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Devotional dell’Ottava di Pasqua: senza condizionamenti

Devotional dell’Ottava di Pasqua: Senza condizionamenti

Allora egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Luca 14:4

In giorno di sabato Gesù si reca “in casa di uno dei principali farisei per prendere cibo”. Gli occhi dei presenti sono puntati addosso al Maestro.

Non è neanche entrato che un uomo idropico si presenta in cerca di aiuto. Prevedendo le reazioni, Gesù prese a dire ai dottori della legge e ai farisei: «È lecito o no fare guarigioni in giorno di sabato?»

Senza lasciarsi condizionare da alcuno, Egli non si sottrae a chi ha un bisogno. Infatti, “lo prese per mano, lo guarì e lo congedò”.

Troppe volte evitiamo di soddisfare dei bisogni per timore delle critiche, del cosa diranno o penseranno gli altri. Quell’uomo aveva un bisogno alla mano, probabilmente proprio la mano che Gesù non esito ad afferrare.

Quel prendere per mano rivela tutta la sensibilità di Dio.

Quando abbiamo una necessità personale, non badiamo a nulla. Perciò Gesù domandava: «Chi di voi, se gli cade nel pozzo un figlio o un bue, non lo tira subito fuori in giorno di sabato?». Come i commensali di Gesù, anche noi non possiamo rispondere contrariamente.

Perché non cogliere allora l’occasione di prendere per mano chi ci tende la sua in cerca di aiuto?

Il discepolato

Il discepolo cristiano è in continuo contatto con persone bisognose. Il suo obiettivo è “popolare il cielo e spopolare l’inferno”.

Non c’è discepolato senza evangelizzazione, perché lo Spirito è stato inviato per renderci testimoni del Cristo.

Luis Palau scriveva nel libro La gioia di seguire Cristo:

«È tragico notare che nelle nostre chiese moderne la preoccupazione per i perduti sta diventando una rarità. Potremmo dire che questa è l’era “dell’evangelico rilassato”. …

La maggior parte dei cristiani non hanno nessuna preoccupazione per i perduti, perché non hanno sperimentato il rinnovamento radicale di Dio nelle loro vite.

“Venite con me”, disse Gesù, “e vi faro pescatori d’uomini!” (Matteo 4:19). Solo stando vicini a Gesù potremmo acquisire il desiderio di vedere persone salvate».

Il discepolato è la nostra opportunità per fare uso delle infinite risorse di Dio, per donare le nostre vite in maniera significativa e non alla mediocrità.

Come allora su Gesù, oggi gli occhi sono rivolti su noi. Come vivi? Per principio o circostanza? Come discepolo esamina biblicamente ogni ambito della tua vita e vive di conseguenza.

Devotional
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Lettura della Bibbia

17 aprile 1 Re 22; 2 Re 1-2; Apocalisse 21-22

18 aprile 2 Re 3-5; Matteo 1-2

19 aprile 2 Re 6-8; Matteo 3-4

20 aprile 2 Re 9-11; Matteo 5-6

21 aprile 2 Re 12-14; Matteo 7-8

22 aprile 2 Re 15-17; Matteo 9-10

23 aprile 2 Re 18-20; Matteo 11-12

Devotional verso la pace della Pasqua – a cura di Elpidio Pezzella

Devotional Settimana 15/2017

Pace a voi

«La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: “Pace a voi!”».
Giovanni 21:19

Devotional
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Nella serata della scoperta del sepolcro vuoto da parte di Maria e della visione del Cristo risorto, abbiamo di fronte a noi un gruppo di credenti ancora spauriti e intimoriti.

Non ci viene difficile immaginare i loro discorsi in quella attesa interminabile, tra i dubbi di quanto accaduto quella mattina. Mentre sono rinchiusi nei loro pensieri,

Gesù si presenta loro tagliando a fette la tensione e la paura: “Pace a voi”.

L’incontro con il Risorto reca pace

L’incontro con il Risorto reca pace, si fonda sulla pace, richiede pace: questo l’adempimento pasquale.

Alla visione delle ferite, che garantiscono loro su chi stava loro di fronte, “i discepoli si rallegrarono”. Ecco che al timore spazzato dalla pace, segue l’allegria.

Ogni possibile emozione è frenata, perché la pace annunziata è preludio al “Io mando voi”. Occorre però qualcosa di straordinario per dare consapevolezza, coraggio e franchezza.

Ed è per questo che il Maestro comanda: “ricevete lo Spirito Santo”.

Pace, gioia e potenza dello Spirito

Pace, gioia e potenza dello Spirito.

Questo l’identikit della chiesa del Signore risorto, chiamata ad uscire dal nascondiglio ed essere testimone fino alle estremità della terra per la potenza dello Spirito (Atti 1:8).

La Pasqua ci ricorda l’opera di redenzione compiuta da Gesù attraverso la sua morte e resurrezione.

Poniamo mente, ringraziamo Dio e viviamo nella Sua pace, sforzandoci ad essere cristiani nei fatti.

Non ho pace con Dio

Marcus Loane, arcivescovo anglicano di Sydney, racconta di quando andò in ospedale a visitare un amico che stava per morire. Il suo amico era uno dei fondatori dell’Unione Evangelica all’Università di Sydney, Howard Guinness.

Loane ha sempre pensato fosse molto importante chiedere ai suoi amici in fin di vita – giusto per essere sicuro che fossero nella giusta relazione con Dio – “Hai pace con Dio”.

Guinness, che stava morendo per un cancro che interessava la zona vocale, poteva a malapena parlare e scosse la testa, “No”.

Dopo così tanti anni nel ministero Marcus Loane era preoccupato che suo fratello in Cristo, appena prima di morire, potesse dire: “No, non ho pace con Dio”.

Howard Guinness inizio ad ansimare nel tentativo di dire qualcosa. Marcus avvicinò l’orecchio alla bocca di Howard il quale disse: “Non pace, ma gioia! Gioia traboccante!”.

Ecco ciò che aveva nel bel mezzo della morte. Mentre affrontava la morte aveva quella soddisfazione completa.

(tratto da David Cook, Sii forte, Soli Deo Gloria, Piacenza).

Lettura della Bibbia

10 aprile 1 Re 1-3; Apocalisse 7-8
11 aprile 1 Re 4-6; Apocalisse 9-10
12 aprile 1 Re 7-9; Apocalisse 11-12
13 aprile 1 Re 10-12; Apocalisse 13-14
14 aprile 1 Re 13-15; Apocalisse 15-16
15 aprile 1 Re 16-18; Apocalisse 17-18
16 aprile 1 Re 19-21; Apocalisse 19-20

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella che come sempre ringrazio. 

Il cuore di Nehemia - Devotional della settimana
Il cuore di Nehemia – Devotional della settimana

Settimana 12

20 – 26 marzo

Il cuore di Nehemia

«Quando udii queste parole, mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza. Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo». Nehemia 1:4

Alla corte persiana, nel castello di Susa, al servizio del Re, Nehemia, seppur deportato, ha trovato la sua dimensione. Rispetto a tanti altri ha una posizione di prestigio e quanto accade a Gerusalemme è lontano circa duemila chilometri. Eppure quando arriva una delegazione da Giuda e lo informa dello stato delle cose la sua reazione ci dice dov’era il suo cuore. I giudei sono freddi latori della condizione, di cui restano spettatori, incapaci di porvi rimedio. Nehemia invece sente il dolore del suo paese, la sofferenza dei suoi fratelli e non si volta altrove. La sua prima azione è implorare l’intervento divino e di rendersi pronto a fare qualcosa. Chi ha cuore il popolo di Dio non resta impassibile. Dopo aver bussato al trono di Dio si prepara al viaggio, lasciando quel che ha per amore. Nehemia non cela la tristezza del suo animo al re Artaserse, che acconsente alla sua partenza. Ancora oggi il Dio di Israele è alla ricerca di uomini e donne in grado di sentire le sofferenze del popolo e pronti a mettersi a lavorare alla ricostruzione. Anche se incontrerai ostacoli o difficoltà, non desistere.

La storia di Nehemia

Neemia significa “consolazione”. Egli viveva alla corte persiana nella città di Susa, rivestendo un incarico molto importante: era coppiere del Re. Dopo la conquista di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 597 a.C., parecchie migliaia di Israeliti erano stati deportati a Babilonia e in altre città della Mesopotamia. L’impero babilonese crollò definitivamente, ad opera dei Persiani, nel 539 a.C. Il re persiano Ciro si dimostrò indulgente verso i popoli sottomessi e gli Ebrei, che con il precedente regime erano stati costretti a lasciare la propria terra, poterono tornare in patria. Zorobabele, discendente del re Davide, guidò il primo gruppo di Ebrei a Gerusalemme e diede inizio alla costruzione del tempio. Circa sessant’anni dopo la costruzione del tempio, per ordine del re Artaserse, un secondo gruppo tornò sotto la guida di Esdra, uno scriba esperto nelle Sacre Scritture. L’incarico affidato a Esdra era di trasportare a Gerusalemme gli utensili per il servizio nel tempio e informarsi sulle condizioni di vita degli Ebrei già rientrati nel paese all’epoca di Zorobabele. Dodici anni dopo la spedizione di Esdra, Neemia ricevette il permesso da Artaserse di recarsi a Gerusalemme per ricostruirne le mura. Il libro di Neemia in origine era tutt’uno con il libro di Esdra, la versione del LXX li ha divisi.

Lettura della Bibbia

20 marzo Giudici 18-20;Tito 3; Filemone 1

21 marzo Giudici 21; Ruth 1-2; Ebrei 1-2

22 marzo Ruth 3-4; 1Samuele 1; Ebrei 3-4

23 marzo 1Samuele 2-4; Ebrei 5-6

24 marzo 1Samuele 5-7; Ebrei 8-8

25 marzo 1Samuele 8-10; Ebrei 9-10

26 marzo 1Samuele 11-13; Ebrei 11-12

La confessione di peccato, nella chiesa cristiana e in Daniele 4

La confessione di peccato nella chiesa cristiana

Il concetto di confessione di peccato è ben illustrato dall’apostolo Giovanni, nella sua prima lettera, scrivendo a dei cristiani, cioè a persone convertite a Cristo che hanno fatto l’esperienza del ravvedimento e della fede, afferma:

Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità”

(1 Giovanni 1:8-9)

La confessione di peccato nella chiesa cristiana, fin dall’antichità, è stata quindi da subito una componente essenziale del culto comunitario.

La confessione collettiva e pubblica, seguita dalla proclamazione del perdono di Dio, è stata conservata nelle chiese della Riforma come parte essenziale e preziosa della prima parte del culto comunitario (per saperne di più approfondisci  a questo link).

La confessione di peccato in Daniele 4

Il brano del profeta Daniele proposto per la lettura e la preghiera per il lunedì della seconda settimana del tempo di Passione o di Quaresima è a mio avviso un modello perfetto di confessione di peccato.

Un perfetto atto penitenziale, inserito in una vera e propria liturgia.

daniele 4:9-10 confessione di peccato

Il testo della Parola di Dio


4
 Così feci la mia preghiera e confessione all’Eterno, il mio DIO, dicendo:

«O Signore, Dio grande e tremendo, che conservi il tuo patto e la tua misericordia con quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti, 5 abbiamo peccato e abbiamo agito perversamente, siamo stati malvagi e ci siamo ribellati, allontanandoci dai tuoi comandamenti e dai tuoi decreti.

6 Non abbiamo ascoltato i profeti, tuoi servi, che hanno parlato nel tuo nome ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri padri e a tutto il popolo del paese.

7 O Signore, a te appartiene la giustizia, ma a noi la confusione della faccia, come avviene oggi stesso agli uomini di Giuda, agli abitanti di Gerusalemme e a tutto Israele, a quelli vicini e a quelli lontani, in tutti i paesi in cui li hai dispersi, a motivo delle infedeltà che hanno commesso contro di te.

8 O Signore, a noi la confusione della faccia, ai nostri re, ai nostri capi e ai nostri padri, perché abbiamo peccato contro di te.

9 Al Signore nostro DIO appartengono la misericordia e il perdono, perché ci siamo ribellati contro di lui, 10 e non abbiamo ascoltato la voce dell’Eterno, il nostro DIO, per camminare nelle sue leggi, che ci aveva posto davanti per mezzo dei suoi servi, i profeti.

(Daniele 4)

La lettura quotidiana della Bibbia

“La lettura quotidiana della Bibbia” è un articolo di Michael G. Brown scritto per “La fede riformata”.

Lettura quotidiana della Bibbia

Voglio incoraggiarvi a leggere la Bibbia ogni giorno dell’anno. Se sei un nuovo credente o un discepolo esperto, una delle migliori cose che puoi fare quest’anno è leggere la Parola di Dio ogni giorno. La Parola, i Sacramenti, e la preghiera sono le basi del discepolato cristiano, i mezzi che Dio ha provveduto per la nostra santificazione e il nostro progresso spirituale. Riceviamo questi nella chiesa locale nel giorno del Signore. Quando trascuriamo questi mezzi, inevitabilmente facciamo del male spirituale a noi stessi. La lettura quotidiana della Bibbia è un importante complemento a questi mezzi. Qui ci sono alcuni motivi:

I. La lettura quotidiana della Bibbia ci permette di comunicare con Dio

Sappiamo tutti che una buona relazione richiede una buona comunicazione. Quando la comunicazione è scarsa, la relazione si allontana, e può essere in pericolo. Lo stesso è vero nel nostro rapporto con Dio. Abbiamo bisogno di comunicare col nostro Padre nei cieli, e il nostro modo di farlo è attraverso la Parola, il Sacramento, e la preghiera: Egli ci parla nella Parola e nel Sacramento, e parliamo a Lui nella preghiera.

Il modo principale in cui Dio ci parla dalla sua Parola è attraverso la lettura pubblica e la predicazione della Bibbia nel servizio divino nel giorno del Signore (Rom 10.14-17; 16.25; Efe. 4.11-14; Col 4.16; 1 Tess. 5.27; 1 Tim. 4.13; 2 Tim. 4.1-5). Per gran parte della storia della Chiesa, questo era praticamente l’unico modo in cui un cristiano avrebbe ascoltato la Parola di Dio. Ma dalla Riforma protestante, la Bibbia è rapidamente diventata più accessibile. Oggi, ci sono una serie vertiginosa di opzioni disponibili per leggere e ascoltare ogni giorno la Scrittura ispirata da Dio. Dobbiamo approfittare di questo dono.

Mentre la lettura pubblica e la predicazione della Parola nella chiesa locale sarà sempre il modo principale di Dio di parlare con noi, non è l’unico modo. La lettura della Bibbia quotidianamente come individui e nelle famiglie è anche una parte importante della comunicazione di Dio con noi, e aiuta a nutrire la nostra relazione con lui.

II. La lettura quotidiana della Bibbia fornisce cibo per le nostre anime

Dopo la sua risurrezione, Gesù comandò a Pietro: “Pasci i miei agnelli…. Pasci le mie pecore” (Giovanni 21.15b, 17b). Al di là del nutrimento che il cibo fornisce al corpo e il piacere che porta all’anima, si trova un bisogno più profondo dell’uomo che viene ricevuto solo dal Pane di Vita, che è dato liberamente a noi ogni settimana nella Parola e nel Sacramento durante l’assemblea pubblica dei santi. Ogni Giorno del Signore, attraverso il ministero della Parola, Dio prepare una tavola per noi nel deserto e ci chiama ad una festa ricca di buon cibo e bevande per l’anima (Isa 55.1-3; Ger 3.15; 23.1-4; 31.10).

Però, durante la settimana, possiamo ricevere nutrimento spirituale con la lettura e la meditazione sulla Parola di Dio. Anche se non possiamo predicare a noi stessi in modo efficace o essere sostenuti alimentandoci da noi stessi mentre trascuriamo il pasto in famiglia di Domenica, tuttavia possiamo ancora trovare nutrimento per le nostre anime durante la settimana. In realtà, questa alimentazione durante la settimana nasce dalla festa del giorno del Signore e ne è una risposta.

O, per usare un’analogia diversa, pensiamo in questo modo: gli strumenti pubblici della grazia di domenica sono come un giardino curato da un giardiniere: c’è la potatura, il diserbo, la semina, il concimazione, ecc… La lettura quotidiana della Bibbia, tuttavia, è come il sistema di irrigazione che si accende ogni giorno per pochi minuti per aiutare a mantenere verde il giardino. Leggiamo la Bibbia e meditiamo su di esso giorno e notte perché vogliamo essere “come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo” (Sal 1.3).

III. La lettura quotidiana della Bibbia aiuta a santificare la casa

Nel vecchio patto, Dio comandò al suo popolo l’educazione dei loro figli nella Parola del Dio: “Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.” (Dt 6.6-9).

Dio richiede la stessa cosa dal suo popolo nel nuovo patto: “E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.” (Ef 6.4). La lettura quotidiana della Bibbia è una parte importante di questa istruzione. Attraverso l’apertura della Bibbia ogni giorno, i bambini – così come mariti, le mogli, e chiunque altro in casa – hanno la possibilità di ascoltare i comandi e le promesse di Dio, e imparare le sue vie. Essi potranno conoscere la sua santità, così come la sua grazia. Impareranno la storia della redenzione, e come si compia in Cristo. Dobbiamo ricordare che nessun altro libro o sotto forma di media è ispirata da Dio e contiene il potere di salvare.

2Tim 3.16-17 dice “Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” Considerate il beneficio spirituale che leggere la Bibbia ogni giorno avrà su di voi e la vostra famiglia.

IV. La lettura quotidiana della Bibbia ci aiuta a prepararci a ben morire

Secondo uno studio, l’americano medio spende 40 minuti al giorno controllando un feed di Facebook. Altri studi mostrano che gli americani spendono più di cinque ore al giorno a guardare la televisione. Sui nostri letti di morte, potremmo rimpiangere la quantità di ore che abbiamo sprecato a guardare la TV o sui social media. Potremmo trovarci a desiderare di recuperare quel tempo.

Una cosa di cui non vi pentirete, tuttavia, è la quantità di tempo che avrete trascorso a leggere la Bibbia. Sul nostro letto di morte, ci prepareremo a incontrare il Signore in cui abbiamo fiducia e al quale abbiamo pregato. In realtà, quella preparazione inizia ora, non dopo. Nella lettura quotidiana della Bibbia, stiamo investendo tempo per conoscere meglio il Signore, alla cui presenza dimoreremo per sempre.

Quindi, in conclusione, incoraggio tutti noi a leggere la Bibbia ogni giorno dell’anno. Provate a entrare in una routine in cui si spende qualche minuto nella devozione. Ci vogliono meno di 15 minuti al giorno per leggerla integralmente in un anno. Ma se non ce la fate a fare tutto il percorso, o avete saltato un giorno o due (o tre o quattro!), non disperate. Iniziate di nuovo e continuate, ricordando che siamo salvati per grazia in Cristo solo. Non lasciate che la paura del fallimento blocchi il vostro cammino “Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza” (2 Tm 1.7)

Devotional, Settimana 10/2017 – Occhi che hanno perso la luce

Come sempre il Devotional è redatto dal fratello pastore Elpidio Pezzella che ringrazio anche a nome dei lettori del blog. 


bibbia devotional elpidio pezzella

«Giunsero così a Gerico. E come egli usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una grande folla, un certo figlio di Timeo, Bartimeo il cieco, sedeva lungo la strada mendicando».
Marco 10:46

Nel dirigersi a Gerusalemme per la Pasqua, Gesù passa da Gerico, ove, lungo la strada, incontra Bartimeo, il cui nome significa «figlio di Timeo». Timeo invece significa “onore” o “onorabile”.

Nel Vangelo di Marco il cieco Bartimeo occupa un ruolo importante, è l’ultimo ad essere guarito prima della passione di Gesù.

Non a caso un cieco, una persona i cui occhi hanno perso la luce. La condizione di cecità rappresenta chi ha bisogno della luce di Dio, la luce della fede, per conoscere veramente la realtà.

Bartimeo è un modello. Non è cieco dalla nascita, ma ha perso la vista.

Come l’uomo che ha perso la luce, ma non la speranza, sa cogliere la possibilità di incontro con Gesù e si affida a Lui per essere guarito. Infatti, quando sente che il Maestro passa sulla sua strada, lo chiama con forza. E quando Gesù gli chiede cosa vuole, risponde: «Che io veda di nuovo».

Chi riconosce la propria condizione e grida al Signore, riacquista la luce perduta, e con essa la pienezza della propria dignità: si rialza in piedi e riprende il cammino sotto la guida di Gesù.

Marco non ci dirà più nulla di Bartimeo, ma in lui ci presenta un discepolo: colui che, con la luce della fede, segue Gesù lungo la strada. Il vangelo di Giovanni ribadirà a più riprese che Gesù è la luce del mondo, e come il cieco guarito chi lo incontra può esclamare: “Ora ci vedo”.

Bartimeo secondo Agostino

Il vescovo di Ippona in un suo scritto (Il consenso degli evangelisti), riflette sulla figura di Bartimeo osservando che Marco riporta il nome della persona guarita, ma anche del padre, giungendo alla conclusione che «Bartimeo, figlio di Timeo, era un personaggio decaduto da prosperità molto grande, e la sua condizione di miseria doveva essere universalmente nota e di pubblico dominio in quanto non era soltanto cieco ma un mendicante che sedeva lungo la strada.

Per questo motivo Marco volle ricordare lui solo, perché l’avere egli ricuperato la vista conferì al miracolo tanta risonanza quanto era grande la fama della sventura capitata al cieco».

L’interpretazione di Agostino ci invita a riflettere sul fatto che ci sono ricchezze che possiamo perdere, come la luce della fede, perdendo così un orientamento sicuro e solido e divenendo mendicanti del senso dell’esistenza.

L’8 marzo
Nella Giornata internazionale della donna, rendiamo grazie a Dio per ogni donna, nonna, mamma o figlia; servente o credente; impegnata o meno nell’opera. Ognuna un fiore prezioso.

L’8 marzo del 1856 nasceva Giovanni Luzzi, pastore e teologo svizzero, noto per la sua traduzione della Bibbia.

Lettura della Bibbia

06 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
07 marzo Giosuè 3-5; Filippesi 3-4
08 marzo Giosuè 6-8; Colossesi 1-2
09 marzo Giosuè 9-11; Colossesi 3-4
10 marzo Giosuè 12-14; 1 Tessalonicesi 1-2
11 marzo Giosuè 15-17; 1 Tessalonicesi 3-4
12 marzo Giosuè 18-20; 1 Tessalonicesi 5; 2 Tessalonicesi 1

Comportamenti “insensati” – Devotional, per la lettura e la preghiera quotidiana della Bibbia

(Il Devotional è a cura del fratello pastore Elpidio Pezzella)

Comportamenti “insensati”

«Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo».

2 Corinzi 6:16

Un ostacolo nel confronto di molti temi con i non credenti è la carenza di conoscenza biblica. Ecco allora che la fede diventa un sentito dire, il ripetere del “si è sempre fatto così”, tramandato nel tempo. Si compiono per questo azioni, a volte rituali, senza avere alcun barlume sulle origini o motivazioni.

Conoscere la Bibbia dona la libertà di poter affrontare qualsiasi argomento “religioso”. «Se dimorate nella mia parola siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (Giovanni 8:31-32). Alcune volte la libertà si manifesta nell’espressione della propria posizione, altre volte nel tacere volutamente.

Faccio fatica a ignorare il comportamento diffuso in alcune feste, tra cui il Carnevale. Come restare indifferente alle “torture” che molti bambini subiscono nell’essere vestiti solo per un piacere di apparire dei genitori. Cosa può capire e ricordare un bambino di un travestimento? Come genitore ho scelto di guardare ai miei figli come a un terreno: quello che semini quello raccogli. Inoltre ho compreso che solo un sincero incontro con Lui trasforma e induce a mettere da parte ogni comportamento di facciata. Ho fatto mie indicatrici le parole rivolte a Dio da Mosè: «Or dunque, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, ti prego, fammi conoscere le tue vie, affinché io ti conosca e possa trovare grazia agli occhi tuoi» (Esodo 33).

 

Le origini del Carnevale

All’epoca dei faraoni, in alcune situazioni il popolo, mascherato, intonando inni e lodi, accompagnava una sfilata di buoi che venivano sacrificati in onore del dio Nilo. In ordine cronologico, prima dei Romani troviamo i Greci, i quali avevano tra le tante divinità il dio del vino Dionisio al quale era dedicato un particolare culto. Il Dionisio greco, nel mondo romano, divenne il dio Bacco, e la festa fu ripresa nei Baccanali e Saturnali. Col tempo un certo cristianesimo ha cercato di cambiare abito alla festa.

Quando la chiesa vuole “rivestire” pratiche corrotte e pagane cade nel compromesso, mischiando luce e tenebre in un miscuglio di confusione senza verità e libertà. Preferibile allora predicare la verità, senza nulla imporre. Se uno festeggia il Carnevale si domandi cosa c’è di cristiano.

Per approfondire http://www.youtube.com/watch?v=S2yDCUKcZtc

Elia Eliseo Elpidio Pezzella Devotional

Lettura quotidiana della Bibbia

27 febbraio     Deuteronomio 16-18; Galati 1-2

28 febbraio     Deuteronomio 19-21; Galati 3-4

01 marzo     Deuteronomio 22-24; Galati 5-6

02 marzo     Deuteronomio 25-27; Efesi 1-2

03 marzo     Deuteronomio 28-30; Efesi 3-4

04 marzo     Deuteronomio 31-33; Efesi 5-6

05 marzo     Deuteronomio 34; Giosuè 1-2; Filippesi 1-2

Devotional, per la lettura e la preghiera quotidiana della Bibbia

A cura del  fratello pastore Elpidio Pezzella, che ringrazio.
Un gesto, una preghiera e una parola

E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».

Giovanni 11:43

Il racconto della malattia, morte e resurrezione di Lazzaro è uno dei “segni” compiuti da Gesù affinché si possa credere che Egli è il Figlio di Dio. Un ambiente familiare, descritto minuziosamente nel vangelo di Giovanni, accoglie un Gesù pienamente uomo, che ha profondi sentimenti per Marta, Maria e Lazzaro, e che nel lutto generale non riesce a trattenere le lacrime. Il suo viaggio verso Betania però non si conclude a casa dei tre, ma al luogo dove l’amico Lazzaro è sepolto da quattro giorni. Un sepolcro ostruito da una grossa pietra ci dice che siamo dinanzi a qualcosa di invalicabile, dinanzi alla quale la gran parte perde l’orientamento. Dinanzi alla morte assistiamo su ordine di Gesù al rotolamento della pietra prima. Poi il Maestro inizia a pregare, precisamente ringrazia il Padre come se tutto fosse già accaduto. La folla deve credere che Egli è il Messia. Maria come Marta deve aver fede: «Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?». Quando la tomba è aperta, la preghiera terminata e si attende che Gesù entri da Lazzaro, una parola a gran voce rompe il silenzio calato sulla scena: «Lazzaro, vieni fuori!». Colui che è la resurrezione e la vita (v. 25) sta per dimostrare che Egli è più potente della morte. Ecco il morto uscire fuori dal sepolcro, interamente bendato e coperto. L’incontro con il Cristo chiama alla vita, a rinascere uscendo dalla precedente condizione. «Scioglietelo e lasciatelo andare». Le cose di prima non sono più.

Devotional

L’Amore vince

Gesù insegnò che il più grande e il primo dei comandamenti era “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”, ma che il secondo era simile al primo: “Amerai il prossimo tuo come te stesso” (Matteo 22:37-38). La fede è anche entrare nella logica del piano d’amore di Dio, perciò Paolo conclude il suo discorso: “Qualsiasi altro comandamento si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso… pieno compimento della legge è l’amore” (Romani 13:9-10). Sull’esempio del Maestro, che si è fatto solidale fino alla morte, il cristiano è chiamato a farsi prossimo a chi è nel dolore e nella sofferenza. Gli apostoli esortano ad amarsi intensamente, di vero cuore, gli uni gli altri. Il comandamento nuovo dell’amore vicendevole, distintivo dei discepoli (Giovanni 13:34), è l’unica traduzione del comando di amare Dio. Per distinguere occorre vedere, notare. Tutti noi siamo in grado nel bisogno di essere amati di riconoscere chi ha amore per noi, chi ha azioni concrete. Teniamone conto quando siamo chiamati ad amare.

Lettura della Bibbia

20 febbraio Numeri 31-33; 1 Corinti 15-16; 2 Corinti 1

21 febbraio Numeri 34-36; 2 Corinti 2-3

22 febbraio Deuteronomio 1-3; 2 Corinti 4-5

23 febbraio Deuteronomio 4-6; 2 Corinti 6-7

24 febbraio Deuteronomio 7-9; 2 Corinti 8-9

25 febbraio Deuteronomio 10-12; 2 Corinti 10-11

26 febbraio Deuteronomio 13-15; 2 Corinti 12-13

Vuoi essere guarito? Devotional per la lettura quotidiana della Bibbia

A cura del fratello pastore Elpidio Pezzella

Devotional Giovanni 5:8-9

 

Vuoi essere guarito?

«Gesù gli disse: “Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina”. In quell’istante quell’uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare».

Giovanni 5:8-9

La piscina serviva per i riti di purificazione prima dell’accesso al tempio. Sotto i suoi portici si raccoglievano gli ammalati che non potevano andare oltre il cortile dei Gentili, essendo considerati impuri. Il nome greco di “piscina probatica” deriva dal fatto che era vicina alla porta da cui entravano le greggi (probaton: in greco significa pecora) per i sacrifici del tempio. Gli infermi qui raccolti erano in attesa di un miracolo che li rendesse abili all’ingresso al tempio, totalmente dipendenti alla misericordia divina, che di tanto in tanto si manifestava nel movimento delle acque. Qui tra la solitudine e l’abbandono si incarna in Gesù la misericordia attesa, il quale volge la sua attenzione a un uomo paralitico da molto tempo: “Vuoi essere guarito?” Quando oramai non c’era più speranza, giunge l’azione divina. Il segno che Gesù sta per compiere annuncia che la misericordia non è più sporadica, ma è alla portata di chiunque vuole. Occorre alzarsi dalla propria condizione, essere pronti a muoversi per seguire il Maestro. Quel miracolo in giorno di sabato rompeva anche ogni condizionamento religioso. Chi è raggiunto dalla grazia non può frenarsi nel timore di qualcosa o di qualcuno. “Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi” (Giovanni 8:32).

I falò della libertà

Fino alla prima metà del XIX sec. i valdesi vivevano confinati nelle Valli Chisone, Pellice e Germanasca, in cui potevano esercitare in forma pubblica il culto riformato, in base alla Pace di Cavour del 1561. I Savoia non sempre mantennero fede ai patti e a più riprese tentarono di estirpare la minoranza, che arrivò a un passo dall’estinzione nel 1686, cui seguì l’esilio verso la Svizzera e la Germania. Tre anni dopo i valdesi riuscirono a rientrare nei loro territori, ma non potevano stabilire residenza, commerciare e lavorare, comprare o vendere immobili, frequentare scuole al di fuori delle Valli. Tale discriminazione durerà fino al 17 febbraio 1848, quando il re Carlo Alberto con le Lettere Patenti concesse loro il godimento dei diritti civili e politici. Si racconta che quella sera si accesero i falò per richiamare l’attenzione. Da allora, ogni anno si ricorda il gioioso avvenimento con l’accensione dei falò. Dal 2014 si accende un falò della libertà anche a Guardia Piemontese (CS), nota per essere stata teatro nel 1561 di una delle più efferate stragi perpetrate ai danni dei Valdesi calabri.

Vicini anche nelle date

Il 16 febbraio 1497 nasceva a Bretten Filippo Melantone, nome italianizzato di Philippus Melanchthon (morto a Wittenberg il 19 aprile 1560), fine umanista, brillante teologo, amico e stretto collaboratore di Martin Lutero, il quale morirà il 18 febbraio 1546 a Eisleben (Germania).

Lettura della Bibbia

13 febbraio Numeri 10-12; Romani 10-12

14 febbraio Numeri 13-15; Romani 13-15

15 febbraio Numeri 16-18; Romani 16; 1 Corinti 1-2

16 febbraio Numeri 19-21; 1 Corinti 3-5

17 febbraio Numeri 22-24; 1 Corinti 6-8

18 febbraio Numeri 24-27; 1 Corinti 9-11

19 febbraio Numeri 28-30; 1 Corinti 12-14

Preghiera biblica della settimana (suggerimenti di Elpidio Pezzella)

Suggerimenti del fratello pastore Elpidio Pezzella

«Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui».
Giovanni 2:11

Diversamente dagli altri evangelisti, Giovanni parla di “segni”, che non si fermano al fatto miracolistico, ma additano una realtà nascosta.

Nello stesso tempo il vangelo scardina la tendenza diffusa che dove c’è il miracolo lì c’è Dio. In questi casi la fede avrà un fondamento emotivo. Per questo il credente non deve fermarsi al miracolo, ma deve superarlo proiettandosi a un livello più alto di fede.

Il primo di questi segni avvenne a Cana di Galilea, durante una festa di nozze, probabilmente di persona vicina alla famiglia di Gesù.

Nella trasformazione dell’acqua in vino vi è l’annuncio della missione di Gesù: venuto non a spiegare il mondo ma a cambiarlo. Ben sei contenitori di acqua, per oltre 600 litri, furono trasformati in vino, metafora della gioia e di una gioia abbondante. Il giorno della festa per il matrimonio diventa metafora della grande gioia del giorno del Regno.

Ecco perché l’aspetto miracolistico passa in silenzio, mentre il maestro della festa dichiara: «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora».

Gesù è la novità finale, il vino migliore, la cui bontà non sarà mai superata. Egli è il vino migliore, superiore ai profeti. Con Lui e attraverso di Lui iniziamo a credere.

Il vino ai tempi di Gesù

Non sappiamo molto sulla varietà delle uve coltivate in quelle terre. Sappiamo che si produceva vino probabilmente già 4000 anni.

Le vigne crescevano lungo le rocciose colline della zona e le tinozze per pigiare l’uva erano ricavate dalle rocce. Il vino degli antichi era molto denso ed era tradizione allungarlo con l’acqua. Isaia (1:21-22) critica la città paragonandola al vino annacquato.

Nell’odierno Israele sono state ritrovate brocche con scritto “vino fatto da uva nera”, “vino affumicato” e “vino molto scuro”.

Probabilmente i produttori lasciavano appassire le uve sulla pianta o su delle tele al sole in modo da ottenere un vino dolce e denso, cui aggiungevano spezie, frutta e resine perché convinti che le resine di mirra, incenso e terebinto aiutassero a conservarlo più a lungo. Inoltre venivano aggiunti melagrana, mandragola, zafferano e cannella per dare sapore alla bevanda. Quindi si potrebbe ipotizzare che il vino bevuto da Gesù era un rosso corposo dal sapore pieno con sentori di frutta matura ottenuto da uve passite.

Lettura della Bibbia

06 febbraio Levitico 16-18; Atti 17-19
07 febbraio Levitico 19-21; Atti 20-22
08 febbraio Levitico 22-24; Atti 23-25
09 febbraio Levitico 25-27; Atti 26-28
10 febbraio Numeri 1-3; Romani 1-3
11 febbraio Numeri 4-6; Romani 4-6
12 febbraio Numeri 7-9; Romani 7-9

Elia Eliseo Elpidio Pezzella