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Papà, il 19 marzo. la festa, il diritto del bambino

19 marzo, festa del papà… ma non dappertutto

Ieri, 19 marzo, nei paesi di tradizione cattolica si è celebrata la cosiddetta “festa del papà“.
Nella maggioranza dei paesi di tradizione anglosassone il Father’s Day viene celebrato invece la terza domenica del mese di giugno con le motivazioni che potete leggere in questo articolo.

Perchè nei paesi di tradizione cattolica si è scelta la data del 19 marzo è facile da capire. Perchè nella tradizione cattolica il 19 marzo è il giorno in cui si commemora come Santo Giuseppe, il padre putativo di Gesù (per chi fosse interessato Giuseppe è venerato come santo anche nella chiesa ortodossa ed è commemorato come sposo di Maria e padre putativo del Signore Gesù nella chiesa riformata di tradizione luterana).

Vi segnalo un articolo scritto e letto di recente che parla diffusamente del culto di Giuseppe riportando anche diverse notizie curiose (tipo il perchè si mangiano i bignè e le zeppole! Voi lo sapete?).

19 marzo, festa del papà putativo!

E qui le cose si complicano. Perchè putativo?

Perchè Gesù è il Figlio di Dio, Padre, e lo è fin dall’eternità.

La figura del padre putativo Giuseppe è misteriosamente scelta per rendere possibile al bambino Gesù una crescita il più possibile tranquilla, in una famiglia naturale, con madre e padre come tutte le famiglie naturali umane.

In un certo senso putativo  significa sia che Giuseppe era creduto, re-putato il padre naturale di Gesù, sia che Giuseppe proteggeva la re-putazione di Maria, che evitava così a quest’ultima l’etichetta, spiacevole anche a quei tempi, di ragazza madre.

Giacchè non era facile per nessuno credere al concepimento di una vergine per opera dello Spirito Santo. Nemmeno ora lo è, figuriamoci allora.

 

19 marzo, e chi il papà non ce l’ha?

Oggi pare essere un problema.

In questi tempi di politicamente corretto, tutto pare fare problema.

Nella mia classe elementare c’era un bambino che il papà non lo aveva, non sapeva nemmeno chi fosse. Un figlio di ragazza madre.

Molto semplicemente la nostra maestra, d’accordo ed in sintonia con la mamma del mio compagno (oggi molto più spesso di prima si vedono conflitti tra genitori e maestri che raramente avevano a verificarsi quando ero piccolo io) gli proponeva di fare comunque il lavoro, sia come prova delle sue abilità manuali e pratiche, come erano definite in pagella, sia per regalarlo, se non ricordo male, al nonno materno, che era per lui la figura maschile più significativa della famiglia cosiddetta allargata.

Non ricordo alcuna tensione o problema. Giacchè la maestra come la mamma cercavano il bene del bambino, e nient’altro.

19 marzo, e chi di papà ne ha due?!?

Oggi sembra che occorra affrontare anche questa problematica, praticamente inesistente ai tempi di quando ero bambino. E di fatto estremamente rara anche ora, anche se i media e le loro campagne ne parlano con una tale frequenza da farla sembrare quasi una emergenza nazionale.

Occorre precisare l’ovvio. Che non esiste in natura un bambino che abbia due padri dal punto di vista biologico (come del resto due madri).

Il padre biologico è uno ed uno solo può essere.
La madre biologica è una ed una sola può essere.

Parlo qui anche della madri, così mi risparmio di scrivere un altro post a maggio!

Si fa ovviamente riferimento ai bambini che crescono in coppie di partner dello stesso sesso.

La questione del festeggiare a scuola o altrove la festa del papà (per i bambini che crescono in una coppia formata da due donne, di cui una sola può essere la madre biologica, ma a volte non c’è) e la festa della mamma (per i bambini che crescono in una coppia formata da due uomini, di cui uno soltanto può essere il padre biologico, ma quasi sempre non c’è) si può ovviamente risolvere nello stesso modo con cui lo risolveva la mia maestra quarant’anni fa.

Con la massima attenzione al benessere del bambino.

19 marzo, chi ha colpa di che?

Il bambino non ha nessuna colpa della situazione in  cui si trova per responsabilità degli adulti che lo crescono, siano i suoi genitori naturali, o adottivi, o putativi o che so io.

Nel caso del mio compagno di classe, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso era dell’egoismo del padre che aveva lasciato da sola la madre ad occuparsi del figlio.

Nel caso delle coppie dello stesso sesso, la colpa del possibile disagio del bambino a mio avviso è dell’egoismo di entrambi i componenti della coppia che, al di là dell’affetto e dell’amore sincero che hanno per i bambini che crescono con loro, li hanno esposti comunque a vivere una situazione di questo tipo.

Checchè ne dicano le sentenze più o meno creative di chi è giudice in terra, per me, credente in una Legge di Dio che è prima e sopra a tutte le altre, il bambino ha diritto a crescere nella situazione più naturale possibile, con un padre ed una madre. Tutti hanno il diritto teorico, non tutti hanno la possibilità concreta di farlo ovviamente.

Poi certo, esistono dei papà o delle madri secondo natura, che quasi quasi sarebbe meglio non avere, così come esistono dei genitori di coppie dello stesso sesso infinitamente più validi e premurosi sotto tanti o tutti i punti di vista.

Grande è il peccato, dice la Scrittura, ma infinitamente più grande e la grazia. E spesso dove abbonda l’uno, sovrabbonda l’altra.

19 marzo, ma serve proprio la festa del papà?

In realtà no. Non serve un giorno “consacrato” al padre, come non serve un giorno “dedicato” alla madre.

Serve, o meglio, fa comodo che ci sia questo tipo di ricorrenza al commercio ed alla pubblicità di ogni genere di mercanzia (quest’anno per i papà andavano particolarmente forte gli smartphone e i gadget tecnologici; i bignè e le zeppole vanno forte comunque pure senza pubblicità!).

Non serve un giorno consacrato al papà o alla mamma!

Servono dei papà, dei padri e delle madri, consacrati ai figli!

Servono dei padri e delle madri responsabili, che vivano il dono della paternità e della maternità, che non tutti hanno o possono avere, per i motivi più diversi.

Servono dei padri e delle madri che donino tutto se stessi (e non le briciole del loro tempo e dei loro desideri o piaceri personali, o tutte le cose ed i beni che possono) ai figli che il Signore ha loro donato.

Che non sono i ‘loro’ figli, ma che sono i figli che sono stati loro donati. Il nodo vero forse è proprio capire questo concetto…

19 marzo Giuseppe padre putativo
19 marzo Giuseppe padre putativo