge. Facciamo tutto come dovremmo, ma poi quel seme non genera, non nasce niente da quel seme. O la pioggia non scende, ed il seme si brucia. Ed invece di morire e rinascere, muore e si consuma come gettato nel fuoco.

E bene fa l’uomo, il salmista, a pregare. A pregare Dio che benedica i suoi germogli, che gli doni la pioggia ed il calore, che entrambi gli sono necessari… Perchè se la nostra vita fosse solo inverno, o soltanto estate, che vita sarebbe? Sarebbe morte in realtà.

Gesù nella parabola del seminatore riprende quanto detto in Isaia e lo amplia, ci fa capire che in Lui, in Gesù, venuto a seminare nelle nostre vite, venuto a portarci l’Acqua Viva, a spezzare il Pane Vivo del Suo Corpo, a versare il Vino nuovo del Suo Sangue (che pane e vino dipendono sempre dalla benevolenza di Dio prima di tutto, dalla pioggia e dal sole che hanno fatto crescere e maturare il grano e l’uva), tutto si compie. Che occorre lasciare che i semi del Vangelo che Egli getta senza posa e senza risparmio nella povera terra della nostra vita, crescano, maturino e, se questa è la Sua Volontà, muoiano anche, ciascuno al suo momento, che in realtà è il Suo.

La creazione geme, dice l’Apostolo Paolo, e noi gemiamo e speriamo con essa….

Noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Giorno del Signore! - Il seminatore, di Vincent Van Gogh
Giorno del Signore! – Il seminatore, di Vincent Van Gogh

La Parola del giorno. La Verità e le amicizie orfane

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

(Matteo 10:7-15)

La Tua Parola è la mia gioia
La Tua Parola è la mia gioia

Se c’è un errore vistoso e comune nell’attuale comportamento di un buon numero di cristiani, è probabilmente il fraintendimento del nostro amore verso gli altri.

Amare gli altri è solitamente frainteso come voler essere necessariamente e ad ogni costo amici di tutti.

Beata ingenuità.

Anzi, peggio: rischio di tradire la Verità per amicizie orfane.

Il Vangelo ci chiama ad amare tutti, ma ci ricorda che non possiamo andare d’accordo con tutti. Ci ricorda che il Vangelo non sarà sempre accolto e che amiamo, non quando chiudiamo il Vangelo, ma quando scuotiamo la polvere dei nostri piedi, con la speranza di scuotere i cuori… e forse allora amiamo veramente l’altro e non l’apparente concordia.

(Commento di Robert Cheaib)

Ricordando Tommaso, nel nome di mio padre, Giovanni

Il nome di mio padre

Il nome di mio padre era Giovanni. Giovanni Zacchi, fu Michele, come si diceva un tempo.

Mio padre festeggiava il compleanno il 3 luglio, e come secondo nome gli misero quello dell’Apostolo che la chiesa cattolica ricorda in questo giorno, Tommaso appunto.

Poi ne aveva altri due di nomi. Pio, come il Pontefice allora regnante e Maria, che nella mia famiglia veniva dato come terzo o quarto nome a tutti, maschi o femmina che fossero. Per ricordarci, così mi disse una volta mia nonna, che come Maria dovevamo conoscere, meditare ed obbedire alla Parola di Dio.

L’apostolo Tommaso

Ne racconta la storia il Vangelo secondo Giovanni:

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

(Giovanni 20:24-29)

Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre
Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre

La fede di Tommaso

La fede di Tommaso, potreste chiedervi? In effetti  a causa di questo racconto, letto spesso in modo superficiale, il nome di Tommaso è più spesso legato all’incredulità. Al fatto che egli non abbia creduto agli altri apostoli che gli dicevano di aver incontrato il Risorto e che abbia avuto bisogno di mettere le mani nelle ferite di Gesù per credere.

Diciamola tutta. Spesso ci ha fatto sentire migliori Tommaso. Perchè noi ci consideriamo tra quelli che hanno creduto senza aver visto direttamente nè il Risorto, nè le sue piaghe. Ci auto-includiamo tra i beati di cui parla Gesù.

La nostra fede tra parentesi

Ma lo siamo, davvero, tra quei beati? Crediamo davvero al Cristo fino in fondo? Curiamo le sue piaghe curando le piaghe dei nostri fratelli e le nostre sorelle?

E quando la nostra fede è messa alla prova, e lo è continuamente messa alla prova in un mondo stracolmo di idoli e di falsi profeti come questo, reagiamo nel modo giusto, testimoniando con franchezza e coraggio la nostra fede, oppure semplicemente ci scansiamo e passiamo oltre, magari adducendo come scusa gradita il “rispettare” l’altro e le sue credenze?

E’ rispettare l’altro, mi chiedo sempre più spesso, lasciarlo perseverare nel proprio errore? E’ essere beati mettere “tra parentesi” o in secondo piano la propria fede per “non disturbare” il vicino?

Le dita di Tommaso si infilano nelle piaghe del Signore. La sua fede si infila e si nutre del corpo e del sangue del Signore. E la nostra? C’è nutrimento tra le parentesi?

Mio padre Giovanni, ricordo il suo corpo

Mio padre Giovanni credeva. Era un peccatore, come me, come Tommaso. A volte riusciva a fare come Giovanni, il discepolo che Egli amava, e si tratteneva sotto la Croce. Altre volte, assai più spesso, come Tommaso, come Pietro, come i Dodici, fuggiva, si allontanava, faceva finta di non conoscere il Signore.

Ma invariabilmente, sempre da Lui tornava. Sapeva che solo da Lui poteva tornare. Sapeva che solo tra le sue braccia avrebbe trovato la pace.

Ricordo gli ultimi giorni della sua vita, in coma, all’ospedale San Camillo, intubato e silenzioso. Ricordo, come se fosse ieri, l’ultimo giorno che l’ho visto (sarebbe tornato al Padre quella notte), e ho carezzato le sue mani, le sue piaghe, causate dall’immobilità forzata nel letto.

Ricordo la corona del rosario che mia madre mise tra le sue mani. A sottolineare che, come Maria, come ogni donna ed ogni uomo credente, la salvezza per noi, la sola salvezza, è abbandonarci alla fede nella volontà del Padre che ti dice di seguire la Sua volontà (Fiat…), sforzarci di essere alla sequela del Figlio come servi che obbediscono (…fate tutto quello che vi dirà…), lasciare che sia lo Spirito a fare per conto nostro le cose grandi di cui spesso la nostra povera fede non è capace.

Ciao babbo! Quando il Signore vorrà ci rivediamo!

Neppure un iota un segno della legge passerà

Neppure un iota

« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. » 

(Matteo 5:17-19)

Neppure uno iota
Neppure uno iota
Il commento di Origene

Voglio ricordare ai discepoli di Cristo la bontà di Dio: nessuno tra voi si lasci scuotere dagli eretici se, nella controversia, dicono che il Dio della Legge non è buono ma giusto, e che la Legge di Mosè non insegna la bontà ma la giustizia. Vedano, questi detrattori di Dio e della Legge, come Mosè stesso e Aronne abbiano compiuto da precursori ciò che il Vangelo insegnò dopo. Considerate come Mosè «ama i suoi nemici e prega per coloro che lo perseguitano» (Mt 5,44)…; vedete come «prostrati con la faccia a terra», tutti e due pregano per coloro che si erano ribellati e volevano ucciderli (Nm 17,10s). Così troviamo il Vangelo in potenza nella Legge e dobbiamo capire che i Vangeli sono appoggiati sul fondamento della Legge.

Per parte mia, non chiamo la Legge col nome di Antico Testamento, quando la considero spiritualmente; la Legge non diviene «Antico Testamento» se non per coloro che non vogliono capirla secondo lo spirito.

Per forza per loro essa è divenuta «antica» ed è invecchiata, perché non può conservare la sua forza.

Per noi invece, che la capiamo e la spieghiamo nello spirito e nella linea del Vangelo, essa è sempre nuova; tutti e due i Testamenti sono per noi un nuovo Testamento, non per la datazione, bensì per la novità del senso.

L’apostolo Giovanni non pensa forse la stessa cosa quando dice nella sua lettera: «Figlioli, vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (1 Gv 4,7 ; Gv 13,34)?

Sapeva che il precetto dell’amore era stato già dato da lungo tempo nella Legge (1 Gv 2,7s; Lv 19,18). Ma siccome «la carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8)… afferma l’eterna novità di questo precetto che non invecchia…

Per il peccatore e per coloro che non osservano il patto della carità, anche i Vangeli invecchiano; non può esserci un Nuovo Testamento per chi non «depone l’uomo vecchio… e riveste l’uomo nuovo, creato secondo Dio» (Ef 4, 22.24).

(Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo; Discorsi sui Numeri, n° 9,4; SC 415, 239)