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Nello splendore della santità. Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Nello splendore della santità

Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata

Jon D. Payne

Si tratta dell’ultimo libro che ho letto. Preso dai fratelli della Libreria CLC di Roma e letteralmente divorato in due giorni di lettura appassionata. Sono d’accordo con la sua impostazione… che in realtà non è sua, è quella della tradizione cristiana riformata fedele alla Verità delle Scritture.

Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne
Nello splendore della santità Recuperare la semplicità e la bellezza della liturgia riformata Jon D. Payne

Un commento

L’adorazione non è forse la pratica più importante alla quale un cristiano possa partecipare? Il Catechismo Minore di Westminster lo afferma con forza; infatti, la risposta alla prima domanda è che “lo scopo primario dell’uomo è glorificare Dio e gioire in lui per sempre”. Nell’adorazione pubblica del giorno del Signore i cristiani glorificano Dio e gioiscono in lui in un modo paragonabile solo all’adorazione alla quale tutti i santi si dedicheranno alla fine dei tempi, nei nuovi cieli e nella nuova terra. Durante il giorno del Signore, quando i cristiani si radunano con il resto della congregazione alla presenza di Dio, si riuniscono anche con un numero invisibile di angeli e santi e in questo modo anticipano l’adorazione che caratterizzerà le loro vite nella Gerusalemme celeste (cfr. Apocalisse 4-5).
(Dall’introduzione, Darril G. Hart)

Il trono santo dell’Eterno

1 L’Eterno regna; egli si è rivestito di maestà;
l’Eterno si è ammantato, si è cinto di forza.
Sì, il mondo è stabile, non sarà mai smosso.

2 Il tuo trono è saldo da sempre; tu sei da sempre.

3 I fiumi hanno elevato, o Eterno, i fiumi hanno elevato la loro voce;
i fiumi hanno elevato le loro onde fragorose;
4 ma l’Eterno nei luoghi altissimi è più potente delle voci delle grandi acque, più potente dei flutti del mare.

5 I tuoi statuti sono oltremodo stabili.
La santità si addice alla tua casa, o Eterno, per sempre.

(Salmi 93)

Salmi 93:5b - santi santo santità

Inizia con questo lunedì la settima settimana del tempo ordinario.
Il mercoledì della settimana che verrà, 1 marzo, è il mercoledì delle Ceneri, che dà inizio al tempo di Quaresima o di Passione (i due modi con cui lo si denomina nelle chiese cristiane).
Un tempo che invita alla conversione, invita alla penitenza, invita al cambiamento completo della vita, attraverso anche la proposta di gesti concerti, tangibili: l’elemosina, la preghiera, il digiuno.

Iniziamo perciò questa settimana con la preghiera di un salmo, di un salmo che ci rimanda, come tutta la Sacra Scrittura di cui è parte, al modello unico del cristiano, al Santo, Benedetto Egll Sia.

Ieri la liturgia della Parola era chiarissima, e mostrava nel modo più chiaro ed evidente possibile la sua unità intrinseca, attraverso l’unità dei testamenti, antico e nuovo.

Antico Testamento, Levitico 19:2
Siate santi, perché io, l’Eterno, il vostro DIO, sono santo.

Nuovo Testamento, Vangelo secondo Matteo 5:48
Siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli.

Nuovo Testamento, 1 Corinti 3,17
Il tempio di Dio, che siete voi, è santo.

Nuovo Testamento, 1 Corinti 3,23
Voi siete di Cristo e Cristo è di Dio.

Siate santi, siate perfetti, siate di Cristo, siate Tempio di Dio.

È perciò il modo migliore di cominciare questa settima settimana la preghiera al Signore, con il salmo 93, per la nostra santificazione, riconoscendo la Sua Santità incomparabile, da riconoscere in ogni luogo ed avvenimento del mondo che ci circonda, dai monti che tremano al fondo del mare, dal rumore dei fiumi che ingrossano, al tumulto dei cieli.

Perchè il mondo degli uomini è così, tremebondo ed instabile, come le nostre anime. Ma i Suoi statuti sono saldi ed immutabili, e così possiamo essere noi se, davvero, ci convertiamo veramente ad essi, se riusciamo a passare, con la preghiera, il confronto quotidiano con la Parola di Dio, dalla settima settimana del tempo umano, all’ottavo giorno ineffabile di Dio, al giorno primo ed ultimo, giorno glorioso e splendido, del trionfo di Cristo, giorno della nostra Pasqua.

Ma occorre accettare la nostra Passione dietro alla Sua, occorre superare le nostre tentazioni, come Egli fece, occorre lasciarsi trasfigurare da Dio, per essere santi, come Egli è Santo.

22 “Se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci”.
23 “Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede”.
24 “Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità”.

(cfr. Marco 9)

“Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità”.

Amen.

Marco 9:24 credo Signore incredulità poca fede

#fedecristiana Servono i santi?

Santo, a partire dall’etimologia ebraica da cui i nostri termini derivano, significa “separato”, indicava  tutto ciò che erano messo a parte per uno scopo speciale. Per esempio i chicchi di grano che venivano riservati per la semina successiva, erano dichiarati “santi” perchè non li si doveva macinare.

I primi cristiani fra loro si chiamavano “Santi” perché si ritenevano “separati dal mondo” o meglio come sta scritto nella “Lettera a Diogneto” persone che erano nel mondo ma non del mondo (la lettera riecheggia le parole che il Vangelo attribuisce al Cristo”.
Con il passare del tempo si è affermata l’idea che il santo sia una persona particolarmente ‘buona’ o che abbia confermato con la sua vita delle connotazioni morali concordi con l’etica cristiana.

La situazione di oggi vede le chiese cristiane divise su questo punto. Le chiese cristiane cattolica ed ortodossa si sono rafforzate più nel secondo modo di intendere la santità ed hanno dei santi ‘canonizzati’, ovvero ritengono di avere l’autorità di poter proporre al popolo di Dio delle persone come modelli. Le chiese protestanti e della Riforma hanno proposto un ritorno alle radici evangeliche e protocristiane del termine e riaffermano con forza che il Cristo è l’unico modello possibile per un credente. Non esistono canoni particolari per la santità se non la fedeltà all’unico Vangelo del Cristo ed all’unico antico sentiero delle fedeltà ai comandamenti di Dio.

Viste le diverse persone che mi hanno chiesto come mai non ho scritto nulla della canonizzazione di oggi, pur avendo vissuto e lavorato a contatto, spesso diretto, con Giovanni Paolo II, questo post valga come risposta.

La mia concezione della santità, da sempre, non da ora, è assai più vicina a quella delle chiese riformate che non a quella della chiesa cattolica. Ho conosciuto direttamente Giovanni Paolo II, ne ho ammirato la fede, lo spirito di preghiera incessante che lo animava, e lo ritengo un santo nel primo modo, ovvero una persona che si è sforzata, con i suoi limiti e le sue pecche (giacchè ritengo che nessun uomo o donna possa essere assolutamente perfetto in questo mondo) di vivere il Vangelo del Cristo. Questo, oltre all’esperienza storica dei suoi gesti, vissuta per tutto il suo pontificato, mi basta per ricordarlo come una persona importante nel mio modo di essere cristiano.

Ma quando prego, prego Cristo, quando vivo, cerco di imitare Cristo, quando cerco un modello o un aiuto per vivere le situazioni in cui mi trovo, lo cerco nella Scrittura ed in particolare nel Vangelo. E, badate, così facevano loro! Francesco si riteneva una nullità, così Paolo di Tarso; Giovanni XXIII si considerava un parroco di campagna….

Servono i santi? Si, servono dei modelii di vita cristiana, a tutti, perchè nessuno di noi è perfetto e tutti, anche Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, come Francesco d’Assisi, o Agostino, o Ignazio possono aiutarci in questo. Ma essi stanno principalmente a ricordarci che dobbiamo guardare al Cristo, quando cerchiamo la luce per affrontare le tenebre che a volte sembrano avvolgere il mondo in cui viviamo.

Non brillano di luce propria, ma risplendono, come tanti santi che mai hanno visto o vedranno la gloria (effimera come tutte le glorie umane) degli altari, dell’unica luce dell’Eterno.