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La 'via stretta', ovvero il 'sentiero antico'

«Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!» (Mt 7,13-14). 

Parola dell'Eterno

Chiamatela come volete, ‘via stretta’, ‘sentiero antico’, ma la scelta del Cristo in tutti i momenti cruciali è sempre stata per la via stretta della fedeltà assoluta alla Parola del Padre. E così sempre dovrà essere per ogni comunità ecclesiale, di qualsiasi confessione sia, e per ogni credente. Pena l’infedeltà al mandato di trasformare il mondo e le nostre coscienze per risultare degni del nostro essere a sua immagine e somiglianza.

L’articolo linkato qui sotto (non concordo su tutto ma quasi) parla in particolare del Sinodo sulla famiglia in corso nella chiesa cattolica, ma il criterio lo trovo più che corretto in linea più generale. Occorre obbedire al Signore piuttosto che agli uomini…

Appunti per il Sinodo: il metodo della ‘via stretta’.

Cammina! Fino alla meta.

Dio fece fare al popolo un giro per la via del deserto, verso il mar Rosso (Esodo 13,18)

Cosi rimase nel deserto per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. In seguito Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio (Marco 1,13-14)

No, non restare fermo. È una grazia di Dio poter iniziare bene il cammino. È una grazia ancora più grande rimanere sulla buona strada e non perdere il ritmo. Ma la grazia delle grazie è di non piegarsi e, anche se spezzato e stremato , andare avanti fino alla meta. (Helder Camara)

Camminiamo. Non restiamo fermi. Prendiamo il giusto sentiero, l’antico sentiero che ci indica la Parola e camminiamo, muoviamoci, convertiamoci, ovvero cambiamo radicalmente la nostra strada. Teniamo alto lo sguardo verso l’Eterno, senza timore.

Ci potranno toccare dei tempi di deserto, saremo insidiati dalle bestie selvatiche, dalle mille parole ingannevoli della gente di questo mondo, devota al suo principe, al re dell’egoismo, dell’illusorio libero arbitrio, del denaro, del potere,  ma senza timore arriveremo nella Sua casa, la sola nostra meta. La sola meta che valga la pena di avere all’orizzonte.

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Il sentiero verso il lago…

Un bel filmato realizzato da Stefano De Francesco, da lui condiviso su Youtube.

Per chi è interessato, il 3 luglio c’è un’escursione guidata.

[youtube https://www.youtube.com/watch?v=ZWN5ZbUJB6c]

Splendido itinerario da Foce (945 metri s.l.m.) verso il Lago di Pilato situato sul monte Vettore, nel massiccio del Parco nazionale dei Monti Sibillini ad una quota di 1.941 m s.l.m.

È conosciuto e spesso definito “il lago con gli occhiali” per la forma dei suoi invasi complementari e comunicanti nei periodi di maggiore presenza di acqua. È l’unico lago naturale delle Marche e uno dei pochissimi laghi glaciali di tipo alpino presenti sull’Appennino. Si è formato a causa dello sbarramento creato dai resti di una morena creatasi in epoca glaciale. Particolare e suggestiva la sua ubicazione tra pareti impervie e verticali immediatamente sotto la cima del Monte Vettore.

Le dimensioni del lago e la portata d’acqua dipendono principalmente dalla distribuzione delle precipitazioni: il lago è infatti alimentato, oltre che dalle piogge, soprattutto dallo scioglimento delle nevi, che ricoprono per buona parte dell’anno la superficie dello specchio d’acqua fino all’inizio dell’estate. Il perimetro del lago è di circa 900 metri per una larghezza di 130 metri: la misurazione della profondità degli invasi, pari a circa 8-9 metri, fu rilevata nell’anno 1990, quando la zona restò completamente asciutta per una forte siccità. Il lago ospita un particolare endemismo, il Chirocefalo del Marchesoni, unica specie esistente al mondo: è un piccolo crostaceo di colore rosso che misura 9-12 millimetri e nuota col ventre rivolto verso l’alto. È severamente vietato bagnarsi nelle acque del lago. Bisogna mantenere una distanza di almeno 5 metri dal bordo per evitare di calpestare le uova del chirocefalo deposte a riva, tra le rocce in secca.

Nella tradizione popolare il lago è stato ed è considerato un luogo magico e misterioso. Prende infatti il suo nome da una leggenda secondo la quale nelle sue acque sarebbe finito il corpo di Ponzio Pilato condannato a morte da Tiberio. La pena non fu solo questa, ma anche la mancata sepoltura del suo cadavere. Il corpo, chiuso in un sacco, venne affidato ad un carro di bufali lasciati liberi di peregrinare senza meta e sarebbe precipitato nel lago dall’affilata cresta della Cima del Redentore. Anche per questo il lago, a partire dal XIII secolo è stato considerato luogo di streghe e negromanti, tanto da costringere le autorità religiose del tempo a proibirne l’accesso e a far porre una forca, all’inizio della valle, come monito. Intorno al suo bacino furono alzati muri a secco al fine di evitare il raggiungimento delle sue acque.

Sviati

Leggo ultimamente diverse riflessioni, quasi tutte dal tono pessimista, sui tempi difficili che si corrono in relazione al proprio essere credenti in Cristo. Secondo alcuni oggi in particolare si starebbe avverando quanto detto da Gesù nei primi tre versetti di questo capitolo 16 del Vangelo secondo Giovanni.

Ora, è indubbio che in questo periodo si assista ad una recrudescenza delle persecuzioni verso i cristiani (e verso gli ebrei aggiungerei), è indubbio che ci sia un fastidio verso tutti coloro che persistono nell’affidarsi più alla legge di Dio che a quella degli uomini, e che mettono sempre e comunque questa prima di quella (perchè “Bisogna ubbidire a Dio piuttosto che agli uomini“; Atti 5,29).

Però io credo che sia centrale il versetto finale, il numero 4 di questa piccolo brano, dove Gesù ci dice che queste cose ce le dice perchè ce le ricordiamo. E perchè ricordiamo che Egli è sempre con noi da quel momento, in virtù del dono di quello Spirito di cui parla subito dopo, dal versetto 5 in avanti.

Se la fede cristiana è professata con coerenza, le persecuzioni sono inevitabili, perchè la fede cristiana spinge a vivere nel mondo in un costante, continuo atteggiamento critico. I cristiani sono quelli che vivono nel mondo, ma ci vivono in modo da non esserne schiavi, come se non fossero completamente di questo mondo (vedi la magnifica Lettera a Diogneto).  I cristiani sono quelli che credono che la Croce del Figlio abbia un senso salvifico, e quindi di conseguenza le croci di ciascuno di noi vanno lette alla luce di quella. Sono quelli che credono che la Croce sia il ponte verso la Resurrezione.

Hanno perseguitato me, ci dice Gesù nel Vangelo, perseguiteranno anche voi. Non pone la domanda, afferma che sarà sicuramente così. Se qualcuno vuol salvarsi dietro di me, deve prendere la sua Croce, ogni giorno, e seguirmi. Altra affermazione apodittica. Che non ammette smentite.

Poco popolare questa visione? Sicuro, del resto a suo tempo le folle preferirono Barabba, perchè dovrebbero amare noi? Che oltretutto ci mostriamo spesso sviati, ovvero fuori dal sentiero antico e stretto del Vangelo?

Il Signore Gesù accresca la nostra fede. Amen.

Testo dalla Bibbia nuova Riveduta 2006
Testo dalla Bibbia nuova Riveduta 2006

Sui sentieri…

Gli osservatori più attenti di questo blog avranno notato che sono mutate un paio di cose… E’ mutata l’immagine che caratterizza lo sfondo, assieme a quella della testata, ed è mutata la breve riassuntiva ‘bio’ che si trova in alto a destra.

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Recita questa ora: “On the paths of #InformationTechnology and #Communication since 1984 – Project your #digitalstrategy.- #PlaySubbuteo since 1973, now with the @BlackRose98Roma”.

Forse la parola più importante è sentieri. Perchè penso che l’uomo sia da sempre quello che nella letteratura di definisce Homo Viator.

(Homo) viator è un termine tardo-antico e post-classico e si riferiva al messaggero o cursore pubblico incaricato di compiere un determinato percorso per portare ordini, corrispondenza, messaggi o per altri incarichi simili. Il “viator” percorreva la via, un cammino ben tracciato e individuabile nel territorio. Ma nella Patristica è Cristo la via, secondo la scultorea testimonianza giovannea; nell’imminenza della sua passione e morte, Gesù disse ai suoi: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore…” (Gv 14, 2-6).

L’homo viator è consapevole di compiere un cammino seguendo le tracce di Cristo, ma soprattutto che la sua via è Cristo e che solo in lui e con lui può procedere verso la sua ultima meta. La via è intesa come segmento percorribile fra due punti. Nel termine homo viator è dunque insito il doppio significato dell’umiltà della sequela di Cristo e della sicurezza della fede.

Nella definizione c’è un po’ tutto quello che penso dell’uomo. Chi mi conosce sa che sono profondamente credente. Credo che la verità ultima dell’uomo sia quella che gli viene rivelata nell’umanità e divinità del Cristo. Credo che ognuno di noi sia capace di percorrere la Sua Via, nella diversità della vie e delle vite su cui ciascuno si trova a camminare. Perchè poi ognuno percorre le sue di vie, ha differenti compagni di viaggio, sceglie differenti itinerari, non sempre i migliori. Ma tenendo bene fisso lo sguardo sul Cristo, via suprema, può riprendersi, raddrizzare la via.

Perciò l’immagine scelta è quella di un sentiero di montagna, del Prato alla Drava, in Val Pusteria, assieme ai Monti Sibillini (cui rimandavano le immagini precedenti), la mia montagna preferita. Chi sale in montagna sa che deve sempre avere un punto di riferimento, una bussola che lo aiuta ad orientarsi nel cammino. Ma sa anche che deve essere pronto all’imprevisto, perchè non è detto che quel sentiero fatto mille volte riesca a portarti dove credi, dove sempre ti ha portato. Basta poco… Un banco di nebbia, una piccola frana, un compagno inaspettato, un ammasso di neve, per costringerti ad una deviazione, per farti fare la fatica di ritrovarti, e di ritrovare la via.

Così è la vita. Si sta per tanti anni con le stesse persone, a fare lo stesso lavoro e poi, anche lì, basta poco, un imprevisto, un momento di crisi, una malattia, e questo qualcosa ti dice che ti devi reinventare, devi prendere una strada nuova, pur nella continuità del tuo percorso di vita complessivo.

Ma lo si fa, si riprende, si sale e si scende, ed alla fine ti ritrovi su quel crinale, tra un versante e l’altro della montagna e scopri delle bellezze che non credevi ci fossero, che non avevi mai visto.

Succede nel lavoro, è quello che mi sta succedendo ora che affronto sfide nuove, proprio come succede anche nella fede. Perchè succede nella vita.

Anche nella vita ci sono momenti di crisi, e sono tanti, e sono necessari. Diffido, da sempre, di chi ha solo certezze. Erano spesso in crisi Pietro, Francesco di Assisi, Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, lo stesso generale Ignazio, Teresa di Calcutta, possiamo non esserlo mai noi?

Diffido, perchè so che la realtà dell’uomo rivelata nel Cristo è irriducibile ai nostri schemi umani, è un po’ come andare in montagna con la carta dei sentieri dell’anno prima e pretendere che tutto sia uguale a come lì descritto. Significa non conoscere, davvero, la montagna, la natura, la sua mutevolezza. Significa presumere troppo di se stessi.

Questo dice la mia Bio, che sono un uomo, ed un lavoratore, in cammino, che non si stanca mai di camminare, che cerca e si sforza di trovare le migliori strategie per farlo, che credo che occorre conoscere gli altri per conoscere fino in fondo sè stessi, perchè gli altri non si conoscono mai abbastanza. Che sono felice di farlo, perchè ho un punto di riferimento forte, uno solo, uno vero, perchè alla fine credo ci sia una sola Via, una sola Verità, una sola Vita.

E che questo mi dà alla fine una serenità di fondo che è la mia vera forza, per cui sono fiducioso di poter accompagnare su quei sentieri prima di tutto la mia Sara, la mia meravigliosa bimba, che ora cresce ed è sempre meno ‘mia’, perchè ora ogni tanto, come deve essere, lascia la mia mano ed inizia a muovere i suoi passi da sola; sono fiducioso di poter camminare su quella strada con Antonella e con tutte le persone che amo.

La serenità è quella di chi alla fine è come un bimbo che si fida del padre, che si affida alle braccia amorevoli della madre, che reclina il capo sul suo seno, capace di abbandonarsi e di giocare, inventandosi partite di calcio in miniatura, a Subbuteo, o realizzando inenarrabili strutture con i Kapla, le costruzioni di legno della figlia. Perchè come disse credo George Bernard Shaw,  l’uomo non smette di giocare perché invecchia, ma invecchia perché smette di giocare.

Ed io, in questo senso, vecchio spero di non diventarci mai. Perchè «se uno è in Cristo, è una creatura nuova» e lo è per tutti i giorni che gli è consentito di vivere su questa terra ed oltre. Perchè la vita non finisce qui. E di questo ringrazio ogni volta che apro gli occhi, e vedo la luce del giorno nuovo.