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Familiari di Cristo

Familiari di Cristo

La Parola

31 Nel frattempo giunsero i suoi fratelli e sua madre e, fermatisi fuori, lo mandarono a chiamare. 32 Or la folla sedeva intorno a lui; e gli dissero: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti cercano». 33 Ma egli rispose loro, dicendo: «Chi è mia madre, o i miei fratelli?». 34 Poi guardando in giro su coloro che gli sedevano intorno, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli. 35 Poiché chiunque fa la volontà di Dio, questi è mio fratello, mia sorella e madre».

Familiari di Cristo. Marco 3:31-35
Familiari di Cristo. Marco 3:31-35

Il commento

Familiari di Cristo. Chi sono?

L’Eterno è chiarissimo: chiunque fa la volontà di Dio.

E come conosciamo la volontà di Dio?

Attraverso la Sua Parola.

Chi obbedisce alla Parola di Dio, chi fa della Parola di Dio la propria regola di vita, sine glossa, senza aggiunte o sottrazioni legate al proprio od all’altrui arbitrio, anche se questo arbitrio si riveste di scienze e di sapienze umane, di esegesi o di teologie, chi fa questo è per Gesù fratello, sorella, madre.

Notate. Non padre, perchè di Padre ce n’è Uno ed è quello che sta nei cieli, Colui che ha inviato il Figlio per la nostra salvezza.

Possiamo essere fratelli, o sorelle, figli o figlie nel Figlio, se ci conformiamo al Suo modo di vivere, se mettiamo sempre la volontà di Dio prima della nostra, se consideriamo sapienza la Parola di Dio e stoltezza le mille sapienze vuote di questo mondo.

Possiamo essere madre, se attraverso il nostro esempio, la nostra testimonianza, la nostra martyria, che può arrivare anche al dono della nostra stessa vita, portiamo alla fede in Cristo e nella verità della Parola di Dio, altri fratelli ed altre sorelle. Ossia, possiamo essere madre se generiamo alla fede.

Parla solo Lui. Parla tre volte.

Parla solo Lui. Parla tre volte.

La Parola

1 Poi egli entrò di nuovo nella sinagoga, e là c’era un uomo che aveva una mano secca. 2 Ed essi lo stavano ad osservare per vedere se lo avesse guarito in giorno di sabato, per poi accusarlo.

3 Ed egli disse all’uomo che aveva la mano secca:

«Alzati in mezzo a tutti!».

4 Poi disse loro:

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Ma essi tacevano.

5 Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse a quell’uomo:

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

6 E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

(Marco 3)

Parla solo Lui. Parla tre volte.
Parla solo Lui. Parla tre volte.

Il commento

Parla solo Lui.

Parla solo il Cristo in questo brano del Vangelo di Marco che ci viene proposto oggi dal Lezionario. Questo mi è venuto di notare leggendolo e pregandolo.

Parla solo Lui e non spreca parole come facciamo noi.
Tre frasi, secche, lapidarie nella loro formulazioni.

Parla solo Lui. Tre volte.

La prima, rivolta all’uomo nel bisogno, all’uomo peccatore, all’uomo dalla mano ma più probabilmente anche dal cuore inaridito.

«Alzati in mezzo a tutti!».

Alzati, prendi posizione, convertiti, fai vedere la tua fede. Abbandona il tuo peccato e scegli di venire verso di me, scegli di obbedire alla mia Parola. Ed egli obbedisce.

La seconda volta. Guardate la scena, immaginatela nella vostra mente e nel vostro cuore. Cristo in piedi, un peccatore disposto alla conversione in piedi, gli altri con tutta probabilità seduti.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Mi è tornata in mente, pregando, la scena del Cristo, apparentemente prigioniero, davanti a Pilato,

Pilato gli chiese: «Che cosa è verità?».
(Giovanni 18:38a)

Anche qui ci sono due voci. Gesù e Pilato, come in questa sinagoga Gesù e i presenti nella sinagoga.
Gesù parla con Pilato, risponde a tutte la sue domande sul regno, ma, quando costui gli fa la fatidica domanda «Che cosa è verità?», Egli tace, perchè Pilato avrebbe dovuto capire che la Verità era quello stesso uomo legato, prigioniero, in piedi davanti a lui.
La risposta Pilato avrebbe dovuto darsela da solo, comprendendolo e liberandolo (giacchè oltretutto  sapeva che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia;  Marco 15:18).
Pilato tace a sua volta, ed esce verso i Giudei (Giovanni 18,38b).

La Verità parla anche nella Parola muta, in una parola fatta di silenzio.
La menzogna abbonda di parole, parole rumorose, parole gridate (vedi la scena finale del capitolo 18 di Giovanni) ma silenziose, vuote di significato, vuote di Verità.

Torniamo nella sinagoga.

«È lecito in giorno di sabato fare del bene o del male,
salvare una vita o annientarla?».

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga. Con un tipo di domanda che noi oggi definiremmo forse “retorica”, dove la risposta si conosce già dall’interrogativo. Cosa c’è infatti di più prezioso per un uomo della propria vita?

Notate che Gesù qui non chiede se è lecito in giorno di sabato, nel Giorno del Signore, guarire una mano. Ma chiede se è lecito salvare una vita, oppure annientarla, ovvero, non fare niente, ridurla a niente. non prendere alcuna posizione, rimanere nell’ambiguità circa quello che è peccato o quello che non lo è.

Qui è Gesù, è il Cristo che parla, è la Verità che ci interroga e sono gli uomini presenti che rimangono in silenzio. Esattamente come rimase in silenzio Pilato dopo la Parola silenziosa di Gesù. Non prendono posizione, essi come Pilato, non dicono nè “si”, nè “no”. Anche il loro è un silenzio parlante, ma è un silenzio colmo “di più”, un silenzio che viene dal maligno.

Allora egli, guardatili tutt’intorno con indignazione,
rattristato per la durezza del loro cuore…

Che tristezza nel cuore del Cristo! Egli offre la salvezza all’uomo, Egli offre la vita vera, Egli offre l’unica via, Egli porta la verità, ma l’uomo appare prigioniero del proprio peccato, rimane con sè stesso e con i suoi simili seduti attorno. La fede degli uomini tace, come se non avesse conosciuto mai il Signore, come se non avesse mai sperimentato la grandezza delle Sue opere!

Allora Egli parla, parla di nuovo, parla per la terza volta! La terza, non è un numero a caso! La terza, come il terzo giorno, il giorno della Resurrezione.

Parla per la terza volta e la Sua è quello che solo può essere, una Parola di salvezza, una Parola di liberazione, una Parola di guarigione.

Osservate la grandezza dell’Eterno, e paragonatela alla meschinità del nostro cuore. Egli è indignato, eppure guarisce, libera, salva. Egli è rattristato, eppure rende felice l’uomo malato al centro della scena.

Non lo guarisce perchè se lo merita! L’uomo non ha meriti al cospetto di Dio. Lo guarisce perchè è Dio, perchè è l’Eterno, perchè è Misericordia, perchè è Carità, perchè è Amore.

L’uomo indignato che cosa avrebbe fatto, che cosa fa? Ripensate alle scene che seguono quella sopra evocata, quella di Pilato. Urla, condanna, flagella, colpisce, crocifigge, uccide. L’esatto opposto di quanto fa il Cristo.

Egli parla per la terza volta.

«Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’animo mio è pieno di dolcezza mentre immagino la scena. Come quella di un bimbo, di una bimba, che fiduciosi stendono la tua mano verso la tua, con la fede che tu la prenderai, che li rassicurerai, che li porterai a te, che vuoi il loro bene. La fede di mia figlia Sara, quando mi offre la sua, perchè la rassicuri mentre attraversa la strada, o quando è in mezzo a troppa folla. La fede di mia moglie, Antonella, o la mia, quando reciprocamente ci cerchiamo per amore.

Stendi la tua mano!».
Egli la stese e la sua mano fu risanata come l’altra.

L’uomo stende la mano, l’uomo dice di si, con il suo gesto, alla Verità, e la Verità in quell’attimo lo possiede, lo guarisce, lo risana completamente.

Perciò la specificazione fu risanata come l’altra.

Perchè l’uomo è spesso così, è sempre così, diviso in due, diviso in sè stesso, tra la tentazione di farcela da solo, il proprio orgoglio personale, che a tratti pare invincibile e la consapevolezza profonda di essere una entità finita, che non può farcela da solo, che ha bisogno del sostegno dell’altro, che ha bisogno dell’aiuto del fratello, della sorella, ma prima ancora che ha bisogno dell’aiuto di Dio.

Notate che qui, a questo punto, l’uomo risanato sparisce dalla scena, scompare. Perchè è cosi che deve essere.

Chi è risanato, chi è guarito, chi è salvato deve far scomparire il proprio io, deve lasciare la scena al Cristo, di cui da quel momento è portatore. Come disse il Battista, Egli deve crescere, ed io diminuire. Il cristiano deve sparire come peccatore, morire al proprio peccato, e nascere di nuovo come portatore di Cristo, come cristoforo nel mondo.

Restano invece sulla scena i peccatori, gli orgogliosi, quelli che ascoltano solo con le orecchie. E riprendono a parlare.

E i farisei, usciti, tennero subito consiglio con gli erodiani contro di lui, come farlo morire.

Ma il loro è un parlare di morte. Anche se escono da una sinagoga, non parlano di come far vivere in loro l’Eterno, ma di come ucciderlo, di come toglierselo di torno.

Ma questa è altra storia, anzi, è sempre la stessa, vecchia, storia.

Sforziamoci di stendere la mano, fratelli e sorelle! Stendere la mano, nella tradizione cristiana, è segno di benedizione. È segno usato in tutti i momenti in cui ci viene ricordato che siamo segni di Dio in questo mondo, segni del Cristo, cristofori, Suoi portatori.

Stendiamo la mano! Rassicuriamo, affidiamoci, benediciamo. E la nostra vità sarà risanata da Chi, quella mano, la tiene poggiata per l’eternità sulla nostra testa.

Amen.

Vino nuovo in otri nuovi

Vino nuovo in otri nuovi

La Parola

18 Allora i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei stavano digiunando. Ora essi vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e quelli dei farisei digiunano mentre i tuoi discepoli non digiunano?».

19 E Gesù disse loro: «Possono forse gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro? Per tutto il tempo che hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo, e allora in quei giorni digiuneranno.

21 Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti il pezzo nuovo porta via l’intero rattoppo e lo strappo si fa peggiore. 22 Così, nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, il vino si spande e gli otri si perdono; ma il vino nuovo va messo in otri nuovi».

(Marco 2)

Vino nuovo in otri nuovi - Marco 2:18-22
Vino nuovo in otri nuovi

Il commento

Il brano evangelico proposto oggi dal lezionario per la preghiera e la meditazione è un altro “brano da hit parade“, uno di quei brani citati a proposito ed a sproposito.

Perchè citato a sproposito? Perchè spesso viene citato per dire che il cristiano dovrebbe sempre accettare il nuovo, il cosiddetto progresso umano delle cose.

Mentre Gesù è chiarissimo nell’affermare che quello che desidera l’Eterno dall’uomo è un rinnovamento completo della vita, della propria vita, nel senso di una fedeltà assoluta di questa alla Sua logica, alla Sua Verità, come espressa da sempre nella Parola e come definitivamente rivelata e compiuta nel Cristo, nel Figlio.

Non è il nuovo in sè, ad essere buono. E’ il nuovo in Cristo, l’essere creatura nuova in Cristo che è buono. Se l’uomo rimane prigioniero dei propri peccati, del proprio orgoglio, delle tentazioni del denaro, del potere, della gloria, gli servirà a poco essere ben disposto verso il nuovo.

Finirà dove merita assieme a tutte le sue inutili “novità”.

Non c’è nulla da innovare nella rivelazioni. Ripeto, siamo noi a dover essere creature nuove in Cristo Gesù. Ho invece spesso purtroppo sempre più l’impressione che molti sedicenti credenti puntino sull'”innovazione” della o delle chiese (Che significa poi? Nulla a ben vedere!) come un fattore decisivo per la salvezza del mondo.

Presuntuosi direi. Senza la grazia di Dio non saremmo capaci di salvare nemmeno noi stessi, però pensiamo di esser capaci di salvare il mondo con le nostre teologie o le nostre riletture di una Rivelazione che, per quanto possa non piacerci, non è cambiata di una virgola, o detto più biblicamente di uno iota, dal primo istante della creazione.

Perchè in principio il Verbo erà lì, tutto è stato fatto per mezzo del Verbo, e senza di esso nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poi, un giorno, che a noi uomini sembra più vicino, per la nostra incapacità di leggere l’eternità al di là del nostro scarso orizzonte temporale, il Verbo si è fatto carne ed è venuto direttamente ad abitare in mezzo a noi.

Vino nuovo in otri nuovi allora significa: una vita nuova per l’imitazione del Cristo. Una vita spogliata dell’uomo vecchio e rivestita del Cristo.

Il progresso umano, lo dico da uomo quale sono, vissuto a cavallo tra il XX ed il XXI secolo, è solo una illusione. Per tante cose si torna indietro, o si resta allo stesso punto.

Rivestiamoci di nuovo!

Rivestiamoci di Cristo!

Amen.

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

La Parola

29 Appena furono usciti dalla sinagoga, vennero nella casa di Simone e di Andrea, con Giacomo e Giovanni. 30 Or la suocera di Simone giaceva a letto con la febbre ed essi subito gli parlarono di lei. 31 Allora egli si avvicinò, la prese per la mano e l’alzò, e immediatamente la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli.

32 Poi, fattosi sera, dopo il tramonto del sole, gli portarono tutti i malati e gli indemoniati. 33 E tutta la città era affollata davanti alla porta. 34 Egli ne guarì molti, colpiti da varie malattie, e scacciò molti demoni; e non permetteva ai demoni di parlare perché sapevano chi egli fosse.

35 Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.

36 E Simone e quelli che erano con lui lo cercarono. 37 E, trovatolo, gli dissero: «Tutti ti cercano!». 38 Ed egli disse loro: «Andiamo nei villaggi vicini affinché io predichi anche là, perché è per questo che io sono venuto».

39 Ed egli andò predicando nelle loro sinagoghe per tutta la Galilea e scacciando demoni.

(Marco 1)

Un luogo solitario per vincere la buona battaglia
Un luogo solitario per vincere la buona battaglia

Il commento

Pregando anche stamani su questo brano della Parola di Dio, mi sono soffermato di nuovo sul versetto 35.

Poi il mattino seguente, essendo ancora molto buio, Gesù si alzò, uscì e se ne andò in un luogo solitario e là pregava.

Apparentemente contrastante con il resto. La sinagoga prima, poi una scena di affollata vita familiare, malati ed indemoniati che lo circondano, la città riunita davanti alla porta della casa dove il Signore si trovava.

Ma Egli, il mattino seguente, quando gli altri dormono, quando non c’è nessuno in giro, si alza presto e si mette a pregare, da solo.
Marco non ci scrive come, su cosa, con che testi pregava, ma visto che era appena uscito da una sinagoga possiamo tranquillamente supporre che pregasse il Padre con le parole della Scrittura appena letta e commentata. O forse pregava con le parole che poi avrebbe insegnato ai discepoli e a noi.

Ma non è tanto importante. Importante è che, quando tutti gli altri finalmente tacciono, quando le voci del mondo tacciono, Egli si ritira, in un luogo solitario, a pregare il Padre.

E’ importantissimo anche per noi. Ritagliarci del tempo in cui stare da soli e pregare. Recuperare forza dal rapporto unico che ognuno di noi è chiamato ad avere con l’Eterno. Far tacere le voci del mondo che ci assediamo, ci circondano, ci riempiono il cuore e la mente… quel malato, quel povero, quella situazione, quest’altra…

Chi è pastore, prete, o comunque nel ministero mi capisce, credo, meglio di chiunque altro.

Non è cattiveria farle tacere tutte quelle voci, ma è necessario. Perchè come dirà poi Gesù, non siamo noi ad agire, ma è il Padre. Il Padre quindi va pregato, va invocato, va supplicato, va amato ed adorato. Non sono le nostre buone azioni o le nostre opere che devono lodarlo, siamo noi!

Noi, noi dobbiamo riconoscere che Egli è l’unico necessario, noi dobbiamo invocare la Sua assistenza, il Suo aiuto, tramite la Sua Parola.

Dobbiamo ritirarci in un luogo solitario, quando gli altri dormono, o comunque non possono distrarci, e chiedere all’Eterno la forza tramite la preghiera ed il filiale abbandono alla Sua Parola. Altrimenti non potremo affrontare gli infiniti demoni di questo mondo. Demoni che cercano di confonderci, di allettarci, anche puntando a farci credere che è per nostro merito o è per nostra bravura, per il nostro spirito di sacrificio, magari, che si compiono certe meraviglie o si operano certe guarigioni.

Gesù non permetteva ai demoni di parlare e così dobbiamo fare noi. Deve essere solo la Parola di Dio quella che parla e si manifesta, e manifesta la Sua forza attraverso di noi, servitori del Signore.

Gesù sa che il demonio ci conosce, conosce tutte le nostre debolezze, conosce ogni nostro peccato. Egli si impone sui demoni con la forza invincibile del Suo essere Figlio, ma anche noi possiamo vincere il demonio, noi siamo figli nel Figlio, se ci sottomettiamo all’Eterno ed alla Sua Parola.

Certi demoni, dirà Gesù, non si possono vincere se non con la preghiera ed il digiuno. Solo il nostro orgoglio, la nostra testardaggine, la nostra presunzione, i nostri demoni appunto, cercano di convincerci che possiamo vincere con l’attivismo, la frenesia, il fare, fare, fare, il riempirci la vita di cose e situazioni nuove.

Pregare e predicare. Versetti 35 e 39.

Gesù è chiarissimo nelle parole riportate dall’evangelista Marco

Pregare e predicare,
per vincere la buona battaglia.  

Amen. 

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

La Parola

21 Poi entrarono in Capernaum, e subito, in giorno di sabato, egli entrò nella sinagoga e insegnava. 22 E la gente stupiva della sua dottrina perché egli li ammaestrava come uno che ha autorità e non come gli scribi. 23 Ora nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito immondo, il quale si mise a gridare, 24 dicendo: «Che vi è fra noi e te, Gesù Nazareno? Sei tu venuto per distruggerci? Io so chi tu sei: Il Santo di Dio». 25 Ma Gesù lo sgridò, dicendo: «Ammutolisci ed esci da costui!». 26 E lo spirito immondo, straziandolo e mandando un gran grido, uscì da lui.

27 E tutti furono sbalorditi, tanto che si domandavano fra loro dicendo: «Che è mai questo? Quale nuova dottrina è mai questa? Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono». 28 E la sua fama si diffuse subito per tutta la regione intorno alla Galilea.

(Marco 1)

Egli comanda con autorità agli spiriti immondi
Egli comanda con autorità agli spiriti immondi

Il commento

Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono. E tutti, commenta Marco, furono sbalorditi.

Oggi come allora egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono, oggi come allora affidarsi alla assoluta Verità della Sua Parola è l’unica via per sconfiggere i multiformi spiriti che infestano la vita dell’uomo.

Pieghiamo il capo, pieghiamo la nostra volontà al dettato dell’unica Parola di salvezza, e saremo guariti da ogni nostro peccato. Fuori dalla Parola del Cristo non vi è salvezza e non vi è vera sapienza. Potrà esserci un barlume di saggezza umana, potrà esservi ragionevolezza apparente, potrà esservi speranza, ma essa prima o poi si rivelerà falsa, riposta in qualche altro uomo, o in dottrine e filosofie di questo mondo, la cui luce si spegnerà come quella di un cerino.

Egli comanda con autorità persino agli spiriti immondi, ed essi gli ubbidiscono. Obbediamogli. Il resto sono solo parole umane.

E non ci stanchiamo mai di annunciare, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto la Parola dell’Eterno. Il prinicpe di questo mondo infatti ha solo il potere che noi stessi gli lasciamo prendere sulle anime nostre.

Ma noi siamo di Cristo, e Cristo è di Dio!

Ricordiamoci questo, oggi, ricordando anche il fratello pastore Remo Cristallo e la sua testimonianza cristiana. Egli era ed è di Cristo, egli era ed è di Dio, per Dio, ed ora è con Lui, nelle sue amorevoli braccia.

Tante volte il pastore le avrà aperte, aprendo la Scrittura, aprendosi all’azione del Cristo perchè lo facesse anche chi, ascoltando lui, si apriva all’azione di Qualcuno infinitamente più grande di lui.

Noi siamo di Cristo e Cristo è di Dio.

Affidiamoci alla Parola di Dio,
e ricacciamo gli spiriti immondi
dalle nostre vite!

Amen. 

Ravvediamoci! Il Signore è qui!

Ravvediamoci! Il Signore è qui!

La Parola

12 Or Gesù, avendo udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò nella Galilea. 13 Poi lasciò Nazaret e venne ad abitare a Capernaum, città posta sulla riva del mare, ai confini di Zabulon e di Neftali, 14 affinché si adempisse ciò che fu detto dal profeta Isaia, quando disse: 15 «Il paese di Zabulon, il paese di Neftali, sulla riva del mare, la regione al di là del Giordano, la Galilea dei gentili, 16 il popolo che giaceva nelle tenebre ha visto una grande luce, e su coloro che giacevano nella regione e nell’ombra della morte, si è levata la luce».

17 Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

18 Or Gesù, camminando lungo il mare della Galilea, vide due fratelli: Simone detto Pietro e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete nel mare, poiché erano pescatori; 19 e disse loro: «Seguitemi e io vi farò pescatori di uomini». 20 Or essi, lasciate prontamente le reti, lo seguirono. 21 E, proseguendo il cammino, vide due altri fratelli: Giacomo, il figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello, nella barca con Zebedeo loro padre, i quali riassettavano le reti; e li chiamò. 22 Ed essi, lasciata prontamente la barca e il padre loro, lo seguirono.

23 E Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando l’evangelo del regno, e sanando ogni malattia e ogni infermità fra il popolo. 24 E la sua fama si sparse per tutta la Siria; e gli presentarono tutti i malati, colpiti da varie infermità e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. 25 E grandi folle lo seguivano dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

(Matteo 4)

Ravvediamoci! Il Signore è qui!
Ravvediamoci! Il Signore è qui!

Il commento

La luce del Cristo è qui. La luce della Parola è qui. Gesù è in mezzo a noi, è presente con la forza della Sua Parola. Che guarisce, che risana chi la ascolta ed a sua volta la ‘rilancia’, mettendola in pratica, o predicandola, ognuno secondo il suo carisma ed il dono di grazia, il dono particolare dello Spirito che ha ricevuto dal Signore.

Gesù cammina e chiama, cammina e chiama, oggi come allora. Ed oggi come allora occorre avere la forza di rispondergli, lasciare per ultimi noi stessi, il nostro lavoro, le nostre reti solo umane e seguirLo.

«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

Semplici e chiare le parole del Cristo. Talmente semplici e chiare che spesso gli stessi predicatori cedono alla tentazione di complicarle, di infarcirle di mille e più distinguo, di ricoprirle con le loro elucubrazioni.

Semplici e chiare le parole del Cristo. Chi ha il ministero della predicazione, chi è costituito servitore della Parola di Dio se lo ricordi, sempre. E’ lui che serve la Parola di Dio, non gli è lecito, mai, servirsene,

Semplici e chiare le parole del Cristo. Per questo fanno tanto paura al potere, a quello politico come a quello religioso, non solo del suo tempo. Per questo i poteri tendono a mascherarlo… così abbiamo il Cristo rivoluzionario, il Cristo tutto pietà, il Cristo solo nel privato, il Cristo delle teologia della liberazione e di quelle della prosperità, il Cristo dell’ordine costituito.

Semplci e chiare le parole del Cristo.

«Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

Ravvediamoci! Amen!

Egli è fedele. E noi?

Egli è fedele. E noi?

La Parola

Egli è fedele. Dio non è un uomo

19 Dio non è un uomo, perché possa mentire, né un figlio d’uomo, perché possa pentirsi. Quando ha detto una cosa, non la farà? O quando ha dichiarato una cosa, non la compirà? 20 Ecco, ho ricevuto l’ordine di benedire; sì, egli ha benedetto e io non revocherò la benedizione.

(Numeri 23)

Egli è fedele. E noi?
Egli è fedele. E noi?

Egli è il “Si” delle promesse di Dio

18 Ora, come è vero che Dio è fedele, la nostra parola verso di voi non è stata sì e no. 19 Perché il Figlio di Dio, Gesù Cristo, che è stato fra voi predicato da noi, cioè da me, da Silvano e da Timoteo, non è stato «sì» e «no», ma è stato «sì» in lui. 20 Poiché tutte le promesse di Dio hanno in lui il «sì» e l’«Amen», alla gloria di Dio per mezzo di noi. 

(2 Corinti 1)

Raduniamoci assieme nel Suo giorno, rinnovando la nostra promessa di fedeltà all’Eterno. Egli viene per l’ultimo dei giorni terreni!

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, 20 che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, 21 e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura. 23 Riteniamo ferma la confessione della nostrasperanza, perché è fedele colui che ha fatto le promesse. 24 E consideriamo gli uni gli altri, per incitarci ad amore e a buone opere, 25 non abbandonando il radunarsi assieme di noi come alcuni hanno l’abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda, tanto più che vedete approssimarsi il giorno. 

(Ebrei 10)

Egli è fedele. E noi?
Egli è fedele. E noi?

Oggi non è una festa qualunque

Oggi non è una festa qualunque

La Parola

1 Ora, dopo che Gesù era nato in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode, ecco dei magi dall’oriente arrivarono a Gerusalemme, 2 dicendo: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in oriente e siamo venuti per adorarlo».

3 All’udire ciò, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 E, radunati tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi, del popolo, s’informò da loro dove doveva nascere il Cristo. 5 Ed essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: 6 “E tu, Betlemme terra di Giuda, non sei certo la minima fra i principi di Giuda, perché da te uscirà un capo, che pascerà il mio popolo Israele”».

7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, domandò loro con esattezza da quanto tempo la stella era apparsa. 8 E, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e domandate diligentemente del bambino, e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, affinché io pure venga ad adorarlo».

9 Ed essi, udito il re, partirono; ed ecco, la stella che avevano veduta in oriente andava davanti a loro finché, giunta sul luogo dov’era il bambino, vi si fermò. 10 Quando essi videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia.

11 E, entrati nella casa, trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra. 12 Quindi, divinamente avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

(Matteo 2)

Oggi non è una festa qualunque
Oggi non è una festa qualunque

Il commento

Siamo venuti per adorarlo… dicono i Magi a uno dei tanti re di questo mondo, Erode, di cui la storia fa memoria solo per le nefandezze che ha compito.

Siamo venuti per adorarLo, Egli, il Re, il Messia che doveva venire. Il vero ed unico Re dei Giudei e di tutto l’universo. Egli, il cui concepimento è stato annunziato dall’angelo del Signore, e la cui nascita è resa nota da una stella sorta da Oriente, da dove ogni cosa nasce, da dove nasce il giorno, il sole, la luce, la possibilità stessa della vita di qualsiasi cosa su questa terra.

Di fronte a tutto questo, che miseria che è un re!, un potente, un principe di questo mondo. Non vale nulla, non conta nulla il suo potere, che come velocemente è sorto, così rapidamente tramonta.

Mentre il Re dei Re sorge, e mai tramonta, la Sua Luce illumina per l’eternità. Si avvera il canto dei Salmi: dall’alba al tramonto, da Oriente ad Occidente, sia lodato il Suo Nome.

I nostri fratelli di Oriente, nella loro saggezza antica, ricordano in una unica solennità, sia pure in modo diverso a seconda dei luoghi e dei riti. l’Epifania, ovvero il manifestarsi di Nostro Signore Gesù Cristo.
Ricordano la Teofania, il manifestarsi di Dio al mondo attrverso l’Incarnazione del Figlio, il riconoscimento della Sua Regalità, l’inizio della Sua missione pubblica con la fine del profetismo riconosciuta dal Battista, il più grande tra tutti i profeti.
La nascita di Gesù, l’adorazione dei Magi, il Battesimo di Gesù nel Giordano.

Una festa grandiosa, che non a caso gli uomini dei nostri tempi, anche purtroppo tanti uomini “di chiesa” hanno finito con il ridurre di significato, come l’ennesima occasione di dire tante parole dolci, come le caramelle e le cioccolate che in tante parti del mondo oggi si regalano ai bambini.

Oggi non è una festa qualunque.

Perchè quello che viene riconosciuto, manifestato, che appare come Re, non è un re qualunque, non è un qualunque filosofo, una qualunque sapienza che appare! E’ la Sapienza di Dio, è il Verbo di Dio che viene a prendere in mano in modo assoluto e definitivo tutto il destino e la storia dell’umanita.

Oggi il potere dell’uomo, il potere che l’uomo crede di avere sulle sorti del mondo e della storia, viene deriso, vilipeso, ridicolizzato assieme ad Erode. E tutte le sapienze umane, tutte le filosofie, le idee, le ideologie, si inchinano, come si inchinano i Magi d’Oriente (che siano tre o mille non fa alcuna differenza!) di fronte alla Sapienza che ha creato il mondo, al Verbo che era con il Padre fin dal principio.

Non ci sono più re umani oggi, solo il Re dei Re.
Non ci sono più prìncipi umani oggi, solo il Principe della Pace (ma la pace vera, non quella bugiarda di questo mondo).
Non ci sono più signori, signorotti, vassalli, valvassori e valvassini, perchè regna il Signore dei Signori.
Nessuna ideologia può pretendere di consigliare agli uomini il giusto da farsi, perchè c’è il Consigliere Ammirabile sul trono!

Egli è quel Bambino. Il Bambino in quella stalla, grotta, culla o mangiatoia. Il Bambino  con le braccia aperte verso di noi, per donarci la salvezza, per spingerci ad abbracciarlo, ad abbracciare senza riserve la Parola che Egli è, a conoscere senza mai stancarci la Sapienza che Egli è, ad avere come solo ed unico Re, l’unico vero Dio, Padre, Figlio e Spirito, Sapienza Eterna, Perfetta Misericordia.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi è giorno di ascolto e di contemplazione della Gloria di Dio, è tempo che i poteri e le sapienze umane cessino di avere importanza nella nostra vita, più che la Sapienza di Dio.

Oggi non è una festa qualunque.

Oggi non è neppure festa, se non riconosciamo la Signoria assoluta di Dio sulla nostra vita, se non rigettiamo dalle nostre vite personali, dalle nostre società, dalle nostre culture, tutto ciò che nega la Signoria di Dio, tutto ciò che fa persistere l’uomo nella sua illusione di essere il padrone del mondo.

Oggi non è una festa qualunque.

É tempo di prenderlo sul serio quel Re, di prendere borsa, bisaccia e calzari e decidersi finalmente a seguirlo, costi quello che costi.

Perchè tutto finirà, tutto alla fine dei tempi si ridurrà in ginocchio davanti a Lui. Oro, incenso e mirra saranno solo per Lui, e per coloro che Egli avrà eletto.

Ed Egli regnerà, nei secoli dei secoli.

Amen.

Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)

Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)

La Parola

43 Il giorno seguente, Gesù desiderava partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi». 44 Or Filippo era di Betsaida, la stessa città di Andrea e di Pietro. 45 Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui, del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, il figlio di Giuseppe». 46 E Natanaele gli disse: «Può venire qualcosa di buono da Nazaret?». Filippo gli disse: «Vieni e vedi». 47 Gesù vide venirgli incontro Natanaele e disse di lui: «Ecco un vero Israelita, in cui non c’è inganno». 48 Natanaele gli disse: «Come fai a conoscermi?». Gesù gli rispose, dicendo: «Ti ho visto quando eri sotto il fico, prima che Filippo ti chiamasse». 49 Natanaele, rispondendogli, disse: «Maestro, tu sei il Figlio di Dio; tu sei il re d’Israele». 50 Gesù rispose e gli disse: «Poiché ho detto di averti visto sotto il fico, tu credi; vedrai cose maggiori di queste». 51 Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico che da ora in poi vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

(Giovanni 1)

Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)
Siamo stati cercati (per fortuna!, o meglio, per amore!)

Il commento

Natanaele si trovava sotto l’albero di fico, come all’ombra della morte. Lo vide il Signore, del quale è stato detto: “La luce si è levata per coloro che erano seduti all’ombra della morte” (Is 9, 2).

Che cosa è stato detto a Natanaele?

Tu chiedi a me, o Natanaele, dove ti ho conosciuto? Tu parli ora con me, perché Filippo ti ha chiamato. Ma, colui che il Signore chiamò per mezzo del suo apostolo, già prima il Signore lo aveva visto appartenente alla sua Chiesa.

O tu Chiesa, o tu Israele, in cui non c’è finzione…, hai già conosciuto Cristo per mezzo degli Apostoli, come lo conobbe Natanaele per mezzo di Filippo. Ma la sua misericordia ti vide prima che tu lo conoscessi, quando ancora giacevi sotto il peso del peccato.

Forse che noi per primi abbiamo cercato Cristo, o non è stato lui invece il primo a cercarci?
Forse che siamo stati noi, i malati, a recarci dal medico, e non è stato invece il medico a venire dai malati?

Non è stato forse il pastore a cercare la pecora che si era perduta, il pastore che, lasciate le novantanove, la cercò e la trovò, riportandola lieto a casa sulle sue spalle (Lc 15,4)?
Non si era forse perduta la dracma, e la donna, accesa la lucerna, non la cercò per tutta la casa finché non l’ebbe trovata (Lc 15,8)?…

Il nostro pastore ha ritrovato la pecora, non senza averla cercata; la donna ha ritrovato la dracma, ma solo dopo averla cercata.

Dunque, siamo stati cercati perché potessimo essere ritrovati; ritrovati, possiamo parlare. Non andiamo in superbia, perché prima d’essere ritrovati eravamo perduti, e siamo stati cercati.

(Agostino (354-430), vescovo d’Ippona e dottore della Chiesa, Commento al vangelo di Giovanni, n° 7 )

Venite e vedete

Venite e vedete

La Parola

35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli. 36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio».

37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù.

38 Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?». Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?». 39 Egli disse loro: «Venite e vedete». Essi dunque andarono e videro dove egli abitava, e stettero con lui quel giorno. Era circa l’ora decima.

(Giovanni 1)

Venite e vedete
Venite e vedete

Il commento

Giovanni il Battista non era il Messia. Predicava che stava venendo uno più grande di lui, a cui egli non era degno di sciogliere i sandali.

Ecco, quell’Uno è giunto, è lì ed egli, con la sua attività di predicazione, di annuncio, di invito alla conversione, lo indica a coloro che fino a quelo momento erano suoi discepoli.

E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse:
«Ecco l’Agnello di Dio

I discepoli non sono più “suoi”, non lo sono mai stati in realtà. Essi sono chiamati dal Cristo, e divengono discepoli del Cristo, lasciando Giovanni. Così deve essere per ogni ministro di Dio, per ogni servitore dell’Eterno, per ogni pastore o pope, o prete. Egli, il Cristo,il Cristo solo, deve crescere e lui diminuire!

É Gesù che giudica poi in modo decisivo, definitivo, la qualità della sequela.

Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro:
«Che cercate?

Ne segue un dialogo tra l’anima di quei primi seguaci del Cristo ed il Cristo stesso.

Essi gli dissero:
«Rabbi (che, tradotto, vuol dire maestro), dove abiti?».
Egli disse loro: «Venite e vedete».

Essi lo riconoscono come Maestro, come Rabbi, lo riconoscono, come tanti lo avevano riconosciuto, come uno che parlava con autorità. Ma questo non basta. In fondo al loro cuore essi sono animati da buone intenzioni, vorrebbero che Egli fosse il Messia che li porta fino alla casa dell’Eterno. Il loro cuore prega con il salmista…

Oh, quanto amabili sono le tue dimore, o Eterno degli eserciti! 2 L’anima mia anela e si strugge per i cortili dell’Eterno; il mio cuore e la mia carne mandano grida di gioia al Dio vivente. 3 Anche il passero trova una casa e la rondine un nido, dove posare i suoi piccoli presso i tuoi altari, o Eterno degli eserciti, mio Re e mio DIO. 4 Beati coloro che abitano nella tua casa e ti lodano del continuo.

(Salmi 84)

Il Signore Gesù però dice loro che non è così semplice. Occorre seguirlo, occorre toccare con mano le sue piaghe, occorre condividere il suo cammino, fino in fondo, per poter vedere la Sua gloria.

Venite e vedete

I due primi discepoli accettano la sfida al loro desiderio di una sequela tranquilla, senza problemi, di tutto riposo. Ed iniziano a seguire Gesù, iniziano a scontrarsi con la durezza della vita di un uomo, vero uomo e vero Dio,  che non ha un luogo dove posare il capo.

Sono già le quattro del pomeriggio. l’ora decima. Non manca molto al tramonto. Non manca molto al giudizio finale. Non manca molto per loro e non manca molto per noi.

Non rimandiamo ancora la decisione per una sequela vera e piena!

Non limitiamoci a dire: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno è già declinato». Ma apriamo le Scritture, spezziamo il pane che quotidianamente ci viene donato, facciamo memoria dei prodigi che ha operato per noi, le cose avvenute per via, e proclamiamo la salvezza nel Suo Nome a Gerusalemme ed in ogni altro luogo.

Amen! Alelluia!