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Profeti (Geremia 26 e Matteo 14)

 

1 Nel principio del regno di Ioiachim figlio di Giosia, re di Giuda, fu pronunciata questa parola da parte del SIGNORE:
2 «Così parla il SIGNORE: “Va’ nel cortile della casa del SIGNORE, e di’ a tutte le città di Giuda, che vengono a prostrarsi nella casa del SIGNORE, tutte le parole che io ti comando di dir loro; non omettere nessuna parola. 3 Forse daranno ascolto e si convertiranno ciascuno dalla sua via malvagia; e io mi pentirò del male che penso di far loro per la malvagità delle loro azioni.

4 Tu dirai loro: ‘Così parla il SIGNORE: Se non date ascolto, se non camminate secondo la mia legge, che vi ho posta davanti, 5 se non date ascolto alle parole dei miei servitori, i profeti, i quali vi mando, che vi ho mandato fin dal mattino e non li avete ascoltati, 6 io tratterò questa casa come Silo, e farò in modo che questa città serva di maledizione presso tutte le nazioni della terra’».

Gr 1:19; 5:12-13; 38:1-6; Am 7:8-13; 2Ti 4:2-5; Mt 10:16

7 I sacerdoti, i profeti e tutto il popolo udirono Geremia che pronunciava queste parole nella casa del SIGNORE. 8 Appena Geremia ebbe finito di pronunciare tutto quello che il SIGNORE gli aveva comandato di dire a tutto il popolo, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo lo presero e dissero: «Tu devi morire! 9 Perché hai profetizzato nel nome del SIGNORE, dicendo: “Questa casa sarà come Silo e questa città sarà devastata, e priva di abitanti”?»

Tutto il popolo si radunò contro Geremia nella casa del SIGNORE. 10 Quando i capi di Giuda udirono queste cose, salirono dal palazzo del re al tempio del SIGNORE, e si sedettero all’ingresso della porta nuova del tempio del SIGNORE. 11 I sacerdoti e i profeti parlarono ai capi e a tutto il popolo, dicendo: «Quest’uomo merita la morte, perché ha profetizzato contro questa città, nel modo che avete udito con le vostre orecchie».

12 Allora Geremia parlò a tutti i capi e a tutto il popolo, dicendo: «Il SIGNORE mi ha mandato a profetizzare contro questo tempio e contro questa città tutte le cose che avete udite. 13 Ora, cambiate le vostre vie e le vostre azioni, date ascolto alla voce del SIGNORE, del vostro Dio, e il SIGNORE si pentirà del male che ha pronunciato contro di voi. 14 Quanto a me, eccomi nelle vostre mani; fate di me quello che vi parrà buono e giusto. 15 Soltanto sappiate per certo che, se mi uccidete, mettete del sangue innocente addosso a voi, a questa città e ai suoi abitanti, perché il SIGNORE mi ha veramente mandato da voi per farvi udire tutte queste parole».

(Geremia 26)

1 In quel tempo Erode il tetrarca udì la fama di Gesù, 2 e disse ai suoi servitori: «Costui è Giovanni il battista! Egli è risuscitato dai morti; perciò agiscono in lui le potenze miracolose».
3 Perché Erode, fatto arrestare Giovanni, lo aveva incatenato e messo in prigione a motivo di Erodiada, moglie di Filippo suo fratello; 4 perché Giovanni gli diceva: «Non ti è lecito averla». 5 E benché desiderasse farlo morire, temette la folla che lo considerava un profeta. 6 Mentre si celebrava il compleanno di Erode, la figlia di Erodiada ballò nel convito e piacque a Erode; 7 ed egli promise con giuramento di darle tutto quello che avrebbe richiesto. 8 Ella, spintavi da sua madre, disse: «Dammi qui, su un piatto, la testa di Giovanni il battista». 9 Il re ne fu rattristato ma, a motivo dei giuramenti e degli invitati, comandò che le fosse data, 10 e mandò a decapitare Giovanni in prigione. 11 La sua testa fu portata su un piatto e data alla fanciulla, che la portò a sua madre. 12 E i discepoli di Giovanni andarono a prenderne il corpo e lo seppellirono; poi vennero a informare Gesù.

(Giovanni 14)

bibbia

Dal libro del profeta Geremia, la sua profezia, ovvero il suo parlare “in vece”, pro-phemi, di Dio; la sua profezia verso Gerusalemme. Chi lo ascolta è tenuto ad accoglierla perchè le parole del profeta in quel momento sono parole che vengono da Dio. Ed il profeta è posseduto da tali parole, non può esimersi dal dirle, anche se sono ‘pesanti’, anche se sa che gli procureranno tanti problemi e pochissime simpatie presso il suo uditorio.

Non può esimersi perchè verrebbe meno al suo stesso essere. Il profeta deve parlare con parresia, con franchezza, perchè la parresia, la franchezza è il solo modo di parlare che Dio conosca.

Il contesto della profezia di Geremia è la lunga lotta dei Giudei fra i culti idolatri di divinità dei paesi circostanti, provenienti da Tiro e da altre città della costa fenicia, profondamente radicati fin dal tempo di Manasseh (696-642), e il culto legittimo all’unico Dio, che Giosia cercò di ristabilire nell’ambito delle sue riforme (2 Re 22,23). La riforma monoteista, inizia nel 628 a.C. (2 Cr. 34:3) e viene ad essa dato rinnovato impeto con la riscoperta del Libro della Legge nel 621 a.C. (2 Re 22:8).

Lo stesso vale per Giovanni, il Battista, che non ha paura di denunciare il peccato di Erode (Erode Antipa). Gli dice “Non ti è lecito averla”. Non cerca di “aggiustare” le cose, non cerca di sminuire o non vedere il peccato, non dice “Ma in fondo, se vi volete bene…”. No, lapidario: “Non ti è lecito averla”. Non ti è lecito perchè averla va contro la legge di Dio.

Secondo il diritto religioso ebraico la relazione era illecita per un duplice motivo, dato che un uomo non può sposare sua cognata essendo il fratello ancora vivente (Lev 18,16; 20,21), e non concepiva il ripudio del marito da parte della moglie.

Entrambi, Erode ed Erodiade, avevano infatti abbandonato, ripudiandoli, i legittimi coniugi.

Il Battista paga con la vita, con il martirio il suo rimanere fedele alla Parola di Dio. Geremia in questo caso si salva, ma, secondo la tradizione, verrà infine emarginato, deportato ed infine lapidato dai suoi connazionali.

E noi?

Noi siamo profeti, siamo chiamati ad essere tali. La Parola di Dio è con noi, è sempre con noi e noi siamo chiamati ad annunciarla con la stessa fedeltà, con la stessa chiarezza di Geremia e del Battista. Costi quel che ci costi.

Se non vogliamo farlo, o se non abbiamo il coraggio di farlo, smettiamo di dirci cristiani. Perchè il Cristo pagò in prima persona la fedeltà al messaggio che incarnava. E noi o siamo rivestiti di Cristo, o facciamo finta di esserlo. O sarà terribile…

19 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, 20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, 21 e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, 22 avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.

23 Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse.

24 Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere, 25 non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno.

26 Infatti, se persistiamo nel peccare volontariamente dopo aver ricevuto la conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i peccati; 27 ma una terribile attesa del giudizio e l’ardore di un fuoco che divorerà i ribelli.

28 Chi trasgredisce la legge di Mosè viene messo a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni.29 Di quale peggior castigo, a vostro parere, sarà giudicato degno colui che avrà calpestato il Figlio di Dio e avrà considerato profano il sangue del patto con il quale è stato santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?

30 Noi conosciamo, infatti, colui che ha detto:
«A me appartiene la vendetta! Io darò la retribuzione

E ancora:
«Il Signore giudicherà il suo popolo».

31 È terribile cadere nelle mani del Dio vivente.

(Ebrei 10)

Gustate e vedete (Salmo 34)

Gustate e vedete com’è buono il Signore! Questo salmo 34 (o 33) è uno dei primi che ho imparato a memoria. Ma con una particolarità. Lo so a memoria se lo canto… Perchè l’ho imparato assieme ai fratelli del Coro Polifonico della Basilica di Santa Maria in Trastevere.

Oggi aderisco alla giornata di digiuno e preghiera indetta in memoria di padre Jacques Hamel, ma soprattutto perchè tutti i cristiani abbiano fortificata la loro fede nella Parola di Dio. Questo salmo in particolare mi accompagnerà nella preghiera.

Padre Jacques, sazio della sua fedeltà nei giorni terreni, ora gode della mensa del Signore. Che la nostra fede cresca e perseveri perchè, quando il Signore ci chiamaerà a tornare a sè, sia così anche per noi.

Amen.

Salterio_diurno_del_XVII_secolo

1 Di Davide, quando si finse pazzo davanti ad Abimelec e, scacciato da lui, se ne andò.

Io benedirò il SIGNORE in ogni tempo;
la sua lode sarà sempre nella mia bocca.
2 Io mi glorierò nel SIGNORE;
gli umili l’udranno e si rallegreranno.

3 Celebrate con me il SIGNORE,
esaltiamo il suo nome tutti insieme.
4 Ho cercato il SIGNORE, ed egli m’ha risposto;
m’ha liberato da tutto ciò che m’incuteva terrore.

5 Quelli che lo guardano sono illuminati,
nei loro volti non c’è delusione.
6 Quest’afflitto ha gridato, e il SIGNORE l’ha esaudito;
l’ha salvato da tutte le sue disgrazie.

7 L’angelo del SIGNORE si accampa intorno a quelli che lo temono, e li libera.
8 Provate e vedrete quanto il SIGNORE è buono!
Beato l’uomo che confida in lui.

9 Temete il SIGNORE, o voi che gli siete consacrati,
poiché nulla viene a mancare a quelli che lo temono.
10 I leoncelli soffrono penuria e fame,
ma nessun bene manca a quelli che cercano il SIGNORE.

11 Venite, figlioli, ascoltatemi;
io v’insegnerò il timor del SIGNORE.
12 Chi è l’uomo che desidera la vita
e che brama lunghi giorni per poter gioire del bene?

13 Trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra da parole bugiarde.
14 Allontànati dal male e fa’ il bene;
cerca la pace e adoperati per essa.

15 Gli occhi del SIGNORE sono sui giusti
e i suoi orecchi sono attenti al loro grido.
16 Il volto del SIGNORE è contro quelli che fanno il male
per cancellare dalla terra il loro ricordo.

17 I giusti gridano e il SIGNORE li ascolta;
li libera da tutte le loro disgrazie.
18 Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto,
salva gli umili di spirito.

19 Molte sono le afflizioni del giusto;
ma il SIGNORE lo libera da tutte.
20 Egli preserva tutte le sue ossa;
non se ne spezza neanche uno.

21 La malvagità farà perire il malvagio,
quelli che odiano il giusto saranno considerati colpevoli.
22 Il SIGNORE riscatta la vita dei suoi servi,
nessuno di quelli che confidano in lui sarà considerato colpevole.

Partì di là (Matteo 13,47-53)

47 «Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; 48 quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. 49 Così avverrà alla fine dell’età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti 50 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.
51 Avete capito tutte queste cose?» Essi risposero: «Sì».

52 Allora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

(Matteo 13)

bibbia

là avv. [lat. ĭllāc ‹illàk›]. – 1. In quel luogo. Indica in genere luogo distante da chi parla e da chi ascolta

Così la Treccani su quel piccolo avverbio che conclude la lettura evangelica del giorno per noi e la spiegazione del Regno di Dio, del Regno dei cieli, attraverso le parabole, fatta da Gesù ai suoi discepoli.

Mi ha colpito quel piccolo avverbio stamani.

La parabola della rete riprende gli stessi insegnamenti della parabola della zizzania.
Come grano e zizzania crescono assieme, così pesci buoni e cattivi nuotano nelle acque dello stesso mare di questo mondo.
Come grano e zizzania verranno raccolti dai mietitori, dagli angeli di Dio, e separati, grano da una parte, zizzania nel fuoco, così avverrà per i pesci. I pescatori incaricati da Dio mettono nel vaso del cuore di Dio i buoni e gettano via quelli che nulla valgono.

Gesù al termine è ancora più chiaro. I malvagi, sottolinea, saranno gettati nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridor di denti.

51 Avete capito tutte queste cose?» Essi risposero: «Sì».

Avete capito, chiede anche a noi? E noi probabilmente rispondiamo come fanno i suoi discepoli. Si, abbiamo capito. Ma Gesù sa che il nostro cuore non ha capito fino in fondo, e di nuovo, per la seconda volta, puntualizza.

52 Allora disse loro: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie».

Ogni scriba (e pensiamo alla Torah, a quello che oggi chiamiamo Antico Testamento), diventato discepolo del Regno dei Cieli (letta la Torah secondo il cuore di Dio, come ci insegna il Cristo, attraverso la sua mediazione) è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie.

Ovvero non ci sono due leggi, due alleanze, due testamenti; c’è una Parola di Dio, quella, tutta intera, va ascoltata, pregata, obbedita. C’è un tesoro, uno solo, e occorre che il nostro cuore, intero, sia solo in quel luogo. Perchè dove sarà il tesoro, sarà anche il nostro cuore.

Poi Gesù tace, e riparte.

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

L’avverbio del mio turbamento di stamani. “Là” indica in genere luogo distante da chi parla e da chi ascolta. Davvero abbiamo capito? O il nostro cuore è distante dalla comprensione di cui parla il Cristo?

Siamo veramente convinti che ci sarà un giudizio finale? Crediamo veramente che ci sarà chi sarà salvato e ci sarà allo stesso tempo chi non troverà scampo agli occhi di Dio? Siamo veramente obbedienti alla Parola di Dio, a tutta la Parola di Dio? Siamo veramente convinti che non uno iota della Torah perisce rispetto all’Evangelo di Nostro Signore? Che è un’unico Credo quello che unisce il Padre al Figlio? Quello che spira verso di noi con la forza dello Spirito?

La vera fede, io credo, è trinitaria, perchè dobbiamo comprendere che Padre e Figlio sono davvero Uno, lo Spirito che discende dal Padre e dal Figlio questo sta a significare.

Lo crediamo o siamo ““… in un luogo lontano da chi parla (Dio nella persona del Figlio) e da chi ascolta (la profondità del nostro cuore)?

Lo crediamo o siamo lontani dalla verità della fede? Dall’obbedienza alla Parola? Dal riconoscimento effettivo della Unità e Trinità di Dio?

Che il Signore, Misericordioso, non parta da noi senza che questa fede sia da noi compresa, interiorizzata, vissuta in pensieri, parole ed opere, o non importa come ci consideriamo… non aspettiamoci meraviglie dal Signore, se non siamo capaci di questo.

Rileggiamoci come continua la parte finale del Vangelo di Matteo, capitolo 13 e meditiamoci sopra.

53 Quando Gesù ebbe finito queste parabole, partì di là.

54 Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? 55 Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono tutte tra di noi? Da dove gli vengono tutte queste cose?»

57 E si scandalizzavano a causa di lui.

Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua».

58 E lì, a causa della loro incredulità, non fece molte opere potenti.

 

Il tesoro e la perla (Matteo 13,44-46)

44 «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.

45 «Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle; 46 e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato, ha venduto tutto quello che aveva, e l’ha comperata.

(Matteo 13)

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Il Regno dei cieli è come un tesoro nascosto nel campo. Quando un uomo lo trova, è pieno di gioia, vende tutto quello che ha, compra quel campo.

Primo punto: è pieno di gioia; come ogni uomo e donna quando scopre che il Signore ama proprio lui, ha scelto proprio lei, ha affidato proprio a loro, in persona, quel compito che, solo a pensarci, ti sembrava così alto, così impegnativo, così impossibile…

Ti sembrava così perchè eri pieno di te, perchè pensavi che avresti dovuto fare tutto da solo o da sola, solo con le tue risorse…

E invece…. hai trovato un tesoro, di grazia, di amore, di misericordia, di doni dello Spirito, e tu, si proprio tu, puoi svolgere quel compito, quel ministero, puoi mettere a frutto quel carisma.

Perciò, secondo punto, devi vendere tutto quello che hai. Perchè il Signore non vuole servitori a mezzo servizio, a mezzo tempo. Non vuole chi mette mano all’aratro e poi, quando questo risulta scomoda o troppo pesante, si volge indietro. Perchè lascerebbe attaccato a quell’aratro la terra che il Signore gli ha affidato da coltivare. Perchè non completerebbe il lavoro di dissodare e rivoltare le zolle.

La scelta per il Signore, qualsiasi sia il tuo carisma, qualunque sia il tuo ministero, di madre o padre di famiglia, di prete, pastore, diacono, catechista, è una scelta che non ammette eccezioni o ripensamenti.

Chi, terzo, compra quel campo, da quel momento in poi ne condivide tutta la responsabilità, ne porta il peso, e se necessario, se richiesto, la Croce fino in fondo, fino anche al sacrificio della vita.

Il regno dei cieli è una perla di grande valore, il massimo valore che si possa concepire. Un mercante che la trova smette di fare il mercante, cede tutte le sue ricchezze, e sceglie quella, solo quella. La compra e, da allora, la sua vita non è più come prima, non è più quella di prima.

Le priorità non ci sono più. C’è una sola priorità, ed è il contribuire all’edificazione del regno. C’è una sola priorità, ed è il parlare, l’agire, l’operare, ciascuno nel suo ruolo, compito, o ministero, per la sola gloria di Dio.

Fino alla consumazione della vita stessa, perchè la Perla che deve crescere è la gloria di Dio. E cresce attraverso il sacrificio ed il martirio dei suoi innamorati.

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Il piccolo è grande (Matteo 13,31-32)

31 Egli propose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape che un uomo prende e semina nel suo campo. 32 Esso è il più piccolo di tutti i semi; ma, quand’è cresciuto, è maggiore degli ortaggi e diventa un albero; tanto che gli uccelli del cielo vengono a ripararsi tra i suoi rami».

(Matteo 13)

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Il piccolo è grande agli occhi di Dio. Agli occhi dell’uomo un granello di senape è quello che è, una cosa minuscola, insignificante.

Non sono sempre le stesse scontate parole, come ogni tanto mi dice qualcuno, non lo sono, perchè è sempre così, è ancora così nelle cose umane. Gli uomini credono che per fare grandi cose, cose importanti, bisogna avere enormi risorse, fare grandi pianificazioni, avere grandi mezzi.

Non è così nelle cose del Signore. Le cose migliori nel campo del Signore le fanno i piccoli, le fanno i Francesco d’Assisi, le fanno i Valdo, le fanno le Madri Teresa, le fanno i pastori ed i preti più sconosciuti di questo mondo, le fanno la preghiera ininterrotte delle vedove, degli orfani, dei poveri.

Non si fanno grandi cose con i Papi, come con gli otto per mille, o con la più grande esposizione mediatica. Con queste cose, al massimo, si possono dare dei segni, ma, questi, come tutti i segni umani, sono ambivalenti, facilmente manipolabili in una direzione come in quella opposta.

Sono i granelli di senape, che uno dopo l’altro, fanno crescere la chiesa, uno sopra l’altro avvicinano la città degli uomini alla città di Dio.

Sono i granelli di senape quelli da cui ha origine l’albero di senape, dove tanti trovano consiglio, aiuto e rifugio.

Lux lucet in tenebris. Di fronte alle tante robonati parole di questo mondo, di fronte ai tanti discorsi di “progresso, libertà, pace, uguaglianza” la Parola di Dio sembra davvero una piccola candela, una piccola luce insignificante.

Ma è il contrario, chi ha fede lo sa. Quella piccola luce è l’unica Luce vera, l’unica che dice la Verità su dove stiamo conducendo i nostri passi, l’unica che rivela il giusto e l’ingiusto agli occhi di Dio.

Perciò il mondo ed il suo principe cercano di spegnere quella piccola luce, anche convertendo alle loro menzogne chiese, preti e pastori. Ma non prevarranno, ci dice la Parola.

La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta.

Le tenebre mai la soprafferanno. Dio l’ha promesso ed Egli mai verrà meno alla Sua promessa. Ma noi portiamola alta, testimoni della Luce quali siamo stati costituiti.

Non deflettiamo dal sentiero antico su cui ci conduce.

Amen.

Il grano e la zizzania (Matteo 13:24-30;36-43)

24 Egli propose loro un’altra parabola, dicendo:

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo.

25 Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò.

26 Quando l’erba germogliò ed ebbe fatto frutto, allora apparvero anche le zizzanie.

27 E i servi del padrone di casa vennero a dirgli: “Signore, non avevi seminato buon seme nel tuo campo? Come mai, dunque, c’è della zizzania?” 28 Egli disse loro: “Un nemico ha fatto questo”.

I servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a coglierla?” 29 Ma egli rispose: “No, affinché, cogliendo le zizzanie, non sradichiate insieme con esse il grano.

30 Lasciate che tutti e due crescano insieme fino alla mietitura; e, al tempo della mietitura, dirò ai mietitori: ‘Cogliete prima le zizzanie, e legatele in fasci per bruciarle; ma il grano, raccoglietelo nel mio granaio'”».

(Matteo 13)

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Continuano le parabole del capitolo 13 dell’Evangelo secondo Matteo. La parabola detta “del grano e della zizzania” la spiegherà più avanti lo stesso Signore Gesù.

36 Allora Gesù, lasciate le folle, tornò a casa; e i suoi discepoli gli si avvicinarono, dicendo: «Spiegaci la parabola delle zizzanie nel campo».

37 Egli rispose loro: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo; 38 il campo è il mondo; il buon seme sono i figli del regno; le zizzanie sono i figli del maligno; 39 il nemico che le ha seminate, è il diavolo; la mietitura è la fine dell’età presente; i mietitori sono angeli.

40 Come dunque si raccolgono le zizzanie e si bruciano con il fuoco, così avverrà alla fine dell’età presente.

41 Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli che raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono l’iniquità, 42 e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti.

43 Allora i giusti risplenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi oda.

Una chiarezza cristallina.

I servi del padrone di casa sono i credenti, siamo noi. In particolar modo lo sono tutti quei credenti che hanno avuto dal Signore una vocazione rivolta in modo particolare all’evangelizzazione, alla cura pastorale della comunità cristiana, all’annuncio forte del Regno.

Ma non tocca comunque a loro, non tocca comunque a noi il giudizio ultimo sulla mietitura, il decidere chi strappare e quando. A noi tocca curare la parte di campo che ci è stata affidata nel migliore dei modi. Discernendo quindi tra cioò che è buono e risplende agli occhi di Dio (il grano) e ciò che cerca di contrastare la sua opera, di fargli ombra (la zizzania). Evitando il più possibile che la zizzania rovini il grano che le cresce intorno, zappando intorno al grano, concimandolo nel migliore dei modi.

Sperando di essere trovati a raccolti dai mietitori inviati dal Signore, dalla parte giusta del campo, dalla parte del grano, intenti lì ad operare, quando arriverà la fine dell’età presente.

51 Avete capito tutte queste cose?

 

Terreno benedetto (Matteo 13,18-23)

18 «Voi dunque ascoltate che cosa significhi la parabola del seminatore!

19 Tutte le volte che uno ode la parola del regno e non la comprende, viene il maligno e porta via quello che è stato seminato nel cuore di lui: questi è colui che ha ricevuto il seme lungo la strada.

20 Quello che ha ricevuto il seme in luoghi rocciosi, è colui che ode la parola e subito la riceve con gioia, 21 però non ha radice in sé ed è di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato.

22 Quello che ha ricevuto il seme tra le spine è colui che ode la parola; poi gli impegni mondani e l’inganno delle ricchezze soffocano la parola che rimane infruttuosa.

23 Ma quello che ha ricevuto il seme in terra buona è colui che ode la parola e la comprende; egli porta del frutto e, così, l’uno rende il cento, l’altro il sessanta e l’altro il trenta».

(Matteo 13)

bibbiaaperta

Terreno benedetto, quello che lascia che il seme della Parola di Dio lo apra e lo rovesci da cima a fondo, di zolla in zolla. E che rende ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta.

La spiegazione della parabola del seminatore… è una spiegazione, chiarissima. Occorre avere il cuore davvero duro per non capire quanto Gesù vuole dirci. Vuole richiamarci ad essere aperti a Lui. Vuole ricordarci di mantenere fertile la terra delle nostre vite con la Sua acqua viva, con l’acqua della Parola di Dio, da rimestare con la preghiera e con i gesti di carità.

Per portare frutto nel Suo Nome, secondo la Sua Volontà.

Che così sia.

Amen.

Perché parli loro in parabole? (Matteo 13,10-17)

10 Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?»
11 Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.
12 Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha.
13 Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono.

14 E si adempie in loro la profezia d’Isaia che dice:

“Udrete con i vostri orecchi e non comprenderete;
guarderete con i vostri occhi e non vedrete;
15 perché il cuore di questo popolo si è fatto insensibile:
sono diventati duri d’orecchi e hanno chiuso gli occhi,
per non rischiare di vedere con gli occhi e di udire con gli orecchi,
e di comprendere con il cuore
e di convertirsi, perché io li guarisca”.

16 Ma beati gli occhi vostri, perché vedono; e i vostri orecchi, perché odono!
17 In verità io vi dico che molti profeti e giusti desiderarono vedere le cose che voi vedete, e non le videro; e udire le cose che voi udite, e non le udirono.

(Matteo 13)

bibbia-dottrina

Perchè parli loro in parabole?, chiedono i discepoli a Gesù. Non capiscono il perchè, molti di quelli che, pure, gli erano vicini, lo ascoltavamo, ne contemplavano le azioni. La risposta di Gesù però, se possibile, è ancora più complessa:

Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato.
12 Perché a chiunque ha sarà dato, e sarà nell’abbondanza; ma a chiunque non ha sarà tolto anche quello che ha.

Una risposta apparentemente criptica, tutto ma non, diremmo oggi, “politicamente corretta”. Perchè è una risposta che dice che c’è a chi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma c’è anche qualcuno a cui non è dato.

E’ la cosiddetta dottrina dell’elezione e della predestinazione e doppia predestinazione. La dottrina che più risulta indigesta oggi, agli uomini orgogliosi e pieni di sè, che pensano di potersi fare un Dio a propria immagine e somiglianza, che si creano il loro vitello d’oro, che tutto farebbero pur di scansare la Croce della rinuncia, della conversione, del pentimento, del ravvedimento, o del semplice ammettere il proprio essere peccatore.

Scrive nel suo sito il fratello, amico, e pastore Paolo Castellina:

La fede evangelica riformata fedele alla Bibbia ed al suo retaggio storico, crede alla predestinazione o elezione, cioè che è Dio che ha eletto sovranamente, nell’ambito dell’umanità, chi è destinato alla salvezza. E’ Lui che ispira al cuore umano il desiderio essere in comunione con Lui, di dargli gloria, amarlo, servirlo e che infonde l’energia necessaria per realizzare tutto ciò. Questo non dipende dalla volontà umana la quale, anzi, è naturalmente avversa ed ostile al Dio vero e vivente.

Qualcuno ha affermato che la dottrina biblica sulla predestinazione (l’elezione sovrana) è la prova assoluta che le Scritture siano ispirate da Dio. Difatti nessuno avrebbe mai potuto inventare una dottrina che più di questa metta Dio al centro dell’attenzione abbattendo l’orgoglio umano. Nessuna altra dottrina biblica umilia l’arroganza umana più di questa verità. Nessuna altra dottrina esalta così tanto la sovranità, grazia e compassione di Dio più che la divina elezione.

(testo completo a questo link)

13 Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono.

Preghiamo perchè il nostro cuore sia con Cristo, perchè desideriamo con tutta la nostra vita essere con Lui, perchè mettiamo sopra ogni cosa, soprattutto sopra ogni convenienza umana l’essere fedeli alla Sua Parola. Qualsiasi Croce ci venga presentata davanti, accogliamola come fa il Cristo, considerando il fare la volontà del Padre, dell’Eterno, Benedetto Egli sia, come il nostro primo dovere.

Sempre e comunque…

Bisogna ubbidire a Dio anziché agli uomini.

(Atti 5,29)

Chi ha orecchi oda (Matteo 13,1-9)

1 In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; 2 e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva.

3 Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo:

«Il seminatore uscì a seminare.

4 Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono.

5 Un’altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; 6 ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì.

7 Un’altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono.

8 Un’altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno.

9 Chi ha orecchi oda».

(Matteo 13)

bibbiaaperta

Due delle qualità fondamentali che contraddistinguono il terreno buono sono: la pazienza e la speranza. Il terreno accoglie il seme e pazienta con speranza per vedere il frutto di un seme che sembra andare in rovina. È questo tipo di fede che ti chiedo Signore.

Una fede che attende la fioritura delle tue promesse e spera contro ogni speranza, anche quando non vede vie umane di uscita.

Aiutami a credere sperando in te perché «quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Is 40,31).

‪#‎pregolaParola‬, commento in preghiera del fratello Robert Cheaib

Segni (Matteo 12,38-42)

38 Allora alcuni scribi e farisei presero a dirgli: «Maestro, noi vorremmo vederti fare un segno».

39 Ma egli rispose loro: «Questa generazione malvagia e adultera chiede un segno; e segno non le sarà dato, tranne il segno del profeta Giona. 40 Poiché, come Giona stette nel ventre del pesce tre giorni e tre notti, così il Figlio dell’uomo starà nel cuore della terra tre giorni e tre notti.

41 I Niniviti compariranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è più che Giona!

42 La regina del mezzogiorno comparirà nel giudizio con questa generazione e la condannerà; perché ella venne dalle estremità della terra per udire la sapienza di Salomone; ed ecco, qui c’è più che Salomone!

(Matteo 12)

bibbia

Questa generazione, la generazione di cui si parla al versetto 39, siamo anche noi. Diciamo di credere che il Signore sia venuto, che Dio si sia incarnato, che sia morto e risorto per la nostra salvezza…

Se è vero perchè stiamo sempre a chiedere segni? Che segno più alto della Croce, che prodigio più grande dell’Incarnazione e della Resurrezione potremmo sperare?

Perchè li pretendiamo, questi segni, come se il Signore fosse una specie di servo delle nostre vite? Il Signore è molto di più, il Signore la sua vita ce l’ha donata. Siamo noi a dover essere Suoi servitori, noi ad essere servi senza pretese, servi inutili (nel senso che il Signore non ha bisogno della nostra ‘gloria’ per essere tale, siamo noi ad aver bisogno di Lui!).

Il Signore, nella infinita bontà, comprensione, misericordia nei nostri confronti, comunque dei segni ce li manda. Non per i nostri meriti ma per la grandezza del Suo amore verso di noi. In quei casi occorre ringraziare, ringraziare e poi ancora ringraziare. Pregare, pregare e poi ancora pregare. Fare eucarestia (per chi non lo sapesse, “eucaristia” in greco significa appunto “rendimento di grazie”).

Invece, tanti, troppi anche sedicenti credenti, ai nostri tempi come allora, stanno lì a chiedere prove, segni, prodigi…

Dice bene Gesù nel Vangelo secondo Matteo. Fate come i Niniviti, riconoscete i vostri peccati, convertitevi, cospargetevi il capo di cenere (ovvero fate gesti concreti di conversione, non solo parole generiche di pentimento, cambiate davvero vita, non vi limitate a propositi generici), od essi vi condanneranno.

Cercate la sapienza del Vangelo, infinitamente più alta di quella di Salomone, che la regina del Sud venne ad udire (non semplicemente con le orecchie, ma, anche lei proponendosi un cambiamento di vita), o anche lei vi passerà avanti.

Accresci Signore la nostra fede.

Amen.