The Butterfly Circus – Il Circo della Farfalla

The Butterfly Circus – Il video

The Butterfly Circus – L’occasione

Sara ha visto Bebe Vio in televisione, mi ha fatto tante domande, le ho parlato di Nick Vujicic (sto leggendo il suo secondo libro, “Non smettere di crederci mai“, preso dai fratelli della CLC) e le ho promesso in regalo questo meraviglioso cortometraggio. In attesa di darle il suo DVD, glielo e ve lo anticipo sul mio blog. 

Nick Vujicic

Nicholas James Vujicic (Melbourne, 4 dicembre 1982) è un predicatore e uno speaker motivazionale australiano, direttore di Life Without Limbs, un’organizzazione per i disabili. Di religione evangelico pentecostale, regolarmente tiene discorsi in tutto il mondo sulla sua fede e speranza nella persona di Gesù Cristo e su come l’abbia liberato dal peso emotivo legato alla sua disabilità. Primogenito di una famiglia serba cristiana, Nick Vujicic nacque a Melbourne, Australia con una rara malattia genetica: la tetramelia; è privo di arti, senza entrambe le braccia, e senza gambe eccetto i suoi piccoli piedi, uno dei quali ha due dita. Inizialmente, i suoi genitori rimasero scioccati per questo. La sua vita è stata piena di difficoltà. Non ha potuto frequentare la scuola tradizionale a causa del suo handicap, come la legge australiana richiede. Durante il suo periodo scolastico, la legge fu cambiata, e Nick fu uno dei primi studenti disabili a frequentare una scuola normale. Ha imparato a scrivere usando le due dita del suo “piede” sinistro, e un dispositivo speciale che si aggancia al suo grande alluce. Ha anche imparato ad usare un computer e a scrivere usando il metodo “punta tacco” (come mostra durante i suoi discorsi), lanciare palle da tennis, rispondere al telefono, radersi e versarsi un bicchiere d’acqua (anche questo mostrato nei suoi discorsi).Preso di mira dai bulli della scuola, Nick diventò estremamente depresso, ed all’età di otto anni, cominciò a pensare al suicidio. Dopo aver supplicato Dio di fargli crescere braccia e gambe, Nick comprese che le sue condizioni erano di ispirazione per molte persone, e cominciò a ringraziare Dio di essere vivo. Un punto chiave della sua vita fu quando sua madre gli mostrò un articolo di giornale che parlava di un uomo che viveva con grandi difficoltà dovute ai suoi handicap. Questo gli fece capire di non essere il solo a vivere con grandi difficoltà. Quando aveva diciassette anni, cominciò a parlare con il suo gruppo di preghiera, e finalmente cominciò la sua organizzazione non-profit, Life Without Limbs. Il 12 febbraio 2012 ha sposato Kanae Miyahara

Si può “perdere” una madre?

Un breve pensiero, riferito ad uno scambio con un collega di lavoro che si diceva dispiaciuto perchè aveva scoperto che tre anni fa era morta mia mamma.

Mi ha detto che “deve essere stato brutto perdere tua madre”. Gli ho sorriso e gli ho detto che, si, è stato duro, sopratutto il vederla improvvisamente malata, che peggiorava. Ma io non ho “perso” nessuno gli ho detto.

Mia mamma è viva nel Signore, come mio padre. Io lo credo fermamente. Credo che la nostra vita venga dall’eternità ed a questa ritorni. Credo che il nostro corpo mortale, la vita terrena, sia uno “scampolo”, un piccolo scampolo della nostra vita.

Importante però, perchè è durante questo piccolo tempo che ci è concesso, non sappiamo dove, come, con chi, non sappiamo quanto dura, non sappiamo quando finisce, che noi mostriamo al Signore, all’Eterno la nostra obbedienza ai Suoi comandi ed alla Sua Parola.

Non si perde una madre, e neppure un padre, e neppure un figlio. Perchè questo viene da Dio ed a Dio ritorna, esattamente come noi stessi.

Anzi, forse a volte la morte terrena un padre, una madre, un figlio, te li fanno ritrovare, riscoprire, nell’affetto, nel desiderio, nella mancanza di loro che magari ti sei scordato quando erano in vita…

Come ministro ordinato, ho conosciuto tante persone che, morta, rimpiangevano una umanità vicina e lontana allo stesso tempo, che in vita non cercavano, se non addirittura disprezzavano.

Il Signore assista econosli il nostro dolore terreno, e lo trasformi in gioia eterna. Amen. Alleluia.

Ti abbraccio mamma!

Babbo, ci rivediamo a Raggiolo!

 

Che impudenza gli uomini! Si illudono… – Ripensando alla mia vita

Che impudenza!

“Che impudenza, pensare che Dio ci deve aiutare ad ottenere le cose che desideriamo contro la sua Parola! Mai aiuterà con la sua benedizione quel che maledice con la bocca!”
 
Giovanni Calvino “Istituzioni della religione cristiana” III. VII. 9
Giovanni Calvino - Che impudenza!
Giovanni Calvino – Che impudenza!

Oggi ho pubblicato su Facebook questo breve pensiero del riformatore ginevrino, tratto dalla principale delle sue opere, un vero e proprio catechismo della fede cristiana.

L’ho accompagnato, questo pensiero, con una foto evocativa di una Parola di Dio che avete già visto sul Web o anche in questo blog.

Non v’illudete!

Non v’illudete: né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio.
11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.
12 Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla.
13 Le vivande sono per il ventre e il ventre è per le vivande; ma Dio distruggerà queste e quello. Il corpo però non è per la fornicazione, ma è per il Signore, e il Signore è per il corpo; 14 Dio, come ha risuscitato il Signore, così risusciterà anche noi mediante la sua potenza.
15 Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta? No di certo! 16 Non sapete che chi si unisce alla prostituta è un corpo solo con lei? «Poiché», Dio dice, «i due diventeranno una sola carne».
17 Ma chi si unisce al Signore è uno spirito solo con lui.
18 Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo, ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo.
19 Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. 20 Poiché siete stati comprati a caro prezzo.
Glorificate dunque Dio nel vostro corpo.
(1Corinti 6:9-20)

 

Che impudenza! Non v'illudete
Che impudenza! Non v’illudete

Ripensando alla mia vita

Ripensando alla mia vita, dopo aver letto una parola di un mio conoscente che mi “rinfacciava”, diciamo così di avere avuto mia figlia Sara non dalla donna con cui sono sposato, unito in matrimonio di fronte a Dio.

Certo, ne ho fatti di errori nella mia vita, non lo nego, nè lo metto in dubbio. ma non questi di cui si parla qui nella Parola di Dio su cui sono finito a meditare.

Perchè, con l’aiuto di Dio, e con il sostegno e l’accompagnamento costante della Parola lungo la mia vita, mai ho tradito o progettato di tradire la donna di cui mi sono trovato ad essere compagno di vita. Mai ho fornicato con altre donne fuori dal rapporto di coppia, mai mi sono accompagnato ad una prostituta.

Ho accolto quell’incomparabile affidamento di parte di Dio che è la vita di mia figlia, Sara, e mai le ho messo avanti altre persone o altre cose, e se la forza di Dio continua a sostenermi, mai lo farò.

Solo Antonella, mia moglie, ho sposato di fronte al Signore, impegnandomi, anzi, impegnandoci di fronte alla Sua Parola. Ella sola amo e desidero con tutto il cuore e con tutto il mio corpo. Con tutti i doni che ho ricevuto dal Signore. E se il Signore me lo concederà spero di rimanere con lei, a lei fedele, fino all’ultimo dei miei respiri su questa terra.

Non appartengo a me stesso

Non appartengo a me stesso, lo so, ne sono consapevole. E nemmeno il mio corpo mi appartiene. Lo ho per grazia di Dio ed a Dio lo renderò quando me lo richiederà indietro.

Finchè ciò non avverrà, mi sforzerò per quanto è possibile al mio essere peccatore di glorificare Dio e Dio solo, nel mio corpo. Mantenendo gli impegni e le promesse presi con mia moglie Antonella, e le responsabilità che ho verso mia figlia Sara.

Farò del mio meglio, da bravo scout…

Che il Signore continui a donarmi il suo aiuto.

Amen. Alleluia.

Sola Scriptura, ovvero “Lo Spirito vivifica”

Lo Spirito vivifica

1 Cominciamo forse di nuovo a raccomandare noi stessi? O abbiamo bisogno, come alcuni, di lettere di raccomandazione presso di voi o da voi? 2 La nostra lettera, scritta nei nostri cuori, siete voi, lettera conosciuta e letta da tutti gli uomini; 3 è noto che voi siete una lettera di Cristo, scritta mediante il nostro servizio, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente; non su tavole di pietra, ma su tavole che sono cuori di carne.
4 Una simile fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio. 5 Non già che siamo da noi stessi capaci di pensare qualcosa come se venisse da noi; ma la nostra capacità viene da Dio.
6 Egli ci ha anche resi idonei a essere ministri di un nuovo patto, non di lettera, ma di Spirito; perché la lettera uccide, ma lo Spirito vivifica.

(2Corinti 3)

Lo Spirito vivifica
Lo Spirito vivifica

Ovvero il primato della Parola

Molti che si dicono credenti fraintendono il significato di questo passo. Che non sta certo a significare che occorre “interpretare” la Parola di Dio secondo lo spirito del tempo ma che, al contrario, nella Parola, che è stata incarnata dal Figlio, soffia uno Spirito immortale che è oltre ed al di fuori del tempo.

Uno Spirito immortale che ci garantisce che, obbedendo alla Parola di Dio, obbediamo al Cristo. Che vivendo l’obbedienza del Figlio al Padre, siamo a nostra volta figli e figlie nel Figlio.

Che respirando a pieni polmoni lo Spirito che soffia dal Padre e dal Figlio, che è Signore e dà la vita, Dominum et vivificantem, respiriamo l’aria che ci vivifica e ci dà salvezza.

La lettera che uccide cos’altro è se non i tentativi umani di ridurre la Parola di Dio a parole, discorsi, sapienze secondo l’uso e il costume del momento? L’abuso dell’essegesi, dell’interpretazione, del commento è lettera che uccide! Quando qualcuno si permette di dire che questa o quella parte della Parola di Dio non è stata data per me, per sè stesso, per noi, questa è lettera che uccide!

La Parola va prima di tutto amata, studiata nel senso latino del termine, amare, venerare, obbedire al proprio Maestro. E laddove non arrivi la nostra comprensione intelligente, là dovrà arrivare la nostra fede.

Amen. Alleluia!

Neppure un iota un segno della legge passerà

Neppure un iota

« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.
In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. » 

(Matteo 5:17-19)

Neppure uno iota
Neppure uno iota
Il commento di Origene

Voglio ricordare ai discepoli di Cristo la bontà di Dio: nessuno tra voi si lasci scuotere dagli eretici se, nella controversia, dicono che il Dio della Legge non è buono ma giusto, e che la Legge di Mosè non insegna la bontà ma la giustizia. Vedano, questi detrattori di Dio e della Legge, come Mosè stesso e Aronne abbiano compiuto da precursori ciò che il Vangelo insegnò dopo. Considerate come Mosè «ama i suoi nemici e prega per coloro che lo perseguitano» (Mt 5,44)…; vedete come «prostrati con la faccia a terra», tutti e due pregano per coloro che si erano ribellati e volevano ucciderli (Nm 17,10s). Così troviamo il Vangelo in potenza nella Legge e dobbiamo capire che i Vangeli sono appoggiati sul fondamento della Legge.

Per parte mia, non chiamo la Legge col nome di Antico Testamento, quando la considero spiritualmente; la Legge non diviene «Antico Testamento» se non per coloro che non vogliono capirla secondo lo spirito.

Per forza per loro essa è divenuta «antica» ed è invecchiata, perché non può conservare la sua forza.

Per noi invece, che la capiamo e la spieghiamo nello spirito e nella linea del Vangelo, essa è sempre nuova; tutti e due i Testamenti sono per noi un nuovo Testamento, non per la datazione, bensì per la novità del senso.

L’apostolo Giovanni non pensa forse la stessa cosa quando dice nella sua lettera: «Figlioli, vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri» (1 Gv 4,7 ; Gv 13,34)?

Sapeva che il precetto dell’amore era stato già dato da lungo tempo nella Legge (1 Gv 2,7s; Lv 19,18). Ma siccome «la carità non avrà mai fine» (1 Cor 13,8)… afferma l’eterna novità di questo precetto che non invecchia…

Per il peccatore e per coloro che non osservano il patto della carità, anche i Vangeli invecchiano; non può esserci un Nuovo Testamento per chi non «depone l’uomo vecchio… e riveste l’uomo nuovo, creato secondo Dio» (Ef 4, 22.24).

(Origene (ca 185-253), sacerdote e teologo; Discorsi sui Numeri, n° 9,4; SC 415, 239)

Quel che oggi è necessario è il Cristianesimo!

Il cristianesimo e il solo necessario

Cosa è necessario oggi (alla chiesa? ai credenti?)

Leggo oggi, sul giornale online “La fede quotidiana” un articolo sul convegno “La giustificazione, il Vangelo della grazia”, organizzato dal Monastero Interconfessionale di Bose.

In questo (per leggerlo interamente questo è il link), viene data importanza all’intervento del cardinale Kasper che avrebbe dichiarato che

Ciò che è necessario oggi è un Cattolicesimo evangelico e un Protestantesimo cattolico, in cui, sulla base di unità condivisa fondata sul battesimo, cattolici e luterani si concentrino congiuntamente sull’evangelizzazione”.
Secondo il cardinale “per la gente comune i dibattiti confessionali sono diventati obsoleti” ed ha aggiunto che “se non vogliamo che le chiese si svuotino ancora di più, abbiamo bisogno di concentrarci sull’essenziale
”.

Parole in libertà

Parole in libertà a mio parere.
Notate come tutto sia concentrato sulle appartenenze confessionali, che pure sono storicamente rilevanti.
Si parla di cattolicesimo evangelico e di protestantesimo cattolico.

Parole in libertà, sottolineo.
Quello che è necessario è un Cristianesimo autentico!
Parole come cattolico, evangelico, protestante non hanno alcun valore senza un chiaro, esplicito e non compromesso riferimento al Cristo!

L’obbedienza alla Parola, al Cristo, alla Croce

Un cristianesimo fondato, come da Lui stesso richiesto, sulla medesima obbedienza che il Figlio ebbe alla Parola del Padre.
Anche quando questa, cosa sommamente scomoda, lo condusse sulla Croce.

Fu quell’obbedienza, quella Croce che causò una volta per tutte la possibilità di salvezza per l’intera umanità e per ciascuno di noi, compreso chi in questo momento legge o scrive questo blog.

Quello che, SOLO, è necessario è l’obbedienza assoluta alla Parola di Dio, alla Parola dell’Eterna, completamente e compiutamente rivelata nella Sacra Scrittura, l’unico nostro vero tesoro.

Non ci salva, nè mai ci salverà, il modo di presentare a noi stessi ed agli uomini la salvezza… più protestante, più cattolico, più ortodosso, più evangelico…

Non ci salva, nè mai ci salverà, l’assecondare o lo sforzarsi di comprendere il mondo nei suoi deliri, nelle sue follie, nelle disobbedienze alla Parola di Dio creatore.
Al contrario.
Questo non farà che avvicinare la nostra condanna.

Cosa interessa alle chiese?

I dibattiti confessionali di cui parla il cardinale Kasper sono tutt’altro che obsoleti, se attraverso questi si cerca il modo più pieno e  vero che sia possibile a noi peccatori di ascoltare, pregare ed obbedire alla Parola di Dio.

Ma a certi uomini di chiesa o sedicenti tali non interessa questo. Interessa essere approvati e lodati dal mondo, interessa portare avanti le proprie opere personali o le opere delle proprie congregazioni, confessioni o altro, e quindi avere i finanziamenti e le donazioni di chi conta e può.

Interessa avere i fondi per mantenere aperti i propri luoghi di culto o stipendiare i loro dipendenti, chierici o laici che questi siano (nella stessa direzione va l’articolo del settimanale Riforma che parla delle difficoltà enomiche delle chiese valdometodiste italiane, giustamente criticato dal pastore Paolo Castellina).

“Chi sono io per giudicare?”

E si finisce così per mostrarsi comprensivi e tolleranti quando non addirittura condiscendenti verso comportamenti e parole che sono chiaramente e completamente condannati nella Scrittura; si dice “chi sono io per giudicare“.

E’ giusto badate. Chi sono io per giudicare un qualcosa o un qualcuno che è già chiaramente giudicato e condannato nella Parola di Dio?
La Parola di Dio giudica.
La Parola di Dio divide il mondo in giusti ed empi.
La Parola di Dio dispone gli uni per la salvezza, gli altri per l’eterna dannazione.

L’ultima Parola sarà di Dio, perchè la prima è stata la Sua.
La Parola Creatrice e la Parola Redentrice sono un tutt’uno.
Perchè il Verbo era con Dio fin dal principio.
Nulla è stato fatto senza di Lui.
E lo Spirito dall’inizio era con il Padre e il Figlio, era il Soffio di Dio che alitava sulle acque.

L’obbedienza alla Parola della Trinità

L’obbedienza alla Parola è la sola cosa necessaria.
L’obbedienza al Cristo.
L’obbedienza alla Croce.

Come abbiamo ascoltato oggi, Domenica della Trinita
(Giovanni 3:16-18):

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

L’economo avveduto – Devotional

L’economo avveduto – Devotional

Il fratello Elpidio Pezzella per il suo devotional settimanale, prende spunto dalla parabola dell’economo avveduto.

«Se dunque voi non siete stati fedeli nelle ricchezze ingiuste, chi vi affiderà le vere?» Luca 16:11

La parabola mostra la previdente prudenza di un disonesto fattore, che il suo padrone aveva deciso di licenziare dopo alcune segnalazioni ricevute a suo riguardo.

Avvertito dal padrone non resta a guardare, ma si adopera fin quando ha in mano l’amministrazione per provvedersi per l’avvenire.

Chiamati, infatti, i debitori del padrone, e verificato il debito di ognuno, accordò a ciascuno una riduzione di egual valore. Seppur accresce i danni già recati al padrone, si assicura così degli amici, i quali, o per gratitudine, o per complicità, lo avrebbero ospitato in casa loro.

Un piano che dimostrava tanta accortezza e che viene lodato dal padrone truffato.

Gesù usa la parabola per segnalare come l’impegno dei figli di Dio in talune circostanze è al di sotto dei piani degli uomini del mondo.

Siamo così esortati ad imparare una lezione di avvedutezza e di previdenza nell’uso dei beni terreni e a farlo nella fedeltà.

Se alcuno è infedele nell’amministrare le cose affidategli per un tempo, e delle quali dovrà render conto un giorno, come può egli sperare che il Signore gli darà, alla fine, una eredità che sarà sua per sempre?

 

L’importanza di esercitarsi

Servire il Signore non concede sempre una vita piena di ardore e gioia. Bisogna presto imparare a fare i conti con sofferenze e lacrime.

Servire Cristo resta però entusiasmante e travolgente. A chi è nel campo dedico questa storia perché un buon insegnante non dovrebbe mai demolire gli sforzi del discepolo, piuttosto correggerli e semmai guidarlo. Insisti, senza mai mollare.

 

Un imperatore giapponese si reca da un famoso pittore per chiedergli di dipingere l’ideogramma del suo casato. Il pittore ringrazia per l’offerta, ma precisa che per ottenere un buon risultato ha bisogno di due anni. L’imperatore insiste per averlo prima, ma il pittore è irremovibile e così è costretto a cedere.

Dopo circa sei mesi, l’imperatore va dal pittore e gli chiede se l’ideogramma è pronto, ma il pittore sottolinea che non sono ancora passati i due anni. Dopo un anno l’imperatore, nuovamente, si reca dal pittore ma questi ribadisce che non è ancora pronto.

Allora l’imperatore si rassegna e, allo scadere preciso dei due anni, si reca dal pittore e gli chiede di vedere l’ideogramma. Il pittore prende un foglio, un pennerello e in sua presenza dipinge l’ideogramma.

L’imperatore è prima stupito dalla perfezione del disegno e poi con tono alterato chiede al pittore: «Ma non potevi farlo prima?». Il pittore: «No, allora non sarei stato capace».

Il pittore invita l’imperatore a seguirlo nel suo atelier e gli mostra 730 prove dello stesso ideogramma, una per ogni giorno dei due anni.

 

Lettura della Bibbia

12 giugno       Salmi 3-5; Atti 22-23

13 giugno       Salmi 6-8; Atti 24-25

14 giugno       Salmi 9-11; Atti 26-27

15 giugno       Salmi 12-14; Atti 28; Romani 1

16 giugno       Salmi 15-17; Romani 2-3

17 giugno       Salmi 18-20; Romani 4-5

18 giugno       Salmi 21-23; Romani 6-7

L'economo avveduto e l'importanza dell'esercitarsi
L’economo avveduto e l’importanza dell’esercitarsi

Il Tufello ma che bello… la mattina molto presto

In realtà tutta questa bellezza non ce l’ha. Assieme al Trullo, Primavalle, Garbatella è una delle borgate romane storiche, un tempo famoso per i tipi alquanto trucidi che vi si aggiravano più che per altro.

Ho abitato in questo quartiere dal 2003 al 2007 ed ancora ogni tanto, per motivi familiari, non solo ci transito, ma ci rimango di solito per circa una o due settimane all’anno, in una casa che si affaccia sulla rumorosissima Piazza degli Euganei, con il suo storico mercato.

Tufello - Piazza degli Euganei - Foto Roma Sparita
Tufello – Piazza degli Euganei – Foto Roma Sparita

Perchè stamani mi sembra bello? Proprio a causa del mercato, che fa sì che la piazza sia “viva” ed attiva fin dalle prime ore del mattino. Chi mi conosce sa che sono molto mattiniero, alle cinque, cinque e mezzo del mattino sono sveglio, lavato e vestito.

E quando sono qui, alle sei, mentre il resto della casa dorme, io scendo, vado al mercato, compro il pane fresco, ancora caldo, o la pizza bianca per la colazione e la merenda di Sara, la frutta e l’insalata per il giorno (“babbo, per me l’insalata ogni giorno è vitale!” mi ha detto ieri Sara).

Tufello - Mercato Piazza degli Euganei - Anni Sessanta
Tufello – Mercato Piazza degli Euganei – Anni Sessanta

Oggi melone e rucola, assieme alla bresaola ed alle ciabattine dei fratelli Ciotti!

E’ bello perchè mi riporta a quando da bambino, di questi tempi, finivo la scuola e mi trasferivo a Ladispoli, a casa dei nonni. Anche li, vapoforno sotto casa, pane e latte fresco che la mattina mia mamma mi mandava a comprare, a volte il Corriere dello Sport per mio padre, se era domenica il maritozzo con la panna, le verdure e i pomodori dell’orto di via Lazio.

La mattina presto, che magia. Perchè poi, già alle sette, sette e mezzo, al Tufello, come a Ladispoli, cominciavano il traffico, il disordine, il resto del mondo che si svegliava.

Lasciatemi un momento di magia. Ecco per oggi è già finito.

Tufello - Via delle Isole Curzolane - Filobus 36- Foto Roma Sparita
Tufello – Via delle Isole Curzolane – Filobus 36- Foto Roma Sparita

Di Parte, non di parte. Ma che titolo è?

Di Parte, non di parte? Ma che titolo è?

Nel caso qualcuno se lo stesse domandando pensavo inizialmente al fatto sportivo. Questo è tempo di conclusione di campionati e coppe, nazionali e non. Di chi tifa questo o quello, di chi (alla faccia della spotività) “gufa” questo o quello.

Ed in un paese calcio-dipendente come l’Italia, e campanilistico come l’Italia, le “parti” si moltiplicano e spesso… non si tengono, nè si trattengono.

Così una cosa che ho fatto e faccio sempre, spessissimo, di questi tempi, sui social è “Nascondi questo post”, “nascondi pure quell’altro”, ed in casi estremi, “non seguire più” o “rimuovi”.

Allo stesso modo del resto funziona in politica, perchè la politica la grande maggioranza dei miei connazionali la vive come un eterno derby calcistico. E se tieni per questi, tieni per questi e basta, anche se ti tocca proprio metterti i paraocchi talvolta… E in caso la colpa è sempre degli altri, del loro precedente malgoverno, del consociativismo tirato fuori a proposito e non, della partitocrazia, ecc…

Come se chi scrive, magari, non avesse poi mai fatto ricorso all’amico o all’amico dell’amico di turno, non avesse mai provato a saltare una fila, non facesse il diavolo a quattro pur di passare avanti ai mezzi di trasporto pubblico ed altro aggiungetelo pure voi.

Storie di ordinaria miseria. Ci sono oggi, ci sono sempre state, ci saranno sempre.

Ma un cristiano può essere di parte? Io credo di no, in questo senso appena detto. Datemi del bigotto, del retrivo, dell’uomo che non si sa divertire, che non sa prendere le cose con leggerezza, ma io credo proprio di no. Un cristiano non può essere di parte nelle cose del mondo, perchè le cose del mondo, in un certo senso, non devono proprio interessargli! Non è lui il giudice delle cose del mondo. E’ un altro il Giudice, ed è uno solo, anzi, Uno e Trino!

Nel mondo si, del mondo no

Il cristiano deve vivere nel mondo ma senza essere del mondo. La sua passione non deve essere rivolta verso il mondo in sè, ma verso il mondo guardato attraverso Cristo!!! Non aiuto il povero perchè è “giusto” o perchè così facendo riduco di un po’ la miseria di questo mondo. Questo mondo è e rimarrà misero e peccatore! Finche il Signore non tornerà a fare giustizia! Aiuto il povero perchè nel povero vedo Cristo. Vesto il povero perchè vesto Cristo, curo il malato perchè curo Cristo.

Punto in alto, miro in alto, ma perchè tengo lo sguardo fisso su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della fede!

Perchè il cristiano è si di parte, ma è di Parte, con la maiuscola. E’ dalla Parte di Cristo, è dalla Parte di Dio, prende Parte allo Spirito!

Di Parte si, di parte no

Ripetete con me, allora: Di Parte si, di parte no…

Perchè la mia Parte è solo Cristo. E per me vivere è Cristo, e morire è un guadagno. E periscano tutti i farisei ed i filistei sudditi di questo mondo partigiano del nulla, secondo la Sua volontà.

Perchè, mi viene spesso in mente di questi tempi, l’Eterno è un Dio Geloso. Che non vuole concorrenti, di nessun tipo…

6 «Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.
7 Non avere altri dèi oltre a me.
8 Non farti scultura, immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra.
9 Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l’iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, 10 e uso bontà fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.

(Deuteronomio 5)

Di Parte
Di Parte

Leggere ed esser letto

Leggere ed esser letto, la domanda

“Ma leggi solo la Bibbia ormai”? Mi ha chiesto qualcuno?

Leggere ed esser letto, una prima risposta

Una prima risposta. Direi di no. Tra le ultime cose lette  la raccolta di racconti “La Vendetta” di Agota Kristof ed il noir L’assassino, il prete, il portiere” di Jonas Jonasson.  In corso di lettura “Cristo in tutte le Scritture” di Hodgkin.

Leggere ed esser letto, una seconda risposta

Una seconda risposta. In due tempi.

Primo tempo, non vedo cosa ci sarebbe di male. La Bibbia è Parola di Dio. Dal punto di vista letterario è composta da tanti libri, di diverso genere. Uno più bello ed interessante dell’altro. Non mi stanco mai della poesia dei Salmi, o delle storie dei Patriarchi, del Vangelo di Gesù, delle Lettere paoline ed apostoliche, delle visioni dei Profeti e dell’Apocalisse.

Secondo tempo. La Bibbia non è un libro, o una raccolta di libri come tanti. La Bibbia è Parola di Dio. A noi può sembrare di leggerla, ma in realtà è Lei che ci legge.

Sono creatura di Dio. Dio mi ha creato. Dio mi conosce prima di me. Dio mi conosce dall’eternità. Leggendo la Bibbia, la Parola di Dio, in Cristo, Parola di Dio incarnata, io in realtà vengo letto, e scopro quanto Egli vuole che io conosco su di me, su chi sono, su da dove vengo e dove vado.

La Bibbia mi legge.

È la terza risposta. Ed è definitiva.

 

Leggere ed esser letto
Leggere ed esser letto

 

 

La fede di ogni giorno, l'energia della vita