Archivi tag: social

Un blog. Due conti. La vita come i social.

Un blog di servizio

Questo che mi sforzo di scrivere ogni giorno è un blog di servizio.

Il mio servizio anzitutto.

Il servizio alla Parola di Dio, prima di tutto, che in questo blog propongo a chi mi legge per la lettura, l’ascolto, la preghiera.
Tre dimensioni che devono andare insieme.

Perchè si può leggere senza ascoltare, acculturarsi, ma rimanere degli sventurati in preda al proprio orgoglio.

Perchè si può leggere ed ascoltare ma senza pregare, ma rifiutarsi di sottomettersi a Dio ed alla Sua Parola. Ed io non vorrei mai essere parte di costoro, perchè la loro rovina sarà grande.

Il servizio a chi? Ai miei fratelli ed alle mie sorelle che leggono questo blog. E che sono tanti. Era tanto tempo che non leggevo le statistiche e, confesso, mi hanno un po’ turbato.

Una media di quasi duecento visitatori unici e tremilacinquecento pagine viste ogni giorno.

Le conversioni

Da tecnico del web e del marketing mi chiedo, e mi viene da sorridere: “ma quante conversioni saranno?“.

In gergo tecnico la conversione è quando un utente del tuo sito, costruito solitamente con finalità commerciali, compie l’azione che gli hai proposto nella chiamata all’azione (in inglese call to action CTA). Per esempio fa un acquisto, o ti invia una e-mail.

Ma le motivazioni di questo blog sono altre, qui non si “vende” nulla; e qui, per fortuna, le conversioni eventualmente non le misuro io!!! Posso solo sperare che ci siano, e che siano conversioni non a quello che scrivo io, ma a quello che dice la Parola di Dio e quello che questa propone.

Le liste

Sempre rimanendo con la terminologia in ambito di social e di marketing vanno molto di moda le liste. Quelle tipo “10 modi per fare questo” o “7 modi per farlo meglio“, o anche, perchè no, “5 motivi per farlo più spesso” (non i panini col formaggio!).

Oggi notavo che ora ci sono proposte di liste anche in ambito “di fede”: “7 modi di riformare la chiesa“, ho letto oggi, in inglese; “10 parole da non usare in un sermone” ho visto pure da qualche parte.

Lapsus freudiano, mi sono chiesto, quello di chi ha scritto questa ultima? Perchè non ho potuto fare a meno di pensare alle Dieci Parole, ai Dieci comandamenti di Dio.

In effetti, per chi pensa che la chiesa sia una specie di organizzazione sociale chiamata ad avere successo di pubblico e nel mondo, la cosa sta in piedi.

Non commettere adulterio” non è mai stato così impopolare?
Che problema c’è!

Annacqualo, spezzettalo, frantumalo in mille pezzi, chiama bianco il nero e nero il bianco, travesti (per venire all’attualità) le dark room, le stanze nere, in posti al sole, pure coi finanziamenti e i benefici fiscali, trasforma i demoni del peccato in angeli di luce, chiama chi si prostituisce terapista sessuale, fai pagare le tasse ai ed alle professionist* del settore (scusate ma qui si che l’asterisco ci sta bene!).
Anche se io farei pagare piuttosto il 33% di IVA ai ed alle clienti…

Trasforma l’educazione sessuale dei bambini in addestramento al piacere solitario; perchè così ci vogliono i potenti di questo mondo; soli, solipsisti, chiusi nel consumo di se stessi e delle cose, dei propri corpi, delle proprie menti e delle proprie immagini; sempre a pensare di compare questo o quello, qualcuno o qualcuna, un vibratore, un figlio, una pillola anticoncezionale, un utero… Facendo infiniti selfie di sè stessi, volti ritratti come genitali che non sanno più chi li ha generati alla vita e che sono chiamati essi stessi a generare vita, che quella è la loro vera grandezza, non la lunghezza del loro  pene o il numero dei loro orgasmi!

La non rivoluzione

Rivoluzione sessuale, la chiamavano e la chiamano questa, la rivoluzione del “’68”, quella di quei venduti (al mercato ed alle sue logiche) che sono oggi al potere nella maggioranza dei governi occidentali.

Ma quale rivoluzione sessuale! Siamo sempre alle solite; perchè nulla cambi nella gestione dei poteri che veramente contano, si spinge la gente a cambiare nel suo privato e a credere che quella sia la vera rivoluzione.
Perchè scenda in piazza con le piume ed i lustrini del “pride” e non per il pane o la giustizia fiscale e tributaria.
In Italia la cosa riesce particolarmente bene direi.

Non esiste una rivoluzione sessuale.
Siamo sempre alla disobbedienza di Adamo ed Eva, al pensare di poter operare ed agire come se Dio non esistesse.
Ma Dio non solo c’è, ma è colui che ti ha chiamato all’esistenza, e prima o poi ti presenta il conto.

Ti presenta.
A te.
Non a questa o a quella categoria, consorteria, gruppo, famiglia.
A te, personalmente.
Fatti due conti.

Strategy, Monitoring, Content

Quale strategia segui per la tua vita? Qual’è la tua Digital Strategy? Cosa fai fare o non fare alla tua vita? Cosa c’è dietro alle tue scelte?
Quali sono le parole che ascolti?

Fai attenzione alle conseguenze? Monitori quello che ti accade intorno? Le conseguenze delle azioni delle tue strategie di vita sul tuo coniuge, sui tuoi figli, sui colleghi di lavoro, sugli amici, su coloro che professano la loro fede assieme a te?

Quando ti capita un epic fail, un fallimento, come reagisci? Sai chiedere perdono? Sei capace di riconciliarti? Ti sai perdonare? Perchè a volte sapersi perdonare, in una società come questa che fa del “successo” il principale metro di paragone, è assai più difficile sapersi perdonare che accettare il perdono altrui.

Quali media, quali strumenti adoperi per il tuo social monitoring? Qual’è la tua metrica, la tua scala di riferimento?
La scala di Giacobbe, la scala infallibile che è la Croce, il tuo sforzo di salire verso Dio, o le scale infinite ed impossibili di Escher,  che ti portano su è giù senza in realtà portarti da nessuna parte, che ti costringono alle stesse fatiche di Sisifo?
O, se Sisifo è un nome antico che non ti dice nulla, il salire e scendere a portare pietre e scavare buche che tanto di moda andava nei campi di sterminio o nei gulag, dove in modi più cruenti si perseguiva lo stesso scopo di Zeus, dell’idolo umano del potere, che è quello di annullare l’uomo, annullare il lavoro con cui dovrebbe trasformare il mondo, annullare il suo essere una unica ed irripetibile immagine di Dio, ridurlo a numero tatuato sul braccio, farlo scomparire dalla carta geografica dell’esistenza.

Quali contenuti metti nella tua vita? Cosa costruisci? Come ti proponi agli altri e cosa gli proponi? Contenuti unici, di valore, tuoi? O piuttosto rivendi l’altrui mercanzia, fai copia e incolla di vite di altri che ti sembrano invidiabili, cloni immagini e modelli di ogni tipo tra quelli che trovi sul mercato? E speri che ti dica bene?

Un modello unico

Mi ha scritto qualcuno in un commento che voleva essere non dico malevolo, ma sicuramente una critica, che io propongo un modello unico.

È vero! Lo ammetto.

Anzi, è Vero.

È l’unico Vero.
Perchè non esiste un’altra Verità sull’uomo.
Non esiste una Vita che abbia senso all’infuori di Lui.
Non esiste un’altra Via da percorrere.

Giovanni 14:6 Via Verità Vita modello unico social

 

Cammina! Fino alla meta.

Dio fece fare al popolo un giro per la via del deserto, verso il mar Rosso (Esodo 13,18)

Cosi rimase nel deserto per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. In seguito Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio (Marco 1,13-14)

No, non restare fermo. È una grazia di Dio poter iniziare bene il cammino. È una grazia ancora più grande rimanere sulla buona strada e non perdere il ritmo. Ma la grazia delle grazie è di non piegarsi e, anche se spezzato e stremato , andare avanti fino alla meta. (Helder Camara)

Camminiamo. Non restiamo fermi. Prendiamo il giusto sentiero, l’antico sentiero che ci indica la Parola e camminiamo, muoviamoci, convertiamoci, ovvero cambiamo radicalmente la nostra strada. Teniamo alto lo sguardo verso l’Eterno, senza timore.

Ci potranno toccare dei tempi di deserto, saremo insidiati dalle bestie selvatiche, dalle mille parole ingannevoli della gente di questo mondo, devota al suo principe, al re dell’egoismo, dell’illusorio libero arbitrio, del denaro, del potere,  ma senza timore arriveremo nella Sua casa, la sola nostra meta. La sola meta che valga la pena di avere all’orizzonte.

sibilla.jpg

Marketing 0.0

No, non mi sono sbagliato, volevo scrivere proprio 0.0.

Ad indicare il mio sgomento di fronte ad un sistema economico dove, ormai è stabilito, chi ha i soldi e le possibilità può comprarsi di tutto. Dove, in nome del dio denaro, di Mammona, è lecito anche comprarsi una persona.

Vuoi un figlio? Non puoi averlo? Per svariati motivi… Perchè hai malattie che te lo impediscono, perchè il tuo compagno o la tua compagna sono del tuo stesso sesso, perchè non vuoi smagliature sul tuo bel pancino?

Che problema c’è? Ti compri del seme, o un ovulo, o meglio ancora un utero. Una donna ancora non si può comprare, almeno in via ufficiale un limite minimo c’è. In via ufficiale, perchè se l’utero te lo vai a comprare, ad affittare nel terzo mondo, da donne che sono costrette di professione a fare le fattrici, non è che ci sia moralmente tutta questa differenza.

Ma già, la morale, l’etica, cose antiche… Hai pagato? Il figlio è tuo, te lo prendi e magari ti fai scattare tante belle foto commoventi, che fanno ‘engagement’, con il bambino appena nato che ti guarda con gli occhi sbarrati e che, nel caso di due compratori di sesso maschile, si chiederà invano a quale mammella attaccarsi per essere nutrito… Il suo primo istinto.

Ma già, anche l’istinto è roba vecchia, la natura, figuriamoci… L’abbiamo violentata in tutti i modi la natura, con l’inquinamento, con lo sfruttamento assoluto, ormai non c’è rimasto che violentare la nostra umanità, il nostro stesso essere.

Marketing 0.0, da primo mondo, primo dopo l’ultimo dal punto di vista etico. Ma tanto ormai si è capito. Che al Nord del mondo, belle parole a parte, del Sud del mondo non importa proprio nulla. Che ogni riforma economica si guarda bene dal redistribuire ricchezza, dal favorire lo sviluppo. Ogni riforma economica del cosiddetto primo mondo è fatta in modo da mantenere comunque lo stato delle cose. Le materie prime le hanno loro, ma le sfruttiamo noi.

Crepassero loro con le loro guerre tribali, le loro religioni, le loro credenze, le loro favelas: ci prendiamo da loro quello che ci serve. Il coltan per i nostri computer, i nostri chip… il rame, l’oro, il gas, il petrolio…. Ora anche gli uteri delle loro donne. Ah, però le paghiamo! Le aiutiamo! Così come tanti occidentali scrupolosi aiutano da anni i bambini, le bambine e le ragazze di quelle parti pagandoli e pagandole per essere i loro giocattoli sessuali.

Tanto tra poco, marketing 0.0, finirà per esser lecito anche quello.

Certo, per tanti resta il problema dei sensi di colpa. Ma pagando si risolve anche quello. Si affitta l’utero di una donna di queste parti, del cosiddetto primo mondo (tanto ormai la povertà si va diffondendo anche qui, e si trova più facilmente), la si fa assistere per tutta la gravidanza, nella clinica migliore che c’è. Le si fanno fare tutti i controlli e ci si lava la coscienza, col denaro (altra antica abitudine…). Sempre ammesso che la si abbia ancora la coscienza, o che si abbia una regola con cui normarla…

Chissà, mi chiedo, magari in questo caso è anche compreso il diritto all’aborto (della donna terza, certo, non il tuo!) se il bimbo ti viene imperfetto o del sesso non desiderato… Meglio non saperlo.

Non ho più parole.

Sono da sempre stato favorevole a che il diritto regoli le convivenze anche di due uomini o due donne, o di un uomo ed una donna che per qualche motivo preferiscono non sposarsi. Il diritto civile ha tutte le possibilità per farlo, in termini di eredità, possibilità di assistere l’altro in caso di malattia, avere permessi dal lavoro…. Mi sono anche impegnato per questa causa, per la non discriminazione sui luoghi di lavoro e nelle pratiche religiose (lì poi i conti, tutti, li faremo solo con l’Eterno!), contro la violenza ed il bullismo (contro chiunque, indipendentemente da razza, fede, orientamento sessuale).

Ma qui ci si deve fermare. Perchè violentare la natura, corrompere la natura ed i costumi, è violentare e corrompere sè stessi, la Creazione, che siamo chiamati ad amministrare, di cui non siamo padroni! E’ dare scandalo ai piccoli…

Dal Vangelo di Luca, capitolo 17

1 Disse ancora ai suoi discepoli: «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. 2 È meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e venga gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. 3 State attenti a voi stessi!

Parole chiarissime, come chiarissimo è il dovere di rimproverare il fratello che sbaglia, chiarissimo il dovere di dargli una possibilità di redimersi (ripeto, i conti finali li farà l’Eterno!), chiarissima la necessità di pregare perchè il Signore aumenti la nostra fede. Perchè nulla è perduto, neppure questo sciagurato mondo in cui viviamo, se si ottiene il dono della fede…

Se un tuo fratello pecca, rimproveralo; ma se si pente, perdonagli. 4 E se pecca sette volte al giorno contro di te e sette volte ti dice: Mi pento, tu gli perdonerai».
5 Gli apostoli dissero al Signore: 6 «Aumenta la nostra fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe.

Accresci la nostra fede, Signore Gesù. Amen.

 

Dalla Salama alla (s)Marmellata

Come ieri annunciato ai Media, Social e non, finita l’opera omnia di Rudy Bandiera sono passato a quella di Salvatore Russo, freschissima di stampa. E lo devo ammettere, Russo acchiappa!

RussoGooglePlus_01

Sarà che in effetti anche per il sottoscritto Google+ è piuttosto Google? e sentivo il bisogno di capirci di più, ma tra ieri sera tardi e stamattina presto (in metro! a Roma le distanze sono lunghe, oggi dal Tufello a Eur Laurentina) mi sono gustato le prime 45 pagine del libro e non vedo l’ora di riprenderlo.

RussuGooglePlus02

E, per non perder tempo, la prima cosa fatta in ufficio stamani è stata quella di iniziare a pianificare un completo restyling, una revisione da cima a fondo della pagina personale e di quella aziendale sul non-solo-social di Mountain View.

Ho già cominciato riorganizzando le mie cerchie… Presto smarmellerò* alla grande anche qua!

*smarmellare = Distribuire il proprio contenuto nel minor tempo e su più piattaforme possibili, con l’intento di raggiungere l’intera popolazione dell’Internet. Una delle attività più antiche del WEB, da non confondere con SPAMMARE.

GnamGnamStyle! – #GGS

Premessa social-logica: se siete così sfaccendate da voler discutere in rete di quanto scriverò usate l’hashtag #GGS.

Premessa letteraria ad uso e consumo dei miei amici reduci degli anni Settanta (ebbene si, io ne ho!): #hashtag non è #hashish. Quello è buono ma fa male, questo al massima scassa i cabasisi, se lo usate troppo.

Lo GnamGnamStyle o #GGS è quello a cui la nuova Prof., Valentina Falcinelli, brillante copywriter di nuovissima (beata lei!!) generazione ci ha introdotto martedì nella prima lezione del laboratorio #DoLabWebContent (per le persone normali, un laboratorio su come si fa un buon contenuto per il Web) rifilando a ciascuno delle partecipanti (parlo al femminile perchè sono l’unico di sesso maschile in un gineceo di stud-ent-professe!) un cucchiaino di salsa Marmite spalmabile.

marmite

Lo scopo: mostrarci come certi testi abbiano un sapore disgustoso. Solo che a tre di noi, forse perchè assuefatti alle amarezze della vita, o meglio alle stranezze ormai abitudinarie dei ristoranti cinesi, è persino piaciuto! Figuratevi a me, abituato dalla mia precedente compagna che la salsa di soia mancava poco la mettesse pure sul gelato di fragola, la cui figlia è cresciuta a forza anche di Tamari e Shoyu

teti

Quando Teti (giuro, non è la vecchia società concessionaria di telefonia, si chiama proprio così, con il nome di una ninfa del mare famosa per le sue metamorfosi e per essere stata la madre di Achille) le ha chiesto ancora Marmite la Prof. ha fatto la faccia di quella appena scesa dall’astronave di Star Trek ed atterrata sul pianeta Mongo, quello di Flash Gordon.

mongo

Scherzi a parte comunque, ottima prima lezione, ricca di slides e di esempi su come costruire un contenuto di qualità, conclusa, in perfetto stile DoLab, con un laboratorio sulla realizzazione di una scheda prodotto per un vino di qualità.

E lì, come si dice, è cascato l’asino, perchè al sekkione stavolta è toccato rifare il compito! Scheda troppo poetica e non ironica come aveva chiesto la Prof. Ma era inevitabile, io credo. Per uno attempato come me, il vino, in particolare il Chianti che dovevo recensire, è poesia, sentimento, atmosfera. Se ci aggiungete che le verdi e dolce colline toscane, del Chianti e del Casentino, fanno parte della mia infanzia, mi evocano profumi e primi amori, capirete come per me l’impresa fosse da considerarsi disperata.

In tutta sincerità, mi sono divertito a leggere delle schede ironiche, per certi versi anche geniali, ma con la stessa sincerità credo che difficilmente comprerei un vino presentato pungendomi l’animo con l’ironia… sarà l’età!

A stasera #dolabbers! Per la seconda puntata di “Beato tra le donne”.

@dolabschool #dolabwebcontent e i deliri mattutini

#dolabwebcontent è il nuovo hashtag con cui, non ve ne abbiate a male!, spero di non tediarvi a partire da stasera in cui comincio il terzo modulo del percorso DoLab Social presso Luiss Enlabs, che ha come titolo completo “Web Content & SEO Strategy” ed avrà come docente Valentina Falcinelli (@valefalci su Twitter), del blog Pennamontata (visitatevi il sito, già solo la pagina Chi Siamo vale la visita!) e dello #yummywriting, l’hastag dei copywriter felici!

Immagine

Valentina Falcinelli è la terza da destra, guardando l’homepage di Pennamontata; ha una faccia che sembra quella di mia figlia Sara quando ha combinato qualcosa che non sa se vorrebbe o meno che fosse  scoperto… Staremo a vedere. Conosciuta la mia fama di secchione mi ha già assegnato un compito via tweet! Ah, le nuove tecnologie, manco serve più la fatica di alzare il telefono per chiederti di fare qualcosa!

Alzare da dove poi, il telefono dico, che ce l’abbiamo sempre in mano! Anzi, tra un po’ sarà peggio dei Google Glass, appena nati ci faranno uno slot per la SIM subito sotto l’orecchio destro. Altro che Grande Fratello, si saprà sempre dove siamo grazie al GPS, si saprà con chi siamo se lasceremo il vivavoce inserito (pensate che situazioni imbarazzanti, i rumori di Harry ti presento Sally mentre parlate con vostra madre!…).

Si potrà disattivare piegando il lobo dell’orecchio verso l’interno, saranno favoriti i dotati di orecchie a sventola come il sottoscritto.

Vabbè, prendiamoci il caffè che è meglio. Mi sono svegliato sognando di fare Live Twetting, pensate come sto messo… Ho pure un raffreddore da paura… Ed ho un incontro di lavoro subito dopo pranzo.

A stasera, se ci arrivo!

p.s. il programma del corso è qui! 

p.p.s. Prof. non temere, mi ricorderò!

#gamepix #endlessgame

La sintesi dell’incontro di ieri di DoLab Monitoring, ultimo dei sei previsti dal corso, lasciatemela dedicare alla Proff con due effe, Emanuela Zaccone, in arte e su Twitter @Zatomas, che con attenzione e passione (c’è mancato poco che ci venissero i lucciconi ieri sera!) ci ha guidato in un laboratorio che, lo scrivevo ieri, è un #endlesslab, un laboratorio che continuerà per tutta  la nostra attività professionale riguardante i Social Media.

Ed è poi un #endlessgame, vista la Startup protagonista del laboratorio, @Gamepix, quella a cui è toccato ‘farsi fare le pulci’ da quindici scatenati studenti (ma come le scelgono le Startup da coinvolgere nei corsi secondo voi? Forse valutano il tasso di masochismo dei componenti il team!).

BoQy4gcCAAA4bm4

Così Valerio Pullano e Justine Silipo si sono sottoposti ad un fuoco di fila di osservazioni dei due gruppi in cui ci eravamo divisi il lavoro. Prima sull’analisi dell’attività di Gamepix sui singoli canali social, poi sul confronto con quanto fanno i loro competitors e sulle proposte di modifica di comportamenti ed attività per il futuro, con un occhio di riguardo per il nuovo sito che partirà a breve.

BoQdXq1IcAAfICY

Ho trovato personalmente molto puntuali ed acute in particolare le osservazioni di Alessandra sulla loro User Interface e sulla User Experience dei loro utenti e l’analisi degli Influencers in ambito Gaming fatta da Federica che non a caso mi sono parse maggiormente coinvolgere i rappresentanti della Startup con cui alla fine si è instaurato un tale clima di dialogo e collaborazione che ha fatto addirittura detto a Valerio che… se avesse avuto le risorse ci avrebbe messo tutti sotto contratto!

Poi? Poi qualcuno è scappato via perchè ‘s’era fatta na certa’, qualcuno si è dato appuntamento al prossimo modulo, quello su Web Content e SEO Strategy (#dolabwebcontent) con Valentina Falcinelli, @valefalci, qualcun altro si è scatenato con i Selfie! Se non li facciamo noi, chi altri? 🙂

BoRCWMaCcAAZb6y

 

 

Si, ma se la crisi c'è davvero?

Una infografica che mostra come, al fine di gestire una situazione di crisi, per raggiungere rapidamente il pubblico più ampio possibile, agenzie governative, organizzazioni non profit, aziende e altri si rivolgono ai social media. (presa da http://www.emergency-management-degree.org/crisis/).

using-social-media-as--crisis-management-tool_51b652848cffe_w1500

 

Qui le riflessioni di Torben Rick sulle situazioni di crisi. Vanno prevenute, creando una vera comunità accanto al tuo brand, curandola costantemente, e questo non si può fare con delle semplici campagne di marketing o pubblicitarie. Perchè potrebbe essere troppo tardi, quando la crisi si verifica, per porvi davvero rimedio…

The-future-of-marketing-fasten-your-seat-belts

Allora, cosa misuriamo oggi?

A mente fresca, dopo avere, come diceva la mia mamma, spicciato tutta casa (lavata la cucina, passato l’aspirapolvere per tutta i casa, cambiata l’aria nelle stanze…), prima di affrontare la sfida del giorno (un webinar in inglese con quelli di HootSuite, se riesco a seguirlo e capirlo tutto mi bacio da solo più e più volte!!!) mi faccio un bel ripasso della lezione di ieri del corso di monitoraggio dei social media presso la DoLab School della Luiss!

Ieri il tema affrontato con Emanuela Zaccone, ormai a tutti gli effetti mia parente acquisita, per volere di Sara, era quello dei Social Media Analytics, della misurazione dell’efficacia della nostra presenza sui social network, sia che questa sia finalizzata alla promozione del nostro personal branding (oh, ve lo siete letto il libro di Riccardo Scandellari, manuale efficacissimo a riguardo!), sia che questa sia rivolta a promuovere un brand commerciale nostro o di un nostro cliente (ammesso che siamo così bravi e fortunati da avercelo e da sapercelo tenere!).

Perchè monitorare? Beh, direi che questo è piuttosto chiaro; monitorare per migliorarsi, monitorare per guadagnarsi il pane quotidiano, monitorare per fare sempre del proprio meglio (ah, questi benedetti scout, non me ne libererò davvero mai!).

socialmediastrategyframeworkv2

Una slide ricchissima questa che ci è stata presentata. Quando saremo in grado di leggerla (non solo guardare ciò che c’è scritto…) tutta… avremo finito il corso! 😀

Ma tornando a noi, si è passati, nell’arte del Social Media Analytics, dall’uso di metriche solo quantitative (numeri e basta) alle metriche anche qualitative (che non escludono le prime, anche perchè, pure per esperienze dirette, so che la prima cosa che ti chiedono alla riunione di Direzione è quanti hanno visto questo o quello?), che introducono elementi di analisi riguardo l’identità e gli interessi di chi ha visto questo o quello, fino alle metriche predittive (che cercano di aiutarci a programmare il futuro).

Le metriche predittive, ho trovato studiando in rete, sono dette anche combinatorie. Una definizione di un giornalista l’ho trovata ‘illuminante’. leggendola capirete il perchè!

Le metriche combinatorie (e predittive) sono il frutto dell’analisi in tempo reale e simultanea di diversi parametri – legati alle interazioni sul sito ma anche a quelle social e alla profilazione degli utenti – che in parte già oggi vengono utilizzate per ottimizzare (brutta parola, lo so) il contesto rispetto al contenuto.

Uso l’esempio della “dark room”. Se siamo in una stanza buia, abbiamo tre possibilità: muoverci molto lentamente cercando di non andare a sbattere; muoverci velocemente con la certezza che andremo a sbattere; oppure accendere una luce.

Le metriche, o meglio i dati che sottendono alle metriche, sono quella luce: fiammella, torcia o faro, a seconda della loro precisione, profondità, freschezza e della nostra capacità di interpretarle, assecondarle, seguirle senza esserne schiavi. (Andrea Iannuzzi, articolo completo qui).

Avere delle metriche, riprendo io, saperle leggere, sapere usare i tools che ci aiutano in questo (ci aiutano, non sostituiscono la nostra personale capacità interpretativa!), provoca il compiersi virtuoso della circolarità di cui alla slide che riporto qui sotto (quella che mi è piaciuta di più!).

lezione3_Page_08

Nel corso della lezione abbiamo poi visto casi in cui le metriche sono state applicate, con successo o senza. E come i grandi brand, i grandi marchi, si sono attrezzati, financo con delle vere e proprie control room, dei command center.

Perchè le metriche sono essenziali ormai per esempio per una funzione fondamentale per i brand, quella del customer relationship management (in sigla CRM) soprattutto quando c’è da gestire una crisi, o un fail, ovvero un fallimento, si spera temporaneo, della propria comunicazione.

Nell’ultima parte della lezione è stata ribadita la distinzione tra analisi quantitativa ed analisi qualitativa dei dati (volumi, identità, sentimenti, strategie) e ci sono stati presentati tools di misura sia interni ai singoli social network che esterni (e la Prof. è una che se ne intende, vedi Aida Monitoring!).

Ed ora, pausa caffè! Vi lascio con un’altra Aida!, di uno dei miei cantautori preferiti, conosciuto personalmente, ad una Festa dell’Unità, a Ladispoli, prima che un tragico incidente stradale ce lo portasse via…

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=EX_3yyjBNoo&w=560&h=315]