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#fedecristiana Servono i santi?

Santo, a partire dall’etimologia ebraica da cui i nostri termini derivano, significa “separato”, indicava  tutto ciò che erano messo a parte per uno scopo speciale. Per esempio i chicchi di grano che venivano riservati per la semina successiva, erano dichiarati “santi” perchè non li si doveva macinare.

I primi cristiani fra loro si chiamavano “Santi” perché si ritenevano “separati dal mondo” o meglio come sta scritto nella “Lettera a Diogneto” persone che erano nel mondo ma non del mondo (la lettera riecheggia le parole che il Vangelo attribuisce al Cristo”.
Con il passare del tempo si è affermata l’idea che il santo sia una persona particolarmente ‘buona’ o che abbia confermato con la sua vita delle connotazioni morali concordi con l’etica cristiana.

La situazione di oggi vede le chiese cristiane divise su questo punto. Le chiese cristiane cattolica ed ortodossa si sono rafforzate più nel secondo modo di intendere la santità ed hanno dei santi ‘canonizzati’, ovvero ritengono di avere l’autorità di poter proporre al popolo di Dio delle persone come modelli. Le chiese protestanti e della Riforma hanno proposto un ritorno alle radici evangeliche e protocristiane del termine e riaffermano con forza che il Cristo è l’unico modello possibile per un credente. Non esistono canoni particolari per la santità se non la fedeltà all’unico Vangelo del Cristo ed all’unico antico sentiero delle fedeltà ai comandamenti di Dio.

Viste le diverse persone che mi hanno chiesto come mai non ho scritto nulla della canonizzazione di oggi, pur avendo vissuto e lavorato a contatto, spesso diretto, con Giovanni Paolo II, questo post valga come risposta.

La mia concezione della santità, da sempre, non da ora, è assai più vicina a quella delle chiese riformate che non a quella della chiesa cattolica. Ho conosciuto direttamente Giovanni Paolo II, ne ho ammirato la fede, lo spirito di preghiera incessante che lo animava, e lo ritengo un santo nel primo modo, ovvero una persona che si è sforzata, con i suoi limiti e le sue pecche (giacchè ritengo che nessun uomo o donna possa essere assolutamente perfetto in questo mondo) di vivere il Vangelo del Cristo. Questo, oltre all’esperienza storica dei suoi gesti, vissuta per tutto il suo pontificato, mi basta per ricordarlo come una persona importante nel mio modo di essere cristiano.

Ma quando prego, prego Cristo, quando vivo, cerco di imitare Cristo, quando cerco un modello o un aiuto per vivere le situazioni in cui mi trovo, lo cerco nella Scrittura ed in particolare nel Vangelo. E, badate, così facevano loro! Francesco si riteneva una nullità, così Paolo di Tarso; Giovanni XXIII si considerava un parroco di campagna….

Servono i santi? Si, servono dei modelii di vita cristiana, a tutti, perchè nessuno di noi è perfetto e tutti, anche Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, come Francesco d’Assisi, o Agostino, o Ignazio possono aiutarci in questo. Ma essi stanno principalmente a ricordarci che dobbiamo guardare al Cristo, quando cerchiamo la luce per affrontare le tenebre che a volte sembrano avvolgere il mondo in cui viviamo.

Non brillano di luce propria, ma risplendono, come tanti santi che mai hanno visto o vedranno la gloria (effimera come tutte le glorie umane) degli altari, dell’unica luce dell’Eterno.