Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

La Parola

“Io però non ho fatto alcun uso di questi diritti, e non ho scritto questo perché si faccia così a mio riguardo; poiché preferirei morire, anziché vedere qualcuno rendere vano il mio vanto”.
1Corinti 9:15

Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella
Orgoglio paolino. Devotional a cura di Elpidio Pezzella

Il commento

Paolo scrive queste parole per rispondere a chi lo criticava di rifiutare sussidi da parte dei Corinti. Nel testo precedente sostiene in quanto apostolo di avere tutti i diritti di essere sostenuto nel ministero. In questo modo, afferma chiaramente che la chiesa dovrebbe provvedere ai bisogni finanziari di chi predica, il quale come il bue che trebbia ha diritto di mangiare nel campo. Ciononostante egli ha scelto di non far valere alcun diritto, preferendo di annunciare l’evangelo senza ricompensa alcuna. La storia ci dice che quando i pastori sono stipendiati rischiano di essere addomesticati da chi li sostiene, al punto di non essere più in grado di predicare liberamente e secondo lo Spirito, essendo condizionati da chi gli sta di fronte. Da questa prospettiva è pienamente apprezzabile il modo di mantenersi di Paolo, il quale preferisce di conservare una totale indipendenza anche a costo di ridurre il tempo a sua disposizione per onorare la chiamata ministeriale. Purtroppo questa posizione potrà trovare ampio consenso alle nostre latitudini, dove si è molto restii a sostenere chi si spende per il nostro benessere spirituale.

Al di là delle considerazioni sui ministri stipendiati o meno, apprezzo la scelta dell’apostolo, il quale manifesta la capacità di rinunciare a un interesse personale per preservare una sua idea, addirittura un “suo vanto”: orgoglio paolino. Non ha paura di fare diversamente dagli altri. Il suo cuore desidera di non essere in alcun modo di peso e per questo non ha disdegnato nel tempo che è stato a Corinto di andare a fabbricare tende con Aquila e Priscilla. E pur non gravando è stato criticato. Temo che se si fosse avvalso di tale diritto lo avrebbero criticato comunque: per la serie “come fai fai…”. Il suo atteggiamento invece dimostra che la vera libertà cristiana non vanta diritti ma si espleta nel servizio a favore degli altri: “Con i deboli mi sono fatto debole, per guadagnare i deboli; mi sono fatto ogni cosa a tutti, per salvarne ad ogni modo alcuni. E faccio tutto per il vangelo, al fine di esserne partecipe insieme ad altri” (1Corinti 9:22-23). Chi si ostina a rivendicare solo dei diritti o a ricercare inutili privilegi forse ha perso di vista la visuale del vangelo, preferendo a questi un compromesso, e quindi finendo “schiavo” pur non volendo.

Una finestra sulla storia

I falò del 17 febbraio

Fino alla prima metà del XIX sec. i valdesi vivevano confinati nelle Valli Chisone, Pellice e Germanasca, in cui potevano esercitare in forma pubblica il culto riformato, in base alla Pace di Cavour del 1561. I Savoia non sempre mantennero fede ai patti e a più riprese tentarono di estirpare la minoranza, che arrivò a un passo dall’estinzione nel 1686, cui seguì l’esilio verso la Svizzera e la Germania. Tre anni dopo i valdesi riuscirono a rientrare nei loro territori, ma non potevano stabilire residenza, commerciare e lavorare, comprare o vendere immobili, frequentare scuole al di fuori delle Valli. Tale discriminazione durerà fino al 17 febbraio 1848, quando il re Carlo Alberto con le Lettere Patenti concesse loro il godimento dei diritti civili e politici. Si racconta che quella sera si accesero i falò per richiamare l’attenzione. Da allora, ogni anno si ricorda il gioioso avvenimento con l’accensione dei falò. Dal 2014 si accende un falò della libertà anche a Guardia Piemontese (CS), nota per essere stata teatro nel 1561 di una delle più efferate stragi perpetrate ai danni dei Valdesi calabri.

Devotional 07/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

12 febbraio Levitico 13; Matteo 26:26-50

13 febbraio Levitico 14; Matteo 26:51-75

14 febbraio Levitico 15-16; Matteo 27:1-26

15 febbraio Levitico 17-18; Matteo 27:27-50

16 febbraio Levitico 19-20; Matteo 27:51-66

17 febbraio Levitico 21-22; Matteo 28

18 febbraio Levitico 23-24; Marco 1:1-22

Fuori e dentro (Marco 7,14-23)

Fuori e dentro (Marco 7,14-23)

La Parola

Dal Vangelo secondo Marco, capitolo 7

14 Poi, chiamata la folla a sé, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete: 15 non c’è nulla fuori dell’uomo che entrando in lui possa contaminarlo; sono le cose che escono dall’uomo quelle che contaminano l’uomo. 16 [Se uno ha orecchi per udire oda.]» 17 Quando lasciò la folla ed entrò in casa, i suoi discepoli gli chiesero di spiegare quella *parabola.

18 Egli disse loro: «Neanche voi siete capaci di comprendere? Non capite che tutto ciò che dal di fuori entra nell’uomo non lo può contaminare, 19 perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e se ne va nella latrina?» Cosí dicendo, dichiarava puri tutti i cibi.

20 Diceva inoltre: «È quello che esce dall’uomo che contamina l’uomo; 21 perché è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, 22 adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. 23 Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo».

Fuori e dentro (Marco 7,14-23)
Fuori e dentro (Marco 7,14-23)

Il commento

Fuori e dentro. Quello che c’è fuori non ha in sé la forza di contaminare l’uomo. Perché l’uomo che è stato investito dalla grazia del Signore non cerca le cose di fuori, non cerca le cose del mondo.

Non si diventa puri, perciò, badando alla forma delle cose, lavando, rilavando, strofinando, mangiando questo e non quello, facendo digiuni lunghissimi o cospargendosi il capo di cenere ogni giorno. Queste cose possono avere un significato, anche buono, ma non è questo che salva. Non contaminano l’uomo, e neppure lo salvano.

E’ il dentro delle cose che salva, o meglio, il come vediamo le cose dal nostro dentro, dal nostro cuore. E’ cosa senz’altro buona, ad esempio, astenersi dal prendere per sè qualcosa che vorremmo possedere ed è di un altro, un altro uomo o un’altra donna, ma se nel nostro cuore continuiamo a volerla avere per noi, se fantastichiamo su di questa come se lo fosse, finiremmo forse per non sporcare le nostre mani, ma sicuramente per sporcare il nostro cuore, la nostra anima.

è dal di dentro, dal cuore degli uomini, che escono cattivi pensieri, fornicazioni, furti, omicidi, 22 adultèri, cupidigie, malvagità, frode, lascivia, sguardo maligno, calunnia, superbia, stoltezza. 23 Tutte queste cose cattive escono dal di dentro e contaminano l’uomo.

In Matteo 5:

27 «Voi avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. 28 Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29 Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 30 E se la tua mano destra ti fa cadere in peccato, tagliala e gettala via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo.

Viviamo in una civiltà che è stata definita dell’immagine, dove l’apparire sembra avere il sopravvento. Curiamo il nostro brand anche nel digitale, pensiamo sia essenziale la nostra reputazione… Attenti che queste cose non prendano il sopravvento, attenti, a forza di curare a quel che sembriamo, a non trascurare quello che realmente siamo, le forze che veramente abbiamo…

Se crediamo che, come cristiani, siamo chiamati ad essere l’anima del mondo, ad essere segno di  contraddizione, debolezza apparente e forza reale, curiamola la nostra anima, invochiamo la grazia del Signore, purifichiamo prima di tutto il nostro cuore.

Amen.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Nessuno tocchi Caino, dicono alcuni uomini e donne di questo mondo.
Gli stessi che reputano legittimo uccidere Abele direttamente nel ventre di sua madre con l’aborto.
Ipocriti e sepolcri imbiancati.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Nessuno tocchi Caino, dicono alcuni uomini e donne di questo mondo.
Gli stessi che reputano legittimo uccidere l’albino o il down, sopprimere lo storpio, anzichè farlo danzare per amore, come fece il Cristo.
Ipocriti e sepolcri imbiancati.

Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Nessuno tocchi Caino, dicono alcuni uomini e donne di questo mondo.
Gli stessi che reputano legittimo uccidere l’anziano o il malato (con l’eutanasia, con il suicidio assistito) piuttosto che dargli speranza o investire risorse per cercargli una cura.
Ipocriti e sepolcri imbiancati.

 Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.
Nessuno tocchi Caino. Non uccidere. Dice la Parola di Dio.

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

La Parola

1 Allora si riunirono intorno a lui i farisei e alcuni scribi venuti da Gerusalemme. 2 E, avendo visto che alcuni dei suoi discepoli mangiavano il cibo con le mani impure, cioè non lavate, li accusarono. 3 Infatti i farisei e tutti i Giudei non mangiano se non si sono prima lavate le mani con gran cura, attenendosi alla tradizione degli anziani; 4 e, quando tornano dalla piazza, non mangiano senza prima essersi purificati. Ci sono molte altre cose, che sono tenuti ad osservare per tradizione: lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti.

5 Poi i farisei e gli scribi gli domandarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli anziani, ma prendono il cibo senza lavarsi le mani?».

6 Ma egli, rispondendo, disse loro: «Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

8 Trascurando infatti il comandamento di Dio, vi attenete alla tradizione degli uomini: lavatura di brocche e di coppe; e fate molte altre cose simili».

9 Disse loro ancora: «Voi siete abili nell’annullare il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10 Mosè infatti ha detto: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. 11 Ma voi dite: “Se un uomo dice a suo padre o a sua madre: Tutto quello con cui potrei assisterti è Corban cioè un’offerta a Dio”, 12 non gli lasciate più far nulla per suo padre o per sua madre, 13 annullando così la parola di Dio con la vostra tradizione, che voi avete tramandata. E fate molte altre cose simili».

(Marco 7)

Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)
Comandamento di Dio e tradizione degli uomini (Marco 7:1-13)

Il commento

Una parola attualissima quella proposta, anche se oggi non ci si sofferma più su lavatura di coppe, di brocche, di vasi di rame e di letti, o sul lavarsi le mani prima o dopo il mangiare o il mettersi a tavola.

Si parla di quanto scritto nel versetto che ho scelto di mettere in evidenza nell’immagine, dell’abitudine umana di cercare un modo per aggirare o mettere da parte il comandamento di Dio per osservare delle tradizioni, degli usi, delle abitudini che sono di uomini.

Di esempi potrebbero farsene tanti.

Oggi si cerca sempre più spesso di mettere discutibilissime teorie derivate da interpretazioni di parte, spesso nemmeno suffragate da ricerche scientifiche degne di questo nome, a favore di quelle che sono le esigenze di un ‘mercato’ che ormai non si ferma più nemmeno davanti alla vita ed al suo significato.

Penso alle adozioni dove il diritto dei genitori adottanti, di qualsiasi genere siano, viene sempre prima del diritto del bambino a vivere una vita equilibrata, a crescere con un padre ed una madre, secondo natura.
Penso alle teorie del cosiddetto gender, dove l’essere maschio e femmina viene violentato da una ridicola ‘libertà di scelta’ che di vero non ha nulla.
Penso alla pedofilia spacciata per liberta del bambino di vivere la propria sessualità, mentre non è altro che essere schiavizzato da un adulto perverso e deviato.
Penso al sesso sterile e contronatura, dove si cerca solo un piacere sterile e chiuso in sè stesso.
Penso all’omicidio mascherato da eutanasia dei malati, dei deboli, degli anziani, nel nome dell’egoismo di una società che non ha tempo nè voglia, nè ritiene di avere risorse da dedicare loro.

Il tutto spacciato come tradizione nuova, progresso (verso il più completo declino!); il tutto in disprezzo del comandamento di Dio, del rispetto della vita e della creazione, della natura umana.

Valga per tutti coloro che ignorano il comandamento di Dio, l’osservazione chiara e limpida del Cristo.

«Ben profetizzò Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. 7 Ma invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.

Che l’Eterno ci perdoni!

Amen.

Guai a me se non predico l’Evangelo

Guai a me se non predico l’Evangelo

La Parola

14 Così pure il Signore ha ordinato che coloro che annunziano l’evangelo, vivano dell’evangelo.

15 Ma io non ho fatto alcun uso di queste cose né ve ne scrivo, affinché si faccia così con me, perché è meglio per me morire, piuttosto che qualcuno renda vano il mio vanto. 16 Infatti, se io predico l’evangelo, non ho nulla da gloriarmi, poiché è una necessità che mi è imposta; e guai a me se non predico l’evangelo! 17 Se perciò lo faccio volontariamente, ne ho ricompensa; ma se lo faccio contro voglia, rimane sempre un incarico che mi è stato affidato. 18 Qual è dunque il mio premio? Questo: che predicando l’evangelo, io posso offrire l’evangelo di Cristo gratuitamente, per non abusare del mio diritto nell’evangelo. 19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero. 20 Mi sono così fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; mi sono fatto come uno che è sotto la legge con coloro che sono sotto la legge, per guadagnare quelli che sono sotto la legge; 21 tra quanti sono senza legge, mi sono fatto come se fossi senza la legge (benché non sia senza la legge di Dio, anzi sotto la legge di Cristo), per guadagnare quanti sono senza la legge. 22 Mi sono fatto debole con i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto a tutti, per poterne salvare in qualche modo alcuni. 23 Or io faccio questo per l’evangelo, affinché ne sia partecipe anch’io. 24 Non sapete voi che quelli che corrono nello stadio, corrono bensì tutti, ma uno solo ne conquista il premio? Correte in modo da conquistarlo. 25 Ora, chiunque compete nelle gare si auto-controlla in ogni cosa; e quei tali fanno ciò per ricevere una corona corruttibile, ma noi dobbiamo farlo per riceverne una incorruttibile. 26 Io dunque corro, ma non in modo incerto; così combatto, ma non come battendo l’aria; 27 anzi disciplino il mio corpo e lo riduco in servitù perché, dopo aver predicato agli altri, non sia io stesso riprovato.

(1 Corinti 9)

Guai a me se non predico l'Evangelo
Guai a me se non predico l’Evangelo

Il commento

Guai a te se non predichi l’Evangelo. Mi sono svegliato a quest’ora di notte, sono passate da poco le due, con questo ritornello paolino in testa, con questo brano della Parola di Dio, proclamato domenica in tante chiese cristiane in festa.

Non so se ero nel dormiveglia, non so se dormivo… Per noi umani c’è differenza, ma per Dio no. Dio parla, ha parlato e parlerà infinite volte nei sogni, nei modo più disparati. Fosse sogno o no, io ero disperatamente sveglio nel mio sogno, e predicavo, ero stato invitato a predicare, e predicavo su questo testo di Paolo. E predicavo che solo Dio era Via, Verità e Vita, che tutti i santi e le sante di Dio, di tutte le generazioni umane, di qualsiasi confessione cristiana, avevano ben chiaro questo in mente.

Che tutte le promesse, eterne, di Dio che oggi leggiamo nell’Antico Testamento, sono valide, perchè sono eterne. Perchè tutti i comandi di Dio erano e sono santi. Che tutto, ogni Parola è in piedi e non è decaduta. Che Gesù ha detto, neppure uno iota della Parola del Padre, dei profeti, dei salmi, perirà. Perchè è eterna. Io sono venuto in mezzo ad voi ad incarnarla, non ad offrirvene un’altra.

Tutte le promesse di Dio sono state portate a compimento in Cristo Gesù. Cristo Gesù, vero Dio e vero uomo, è l’Amen del Padre. E’ la parola fine alla rivelazione, perchè ne è stato l’inizio. Egli è l’Alfa e l’Omega, egli era il Verbo che era con Dio, che era Dio a creare il mondo. Egli è, Egli sarà Dio, giusto giudice, che viene a giudicare i vivi ed i morti. Egli è il Re dei re, il re il cui regno non avrà fine.

Ogni volta che recitiamo il Padre Nostro, come Gesù ci ha insegnato, noi non preghiamo solo il Padre, ma riconosciamo che la Sua Eterna Parola si è compiuta nel Figlio, e lo facciamo nella riconoscenza della signoria dello Spirito, che soffia la vita e la sapienza su di noi, perchè non ci perdiamo ancora, non ci smarriamo ancora, non perdiamo di vista che c’è un solo vero Dio, una sola Verità, una sola Parola.

Consideriamo come spazzatura, come sterco, ogni sapienza, filosofia, ideologia umana. Ogni teologia anche, perchè alla fine Dio è più grande, più vero, più tutto di ogni teologia. Più tutto, si, perchè nulla di umano più comprenderlo, nessuna sintesi teologica può sperare di esaurirne il mistero.

Sprechiamo il nostro tempo a discutere di Dio e delle nostre sottigliezze umane. Invece di sforzarci di obbedire senza distinguere, senza spezzettare, con tutto il nostro essere alla Sua Parola, ai suoi comandi. Anche quelli che non capiamo. Abramo credette contro ogni speranza, e questo gli fu accreditato come giustizia. Abramo, un perfetto idiota per gli uomini. Uno che lascia tutto quanto di umana ricchezza aveva per andare dietro ad una promessa. Di discendenza grande come le stelle del cielo, lui sposato ad una vecchia sterile. Non credo che noi lo avremmo valutato diversamente da come fecero quelli del suo tempo. Da come i parenti terreni di Gesù valutavano Gesù. Pensasse piuttosto a guarire tutti, a fare del bene a tutti, a compiere miracoli, invece che prendere e ripartire, che chiedere la fede in Lui come nel Padre, che pretendere la conversione, o la guarigione fisica non serve a niente. Perchè non ci glorifica, non glorifica noi, non glorifica la sua famiglia umana, prima di tutti, invece che correre dietro a non si sa chi. La sua famiglia umana, la sua famiglia religiosa, la sua confessione cristiana, la sua famiglia piccola, miserabile, mafiosa, alla fine miscredente che Tutto è possibile a Dio.

Tu Luca, ti perdi dietro a domande come perchè ti porti appresso quella piccola stola da prete cattolico, concentrati sulla Parola, solo sulla Parola. Quel dettaglio lo capirai quando Mi sarai ricongiunto. Perchè hai fatto quella scelta è non quell’altra lo capirai allora. Perchè ti ho dato la compagnia di una moglie e di una figlia anche.

Confortati piuttosto che ogni mattina hai voglia di pregarmi, di rendermi lode con la Parola che ti ho rivelato. Confortati con la Parola dei miei salmi che tanto ami recitare. Confortati con le dichiarazioni di amore e di stima di tante persone che ti ho messo intorno. Ma confortati anche del disprezzo di alcuno, della sufficienza di tanti che pensano che le mie parole sono superflue, che le mie parole le mettono all’ultimo posto delle loro priorità.

Confortati con la Croce, perchè la Croce è il conforto supremo, l’unico che io ho donato all’uomo, all’umanità tutta. La Croce, stoltezza per alcuni, pazzia per altri, ma lì c’è tutta la mia sapienza, lì c’è tutto il mio Spirito. Lì si rende lo Spirito, e si viene giudicati. Lì tutto e compiuto e tutto si compie. La Croce del mio Figlio prediletto.

Confortati con la Parola, con la Croce, anche con la Croce del tuo peccato, di quello che conosci e vedi, di quello di cui non riesci a liberarti, perchè ad ognuno io ho messo una spina nel fianco, perchè non si insuperbisca. E tu hai la tua, Luca. E a volte ti senti un miserabile, un povero, l’ultimo degli ultimi. Perchè lo sei, Luca. Di fronte a me, ogni uomo ed ogni donna lo è.

Ma io valuterò, alla fine dei tempi, l’amore per la Croce, lo sforzo per sorreggersi solo ad essa, e non alle certezze o alle ricchezze apparenti degli uomini. Valuterò l’amore per la mia Parola, la sapienza con cui avrete cercato di operare nel mondo. La mia sapienza, non le vostre sapienze umane, che sono stoltezza ai miei occhi.

Torna a dormire Luca, perchè gli occhi ti si chiudono. Perchè domani è già arrivato. Perchè hai dei doveri da compiere verso tua figlia, tua moglie, il tuo lavoro. Ma il primo dovere che avrai quando si rischiarerà la notte, e si alzerà il sole, se io avrò deciso che questo avverrà anche per te, ancora un altro giorno, sarà di lodarmi con la mia Parola.

Io sono lì. Per te. Per tutti. Per sempre.

Amen. Alleluia!

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

La Parola

53 Compiuta la traversata, giunsero nella contrada di Gennesaret e vi approdarono.

54 E, scesi dalla barca, subito la gente lo riconobbe;

55 e, percorrendo per tutta quella regione all’intorno, incominciò a portare i malati sui lettucci, ovunque sentiva che si trovasse;

56 e dovunque egli giungeva, in villaggi, città o borgate, la gente metteva gli infermi sulle piazze e lo pregava di poter toccare almeno il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

(Marco 6)

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)
Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

Il commento

La pericope evangelica  ci mostra i tre momenti essenziali dell’inizio del cammino di conversione.

Il primo momento

E, scesi dalla barca, subito la gente lo riconobbe…

Il primo momento è riconoscere Gesù, riconoscere in Gesù qualcuno che può dire una parola significativa, decisiva, sulla propria vita, sulla propria esistenza. E anche sulle proprie malattie, sul proprio peccato, su quello che ci fa essere o sentire lontani dalla nostra comunità umana, familiare.

Per riconoscerlo dobbiamo ascoltare qualcuno che ce ne parli, che ce lo annunci. Che ci dica: questa è una occasione che non devi perdere, che non deve andare sprecata.

Ma anche dobbiamo avere voglia di uscire dalla nostra condizione di malattia, dal nostro peccato. Perchè, riconosciamolo, il mondo è pieno di persone che nel proprio peccato stanno benissimo, o almeno così dicono. E a volte magari anche noi siamo tra quelli.

Il secondo momento

…e, percorrendo per tutta quella regione all’intorno, incominciò a portare i malati sui lettucci, ovunque sentiva che si trovasse;…

Il secondo momento è appunto quello di decidere di muoversi, di muovere sè stessi, di muovere i propri passi, di spingere a muoversi le persone che abbiamo care, le persone che amiamo, le persone per cui desideriamo la salvezza. Anche se, ricordiamocelo, la decisione finale non può essere altra che la loro, personale, specifica decisione per il Cristo.

È una decisione che spinge a mettersi in gioco, a mostrare il proprio desiderio di seguire Gesù, a cercare i suoi luoghi, a riconoscere dove Egli porta i suoi passi.

Una decisione che spinge a prendere posizione pubblicamente, sulle piazze leggiamo più avanti, davanti ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle.

Una decisione che finisce anche inevitabilmente per dichiarare pubblicamente qual’è la nostra malattia, qual’è il nostro peccato.

Una decisione che, anche per questo, non è da tutti, e non è per tutti.

Il terzo momento

 …e dovunque egli giungeva, in villaggi, città o borgate, la gente metteva gli infermi sulle piazze e lo pregava di poter toccare almeno il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

È il momento decisivo. Toccare il Cristo, lasciarsi toccare da lui. Lasciare che il Cristo ci cambi, ci modifichi, sconvolga la nostra vita, ci renda uomini e donne differenti dai malati e dai peccatori che eravamo prima.

Ma occorre lasciare che ci tocchi davvero, non solo la nostra mano inaridita, non solo il nostro ginocchio vacillante, non solo la lebbra che ci deturpa la pelle, ma il cuore! Tutta la vita, tutta l’esistenza.

Non carezzare, non sfiorare, non vederlo da lontano. Ma toccarlo, lasciarsi toccare, condividere con il Cristo il luogo più intimo che abbiamo, il profondo del nostro corpo e della nostra anima.

Tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

Così conclude l’evangelista Marco.
Così inizia la sequela del cristiano, di ogni cristiano.

Lasciamo che il Cristo ci tocchi, ci plasmi,
cambi fin nel profondo la nostra vita.

Amen, amen. 

Il segno del vino alle nozze di Cana

Il segno del vino alle nozze di Cana

Devotional a cura del pastore Elpidio Pezzella

La Parola

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».

Giovanni 2:11

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

Il commento

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in Galilea, anche se qui si produceva vino probabilmente già 4000 anni. Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato. Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”. Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite. E tale doveva essere il vino alle nozze di Cana, fino a quando accadde qualcosa di imprevisto: il primo segno di Gesù.

Il segno

Durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù, finisce il vino. Sarebbe stata una tragedia senza il “segno”. Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno. Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora». Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere. Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, per descrivere quelle azioni che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta. Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo, sarà circondata da rumore e clamore. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede. Un’ultima considerazione sul fatto che Gesù non crea del vino, ma cambia dell’acqua in vino, coinvolgendo i servitori ai quali chiede di riempire le giare fino all’orlo. Per quanto trascendenti, i segni di Gesù richiedono la partecipazione umana al limite dello sforzo e delle nostre risorse, perché con Lui tutto diventa possibile.

Il segno del vino alle nozze di Cana
Il segno del vino alle nozze di Cana

 

Lettura settimanale della Bibbia

05 febbraio Esodo 36-38; Matteo 23:1-22

06 febbraio Esodo 39-40; Matteo 23:23-39

07 febbraio Levitico 1-3; Matteo 24:1-28

08 febbraio Levitico 4-5; Matteo 24:29-51

09 febbraio Levitico 6-7; Matteo 25:1-30

10 febbraio Levitico 8-10; Matteo 25:31-46

11 febbraio Levitico 11-12; Matteo 26:1-25

Foto di Martin Boulanger, www.freeimages.com

Rassegna stampa settimanale

Rassegna stampa settimanale  (estratto)

Direi deprimente, se non fosse che credo in Dio e che fido che sia Lui a guidare la storia. Si ringraziano i fratelli cristiani che curano la rassegna.

Si scaldano i motori per il referendum che, a fine maggio, vedrà gli irlandesi decidere se rendere meno restrittiva la legislazione sull’aborto (oggi la più rigida d’Europa) abrogando un emendamento alla costituzione che “riconosce eguali diritti alla madre e al feto fin dal concepimento”. Il Corriere, per rimanere equidistante, presenta senza contraddittorio la testimonianza di un’attivista del sì. L’Osservatore romano invece riporta l’allarme del vescovo di Elphin, Kevin Peter Doran, secondo il quale la rimozione dell’emendamento in questione eliminerebbe dalla Costituzione «il “riferimento al diritto alla vita” di madre e bambino, senza sostituirlo con nulla: “sarebbe come un assegno in bianco” nelle mani del governo, libero in futuro di introdurre qualsiasi regime di aborto».

A proposito di aborto, in questo caso mancato, colpisce la testimonianza di Aurora, una ragazza che alle soglie dell’adolescenza è rimasta incinta e ha voluto comunque, a tutti i costi, tenere il bambino. Sette anni dopo Aurora studia, svolge servizio civile, dà una mano nella struttura in cui vive e, soprattutto, è orgogliosamente mamma: a chi le diceva che «far nascere questo figlio sarebbe la tua rovina, la tua vita finirebbe qua», lei oggi risponde, pacatamente, «se avessi dato retta agli adulti, ok, oggi andrei in discoteca e sarei libera, ma la mia vita sarebbe disperata: allora frequentavo una compagnia poco bella e vedo come sono finiti male gli altri, come sono angosciate le mie amiche che hanno abortito. Quella piccola cosina dentro di me mi ha salvata».

In Svizzerasecondo un recente sondaggio, in sedici anni il numero dei non credenti è più che raddoppiato, passando dall’11,2% del 2000 al 24,9% del 2016.

In Belgio c’è stato un forte aumento dei casi di eutanasia.

Immaginate che cosa succederebbe se la costituzione di un Paese europeo o nordamericano riservasse il diritto di cittadinanza esclusivamente alle persone di pelle chiara. Be’, che ci crediate o no, una costituzione simile esiste davvero: in Africa, però. La costituzione della Liberia, all’articolo 27 comma b, prevede che «per preservare, valorizzare e mantenere la cultura liberiana, i valori e il carattere locali, solo persone di colore [nel testo originale “negroes”, ndr] o discendenti di persone di colore hanno diritto, per nascita o naturalizzazione, a essere cittadini della Liberia». L’attuale carta costituzionale liberiana è in vigore dal 1986 (l’Onu probabilmente si sarà distratta, in fondo sono passati solo 31 anni), e ora il neopresidente George Weah – sì, l’ex fuoriclasse del Milan – punta ad abolire quella disposizione. Curiosamente ancora oggi il quotidiano progressista The Guardian non osa definire l’articolo in questione come razzista, preferendo usare il termine tra virgolette e descrivere l’episodio come “un capriccio della storia”.

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede? - John Owen, Vangelo e fede
Più fedeltà al Vangelo, meno professioni di fede?

La Parola

Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?
(Luca 18:8)

Il commento

“Se il Vangelo fosse predicato fedelmente,
meno persone professerebbero fede in Cristo.”

John Owen (1616-1683), autore della citazione che riporto, è considerato generalmente come il più grande fra i pensatori puritani inglesi.

La sua è una citazione che molti trovano preoccupante, alcuni addirittura non accettabile. Non accettabile perchè a loro dire, e hanno ragione, essa rappresenta chiaramente il pensiero della teologia calvinista sulla salvezza.

E la teologia calvinista della salvezza, ribadendo nel modo più franco e chiaro che sia possibile, che questa è solo e soltanto per grazia, opera di Dio e di Dio solo, ha il torto di escludere qualsiasi possibile collaborazione del’uomo, delle sue opere, dei cosiddetti ‘meriti’ alla salvezza.

E questo toglie ogni alibi possibile a chi rifiuta di rinnegare in toto il proprio peccato, o a chi considera accettabile un compromesso con le dottrine mondane o con le altri fedi.

Eppure Sola Gratia è uno dei principi cardine della Riforma, e spiace vedere che molti credenti cristiani che pure si definiscono da sè stessi evangelici o riformati non riescano a vedere come in realtà non ci sia nulla di più puramente evangelico di tale dottrina!

Leggendo la citazione di Owen mi è tornato in mente Gesù nel Vangelo di Luca, al capitolo 18, versetto 8, alla fine della pericope sulla vedova ed il giudice: Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?

Gratia facit fidem, diceva Tommaso d’Aquino (non vi sembri strano lo citi un riformato, sia pure proveniente dal cattolicesimo; esiste anche un fecondo scolasticismo protestante): la grazia crea la fede, e non soltanto quando la fede inizia, ma la grazia crea la fede istante per istante, momento per momento. Senza la grazia di Dio, senza il suo dono inesauribile di grazia, nemmeno la fede può esistere.

Dal Sola Gratia così passiamo al Sola Fide. Fede che noi dobbiamo al Solus Christus, giacchè il godere della salvezza operata in Cristo e in Cristo solo è per noi l’unica speranza di essere salvati. Come dice l’Apostolo, Cristo è per noi l’Avvocato presso il Padre. Il Padre che è il Giusto Giudice cui allude il racconto evangelico di Luca 18, 1-8.

Il Giusto Giudice presente dalla prima all’ultima pagina della Sacra Scrittura. Sola Scriptura, dove solo è contenuta la Verità, tutta la Verità sull’uomo, dalla Creazione alla fine dei tempi, la sola fonte della Rivelazione, Verbo fatto vero uomo nel Figlio vero Dio.

Quel Figlio vero Dio e vero uomo che più e più volte lo ha detto: molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti, avrete tribolazioni nel mondo, se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi…

E allora perchè, perchè mi chiedo così tanti credenti continuano a vedere il mondo come se questo potesse autogovernarsi, autoregolarsi, diventare ‘buono’, ‘giusto’… quando tutto quello che l’uomo può fare non è altro che obbedire ai comandi del Padre, con la grazia ottenuta attraverso il Figlio e con i doni dello Spirito, operare perchè tutto ciò che egli fa e compie, singolarmente e nella Chiesa, o tramite i governanti di questo mondo, sia fatto Soli Deo Gloria?

Perchè, mi rispondo, lo stesso Cristo ha risposto nella Scrittura, che molti sarebbero venuti nel Suo nome, mentendo, molti avrebbero annunciati falsi evangeli, molti falsi profeti si sarebbero travestiti da angeli di luce, per annunciare dottrine che non sono altro che precetti di uomini, per mascherare di ‘bontà’ cose e realtà che non fanno altro che realizzare i desideri del principe di questo mondo.

Un tempo di nuova apostasia avrebbe preceduto il giudizio.

Forse, chissà, questo tempo è giunto, o quello che accade, il tentativo di sovvertire l’ordine naturale della Creazione, il moltiplicarsi di falsi evangeli e false dottrine di salvezza, l’apostasia di tante chiese e credenti per un pugno di lenticchie (tale e nient’altro è l’elogio che il mondo fa a chi si piega alle sue logiche) è un’avvisaglia di quel tempo. Solo Dio può saperlo. Solo Dio sa chi è tra i suoi eletti.

Io una cosa sola so: Dio Padre mi ha creato, Dio Figlio mi ha redento, Dio Spirito mi ha donato la poca fede che possiedo.

E che mi tengo stretta, come mi tengo stretta la Parola di salvezza, per amore di chi mi è più vicino, a partire da mia figlia e da mia moglie, e per amore di tutti coloro di cui l’Eterno vorrà farmi prossimo.

Sia fatta la Tua volontà, o Eterno. Amen.

Verrà a purificare e giudicare (Malachia 3)

Verrà a purificare e giudicare (Malachia 3)

La Parola

Il Signore verrà a purificare e a giudicare
1 «Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, entrerà nel suo tempio, l’angelo del patto in cui prendete piacere, ecco, verrà», dice l’Eterno degli eserciti.

2 «Ma chi potrà sostenere il giorno della sua venuta? Chi potrà rimanere in piedi quando egli apparirà? Egli è come un fuoco d’affinatore, come la soda dei lavandai. 3 Egli siederà come chi affina e purifica l’argento; purificherà i figli di Levi e li affinerà come oro e argento, perché possano offrire all’Eterno un’oblazione con giustizia.

4 Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradevole all’Eterno, come nei tempi passati, come negli anni di prima. 5 Così mi avvicinerò a voi per il giudizio e sarò un testimone pronto contro gli stregoni, contro gli adulteri, contro quelli che giurano il falso, contro quelli che frodano il salario all’operaio, opprimono la vedova e l’orfano, allontanano lo straniero e non temono me», dice l’Eterno degli eserciti.

L’uomo deruba Dio
6 «Io sono l’Eterno, non muto; perciò voi, o figli di Giacobbe, non siete consumati. 7 Fin dai giorni dei vostri padri vi siete allontanati dai miei statuti e non li avete osservati. Tornate a me e io tornerò a voi», dice l’Eterno degli eserciti.

«Ma voi dite: “In che cosa dobbiamo tornare?”. 8 Un uomo deruberà DIO? Eppure voi mi derubate e poi dite: “In che cosa ti abbiamo derubato?”. Nelle decime e nelle offerte. 9 Voi siete colpiti di maledizione, perché mi derubate, sì, tutta quanta la nazione. 10 Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia cibo nella mia casa, e poi mettetemi alla prova in questo», dice l’Eterno degli eserciti, «se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione, che non avrete spazio sufficiente ove riporla. 11 Inoltre sgriderò per voi il divoratore, perché non distrugga più il frutto del vostro suolo, e la vostra vite non mancherà di portar frutto per voi nella campagna», dice l’Eterno degli eserciti.

12 «Tutte le nazioni vi proclameranno beati, perché sarete un paese di delizie», dice l’Eterno degli eserciti. 13 «Avete usato parole dure contro di me», dice l’Eterno. «Eppure dite: “Che cosa abbiamo detto contro di te?“. 14 Avete detto: “È vano servire DIO; quale guadagno c’è nell’osservare i suoi ordinamenti e ad andare vestiti a lutto davanti all’Eterno degli eserciti? 15 Perciò noi proclamiamo beati i superbi. Non solo gli operatori d’iniquità prosperano, ma essi tentano pure DIO e sfuggono“».

Il libro di ricordo
16 Allora quelli che temevano l’Eterno si sono parlati l’uno all’altro. L’Eterno è stato attento ed ha ascoltato, e un libro di ricordo è stato scritto davanti a lui per quelli che temono l’Eterno e onorano il suo nome.

17 «Essi saranno miei», dice l’Eterno degli eserciti, «nel giorno in cui preparo il mio particolare tesoro, e li risparmierò, come un uomo risparmia il figlio che lo serve.

18 Allora vedrete nuovamente la differenza che c’è fra il giusto e l’empio, fra colui che serve DIO e colui che non lo serve».

(Malachia 3)

Verrà a purificare e giudicare (Malachia 3) - Malachia 3:18
Verrà a purificare e giudicare (Malachia 3)

Il commento

Il libro del profeta Malachia è un piccolo libro, l’ultimo dei dodici cosiddetti profeti minoridodici profeti, molto considerato però tra i cosiddetti ebrei messianici perché annuncia la futura venuta del profeta Elia per ricondurre, dice sempre Malachia al capitolo 4, i padri verso i figli ed i figli verso i padri, riconciliare tutte le generazioni, cioè con l’Eterno, richiamando alla fedeltà assoluta a questo.

La tradizione cristiana dice, rifacendosi ai testi evangelici ed alle parole di Gesù, che l’Elia di cui si parla qui è già venuto, si tratta di Giovanni il Battista, e che il Cristo, il Figlio, è Colui che compie la riconciliazione con il Suo sacrificio sulla Croce, con la Sua morte e resurrezione.

Vedere chi segue il Cristo nella Sua fedeltà assoluta alla volontà del Padre consente di considerare completamente adempiuta anche la profezia di Malachia e di vedere  nuovamente la differenza che c’è fra il giusto e l’empio, fra colui che serve DIO e colui che non lo serve.

Malachia è un piccolo libro, ho scritto, ma nella Bibbia, nella Sacra Scrittura, non c’è in verità proprio nulla di piccolo. Tutto ci trascende, tutto ci parla del più grande di noi, tutto ci spinge a considerare la nostra debolezza ed il nostro peccato. Ma perchè sappiamo che, con la fedeltà al Cristo, tutto questo diventa la nostra forza. La debolezza si trasforma in forza, la stoltezza per il mondo in saggezza di fronte a Dio.

Stolti coloro che credono di potersi presentare in piedi ed a testa alta di fronte a Dio, coloro che pensano di poter determinare il contenuto della Sua Volontà; null’altro possiamo fare che leggerla nella Scrittura, con gli occhi dello Spirito e la luce della fede, ed obbedirle, anche quando ci risulta scomoda o sgradevole.

Che i nostri nomi siano tra quelli
scritti nel libro del ricordo…

 

Tale sia la nostra preghiera di oggi. Perchè questa preghiera si compia, la nostra vita dovrà mostrare chiaramente, il più chiaramente possibile, la volontà di Dio scritta sul nostro corpo e con il nostro sangue. Costi quello che costi  agli occhi degli uomini del mondo.

Amen.

La fede di ogni giorno, l'energia della vita