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Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

La Parola

1 Poi uscì di là e venne nella sua patria, e i suoi discepoli lo seguirono.

2 E, venuto il sabato, si mise ad insegnare nella sinagoga.

E molti, udendolo, stupivano e dicevano: «Da dove vengono a costui queste cose? Che sapienza è mai questa che gli è data? E come mai si compiono tali potenti opere per mano sua? 3 Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Iose, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui fra noi?». Ed erano scandalizzati a causa di lui.

4 Ma Gesù disse loro: «Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria, fra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non potè fare lì alcuna opera potente, salvo che guarire pochi infermi, imponendo loro le mani. 6 E si meravigliava della loro incredulità; e andava in giro per i villaggi, insegnando.

(Marco 6)

Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria - Marco 6:4
Nessun profeta è disonorato, se non nella sua patria

Il commento

Gesù si meraviglia dell’incredulità di chi lo ascolta, di chi l’ha conosciuto, di chi lo ha visto operare guarigioni e meraviglia, di chi ha la possibilità di ascoltare ogni giorno, giorno dopo giorno, il Suo Verbo, la Sua Parola.

L’incredulità di Gesù, il suo addolorato stupore, non è semplicemente limitato ai parenti, agli uomini del suo tempo, a quelli di casa sua, ma si estende fino ai nostri giorni, si estende a noi.

Sempre pronti a chiedere miracoli e prodigi, ma indisponibili a cambiare, a convertirsi, ad abbandonare noi per primi il nostro peccato. Timidi fino al silenzio nell’evangelizzare, ne parlare con parresia, nel denunciare ciò che è abominio agli occhi di Dio e della Sua Parola.

Che il Signore ci aiuti, che accresca la nostra fede, che ci convinca a sperare sempre in Lui ed in Lui solo.

Amen.

Sviati

Leggo ultimamente diverse riflessioni, quasi tutte dal tono pessimista, sui tempi difficili che si corrono in relazione al proprio essere credenti in Cristo. Secondo alcuni oggi in particolare si starebbe avverando quanto detto da Gesù nei primi tre versetti di questo capitolo 16 del Vangelo secondo Giovanni.

Ora, è indubbio che in questo periodo si assista ad una recrudescenza delle persecuzioni verso i cristiani (e verso gli ebrei aggiungerei), è indubbio che ci sia un fastidio verso tutti coloro che persistono nell’affidarsi più alla legge di Dio che a quella degli uomini, e che mettono sempre e comunque questa prima di quella (perchè “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini“; Atti 5,29).

Però io credo che sia centrale il versetto finale, il numero 4 di questa piccolo brano, dove Gesù ci dice che queste cose ce le dice perchè ce le ricordiamo. E perchè ricordiamo che Egli è sempre con noi da quel momento, in virtù del dono di quello Spirito di cui parla subito dopo, dal versetto 5 in avanti.

Se la fede cristiana è professata con coerenza, le persecuzioni sono inevitabili, perchè la fede cristiana spinge a vivere nel mondo in un costante, continuo atteggiamento critico. I cristiani sono quelli che vivono nel mondo, ma ci vivono in modo da non esserne schiavi, come se non fossero completamente di questo mondo (vedi la magnifica Lettera a Diogneto).  I cristiani sono quelli che credono che la Croce del Figlio abbia un senso salvifico, e quindi di conseguenza le croci di ciascuno di noi vanno lette alla luce di quella. Sono quelli che credono che la Croce sia il ponte verso la Resurrezione.

Hanno perseguitato me, ci dice Gesù nel Vangelo, perseguiteranno anche voi. Non pone la domanda, afferma che sarà sicuramente così. Se qualcuno vuol salvarsi dietro di me, deve prendere la sua Croce, ogni giorno, e seguirmi. Altra affermazione apodittica. Che non ammette smentite.

Poco popolare questa visione? Sicuro, del resto a suo tempo le folle preferirono Barabba, perchè dovrebbero amare noi? Che oltretutto ci mostriamo spesso sviati, ovvero fuori dal sentiero antico e stretto del Vangelo?

Il Signore Gesù accresca la nostra fede. Amen.

Testo dalla Bibbia nuova Riveduta 2006
Testo dalla Bibbia nuova Riveduta 2006

Sui sentieri…

Gli osservatori più attenti di questo blog avranno notato che sono mutate un paio di cose… E’ mutata l’immagine che caratterizza lo sfondo, assieme a quella della testata, ed è mutata la breve riassuntiva ‘bio’ che si trova in alto a destra.

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Recita questa ora: “On the paths of #InformationTechnology and #Communication since 1984 – Project your #digitalstrategy.- #PlaySubbuteo since 1973, now with the @BlackRose98Roma”.

Forse la parola più importante è sentieri. Perchè penso che l’uomo sia da sempre quello che nella letteratura di definisce Homo Viator.

(Homo) viator è un termine tardo-antico e post-classico e si riferiva al messaggero o cursore pubblico incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, corrispondenza, messaggi o per altri incarichi simili. Il “viator” percorreva la via, un cammino ben tracciato e individuabile nel territorio. Ma nella Patristica è Cristo la via, secondo la scultorea testimonianza giovannea; nell’imminenza della sua passione e morte, Gesù disse ai suoi: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore…” (Gv 14, 2-6).

L’homo viator è consapevole di compiere un cammino seguendo le tracce di Cristo, ma soprattutto che la sua via è Cristo e che solo in lui e con lui può procedere verso la sua ultima meta. La via è intesa come segmento percorribile fra due punti. Nel termine homo viator è dunque insito il doppio significato dell’umiltà della sequela di Cristo e della sicurezza della fede.

Nella definizione c’è un po’ tutto quello che penso dell’uomo. Chi mi conosce sa che sono profondamente credente. Credo che la verità ultima dell’uomo sia quella che gli viene rivelata nell’umanità e divinità del Cristo. Credo che ognuno di noi sia capace di percorrere la Sua Via, nella diversità della vie e delle vite su cui ciascuno si trova a camminare. Perchè poi ognuno percorre le sue di vie, ha differenti compagni di viaggio, sceglie differenti itinerari, non sempre i migliori. Ma tenendo bene fisso lo sguardo sul Cristo, via suprema, può riprendersi, raddrizzare la via.

Perciò l’immagine scelta è quella di un sentiero di montagna, del Prato alla Drava, in Val Pusteria, assieme ai Monti Sibillini (cui rimandavano le immagini precedenti), la mia montagna preferita. Chi sale in montagna sa che deve sempre avere un punto di riferimento, una bussola che lo aiuta ad orientarsi nel cammino. Ma sa anche che deve essere pronto all’imprevisto, perchè non è detto che quel sentiero fatto mille volte riesca a portarti dove credi, dove sempre ti ha portato. Basta poco… Un banco di nebbia, una piccola frana, un compagno inaspettato, un ammasso di neve, per costringerti ad una deviazione, per farti fare la fatica di ritrovarti, e di ritrovare la via.

Così è la vita. Si sta per tanti anni con le stesse persone, a fare lo stesso lavoro e poi, anche lì, basta poco, un imprevisto, un momento di crisi, una malattia, e questo qualcosa ti dice che ti devi reinventare, devi prendere una strada nuova, pur nella continuità del tuo percorso di vita complessivo.

Ma lo si fa, si riprende, si sale e si scende, ed alla fine ti ritrovi su quel crinale, tra un versante e l’altro della montagna e scopri delle bellezze che non credevi ci fossero, che non avevi mai visto.

Succede nel lavoro, è quello che mi sta succedendo ora che affronto sfide nuove, proprio come succede anche nella fede. Perchè succede nella vita.

Anche nella vita ci sono momenti di crisi, e sono tanti, e sono necessari. Diffido, da sempre, di chi ha solo certezze. Erano spesso in crisi Pietro, Francesco di Assisi, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, lo stesso generale Ignazio, Teresa di Calcutta, possiamo non esserlo mai noi?

Diffido, perchè so che la realtà dell’uomo rivelata nel Cristo è irriducibile ai nostri schemi umani, è un po’ come andare in montagna con la carta dei sentieri dell’anno prima e pretendere che tutto sia uguale a come lì descritto. Significa non conoscere, davvero, la montagna, la natura, la sua mutevolezza. Significa presumere troppo di se stessi.

Questo dice la mia Bio, che sono un uomo, ed un lavoratore, in cammino, che non si stanca mai di camminare, che cerca e si sforza di trovare le migliori strategie per farlo, che credo che occorre conoscere gli altri per conoscere fino in fondo sè stessi, perchè gli altri non si conoscono mai abbastanza. Che sono felice di farlo, perchè ho un punto di riferimento forte, uno solo, uno vero, perchè alla fine credo ci sia una sola Via, una sola Verità, una sola Vita.

E che questo mi dà alla fine una serenità di fondo che è la mia vera forza, per cui sono fiducioso di poter accompagnare su quei sentieri prima di tutto la mia Sara, la mia meravigliosa bimba, che ora cresce ed è sempre meno ‘mia’, perchè ora ogni tanto, come deve essere, lascia la mia mano ed inizia a muovere i suoi passi da sola; sono fiducioso di poter camminare su quella strada con Antonella e con tutte le persone che amo.

La serenità è quella di chi alla fine è come un bimbo che si fida del padre, che si affida alle braccia amorevoli della madre, che reclina il capo sul suo seno, capace di abbandonarsi e di giocare, inventandosi partite di calcio in miniatura, a Subbuteo, o realizzando inenarrabili strutture con i Kapla, le costruzioni di legno della figlia. Perchè come disse credo George Bernard Shaw,  l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.

Ed io, in questo senso, vecchio spero di non diventarci mai. Perchè «se uno è in Cristo, è una creatura nuova» e lo è per tutti i giorni che gli è consentito di vivere su questa terra ed oltre. Perchè la vita non finisce qui. E di questo ringrazio ogni volta che apro gli occhi, e vedo la luce del giorno nuovo.

#fedecristiana Per una vita nuova, vivi la novità!

panevivo

Dal Vangelo secondo Giovanni 6,30-35

In quel tempo, la folla disse a Gesù: “Quale segno tu fai perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: Diede loro da mangiare un pane dal cielo”.
Rispose loro Gesù: “In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha dato il pane dal cielo, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello vero; il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.
Allora gli dissero: “Signore, dacci sempre questo pane”. Gesù rispose: “Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”.

Commento di un mio fratello carmelitano

• Il Discorso del Pane di Vita non è un testo da essere discusso e sezionato, bensì deve essere meditato ed esaminato più volte. Per questo, anche se non si capisce del tutto, non c’è da preoccuparsi. Questo testo del Pane di Vita esige tutta una vita per meditarlo ed approfondirlo. Un testo così, la gente deve leggerlo, meditarlo, pregarlo, pensarlo, leggerlo di nuovo, ripeterlo, rigirarlo, come si fa con una buona caramella in bocca. Si gira e gira fino ad esaurirsi. Chi legge superficialmente il quarto Vangelo può avere l’impressione che Giovanni ripeta sempre la stessa cosa. Leggendo con più attenzione, ci si renderà conto che non si tratta di ripetizione. L’autore del quarto Vangelo ha un suo proprio modo di ripetere lo stesso tema, ma a un livello sempre più alto e profondo. Sembra una scala a chiocciola. Girando, si giunge allo stesso punto, ma a un livello più alto o più profondo.

• Giovanni 6,30-33: Quali segni fai tu perché vediamo e possiamo crederti? La gente aveva chiesto: Cosa dobbiamo fare per realizzare l’opera di Dio? Gesù risponde: “L’opera di Dio è credere in colui che ha mandato”, cioè, credere in Gesù. Per questo la gente formula la nuova domanda: “Quale segno fai tu perché vediamo e possiamo crederti? Quale opera compi?” Ciò significa che loro non capirono la moltiplicazione dei pani come un segno da parte di Dio per legittimare Gesù dinanzi alla gente quale mandato da Dio! Loro continuano ad argomentare: in passato, i nostri padri mangiarono la manna che fu data loro da Mosè! Loro la chiamavano “pane del cielo” (Sap 16,20), ossia “pane di Dio”. Mosè continua ad essere il grande leader, in cui credere. Se Gesù vuole che la gente creda in lui, deve compiere un segno più grande di quello che compì Mosè. “Quale opera compi?”

• Gesù risponde che il pane dato da Mosè non era il vero pane del cielo. Venuto dall’alto, sì, ma non era il pane di Dio, poiché non garantisce la vita a nessuno. Tutti loro morirono nel deserto (Gv 6,49). Il pane del vero cielo, il pane di Dio, è quello che vince la morte e dà vita! E’ quello che scende dal cielo e dà vita al mondo. E’ Gesù stesso! Gesù cerca di aiutare la gente a liberarsi dagli schemi del passato. Per lui, la fedeltà al passato, non significa rinchiudersi nelle cose antiche e non accettare il rinnovamento. Fedeltà al passato vuol dire accettare la novità che giunge come frutto del seme piantato nel passato.

• Giovanni 6,34-35: Signore, dacci sempre di questo pane! Gesù risponde chiaramente: “Io sono il pane di vita!” Mangiare il pane del cielo è lo stesso che credere in Gesù ed accettare il cammino che lui ci insegna, cioè: “Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera!” (Gv 4,34). Questo è l’alimento vero che sostenta la persona, che cambia la vita e dà vita nuova. Questo ultimo versetto del vangelo di oggi (Gv 6,35) sarà ripreso come primo versetto del vangelo di domani (Gv 6,35-40).

La novità è Cristo! E dopo più di duemila anni questa è l’unica verità…

#fedecristiana Perchè cercare?

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,22-29.

Il giorno dopo, la folla, rimasta dall’altra parte del mare, notò che c’era una barca sola e che Gesù non era salito con i suoi discepoli sulla barca, ma soltanto i suoi discepoli erano partiti. 
Altre barche erano giunte nel frattempo da Tiberìade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie. 
Quando dunque la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafarnao alla ricerca di Gesù. 
Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?». 
Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico, voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. 
Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna, e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo». 
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?». 
Gesù rispose: «Questa è l’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato». 

La domanda che ho scritto nel titolo forse è posta male. Anche se Gesù nel Vangelo risponde a questa: voi mi cercate perchè sperate di avere la pancia sempre piena, perchè ho moltiplicato i vostri pani ed i vostri beni…. Conosciamo tanta gente così. Gente che si dice, si professa cristiana finchè tutte le cose di questo mondo vanno bene. Ma lo rinnegano alla prima occasione, non appena qualcosa non va per quello che essi considerano il senso giusto. Gesù invece dice che occorrerebbe credere per aver visto i segni, e quali sono i segni? I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i muti parlano, il Regno di Dio è annunciato! Segni che apparentemente riguardano terzi da noi, ma che nella loro realtà più profonda invece riguardano noi. Siamo noi che alla luce dell’annuncio del Vangelo del Regno diventiamo capaci di vedere con occhi nuovi, camminare con forze rinnovate, parlare con la bocca di Dio… è a noi che il Regno è annunciato e di quel Regno dobbiamo divenire annunciatori!

La domanda giusta è chi cerchiamo? Il Cristo o noi stessi tout-court? Perchè occorre che lo sappiamo, finchè non troveremo il Cristo in noi, finchè non ci sforzeremo di farlo, di vedere con i suoi occhi, camminare con le sue gambe, parlare con la Sua Parola, quella che al massimo potremo trovare sarà una immagine falsa di noi stessi, che svanirà al primo serio inciampo che troveremo.

Signore Gesù, aumenta la nostra fede. Amen.

#fedecristiana Pancia o vita?

Una gran folla lo seguiva vedendo i segni che compiva. Gesù moltiplica cinque pani e due pesci. Gesù ci insegna alla condivisione.

Gli uomini seguono chi riempie loro la pancia, Gesù vuole riempire la nostra vita.

Accresci, Signore, la mia e la nostra fede. Amen.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,1-15.

In quel tempo, Gesù andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, 
e una grande folla lo seguiva, vedendo i segni che faceva sugli infermi. 
Gesù salì sulla montagna e là si pose a sedere con i suoi discepoli. 
Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. 
Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». 
Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. 
Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». 
Gli disse allora uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: 
«C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». 
Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si sedettero dunque ed erano circa cinquemila uomini. 
Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì a quelli che si erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero. 
E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». 
Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. 
Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, cominciò a dire: «Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!». 
Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo. 

#fedecristiana – Siamo risorti?

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,9-15.

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. 
Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. 
Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. 
Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. 
Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. 
Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. 
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» 

E’ questa la domanda che secondo me ci fa il Vangelo che si legge oggi nelle chiese cristiane. Siamo risorti? Se si la nostra risposta deve essere quella che suggerisce Gesù, che suggerisce il Risorto: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.». Se lo facciamo, se predichiamo il Vangelo dell’amore assoluto per la vita, del perdono settanta volte sette (che non è far finta che nulla accada o sia accaduto!, più spesso il contrario), della vita che non finisce nei giorni della vita terrena, che conosciamo solo per i giorni in cui c’è dato modo di goderne, se facciamo tutto questo, allora viviamo da risorti, allora siamo veramente risorti con Cristo. Altrimenti forse saremo uomini buoni, forse saremo uomini originali, o crederemo di esserlo, ma alla fine non annunzieremo altro che noi stessi, la nostra fede su misura, la fede di gente incredula e dura di cuore, come quegli undici di cui parla il Vangelo… che pure il Cristo, Vivo, Risorto, ce lo avevano a fianco, che mangiava con loro…  Ma ugualmente non lo vedevano…

#fedecristiana Emmaus

La vita è un cammino, la vita del cristiano è un cammino di sequela. Seguire il Signore Gesù, con la fatica di ogni giorno, con la forza che viene dalla Sua Parola, dalla capacità di spezzarla, di condividerla. senza imporla ai propri ospiti, ma facendogliela percepire come l’unico Pane di vita, l’unica Parola di senso sulla propria vita. Finchè essi stessi, spezzandola, non vedano chiaro con gli occhi e con il cuore…

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,13-35.

In quello stesso giorno, il primo della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 
e conversavano di tutto quello che era accaduto. 
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 
uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 
Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 
come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 
Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 
e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 
Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 
Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 
i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 

emmaus


Sant’Agostino (354-430)
Discorso 235; PL 38, 1117(Nuova Biblioteca Agostiniana) 
“Resta con noi”

Orbene, fratelli, quand’è che il Signore volle essere riconosciuto? All’atto di spezzare il pane. È una certezza che abbiamo: quando spezziamo il pane riconosciamo il Signore. Non si fece riconoscere in altro gesto diverso da quello; e ciò per noi, che non lo avremmo visto in forma umana ma avremmo mangiato la sua carne. Sì, veramente, se tu – chiunque tu sia – sei nel novero dei fedeli, se non porti inutilmente il nome di cristiano, se non entri senza un perché nella chiesa, se hai appreso ad ascoltare la parola di Dio con timore e speranza, la frazione del pane sarà la tua consolazione. L’assenza del Signore non è assenza. Abbi fede, e colui che non vedi è con te.

Quanto invece a quei discepoli, quando il Signore parlava con loro, essi non avevano più la fede perché non lo credevano risorto e non speravano che potesse risorgere. Avevano perso la fede e la speranza: pur camminando con uno che viveva, loro erano morti. Camminavano morti in compagnia della stessa Vita! Con loro camminava la Vita, ma nei loro cuori la vita non si era ancora rinnovata.

E ora mi rivolgo a te. Se vuoi ottenere la vita fa’ quello che fecero quei discepoli, in modo che ti sia dato riconoscere il Signore. Essi lo invitarono a casa. Il Signore fece finta d’essere uno che doveva andare lontano, ma loro lo trattennero. … Accogli l’ospite, se desideri riconoscere il Salvatore. …Imparate dov’è da ricercarsi il Signore, dove lo si possiede, dove lo si riconosce: è quando lo mangiate.