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Devotional verso la pace della Pasqua – a cura di Elpidio Pezzella

Devotional Settimana 15/2017

Pace a voi

«La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”».
Giovanni 21:19

Devotional
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Nella serata della scoperta del sepolcro vuoto da parte di Maria e della visione del Cristo risorto, abbiamo di fronte a noi un gruppo di credenti ancora spauriti e intimoriti.

Non ci viene difficile immaginare i loro discorsi in quella attesa interminabile, tra i dubbi di quanto accaduto quella mattina. Mentre sono rinchiusi nei loro pensieri,

Gesù si presenta loro tagliando a fette la tensione e la paura: “Pace a voi”.

L’incontro con il Risorto reca pace

L’incontro con il Risorto reca pace, si fonda sulla pace, richiede pace: questo l’adempimento pasquale.

Alla visione delle ferite, che garantiscono loro su chi stava loro di fronte, “i discepoli si rallegrarono”. Ecco che al timore spazzato dalla pace, segue l’allegria.

Ogni possibile emozione è frenata, perché la pace annunziata è preludio al “Io mando voi”. Occorre però qualcosa di straordinario per dare consapevolezza, coraggio e franchezza.

Ed è per questo che il Maestro comanda: “ricevete lo Spirito Santo”.

Pace, gioia e potenza dello Spirito

Pace, gioia e potenza dello Spirito.

Questo l’identikit della chiesa del Signore risorto, chiamata ad uscire dal nascondiglio ed essere testimone fino alle estremità della terra per la potenza dello Spirito (Atti 1:8).

La Pasqua ci ricorda l’opera di redenzione compiuta da Gesù attraverso la sua morte e resurrezione.

Poniamo mente, ringraziamo Dio e viviamo nella Sua pace, sforzandoci ad essere cristiani nei fatti.

Non ho pace con Dio

Marcus Loane, arcivescovo anglicano di Sydney, racconta di quando andò in ospedale a visitare un amico che stava per morire. Il suo amico era uno dei fondatori dell’Unione Evangelica all’Università di Sydney, Howard Guinness.

Loane ha sempre pensato fosse molto importante chiedere ai suoi amici in fin di vita – giusto per essere sicuro che fossero nella giusta relazione con Dio – “Hai pace con Dio”.

Guinness, che stava morendo per un cancro che interessava la zona vocale, poteva a malapena parlare e scosse la testa, “No”.

Dopo così tanti anni nel ministero Marcus Loane era preoccupato che suo fratello in Cristo, appena prima di morire, potesse dire: “No, non ho pace con Dio”.

Howard Guinness inizio ad ansimare nel tentativo di dire qualcosa. Marcus avvicinò l’orecchio alla bocca di Howard il quale disse: “Non pace, ma gioia! Gioia traboccante!”.

Ecco ciò che aveva nel bel mezzo della morte. Mentre affrontava la morte aveva quella soddisfazione completa.

(tratto da David Cook, Sii forte, Soli Deo Gloria, Piacenza).

Lettura della Bibbia

10 aprile 1 Re 1-3; Apocalisse 7-8
11 aprile 1 Re 4-6; Apocalisse 9-10
12 aprile 1 Re 7-9; Apocalisse 11-12
13 aprile 1 Re 10-12; Apocalisse 13-14
14 aprile 1 Re 13-15; Apocalisse 15-16
15 aprile 1 Re 16-18; Apocalisse 17-18
16 aprile 1 Re 19-21; Apocalisse 19-20

Devotional, Settimana 10/2017 – Occhi che hanno perso la luce

Come sempre il Devotional è redatto dal fratello pastore Elpidio Pezzella che ringrazio anche a nome dei lettori del blog. 


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«Giunsero così a Gerico. E come egli usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo il cieco, sedeva lungo la strada mendicando».
Marco 10:46

Nel dirigersi a Gerusalemme per la Pasqua, Gesù passa da Gerico, ove, lungo la strada, incontra Bartimeo, il cui nome significa «figlio di Timeo». Timeo invece significa “onore” o “onorabile”.

Nel Vangelo di Marco il cieco Bartimeo occupa un ruolo importante, è l’ultimo ad essere guarito prima della passione di Gesù.

Non a caso un cieco, una persona i cui occhi hanno perso la luce. La condizione di cecità rappresenta chi ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà.

Bartimeo è un modello. Non è cieco dalla nascita, ma ha perso la vista.

Come l’uomo che ha perso la luce, ma non la speranza, sa cogliere la possibilità di incontro con Gesù e si affida a Lui per essere guarito. Infatti, quando sente che il Maestro passa sulla sua strada, lo chiama con forza. E quando Gesù gli chiede cosa vuole, risponde: «Che io veda di nuovo».

Chi riconosce la propria condizione e grida al Signore, riacquista la luce perduta, e con essa la pienezza della propria dignità: si rialza in piedi e riprende il cammino sotto la guida di Gesù.

Marco non ci dirà più nulla di Bartimeo, ma in lui ci presenta un discepolo: colui che, con la luce della fede, segue Gesù lungo la strada. Il vangelo di Giovanni ribadirà a più riprese che Gesù è la luce del mondo, e come il cieco guarito chi lo incontra può esclamare: “Ora ci vedo”.

Bartimeo secondo Agostino

Il vescovo di Ippona in un suo scritto (Il consenso degli evangelisti), riflette sulla figura di Bartimeo osservando che Marco riporta il nome della persona guarita, ma anche del padre, giungendo alla conclusione che «Bartimeo, figlio di Timeo, era un personaggio decaduto da prosperità molto grande, e la sua condizione di miseria doveva essere universalmente nota e di pubblico dominio in quanto non era soltanto cieco ma un mendicante che sedeva lungo la strada.

Per questo motivo Marco volle ricordare lui solo, perché l’avere egli ricuperato la vista conferì al miracolo tanta risonanza quanto era grande la fama della sventura capitata al cieco».

L’interpretazione di Agostino ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze che possiamo perdere, come la luce della fede, perdendo così un orientamento sicuro e solido e divenendo mendicanti del senso dell’esistenza.

L’8 marzo
Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.

L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.

Lettura della Bibbia

06 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
07 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
08 marzo Giosuè 6-8; Colossesi 1-2
09 marzo Giosuè 9-11; Colossesi 3-4
10 marzo Giosuè 12-14; 1 Tessalonicesi 1-2
11 marzo Giosuè 15-17; 1 Tessalonicesi 3-4
12 marzo Giosuè 18-20; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1

Preghiera biblica della settimana (suggerimenti di Elpidio Pezzella)

Suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».
Giovanni 2:11

Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta.

Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede.

Il primo di questi segni avvenne a Cana di Galilea, durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù.

Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno.

Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora».

Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere.

Il vino ai tempi di Gesù

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in quelle terre. Sappiamo che si produceva vino probabilmente già 4000 anni.

Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato.

Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”.

Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite.

Lettura della Bibbia

06 febbraio Levitico 16-18; Atti 17-19
07 febbraio Levitico 19-21; Atti 20-22
08 febbraio Levitico 22-24; Atti 23-25
09 febbraio Levitico 25-27; Atti 26-28
10 febbraio Numeri 1-3; Romani 1-3
11 febbraio Numeri 4-6; Romani 4-6
12 febbraio Numeri 7-9; Romani 7-9

Elia Eliseo Elpidio Pezzella

Per l’ascolto, la preghiera e la lettura biblica della settimana

Suggerimenti a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella.

 

 «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Giovanni 20:25

 

La richiesta di Tommaso 

 

Nel racconto della resurrezione del vangelo di Giovanni abbiamo alcuni personaggi che sperimentano personalmente l’incontro con il Risorto: Maria di Magdala, Tommaso detto Didimo e Simon Pietro.
Dopo essersi fatto riconoscere da una donna nel Getsemani, il Signore appare nello stesso giorno ai discepoli nascosti.
Purtroppo Tommaso è assente e quando ode il racconto dei presenti la sua reazione è determinata: “Se non vedo, se non tocco, non crederò”.
Giovanni 20:25

 

Didimo ha il coraggio di reclamare la stessa esperienza degli altri. Non vuole credere per sentito dire, non mette in dubbio il racconto degli altri, ma non vuole essere inferiore a nessuno. Si sente un escluso.
La sua richiesta non cade nel vuoto, è raccolta da Colui che è presente in mezzo a loro. Dopo otto giorni ecco nuovamente il Risorto mostrarsi loro e rivolgersi direttamente a lui.
Ora che ha visto e toccato, Tommaso è sfidato a “non essere incredulo, ma credente”. Nulla più potrà ora frenare la sua fede. Il suo primo slancio è la confessione “Signor mio e Dio mio”.
Alla Maddalena Gesù aveva parlato di “Padre vostro e Dio vostro”. Tommaso va oltre e fa suo Dio e il Cristo, che non ha esitato a rispondere alla sua preghiera. “Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto”.

Anche se poi il Maestro sentenzia “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”.

 

 Lettura della Bibbia

30 gennaio      Esodo 35-37; Giovanni 17-19
31 gennaio      Esodo 38-40; Giovanni 20-21; Atti 1
01 febbraio     Levitico 1-3; Atti 2-4
02 febbraio     Levitico 4-6; Atti 5-7
03 febbraio     Levitico 7-9; Atti 8-10
04 febbraio     Levitico 10-12; Atti 11-13
05 febbraio     Levitico 13-15; Atti 14-16