Giovanni Nicolini commenta Marco 4,1-9

Mc 4,1-9
Cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva. 2Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: 3«Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. 8Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». 9E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

L’intero cap.4 è dedicato all’insegnamento di Gesù attraverso parabole vicine tra loro come immagini e temi, orientate a cogliere il mistero del regno di Dio nella storia dell’umanità. E’ significativo che il capitolo inizi e termini con un riferimento diretto al mare, e quindi alla traversata del mare alla fine del capitolo. Questo consegna all’insegnamento del Signore l’immagine di un viaggio che deve essere intrapreso con la luce e la forza della fede.

Il nostro testo è dominato dall’ampio gesto del seminatore che semina veramente dappertutto, senza calcolare la produttività dei diversi terreni. Tra molti terreni, solo uno è “terreno buono”(ver.8). C’è dunque un’inevitabile sproporzione tra la generosità della semina e la resa dei terreni. Certo, si può anche pensare che la fecondità del terreno buono compensi la non resa degli altri.

Sottolineiamo molto volentieri l’esordio del discorso di Gesù: “Ascoltate.”(ver.2). è invito all’attenzione, ma è anche molto di più. Si potrebbe considerare questa invito come il grande titolo della parabola e persino di tutto il capitolo. Siamo nel cuore della fede dei padri ebrei: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio…”(Deuteronomio 6,4). E qui siamo nella piena rivelazione del dono della Parola. In Gesù la Parola si è fatta carne, si è fatta storia, è entrata pienamente nella vicenda dell’uomo. Nella Parola di Dio tutto è stato creato. La Parola di Dio ha condotto la storia dei nostri padri ebrei fino al Messia. Gesù è la Parola del Padre nella pienezza della sua presenza e della sua potenza. L’ascolto della Parola è l’evento che pone in comunicazione Dio con la creazione e la storia. All’uomo è stata affidato questo incontro nuziale tra Dio e la storia. Quando, come oggi, per grazia di Dio ci poniamo in ascolto della sua Parola, Dio incontra la creazione e la storia. Le illumina e le rende feconde. Con un piccolo anticipo sul seguito del testo evangelico possiamo dire che senza la Parola la creazione e la storia sono parabole non spiegate! Non illuminate! Senza la Parola non hanno senso nè direzione. Ci sono, e basta. E solo la Parola di Dio può operare questo. Nè la scienza nè la filosofia possono svelarne il mistero. Si può dire che Dio non c’è. Ma senza la Parola di Dio non si può dire perchè tutto quello che esiste esista.

Questo è dunque il compito fondamentale dell’uomo! Il suo compito sacerdotale. L’ascolto della Parola si posa sulla realtà e la illumina. Dunque, come dicevamo, in gran parte tutto resta come muto. Parabole bellissime, di certo, ce ne sono infinite. Ma solo la Parola di Dio può svelarle. In tal senso, la parabola del seminatore, come di seguito ci sarà esplicitamente detto, è fondamentale. E’ il punto di partenza per la comprensione di ogni altra parabola.

E bisogna dire che quindi la Parola del Signore non è donata da Lui solo perchè possiamo sapere che cosa dobbiamo fare. Ancor prima, la Parola è per svelarci il “mistero” che è dentro ad ogni parabola della vita. E tutto questo consente a tutta la creazione e a tutta la storia di dare lode a Dio. Tutto viene da Lui. Tutto è chiamato a ritornare a Lui. Per questo il capitolo terminerà con una perigliosa traversata verso l’altra riva.

La Parola del giorno

Di tutte le buone parole che il Signore aveva dette alla casa d’Israele non una cadde a terra: tutte si compirono (Giosuè 21,45)

La Parola di Dio, come dice il profeta Isaia in un brano famosissimo, è come la pioggia e la neve; non torna indietro senza portare il suo effetto. Fosse così anche il nostro parlare. Impegniamoci perchè, come dice Gesù, il nostro parlare sia si, si, no, no, nella verità, ed assieme nella carità verso colori ai quali è rivolto, ed anche verso noi stessi (perchè spesso siamo i primi a non aver misericordia di noi…)

Perché un testo biblico?

– ripreso da PREDICARE IL VANGELO

Continua la nuova rubrica “Predicare” in cui il pastore Bruno Rostagno ci conduce per i meandri dell’omiletica, della predicazione cristiana, concedendoci in esclusiva di ripubblicare (ampliati ed aggiornati) i capitoli del suo volume “La fede nasce dall’ascolto: guida per la predicazione”, Claudiana, 1984. Questo è il capitolo 1.2

Il predicatore o la predicatrice sa che domenica dovrà presiedere un culto. Non è pastore, non deve predicare ogni domenica; predica però abbastanza regolarmente, e lo fa con gioia. Predicare infatti è difficile, ma dà gioia. Non certo perché sia un’occasione per mettersi in mostra, per provare l’emozione di stare più in alto degli altri. Predicare è una gioia perché, fin dal momento dello studio del testo, si riceve moltissimo: la fede è arricchita e fortificata, e non c’è niente di più bello che poter trasmettere a sorelle e fratelli la forza, la convinzione, la conoscenza che il testo ci comunica. Poter predicare è una grazia di cui non saremo mai abbastanza riconoscenti.
Dunque il predicatore o la predicatrice si accinge con gioia a preparare il culto e il sermone. Può darsi che abbia già in mente qualche idea, una riflessione fatta durante la settimana, un messaggio che gli o le sembra importante comunicare. La tentazione è però di affrettarsi a sviluppare le proprie idee iniziali, cercando solo alla fine dell’elaborazione un testo biblico che serva di appoggio. Ma la predicazione non è l’esposizione dei nostri pensieri, che certamente riteniamo interessanti: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice il Signore» (Isaia 55,8). La predicazione non ha lo scopo di esibire ciò che sappiamo; è un lavoro umile, in cui si tratta di servire la parola di Dio. È un discorso spirituale, nel senso preciso del termine: un discorso mosso dallo Spirito, generato dall’opera salutare di Dio che culmina in Gesù Cristo, quell’opera che è il contenuto dell’evangelo e che possiamo comprendere solo ascoltando attentamente la Bibbia.
Se sviluppasse le proprie idee, e quelle soltanto, il predicatore rimarrebbe solo con se stesso, lasciando la comunità sola con se stessa o rendendola dipendente dalla propria abilità. Il testo biblico si trova invece di fronte al predicatore o alla predicatrice, gli o le ricorda così che la parola di Dio non è in suo possesso, non è identica alle sue idee, ma gli/le viene donata. La parola dev’essere innanzitutto ricevuta, sia da chi predica, sia dalla comunità a cui viene annunciata. Chi predica è il primo a riconoscere i propri limiti, ma procede con fede nel suo tentativo di comprendere e trasmettere in modo attuale la parola, contando sulla fedeltà di Dio: «Abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi» (II Corinzi 4,7).
Ma non sarebbe lo stesso partire da un bel testo letterario, dal pensiero di un teologo o di un filosofo, dall’osservazione di uno scienziato, da un brano poetico, da parole particolarmente significative di una canzone? No, non sarebbe lo stesso. Penetranti o commoventi, questi testi sono un’illustrazione della predicazione, non ne sono l’origine.
La Bibbia ci parla di fatti in cui Dio interviene mettendo in moto una storia; la storia attraverso cui si deve riconoscere il suo amore, la sua volontà di creare un essere umano nuovo e un mondo nuovo. In questa storia si verificano delle situazioni fondamentali, che continuano a essere le nostre, anche se le società cambiano e le culture si trasformano. La battaglia del profeta Elia contro l’idolatria rimane attuale anche per noi, pur se l’idolatria assume oggi forme diverse. La battaglia dell’apostolo Paolo contro il legalismo rimane valida, anche se si tratta di scoprire quale legalismo attenti oggi alla libertà dell’essere umano. Che cosa ha reso possibile la battaglia di Elia, la battaglia di Paolo? Un intervento di Dio che ha dimostrato la vanità degli idoli e l’infondatezza di un atteggiamento che pretende di raggiungere la giustizia mediante il legalismo. L’intervento di Dio culmina nell’azione di Gesù, che accoglie l’essere umano con la sua disperazione, con il peccato che lo aliena da Dio, da se stesso, dal prossimo, per liberarlo e rimetterlo in piedi; grazie a questo intervento, l’essere umano diventa libero di vivere per Dio e per il prossimo, trovando così il senso della propria vita.
Ora, tutto questo è di una novità tale, che nessuna trasformazione storica, nessuna rivoluzione può pretendere di superarlo o di poterne fare a meno. Per quanto avanzati crediamo di essere, Gesù sarà sempre più avanti di noi.
Ecco perché il testo biblico, che ci conduce a scoprire la novità di Gesù, è all’origine della predicazione. Rinasciamo alla fede ogni volta che un testo biblico ci si apre nella sua carica vitale. Non cerchiamo un testo biblico perché ci serva da illustrazione per ciò che abbiamo da dire; è il testo biblico ad avere il messaggio decisivo, e ci spinge a dirlo con parole nostre. Il sermone è un discorso personale e attuale; ma, nella sua essenza, è una spiegazione del testo biblico. Ha raggiunto il suo scopo quando il testo ha interpellato chi ascolta.

La Parola del giorno

Mi guiderai con il tuo consiglio e poi mi accoglierai nella gloria
(Salmo 73,24)

Che l’Eterno ci accompagni anche nel vivere questa giornata. O forse meglio, che noi ci ricordiamo che l’Eterno ci accompagna sempre, nelle nostre giornate, nelle nostre parole, nelle nostre azioni. Siamo noi, sempre, che ci scordiamo di Lui… Egli è con noi in eterno, ogni giorno, e così sarà fino alla fine dei tempi.

La Parola del giorno

Siate pazienti, fratelli, fino alla venuta del Signore. Osservate come l’agricoltore aspetta il frutto prezioso della terra pazientando, finché esso abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione (Giacomo 5,7)

La pazienza, questa virtu’ oggi tanto misconosciuta. Oggi tutti vogliono tutto e subito, il nostro mondo ti spinge ad essere veloce, ad essere smart, a fare le cose in fretta. Al lavoro tutto è urgente, tutto deve essere risolto in mezz’ora, perchè ti dicono che così vuole il mercato… Non è un caso oggi che l’agricoltura, gli agricoltori, vadano scomparendo. Perchè chi ha tempo di aspettare che le cose crescano al loro tempo, coi loro tempi… così mangiamo fragole ad agosto, aranci a maggio, castagne tutto l’anno… Poi ci lamentiamo che stiamo male, che non digeriamo, che il nostro corpo si ribella.
Occorre che reimpariamo la virtù della pazienza, che reimpariamo a fare l’elogio della lentezza, della calma, dell’aspettare i tempi i giusti. Non certo solo nel mangiare, o nel coltivare, ma anche nei rapporti umani. Quante discussioni o litigate ci risparmieremmo se sapessimo rispettare i tempi giusti del nostro fratello o della nostra sorella nel considerare una realtà, nel prendere posizioni su questo o su quello. Quanto sarebbero più serene le nostre chiese, quanto sarebbe più efficace la nostra predicazione se ci ricordassimo che il tempo, l’alternarsi del buio e della luce, della notte e del giorno, è il primo dono della creazione da parte dell’Eterno, la prima realtà di cui render grazie, il primo comandamento da rispettare. Aspettiamo la pioggia, accogliamo il sole, verranno al loro tempo. Aspettiamo la sorella, accogliamo il fratello, verranno al tempo giusto. Aspettiamo la Parola di Dio, accogliamola… è già qui, e non passerà senza lasciare la traccia che vuole, senza operare quanto l’Eterno desidera.

Non sprechiamo!

Cristo dice: «Quando preghi, entra nella tua cameretta e, chiusa la porta, rivolgi la preghiera al Padre tuo che è nel segreto; Egli … te ne darà la ricompensa» (Matteo 6,6)

Più volte nel Vangelo Gesù dice di non sprecare parole; il Padre vuole che ci rivolgiamo a Lui, per mostrargli il nostro amore, ma non servono discorsi e teologie complicate, basta la preghiera del Padre Nostro a contenere tutto ciò di cui abbiamo bisogno. La sua grazia, la capacità e la gioia di condividere, la capacità di perdonare e di sentirsi perdonati (spesso questa seconda ocsa è assai più difficie della prima).

Il vostro parlare sia si, si, no, no; il di più viene dal maligno; il maligno, il principe di questo mondo punta a confonderci, a farci credere che ci sono tante cose da ricercare, che mille e ancora mille sono i nostri bisogni. La pubblicità, il consumismo fanno proprio questo, in un certo senso sono i nostri demoni quotidiani, i nostri tentatori. Ci fanno credere che ‘dobbiamo’ cercare questo e quello. Mentre anche su questo Gesù è lapidario: cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù… E chi cercherebbe altro, se vivesse nel regno di Dio? Tutto il resto “è” sovrappiù!

Per fare un esempio sul sovrappiù, la necessità di produrre energia nucleare è sovrappiù. E’ un sovrappiù di energia che non ci serve, spesso le centrali tradizionali sono ferme perchè non sanno dove mettere l’energia. E’ un sovrappiù di scorie che durano oltre ogni vita umana e che non sappiamo dove conservare nè come smaltire. E’ un sovrappiù di irresponsabilità verso la creazione che ci è stata donata di cui non saremo noi a pagare lo scotto, ma i nostri figli ed i nostri nipoti.

Allora non sprechiamo parole, non sprechiamo energia, non sprechiamo acqua, non sprechiamo la grazia che l’Eterno ogni giorno ci dona. Amen.

La Parola del giorno

Gesù disse: «Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada» (Matteo 26,52)

La franchezza, la parresia del parlare evangelico e la non violenza sono le uniche ‘armi’ ammessa. Con buona pace dei crociati di tutte le ere e di tutte le fedi.

Un giorno, una Parola, 3 giugno 2011

Gesù dice: «Chiunque mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io rinnegherò lui davanti al Padre mio che è nei cieli» (Matteo 10,33)

Non dobbiamo vergognarci di testimoniare la nostra fede, non dobbiamo avere paura di annunciare con i gesti e con le parole l’Evangelo di salvezza.

Se pure ci mancassero le parole, o ci difettassero i discorsi, Ci ha detto, sarà lo Spirito stesso a suggerirci cosa dire, o magari ci suggerirà di restare in silenzio, perchè non sempre le parole servono…

La fede di ogni giorno, l'energia della vita