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Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Guardare in alto. Primo e secondo tempo

La Parola

22 Poi venne a Betsaida; e gli portarono un cieco, pregandolo di toccarlo. 23 Allora preso il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli sputato sugli occhi e impostegli le mani, gli domandò se vedesse qualcosa. 24 E quegli, alzando gli occhi, disse: «Vedo gli uomini camminare e mi sembrano alberi». 25 Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente. 26 E Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

(Marco 8)

Guardare in alto. Primo e secondo tempo
Guardare in alto. Primo e secondo tempo

Il commento

La guarigione del cielo di Betsaida, raccontata in Marco 8:22-26, mi ha personalmente sempre colpito per il suo svolgersi “in due tempi”, se così si può dire.

Nel primo tempo, Gesù gli prende le mani (e il cieco si fida, si lascia guidare, non era così facile o scontato a pensarci), lo conduce fuori dal villaggio, gli sputa sugli occhi e gli impone le mani.

La prima chiamata di Dio spesso accade in questo modo. L’uomo è reso cieco dal suo peccato e dal suo orgoglio, Dio lo invita alla fede, gli dice “fidati”, “seguimi”, “porgimi le tue mani”. Lo chiama poi ad uscire da sè, dai suoi luoghi di tutti i giorni, dalle sue credenze, dalle sue convinzioni; convinzioni che nemmeno sono sue spesso. Sono imposte dall’ambiente, suggerite dal desiderio del “quieto vivere”.

Pensateci:

Gesù non avrebbe potuto guarirlo e basta?
E non avrebbe potuto guarirlo nel suo villaggio?
Così oltretutto tutti avrebbero più facilmente visto, e magari si sarebbero convertiti?
Noi probabilmente avremmo fatto così.

Uscito che il cieco è dal villaggio, Gesù gli sputa sugli occhi.
Altro gesto simbolico. È come “peggiorare” la sua cecità! Già non ci vede, Gesù aggiunge il suo sputo. Ma significa, è come dire all’uomo: tu devi essere completamente cieco alle lusinghe ed al “credo” di questo mondo. Tu devi avere in te la mia vita! Tu devi ascoltare la mia voce, che esce dalla mia bocca, come questo sputo.
E gli impose le mani, il gesto della donazione dello Spirito, il gesto che indica la potenza di Dio che esce da Questo ed è capace di cambiare l’uomo.

Alla fine del “primo tempo”. della prima parte del processo di conversione, l’uomo inizia a vedere, vede degli uomini che camminano, vede che sono in piedi, gli sembrano alberi.
Ma ancora non vede chiaramente.
Il Signore però vede la sua disponibilità a cambiare, vede la sua disponibilità alla fede, e passa al secondo momento.

Il secondo momento è quello del completamento della sua conversione, della fede piena, della fede ritrovata, del “nascere di nuovo”.

Allora gli pose di nuovo le mani sugli occhi e lo fece guardare in alto; ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Gesù gli pone di nuovo le mani sugli occhi, e lo invita a guardare in alto, a guardare il mondo, direbbe Paolo, tenendo gli occhi fissi su Gesù, autore e perfezionatore, compitore della nostra fede (cfr. Ebrei 12:2).

…ed egli recuperò la vista e vedeva tutti chiaramente.

Convertiti che siamo al Cristo, rivestiti di Lui, per il dono della fede, per il dono dello Spirito, allora vediamo tutti chiaramente. Vediamo chi è per Lui, con Lui, in Lui e chi no. Cerchiamo la compagnia dei primi e rigettiamo quella dei secondi, che chiamiamo a conversione ma che, se rifiutano, lasciamo alla responsabilità delle loro scelte.

Perciò…

Gesù lo rimandò a casa sua, dicendo: «Non entrare nel villaggio e non dirlo ad alcuno nel villaggio».

Gesù lo rimandò a casa sua, che era la casa del Padre comune, perchè chi si converte al Figlio, diventa figlio nel Figlio, può dire Padre Nostro. Resta nella famiglia umana, resta nel mondo, ma non appartiene più ad esso. Appartiene a Dio.

Perciò Egli manda il cieco a casa sua, ma gli dice “non entrare nel villaggio”. Non entrarci perchè in realtà non è più tuo, e tu non sei più parte della città degli uomini, ma sei parte della città di Dio.

E non drlo ad alcuno, perchè tutti sanno che eri cieco, tutti ora vedono che hai recuperato la vista, tutti sanno che questo è avvenuto perchè hai aderito al dono della fede, ed hai scelto di vedere non più semplicemente con i tuoi occhi, ma con i tuoi occhi che Io ti ho fatto aprire davvero.

Chi, nonostante abbia visto quanto avvenuto, abbia visto il Cristo, abbia avuto il dono delle Scritture, conosca la Rivelazione, continua a guardare la realtà con gli occhi del suo piccolo villaggio, negli spazi ristretti del suo cuore, con quelle fessure che chiama occhi, che guardano senza vedere, costui, o costei, è il vero cieco.

Fai come me. Non continuare a parlare per ogni dove, ad annunciare a chi rifiuta con ostinazione la Rivelazione. Scuoti i tuoi sandali, scuoti i tuoi calzari, getta via la polvere, e và altrove ad annunciare il Regno di Dio. Và altrove ad insegnare a guardare la realtà ed il mondo con i miei occhi, con la vista dell’Eterno.

Il primo tempo è Adamo, sono Adamo ed Eva, rivestiti di tuniche di pelle dall’Eterno (cfr. Genesi 3:22), perchè nonostante il peccato possano camminare per il mondo, cerchino di vederlo con gli occhi dell’Eterno, ora che conoscono il bene ed il male.

Il secondo tempo è il Cristo, è l’uomo nuovo, è l’uomo rivestito non più di semplici tuniche di pelle, ma chiamato a rivestirsi di Dio stesso, della Sua Parola.

La Creazione, poi la Nuova Creazione.
Nascere. poi nascere di nuovo.

Non ci sarà un terzo tempo. Ci sarà il tempo del giudizio.
Ma quello è fuori dai nostri confini spazio temporali, è fuori dal tempo che conosciamo o crediamo di conoscere. Non ne sappiamo, e nessuno ne può sapere, nè il giorno, nè l’ora. Ma sappiamo che ci sarà.

Che il Signore ci trovi con gli occhi bene aperti, bene aperti sulla Sua Parola, rivolti verso l’alto, rivolti verso di Lui, rivolti verso il Cristo.

Non perdiamo tempo a guardare verso il basso, non ci perdiamo nelle meschinità umane, non facciamo come quel popolo dalla dura cervice che, dice il profeta, chiamato a guardare in alto, non sa sollevare lo sguardo (cfr. Osea 11:7)!

Non ci interessino le lusinghe del mondo, perchè non gli apparteniamo; non ci perdiamo nelle beghe del villaggio degli uomini vecchi, perchè siamo divenuti uomini nuovi, abbiamo ricevuto con lo Spirito il dono di una vista nuova.

Guardiamo in alto! E seguiamolo.

Amen. 

La mia mamma, Maria Grazia.

La mia mamma, Maria Grazia.

Ringraziamento all’Eterno per avermela donata

«Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà. 26 E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?».

(Giovanni 11)

Signore, io credo.

 

La mia mamma, Maria Grazia.
La mia mamma, Maria Grazia.

Mia mamma Graziella, tornata al Padre l’8 marzo 2014.

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera

La Parola

14 Ritornato poi dai discepoli, vide una grande folla intorno a loro e degli scribi, che disputavano con loro. 15 E subito tutta la folla, vedutolo, sbigottì e accorse a salutarlo.

16 Allora egli domandò agli scribi: «Di che cosa discutete con loro?». 17 Ed uno della folla, rispondendo, disse: «Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto, 18 e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto».

19 Ed egli, rispondendogli, disse: «O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? portatelo da me». 20 Ed essi glielo portarono. Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando.

21 E Gesù domandò al padre di lui: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli disse: «Dalla sua fanciullezza. 22 E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». 23 E Gesù gli disse: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

24 Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: «Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

25 Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: «Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui». 26 E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: «È morto». 27 Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi.

28 Or quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: «Perché non abbiamo noi potuto scacciarlo?». 29 Ed egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

(Marco 9)

Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Lo spirito muto, il digrignar dei denti e un viaggio in Svizzera
Le parole

Lo spirito è muto, ed il posseduto è afferrato, straziato, schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce.

Gesù lo scaccia con la forza della Sua Parola. E rimprovera i discepoli per non aver abbastanza pregato e digiunato, perchè «Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno».

Il posseduto è questo mondo. Afferra l’uomo, lo strazia, lo spinge a rinunciare alla bellezza della sua autentica umanità e verità. Ne confonde i sessi ed i generi, lo inganna circa l’autentico valore della vita!

Oggi un figlio come quello della parabola lo avrebbero accompagnato in Svizzera a morire, perchè la sua vita era priva di senso per il mondo, era solo sofferenza, non valeva nulla, non era “degna di essere vissuta”.

Il mondo digrigna i denti, quasi un anticipo del giudizio che attende gran parte di esso (perchè molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti), dello stridore di denti e del pianto che attende chi non crede alla Via, Verità e Vita.

Il mondo si irrigidisce, reagisce rabbioso ai suoi continui fallimenti, al continuo fallire di parole vuote, programmi senza senso, progetti che si attorcigliano su se stessi; come è destinato a fare ogni parola, programma o progetto che vuole salvare l’uomo senza tener conto del progetto originario su di esso, del progetto del Suo Creatore.

Lo spirito è muto, perchè lo Spirito non viene ascoltato, e dove parla si cerca di farlo tacere. Come allora i potenti del mondo politico e spirituale cercavano di far tacere Gesù.

Ma Gesù ancora parla e ci dice: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede».

«Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità».

Amen. 

Cum Petro, sub Petro? No. Cum Christo, sub Verbo.

Quando,il 13 marzo 2013, venne eletto al soglio pontificio, come “successore di Pietro”, il cardinale Jorge Maria Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, come cristiano, non più appartenente alla chiesa cattolica da anni ormai, rimasi perplesso.

Papa Francesco

In realtà ero perplesso da prima, dalle dimissioni del predecessore, Papa Benedetto XVI, Joseph Ratzinger, che avevo bene conosciuto ed imparato a stimare come persona oltre che come studioso, negli anni del mio servizio, in Laterano e, brevemente, in Vaticano.

Non le trovavo chiare quelle dimissioni, ed ancora in buona parte è così. Me le sono pian piano spiegate con la percezione che avevo io, e che evidentemente aveva anche Papa Benedetto, che fosse piuttosto il momento di concentrarsi, sulla preghiera, sulla supplica all’Eterno per la salvezza delle chiese cristiane nel mondo.

Minacciate in tante parte del mondo da martirio e persecuzioni, ma soprattutto decimate in occidente da una campagna pagata a caro prezzo per renderla irrilevante, una semplice opinione, una semplice accozzaglia di buoni propositi messi alla rinfusa.
Quello che il potere di questo mondo ha fatto con le ideologie (tutte buone per qualsiasi uso, confuse, contraddittorie, irrilevanti) voleva, vuole fare ora anche con la fede.

Il Grande Inquisitore di questo mondo sta producendo il massimo sforzo in questo senso.

Papa Francesco l’ho osservato con curiosità. Per tanti motivi anche personali.

Il nome del “poverello” di Assisi, riformatore della Chiesa ante litteram, frustrato  nei suoi desideri come tanti, come quasi tutti coloro che proponevano un ritorno alle Scritture, alla purezza della fede; costretto all’obbedienza ed alla Regola Bollata, e che in silenziosa proposta si rifiutò di essere ordinato presbitero, e rifiutò di essere generale del suo stesso ordine. Visse nel convento di Assisi, in preghiera, mentre uno dei suoi frati comandava (ricorda la storia di sopra, Benedetto e Francesco, uno in monastero, l’altro a Santa Marta).

Poi l’essere un gesuita, proveniente da un mondo anche quello ben conosciuto da me, ex studente della Gregoriana, figlio spirituale di padre Zoltan. Un mondo controverso anche quello, dove però i generali comandavano e comandano davvero, sull’esempio del generale Ignazio di Loyola. I gesuiti hanno un voto speciale di obbedienza al Papa. Cosa avrebbe significato un Papa bianco che è anche un Papa per il nero?

Temevo poca chiarezza, un prevalere del grigio, di zone grigie, nebbiose, dall’atmosfera rarefatta. E mi pare che questo è quello che si sta verificando nella chiesa cattolica. Che mai, da che la conosco e la vivo, mi è parsa così divisa, così dottrinalmente insicura (giusta o sbagliata che consideri io questa o quella dottrina), così incerta sui passi da prendere.

Speravo, da credente fondato sulla Bibbia, sulla Sola Scrittura, sul primato assoluto della Parola, in una chiesa cattolica che trovasse nuova linfa e nuova forza nella fede dei cristiani martiri dell’Asia e dell’Africa, nelle chiese vive di quelle terre.
Invece per i conosciuti giochi di potere del Conclave, mascherati con lo spirito, è salito al soglio di Pietro un gesuita cattolico proveniente dalle chiese dell’America Latina, devastate dalle tante teologie della liberazione ideologiche, di provenienza europea, teologie colonizzatrici rivestite di colorata etnicità.
Teologie arcobaleno che mischiano i sette colori fino a renderli una poltiglia uniforme color melma. Una notte in cui tutte le vacche son nere…

Chiese cattoliche dell’America Latina, ove compromesse con il potere, di destra o di sinistra, ove ridotte a fornitrici di servizi di tutt’altro tipo che quelli richiesti dal Fondatore della Chiesa. L’annuncio del Vangelo con la massima parresia, la richiesta di conversione.
Chiese che non a caso oggi sono sempre più sorpassate nelle proprie terre da nuovi movimenti di risveglio, fondati sulla Bibbia e sulla sua predicazione esclusiva, forte, chiara.

Non è un caso che oggi siano all’avanguardia ed al massimo del potere nelle chiesa cattolica conferenze episcopali cattoliche come quelle  nordeuropee, olandesi, belgi, tedeschi, episcopati responsabili della cancellazione della fede concreta, vissuta, nei loro paesi, assieme alle chiese riformate liberali che, prima di loro e a volte con loro, hanno fatto gli stessi dissennati passi, di inseguire il mondo sui suoi stessi sentieri, compromettendosi, vendendosi, pervertendosi al loro interno.

Papa Francesco oggi io proprio non lo capisco, meglio, non lo voglio capire.
Un Papa che ripete di continuo che la Chiesa non è una Onlus, ma poi nei fatti ne asseconda con i suoi gesti la trasformazione in questo senso.
Una misericordia che lungi dall’essere la passione per l’umanità fin dalle proprie viscere, diventa un “volemose bene” alla romana, una carità a buon prezzo, valida per tutte le stagioni.
Un ecumenismo che non è centrato sul rispetto delle differenze e delle dottrine che coesistono nel mondo cristiano, ma è sempre più, lo vedo in modo sempre più evidente, una ricerca del minimo comun denominatore, ma sempre cum Petro e sub Petro, altrimenti… non vale!

Con il vizio di fondo che ha il Papato cattolico dalla sua fondazione, quello di essere un potere che dice di non essere del mondo, ma è in realtà anche quello, e si comporta come tale, consapevole della sua forza anche terrena.

E ben vengano dal mio punto di vista, i moderni “pasquini” che gli rinfacciano le proprie contraddizioni interne. Pasquino c’è sempre stato a Roma, e con accuse che queste a confronto sono “bagatelle”, perchè ora dovrebbe tacere?

A France'

E fa riflettere come in questo caso siano insorti a difendere il Papa di Roma i moderni difensori del mondo laico, i propugnatori di un mondo dove il Cristo è accettato solo se non disturba troppo i manovratori di questo mondo. I giornalisti di regime ed i i vaticanisti allineati e coperti, i potenti di quel quartierino che è il centro di Roma, centro fisico e centro politico…

Ora leggo sui social anche di tanti miei conoscenti ed amici, l’invito a compattarsi cum e sub Petro, come se questo fosse sinonimo di verità. No, fratelli miei, la verità è il Verbo di Dio, incarnato dal Cristo.
Con il Cristo e sotto l’autorità che promana dalla Rivelazione, è lì che occorre compattarsi.

Sempre per dirla alla Pasquino, morto un Papa se ne fa subito un altro.

Se i primi cristiani avessero ragionato così, a Gerusalemme, e avessero dato retta a Pietro e non a Paolo che gli si opponeva, oggi saremmo tutti circoncisi e non mangeremmo questo o quello.
Mi pare che invece le cose siano andate diversamente, Pietro abbia ammesso il suo errore e la Parola di Dio si sia pienamente affermata nonostante Pietro in quel caso.

Quindi, per me…

Cum Petro, sub Petro?
No.
Cum Christo, sub Verbo. 

Amen.

Beati i poveri in spirito, beato il resto di Israele, beato chi ascolta la Parola di Dio ed ad essa si conforma.

2:1 Radunatevi, radunatevi assieme, o nazione spudorata, 2 prima che il decreto abbia effetto, prima che il giorno passi come la pula, prima che venga su di voi l’ardente ira dell’Eterno, prima che venga su di voi il giorno dell’ira dell’Eterno.

3 Cercate l’Eterno voi tutti, umili della terra, che praticate la sua legge. Cercate la giustizia, cercate l’umiltà.

Forse sarete nascosti nel giorno dell’ira dell’Eterno. 4 Poiché Gaza sarà abbandonata e Ashkelon diventerà una desolazione; scacceranno Ashdod con violenza in pieno mezzogiorno ed Ekron sarà sradicata.

[…]

3:1 Guai a colei che è ribelle e contaminata, alla città d’oppressione! 2 Essa non ha ascoltato la sua voce, non ha accettato correzione, non ha confidato nell’Eterno, non si è avvicinata al suo DIO. 3 I suoi capi in mezzo a lei sono leoni ruggenti; i suoi giudici sono lupi della sera, che non lasciano alcun osso da rosicchiare per il mattino. 4 I suoi profeti sono vanagloriosi, perfidi; i suoi sacerdoti hanno profanato il luogo santo, hanno fatto violenza alla legge.

5 L’Eterno è giusto in mezzo a lei, egli non commette iniquità. Ogni mattino egli porta alla luce la sua giustizia e non viene mai meno, ma il perverso non conosce vergogna.

6 «Ho sterminato nazioni; le loro torri sono distrutte; ho reso deserte le loro strade, e nessuno più vi passa; le loro città sono distrutte, e nessuno più vi abita. 7 Io dicevo: “Certamente tu mi temerai, accetterai la correzione”, così la sua dimora non sarebbe distrutta, nonostante tutte le punizioni che le ho inflitto. Ma essi si sono affrettati a pervertire tutte le loro azioni.

8 Perciò, aspettami», dice l’Eterno, «quando mi leverò per far bottino, perché la mia determinazione è di radunare le nazioni, di riunire i regni, per riversare su di essi la mia indignazione, tutto l’ardore della mia ira; sì, tutta la terra sarà divorata dal fuoco della mia gelosia.

9 Poiché allora darò ai popoli un linguaggio puro, affinché tutti invochino il nome dell’Eterno, per servirlo di comune accordo. 10 Da oltre i fiumi di Etiopia i miei adoratori, la figlia dei miei dispersi, mi porteranno le loro offerte. 11 In quel giorno non avrai più vergogna di tutte le tue azioni con le quali ti sei ribellata contro di me, perché allora farò allontanare dal tuo mezzo quelli che si rallegrano nella tua grandezza, e tu cesserai di inorgoglirti sul mio monte santo».

12 «Farò rimanere in mezzo a te un popolo umile e povero, che confiderà nel nome dell’Eterno. 13 Il residuo d’Israele non commetterà iniquità e non dirà più menzogne, né si troverà nella loro bocca lingua ingannatrice; poiché essi pascoleranno il loro gregge, si coricheranno e nessuno li spaventerà».

14 Manda grida di gioia, o figlia di Sion, manda grida d’allegrezza, o Israele! Rallegrati ed esulta di tutto cuore, o figlia di Gerusalemme! 15 L’Eterno ha revocato i suoi giudizi contro di te, ha cacciato via il tuo nemico. Il Re d’Israele, l’Eterno, è in mezzo a te, non avrai più da temere alcun male.

16 In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, o Sion, le tue mani non si indeboliscano! 17 L’Eterno, il tuo DIO, in mezzo a te è il Potente che salva. Egli esulterà di gioia per te, nel suo amore starà in silenzio, si rallegrerà per te con grida di gioia. 18 Io raccoglierò quelli che sono afflitti per le assemblee solenni, che sono tra di voi, per i quali il peso per lei era divenuto oggetto di disprezzo.

19 Ecco, in quel tempo io agirò contro quelli che ti opprimono; salverò lo zoppo e raccoglierò quelli che sono stati scacciati, e li renderò gloriosi e rinomati in tutti i paesi dove sono stati nella vergogna.

20 In quel tempo io vi farò ritornare, sì, in quel tempo vi raccoglierò; poiché vi renderò rinomati e gloriosi fra tutti i popoli della terra, quando, sotto i vostri occhi, farò ritornare quelli che sono in cattività», dice l’Eterno.

(dal Libro del profeta Sofonia)

Sofonia 3:5

Prenderlo così, come Egli era

35 Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».

36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?». 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

40 Poi disse loro: «Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?». 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

(Marco 4)

Marco 4:36

E’ Gesù, è il Cristo, è la Parola che stabilisce il da farsi, non l’uomo.

Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro:
«Passiamo all’altra riva».

Così Gesù stabilisce che è ora di andare in un altro luogo ad insegnare ed a guarire i malati. È ora di passare all’altra riva, ad un altro uditorio, ad un altro annuncio.

I discepoli si fidano della Parola, si fidano del Cristo. Lo prendono così com’è, così come egli era, così come comandava loro di fare, sulla loro barca. I discepoli, diremmo noi, “sono sulla stessa barca” della Parola.

E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

Le altre barchette di cui parla il testo erano probabilmente di altri ascoltatori della Parola, di curiosi, di persone che accompagnavano malati speranzosi di essere guariti, chissà, il testo non lo specifica. Si limita a specificare che c’erano. E sempre ci sono e ci saranno nella realtà; c’è un piccolo nucleo di credenti, vero, che accetta il Cristo così com’è, senza aggiunte e sottrazioni, e ci sono miriadi di uomini e donne in ricerca o curiosi, nel bene o nel male.

Si scatena una tempesta, e si scatena su tutti, barca e barchette, ma l’attenzione dell’evangelista si focalizza sul centro, sulla barca dove era il Signore.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Fosse un film di oggi, questo Vangelo, lo avrebbero probabilmente condannnato, per insensibilità, indifferenza… E le barchette? Le persone che ci stavano sopra? I malati? Se la tempesta si abbatteva in modo così forte sulla barca più grandi, figuriamoci su quei gusci di noce…

Ma questo non è un film o uno scritto di oggi, è un Vangelo che ha valore per l’eternità; e l’Autore di questo Vangelo sa che molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Ed è della storia di questi eletti, e della fedeltà degli eletti alla Parola di Dio che Egli ha cura.

L’Eterno non è politicamente corretto. Egli è il Giusto. Tutta altra cosa.

Torniamo alla scena principale. La tempesta si scatena, e si scatena anche sui discepoli, si scatena anche con quelli che hanno aderito alla Parola, prendendo con loro, così com’era, la persona del Cristo. Ed anche loro entrano in crisi, si fanno strada i dubbi, le incertezze.

Il Cristo non era andato via dalla barca!, era lì, era con loro, ma era a poppa, e dormiva.

Perchè Egli era a poppa? Perchè questa era la parte più protetta della nave. Egli era a poppa, così noi dobbiamo tenere Lui, tenere la Sua Parola a poppa, nel nostro cuore, nel più intimo del nostro essere, perchè Egli protegga e tranquillizzi la nostra vita e le scelte di questa.

Perchè Egli era a poppa? Perchè come dice un proverbio umano, avere il vento che soffia, che spinge da poppa, è garanzia di successo, è favore, è vantaggio per l’andamento della nostra vita.

Egli era poppa, era con loro, era in loro favore, era per loro, ma la loro fede viene comunque meno, le onde e le raffiche di vento del mondo intorno fanno crescere la paura dei discepoli, e questi si spaventano, e cercano di svegliarlo.

Essi lo destarono e gli dissero:
«Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare:
«Taci e calmati!».
E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Essi lo avevano preso, sottolineava Marco, così come Egli era; avevano accettato il suo ministero e la Sua Parola. Fatta di guarigioni, di brillanti predicazioni nelle piazze e nelle sinagoghe, ma anche di ostilità, di rifiuto, di “croci” di ogni genere.

Essi lo avevano preso come Egli era, ma ora questo sembra non bastare più alla loro fede. Quindi lo svegliano, lo destano, gli chiedono di cambiare posizione, di alzarsi in piedi, di parlare alla tempesta affinchè questa si plachi.

Notate che non si limitano a destarlo ed a chiedere al Cristo di placare la tempesta; ma, poichè non lo accettano più come Egli era, lo accusano di esser venuto meno al suo patto con loro: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».

Gesù al principio ignora la loro affermazione. Si limita a fare quanto intuiva nel cuore volevano che Egli facesse, parla alla tempesta e la placa.

La Parola di Dio ha il pieno controllo nella natura. Così, obbedire alla parola di Dio, compiere il Suo volere nella Creazione, è l’unica vera garanzia per la migliore sopravvivenza del nostro pianeta.

Al principio della Creazione, il Verbo Sapiente di Dio parlava e la natura era. Così ora Il Verbo di Dio parla e la natura reagisce di conseguenza.

Ristabilito, agli occhi degli uomini (nella realtà non era mai venuto meno), il controllo sulla creazione, ora Gesù si rivolta verso i discepoli e parla loro.

40 Poi disse loro:
«Perché siete voi così paurosi?
Come mai non avete fede?».

Sembrano due domande, ma in realtà è una sola. La seconda contiene in sè la risposta alla prima. La poca fede è la causa della paura. La paura nasce dalla lontananza che si instaura tra il cuore dell’uomo e la Parola di Dio.

Finchè questa riposa nel più profondo della poppa, finchè l’uomo è capace di abbandonarsi al suo lungo e profondo battito, la sua anima è tranquilla ed in pace. Nulla gli fa paura, nulla gli causa timore.  Ma se l’uomo lascia che i rumori, i movimenti, gli spasmi inconsulti del mondo lo mettano in questione, lo tirino fuori dal suo abbandonarsi in Dio allora la paura lo riempie, lo spinge a compiere atti contro la Parola stessa. Perchè ha perso il centro di sè stesso.

41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro:

«Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

Facciamoci la stessa domanda, quando la prossima tempesta sconvolgerà la nostra vita. Perchè non illudiamoci. La vita, la terra, la creazione, nascono da un susseguirsi di tempeste, di terremoti, di movimenti del cielo e della terra, che dall’eternità ci sono stati e ci saranno.

Ma dall’eternità c’è la possibilità di riposare il proprio cuore,a poppa, sul guanciale dell’Eterno. Riposare nella sua pace ogni nostra inquietudine ogni nostra sofferenza, ogni nostro dolore. Ma occorre essere fedeli, tenerlo con noi così, come Egli era.

O la paura ci farà alzare in piedi all’improvviso, ed incamminare per vie non buone, o affondare per sempre, su una delle tante barchette scalcagnate che ci offre questo mondo.

Lo stesso Cristo, diversi cristiani

8 Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno. 9 Non lasciatevi trasportare qua e là da varie e strane dottrine, perché è bene che il cuore sia reso saldo dalla grazia e non da cibi, da cui non ebbero alcun giovamento quelli che ne fecero uso.

(Ebrei 13)

Ebrei 13:8-9

Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e in eterno, dice la lettera agli Ebrei.

Quante volte hai sentito i cristiani dire, o hai sentito le parole dalla tua propria bocca: “Lui non è cristiano, ma sta cercando”? È un’affermazione comune tra cristiani.

L’idea è che ci sono persone in ogni luogo che stanno cercando Dio. Il loro problema è che semplicemente non sono stati capaci di trovarLo. Sta giocando a nascondino. Fugge.

Nel giardino dell’Eden, quando il peccato entrò nel mondo, chi si nascose? Gesù è venuto nel mondo a cercare e salvare ciò che era perduto.

Non era Gesù che si stava nascondendo. Dio non è un fuggitivo. Siamo noi che stiamo fuggendo.

– R. C. Sproul

Oggi molti sedicenti cristiani mi sembrano “schizzati” cercano non si sa quale novità. Sbagliato. Siamo noi chiamati ad esser nuovi, non il contrario. Il sentiero da percorrere è sempre il medesimo, la fedeltà alla Parola di Dio.

Variano le condizioni del tempo, del mondo; chi trova la neve, chi più o meno sassi di inciampo, varia la nostra provvidenza nell’equipaggiarci per la bisogna.

Ma non è certo l’Eterno a variare, nè mai variano i suoi comandamenti.