Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

La Parola

Dal libro del profeta Isaìa (50:4-9)

Il Signore Dio mi ha dato una lingua da discepolo,
perché io sappia indirizzare
una parola allo sfiduciato.
Ogni mattina fa attento il mio orecchio
perché io ascolti come i discepoli.
Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio
e io non ho opposto resistenza,
non mi sono tirato indietro.
Ho presentato il mio dorso ai flagellatori,
le mie guance a coloro che mi strappavano la barba;
non ho sottratto la faccia
agli insulti e agli sputi.
Il Signore Dio mi assiste,
per questo non resto svergognato,
per questo rendo la mia faccia dura come pietra,
sapendo di non restare confuso.
È vicino chi mi rende giustizia:
chi oserà venire a contesa con me? Affrontiamoci.
Chi mi accusa? Si avvicini a me.
Ecco, il Signore Dio mi assiste:
chi mi dichiarerà colpevole?

Mercoledì Santo - Fai attento il mio orecchio!
Mercoledì Santo – Fai attento il mio orecchio!

Il commento

Grazie, o Eterno, perchè fai attento il mio orecchio, ogni giorno, alla Tua Parola, che è Verità, che indica la Via, che porta alla vera Vita.

Accresci la mia fede, donami la Tua grazia, rinfrancami con i doni del Tuo Santo Spirito, perchè sia capace di annunciare, senza stancarmi, senza perdermi d’animo, con lingua da iniziato.

Amen. Amen. Alleluia!

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Riflettevo stamani, leggendo il primo dei due Vangeli che in questa Santa Settimana ci ricordano il tradimento di Giuda Iscariota, sul fatto che il Lunedì Santo ci venga presentato un omaggio a Gesù da parte di una donna, mentre il Martedì e il Mercoledì ci si sofferma sul tradimento da parte di un uomo. E non uno qualsiasi, uno dei Dodici.

Riflettevo e pensavo che forse è perchè si vuole sottolineare quanto rari siano i gesti di omaggio al Signore, e quanto invece assai più frequenti i tradimenti. Al punto che l’omaggio di Maria di Betania a Gesù nemmeno viene capito dagli altri, da noi che osserviamo.

“Non era meglio spendere i soldi dell’olio per i poveri?”. Quanto oggi non sottoscriverebbero le parole di Giuda? Senza pensare che non saremo salvati per aver aiutato i poveri, ma per avere obbedito a Cristo, onorato Cristo, riconosciuto Cristo nei poveri?

Questo salva! Prendere il proprio corpo, prendere la propria esistenza, prendere tutto ciò che si diparte da noi, i nostri capelli, le nostre mani, e cercare di “spalmarci su Cristo”, di condividere la Sua unzione, di condividere il Suo donare la vita in modo totale.

Questo salva! Prendere ogni nostro bene, ogni nostra risorsa, parola, gesto, azione e spenderla per Cristo, spendere e spenderci per essere unti con Lui.

Ma essere unti con Lui, lo sappiamo, o almeno dovremmo, significa condividerne la sorte. E la sorte in questo mondo si chiama Croce. Non si chiama riconoscimento, non si chiama elogio, non si chiama gratificazione! Si chiama Croce. E la Croce o la prendi ogni giorno, o non ti salvi, o non avrai parte con Lui.

Finirai prima o poi per rinnegarlo, come Pietro, o lo venderai al migliore offerente, come Giuda. Magari dicendo che lo hai fatto “per i poveri”.

Ricordiamoci le parole di Paolo, nella lettera ai Corinti.

1Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. (1 Corinti 13)

La carità non è la nostra pietà pelosa, l’elargizione ad altri del nostro superfluo, che siano soldi o tempo. La carità è il conformarsi a Cristo. Diceva Madre Teresa, e a mio parere aveva ragione, che la salvezza era nel gettarsi a terra di fronte a Cristo, era nell’annullare se stessi di fronte al Cristo, più che nel fare lo stesso gesto di fronte al povero o al lebbroso. Questi andava onorato per Quello! L’onore al povero materiale va di conseguenza con il riconoscere la propria miseria, la propria povertà spirituale di fronte al Cristo.  Altrimenti si finge di onorare il povero, ma si onora solo la propria vanagloria.

L'inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti
L’inizio della Santa Settimana: un omaggio e due tradimenti

Quanto è più facile tradire. E quante volte lo facciamo durante le nostre giornate. In mille e mille modi differenti. Cedendo alle logiche ed alle false sapienze di questo mondo, per quieto vivere, per vigliaccheria, per convenienza. Dimenticandoci che in virtù del nostro battesimo e della nostra professione di fede ci siamo impegnati a mettere il Cristo davanti a tutti, la Sua Parola prima di qualsiasi discorso umano… Non vendiamo Gesù per 30 denari, spesso per molto, molto meno…

 

Martedì Santo, luce delle nazioni

Martedì Santo, luce delle nazioni

La Parola

1 Isole, ascoltatemi!
Popoli lontani, state attenti!
Il SIGNORE mi ha chiamato fin dal seno materno,
ha pronunciato il mio nome fin dal grembo di mia madre.
2 Egli ha reso la mia bocca come una spada tagliente,
mi ha nascosto nell’ombra della sua mano;
ha fatto di me una freccia appuntita,
mi ha riposto nella sua faretra,
3 e mi ha detto: «Tu sei il mio servo, Israele,
per mezzo di te io manifesterò la mia gloria».
4 Ma io dicevo: «Invano ho faticato;
inutilmente e per nulla ho consumato la mia forza;
ma certo, il mio diritto è presso il SIGNORE,
la mia ricompensa è presso il mio Dio».
5 Ora parla il SIGNORE
che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo,
per ricondurgli Giacobbe,
per raccogliere intorno a lui Israele;
io sono onorato agli occhi del SIGNORE,
il mio Dio è la mia forza.
6 Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra».

(Isaia 49)

Martedì Santo, luce delle nazioni
Martedì Santo, luce delle nazioni

Il commento

Nei primi tre giorni della Santa Settimana, quella che precede la Pasqua, si leggono in ordine primo, secondo e terzo canto del Servo del Signore, prefigurazione del Cristo, tratti dal libro del profeta Isaia.

Oggi tocca al secondo. Il messaggio, al versetto 1, appare rivolto a tutti. Anche a chi si crede isolato e lontano. Nessuno lo è tanto da non poter udire la Parola di Dio, che è più intimo a noi del nostro stesso cuore, più intimo dell’intimo mio, disse Agostino di Ippona.

Egli ci conosce fin dal grembo materno, conosce il nostro destino (il nostro nome) dal giorno del nostro concepimento.

Egli ha scelto un suo popolo, un resto, un piccolo gruppo e lo ha reso come una freccia appuntita, riposta nella faretra. Ma la freccia, si sa, non è fatta per rimanere ferma, chiusa. E così la spada non è fatta per rimanere inoperosa e nascosta nel palmo della mano.

Così l’opera di Dio non è rivolta solo a quel piccolo resto, a quel popolo peccatore e dalla dura cervice. Egli non vuole un popolo chiuso in se stesso, che si compiace della propria presunta perfezione (che in realtà non è), che pensa di essere migliore di tutti perchè è comunque scampato a tutti i tranelli ed i trabocchetti, anche sanguinari, che gli altri gli hanno teso.

Egli dice: «È troppo poco che tu sia mio servo
per rialzare le tribù di Giacobbe
e per ricondurre gli scampati d’Israele;
voglio fare di te la luce delle nazioni,
lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra»

Egli vuole che quella freccia parta verso il bersaglio, che è l’offerta di perdono di misericordia a tutto il mondo, attraverso la conversione del cuore, il cambiamento pieno e completo della propria vita.

Fanno male una freccia che ti trafigge o una spada che ti taglia fin nel profondo, ma ciascuno di noi è chiamato ad usarne, è chiamato a portarla sempre con sè, sempre addosso.

Quella freccia, quella spada è la Parola di Dio. Che non è soltanto nè soprattutto una bella parola consolatoria, o basterebbero quelle, false, umane, auto-assolutorie, allo scopo. Ma è principalmente una Parola di giudizio, una Verità che taglia, che pone il bene da una parte, ed il male dall’altra, che chiede all’uomo la scelta tra il Re dei Re e lo sconfitto prinicpe di questo mondo.

E’ una freccia che indica una Via, il sentiero antico della fedeltà al Padre, ed esclude nel contempo tutte le altre.

E’ una Vita che siamo chiamati a vivere sapendo, a – che non è nostra,ma ci è stata donata, e tornerà al Padre, e b – che acquista il suo vero senso solo se si riveste della Vita del Figlio, del nostro Salvatore.

Occorre combattere per la salvezza di tutti, con l’armatura del Cristo, la spada della Parola di Dio, la freccia appuntita che chiama il mondo alla scelta.

Preghiamo di esserne degni, per la Sua sola Grazia.

Amen.

Martedì Santo, il giorno con due notti

Martedì Santo, il giorno con due notti

La Parola

16 In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.

Gesù annuncia il tradimento di Giuda
=(Mt 26:21-25; Mr 14:18-21; Lu 22:21-23)

18 «Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelti; ma, perché sia adempiuta la Scrittura:
“Colui che mangia il mio pane,
ha levato contro di me il suo calcagno”.

19 Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono.
20 In verità, in verità vi dico: chi riceve colui che io avrò mandato, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato».

21 Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito e, apertamente, così dichiarò: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo di chi parlasse. 23 Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava. 24 Simon Pietro gli fece cenno di domandare chi fosse colui del quale parlava. 25 Egli, chinatosi sul petto di Gesù, gli domandò: «Signore, chi è?» 26 Gesù rispose: «È quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27 Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto». 28 Ma nessuno dei commensali comprese perché gli avesse detto così. 29 Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Gesù gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la festa»; ovvero che desse qualcosa ai poveri. 30 Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Gv 17:1-5, 11; 15:12-14, 17; 1Gv 3:10-19; 4:7-12
31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso e lo glorificherà presto.
33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: “Dove vado io, voi non potete venire”, così lo dico ora a voi. 34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».

Gesù annuncia il rinnegamento di Pietro
=(Mt 26:31-35; Mr 14:27-31; Lu 22:31-34)

36 Simon Pietro gli domandò: «Signore, dove vai?» Gesù rispose: «Dove vado io, non puoi seguirmi per ora; ma mi seguirai più tardi». 37 Pietro gli disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!»38 Gesù gli rispose: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Martedì Santo, il giorno con due notti
Martedì Santo, il giorno con due notti

Dopo l’esigente profezia di Isaia, nel giorno secondo della Santa Settimana, martedì, si legge questa parte dell’Evangelo secondo Giovanni. Gesù ha appena finito di lavare i piedi ai suoi discepoli. Simboleggiando quanto avverrà nel momento della Sua Passione e morte, Egli si è spogliato della veste, l’ha deposto, e si è fatto Servo degli uomini. Servo degli uomini perchè Egli è Il Servo del Signore prefigurato dal profeta. Colui che non tiene nulla per sè, Colui che, pur essendo di natura divina, dice Paolo ai Filippesi, non considera un tesoro da tenere stretto quanto possiede, ma accetta di umiliare se stesso, facendosi obbediente fino alla morte.

E a chi lo rimprovera, Pietro, dice, se non ti laverò, non avrai parte con me. A significare, se non ti toglierai di dosso il tuo orgoglio, la tua superbia umana, e non ti rivestirai del mio spirito di servizio e di perdono, non sarai capace di aver parte a quel Cristo, a quel Capo, di cui tu sei parte del Corpo.

Ora la scena si sposta a cena. Duccio di Boninsegna, mi piace moltissimo questa immagine, la rappresenta bene. Tutti attorno allo stesso tavolo, tutti con lo sguardo rivolto verso Gesù, quasi tutti intenti anche a mangiare, bere, tagliare del cibo. Tutti tranne uno, Giovanni, che è completamente abbandonato su di Lui. Che non a caso sarà l’unico a resistere sotto la Croce.

Essere completamente abbandonati sul Cristo, nella mia lettura questo Duccio ci vuole mostrare, significa sfiorare il suo mantello blu, significa poter aver parte della Sua Divinità, poter essere figli nel Figlio. Ma Giovanni è vestito di rosso, come anche il Cristo sotto. Perchè questo essere figli nel Figlio non è a costo zero. Comporta condividere anche la Sua Passione, il Suo soffrire, il Suo morire.

E l’unico modo per poterlo fare è come Giovanni. Riposare in Lui, abbandonarsi a Lui, accettare senza discussioni che la Sua sorte sarà la nostra, che come lui dobbiamo accogliere ed accettare la volontà del Padre, qualsiasi essa sia.

Altrimenti si entra nella notte. La doppia notte ho scritto. La notte buia, paurosa, dove l’abbandono non è al Cristo, ma al potere delle tenebre. Dove il buio non è squarciato dal lampo glorioso della Resurrezione, ma dove il buio resta tale, se possibile, ancora si approfondisce.

Così il discepolo che lo tradirà esce nella notte.

Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.

Prende il boccone l’Iscariota, ma come chi mangia indegnamente del Corpo del Signore, mangia la sua condanna. E la sua apparente vittoria umana, l’ottenere i trenta denari, gli faranno guadagnare soltanto la disperazione, il suicidio, la morte e quei trenta denari, come la farina del diavolo, che nella sapienza popolare si trasforma in crusca, serviranno a compragli la tomba, un posto al cimitero.

La seconda notte qui è solo annunciata, è quella di Pietro, quello che si scherniva della sorte del Suo Signore, quello etichettato dallo stesso Gesù come imbeccato dal satana nelle sue parole.

«Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte».

Il gallo non canterà, ovvero, sarà ancora notte nella tua anima, come nella realtà che tu vivi, e tu mi avrai già rinnegato tre volte. Non presumiamo di noi stessi, come fa Pietro. La notte viene per tutti. La tentazione viene per tutti. Di tutti è la tentazione di abbandonarlo, di lasciarlo solo. Perchè Egli è scomodo, segno di contraddizione, spada che trafigge l’anima del credente, da Maria fino all’ultimo di essi.

La notte di Pietro, l’evangelista Giovanni la racconta al capitolo 18:

15 Intanto Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 16 Pietro invece stava fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro. 17 La serva portinaia dunque disse a Pietro: «Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?» Egli rispose: «Non lo sono». 18 Ora i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavano là a scaldarsi; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

19 Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20 Gesù gli rispose: «Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e non ho detto nulla in segreto. 21 Perché m’interroghi? Domanda a quelli che mi hanno udito, quello che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho dette». 22 Ma appena ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» 23 Gesù gli rispose: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?»
24 Quindi Anna lo mandò legato a Caiafa, sommo sacerdote.

25 Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi, e gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 26 Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

La tradizione dice che quell’altro discepolo, quello che era noto al sommo sacerdote, era Giovanni. Ora, se gli era noto Giovanni, poteva forse essergli ignoto Pietro, che era considerato il capo dei Dodici, che aveva con gesto plateale tentato di tagliare l’orecchio a uno dei servi del sommo sacerdote stesso? Pure lo lasciano entrare, al fuoco, per scaldarsi. Perchè?

Perchè al sommo sacerdote interessava prendere Gesù, non interessava Pietro nè gli altri. Guardali là, da dodici erano rimasti solo in due. Fanno entrare Pietro, e nessuno lo considera, se non la portinaia. Non a caso. La portinaia, la custode della porta. Sappiamo dal Vangelo di Gesù che la vera Porta è il Cristo stesso. Ma Pietro non passa quella porta di mura per stare con Gesù, ma solo per i suoi comodi, solo per scaldarsi. E come nega la vera Porta, così nega di conoscerlo.

Qui Giovanni inframmezza con una parte dell’interrogatorio di Gesù. E sottolinea che lo interrogano non solo sulla sua dottrina, ma anche sui discepoli. E mi tornano in mente altre parole di Gesù. Come hanno perseguitato me, così perseguiteranno anche voi. Sottointeso: se sarete veramente miei discepoli. Se annuncerete il Vangelo con franchezza e senza paura come lo sto facendo io. Se non avrete paura delle domande dei sommi sacerdoti di questo mondo, e delle percosse delle loro guardie, stolidi e sciocchi servi del potere di cui il mondo è pieno. Che nemmeno si chiedono se uno parla bene o male, semplicemente picchiano per ingraziarsi il loro signore di turno.

Interrogheranno anche voi… e così continua l’interrogatorio di Pietro. Si scaldava allo stesso fuoco di tutti gli altri, anzichè riscaldare il suo cuore con il cercare di condividere la sofferenza del Signore, e di nuovo, per la seconda volta, nega. Stavolta non c’è intervallo nella narrazione giovannea, è un crescendo continuo, come una musica che cresce di intensità. Ma è una musica drammatica, crepuscolare.

Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27 E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò.

Lo interroga chi sa bene chi sia, perchè era parente di quello che Pietro aveva ferito! «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?». Ma Pietro caparbiamente nega, nega l’evidenza, nega la realtà. Ed il gallo canta. E rende evidente la sua notte. Il suo abbandonare Gesù e, nel contempo, la verità su se stesso.

Era nel giardino, Pietro! Ma dormiva, non pregava. Era con il Maestro quando stanno per arrestarlo, ma invece di farsi arrestare con lui, cerca di difendersi con le armi degli uomini. Non con la spada della Parola, ma con una spada di umano metallo. Era lui, Pietro, ma nega da capo. Nega per la terza volta, nega completamente, nega tutto sè stesso.

I tre evangelisti sinottici, Marco, Matteo e Luca, dicono che uscito fuori, pianse amaramente. Giovanni non aggiunge nulla. Ci lascia a contemplare il nero delle tenebre del suo animo e torna al racconto della Passione del Cristo. Cristo viene sempre di più abbandonato nelle mani degli uomini. Egli si consegna.

Pietro, consegnatosi da solo alla verità su di sè, forse ora, per la prima volta, comprende la Passione che è chiamato anche lui a condividere. Il pianto amaro di cui parlano i sinottici, è l’acqua che lava i suoi occhi, e lo aiuta a vedere.

Come tante volte capita anche a noi, che dal piangere, dal dolore, dalla sofferenza, capiamo cose della vita, del suo senso, che normalmente neppure notiamo…

Attenti alle nostre notti… ci saranno notti oscure nella nostra vita. Stiamo attenti con cosa cerchiamo di illuminarle. Perchè non tutti i fuochi sono uguali, non tutti scaldano, alcuni bruciano e basta. Perchè non tutte le luci sono uguali, alcune servono solo ad abbagliarci.

Preghiamo che il Signore ci renda partecipi della Luce della Sua Pasqua. La sola ed unica Luce che non finisce. La sola Luce capace di vincere le tenebre delle nostre e di tutte le notti.

Amen.

Lunedì Santo, l’Unzione di Betania

Lunedì Santo, l’Unzione di Betania

Premessa

Marta, Maria e Lazzaro scoprono il volto di Cristo nell’amicizia con Lui. Essere amici di Gesù significa percorrere con Lui la Via del servizio e del dono totale di sé come Maria che “spreca” un olio pregiato per ungere i piedi di Lui, asciugandoli poi con i suoi capelli. Giuda, e molti con lui, non comprendono l’eccesso dell’amore che solo Cristo accoglie pienamente perché Egli stesso è dono senza misura che riscatta la vita del mondo.

La Parola

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 
E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». 
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro, 
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Lunedì Santo, l'Unzione di Betania
Lunedì Santo, l’Unzione di Betania

Il commento

Beato John Henry Newman (1801-1890)
Discorso «The Tears of Christ at the Grave of Lazarus», PPS, 3, 10 
“Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura”

« Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro… Gesù scoppiò in pianto » (Gv 11,17.35). Perché il Signore ha pianto davanti alla tomba di Lazzaro ?… Ha pianto per la compassione per il dolore di chi era là…; ha visto l’afflizione del mondo…

Ahimè, altri pensieri inoltre hanno provocato le sue lacrime. Come avrebbe guadagnato quel fatto prodigioso in favore delle sorelle nel lutto ? A sue spese… Cristo stava per portare la vita ai morti con la sua propria morte. I discepoli avevano cercato di dissuaderlo a tornare in Giudea, per paura che vi fosse ucciso (Gv 11,8); la loro paura si è realizzata. Ci è andato per risuscitare Lazzaro e la fama del miracolo è stata la causa immediata del suo arresto e della crocefissione (Gv 11.53). Lui sapeva tutto già prima…: ha visto la risurrezione di Lazzaro, il pasto a casa di Marta, Lazzaro a tavola, la gioia d’ogni parte, Maria che l’onorava in questo pasto di festa versando un profumo di caro prezzo sui suoi piedi, i giudei che venivano numerosi non solo per vederlo, ma anche per vedere Lazzaro, il suo ingresso trionfale a Gerusalemme, la folla che gridava “Osanna”, la gente che parlava della risurrezione di Lazzaro, i Greci venuti ad adorare Dio durante la Pasqua che volevano assolutamente vederlo, i bambini che partecipavano alla gioia generale – e poi i farisei che complottavano contro di lui, Giuda che lo tradiva, gli amici che l’abbandonavano, la croce che l’aspettava…

Prevedeva che Lazzaro tornava in vita grazie al suo sacrificio, discendeva nella tomba che Lazzaro lasciava, Lazzaro sarebbe vissuto e lui sarebbe morto. Le apparenze stavano per capovolgersi: si sarebbe fatta festa a casa di Marta, ma l’ultima pasqua dell’amarezza sarebbe stata unicamente la sua. E sapeva di accettare questo capovolgimento di sua propria volontà ; era sceso dal seno del Padre per espiare col suo sangue i peccati di tutti gli uomini e risuscitare così dalla tomba tutti i credenti.

Lunedì della Santa Settimana

Lunedì della Santa Settimana

Meditazione sul gesto dell’unzione del Maestro, presagio della passione e della sofferenza di Gesù.

La Parola

 

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 12,1-11.

Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti.
Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali.
Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:
«Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?».
Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».
Intanto la gran folla di Giudei venne a sapere che Gesù si trovava là, e accorse non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti.
I sommi sacerdoti allora deliberarono di uccidere anche Lazzaro,
perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Lunedì della Santa Settimana
Lunedì della Santa Settimana

Il commento patristico

“I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”    
Sant’Agostino (354-430),
vescovo d’Ippona (Nord Africa) e dottore della Chiesa
Omelia sul vangelo di Giovanni, n°50, 6-7

“Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”.

Questo il fatto, cerchiamone ora il significato spirituale. Ogni anima che voglia essere fedele, si unisce a Maria per ungere con prezioso profumo i piedi del Signore. Quel profumo simboleggiava la giustizia…

Ungi i piedi di Gesù: segui le orme del Signore conducendo una vita degna. Asciugagli i piedi con i capelli: se hai del superfluo dallo ai poveri, e avrai asciugato i piedi del Signore…

Forse sulla terra i piedi del Signore sono bisognosi. A chi, se non alle sue membra, si riferisce la parola che egli pronuncerà alla fine del mondo: “Ogni volta che l’avete fatto al più piccolo dei miei fratelli, lo avete fatto a me” (Mt 25, 40)?

“E tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento”; cioè il mondo si è riempito della buona fama di questa donna. Il buon odore infatti è la buona fama.

Coloro che vivono male e si dicono cristiani, fanno ingiuria a Cristo… Se per colpa loro il nome del Signore è bestemmiato, per merito dei buoni cristiani il nome del Signore viene lodato, poiché “Noi siamo il profumo di Cristo nel mondo intero ” (2Cor 2,14,15). Anche nel Cantico dei cantici si dice: “Profumo olezzante è il tuo nome” (Ct 1, 3).

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

Vangelo  Mc 14,1-15,47
La passione del Signore 

Indicazioni per la lettura dialogata:
X = Gesù;  
= Cronista;  =Discepoli e amici;  =Folla;  =Altri personaggi


Cercavano il modo di impadronirsi di lui per ucciderlo 
C Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Àzzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturare Gesù con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: A «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».

Ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura 
C Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: A «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». C Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: 
X «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».

Promisero a Giuda Iscariota di dargli denaro 
C Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.

Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli? 
Il primo giorno degli Àzzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: D «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». C Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: 
X «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». C I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.

Uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà 
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: 
X «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». C Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: D «Sono forse io?». C Egli disse loro: X «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue dell’alleanza 
C E, mentre mangiavano, prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro, dicendo: 
X«Prendete, questo è il mio corpo». C Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: X«Questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti. In verità io vi dico che non berrò mai più del frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo, nel regno di Dio».

Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai 
C Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: 
X «Tutti rimarrete scandalizzati, perché sta scritto: “Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse”. Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea». C Pietro gli disse: D «Anche se tutti si scandalizzeranno, io no!». C Gesù gli disse: X «In verità io ti dico: proprio tu, oggi, questa notte, prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». C Ma egli, con grande insistenza, diceva: D «Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò». C Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.

Cominciò a sentire paura e angoscia 
Giunsero a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli:
X «Sedetevi qui, mentre io prego». C Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Disse loro: X «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». C Poi, andato un po’ innanzi, cadde a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse via da lui quell’ora. E diceva: X «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te: allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu». C Poi venne, li trovò addormentati e disse a Pietro: X «Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole». C Si allontanò di nuovo e pregò dicendo le stesse parole. Poi venne di nuovo e li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti, e non sapevano che cosa rispondergli. Venne per la terza volta e disse loro: X «Dormite pure e riposatevi! Basta! È venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta 
C E subito, mentre ancora egli parlava, arrivò Giuda, uno dei Dodici, e con lui una folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani. Il traditore aveva dato loro un segno convenuto, dicendo: D «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo e conducetelo via sotto buona scorta». C Appena giunto, gli si avvicinò e disse: D «Rabbì» C e lo baciò. Quelli gli misero le mani addosso e lo arrestarono. Uno dei presenti estrasse la spada, percosse il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio. Allora Gesù disse loro: 
X «Come se fossi un brigante siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno ero in mezzo a voi nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Si compiano dunque le Scritture!». C Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un ragazzo, che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo.

Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto? 
Condussero Gesù dal sommo sacerdote, e là si riunirono tutti i capi dei sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Pietro lo aveva seguito da lontano, fin dentro il cortile del palazzo del sommo sacerdote, e se ne stava seduto tra i servi, scaldandosi al fuoco. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una testimonianza contro Gesù per metterlo a morte, ma non la trovavano. Molti infatti testimoniavano il falso contro di lui e le loro testimonianze non erano concordi. Alcuni si alzarono a testimoniare il falso contro di lui, dicendo: A «Lo abbiamo udito mentre diceva: “Io distruggerò questo tempio, fatto da mani d’uomo, e in tre giorni ne costruirò un altro, non fatto da mani d’uomo”». C Ma nemmeno così la loro testimonianza era concorde. Il sommo sacerdote, alzatosi in mezzo all’assemblea, interrogò Gesù dicendo: A «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?». C Ma egli taceva e non rispondeva nulla. Di nuovo il sommo sacerdote lo interrogò dicendogli: A «Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?». C Gesù rispose: 
X «Io lo sono!
E vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire con le nubi del cielo».
C Allora il sommo sacerdote, stracciandosi le vesti, disse: A «Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?».C Tutti sentenziarono che era reo di morte. Alcuni si misero a sputargli addosso, a bendargli il volto, a percuoterlo e a dirgli: F «Fa’ il profeta!». CE i servi lo schiaffeggiavano.

Non conosco quest’uomo di cui parlate 
Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una delle giovani serve del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo guardò in faccia e gli disse: A «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». C Ma egli negò, dicendo: D «Non so e non capisco che cosa dici». C Poi uscì fuori verso l’ingresso e un gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: A «Costui è uno di loro». C Ma egli di nuovo negava. Poco dopo i presenti dicevano di nuovo a Pietro: A «È vero, tu certo sei uno di loro; infatti sei Galileo». C Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: D «Non conosco quest’uomo di cui parlate». C E subito, per la seconda volta, un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che due volte il gallo canti, tre volte mi rinnegherai». E scoppiò in pianto.

Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei? 
E subito, [al mattino, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, dopo aver tenuto consiglio, misero in catene Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato. Pilato gli domandò: A «Tu sei il re dei Giudei?». C Ed egli rispose: 
X «Tu lo dici». C I capi dei sacerdoti lo accusavano di molte cose. Pilato lo interrogò di nuovo dicendo: A «Non rispondi nulla? Vedi di quante cose ti accusano!». C Ma Gesù non rispose più nulla, tanto che Pilato rimase stupito.
A ogni festa, egli era solito rimettere in libertà per loro un carcerato, a loro richiesta. Un tale, chiamato Barabba, si trovava in carcere insieme ai ribelli che nella rivolta avevano commesso un omicidio. La folla, che si era radunata, cominciò a chiedere ciò che egli era solito concedere. Pilato rispose loro: A «Volete che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». CSapeva infatti che i capi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i capi dei sacerdoti incitarono la folla perché, piuttosto, egli rimettesse in libertà per loro Barabba. Pilato disse loro di nuovo: A «Che cosa volete dunque che io faccia di quello che voi chiamate il re dei Giudei?». C Ed essi di nuovo gridarono: F «Crocifiggilo!». C Pilato diceva loro: A «Che male ha fatto?». C Ma essi gridarono più forte: F«Crocifiggilo». C Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

Intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo 
Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la truppa. Lo vestirono di porpora, intrecciarono una corona di spine e gliela misero attorno al capo. Poi presero a salutarlo: F«Salve, re dei Giudei!». C E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano davanti a lui. Dopo essersi fatti beffe di lui, lo spogliarono della porpora e gli fecero indossare le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

Condussero Gesù al luogo del Gòlgota 
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo. Condussero Gesù al luogo del Gòlgota, che significa «Luogo del cranio», e gli davano vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

Con lui crocifissero anche due ladroni 
Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse ciò che ognuno avrebbe preso. Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. La scritta con il motivo della sua condanna diceva: «Il re dei Giudei». Con lui crocifissero anche due ladroni, uno a destra e uno alla sua sinistra.

Ha salvato altri e non può salvare se stesso! 
Quelli che passavano di là lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: F«Ehi, tu che distruggi il tempio e lo ricostruisci in tre giorni, salva te stesso scendendo dalla croce!». C Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi, fra loro si facevano beffe di lui e dicevano: A «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d’Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo!». C E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Gesù, dando un forte grido, spirò 
Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: 
X «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», C che significa: X «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». C Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: A «Ecco, chiama Elia!». C Uno corse a inzuppare di aceto una spugna, la fissò su una canna e gli dava da bere, dicendo: A «Aspettate, vediamo se viene Elia a farlo scendere». C Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

(Qui si genuflette e si fa una breve pausa)

Il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo. Il centurione, che si trovava di fronte a lui, avendolo visto spirare in quel modo, disse: A«Davvero quest’uomo era Figlio di Dio!».]
C Vi erano anche alcune donne, che osservavano da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, le quali, quando era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Giuseppe fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro 
Venuta ormai la sera, poiché era la Parascève, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch’egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all’entrata del sepolcro. Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.
  

Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco
Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco

La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)

La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)

La Parola

Ora, fratelli, vogliamo farvi conoscere la grazia che Dio ha concessa alle chiese di Macedonia, perché nelle molte tribolazioni con cui sono state provate, la loro gioia incontenibile e la loro estrema povertà hanno sovrabbondato nelle ricchezze della loro generosità.

2Corinti 8:1-2

Il commento

Dopo aver lanciato la colletta a favore della chiesa di Gerusalemme (1Corinti 16), l’apostolo si reca in Macedonia, nella Grecia settentrionale, nelle chiese di Filippi, Tessalonica e Berea. Si tratta di comunità fortemente provate nelle tribolazioni, ma che nonostante la loro estrema povertà hanno gioia incontenibile e sovrabbondano in generosità. Ancora una volta il dare non è un lusso dei ricchi, ma un privilegio dei poveri. Di fronte al bisogno altrui i macedoni chiedono agli apostoli “con molta insistenza il favore di partecipare alla sovvenzione destinata ai santi”. Costoro ben conoscevano la gioia del dare, inteso come mezzo di aiuto per i bisognosi, e quindi il partecipare al miglioramento della condizione altrui. La grazia che Dio ha loro concesso trova manifestazione anche nella capacità di dare. Una generosità quindi riflesso della grazia di Dio, ben diversa da un senso di altruismo o filantropia, ma frutto dell’opera di trasformazione di Cristo, totalmente radicata nell’amore, senza il quale tutto diventa inutile (1Corinti 13).

Per alcuni il tema potrebbe apparire ostile e finanche contraddittorio con l’agire di Dio che provvede ai bisogni di tutti, secondo la preghiera del Padre nostro: “Dacci oggi …”. Eppure noi abbiamo ricevuto “la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi” (vv. 9 e 10). Egli ha deposto la Sua gloria per portare rimedio alla nostra condizione. La verità, che non vogliamo ammettere, è che in tutti vi è una radice di egoismo che nella maggior parte impedisce all’amore per gli altri di avere il sopravvento. Lasciamo quindi che sia sempre qualcun altro a prendersi cura del povero, finendo a volte per reputare noi stessi sempre bisognosi di ricevere. L’apostolo fa appello alla volontà di ciascuno “in ragione di quello che uno possiede, e non di quello che non ha”. Non è chiesto di ridursi in povertà per supplire alle necessità altrui, ma basterebbe che ciascuno prendesse quello che ha in più, che non usa e quindi spreca, per rendere meno disagevole la condizione di tanti altri. Purtroppo siamo così oramai ad avere di tutto e di più, e di quanto avremmo bisogno possediamo al doppio se non al triplo. Viviamo in un mondo di disuguaglianze e disparità.

La Scrittura ci ammonisce che “chi chiude l’orecchio al grido del povero, griderà anch’egli, e non gli sarà risposto” (Proverbi 21:13). Questo non vuole essere intimidatorio, né sto promuovendo alcun progetto di solidarietà. Credo che se una persona desideri fare del bene, basta guardarsi attorno per scorgere innumerevoli bisogni, nel contesto ecclesiale e non. Solo quando non si sa come e dove fare, ecco che la chiesa e i ministri possono aiutare in tal senso. Allora occorre aver fiducia di chi amministra e lasciar loro distribuire secondo i bisogni quel che ciascuno allegramente ha donato, senza remora alcuna. Tanto ciascuno renderà conto del proprio operato, prima o poi. Stupisce considerare come Mosè dovette frenare la generosità del popolo nella raccolta del materiale per la costruzione del tabernacolo (Esodo 36:5-7), mentre oggi invece occorre fare continuamente degli appelli per vedere qualche piccolo gesto. Sicuramente alcuni sono tartassati e quindi oramai esausti. Resto però dell’idea che come il tuono segue il fulmine, così il dare dovrebbe seguire l’azione della Grazia nella nostra vita, senza stimoli e/o condizionamenti. Allora chi può fare il bene lo faccia senza esitare.

La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)
La generosità dei credenti macedoni (di Elpidio Pezzella)

 

Devotional 13/2018

Piano di lettura settimanale della Bibbia

26 marzo Giosuè 22-24; Luca 3

27 marzo Giudici 1-3; Luca 4:1-30

28 marzo Giudici 4-6; Luca 4:31-44

29 marzo Giudici 7-8; Luca 5:1-16

30 marzo Giudici 9-10; Luca 5:17-39

31 marzo Giudici 11-12; Luca 6:1-26

01 aprile Giudici 13-15; Luca 6:27-49

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Lo spunto

Stamani ho letto un post del mio amico Riccardo Scandellari sul tema delle aspettative (potete leggerlo anche voi cliccando qui) che, a suo dire, spesso finiscono per rallentarti, se non addirittura per bloccarti.

A volte persino ti danno la sensazione di essere “eterodiretto” in un certo senso. Ovvero ti sembra di agire, o finisci per agire, in base a quello che gli altri si aspettano da te.

Alla fine del pezzo Riccardo riporta una citazione di un maestro yoga che recita:

“La concretizzazione delle nostre aspettative nei confronti della vita dipende dall’energia che concentriamo su di esse”.

La riflessione

Mi è venuto da pensare (ne parlavo proprio ieri sera con mia moglie Antonella): ma io che aspettative ho? Ho aspettative? Ed è giusto averne?

Sicuramente è umano, naturale averne. A tutti i livelli.

Mi aspetto di essere un buon cristiano, un buon marito, padre, nipote per esempio.  Cerco di fare del mio meglio sul lavoro ed in ogni ambito della vita di ogni giorno.

Ma, “biblico”, bibliocentrico come sono, mi sono venute in mente due versetti dell’Unica Parola:

«Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò. L’Eterno ha dato e l’Eterno ha tolto. Sia benedetto il nome dell’Eterno». (Giobbe 1:21)

E di seguito:

«Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno».
(Matteo 6)

Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.
Aspettative a chilometro zero. Ovvero: le aspettative del credente.

Aspettative a chilometro zero

Ho rilanciato sui miei account social il post di Riccardo con questo titolo perché a mio parere è giusto non dipendere dalle aspettative altrui; ogni volta che personalmente l’ho fatto, ho preso solo o almeno prevalentemente “bastonate” ed ho collezionato delusioni, una dopo l’altra.

Ma l’averne, di aspettative, è legato al nostro essere uomini, umani  e quindi alla fine è dirimente la domanda: tu da chi ti aspetti le soddisfazioni, le gratificazioni, alla lunga la felicità?

Allora la mia risposta è, avere aspettative, si, ma a chilometro zero. Ovvero senza negare quello che sei, senza negare la tua personalità, l’individualità, le doti, le caratteristiche, i talenti che ci sono stati donati, che abbiamo fatto fruttare con il nostro impegno lungo il cammino della vita terrena.

Il tuo brand personale puoi e devi cercare di migliorarlo, ma mai è buona cosa negarlo o essere quello che si aspettano gli altri o qualcun altro in particolare.

Per me credente, aspettative a chilometro zero significa anche che la gratificazione, certo, mi fa piacere averla anche dagli uomini, dai miei fratelli e dalle mie sorelle. Ma alla fine, so che quello che conta veramente sarà il giudizio finale dell’Eterno sulla mia vita.

Perché le gratificazioni umane possono darti una più o meno piccola “spinta” in questa vita terrena, ma se hai l’orizzonte della vita eterna, è solo Cristo, è solo la Sua Parola che possono spingerti lì dove vuoi arrivare, nella casa del Tuo Dio. Secondo i Suoi tempi e i Suoi voleri.

Perché quando si tratta del principio o della fine della vita terrena, lì siamo al chilometro meno che zero! 

Chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? (Matteo 6,27)

Diceva l’astrofisico e matematico inglese Stephen Hawking, che il suo cammino terreno lo ha completato poco tempo fa:

E’ quando le aspettative sono ridotte a zero che si apprezza veramente ciò che si ha.

Si diceva non credente, Hawking, ma questa frase è in perfetta sintonia con la citazione del libro di Giobbe e del Vangelo secondo Matteo che ho riportato all’inizio di questo post.

Smettiamo di avere troppe aspettative, o di farci condizionare da esse. E sforziamoci di vivere al meglio questa vita, perché come è iniziata molto prima del nostro primo vagito non finirà con il nostro ultimo respiro.

Amen, secondo la Sua volontà.

Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)

Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)

La Parola

21 Egli dunque disse loro di nuovo: «Io me ne vado e voi mi cercherete e morirete nel vostro peccato; dove vado io, voi non potete venire». 22 Perciò i Giudei dicevano: «S’ucciderà forse, poiché dice: “Dove vado io, voi non potete venire”?»

23 Egli diceva loro: «Voi siete di quaggiù; io sono di lassù; voi siete di questo mondo; io non sono di questo mondo. 24 Perciò vi ho detto che morirete nei vostri peccati; perché se non credete che io sono, morirete nei vostri peccati». 25 Allora gli domandarono: «Chi sei tu?» Gesù rispose loro: «Sono per l’appunto quel che vi dico. 26 Ho molte cose da dire e da giudicare sul conto vostro; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udite da lui, le dico al mondo». 27 Essi non capirono che egli parlava loro del Padre.

28 Gesù dunque disse loro: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono, e che non faccio nulla da me, ma dico queste cose come il Padre mi ha insegnato. 29 E colui che mi ha mandato è con me; egli non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli piacciono».

30 Mentre egli parlava così, molti credettero in lui.

(Giovanni 8)

Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)
Dove io vado, voi non potete venire (Giovanni 8,21-30)

Il commento

La pericope, il brano evangelico indicato per la preghiera e la lettura di oggi dal lezionario, continua a proporci gli insegnamenti del Figlio riguardo il Suo essere una cosa sola con il Padre. Negli insegnamenti come nei comandamenti.

La Parola ha come sempre il potere assoluto sugli elementi della Creazione, e quindi anche sull’agire degli uomini. Egli dunque disse loro di nuovo… Egli diceva loro… Gesù dunque disse loro…  La Parola del Signore non è semplicemente qualcosa da ascoltare con le orecchie, perchè come fu agli inizi del tempo, quando il Signore parlava e le cose prendevano vita, così è ora per noi, noi ascoltiamo e dobbiamo abbandonarci a questa Parola, lasciare che trasformi nell’obbedienza le nostre vite, che nostre non sono!

Dove io vado non potete venire… Solo chi è capace di una obbedienza piena ed assoluta alla Parola del Padre può essere, fin da ora, con Lui. Perciò il Figlio è con Lui, per questo il Verbo è fin dal principio con Dio, il Verbo è Dio.

Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che io sono… quando avrete alzato la Croce, accettato la croce del vostro peccato, e vi sarete rimessi sotto il suo regno, avrete rimesso sotto il segno della Crcoe tutto ciò che dite, fate, siete, allora e soltanto allora non sarete lontani dalla comprensione del Regno di Dio.

Un mondo che la Croce la disprezza, la allontana da sè, la sopprime fingendo che non sia (cosa altro sono mali del nostro tempo come l’aborto, l’eutanasia, l’eugenetica, il rifiuto della vecchiaia, l’abuso di droga, alcool, stupefacenti, il vizio del gioco, la corruzione della sessualità naturale se non tentativi di rifiutare la croce della propria esistenza?) è un mondo che non può certo andare dove Egli va

Mentre egli parlava così, molti credettero in lui. Così si conclude la pericope di oggi. Ma attenti agli entusiasmi superficiali. La fede non smette mai di essere messa alla prova, e nelle parole che seguono, Gesù lo rimarca. Ed il dialogo che ne segue è terribile.

31 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

33 Essi gli risposero: «Noi siamo discendenti d’Abraamo, e non siamo mai stati schiavi di nessuno; come puoi tu dire: “Voi diverrete liberi”?» 34 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. 36 Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi. 37 So che siete discendenti d’Abraamo; ma cercate di uccidermi, perché la mia parola non penetra in voi. 38 Io dico quel che ho visto presso il Padre mio; e voi pure fate le cose che avete udite dal padre vostro».

39 Essi gli risposero: «Nostro padre è Abraamo». Gesù disse loro: «Se foste figli di Abraamo, fareste le opere di Abraamo; 40 ma ora cercate di uccidermi, perché vi ho detto la verità che ho udita da Dio; Abraamo non fece così. 41 Voi fate le opere del padre vostro».

Essi gli dissero: «Noi non siamo nati da fornicazione; abbiamo un solo Padre: Dio». 42 Gesù disse loro: «Se Dio fosse vostro Padre, mi amereste, perché io sono proceduto e vengo da Dio; infatti io non sono venuto da me, ma è lui che mi ha mandato.

43 Perché non comprendete il mio parlare? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44 Voi siete figli del diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c’è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna. 45 A me, perché io dico la verità, voi non credete.

46 Chi di voi mi convince di peccato? Se dico la verità, perché non mi credete?

47 Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non le ascoltate; perché non siete da Dio».

Il Signore accresca la nostra fede. Amen.

La fede di ogni giorno, l'energia della vita