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Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

PREMESSA

Il post vuole rispondere alle tante domande che mi sono state rivolte di persona e per posta elettronica in argomento. Sia di tipo generale, sia riferite a quello che credo io personalmente in proposito. Spero che sia utile.

Eucaristia, Sacramento che è tale non solo per la Chiesa cristiana di confessione cattolica ed ortodossa, ma anche per le Chiese di confessione riformata che solitamente lo chiamano “Santa Cena“.

Essendo il mondo cristiano riformato molto frastagliato, il modo di intendere e celebrare la Santa Cena varia moltissimo da una denominazione all’altra. Di seguito, alla fine del post, mi sono premurato, grazie ad un articolo sul tema dell’ospitalità eucaristica che ha da poco pubblicato il settimanale “Riforma”, di pubblicare una sorta di specchietto riepilogativo di come la pensano le chiese riformate storiche (luterane, zwingliane, calviniste ed altro).

Il post vuole rispondere alle tante domande che mi sono state rivolte di persona e per posta elettronica in argomento. Sia di tipo generale, sia riferite a quello che credo io personalmente in proposito. Spero che sia utile.

L’EUCARISTIA PER TUTTI I CRISTIANI

Punto di partenza: tutti i cristiani, cattolici, ortodossi, riformati, credono nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino. Le differenze sono nelle modalità della presenza e, di conseguenza, sul perdurare o meno di questa nel pane e nel vino consacrati.

Tutti i cristiani, cattolici, ortodossi, riformati, consacrano il pane ed il vino utilizzando le parole pronunciate dal Signore nell’Ultima Cena. Questo è il mio Corpo. Questo è il mio Sangue.

Tutti i cristiani fanno questa in memoria di Lui.

Tutti i cristiani credono che mangiare di quel pane e bere di quel vino significa annunciare la morte del Signore, proclamare la Sua resurrezione e disporsi nell’attesa della Sua venuta.

Più o meno tutte le chiese, alcune anche dicendolo chiaramente durante il proprio culto, ammoniscono i credenti presenti all’assemblea a non accostarsi all’Eucaristia o alla Cena del Signore se non si è nella condizione adatta per farlo, sia che si tratti di indegnità personale, che di peccato considerato grave, che di non corretta conoscenza di ciò che si va a fare. Ad esempio in alcune chiese riformate battiste si ripete con chiarezza anche più volte l’ammonimento di Paolo e a non mangiare e bere la propria condanna.

L’EUCARISTIA NON PER TUTTI I CRISTIANI

Nelle chiese cattolica ed ortodossa solo il consacrato (sacerdote, pope, vescovo…) può a sua volta consacrare l’Eucaristia e quindi presiedere il rito. Nelle chiese riformate di norma è il pastore consacrato che presiede la Santa Cena, ma può farlo anche un altro credente, sia pure di provata e specchiata fede.

A causa delle diverse fedi circa la modalità e la durata della presenza reale e delle differenze di cui sopra, non tutte le chiese praticano l’ospitalità eucaristica. Di norma le chiese cattolica ed ortodossa ed alcune chiese riformate non la praticano, mentre la maggioranza delle chiese riformate storiche la praticano. Per le chiese riformate di recente fondazione non c’è una prassi comune a riguardo, si varia da comunità a comunità.

Varia anche la frequenza della celebrazione dell’Eucaristia o Santa Cena. Nelle chiese cattoliche ed ortodosse è sempre parte essenziale del culto. Nelle chiese riformate di tradizione calvinista invece normalmente, la Santa Cena non è celebrata ogni domenica: la frequenza ed il giorno differiscono da chiesa a chiesa e persino da comunità a comunità (da una volta al mese fino a solo tre o quattro volte all’anno). Così è ad esempio nelle chiese valdesi e metodiste italiane, per l’appunto di tradizione calvinista.

LA MIA FEDE NELL’EUCARISTIA

Io credo nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino che, dopo la Consacrazione, divengono il Corpo ed il Sangue del Cristo.

Così come il pane ed il vino sono il nutrimento per il corpo,
il corpo ed il sangue di Cristo sono il nutrimento spirituale,
il nutrimento per l’anima.

(Giovanni Calvino)

[I testi che seguono sono ripresi in massima parte
dal sito Cathopedia.org, dal sito Voceevangelica.ch
e dal settimanale “Riforma”]

L’EUCARISTIA NELLA TRADIZIONE
DELLA CHIESA CATTOLICA

La teologia cattolica ritiene che la dottrina della transustanziazione sia implicita nelle parole di Gesù nell’Ultima Cena: “Questo è il mio corpo” (Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19; 1Cor 11,24), “Questo è il mio sangue” (Mt 26,28; Mc 14,24).

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena
Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

La parola transustanziazione fu coniata dalla teologia medievale, ma già prima “i Padri ebbero gran cura di avvertire i fedeli che nel considerare questo augustissimo Sacramento non si affidassero ai sensi, che rilevano le proprietà del pane e del vino, ma alle parole di Cristo, che hanno la forza di mutare, trasformare, ‘transelementare’ il pane e il vino nel corpo e nel sangue di lui.

« Istruito in queste cose e munito di robustissima fede, per cui quello che sembra pane, pane non è, nonostante la sensazione del gusto, ma è il corpo di Cristo; e quel che sembra vino, vino non è, a dispetto del gusto, ma è il sangue di Cristo [..] tu corrobora il tuo cuore mangiando quel pane come qualcosa di spirituale e rallegra il volto della tua anima. »
(San Cirillo di Gerusalemme, Catechesis 22, 9 (mysterium 4): PG 33, 1103)

« Non è l’uomo che fa diventare le cose offerte corpo e sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio. Questo è il mio corpo: questa parola trasforma le cose offerte. »
(San Giovanni Crisostomo, De proditione Iudae, homilia 1, 6: PG 49, 380; cfr. In Mattheum homilia 82, 5: PG 58, 744)

« Persuadiamoci che questo non è ciò che la natura ha formato, ma ciò che la benedizione ha consacrato e che la forza della benedizione è maggiore della forza della natura, perché con la benedizione la stessa natura è mutata. »
(Sant’Ambrogio, De mysteriis, 9, 50-52: PL 16, 422-424)

Nel momento in cui ci si domandò quale intimo evento conduca alla presenza reale, e come andasse concepito il rapporto tra la forma permanente del pane e del vino con la la presenza invisibile ma reale di Cristo, fu elaborata a partire dal XII secolo l’idea e il termine di transustanziazione (cambiamento della sostanza). Alla sua base c’è l’idea filosofica che ogni cosa di questo mondo porta in sé un’essenza intima invisibile, una sostanza, per la quale essa è ciò che è; invece la figura, l’aspetto, ecc., sono considerati accidenti: essi appartengono solo in maniera non essenziale all’essenza intima. A livello dell’Eucaristia, il termine transustanziazione afferma che la sostanza intima del pane e del vino cambia totalmente, e rimangono solo le forme fenomeniche esteriori.

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena
Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

Affermò infine, nel 1551, il Concilio di Trento:

« Ma poiché Cristo nostro redentore disse che ciò che offriva sotto l’apparenza di pane era veramente il suo corpo, per questo nella Chiesa ci fu sempre la persuasione, e ciò ora nuovamente dichiara questo santo Sinodo: per la consacrazione del pane e del vino avviene la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue. Questa trasformazione è in maniera conveniente e propria chiamata transubstanziazione dalla santa Chiesa Cattolica. »
(Sessione XIII, DS 1642 )

Il successivo canone 2 esclude perentoriamente che nel “sacrosanto Sacramento dell’Eucaristia” permanga “la sostanza del pane e del vino insieme con il Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo“, e afferma che viene chiamata in maniera molto appropriata transustanziazione “quella mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza del pane in corpo e di tutta la sostanza del vino in sangue“.

In tempi recenti, l’enciclica Mysterium fidei di Paolo VI (3 settembre 1965) ha riaffermato la dottrina cattolica della transustanziazione ripartendo dall’affermazione del Concilio di Trento (nn. 47-56), che spiega in questo modo:

« Avvenuta la transustanziazione, le specie del pane e del vino senza dubbio acquistano un nuovo fine, non essendo più l’usuale pane e l’usuale bevanda, ma il segno di una cosa sacra e il segno di un alimento spirituale; ma intanto acquistano nuovo significato e nuovo fine in quanto contengono una nuova “realtà”, che giustamente denominiamo ontologica. Giacché sotto le predette specie non c’è più quel che c’era prima, ma un’altra cosa del tutto diversa; e ciò non soltanto in base al giudizio della fede della Chiesa, ma per la realtà oggettiva, poiché, convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, nulla rimane più del pane e del vino che le sole specie, sotto le quali Cristo tutto intero è presente nella sua fisica “realtà” anche corporalmente, sebbene non allo stesso modo con cui i corpi sono nel luogo. »
(n. 47)

La lettera enciclica ECCLESIA DE EUCHARISTIA di Giovanni Paolo II (17 aprile 2003, Giovedì Santo) si conclude così:

Nell’umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti testimoni di speranza. Se di fronte a questo Mistero la ragione sperimenta i suoi limiti, il cuore illuminato dalla grazia dello Spirito Santo intuisce bene come atteggiarsi, inabissandosi nell’adorazione e in un amore senza limiti.”

Facciamo nostri i sentimenti di san Tommaso d’Aquino, sommo teologo e insieme appassionato cantore di Cristo eucaristico, e lasciamo che anche il nostro animo si apra nella speranza alla contemplazione della meta, verso la quale il cuore aspira, assetato com’è di gioia e di pace:

« Bone pastor, panis vere, Iesu, nostri miserere… ».

Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.

Per i dettagli vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Seconda, Capitolo 1, Articolo 3, numeri 1324-1419.

LA “CENA DEL SIGNORE” O “SANTA CENA”
NELLA TRADIZIONE RIFORMATA
DELLE CHIESE “STORICHE”

Nel protestantesimo, la cena del Signore è stata oggetto di vivaci dibattiti già a partire dalla Riforma del XVI secolo. Su di un punto tutti i riformatori sono concordi, e cioè che nella cena Cristo è realmente presente. Nessuno dei riformatori ha mai sostenuto l’assenza di Cristo. Il problema è però costituito dal modo in cui tale presenza si realizza.

Per Lutero la cena è ”parola di Dio fatta pane“. Per esprimere la propria posizione, il riformatore di Wittenberg usa il termine “consustanziazione”, adoperato anche da molti teologi medievali: tutto il Cristo, natura divina e natura umana, è nel pane e nel vino.

Per tale dottrina il corpo e il sangue di Cristo diventano coesistenti con le sostanze del pane e del vino che continuano a esistere, e possono così essere ricevuti nella fede.

Spiega così Wikipedia:
I Luterani considerano la Santa Cena in termini di consustanziazione. Il pane ed il vino, pur rimanendo pane e vino, assumono anche la sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo. L’esempio spesso citato, al fine di spiegare il rapporto che intercorre tra pane e corpo di Cristo ed il vino ed il sangue è quello del ferro gettato nel fuoco, dove non è più possibile distinguere i due elementi.

Aggiungo io che al giorno d’oggi, oltre ai Luterani, anche alcune chiese ortodosse orientali parlano di consustanziazione come modalità della presenza reale. .

Zwingli obietta che il corpo di Cristo è asceso in cielo e dunque il pane resta pane e il vino vino. Secondo il riformatore di Zurigo – che non vuole ricadere nella dottrina romana della transustanziazione -, Cristo è presente, ma in Spirito nella comunità che celebra il memoriale. A Marburgo, nel 1529, Lutero e Zwingli si dividono sul modo di intendere la presenza di Cristo nella cena.

Questa modalità di presenza reale è spesso definita come commemorazione.

Per una analisi più dettagliate delle differenti concezione di Lutero, Zwingli ed altro si veda questo articolo di Carlo Siracusa.

A Ginevra, qualche anno dopo, Calvino propone una terza via: il Cristo è presente nello Spirito, e in forza dello Spirito il dono di grazia legato anche alla carne di Cristo è offerto nel pane e nel vino della cena. In tal modo, in forza dello Spirito e della Parola predicata, gli elementi presentano “la vera, ma spirituale comunicazione del suo corpo e del suo sangue” (“Catechismo di Ginevra”, 1537). Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di contrapporre una presenza “spirituale” a una presenza reale, perché nulla è più reale – secondo il pensiero del riformatore di Ginevra e secondo tutta la teologia cristiana – dello Spirito di Dio.

Vediamo anche in questo caso il riassunto di Wikipedia:
Giovanni Calvino rifiuta sia la dottrina della transustanziazione che quella della consustanziazione, ma confuta anche coloro [Zwingli] che ritengono la Santa Cena, il pane ed il vino, semplici simboli della propria fede cristiana.
Il concetto calvinista è infatti più complesso. Egli ritiene che nel sacramento si riceva realmente il corpo il sangue di Cristo, ma ciò avviene in maniera spirituale e non materiale, attraverso i segni del pane e del vino si riceve la comunione spirituale con Gesù. Così come il pane ed il vino sono il nutrimento per il corpo, il corpo ed il sangue di Cristo sono il nutrimento spirituale, il nutrimento per l’anima.
Calvino parla appunto di “cena spirituale”. Il pane sostenta, è il nutrimento fondamentale. Il vino invece rallegra e dona forza. Al centro del sacramento della Santa Cena c’è dunque la garanzia della salvezza, della vita eterna.
La concezione calvinista si focalizza dunque nell’idea biblica della Chiesa intesa come corpo di Cristo. I cristiani sono dunque membra del corpo di Cristo. In questa visione non si nega l’unione di Cristo, un’unione reale, una partecipazione reale al corpo di Cristo e non un puro simbolismo. 

Vedi di Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana, Libro IV, Capitolo 17 e Piccolo trattato sulla Santa Cena.

Oggi possiamo dire insieme quanto segue: Nella santa cena Gesù Cristo risorto si dona nel suo corpo e nel suo sangue dati per tutti, attraverso la parola della sua promessa, con pane e vino. Così egli dà se stesso senza riserve a tutti coloro che ricevono il pane e il vino: la fede li riceve per la salvezza, l’incredulità per il giudizio. (1973, “Concordia di Leuenberg” tra Luterani e Riformati, articoli 17ss).

Riassume così Wikipedia:

Santa Cena è il nome con cui alcune chiese protestanti identificano uno dei due sacramenti, accanto al Battesimo, da tali chiese riconosciuti. A seconda della chiesa e/o del luogo viene chiamata anche Santa Comunione, Comunione, Cena del Signore (Lord’s Supper), oppure Eucaristia; quest’ultimo è il nome del corrispondente rito di cattolici ed ortodossi.

Nelle chiese protestanti i fedeli prendono generalmente entrambi gli elementi della Comunione, ossia il pane ed il vino. Diverse denominazioni consentono la partecipazione al sacramento a tutti i cristiani battezzati, indipendentemente dalla denominazione a cui questi appartengano; si parla in tal caso di comunione aperta.

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

La Parola

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.

26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino
Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

Il commento patristico

Dai «Trattati su Giovanni» di sant’Agostino, vescovo
(Tratt. 84, 1-2; CCL 36, 536-538)
La pienezza dell’amore

Il Signore, o fratelli carissimi, ha definito la pienezza dell’amore con cui dobbiamo amarci gli uni gli altri con queste parole: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Ne consegue ciò che il medesimo evangelista Giovanni dice nella sua lettera: Cristo «ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli», (1 Gv 3, 16) amandoci davvero gli uni gli altri, come egli ci ha amato, fino a dare la sua vita per noi.

Questo appunto si legge nei Proverbi di Salomone: Quando siedi a mensa col potente, considera bene che cosa hai davanti; e poni mano a far le medesime cose che fa lui (cfr. Pro 23, 1-2).

Ora qual è la mensa del grande e del potente, se non quella in cui si riceve il corpo e il sangue di colui che ha dato la vita per noi? E che significa assidersi a questa mensa, se non accostarvisi con umiltà? E che vuol dire considerare bene che cosa si ha davanti, se non riflettere, come si conviene, a una grazia sì grande? E che cosa è questo porre mano a far le medesime cose se non ciò che ho detto sopra e cioè: come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo essere disposti a dare la nostra vita per i fratelli? È quello che dice anche l’apostolo Pietro: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1 Pt 2, 21). Questo significa fare le medesime cose. Così hanno fatto con ardente amore i santi martiri e, se non vogliamo celebrare inutilmente la loro memoria, se non vogliamo accostarci infruttuosamente alla mensa del Signore, a quel banchetto in cui anch’essi si sono saziati, bisogna che anche noi, come loro, siamo pronti a ricambiare il dono ricevuto.

A questa mensa del Signore, perciò, noi non commemoriamo i martiri come facciamo con gli altri che ora riposano in pace, cioè non preghiamo per loro, ma chiediamo piuttosto che essi preghino per noi, per ottenerci di seguire le loro orme. Essi, infatti, hanno toccato il vertice di quell’amore che il Signore ha definito come il più grande possibile. Hanno presentato ai loro fratelli quella stessa testimonianza di amore, che essi medesimi avevano ricevuto alla mensa del Signore.

Non vogliamo dire con questo di poter essere pari a Cristo Signore, qualora giungessimo a rendergli testimonianza fino allo spargimento del sangue. Egli aveva il potere di dare la sua vita e di riprenderla, mentre noi non possiamo vivere finché vogliamo, e dobbiamo morire anche contro nostra voglia. Egli, morendo, uccise subito in sé la morte, mentre noi veniamo liberati dalla morte solo mediante la sua morte. La sua carne non conobbe la corruzione, mentre la nostra, solo dopo aver subito la corruzione, rivestirà per mezzo di lui l’incorruttibilità alla fine del mondo. Egli non ebbe bisogno di noi per salvarci, ma noi, senza di lui, non possiamo far nulla. Egli si è mostrato come vite a noi che siamo i tralci, a noi che, senza di lui, non possiamo avere la vita.

In fine, anche se i fratelli arrivano a dare la vita per i fratelli, il sangue di un martire non viene sparso per la remissione dei peccati dei fratelli, cosa che invece egli ha fatto per noi. E con questo ci ha dato non un esempio da imitare, ma un dono di cui essergli grati.

I martiri dunque, in quanto versarono il loro sangue per i fratelli, hanno ricambiato solo quanto hanno ricevuto dalla mensa del Signore.

Manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi.

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

La Parola

Rimproveri del Signore al suo popolo
(Is 59:1-4; Gr 3:6-8) Gr 32:17-23
1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il servo del Signore oltraggiato e soccorso
(Sl 40:6-13; Lu 18:31-33; Fl 2:5-11; Eb 5:7-10) La 3:19-33
4 Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta,
perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco.
Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio,
perché io ascolti, come ascoltano i discepoli.
5 Il Signore, DIO, mi ha aperto l’orecchio
e io non sono stato ribelle,
non mi sono tirato indietro.
6 Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva,
e le mie guance a chi mi strappava la barba;
io non ho nascosto il mio vòlto
agli insulti e agli sputi.
7 Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso;
perciò non sono stato abbattuto;
perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra
e so che non sarò deluso.
8 Vicino è colui che mi giustifica;
chi mi potrà accusare?
Mettiamoci a confronto!
Chi è il mio avversario?
Mi venga vicino!
9 Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto;
chi è colui che mi condannerà?
Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito,
la tignola li roderà.
10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto
Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Il commento

Mercoledì Santo, terza feria della Settimana Santa, si legge il terzo canto del Servo del Signore. Solitamente se ne legge solo la parte centrale, i versetti dal 4 al 9, quella dove è prefigurata la Passione del Cristo (le percosse, gli insulti, gli sputi) ed è annunciato il suo tener duro fino alla fine (l’indurimento del volto, come pietra).

Oggi l’ho letto tutto il capitolo 50 e, confesso, i primi versetti mi hanno inquietato.

Contengono un durissimo atto di accusa da parte del Signore verso il suo popolo.
Li riporto di seguito:

1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il messaggio è chiaro.
Il popolo di Dio ha abbandonato il Suo Signore, ha smesso di cercarlo, ha smesso di pregarlo, si è venduto per il potere, per il denaro, si è abbandonato agli idoli.

Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?

Il Signore è venuto, ci ha redenti, ci ha salvati, ma dove sono i credenti?
Il Signore chiama, continua a chiamare, la Sua Parola continua a risuonare tra di noi, perchè nessuno la ascolta?

Gli uomini, tanta umanità, si è venduta al principe di questo mondo.
La sposa del Signore ha tradito il suo talamo e si è prostituita al mondo.
Il messaggio di questi versetti, secondo i biblisti, è rivolto principalmente al Regno del Nord, a Israele. Che ha visto la grandezza della salvezza operata dal Signore, ha passato il Mar Rosso, eppure pare essersi scordato della prosperità di cui ha goduto grazie alla fede nel Signore.

Ho pensato, lo confesso, alla fede in Cristo che va scomparendo, prima nel Nord Europa, poi nell’emisfero Nord, e mi sono inquietato.
Mi pare che la profezia di Isaia si attagli perfettamente anche ai nostri giorni.
Ho pensato al buio dell’eutanasia, dell’eugenetica, dell’aborto programmato ed incentivato, ai programmi per l’eliminazione dei disabili fin dal grembo materno, alla sessualità pervertita e mercificata, alla famiglia disintegrata, derisa ed impoverita come forse mai nella storia dell’umanità.
Ho pensato a tante chiese cristiane del Nord Europa, sempre più vuote, sempre più ridotte, da centri dell’annuncio della Parola di Dio, a propugnatori di servizi di assistenza sociale, a organizzazioni non governative, direbbe qualcuno vestito di bianco…
Ho pensato alle chiese vuote del Belgio e della Francia, al messaggio pervertito che viene oggi anche da tante chiese del nostro paese, che pare tristemente avviarsi sulla stessa china.

Ho pensato tutto questo, e sono piombato nel buio, nel nero. Il nero del versetto 3…

3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta

E ho visto nella mia mente il drappo nero degli assassini dell’ISIS, il drappo nero di ogni assassino ed omicida. Assassini foraggiati de noi stessi, dagli stolidi giochi di potere dei servizi segreti e dalle nazioni, da chi genera Moloch che poi non riesce più a controllare. L’ISIS come Al Qaeda, come tutti o quasi i gruppi terroristi di ogni paesi, che godono di connivenze con il potere, che cercano il potere come gli stessi poteri del mondo che dicono di combatterli.

Ho pensato alle tante immagini di europei, di belgi, che scappano dall’aeroporto o  dalla metropolitana con le coperte del loro dolore addosso (un cilicio come coperta).

La salvezza?
Conformarsi al Cristo.
Conformarsi al Servo Obbediente del Signore.
Obbedire alla Parola di Dio anzichè agli uomini.
Rifiutare le scorciatoie del denaro e del potere.
Smetterla di ricercare il benessere a tutti i costi, a spese dei nostri vicini, dei poveri di questo mondo.
Smetterla di scegliersi il prossimo da soccorrere e farsi prossimo di ogni sofferenza e dolore.
Tutto questo si chiama conversione.

Fare questo non toglierà mai del tutto le tenebre dalla nostra vita, perchè il peccato ci accompagnerà finchè avremo vita, ma ci farà camminare alla luce eterna di Dio, guiderà i nostri passi.

Oppure, dice l’altrettanto inquietante versetto 11, scegliete la radicalità, scegliete il terrore contro il terrore.
Vi danno fuoco? Rispondete con un fuoco più grande.
Vi attaccano con dei tizzoni? Fate altrettanto.
Finirete bruciati tra le fiamme che voi stessi avrete acceso, voi vi coricherete nel dolore.

10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Signore, accresci la nostra fede.
Fa che siamo capaci di indurire la nostra faccia, come il Tuo Servo Gesù.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia della Tua Parola.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia del Tuo Cristo.

Senza tirarci indietro, neppure di fronte agli sputi ed agli insulti, che il nostro stesso agire spesso ci merita, ci ha meritato.

Amen.

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

La Parola

Dal libro del profeta Isaìa (50:4-9)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?

Mercoledì Santo - Fai attento il mio orecchio!
Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Il commento

Grazie, o Eterno, perchè fai attento il mio orecchio, ogni giorno, alla Tua Parola, che è Verità, che indica la Via, che porta alla vera Vita.

Accresci la mia fede, donami la Tua grazia, rinfrancami con i doni del Tuo Santo Spirito, perchè sia capace di annunciare, senza stancarmi, senza perdermi d’animo, con lingua da iniziato.

Amen. Amen. Alleluia!

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Riflettevo stamani, leggendo il primo dei due Vangeli che in questa Santa Settimana ci ricordano il tradimento di Giuda Iscariota, sul fatto che il Lunedì Santo ci venga presentato un omaggio a Gesù da parte di una donna, mentre il Martedì e il Mercoledì ci si sofferma sul tradimento da parte di un uomo. E non uno qualsiasi, uno dei Dodici.

Riflettevo e pensavo che forse è perchè si vuole sottolineare quanto rari siano i gesti di omaggio al Signore, e quanto invece assai più frequenti i tradimenti. Al punto che l’omaggio di Maria di Betania a Gesù nemmeno viene capito dagli altri, da noi che osserviamo.

“Non era meglio spendere i soldi dell’olio per i poveri?”. Quanto oggi non sottoscriverebbero le parole di Giuda? Senza pensare che non saremo salvati per aver aiutato i poveri, ma per avere obbedito a Cristo, onorato Cristo, riconosciuto Cristo nei poveri?

Questo salva! Prendere il proprio corpo, prendere la propria esistenza, prendere tutto ciò che si diparte da noi, i nostri capelli, le nostre mani, e cercare di “spalmarci su Cristo”, di condividere la Sua unzione, di condividere il Suo donare la vita in modo totale.

Questo salva! Prendere ogni nostro bene, ogni nostra risorsa, parola, gesto, azione e spenderla per Cristo, spendere e spenderci per essere unti con Lui.

Ma essere unti con Lui, lo sappiamo, o almeno dovremmo, significa condividerne la sorte. E la sorte in questo mondo si chiama Croce. Non si chiama riconoscimento, non si chiama elogio, non si chiama gratificazione! Si chiama Croce. E la Croce o la prendi ogni giorno, o non ti salvi, o non avrai parte con Lui.

Finirai prima o poi per rinnegarlo, come Pietro, o lo venderai al migliore offerente, come Giuda. Magari dicendo che lo hai fatto “per i poveri”.

Ricordiamoci le parole di Paolo, nella lettera ai Corinti.

1Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. (1 Corinti 13)

La carità non è la nostra pietà pelosa, l’elargizione ad altri del nostro superfluo, che siano soldi o tempo. La carità è il conformarsi a Cristo. Diceva Madre Teresa, e a mio parere aveva ragione, che la salvezza era nel gettarsi a terra di fronte a Cristo, era nell’annullare se stessi di fronte al Cristo, più che nel fare lo stesso gesto di fronte al povero o al lebbroso. Questi andava onorato per Quello! L’onore al povero materiale va di conseguenza con il riconoscere la propria miseria, la propria povertà spirituale di fronte al Cristo.  Altrimenti si finge di onorare il povero, ma si onora solo la propria vanagloria.

L'inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti
L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Quanto è più facile tradire. E quante volte lo facciamo durante le nostre giornate. In mille e mille modi differenti. Cedendo alle logiche ed alle false sapienze di questo mondo, per quieto vivere, per vigliaccheria, per convenienza. Dimenticandoci che in virtù del nostro battesimo e della nostra professione di fede ci siamo impegnati a mettere il Cristo davanti a tutti, la Sua Parola prima di qualsiasi discorso umano… Non vendiamo Gesù per 30 denari, spesso per molto, molto meno…

 

Martedì Santo, luce delle nazioni

Martedì Santo, luce delle nazioni

La Parola

1 Isole, ascoltatemi!
Popoli lontani, state attenti!
Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno,
ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.
2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente,
mi ha nascosto nell’ombra della sua mano;
ha fatto di me una freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra,
3 e mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele,
per mezzo di te io manifesterò la mia gloria».
4 Ma io dicevo: «Invano ho faticato;
inutilmente e per nulla ho consumato la mia forza;
ma certo, il mio diritto è presso il SIGNORE,
la mia ricompensa è presso il mio Dio».
5 Ora parla il SIGNORE
che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo,
per ricondurgli Giacobbe,
per raccogliere intorno a lui Israele;
io sono onorato agli occhi del SIGNORE,
il mio Dio è la mia forza.
6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra».

(Isaia 49)

Martedì Santo, luce delle nazioni
Martedì Santo, luce delle nazioni

Il commento

Nei primi tre giorni della Santa Settimana, quella che precede la Pasqua, si leggono in ordine primo, secondo e terzo canto del Servo del Signore, prefigurazione del Cristo, tratti dal libro del profeta Isaia.

Oggi tocca al secondo. Il messaggio, al versetto 1, appare rivolto a tutti. Anche a chi si crede isolato e lontano. Nessuno lo è tanto da non poter udire la Parola di Dio, che è più intimo a noi del nostro stesso cuore, più intimo dell’intimo mio, disse Agostino di Ippona.

Egli ci conosce fin dal grembo materno, conosce il nostro destino (il nostro nome) dal giorno del nostro concepimento.

Egli ha scelto un suo popolo, un resto, un piccolo gruppo e lo ha reso come una freccia appuntita, riposta nella faretra. Ma la freccia, si sa, non è fatta per rimanere ferma, chiusa. E così la spada non è fatta per rimanere inoperosa e nascosta nel palmo della mano.

Così l’opera di Dio non è rivolta solo a quel piccolo resto, a quel popolo peccatore e dalla dura cervice. Egli non vuole un popolo chiuso in se stesso, che si compiace della propria presunta perfezione (che in realtà non è), che pensa di essere migliore di tutti perchè è comunque scampato a tutti i tranelli ed i trabocchetti, anche sanguinari, che gli altri gli hanno teso.

Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra»

Egli vuole che quella freccia parta verso il bersaglio, che è l’offerta di perdono di misericordia a tutto il mondo, attraverso la conversione del cuore, il cambiamento pieno e completo della propria vita.

Fanno male una freccia che ti trafigge o una spada che ti taglia fin nel profondo, ma ciascuno di noi è chiamato ad usarne, è chiamato a portarla sempre con sè, sempre addosso.

Quella freccia, quella spada è la Parola di Dio. Che non è soltanto nè soprattutto una bella parola consolatoria, o basterebbero quelle, false, umane, auto-assolutorie, allo scopo. Ma è principalmente una Parola di giudizio, una Verità che taglia, che pone il bene da una parte, ed il male dall’altra, che chiede all’uomo la scelta tra il Re dei Re e lo sconfitto prinicpe di questo mondo.

E’ una freccia che indica una Via, il sentiero antico della fedeltà al Padre, ed esclude nel contempo tutte le altre.

E’ una Vita che siamo chiamati a vivere sapendo, a – che non è nostra,ma ci è stata donata, e tornerà al Padre, e b – che acquista il suo vero senso solo se si riveste della Vita del Figlio, del nostro Salvatore.

Occorre combattere per la salvezza di tutti, con l’armatura del Cristo, la spada della Parola di Dio, la freccia appuntita che chiama il mondo alla scelta.

Preghiamo di esserne degni, per la Sua sola Grazia.

Amen.

Martedì Santo, il giorno con due notti

Martedì Santo, il giorno con due notti

La Parola

16 In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Gesù annuncia il tradimento di Giuda
=(Mt 26:21-25; Mr 14:18-21; Lu 22:21-23)

18 «Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelti; ma, perché sia adempiuta la Scrittura:
“Colui che mangia il mio pane,
ha levato contro di me il suo calcagno”.

19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono.
20 In verità, in verità vi dico: chi riceve colui che io avrò mandato, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato».

21 Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito e, apertamente, così dichiarò: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava. 24 Simon Pietro gli fece cenno di domandare chi fosse colui del quale parlava. 25 Egli, chinatosi sul petto di Gesù, gli domandò: «Signore, chi è?» 26 Gesù rispose: «È quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto». 28 Ma nessuno dei commensali comprese perché gli avesse detto così. 29 Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Gesù gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la festa»; ovvero che desse qualcosa ai poveri. 30 Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Gv 17:1-5, 11; 15:12-14, 17; 1Gv 3:10-19; 4:7-12
31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso e lo glorificherà presto.
33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi non potete venire”, così lo dico ora a voi. 34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro
=(Mt 26:31-35; Mr 14:27-31; Lu 22:31-34)

36 Simon Pietro gli domandò: «Signore, dove vai?» Gesù rispose: «Dove vado io, non puoi seguirmi per ora; ma mi seguirai più tardi». 37 Pietro gli disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!»38 Gesù gli rispose: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Martedì Santo, il giorno con due notti
Martedì Santo, il giorno con due notti

Dopo l’esigente profezia di Isaia, nel giorno secondo della Santa Settimana, martedì, si legge questa parte dell’Evangelo secondo Giovanni. Gesù ha appena finito di lavare i piedi ai suoi discepoli. Simboleggiando quanto avverrà nel momento della Sua Passione e morte, Egli si è spogliato della veste, l’ha deposto, e si è fatto Servo degli uomini. Servo degli uomini perchè Egli è Il Servo del Signore prefigurato dal profeta. Colui che non tiene nulla per sè, Colui che, pur essendo di natura divina, dice Paolo ai Filippesi, non considera un tesoro da tenere stretto quanto possiede, ma accetta di umiliare se stesso, facendosi obbediente fino alla morte.

E a chi lo rimprovera, Pietro, dice, se non ti laverò, non avrai parte con me. A significare, se non ti toglierai di dosso il tuo orgoglio, la tua superbia umana, e non ti rivestirai del mio spirito di servizio e di perdono, non sarai capace di aver parte a quel Cristo, a quel Capo, di cui tu sei parte del Corpo.

Ora la scena si sposta a cena. Duccio di Boninsegna, mi piace moltissimo questa immagine, la rappresenta bene. Tutti attorno allo stesso tavolo, tutti con lo sguardo rivolto verso Gesù, quasi tutti intenti anche a mangiare, bere, tagliare del cibo. Tutti tranne uno, Giovanni, che è completamente abbandonato su di Lui. Che non a caso sarà l’unico a resistere sotto la Croce.

Essere completamente abbandonati sul Cristo, nella mia lettura questo Duccio ci vuole mostrare, significa sfiorare il suo mantello blu, significa poter aver parte della Sua Divinità, poter essere figli nel Figlio. Ma Giovanni è vestito di rosso, come anche il Cristo sotto. Perchè questo essere figli nel Figlio non è a costo zero. Comporta condividere anche la Sua Passione, il Suo soffrire, il Suo morire.

E l’unico modo per poterlo fare è come Giovanni. Riposare in Lui, abbandonarsi a Lui, accettare senza discussioni che la Sua sorte sarà la nostra, che come lui dobbiamo accogliere ed accettare la volontà del Padre, qualsiasi essa sia.

Altrimenti si entra nella notte. La doppia notte ho scritto. La notte buia, paurosa, dove l’abbandono non è al Cristo, ma al potere delle tenebre. Dove il buio non è squarciato dal lampo glorioso della Resurrezione, ma dove il buio resta tale, se possibile, ancora si approfondisce.

Così il discepolo che lo tradirà esce nella notte.

Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Prende il boccone l’Iscariota, ma come chi mangia indegnamente del Corpo del Signore, mangia la sua condanna. E la sua apparente vittoria umana, l’ottenere i trenta denari, gli faranno guadagnare soltanto la disperazione, il suicidio, la morte e quei trenta denari, come la farina del diavolo, che nella sapienza popolare si trasforma in crusca, serviranno a compragli la tomba, un posto al cimitero.

La seconda notte qui è solo annunciata, è quella di Pietro, quello che si scherniva della sorte del Suo Signore, quello etichettato dallo stesso Gesù come imbeccato dal satana nelle sue parole.

«Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Il gallo non canterà, ovvero, sarà ancora notte nella tua anima, come nella realtà che tu vivi, e tu mi avrai già rinnegato tre volte. Non presumiamo di noi stessi, come fa Pietro. La notte viene per tutti. La tentazione viene per tutti. Di tutti è la tentazione di abbandonarlo, di lasciarlo solo. Perchè Egli è scomodo, segno di contraddizione, spada che trafigge l’anima del credente, da Maria fino all’ultimo di essi.

La notte di Pietro, l’evangelista Giovanni la racconta al capitolo 18:

15 Intanto Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16 Pietro invece stava fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro. 17 La serva portinaia dunque disse a Pietro: «Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?» Egli rispose: «Non lo sono». 18 Ora i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavano là a scaldarsi; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19 Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20 Gesù gli rispose: «Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e non ho detto nulla in segreto. 21 Perché m’interroghi? Domanda a quelli che mi hanno udito, quello che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho dette». 22 Ma appena ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» 23 Gesù gli rispose: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»
24 Quindi Anna lo mandò legato a Caiafa, sommo sacerdote.

25 Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi, e gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26 Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

La tradizione dice che quell’altro discepolo, quello che era noto al sommo sacerdote, era Giovanni. Ora, se gli era noto Giovanni, poteva forse essergli ignoto Pietro, che era considerato il capo dei Dodici, che aveva con gesto plateale tentato di tagliare l’orecchio a uno dei servi del sommo sacerdote stesso? Pure lo lasciano entrare, al fuoco, per scaldarsi. Perchè?

Perchè al sommo sacerdote interessava prendere Gesù, non interessava Pietro nè gli altri. Guardali là, da dodici erano rimasti solo in due. Fanno entrare Pietro, e nessuno lo considera, se non la portinaia. Non a caso. La portinaia, la custode della porta. Sappiamo dal Vangelo di Gesù che la vera Porta è il Cristo stesso. Ma Pietro non passa quella porta di mura per stare con Gesù, ma solo per i suoi comodi, solo per scaldarsi. E come nega la vera Porta, così nega di conoscerlo.

Qui Giovanni inframmezza con una parte dell’interrogatorio di Gesù. E sottolinea che lo interrogano non solo sulla sua dottrina, ma anche sui discepoli. E mi tornano in mente altre parole di Gesù. Come hanno perseguitato me, così perseguiteranno anche voi. Sottointeso: se sarete veramente miei discepoli. Se annuncerete il Vangelo con franchezza e senza paura come lo sto facendo io. Se non avrete paura delle domande dei sommi sacerdoti di questo mondo, e delle percosse delle loro guardie, stolidi e sciocchi servi del potere di cui il mondo è pieno. Che nemmeno si chiedono se uno parla bene o male, semplicemente picchiano per ingraziarsi il loro signore di turno.

Interrogheranno anche voi… e così continua l’interrogatorio di Pietro. Si scaldava allo stesso fuoco di tutti gli altri, anzichè riscaldare il suo cuore con il cercare di condividere la sofferenza del Signore, e di nuovo, per la seconda volta, nega. Stavolta non c’è intervallo nella narrazione giovannea, è un crescendo continuo, come una musica che cresce di intensità. Ma è una musica drammatica, crepuscolare.

Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

Lo interroga chi sa bene chi sia, perchè era parente di quello che Pietro aveva ferito! «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?». Ma Pietro caparbiamente nega, nega l’evidenza, nega la realtà. Ed il gallo canta. E rende evidente la sua notte. Il suo abbandonare Gesù e, nel contempo, la verità su se stesso.

Era nel giardino, Pietro! Ma dormiva, non pregava. Era con il Maestro quando stanno per arrestarlo, ma invece di farsi arrestare con lui, cerca di difendersi con le armi degli uomini. Non con la spada della Parola, ma con una spada di umano metallo. Era lui, Pietro, ma nega da capo. Nega per la terza volta, nega completamente, nega tutto sè stesso.

I tre evangelisti sinottici, Marco, Matteo e Luca, dicono che uscito fuori, pianse amaramente. Giovanni non aggiunge nulla. Ci lascia a contemplare il nero delle tenebre del suo animo e torna al racconto della Passione del Cristo. Cristo viene sempre di più abbandonato nelle mani degli uomini. Egli si consegna.

Pietro, consegnatosi da solo alla verità su di sè, forse ora, per la prima volta, comprende la Passione che è chiamato anche lui a condividere. Il pianto amaro di cui parlano i sinottici, è l’acqua che lava i suoi occhi, e lo aiuta a vedere.

Come tante volte capita anche a noi, che dal piangere, dal dolore, dalla sofferenza, capiamo cose della vita, del suo senso, che normalmente neppure notiamo…

Attenti alle nostre notti… ci saranno notti oscure nella nostra vita. Stiamo attenti con cosa cerchiamo di illuminarle. Perchè non tutti i fuochi sono uguali, non tutti scaldano, alcuni bruciano e basta. Perchè non tutte le luci sono uguali, alcune servono solo ad abbagliarci.

Preghiamo che il Signore ci renda partecipi della Luce della Sua Pasqua. La sola ed unica Luce che non finisce. La sola Luce capace di vincere le tenebre delle nostre e di tutte le notti.

Amen.

Lunedì Santo, l’Unzione di Betania

Lunedì Santo, l’Unzione di Betania

Premessa

Marta, Maria e Lazzaro scoprono il volto di Cristo nell’amicizia con Lui. Essere amici di Gesù significa percorrere con Lui la Via del servizio e del dono totale di sé come Maria che “spreca” un olio pregiato per ungere i piedi di Lui, asciugandoli poi con i suoi capelli. Giuda, e molti con lui, non comprendono l’eccesso dell’amore che solo Cristo accoglie pienamente perché Egli stesso è dono senza misura che riscatta la vita del mondo.

La Parola

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 
E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». 
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, 
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Lunedì Santo, l'Unzione di Betania
Lunedì Santo, l’Unzione di Betania

Il commento

Beato John Henry Newman (1801-1890)
Discorso «The Tears of Christ at the Grave of Lazarus», PPS, 3, 10 
“Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura”

« Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro… Gesù scoppiò in pianto » (Gv 11,17.35). Perché il Signore ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro ?… Ha pianto per la compassione per il dolore di chi era là…; ha visto l’afflizione del mondo…

Ahimè, altri pensieri inoltre hanno provocato le sue lacrime. Come avrebbe guadagnato quel fatto prodigioso in favore delle sorelle nel lutto ? A sue spese… Cristo stava per portare la vita ai morti con la sua propria morte. I discepoli avevano cercato di dissuaderlo a tornare in Giudea, per paura che vi fosse ucciso (Gv 11,8); la loro paura si è realizzata. Ci è andato per risuscitare Lazzaro e la fama del miracolo è stata la causa immediata del suo arresto e della crocefissione (Gv 11.53). Lui sapeva tutto già prima…: ha visto la risurrezione di Lazzaro, il pasto a casa di Marta, Lazzaro a tavola, la gioia d’ogni parte, Maria che l’onorava in questo pasto di festa versando un profumo di caro prezzo sui suoi piedi, i giudei che venivano numerosi non solo per vederlo, ma anche per vedere Lazzaro, il suo ingresso trionfale a Gerusalemme, la folla che gridava “Osanna”, la gente che parlava della risurrezione di Lazzaro, i Greci venuti ad adorare Dio durante la Pasqua che volevano assolutamente vederlo, i bambini che partecipavano alla gioia generale – e poi i farisei che complottavano contro di lui, Giuda che lo tradiva, gli amici che l’abbandonavano, la croce che l’aspettava…

Prevedeva che Lazzaro tornava in vita grazie al suo sacrificio, discendeva nella tomba che Lazzaro lasciava, Lazzaro sarebbe vissuto e lui sarebbe morto. Le apparenze stavano per capovolgersi: si sarebbe fatta festa a casa di Marta, ma l’ultima pasqua dell’amarezza sarebbe stata unicamente la sua. E sapeva di accettare questo capovolgimento di sua propria volontà ; era sceso dal seno del Padre per espiare col suo sangue i peccati di tutti gli uomini e risuscitare così dalla tomba tutti i credenti.

Lunedì della Santa Settimana

Lunedì della Santa Settimana

Meditazione sul gesto dell’unzione del Maestro, presagio della passione e della sofferenza di Gesù.

La Parola

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro,
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Lunedì della Santa Settimana
Lunedì della Santa Settimana

Il commento patristico

“I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”    
Sant’Agostino (354-430),
vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Omelia sul vangelo di Giovanni, n°50, 6-7

“Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”.

Questo il fatto, cerchiamone ora il significato spirituale. Ogni anima che voglia essere fedele, si unisce a Maria per ungere con prezioso profumo i piedi del Signore. Quel profumo simboleggiava la giustizia…

Ungi i piedi di Gesù: segui le orme del Signore conducendo una vita degna. Asciugagli i piedi con i capelli: se hai del superfluo dallo ai poveri, e avrai asciugato i piedi del Signore…

Forse sulla terra i piedi del Signore sono bisognosi. A chi, se non alle sue membra, si riferisce la parola che egli pronuncerà alla fine del mondo: “Ogni volta che l’avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me” (Mt 25, 40)?

“E tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”; cioè il mondo si è riempito della buona fama di questa donna. Il buon odore infatti è la buona fama.

Coloro che vivono male e si dicono cristiani, fanno ingiuria a Cristo… Se per colpa loro il nome del Signore è bestemmiato, per merito dei buoni cristiani il nome del Signore viene lodato, poiché “Noi siamo il profumo di Cristo nel mondo intero ” (2Cor 2,14,15). Anche nel Cantico dei cantici si dice: “Profumo olezzante è il tuo nome” (Ct 1, 3).

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

Vangelo  Mc 14,1-15,47
La passione del Signore 

Indicazioni per la lettura dialogata:
X = Gesù;  
= Cronista;  =Discepoli e amici;  =Folla;  =Altri personaggi


Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo 
C Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: A «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura 
C Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: A «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». C Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: 
X «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro 
C Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: D «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». C Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: 
X «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». C I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà 
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: 
X «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». C Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: D «Sono forse io?». C Egli disse loro: X «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza 
C E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: 
X«Prendete, questo è il mio corpo». C Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: X«Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai 
C Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: 
X «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». C Pietro gli disse: D «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». C Gesù gli disse: X «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». C Ma egli, con grande insistenza, diceva: D «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». C Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Cominciò a sentire paura e angoscia 
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli:
X «Sedetevi qui, mentre io prego». C Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: X «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». C Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: X «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». C Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: X «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». C Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: X «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta 
C E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: D «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». C Appena giunto, gli si avvicinò e disse: D «Rabbì» C e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: 
X «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». C Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto? 
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: A «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». C Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: A «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». C Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: A «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». C Gesù rispose: 
X «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
C Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: A «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?».C Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: F «Fa’ il profeta!». CE i servi lo schiaffeggiavano.

Non conosco quest’uomo di cui parlate 
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: A «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». C Ma egli negò, dicendo: D «Non so e non capisco che cosa dici». C Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: A «Costui è uno di loro». C Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: A «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». C Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: D «Non conosco quest’uomo di cui parlate». C E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei? 
E subito, [al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: A «Tu sei il re dei Giudei?». C Ed egli rispose: 
X «Tu lo dici». C I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: A «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». C Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: A «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». CSapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: A «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». C Ed essi di nuovo gridarono: F «Crocifiggilo!». C Pilato diceva loro: A «Che male ha fatto?». C Ma essi gridarono più forte: F«Crocifiggilo». C Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo 
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: F«Salve, re dei Giudei!». C E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Condussero Gesù al luogo del Gòlgota 
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

Con lui crocifissero anche due ladroni 
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: F«Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». C Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: A «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». C E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Gesù, dando un forte grido, spirò 
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: 
X «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», C che significa: X «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: A «Ecco, chiama Elia!». C Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: A «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». C Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: A«Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».]
C Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Giuseppe fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro 
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.
  

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco