Di Parte, non di parte. Ma che titolo è?

Di Parte, non di parte? Ma che titolo è?

Nel caso qualcuno se lo stesse domandando pensavo inizialmente al fatto sportivo. Questo è tempo di conclusione di campionati e coppe, nazionali e non. Di chi tifa questo o quello, di chi (alla faccia della spotività) “gufa” questo o quello.

Ed in un paese calcio-dipendente come l’Italia, e campanilistico come l’Italia, le “parti” si moltiplicano e spesso… non si tengono, nè si trattengono.

Così una cosa che ho fatto e faccio sempre, spessissimo, di questi tempi, sui social è “Nascondi questo post”, “nascondi pure quell’altro”, ed in casi estremi, “non seguire più” o “rimuovi”.

Allo stesso modo del resto funziona in politica, perchè la politica la grande maggioranza dei miei connazionali la vive come un eterno derby calcistico. E se tieni per questi, tieni per questi e basta, anche se ti tocca proprio metterti i paraocchi talvolta… E in caso la colpa è sempre degli altri, del loro precedente malgoverno, del consociativismo tirato fuori a proposito e non, della partitocrazia, ecc…

Come se chi scrive, magari, non avesse poi mai fatto ricorso all’amico o all’amico dell’amico di turno, non avesse mai provato a saltare una fila, non facesse il diavolo a quattro pur di passare avanti ai mezzi di trasporto pubblico ed altro aggiungetelo pure voi.

Storie di ordinaria miseria. Ci sono oggi, ci sono sempre state, ci saranno sempre.

Ma un cristiano può essere di parte? Io credo di no, in questo senso appena detto. Datemi del bigotto, del retrivo, dell’uomo che non si sa divertire, che non sa prendere le cose con leggerezza, ma io credo proprio di no. Un cristiano non può essere di parte nelle cose del mondo, perchè le cose del mondo, in un certo senso, non devono proprio interessargli! Non è lui il giudice delle cose del mondo. E’ un altro il Giudice, ed è uno solo, anzi, Uno e Trino!

Nel mondo si, del mondo no

Il cristiano deve vivere nel mondo ma senza essere del mondo. La sua passione non deve essere rivolta verso il mondo in sè, ma verso il mondo guardato attraverso Cristo!!! Non aiuto il povero perchè è “giusto” o perchè così facendo riduco di un po’ la miseria di questo mondo. Questo mondo è e rimarrà misero e peccatore! Finche il Signore non tornerà a fare giustizia! Aiuto il povero perchè nel povero vedo Cristo. Vesto il povero perchè vesto Cristo, curo il malato perchè curo Cristo.

Punto in alto, miro in alto, ma perchè tengo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della fede!

Perchè il cristiano è si di parte, ma è di Parte, con la maiuscola. E’ dalla Parte di Cristo, è dalla Parte di Dio, prende Parte allo Spirito!

Di Parte si, di parte no

Ripetete con me, allora: Di Parte si, di parte no…

Perchè la mia Parte è solo Cristo. E per me vivere è Cristo, e morire è un guadagno. E periscano tutti i farisei ed i filistei sudditi di questo mondo partigiano del nulla, secondo la Sua volontà.

Perchè, mi viene spesso in mente di questi tempi, l’Eterno è un Dio Geloso. Che non vuole concorrenti, di nessun tipo…

6 «Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.
7 Non avere altri dèi oltre a me.
8 Non farti scultura, immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.
9 Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, 10 e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

(Deuteronomio 5)

Di Parte
Di Parte

Leggere ed esser letto

Leggere ed esser letto, la domanda

“Ma leggi solo la Bibbia ormai”? Mi ha chiesto qualcuno?

Leggere ed esser letto, una prima risposta

Una prima risposta. Direi di no. Tra le ultime cose lette  la raccolta di racconti “La Vendetta” di Agota Kristof ed il noir L’assassino, il prete, il portiere” di Jonas Jonasson.  In corso di lettura “Cristo in tutte le Scritture” di Hodgkin.

Leggere ed esser letto, una seconda risposta

Una seconda risposta. In due tempi.

Primo tempo, non vedo cosa ci sarebbe di male. La Bibbia è Parola di Dio. Dal punto di vista letterario è composta da tanti libri, di diverso genere. Uno più bello ed interessante dell’altro. Non mi stanco mai della poesia dei Salmi, o delle storie dei Patriarchi, del Vangelo di Gesù, delle Lettere paoline ed apostoliche, delle visioni dei Profeti e dell’Apocalisse.

Secondo tempo. La Bibbia non è un libro, o una raccolta di libri come tanti. La Bibbia è Parola di Dio. A noi può sembrare di leggerla, ma in realtà è Lei che ci legge.

Sono creatura di Dio. Dio mi ha creato. Dio mi conosce prima di me. Dio mi conosce dall’eternità. Leggendo la Bibbia, la Parola di Dio, in Cristo, Parola di Dio incarnata, io in realtà vengo letto, e scopro quanto Egli vuole che io conosco su di me, su chi sono, su da dove vengo e dove vado.

La Bibbia mi legge.

È la terza risposta. Ed è definitiva.

 

Leggere ed esser letto
Leggere ed esser letto

 

 

I Die Tomorrow

I Die Tomorrow

I Die Tomorrow, ovvero Morirò domani.

Così era scritto su di un lato di un avambraccio di un uomo che avevo seduto stamani davanti a me, in Metropolitana. Aspetto da “duro”. Aveva poi delle aquile o dei simboli celtici, non li ho visti bene, tatuati nell’interno delle parte superiori del braccio.

Poi l’avambraccio si è girato. Ed ho visto che aveva tatuato anche, ben chiaro e leggibile, il proprio gruppo sanguigno.

Mi è venuto da sorridere. Se sei così duro da scrivere, in gotico, che morirai domani, allora perchè metti dall’altro lato lato il gruppo sanguigno. Hai visto mai che ti fai male davvero, ed allora vuoi che gli altri si sbrighino a salvarti!

Mah…

Morire morirai

Stai certo fratello. Morire morirai. Quando, non sta certo a te saperlo. Le parole umane sono davvero senza senso, se non c’è la Parola di Dio che le guida.

I die tomorrow. Stai certo fratello. Morire morirai.
I die tomorrow. Stai certo fratello. Morire morirai.

La zizzania in mezzo al grano – Devotional

La zizzania in mezzo al grano

 a cura del fratello Elpidio Pezzella che come sempre ringrazio

«Il regno dei cieli è simile a un uomo che aveva seminato buon seme nel suo campo. Ma mentre gli uomini dormivano, venne il suo nemico e seminò le zizzanie in mezzo al grano e se ne andò…».

Matteo 13:24-25

La parabola

Gesù presenta il regno di Dio attraverso parabole ambientate su sfondi familiari agli ascoltatori. In questa, che mi è particolarmente cara, lo assimila a un uomo che semina buon grano nel suo campo. Durante la notte però il suo nemico semina della zizzania nello stesso campo. Nessuno può saperlo. Si palesa solo quando arriva la fioritura e allora i servi chiedono se possono sradicarla. Il padrone fa notare loro che c’è il rischio di strappare anche il grano, e che è meglio attendere il momento della mietitura, quando l’operazione sarà più agevole.

La parabola ci ricorda che nel corso della storia umana bene e male sono di fatto coesistenti e intrecciati, ed è impossibile separarli nettamente. Anche nel tentativo di recare del bene si corre il rischio di fare danni. Impariamo a non essere impazienti, a non lasciarci dominare dallo zelo – seppur buono – di togliere quel che ci appare come male. Dio, che vede fino in fondo, a tempo debito praticherà la separazione.

Ciascuno badi, come suggeriva S. Agostino, a non diventare zizzania, mentre preghiamo che la zizzania diventi grano.

Una pianta che fa solo danni

Classificata in botanica come “lolium temulentum“, è una pianta graminacea, anzi un’erbaccia pestifera che inizialmente non si distingue dal frumento. L’espressione comune “mettere zizzania” indicare l’azione di chi cerca di dividere, separare o gettare fango sugli altri. La zizzania è una specie di gramigna, detta anche “loglio cattivo”, molto simile al grano, che nuoce alle piante vicine e proprio per questo è stata presa a simbolo della discordia. Si confonde con i cereali buoni ottenendo il risultato di danneggiarli. Infatti, al momento del raccolto è riconoscibile perché più corta, sgraziata e senza spighe; i suoi chicchi, se misti al grano, ne rendono amara e malsana la farina. La radice ebraica della parola zizzania è “znh” che significa “mettersi in vendita”, pertanto il grano è “degenerato” mutato in peggio, traviato e guastato. Chi separa, però, è anche Satana, un nome che viene dall’ebraico e significa “avversario” (tsar): la radice di questa parola richiama il verbo “osteggiare, mostrare ostilità”.

Ricordi

Il 3 giugno del 1576 a Ginevra nasceva Giovanni Diodati. La sua fama è dovuta specialmente alla sua traduzione della Bibbia in italiano (1607) e in francese (1644), la prima ad essere letta da molti italiani.

 

Lettura della Bibbia

29 maggio      Giobbe 3-5; Giovanni 15-16

30 maggio      Giobbe 6-8; Giovanni 17-18

31 maggio      Giobbe 9-11; Giovanni 19-20

01 giugno       Giobbe 12-14; Giovanni 21; Atti 1

02 giugno       Giobbe 15-17; Atti 2-3

03 giugno       Giobbe 18-20; Atti 4-5

04 giugno       Giobbe 21-23; Atti 6-7

Devotional - La zizzania in mezzo al grano
Devotional – La zizzania in mezzo al grano

Devotional – Lo sguardo del Buon Pastore

Lo sguardo del buon Pastore

«Vedendo le folle, ne ebbe compassione perché erano stanche e disperse, come pecore senza pastore».

Matteo 9:36

Il redattore del vangelo ci presenta Gesù totalmente immerso nell’opera per cui era venuto, preso dal compiere pienamente la volontà del Padre. Il Maestro galileo non ha tregua né cerca sosta, Egli “andava attorno per tutte le città e i villaggi”. Il suo peregrinare non era vuoto, ma con una chiara tabella di marcia procedeva “insegnando nelle loro sinagoghe, predicando l’evangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità fra il popolo”. Cosa altro poteva fare? Nella sua umanità ha adempiuto a quanto era nelle sue possibilità, e come uomo non si è mai sentito appagato. Guardando quelle folle che cercava di soddisfare non ha un senso di piacere, ma vede tutti i loro bisogni non ancora raggiunti. Egli nota che sono “stanche e disperse, come pecore senza pastore”. Come buon pastore non molla minimamente, prova compassione, ossia avverte il loro dolore, le loro sofferenze, percepisce le loro attese. Quanto è diverso il servire del Signore e quanto abbiamo da imparare da Lui ogni giorno per “fare agli altri quel che vorremmo fosse fatto a noi”.

 

Egli è capace di grandi cose attraverso di noi

Benjamin Carson è il primo neurochirurgo a separare due gemelline siamesi. Il suo percorso iniziò durante la adolescenza, quando visse gravi difficoltà per la mancanza del padre. Una mattina, mentre era in chiesa con il fratello maggiore e ascoltava la predicazione comprese cose determinanti per il suo futuro. Il pastore raccontava di una coppia di medici missionari in Africa, da quel racconto il fanciullo capì di voler fare la stessa cosa. Oggi Benjamin è un affermato neurochirurgo e gestisce campi missionari in tutto il mondo, dove presta assistenza ad ammalati indigenti. Se abbiamo fame di Dio saremo saziati. Se ci lasciamo guidare dal Signore al di là delle nostre capacità scopriremo la sua fedeltà. Inoltre l’apostolo Paolo ci ricorda che Egli manifesta la Sua potenza nella nostra debolezza, per questo quando siamo deboli e arresi a Lui scopriamo la Sua potenza.

 

Ricordi

Il 27 maggio del 1564 a Ginevra (Svizzera) si spegneva Giovanni Calvino. Tra i principali lavori del teologo riformato si annoverano la traduzione della Bibbia finanziata dai valdesi con il cugino Olivetano e l’Institutio Christianae Religionis, in cui presenta i principi della fede evangelica.

Se vuoi ascoltare il devotional https://soundcloud.com/elpidio-pezzella-494255934/devotional-21-lo-sguardo-del-buon-pastore

Devotional - Lo sguardo del Buon Pastore
Devotional – Lo sguardo del Buon Pastore

Lettura della Bibbia

22 maggio      Neemia 5-7; Giovanni 1-2

23 maggio      Neemia 8-10; Giovanni 3-4

24 maggio      Neemia 11-13; Giovanni 5-6

25 maggio      Ester 1-3; Giovanni 7-8

26 maggio      Ester 4-6; Giovanni 9-10

27 maggio      Ester 7-9; Giovanni 11-12

28 maggio      Ester 10; Giobbe 1-2; Giovanni 13-14

Apro il giornale, e fido solo in Dio

Apro il giornale. Sul web, ma lo apro. E leggo. Leggi liberticide, Stato etico, politici e banchieri corrotti fino al midollo ma che pretendono di decidere cosa è giusto o sbagliato, morale o immorale, manager di Stato di neppure troppo successo, anzi, gratificati con liquidazioni scandalose, con cui ripianeresti il deficit e riempiresti le tasche di migliaia di lavoratori.
Posti di lavoro che non ci sono, famiglie abbandonate a se stesse, aziende che uno dopo l’altra falliscono e passano in mano straniera, gente che si dice “santa” e  lucra sull’immigrazione e la disperazione della gente.
Ma il problema sono i vaccini, l’omofobia, i matrimoni gay, il poliamore, l’abbandono degli animali… Problemi fasulli montati ad arte per far scomparire le banche, le ruberie, una pressione fiscale vicino all’usura, un lavoro sfruttato come mai. Come la guerra tra poveri montata ad arte tra italiani ed immigrati…
Però questo, dicono, è un paese democratico. Talmente democratico che non si può più votare. Talmente democratico che il voto ce l’hanno sequestrato. Ma non temete, ora che i parlamentari hanno maturato il tanto agognato diritto al vitalizio, di vivere sulle spalle di quelli che hanno finto di governare per cinque anni, ora si voterà, forse! Non appena avranno capito come continuare a far sì che perduri il gioco delle parti. Affinchè vincano sempre gli stessi poteri, perchè tutto sembri cambiare mentre non cambia nulla.
Come nella mia città, Roma. Tre sindaci di colore diverso, stessa spazzatura!
Poi qualcuno mi rimprovera perchè dice che dai miei ultimi post sembra che io agogni ad una teocrazia!
 
Siete in errore cari signori! La teocrazia c’è già. Perchè il mondo è di Dio e non è vostro. La vita è di Dio e non è vostra, e potrebbe sfuggirvi di mano in un istante mentre leggete questo sfogo.
 
Occorre impegnarsi per la società civile, dicono… ma quale? Quella governata da politici quaqquaraqua? Da gente forte con i deboli, o con i tartassati che ha impoverito fino al midollo, e volutamente debole con i forti, liberi di rubare, evadere, non pagare le tasse, lucrare…
 
Sono pessimista? No, io credo soltanto realista. E, lo dico in tutta franchezza, continuo ad impegnarmi nel lavoro e nel sociale perchè credo in Dio, e credo che debbo adempire ai suoi comandi, di onorarLo, nei miei figli, nel mio lavoro, nel mio matrimonio.
 
Di questa cosiddetta società civile e dei suoi boiardi ne ho piene le tasche. Nulla mi ha dato, ed ancor menò darà a mia figlia.
 
Io fido in Dio. Solo in Dio confido. Di voi, Lorsignori, non mi importa nulla. Non ho alcun timore di voi. Vi rispetto perchè uomini come me, ma non oltre. E fido che le vostre tasche piene, le vostre monete di carta straccia, brucino assieme a voi nella Geenna.
 
“Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?”. In tutto questo Giobbe non peccò con le sue labbra.
(Giobbe 2:10)
 
«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno». 22 In tutto questo Giobbe non peccò e non accusò DIO di alcuna ingiustizia.
(Giobbe 1:21-22)
 
 

I diritti del re, ovvero l’arbitrio del potere

1Samuele 8

Israele chiede un re
1 Quando Samuele diventò vecchio costituì giudici d’Israele i suoi figli. 2 Il primogenito si chiamava Joel e il secondo Abiah; essi facevano i giudici a Beer-Sceba. 3 I suoi figli però non seguivano le sue orme, ma si lasciavano sviare da guadagni illeciti, accettavano regali e pervertivano la giustizia. 4 Allora tutti gli anziani d’Israele si radunarono, vennero da Samuele a Ramah, 5 e gli dissero: «Ecco, tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non seguono le tue orme; or dunque stabilisci su di noi un re che ci governi come avviene per tutte le nazioni». 6 Ma la cosa dispiacque a Samuele perché avevano detto: «Dacci un re che ci governi».

Perciò Samuele pregò l’Eterno. 7 E l’Eterno disse a Samuele: «Ascolta la voce del popolo in tutto ciò che ti dice, poiché essi non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni su di loro. 8 Si comportano con te, come hanno sempre fatto dal giorno in cui li ho fatti uscire dall’Egitto fino ad oggi: mi hanno abbandonato per servire altri dèi. 9 Ora dunque ascolta la loro richiesta, ma avvertili solennemente e dichiara loro i diritti del re che regnerà su di loro».

Serio avvertimento circa il re

10 Così Samuele riferì tutte le parole dell’Eterno al popolo che gli domandava un re.

11 E disse: «Questi saranno i diritti del re che regnerà su di voi. Egli prenderà i vostri figli, per destinarli ai suoi carri e farli suoi cavalieri, e perché corrino davanti ai suoi carri; 12 per farli capitani di migliaia e capitani di cinquantine, per metterli ad arare i suoi campi, a mietere la sua messe, a fabbricare le sue armi da guerra e gli attrezzi dei suoi carri. 13 Prenderà le vostre figlie per farne profumiere, cuoche e fornaie. 14 Prenderà i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti, i migliori che avete, per darli ai suoi servi. 15 Prenderà la decima delle vostre sementi e delle vostre vigne per darla ai suoi eunuchi e ai suoi servi. 16 Prenderà i vostri servi, le vostre serve, i vostri giovani migliori e i vostri asini per usarli nei suoi lavori. 17 Prenderà anche la decima delle vostre greggi, e voi sarete suoi schiavi. 18 Allora in quel giorno griderete a motivo del re che avete scelto per voi, ma l’Eterno non vi risponderà». 19 Ciò nonostante il popolo rifiutò di dare ascolto alle parole di Samuele e disse: «No, avremo un re sopra di noi. 20 Così saremo anche noi come tutte le nazioni: il nostro re ci governerà, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie».

21 Samuele ascoltò tutte le parole del popolo e le riferì all’Eterno.
22 L’Eterno disse a Samuele: «Ascolta la loro richiesta e stabilisci su di loro un re». Allora Samuele disse agli uomini d’Israele: «Ognuno ritorni alla sua città».

Il capitolo 8 del primo libro di Samuele racconta della richiesta di Israele, del popolo eletto, che non si fidava delle guide avute dal Signore, di avere un re, un condottiero.

Certo, i figli di Samuele erano tutt’altro che delle figure esemplari, dice la Parola che essi “si lasciavano sviare da guadagni illeciti, accettavano regali e pervertivano la giustizia“.

Ma così, da sempre, fa il potere dell’uomo sull’uomo. Perchè l’uomo è peccatore e si lascia guidare dall’arbitrio dei suoi desideri. Era così ai tempi di Samuele, è così oggi. E così sarà. Ieri, oggi e sempre. Neppure uno iota della Parola scade di attualità con il passare degli anni, checchè si voglia dire, pensare o teorizzare. Tra chi si dice credente e chi si dice ateo. Nelle chiese o fuori di esse.

Israele pensa che il peccato dei figli di Samuele sia peggiore del loro (da sempre è più facile vedere la pagliuzza piuttosto che la trave…) e chiede quello che a teatro si direbbe un Deus ex machina, ovvero un intervento di un terzo, trasformato in “Dio in terra” che gli risolva il problema.

Ma Dio è Uno, ed è un Dio geloso; accontenta la richiesta di Israele, ma ci tiene che il profeta avvisi con dovizia di particolari il Suo popolo di quello che loro accadrà se si sceglieranno un re (un imperatore, un dittatore, una ideologia politica, il mercato, il piacere…).

Accadrà che questo pervertirà il suo potere ed essi si ritroveranno schiavi e scontenti come e più di prima.

Dirà Gesù a riguardo, nel Vangelo secondo Luca (22:25): “I re delle nazioni le signoreggiano, e coloro che esercitano autorità su di esse sono chiamati benefattori.

E così è. La nostra società, che si crede libera e liberale, è schiava come non mai, o come sempre se volete. E’ governata da potenti che fanno gli interessi loro e delle corporazioni che sostengono il loro effimero e ridicolo potere. Si crede progressista, ed assiste incredula al ritorno di quello che i suoi presuntuosi guru ed intellettuali chiamano l’uomo delle caverne… Si crede sessualmente liberata, ed assiste incredula ad uteri in affitto, donne schiavizzate e violentate, malati, disabili e bambini soppressi con eutanasia, suicidio assistito ed aborto, famiglie ridotte in misera, esattamente come nei periodi che considera i più “bui” della storia umana.

Ma la Verità è Una.

E’ che o si accetta Dio come Unico Signore, o si è condannati ad assistere impotenti al dominio dell’uomo sull’uomo.

O si accetta Dio come Creatore, come Creatore dell’uomo a Sua immagine, o l’uomo resta il cavernicolo con la clava che fa violenza al suo simile per depredane i beni.

O si accetta Dio come Unica Vera Luce, o si resta nel buio del cuore, pur se si vive in una realtà illuminata da luci fatue, illusorie, che ci spingono su strade sbagliate e che non portano a nulla.

Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. (Salmi 118:24)

24 Questo è il giorno che l’Eterno ha fatto; rallegriamoci ed esultiamo in esso. 25 Deh, o Eterno, soccorrici ora; deh, o Eterno, facci prosperare ora. 26 Benedetto colui che viene nel nome dell’Eterno; noi vi benediciamo dalla casa dell’Eterno. 27 L’Eterno è Dio e ha fatto risplendere la sua luce su di noi, legate la vittima del sacrificio ai corni dell’altare. 28 Tu sei il mio Dio, io ti celebrerò; tu sei il mio DIO, io ti esalterò. 29 Celebrate l’Eterno, perché egli è buono, perché la sua benignità dura in eterno.

(Salmi:118)

Buon Giorno del Signore!

RendiamoGli lode oggi e sempre per tutte le realtà della nostra vita. Tutte le realtà, perchè “Se da DIO accettiamo il bene, perché non dovremmo accettare anche il male?” (Giobbe 2:10).

L’Eterno infatti ci dice: “Chi ha fatto la bocca dell’uomo, o chi rende uno muto, sordo, vedente o cieco? Non sono forse io, l’Eterno?” (Esodo 4:11).

E ancora: “Io formo la luce e creo le tenebre, faccio il benessere e creo la calamità. Io, l’Eterno, faccio tutte queste cose” (Isaia 45:7).

Egli è la nosta Via, Verità e Vita. Egli è Colui che traccia la Via alla nostra Vita, secondo la Sua Verità. Non la nostra ma la Sua Verità! Non la nostra ma la Sua Volontà.

Noi ancora spesso ci affanniamo, bloccati, rallentati dal nostro peccato, pensando che dobbiamo scoprire chissà cosa, che dobbiamo scoprire la nostra personale verità, la nostra personale vocazione. Noi ci affanniamo pensando che dobbiamo comprendere ogni cosa, comprendere la Sua Parola…

Stolti e tardi di cuore, ci direbbe il Cristo! Noi dobbiamo ascoltare la Sua Parola ed obbedirLe. Accoglierla nella nostra vita così come Egli ce la rivela. Amare le nostre vittorie e le nostre sconfitte terrene. Amare la debolezza infinita della nostra forza inLui e solo in Lui.

Non possiamo comprendere la Parola, perchè è La Parola che comprende ognuno di noi e l’universo tutto. La nostra vocazione è racchiusa lì dentro, nella Sua Parola.

Perciò il primo dovere del cristiano,il primo dovere dell’Apostolo è l’annuncio fedele della Parola di Dio. Tutto il resto (la carità, il servizio alle mense,….) viene dopo,perchè senza il primato della Parola non ha senso, rischia di essere un servizio a sè stessi, alla propria vanagloria.

E noi (singoli credenti, comunità, chiese…) siamo chiamati a cercare la Sola Dei Gloria, la sola gloria di Dio, e non la nostra.

Sia fatta la Tua volontà , o Eterno. La Tua volontà espressa, rivelata nella Tua Parola. Nel Verbo Incarnato, Gesù Cristo.

Amen. Alleluia.

Devotional – A quanto sei disposto a rinunciare?

Devotional:
A quanto sei disposto a rinunciare

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?»
Matteo 19:16

La ricchezza nella Bibbia

Nella Bibbia la ricchezza è considerata una benedizione divina, mentre i beni materiali un frutto della generosità divina.

Il giovane “molto ricco” era reputato dai suoi concittadini una persona benedetta. Invece l’incontro con Gesù rivelerà tutt’altro.

La ricchezza appare un ostacolo all’azione divina e un elemento di rischio, in quanto nel tempo induce a non riconoscere Dio come la fonte di ogni grazia (Deuteronomio 8:17-18; Osea 2:8).

Di conseguenza la persona ricca fa affidamento su ciò che possiede, e un interesse limitato alle ricchezze è indice di stoltezza e miseria (Luca 12:21; Apocalisse 3:17).

La sfida di Gesù alle “ricchezze” umane

Secondo l’apostolo Paolo l’amore per il denaro è la radice di ogni specie di mali (1 Timoteo 6:9-10).

Il giovane ricco cercava la vita eterna nell’approvazione del Maestro, secondo le sue prospettive, ma l’incontro con Gesù diventa una sfida: “Va’, vendi ciò che hai e dà il ricavato ai poveri”.

Purtroppo il Vangelo narra che andò via rattristato, perché aveva molti beni. Non puoi proporti per il Regno se poi non sei pronto alle rinunce, e/o a dedicare agli altri quanto di buono la vita ti ha donato.

Sarà il caso di chiedersi: “Quanto sono disposto a rinunciare?”

I valori di Gesù

L’intento di Gesù era di volgere lo sguardo alle cose invisibili (2 Corinti 4:18).

Jonathan Lab scrive:

“Gesù… si era affacciato nella vetrina della vita e aveva scambiato i cartellini dei prezzi, in modo che quelle cose che erano di grande valore diventassero di poco valore, e le cose che erano di poco valore diventassero di grande valore”

(Integrità, essere guide sotto lo sguardo di Dio, Edizioni GBU)

L’interrogativo di Gesù: “Se vuoi essere perfetto” rimanda all’integrità di Abramo (Genesi 17:1-2), perché camminare alla presenza di Dio è un impegno per la vita, da mantenere con assoluta integrità, perché nulla si può nascondere alla Sua presenza.

Egli di continuo ci sfida ad andare oltre le apparenze.

Una croce dal sangue

L’8 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Croce Rossa, oggi una istituzione planetaria nata dalla fede di un uomo. All’indomani della sanguinosa battaglia di Solferino, combattuta il 24 giugno 1859, Henry Dunant – umanista, imprenditore e filantropo svizzero di fede evangelica – allo sconvolgente spettacolo delle migliaia di uomini rimasti sul campo, la disorganizzazione nell’assistenza, gli affannosi soccorsi da lui prestati nei giorni seguenti lo indussero a impegnarsi per la creazione di un corpo permanente e neutrale di soccorso ai feriti di guerra. Sulla base della Convenzione di Ginevra del 1864, Dunant riuscì a dar vita al Comitato Internazionale della Croce Rossa, vincendo, poi, nel 1901, il primo premio Nobel per la pace.

Devotional
Devotional

Lettura della Bibbia

08 maggio 2 Cronache 9-11; Marco 13-14
09 maggio 2 Cronache 12-14; Marco 15-16
10 maggio 2 Cronache 15-17; Luca 1-2
11 maggio 2 Cronache 18-20; Luca 3-4
12 maggio 2 Cronache 21-23; Luca 5-6
13 maggio 2 Cronache 24-26; Luca 7-8
14 maggio 2 Cronache 27-29; Luca 9-10

(ricevuto dal fratello Elpidio Pezzella che ringrazio)

La porta delle pecore e della vita abbondante

Gesù, la porta delle pecore, il buon pastore

Gv 9:24-38; Ez 34:1-19; 1P 5:1-4; Eb 13:20

1 «In verità, in verità vi dico che chi non entra per la porta nell’ovile delle pecore, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante.
2 Ma colui che entra per la porta è il pastore delle pecore.

3 A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori.

4 Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.
5 Ma un estraneo non lo seguiranno; anzi, fuggiranno via da lui perché non conoscono la voce degli estranei».
6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono quali fossero le cose che diceva loro.

Gv 14:6 (Is 40:11; Sl 23) 1P 2:24-25; Ef 5:2, 25-27; 2:11-19

7 Perciò Gesù di nuovo disse loro: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti quelli che sono venuti prima di me, sono stati ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

9 Io sono la porta; se uno entra per me, sarà salvato, entrerà e uscirà, e troverà pastura.

10 Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)
La porta delle pecore e il buon pastore (Giovanni 10)

La porta

L’autodefinizione di Gesù è quella di “porta”.
Ma non una porta generica, astratta, che non si sa dove conduce.

Egli è “La” Porta.
Per essere figli nel Figlio occorre passare per la Porta, occorre fidarsi (non si sa mai cosa può esserci dietro una porta…) occorre af-fidarsi e con-fidare in Lui. E lo si può fare solo con il dono della fede.

La porta che conduce fuori

Una volta che ci si è fidati del Cristo, che si è passati per lui, Egli non ci lascia lì dentro, dentro un ovile, chiusi, ma ci porta fuori, ci conduce fuori.
Ci chiama uno per uno, ci conosce uno per uno, conosce uno per uno i segreti dei nostri cuori, e ci porta fuori!

Ma non ci lascia soli!
Nella Scrittura spesso si dice che Dio non lascia solo il suo popolo, che non lo abbandona.
Così, a chi lo segue, la Porta che è anche Pastore, Pastore buono, mostra dove si trova la pastura, il vero nutrimento, il cibo che non finisce.

La Scrittura è la Porta

L’immagine di corredo a questo post non è casuale.
Si tratta di una Bibbia aperta.

Perchè il Cristo è la Porta. E per entrare nel Suo mistero occorre aprire la Porta della Parola di Dio, scoprirvi per intero la bellezza della rivelazione.

La Porta è il Pastore. Il Pastore è la Parola. Il Cristo è Colui che solo può aprire e solo può chiudere, Colui che detiene la chiave di Davide.

Chiave, Porta, Pastore, Acqua, Pane, Vino

Attraverso il Cristo Chiave apriamo la Parola.
Attraverso il Cristo Porta entriamo nel mistero dell’amore e della misericordia di Dio.
Con il Cristo Pastore, seguendolo, scopriamo i verdi pascoli della nostra vita, ricchi dell’acqua di salvezza, fertili per l’olio, il grano, la vite, nutriamoci del Pane di vita e beviamo del Vino dal calice di salvezza.

 

La fede di ogni giorno, l'energia della vita