Devotional – La migliore cosa del mondo

Devotional – La migliore cosa del mondo

(a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella)

“Quand’anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo”.
1 Corinti 13:1

Nel 1874, a soli 23 anni, Henry Drummond (1851-1897) scriveva “La migliore cosa del mondo”, una messaggio sul testo paolino dell’amore.

Il testo è stato ripreso e riproposto alcuni anni fa da Paul Coelho in “Il dono supremo”.

L’amore non può essere definito, è come un prisma che riflette la luce nei colori dell’arcobaleno. Lo compongono pazienza, bontà, generosità, umiltà, gentilezza, dedizione, tolleranza, ingenuità e sincerità.

Siamo chiamati ad apprendere ad amare da Dio, infatti “noi amiamo poiché Egli ci ha amato per primo” (1 Giovanni 4:19). Dio è amore, che purifica e trasforma.

Nonostante tutto l’impegno, non basterà la volontà a cambiare l’essere umano, neanche il tempo riesce a mutare l’uomo. Solo l’amore è in grado di trasformarlo.

Da credente prima e umile ministro dell’evangelo dopo, confermo quanto scriveva l’apostolo Paolo, quando dichiarava che “senza amore siamo un cembalo risonante”.

Le locuzioni “bronzo risonante” e “cembalo squillante” non sono una disistima della musica, ma indicano un rumore più o meno assordante e scollegato, come poteva avvenire in qualche rito pagano in cui questi strumenti erano impiegati: un tintinnio senza armonia, un rumore lontano parente di una melodia.

Il veleno dentro

Un uomo andò dal padre e gli disse: “Non sopporto più mia moglie, voglio ucciderla, ma ho paura che venga scoperto. Puoi aiutarmi?” “Certo”, rispose il padre, che aggiunse: “C’è un problema. Devi fare in modo che nessuno sospetti di te”. “Come farò allora?”, chiese il figlio. “Dovrai prenderti cura di lei, essere gentile, grato, paziente, amorevole, meno egoista, darle maggior ascolto e attenzione”. Poi consegnandogli un flaconcino aggiunse: “Ogni giorno le darai un po’ di questo veleno nel cibo. Così morirà lentamente”.

Dopo qualche giorno, l’uomo tornò sconvolto dal padre: “Non voglio più che mia moglie muoia. Mi sono reso conto che la amo. Come faccio ora dato che l’ho avvelenata?” “Non ti preoccupare, era solo polvere di riso. Non morirà. Il veleno era dentro di te, e tu stavi morendo”.

Quando si nutrono rancori si muore lentamente senza accorgersene. È ora di fare pace con noi stessi (e Dio); solo dopo saremo in grado di farla con gli altri.

Il Vangelo è pieno di queste lezioni. Ci invita a trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi, e a stimarli più di noi stessi. Prima di recarci a incontrare Dio ci manda a riappacificarci con il nostro fratello. Prima che sia troppo tardi prendiamo l’iniziativa di amare, di dare, di aiutare e soprattutto di gustare la gioia di perdonare.

Il 3 maggio è la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa. Preghiamo affinché in ogni parte del mondo sia concessa la libertà di esprimere e comunicare, senza condizionamenti e controlli di alcun tipo.

Devotional - La migliore cosa del mondo
Devotional – La migliore cosa del mondo

Lettura della Bibbia

01 maggio 1 Cronache 17-19; Matteo 27-28
02 maggio 1 Cronache 20-22; Marco 1-2
03 maggio 1 Cronache 23-25; Marco 3-4
04 maggio 1 Cronache 26-28; Marco 5-6
05 maggio 1 Cronache 29; 2 Cronache 1-2; Marco 7-8
06 maggio 2 Cronache 3-5; Marco 9-10
07 maggio 2 Cronache 6-8; Marco 11-12

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese”

Giovanni Diodati, dai suoi scritti

“La Sacra Scrittura è la parola divinamente ispirata da Dio, attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo e per mezzo di profeti, apostoli ed evangelisti, nell’Antico e Nuovo Testamento. In essa è racchiusa tutta la conoscenza necessaria per la vita eterna. (Tesi I)

Le Scritture possono e devono essere tradotte in tutte le lingue di ogni nazione, così che tutti possano leggerle e comprenderle. (Tesi VII)

È un sacrilegio impedire alle persone di leggere le Scritture perché considerate oscure o pericolose. (Tesi VIII)

La Scrittura è affidabile attraverso e in virtù di se stessa, e non necessita della precaria autorità della Chiesa. (Tesi XVI)

La Scrittura contiene nella maniera più completa tutte le cose necessarie alla salvezza. (Tesi XX)

La Scrittura è perciò necessaria, perché queste cose non possono essere trovate altrove. (Tesi XXI)”

– Giovanni Diodati –

Giovanni Diodati, calvinista, ginevrino ma di “famiglia lucchese

(i testi che seguono sono ripresi da Wikipedia)

Giovanni Diodati
Giovanni Diodati

La vita

Giovanni Diodati (Ginevra, 3 giugno 1576 – Ginevra, 13 ottobre 1649) è stato un teologo italiano nato in Svizzera e di fede protestante.

Apparteneva alla nobile famiglia dei Diodati, famiglia lucchese convertitasi al calvinismo, fu professore di lingua ebraica all’Accademia di Calvino a Ginevra, pastore dal 1608 e professore di teologia dal 1606 al 1645. Tradusse la Bibbia in italiano nel 1607 ed in francese nel 1644; la versione italiana (“La Sacra Bibbia ossia L’Antico e Il Nuovo Testamento”) fu considerata dal protestantesimo italiano la versione ufficiale fino a quando apparve la cosiddetta riveduta ad opera di Giovanni Luzzi.

(…)

Nonostante il suo rapporto con Ginevra, che durerà tutta la vita, Diodati sembra essersi sempre considerato come un lucchese che vive a Ginevra. Nella sua prima versione annotata della Bibbia in italiano, pubblicata nel 1607, egli descrisse se stesso come “di nation lucchese”. Questa identificazione con Lucca non è solo tipica del giovane Diodati, dato che continuò ad identificarsi in questo modo anche nella sua versione italiana della Bibbia del 1640/41, prodotta verso la fine della sua vita.

Nonostante quindi la sua associazione con Ginevra, Diodati si considerò sempre italiano, e la prova migliore risiede proprio nel fatto che la sua traduzione italiana delle Scritture si è comprovata così utile che ancora oggi essa continua ad essere pubblicata, sebbene in forma modificata, più di trecento anni dopo la sua prima apparizione.

Ma non solo questo: fin dalla sua giovinezza egli aveva ardentemente desiderato che la causa dell’Evangelo trionfasse in Italia, e che gli italiani si ribellassero a quella che considerava la tirannia del Papato.

La carriera

La carriera del Diodati è stata quella di un pastore riformato al servizio accademico della Chiesa di Ginevra. Diodati, forse, era più un linguista che un teologo. Per lui era di grande importanza che le Scritture fossero disponibili a tutti in forma leggibile e con semplici annotazioni. A questo fine dedicò tutte le sue capacità accademiche per la più gran parte della sua vita.

Iniziò quindi a tradurre l’Antico e il Nuovo Testamento dagli originali ebraico e greco; e nel 1607 ne pubblicò la prima edizione, corredata di note; poi nel 1641 la seconda, riveduta, annotata più ampiamente dell’altra, con l’aggiunta di una versione metrica dei Salmi.

Giovanni Diodati, Sola Scriptura
Giovanni Diodati, Sola Scriptura

Un personaggio che merita un approfondimento, io trovo…

Il 5 per mille che a me non costa nulla… Ma davvero?

Il 5 per mille: a te non costa nulla ma per noi vale tantissimo.

Il 5 per mille: a te non costa nulla ma per noi è importantissimo.

E via così.

In questo periodo, come sempre in questo periodo, sono assillato (sono a quota 37 richieste finora!), come tutti i contribuenti italiani, dalle richieste di devolvere a questo o quella associazione, centro sportivo, Caritas parrocchiale, ONG, organizzazione internazionale, etc… il mio 5 per mille, ovvero una quota dell’IRPEF che, comunque, dovrei pagare.

Negli anni la quota di possibili destinatari si è ampliata, a tal punto che oggi persino la mia squadra di Subbuteo e Calcio da Tavolo può esserne destinataria! E la cosa mi lascia assai perplesso.

Ricopio dal web uno specchietto riassuntivo a riguardo.

Il 5 per mille è una misura fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF (pari, appunto, al 5 per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche) a enti che si occupano di attività di interesse sociale, come associazioni di volontariato e di promozione sociale, onlus, associazioni sportive che svolgono prevalentemente attività socialmente utili, enti di ricerca scientifica e sanitaria.

Non è una donazione, quindi non beneficia delle connesse agevolazioni fiscali (non si può detrarre dalle tasse), ma non comporta neppure oneri aggiuntivi (in pratica non costa nulla) in quanto il contribuente è comunque tenuto a pagare l’IRPEF.

Introdotto per la prima volta nel 2006 a titolo sperimentale, il 5 per mille è stato poi inserito ogni anno nella cosiddetta Legge di Stabilità (ex Legge Finanziaria), subendo di volta in volta alcune modifiche, ed è stato infine stabilizzato dalla Legge n.190 del 2014 (Legge di Stabilità 2014).

Tale legge ha altresì fissato un tetto massimo pari a 500 milioni di euro da destinare al 5 per mille, sia per il 2015 sia per gli anni successivi.

Il 5 per mille riguarda solo l’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e non delle società (IRES), gli imprenditori possono però aderire al contributo tramite la dichiarazione dei propri redditi personali.

Le finalità per cui può essere destinato il 5 per mille sono il sostegno e il finanziamento di:Enti non profit, come organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, organizzazioni di promozione sociale, organizzazioni non lucrative di utilità sociale, cioè onlus (articolo 10 del decreto legislativo 460/1997), ecc.;

Istituti che si occupano di ricerca scientifica;
Università; Enti dediti alla ricerca sanitaria;
Servizi sociali del comune di residenza del contribuente;
Associazioni sportive dilettantistiche accreditate dal Comitato Olimpico, in cui sia presente il settore giovanile e che svolgano attività in favore di persone svantaggiate da un punto di vista fisico, psichico, familiare o economico;
Attività di salvaguardia, sostegno e valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici (legge n.111 del 15 luglio 2011).

Per dirla alla romana, ormai “la qualunque” può essere destinataria del cinque per mille.

Ma è vero che il 5 per mille non mi costa nulla?

E’ uno slogan che fa riferimento al fatto che comunque si tratta di una percentuale millesimale, come l’8 per mille o il 2 per mille, dalla tassa sul reddito di me in quanto persona fisica (IRPEF in sigla) che comunque dovrei pagare.

Ma mi costa, io direi. E nemmeno poco, visto che più trascorrono gli anni (la mia prima dichiarazione è del 1985, relativa ai redditi 1984) più lo Stato è diventato esoso nei miei riguardi.

Al punto che quando sono stato licenziato dalla mia Azienda si è trattenuto sotto forma di imposta qualcosa come il 33% o il 37% (non ricordo esattamente, ma credetemi, la percentuale era compresa in quella forbice) del mio trattamento di fine rapporto, che per logica avrei dovuto reinvestire per cercare lavoro. Il 30 e passa per cento lo ha trattenuto subito, e poi mi ci ha fatto ripagare altre tasse nella dichiarazione dell’anno successivo…

Mi costa perchè lo Stato non solo è esoso, ma mi rende sempre meno servizi nei vari ambiti di sua competenza, quali la sicurezza, la sanità, la scuola per i miei figli. Al punto che oggi mi chiedono il 5 per mille anche enti di competenza regionale o comunale. Perchè lo Stato trasmette loro sempre meno risorse per queste cose e perchè loro, come lo Stato, sono sempre più simili a parassiti che usano tutte le risorse che hanno per alimentare la macchina che li fa “funzionare” (volutamente tra virgolette).

Mi costa perchè dare il 5 per mille ad alcuni di questi enti è quindi come pagare le tasse due, tre o quattro volte. Pago lo Stato perchè la Regione mi dia determinate forme di assistenza sanitaria, pago la Regione (addizionale regionale) perchè lo Stato non le devolve i miei soldi, pago il Comune (addizionale comunale) perchè “idem” ed infine dovrei anche pagare il 5 per mille ai serivizi sociali del mio comune di residenza???

Quindi, tornando allo slogan pubblicitario di partenza, il 5 per mille, care associazioni, non solo mi costa, ma mi costa caro, anzi ci costa carissimo!

Poi non vi preoccupate. Un codice fiscale ce lo scriverò nell’apposito spazio della mia dichiarazione. Ma possibilmente di qualcuno che non mi assilli con quello slogan bugiardo che sembra piacervi tanto.

 

La tentazione diabolica della carità 

La citazione

Una citazione sulla carità di un pensatore complesso ma limpido nel suo argomentare, che ha scandalizzato alcuni miei conoscenti.

Per tentare la Chiesa il diavolo sceglie in ogni secolo un demonio diverso. Quello attuale è particolarmente sottile. L’angoscia della Chiesa dinanzi alla miseria delle moltitudini oscura la sua coscienza di Dio. La Chiesa cade nella più insidiosa delle tentazioni: la tentazione della carità

Nicolás Gómez Dávila

La Parola

Solo una domanda agli “scandalizzati”. Ricordate cosa scrive Paolo nell’inno alla carità ?

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente.

Prima lettera ai Corinzi 13,3

Che significa secondo voi?

Il significato

Per me significa che è possibile fare anche la carità per proprio interesse, per vanagloria o per continuare a vivere nel lusso più sfrenato o nella lussuria più spinta, illudendosi, perché di illusione si tratta, che il Signore veda una cosa e non veda l’altra.

Pensate, senza fare nomi, alle grandi imprese multinazionali, alle Major, come va di moda chiamarle, che donano imponenti somme di denaro alle ONG o al Papa per combattere la fame nel mondo. La stessa fame che esse stesse creano, depredando le ricchezze del mondo o di una buona parte di esso, lasciando per strada con la massima indifferenza decine di migliaia di persone qui per riassumerle là dove il lavoro può essere meglio sfruttato.

Ecco, un bambino riacquista la vista grazie ai loro soldi, e grazie ai media, ai social, alla pubblicità,  le migliaia di morti da loro provocati in Congo  (un paese a caso?) per lo sfruttamento minerario intensivo spariscono dalle cronache…

Illusione, appunto. Gli occhi degli uomini si possono comprare, lo si fa da sempre. Ma non certo quelli di Dio.

Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio

Simeone il Nuovo Teologo (ca 949-1022), monaco greco
Catechesi, 3; SC 96, 305

«Colui che Dio ha mandato
proferisce le parole di Dio»

Il Signore ha detto: «Scrutate le Scritture» (Gv 5,39). Scrutatele dunque e ricordate con molta fedeltà e fede quanto esse dicono. Così, conosciuta chiaramente la volontà di Dio… sarete in grado di distinguere senza sbagliare il bene dal male, invece di prestare orecchio a qualsiasi spirito e di essere trascinati da pensieri malsani.

Siate certi, fratelli miei, che nulla è favorevole alla nostra salvezza quanto l’osservanza dei divini precetti del Signore… Ci vorrà tuttavia molto timore, molta pazienza e perseveranza nella preghiera perché ci sia rivelato il significato di una sola parola del Maestro, perché conosciamo il gran mistero nascosto in ogni sua minima parola, e occorrerà che siamo pronti a dare la nostra vita per non lasciar cadere un solo segno dei comandamenti di Dio (cfr Mt 5,18).

Infatti la parola di Dio è come una spada a doppio taglio (Eb 4,12) che pota e taglia dall’anima ogni cupidigia e ogni istinto della carne. Anzi, essa diviene come un fuoco ardente (Ger 20,9) quando ravviva l’ardore della nostra anima, quando ci fa disprezzare ogni tristezza della vita e considerare le prove come perfetta letizia (Gc 1,2), quando, davanti alla morte temuta dagli uomini, ci fa desiderare e abbracciare la vita, donandoci il mezzo di giungervi.

Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio
Colui che Dio ha mandato proferisce le parole di Dio

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni 

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto…

15 Poi disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16 chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato.

17 E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18 prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno». 19 Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. 20 Essi poi se ne andarono a predicare dappertutto, mentre il Signore operava con loro e confermava la parola con i segni che l’accompagnavano. Amen.

(Marco 16)

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto
Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto

Da sempre l’uomo cerca segni. Ma quali sono i segni che devono interessarci? Ci dice Gesù che i segni che dobbiamo cercare di riconoscere sono quelli che accompagnano la professione della vera fede.

…nel mio nome scacceranno i demoni…

Il segno del Battesimo, il segno di accogliere nuovi credenti nella comunità, predicando e vivendo un continuo richiamo alla conversione.

Parlare con franchezza con le parole del Vangelo, annunciare senza paura e senza timore il Vangelo: questo è cacciare i demoni. Che la Parola di Dio odiano sopra ogni altra cosa. Perchè li ha relegati per sempre negli inferi, laddove è destinato a finire, secondo la Sua volontà, anche chi questa Parola si ostina a rifiutare.

parleranno nuove lingue…

Chi parla nel Nome del Signore, non parla con la le lingue biforcute del mondo. Non annuncia false salvezze, non predica false sapienze, ma neppure le asseconda o dà loro inconsistenti patenti di legittimità.

Le chiese ed i falsi pastori che fanno di queste cose saranno punite assai più severamente di chi semplicemente non ha avuto da Dio il dono della fede. Chi ha conosciuto la Parola di Dio, chi ha appreso dall’Eterno il modo umanamente corretto di professare la vera fede, e non lo fa, e si disegna una fede a sua immagine e somiglianza, e crede di poter adattare la Parola di Dio alle sue mancanze ed ai suoi vizi, questo sarebbe meglio non fosse nato, come dice Gesù. Perchè scandalizza i piccoli, e li allontana dalla Verità.

…prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male…

Cosa significa mettere in fuga dei serpenti? Chi è solito camminare nei boschi o in montagna lo sa bene. Occorre anitutto evitarli i serpenti. Tastando il terreno, facendo rumore, equipaggiando in maniera adatta  i punti più vulnerabili del proprio corpo.

Traducendo per l’uomo di fede, costui dovrà vagliare ocn attenzione ogni cosa, tastare se questo o quel comportamento è o non è secondo la Parola, l’unico vero antidoto ai veleni di questo mondo. Farà rumore, costui, pregando e recitando inni, salmi e cantici spirituali, come raccomanda la Scrittura. Perchè è sempre meglio ricorrere alla divina Sapienza, lasciare che lo Spirito parli per noi, che mettere in atto comportamenti pericolosi e discorsi magniloquenti che poco dicono e poco convertono il proprio cuore.

Se il cuore è pieno di Parola di Dio, nessun veleno potrà farci danno; ed anche se qualcuno ce lo propinerà, o proverà a farlo, troveremo in noi gli anticorpi adatti a combatterlo con efficacia.

…imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno».

La Parola di Dio, dice una bellissima immagine della Lettera agli Ebrei, è come una spada a doppio taglia. Che con il primo taglia, ferisce fino al midollo le tue ossa e la tua anima. Che mette al nudo il tuo peccato.

Ma con il secondo ti risana, ti guarisce dal peccato di questo mondo. Perchè come diceva il Crito noi viviamo in questo mondo, ma non ne facciamo parte! Siamo, dobbiamo essere come la sua anima.

Nel mondo ma non del mondo

Non cerchiamo la carità, pelosa!, di questo mondo, ma la carità di Dio, il Suo Amore e non i nostri amori, viziati dal peccato, dall’amore in realtà per noi stessi e per le nostre debolezze.

Non cerchiamo la pace, fasulla!, di questo mondo, pensata da coloro che di questo mondo sono “principi” ma che in realtà lo asservono ai loro scopi di potere, perchè sono loro perp rimi asserviti al maligno; cerchiamo piuttosto la pace che risulta al cuore dalla coscienza di aver fatto con tutte le proprie forze e le proprie capacità, la volontà di Dio. Anche se questo ci comporta rifiuto, persecuzione, martirio fino alla donazione della vita.

Non cerchiamo le speranze, illusorie!, riposte nelle ideologie, negli scientificismi, nelle sapienze fasulle, ma cerchiamo la speranza vera, la speranza che non delude i cuori, la sola speranza che non tradisce.

Solo in Te è tranquilla l’anima mia…

Ti cerco dall’aurora… 

O DIO, tu sei il mio DIO, io ti cerco al mattino; l’anima mia è assetata di te; a te anela la mia carne in terra arida e riarsa, senz’acqua.

2 Così ti ho ammirato nel santuario, contemplando la tua forza e la tua gloria. 3 Poiché la tua benignità vale più della vita, le mie labbra ti loderanno.

4 Così ti benedirò finché io vivo e nel tuo nome alzerò le mie mani. 5 L’anima mia sarà saziata come di midollo e di grasso, e la mia bocca ti loderà con labbra giubilanti.

6 Mi ricordo di te sul mio letto, penso a te nelle veglie della notte.

7 Poiché tu sei stato il mio aiuto, io canto di gioia all’ombra delle tue ali.

8 L’anima mia si tiene stretta a te; la tua destra mi sostiene.

9 Ma quelli che cercano la mia vita per distruggerla, scenderanno nelle parti più basse della terra. 10 Essi saranno dati in potere della spada e diverranno preda degli sciacalli.

11 Ma il re si rallegrerà in DIO; chiunque giura per lui si glorierà, perché la bocca dei bugiardi verrà costretta al silenzio.

(Salmi 63)

Noi pochi, noi felici pochi, manipolo di fratelli

Oggi culto con la comunità di mia zia Sara. Chiesa quasi deserta… causa probabilmente i tanti che hanno fatto “ponte” in occasione del 25 aprile.

Ieri sera avevo ascoltato una predicazione di Paolo Ricca, pastore valdese, tenuta a Trastevere, sul tema della Resurrezione di cui non si accorge nessuno. Se non chi ha fede.

E il presidente dell’assemblea liturgica di oggi da mia zia ha predicato sullo stesso tema, forse contemplando un po’ sconsolato le poche presenze nei banchi.

E’ vero, Dio non ci si impone, non ci forza alla fede. Non forza neppure Tommaso; gli dice semplicemente di metter lì la mano…

E quando questi professa la propria fede gli dice, “tu credi perchè tocchi”, beati quelli che credono senza toccare o vedere.

Non ho potuto fare a meno di pensare alla nostra società odierna, al materialismo imperante, per cui sono importanti solo le cose che si vedono e si toccano, allo scientificismo, per cui è vero solo quello che può essere provato scientificamente.

La Resurrezione non si vede e non si tocca. La Resurrezione può essere accolta solo con la fede. Perciò è giusto, ho pensato mentre celebravamo la Santa Cena, che siamo così pochi. Pochi come gli apostoli e le donne della prima comunità cristiana.

Pochi, ma speriamo “buoni” agli occhi di Dio. Del resto Dio non ci ha detto di riempire le chiese ed i templi con effetti speciali, nè che le chiese piene sarebbero state una prova di fede,,, al contrario. Ci ha detto di annunziare il Vangelo, senza stancarci, senza fare “sconti” o aggiunte a quanto la Legge di Dio, la Sua Parola richiede. Ci ha detto che questo ci procurerà tribolazione nel mondo, ad alcuni la perdita della stessa vita terrena. Ma ci ha detto anche a più riprse di non temere, di non avere paura, che Egli ha vinto il mondo, che Egli sa tutto ciò di cui abbiamo bisogno, che sarà lo stesso Spirito, sarà Lui stesso a dirci cosa dobbiamo dire.

Lasciamo che agisca, secondo la Sua volontà. Crediamo! Non stanchiamoci mai di leggere, pregare e meditare sulla Sua Parola. e la vittoria finale sarà nostra. Sarà di quei pochi. Di quei fedeli e felici pochi capaci di versare il loro sangue per l’Evangelo.

Noi felici, pochi. Noi manipolo di fratelli: poiché chi oggi verserà il suo sangue con me sarà mio fratello, e per quanto umile la sua condizione, sarà da questo giorno elevata, e tanti gentiluomini ora a letto in patria si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui, e menomati nella loro virilità sentendo parlare chi ha combattuto con noi questo giorno di San Crispino!

(William Shakespeare, Enrico V: Atto IV, scena III)

Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi
Enrico V, Noi pochi, noi felici pochi

Devotional – Una fede che vede

Una fede che vede

«Dici: “Se puoi!” Ogni cosa è possibile per chi crede»

Marco 9:23

Queste parole rivolte da Gesù all’uomo, che aveva un ragazzo posseduto da uno spirito che lo tormentava e lo faceva gettare nell’acqua e nel fuoco, mettono l’enfasi sul credere. Cosa vuol dire credere? Credere è darGli fiducia è fare affidamento sul fatto che per certo non ci deluderà. Il padre del fanciullo però a quelle parole subito gridò con lacrime, che esprimono tutta la sofferenza: «Io credo; vieni in aiuto alla mia incredulità» (Marco 9:24). L’uomo non dubitava in cuor suo, ma la richiesta era stata fatta al fine di potesse vedere qualcosa di concreto. Anche Tommaso, dopo la resurrezione di Gesù, non metteva in dubbio ciò che i discepoli avevano visto, ma aveva bisogno di guardare con i suoi occhi per credere. Quest’uomo non fece altro che ribadire la necessità di vedere per credere, perché la fede ne necessita. Chi ha fede nel Signore ha necessità di vedere. Il Signore chiama beati quelli che credono senza vedere, sicuramente questi hanno ottenuto dopo aver confidato. Anche noi, pur non avendoLo visto, abbiamo creduto e ci siamo scoperti cambiati, sia noi che la nostra vita. Una fede che non vede è morta.

Dimorate nel mio amore

Il nostro Signore Gesù Cristo tenne a dire ai suoi discepoli: «Dimorate nel mio amore» (Gv 15.9). C.S. Lewis scrisse: “Amare significa, in ogni caso, essere vulnerabili. Qualunque sia la cosa che vi è cara, il vostro cuore prima o poi avrà a soffrire per causa sua, e magari anche a spezzarsi. Se volete avere la certezza che esso rimanga intatto, non donatelo a nessuno, nemmeno a un animale. Proteggetelo avvolgendolo con cura con passatempi e piccoli lussi; evitate ogni tipo di coinvolgimento; chiudetelo col lucchetto nello scrigno, o nella bara, del vostro egoismo. Ma in quello scrigno (al sicuro, nel buio, immobile, sotto vuoto) esso cambierà: non si spezzerà; diventerà infrangibile, impenetrabile, irredimibile […] L’unico luogo, a parte il cielo, dove [il tuo cuore] può essere perfettamente salvo da tutti i pericoli e perturbazioni dell’amore è l’inferno” (C.S.Lewis, I quattro amori, p. 111)

Un triste ricordo

All’una e ventitré del 26 aprile del 1986 scoppiò il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl (allora Unione Sovietica, e oggi Ucraina), causando quello che diventerà il più grave incidente dell’era nucleare. Tutti imparammo il nome di Chernobyl, mentre l’immensa nube di gas sfiorava le coste degli Stati Uniti contaminando tutto al suo passaggio. Il terrore di quei giorni è svanito, mentre le drammatiche conseguenze continuano a colpire, in primis i bambini.

Devotional della settimana
Devotional della settimana

Lettura della Bibbia

24 aprile 2 Re 21-23; Matteo 13-14

25 aprile 2 Re 24-25; 1 Cronache 1; Matteo 15-16

26 aprile 1 Cronache 2-4; Matteo 17-18

27 aprile 1 Cronache 5-7; Matteo 19-20

28 aprile 1 Cronache 8-10; Matteo 21-22

29 aprile 1 Cronache 11-13; Matteo 23-24

30 aprile 1 Cronache 14-16; Matteo 25-26

Devotional dell’Ottava di Pasqua: senza condizionamenti

Devotional dell’Ottava di Pasqua: Senza condizionamenti

Allora egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Luca 14:4

In giorno di sabato Gesù si reca “in casa di uno dei principali farisei per prendere cibo”. Gli occhi dei presenti sono puntati addosso al Maestro.

Non è neanche entrato che un uomo idropico si presenta in cerca di aiuto. Prevedendo le reazioni, Gesù prese a dire ai dottori della legge e ai farisei: «È lecito o no fare guarigioni in giorno di sabato?»

Senza lasciarsi condizionare da alcuno, Egli non si sottrae a chi ha un bisogno. Infatti, “lo prese per mano, lo guarì e lo congedò”.

Troppe volte evitiamo di soddisfare dei bisogni per timore delle critiche, del cosa diranno o penseranno gli altri. Quell’uomo aveva un bisogno alla mano, probabilmente proprio la mano che Gesù non esito ad afferrare.

Quel prendere per mano rivela tutta la sensibilità di Dio.

Quando abbiamo una necessità personale, non badiamo a nulla. Perciò Gesù domandava: «Chi di voi, se gli cade nel pozzo un figlio o un bue, non lo tira subito fuori in giorno di sabato?». Come i commensali di Gesù, anche noi non possiamo rispondere contrariamente.

Perché non cogliere allora l’occasione di prendere per mano chi ci tende la sua in cerca di aiuto?

Il discepolato

Il discepolo cristiano è in continuo contatto con persone bisognose. Il suo obiettivo è “popolare il cielo e spopolare l’inferno”.

Non c’è discepolato senza evangelizzazione, perché lo Spirito è stato inviato per renderci testimoni del Cristo.

Luis Palau scriveva nel libro La gioia di seguire Cristo:

«È tragico notare che nelle nostre chiese moderne la preoccupazione per i perduti sta diventando una rarità. Potremmo dire che questa è l’era “dell’evangelico rilassato”. …

La maggior parte dei cristiani non hanno nessuna preoccupazione per i perduti, perché non hanno sperimentato il rinnovamento radicale di Dio nelle loro vite.

“Venite con me”, disse Gesù, “e vi faro pescatori d’uomini!” (Matteo 4:19). Solo stando vicini a Gesù potremmo acquisire il desiderio di vedere persone salvate».

Il discepolato è la nostra opportunità per fare uso delle infinite risorse di Dio, per donare le nostre vite in maniera significativa e non alla mediocrità.

Come allora su Gesù, oggi gli occhi sono rivolti su noi. Come vivi? Per principio o circostanza? Come discepolo esamina biblicamente ogni ambito della tua vita e vive di conseguenza.

Devotional
Devotional

Lettura della Bibbia

17 aprile 1 Re 22; 2 Re 1-2; Apocalisse 21-22

18 aprile 2 Re 3-5; Matteo 1-2

19 aprile 2 Re 6-8; Matteo 3-4

20 aprile 2 Re 9-11; Matteo 5-6

21 aprile 2 Re 12-14; Matteo 7-8

22 aprile 2 Re 15-17; Matteo 9-10

23 aprile 2 Re 18-20; Matteo 11-12

Pasqua senza la Croce? Croce e senso della Pasqua

Pasqua senza la Croce?

Una riflessione sulla Pasqua.

Oggi è il Venerdì che molte chiese e molti cristiani definiscono Santo. Lo definiscono tale perchè in questo Venerdì si ricorda in modo particolare la Crocifissione e la morte di Croce di Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, morto per la nostra salvezza.

Pasqua - Tutto è compiuto
Pasqua – Tutto è compiuto

Pasqua di mille colori

Oggi è il Venerdì della Via Crucis, della Via dolorosa, della sofferenza, della morte.

Ed allora mi chiedo: perchè mi arrivano (sui social, sul pc o sul telefono; ormai nessuno spedisce più nulla per posta) tanti auguri colorati, di uova colorate, di fiori colorati, di scritte e disegni arcobaleno… che in buona parte con le tematiche della Pasqua, non solo cristiana, ma neppure ebraica, c’entrano nulla?

E perchè oggi che è Venerdì di Passione?

Pasqua senza Pasqua

Non mi è difficile rispondermi.

Molti pensano che poi partono e non hanno tempo. Molti stanno organizzando le mangiate di domenica e lunedì. Molti pensano che la Croce non sia politicamente corretta! Moltissimi non la pensano proprio la Croce.

Nemmeno pensano che senza Cristo, senza la Sua Morte e Resurrezione, non avrebbero proprio nulla da festeggiare.

Cristiani che si dicono tali ma che fanno a meno di Cristo. Non della corallina, dell’agnello o delle uova, ma di Cristo e della Sua Croce si!

Pasqua senza Passaggio

Ed io mi inquieto, lo confesso!

Pasqua deriva dall’ebraico Pesach, che sta a significare Passaggio. Per i nostri fratelli Ebrei, il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà nella Terra promessa.

Per noi il passaggio dalla morte alla vita, dalla Morte alla Resurrezione, ma attraverso l’ineluttabile Croce di questo mondo. Non c’è, non esiste, nè mai esisterà un modo di evitare la Croce, le mille croci di questo mondo, piccole o grandi che ci vengono presentate nell’arco terreno della nostra esistenza.

Croce senza Cristo, due  o più sensi

La Croce nelle chiese che si rifanno alla Riforma spesso è vuota, ma perchè Cristo ci è stato inchiodato sopra!

E’ morto su quella Croce, poi è Risorto, è disceso agli inferi ha sconfitta la morte in tutte le sue dimensioni, ed ora attendiamo la Sua ultima e definitiva venuta!

Questo è il senso corretto della Croce senza Cristo.

Poi ci sono quelli sbagliati.

Quelli di chi predica una vita piena di sofferenze senza senso, perchè senza Cristo la sofferenza, la malattia, la morte, di senso non ne hanno alcuno.

E quello delle chiese che di predicare il Cristo indissolubile dalla Sua Croce se ne sono proprio dimenticato.

Che predicano un Cristo liberante e liberatore quasi fosse una specie di olistico coach. Quando nemmeno i coach “seri” si permetterebbero di dire che si possa liberarsi di alcunchè senza sforzi, difficoltà, croci e sofferenze…

Pasqua Arcobaleno e Pasqua di Luce

Il Cristo colorato delle chiese “arcobaleno” come le chiamo io, che si sono dimenticate, per comodità, o per compiacenza verso il mondo, che tutti quei colori sono rifrazioni di un unico fascio di luce, luminosa, accecante: la luce del Risorto!

La mia fede non ha bisogno della Sindone, del lenzuolo in cui secondo la tradizione cattolica sarebbe stato avvolto il corpo del Cristo deposto dalla Croce, per credere, ma mi ha sempre dato da riflettere quanto riconoscono valido tutti, ossia che per produrre una immagine come quella l’unico modo sarebbe stato una esplosione potentissima di luce, che tuttavia, dicono gli scienziati, non è nelle possibilità della nostra tecnologia più avanzata!

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, recita una delle professioni di fede comune a tutti i cristiani.

Lux (Dio, la fonte dell’illuminazione) e Lumen (le sensazioni cromatiche), distingueva Aristotele. E Newton precisava molte centinaia d’anni più tardi che “…I raggi di luce non possono propriamente dirsi colorati; in essi non c’è altro che una certa disposizione a produrre una sensazione di questo o quel colore…“.

Non possiamo vedere la Luce “pura” perchè i nostri occhi non la reggerebbero, sarebbero bruciati, accecati, come quelli di chi si fissa a cercare di guardare la luce solare.

Non siamo puri, siamo peccatori! Nemmeno quelli che definiamo santi, sui calendari, sono puri! Tanto che la maggior parte di loro erano convinti di essere i peggiori di tutti!

Pasqua di Luce
Pasqua di Luce

Pasqua e le sue due braccia

Noi non siamo puri e noi non possiamo vedere Dio, farcene immagine alcuna, per lo stesso motivo.

Ma lo vediamo attraverso il Cristo, attraverso la Parola di Dio, attraverso il Verbo di Dio. Antica e Nuova Alleanza.

La Legge fatta di Giustizia e di Misericordia, le due braccia distese di Dio, che ci rendono possibile andare oltre la morte, andare verso il cielo, andare verso l’eternità.

Le due braccia distese di Dio.
Le braccia del Figlio disteso sulla Croce.

O quelle braccia ci sollevano, o da soli, ebbe a dire il Salvatore, non possiamo far nulla.

Le salvezze e i colori accesi del mondo non sono che illusioni… viviamo, abbiamo il coraggio di vivere l’oscurità della Croce.

E saremo illuminati dalla Luce del Risorto.

Una Croce con un braccio solo, pensateci, è più simile ad un fosco patibolo… Ce ne sono fin troppi su questo mondo…

 

La fede di ogni giorno, l'energia della vita