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Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

La Parola

53 Compiuta la traversata, giunsero nella contrada di Gennesaret e vi approdarono.

54 E, scesi dalla barca, subito la gente lo riconobbe;

55 e, percorrendo per tutta quella regione all’intorno, incominciò a portare i malati sui lettucci, ovunque sentiva che si trovasse;

56 e dovunque egli giungeva, in villaggi, città o borgate, la gente metteva gli infermi sulle piazze e lo pregava di poter toccare almeno il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

(Marco 6)

Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)
Essere toccati dal Cristo (Marco 6:53-56)

Il commento

La pericope evangelica  ci mostra i tre momenti essenziali dell’inizio del cammino di conversione.

Il primo momento

E, scesi dalla barca, subito la gente lo riconobbe…

Il primo momento è riconoscere Gesù, riconoscere in Gesù qualcuno che può dire una parola significativa, decisiva, sulla propria vita, sulla propria esistenza. E anche sulle proprie malattie, sul proprio peccato, su quello che ci fa essere o sentire lontani dalla nostra comunità umana, familiare.

Per riconoscerlo dobbiamo ascoltare qualcuno che ce ne parli, che ce lo annunci. Che ci dica: questa è una occasione che non devi perdere, che non deve andare sprecata.

Ma anche dobbiamo avere voglia di uscire dalla nostra condizione di malattia, dal nostro peccato. Perchè, riconosciamolo, il mondo è pieno di persone che nel proprio peccato stanno benissimo, o almeno così dicono. E a volte magari anche noi siamo tra quelli.

Il secondo momento

…e, percorrendo per tutta quella regione all’intorno, incominciò a portare i malati sui lettucci, ovunque sentiva che si trovasse;…

Il secondo momento è appunto quello di decidere di muoversi, di muovere sè stessi, di muovere i propri passi, di spingere a muoversi le persone che abbiamo care, le persone che amiamo, le persone per cui desideriamo la salvezza. Anche se, ricordiamocelo, la decisione finale non può essere altra che la loro, personale, specifica decisione per il Cristo.

È una decisione che spinge a mettersi in gioco, a mostrare il proprio desiderio di seguire Gesù, a cercare i suoi luoghi, a riconoscere dove Egli porta i suoi passi.

Una decisione che spinge a prendere posizione pubblicamente, sulle piazze leggiamo più avanti, davanti ai nostri fratelli ed alle nostre sorelle.

Una decisione che finisce anche inevitabilmente per dichiarare pubblicamente qual’è la nostra malattia, qual’è il nostro peccato.

Una decisione che, anche per questo, non è da tutti, e non è per tutti.

Il terzo momento

 …e dovunque egli giungeva, in villaggi, città o borgate, la gente metteva gli infermi sulle piazze e lo pregava di poter toccare almeno il lembo del suo vestito; e tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

È il momento decisivo. Toccare il Cristo, lasciarsi toccare da lui. Lasciare che il Cristo ci cambi, ci modifichi, sconvolga la nostra vita, ci renda uomini e donne differenti dai malati e dai peccatori che eravamo prima.

Ma occorre lasciare che ci tocchi davvero, non solo la nostra mano inaridita, non solo il nostro ginocchio vacillante, non solo la lebbra che ci deturpa la pelle, ma il cuore! Tutta la vita, tutta l’esistenza.

Non carezzare, non sfiorare, non vederlo da lontano. Ma toccarlo, lasciarsi toccare, condividere con il Cristo il luogo più intimo che abbiamo, il profondo del nostro corpo e della nostra anima.

Tutti quelli che lo toccavano erano guariti.

Così conclude l’evangelista Marco.
Così inizia la sequela del cristiano, di ogni cristiano.

Lasciamo che il Cristo ci tocchi, ci plasmi,
cambi fin nel profondo la nostra vita.

Amen, amen. 

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

La Parola

1 Poi uscì di là e venne nella sua patria, e i suoi discepoli lo seguirono.

2 E, venuto il sabato, si mise ad insegnare nella sinagoga.

E molti, udendolo, stupivano e dicevano: «Da dove vengono a costui queste cose? Che sapienza è mai questa che gli è data? E come mai si compiono tali potenti opere per mano sua? 3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Iose, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui fra noi?». Ed erano scandalizzati a causa di lui.

4 Ma Gesù disse loro: «Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non potè fare lì alcuna opera potente, salvo che guarire pochi infermi, imponendo loro le mani. 6 E si meravigliava della loro incredulità; e andava in giro per i villaggi, insegnando.

(Marco 6)

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria - Marco 6:4
Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

Il commento

Gesù si meraviglia dell’incredulità di chi lo ascolta, di chi l’ha conosciuto, di chi lo ha visto operare guarigioni e meraviglia, di chi ha la possibilità di ascoltare ogni giorno, giorno dopo giorno, il Suo Verbo, la Sua Parola.

L’incredulità di Gesù, il suo addolorato stupore, non è semplicemente limitato ai parenti, agli uomini del suo tempo, a quelli di casa sua, ma si estende fino ai nostri giorni, si estende a noi.

Sempre pronti a chiedere miracoli e prodigi, ma indisponibili a cambiare, a convertirsi, ad abbandonare noi per primi il nostro peccato. Timidi fino al silenzio nell’evangelizzare, ne parlare con parresia, nel denunciare ciò che è abominio agli occhi di Dio e della Sua Parola.

Che il Signore ci aiuti, che accresca la nostra fede, che ci convinca a sperare sempre in Lui ed in Lui solo.

Amen.

Prenderlo così, come Egli era

35 Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».

36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?». 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

40 Poi disse loro: «Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?». 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

(Marco 4)

Marco 4:36

E’ Gesù, è il Cristo, è la Parola che stabilisce il da farsi, non l’uomo.

Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro:
«Passiamo all’altra riva».

Così Gesù stabilisce che è ora di andare in un altro luogo ad insegnare ed a guarire i malati. È ora di passare all’altra riva, ad un altro uditorio, ad un altro annuncio.

I discepoli si fidano della Parola, si fidano del Cristo. Lo prendono così com’è, così come egli era, così come comandava loro di fare, sulla loro barca. I discepoli, diremmo noi, “sono sulla stessa barca” della Parola.

E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

Le altre barchette di cui parla il testo erano probabilmente di altri ascoltatori della Parola, di curiosi, di persone che accompagnavano malati speranzosi di essere guariti, chissà, il testo non lo specifica. Si limita a specificare che c’erano. E sempre ci sono e ci saranno nella realtà; c’è un piccolo nucleo di credenti, vero, che accetta il Cristo così com’è, senza aggiunte e sottrazioni, e ci sono miriadi di uomini e donne in ricerca o curiosi, nel bene o nel male.

Si scatena una tempesta, e si scatena su tutti, barca e barchette, ma l’attenzione dell’evangelista si focalizza sul centro, sulla barca dove era il Signore.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Fosse un film di oggi, questo Vangelo, lo avrebbero probabilmente condannnato, per insensibilità, indifferenza… E le barchette? Le persone che ci stavano sopra? I malati? Se la tempesta si abbatteva in modo così forte sulla barca più grandi, figuriamoci su quei gusci di noce…

Ma questo non è un film o uno scritto di oggi, è un Vangelo che ha valore per l’eternità; e l’Autore di questo Vangelo sa che molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Ed è della storia di questi eletti, e della fedeltà degli eletti alla Parola di Dio che Egli ha cura.

L’Eterno non è politicamente corretto. Egli è il Giusto. Tutta altra cosa.

Torniamo alla scena principale. La tempesta si scatena, e si scatena anche sui discepoli, si scatena anche con quelli che hanno aderito alla Parola, prendendo con loro, così com’era, la persona del Cristo. Ed anche loro entrano in crisi, si fanno strada i dubbi, le incertezze.

Il Cristo non era andato via dalla barca!, era lì, era con loro, ma era a poppa, e dormiva.

Perchè Egli era a poppa? Perchè questa era la parte più protetta della nave. Egli era a poppa, così noi dobbiamo tenere Lui, tenere la Sua Parola a poppa, nel nostro cuore, nel più intimo del nostro essere, perchè Egli protegga e tranquillizzi la nostra vita e le scelte di questa.

Perchè Egli era a poppa? Perchè come dice un proverbio umano, avere il vento che soffia, che spinge da poppa, è garanzia di successo, è favore, è vantaggio per l’andamento della nostra vita.

Egli era poppa, era con loro, era in loro favore, era per loro, ma la loro fede viene comunque meno, le onde e le raffiche di vento del mondo intorno fanno crescere la paura dei discepoli, e questi si spaventano, e cercano di svegliarlo.

Essi lo destarono e gli dissero:
«Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare:
«Taci e calmati!».
E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Essi lo avevano preso, sottolineava Marco, così come Egli era; avevano accettato il suo ministero e la Sua Parola. Fatta di guarigioni, di brillanti predicazioni nelle piazze e nelle sinagoghe, ma anche di ostilità, di rifiuto, di “croci” di ogni genere.

Essi lo avevano preso come Egli era, ma ora questo sembra non bastare più alla loro fede. Quindi lo svegliano, lo destano, gli chiedono di cambiare posizione, di alzarsi in piedi, di parlare alla tempesta affinchè questa si plachi.

Notate che non si limitano a destarlo ed a chiedere al Cristo di placare la tempesta; ma, poichè non lo accettano più come Egli era, lo accusano di esser venuto meno al suo patto con loro: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».

Gesù al principio ignora la loro affermazione. Si limita a fare quanto intuiva nel cuore volevano che Egli facesse, parla alla tempesta e la placa.

La Parola di Dio ha il pieno controllo nella natura. Così, obbedire alla parola di Dio, compiere il Suo volere nella Creazione, è l’unica vera garanzia per la migliore sopravvivenza del nostro pianeta.

Al principio della Creazione, il Verbo Sapiente di Dio parlava e la natura era. Così ora Il Verbo di Dio parla e la natura reagisce di conseguenza.

Ristabilito, agli occhi degli uomini (nella realtà non era mai venuto meno), il controllo sulla creazione, ora Gesù si rivolta verso i discepoli e parla loro.

40 Poi disse loro:
«Perché siete voi così paurosi?
Come mai non avete fede?».

Sembrano due domande, ma in realtà è una sola. La seconda contiene in sè la risposta alla prima. La poca fede è la causa della paura. La paura nasce dalla lontananza che si instaura tra il cuore dell’uomo e la Parola di Dio.

Finchè questa riposa nel più profondo della poppa, finchè l’uomo è capace di abbandonarsi al suo lungo e profondo battito, la sua anima è tranquilla ed in pace. Nulla gli fa paura, nulla gli causa timore.  Ma se l’uomo lascia che i rumori, i movimenti, gli spasmi inconsulti del mondo lo mettano in questione, lo tirino fuori dal suo abbandonarsi in Dio allora la paura lo riempie, lo spinge a compiere atti contro la Parola stessa. Perchè ha perso il centro di sè stesso.

41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro:

«Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

Facciamoci la stessa domanda, quando la prossima tempesta sconvolgerà la nostra vita. Perchè non illudiamoci. La vita, la terra, la creazione, nascono da un susseguirsi di tempeste, di terremoti, di movimenti del cielo e della terra, che dall’eternità ci sono stati e ci saranno.

Ma dall’eternità c’è la possibilità di riposare il proprio cuore,a poppa, sul guanciale dell’Eterno. Riposare nella sua pace ogni nostra inquietudine ogni nostra sofferenza, ogni nostro dolore. Ma occorre essere fedeli, tenerlo con noi così, come Egli era.

O la paura ci farà alzare in piedi all’improvviso, ed incamminare per vie non buone, o affondare per sempre, su una delle tante barchette scalcagnate che ci offre questo mondo.

Lo stesso Cristo, diversi cristiani

8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 9 Non lasciatevi trasportare qua e là da varie e strane dottrine, perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia e non da cibi, da cui non ebbero alcun giovamento quelli che ne fecero uso.

(Ebrei 13)

Ebrei 13:8-9

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno, dice la lettera agli Ebrei.

Quante volte hai sentito i cristiani dire, o hai sentito le parole dalla tua propria bocca: “Lui non è cristiano, ma sta cercando”? È un’affermazione comune tra cristiani.

L’idea è che ci sono persone in ogni luogo che stanno cercando Dio. Il loro problema è che semplicemente non sono stati capaci di trovarLo. Sta giocando a nascondino. Fugge.

Nel giardino dell’Eden, quando il peccato entrò nel mondo, chi si nascose? Gesù è venuto nel mondo a cercare e salvare ciò che era perduto.

Non era Gesù che si stava nascondendo. Dio non è un fuggitivo. Siamo noi che stiamo fuggendo.

– R. C. Sproul

Oggi molti sedicenti cristiani mi sembrano “schizzati” cercano non si sa quale novità. Sbagliato. Siamo noi chiamati ad esser nuovi, non il contrario. Il sentiero da percorrere è sempre il medesimo, la fedeltà alla Parola di Dio.

Variano le condizioni del tempo, del mondo; chi trova la neve, chi più o meno sassi di inciampo, varia la nostra provvidenza nell’equipaggiarci per la bisogna.

Ma non è certo l’Eterno a variare, nè mai variano i suoi comandamenti.

Sui sentieri…

Gli osservatori più attenti di questo blog avranno notato che sono mutate un paio di cose… E’ mutata l’immagine che caratterizza lo sfondo, assieme a quella della testata, ed è mutata la breve riassuntiva ‘bio’ che si trova in alto a destra.

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Recita questa ora: “On the paths of #InformationTechnology and #Communication since 1984 – Project your #digitalstrategy.- #PlaySubbuteo since 1973, now with the @BlackRose98Roma”.

Forse la parola più importante è sentieri. Perchè penso che l’uomo sia da sempre quello che nella letteratura di definisce Homo Viator.

(Homo) viator è un termine tardo-antico e post-classico e si riferiva al messaggero o cursore pubblico incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, corrispondenza, messaggi o per altri incarichi simili. Il “viator” percorreva la via, un cammino ben tracciato e individuabile nel territorio. Ma nella Patristica è Cristo la via, secondo la scultorea testimonianza giovannea; nell’imminenza della sua passione e morte, Gesù disse ai suoi: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore…” (Gv 14, 2-6).

L’homo viator è consapevole di compiere un cammino seguendo le tracce di Cristo, ma soprattutto che la sua via è Cristo e che solo in lui e con lui può procedere verso la sua ultima meta. La via è intesa come segmento percorribile fra due punti. Nel termine homo viator è dunque insito il doppio significato dell’umiltà della sequela di Cristo e della sicurezza della fede.

Nella definizione c’è un po’ tutto quello che penso dell’uomo. Chi mi conosce sa che sono profondamente credente. Credo che la verità ultima dell’uomo sia quella che gli viene rivelata nell’umanità e divinità del Cristo. Credo che ognuno di noi sia capace di percorrere la Sua Via, nella diversità della vie e delle vite su cui ciascuno si trova a camminare. Perchè poi ognuno percorre le sue di vie, ha differenti compagni di viaggio, sceglie differenti itinerari, non sempre i migliori. Ma tenendo bene fisso lo sguardo sul Cristo, via suprema, può riprendersi, raddrizzare la via.

Perciò l’immagine scelta è quella di un sentiero di montagna, del Prato alla Drava, in Val Pusteria, assieme ai Monti Sibillini (cui rimandavano le immagini precedenti), la mia montagna preferita. Chi sale in montagna sa che deve sempre avere un punto di riferimento, una bussola che lo aiuta ad orientarsi nel cammino. Ma sa anche che deve essere pronto all’imprevisto, perchè non è detto che quel sentiero fatto mille volte riesca a portarti dove credi, dove sempre ti ha portato. Basta poco… Un banco di nebbia, una piccola frana, un compagno inaspettato, un ammasso di neve, per costringerti ad una deviazione, per farti fare la fatica di ritrovarti, e di ritrovare la via.

Così è la vita. Si sta per tanti anni con le stesse persone, a fare lo stesso lavoro e poi, anche lì, basta poco, un imprevisto, un momento di crisi, una malattia, e questo qualcosa ti dice che ti devi reinventare, devi prendere una strada nuova, pur nella continuità del tuo percorso di vita complessivo.

Ma lo si fa, si riprende, si sale e si scende, ed alla fine ti ritrovi su quel crinale, tra un versante e l’altro della montagna e scopri delle bellezze che non credevi ci fossero, che non avevi mai visto.

Succede nel lavoro, è quello che mi sta succedendo ora che affronto sfide nuove, proprio come succede anche nella fede. Perchè succede nella vita.

Anche nella vita ci sono momenti di crisi, e sono tanti, e sono necessari. Diffido, da sempre, di chi ha solo certezze. Erano spesso in crisi Pietro, Francesco di Assisi, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, lo stesso generale Ignazio, Teresa di Calcutta, possiamo non esserlo mai noi?

Diffido, perchè so che la realtà dell’uomo rivelata nel Cristo è irriducibile ai nostri schemi umani, è un po’ come andare in montagna con la carta dei sentieri dell’anno prima e pretendere che tutto sia uguale a come lì descritto. Significa non conoscere, davvero, la montagna, la natura, la sua mutevolezza. Significa presumere troppo di se stessi.

Questo dice la mia Bio, che sono un uomo, ed un lavoratore, in cammino, che non si stanca mai di camminare, che cerca e si sforza di trovare le migliori strategie per farlo, che credo che occorre conoscere gli altri per conoscere fino in fondo sè stessi, perchè gli altri non si conoscono mai abbastanza. Che sono felice di farlo, perchè ho un punto di riferimento forte, uno solo, uno vero, perchè alla fine credo ci sia una sola Via, una sola Verità, una sola Vita.

E che questo mi dà alla fine una serenità di fondo che è la mia vera forza, per cui sono fiducioso di poter accompagnare su quei sentieri prima di tutto la mia Sara, la mia meravigliosa bimba, che ora cresce ed è sempre meno ‘mia’, perchè ora ogni tanto, come deve essere, lascia la mia mano ed inizia a muovere i suoi passi da sola; sono fiducioso di poter camminare su quella strada con Antonella e con tutte le persone che amo.

La serenità è quella di chi alla fine è come un bimbo che si fida del padre, che si affida alle braccia amorevoli della madre, che reclina il capo sul suo seno, capace di abbandonarsi e di giocare, inventandosi partite di calcio in miniatura, a Subbuteo, o realizzando inenarrabili strutture con i Kapla, le costruzioni di legno della figlia. Perchè come disse credo George Bernard Shaw,  l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.

Ed io, in questo senso, vecchio spero di non diventarci mai. Perchè «se uno è in Cristo, è una creatura nuova» e lo è per tutti i giorni che gli è consentito di vivere su questa terra ed oltre. Perchè la vita non finisce qui. E di questo ringrazio ogni volta che apro gli occhi, e vedo la luce del giorno nuovo.