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Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Come con la zizzania, così avverrà alla fine del mondo

Poi Gesù lasciò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si accostarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». 
Ed egli rispose:

«Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. 
Il campo è il mondo. Il seme buono sono i figli del regno; la zizzania sono i figli del maligno, e il nemico che l’ha seminata è il diavolo.
La mietitura rappresenta la fine del mondo, e i mietitori sono gli angeli. 

Come dunque si raccoglie la zizzania e si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. 
Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti gli operatori di iniquità 
e li getteranno nella fornace ardente dove sarà pianto e stridore di denti. 
Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.

Chi ha orecchi, intenda!». 

(Matteo 13:36-43)

Pregando sul Vangelo del giorno

La liturgia della Parola di questi giorni insiste sul tema della zizzania e della sua sorte dopo la mietitura. Gettata nella fornace ardente e completamente ridotta in cenere.

Insiste sul dire che chi ha orecchi è chiamato ad intendere che altrettanto accadrà a chi fomenta scandali ed opera l’iniquità. Essi subiranno la stessa sorte, saranno gettati nella fornace ardente e ridotti in cenere.

Non è una novità questo nella Scrittura. Antico Testamento e Salmi sono pieni di simili ammonimenti. Ed abbiamo letto proprio ieri della sorte dell’idolo, del vitello d’oro, che si era costruito Israele, ridotto in polvere anche esso. Polvere che il popolo di Israele viene costretto a bere, per rendersi conto del nulla a cui pensava di affidare la sua vita.

Tutto è nulla rispetto alla Parola di Dio! Chi pensa diversamente si illude soltanto.

La promessa ai giusti

Ma occorre non fissarsi troppo con la zizzania, con i frutti del Maligno, e concentrarsi invece sul proprio cercare di essere ritrovati tra i giusti, secondo la Sua Volontà.

…i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro…

I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento;
coloro che avranno indotto molti alla giustizia
risplenderanno come le stelle per sempre. 

(Daniele 12:3)

Fissiamoci piuttosto che con il timore del fuoco, con quello del Dio vivente, e sforziamoci di obbedire alla Parola di Dio in ogni Suo detto o mandamento.

Non concentriamo troppo la nostra attenzione sulla punizione degli israeliti che hanno deviato dal retto cammino, ma centriamo piuttosto la nostra attenzione sulla figura dell’obbedienza e dell’umiliazione di Mosè.

Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse:
«Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».
(Esodo 34:8-9)

Non lo leggiamo oggi, ma l’Eterno, Benedetto Egli sia, risponde a Mosè con una promessa.

Il Signore disse: «Ecco io stabilisco un’alleanza: in presenza di tutto il tuo popolo io farò meraviglie, quali non furono mai compiute in nessun paese e in nessuna nazione: tutto il popolo in mezzo al quale ti trovi vedrà l’opera del Signore, perché terribile è quanto io sto per fare con te.
(Esodo 34:10)

Questa promessa si è compiuta per noi, in Cristo Gesù, nel quale tutte le promesse di Dio si sono mutate in Si, in un Amen.

Abbandoniamoci alla fede allora, gettiamoci tra le braccia di Dio, lasciamo fiduciosi che i suoi mietitori ci raccolgano. E, se Egli vorrà, saremo frumento macinato per fare del buon pane…

Amen. Alleluia!

Chiesa di San Benedetto a Montemonaco
Chiesa di San Benedetto a Montemonaco

La perla preziosa – XVII Domenica del Tempo Ordinario

La perla preziosa

LETTURE PER LA XVII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura 1Re 3,5.7-12
Hai domandato per te la sapienza.
Salmo (Sal 118/119)
Quanto amo la tua legge, Signore!
II Lettura Rm 8,28-30
Ci ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo.
Vangelo Mt 13,44-52
Vende tutti i suoi averi e compra quel campo.

La perla preziosa - XVII Domenica T.O.
La perla preziosa – XVII Domenica T.O.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Salomone

In qualche modo oggi ogni lettura ci dà una risposta a questa domanda. Nel caso del re Salomone, protagonista della lettura tratta dall’Antico Testamento, dal libro dei Re, si tratta della sapienza del cuore. La capacità per l’uomo di avere un corretto discernimento tra ciò che è bene e ciò che è male.

Salomone viene molto lodato per la scelta di chiedere questo dono, e non un potere di durata illimitata, o grandi ricchezze, o altro che ci si sarebbe aspettato da un re umano e peccatore.

Poi, come si sa, Salomone mancherà, penserà. in virtù del suo potere sempre più forte tra gli uomini, di trascurare il culto per l’Unico Dio, si prostituirà agli dei della moglie di turno, e verrà punito con la divisione in due del Regno, immagine concreta di un re che prima ha chiesto di avere la Sapienza di Dio, poi ha diviso in due il suo cuore per le stolte sapienze umane (nel dipinto del Venanzi notate la corona tolta dal suo capo)…

La perla preziosa - Salomone idolatra
La perla preziosa – Salomone idolatra

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: Paolo

Nel brano tratto dalla Lettera ai Romani, la perla preziosa è la corrispondenza del nostro essere a quello che viene chiamato il disegno di Dio. Ovvero l’essere conformi all’immagine del Figlio Suo, la capacità nostra di essere figli nel Figlio.

Assolutamente obbedienti quindi alla Parola di Dio ed assolutamente concentrati non nel raggiungere chissà quali obiettivi (magari anche ammantati di “bellezza”, “bontà” e “carità”) ma nell’avere l’unico obiettivo di restaurare, grazie alla Grazia donataci dal Figlio, confermata dal dono dello Spirito, la perduta immagine di Dio che è in noi.

La perla preziosa. Cos’è? Di che si tratta?: la risposta del salmista

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d’oro e d’argento.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici.

La perla preziosa - Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà
La perla preziosa – Il sentiero antico, difficile, duro da percorrere:: la fedeltà

Il Salmo è Parola di Dio messa in bocca all’uomo, per aiutarlo a farla sua. E questo salmo è chiarissimo. L’amore e l’obbedienza assoluta alla Parola dio Dio è la sola ed unica perla preziosa. La legge di Dio è preziosa, i comandamenti del Signore sono fedeli e giusti, le sue parole illuminano, il suo sentiero è l’unico vero. E non ci si può limitare a non percorrere quelli falsi, ma occorre odiarli, dice il salmista, occorre denunciare la falsità, il tradimento della Parola, l’apostasia.

La perla preziosa. Il difetto di molti

Un difetto fortissimo che vedo in molta parte delle Chiese e dei cristiani di oggi è l’omissione del fare apologia, del difendere quanto è vero e del combattere quanto è falso. Un Gesù che, oggi, dicesse alla samaritana: marito non ne hai, ne hai avuti cinque, e hai detto il vero, ossia questa è la verità su di te, sei un’adultera… oggi sarebbe condannato dai nostri alfieri del “politicamente corretto”, colpevolmente scambiato per il “moralmente indifferente”.

Un cristiano non solo non deve percorrere i falsi sentieri, ma li deve odiare, deve indicare chiaramente il pericolo che si corre a percorrerli.

La perla preziosa. Decidiamoci per lei!

Questo è il messaggio del Vangelo. La perla preziosa, la fedeltà alla Parola, al Signore. Il tesoro nascosto nel campo, tra mille terreni che non valgono nulla, in mezzo ai rovi ed ai sassi: facciamo la fatica di cercarlo! E di tirarlo fuori! E di mostrarlo a tutti, poi, quando è al sicuro tra le nostre mani, nel nostro cuore, nella nostra anima, nella nostra mente!

La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!
La perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo: la Parola di Dio!

La perla preziosa. L’epilogo del giudizio

Lo stesso epilogo delle scorse settimane. Il richiamo al momento del giudizio. Siamo come il grano e le zizzania mescolati assieme. Ci sono nelle nostre comunità, chiese, assemblee, famiglie, pesci buoni e pesci cattivi. Gli angeli del Signore prenderanno con sè i primi e getteranno nella fornace ardente i secondi.

Teniamolo sempre ben presente, qualsiasi scelta tra questo o quello siamo chiamati a fare. Nessun comportamento è indifferente agli occhi di Dio. O, riprendendo Paolo, ci aiuta a ripristinare l’immagine di Dio che è in noi, o, invariabilmente, la danneggia.

Attenzione alla pastura che mettiamo nel nostro corpo, attenzione alle parole di cui ci nutriamo. Le cose che sembrano più dolci e buone, si dice, sono spesso quelle che fanno peggio alla nostra salute. I cibi semplici sono i migliori. Chiediamoci il perchè, e alimentiamoci di conseguenza.

Amen. Alleluia!

Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il grano e la zizzania
XVI Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE PER LA XVI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura – Sapienza 12,13.16-19
Dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Salmo (Sal 85)
Tu sei buono, Signore, e perdoni.

II Lettura Romani 8,26-27
Lo Spirito intercede con gemiti inesprimibili.

Vangelo secondo Matteo 13,24-43
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)
Il grano (a sinistra) e la zizzania (a destra)

Il Padrone della forza

Dio è buono e perdona, ci invita a ripetere il numero 85 (86) del ibro dei Salmi, riprendendo il concetto centrale della prima lettura della Liturgia della Parola di questa Domenica, tratta dal libro della Sapienza (apocrifo o deuterocanonico per alcune tradizioni cristiane).

E’ scritto infatti in questo libro:

Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

Egli è il Padrone della forza, Egli è Forte (Santo, Immortale, come recita la preghiera del Trisaghion) perchè Egli è il Padrone della Verità, Egli è la Verità (la Vita, la Via, secondo Giovanni 14).

Egli giudica con mitezza, e chi di noi si crede, si sforza di essere giusto è chiamato a fare altrettanto. Essere figli nel Figlio, essere immagine di Dio… Non è facile per noi, perchè a differenza del Figlio, noi figli viviamo comunque anche la dimensione del peccato.

Affidarsi allo Spirito

Perciò, ci dice, ci consiglia l’Apostolo Paolo nella Lettera ai Romani (8:26-27) siamo invitati ad affidarci allo Spirito.

Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

Noi non possiamo giudicare i nostri fratelli, ma noi dobbiamo giudicare i nostri e gli altrui comportamenti alla luce del Vangelo di Verità. Giudicare quali di essi siano conformi alla Parola di Dio, e lodarli, e sforzarci di metterli in atto, giudicare quali di essi non siano conformi alla Parola di Dio, e metterli da parte, denunciarne l’errore, allontanarci dai fratelli e dalle sorelle che si ostinino a perseverare nell’errore (scuotete i vostri calzari… allontanatevi da quelle città…).

Noi non possiamo giudicare in ultimo chi sia grano e chi sia zizzania, Chi merita di essere raccolto e chi di essere bruciato.

Il grano e la zizzania - XVI Domenica del Tempo Ordinario
Il grano e la zizzania – XVI Domenica del Tempo Ordinario

Il Vangelo del giorno

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».

Notate le parole di Gesù secondo Matteo. Il nemico semina nel suo campo… il nemico semina della zizzania in mezzo al grano. Il campo di Dio è la Chiesa. La zizzania è anche dentro la Chiesa. Non è semplicemente nel deserto del mondo. Si maschera, si camuffa, si mischia anche al grano buono.

Non dobbiamo aver timore. Sarà il Signore a mietere, ad esaminare, a giudicare. Fuori e dentro la Chiesa. E la sorte di chi, pur conoscendo la Verità, l’avrà ignorata o disprezzata, si sarà nutrito dalle false verità del maligno, del nemico, sarà anche peggiore di chi la Verità, non per sua colpa, non l’ha mai conosciuta.

Sarà legato in fasci per essere bruciato dice Gesù per bocca di Matteo.

Che il Signore accresca la nostra fede, anche e soprattutto in questo Suo Santo Giorno, che siamo chiamati a santificare.

Amen. Alleluia.

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Sul tema del grano e della zizzania vi consiglio da leggere anche la meditazione del fratello pastore Elpidio Pezzella.

O anche una chiarissima omelia di Papa Paolo VI sullo stesso brano. 

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

Giorno del Signore, Giorno del Signore, Giorno del Signore è questo!

E non c’è nessun giorno e poi notte e poi di nuovo giorno per noi, se non lasciamo che la sola luce che ci illumini, nel breve momento della nostra vita sulla terra, in quello del buio della notte della morte terrena, nell’eternità, se non lasciamo che la sola luce che ci illumina sia la Parola Eterna di Dio!

Giorno del Signore è questo! - Icona del profeta Isaia
Giorno del Signore è questo! – Icona del profeta Isaia

LETTURE PER LA XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

I Lettura Is 55,10-11
La pioggia fa germogliare la terra.
Salmo (Sal 64)
Tu visiti la terra, Signore, e benedici i suoi germogli.
II Lettura Rm 8,18-23
L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
Vangelo Mt 13,1-23
Il seminatore uscì a seminare.

Il legame tra le letture proposte per l’ascolto in questa domenica del Tempo Ordinario è il concetto del germoglio, del germogliare, nella vita nuova che si rivela ai figli di Dio.

Il testo di Isaia, la lettura dall’Antico Testamento è chiarissimo a riguardo. Anche questo è un testo da conoscere a memoria, da ripetere, ripetere e ripetere, da mandare a fondo prima nel cervello e poi nel cuore.

Così dice il Signore:
«Come la pioggia e la neve scendono dal cielo
e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare,
perché dia il seme a chi semina
e il pane a chi mangia,
così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca:
non ritornerà a me senza effetto,
senza aver operato ciò che desidero
e senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata».

La Parola che esce dalla bocca di Dio ha in sè tutto quanto serve alla Vita, non solo alla vita terrena, ma alla vita vera! Ha dentro di sè la possibilità di generare e di rigenerare. Come non lo sappiamo. Possiamo credere di saperlo… con le nostre scienze, con i nostri studi… Ma qualcosa comunque ci sfugge. Facciamo tutto come dovremmo, ma poi quel seme non genera, non nasce niente da quel seme. O la pioggia non scende, ed il seme si brucia. Ed invece di morire e rinascere, muore e si consuma come gettato nel fuoco.

E bene fa l’uomo, il salmista, a pregare. A pregare Dio che benedica i suoi germogli, che gli doni la pioggia ed il calore, che entrambi gli sono necessari… Perchè se la nostra vita fosse solo inverno, o soltanto estate, che vita sarebbe? Sarebbe morte in realtà.

Gesù nella parabola del seminatore riprende quanto detto in Isaia e lo amplia, ci fa capire che in Lui, in Gesù, venuto a seminare nelle nostre vite, venuto a portarci l’Acqua Viva, a spezzare il Pane Vivo del Suo Corpo, a versare il Vino nuovo del Suo Sangue (che pane e vino dipendono sempre dalla benevolenza di Dio prima di tutto, dalla pioggia e dal sole che hanno fatto crescere e maturare il grano e l’uva), tutto si compie. Che occorre lasciare che i semi del Vangelo che Egli getta senza posa e senza risparmio nella povera terra della nostra vita, crescano, maturino e, se questa è la Sua Volontà, muoiano anche, ciascuno al suo momento, che in realtà è il Suo.

La creazione geme, dice l’Apostolo Paolo, e noi gemiamo e speriamo con essa….

Noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

Giorno del Signore! - Il seminatore, di Vincent Van Gogh
Giorno del Signore! – Il seminatore, di Vincent Van Gogh

La Parola del giorno. La Verità e le amicizie orfane

In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:

«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.

Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

(Matteo 10:7-15)

La Tua Parola è la mia gioia
La Tua Parola è la mia gioia

Se c’è un errore vistoso e comune nell’attuale comportamento di un buon numero di cristiani, è probabilmente il fraintendimento del nostro amore verso gli altri.

Amare gli altri è solitamente frainteso come voler essere necessariamente e ad ogni costo amici di tutti.

Beata ingenuità.

Anzi, peggio: rischio di tradire la Verità per amicizie orfane.

Il Vangelo ci chiama ad amare tutti, ma ci ricorda che non possiamo andare d’accordo con tutti. Ci ricorda che il Vangelo non sarà sempre accolto e che amiamo, non quando chiudiamo il Vangelo, ma quando scuotiamo la polvere dei nostri piedi, con la speranza di scuotere i cuori… e forse allora amiamo veramente l’altro e non l’apparente concordia.

(Commento di Robert Cheaib)

Ricordando Tommaso, nel nome di mio padre, Giovanni

Il nome di mio padre

Il nome di mio padre era Giovanni. Giovanni Zacchi, fu Michele, come si diceva un tempo.

Mio padre festeggiava il compleanno il 3 luglio, e come secondo nome gli misero quello dell’Apostolo che la chiesa cattolica ricorda in questo giorno, Tommaso appunto.

Poi ne aveva altri due di nomi. Pio, come il Pontefice allora regnante e Maria, che nella mia famiglia veniva dato come terzo o quarto nome a tutti, maschi o femmina che fossero. Per ricordarci, così mi disse una volta mia nonna, che come Maria dovevamo conoscere, meditare ed obbedire alla Parola di Dio.

L’apostolo Tommaso

Ne racconta la storia il Vangelo secondo Giovanni:

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

(Giovanni 20:24-29)

Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre
Giovanni, Tommaso, il nome di mio padre

La fede di Tommaso

La fede di Tommaso, potreste chiedervi? In effetti  a causa di questo racconto, letto spesso in modo superficiale, il nome di Tommaso è più spesso legato all’incredulità. Al fatto che egli non abbia creduto agli altri apostoli che gli dicevano di aver incontrato il Risorto e che abbia avuto bisogno di mettere le mani nelle ferite di Gesù per credere.

Diciamola tutta. Spesso ci ha fatto sentire migliori Tommaso. Perchè noi ci consideriamo tra quelli che hanno creduto senza aver visto direttamente nè il Risorto, nè le sue piaghe. Ci auto-includiamo tra i beati di cui parla Gesù.

La nostra fede tra parentesi

Ma lo siamo, davvero, tra quei beati? Crediamo davvero al Cristo fino in fondo? Curiamo le sue piaghe curando le piaghe dei nostri fratelli e le nostre sorelle?

E quando la nostra fede è messa alla prova, e lo è continuamente messa alla prova in un mondo stracolmo di idoli e di falsi profeti come questo, reagiamo nel modo giusto, testimoniando con franchezza e coraggio la nostra fede, oppure semplicemente ci scansiamo e passiamo oltre, magari adducendo come scusa gradita il “rispettare” l’altro e le sue credenze?

E’ rispettare l’altro, mi chiedo sempre più spesso, lasciarlo perseverare nel proprio errore? E’ essere beati mettere “tra parentesi” o in secondo piano la propria fede per “non disturbare” il vicino?

Le dita di Tommaso si infilano nelle piaghe del Signore. La sua fede si infila e si nutre del corpo e del sangue del Signore. E la nostra? C’è nutrimento tra le parentesi?

Mio padre Giovanni, ricordo il suo corpo

Mio padre Giovanni credeva. Era un peccatore, come me, come Tommaso. A volte riusciva a fare come Giovanni, il discepolo che Egli amava, e si tratteneva sotto la Croce. Altre volte, assai più spesso, come Tommaso, come Pietro, come i Dodici, fuggiva, si allontanava, faceva finta di non conoscere il Signore.

Ma invariabilmente, sempre da Lui tornava. Sapeva che solo da Lui poteva tornare. Sapeva che solo tra le sue braccia avrebbe trovato la pace.

Ricordo gli ultimi giorni della sua vita, in coma, all’ospedale San Camillo, intubato e silenzioso. Ricordo, come se fosse ieri, l’ultimo giorno che l’ho visto (sarebbe tornato al Padre quella notte), e ho carezzato le sue mani, le sue piaghe, causate dall’immobilità forzata nel letto.

Ricordo la corona del rosario che mia madre mise tra le sue mani. A sottolineare che, come Maria, come ogni donna ed ogni uomo credente, la salvezza per noi, la sola salvezza, è abbandonarci alla fede nella volontà del Padre che ti dice di seguire la Sua volontà (Fiat…), sforzarci di essere alla sequela del Figlio come servi che obbediscono (…fate tutto quello che vi dirà…), lasciare che sia lo Spirito a fare per conto nostro le cose grandi di cui spesso la nostra povera fede non è capace.

Ciao babbo! Quando il Signore vorrà ci rivediamo!

Neppure un iota un segno della legge passerà

Neppure un iota

« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. » 

(Matteo 5:17-19)

Neppure uno iota
Neppure uno iota
Il commento di Origene

Voglio ricordare ai discepoli di Cristo la bontà di Dio: nessuno tra voi si lasci scuotere dagli eretici se, nella controversia, dicono che il Dio della Legge non è buono ma giusto, e che la Legge di Mosè non insegna la bontà ma la giustizia. Vedano, questi detrattori di Dio e della Legge, come Mosè stesso e Aronne abbiano compiuto da precursori ciò che il Vangelo insegnò dopo. Considerate come Mosè «ama i suoi nemici e prega per coloro che lo perseguitano» (Mt 5,44)…; vedete come «prostrati con la faccia a terra», tutti e due pregano per coloro che si erano ribellati e volevano ucciderli (Nm 17,10s). Così troviamo il Vangelo in potenza nella Legge e dobbiamo capire che i Vangeli sono appoggiati sul fondamento della Legge.

Per parte mia, non chiamo la Legge col nome di Antico Testamento, quando la considero spiritualmente; la Legge non diviene «Antico Testamento» se non per coloro che non vogliono capirla secondo lo spirito.

Per forza per loro essa è divenuta «antica» ed è invecchiata, perché non può conservare la sua forza.

Per noi invece, che la capiamo e la spieghiamo nello spirito e nella linea del Vangelo, essa è sempre nuova; tutti e due i Testamenti sono per noi un nuovo Testamento, non per la datazione, bensì per la novità del senso.

L’apostolo Giovanni non pensa forse la stessa cosa quando dice nella sua lettera: «Figlioli, vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (1 Gv 4,7 ; Gv 13,34)?

Sapeva che il precetto dell’amore era stato già dato da lungo tempo nella Legge (1 Gv 2,7s; Lv 19,18). Ma siccome «la carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8)… afferma l’eterna novità di questo precetto che non invecchia…

Per il peccatore e per coloro che non osservano il patto della carità, anche i Vangeli invecchiano; non può esserci un Nuovo Testamento per chi non «depone l’uomo vecchio… e riveste l’uomo nuovo, creato secondo Dio» (Ef 4, 22.24).

(Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo; Discorsi sui Numeri, n° 9,4; SC 415, 239)

Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. (Salmi 118:24)

24 Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. 25 Deh, o Eterno, soccorrici ora; deh, o Eterno, facci prosperare ora. 26 Benedetto colui che viene nel nome dell’Eterno; noi vi benediciamo dalla casa dell’Eterno. 27 L’Eterno è Dio e ha fatto risplendere la sua luce su di noi, legate la vittima del sacrificio ai corni dell’altare. 28 Tu sei il mio Dio, io ti celebrerò; tu sei il mio DIO, io ti esalterò. 29 Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.

(Salmi:118)

Buon Giorno del Signore!

RendiamoGli lode oggi e sempre per tutte le realtà della nostra vita. Tutte le realtà, perchè “Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?” (Giobbe 2:10).

L’Eterno infatti ci dice: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo, o chi rende uno muto, sordo, vedente o cieco? Non sono forse io, l’Eterno?” (Esodo 4:11).

E ancora: “Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il benessere e creo la calamità. Io, l’Eterno, faccio tutte queste cose” (Isaia 45:7).

Egli è la nosta Via, Verità e Vita. Egli è Colui che traccia la Via alla nostra Vita, secondo la Sua Verità. Non la nostra ma la Sua Verità! Non la nostra ma la Sua Volontà.

Noi ancora spesso ci affanniamo, bloccati, rallentati dal nostro peccato, pensando che dobbiamo scoprire chissà cosa, che dobbiamo scoprire la nostra personale verità, la nostra personale vocazione. Noi ci affanniamo pensando che dobbiamo comprendere ogni cosa, comprendere la Sua Parola…

Stolti e tardi di cuore, ci direbbe il Cristo! Noi dobbiamo ascoltare la Sua Parola ed obbedirLe. Accoglierla nella nostra vita così come Egli ce la rivela. Amare le nostre vittorie e le nostre sconfitte terrene. Amare la debolezza infinita della nostra forza inLui e solo in Lui.

Non possiamo comprendere la Parola, perchè è La Parola che comprende ognuno di noi e l’universo tutto. La nostra vocazione è racchiusa lì dentro, nella Sua Parola.

Perciò il primo dovere del cristiano,il primo dovere dell’Apostolo è l’annuncio fedele della Parola di Dio. Tutto il resto (la carità, il servizio alle mense,….) viene dopo,perchè senza il primato della Parola non ha senso, rischia di essere un servizio a sè stessi, alla propria vanagloria.

E noi (singoli credenti, comunità, chiese…) siamo chiamati a cercare la Sola Dei Gloria, la sola gloria di Dio, e non la nostra.

Sia fatta la Tua volontà , o Eterno. La Tua volontà espressa, rivelata nella Tua Parola. Nel Verbo Incarnato, Gesù Cristo.

Amen. Alleluia.

La porta delle pecore e della vita abbondante

Gesù, la porta delle pecore, il buon pastore

Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20

1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore.

3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori.

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

Gv 14:6 (Is 40:11; Sl 23) 1P 2:24-25; Ef 5:2, 25-27; 2:11-19

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)
La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)

La porta

L’autodefinizione di Gesù è quella di “porta”.
Ma non una porta generica, astratta, che non si sa dove conduce.

Egli è “La” Porta.
Per essere figli nel Figlio occorre passare per la Porta, occorre fidarsi (non si sa mai cosa può esserci dietro una porta…) occorre af-fidarsi e con-fidare in Lui. E lo si può fare solo con il dono della fede.

La porta che conduce fuori

Una volta che ci si è fidati del Cristo, che si è passati per lui, Egli non ci lascia lì dentro, dentro un ovile, chiusi, ma ci porta fuori, ci conduce fuori.
Ci chiama uno per uno, ci conosce uno per uno, conosce uno per uno i segreti dei nostri cuori, e ci porta fuori!

Ma non ci lascia soli!
Nella Scrittura spesso si dice che Dio non lascia solo il suo popolo, che non lo abbandona.
Così, a chi lo segue, la Porta che è anche Pastore, Pastore buono, mostra dove si trova la pastura, il vero nutrimento, il cibo che non finisce.

La Scrittura è la Porta

L’immagine di corredo a questo post non è casuale.
Si tratta di una Bibbia aperta.

Perchè il Cristo è la Porta. E per entrare nel Suo mistero occorre aprire la Porta della Parola di Dio, scoprirvi per intero la bellezza della rivelazione.

La Porta è il Pastore. Il Pastore è la Parola. Il Cristo è Colui che solo può aprire e solo può chiudere, Colui che detiene la chiave di Davide.

Chiave, Porta, Pastore, Acqua, Pane, Vino

Attraverso il Cristo Chiave apriamo la Parola.
Attraverso il Cristo Porta entriamo nel mistero dell’amore e della misericordia di Dio.
Con il Cristo Pastore, seguendolo, scopriamo i verdi pascoli della nostra vita, ricchi dell’acqua di salvezza, fertili per l’olio, il grano, la vite, nutriamoci del Pane di vita e beviamo del Vino dal calice di salvezza.

 

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni 

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto…

15 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.

17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno». 19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. 20 Essi poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano. Amen.

(Marco 16)

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto
Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Da sempre l’uomo cerca segni. Ma quali sono i segni che devono interessarci? Ci dice Gesù che i segni che dobbiamo cercare di riconoscere sono quelli che accompagnano la professione della vera fede.

…nel mio nome scacceranno i demoni…

Il segno del Battesimo, il segno di accogliere nuovi credenti nella comunità, predicando e vivendo un continuo richiamo alla conversione.

Parlare con franchezza con le parole del Vangelo, annunciare senza paura e senza timore il Vangelo: questo è cacciare i demoni. Che la Parola di Dio odiano sopra ogni altra cosa. Perchè li ha relegati per sempre negli inferi, laddove è destinato a finire, secondo la Sua volontà, anche chi questa Parola si ostina a rifiutare.

parleranno nuove lingue…

Chi parla nel Nome del Signore, non parla con la le lingue biforcute del mondo. Non annuncia false salvezze, non predica false sapienze, ma neppure le asseconda o dà loro inconsistenti patenti di legittimità.

Le chiese ed i falsi pastori che fanno di queste cose saranno punite assai più severamente di chi semplicemente non ha avuto da Dio il dono della fede. Chi ha conosciuto la Parola di Dio, chi ha appreso dall’Eterno il modo umanamente corretto di professare la vera fede, e non lo fa, e si disegna una fede a sua immagine e somiglianza, e crede di poter adattare la Parola di Dio alle sue mancanze ed ai suoi vizi, questo sarebbe meglio non fosse nato, come dice Gesù. Perchè scandalizza i piccoli, e li allontana dalla Verità.

…prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male…

Cosa significa mettere in fuga dei serpenti? Chi è solito camminare nei boschi o in montagna lo sa bene. Occorre anitutto evitarli i serpenti. Tastando il terreno, facendo rumore, equipaggiando in maniera adatta  i punti più vulnerabili del proprio corpo.

Traducendo per l’uomo di fede, costui dovrà vagliare ocn attenzione ogni cosa, tastare se questo o quel comportamento è o non è secondo la Parola, l’unico vero antidoto ai veleni di questo mondo. Farà rumore, costui, pregando e recitando inni, salmi e cantici spirituali, come raccomanda la Scrittura. Perchè è sempre meglio ricorrere alla divina Sapienza, lasciare che lo Spirito parli per noi, che mettere in atto comportamenti pericolosi e discorsi magniloquenti che poco dicono e poco convertono il proprio cuore.

Se il cuore è pieno di Parola di Dio, nessun veleno potrà farci danno; ed anche se qualcuno ce lo propinerà, o proverà a farlo, troveremo in noi gli anticorpi adatti a combatterlo con efficacia.

…imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».

La Parola di Dio, dice una bellissima immagine della Lettera agli Ebrei, è come una spada a doppio taglia. Che con il primo taglia, ferisce fino al midollo le tue ossa e la tua anima. Che mette al nudo il tuo peccato.

Ma con il secondo ti risana, ti guarisce dal peccato di questo mondo. Perchè come diceva il Crito noi viviamo in questo mondo, ma non ne facciamo parte! Siamo, dobbiamo essere come la sua anima.

Nel mondo ma non del mondo

Non cerchiamo la carità, pelosa!, di questo mondo, ma la carità di Dio, il Suo Amore e non i nostri amori, viziati dal peccato, dall’amore in realtà per noi stessi e per le nostre debolezze.

Non cerchiamo la pace, fasulla!, di questo mondo, pensata da coloro che di questo mondo sono “principi” ma che in realtà lo asservono ai loro scopi di potere, perchè sono loro perp rimi asserviti al maligno; cerchiamo piuttosto la pace che risulta al cuore dalla coscienza di aver fatto con tutte le proprie forze e le proprie capacità, la volontà di Dio. Anche se questo ci comporta rifiuto, persecuzione, martirio fino alla donazione della vita.

Non cerchiamo le speranze, illusorie!, riposte nelle ideologie, negli scientificismi, nelle sapienze fasulle, ma cerchiamo la speranza vera, la speranza che non delude i cuori, la sola speranza che non tradisce.

Solo in Te è tranquilla l’anima mia…

Ti cerco dall’aurora… 

O DIO, tu sei il mio DIO, io ti cerco al mattino; l’anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz’acqua.

2 Così ti ho ammirato nel santuario, contemplando la tua forza e la tua gloria. 3 Poiché la tua benignità vale più della vita, le mie labbra ti loderanno.

4 Così ti benedirò finché io vivo e nel tuo nome alzerò le mie mani. 5 L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra giubilanti.

6 Mi ricordo di te sul mio letto, penso a te nelle veglie della notte.

7 Poiché tu sei stato il mio aiuto, io canto di gioia all’ombra delle tue ali.

8 L’anima mia si tiene stretta a te; la tua destra mi sostiene.

9 Ma quelli che cercano la mia vita per distruggerla, scenderanno nelle parti più basse della terra. 10 Essi saranno dati in potere della spada e diverranno preda degli sciacalli.

11 Ma il re si rallegrerà in DIO; chiunque giura per lui si glorierà, perché la bocca dei bugiardi verrà costretta al silenzio.

(Salmi 63)