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Io non prendo gloria dagli uomini (Giovanni 5:31-44)

Io non prendo gloria dagli uomini

 

31 «Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è vera. 32 Vi è un altro che rende testimonianza di me; e so che la testimonianza che egli rende di me è vera. 33 Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità. 34 Io però la testimonianza non la ricevo dall’uomo, ma dico questo affinché voi siate salvati.

35 Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce. 36 Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha date da compiere, quelle stesse opere che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37 Il Padre che mi ha mandato, egli stesso ha reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo volto, non l’avete mai visto; 38 e la sua parola non dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato.

39 Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse sono quelle che rendono testimonianza di me; 40 eppure non volete venire a me per aver la vita!

Se credeste a Mosè credereste anche a me

 

41 Io non prendo gloria dagli uomini; 42 ma so che non avete l’amore di Dio in voi. 43 Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete.

44 Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo?

45 Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c’è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. 46 Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me.

47 Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?»

Io non prendo gloria dagli uomini! - Giovanni 5:31-44
Io non prendo gloria dagli uomini! – Giovanni 5:31-44

Soli Deo gloria

 

Egli non prende gloria dagli uomini. Nessun uomo, nemmeno il Battista, nemmeno, per bocca stessa di Gesù, il più grande dei nati di donna, può aggiungere il più piccolo quid alla Sua opera.

Soli Deo gloria. Amen.

Stoletta e stiletto. Pensieri in libertà

Stoletta stiletto

La stoletta è lei, quella ritratta nella foto, poggiata sulla sua e mia ragion d’essere, la Parola di Dio.

Una piccola stola sacerdotale, che mi diede, il giorno dopo la mia ordinazione presbiterale, domenica 17 maggio 1992, l’allora parroco della mia famiglia, don Romano Rossi, perchè trascorressi in confessionale il tempo che mancava da quel momento (erano circa le dieci del mattino) all’orario di celebrazione della mia “prima messa presieduta”, alle undici.

Quella piccola stola poi rimase nelle tasche della mia veste talare e da allora spesso, anche adesso, venticinque anni dopo, mi accompagna nel fodero che protegge la mia Bibbia o il volume della Liturgia delle Ore.

Per chi non lo sa, la stola sacerdotale, che si indossa a cavallo delle spalle, e che ricade sui due lati del corpo, simboleggia il giogo di cui parla Gesù in Matteo 11:30. Il giogo che è dolce e il carico che è leggero.

Perchè il vero giogo è la Croce, ed il Signore Gesù è Colui che l’ha portato per intero, per la nostra salvezza.
Un ministro di Dio, ovvero una persona costituita per servire nel suo nome, un servitore, condivide in minima parte il peso del Suo servizio.

Perciò la stola è un indumento leggero, di stoffa.
Perchè indica che le tue fragili spalle di uomo possono sopportare quel peso, perchè il grosso te lo toglie il Cristo.
Quando predichi, è la Sua Parola che predichi.
Quando consoli, è la Sua Parola che consola.
Quando annunci il perdono nel Suo Nome, è la Sua Parola che perdona.

Che quella stola la indossi, nella realtà, o no, se sei un ministro di Dio, se sei un servitore fedele della Sua Parola, quella stola, quel peso te lo devi sentire addosso.
Devi essere partecipe della sofferenza e delle difficoltà dei fratelli, devi essere empatico con loro, capace di gioire con chi è nella gioia e piangere con chi è nel pianto.

Ma sempre ricordandoti che sei un servo inutile, che non fa altro che ciò che deve fare, perchè la sua vita di servitore, il suo ministero abbiano un senso ed un valore (cfr. Luca 17,10).

La stoletta è questo.

Lo stiletto cos’è invece? Ha tanti significati lo stiletto.

Stiletto stoletta

Per chi non lo sapesse, lo stiletto è una specie di pugnale a lama lunga, stretta e acuminata, munito di una piccola elsa a croce, usato specialmente nei secoli XVI e XVII. La caratteristica dello stiletto era quello di fare ferite profonde e molto difficili da rimarginare.

Si può fare un paragone con la spada a doppio taglio di cui parla la lettera agli Ebrei in 4:12; una immagine riferita alla Parola di Dio che penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore.

Perchè dunque la stoletta sarebbe anche uno stiletto?

Perchè in primo luogo, parlando in generale, ricorda a chi la porta che egli per primo deve essere disposto a lasciarsi ferire, aprire, fino alle midolla, da quella Parola che porta. E che è chiamato ad annunciare in primo luogo a sè stesso.

Un ministro, un servitore di Dio che non lo faccia non è veramente tale. Non serve Dio ma se stesso, il proprio prestigio, la propria soddisfazione.
Non può annunciare la Croce del Signore, nella Sua Verità, chi nel suo proprio essere la rifugge o la rifiuta.

Mi permetto poi una considerazione di tipo personale, legata alla mia storia di credente e di ministro di Dio e della Sua Parola.

Ieri, sabato 25 febbraio, sabato prima dell’inizio della Quaresima, il Pontificio Seminario Romano Maggiore, dove ho studiato teologia e dove ho servito come formatore, celebrava la festa di Maria, Madre del Signore, con il titolo di Madre della Fiducia.
Per tradizione in occasione di questo evento si ritrovano lì i sacerdoti che ricordano nel corso dell’anno il decimo, il venticinquesimo o il cinquantesimo della loro ordinazione presbiterale.

Dal 1992 al 2017 passano per l’appunto venticinque anni, così c’erano lì ieri alcune delle persone con cui ho condiviso gli studi ed il servizio in Seminario, con alcuni anche l’ordinazione. Posto di seguito una foto ripresa dal profilo Facebook di uno di loro.

venticinque anni di sacerdozio stoletta

Ho pregato a distanza per loro e con loro.

Che c’entra questo con lo stiletto?

C’entra perchè, pur essendo umanamente convinto di aver fatto la scelta giusta, quando ho accettato come giuste le istanze della Riforma, ed ho in umana coerenza lasciato l’esercizio del sacerdozio ministeriale nella chiesa cattolica, pure quello stiletto continua a pungicarmi nelle reni e nelle carni.

E saprò solo quando il Signore mi richiamerà a sè se quella ferita che sento sempre viva, e che chi mi ama davvero, come mia moglie Antonella, si accorge che a volte sanguina, è una ferita con cui ho reso lode all’Eterno ed alla Sua volontà nei miei riguardi.

Io credo di sì, ma sono uomo, imperfetto, peccatore, e lascio il giudizio a Chi nè è il Signore, al solo Giusto Giudice delle nostre esistenze mortali.

Rendo lode all’Eterno, come feci il giorno della mia Ordinazione, citando il versetto di 1 Corinti 4:7 che da allora accompagna la mia vita.

Che cosa hai tu che non l’abbia ricevuto?
E se l’hai ricevuto, perché ti glori come se non l’avessi ricevuto?

Tutto ho ricevuto dal Signore. Il dono della Fede, il dono della Parola, l’amore senza fine, il fuoco dentro che sento per essa.
Tutto ho ricevuto dal Signore, e Gli chiedo umilmente perdono se a volte lo dò per scontato, o per acquisito.
Perchè so che la conversione è un qualcosa per cui lottare ogni anno, mese, giorno, minuto, secondo della nostra esistenza.

Tutto ho ricevuto dal Signore, e prego e spero di averne fatto finora e di farne per il futuro l’uso migliore. A lode e gloria soltanto Sua.

Soli Deo gloria.