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La maratona della vita cristiana (Ebrei 12,1-3)

Sintesi: La fede cristiana autentica è ben lungi dall’essere “una credenza” privata, “mentale”, ma uno stile di vita, anzi, una gara che si corre in vista di un premio. Non però come una gara dove c’è chi arriva primo e si prende il premio, ma una sorta di maratona in cui tanti si iscrivono e “vincono tutti” quelli che arrivano al traguardo. Implica comunque impegno: non serve a nulla rimanerne spettatori. L’incoraggiamento a parttecipare ed a perseverarvi fino alla fine lo troviamo nel testo biblico di questa domenica, in Ebrei 12:1-3.

1 Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, 2 fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.

3 Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo.

(Ebrei 12)

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La parabola della gara

Oggi il testo della Parola di Dio che viene sottoposto alla nostra attenzione ci accompagna, per così dire, ad assistere ad una “gara sportiva”, ad una maratona, a un qualcosa di simile ad una corsa campestre.

E’ un percorso lungo e difficile, pieno di ostacoli. Dalla nostra prospettiva più alta di spettatori possiamo vedere laggiù il traguardo dove una corona d’alloro attende il vincitore. Diciamo meglio: tutti coloro che arrivano ricevono un premio, un attestato di partecipazione, il che è già un onore. I primi ricevono una speciale menzione, ma in questa gara tutti coloro che arrivano al traguardo sono vincitori.

Ecco, dall’altra parte gli atleti al nastro di partenza. Si tolgono il mantello e al via dello starter partono con passo sicuro e regolare. Si sono allenati bene, i loro muscoli sono agili, forti e scattanti. Non c’è nulla che li possa distrarre, sono ben concentrati e determinati a giungere al traguardo. Li seguiamo con il nostro sguardo mentre affrontano le difficili prove del percorso, alcuni cadono, poi si rialzano e procedono imperterriti. É visibile dopo un po’ il loro sudore e la loro fatica. Arrivano così al traguardo e partecipiamo alla gioia del vincitore che riceve la sua corona. È esausto ma felice e ora sollevato di riceverla, quella corona. Il suo impegno è stato premiato.

Altri erano pure partiti, pieni di buone intenzioni, ma dopo le prime difficoltà avevano rinunciato alla corsa ed erano tornati indietro. Altri ancora avevano solo promesso di parteciparvi, si erano iscritti alla gara, avevano avuto il loro numero, ma per qualche motivo nemmeno sono partiti… Un gruppo di atleti fedeli ed impegnati però ce l’ha fatta!

Ecco che però succede l’inaspettato. Il direttore della gara si muove e si avvicina proprio dove siamo noi, noi spettatori. Viene avanti e rivolge la sua parola proprio a te. Sei piuttosto sorpreso, soprattutto ad udire le sue parole. Si, ti sta invitando a scendere in campo, si proprio te, a far parte di quelle valorose squadre ed a correre la gara insieme a quei famosi e valenti atleti. Ti chiedi perché abbia invitato proprio te. Non te ne credi certamente all’altezza, ma lui insiste, rassicurandoti che ti darà tutti gli strumenti tecnici necessari per partecipare anche tu alla gara con onore. L’onore però è ancora un altro: l’onore di portare la maglia di quelle valenti squadre! Vi sono gli allenamenti, ricevi le necessarie istruzioni e arriva il momento di partire. Sarai fra quelli che partono davvero e perseverano fino alla fine della gara per ricevere la corona che spetta a coloro che giungono al traguardo? Non ti lascerai spaventare dalle difficoltà oppure preferirai tornare fra i semplici spettatori?

Questa che vi ho raccontato è una parabola che illustra la vita cristiana assomigliandola ad una gara sportiva. Ogni illustrazione ha i suoi limiti, ma credo che ci possa servire oggi per chiarire i termini di quanto ci comunica il Signore Iddio nel testo biblico di Ebrei 12:1-6.

Chiamati dalla Sua grazia

Ci sono quindi due tipi di “sportivi” quelli che lo sport …lo guardano, e quelli che allo sport …partecipano. Oserei dire che i veri sportivi sono quelli che “fanno” lo sport. Oggi infatti sono fin troppi quelli che fanno i semplici spettatori della fede e delle attività dei cristiani attivi e professanti. Magari “finanziano” le chiese. È già qualcosa, ma rimangono pur sempre spettatori, fuori dalla gara: valutano le attività degli altri e magari le criticano, battendo le mani oppure fischiando, a seconda del gradimento…

In ogni caso ci sono occasioni importanti – come quella di oggi – in cui Iddio, attraverso l’annuncio dell’Evangelo, chiama anche noi, anche te, a far parte della Sua “squadra di atleti”, di un popolo speciale, il Suo popolo eletto, la Sua chiesa. Egli chiama anche noi a “scendere in campo”.

Si tratta indubbiamente di una stupefacente espressione dell’amore e della grazia di Dio verso creature come noi siamo, la cui vita – per usare la nostra immagine – è pigra, sedentaria, squilibrata, malsana, indifferente e spesso anche molto critica verso squadre ed allenatori… in una parola, per noi peccatori, quella di sentirci rivolgere la parola della verità, l’appello ad affidarci ad essa, scoprire la disponibilità di Dio nei nostri riguardi che ci vuole riscattare e perdonare attraverso l’opera efficace di un valente “allenatore”, il Salvatore Gesù Cristo. Come non gridare di gioia e di riconoscenza per “l’onore” che Iddio ci vuol fare chiamandoci ad essere anche noi partecipi della Sua vittoria!

Il testo biblico

Consideriamo però ora più da vicino il testo biblico che Dio ci vuole rivolgere quest’oggi. L’apostolo scrive a cristiani d’origine ebraica:

“Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta, fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.
Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo”

(Ebrei 12:1-3).

Motivi incoraggianti

Dobbiamo dire innanzitutto che l’Apostolo qui si rivolge ad “atleti” della vita cristiana che, scesi in campo e partiti, sperimentano la durezza della gara e sono tentati a scoraggiarsi e forse anche a rinunziarvi. La cosa è comprensibile, ma qui l’apostolo, vero e proprio “allenatore”, incoraggia questi “atleti” mettendo davanti a loro i motivi per cui a questa “gara” ne valga comunque la pena di parteciparvi.

I cristiani di quella generazione, ma quanti ancora oggi, vedono la loro fede ed il loro impegno messo a dura prova da difficoltà di ogni genere. Queste parole ispirate da Dio vengono però rivolte anche a noi per nostro incoraggiamento ed istruzione. La confessione della nostra fede non si esprime forse oggi nel contesto di difficoltà e persecuzioni dirette, nondimeno, portare avanti con coerenza la nostra professione di fede nemmeno oggi è facile, è anticonformista e può causare opposizione e incomprensione. Per questo, pur non nascondendo ai nostri figli la difficoltà della coerenza cristiana, li incoraggiamo a proseguire con coraggio e preghiamo per loro.

Credo che sia importante pure notare come lo scrittore non si limiti qui a dare “consigli” ed esortazioni come colui che si limiti a “stare in panchina”. E’ egli stesso un “atleta” d’esperienza e sa bene identificarsi con i suoi lettori scoraggiati. Al capitolo 10 aveva già detto:

“Ora noi non siamo fra quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma quelli che hanno fede per ottenere la vita” (10:39).

I precursori

La prima frase del testo che colpisce la nostra attenzione è: “Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni…” (1a). E’ il primo motivo di incoraggiamento degli atleti in pista: “Non siete soli e non siete stati i primi a correre – e con successo – questa gara”.

C’è una così grande schiera (una nuvola, un nugolo) di testimoni (martiri della fede) che ci circonda, noi che corriamo la gara della fede cristiana. Quanti ci hanno preceduto nella fede e tuttora nel mondo brillano come luminosi esempi di fede e di impegno nonostante le difficoltà che devono affrontare e proprio per portare avanti la fede che oggi noi dichiariamo di professare. Essi sono dei testimoni in quanto la loro vita, opere, sofferenze e morte, attestano la loro fede, e testimoniano a noi attraverso le pagine della Scrittura e della storia il loro impegno è stato abbondantemente retribuito.

Pensate: noi che siamo chiamati a far parte o che facciamo parte della squadra dei cristiani, “portiamo i colori” di un popolo che enumera gli “eroi” della fede di cui sono piene le pagine dei nostri calendari (e non solo), uomini, donne, ragazzi e bambini che attraverso questi venti secoli di storia cristiana, ma anche di più se contiamo pure l’antico popolo di Israele in cui siamo stati innestati, che spesso hanno sofferto e pagato con la loro vita pur di portare avanti la fiaccola della fede… Fare dei nomi, a questo punto, significherebbe fare dei torti a qualcuno. E’ la “comunione dei santi”, migliaia e migliaia nostri predecessori nella fede che si sono distinti per fede, forza e virtù. E’ come se essi ci stessero ora a guardare incoraggiandoci a proseguire con fiducia la nostra corsa nonostante tutto. Dobbiamo anche dire che essi testimonieranno pro o contro di noi a seconda se siamo stati all’altezza della loro e nostra comune vocazione.

Essi sono come nuvole cariche di pioggia ristoratrice per le dottrine vivificanti che ci hanno portato; per i loro esempi rinfrescanti nell’ardore della persecuzione; per la loro guida ed indicazioni che ci danno nelle vie di Dio; per il loro grande numero, come una spessa nuvola che ci circonda da ogni parte, sono di indubbia istruzione. Dovremmo prendere l’abitudine di nutrirci leggendo le biografie dei cristiani valorosi del passato e del presente. Il loro esempio decisamente mi incoraggia tanto che non mi lascerò intimidire da nulla.
Impedimenti in noi stessi

Il secondo incoraggiamento ci viene dall’espressione: “deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge” (1b).

Ci possono essere tanti fattori esterni che ci sono di ostacolo nella corsa della vita cristiana. Tanti impedimenti ed ostacoli che noi avvertiamo, però, sono in noi stessi: la nostra pigrizia, indolenza, vizi, difetti, il nostro atteggiamento psicologico nei confronti della vita cristiana, il nostro peccato…

Il nostro testo dice: Deponiamo (cioè gettiamo via, eliminiamo) ogni peso (impedimento), tutto ciò che ci “appesantisce” e ci “frena”. Come l’atleta disciplina sé stesso nel corpo, nella mente e nello spirito per correre la gara nel modo migliore e più efficace possibile, come l’atleta si sbarazza di tutto ciò che impedirebbe il suo procedere, così pure nella “corsa” cristiana ogni zavorra deve essere scaricata. Gli antichi atleti correvano nudi, e anche oggi l’abbigliamento deve essere adatto alla gara. Non si corre con cappotto e stivali…

La figura compara il peccato ad una veste lunga che impedisce il libero movimento del corridore. L’apostolo ci dice: deponiamo il peccato, che così facilmente ci avvolge (che ci tiene stretto e che ci fa inciampare, ci aggroviglia). Il riferimento è al peccato in quanto tale che ci assedia da ogni lato. Abbiamo difficoltà nella vita cristiana? Quante di queste difficoltà dipendono solo da noi? Chiediamo a Dio di aiutarci a prenderne coscienza ed a sbarazzarcene perché altrimenti non faremo molta strada…
Perseveranza

Un terzo incoraggiamento ha a che fare con la necessità di essere perseveranti e diligenti: “e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta” (1c).

L’atleta deve allenarsi regolarmente e con impegno, e poi procedere con determinazione senza lasciarsi distrarre da niente e da nessuno. La costanza e la determinazione oggi è una virtù molto rara.

Qualcuno ha detto: “Costanza: di questa parola si è fatto un nome proprio, forse perché non è comune”. S. Agostino disse: “Non è gran cosa l’incominciare; la perfezione sta nel condurre a termine”. Corriamo la vita cristiana, dice il nostro testo, sforziamoci di progredire con perseveranza, paziente sopportazione, con determinazione la gara che ci è proposta, e la parola originale che il testo usa ha a che fare con il nostro “agonismo”.

La gara cristiana non è uno sprint di breve durata ma una gara che dura a lungo, una maratona.

Non vi saranno premi per coloro che non perseverano fino alla fine della corsa.

L’apostolo Paolo diceva:

“Ma non faccio nessun conto della mia vita, pur di condurre a termine con gioia la mia corsa e il servizio affidatomi dal Signore Gesù Cristo” (At. 20:24).

Al termine della sua vita lo stesso apostolo scriveva:

“Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede. Ormai mi è riservata la corona di giustizia che il Signore, il giusto giudice, mi assegnerà in quel giorno, e non solo a me…” (2 Ti. 4:7,8).

Siamo chiamati ad essere perseveranti: quanti fra coloro che si erano disposti alla corsa non sono mai partiti veramente oppure dopo un po’ vi hanno rinunciato tornando indietro? Essi non riceveranno il premio finale.
Lo sguardo fisso su Gesù

Il motivo più importante di incoraggiamento che questo testo ci rivolge, però, è il quarto:

“fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo” (3, 4).

Ecco il segreto del maratoneta, dell’alpinista e di chiunque altro intende raggiungere il suo obiettivo: un’attenzione indivisa verso la meta, un’attenzione indivisa – nel nostro caso – verso Colui che ci precede, ci dà forza, ci incoraggia: il Signore Gesù Cristo.

Fissate lo sguardo, tenete fissi gli occhi, su Gesù, Colui che crea la fede, il pioniere, il fondatore, l’originatore, e la rende perfetta (il perfezionatore). Leonardo da Vinci disse: “Non si volta chi a stella è fisso”.

E’ davvero il segreto della perseveranza cristiana. Avremo forza solo quando il nostro sguardo è fissato sul grande oggetto della nostra fede. La vittoria appartiene solo a chi guarda a Gesù perché Egli è

(1) il fondatore della fede, Colui che ha ispirato questa gara e la rende possibile. Egli solo ha illuminato il sentiero della salvezza come un sentiero possibile. Egli è:

(2) esempio di fede, Lui solo ha portato la fede a perfezione, ci ha aperto la strada e l’ha percorsa per intero. Nei giorni della sua carne, Cristo ha calcato senza deviarne mai il sentiero della fede. Noi siamo chiamati ed abbiamo la possibilità di essere come Lui. Per la gioia che gli era posta dinanzi [lo stesso verbo usato prima per la gara che noi dobbiamo correre], Egli sopportò la croce e stette fermo nei suoi propositi. Egli è il:

(3) il compitore che questa gara l’ha portata nella Sua propria persona a perfetto compimento. Aveva ogni tipo di beatitudine, ma soffrì volontariamente la vergogna della croce non tenendo in alcun conto l’infamia, la vergogna, la disgrazia di una simile morte. E non si trattò di una gioia egoistica, era la gioia raggiunta attraverso quella redenzione che avrebbe realizzato la salvezza di tutto il suo popolo. Di lui Isaia dice: “Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità” (Is. 53:11).

(4) Il vincitore. Si, Gesù è il vincitore, non nel senso che sia stato l’unico – a scapito di altri – a vincere. In questa gara tutti coloro che arrivano al traguardo, ne conseguono il premio. Egli, per così dire, è il giudice stesso della gara che personalmente ne percorre il percorso, alle stesse condizioni degli altri, e ne riporta la vittoria. “E si è seduto alla destra del trono di Dio”. Il fatto della sua sofferenza è completamente passato, ma i risultati d’essa rimangono per sempre.

La fede riconosce che ‘questo Gesù’ è stato fatto da Dio “e Signore e Cristo” (At. 2:36). Colui che un giorno soffrì sulla terra ora governa in cielo (Mt. 28:18). I destinatari di questa lettera devono credere a questo, nonostante che le attuali circostanze sembrino contraddirlo, e così dobbiamo noi!
Epilogo

A coloro che corrono la gara della vita cristiana, lo scrittore così dice: “Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo”. Considerate, riflettete, comparate, perciò Colui che ha sopportato una simile ostilità, odio, opposizione, contro la Sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate, perdendovi d’animo, affinché il vostro animo non venga meno.

La Sua morte di croce non è stata una sconfitta. Attraverso la morte di croce ha conseguito la vittoria sul peccato e sulla morte ed è entrato nella gloria della risurrezione. La ragione di fissare su di Lui il nostro sguardo è considerare quello che Lui aveva dovuto sopportare era molto di più di che cosa dobbiamo sopportare noi. L’innocente sulle cui spalle grava il peccato del suo popolo e gli strali implacabili dei suoi avversari. L’apostolo Pietro scrisse:

“Già designato prima della creazione del mondo, egli è stato manifestato… per voi; per mezzo di Lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria affinché la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio” (1 Pietro 1:20,21).

Molti sono spettatori della gara della vita cristiana, ed è chiaro che rimanendo tali rimarranno privi della ricompensa dei vincitori, così come chi aveva promesso di iniziare questa gara e non è mai veramente partito, e come coloro che, spaventati dalle difficoltà, hanno rinunciato a correre e sono tornati indietro.

Chi vorrà veramente “scendere in campo” e perseverare fino alla fine?

Abbiamo motivi di grande incoraggiamento non solo fra quelli fin qui esposti, ma anche per la promessa del Signore. L’apostolo Paolo dice infatti:

“Io ringrazio il mio Dio… per voi, e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino ad ora. E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un’opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:3-6).

(Predicazione del pastore Paolo Castellina)

Le dieci vergini (Matteo 25:1-13)

1 «Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo.

2 Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute; 3 le stolte, nel prendere le loro lampade, non avevano preso con sé dell’olio; 4 mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avevano preso dell’olio nei vasi. 5 Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono.

6 Verso mezzanotte si levò un grido: “Ecco lo sposo, uscitegli incontro!” 7 Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. 8 E le stolte dissero alle avvedute: “Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. 9 Ma le avvedute risposero: “No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!” 10 Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. 11 Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: “Signore, Signore, aprici!” 12 Ma egli rispose: “Io vi dico in verità: Non vi conosco”.

13 Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora.

(Matteo 25)

bibbia-dottrina

Le dieci vergini di cui parla Matteo, in questa prima parte del capitolo 25, sono come i servi di Luca al capitolo 12:

35 «I vostri fianchi siano cinti, e le vostre lampade accese; 36 siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando tornerà dalle nozze, per aprirgli appena giungerà e busserà. 37 Beati quei servi che il padrone, arrivando, troverà vigilanti! In verità io vi dico che egli si rimboccherà le vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38 Se giungerà alla seconda o alla terza vigilia e li troverà così, beati loro!

39 Sappiate questo, che se il padrone di casa conoscesse a che ora verrà il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 40 Anche voi siate pronti, perché il Figlio dell’uomo verrà nell’ora che non pensate».

Il concetto è chiarissimo, o almeno dovrebbe essere tale, Gesù lo ripete continuamente nel Vangelo. Noi non abbiamo alcun potere, nè come singoli, nè come comunità, per aggiungere un giorno o un capello alle nostre vite, per sapere quanto il Signore ci chiamerà al giudizio, quando il Signore verrà a giudicare una volta per tutte le nostre azioni.

Siamo servi senza pretese, incaricati di servire con le nostre azioni il Figlio, usando della Luce, della grazia che Egli stesso ci ha donato, procurando che questa Luce, la Luce della Parola di Dio, splenda bella alta sul lucernaio che è la nostra vita.

La lampada è la nostra vita, l’olio che alimenta la luce è la Parola di Dio, il fuoco divampa per la grazia di Dio ed è dalla Parola alimentata.

Quanta ne mettiamo nella nostra vita? Quanto contatto abbiamo con essa?
Quanto “olio” biblico, evangelico alimenta i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni?

Pensiamoci, oggi, pregando con questo brano, vediamo se ce n’è abbastanza per purificarci quanto serve. Siamo vigilanti! Ciò che viene da Dio nella nostra vita deve crescere ed essere alimentato. Al resto, alle cose del mondo, siamo chiamati a morire.

1 «All’angelo della chiesa di Sardi scrivi:
Queste cose dice colui che ha i sette spiriti di Dio e le sette stelle:
“Io conosco le tue opere: tu hai fama di vivere ma sei morto. 2 Sii vigilante e rafforza il resto che sta per morire; poiché non ho trovato le tue opere perfette davanti al mio Dio.
3 Ricòrdati dunque come hai ricevuto e ascoltato la parola, continua a serbarla e ravvediti. Perché, se non sarai vigilante, io verrò come un ladro, e tu non saprai a che ora verrò a sorprenderti. 4 Tuttavia a Sardi ci sono alcuni che non hanno contaminato le loro vesti; essi cammineranno con me in bianche vesti, perché ne sono degni.
5 Chi vince sarà dunque vestito di vesti bianche, e io non cancellerò il suo nome dal libro della vita, ma confesserò il suo nome davanti al Padre mio e davanti ai suoi angeli.

(Apocalisse 3)

Gerusalemme, Gerusalemme (Matteo 23:37-39)

37 «Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi quelli che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto!
38 Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. 39 Infatti vi dico che da ora in avanti non mi vedrete più, finché non direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”»

(Matteo 23)

bibbia

Gesù lamenta il destino terribile di Gerusalemme. In Matteo il testo sembra persino moderato rispetto al parallelo nel Vangelo di Luca, al capitolo 19:

41Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa 42dicendo: «Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! Ma ora è stato nascosto ai tuoi occhi. 43Per te verranno giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti assedieranno e ti stringeranno da ogni parte; 44distruggeranno te e i tuoi figli dentro di te e non lasceranno in te pietra su pietra, perché non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata».

Uno sguardo povero di fede potrebbe dire: ma come, Dio non è amore, Dio non è misericordia, Dio non è venuto per salvarci? E’ esattamente così, ma qui Gesù lamenta (non a caso in Matteo questo brano viene dopo una selva di “Guai a voi“) il fatto che la gente, per sua comodità preferisca allontanare Dio dalla propria vita, preferisca “fingere” di ascoltare la Parola di Dio, ascoltandola con le orecchie ma non con il cuore, aderire solo con la superfice del proprio sè ai profeti, uccidendoli nella realtà perchè scomodi, allontanandoli nelle proprie scelte, nelle proprie decisioni dalla propria vita.

Allontanare la Parola, allontanare i profeti, cerca di farci capire Gesù è come allontanare Dio, la sua protezione, la sua misericordia dalla nostra vita. e tornare disponibili all’azione del principe di questo mondo e dei suoi servi. Non è mai Dio che ci abbandona,siamo noi ad abbandonare Dio, a tenerlo lontano dalla nostra esistenza.

Quando lo si fa, quando ci si comporta così, poi serve a poco lamentarsi.

Torniamo al Signore, fratelli e sorelle, finchè siamo in tempo, torniamo a riempire la nostra vita della Sua Parola, torniamo a cantare che “Benedetto è Colui che viene nel Nome del Signore“.

O faremo così, o la nostra vita andrà in briciole, andrà in frantumi, perchè senza di Lui noi non possiamo far nulla, non siamo nulla.

Amen.

Guai a voi ciechi (Matteo 23:23-26)

23 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre.

24 Guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello.

25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e d’intemperanza.

26 Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l’esterno diventi pulito.

(Matteo 23)

bibbiapenna

La cecità spirituale è il motivo dominante di questa breve pericope evangelica, tratta sempre dal capitolo 23 dell’Evangelo secondo Matteo. La pericope in partenza, al versetto 23, e poi al versetto 25, ripete ancora il “Guai a voi” di ieri, a riaffermare lo stesso messaggio.

Guai a voi, se vi fermate al’esteriore, a quello che si vede, e non guardate all’interiore; guai a voi se vi fermate alla lettera della legge e non ne vivete lo spirito. Guai a voi se vi fermate al significato delle parole ‘comodo’ a quello che le parole sembrano significare agli uomini ed al loro peccato, e non cercate in esse La Parola, la Volontà di Dio.

E’ un rischio, questo, per ogni credente, qualsiasi sia il tipo di lettura proposto della Parola di Dio. Perchè non esiste un “tipo” di lettura che sia semplicemente umano e che perciò stesso sia valido. L’unica possibilità di leggere la Parola di Dio e rettamente interpretata, è farlo con lo stesso Spirito con cui essa è stata scritta, alla luce del Cristo, alla luce dello Spirito, con la richiesta continua e costante fatta al Signore attraverso la preghiera.

Senza la preghiera, l’umità, lo Spirito, la cecità spirituale (di cui ai versetti 24 e 26) non è una possibilità ma una certezza.

E la cecità spirituale ci rende “morti” agli occhi di Dio, conduce alla “morte spirituale”, alla “seconda morte”, precipita nella rovina i nostri passi.

Può un cieco guidare un altro cieco?
Non cadranno tutti e due in un fosso?

(Luca 6:39)

Chiediamo all’Eterno che ci doni occhi di preghiera, occhi colmi di spirito, occhi aperti sul nostro peccato, perchè il nostro cuore non sia cieco della Sua Volontà. Amen.

Guai a voi (Matteo 23:13-22) – pregando per il #sinodovaldese e per tutte le chiese

13 Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché serrate il regno dei cieli davanti alla gente; poiché non vi entrate voi, né lasciate entrare quelli che cercano di entrare.
14 [Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché divorate le case delle vedove e fate lunghe preghiere per mettervi in mostra; perciò riceverete maggior condanna.]
15 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché viaggiate per mare e per terra per fare un proselito; e quando lo avete fatto, lo rendete figlio della geenna il doppio di voi.
16 Guai a voi, guide cieche, che dite: Se uno giura per il tempio, non importa; ma se giura per l’oro del tempio, resta obbligato. 17 Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che santifica l’oro? 18 E se uno, voi dite, giura per l’altare, non importa; ma se giura per l’offerta che c’è sopra, resta obbligato. 19 Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che santifica l’offerta? 20 Chi dunque giura per l’altare, giura per esso e per tutto quello che c’è sopra; 21 e chi giura per il tempio, giura per esso e per Colui che lo abita; 22 e chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi siede sopra.

(Matteo 23)

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Guai a voi, scribi e farisei ipocriti…

Guai a voi, uomini di chiesa, che pervertite a vostro piacimento quanto è detto e scritto nella Parola di Dio.

Guai a voi, uomini di chiesa, che dite di avere fede in Dio, ed invece confidate nell’uomo.

Guai a voi, uomini di chiesa, che fidate nel progresso invece che nella Provvidenza.

Guai a voi, che dite di credere nello Spirito, e invece interrogate gli spiriti, vi affidate a maghi, indovini e futuristi.

Guai a voi, che dite di credere al Padre Creatore, e ne pervertite il piano facendo scempio della natura e delle sue leggi.

Guai a voi, che dite di credere al Figlio Salvatore, e cercate la salvezza nel potere, nel denaro, nella mera conoscenza umana.

Guai a voi, che dite di credere allo Spirito Consolatore, e cercate consolazione nei riconoscimenti di questo mondo.

Stolti e ciechi!

Stolti e ciechi noi, se guardiamo altrove invece che alla Parola di Dio!

Sforzatevi di entrare per la porta stretta! (Luca 13:22-30)

22 Egli attraversava città e villaggi, insegnando e avvicinandosi a Gerusalemme.

23 Un tale gli disse: «Signore, sono pochi i salvati?» Ed egli disse loro:
24 «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché io vi dico che molti cercheranno di entrare e non potranno.

25 Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, stando di fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici”. Ed egli vi risponderà: “Io non so da dove venite”.
26 Allora comincerete a dire: “Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!” 27 Ed egli dirà: “Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori”.
28 Là ci sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori.

29 E ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio.
30 Ecco, vi sono degli ultimi che saranno primi e dei primi che saranno ultimi».

(Luca 13)

pinerolo2007 246

Siamo tutti, noi cristiani, uomini e donne in cammino dietro i passi del Signore Gesù.
Siamo tutti, noi cristiani, uomini e donne, in cammino, dietro il Signore Gesù, chiamati ad imitarne la vita, ad emularne le scelte.
Quali sono queste scelte?

Pregare, sempre; essere costantemente alla presenza del Padre, fare, sempre la Sua volontà e non la nostra; obbedire, sempre al Padre e non agli uomini, avere sempre in bocca la Sua Parola, nel cuore la Sua Legge, di cui, di dice Gesù, non cade uno iota finchè tutta la storia umana non sarà compiuta. Essere sempre pronti a convertirci, a cambiare strada, quando ci accorgiamo delle mancanze presenti nella nostra sequela.

Amare il prossimo come noi stessi, ascoltare ogni uomo ed ogni donna, aiutarlo ad esaminare la sua vita, denunciare il suo peccato quando occorre, ed esortarlo a cambiare vita, dirgli, dirle, “Il Signore ti perdona, ma tu non peccare più”. Mettergli di fronte la misericordia del dono di Dio, farle riconoscere il dono dello Spirito nella sua vita, e quindi la possibilità di convertirsi e rinnegare il suo peccato.

Le stesse cose che speriamo siano fatte a noi, noi dobbiamo desiderarle, oltre che per noi (e non è affatto facile nè scontato, per nessuno, riconoscersi peccatore e bisognoso di conversione ogni giorno) anche per i nostri fratelli e sorelle.

Quando a Gesù quel tale chiede di conoscere “sono pochi i salvati” nel suo cuore la cosa l’ha chiara. Non gli chiede se tutti saranno salvati, nè se i salvati saranno molti. Perchè quel tale vedeva, chiaramente, di persona, le difficoltà che comportava seguire, nel mondo degli uomini, il Signore Gesù; come anche i discepoli lo vedevano (il parlare duro, se è così a chi conviene, allora chi potrà salvarsi…).

E Gesù dà una risposta chiarissima. Si tratta di una porta stretta, occorre impegno e dedizione assoluta, occorre un impegno quotidiano, occorre superare tante difficoltà, occorre non lasciarsi distrarre o portare fuori strada da parte degli spiriti di questo mondo; non basta una adesione nominale, non basta aver semplicemente “conosciuto”, con le orecchie, in modo superficiale, in modo formale, diremo noi, il Signore Gesù.

Il Signore Gesù in questa parte della risposta è chiarissimo e durissimo, non duro, nel parlare:

26 Allora comincerete a dire: “Noi abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza, e tu hai insegnato nelle nostre piazze!”

27 Ed egli dirà: “Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori”.

28 Là ci sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori.

Ma non ci spaventi questo! Perchè il Signore Gesù è Colui che è morto e risorto per noi, il Signore Gesù è Colui che ha mandato su di noi il Suo Spirito, il Signore Gesù è il Figlio Salvatore del Padre Creatore e ricco di misericordia.

Non ci spaventi il parlare duro di Gesù, perchè ci sono stati donati i mezzi per la salvezza, ma esaminiamo chiaramente la nostra vita. Che uso ne stiamo facendo? Obbediamo o no, in tutto e per tutto, alla Sua Parola? Da chi cerchiamo approvazione nelle nostre scelte di vita quotidiane? Da Dio o dagli uomini?

L’offerta di salvezza è universale…

29 E ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio.

Ma è tutto meno che scontata… Molti sono i chiamati, pochi gli eletti. Ed inoltre…

30 Ecco, vi sono degli ultimi che saranno primi e dei primi che saranno ultimi

Siamo in cammino insieme, siamo “sinodali”, siamo tutti chiamati a riflettere e pregare sulla nostra sequela, siamo tutti chiamati a convertire i nostri passi. Sforziamoci di farlo passando per la porta stretta, per la porta stretta dell’adesione alla Verità del messaggio di Dio contenuta nella Parola.

Per la riflessione e la preghiera in questa Domenica, Giorno del Signore (XXI del tempo Ordinario per il Lezionario Cattolico, XIV dopo Pentecoste per il Lezionario Comune Riformato), mi permetto di suggerirvi di leggere le parole del vescovo Cesario, tutt’altro che datate…

Cesario di Arles (470-543), monaco e vescovo
Discorso 7; CCL 103, 37ss
“Gesù passava per città e villaggi insegnando”

Fate ben attenzione, fratelli carissimi: le sante Scritture ci sono state trasmesse come lettere venute, per così dire, dalla nostra patria.

La nostra patria infatti è il paradiso; nostri genitori sono i patriarchi, i profeti, gli apostoli e i martiri; nostri concittadini, gli angeli; nostro re, Cristo. Quando Adamo ha peccato, siamo stati gettati per così dire nell’esilio di questo mondo. Ma poiché il nostro re è fedele e misericordioso più di quanto si possa pensare o dire, si è degnato di inviarci le sante Scritture per mezzo de patriarchi e dei profeti, come lettere d’invito attraverso le quali ci invita nella nostra eterna e prima patria… Per la sua indicibile bontà, ci ha invitati a regnare con lui.

In queste condizioni, che idea di se stessi si fanno i servi che … non si degnano di leggere le lettere che ci invitano alla beatitudine del Regno? … “Se qualcuno non lo riconosce, neppure lui è riconosciuto” (1Cor 14,38).

Certamente chi non si cura di cercare Dio in questo mondo attraverso la lettura dei testi sacri, a sua volta Dio rifiuterà di ammetterlo all’eterna beatitudine.

Deve temere che gli si chiudano le porte, che lo si lasci fuori come le vergini stolte (Mt 25,10) e che meriti di sentire: “Non so chi siete; non vi conosco; allontanatevi da me voi tutti che fate il male”…

Chi vuol essere ascoltato con favore da Dio deve cominciare con l’ascoltare Dio.

Come può avere il coraggio di volere che Dio l’ascolti favorevolmente se si cura così poco di leggere i suoi precetti?

Cristo e la Chiesa (Matteo 22:1-14)

1 Gesù ricominciò a parlare loro in parabole, dicendo:

2 «Il regno dei cieli è simile a un re, il quale fece le nozze di suo figlio.

3 Mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze; ma questi non vollero venire.

4 Mandò una seconda volta altri servi, dicendo: “Dite agli invitati: Io ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono ammazzati; tutto è pronto; venite alle nozze”. 5 Ma quelli, non curandosene, se ne andarono, chi al suo campo, chi al suo commercio; 6 altri poi, presero i suoi servi, li maltrattarono e li uccisero. 7 Allora il re si adirò, mandò le sue truppe a sterminare quegli omicidi e a bruciare la loro città.

8 Quindi disse ai suoi servi: “Le nozze sono pronte, ma gli invitati non ne erano degni. 9 Andate dunque ai crocicchi delle strade e chiamate alle nozze quanti troverete“. 10 E quei servi, usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni; e la sala delle nozze fu piena di commensali.

11 Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l’abito di nozze. 12 E gli disse: “Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa. 13 Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti“.

14 Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».

(Matteo 22)

pinerolo2007 239

Giacomo di Saroug (ca 449-521), monaco e vescovo siriano
Omelie sul velo di Mosé

“Il regno dei cieli è simile a un re
che fece un banchetto di nozze per suo figlio”

Nei suoi disegni misteriosi, il Padre aveva preparato una Sposa per il suo unico Figlio e gliel’aveva presentata nelle immagini della profezia… Mosé ha scritto nel suo libro che “per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Gen 2,24).

Il profeta Mosé ci parla in questi termini dell’uomo e della donna per annunciare Cristo e la Chiesa. Con l’occhio lungimirante del profeta, ha contemplato Cristo che diventa una sola cosa con la Chiesa grazie al mistero dell’acqua: ha visto Cristo attirare a sé la Chiesa fin dal seno verginale, e la Chiesa attirare a lei Cristo nell’acqua del battesimo.

Lo Sposo e la Sposa sono stati così completamente uniti in maniera mistica; ecco perché Mosé, col volto velato (Es 34,33), ha contemplato Cristo e la Chiesa; ha chiamato l’uno “uomo” e l’altra “donna”, per evitare di mostrare agli Ebrei la realtà in tutta la sua chiarezza… Il velo doveva ancora per un po’ avvolgere il mistero; nessuno conosceva il significato di quella grande immagine, si ignorava ciò che rappresentava.

Dopo la celebrazione delle loro nozze, è venuto Paolo. Egli ha visto il velo steso sul loro splendore, e l’ha sollevato per rivelare Cristo e la sua Sposa al mondo intero. Ha mostrato che era veramente loro che Mosé aveva descritto nella visione profetica. Esultando di gioia soprannaturale, l’apostolo proclama: “Questo mistero è grande” (Ef 5,32). Ha rivelato cosa rappresentava questa immagine velata che il profeta chiamava l’uomo e la donna: “Lo dico, lui afferma, in riferimento a Cristo e alla Chiesa che non sono più due ma una sola cosa” (Ef 5,31).

bibbiaaperta

Ancora una parabola dal tono ‘indigesto’, questa degli invitati al banchetto delle nozze. Dio è rappresentato come il Padre dello sposo. Un Padre misericordioso. Invita gli uomini alle nozze del Figlio. Ma questi ignorano la Sua chiamata.

Allora egli li invita una seconda volta. Ma questi trovano delle scuse, ed ancora non vanno. Hanno qualcosa di altro da fare (riecheggiano le scuse di Luca 9:57-62). Addirittura trattano come importuni e scomodi i servi, i profeti, quelli che parlano a Suo Nome, li maltrattano e li uccidono.

Egli si adira, li abbandona alla loro sorte, la rovina, la sorte di chiunque si riprometta di fare a meno di Dio, e decide di invitare altri, tutti quelli che trova. Manda il Suo Figlio che offre il Suo sacrificio per tutta l’umanità.

Ma quando entra al banchetto, per giudicare l’operato dei suoi servi, trova un invitato senza abito nuziale, un invitato che ha creduto, pensato, operato in modo tale da pensare che poteva essere seduto al tavolo di Dio senza cambiare nulla della sua vita. Con lo sporco della sua vita, con il peccato addosso, con l’abito vecchio. Avrà a dire l’Apostolo Paolo che chi vuole partecipare del Cristo, deve essere rivestito di Cristo, deve lasciare l’abito vecchio, abito nel senso di abitudini, modo di pensare, modo di agire.

Non si può pretendere di sedersi al banchetto di Dio, e mangiare delle cose del mondo! Nessuno lo può! Chei sia singolo o che sia una comunità. Non si può pensare secondo il mondo e pretendere di essere Chiesa di Cristo. Perchè la Chiesa di Cristo deve essere vestita di nuovo, e questo essere vestita di nuovo significa essere vestita solo e soltanto della Parola di Dio.

Se c’è la Parola, se la Parola è amata, rispettata, messa al primo posto c’è la Chiesa c’è la Sposa di Cristo, si è degni di sedere al tavolo nuziale. Altrimenti si è degli ‘imbucati’ alle nozze, dei mentitori a se stessi ed a Dio, e come tali si verrà trattati dal padrone di casa, dal Signore.

Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?” E costui rimase con la bocca chiusa. 13 Allora il re disse ai servitori: “Legatelo mani e piedi e gettatelo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti“.

14 Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti».

Non basta quindi dire di “seguire Cristo” in modo generico. Se non lo si fa come Egli vuole, mettendo Egli stesso, la Sua Parola, il Verbo che Egli incarna, di fronte ad ogni nostro passo, pensiero, gesto, non si è nel cammino della Chiesa, ci si trova spogliati dell’abito nuziale, e si verrà rigettati dal Padre, al momento dell’esame, al momento del giudizio.

Perchè il giudizio ci sarà, e sarà con misericordia, ma con chi avrà a sua volta usato misericordia, ovvero si sarà comportato secondo la Parola. Perchè la misericordia, perchè tutto l’Amore di Dio, è lì, in quella Parola, e da nessun altra parte. Chi pensa di poterne fare a meno, vive un tragico destino di errore. E nello stesso senso sarà il suo destino.

Amen.

Gli operai delle ore (Matteo 20,1-16)

1 «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa, il quale uscì di mattino presto per assumere dei lavoratori per la sua vigna. 2 Accordatosi con i lavoratori per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna.

3 Uscito di nuovo verso l’ora terza, ne vide altri che se ne stavano sulla piazza disoccupati 4 e disse loro: “Andate anche voi nella vigna e vi darò quello che è giusto”. Ed essi andarono.

5 Poi, uscito ancora verso la sesta e la nona ora, fece lo stesso.

6 Uscito verso l’undicesima, ne trovò degli altri che se ne stavano là e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno inoperosi?” 7 Essi gli dissero: “Perché nessuno ci ha assunti”. Egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

8 Fattosi sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, cominciando dagli ultimi fino ai primi”. 9 Allora vennero quelli dell’undicesima ora e ricevettero un denaro ciascuno. 10 Venuti i primi, pensavano di ricevere di più; ma ebbero anch’essi un denaro per ciascuno. 11 Perciò, nel riceverlo, mormoravano contro il padrone di casa dicendo: 12 “Questi ultimi hanno fatto un’ora sola e tu li hai trattati come noi che abbiamo sopportato il peso della giornata e sofferto il caldo”. 13 Ma egli, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, non ti faccio alcun torto; non ti sei accordato con me per un denaro? 14 Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare a quest’ultimo quanto a te. 15 Non mi è lecito fare del mio ciò che voglio? O vedi tu di mal occhio che io sia buono?”

16 Così gli ultimi saranno primi e i primi ultimi».

(Matteo 20)

bibbia

Il Signore esce e chiama. Chiama chi vuole, e quando vuole. A tutte le ore del giorno. E tu, noi, siamo chiamati a lavorare nella Sua vigna, seguendo quanto ci chiede nella Sua Parola. Ognuno può essere certo, ciascuno riceverà la sua ricompensa per il lavoro svolto.

Ma noi, uomini, che non possiamo giudicare in ultimo dei nostri stessi vicini, del nostro prossimo, perchè il giudizio appartiene a Dio , come possiamo pretendere addirittura di giudicare Dio?

Una ideale risposta a questa domanda la troviamo nel Vangelo di Luca (17:10):

Così, anche voi, quando avrete fatto tutto ciò che vi è comandato, dite: “Noi siamo servi inutili; abbiamo fatto quello che eravamo in obbligo di fare”».

Siamo servi senza pretese. Il nostro compito è operare secondo quanto ci detta la Parola di Dio, senza deviare da essa. Si, si, no, no.

…poiché il di più viene dal maligno.

(Matteo 5:37b)

Prendere o lasciare (Matteo 19:23-30)

23 E Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico in verità che difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24 E ripeto: è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio».

25 I suoi discepoli, udito questo, furono sbigottiti e dicevano: «Chi dunque può essere salvato?» 26 Gesù fissò lo sguardo su di loro e disse: «Agli uomini questo è impossibile; ma a Dio ogni cosa è possibile».

27 Allora Pietro, replicando, gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?» 28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. 29 E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna. 30 Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi, primi.

(Matteo 19)

BIBBIAFB02

Prendere o lasciare.

Non c’è una terza alternativa. Come nella storia, anche in quella contemporanea, sarebbe piaciuto, piacerebbe a tanti. Il parlare di Gesù è un parlare chiaro, duro, che sbigottisce i discepoli di allora come noi, discepoli di oggi. Così, anche molte teologie e molti esegeti si sono messi in testa di cercare di ‘capire’, a tutti i costi, anche a rischio di cambiare il testo, o di pervertire l’insegnamento stesso della storia di Gesù.

Di seguito riporto come un esempio una ricostruzione del “cammello/ago” e della “gomena (o cavo)/ago”.

Dopo aver parlato con il giovane ricco, Gesù affermò che è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio. Il significato deve essere che è impossibile, perché è impossibile per un cammello passare attraverso una cruna, almeno per noi.

Infatti nel Talmud (trattato Berakhot 55b), un libro ebraico scritto in Babilonia circa 500 anni dopo il tempo di Cristo, un elefante che passa attraverso una cruna di un ago è una metafora per una cosa impossibile; nella Palestina, il cammello era un sostituto naturale per un elefante.

E così questo è forse il detto più difficile per noi dell’Occidente di tutto quello che Gesù disse. Ma Dio è l’esperto nel fare cose impossibili, per cui Gesù proseguì (Mt 19:26) che anche se era impossibile agli uomini (sia far passare un cammello attraverso una cruna, sia entrare nel regno di Dio se ricco), era possibile per Dio.

Siccome è difficile per noi accettare un insegnamento così duro (come era difficile anche per gli apostoli Mt 19:25), durante la storia alcuni tentativi sono stati fatti per rendere l’insegnamento più accettabile.

Per esempio a volte è detto che c’era una porta nelle mura di Gerusalemme chiamata “la cruna dell’ago”, attraverso cui era possibile per un cammello passare se si inginocchiava e era senza carico. Quindi sarebbe stato possibile ma difficile, e un ricco sarebbe potuto entrare nel regno sulle ginocchia e senza i propri possessi. Il problema con questa spiegazione è che in realtà una tale porta non esisteva. La storia della porta esiste dal 15mo secolo, ma non c’è nessuna evidenza storica della porta.

Probabilmente la storia fu inventata per evitare l’insegnamento duro di Gesù, ed è stata tramandata fin ad oggi. Similmente per la spiegazione che le porte grandi delle mura contenevano anche una piccola porta attraverso cui un uomo poteva passare quando la porta principale era chiusa, ma non un cammello. Di nuovo, non c’è nessuna evidenza che una tale porta si chiamava ‘cruna’ in antichità.

Un’altra spiegazione è che in greco cammello (κάμηλος, kamēlos) e cavo (κάμιλος, kamilos) sono simili. Siccome ‘cavo’ sarebbe più naturale di ‘cammello’ in questo contesto, forse era nel testo originale ma un errore entrò nel testo durante la sua trasmissione. Infatti alcuni manoscritti leggono “cavo” invece di “cammello”. Ma ‘cammello’ è la lettura più probabile del testo originale, perché l’evidenza della stramaggioranza dei manoscritti è per ‘cammello’, ed è molto più facile capire perché ‘cammello’ fu cambiato in ‘cavo’ che capire perché ‘cavo’ fu cambiato in ‘cammello’.

In ogni caso è altrettanto impossibile per un cavo passare attraversare una cruna quanto per un cammello, per cui il significato dell’affermazione cambia poco.

Prendere o lasciare.

Non c’è una terza alternativa. Per i discepoli di allora come per noi, discepoli di oggi. Si tratta di lasciare cose, ricchezze, logiche, parole di questo mondo e cercare solo, e prima di tutte le cose di Dio. Obbedire solo e prima di tutto alla Sua Parola.

Non accettare nessun compromesso con il mondo e le sue dottrine.

Il 21 agosto 2016 inizia il Sinodo delle Chiese Valdese. Una chiesa tra le tante che questi compromessi prima li hanno accettati, poi ufficialmente ricercati. Che hanno lasciato il sentiero antico della fedeltà assoluta alla Parola di Dio, su cui pure la Chiesa Valdese si era fondata e rifondata, a Chanforan. Una chiesa di cui ho fatto parte, per incarico della quale ho predicato la Parola di Dio in giro per l’Italia.

Prego il Signore perchè la riconduca sulla retta via, sul solo retto sentiero della fede biblica.  Prego il Signore perchè “a Dio ogni cosa è possibile”.

Amen, o Eterno, secondo la Tua volontà.

Il fuoco del battesimo (Luca 12:49-53)

XX Domenica, Giorno del Signore, nel Tempo Ordinario
XIII Domenica, Giorno del Signore, dopo Pentecoste

49 «Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso?

50 Vi è un battesimo del quale devo essere battezzato; e sono angosciato finché non sia compiuto!

51 Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; 52 perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; 53 saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera».

(Luca 12)

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Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso?

Un fuoco! Un fuoco! Leggo questo Evangelo e penso a quanta gente invece pensa al Cristianesimo come ad un’acquetta che serve ad annaffiare le piante. Un qualcosa che serve banalmente ad annaffiare una crescita dell’uomo, dell’umanità data per scontata, per banale, dai nostri miti del progresso, dalle nostre illusioni di continua crescita, dalla nostra stolida ricerca di banali sicurezza del quotidiano. Un fuoco, Gesù è impaziente di farlo accendere, di farlo divampare, e lo fa, lo fa con la Sua Croce!

La Croce è un fuoco, perchè la Croce, per la sua stessa natura, nel suo stesso disegno, divide. Divide chi crede da chi non crede. Divide chi rimane sotto di lei, da chi fugge e scappa via.

La Croce dividerà nel giorno del giudizio ultimo, in base a se la si sarà accolta o no, chi starà alla Sua destra, nella gloria e chi alla Sua sinistra, dove sarà pianto e stridore di deti per l’eternità.

La Croce unisce nella solidarietà cristiana, o almeno dovrebbe unire i credenti e tutti gli uomini a riconoscere nel destino del Cristo il destino di ogni uomo, ma è finalizzata a dividere, a separare alla fine dei tempi, il grano dalla zizzania, il pescato buono da quello cattivo…

Così è del Battesimo… riprendendo l’immagine di prima, ed accoppiandola con nostri diversi modi sacramentali, il Battesimo non è una banale quantità d’acqua che ti è versata tre volte sulla testa, ma nemmeno l’essere immersi e riemergere per tre volte in una vasca battesimale.

Il Battesimo è un nascere di nuovo, un nascere alla vita in Cristo dopo l’essere nati alla vita fisica.

Quando il bambino, dopo nove mesi trascorsi nel ventre della madre, nella luce leggera e soffusa che gli traspare, viene alla luce nel momento del parto, le esperienze più forti sono la luce esterna che per un momento sembra accecarlo, i suoni forti che sembrano assordarlo, il respiro che si ferma e poi riprende. Il bambino che viene alla luce, sembra morire e poi il primo vagito, l’urlo liberatorio, la scoperta di una vita nuova.

Questo è il Battesimo! Un fidarsi completo in Cristo, in quel fratello che ti spinge la testa e il corpo sott’acqua, che se te la tenesse lì potrebbe ucciderti, ed invece lo fa per farti riconoscere la vita nuova, nel Padre, nel Figlio, nello Spirito Santo, nel Dio Uno e Trino.

Questo è il Battesimo! Una luce nuova, quella del Cristo, della Parola fatta carne, che da quel momento sei chiamato non solo a seguire ma a portare ai fratelli ed alla sorelle nel mondo. Una luce diversa, più grande, più faticosa da portare, perchè non è la tua! Una voce nuova, tonante, che ti sguarcia la vita oltre che il timpano, che ti rammenta il tuo peccato e ti richiama alla tua responsabilità. Un respirare pieno, oltre ogni speranza di vita, proprio come il primo respiro del neonato, che ti dovrebbe portare ad aver voglia di urlare la gioia per la salvezza che hai ricevuto, a urlare sopra i tetti e per le strade la Parola di salvezza che hai ricevuto.

Allora, se questo è il fuoco, se questo è il Battesimo, la conclusione è logica.

51 Voi pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, vi dico, ma piuttosto divisione; 52 perché, da ora in avanti, se vi sono cinque persone in una casa, saranno divise tre contro due e due contro tre; 53 saranno divisi il padre contro il figlio e il figlio contro il padre; la madre contro la figlia, la figlia contro la madre; la suocera contro la nuora e la nuora contro la suocera.

Non può essere altrimenti, a meno di non annacquare la forza esplosiva della Parola di Dio, a meno di non trasformare la Croce in una tronchesina per spuntarsi, di tanto in tanto, le unghie, a meno di non accontentarsi di bere il vino adulterato di tante chiese cristiane indegne di questo nome che servono il vino del mondo, invece che il Vino buono delle nozze di Cana, che sostituiscono il fuoco da far divampare con una copertina per riscaldarsi le estremità…

Una Chiesa, una comunità cristiana, un prete, un pastore degni di questo nome, dovrebbero sentire dentro di loro, vive, queste parole del profeta Geremia, dovrebbero provare il disagio che egli lamentava…

10 Me infelice! o madre mia, perché mi hai fatto nascere
uomo di lite e di contesa per tutto il paese!
io non do né prendo in prestito,
eppure tutti mi maledicono.
11 Il SIGNORE dice:
«Per certo, io ti riservo un avvenire felice;
io farò in modo che il nemico ti rivolga suppliche
nel tempo dell’avversità, nel tempo dell’angoscia.
12 Il ferro potrà esso spezzare il ferro del settentrione e il bronzo?
13 Le tue facoltà e i tuoi tesori io li darò gratuitamente come preda,
a causa di tutti i tuoi peccati, e dentro tutti i tuoi confini.
14 Li farò passare con i tuoi nemici in un paese che non conosci;
perché un fuoco si è acceso nella mia ira,
che arderà contro di voi».

Dovrebbero sperare contro ogni speranza, solo e soltanto nella Sua Parola, nelle sue promesse che sono realtà nel momento stesso in cui sono pronunciate.

15 Tu sai tutto, SIGNORE; ricòrdati di me, visitami,
e vendicami dei miei persecutori;
nella tua benevolenza non portarmi via!
Riconosci che per amor tuo io porto l’infamia.
16 Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate;
le tue parole sono state la mia gioia, la delizia del mio cuore,
perché il tuo nome è invocato su di me,
SIGNORE, Dio degli eserciti.
17 Io non mi sono seduto assieme a quelli che ridono, e non mi sono rallegrato;
ma per causa della tua mano mi sono seduto solitario,
perché tu mi riempivi di sdegno.
18 Perché il mio dolore è perenne,
e la mia piaga, incurabile, rifiuta di guarire?
Vuoi tu essere per me come una sorgente illusoria,
come un’acqua che non dura?
19 Perciò, così parla il SIGNORE:
«Se torni a me, io ti farò ritornare, e rimarrai davanti a me;
e se tu separi ciò che è prezioso da ciò che è vile, tu sarai come la mia bocca;
ritorneranno essi a te, ma tu non tornerai a loro.
20 Io ti farò essere per questo popolo un forte muro di bronzo;
essi combatteranno contro di te, ma non potranno vincerti,
perché io sarò con te per salvarti e per liberarti»,
dice il SIGNORE.
21 «Ti libererò dalla mano dei malvagi,
ti salverò dalla mano dei violenti».

Il Signore Dio accresca la nostra fede, nel Suo Giorno immortale.

Che il ricordo del nostro Battesimo sia memoriale del nostro essere vivi in Cristo e morti per il mondo. In qualsiasi condizione o momento di vita, oggi, ciascuno di noi si trovi. 

18 Non ricordate più le cose passate,
non considerate più le cose antiche:
19 Ecco, io sto per fare una cosa nuova; essa sta per germogliare;
non la riconoscerete?

(Isaia 43)

21 Ti celebrerò perché mi hai risposto
e sei stato la mia salvezza.
22 La pietra che i costruttori avevano disprezzata
è divenuta la pietra angolare.
23 Questa è opera del SIGNORE,
è cosa meravigliosa agli occhi nostri.
24 Questo è il giorno che il SIGNORE ci ha preparato;
festeggiamo e rallegriamoci in esso.

(Salmo 118)