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Salama, 3.0 e Cyberpunk

Come previsto stamani ho finito il libro di Rudy Bandiera sul Web 3.0. A quest’ora direte voi? Che posso farci se mi sveglio presto e la mattina presto ragiono molto meglio che dopo pranzo? Leggere di Web semantico alle sei del mattino, dopo la preghiera  (che per me è l’unico vero must del risveglio) mi mette di buon umore!

Rudy Bandiera - Web 3.0
Rudy Bandiera – Web 3.0

Mi riservo per i prossimi giorni riflessioni più pregnanti sui tanti temi di cui è ricchissimo il libro. Che per me in un certo senso ha significato ripercorrere il cammino della mia vita, delle sue ricchezze e delle sue apparenti contraddizioni. Eh già, perchè sono uno che ha una formazione che si direbbe a ragione umanistica (liceo classico, studi filosofici e laurea in teologia, dottorato in Diritto Civile e Canonico, studi biblici) ma con un percorso professionale che affonda il bisturi nel tecnologico.

Ho iniziato a programmare a ventun anni, nel 1984, su mainframe e sui primi PC; poi sono diventato un sistemista, un amministratore di rete, un gestore del neonato web, ora sul mio biglietto da visita aziendale (finchè ce l’ho!) c’è scritto IT&Communication Manager… e mi diletto anche con i colleghi della Luiss e di Dolab School di strategia e monitoring del digitale.
Ma senza mai perdere di vista (training e formazione altrui fanno parte allo stesso modo del mio percorso) l’uomo che c’è dietro, davanti ed intorno.

Ho visto e probabilmente preso, volente o no, pillole di ogni colore, non solo rosse o blu come in Matrix.  In un certo qual modo anche la fede è una pillola bianca…

Ed alla luce di tutti questi psicofarmaci, penso che il Web 3.0, quello della realtà virtuale ed aumentata, del web semantico, del cloud e di tutto quello di cui scrive Rudy, non debba spaventare, ma essere visto come una opportunità.

Diciamo che il giallo in copertina ci sta bene. Ci dice di fare attenzione. Dopo il giallo c’è di solito il rosso. Fermiamoci a riflettere, consideriamo i pro e i contro, valutiamo le nostre azioni.

Ad esempio, a quanto siamo disposti a rinunciare della nostra privacy? Non diciamo a nulla! non siamo ipocriti, lo facciamo ogni volta che firmiamo un contratto con un qualsiasi provider telefonico o fornitore di App per il nostro smartphone, e manco ce ne accorgiamo, anzi, nemmeno sappiamo cosa firmiamo.

A quali servizi aggiuntivi, aumentati, più o meno virtuali vorremmo accedere? Senza averne paura! C’è anche il lato positivo. Pensate a quanto tempo abbiamo guadagnato dal non dover più andare in banca o alle poste… Pensate a quanto risparmieremmo se non avessimo più bisogno di affittare un’audioguida ogni volta che visitiamo un museo o una mostra, perchè le informazioni ci vengono incontro…

Perchè comunque, dopo il giallo, attenzione!, dopo il rosso, fermati un momento, viene comunque il verde. Vai avanti!  Comunque il mondo, la società, il web lo ha fatto, lo fa, lo farà. E tu ne fai parte. Ti piaccia o no.

Per un umanista digitale quale sono io, questo dover essere se stessi andando oltre quello che si è, fisicamente e socialmente, in un certo senso è un déjà vu… o un leitmotiv

Sono un credente, già credo che la mia verità sia oltre quello che riesco a vedere e percepire. Già vedo che la mia vita passa oltre i crocicchi di questo mondo. Senza ignorarli, scegliendo ogni volta questo o quel sentiero, ma passa oltre.

Poi vogliamo dirlo? Ho scoperto di avere in comune con Rudy Bandiera, oltre che la passione per la salama e gli insaccati, pure quella per il cyberpunk, per Gibson e sodali… Già per quello valeva la pena leggere il libro…

Grazie all’autore, ci tornerò sopra, spesso (alla salama sicuro!)…

#gamepix #endlessgame

La sintesi dell’incontro di ieri di DoLab Monitoring, ultimo dei sei previsti dal corso, lasciatemela dedicare alla Proff con due effe, Emanuela Zaccone, in arte e su Twitter @Zatomas, che con attenzione e passione (c’è mancato poco che ci venissero i lucciconi ieri sera!) ci ha guidato in un laboratorio che, lo scrivevo ieri, è un #endlesslab, un laboratorio che continuerà per tutta  la nostra attività professionale riguardante i Social Media.

Ed è poi un #endlessgame, vista la Startup protagonista del laboratorio, @Gamepix, quella a cui è toccato ‘farsi fare le pulci’ da quindici scatenati studenti (ma come le scelgono le Startup da coinvolgere nei corsi secondo voi? Forse valutano il tasso di masochismo dei componenti il team!).

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Così Valerio Pullano e Justine Silipo si sono sottoposti ad un fuoco di fila di osservazioni dei due gruppi in cui ci eravamo divisi il lavoro. Prima sull’analisi dell’attività di Gamepix sui singoli canali social, poi sul confronto con quanto fanno i loro competitors e sulle proposte di modifica di comportamenti ed attività per il futuro, con un occhio di riguardo per il nuovo sito che partirà a breve.

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Ho trovato personalmente molto puntuali ed acute in particolare le osservazioni di Alessandra sulla loro User Interface e sulla User Experience dei loro utenti e l’analisi degli Influencers in ambito Gaming fatta da Federica che non a caso mi sono parse maggiormente coinvolgere i rappresentanti della Startup con cui alla fine si è instaurato un tale clima di dialogo e collaborazione che ha fatto addirittura detto a Valerio che… se avesse avuto le risorse ci avrebbe messo tutti sotto contratto!

Poi? Poi qualcuno è scappato via perchè ‘s’era fatta na certa’, qualcuno si è dato appuntamento al prossimo modulo, quello su Web Content e SEO Strategy (#dolabwebcontent) con Valentina Falcinelli, @valefalci, qualcun altro si è scatenato con i Selfie! Se non li facciamo noi, chi altri? 🙂

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Si, ma se la crisi c'è davvero?

Una infografica che mostra come, al fine di gestire una situazione di crisi, per raggiungere rapidamente il pubblico più ampio possibile, agenzie governative, organizzazioni non profit, aziende e altri si rivolgono ai social media. (presa da http://www.emergency-management-degree.org/crisis/).

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Qui le riflessioni di Torben Rick sulle situazioni di crisi. Vanno prevenute, creando una vera comunità accanto al tuo brand, curandola costantemente, e questo non si può fare con delle semplici campagne di marketing o pubblicitarie. Perchè potrebbe essere troppo tardi, quando la crisi si verifica, per porvi davvero rimedio…

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Che si fa che c'è la crisi?

E’ il tema del prossimo incontro del laboratorio DoLab Monitoring; per l’esattezza: Social CRM e crisis management: happy user, happy startupper. 

I Social Media, scrive la nostra prof, non sono solo il luogo del dialogo ma anche quello dell’assistenza e delle opportunità. Com’è cambiato il CRM con il loro avvento? Come mettere in piedi una strategia di crisis management per la propria azienda?

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Emanuela Zaccone con Aida Monitoring se ne è occupata spesso (abbiamo visto con lei casi come Barilla, Groupalia, etc…), e assieme a Valentina Falcinelli di Pennamontata.Com, ci ha scritto su un ebook (gratuito! il che non guasta) dove sono individuati  cinque consigli pratici per gestire le crisi in modo intelligente:

1) Create un playbook
2) Siate umili
3) Fate le domande giuste alle persone giuste (e trovate alleati)
4) Misurate il danno e astenetevi dalla censura selvaggia
5) Raccontate come avete trasformato la crisi in opportunità (ma non fate i pavoni!)

L’ebook da scaricare se volete lo trovate qui!

Allora, cosa misuriamo oggi?

A mente fresca, dopo avere, come diceva la mia mamma, spicciato tutta casa (lavata la cucina, passato l’aspirapolvere per tutta i casa, cambiata l’aria nelle stanze…), prima di affrontare la sfida del giorno (un webinar in inglese con quelli di HootSuite, se riesco a seguirlo e capirlo tutto mi bacio da solo più e più volte!!!) mi faccio un bel ripasso della lezione di ieri del corso di monitoraggio dei social media presso la DoLab School della Luiss!

Ieri il tema affrontato con Emanuela Zaccone, ormai a tutti gli effetti mia parente acquisita, per volere di Sara, era quello dei Social Media Analytics, della misurazione dell’efficacia della nostra presenza sui social network, sia che questa sia finalizzata alla promozione del nostro personal branding (oh, ve lo siete letto il libro di Riccardo Scandellari, manuale efficacissimo a riguardo!), sia che questa sia rivolta a promuovere un brand commerciale nostro o di un nostro cliente (ammesso che siamo così bravi e fortunati da avercelo e da sapercelo tenere!).

Perchè monitorare? Beh, direi che questo è piuttosto chiaro; monitorare per migliorarsi, monitorare per guadagnarsi il pane quotidiano, monitorare per fare sempre del proprio meglio (ah, questi benedetti scout, non me ne libererò davvero mai!).

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Una slide ricchissima questa che ci è stata presentata. Quando saremo in grado di leggerla (non solo guardare ciò che c’è scritto…) tutta… avremo finito il corso! 😀

Ma tornando a noi, si è passati, nell’arte del Social Media Analytics, dall’uso di metriche solo quantitative (numeri e basta) alle metriche anche qualitative (che non escludono le prime, anche perchè, pure per esperienze dirette, so che la prima cosa che ti chiedono alla riunione di Direzione è quanti hanno visto questo o quello?), che introducono elementi di analisi riguardo l’identità e gli interessi di chi ha visto questo o quello, fino alle metriche predittive (che cercano di aiutarci a programmare il futuro).

Le metriche predittive, ho trovato studiando in rete, sono dette anche combinatorie. Una definizione di un giornalista l’ho trovata ‘illuminante’. leggendola capirete il perchè!

Le metriche combinatorie (e predittive) sono il frutto dell’analisi in tempo reale e simultanea di diversi parametri – legati alle interazioni sul sito ma anche a quelle social e alla profilazione degli utenti – che in parte già oggi vengono utilizzate per ottimizzare (brutta parola, lo so) il contesto rispetto al contenuto.

Uso l’esempio della “dark room”. Se siamo in una stanza buia, abbiamo tre possibilità: muoverci molto lentamente cercando di non andare a sbattere; muoverci velocemente con la certezza che andremo a sbattere; oppure accendere una luce.

Le metriche, o meglio i dati che sottendono alle metriche, sono quella luce: fiammella, torcia o faro, a seconda della loro precisione, profondità, freschezza e della nostra capacità di interpretarle, assecondarle, seguirle senza esserne schiavi. (Andrea Iannuzzi, articolo completo qui).

Avere delle metriche, riprendo io, saperle leggere, sapere usare i tools che ci aiutano in questo (ci aiutano, non sostituiscono la nostra personale capacità interpretativa!), provoca il compiersi virtuoso della circolarità di cui alla slide che riporto qui sotto (quella che mi è piaciuta di più!).

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Nel corso della lezione abbiamo poi visto casi in cui le metriche sono state applicate, con successo o senza. E come i grandi brand, i grandi marchi, si sono attrezzati, financo con delle vere e proprie control room, dei command center.

Perchè le metriche sono essenziali ormai per esempio per una funzione fondamentale per i brand, quella del customer relationship management (in sigla CRM) soprattutto quando c’è da gestire una crisi, o un fail, ovvero un fallimento, si spera temporaneo, della propria comunicazione.

Nell’ultima parte della lezione è stata ribadita la distinzione tra analisi quantitativa ed analisi qualitativa dei dati (volumi, identità, sentimenti, strategie) e ci sono stati presentati tools di misura sia interni ai singoli social network che esterni (e la Prof. è una che se ne intende, vedi Aida Monitoring!).

Ed ora, pausa caffè! Vi lascio con un’altra Aida!, di uno dei miei cantautori preferiti, conosciuto personalmente, ad una Festa dell’Unità, a Ladispoli, prima che un tragico incidente stradale ce lo portasse via…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=EX_3yyjBNoo&w=560&h=315]

#dolabmonitoring Il SEO è morto, viva il SEO!

Un articolo interessantissimo da leggere su Google ed i suoi algoritmi. Personalmente sono d’accordo con chi (Alessandra Maggio) ha così commentato: SEO è marketing ed è per questo che è in continua evoluzione, oltre al fatto che la qualità è sempre stato un fattore premiante e lo sarà sempre di più. Chi costruiva contenuti ricchi di informazioni, interessanti e capaci di generare engagement aveva vinto ieri, vince oggi e vincerà domani. Torno a ribadire: nulla di nuovo all’orizzonte per chi ha sempre ragionato in termini di “comunicazione”.

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Il SEO è morto? Ecco come funziona Hummingbird | Social Media Marketing e internazionalizzazione PMI.

#dolabmonitoring A volte ritornano…

Cosa ritornano? Anzitutto i contenuti direi!, protagonisti assoluti della seconda lezione del corso del laboratorio DoLab, stavolta affrontati nell’ottica del Social Media Planning, ossia della pianificazione degli stessi.

Il contenuto dovrà essere vario, suscitare interesse, trasmettere valore al proprio utente/cliente, distribuito con efficacia, misurato con gli opportuni strumenti e le metriche più idonee.  Ma perchè faccia tutto, in un quadro in cui il content marketing ha compito il passaggio (sicuramente sul web lo ha fatto!) dall’outbound all’inbound (pensate ad esemio al caso di un blog corporate),  occorre che il blogger, che ciascuno di noi, sia capace di redarre un piano editoriale atto allo scopo.

Sia capace cioè di operare una pianificazione della produzione e distribuzione dei contenuti che sia al contempo essenziale ed intelligente, che, nutrita prima di tutto della nostra capacità strategica, viene alimentata dai risultati del monitoraggio dei social su cui siamo impegnati a lavorare ed aiutata dai tanti diversi strumenti di pianificazione che il web offre, in misura rilevante direi (ne abbiamo visti parecchi durante la lezione di giovedì ed altrettanti ne abbiamo trovati durante il lavoro di studio ed approfondimento che ne è seguito), ma sui quali serve altrettanto sforzo per capire come possono aiutarci, quale il loro grado di affidabilità, quale il loro sistema di applicazione.

La lezione di giovedì 8 maggio non a caso si è conclusa con un laboratorio in cui divisi in gruppi abbiamo prodotto un piano editoriale per tre diversi casi concreti. Ci siamo messi alla prova, divertiti, che non guasta mai, e siamo usciti curiosissimi…. di essere messi alla prova anche nella prossima terza lezione!

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#dolabmonitoring Ieri…

Ieri primo incontro della seconda parte del corso di Digital Strategy presso la DoLab School di Luiss Enlabs. Dopo il primo giro, sulla Digital Strategy, ora ci si confronto con il Monitoring, il monitoraggio dei social. Docente principale del corso, Emanuela Zaccone, in arte @zatomas! che ha presieduto al nostro bellissimo ed impegnativo primo incontro.

Contenuti a parte, anche se un blogger questo non dovrebbe mai dirlo!!! (si scherza, anzi, @sischerza come twitta spesso l’amico Giovanni), la cosa che più mi è piaciuta è stata l’atmosfera di complicità e di conoscenza che si è da subito creata tra noi ‘reduci’ del primo corso, tutti felicissimi di rivedersi uno con l’altra e con le amiche Prof. Emanuela e Futura (ora divenuta la nostra Tutor!).

Atmosfera che ha contagiato anche i ‘nuovi’ e che ha riempito tutta la Sala Legna di simpatia e di sorrisi!

Un post smielato? Beh, ogni tanto ci vuole… Ci rivediamo tutti assieme giovedì, che è già domani! Evviva!

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#DoLabMonitoring Inizia oggi con questo programma

Presso la DoLab School di LUISS Enlabs

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IL PROGRAMMA

Social Media landscape: there’s a social for that!
L’ecosistema social è composto da un’ampia varietà di possibili canali su cui muoversi, ma non tutti sono adatti al proprio business né hanno gli stessi linguaggi. Come selezionare quelli giusti?

Social Media planning: pianificare è meglio che improvvisare. 
I social sono sinonimo di rapida evoluzione ma creare un piano editoriale è fondamentale per guidare la social media strategy e creare una community fedele. Ne creiamo uno insieme?

Social Media Analytics: trovare KPI rilevanti e comparabili. 
Non esistono ancora degli standard per la misurazione delle performance sui social, ma è possibile identificare degli indicatori significativi e compararli con i competitors.
Attraverso l’analisi dei principali tool definiamo una dashboard personale.

Social CRM e crisis management: happy user, happy startupper. 
I Social Media non sono solo il luogo del dialogo ma anche quello dell’assistenza e delle opportunità. Com’è cambiato il CRM con il loro avvento? Come mettere in piedi una strategia di crisis management per la propria azienda?

Users behavior: Social Network Analysis e comportamenti degli utenti. Gli utenti interagiscono tra di loro e con i brand generando relazioni e stabilendo reti più o meno complesse. Ciò consente di identificare i temi più rilevanti e individuare i nodi più autorevoli. Gli obiettivi? Molteplici, dalle digital PR all’identificazione degli influencers.

Esercitazione finale. L’obiettivo è migliorare la Social Media strategy del proprio brand e valutarne il posizionamento, per ottimizzare le attività sui canali, attivare community intorno ai propri servizi e collocarsi autorevolmente nell’industry di riferimento.