La Parola del giorno

Gesù disse: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada» (Matteo 26,52)

La franchezza, la parresia del parlare evangelico e la non violenza sono le uniche ‘armi’ ammessa. Con buona pace dei crociati di tutte le ere e di tutte le fedi.

Meditazione su Maria di Magdala e il Cantico dei Cantici, anno 1993/94

C’era una donna, una peccatrice di quella città… (Lc 7,37)

…dimentica delle proprie origini e della legge di Dio, divenne una prostituta e di propria iniziativa diede vita ad un bordello di peccato, rendendolo un autentico covo di demoni: sette demoni entrarono in lei e la assalivano continuamente con desideri insani. (Onorio di Autun, Speculum Ecclesiae. De Sancta Maria Magdalena, PL 172, col. 979)

Io sono nera e graziosa,

o figlie di Gerusalemme,

come le tende dei Qedar

come i teli dei Salma. (Ct 1,5)

 

            Maria rimase per terra, sulla sua stuoia, mentre l’uomo, l’ultimo di quella lunga giornata, finalmente giunta al termine, finito di rivestirsi, usciva.

            Avrebbe dovuto, ora, per l’ennesima volta quel giorno (la quarta, la quinta? neppure lo ricordava), alzarsi, lavarsi, togliersi lo sporco dell’uomo di dosso, ridare al suo corpo una parvenza di dignità e prepararsi qualcosa da mangiare, per poi tornare a letto, “stavolta da sola”, pensò.

            Ma in fondo, si chiese, non era sempre sola su quella stuoia? Non ricordava neanche bene i volti di quelli che erano stati con lei quel giorno; quando salivano su di lei, ella chiudeva gli occhi; ricordava bene il loro odore però, quasi sempre sgradevole, il loro continuo ansimare, mentre la premevano da ogni parte e quel respiro più forte, quasi un gemito, dal quale sapeva che avevano finito, mentre si svuotavano dentro di lei.

            Era ancora sul letto, più sporca che mai, ma proprio non riusciva ad alzarsi. Si mise la mano tra i capelli, lunghi, neri ed un po’ ispidi, “anche quelli occorreva che si lavasse”, e si tirò su, seduta, guardandosi il corpo nudo.

            Un corpo per cui gli uomini andavano matti, “ed a ragione”, pensò lei, presa di colpo dal desiderio di lusingarsi da sè stessa, lei, la Maddalena, la prostituta più visitata della zona. Il Santo, pensò, almeno da quel punto di vista, era stato assai generoso con lei. Gli uomini, spesso, ne cantavano le lodi…

 

Voltati voltati Sulamita

voltati, voltati, vogliamo vederti.

Cosa vedete in Sulamita

mentre danzate in duplice schiera?

Come sono belli i tuoi piedi

nei sandali, figlia del Benefattore;

gli allacci delle tue cosce sono come monili,

opera di un artista;

il tuo ombelico è un cratere scolpito

non vi manchi mai il vino resinato;

il tuo ventre è un mucchio di grano

recinto di rose;… (Ct 7,1-3)

I tuoi seni sono come due caprioli

gemelli di gazzella

che pascolano tra le rose.

Come una melagrana spaccata sono i tuoi glutei,

tolto il panno. (Ct 4,5.3b)

 

            Il pensiero la eccitò. Con la mano si carezzò i seni, sodi, gonfi e generosi, dal capezzolo scuro, nitido e sporgente, su cui le bocche dei suoi amanti più attesi, quelli che pensavano anche al suo piacere, amavano indugiare, per sentirne il piacere; più giù, la mano scese sulle cosce tornite, opera di mano d’artista, dal cui interno era facile risalire alla fonte della vita, alla fonte del piacere, lì, in mezzo alle sue gambe, sorgente di latte e di miele, giardino sempre irrigato…

Di colpo però, la mano si fermò, senza giungere a darle piacere. Ed il bisogno di lavarsi riemerse, imperioso, con assieme il disgusto per l’essersi imbattuta nei resti del suo ultimo visitatore.

            L’acqua iniziò a scorrere dai suoi occhi castani, mentre faticosamente si levava in piedi, ed iniziava a far scorrere il liquido sulle spalle e, da lì, su tutto il corpo. Strofinò con vigore la parte del corpo causa delle sue lacrime, come potesse cancellarla da sè.

 

Levati, vento del nord, vieni, vento del sud,

soffia sul mio giardino

siano scossi i suoi profumi. (Ct 4,16)

 

            Non sapeva più cosa pensare; provò a riandare a quegli ultimi momenti. Prima disgustata, da se stessa e dal mondo, poi presa da una insaziabile voluttà, mentre si guardava e percorreva con la mano le sue forme. Poi di nuovo, forte, improvviso, aveva provato orrore di sè stessa. Sentiva il suo intimo come diviso, come se due vite scorressero in parallelo dentro di lei, e l’una, di colpo, sopravanzasse l’altra; però era solo Maria, tutta intera, che godeva o soffriva. Stasera però era diverso, mai aveva provato una sofferenza così grande…

 

            La notte era calda; la sua casupola, appena fuori città, iniziava ad essere avvolta dal buio.

            Così com’era, finalmente pulita, si accostò all’ingresso; a quell’ora, ormai, nessuno si sarebbe curato di lei, nessuno si sarebbe mai azzardato a visitarla. Gli uomini che venivano a lei di giorno, la notte, quella notte, chissà, avrebbero ansimato sulle loro spose.

            Spose, loro erano spose; ella non era sposa di nessuno… La tristezza ed il pianto la ripresero, sulla soglia, al lieve chiarore delle stelle e del suo corpo nudo.

            Nuda, lì, come Eva, sulla soglia della creazione, aveva preso ad ascoltare il serpente, rimase ad ascoltare quelle che chiamava “le sue voci”, che la assalivano. Una le diceva di cambiar vita, l’altra sembrava rispondere alla prima che non l’avrebbe mai voluta nessuno in moglie; una terza voce le sovrastava entrambe gridandole oscenità, un’altra cercava di eccitarla, una le prometteva la Geenna e le sue pene più infami, questa voleva lapidarla, quella possederla ancora. L’unica voce che avrebbe voluta ascoltare, quella, non riusciva proprio a sentirla.

            Ancora piangente si infilò la tunica e si stese sulla stuoia, cercando di addormentarsi.

 

Io dormo, ma il mio cuore è desto.

Sento il mio diletto che bussa. (Ct 5,2)

 

            Il mattino dopo Maria si svegliò, dimentica dell’ansia e del pianto della sera, scoprendosi di nuovo pervasa dalla voglia di sentire un uomo sopra di sè. Forse era davvero pazza! Forse quelle voci c’erano davvero in lei, erano loro che la comandavano, le dettavano quella che le sembrava la sua volontà.

            Al diavolo, pensò, questi ragionamenti e al diavolo le voci, occorreva ormai prepararsi. Sfilatasi la veste, iniziò a massaggiare e ad ungere di profumo il suo corpo.

            Di nuovo si distrasse a pensare… Era bella, bella come la sposa del Cantico, ma non era sposa di nessuno… Da dove era venuto, tornato, quel pensiero? La mano, ancora una volta, come la sera prima, si fermò sul bianco suo ventre, poi riprese a correre decisa su di lei, assieme ai suoi pensieri.

            Si rivestì, ed attese.

            Tutta la sua vita non era che un attendere; attendeva qualcuno che riempisse il suo bisogno, non soltanto il suo ventre, per lasciarla finalmente soddisfatta, piena, senza fuggir via da lei dopo pochi istanti, lasciandola di nuovo nel suo vuoto.

            Ma nessuno venne a trovarla quel mattino, e lo sgomento la riprese. Aveva bisogno di vedere qualcuno! E si decise ad andare in città. Voleva assolutamente vedere qualcuno quel giorno anche sè (ma non era poi sempre così?) non sapeva nè chi, nè perché.

            Fatti pochi passi però si fermò. Le venne in mente che era in città quell’uomo di Nazareth, quel Gesù, di cui si dicevano grandi cose. Addirittura c’era chi sosteneva che fosse il Messia promesso ad Israele, che fosse l’Unto del Signore; lo raccontavano capace di guarire gli uomini da ogni malattia, capace persino di comandare ai demoni.

            Un brivido forte la percorse tutta e quasi voleva fermarsi. Rientrò in casa, ma mossa da un altro spirito. Prese il vasetto del nardo, con cui si era unto tutto il corpo per prepararsi all’amore e ripartì decisa per la città, decisa a trovare quel Gesù. Se davvero poteva tanto, almeno avrebbe potuto far tacere le sue voci.

 

Nel mio letto, di notte

cercavo chi ama l’anima mia

lo cercavo e non lo trovavo.

Mi alzerò e andrò in giro per la città

per le strade e per le piazze

cercherò chi ama l’anima mia.

Lo cercavo e non lo trovavo. (Ct 3,1-2)

 

Mostrami, amato mio,

dove stai pascolando

dove riposi nel meriggio

non voglio essere come una prostituta

dietro le greggi dei tuoi compagni. (Ct 1,7)

 

M’incontravano le guardie

della ronda di città.

Avete visto chi ama l’anima mia? (Ct 3,3)

 

            Non le fu facile, in città, ottenere informazioni. E a chi le avrebbe potute chiedere? Per motivi diversi, tanto gli uomini quanto le donne preferivano ignorarla, disprezzandola, e comunque nessuno avrebbe voluto aver parte con lei. Per questo amava tanto la sua casupola. Lì almeno, ella, l’ultima tra le donne, era la prima, era la regina di Saba nel suo fulgore e tutti quegli uomini che in città la ignoravano, lì venivano a pietire da lei che ella esaudisse i loro desideri più volgari e nascosti. Le sembrava di esser lei a decidere a chi concedersi, lei era quella che attirava i loro cupidi ed ammirati sguardi, lei…

            Ancora una volta, una delle voci cercò di fermarla, di riportarla indietro, sulla sua stuoia, ma un’altra, attrasse la sua attenzione, uscendo da una casa: una voce forte, mai sentita. Certo quella voce mai sentita doveva essere la voce dell’uomo di Nazareth.

            La casa era quella di un ricco fariseo; era uno dei suoi migliori clienti, dei più generosi, ma certo non l’avrebbe gradita al suo pranzo. C’era tanta gente però e le riuscì di infilarsi nella casa e subito fu presso la mensa.

 

A capo scoperto e a piedi nudi si avvicinò a lui con l’unguento comperato per un uso perverso. Tutto quello che prima compiva deliberatamente al servizio della carne, ora nel dolore lo convertiva al servizio del Signore. (Onorio di Autun, Speculum Ecclesiae. De Sancta Maria Magdalena, PL 172, coll. 980-981)

 

            Maria, la Maddalena, non poteva certo passare inosservata, dovunque fosse entrata; per la sua bellezza, che tutte le invidiavano, ma soprattutto per il suo mestiere, che faceva sì che anche la più brutta donna della città si sentisse più bella di lei.

            Per un attimo, solo per un attimo, sentì tutti gli sguardi della casa fissi su di lei. Quasi tutti gli uomini di quella sala, ospiti a quella mensa, i più perfetti nell’osservanza della legge, l’avevano avuta.

            L’uno sussurrava parole all’altro, che le ripeteva al vicino… Le voci, ora le sembravano essersi trasferite al di fuori di lei.

            Il ricco fariseo, padrone di casa, si chiedeva in cuor suo come ella avesse potuto aver tanto coraggio da presentarsi lì, a quell’ora, quando egli era in tale compagnia. Osservò il suo illustre ospite, che aveva preso anche lui a fissare Maria, che gli si era portata dinanzi, e si chiedeva perché quel profeta, che si diceva sapesse leggere nel cuore degli uomini, non denunciasse il peccato della donna dinanzi a tutti, perché non la invitasse ad andar via.

            Nessuno di loro, infatti, avrebbe potuto farlo, senza esporsi agli occhi degli altri. In pubblico, si intende, perché in privato, pensò, tornando a guardare Maria, tante volte si erano trovati, tra uomini, a lodare le sue “grazie”, ad esaltare la bellezza delle curve del suo corpo, la morbidezza del suo seno, la dolcezza delle sue labbra…

            Si fermò, preoccupato che Gesù non leggesse piuttosto dentro di lui, e fu distratto, come tutti, dalla visione di Maria che, scoppiata in un pianto dirotto, si era gettata ai piedi del suo ospite.

 

Mi hanno condotto a un simposio

e Amore mi ha dato battaglia.

Stendetemi in mezzo ai dolci

adagiatemi fra le mele

perché sono stata ferita da Amore. (Ct 2,4-5)

 

…trovavo chi ama l’anima mia,

lo afferravo e non lo lasciavo… (Ct 3,4)

 

            Maria ora era lì, di nuovo per terra. I piedi dell’uomo furono presto umidi delle lacrime di lei, allacciata alle sue gambe.

            Forse, pensò il fariseo, dovrei farla alzare a forza e farla accompagnar fuori. Ma se la tocco… Era senz’altro impura. A quell’ora, chissà con quanti uomini era già stata! E questo profeta, poi, che pare non rendersene conto!

            Maria, rannicchiata ai piedi dell’uomo, continuava a piangere su di essi e sembrava, lei, la flessuosa, così lodata dai suoi amanti per le sue movenze, per il suo agitarsi nell’amore, una povera donna curva, dal corpo paralizzato.

            Finalmente si mosse, pensando a come asciugare i piedi di quell’uomo.

            Il suo corpo l’aveva bagnato, il suo corpo l’avrebbe asciugato. Prese tra le mani i suoi capelli, li raccolse insieme e, con essi, iniziò ad asciugare i piedi del Nazareno. Erano soffici i suoi capelli, morbidi; li aveva lavati quella mattina stessa, erano fili sottilissimi di nera seta.

            Erano ruvidi i piedi di quel Nazareno, che percorreva instancabile quelle regioni, prima che li inumidisse con le sue lacrime. Ora, mentre li asciugava, le sembravano così belli…

            Pensò che non vedeva mai i piedi dei suoi amanti… Di essi vedeva tutto, persino le parti solitamente più nascoste, soprattutto quelle; ma i piedi, no, erano dall’altra parte del corpo che si scuoteva sopra di lei. Forse per quello, questi gli sembravano così belli, come se avessero voluto, quei piedi, comunicarle qualcosa.

            Bisognava dunque che glieli lavasse! Era necessario per avere da lui quel che desiderava. All’improvviso seppe perché aveva portato il suo nardo. Baciò a lungo, prima l’uno, poi l’altro piede di Gesù, quindi cominciò ad ungerli col suo profumo, con la stessa dolcezza e forza con cui aveva unto il suo corpo. Corpo di prostituta, corpo per l’amore, profumo di prostituta, unzione d’amore, su colui che era il profumo dell’amore di Dio sul mondo, sull’Unto del Signore.

            Maria sentiva con certezza che egli lo era.

            Continuò a massaggiargli i piedi, incurante persino del fatto che Gesù aveva nel frattempo intrapreso un discorso col fariseo. Su di lei, senza dubbio. Ma non aveva voglia di dir nulla o di far nulla, che non fosse compiacere i piedi del Nazareno. Finito che ebbe di ungerli, si rannicchiò di nuovo su di essi.

            Alzò un momento la testa, colpita dal grande silenzio in cui era caduta la sala dopo l’ultima risposta di Gesù al suo “amico” fariseo. Nel mentre, sentì le mani di Gesù, che si chinava, da seduto, verso di lei, afferrarla per i fianchi; quando gli uomini, con lei, compivano quel gesto, era per poi subito abbassarla, con violenza, sulla stuoia, dove diveniva oggetto del loro possesso, dopo esserlo stata del loro desiderio.

            Ora era un essere afferrata, con lo stesso gesto, eppure diverso…

 

Alzati, amica mia,

mia bella, vieni… (Ct 2,10)

 

            Gesù non la abbassava, al contrario, la rialzava, era lui ad abbassarsi verso di lei. Gesù non la afferrava con violenza, nè con forza, ma con una dolcezza a cui pareva impossibile non abbandonarsi, non obbedire. Così si trovò in piedi, di fronte a Gesù, seduto accanto al fariseo, sempre più incredulo.

            Gli occhi umidi e arrossati dal pianto, i capelli ora di nuovo arruffati e appiccicosi, unti di unguento profumato, le mani in quelle di lui… Mani come i piedi, avvezze alla fatica ed al lavoro di falegname, eppure mani da cui le sarebbe costato staccarsi…

            Maria, in piedi, di fronte all’unto dall’amore, all’unto di Dio.

            Di fronte a tutta quella gente… Era come se la sua tunica si fosse fatta trasparente, come se fosse di nuovo notte, la notte appena passata…

 

Alzati, amica mia,

mia bella, vieni

che l’inverno, ecco, è passato

le piogge sono cessate

non ci sono più.

Nella campagna si vedono i germogli

è giunto il tempo di cantare

e si sente la voce della tortora nella nostra terra.

Il fico matura i primi frutti

e le viti inturgidite

esalano profumo. (Ct 2,10-13)

           

            Fece per riabbassarsi, ma Gesù la trattenne; guardandola la amò e le disse, forte, che tutti potessero sentire: «Ti sono perdonati i tuoi peccati».

            Il silenzio della sala si mutò in brusio, poi quasi in trambusto. Come poteva quell’uomo dire una cosa del genere? Come poteva quell’uomo perdonare i peccati? Dio solo può farlo! A quella donna, poi! Non una prostituta qualunque, la Maddalena, una donna posseduta dal demone dell’insaziabilità dell’amore, una che, per voglia, l’avrebbe fatto anche gratis!

            Maria, nel frattempo, pareva non sentirli; ancora stretta alle mani di Gesù, chiuse gli occhi, sentendo qualcosa muoversi dentro di lei… Le sue voci, le voci che la tormentavano, sembravano ora rivolte a Gesù, sembravano parlare con Gesù…

 

“Perché sei venuto a tormentarci prima del tempo…”

“Sappiamo chi sei, sei…”

“Siamo in molti dentro di lei…”

“Mi chiamo Legione!”

“Ci lascerai almeno andare in qualcun altro?”

“Tu sei il Santo di Dio!”

“Sei il Figlio di Dio!”…

           

            E Gesù, cosa ancora più straordinaria, sembrava ora essere con loro dentro di lei, le faceva tacere, glielo ordinava, ordinava loro di uscire, di andare al centro del più lontano dei deserti…

            Finché, alla fine, non ci fu che lui. Ella sentì che le voci tacevano, erano scomparse per sempre, mentre qualcosa di nuovo, la forza uscita da quell’uomo, la riempiva tutta. E stavolta, ella sentiva che mai più si sarebbe sentita vuota, svuotata di sè stessa. Quella era la voce che sognava di udire nella notte, che aspettava di sentire… Quelle erano le mani che, sole, sognava di stringere fra le sue… Quello era l’unico corpo perfetto, perfettamente degno di essere amato…

            Aprì gli occhi e si vide, sempre lei, sempre Maria, finalmente sposa di qualcuno che l’aveva fatta sua, sposa di Dio, sposa del suo Figlio. Era sua, e non sarebbe stata mai più di nessun altro, non sarebbe più tornata in quella casupola, su quella stuoia…

            Di nuovo, Gesù le parlò, parve congedarla:

«La tua fede ti ha salvata, va’ in pace».

            Finalmente Maria sentì che la sua voce aveva un senso, e ruppe il suo silenzio:

«Signore, da chi potrei mai andare? Tu solo hai avuto parole di amore per me. Voglio seguirti finché avrò vita».

            Mancò poco che il fariseo si stracciasse le vesti…

 

            L’Amore di Dio si alzò, ed uscì dalla sala e dalla casa, stringendo nelle sue mani l’Amore dell’uomo, non più oppresso, non più schiacciato, mai più violentato, finalmente libero, mai più vergognoso dell’essere nudo.

            Maria, uscendo, non potè fare a meno di fissare di nuovo i suoi piedi: non li avrebbe mai più dimenticati…

 

Il mio diletto è entrato facilmente

è scivolato lievemente fra le mie labbra.

Io appartengo al mio diletto

e il suo desiderio è per me. (Ct 7,10-11)

 

In seguito egli se ne andava per le città ed i villaggi predicando ed annunciando la buona novella del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Magdala, dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna, moglie di Cusa, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, che li assistevano con i loro beni… (Lc 8,1-3)

 

Stavano presso la Croce di Gesù, sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala…e vicino il discepolo che egli amava… (Gv 19,25-26)

 

            «Tutto è compiuto», disse Gesù, prima di morire.

 

            Ancora una volta, Maria non poteva fare a meno di continuare ad osservarlo, il corpo nudo, il suo volto, le sue mani, i suoi piedi. Piagati, coperti di sangue, perforati dai chiodi…

 

Cosa ha di particolare il tuo diletto,

            tu la più bella tra le donne,

cosa ha di particolare il tuo diletto

            Che ci hai così scongiurato? (Ct 5,9)

Non ha apparenza nè bellezza

            per attirare i nostri sguardi,

non splendore,

            per potercene compiacere. (Is 53,2)

 

Il mio diletto è luminoso come fiamma

            lo riconoscereste fra mille.

La sua testa è oro prezioso,

            i suoi riccioli colline ondulate,

                        sono neri come corvo.

I suoi occhi sono come colombe

            su uno specchio d’acqua

si bagnano nel latte

            si posano sul bordo.

Il suo ventre è un disco d’avorio

            ombreggiato da zaffiri.

I suoi glutei sono come aiole di balsamo

            dove crescono piante di aromi.

I suoi testicoli sono rose

            stillante mirra che sazia.

Il suo sesso è un astuccio d’oro

            riempito di gemme.

Le sue gambe colonne di marmo

            poggiate su basi d’oro.

La sua figura è come il Libano

            è alto come i cedri.

I suoi fianchi chiamano all’amplesso

            tutto in lui è desiderio.

Questo è il mio diletto e questo è il mio amico,

            figlie di Gerusalemme. (Ct 5,10-16)

 

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.

Voi siete miei amici…:

amatevi gli uni gli altri. (Gv 15,13.16.17)

 

Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. (Lc 14,23)

 

            Di nuovo Maria era lì, rannicchiata, in pianto, inginocchiata sotto la croce, cercando con la mano di raggiungerli, per poterglieli ancora una volta carezzare, come la prima volta, a casa del fariseo.

 

            …lo chiamavo e non mi rispondeva.

Mi incontravano le guardie che facevano la ronda in città,

            mi battevano, mi ferivano,

mi strappavano di dosso il mantello

            le guardie delle mura. (Ct 5,6b-7)

 

            Una guardia, al vederla, la prese per la veste, lacerandogliela, e la tirò a sè, nel corpo di guardia; chiamatene altre due, assieme la gettarono, con violenza, con forza, per terra. Cercando di liberarsi dalla loro stretta, Maria prese a piangere, disperata… L’uno le aprì a forza le gambe e le montò sopra, spalleggiato dagli altri due, che le tenevano braccia e gambe aperte… Voleva esser lì con lui, l’avrebbero accontentata, a modo loro. E per tre volte, uno dopo l’altro, usarono violenza al suo corpo aperto, crocifisso…

 

            Aveva voluto esser lassù con lui, su quella croce, avere parte con lui anche nella morte. La guardia, quando tutto fu finito, la percosse sul viso con una verga, per punirla di avergli resistito… Quasi ella, quando la guardia se ne fu andata, fu felice di essere stata percossa, felice di quel sangue che le rigava una guancia… Le sembrava di completare il suo dolore col suo povero corpo…

            Era stata crocifissa con Cristo; non era più Maria, sola e viva, ma Maria, e Cristo vivo in lei.

Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro.

Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».  

Non avevano compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti. Se ne tornarono di nuovo a casa.

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. (Gv 20,1-2.9-11)

 

Vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,

            se incontrate il mio diletto

                        ditegli

            che sono stata ferita da Amore. (Ct 5,8)

 

            Tutti erano andati via, tutti fuggiti, dal sepolcro come dalla croce. Solo Maria, la madre dell’Amato, avrebbe voluto restar lì, con lei, ma i discepoli, vedendola stremata dal dolore, avevano pensato meglio condurla via con loro. Tanto, cosa c’era da aspettarsi ormai… Non c’era più nemmeno il il corpo di Gesù, nel suo sepolcro…

            Maria l’avevano lasciata lì. Non gli pareva vero, pensò amara, liberarsi di quella scomoda compagnia, di quel passato scandaloso. Solo Gesù lo vedeva com’era, “passato”.

            Non fosse stato per l’affetto che Gesù nutriva verso di lei, che non cessava di dimostrarle, l’avrebbero allontanata da loro chissà da quanto tempo!

            Gesù invece mostrava di prediligerla, come amava Giovanni, come era sempre attento a Maria, sua madre.

            Giovanni, con Maria di Nazareth, aveva preso anche Maria di Magdala nella sua casa, perché si occupasse della madre di Dio. Egli, certo, non avrebbe potuto occuparsi, assistere Maria, ormai anziana, in tante faccende. Una donna giovane e robusta come la Maddalena era senza dubbio la più adatta, tanto più che era gradita a Maria, perché amata dal Figlio, e quindi da lei, perché guardarla glielo faceva vedere ancora vicino, specie quando le si chinava accanto, si sedeva per terra accanto a lei come faceva col Figlio, quando ascoltava le sue parabole, i suoi insegnamenti, come il Figlio, Bambino, faceva con Maria e Giuseppe, nella casa di Nazareth.

 

            Maria piangeva disperata vicino al sepolcro vuoto.

 

Soffrendo di più perché era stato portato via dal sepolcro che perché era stato innalzato sulla croce; dal momento che del suo amante amato, di cui aveva perduto la presenza vitale, non conservava neppure la memoria da morto in alcun resto di lui. Piangeva dunque senza potersi consolare, poiché credeva di aver perduto irreparabilmente quello che anche i soldati, crocifiggendolo, e i Giudei, sigillando il sepolcro, le avevano lasciato… (Rabano Mauro (attrib.), Vita beatae Mariae Magdalenae et sororis eius sanctae Marthae; PL 112, coll. 1433-1495, passim)

 

            Non poteva lo stesso fare a meno di vederlo. Lo aveva unto lei, l’ultima come la prima volta, con la mirra e l’aloe portate da Nicodemo, preparandolo per la sepoltura.

            L’aveva così potuto vedere un ultima volta, nudo e piagato, come sulla croce; ne aveva unte le ferite sul capo, quelle delle spine, le mani, la piaga del costato, i piedi, asciugandosi dell’unto sulla gota, solcata da una cicatrice…

            Pensò a com’era il suo corpo, prima di conoscerlo, e dopo, nel corpo di guardia, sulla sua croce, nudo, violentato dagli uomini, senza difesa, su quella stuoia dov’era stata tanto a lungo distesa, braccia e gambe aperte, come una crocifissa…

            Ma lui, ancora se lo chiedeva, perché crocifiggere il suo Amato? Ed il pianto la scuoteva, sempre più violento.

 

            Sentì qualcuno chiamarla, e chiedergli ragione del suo pianto. Si voltò appena, vide che erano due uomini.

 

Le dissero: «Donna, perché piangi?».

Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». (Gv 20,13-14)

 

            Si rivoltò, e riprese a piangere.

Avvertì all’improvviso che, di nuovo, qualcuno era arrivato dietro di lei. Una persona stavolta. Anche questa le rivolse la parola. Ora gli uomini non la disprezzavano più e le parlavano.

 

«Donna, perché piangi? Chi cerchi?». (Gv 20,15)

 

            Quella voce risuonò stranamente a lungo dentro di lei, prima che si sentisse capace di rispondere. Come se fosse di qualcuno di conosciuto. Confusa, pensò dapprima al custode del giardino, che aveva aiutato i discepoli e Giuseppe a deporre Gesù nel sepolcro. Non si voltò neppure, stavolta, ma gli disse, piena di fede, conquistata dalla speranza di ritrovare l’amore: «Signore, se l’hai preso tu, dimmi dove l’hai posto ed io andrò a prenderlo».

            Allora la chiamò per nome: «Maria!».

            “Quella” voce! Il suo Diletto! Il suo Sposo!

Il cuore le ardeva nel petto, si voltò di scatto verso la voce, non vedeva ancora chiaramente con i suoi occhi velati di lacrime. Se li asciugò con la veste e lo riconobbe. Esplose: «Rabbunì!».

 

Santa Maria Maddalena, dalla sorgente delle tue lacrime sei giunta alla sorgente della misericordia: Cristo … Dove troverò le parole per raccontare di quell’amore ardente con cui lo hai cercato piangendo al sepolcro e hai pianto cercandolo? … La dolcezza dell’amore svela colui che l’amarezza delle lacrime celava. (Anselmo di Aosta, Oratio LXXIV, PL 158, coll. 1010-1012)

 

            Si gettò ai suoi piedi, cercando di stringerli a sè, di baciare i segni della sua passione. Fu sicura, rivedendo quei piedi che aveva lavato, risentendo la voce che aveva sconfitto le sue, quelle che le dilaniavano il corpo e la mente, sicura che fosse lui, risorto, come aveva promesso. Avrebbe voluto rimanere lì, così, per sempre, come le aveva raccontato Giovanni, sul suo Tabor. Come avrebbe voluto restar così a casa del fariseo, dove già Gesù non aveva voluto, l’aveva afferrata dai fianchi… Come fece anche stavolta…

            Le cinse con dolcezza i fianchi e la condusse dove voleva, in piedi, dinanzi a lui, e le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre, ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro».

            E sparì dalla sua vista.

 

Infine il Salvatore, persuaso della dolcissima prerogativa del primitivo amore che non aveva mai cessato di ardere nel petto della sua primiceria, della sua amica privilegiata (…) istituisce apostola della propria ascensione presso gli apostoli colei che poco prima ha fatto evangelista della propria resurrezione, e le dice: “Va’ dai miei fratelli” (…) Maria evangelizzò ai suoi apostoli la resurrezione del Messia. (…) Era quindi ovvio che, se fu inviata agli apostoli come apostola e profetessa della sua ascensione così diventasse anche evangelista dei credenti in tutto il mondo. (Rabano Mauro (attrib.), Vita beatae Mariae Magdalenae et sororis eius sanctae Marthae; PL 112, coll. 1433-1495, passim)

 

            Maria non fu più triste da allora. Sentì nel suo cuore che solo così egli non l’avrebbe mai più abbandonata. Se ella si fosse trasformata, posseduta da lui. Se la sua voce si fosse mutata nella Sua, se i suoi piedi si fossero mutati nei Suoi, portandone il lieto annuncio nel mondo. Allora…

 

Maria di Magdala andò subito ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!».

E anche ciò che le aveva detto. (Gv 20,17-18)

 

            I piedi piagati dell’Unto la portavano.

            La Sua voce era in lei: alto si levò il suo cantico:

 

Amore è più forte di Morte

Passione più potente degli Inferi;

i suoi dardi sono dardi di fuoco

sono fiamme di un dio.

Le acque dell’Abisso non potrebbero spegnere l’amore

e i fiumi non lo travolgono.

Chi darà tutta la sua vita per Amore

la salverà e non la perderà.

(Ct 8,6-7)

 

 

* Il testo biblico è quello della “Bibbia TOB”, Leumann, Editrice Elle Di Ci, 1992, fatta eccezione per i brani del Cantico dei Cantici, nella traduzione di Giovanni Garbini, “Cantico dei Cantici”, Brescia, Paideia Editrice, 1992.

* Gli altri testi sulla Maddalena sono ripresi da Lilia Sebastiani, “Tra/Sfigurazione”, Brescia, Queriniana, 1992.

Un giorno, una Parola, 3 giugno 2011

Gesù dice: «Chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli» (Matteo 10,33)

Non vergogniamoci di testimoniare la nostra fede, non dobbiamo avere paura di annunciare con i gesti e con le parole l’evangelo di slvezza. Se pure ci mancassero le parole, o ci difettasero i discorsi, Ci ha detto, sarà lo Spirito stesso a suggerirci cosa dire, o magari ci suggerirà di restare in silenzio, perchè non sempre le parole servono…

Incontro alla Primula

Ieri alla Primula, la scuola frequentata da Sara (via della Cisa 1, a Montesacro) ho tenuto un incontro sull’icona della Trasfigurazione. L’avevo intitolato “Ad immagine dell’invisibile” ad indicare non solo la Trasfigurazione di quel momento, ma la trasformazione di cui deve essere capace l’uomo, il cristiano, il suo desiderio ed assieme la forza che ha dentro di sè per rinnovarsi.

Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto. (Romani 12,2)

Matteo 25

Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero foresti…ero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna.

Leggo montagne di parole che definire cattive, irriconoscenti, ipocrite è poco… sui giornali, sui blog, su Facebook nei commenti alle foto di poveri corpi morti… e penso a queste parole di Gesù… e a quelli che si dicono cristiani… o dicono di difendere la fede…

Chi quelle parole le condivide, chi pensa che gli immigrati non abbiano diritto all’accoglienza, chi pensa che sia giusto rimpatriarli a forza, o chiuderli in centri dove non hanno nessun diritto, è pregato, nel caso facesse parte della lista di quelli che si dicono miei amici su Facebook o altrove, di cancellarsi dalla stessa. Perchè io credo che il parlare debba essere si, si, no, no, e che occorra schierarsi, avere il coraggio di schierarsi, sempre, dalla parte dell’ultimo. Anche quando, sempre di solito, l’ultimo è scomodo, perchè mette in discussione le mie certezze… o le mie ricchezze…

La tavola per il Subbuteo

…a teatro non ci siamo andati, eravamo uno più stanco dell’altra. però in compenso ho fatto un bel po’ di lavori casalinghi. Ho eliminato le ultime lampadine ‘normali’ mettendo quelle a basso consumo, ho spostato una libreria ed una cassettiera, montato due prese di sicurezza, tolto il forno a micro onde da vicino alla cucina, ecc…. Mi sono pure tagliato i capelli e, albo signanda lapillo!, ho comprato la tavola per montarci il mio campo di Subbuteo! (ebbene si, a 48 quasi anni ho ancora voglia di giocarci…)

Il mio blog…

…vuole essere, oltre che un modo per scrivere quel che mi passa per la testa, anche un servizio per chi, come me, crede e lavora nel mondo delle energie rinnovabili. Quelle vere, non le ‘assimiliate’ o le vecchie che vengono fatte passare per nuove, tipo il nucleare per intenderci… Tutti i giorni o quasi, per lavoro, mi spulcio giornali e stampa per leggere quanto si dice e/o si scrive… cominciamo da lì.

La fede di ogni giorno, l'energia della vita