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La passione, il diavolo, e lo spauracchio di quest’ultimo

La Parola

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo.

2 E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 Ora il tentatore, accostandosi, gli disse: «Se tu sei il Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4 Ma egli, rispondendo, disse: «Sta scritto: “L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”».

5 Allora il diavolo lo trasportò nella santa città, lo pose sull’orlo del tempio 6 e gli disse: «Se sei il Figlio di Dio, gettati giù, perché sta scritto: “Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te; ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché non urti col tuo piede in alcuna pietra”». 7 Gesù gli disse: «Sta anche scritto: “Non tentare il Signore Dio tuo”».

8 Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, 9 e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”».

11 Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli gli si accostarono e lo servivano.

(Matteo 4)

Matteo 4:11 la passione ed il suo diavolo

Le parole

Prima domenica del tempo di Passione, il nome per il tempo che precede la Pasqua di Resurrezione usato dai cristiani di tradizione riformata.

La passione in questa prima domenica vede due persone contrapporsi, due scelte dividersi, due vie divergere.

La via della persona del Cristo, del Figlio di Dio, e la via alternativa proposta dal tentatore, dal diavolo.
La via di chi vuole ricongiungere l’immagine dell’uomo all’immagine di Dio da cui deriva, persa per il peccato e la via di chi vuole dividere, disperdere, far smarrire del tutto l’uomo (diavolo, dal greco dià-ballo).

La stessa struttura del brano individua bene le due vie. Un versetto di introduzione dove entrano Gesù e il diavolo. Un versetto di uscita dove esce il diavolo, sconfitto, e rimane il Cristo, vincente e servito dal Padre attraverso i suoi angeli.

Poi tre blocchi di tre versetti ciascuno fatto allo stesso modo. Azione del demonio, tentativo dello stesso di leggere “a suo modo” la Parola del Signore, risposta di Gesù con la Parola del Signore enunciata correttamente secondo lo Spirito con cui è stata scritta.

Prima tentazione, la fame. La base, uno dei bisogni primari delle creature umane, assieme alla sete, alla sessualità. Tutti bisogni  primari, di base, perchè tutti finalizzati alla riprouduzione, mantenimento, al sostentamento della specie e della vita.

Il consiglio del tentatore, qui come dopo, è quello di ricorrere al miracolo, alla scorciatoia; può esser vista come tale anche la scienza, il progresso scientifico visto come un idolo. Pensiamo alla genetica riproduttiva, alla fecondità slegata dal rapporto tra uomo e donna. Gli esempi non mancano di sicuro.

La risposta di Gesù è chiarissima e limpida. I bisogni primari sono importanti ma vanno visti e vissuti secondo quanto afferma la Parola così come esce dalla bocca di Dio e non come viene pervertita dalla bocca dell’uomo.

Seconda tentazione, lo spiritualismo. L’attesa dell’opera angelica come di un deus ex machina, il farsi un Dio su misura, un Dio patchwork,  prendendo un po’ di qua e un po’ di là. Non tentare il Signore, dice Gesù, non “tastarlo”, non metterlo alla prova, non pensare che sia uno come te, che si lascia comandare o ti obbedisce secondo il tuo comodo.

Non è il tempio di pietra quello che conta, di quello, dirà più avanti Gesù, non rimarrà pietra su pietra. Non sono le tue costruzioni quelle da portare avanti, ma è l’opera di Dio, la Sua sola Gloria. E quella la porti avanti ricostruendo l’immagine di Lui che porti in te.

Non importa che urti nelle pietre lungo il tuo cammino. Perchè questa e non altra è la volontà di Dio. Non importa se incontri delle pietre, degli ostacoli, delle croci lungo il cammino. Le ha incontrate il Figlio, come potresti pretendere, tu, di esserne immune?

Non tentare allora il Signore Dio tuo. La Sua Passione sia la tua. La Sua Passione anche tu sei chiamato a viverla.

Terza tentazione, il potere. La più grande tentazione dell’uomo, anche di quello moderno. La passione per il potere divora da sempre gli uomini. Non solo il grande potere, quello dei re, degli imperatori, dei dittatori e dei principi di questo mondo.

Ma anche il potere “di piccolo cabotaggio”; quello sulla propria famiglia, sui propri figli, sulla propria moglie o sul proprio marito. Quello dei bulli nelle classi elementari, quello verso gli emarginati. Gli abusi del potere poliziesco, le violenze sessuali di ogni genere, la pedofilia.

Potere di diversa incidenza, ma dello stesso segno. L’arbitrio, la violenza, il credersi più grandi, più forti, più importanti. Una passione perversa, rivolta verso gli altri. Ed a volte anche verso se stessi. Chi si mutila, chi tenta di uccidersi senza mangiare o mangiando fino a scoppiare. Un potere ed una passione che si fanno autodistruttivi. Perchè il tentatore non si ferma di fronte a nulla.

Il tentatore sa che la passione, quella giusta, quella vera, è quella di chi vive ogni istante della propria vita, comunque essa sia, si manifesti, si svolga, secondo la Parola di Dio. E quindi cerca di pervertirne il senso o di convincere l’uomo che sia superflua, di allontanarlo da essa.

Non è perciò un caso, che mai come in questo tempo, ci sia un attacco da più parti verso la Parola di Dio. Messa in dubbio, spezzettata, incompresa. Si dice che non è possibile capire cosa volesse ‘veramente’ dire (e si interpreta il veramente nel senso della verità scientifica, invece che in quello corretto della verità della fede), si dice che bisogna ricostruirla (e lo si fa “ad capocchiam”, dieci lettori, dieci ipotesi), si dice che alcune cose sono ‘scadute’, altre sono motivate ‘dalle storie di quei tempi’, altre deriverebbero dai pregiudizi personali degli autori sacri.

Tutto perchè la Parola di Dio sia sempre meno “di Dio” e sempre più “a misura d’uomo”, ovvero secondo la convenienza del peccatore di questi tempi.

Le chiese non sono certo esenti da colpe.

Sia quelle che hanno moltiplicato le tradizioni ed i catechismi, gli usi, le credenze e le devozioni o ‘rivelazioni’ (?) particolari mettendo queste cose al posto di esse, sia quelle che si sono pian piano dimenticate di essere assemblee di credenti, convocate da Dio attorno alla Sua Parola e si sono trasformate in organismi sociali ed aggregativi di tipo squisitamente terreno.

Tanto tra i cattolici quanto tra i riformati si trovano entrambe le realtà.

Mentre in parti del mondo ortodosso, è prevalsa la tentazione di un Dio tutto spiritualismo e liturgia che alla fine, però, porta allo stesso rischio.
Far diventare il Dio Persona, le Tre Persone divine, solo delle icone, delle immagini da adorare senza che poi segua un reale cambiamento di vita, una reale conversione dell’uomo alla Parola.

Ed ora è un momento in cui tante di queste contraddizioni stanno ‘esplodendo’, da entrambe le parti.

Perchè la Parola è il tutto, e non ci sta ad essere messa ‘in minoranza’, ad essere ridotta ad una ‘cosa’ tra le tante che costituiscono l’armamentario di chi si dice uomo o donna ‘di fede cristiana’.

La Parola è il tutto, è lo spauracchio del diavolo perchè questo sa bene che la scelta è una sola. La stessa che viene mostrata  in questo episodio del Vangelo.

O la nostra passione è rivolta verso il Figlio, verso Gesù, e lo serviamo, e facendolo serviamo noi stessi. O la nostra pssione si perverte e ci spinge a seguire il diavolo. Dove non si sa. Il Vangelo non lo dice. Perchè quella è una strada senza ritorno. Una strada che si perde e ti fa perdere…