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Devotional – A quanto sei disposto a rinunciare?

Devotional:
A quanto sei disposto a rinunciare

Un tale si avvicinò a Gesù e gli disse: «Maestro, che devo fare di buono per avere la vita eterna?»
Matteo 19:16

La ricchezza nella Bibbia

Nella Bibbia la ricchezza è considerata una benedizione divina, mentre i beni materiali un frutto della generosità divina.

Il giovane “molto ricco” era reputato dai suoi concittadini una persona benedetta. Invece l’incontro con Gesù rivelerà tutt’altro.

La ricchezza appare un ostacolo all’azione divina e un elemento di rischio, in quanto nel tempo induce a non riconoscere Dio come la fonte di ogni grazia (Deuteronomio 8:17-18; Osea 2:8).

Di conseguenza la persona ricca fa affidamento su ciò che possiede, e un interesse limitato alle ricchezze è indice di stoltezza e miseria (Luca 12:21; Apocalisse 3:17).

La sfida di Gesù alle “ricchezze” umane

Secondo l’apostolo Paolo l’amore per il denaro è la radice di ogni specie di mali (1 Timoteo 6:9-10).

Il giovane ricco cercava la vita eterna nell’approvazione del Maestro, secondo le sue prospettive, ma l’incontro con Gesù diventa una sfida: “Va’, vendi ciò che hai e dà il ricavato ai poveri”.

Purtroppo il Vangelo narra che andò via rattristato, perché aveva molti beni. Non puoi proporti per il Regno se poi non sei pronto alle rinunce, e/o a dedicare agli altri quanto di buono la vita ti ha donato.

Sarà il caso di chiedersi: “Quanto sono disposto a rinunciare?”

I valori di Gesù

L’intento di Gesù era di volgere lo sguardo alle cose invisibili (2 Corinti 4:18).

Jonathan Lab scrive:

“Gesù… si era affacciato nella vetrina della vita e aveva scambiato i cartellini dei prezzi, in modo che quelle cose che erano di grande valore diventassero di poco valore, e le cose che erano di poco valore diventassero di grande valore”

(Integrità, essere guide sotto lo sguardo di Dio, Edizioni GBU)

L’interrogativo di Gesù: “Se vuoi essere perfetto” rimanda all’integrità di Abramo (Genesi 17:1-2), perché camminare alla presenza di Dio è un impegno per la vita, da mantenere con assoluta integrità, perché nulla si può nascondere alla Sua presenza.

Egli di continuo ci sfida ad andare oltre le apparenze.

Una croce dal sangue

L’8 maggio ricorre la Giornata Mondiale della Croce Rossa, oggi una istituzione planetaria nata dalla fede di un uomo. All’indomani della sanguinosa battaglia di Solferino, combattuta il 24 giugno 1859, Henry Dunant – umanista, imprenditore e filantropo svizzero di fede evangelica – allo sconvolgente spettacolo delle migliaia di uomini rimasti sul campo, la disorganizzazione nell’assistenza, gli affannosi soccorsi da lui prestati nei giorni seguenti lo indussero a impegnarsi per la creazione di un corpo permanente e neutrale di soccorso ai feriti di guerra. Sulla base della Convenzione di Ginevra del 1864, Dunant riuscì a dar vita al Comitato Internazionale della Croce Rossa, vincendo, poi, nel 1901, il primo premio Nobel per la pace.

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Lettura della Bibbia

08 maggio 2 Cronache 9-11; Marco 13-14
09 maggio 2 Cronache 12-14; Marco 15-16
10 maggio 2 Cronache 15-17; Luca 1-2
11 maggio 2 Cronache 18-20; Luca 3-4
12 maggio 2 Cronache 21-23; Luca 5-6
13 maggio 2 Cronache 24-26; Luca 7-8
14 maggio 2 Cronache 27-29; Luca 9-10

(ricevuto dal fratello Elpidio Pezzella che ringrazio)

Le ricchezze, lo sguardo, lo stupore

La Parola

17 Ora, mentre stava per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro; e inginocchiatosi davanti a lui, gli chiese: «Maestro buono, cosa devo fare per ereditare la vita eterna?».

18 E Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, tranne uno solo, cioè Dio. 19 Tu conosci i comandamenti: “Non commettere adulterio. Non uccidere. Non rubare. Non dire falsa testimonianza. Non frodare. Onora tuo padre e tua madre”».

20 Ed egli, rispondendo, gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia fanciullezza».

21 Allora Gesù, fissandolo nel volto, l’amò e gli disse: «Una cosa ti manca; va’, vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi».

22 Ma egli, rattristatosi per quella parola, se ne andò dolente, perché aveva molti beni.

23 Allora Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno delle ricchezze entreranno nel regno di Dio!».

24 E i discepoli sbigottirono alle sue parole. Ma Gesù, prendendo di nuovo la parola, disse loro: «Figli, quanto è difficile, per coloro che confidano nelle ricchezze entrare nel regno di Dio. 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio».

26 Ed essi, ancora più stupiti, dicevano fra di loro: «E chi dunque può essere salvato?». 27 Ma Gesù, fissando lo sguardo su di loro, disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma non a Dio, perché ogni cosa è possibile a Dio».

(Marco 10)

Marco 10:27 ricchezze stupore

Le parole

Ricchezze e stupore sono le parole protagoniste di questo brano del Vangelo di Marco proposto per l’ascolto, la lettura e la preghiera del lunedì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario.

Le ricchezze sono inizialmente quelle del personaggio del “giovane ricco” che Marco ci presenta mentre intreccia un dialogo con il Cristo.

Gesù ascolta la sua iniziale professione di fede, la apprezza finchè, scrive l’evangelista, lo fissa nel volto e lo ama e, poichè lo ama, gli rivolge la richiesta definitiva, lo chiama alla conversione. Gli dice di vendere, ossia dare via tutto quello che materialmente possiede; gli dice di darlo via non a chiunque ma ai poveri; non per “buonismo” come farebbero molti di noi, ma perchè i poveri sono coloro che non hanno nulla di che ricambiare. I poveri sono quelli che se gli cedi una ricchezza la mettono subito a frutto, cosicchè se tu cedi loro tutto quel che possiedi, non hai alcuna speranza di riaverlo indietro. Non quel tipo di ricchezza almeno.

Non deve cedere la ricchezza ai poveri per “guadagnare punti paradiso” ma per non avere la possibilità di ripensarci subito dopo.
Il giovane questo lo capisce, e se ne va triste.
Probabilmente pensava che la sequela di Gesù fosse un qualcosa di più facile. Che la Croce di cui parlava Gesù fosse un qualcosa di simbolico.

E invece no! Le ricchezze vanno abbandonate del tutto.
La sequela è la certezza di avere una Croce, reale, che da quel momento è tua compagna di cammino, è qualcosa che devi imparare a portare, giorno dopo giorno, attimo dopo attimo.

Egli se ne va, e i discepoli, a giudicare da quanto segue, sono tentati. Forse anche loro credevano così in cuor loro. Che alla fine il Maestro sarebbe stato riconosciuto, che quella sofferenza e quella passione di cui parlava loro era qualcosa, se non di simbolico, di temporaneo. Che  nulla poteva accadergli davvero di quegli scenari che evocava.

Ma Gesù ribadisce quanto ha appena detto al giovane ricco, ed i discepoli addirittura sbigottirono, furono ancora più stupiti fino al punto che misero in dubbio l’identità stessa di Gesù come Messia, come Salvatore.

E chi dunque può essere salvato?

E qui Marco di nuovo, come nel caso del giovane ricco poco prima, osserva un particolare, che Gesù fissò lo sguardo su di loro, e diede loro il messaggio di amore di Dio per loro.
Perchè è vero quanto dicono, gli uomini da soli non hanno alcuna speranza di salvezza. Ma Dio è con loro; anche se essi ancora non l’hanno capito, essi sono con il Dio con loro, essi sono con l’Emmanuele.

Perchè quello che è impossibile agli uomini da soli, senza Dio, è possibile a Dio, al Dio che è con loro, che li ama, che vuole che essi siano salvi.

Ogni cosa è possibile, se lasciamo che lo sguardo di Dio si posi su di noi; se siamo capaci di non distogliere il nostro sguardo per contemplare questa o quella ricchezza di questo mondo.

Amen, secondo la Tua volontà.