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Preghiera biblica della settimana (suggerimenti di Elpidio Pezzella)

Suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».
Giovanni 2:11

Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta.

Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede.

Il primo di questi segni avvenne a Cana di Galilea, durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù.

Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno.

Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora».

Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere.

Il vino ai tempi di Gesù

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in quelle terre. Sappiamo che si produceva vino probabilmente già 4000 anni.

Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato.

Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”.

Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite.

Lettura della Bibbia

06 febbraio Levitico 16-18; Atti 17-19
07 febbraio Levitico 19-21; Atti 20-22
08 febbraio Levitico 22-24; Atti 23-25
09 febbraio Levitico 25-27; Atti 26-28
10 febbraio Numeri 1-3; Romani 1-3
11 febbraio Numeri 4-6; Romani 4-6
12 febbraio Numeri 7-9; Romani 7-9

Elia Eliseo Elpidio Pezzella

Il sale della terra, la sapienza di Dio

13 «Voi siete il sale della terra; ma se il sale diventa insipido, con che cosa gli si renderà il sapore? A null’altro serve che ad essere gettato via e ad essere calpestato dagli uomini.».

(Matteo 5)

Matteo 5:13 Sale della terra

Voi siete il sale della terra… ma non è così scontato, è facile che diventiate, che diventiamo insipidi, che perdiamo di sapore, che perdiamo di sapidità.

E come si fa a perdere di sapidità? Perdendo di vista la sapienza che ci viene da Dio, dalla sua grazia, dai doni dello Spirito, per “ripiegare” sui mille fasulli “insaporitori” che ci vengono proposti dalle mille false sapienze di questo mondo.

La parola greca τὸ ἅλας, che normalmente traduciamo con sale, si può rendere in italiano anche con sapienza  o con senno.

Ed allora tutto si fa chiarissimo. Si può essere sale della terra se la sapienza che si trasferisce al mondo è quella di Dio e della Sua Parola, mai la nostra personale conoscenza. Si ha senno, si è assennati se si è sempre consoni con il modo di ragionare di Dio e della Sua Parola.

Altrimenti, se si cercano compromessi con il mondo e le sue false sapienze, rivestite di pallide lucine, anzichè della luce del sole, foderate di pietà e carità pelose, invece che dell’amore, ci si rende insignificanti ed inutili, strada che purtroppo è stata intrapresa da tanti sedicenti credenti e chiese che si definiscono cristiane, ma propongono una fede che, a ben guardare, di Cristo e della Sua Croce può e vuole fare a meno.

Altro che sale, altro che sapienza…

Il Signore accresca la nostra fede,
nel Giorno in cui lo preghiamo
e lo invochiamo in modo speciale,
nel Suo culto e nella Sua assemblea.

Amen.

Portare la legge a compimento (Matteo 5:17-20)

(Predicazione su Matteo 5:17-20 (“Per ristabilire la Legge”) del pastore Paolo Castellina per Domenica 5 febbraio 2017, Quinta Domenica dopo l’Epifania o del Tempo Ordinario)

 

17 «Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti; io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento.

18 Perché in verità vi dico: Finché il cielo e la terra non passeranno, neppure un iota o un solo apice della legge passerà, prima che tutto sia adempiuto.

19 Chi dunque avrà trasgredito uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma colui che li metterà in pratica e li insegnerà, sarà chiamato grande nel regno dei cieli.

20 Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli.

(Matteo 5)

Matteo 5:18 "Per ristabilire la legge"

… per ristabilire la legge!

Sintesi: In un’epoca come la nostra, allergica a vincoli e confini, una “religione liberale” è oggi l’unica che, in quanto tale, sembra essere tollerabile.
Le “vecchie religioni” devono adeguarvisi e verso di essa “incoraggiate” ad “evolvere”.
Lungi dall’essere oppressiva, però, la fede cristiana proclamata e definita dal Nuovo Testamento, comporta giuste regole e giusti e precisi confini, garanzia essi stessi di libertà autentica.
Nel testo biblico che esaminiamo quest’oggi Gesù infatti afferma: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento” (Matteo 5:17).

Che cosa intende?

Introduzione

È indubbiamente più comodo e “presenta meglio” farsi fare da un sarto un abito su misura, invece che comprare un vestito “prêt-à-porter” confezionato in serie, in taglie standard. Non sempre, però, ce lo possiamo permettere. Se il concetto di “su misura”, per un vestito, è buono e desiderabile, non lo è sempre per la fede cristiana. Per quanto, infatti, vi dev’essere una certa misura di adattamento legittimo e ragionevole ai tempi ed alle circostanze, farsi “un cristianesimo su misura” è spesso troppo comodo e “conveniente”. Il suo risultato, di fatto, è “qualcos’altro” che spesso ha ben poco titolo di chiamarsi “cristianesimo”, se si assume a modello normativo la continuità con l’autorevole predicazione apostolica com’è riportata nel Nuovo Testamento.

Ecco, così, come una generazione “allergica” a leggi, ordine, disciplina e al concetto stesso di autorità come la nostra, quando si cura di essere religiosa e persino cristiana, si disegna la propria versione di cristianesimo “su misura” giustificandola in vario modo.

Diventa allora, magari, la “religione liberale” a cui il mondo plaude ma che di fatto è “moneta falsa”, fatta da chi si è appropriato indebitamente di un nome che non le competerebbe.

Una dichiarazione chiara

A questa “religione liberale” che vorrebbe essere, libera dalle leggi, e tutta improntata a “grazia” (a buon mercato) ed amore (malinteso), il Signore Gesù risponde a chiare lettere, nel testo sottoposto oggi alla nostra attenzione. Esso dice:

“«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”

(Matteo 5:17-20)

Gesù qui parla della Legge di Dio, la Legge che sovranamente Egli ha stabilito sull’intera umanità affinché, seguendola, potesse vivere una vita giusta e buona, in armonia con i Suoi propositi creativi.

Impressa nel cuore di ogni creatura umana che viene al mondo, precisata nella Rivelazione che di essa Dio ha fatto al Suo popolo eletto, Israele, registrata autorevolmente nella Bibbia, dimostrata coerentemente dalla vita di Gesù, essa è legge eterna per ogni creatura umana, e non abrogabile.

La Legge di Dio, ieri ed oggi

Oggi viviamo nell’epoca del liberismo.

La gente è diventata allergica a sentir parlare di leggi e a sottomettersi a leggi, né di confini da rispettare. Non vuole sentir parlare di un Dio legislatore, anzi, ne nega l’esistenza, come di una presenza ingombrante e oppressiva. Gesù, invece, è venuto per ristabilire la legge!

La situazione era diversa allora, però il messaggio non era diverso. Nel tempo e nel luogo dove Gesù pronunciava le parole che abbiamo udito, la Legge di Dio era un valore molto importante, ma il significato di questa Legge veniva snaturato, travisato, deformato, falsato, tradito.
Gesù, denunciandone gli abusi, sembrava a molti allora, un contestatore della legge, un liberale, un sovversivo, qualcuno che pretendesse, dopo aver messo in questione la Legge antica, di crearne una nuova oppure che volesse stabilire l’anarchia, l’individualismo puro.

Non era così.

Gesù contestava allora gli abusi della legge che, possiamo dire, “venivano da destra”, mentre oggi contesterebbe gli abusi “di sinistra”: la Legge di Dio pur sempre proclamava.

Egli diceva: “Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge ma per ristabilirne il significato autentico”. In altre parole: “Io non sono venuto per istituire una nuova religione con nuove leggi e nuovi riti. Io non sono venuto per abolire l’antica fede di Israele e la legge di Dio che ne forma il fondamento. Io sono venuto per ribadire la validità ciò che Mosè vi ha trasmesso da parte di Dio affinché sia realmente osservata. Io sono venuto per interpretare autorevolmente quella legge e metterla io stesso in pratica”.

Un discorso strano?

Chi oggi contesta il valore normativo della legge di Dio ragiona su due presupposti.

In primo luogo ritiene che la religione dell’Antico Testamento abbia fallito, che non funzionasse. Così Gesù è venuto, dice, per dare inizio a qualcosa di nuovo, una religione del Nuovo Testamento.

La suddivisione che noi stessi facciamo fra Antico e Nuovo Testamento però, è, in un certo senso, fuorviante.

Il secondo presupposto segue logicamente dal primo. Dato che la religione dell’Antico Testamento avrebbe fallito, Gesù, di fatto, è venuto per abolire tutte le sue forme e strutture, inclusa la Legge di Mosè.

È così? No.

Uno dei risultati negativi di questo modo di ragionare è che la vita cristiana non viene più definita dalla Legge di Dio com’è stata proclamata nell’Antico Testamento.
Si dice che sia lo Spirito Santo stesso a guidarci a vivere nel modo giusto, senza più bisogno di legge, oppure che il Nuovo Testamento ci può fornire tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere come cristiani.

Gesù non è venuto per abolire quella legge e religione, Gesù afferma chiaramente che Egli sia venuto per ristabilire la verità che la Legge di Dio è ancora valida, che ancora essa ha autorità sul popolo di Dio, che ancora essa definisce una vera fede vivente e che continuerà ad avere quell’autorità, fino all’ultima virgola, fintanto che cielo e terra non scompariranno!

Non è solo questo testo biblico ad essere prova del fatto che questo sia così. L’intera vita e ministero di Gesù erano basati sulla Legge di Dio. Paolo scrive che Gesù nacque “…sottoposto alla legge” (Galati 4:4), e lo vediamo come Egli si sottoponga alla legge. Onora la Legge nel Suo insegnamento, citandola frequentemente per comprovare i Suoi insegnamenti di fronte ai suoi avversari. Nel corso della Sua vita Egli ubbidiva alla legge perfettamente in ogni punto, e persino muore accettando di pagare il prezzo della sua trasgressione.

L’ultimo giorno, quando Iddio vorrà vedere perfetta rettitudine in tutti coloro che aspirano ad entrare nel Suo Regno, noi, come cristiani, potremo presentare una perfetta rettitudine, la rettitudine conseguita da Cristo con la Sua perfetta ubbidienza alla Legge e che Egli per grazia vuole attribuirci e che facciamo nostra per fede. In quel giorno, quando la Legge con voce tonante esigerà la nostra definitiva ed inappellabile condanna, a causa delle nostre trasgressioni, il credente non dovrà avere paura. Non perché Dio non gli avesse richiesto di sottomettersi ad essa o accettasse qualcosa di meno, oppure perché ci perdoni “…tanto la legge non è importante”, ma perché la vita e la morte di Cristo sulla croce in nostro favore ha soddisfatto essa stessa per noi ciò che la Legge esige affinché noi diventassimo di tutto cuore persone che ubbidiscono alla Legge di Dio.

Meglio dei Farisei?

Ora tutto questo potrebbe sembrarci molto bello, ma in qualche modo ancora troppo teorico. La cosa però cambia quando consideriamo il versetto 20. Qui la religione della Legge comincia a toccare i temi chiave della vita stessa.

Gesù dice: “Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli”.

Com’è possibile?

Egli dice: “Vuoi essere considerato fra i miei discepoli? Vuoi essere incluso nel numero di coloro che sono graditi a Dio, quelli che sono cittadini del Mio regno nei cieli? Beh, allora devi fare decisamente meglio nell’osservare la legge di quanto facciano i Farisei”. “Che? Meglio dei Farisei? Ma vuoi scherzare? Come potrei io mai arrivare anche solo un poco al livello di ubbidienza alla Legge al quale essi sono arrivati? E addirittura essere meglio di loro! Impossibile! E’ una pretesa assurda!”.

Com’è che i Farisei osservassero la Legge? Lo notiamo in una delle parabole di Gesù: “Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano” (Luca 18:10-11).

La preghiera del primo personaggio può essere riassunta con queste parole: “O Dio, hai notato come io sia bravo?”. Fa’ così una lista delle cose che egli non fa…

Per Gesù, il vero modo di osservare la legge era qualcosa di molto diverso, qualcosa che iniziava nel cuore. Non era forse quello a cui Gesù mirava quando diceva che l’adulterio inizia dal modo in cui guardi qualcuno, e che l’omicidio inizia quand’anche solo si coltiva un atteggiamento di risentimento verso qualcuno?

Osservare veramente la legge deve nascere da un amore per Dio che affonda le sue radici nel cuore, nell’anima e nella mente, un amore verso il prossimo che è altrettanto forte dell’impegno a garantire il proprio benessere. Per Gesù, osservare la Legge è un desiderio di ubbidire che proviene dal cuore.

Osservare la Legge, per il Fariseo, poi, era questione di obbedire alle parti preferite della Legge, trascurando le altre. Quali erano per un Fariseo le parti favorite della Legge? L’aspetto cerimoniale ed esteriore della Legge. Per quanto riguardava, però, le questioni morali della Legge, sapeva come trovare scorciatoie e giustificazioni…

Per i Farisei, osservare la legge era qualcosa in fondo di parziale. Gesù però diceva che noi dobbiamo vivere di ogni parole che procede dalla bocca di Dio, non solo di quelle cose in fondo più facili!

Sicuramente, poi, osservare la Legge, per un Fariseo, era cosa abbastanza di egocentrico. Quando pensava di fare ciò che la Legge comandava, spesso pensava solo a come questo avrebbe fatto una buona impressione sull’ambiente circostante, ma il punto di riferimento di chi osserva la legge doveva essere Dio e non gli altri. L’osservanza cristiana della legge deve essere radicata nel cuore. Deve essere l’impegno ad ubbidire ad ubbidire a tutto ciò che Dio ha comandato. Deve essere fatto per attirare l’attenzione a Lui, non a noi stessi.

Una legge molto esigente

È questo il tipo di religione che Gesù viene per ristabilire, una religione che sia in armonia con la Legge sovranamente stabilita da Dio. E’ qualcosa di sicuramente molto esigente. Essa esige che noi diventiamo un popolo santo, santo cioè nei termini in cui Dio definisce la santità, vale a dire la Sua Legge.

Allora avevano equivocato la legge di Dio, la applicavano in modo errato. Ne era conseguito che la Legge diventasse un giogo di schiavitù, o una piattaforma per il proprio orgoglio.

Il nostro problema, però, è l’opposto. Invece di essere tutti coinvolti nella Legge nel modo sbagliato, noi semplicemente la ignoriamo. Noi presumiamo di poter fare tutto quello che vogliamo, abilissimi nel giustificarlo, e pensiamo che tutto vada bene così dato che, diciamo, siamo “liberi dalla legge”, oppure vincolati solo da un non meglio definito senso di “amore”.

Gesù, però, è venuto per qualcosa di molto diverso. Gesù è venuto per ristabilire una religione esigente, esigente ma non oppressiva. L’evangelista Giovanni scrive: “Questo infatti è l’amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti“: questa è la parte esigente. Ascoltate però il resto del versetto: “…e i suoi comandamenti non sono gravosi” (1 Giovanni 5:3).

Quando qualcuno viene seriamente alle prese con la Legge di Dio, egli giunge a vedere sé stesso in modo differente, in modo più accurato. Egli giunge a vedere, a comprendere, di essere un peccatore. Non il fatto che ogni tanto pecchi. Anche i Farisei si rendevano conto che ogni tanto peccassero. Chi sia, però, venuto alle prese con la Legge di Dio giunge a rendersi conto non che egli ogni tanto commetta qualche peccato, ma di essere radicalmente un peccatore perché giunge veramente faccia a faccia con Dio stesso!

Quando però la Legge ha compiuto tutta la sua opera nella vita di una persona, il suo servizio, cioè portare quella di disperare di sé stessa, a vedersi quale veramente è, allora quella persona è pronta ad udire l’appello di grazia che Gesù le rivolge:

“Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!” (Matteo 11:28-29).

È allora che:

“Signore Gesù, sono stanco del mio peccato. Vi sono idoli che io mi porto dietro tutto il giorno nel mio cuore. I miei migliori sforzi per fare il bene solo risultano in qualcosa di degno solo del deposito della spazzatura. Io vengo a Te, o Signore Gesù, peccatore come sono. Salvami dal mio peccato, perché è grande. Liberami da quella colpevolezza che è la mia dannazione. Salvami dalla sua potenza schiacciante. Signore Gesù, io vengo a te. Se non sarai Tu a salvarmi, allora per me non vi sarà speranza alcuna”.

E’ solo dopo che la Legge ha compiuto la Sua opera. Allora Gesù farà valere i Suoi diritti su questa persona e la attirerà nel Suo gregge: “Quest’uomo, questa donna, è mia. Per lei volentieri io sono morto. Essa sarà con me ora e per sempre!”. La Legge è la servente di Dio per portare i Suoi eletti alla grazia dell’Evangelo.

Il ruolo della Legge è terminato?

E poi? Ora che quell’uomo o quella donna è stato convertito e posto con sicurezza fra il gregge di Dio, potrà la Legge essere messa da parte? Forse che la Legge ora è abrogata? Forse che quell’uomo o quella donna perseguirà la vita cristiana senza nessun criterio oggettivo? No! Rimane sempre l’appello ad amare Dio ed il prossimo. Come potremmo anche solo sapere chi egli sua indipendentemente dalla Legge? Ancora vi sono idoli che si aggirano nei recessi più nascosti del cuore. Come potrebbero essi essere smascherati senza essere messi sotto i riflettori della Legge? C’è molto di più da godere della grazia di Dio rivelata dall’Evangelo, ma come potrebbe mai questo avvenire senza che la Legge ci mostrasse sempre di più quanto poco valore abbiano anche le nostre opere migliori?

Gesù non è venuto semplicemente per estendere l’uso della Legge solo un po’ di più oltre la conversione e poi abrogarla da quel èpunto in poi. Ancora la Legge deve essere ubbidita. Essa deve essere ubbidita dal profondo del cuore, in tutte le sue parti, e con lo scopo di attirare l’attenzione verso Gesù, non verso noi stessi.

Inoltre, a differenza dei Farisei, come cristiani noi non ci sforziamo di ubbidire alla Legge per meritarci qualcosa. La salvezza è nostra per grazia. Al contrario, ci sforziamo di ubbidire perché in questo modo potremo compiacere a Dio manifestandogli la nostra riconoscenza.

Conclusione

Vedete ora perché sia venuto Gesù? Gesù è venuto per ristabilire la Legge di Dio che è al tempo stesso la religione della grazia di Dio. E sia ringraziato Iddio che Egli l’abbia fatto!

In un’epoca di liberalismo come la nostra dove prevale “l’eresia della sinistra” abbiamo bisogno di udire che Gesù è venuto per ristabilire la Legge di Dio.

Potrebbe però ancora oggi sussistere “l’eresia della destra”, l’eresia di chi abusa della legge di Dio pretendendo di esserle conforme e credendosi così “a posto” con Dio: anche lui ha bisogno di Gesù che contesti la sua posizione ristabilendolo ad un giusto concetto di Legge.

Come vi ponete voi di fronte a tutte queste cose?

Sei tu un Fariseo moderno che osserva esteriormente la legge, in parte e in modo egoistico? Se è così ti stai accumulando un terribile giudizio per il giorno del giudizio.

Sei forse, di fatto, fra coloro che ignorano la legge di Dio? A Dio un giorno dovrai rendere conto sulla base di quella Legge che pensavi di poter ignorare.

Sei tu fra coloro che sono stati ingannati e che dicono a sé stessi che per loro andrà tutto bene perché credono in Gesù, anche se la loro vita è piena di peccato?

Attenzione, se Cristo non purifica la tua vita, la tua fede non è autentica. Potrebbe anche essere che tu sia un credente che sta lottando per adeguarsi alla Legge di Dio, ma con le sole tue forze. Solo lo Spirito Santo, però, invocato potrà aiutarti a mettere tutto in migliore prospettiva.

Ora tu potresti essere fra quei credenti che giungono a comprendere il giusto posto che la Legge deve occupare nella nostra religione di Grazia, e tu ne vedi i frutti nella tua vita. Bene, allora vedi di ringraziare Iddio per la Sua grande misericordia ed amore verso di te continuando a prestare ubbidiente attenzione alla Legge nella gioia dello Spirito.

Liberaci, o Dio, dall’asservimento ai nostri peccati, e dacci lalibertà di quella vita abbondante che tu ci hai fatto conoscere nel tuo Figlio e Salvator nostro Gesù Cristo, che vive e regna con te nell’unità dello Spirito Santo, un solo Dio, ora e per sempre.

Amen.

 

Giovanni Battista, martire della Verità

14 Ora il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato celebre, e diceva: «Quel Giovanni che battezzava è risuscitato dai morti; e perciò le potenze miracolose operano in lui». 15 Altri dicevano: «È Elia»; ed altri: «È un profeta, o come uno dei profeti».

16 Ma Erode, udito questo, diceva: «Quel Giovanni, che io ho fatto decapitare, è risorto dai morti!». 17 Erode stesso infatti aveva fatto arrestare Giovanni e l’aveva tenuto legato in carcere a causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello, perché egli l’aveva presa per moglie. 18 Giovanni infatti diceva ad Erode: «Non ti è lecito di avere la moglie di tuo fratello». 19 Ed Erodiade gli portava rancore e volentieri l’avrebbe fatto uccidere, ma non poteva. 20 Erode infatti temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; e, dopo averlo udito, faceva molte cose e lo ascoltava volentieri.

21 Ora, venuto un giorno propizio, Erode per il suo compleanno offrì un banchetto ai suoi grandi, ai comandanti e ai notabili della Galilea. 22 La figlia di Erodiade stessa entrò e danzò, e piacque ad Erode e a coloro che erano a tavola con lui; allora il re disse alla fanciulla: «Domandami tutto ciò che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fino alla metà del mio regno!».

24 Ella uscì, e disse a sua madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni Battista». 25 Ed ella, ritornata subito dal re, gli fece in fretta la richiesta, dicendo: «Io desidero che tu mi dia immediatamente, su un piatto, la testa di Giovanni Battista». 26 E il re, sebbene ne fosse molto rattristato, a motivo del giuramento e per rispetto dei convitati, non volle opporle un rifiuto. 27 Così il re mandò subito una guardia, con l’ordine di portargli la testa di Giovanni. 28 E quegli andò, lo decapitò in prigione e portò la sua testa su un piatto e la diede alla fanciulla, e la fanciulla la diede a sua madre.

29 E, quando i suoi discepoli udirono ciò, vennero, presero il suo corpo e lo posero in un sepolcro.

(Marco 6)

Marco 6:14-29 Commento di Beda il venerabile

Commento di  Beda il Venerabile (ca 673-735),
monaco, dottore della Chiesa
Discorsi (libro 23); CCL 122, 354 e ss

Giovanni Battista, martire della verità

 

Senz’alcun dubbio Giovanni Battista ha subito il carcere per il nostro Redentore che egli precedeva con la sua testimonianza; per lui ha dato la sua vita.

Infatti, anche se il suo persecutore non gli ha chiesto di negare Cristo ma di tacere la verità, è tuttavia per Cristo che è morto; Cristo in persona infatti ha detto: «Sono la verità» (Gv 14,6).

Poiché Giovanni ha sparso il suo sangue per la verità, l’ha sparso per Cristo.

Giovanni aveva testimoniato con la sua nascita che Cristo sarebbe nato; predicando aveva testimoniato che Cristo avrebbe predicato, battezzando che avrebbe battezzato. Soffrendo per primo la sua passione, accennava che anche Cristo avrebbe dovuto soffrirla…

Questo grandissimo uomo giunse dunque al termine della sua vita con l’effusione del sangue, dopo una lunga e penosa prigionia. Lui che aveva annunciato la buona novella della libertà di una pace superiore, è gettato in carcere dagli empi.

È rinchiuso nell’oscurità di una cella, colui che aveva reso testimonianza alla luce…

Con il proprio sangue viene battezzato colui al quale fu dato di battezzare il Redentore del mondo, di sentire la voce del Padre celeste rivolgersi a Cristo, e di vedere scendere su di lui la grazia dello Spirito Santo.

L’ha detto appunto l’apostolo Paolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29).

E dice che soffrire per Cristo è un dono di lui ai suoi eletti poiché, come dice altrove: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8,8).

Cos’è il silenzio? (rispondiamo Fabio, io… e Romano Guardini)

Prendo spunto da uno ‘stato’ (di un po’ di tempo fa) del mio fratello ed amico Fabio Bartoli, parroco a San Benedetto al Gazometro su Facebook, sul tema del silenzio.

Scriveva Fabio:

Il silenzio delle città è completamente diverso da quello dei boschi o da quello delle abbazie.
Il silenzio delle città è solitudine, angoscia e spavento, quello dei boschi invece non sarebbe tale senza il gorgoglio dei ruscelli o lo stormire delle fronde ed è il canto dell’essere, la musica gloriosa della vita.

Ho scritto di commento che mi piace, iuxta modum.
Ovvero che mi piace il pensiero, lo capisco, trovandosi lui immerso nella quiete di un’abbazia. Ma non condivido il pensiero che vuole contrapporre un silenzio all’altro.

Perchè io credo che il silenzio sia uno stato d’animo della persona. Persona silenziosa è quella che si aspetta tutto e soltanto dal Signore.
Che è capace di ricondurre a questa attesa obbediente ogni istante della sua vita. Dovunque essa si trova e qualunque cosa essa stia facendo.
Il silenzio è uno stato dell’anima.
Persona silenziosa è quela che fa tacere i propri discorsi e lascia che parli la Parola di Dio, meglio ancora parli con Parola di Dio.

Bibbia aperta

L’assenza di rumore non è silenzio.
Può essere inquietante e dannosa in città come in una cella eremitica, se, dentro di sè, l’anima del credente è inquieta, se l’anima del credente è piena dei rumori di lotta tra lo Spirito di Dio ed i mille spiriti del mondo.

Si può essere monaci anche in città, se si è prima di tutto monos (solo) di Dio; si può essere monaci anche se si è circondati di gente. E viceversa si può essere mondani, pure se si vive in una abbazia.

Lo Spirito che c’è dietro e dentro, fa la differenza, a mio modo di vedere, tra un silenzio e l’altro.

Il silenzio non dev’essere unicamente esteriore, come là dove nessuno parli e nessuno si muova. Tutto ciò, infatti, si può benissimo avere pure con il tumulto nell’animo. Reale silenzio importa che anche i pensieri, i sentimenti, il cuore siano in pace. Reale silenzio deve dominare lo spirito e penetrare sempre più nel profondo dell’animo, né alcuno mai seppe dire come sia possibile toccare un limite in questo campo, tanto sfugge a ogni misura il mondo interno.

(Romano Guardini)

Cosa è la chiesa? (risponde Giovanni Calvino)

(dalle Istituzioni della Religione Cristiana)

La Sacra Scrittura considera la Chiesa in duplice modo.

A volte il termine indica la Chiesa quale essa è nella sua realtà dinanzi  a Dio, in cui sono inclusi soltanto coloro che per grazia di adozione sono figli di Dio e, mediante la santificazione dello Spirito Santo, sono veramente membra di Gesù Cristo. In tal caso non solo fa allusione ai santi che abitano in terra, ma a tutti gli eletti che hanno vissuto sin dall’inizio del mondo.

Spesso invece col nome Chiesa è indicata la moltitudine degli uomini che, sparsa in diverse parti del mondo, fa professione comune di amare Dio e Gesù Cristo, ha il battesimo come attestazione di fede, e partecipando alla Cena dichiara avere unità nella dottrina e nella carità, dà il suo assenso alla Parola di Dio e ne vuole mantenere la predicazione secondo il comandamento di Gesù Cristo.

In questa Chiesa parecchi sono gli ipocriti frammisti ai buoni che non hanno nulla di Gesù Cristo fuorché il nome e l’apparenza, ambiziosi gli uni, avari gli altri, maldicenti alcuni, dissoluti altri, tollerati per un certo tempo sia perché non si possono convertire con provvedimenti giuridici, sia perché la disciplina non è sempre esercitata con la fermezza che sarebbe richiesta.
Pure, come è necessario credere, quella Chiesa, a noi invisibile e nota solo a Dio, così ci è chiesto di onorare questa Chiesa visibile e di mantenerci in comunione con essa.

Il Signore perciò l’ha indicata  con indizi e prove evidenti essendo per noi opportuno conoscerla. E’ bensì vero che a lui soltanto appartiene  il privilegio di sapere chi siano i suoi  come dice S. Paolo (2 Timoteo 2:19).

2 Timoteo 2:15.19

Egli infatti, affinché la temerarietà degli uomini non si spingesse sino a quel punto, ha provveduto opportunamente a ricordarci, con esperienze quotidiane, quanto i suoi giudizi superino i nostri sensi. Poiché, da un lato, coloro che sembravano doverosi considerare del tutto perduti e in situazioni disperate sono ricondotti sulla retta via, e d’altro lato inciampano quelli che sembravano sicuri.

Perciò secondo la segreta e nascosta predestinazione di Dio, come dice sant’Agostino, perché si trovano molte pecore fuori della chiesa e molti lupi dentro. E fra coloro che esteriormente recano il suo contrassegno i suoi occhi soltanto sono in grado di discernere chi siano i santi senza finzione e coloro che debbono perseverare sino alla fine secondo la sostanza stessa della nostra fede.

Tuttavia poiché il Signore sapeva che ci è utile conoscere quali debbano essere considerati suoi figli, si è adattato, su questo punto, alla nostra capacità di intendimento. E per il fatto che non si richiedeva per questo una certezza di fede ha stabilito un giudizio di carità, in base al quale dobbiamo riconoscere  quali membri della Chiesa tutti coloro che per confessione di fede, vita esemplare, partecipazione ai sacramenti, confessano con noi un medesimo Dio ed un medesimo Cristo. Essendo per noi necessario riconoscere il corpo della Chiesa per unirci ad esso egli lo ha indicato con segni per noi evidenti.

Ecco i dati in base ai quali riconosciamo l’esistenza della chiesa visibile; ovunque riconsciamo la parola di Dio essere predicata con purezza, ed ascoltata, i sacramenti essere amministrati secondo l’istituzione di Cristo, non deve sussistere alcun dubbio che quivi sia la Chiesa

La Chiesa universale è costituita dalla moltitudine di coloro  che sono concordi nell’accettazione della verità di Dio e della dottrina della sua Parola, malgrado le diversità di nazioni e le distanze geografiche che possono sussistere, in quanto è unita da un vincolo di fede.

Le Chiese sparse in ogni città e villaggio sono partecipi di questa chiesa universale, in modo che ognuna di esse ha il titolo e l’autorità di Chiesa, e le persone che sono dichiarate appartenervi per professione di fede, quantunque possano in realtà non costituire la Chiesa, sono da considerarsi appartenenti ad essa finché non ne siano state esclusa per giudizio pubblico. Difatti è diverso il criterio di valutazione della Chiesa e dei singoli.

Può infatti accadere, che in virtù del comune consenso della Chiesa che le tollera nel corpo di Cristo, siamo chiamati a considerare fratelli e credenti persone che non riteniamo tali. Non riconosceremo a queste persone la qualità di membri della Chiesa dal punto di vista di una valutazione personale, ma concederemo loro di avere posto nel popolo di Dio finché questo non sia loro tolto legalmente.

Nei confronti di una comunità invece occorre procedere diversamente. Quando essa possieda il ministero della Parola e lo onori, e mantenga l’amministrazione dei sacramenti, deve essere riconosciuta quale Chiesa in quanto è un fatto certo che la parola e i sacramenti non possono sussistere senza frutti.

In tal modo noi manterremo quell’unità della Chiesa universale che spiriti diabolici hanno sempre tentato di spezzare, e non annulleremo l’autorità che spetta alle assemblee ecclesiastiche, stabilite in ogni luogo per il bene degli uomini.

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte

La dedica iniziale del fratello Elpidio al libro in uscita
Ci siamo quasi… questa la doverosa dedica iniziale, un ringraziamento che si protrarrà negli anni.

Dedicato a
Remo Carmine Cristallo
pastore, padre e uomo pieno del fuoco divino;
un servo fedele che mi ha trasferito l’amore per la Bibbia,
parola di Dio;
mio primo mentore nel discepolato a Cristo.

 

Elia e Eliseo, vita in mezzo alla morte

Beati i poveri in spirito, beato il resto di Israele, beato chi ascolta la Parola di Dio ed ad essa si conforma.

2:1 Radunatevi, radunatevi assieme, o nazione spudorata, 2 prima che il decreto abbia effetto, prima che il giorno passi come la pula, prima che venga su di voi l’ardente ira dell’Eterno, prima che venga su di voi il giorno dell’ira dell’Eterno.

3 Cercate l’Eterno voi tutti, umili della terra, che praticate la sua legge. Cercate la giustizia, cercate l’umiltà.

Forse sarete nascosti nel giorno dell’ira dell’Eterno. 4 Poiché Gaza sarà abbandonata e Ashkelon diventerà una desolazione; scacceranno Ashdod con violenza in pieno mezzogiorno ed Ekron sarà sradicata.

[…]

3:1 Guai a colei che è ribelle e contaminata, alla città d’oppressione! 2 Essa non ha ascoltato la sua voce, non ha accettato correzione, non ha confidato nell’Eterno, non si è avvicinata al suo DIO. 3 I suoi capi in mezzo a lei sono leoni ruggenti; i suoi giudici sono lupi della sera, che non lasciano alcun osso da rosicchiare per il mattino. 4 I suoi profeti sono vanagloriosi, perfidi; i suoi sacerdoti hanno profanato il luogo santo, hanno fatto violenza alla legge.

5 L’Eterno è giusto in mezzo a lei, egli non commette iniquità. Ogni mattino egli porta alla luce la sua giustizia e non viene mai meno, ma il perverso non conosce vergogna.

6 «Ho sterminato nazioni; le loro torri sono distrutte; ho reso deserte le loro strade, e nessuno più vi passa; le loro città sono distrutte, e nessuno più vi abita. 7 Io dicevo: “Certamente tu mi temerai, accetterai la correzione”, così la sua dimora non sarebbe distrutta, nonostante tutte le punizioni che le ho inflitto. Ma essi si sono affrettati a pervertire tutte le loro azioni.

8 Perciò, aspettami», dice l’Eterno, «quando mi leverò per far bottino, perché la mia determinazione è di radunare le nazioni, di riunire i regni, per riversare su di essi la mia indignazione, tutto l’ardore della mia ira; sì, tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia.

9 Poiché allora darò ai popoli un linguaggio puro, affinché tutti invochino il nome dell’Eterno, per servirlo di comune accordo. 10 Da oltre i fiumi di Etiopia i miei adoratori, la figlia dei miei dispersi, mi porteranno le loro offerte. 11 In quel giorno non avrai più vergogna di tutte le tue azioni con le quali ti sei ribellata contro di me, perché allora farò allontanare dal tuo mezzo quelli che si rallegrano nella tua grandezza, e tu cesserai di inorgoglirti sul mio monte santo».

12 «Farò rimanere in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell’Eterno. 13 Il residuo d’Israele non commetterà iniquità e non dirà più menzogne, né si troverà nella loro bocca lingua ingannatrice; poiché essi pascoleranno il loro gregge, si coricheranno e nessuno li spaventerà».

14 Manda grida di gioia, o figlia di Sion, manda grida d’allegrezza, o Israele! Rallegrati ed esulta di tutto cuore, o figlia di Gerusalemme! 15 L’Eterno ha revocato i suoi giudizi contro di te, ha cacciato via il tuo nemico. Il Re d’Israele, l’Eterno, è in mezzo a te, non avrai più da temere alcun male.

16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, o Sion, le tue mani non si indeboliscano! 17 L’Eterno, il tuo DIO, in mezzo a te è il Potente che salva. Egli esulterà di gioia per te, nel suo amore starà in silenzio, si rallegrerà per te con grida di gioia. 18 Io raccoglierò quelli che sono afflitti per le assemblee solenni, che sono tra di voi, per i quali il peso per lei era divenuto oggetto di disprezzo.

19 Ecco, in quel tempo io agirò contro quelli che ti opprimono; salverò lo zoppo e raccoglierò quelli che sono stati scacciati, e li renderò gloriosi e rinomati in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.

20 In quel tempo io vi farò ritornare, sì, in quel tempo vi raccoglierò; poiché vi renderò rinomati e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando, sotto i vostri occhi, farò ritornare quelli che sono in cattività», dice l’Eterno.

(dal Libro del profeta Sofonia)

Sofonia 3:5