Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Passione di Nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni+ Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni

Giovanni 18:1-19:42

– Catturarono Gesù e lo legarono
In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».

– Lo condussero prima da Anna
Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».

Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.

– Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono! 
Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

– Il mio regno non è di questo mondo
Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l’alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest’uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l’avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.

Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la verità?».

E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l’usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.

– Salve, re dei Giudei! 
Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.

Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l’uomo!».

Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».

All’udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall’alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».

– Via! Via! Crocifiggilo! 
Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.

– Lo crocifissero e con lui altri due
Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall’altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l’iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: “Il re dei Giudei”, ma: “Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei”». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».

– Si sono divisi tra loro le mie vesti
I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti – una per ciascun soldato –, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.

– Ecco tuo figlio! Ecco tua madre! 
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.

(Qui si genuflette e di fa una breve pausa) 

– E subito ne uscì sangue e acqua
Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».

– Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo – quello che in precedenza era andato da lui di notte – e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.

Parola del Signore

In memoria del babbo Giovanni

In memoria del babbo Giovanni

La Parola

6 Il SIGNORE degli eserciti preparerà per tutti i popoli su questo monte
un convito di cibi succulenti,
un convito di vini vecchi,
di cibi pieni di midollo,
di vini vecchi raffinati.
7 Distruggerà su quel monte il velo che copre la faccia di tutti i popoli
e la coperta stesa su tutte le nazioni.
8 Annienterà per sempre la morte;
il Signore, Dio, asciugherà le lacrime da ogni viso,
toglierà via da tutta la terra la vergogna del suo popolo,
perché il SIGNORE ha parlato.
9 In quel giorno, si dirà:
«Ecco, questo è il nostro Dio; in lui abbiamo sperato,
ed egli ci ha salvati.
Questo è il SIGNORE in cui abbiamo sperato;
esultiamo, rallegriamoci per la sua salvezza!»

(Isaia 25)

In memoria del babbo Giovanni
In memoria del babbo Giovanni

In memoria del mio babbo Giovanni, nel diciottesimo anniversario del suo ritorno alla casa del Padre.

Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

La Parola

Canto al Vangelo (Gv 13,34) 
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Gloria e lode e onore a te, Cristo Signore!

VANGELO (Gv 13,1-15) 
Li amò sino alla fine.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. 
Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. 
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri».
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Lavare i piedi - Giovedì Santo, Messa in Coena Domini - Giovanni 13,1-15
Lavare i piedi – Giovedì Santo, Messa in Coena Domini – Giovanni 13,1-15

Il commento

«Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Capiamo ora? In silenzio, preghiamo il Signore che accresca la nostra fede, perche la Sua mente sia la nostra, i Suoi gesti siano i nostri. Amen.

Giovedì Santo, in memoria di Lui

Giovedì Santo, in memoria di Lui

La Parola

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.

26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

Giovedì Santo, in memoria di Lui. Rendiamo grazie.

Giovedì Santo, in memoria di Lui. Rendiamo grazie.

Rendiamo grazie

12 Che potrò ricambiare al SIGNORE
per tutti i benefici che mi ha fatti?
13 Io alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del SIGNORE.
14 Scioglierò i miei voti al SIGNORE
e lo farò in presenza di tutto il suo popolo.
15 È preziosa agli occhi del SIGNORE la morte dei suoi fedeli.
16 Sì, o SIGNORE, io sono il tuo servo,
sono tuo servo, figlio della tua serva;
tu hai spezzato le mie catene.
17 Io t’offrirò un sacrificio di lode
e invocherò il nome del SIGNORE.
18 Adempirò le mie promesse al SIGNORE
e lo farò in presenza di tutto il suo popolo,
19 nei cortili della casa del SIGNORE,
in mezzo a te, o Gerusalemme.
Alleluia.

(dal Salmo 116)

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

La Parola

(Isaia 61, 1-4 – dalla Prima lettura della Messa Crismale)

1 Lo spirito del Signore Dio è su di me,
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione;
mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
2 a promulgare l’anno di grazia del Signore,
il giorno di vendetta del nostro Dio,
per consolare tutti gli afflitti,
3 per dare agli afflitti di Sion
una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito da lutto,
veste di lode invece di uno spirito mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore, per manifestare la sua gloria.
4 Riedificheranno le rovine antiche,
ricostruiranno i vecchi ruderi,
restaureranno le città desolate,
i luoghi devastati dalle generazioni passate.

Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)
Lo spirito del Signore è su di me (Giovedì Santo, Messa Crismale)

La preghiera

Ti ringrazio, Signore, per il dono della consacrazione al tuo servizio. Accresci la mia fede in Te, perchè sia sempre più degno di servirti nei modi e nei tempi che continuerai ad indicarmi.

Amen.

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

PREMESSA

Il post vuole rispondere alle tante domande che mi sono state rivolte di persona e per posta elettronica in argomento. Sia di tipo generale, sia riferite a quello che credo io personalmente in proposito. Spero che sia utile.

Eucaristia, Sacramento che è tale non solo per la Chiesa cristiana di confessione cattolica ed ortodossa, ma anche per le Chiese di confessione riformata che solitamente lo chiamano “Santa Cena“.

Essendo il mondo cristiano riformato molto frastagliato, il modo di intendere e celebrare la Santa Cena varia moltissimo da una denominazione all’altra. Di seguito, alla fine del post, mi sono premurato, grazie ad un articolo sul tema dell’ospitalità eucaristica che ha da poco pubblicato il settimanale “Riforma”, di pubblicare una sorta di specchietto riepilogativo di come la pensano le chiese riformate storiche (luterane, zwingliane, calviniste ed altro).

Il post vuole rispondere alle tante domande che mi sono state rivolte di persona e per posta elettronica in argomento. Sia di tipo generale, sia riferite a quello che credo io personalmente in proposito. Spero che sia utile.

L’EUCARISTIA PER TUTTI I CRISTIANI

Punto di partenza: tutti i cristiani, cattolici, ortodossi, riformati, credono nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino. Le differenze sono nelle modalità della presenza e, di conseguenza, sul perdurare o meno di questa nel pane e nel vino consacrati.

Tutti i cristiani, cattolici, ortodossi, riformati, consacrano il pane ed il vino utilizzando le parole pronunciate dal Signore nell’Ultima Cena. Questo è il mio Corpo. Questo è il mio Sangue.

Tutti i cristiani fanno questa in memoria di Lui.

Tutti i cristiani credono che mangiare di quel pane e bere di quel vino significa annunciare la morte del Signore, proclamare la Sua resurrezione e disporsi nell’attesa della Sua venuta.

Più o meno tutte le chiese, alcune anche dicendolo chiaramente durante il proprio culto, ammoniscono i credenti presenti all’assemblea a non accostarsi all’Eucaristia o alla Cena del Signore se non si è nella condizione adatta per farlo, sia che si tratti di indegnità personale, che di peccato considerato grave, che di non corretta conoscenza di ciò che si va a fare. Ad esempio in alcune chiese riformate battiste si ripete con chiarezza anche più volte l’ammonimento di Paolo e a non mangiare e bere la propria condanna.

L’EUCARISTIA NON PER TUTTI I CRISTIANI

Nelle chiese cattolica ed ortodossa solo il consacrato (sacerdote, pope, vescovo…) può a sua volta consacrare l’Eucaristia e quindi presiedere il rito. Nelle chiese riformate di norma è il pastore consacrato che presiede la Santa Cena, ma può farlo anche un altro credente, sia pure di provata e specchiata fede.

A causa delle diverse fedi circa la modalità e la durata della presenza reale e delle differenze di cui sopra, non tutte le chiese praticano l’ospitalità eucaristica. Di norma le chiese cattolica ed ortodossa ed alcune chiese riformate non la praticano, mentre la maggioranza delle chiese riformate storiche la praticano. Per le chiese riformate di recente fondazione non c’è una prassi comune a riguardo, si varia da comunità a comunità.

Varia anche la frequenza della celebrazione dell’Eucaristia o Santa Cena. Nelle chiese cattoliche ed ortodosse è sempre parte essenziale del culto. Nelle chiese riformate di tradizione calvinista invece normalmente, la Santa Cena non è celebrata ogni domenica: la frequenza ed il giorno differiscono da chiesa a chiesa e persino da comunità a comunità (da una volta al mese fino a solo tre o quattro volte all’anno). Così è ad esempio nelle chiese valdesi e metodiste italiane, per l’appunto di tradizione calvinista.

LA MIA FEDE NELL’EUCARISTIA

Io credo nella presenza reale del Cristo nel pane e nel vino che, dopo la Consacrazione, divengono il Corpo ed il Sangue del Cristo.

Così come il pane ed il vino sono il nutrimento per il corpo,
il corpo ed il sangue di Cristo sono il nutrimento spirituale,
il nutrimento per l’anima.

(Giovanni Calvino)

[I testi che seguono sono ripresi in massima parte
dal sito Cathopedia.org, dal sito Voceevangelica.ch
e dal settimanale “Riforma”]

L’EUCARISTIA NELLA TRADIZIONE
DELLA CHIESA CATTOLICA

La teologia cattolica ritiene che la dottrina della transustanziazione sia implicita nelle parole di Gesù nell’Ultima Cena: “Questo è il mio corpo” (Mt 26,26; Mc 14,22; Lc 22,19; 1Cor 11,24), “Questo è il mio sangue” (Mt 26,28; Mc 14,24).

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena
Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

La parola transustanziazione fu coniata dalla teologia medievale, ma già prima “i Padri ebbero gran cura di avvertire i fedeli che nel considerare questo augustissimo Sacramento non si affidassero ai sensi, che rilevano le proprietà del pane e del vino, ma alle parole di Cristo, che hanno la forza di mutare, trasformare, ‘transelementare’ il pane e il vino nel corpo e nel sangue di lui.

« Istruito in queste cose e munito di robustissima fede, per cui quello che sembra pane, pane non è, nonostante la sensazione del gusto, ma è il corpo di Cristo; e quel che sembra vino, vino non è, a dispetto del gusto, ma è il sangue di Cristo [..] tu corrobora il tuo cuore mangiando quel pane come qualcosa di spirituale e rallegra il volto della tua anima. »
(San Cirillo di Gerusalemme, Catechesis 22, 9 (mysterium 4): PG 33, 1103)

« Non è l’uomo che fa diventare le cose offerte corpo e sangue di Cristo, ma è Cristo stesso che è stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio. Questo è il mio corpo: questa parola trasforma le cose offerte. »
(San Giovanni Crisostomo, De proditione Iudae, homilia 1, 6: PG 49, 380; cfr. In Mattheum homilia 82, 5: PG 58, 744)

« Persuadiamoci che questo non è ciò che la natura ha formato, ma ciò che la benedizione ha consacrato e che la forza della benedizione è maggiore della forza della natura, perché con la benedizione la stessa natura è mutata. »
(Sant’Ambrogio, De mysteriis, 9, 50-52: PL 16, 422-424)

Nel momento in cui ci si domandò quale intimo evento conduca alla presenza reale, e come andasse concepito il rapporto tra la forma permanente del pane e del vino con la la presenza invisibile ma reale di Cristo, fu elaborata a partire dal XII secolo l’idea e il termine di transustanziazione (cambiamento della sostanza). Alla sua base c’è l’idea filosofica che ogni cosa di questo mondo porta in sé un’essenza intima invisibile, una sostanza, per la quale essa è ciò che è; invece la figura, l’aspetto, ecc., sono considerati accidenti: essi appartengono solo in maniera non essenziale all’essenza intima. A livello dell’Eucaristia, il termine transustanziazione afferma che la sostanza intima del pane e del vino cambia totalmente, e rimangono solo le forme fenomeniche esteriori.

Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena
Eucaristia, Cena del Signore, Santa Cena

Affermò infine, nel 1551, il Concilio di Trento:

« Ma poiché Cristo nostro redentore disse che ciò che offriva sotto l’apparenza di pane era veramente il suo corpo, per questo nella Chiesa ci fu sempre la persuasione, e ciò ora nuovamente dichiara questo santo Sinodo: per la consacrazione del pane e del vino avviene la trasformazione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del corpo di Cristo nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo sangue. Questa trasformazione è in maniera conveniente e propria chiamata transubstanziazione dalla santa Chiesa Cattolica. »
(Sessione XIII, DS 1642 )

Il successivo canone 2 esclude perentoriamente che nel “sacrosanto Sacramento dell’Eucaristia” permanga “la sostanza del pane e del vino insieme con il Corpo e Sangue di nostro Signore Gesù Cristo“, e afferma che viene chiamata in maniera molto appropriata transustanziazione “quella mirabile e singolare conversione di tutta la sostanza del pane in corpo e di tutta la sostanza del vino in sangue“.

In tempi recenti, l’enciclica Mysterium fidei di Paolo VI (3 settembre 1965) ha riaffermato la dottrina cattolica della transustanziazione ripartendo dall’affermazione del Concilio di Trento (nn. 47-56), che spiega in questo modo:

« Avvenuta la transustanziazione, le specie del pane e del vino senza dubbio acquistano un nuovo fine, non essendo più l’usuale pane e l’usuale bevanda, ma il segno di una cosa sacra e il segno di un alimento spirituale; ma intanto acquistano nuovo significato e nuovo fine in quanto contengono una nuova “realtà”, che giustamente denominiamo ontologica. Giacché sotto le predette specie non c’è più quel che c’era prima, ma un’altra cosa del tutto diversa; e ciò non soltanto in base al giudizio della fede della Chiesa, ma per la realtà oggettiva, poiché, convertita la sostanza o natura del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, nulla rimane più del pane e del vino che le sole specie, sotto le quali Cristo tutto intero è presente nella sua fisica “realtà” anche corporalmente, sebbene non allo stesso modo con cui i corpi sono nel luogo. »
(n. 47)

La lettera enciclica ECCLESIA DE EUCHARISTIA di Giovanni Paolo II (17 aprile 2003, Giovedì Santo) si conclude così:

Nell’umile segno del pane e del vino, transustanziati nel suo corpo e nel suo sangue, Cristo cammina con noi, quale nostra forza e nostro viatico, e ci rende per tutti testimoni di speranza. Se di fronte a questo Mistero la ragione sperimenta i suoi limiti, il cuore illuminato dalla grazia dello Spirito Santo intuisce bene come atteggiarsi, inabissandosi nell’adorazione e in un amore senza limiti.”

Facciamo nostri i sentimenti di san Tommaso d’Aquino, sommo teologo e insieme appassionato cantore di Cristo eucaristico, e lasciamo che anche il nostro animo si apra nella speranza alla contemplazione della meta, verso la quale il cuore aspira, assetato com’è di gioia e di pace:

« Bone pastor, panis vere, Iesu, nostri miserere… ».

Buon pastore, vero pane, o Gesù, pietà di noi: nutrici e difendici, portaci ai beni eterni
nella terra dei viventi. Tu che tutto sai e puoi, che ci nutri sulla terra, conduci i tuoi fratelli alla tavola del cielo nella gioia dei tuoi santi”.

Per i dettagli vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, Sezione Seconda, Capitolo 1, Articolo 3, numeri 1324-1419.

LA “CENA DEL SIGNORE” O “SANTA CENA”
NELLA TRADIZIONE RIFORMATA
DELLE CHIESE “STORICHE”

Nel protestantesimo, la cena del Signore è stata oggetto di vivaci dibattiti già a partire dalla Riforma del XVI secolo. Su di un punto tutti i riformatori sono concordi, e cioè che nella cena Cristo è realmente presente. Nessuno dei riformatori ha mai sostenuto l’assenza di Cristo. Il problema è però costituito dal modo in cui tale presenza si realizza.

Per Lutero la cena è ”parola di Dio fatta pane“. Per esprimere la propria posizione, il riformatore di Wittenberg usa il termine “consustanziazione”, adoperato anche da molti teologi medievali: tutto il Cristo, natura divina e natura umana, è nel pane e nel vino.

Per tale dottrina il corpo e il sangue di Cristo diventano coesistenti con le sostanze del pane e del vino che continuano a esistere, e possono così essere ricevuti nella fede.

Spiega così Wikipedia:
I Luterani considerano la Santa Cena in termini di consustanziazione. Il pane ed il vino, pur rimanendo pane e vino, assumono anche la sostanza del corpo e del sangue di Gesù Cristo. L’esempio spesso citato, al fine di spiegare il rapporto che intercorre tra pane e corpo di Cristo ed il vino ed il sangue è quello del ferro gettato nel fuoco, dove non è più possibile distinguere i due elementi.

Aggiungo io che al giorno d’oggi, oltre ai Luterani, anche alcune chiese ortodosse orientali parlano di consustanziazione come modalità della presenza reale. .

Zwingli obietta che il corpo di Cristo è asceso in cielo e dunque il pane resta pane e il vino vino. Secondo il riformatore di Zurigo – che non vuole ricadere nella dottrina romana della transustanziazione -, Cristo è presente, ma in Spirito nella comunità che celebra il memoriale. A Marburgo, nel 1529, Lutero e Zwingli si dividono sul modo di intendere la presenza di Cristo nella cena.

Questa modalità di presenza reale è spesso definita come commemorazione.

Per una analisi più dettagliate delle differenti concezione di Lutero, Zwingli ed altro si veda questo articolo di Carlo Siracusa.

A Ginevra, qualche anno dopo, Calvino propone una terza via: il Cristo è presente nello Spirito, e in forza dello Spirito il dono di grazia legato anche alla carne di Cristo è offerto nel pane e nel vino della cena. In tal modo, in forza dello Spirito e della Parola predicata, gli elementi presentano “la vera, ma spirituale comunicazione del suo corpo e del suo sangue” (“Catechismo di Ginevra”, 1537). Non si tratta, come qualcuno potrebbe pensare, di contrapporre una presenza “spirituale” a una presenza reale, perché nulla è più reale – secondo il pensiero del riformatore di Ginevra e secondo tutta la teologia cristiana – dello Spirito di Dio.

Vediamo anche in questo caso il riassunto di Wikipedia:
Giovanni Calvino rifiuta sia la dottrina della transustanziazione che quella della consustanziazione, ma confuta anche coloro [Zwingli] che ritengono la Santa Cena, il pane ed il vino, semplici simboli della propria fede cristiana.
Il concetto calvinista è infatti più complesso. Egli ritiene che nel sacramento si riceva realmente il corpo il sangue di Cristo, ma ciò avviene in maniera spirituale e non materiale, attraverso i segni del pane e del vino si riceve la comunione spirituale con Gesù. Così come il pane ed il vino sono il nutrimento per il corpo, il corpo ed il sangue di Cristo sono il nutrimento spirituale, il nutrimento per l’anima.
Calvino parla appunto di “cena spirituale”. Il pane sostenta, è il nutrimento fondamentale. Il vino invece rallegra e dona forza. Al centro del sacramento della Santa Cena c’è dunque la garanzia della salvezza, della vita eterna.
La concezione calvinista si focalizza dunque nell’idea biblica della Chiesa intesa come corpo di Cristo. I cristiani sono dunque membra del corpo di Cristo. In questa visione non si nega l’unione di Cristo, un’unione reale, una partecipazione reale al corpo di Cristo e non un puro simbolismo. 

Vedi di Giovanni Calvino, Istituzione della religione cristiana, Libro IV, Capitolo 17 e Piccolo trattato sulla Santa Cena.

Oggi possiamo dire insieme quanto segue: Nella santa cena Gesù Cristo risorto si dona nel suo corpo e nel suo sangue dati per tutti, attraverso la parola della sua promessa, con pane e vino. Così egli dà se stesso senza riserve a tutti coloro che ricevono il pane e il vino: la fede li riceve per la salvezza, l’incredulità per il giudizio. (1973, “Concordia di Leuenberg” tra Luterani e Riformati, articoli 17ss).

Riassume così Wikipedia:

Santa Cena è il nome con cui alcune chiese protestanti identificano uno dei due sacramenti, accanto al Battesimo, da tali chiese riconosciuti. A seconda della chiesa e/o del luogo viene chiamata anche Santa Comunione, Comunione, Cena del Signore (Lord’s Supper), oppure Eucaristia; quest’ultimo è il nome del corrispondente rito di cattolici ed ortodossi.

Nelle chiese protestanti i fedeli prendono generalmente entrambi gli elementi della Comunione, ossia il pane ed il vino. Diverse denominazioni consentono la partecipazione al sacramento a tutti i cristiani battezzati, indipendentemente dalla denominazione a cui questi appartengano; si parla in tal caso di comunione aperta.

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

La Parola

23 Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e dopo aver reso grazie, lo ruppe e disse: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

25 Nello stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me.

26 Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga».

27 Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. 28 Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; 29 poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro se stesso, se non discerne il corpo del Signore.

(1 Corinti 11)

Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino
Preparandoci al Giovedì Santo, alla Cena del Signore, con Agostino

Il commento patristico

Dai «Trattati su Giovanni» di sant’Agostino, vescovo
(Tratt. 84, 1-2; CCL 36, 536-538)
La pienezza dell’amore

Il Signore, o fratelli carissimi, ha definito la pienezza dell’amore con cui dobbiamo amarci gli uni gli altri con queste parole: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15, 13). Ne consegue ciò che il medesimo evangelista Giovanni dice nella sua lettera: Cristo «ha dato la sua vita per noi, quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli», (1 Gv 3, 16) amandoci davvero gli uni gli altri, come egli ci ha amato, fino a dare la sua vita per noi.

Questo appunto si legge nei Proverbi di Salomone: Quando siedi a mensa col potente, considera bene che cosa hai davanti; e poni mano a far le medesime cose che fa lui (cfr. Pro 23, 1-2).

Ora qual è la mensa del grande e del potente, se non quella in cui si riceve il corpo e il sangue di colui che ha dato la vita per noi? E che significa assidersi a questa mensa, se non accostarvisi con umiltà? E che vuol dire considerare bene che cosa si ha davanti, se non riflettere, come si conviene, a una grazia sì grande? E che cosa è questo porre mano a far le medesime cose se non ciò che ho detto sopra e cioè: come Cristo ha dato la sua vita per noi, così anche noi dobbiamo essere disposti a dare la nostra vita per i fratelli? È quello che dice anche l’apostolo Pietro: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1 Pt 2, 21). Questo significa fare le medesime cose. Così hanno fatto con ardente amore i santi martiri e, se non vogliamo celebrare inutilmente la loro memoria, se non vogliamo accostarci infruttuosamente alla mensa del Signore, a quel banchetto in cui anch’essi si sono saziati, bisogna che anche noi, come loro, siamo pronti a ricambiare il dono ricevuto.

A questa mensa del Signore, perciò, noi non commemoriamo i martiri come facciamo con gli altri che ora riposano in pace, cioè non preghiamo per loro, ma chiediamo piuttosto che essi preghino per noi, per ottenerci di seguire le loro orme. Essi, infatti, hanno toccato il vertice di quell’amore che il Signore ha definito come il più grande possibile. Hanno presentato ai loro fratelli quella stessa testimonianza di amore, che essi medesimi avevano ricevuto alla mensa del Signore.

Non vogliamo dire con questo di poter essere pari a Cristo Signore, qualora giungessimo a rendergli testimonianza fino allo spargimento del sangue. Egli aveva il potere di dare la sua vita e di riprenderla, mentre noi non possiamo vivere finché vogliamo, e dobbiamo morire anche contro nostra voglia. Egli, morendo, uccise subito in sé la morte, mentre noi veniamo liberati dalla morte solo mediante la sua morte. La sua carne non conobbe la corruzione, mentre la nostra, solo dopo aver subito la corruzione, rivestirà per mezzo di lui l’incorruttibilità alla fine del mondo. Egli non ebbe bisogno di noi per salvarci, ma noi, senza di lui, non possiamo far nulla. Egli si è mostrato come vite a noi che siamo i tralci, a noi che, senza di lui, non possiamo avere la vita.

In fine, anche se i fratelli arrivano a dare la vita per i fratelli, il sangue di un martire non viene sparso per la remissione dei peccati dei fratelli, cosa che invece egli ha fatto per noi. E con questo ci ha dato non un esempio da imitare, ma un dono di cui essergli grati.

I martiri dunque, in quanto versarono il loro sangue per i fratelli, hanno ricambiato solo quanto hanno ricevuto dalla mensa del Signore.

Manteniamoci sulla loro scia e amiamoci gli uni gli altri, come Cristo ha amato noi, dando se stesso per noi.

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

La Parola

Rimproveri del Signore al suo popolo
(Is 59:1-4; Gr 3:6-8) Gr 32:17-23
1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il servo del Signore oltraggiato e soccorso
(Sl 40:6-13; Lu 18:31-33; Fl 2:5-11; Eb 5:7-10) La 3:19-33
4 Il Signore, DIO, mi ha dato una lingua pronta,
perché io sappia aiutare con la parola chi è stanco.
Egli risveglia, ogni mattina, risveglia il mio orecchio,
perché io ascolti, come ascoltano i discepoli.
5 Il Signore, DIO, mi ha aperto l’orecchio
e io non sono stato ribelle,
non mi sono tirato indietro.
6 Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva,
e le mie guance a chi mi strappava la barba;
io non ho nascosto il mio vòlto
agli insulti e agli sputi.
7 Ma il Signore, DIO, mi ha soccorso;
perciò non sono stato abbattuto;
perciò ho reso la mia faccia dura come la pietra
e so che non sarò deluso.
8 Vicino è colui che mi giustifica;
chi mi potrà accusare?
Mettiamoci a confronto!
Chi è il mio avversario?
Mi venga vicino!
9 Il Signore, DIO, mi verrà in aiuto;
chi è colui che mi condannerà?
Ecco, tutti costoro diventeranno logori come un vestito,
la tignola li roderà.
10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto
Mercoledì Santo, il terzo inquietante canto

Il commento

Mercoledì Santo, terza feria della Settimana Santa, si legge il terzo canto del Servo del Signore. Solitamente se ne legge solo la parte centrale, i versetti dal 4 al 9, quella dove è prefigurata la Passione del Cristo (le percosse, gli insulti, gli sputi) ed è annunciato il suo tener duro fino alla fine (l’indurimento del volto, come pietra).

Oggi l’ho letto tutto il capitolo 50 e, confesso, i primi versetti mi hanno inquietato.

Contengono un durissimo atto di accusa da parte del Signore verso il suo popolo.
Li riporto di seguito:

1 Così parla il SIGNORE:
«Dov’è la lettera di divorzio di vostra madre con cui io l’ho ripudiata?
Oppure a quale dei miei creditori io vi ho venduti?
Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?
La mia mano è davvero troppo corta per liberare,
oppure non ho la forza di poter salvare?
Ecco; con la mia minaccia io prosciugo il mare,
riduco i fiumi in deserto;
il loro pesce diventa fetido per mancanza d’acqua
e muore di sete.
3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta».

Il messaggio è chiaro.
Il popolo di Dio ha abbandonato il Suo Signore, ha smesso di cercarlo, ha smesso di pregarlo, si è venduto per il potere, per il denaro, si è abbandonato agli idoli.

Ecco, per le vostre colpe siete stati venduti,
per i vostri misfatti vostra madre è stata ripudiata.
2 Perché, quando io sono venuto, non si è trovato nessuno?
Perché, quando ho chiamato, nessuno mi ha risposto?

Il Signore è venuto, ci ha redenti, ci ha salvati, ma dove sono i credenti?
Il Signore chiama, continua a chiamare, la Sua Parola continua a risuonare tra di noi, perchè nessuno la ascolta?

Gli uomini, tanta umanità, si è venduta al principe di questo mondo.
La sposa del Signore ha tradito il suo talamo e si è prostituita al mondo.
Il messaggio di questi versetti, secondo i biblisti, è rivolto principalmente al Regno del Nord, a Israele. Che ha visto la grandezza della salvezza operata dal Signore, ha passato il Mar Rosso, eppure pare essersi scordato della prosperità di cui ha goduto grazie alla fede nel Signore.

Ho pensato, lo confesso, alla fede in Cristo che va scomparendo, prima nel Nord Europa, poi nell’emisfero Nord, e mi sono inquietato.
Mi pare che la profezia di Isaia si attagli perfettamente anche ai nostri giorni.
Ho pensato al buio dell’eutanasia, dell’eugenetica, dell’aborto programmato ed incentivato, ai programmi per l’eliminazione dei disabili fin dal grembo materno, alla sessualità pervertita e mercificata, alla famiglia disintegrata, derisa ed impoverita come forse mai nella storia dell’umanità.
Ho pensato a tante chiese cristiane del Nord Europa, sempre più vuote, sempre più ridotte, da centri dell’annuncio della Parola di Dio, a propugnatori di servizi di assistenza sociale, a organizzazioni non governative, direbbe qualcuno vestito di bianco…
Ho pensato alle chiese vuote del Belgio e della Francia, al messaggio pervertito che viene oggi anche da tante chiese del nostro paese, che pare tristemente avviarsi sulla stessa china.

Ho pensato tutto questo, e sono piombato nel buio, nel nero. Il nero del versetto 3…

3 Io rivesto i cieli di nero,
do loro un cilicio come coperta

E ho visto nella mia mente il drappo nero degli assassini dell’ISIS, il drappo nero di ogni assassino ed omicida. Assassini foraggiati de noi stessi, dagli stolidi giochi di potere dei servizi segreti e dalle nazioni, da chi genera Moloch che poi non riesce più a controllare. L’ISIS come Al Qaeda, come tutti o quasi i gruppi terroristi di ogni paesi, che godono di connivenze con il potere, che cercano il potere come gli stessi poteri del mondo che dicono di combatterli.

Ho pensato alle tante immagini di europei, di belgi, che scappano dall’aeroporto o  dalla metropolitana con le coperte del loro dolore addosso (un cilicio come coperta).

La salvezza?
Conformarsi al Cristo.
Conformarsi al Servo Obbediente del Signore.
Obbedire alla Parola di Dio anzichè agli uomini.
Rifiutare le scorciatoie del denaro e del potere.
Smetterla di ricercare il benessere a tutti i costi, a spese dei nostri vicini, dei poveri di questo mondo.
Smetterla di scegliersi il prossimo da soccorrere e farsi prossimo di ogni sofferenza e dolore.
Tutto questo si chiama conversione.

Fare questo non toglierà mai del tutto le tenebre dalla nostra vita, perchè il peccato ci accompagnerà finchè avremo vita, ma ci farà camminare alla luce eterna di Dio, guiderà i nostri passi.

Oppure, dice l’altrettanto inquietante versetto 11, scegliete la radicalità, scegliete il terrore contro il terrore.
Vi danno fuoco? Rispondete con un fuoco più grande.
Vi attaccano con dei tizzoni? Fate altrettanto.
Finirete bruciati tra le fiamme che voi stessi avrete acceso, voi vi coricherete nel dolore.

10 Chi di voi teme il SIGNORE
e ascolta la voce del suo servo?
Sebbene cammini nelle tenebre, privo di luce,
confidi nel nome del SIGNORE
e si appoggi al suo Dio!
11 Ecco, voi tutti che accendete un fuoco,
che siete armati di tizzoni,
andatevene nelle fiamme del vostro fuoco e fra i tizzoni che avete accesi!
Questo avrete dalla mia mano:
voi vi coricherete nel dolore.

Signore, accresci la nostra fede.
Fa che siamo capaci di indurire la nostra faccia, come il Tuo Servo Gesù.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia della Tua Parola.
Fa che induriamo la nostra faccia sulla roccia del Tuo Cristo.

Senza tirarci indietro, neppure di fronte agli sputi ed agli insulti, che il nostro stesso agire spesso ci merita, ci ha meritato.

Amen.

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

La Parola

Dal libro del profeta Isaìa (50:4-9)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?

Mercoledì Santo - Fai attento il mio orecchio!
Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Il commento

Grazie, o Eterno, perchè fai attento il mio orecchio, ogni giorno, alla Tua Parola, che è Verità, che indica la Via, che porta alla vera Vita.

Accresci la mia fede, donami la Tua grazia, rinfrancami con i doni del Tuo Santo Spirito, perchè sia capace di annunciare, senza stancarmi, senza perdermi d’animo, con lingua da iniziato.

Amen. Amen. Alleluia!

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Riflettevo stamani, leggendo il primo dei due Vangeli che in questa Santa Settimana ci ricordano il tradimento di Giuda Iscariota, sul fatto che il Lunedì Santo ci venga presentato un omaggio a Gesù da parte di una donna, mentre il Martedì e il Mercoledì ci si sofferma sul tradimento da parte di un uomo. E non uno qualsiasi, uno dei Dodici.

Riflettevo e pensavo che forse è perchè si vuole sottolineare quanto rari siano i gesti di omaggio al Signore, e quanto invece assai più frequenti i tradimenti. Al punto che l’omaggio di Maria di Betania a Gesù nemmeno viene capito dagli altri, da noi che osserviamo.

“Non era meglio spendere i soldi dell’olio per i poveri?”. Quanto oggi non sottoscriverebbero le parole di Giuda? Senza pensare che non saremo salvati per aver aiutato i poveri, ma per avere obbedito a Cristo, onorato Cristo, riconosciuto Cristo nei poveri?

Questo salva! Prendere il proprio corpo, prendere la propria esistenza, prendere tutto ciò che si diparte da noi, i nostri capelli, le nostre mani, e cercare di “spalmarci su Cristo”, di condividere la Sua unzione, di condividere il Suo donare la vita in modo totale.

Questo salva! Prendere ogni nostro bene, ogni nostra risorsa, parola, gesto, azione e spenderla per Cristo, spendere e spenderci per essere unti con Lui.

Ma essere unti con Lui, lo sappiamo, o almeno dovremmo, significa condividerne la sorte. E la sorte in questo mondo si chiama Croce. Non si chiama riconoscimento, non si chiama elogio, non si chiama gratificazione! Si chiama Croce. E la Croce o la prendi ogni giorno, o non ti salvi, o non avrai parte con Lui.

Finirai prima o poi per rinnegarlo, come Pietro, o lo venderai al migliore offerente, come Giuda. Magari dicendo che lo hai fatto “per i poveri”.

Ricordiamoci le parole di Paolo, nella lettera ai Corinti.

1Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. (1 Corinti 13)

La carità non è la nostra pietà pelosa, l’elargizione ad altri del nostro superfluo, che siano soldi o tempo. La carità è il conformarsi a Cristo. Diceva Madre Teresa, e a mio parere aveva ragione, che la salvezza era nel gettarsi a terra di fronte a Cristo, era nell’annullare se stessi di fronte al Cristo, più che nel fare lo stesso gesto di fronte al povero o al lebbroso. Questi andava onorato per Quello! L’onore al povero materiale va di conseguenza con il riconoscere la propria miseria, la propria povertà spirituale di fronte al Cristo.  Altrimenti si finge di onorare il povero, ma si onora solo la propria vanagloria.

L'inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti
L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Quanto è più facile tradire. E quante volte lo facciamo durante le nostre giornate. In mille e mille modi differenti. Cedendo alle logiche ed alle false sapienze di questo mondo, per quieto vivere, per vigliaccheria, per convenienza. Dimenticandoci che in virtù del nostro battesimo e della nostra professione di fede ci siamo impegnati a mettere il Cristo davanti a tutti, la Sua Parola prima di qualsiasi discorso umano… Non vendiamo Gesù per 30 denari, spesso per molto, molto meno…

 

La fede di ogni giorno, l'energia della vita