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Pasqua senza la Croce? Croce e senso della Pasqua

Pasqua senza la Croce?

Una riflessione sulla Pasqua.

Oggi è il Venerdì che molte chiese e molti cristiani definiscono Santo. Lo definiscono tale perchè in questo Venerdì si ricorda in modo particolare la Crocifissione e la morte di Croce di Gesù Cristo, Vero Dio e Vero Uomo, morto per la nostra salvezza.

Pasqua - Tutto è compiuto
Pasqua – Tutto è compiuto

Pasqua di mille colori

Oggi è il Venerdì della Via Crucis, della Via dolorosa, della sofferenza, della morte.

Ed allora mi chiedo: perchè mi arrivano (sui social, sul pc o sul telefono; ormai nessuno spedisce più nulla per posta) tanti auguri colorati, di uova colorate, di fiori colorati, di scritte e disegni arcobaleno… che in buona parte con le tematiche della Pasqua, non solo cristiana, ma neppure ebraica, c’entrano nulla?

E perchè oggi che è Venerdì di Passione?

Pasqua senza Pasqua

Non mi è difficile rispondermi.

Molti pensano che poi partono e non hanno tempo. Molti stanno organizzando le mangiate di domenica e lunedì. Molti pensano che la Croce non sia politicamente corretta! Moltissimi non la pensano proprio la Croce.

Nemmeno pensano che senza Cristo, senza la Sua Morte e Resurrezione, non avrebbero proprio nulla da festeggiare.

Cristiani che si dicono tali ma che fanno a meno di Cristo. Non della corallina, dell’agnello o delle uova, ma di Cristo e della Sua Croce si!

Pasqua senza Passaggio

Ed io mi inquieto, lo confesso!

Pasqua deriva dall’ebraico Pesach, che sta a significare Passaggio. Per i nostri fratelli Ebrei, il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà nella Terra promessa.

Per noi il passaggio dalla morte alla vita, dalla Morte alla Resurrezione, ma attraverso l’ineluttabile Croce di questo mondo. Non c’è, non esiste, nè mai esisterà un modo di evitare la Croce, le mille croci di questo mondo, piccole o grandi che ci vengono presentate nell’arco terreno della nostra esistenza.

Croce senza Cristo, due  o più sensi

La Croce nelle chiese che si rifanno alla Riforma spesso è vuota, ma perchè Cristo ci è stato inchiodato sopra!

E’ morto su quella Croce, poi è Risorto, è disceso agli inferi ha sconfitta la morte in tutte le sue dimensioni, ed ora attendiamo la Sua ultima e definitiva venuta!

Questo è il senso corretto della Croce senza Cristo.

Poi ci sono quelli sbagliati.

Quelli di chi predica una vita piena di sofferenze senza senso, perchè senza Cristo la sofferenza, la malattia, la morte, di senso non ne hanno alcuno.

E quello delle chiese che di predicare il Cristo indissolubile dalla Sua Croce se ne sono proprio dimenticato.

Che predicano un Cristo liberante e liberatore quasi fosse una specie di olistico coach. Quando nemmeno i coach “seri” si permetterebbero di dire che si possa liberarsi di alcunchè senza sforzi, difficoltà, croci e sofferenze…

Pasqua Arcobaleno e Pasqua di Luce

Il Cristo colorato delle chiese “arcobaleno” come le chiamo io, che si sono dimenticate, per comodità, o per compiacenza verso il mondo, che tutti quei colori sono rifrazioni di un unico fascio di luce, luminosa, accecante: la luce del Risorto!

La mia fede non ha bisogno della Sindone, del lenzuolo in cui secondo la tradizione cattolica sarebbe stato avvolto il corpo del Cristo deposto dalla Croce, per credere, ma mi ha sempre dato da riflettere quanto riconoscono valido tutti, ossia che per produrre una immagine come quella l’unico modo sarebbe stato una esplosione potentissima di luce, che tuttavia, dicono gli scienziati, non è nelle possibilità della nostra tecnologia più avanzata!

Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, recita una delle professioni di fede comune a tutti i cristiani.

Lux (Dio, la fonte dell’illuminazione) e Lumen (le sensazioni cromatiche), distingueva Aristotele. E Newton precisava molte centinaia d’anni più tardi che “…I raggi di luce non possono propriamente dirsi colorati; in essi non c’è altro che una certa disposizione a produrre una sensazione di questo o quel colore…“.

Non possiamo vedere la Luce “pura” perchè i nostri occhi non la reggerebbero, sarebbero bruciati, accecati, come quelli di chi si fissa a cercare di guardare la luce solare.

Non siamo puri, siamo peccatori! Nemmeno quelli che definiamo santi, sui calendari, sono puri! Tanto che la maggior parte di loro erano convinti di essere i peggiori di tutti!

Pasqua di Luce
Pasqua di Luce

Pasqua e le sue due braccia

Noi non siamo puri e noi non possiamo vedere Dio, farcene immagine alcuna, per lo stesso motivo.

Ma lo vediamo attraverso il Cristo, attraverso la Parola di Dio, attraverso il Verbo di Dio. Antica e Nuova Alleanza.

La Legge fatta di Giustizia e di Misericordia, le due braccia distese di Dio, che ci rendono possibile andare oltre la morte, andare verso il cielo, andare verso l’eternità.

Le due braccia distese di Dio.
Le braccia del Figlio disteso sulla Croce.

O quelle braccia ci sollevano, o da soli, ebbe a dire il Salvatore, non possiamo far nulla.

Le salvezze e i colori accesi del mondo non sono che illusioni… viviamo, abbiamo il coraggio di vivere l’oscurità della Croce.

E saremo illuminati dalla Luce del Risorto.

Una Croce con un braccio solo, pensateci, è più simile ad un fosco patibolo… Ce ne sono fin troppi su questo mondo…

 

#fedecristiana – Siamo risorti?

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 16,9-15.

Risuscitato al mattino nel primo giorno dopo il sabato, apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva cacciato sette demòni. 
Questa andò ad annunziarlo ai suoi seguaci che erano in lutto e in pianto. 
Ma essi, udito che era vivo ed era stato visto da lei, non vollero credere. 
Dopo ciò, apparve a due di loro sotto altro aspetto, mentre erano in cammino verso la campagna. 
Anch’essi ritornarono ad annunziarlo agli altri; ma neanche a loro vollero credere. 
Alla fine apparve agli undici, mentre stavano a mensa, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato. 
Gesù disse loro: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.» 

E’ questa la domanda che secondo me ci fa il Vangelo che si legge oggi nelle chiese cristiane. Siamo risorti? Se si la nostra risposta deve essere quella che suggerisce Gesù, che suggerisce il Risorto: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura.». Se lo facciamo, se predichiamo il Vangelo dell’amore assoluto per la vita, del perdono settanta volte sette (che non è far finta che nulla accada o sia accaduto!, più spesso il contrario), della vita che non finisce nei giorni della vita terrena, che conosciamo solo per i giorni in cui c’è dato modo di goderne, se facciamo tutto questo, allora viviamo da risorti, allora siamo veramente risorti con Cristo. Altrimenti forse saremo uomini buoni, forse saremo uomini originali, o crederemo di esserlo, ma alla fine non annunzieremo altro che noi stessi, la nostra fede su misura, la fede di gente incredula e dura di cuore, come quegli undici di cui parla il Vangelo… che pure il Cristo, Vivo, Risorto, ce lo avevano a fianco, che mangiava con loro…  Ma ugualmente non lo vedevano…

#fedecristiana Emmaus

La vita è un cammino, la vita del cristiano è un cammino di sequela. Seguire il Signore Gesù, con la fatica di ogni giorno, con la forza che viene dalla Sua Parola, dalla capacità di spezzarla, di condividerla. senza imporla ai propri ospiti, ma facendogliela percepire come l’unico Pane di vita, l’unica Parola di senso sulla propria vita. Finchè essi stessi, spezzandola, non vedano chiaro con gli occhi e con il cuore…

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 24,13-35.

In quello stesso giorno, il primo della settimana, due discepoli di Gesù erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, 
e conversavano di tutto quello che era accaduto. 
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. 
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo. 
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; 
uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». 
Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; 
come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. 
Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. 
Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro 
e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. 
Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto». 
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! 
Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». 
E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui. 
Quando furon vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. 
Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. 
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. 
Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. 
Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?». 
E partirono senz’indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, 
i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone». 
Essi poi riferirono ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane. 

emmaus


Sant’Agostino (354-430)
Discorso 235; PL 38, 1117(Nuova Biblioteca Agostiniana) 
“Resta con noi”

Orbene, fratelli, quand’è che il Signore volle essere riconosciuto? All’atto di spezzare il pane. È una certezza che abbiamo: quando spezziamo il pane riconosciamo il Signore. Non si fece riconoscere in altro gesto diverso da quello; e ciò per noi, che non lo avremmo visto in forma umana ma avremmo mangiato la sua carne. Sì, veramente, se tu – chiunque tu sia – sei nel novero dei fedeli, se non porti inutilmente il nome di cristiano, se non entri senza un perché nella chiesa, se hai appreso ad ascoltare la parola di Dio con timore e speranza, la frazione del pane sarà la tua consolazione. L’assenza del Signore non è assenza. Abbi fede, e colui che non vedi è con te.

Quanto invece a quei discepoli, quando il Signore parlava con loro, essi non avevano più la fede perché non lo credevano risorto e non speravano che potesse risorgere. Avevano perso la fede e la speranza: pur camminando con uno che viveva, loro erano morti. Camminavano morti in compagnia della stessa Vita! Con loro camminava la Vita, ma nei loro cuori la vita non si era ancora rinnovata.

E ora mi rivolgo a te. Se vuoi ottenere la vita fa’ quello che fecero quei discepoli, in modo che ti sia dato riconoscere il Signore. Essi lo invitarono a casa. Il Signore fece finta d’essere uno che doveva andare lontano, ma loro lo trattennero. … Accogli l’ospite, se desideri riconoscere il Salvatore. …Imparate dov’è da ricercarsi il Signore, dove lo si possiede, dove lo si riconosce: è quando lo mangiate.

#fedecristiana – Non mi trattenere

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 20,11-18.

In quel tempo, Maria stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro 
e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. 
Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». 
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. 
Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». 
Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! 
Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». 
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto. 

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Non mi trattenere… la tentazione di molti uomini, non tanti di uomini di fede, quanto di uomini religiosi. Qual’è la differenza secondo me? L’uomo religioso tende a trattenere il Cristo, vuole tenerlo soltanto per sè, oppure vuole trattenere il fratello, considera la religione come qualcosa che lo ingombra con mille lacci e laccioli.

Mentre l’uomo di fede è l’uomo che ti propone il Cristo, che ti presenta la sua persona, che ti propone di credere, che ti dice, questo è il dono che io ho ricevuto e che anche tu puoi ricevere. L’uomo di fede, la donna di fede (non è un caso che sia una donna, Maria di Magdala, a ricevere il primo annuncio della Resurrezione!) sa che la Parola vuole liberare l’uomo, vuole dirgli che i messaggio cristiano è un messaggio che dice all’uomo che deve e può tornare padrone della propria libertà persa con il peccato d’orgoglio dell’Eden.

Certo la libertà dell’Eden, la libertà del figlio di Dio, la libertà del cristiano, non è una libertà assoluta. Il credente sa che esiste una legge di Dio, una legge naturale sopra la propria. La libertà del figlio di Dio non è il libero arbitrio dell’uomo, quello ce lo dicono migliaia di anni di storia, finisce per condurre spesso all’arbitrio ed al sopruso, anche quando è condotto da uomini religiosi. La libertà dei figli di Dio è sapere condurre il libero arbitrio affinchè ogni uomo ed ogni donna siano liberi e padroni della propria vita e delle proprie scelte.

Non una cosa da nulla, perciò ci vuole fede, e perciò ci vuole fede in una Resurrezione, in una vita che va oltre la morte, in una libertà che sorpassa il libero arbitrio.

Non mi trattenere, và ed annuncia che mi hai visto nella tua vita, va ed annuncia quanto ti ho detto io, il Cristo. E così sia.

#fedecristiana Il Signore è Risorto e la Resurrezione è cosa certa ma non scontata

Il Signore è Risorto! E’ veramente Risorto. E’ il saluto, affermazione e risposta entrambe di fede, che si scambiano i cristiani in Oriente. Indica che una novità nel modo di sentire e vivere la vita è possibile. E’ possibile un riscatto. E’ possibile perdonare ed essere perdonati.

Via il vecchiume dalle nostre vite!

“Pasqua, festa che ci riscatta dal nostro passato! Allora, Coraggio! Non temete! Non c’è scetticismo che possa attenuare l’esplosione dell’annuncio: “le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate di nuove”. Cambiare è possibile. Per tutti. Non c’è tristezza antica che tenga. Non ci sono squame di vecchi fermenti che possano resistere all’urto della grazia…! “Vorrei dirti che l’amore vince la morte. Sia così per te, nella tua vita”. Buona Pasqua!” (Tonino Bello)

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Matteo 28,8-15.

In quel tempo, abbandonato in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annunzio ai suoi discepoli.   
Ed ecco Gesù venne loro incontro dicendo: «Salute a voi». Ed esse, avvicinatesi, gli presero i piedi e lo adorarono. 
Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e là mi vedranno». 
Mentre esse erano per via, alcuni della guardia giunsero in città e annunziarono ai sommi sacerdoti quanto era accaduto. 
Questi si riunirono allora con gli anziani e deliberarono di dare una buona somma di denaro ai soldati dicendo: 
«Dichiarate: i suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo. 
E se mai la cosa verrà all’orecchio del governatore noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni noia». 
Quelli, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questa diceria si è divulgata fra i Giudei fino ad oggi. 

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“La Risurrezione! Il tema più arduo, più bello e sorprendente di tutta la Bibbia. Senza la Risurrezione non esisterebbe la Chiesa. Il ricordo, per quanto vivo, non basta a rendere viva una persona. Il ricordo di Gesù sarebbe stato sufficiente al massimo per creare una Scuola dove coltivare l’insegnamento, il pensiero, l’esempio.

La Chiesa invece è nata da una presenza e da un in contro con il ‘Vivente’. Il cristianesimo è l’unica religione fondata sulla Risurrezione. Se Cristo non è risuscitato, l’annuncio cristiano è una scatola vuota, la fede è una cisterna senz’acqua, una conchiglia senza perla, un violino senza corde.

La Risurrezione non è un’invenzione dei discepoli. Sarebbe stato mille volte più facile, più convincente, fondare il cristianesimo sulla vita di Gesù, tutta dedita al prossimo, alla guarigione, all’incoraggiamento, al perdono dei peccati, a togliere barriere e pregiudizi. Una vita buona, bella e felice, da proporre. Sarebbe stato molto più facile fondare il cristianesimo sull’insegnamento di Gesù, sul discorso della Montagna, sui discorsi d’addio, vette del pensiero umano e religioso che bastano a nutrire una vita. E persino fondarlo sulla Passione, su quel suo modo di raccontare Dio, di porsi davanti al potere religioso di Caifa, al potere politico di Pilato, e di metterli a nudo. Sul suo modo di morire perdonando. La Risurrezione come fondamento della religione cristiana non è stata una invenzione e una scelta degli apostoli, è un evento che si è imposto di per se stesso. La sera di Pasqua un grido sale a Gerusalemme: «Il Signore è veramente risuscitato!» (Luca 24,34)… Cristo non è semplicemente il Risorto: egli è la Risurrezione stessa. L’ha detto a Marta: «Io sono la risurrezione e la vita» (Giovanni 11,25). In quest’ordine preciso: prima la risurrezione e poi la vita. Ci saremmo aspettati il contrario, invece prima viene la risurrezione, da tutte le nostre tombe, dal nostro respiro insufficiente, dalla vita chiusa e bloccata, dal cuore spento, dal gelo delle relazioni. Prima la risurrezione di noi, né caldi né freddi, né buoni né cattivi – «di noi, i morti vivi», scriveva Charles Peguy –, poi la vita piena nel sole, la vita che merita finalmente il nome di vita. La Risurrezione non riposerà finché non sia spezzata la tomba dell’ultima creatura umana, e le sue forze, come cantava Mario Luzi, non arrivino all’ultimo ramo della creazione: «Tu tutto in tutti,/ il mondo intero/ carne risorta/ per la Tua carne,/ crocefisso amore» ” (Ermes Ronchi)

Lettera di addio

La lettera d’addio di Gabriel Garcia Marquez

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Se Dio, per un istante, dimenticasse che sono un pupazzetto di stoffa e mi donasse un pezzo di vita, probabilmente non direi tutto quello che penso, ma in fin dei conti, penserei tutto quello che dico. Darei valore alle cose non per quanto valgono, ma per quello che esprimono. Dormirei poco, sognerei di più, capendo che per ogni minuto in cui chiudiamo gli occhi perdiamo sessanta secondi di luce. Andrei quando gli altri si fermano, mi risveglierei quando gli altri si coricano. Ascolterei quando gli altri parlano e… come saprei godermi un buon gelato al cioccolato!

Se Dio mi facesse dono di un ritaglio di vita vestirei senza fronzoli, mi butterei di pancia al sole, lasciando scoperto non solo il mio corpo, ma pure la mia anima. Dio mio, se io avessi un cuore, scriverei il mio odio sul ghiaccio e attenderei così l’arrivo del sole. Dipingerei con un sogno di Van Gogh, sulle stelle, una poesia di Benedetti; e una canzone di Serrat sarebbe la serenata che offrirei alla luna. Annaffierei con le mie lacrime le rose, per sentire il dolore delle loro spine, e l’incarnato bacio di quei petali…

Dio mio, se io avessi uno scampolo di vita… Non lascerei passare un solo giorno senza dire alla gente che la amo. Ad ogni donna e ad ogni uomo farei capire che sono loro i miei prescelti e vivrei innamorato dell’amore. Agli uomini dimostrerei che sbagliano quando pensano che uno smette di innamorarsi perché invecchia, ignorando che uno invecchia proprio perché ha smesso di innamorarsi! A un bambino darei le ali, ma lascerei che da solo imparasse a volare. Ai vecchi insegnerei che la morte non è fatta di vecchiaia, ma di oblio.

Tante cose ho imparato, da voi uomini… Ho imparato che tutti quanti vogliono vivere sulla cima della montagna, senza capire che la vera felicità sta nel modo di salire quel pendio. Ho imparato che quando un neonato afferra, per la prima volta, col suo piccolo pugno, il dito di suo padre, lo fa per sempre. Ho imparato che un uomo ha il diritto di guardare un altro uomo dall’alto in basso soltanto quando si appresta ad aiutarlo a rialzarsi. Sono tante le cose che ho potuto imparare da voi, ma in verità poco mi serviranno, perché quando mi metteranno dentro quella valigia starò, infelicemente, già morendo.

Di’ sempre quel che senti e fa quello che pensi. Se sapessi che oggi è l’ultima volta che ti vedrò dormire, ti abbraccerei forte e chiederei al Signore di poter essere il guardiano della tua anima. Se sapessi che è questa l’ultima volta che ti vedrò uscire da quella porta, ti darei un abbraccio, un bacio e ti chiamerei poi indietro per continuare a darteli. Se sapessi che questa è l’ultima volta che sentirò la tua voce, registrerei ognuna delle tue parole per poter ascoltarle una e un’altra volta, all’infinito. Se sapessi che sono questi gli ultimi minuti che mi restano per guardarti, ti direi “ti amo”, senza pensare, scioccamente, che tu lo sai da sempre.

C’è sempre un domani e la vita di solito ci offre la possibilità di rifare ogni cosa per bene, ma se mi sbagliassi e l’oggi fosse tutto ciò che ci rimane, mi piacerebbe dirti questo, che ti amo, e che non mi riuscirà di dimenticarti. Nessuno, vecchio o giovane, ha il domani assicurato. Oggi potrebbe essere l’ultima volta che vedi coloro che contano per te. Per questo non aspettare, fallo ora , perchè se quel domani infine non arriva, rimpiangerai il giorno in cui non trovasti il tempo di un sorriso, un abbraccio, un bacio; troppo occupato per concedere alla vita la sua ultima grazia.

Tieni coloro che ami vicino al cuore, sussurragli all’orecchio che hai bisogno di loro, amali, trattali bene, e trova del tempo per dire “mi dispiace”, “scusami”, “ per favore”, “grazie” , voglio dire, tutte quelle parole d’amore che hai in grembo. Nessuno ti ricorderà per i tuoi pensieri segreti. Chiedi la forza e la saggezza per esprimerli. Dimostra ai tuoi amici quanto tieni a loro. 


Gabriel García Márquez

#fedecristiana – Venerdì Santo

Oggi è venerdì della Settimana Santa, la settimana in cui i cristiani ricordano in modo speciale gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, così come è raccontata nel Vangelo. Il giorno di oggi è caratterizzato dalla celebrazione del mistero della Croce, che viene spesso affiancato dalla processione detta Via Crucis.

Molti cristiani oggi pensano sia loro dovere fare il muso lungo, o essere più seri del solito. Non che abbiano torto, la morte di Gesù è qualcosa di serio, il tradimento di Gesù da parte dei suoi è qualcosa di triste, così come lo sono la cattiveria della folla che gli preferisce Barabba ed urla di crocifiggerlo, o il lavarsi le mani di Pilato.

Però per me, lo confesso, questo è un giorno che trovo bello, in cui sono felice, in cui sorrido… Perchè io credo che questo è il giorno in cui Dio mostra di amarmi così tanto da lasciarsi morire per me. Per me e per ogni uomo e donna di questo mondo. Perchè io so che è nell’albero della Croce che viene re-innestato l’albero della vita, che è solo aggrappandosi all’albero della Croce che si riesce a navigare nel mare del proprio peccato e del peccato del mondo per approdare alla spiaggia della Resurrezione, della vita nuova, della vita che riconquista il suo significato.

L’albero della Croce è come l’inverno, che a tanti fa tristezza, ma a me fa pensare che c’è speranza, che sta per tornare la primavera, che stanno per tornare i fiori dai colori sgargianti e profumati.

Ti saluto o Croce santa…

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