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Dio guarisce tutte le tue infermità

Il testo

31 Poi Gesù, partito di nuovo dal territorio di Tiro e di Sidone, giunse al mare di Galilea, in mezzo al territorio della Decapoli.

32 E gli presentarono un sordo che parlava a stento, pregandolo di imporgli le mani. 33 Ed egli, condottolo in disparte, lontano dalla folla, gli mise le dita negli orecchi e, dopo aver sputato, gli toccò la lingua. 34 Poi, alzati gli occhi al cielo, sospirò e gli disse: «Effata», che vuol dire: «Apriti!». 35 E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava distintamente.

36 E Gesù ordinò loro di non dirlo a nessuno; ma quanto più lo vietava loro, tanto più essi lo divulgavano. 37 E, pieni di stupore, dicevano: «Egli ha fatto bene ogni cosa: egli fa udire i sordi e parlare i muti!».

(Marco 7)

Marco 7:37 Dio guarisce tutte le tue infermità

Il commento

“Dio guarisce tutte le tue infermità” (Sal 103,3).

Non temere dunque: tutte le tue infermità saranno guarite. E se dici che esse sono grandi, sappi che più grande è il medico che le cura. Per un medico dalla potenza infinita non esiste nessun male inguaribile.

Tu devi solo permettere che egli ti curi e non devi respingere le sue mani, ché egli sa bene quel che c’è da fare. E non devi solo compiacerti quando lenisce le piaghe, ma saper sopportare anche quando le incide: sopporta il dolore della medicina, pensando alla guarigione futura.

Osservate, o miei fratelli, quali e quanti dolori sopportano gli uomini nelle loro infermità fisiche, per vivere ancora pochi giorni…

La sofferenza, da te sopportata, non conosce invece incertezza, perché non può ingannarsi colui che ti ha promesso la guarigione.
Il medico talvolta si inganna, promettendo di ottenere la guarigione da un corpo umano; e perché s’inganna? Perché non cura una cosa che è stata fatta da lui.
Dio ha fatto il tuo corpo, ha fatto la tua anima, e quindi conosce il modo di ricreare quel che ha creato e di riformare quel che ha formato. Basta soltanto che tu ti affidi alle mani di questo medico…

Rimettiti dunque alle sue mani, o anima che lo benedici e non dimentichi le sue retribuzioni: egli infatti “guarisce tutte le tue infermità”(Sal 103,2-3).

Non ti guarirà dunque colui che ti aveva fatto per non essere mai malato, solo che avessi voluto rispettare i suoi comandamenti?
Non ti guarirà colui che ha fatto gli Angeli e che intende eguagliarti agli Angeli, quando ti avrà restaurato?
Non ti guarirà, se sei fatto a sua immagine, colui che ha fatto il cielo e la terra (Gen 1,26)?

Ti guarirà certamente, ma è pur necessario che tu voglia essere guarito. Dio guarisce senz’altro qualsiasi infermo, ma non chi rifiuta la guarigione…

La tua salute è Cristo.

(Agostino, vescovo d’Ippona e dottore della Chiesa; Discorsi sui salmi, Sal 102,5-6; PL 37, 1319)

Le cose che escono dall’uomo lo contaminano

Il testo

14 Poi, chiamata a sé tutta la folla, disse loro: «Ascoltatemi tutti ed intendete: 15 Non c’è nulla di esterno all’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono da lui che lo contaminano. 16 Chi ha orecchi da udire, oda!».

17 Quando poi egli fu rientrato in casa, lontano dalla folla, i suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. 18 Ed egli disse loro: «Siete anche voi così privi d’intelligenza? Non capite voi che tutto ciò che dal di fuori entra nell’uomo non può contaminarlo, 19 perché non entra nel suo cuore, ma nel ventre, e poi se ne va nella fogna?». Così dicendo, dichiarava puri tutti gli alimenti.

20 Disse ancora: «Ciò che esce dall’uomo, quello lo contamina. 21 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adultéri, fornicazioni, omicidi, 22 furti, cupidigie, malizie, frodi, insolenza, invidia, bestemmia, orgoglio, stoltezza. 23 Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro dell’uomo e lo contaminano».

(Marco 7)

Marco 7:14-16 le cose che escono dall'uomo lo contaminano

Il commento

Oggi, mercoledì della V settimana del tempo ordinario, o del tempo dopo l’Epifania, prosegue la lettura del Vangelo secondo Marco con Gesù che prosegue con le accuse alla creatura umana; ieri di pervertire il comandamento di Dio attraverso usi, tradizioni e consuetudini che sono solo umane, oggi di cercare fuori di sè le ‘scuse’ e le ‘assoluzioni’ per i suoi comportamenti sbagliati e contro la Legge di Dio.

Non c’è nulla che venga da fuori che, da solo, possa contaminare l’animo dell’uomo. Nulla, perchè l’uomo che è fedele a Dio ed alla Sua Parola ha dentro di sè tutte le risorse, i mezzi, i doni dello Spirito necessari a contrastare gli, chiamiamoli così, inquinanti esterni.

Il peccato sociale, il peccato delle comunità… non è altro che la somma dei peccati individuali di tante creature umane, messe insieme, a fare gruppo, che pensano di poter fare a meno dei precetti e della Legge di Dio nella propria vita.

Non illudetevi.

E’ dal di dentro dell’uomo, di ogni uomo e donna, che viene il male, sono le cose che escono dall’uomo che lo contaminano. E’ quando l’uomo crede, pensa di avere in sè tutto quello che gli serve, quando si illude di essere autosufficiente, quando si convince che in fondo è buono, in fondo non fà del male a nessuno, in fondo si, pecca, ma chi non lo fa… Quando l’uomo ricade nel peccato di orgoglio dei suoi progenitori, di Adamo ed Eva che pensano di aver capito tutto, di poter fare a meno del loro Creatore, allora diventa capace di ogni nefandezza.

L’elenco delle nefandezze lo fa il Cristo.

«Ciò che esce dall’uomo, quello lo contamina. 21 Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, procedono pensieri malvagi, adultéri, fornicazioni, omicidi, 22 furti, cupidigie, malizie, frodi, insolenza, invidia, bestemmia, orgoglio, stoltezza. 23 Tutte queste cose malvagie escono dal di dentro dell’uomo e lo contaminano».

Convertiamoci! Crediamo al Vangelo!
Smettiamo di credere in noi stessi!
Escano da noi i frutti dello Spirito
e non ci illudiamo,

la salvezza è solo da Dio, e solo per grazia. 

Amen.

Giovanni Battista, martire della Verità

14 Ora il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato celebre, e diceva: «Quel Giovanni che battezzava è risuscitato dai morti; e perciò le potenze miracolose operano in lui». 15 Altri dicevano: «È Elia»; ed altri: «È un profeta, o come uno dei profeti».

16 Ma Erode, udito questo, diceva: «Quel Giovanni, che io ho fatto decapitare, è risorto dai morti!». 17 Erode stesso infatti aveva fatto arrestare Giovanni e l’aveva tenuto legato in carcere a causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello, perché egli l’aveva presa per moglie. 18 Giovanni infatti diceva ad Erode: «Non ti è lecito di avere la moglie di tuo fratello». 19 Ed Erodiade gli portava rancore e volentieri l’avrebbe fatto uccidere, ma non poteva. 20 Erode infatti temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; e, dopo averlo udito, faceva molte cose e lo ascoltava volentieri.

21 Ora, venuto un giorno propizio, Erode per il suo compleanno offrì un banchetto ai suoi grandi, ai comandanti e ai notabili della Galilea. 22 La figlia di Erodiade stessa entrò e danzò, e piacque ad Erode e a coloro che erano a tavola con lui; allora il re disse alla fanciulla: «Domandami tutto ciò che vuoi e io te lo darò». 23 E le giurò: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fino alla metà del mio regno!».

24 Ella uscì, e disse a sua madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni Battista». 25 Ed ella, ritornata subito dal re, gli fece in fretta la richiesta, dicendo: «Io desidero che tu mi dia immediatamente, su un piatto, la testa di Giovanni Battista». 26 E il re, sebbene ne fosse molto rattristato, a motivo del giuramento e per rispetto dei convitati, non volle opporle un rifiuto. 27 Così il re mandò subito una guardia, con l’ordine di portargli la testa di Giovanni. 28 E quegli andò, lo decapitò in prigione e portò la sua testa su un piatto e la diede alla fanciulla, e la fanciulla la diede a sua madre.

29 E, quando i suoi discepoli udirono ciò, vennero, presero il suo corpo e lo posero in un sepolcro.

(Marco 6)

Marco 6:14-29 Commento di Beda il venerabile

Commento di  Beda il Venerabile (ca 673-735),
monaco, dottore della Chiesa
Discorsi (libro 23); CCL 122, 354 e ss

Giovanni Battista, martire della verità

 

Senz’alcun dubbio Giovanni Battista ha subito il carcere per il nostro Redentore che egli precedeva con la sua testimonianza; per lui ha dato la sua vita.

Infatti, anche se il suo persecutore non gli ha chiesto di negare Cristo ma di tacere la verità, è tuttavia per Cristo che è morto; Cristo in persona infatti ha detto: «Sono la verità» (Gv 14,6).

Poiché Giovanni ha sparso il suo sangue per la verità, l’ha sparso per Cristo.

Giovanni aveva testimoniato con la sua nascita che Cristo sarebbe nato; predicando aveva testimoniato che Cristo avrebbe predicato, battezzando che avrebbe battezzato. Soffrendo per primo la sua passione, accennava che anche Cristo avrebbe dovuto soffrirla…

Questo grandissimo uomo giunse dunque al termine della sua vita con l’effusione del sangue, dopo una lunga e penosa prigionia. Lui che aveva annunciato la buona novella della libertà di una pace superiore, è gettato in carcere dagli empi.

È rinchiuso nell’oscurità di una cella, colui che aveva reso testimonianza alla luce…

Con il proprio sangue viene battezzato colui al quale fu dato di battezzare il Redentore del mondo, di sentire la voce del Padre celeste rivolgersi a Cristo, e di vedere scendere su di lui la grazia dello Spirito Santo.

L’ha detto appunto l’apostolo Paolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29).

E dice che soffrire per Cristo è un dono di lui ai suoi eletti poiché, come dice altrove: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi» (Rm 8,8).

Prenderlo così, come Egli era

35 Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: «Passiamo all’altra riva».

36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Essi lo destarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che noi periamo?». 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: «Taci e calmati!». E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

40 Poi disse loro: «Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?». 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: «Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

(Marco 4)

Marco 4:36

E’ Gesù, è il Cristo, è la Parola che stabilisce il da farsi, non l’uomo.

Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro:
«Passiamo all’altra riva».

Così Gesù stabilisce che è ora di andare in un altro luogo ad insegnare ed a guarire i malati. È ora di passare all’altra riva, ad un altro uditorio, ad un altro annuncio.

I discepoli si fidano della Parola, si fidano del Cristo. Lo prendono così com’è, così come egli era, così come comandava loro di fare, sulla loro barca. I discepoli, diremmo noi, “sono sulla stessa barca” della Parola.

E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette.

Le altre barchette di cui parla il testo erano probabilmente di altri ascoltatori della Parola, di curiosi, di persone che accompagnavano malati speranzosi di essere guariti, chissà, il testo non lo specifica. Si limita a specificare che c’erano. E sempre ci sono e ci saranno nella realtà; c’è un piccolo nucleo di credenti, vero, che accetta il Cristo così com’è, senza aggiunte e sottrazioni, e ci sono miriadi di uomini e donne in ricerca o curiosi, nel bene o nel male.

Si scatena una tempesta, e si scatena su tutti, barca e barchette, ma l’attenzione dell’evangelista si focalizza sul centro, sulla barca dove era il Signore.

37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva.
38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale.

Fosse un film di oggi, questo Vangelo, lo avrebbero probabilmente condannnato, per insensibilità, indifferenza… E le barchette? Le persone che ci stavano sopra? I malati? Se la tempesta si abbatteva in modo così forte sulla barca più grandi, figuriamoci su quei gusci di noce…

Ma questo non è un film o uno scritto di oggi, è un Vangelo che ha valore per l’eternità; e l’Autore di questo Vangelo sa che molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti. Ed è della storia di questi eletti, e della fedeltà degli eletti alla Parola di Dio che Egli ha cura.

L’Eterno non è politicamente corretto. Egli è il Giusto. Tutta altra cosa.

Torniamo alla scena principale. La tempesta si scatena, e si scatena anche sui discepoli, si scatena anche con quelli che hanno aderito alla Parola, prendendo con loro, così com’era, la persona del Cristo. Ed anche loro entrano in crisi, si fanno strada i dubbi, le incertezze.

Il Cristo non era andato via dalla barca!, era lì, era con loro, ma era a poppa, e dormiva.

Perchè Egli era a poppa? Perchè questa era la parte più protetta della nave. Egli era a poppa, così noi dobbiamo tenere Lui, tenere la Sua Parola a poppa, nel nostro cuore, nel più intimo del nostro essere, perchè Egli protegga e tranquillizzi la nostra vita e le scelte di questa.

Perchè Egli era a poppa? Perchè come dice un proverbio umano, avere il vento che soffia, che spinge da poppa, è garanzia di successo, è favore, è vantaggio per l’andamento della nostra vita.

Egli era poppa, era con loro, era in loro favore, era per loro, ma la loro fede viene comunque meno, le onde e le raffiche di vento del mondo intorno fanno crescere la paura dei discepoli, e questi si spaventano, e cercano di svegliarlo.

Essi lo destarono e gli dissero:
«Maestro, non t’importa che noi periamo?».
39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare:
«Taci e calmati!».
E il vento cessò e si fece gran bonaccia.

Essi lo avevano preso, sottolineava Marco, così come Egli era; avevano accettato il suo ministero e la Sua Parola. Fatta di guarigioni, di brillanti predicazioni nelle piazze e nelle sinagoghe, ma anche di ostilità, di rifiuto, di “croci” di ogni genere.

Essi lo avevano preso come Egli era, ma ora questo sembra non bastare più alla loro fede. Quindi lo svegliano, lo destano, gli chiedono di cambiare posizione, di alzarsi in piedi, di parlare alla tempesta affinchè questa si plachi.

Notate che non si limitano a destarlo ed a chiedere al Cristo di placare la tempesta; ma, poichè non lo accettano più come Egli era, lo accusano di esser venuto meno al suo patto con loro: «Maestro, non t’importa che noi periamo?».

Gesù al principio ignora la loro affermazione. Si limita a fare quanto intuiva nel cuore volevano che Egli facesse, parla alla tempesta e la placa.

La Parola di Dio ha il pieno controllo nella natura. Così, obbedire alla parola di Dio, compiere il Suo volere nella Creazione, è l’unica vera garanzia per la migliore sopravvivenza del nostro pianeta.

Al principio della Creazione, il Verbo Sapiente di Dio parlava e la natura era. Così ora Il Verbo di Dio parla e la natura reagisce di conseguenza.

Ristabilito, agli occhi degli uomini (nella realtà non era mai venuto meno), il controllo sulla creazione, ora Gesù si rivolta verso i discepoli e parla loro.

40 Poi disse loro:
«Perché siete voi così paurosi?
Come mai non avete fede?».

Sembrano due domande, ma in realtà è una sola. La seconda contiene in sè la risposta alla prima. La poca fede è la causa della paura. La paura nasce dalla lontananza che si instaura tra il cuore dell’uomo e la Parola di Dio.

Finchè questa riposa nel più profondo della poppa, finchè l’uomo è capace di abbandonarsi al suo lungo e profondo battito, la sua anima è tranquilla ed in pace. Nulla gli fa paura, nulla gli causa timore.  Ma se l’uomo lascia che i rumori, i movimenti, gli spasmi inconsulti del mondo lo mettano in questione, lo tirino fuori dal suo abbandonarsi in Dio allora la paura lo riempie, lo spinge a compiere atti contro la Parola stessa. Perchè ha perso il centro di sè stesso.

41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro:

«Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?».

Facciamoci la stessa domanda, quando la prossima tempesta sconvolgerà la nostra vita. Perchè non illudiamoci. La vita, la terra, la creazione, nascono da un susseguirsi di tempeste, di terremoti, di movimenti del cielo e della terra, che dall’eternità ci sono stati e ci saranno.

Ma dall’eternità c’è la possibilità di riposare il proprio cuore,a poppa, sul guanciale dell’Eterno. Riposare nella sua pace ogni nostra inquietudine ogni nostra sofferenza, ogni nostro dolore. Ma occorre essere fedeli, tenerlo con noi così, come Egli era.

O la paura ci farà alzare in piedi all’improvviso, ed incamminare per vie non buone, o affondare per sempre, su una delle tante barchette scalcagnate che ci offre questo mondo.